Virus e Caporetto: tragedie a confronto

Foto Clau­dio Furlan/LaPresse 26 Mar­zo 2020 Pavia (Italia) cronaca L’ospedale San Mat­teo di Pavia durante l’e­mer­gen­za coro­n­avirus Nel­la foto: il repar­to di ter­apia inten­si­va Pho­to Clau­dio Furlan/LaPresse 26 March 2020 Pavia (Italy) news The San Mat­teo hos­pi­tal in Pavia dur­ing the coro­n­avirus emer­gency Pic­tured: the inten­sive care unit

ALESSANDRO GUARDAMAGNA

comedonchisciotte.org

Quel­la che sti­amo viven­do da un mese è una situ­azione epocale e trag­i­ca, des­ti­na­ta a las­cia­re un seg­no nel­la memo­ria col­let­ti­va e nel­la vita degli Ital­iani. A liv­el­lo mon­di­ale l’epidemia di Coro­n­avirus sarà ricor­da­ta come la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale, la Cadu­ta del Muro di Berli­no e l’11 Set­tem­bre. Ormai volen­ti o nolen­ti tut­ti abbi­amo sen­ti­to par­lare del Coro­n­avirus e ne siamo sta­ti con­dizionati. A ren­dere la trage­dia per­son­ale sono gli effet­ti del con­ta­gio, per­ché alla data odier­na in Italia ben 92.472 per­sone han­no con­trat­to il virus. Di queste 10.023 sono dece­dute e 12.384 sono guar­ite. Da quan­do com­parve uffi­cial­mente a Codog­no il 21 Feb­braio 2020, col pri­mo con­ta­gia­to Ital­iano che non era sta­to in Cina, né in con­tat­to con altri che da li proveni­vano, il virus ha fat­to in un mese più vit­time di quelle che in totale l’Italia ha subito dal 1945 a causa di ter­re­moti, allu­vioni e altri dis­as­tri nat­u­rali, gli anni di piom­bo, le stra­gi di mafia e le guerre in cui è sta­ta impeg­na­ta. Il bilan­cio purtrop­po solo provvi­so­rio di quel­la che dove­va essere una sem­plice “influen­za sta­gionale” di cui non bisog­na­va pre­oc­cu­par­si trop­po, las­cia sen­za parole. Il peg­gio è che le pre­vi­sioni attuali non vedono il con­ta­gio perdere forza, per cui il totale delle vit­time è des­ti­na­to a salire anco­ra e, real­is­ti­ca­mente, in modo dras­ti­co.

Di fronte a un tale macel­lo, per­ché di macel­lo si trat­ta quan­do uno sta­to pre­sen­ta­to come dota­to del sis­tema san­i­tario migliore d’Europa si sco­pre dopo 10 giorni dall’emergenza car­ente di medici, infer­mieri e dis­pos­i­tivi essen­ziali per la pre­ven­zione e la cura quali mascher­ine e unità di ter­apia inten­si­va, ci si chiede se tut­to questo era in qualche modo evitabile e cosa fare per uscirne.

La rap­i­da dif­fu­sione del virus, che miete vit­time in modo espo­nen­ziale, all’interno di una soci­età pre­sen­ta­ta inizial­mente come sicu­ra e ben dife­sa da un sis­tema san­i­tario che ora viene pre­sen­ta­to come prossi­mo al col­las­so – ben 5 volte negli ulti­mi 10 giorni – ed ogni giorno resiste benché strema­to, ricor­da nel­la sua tragic­ità gli even­ti dell’Ottobre del 1917, quan­do a Caporet­to la sec­on­da arma­ta ital­iana fu tra­vol­ta da un’offensiva aus­tro-tedesca sul fronte del Friuli.

L’attacco nemi­co colse l’esercito di sor­pre­sa, nonos­tante i servizi seg­reti avessero già dall’estate prece­dente fat­to per­venire infor­mazioni det­tagli­ate sui prepar­a­tivi di una grande offen­si­va. Lui­gi Cador­na, capo di Sta­to Mag­giore, e gli alti coman­di, ave­vano qua­si tut­ti min­i­miz­za­to o non con­sid­er­a­to seri­amente quei rap­por­ti. Reg­na­va una gen­erale sicurez­za di fac­cia­ta che le difese Ital­iane, che per­al­tro Cador­na ten­de­va a trascu­rare in nome del suo approc­cio offen­si­vo che qualche risul­ta­to ave­va rag­giun­to anche se a prez­zo di enor­mi perdite (la pre­sa del­la cit­tà di Gorizia e del­la Bain­siz­za), avreb­bero ret­to. In realtà la pri­ma lin­ea Ital­iana era trop­po avan­zate, espos­ta a pos­si­bili attac­chi, e mal sup­por­t­a­ta da una sec­on­da e terza lin­ea sguar­nite. A ridos­so del fronte poi non vi era­no ris­erve di truppe schier­ate su posizioni difendibili, che Cador­na non si pre­oc­cupò di approntare.

Quan­do poi l’offensiva si mate­ri­al­iz­zò davvero, Cador­na non diede mai ai suoi tem­pes­tivi ordi­ni di rip­ie­gare per arrestar­si su linee meno pre­carie e mag­gior­mente difendibili. Insis­tette invece per­ché mante­nessero posizioni esposte ai for­mi­da­bili attac­chi nemi­ci, e pro­fuse grande atten­zione, men­tre evac­ua­va il suo quartiere gen­erale di Udine, nel man­dare telegram­mi a Roma dove accusa­va interi repar­ti di aver abban­do­na­to aree vitali del fronte, lad­dove queste era­no cadute o le truppe era­no state costrette ad indi­etreg­gia­re, con­travve­nen­do gli ordi­ni. Che le posizioni era­no divenute indifendibili e non gli sem­brò nem­meno ril­e­vante che egli stes­so, e buona parte del­la cate­na di coman­do alle sue dipen­den­ze, non ave­va provve­du­to a dare ordi­ni sen­sati, o non li ave­va dati affat­to. Solo dopo 4 giorni di caos finì per dis­porre un rip­ie­ga­men­to lun­go la lin­ea del Taglia­men­to. Il tut­to dimostra che il gen­erale ave­va per­so il sen­so del­la realtà.

Nei giorni dell’offensiva di Caporet­to, che si fer­mò solo di fronte alla lin­ea del Piave, l’Italia ebbe oltre 300.000 tra mor­ti fer­i­ti e pri­gion­ieri.

Ora va osser­va­to che anche con un sis­tema difen­si­vo migliore di quel­lo delle fan­terie Ital­iane in Friuli, l’attacco aus­tro-tedesco avrebbe comunque fat­to parec­chie vit­time e prob­a­bil­mente flesso il fronte, ma il dis­as­tro che si pro­filò fu dovu­to in prim­is all’incapacità degli alti coman­di del Regio Eserci­to, che, con Cador­na in tes­ta, ave­vano anco­ra una con­cezione otto­cen­tesca ed anacro­nis­ti­ca del modo di fare la guer­ra, cre­den­do che fos­se essen­ziale tenere le vette per assi­cu­rar­si il con­trol­lo del fronte. E così, ubbiden­do agli input del­la pro­pria visione lim­i­ta­ta ed igno­ran­do le notizie sui prepar­a­tivi del nemi­co, nel pieno dell’offensiva ordi­narono alle truppe di man­tenere il con­trol­lo delle alture a qualunque prez­zo, men­tre lun­go le val­li i pre­cur­sori del blitzkrieg, fra cui vi era il gio­vane tenente Rom­mel, dila­ga­vano ovunque taglian­do le comu­ni­cazioni nelle retro­vie ed isolan­do reg­g­i­men­ti e divi­sioni, pri­ma dell’avanzata del­la fan­te­ria.

Quan­do la dis­fat­ta iniz­iò a pro­fi­lar­si in modo chiaro, si impar­tirono ordi­ni pre­cisi di fucilare interi repar­ti di “sban­dati” come pre­sun­ti dis­er­tori e tra­di­tori del­la patria. Cos­toro, il loro “dis­fat­tismo” e rifi­u­to di rispettare gli ordi­ni ave­vano causato il crol­lo del fronte e la riti­ra­ta gen­erale che in molti casi si trasfor­mò in una rot­ta. Così uffi­cial­mente il fronte non si era dis­gre­ga­to per l’abilità aus­tro-tedesca, favorita dal­la pochez­za di Cador­na, o di un Badoglio, ma per lo scar­so val­ore di col­oro che codar­d­a­mente ave­vano volta­to le spalle al nemi­co. Il nome di Caporet­to da allo­ra è rimas­to nel­la memo­ria col­let­ti­va Ital­iana come sinon­i­mo di scon­fit­ta, dis­onore, e più in gen­erale di una sto­ria poco conosci­u­ta e anco­ra meno capi­ta. Se lo fos­se ne emerg­erebbe un quadro diver­so, fat­to di un eserci­to che, abban­do­na­to dai suoi leader, nel­la stra­grande mag­gio­ran­za dei casi com­bat­té con cor­ag­gio fino all’ultimo con­tro un nemi­co che lo super­a­va sul piano tat­ti­co, sen­za che i pro­pri capi avessero fat­to nul­la per preparar­lo alla dife­sa o cer­ca­to di col­mare tale dis­par­ità, per quan­to il com­pi­to potesse essere arduo.

Mario Draghi di recente ha par­la­to di guer­ra al virus, e l’espressione è cor­ret­ta.

Infat­ti per la pri­ma vol­ta dopo 75 anni dall’ultimo con­flit­to mon­di­ale l’Italia si è ritrova­ta in una situ­azione dove l’intera popo­lazione civile è poten­zial­mente espos­ta ad un attac­co nemi­co, mor­tale, esat­ta­mente come in guer­ra, una guer­ra di mas­sa per la quale lo sta­to Ital­iano si è riv­e­la­to imprepara­to. Imprepara­to per­ché questo con­flit­to, che si com­bat­te nelle nos­tre cit­tà e non in un fronte lon­tano, ha come pri­ma ed uni­ca lin­ea – per­ché non ne è sta­ta pre­dis­pos­ta una sec­on­da per tem­po – gli ospedali, defin­i­ti le nos­tre trincee. E come ogni con­flit­to ha le sue vit­time, i suoi sol­dati e i pro­pri eroi.

Le vit­time sono nat­u­ral­mente i mor­ti e le loro famiglie, costrette a pian­gere gli scom­par­si nel più totale iso­la­men­to, dopo aver­li visti per l’ultima vol­ta entrare vivi in una strut­tura san­i­taria da cui sono usci­ti in una bara des­ti­na­ta ad un cre­ma­to­rio. L’esperienza del­la soci­età di mas­sa, dei gran­di numeri che sot­ter­ra­no l’identità si con­fer­ma nei mor­ti, il cui totale aumen­ta ogni giorno con cifre sen­za nomi, pre­sen­tate dai respon­s­abili del­la pro­tezione civile nel­la con­feren­za stam­pa che ci aggior­na sull’esito delle oper­azioni con­tro il virus. I sol­dati siamo tut­ti noi, impeg­nati a sal­vare la nos­tra vita al meglio che pos­si­amo, bunker­iz­za­ti nelle nos­tre abitazioni coi pos­si­bili con­fort, e con le dotazioni di mascher­ine, guan­ti e dis­in­fet­tan­ti che siamo rius­ci­ti a reperire. Gli eroi sono i medici, i volon­tari, gli infer­mieri e tut­ti gli oper­a­tori del sis­tema san­i­tario – fra cui ven­gono spes­so alla mente quel­li del­la Lom­bar­dia, la regione che più ha sof­fer­to in ques­ta pan­demia con qua­si 6.000 mor­ti e che, pie­ga­ta, non si è spez­za­ta di fronte al dila­gare del con­ta­gio. Questi eroi, di cui i media esaltano la dedi­zione e lo spir­i­to di sac­ri­fi­cio, sen­za sos­ta cura­no i con­ta­giati, operan­do spes­so scelte dras­tiche e dolorose, e cer­cano di man­ten­er­li in vita intuban­doli e giran­doli peri­odica­mente per giorni nei let­ti d’ospedale, nel­la sper­an­za che si ripren­dano. Altra cura non vi è. Fra il per­son­ale vi è chi non si risparmia, con turni di 12, 14 e 16 ore per vol­ta, pur di prestare l’assistenza nec­es­saria, e fra cos­toro vi sono i mar­tiri: 51 i medici mor­ti fino­ra dopo aver con­trat­to il virus ten­tan­do di sal­vare alcu­ni di noi, e sono oltre 6.400 gli oper­a­tori san­i­tari con­ta­giati.

È pro­prio di ieri una dura let­tera del­la Fim­mg Lom­bar­dia, la Fed­er­azione ital­iana dei medici di med­i­c­i­na gen­erale, con­tro le isti­tuzioni che stan­no ges­ten­do l’emergenza Coro­n­avirus a liv­el­lo regionale e nazionale. “I dati dif­fusi sono sem­pre più inat­tendibili, non sono reali. Non vor­rem­mo che la con­fu­sione sui dati servisse a nascon­dere la respon­s­abil­ità dei gen­er­ali nel­la Caporet­to del­la san­ità pub­bli­ca ital­iana”.

Il teatro di guer­ra, fat­to di strut­ture ospedaliere strapi­ene di pazi­en­ti, di repar­ti creati allargan­done altri e trasfer­en­do i con­ta­giati in caserme e hotel, in ospedali da cam­po allesti­ti gra­zie ad aiu­ti amer­i­cani e tedeschi, vede anche alleati inviati dal­la Cina, che ha già manda­to tre squadre di medici, da Cuba e dal­la Rus­sia, tut­ti pae­si ex-comu­nisti o con regi­mi autori­tari che nelle azioni han­no dimostra­to quel­la sol­i­da­ri­età che l’UE per il momen­to man­i­fes­ta solo a parole. E poi vi sono le armi, le attrez­za­ture e i dis­pos­i­tivi con cui dob­bi­amo pro­tegger­ci, e che sono usate per curare i con­ta­giati. Negli ulti­mi 3 giorni ne sareb­bero state dis­tribuite 9 mil­ioni. Di queste solo 2.8 mil­ioni sareb­bero di tipo FFP1, dotate di fil­tro ed effi­caci con­tro il virus. Dei molti mil­ioni promes­si a più riprese da Fran­cia e Ger­ma­nia, sem­bra che le uniche certe che siano arrivate in Italia provengano dal­la Cina. Con la pan­demia in aumen­to a liv­el­lo mon­di­ale è logi­co che molti sta­ti siano ora restii a cedere quel­lo che dovran­no con­sumare in modo con­tin­uo nelle prossime set­ti­mane. Quelle mascher­ine che Wal­ter Ric­cia­r­di, invi­a­to dell’OMS, fino a qualche set­ti­mana fa dice­va in tutte le trasmis­sioni tv dove com­par­i­va per sostenere l’operato del gov­er­no essere inutili per pro­tegger­si dal virus, nonos­tante in Cina siano state dis­tribuite ed uti­liz­zate in tutte le aree del con­ta­gio.

Ora le mascher­ine sono logi­ca­mente diven­tate essen­ziali nelle stesse dis­po­sizioni del gov­er­no Con­te. E man­cano, per­ché su 60 mil­ioni di per­sone quelle dis­tribuite sono meno del 15% del fab­bisog­no per darne una a cias­cun cit­tadi­no. Mil­ioni di noi le han­no ottenute solo tramite i pro­pri datori di lavoro, che non han­no il com­pi­to di sos­ti­tuir­si allo sta­to nel garan­tire la nos­tra salute. E qui si arri­va all’altro liv­el­lo; ogni guer­ra ha dei coman­dan­ti respon­s­abili del­la ges­tione del con­flit­to. A Caporet­to questi era­no Cador­na e gli alti gra­di dell’esercito; qui sono i mem­bri dell’attuale gov­er­no guida­to da Con­te.

Come han­no agi­to cos­toro nel gestire ques­ta guer­ra? Si è mosso bene il gov­er­no? Inizial­mente no. Pro­prio come fece Cador­na nei mesi prece­den­ti Caporet­to, anche Con­te, l’esecutivo e molti quadri ed ammin­is­tra­tori legati ad esso han­no sot­to­va­l­u­ta­to il peri­co­lo. L’offensiva che il virus pote­va scatenare era sta­ta declas­sa­ta a pau­ra immag­i­nar­ia o a ris­chio di scarsa impor­tan­za. Eppure non solo il gov­er­no aven­do acces­so ad infor­mazioni di prim’ordine, a rap­por­ti di spe­cial­isti e di servizi seg­reti era sta­to avver­ti­to, ma le immag­i­ni che arriva­vano dal­la Cina con cui l’Italia ave­va relazioni e scam­bi rego­lari era­no inequiv­o­ca­bili.

Se uti­liz­zan­do il sem­plice buon sen­so per anal­iz­zare i fat­ti, chi non è un esper­to di pan­demie, né uno scien­zi­a­to e nep­pure un min­istro, che si pre­sume com­pe­tente, ave­va com­pre­so quali era­no i rischi che l’Italia cor­re­va, a mag­gior ragione avreb­bero dovu­to capir­lo col­oro che com­pon­gono il gov­er­no e che ricevono report det­tagliati da quel­la vas­ta schiera di con­sulen­ti ed anal­isti che han­no a dis­po­sizione. All’inizio han­no igno­ra­to gli avver­ti­men­ti ed “allon­tana­to” il peri­co­lo par­lan­do di un sis­tema san­i­tario dota­to di mis­ure eccezion­ali, come fecero il min­istro del­la san­ità Sper­an­za e lo stes­so Con­te, o lan­cian­do cam­pagne anti-razz­is­mo (?), in cui si face­vano fotogra­fare men­tre man­gia­vano invol­ti­ni pri­mav­era nei ris­toran­ti cine­si di mezz’Italia. Fra cos­toro si ricor­dano il min­istro delle finanze Gualtieri e diver­si ammin­is­tra­tori locali, fra i quali il sin­da­co di Tori­no. Plateale per la dabbe­nag­gine dimostra­ta fu l’uscita di Zin­garet­ti, che gli è val­sa una men­zione nei notiziari di mez­zo mon­do men­tre a Milano cel­e­bra­va con un aper­i­ti­vo le sane abi­tu­di­ni all’aggregazione degli Ital­iani. Era­no i giorni in cui il seg­re­tario del PD e gov­er­na­tore del Lazio infat­ti ride­va del virus e di chi invi­ta­ta i gov­er­no a pren­dere mis­ure rig­orose, par­lan­do del pri­mo come di una sem­plice “influen­za sta­gionale” e dei sec­on­di come manipo­la­tori delle pau­re col­let­tive. In questo quadro dom­i­na­to da mene­freghis­mo politi­co, super­fi­cial­ità ed inca­pac­ità di capire, non si sa come si sia com­por­ta­ta Edith Schlein, la stes­sa che in un video di due minu­ti avrebbe smascher­a­to l’assenteismo dei par­la­men­tari leghisti a Brux­elles per dis­cutere il trat­ta­to di Dubli­no.

Dopo la vit­to­ria di Gen­naio alle region­ali in ER dichiarò alla stam­pa i suoi ori­en­ta­men­ti ses­su­ali, ma non risul­ta, nonos­tante la regione dove è diven­ta­ta vice-pres­i­dente sia van­ta­ta come quel­la con uno dei sis­te­mi san­i­tari migliori al mon­do, che abbia spe­so tem­po a ver­i­fi­care le scorte di mascher­ine disponi­bili per la popo­lazione. Queste fino­ra in Emil­ia Romagna non sem­bra­no essere state dis­tribuite sis­tem­ati­ca­mente da nes­suno a liv­el­lo isti­tuzionale. Come la mag­gio­ran­za degli apparte­nen­ti al mul­ti­forme cir­co medi­ati­co-politi­co, col virus è spari­ta. Almeno per ora.

Dopo la deba­cle iniziale il gov­er­no Con­te ha pos­to in atto diverse azioni, con­sid­er­ate alter­na­ti­va­mente adeguate o insuf­fi­ci­en­ti. Alcune si sono accom­pa­g­nate da uscite che ricor­dano un po’ i ten­ta­tivi di Cador­na di trovare dei capri espi­a­tori, come quan­do Con­te a Feb­braio affer­ma­va che l’Ospedale di Codog­no non avrebbe rispet­ta­to i pro­to­col­li, favoren­do la dif­fu­sione del virus, o quan­do dopo il decre­to dell’8 Mar­zo si è sostenu­to che il con­ta­gio era dovu­to a col­oro che non rispet­tan­do le regole usci­vano di casa. Come avvenne a Caporet­to, alla cat­a­strofe con­tribuì anche qualche for­ma di ribel­lione e di insub­or­di­nazione, ma pen­sare come fece Cador­na che i sol­dati non com­bat­terono e che questo causò la trag­i­ca scon­fit­ta è  demen­ziale. Pari­men­ti i ten­ta­tivi di cer­care debol­mente dei capri espi­a­tori nel man­ca­to rispet­to di un pro­to­col­lo, poi riv­e­latosi infonda­to, o in col­oro che se ne sono andati a zon­zo dopo l’8 Mar­zo, las­ciano il tem­po che trovano. Ha fat­to molto di più per dif­fondere il virus chi è anda­to avan­ti per set­ti­mane a dichiarare pub­bli­ca­mente che le mascher­ine non ser­vivano ad un acci­dente di niente e chi ha sot­to­va­l­u­ta­to il prob­le­ma soste­nen­do che da noi il ris­chio di con­ta­gio era pari a “zero” – basti ricor­dare Buri­oni e il già nom­i­na­to Ric­cia­r­di – rispet­to a chi è anda­to a spas­so per qualche giorno, quan­do lo stes­so gov­er­no emana­va decreti sen­za curar­si di pre­dis­porre per tem­po i con­trol­li nec­es­sari per evitare sposta­men­ti di mas­sa, come si ver­i­ficò alla stazione cen­trale di Milano Domeni­ca 9 Mar­zo.

Il gov­er­no ha poi final­mente reag­i­to e ha mes­so in atto mis­ure di con­teni­men­to, seguen­do in parte le richi­este di quei gov­er­na­tori region­ali, fra i quali Attilio Fontana del­la Lom­bar­dia. Molte attiv­ità sono state chiuse, i cit­ta­di­ni han­no l’obbligo di restare nelle pro­prie abitazioni da cui pos­sono uscire solo per pochi e com­pro­vati motivi nec­es­sari – lavoro, approvvi­gion­a­men­ti o cure. Vi è un sis­tema di con­trol­lo per ver­i­fi­care che vi rimangano e che fino­ra ha prodot­to diverse decine di migli­a­ia di denunce, ed un severo sis­tema di sanzioni, con multe fino a 4mila euro per chi viene fer­ma­to a cir­co­lare sen­za una val­i­da ragione e 5 anni di carcere se la per­sona in ques­tione è in sta­to di quar­an­te­na. E’ sta­to anche vara­to un piano di aiu­ti per 25 mil­iar­di di euro, che andran­no in prim­is alla san­ità e investi­ti per mis­ure di cura, e poi a sosteg­no dell’economia. È un impeg­no con­cre­to quel­lo del gov­er­no teso a per­me­t­tere agli Ital­iani di super­are la crisi.

Vedi­amo però che lo sfor­zo, per quan­to apprez­z­abile, è comunque insuf­fi­ciente dato che l’Italia ha un PIL ann­uo che si aggi­ra attorno ai 1.700 mil­iar­di di euro. In ter­mi­ni prati­ci sig­nifi­ca che ogni set­ti­mana il PIL Ital­iano pro­duce qual­cosa come 35 mil­iar­di di euro. Quin­di i 25 del­la manovra di Con­te non coprono nep­pure una set­ti­mana. Intan­to né imp­rese né famiglie han­no vis­to anco­ra un ghel­lo, men­tre altri sta­ti stan­no des­ti­nan­do centi­na­ia di mil­iar­di per far fronte all’emergenza. Dopo le dichiarazioni di Trump di 3 giorni fa, Il sen­a­to ha vara­to uno stanzi­a­men­to di ben 2.000 mil­iar­di di dol­lari a sosteg­no del­la popo­lazione e dell’economia amer­i­cana, la Ger­ma­nia di 550 mil­iar­di di euro – qui si arri­va a 25, e forse a 50 se va bene, che in ter­mi­ni finanziari ricor­dano un po’ gli 8 mil­ioni di baionette con cui il fas­cis­mo ten­tò di far vin­cere all’Italia una guer­ra dove lo scon­tro cor­po a cor­po era sta­to ormai sur­clas­sato dal blitzkrieg, dall’impiego mas­s­ic­cio delle divi­sioni coraz­zate e dall’uso di radar e por­taerei, tut­ti ele­men­ti che a noi man­ca­vano dis­per­ata­mente e che per miopia di chi coman­da­va non furono mai real­iz­za­ti o prodot­ti in numero insuf­fi­ciente.

Però – e qui var­rebbe capire se era­no inca­paci oppure anche farabut­ti – cer­carono di con­vin­cere il popo­lo Ital­iano che il mero ardore patri­ot­ti­co e la baionet­ta avreb­bero potu­to fare dell’Italia una poten­za glob­ale. Serve anche capire da dove arriver­an­no i 25 mil­iar­di, per­ché all’orizzonte si pro­fi­la l’ipotesi di un presti­to Made in Brux­elles, per garan­tire il quale, a sen­tire le recen­ti uscite di Zan­da (PD), potrem­mo dare in peg­no Mon­tecito­rio e Palaz­zo Chi­gi. In altre parole sono sol­di nos­tri, ver­sa­ti nelle casse dell’UE che ora la lead­er­ship del­la stes­sa UE, ossia la ristret­ta cer­chia di buro­crati che la dirigono, ci per­me­t­terebbe di pren­dere a presti­to. Tale deb­ito poi sarebbe resti­tu­ito da noi Ital­iani a sca­den­ze deter­mi­nate, dan­do come garanzie i pezzi restanti del nos­tro sta­to e del­la nos­tra econo­mia, come è avvenu­to per il piano di “aiu­ti” alla Gre­cia. Con tale aiu­to, una goc­cia in un lago e, dici­amo­ce­lo, total­mente inutile per risol­vere la crisi eco­nom­i­co-sociale che si prospet­ta, l’Italia potrebbe ved­er­si gli aero­por­ti gesti­ti dal­la tedesca Fra­port e i proven­ti rica­vati dalle vis­ite dei tur­isti al Colosseo e a Pom­pei che pren­dono la stra­da di Berli­no.

Da un pun­to mera­mente logi­co, pri­ma anco­ra che politi­co, ci si può fidare di chi, per super­fi­cial­ità o inca­pac­ità, ha con­tribuito alla crisi attuale e che ora pro­pone con estrema dis­in­voltura un piano di aiu­ti, inadegua­to, per uscirne?

Può anche essere che se al pos­to del gov­er­no Con­te vi fos­se sta­to un altro esec­u­ti­vo l’epidemia non sarebbe comunque sta­ta evi­ta­ta, MA rimane il fat­to che l’attuale com­pagine gov­er­na­ti­va non ha mes­so in atto tut­to quel­lo che pote­va fare per pre­venir­la e ridurla per tem­po. Anche se ora gli sforzi tes­ti­mo­ni­ano impeg­no – e ci mancherebbe altro! – la situ­azione in cui l’Italia si tro­va è sta­ta causa­ta in prim­is ANCHE da questo esec­u­ti­vo e non dal­la pre­sun­ta man­ca­ta osser­van­za del pro­to­col­lo dell’ospedale di Codog­no, o da chi non rispet­ta le leg­gi ed esce di casa, nonos­tante le decine di migli­a­ia di denunce attesti­no che la cat­e­go­ria dei fur­bi non sia estin­ta. La parabo­la in cui è disce­sa l’Italia è sta­ta dovu­ta ad un stu­pido e grave errore di val­u­tazione del peri­co­lo, non dis­sim­i­le da quel­lo con cui Cador­na smin­uì la por­ta­ta di un’offensiva nem­i­ca a Caporet­to, e che fece pagare all’Italia un ter­ri­bile prez­zo di sangue.

Sot­to­va­l­utare l’avversario in guer­ra por­ta spes­so ad esi­ti cat­a­strofi­ci, come inseg­nano, oltre a Caporet­to, le espe­rien­ze dei con­soli Lucio Emilio Pao­lo e Var­rone a Canne, degli aus­tro-rus­si ad Auster­litz, di Custer al Lit­tle Big Horn, di Paulus a Stal­in­gra­do o di West­more­land alla vig­ilia del Tet nel 1968. Dall’errore, paga­to con le vite dei pro­pri uomi­ni, i coman­dan­ti devono impara­re, se riman­gono in vita.

Non farei con­to su una gius­tizia rap­i­da che al ter­mine dell’emergenza scru­ti­ni l’operato del gov­er­no e di chi si era fat­to delle risate sul Coro­n­avirus. Con­te e Zin­garet­ti, anche se venis­sero accertare loro respon­s­abil­ità, real­is­ti­ca­mente non pagher­an­no mai per l’accaduto, così come non pagherà Ric­cia­r­di che per set­ti­mane ha det­to che pote­va­mo fare a meno delle mascher­ine, che ora il gov­er­no cer­ca di pro­durre feb­bril­mente. De fac­to non pagò nep­pure com­ple­ta­mente Cador­na che fu respon­s­abile con altri di aver causato un dis­as­tro che pote­va costare all’Italia l’intera guer­ra. Però il giorno 8 Novem­bre 1917, esat­ta­mente 2 set­ti­mane dopo Caporet­to, fu sos­ti­tu­ito dall’assai più capace Diaz che seppe orga­niz­zare la dife­sa sul Piave e poi guidare l’esercito Ital­iano alla vit­to­ria l’anno suc­ces­si­vo. Non vi è la pos­si­bil­ità di sos­ti­tuire al momen­to l’attuale esec­u­ti­vo, ma che la rispos­ta a ques­ta situ­azione deb­ba essere polit­i­ca e data dagli Ital­iani quan­do la crisi sarà pas­sa­ta è la cosa da augu­rar­si.

Cosa avrebbe dovu­to fare il gov­er­no Con­te? Fin da Gen­naio, invece di dichiarare eccel­len­ze san­i­tarie vir­tu­ali, sarebbe sta­to nec­es­sario dare il mas­si­mo risalto ad uno sta­to di emer­gen­za dichiara­to e riconosci­u­to a liv­el­lo inter­nazionale. Ser­vi­va ver­i­fi­care da subito le reali scorte di dotazioni san­i­tarie e assi­cu­rar­si adeguati riforn­i­men­ti di mascher­ine, com­pran­done e pro­ducen­done il più pos­si­bile. Per far­lo era suf­fi­ciente ricon­ver­tire – come si è fat­to solo negli ulti­mi giorni a con­ta­gio ormai dila­ga­to – parte del­la pro­duzione di aziende med­icali nazion­ali, acqui­s­tan­do lad­dove pos­si­bile unità di ter­apia inten­si­va da chi le pro­duce (USA, Ger­ma­nia e Dan­i­mar­ca) e res­pi­ra­tori, per pro­durre i quali pos­sono essere uti­liz­zate le catene di mon­tag­gio delle aziende auto­mo­bilis­tiche. E nat­u­ral­mente anda­vano chiusi da subito tut­ti i con­fi­ni. Queste mis­ure sareb­bero state da sole, se non la dife­sa “migliore d’Europa” almeno una balu­ar­do più soli­do che avrebbe imped­i­to in parte al virus di dila­gare con una dram­mat­i­ca esca­la­tion di mor­ti. A questo sce­nario purtrop­po han­no invece con­tribuito le scelte poco accorte di Con­te e del suo entourage le cui assi­cu­razioni non si basa­vano su una ver­i­fi­ca che il sis­tema avesse almeno gli stan­dard di base e i dis­pos­i­tivi nec­es­sari per resistere alla pan­demia. Nep­pure Cador­na, nel suo delirio e pur dis­in­ter­es­san­dosi di raf­forzare le difese, trascurò che i sol­dati avessero armi e munizioni per com­bat­tere gli aus­triaci.

A questo pun­to il virus è dila­ga­to, come le truppe aus­tro-tedesche nel­la pia­nu­ra Vene­ta e se rius­cire­mo a fer­mar­lo, come fece l’esercito Ital­iano sul Piave nel 1917, dipende dal­lo sfor­zo col­let­ti­vo dei sol­dati che stan­no facen­do il pos­si­bile in situ­azioni dram­matiche. Vi è ora sicu­ra­mente con­sapev­olez­za da parte del gov­er­no del­la calamità cos­ti­tui­ta dal­la pan­demia e sono state messe in atto alcune mis­ure effi­caci per con­trastar­la, ma la lot­ta è in cor­so in un quadro che è sta­to com­pro­mes­so da scelte di coman­dan­ti incer­ti, ed inca­paci, che han­no guida­to i pro­pri eserci­ti sec­on­do visioni non adeguate alle battaglie che devono com­bat­tere, alle quali spes­so nel­la realtà gli stes­si coman­dan­ti non si dimostra­no inter­es­sati.

 

Alessan­dro Guarda­m­agna

28.03.2020

Alessan­dro Guarda­m­agna lavo­ra come inseg­nante d’inglese e audi­tor qual­ità a Par­ma, in prece­den­za ha ottenu­to un PhD in Sto­ria e un Mas­ter in Amer­i­can Stud­ies pres­so Uni­ver­si­ty Col­lege Dublin, in Irlan­da, dove ha lavo­ra­to e vis­su­to per 10 anni. Da sem­pre sovranista, scrive arti­coli di polit­i­ca e sto­ria su Come­Don­Chis­ciotte dal 2017.

 

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