Trans, gay e bisex più a rischio di autolesionismo: ecco perché

Le mino­ranze ses­su­ali (tans, gay, bisex) sono più a ris­chio di com­met­tere un atto peri­coloso per la pro­pria vita? Sì, almeno leggen­do le con­clu­sioni di uno stu­dio pub­bli­ca­to sul­la riv­ista «Jama Pedi­atrics» e come tale focal­iz­za­to sug­li ado­les­cen­ti. I ricer­ca­tori dell’Università di Milano Bic­oc­ca han­no real­iz­za­to una metanal­isi — ovvero una revi­sione degli stu­di già pre­sen­ti in let­ter­atu­ra, 35 in questo caso — per giun­gere alla con­clu­sione che mette nero su bian­co una ten­den­za che soci­olo­gi, psi­colo­gi e psichi­a­tri ave­vano reg­is­tra­to già da qualche anno.

Trans­gen­der più a ris­chio

Il sui­cidio è la sec­on­da causa di morte tra gli ado­les­cen­ti, a liv­el­lo mon­di­ale. Nonos­tante fos­se già nota ques­ta ten­den­za da parte delle mino­ranze ses­su­ali, per la pri­ma vol­ta è sta­ta com­pi­u­ta una più pre­cisa val­u­tazione dell’entità del fenom­e­no negli ado­les­cen­ti «Lgbt».

Dall’analisi, con­dot­ta su qua­si 2,5 mil­ioni di ado­les­cen­ti (12–20 anni) di ambo i ses­si, gli stu­diosi sono giun­ti a reg­is­trare un ris­chio sui­ci­dario supe­ri­ore fino a tre volte rispet­to a quel­lo ril­e­va­to tra coetanei eteroses­su­ali. La val­u­tazione del ris­chio di ten­ta­to sui­cidio è sta­ta anal­iz­za­ta anche all’interno di ogni grup­po di mino­ran­za ses­suale. I dati dimostra­no che gli ado­les­cen­ti trans­gen­der (in totale in Italia sono cinquan­tami­la, con­sideran­do pure gli adul­ti) sem­bra­no i più afflit­ti dal fenom­e­no, segui­ti dai bises­su­ali e dagli omoses­su­ali.

Un mes­sag­gio per chi si occu­pa di san­ità e istruzione

I fat­tori di ris­chio più noti per sui­cidio sono: ten­ta­tivi di sui­cidio prece­den­ti, una sto­ria di malat­tia psichi­atri­ca, spe­cial­mente depres­sione, psi­cosi, alcu­ni dis­tur­bi di per­son­al­ità. E anco­ra: essere vit­time di bullis­mo, abu­so e trau­ma infan­tile. «Tra questi — spie­ga Ester di Gia­co­mo, psichi­a­tra e dot­toran­da in neu­ro­scien­ze dell’Università di Milano-Bic­oc­ca, pri­ma fir­ma del­la pub­bli­cazione — la ses­su­al­ità e le prob­lem­atiche legate sono state inda­gate, in par­ti­co­lare, in relazione ad abu­so e iden­tità di genere. Quest’ultima fa parte dell’«io» e con­tribuisce al pieno svilup­po di un essere umano adul­to. Anche se le sue radi­ci affon­dano nell’infanzia, l’orientamento di genere si esprime pien­amente durante l’adolescenza, soprat­tut­to a causa dell’inizio del deside­rio ses­suale».

I teenag­er omoses­su­ali, bises­su­ali e trans­gen­der sono gen­eral­mente a più alto ris­chio di iso­la­men­to, espo­sizione alla vio­len­za, e stig­ma­tiz­zazione, sia autoin­flit­ta che inflit­ta da pari o famil­iari. «Dati tali risul­tati — chiosa Mas­si­mo Cleri­ci, diret­tore del­la scuo­la di spe­cial­iz­zazione in psichi­a­tria — una mag­giore con­sapev­olez­za ad opera dell’opinione pub­bli­ca e un adegua­to sosteg­no cen­tra­to su sforzi di inclu­sione dovreb­bero essere obi­et­tivi dei piani prog­et­tuali nelle aree del­la pub­bli­ca istruzione e del­la san­ità».

In Italia quat­tro­mi­la mor­ti per sui­cidio ogni anno

Sec­on­do i dati Istat più recen­ti in Italia si reg­is­tra­no ogni anno cir­ca quat­tro­mi­la mor­ti per sui­cidio. Di questi, nel 2015, 344 ave­vano meno di 30 anni di cui 13 meno di 15 anni. I gio­vani dece­du­ti per sui­cidio rap­p­re­sen­tano quin­di il dieci per cen­to di tutte le mor­ti per tale causa. Anche se i casi di mor­tal­ità per sui­cidio sono più ele­vati tra gli anziani, è tra i gio­vani che rap­p­re­sen­ta anche a liv­el­lo mon­di­ale la sec­on­da causa di morte (il 13 per cen­to di tut­ti i deces­si tra i gio­vani di età com­pre­sa tra i 15 e i 29 anni). Il Nord-Est reg­is­tra il tragi­co pri­ma­to dell’area geografi­ca più col­pi­ta, meno a ris­chio le regioni merid­ion­ali.

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Tetano, tutto quello che non sappiamo sulla malattia che molti credono scomparsa

Un chio­do o un filo metal­li­co, ma anche una spina o una scheg­gia nel piede. Tan­to bas­ta per con­trarre il tetano, malat­tia gravis­si­ma pre­veni­bile da vac­ci­no ma di cui anco­ra si reg­is­tra­no almeno 50 casi ogni anno in Italia. Diver­sa­mente da quan­ti molti pen­sano, non colpisce solo gli anziani, non esiste immu­nità nat­u­rale e nep­pure di gregge.

Il bat­te­rio Clostrid­i­um tetani è pre­sente nell’intestino degli ani­mali e viene elim­i­na­to con le feci. Le sue spore pos­sono soprav­vi­vere nell’ambiente per anni, con­t­a­m­inare ogget­ti e pen­e­trare nell’organismo umano attra­ver­so ferite.

Diverse le bufale che cir­colano in mer­i­to, sul web e non solo.

NON BASTA DISINFETTARSI E NON COLPISCE SOLO ANZIANI
La pri­ma delle false notizie è che basti dis­in­fettare per bene la lesione: si trat­ta infat­ti di bat­teri molto resisten­ti, con­tro cui nul­la fan­no i nor­mali dis­in­fet­tan­ti. La sec­on­da è che colpis­ca solo gli anziani.

Ad oggi, «gra­zie a una mag­giore dif­fu­sione del vac­ci­no tra i nuovi nati, ven­gono col­pite soprat­tut­to donne anziane. In pas­sato infat­ti gli uomi­ni veni­vano vac­ci­nati durante il servizio mil­itare, men­tre le donne non veni­vano immu­niz­zate», sot­to­lin­ea Gian­ni Rez­za, diret­tore del Dipar­ti­men­to malat­tie infet­tive dell’Istituto Supe­ri­ore di San­ità (Iss). Ma ciò non sig­nifi­ca che non colpis­ca anche i pic­coli, come dimostra il caso del­la bim­ba di 7 anni fini­ta a otto­bre 2017 in rian­i­mazione.

NON È SCOMPARSO E L’IMMUNITADI GREGGE NON ELIMINA CONTAGIO 
Terza fake news è che il tetano sia una malat­tia ormai scom­parsa. «Diver­sa­mente da altre come vaio­lo o poliomelite, non può scom­par­ire, ci sarà sem­pre per­ché il bat­te­rio è pre­sente nell’ambiente».

Quar­ta fal­sa infor­mazione è che l’immunità di gregge basti ad evitare il con­ta­gio. «Anche se fos­se pro­tet­to il 99% del­la popo­lazione, il ris­chio sus­sis­terebbe per chi non è vac­ci­na­to, pro­prio per­ché non si dif­fonde da per­sona a per­sona, ma è dovu­to all’entrata in con­tat­to con ogget­ti con­t­a­m­i­nati», sot­to­lin­ea Rez­za.

La pro­tezione indi­vid­uale tramite vac­ci­no, che agisce bloc­can­do una tossi­na prodot­ta dal bat­te­rio, è l’unica arma. Ma ogni 10 anni andrebbe fat­to il richi­amo, cosa che rara­mente accade.

«Ha un cos­to eco­nom­i­co bassis­si­mo a fronte di costi ele­vatis­si­mi dovu­ti alle cure: tut­ti col­oro che ne sono col­pi­ti finis­cono in ter­apia inten­si­va e la malat­tia è letale in un caso su tre».

NESSUNO È IMMUNE PER NATURA
Quin­ta e ulti­ma bufala, riguar­da la pre­sun­ta immu­nità nat­u­rale. Sono immu­ni nei prim­is­si­mi mesi di vita i neonati, qualo­ra la mam­ma abbia effet­tua­to il richi­amo pre­vis­to, poiché gli anti­geni pas­sano, come nel caso del­la per­tosse o del mor­bil­lo, attra­ver­so la pla­cen­ta. «Ma ques­ta immu­nità — con­clude l’esperto — sparisce dopo 3 o 4 mesi las­cian­do il neona­to espos­to al ris­chio».

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Addio a Masazo Nonaka, l’uomo più vecchio del mondo: aveva 113 anni

Masazo Nonaka

Tokyo — È mor­to Masazo Non­a­ka, l’uomo più vec­chio del mon­do. Ave­va 113 anni, era giap­ponese ed era nato appe­na due anni dopo il pri­mo volo a motore del­la sto­ria: quel­lo dei fratel­li Wright.

Il “Non­no del mon­do” era nato il 25 luglio 1905, pochi mesi pri­ma che Albert Ein­stein pub­bli­cas­se la sua teo­ria del­la rel­a­tiv­ità. Era diven­ta­to il più vec­chio dopo la scom­parsa del­lo spag­no­lo Fran­cis­co Nunez Oliv­era, avvenu­ta lo scor­so anno.

«Ci sen­ti­amo scioc­cati dal­la perdi­ta di ques­ta grande figu­ra - ha det­to a Kyo­do News la nipote Yuko — se n’è anda­to in silen­zio, sen­za causare alcun dis­tur­bo alla nos­tra famiglia». Non­a­ka ave­va sei fratel­li e una sorel­la, si era sposato nel 1931 e ave­va cinque figli. Nel­la sua lun­ga vita ha gesti­to una locan­da nel­la sua cit­tà natale, Ashoro, e una vol­ta anda­to in pen­sione ama­va guardare il sumo in tv e man­gia­re dol­ci.

Il Giap­pone è una delle nazioni con la più alta aspet­ta­ti­va di vita. Era giap­ponese anche Jiroe­mon Kimu­ra, l’uomo più longe­vo mai reg­is­tra­to, mor­to poco dopo il suo 116° com­plean­no. L’essere umano più longe­vo del mon­do è invece una don­na, la francese Jeanne Louise Cal­ment, mor­ta nel 1997 a 122 anni. Nel­la sua vita ave­va incon­tra­to anche Van Gogh.http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2019/01/20

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Ponte a velocità limitata e spostato di venti metri: i punti dell’accordo

il progetto per la ricostruzione del Ponte Morandi realizzato da architetto Renzo Piano

Gen­o­va — Il ponte sposta­to di una venti­na di metri ver­so sud, per evitare inter­feren­ze con le con­dut­ture sot­ter­ra­nee, pre­sen­ti anche in direzione est-ovest. La veloc­ità lim­i­ta­ta in alcu­ni trat­ti per man­tenere adeguati stan­dard di sicurez­za e innalzarli rispet­to al vec­chio ponte, per un ver­so. E, al con­tem­po, per sod­dis­fare le labo­riose norme di set­tore, che det­tano per filo e per seg­no come costru­ire le infra­strut­ture stradali. È gra­zie a questi due accorg­i­men­ti che, alla fine, è sta­ta trova­ta una sin­te­si tra l’imperativo del com­mis­sario Mar­co Buc­ci, avere un nuo­vo viadot­to per la A10 nei tem­pi più rapi­di pos­si­bile, e le esi­gen­ze (e pre­oc­cu­pazioni) delle imp­rese e in par­ti­co­lare dei coor­di­na­tori di tutte le oper­azioni, ossia Sali­ni Impregi­lo.

Spe­ciale Il crol­lo di ponte Moran­di |

La soluzione scelta sec­on­do il com­mis­sario e i suoi tec­ni­ci tiene assieme le esi­gen­ze prin­ci­pali: la tem­p­is­ti­ca ridot­ta, la neces­sità di non far lievitare i costi e la costruzione di un viadot­to con adeguati liv­el­li di sicurez­za. I temi sono due: per avere il ponte entro il 15 aprile del 2020 è con­sigli­a­bile avven­tu­rar­si il meno pos­si­bile nel sot­to­suo­lo, evi­tan­do di toc­care i tubi — uno del gas, in par­ti­co­lare — che attra­ver­sano il Pol­cev­era e coin­ci­dono con le fon­dazioni del ponte. Un’interferenza dif­fi­cile da gestire, che avrebbe allun­ga­to e non poco i tem­pi. La deci­sione è sta­ta quin­di di spostare la nuo­va infra­strut­tura.

Questo però pro­duce un’altra com­pli­cazione, che è sta­ta ampia­mente e aspra­mente dibat­tuta in numerose riu­nioni: i ponti in Italia devono rispettare deter­mi­nate pecu­liar­ità costrut­tive, det­tate con pre­ci­sione da un decre­to min­is­te­ri­ale del novem­bre 2001 (mod­i­fi­ca­to nel 2004). Lo stes­so pac­chet­to di regole che deter­min­erà la costruzione d’un viadot­to più ampio, con cor­sie più larghe (3,75 metri) e piste d’emergenza da 3,50.

Tut­to ok sal­vo un det­taglio: l’attuale col­lo­cazione del ponte e la neces­sità di traslar­lo di 20 metri ha aper­to un prob­le­ma. Sec­on­do lo stes­so DM le curve delle autostrade devono avere un rag­gio min­i­mo e, sul­la car­ta, l’unione con i rac­cor­di esisten­ti e lo sposta­men­to del ponte non con­sentono di “star­ci”. Come ovviare? Diverse le ipote­si anal­iz­zate dai legali e dal Rina, che ha segui­to la stesura del con­trat­to. A valle per­al­tro di un tema di fon­do: il nuo­vo ponte è una nuo­va costruzione o è il ripristi­no di una strut­tura in essere, a cui il DM non si applicherebbe?

I tec­ni­ci si sono alam­bic­cati per giorni e in cam­po ci sono due pos­si­bil­ità. Una più tran­chant, e cioè che il com­mis­sario, coi pro­pri poteri stra­or­di­nari, pos­sa derog­a­re anche al DM. Altra via è che Buc­ci pos­sa rifar­si a una diret­ti­va Ue (novem­bre 2008), che per la ricostruzione di infra­strut­ture di inter­esse europeo con­sen­tirebbe di bypas­sare la dis­ci­plina nazionale. In entram­bi i casi, res­ta fer­mo il rispet­to degli stan­dard di sicurez­za. Per rag­giunger­li, servirà prevedere per esem­pio adeguati lim­i­ti di veloc­ità e mod­erne bar­riere di con­teni­men­to. In atte­sa del prog­et­to esec­u­ti­vo, sono questi alcu­ni dei pun­ti che Buc­ci andrà a dis­cutere a Roma. «Ho i poteri per derog­a­re ma vogliamo che l’opera sia con­di­visa», ha det­to in occa­sione del­la fir­ma del con­trat­to. Il com­mis­sario e le imp­rese sono con­vin­ti di avere trova­to una quadra. L’ultima paro­la spet­ta adesso ai buro­crati romani.http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2019/01/20

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Castelnuovo di Porto, trasferiti dal Cara i primi 300 rifugiati. La prefetta Basilone: “Verso la chiusura”

Dis­mis­sione grad­uale. Il sin­da­co Travagli­ni: “Ma qui l’integrazione fun­zion­a­va davvero”

di MAURO FAVALECastelnuovo di Porto, trasferiti dal Cara i primi 300 rifugiati. La prefetta Basilone: "Verso la chiusura"rimi ad essere trasfer­i­ti saran­no 30 uomi­ni, 15 in direzione Basil­i­ca­ta e 15 in Cam­pa­nia. Dopodomani, mart­edì 22 gen­naio, sali­ran­no su due diver­si pull­man e lascer­an­no il Cara di Castel­n­uo­vo di Por­to, il cen­tro per richieden­ti asi­lo che per lunghi mesi è sta­ta la loro casa. Poi, il giorno dopo, toc­cherà ad altri 75, sta­vol­ta uomi­ni e donne, che rag­giunger­an­no Marche, Abruz­zo e Molise. A fine mese saran­no in 300 i migranti in atte­sa di asi­lo (per lo più prove­ni­en­ti dal cen­tro Africa) che avran­no abban­do­na­to quel com­pren­so­rio di oltre 120 mila metri quadri in cemen­to arma­to che sorge nel­la cam­pagna romana, a qualche centi­naio di metri dal Tevere, tra la Flaminia e la Tibe­ri­na, a poco meno di 60 km dal­la cap­i­tale, atti­vo dal 2008.

Dopo 11 anni, sem­bra­no questi gli ulti­mi giorni per quel Cara, des­ti­na­to a quan­to pare alla chiusura. Lo con­fer­ma il prefet­to di Roma, Pao­la Basilone, dai cui uffi­ci, due sere fa, è par­ti­ta l’improvvisa comu­ni­cazione di trasfer­i­men­to per 300 per­sone ” ospi­ti” del Cara, com­pre­si nuclei famil­iari (che par­ti­ran­no il 25 gen­naio in direzione Piemonte): ” Il dis­pos­i­ti­vo deciso dal Vim­i­nale las­cia pre­sa­gire che quel­la strut­tura farà ques­ta fine ” , spie­ga a Repub­bli­ca la Basilone. D’altra parte, pros­egue, ” non ci sono molte alter­na­tive: quel cen­tro va adegua­to oppure chiu­so ” . In questo modo, il Vim­i­nale si liber­erà di un fit­to pas­si­vo che in questi anni è costa­to al min­is­tero dell’Interno oltre 12 mil­ioni di euro pagate all’Inail, pro­pri­etaria dell’immobile.

La dis­mis­sione dovrebbe essere grad­uale ma defin­i­ti­va: dopo la parten­za dei pri­mi 300, nel­la strut­tura di Castel­n­uo­vo (che nel cor­so di questi anni ha con­ta­to fino a 1000 pre­sen­ze in con­tepo­ranea) ne rester­an­no solo in 200. Tra questi, anche una deci­na di per­sone des­ti­nate a finire per stra­da come con­seguen­za del nuo­vo decre­to sicurez­za che toglie ai tito­lari di un per­me­s­so di sog­giorno per motivi uman­i­tari il dirit­to di restare nei cen­tri di pri­ma accoglien­za come i Cara. “Ma anco­ra non abbi­amo avu­to comu­ni­cazioni uffi­ciali ” , spie­ga Akram Zubaya­di, diret­tore del­la strut­tura di Castel­n­uo­vo di Por­to gesti­ta dal­la coop­er­a­ti­va Aux­il­i­um.

Ven­erdì sera abbi­amo rice­vu­to la comu­ni­cazione dal­la Prefet­tura dei trasfer­i­men­ti: conos­ci­amo le regioni di des­ti­nazione (oltre alle local­ità già citate ci sono Lom­bar­dia, Emil­ia, Umbria e Toscana, ndr) ma non sap­pi­amo altro “. Anche Zubaya­di, però, con­fer­ma le voci di chiusura del cen­tro: ” A fine mese scade la pro­ro­ga che abbi­amo avu­to per con­tin­uare a gestire il Cara: o ver­rà rin­no­va­ta oppure questo pos­to sarà chiu­so”.
D’altra parte, la gara per il rin­no­vo dell’appalto (vin­to dal­la coop­er­a­ti­va cat­toli­ca nel 2014 con un super rib­as­so: ogni migrante “cos­ta” cir­ca 21,9 euro al giorno) è sta­ta sospe­sa come tutte le altre in fase di pre aggiu­di­cazione in modo tale da adeguare i nuovi capi­to­lati alle dis­po­sizioni del decre­to sicurez­za. Non sarà questo il des­ti­no per quel Cara che ospi­ta­va anche una deci­na di bam­bi­ni che fre­quen­ta­vano da tem­po le clas­si ele­men­tari di Castel­n­uo­vo. ” Non potran­no nem­meno salutare i loro com­pag­ni — spie­ga Ric­car­do Travagli­ni, gio­vane sin­da­co del comune in provin­cia di Roma — ver­ran­no sem­plice­mente por­tati via e dovran­no ricom­in­cia­re una vita in un’altra regione “. Il pri­mo cit­tadi­no è scon­so­la­to: ” È una deci­sione molto strana, sem­bra qua­si una punizione per­ché a Castel­n­uo­vo l’accoglienza fun­ziona”.

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Lecce, soccorre donna che ha avuto incidente e tenta di violentarla: arrestato 24enn

Pomerig­gio di ter­rore per una 45enne di Tau­risano usci­ta fuori stra­da per evitare di inve­stire un ani­male. Un uomo si è offer­to di aiu­tar­la ma ha ten­ta­to di vio­len­tar­laLecce, soccorre donna che ha avuto incidente e tenta di violentarla: arrestato 24enneLECCE - Si fer­ma per aiutare una don­na di 45 anni che ave­va avu­to un inci­dente con l’auto ma poi ten­ta di vio­len­tar­la e, non rius­cen­do nel suo inten­to, le ruba il borsel­lo pri­ma di fug­gire. E’ accadu­to in Salen­to dove la polizia di Tau­risano ha arresta­to un 24enne, di un comune vici­no, con l’accusa di vio­len­za ses­suale e rap­ina.

In base alla ricostruzione dell’accaduto, la don­na sta­va guidan­do all’alba sul­la litorale ion­i­ca quan­do, per evitare l’impatto con un ani­male, ha fre­na­to brus­ca­mente e a causa dell’asfalto vis­ci­do ha per­so il con­trol­lo del vei­co­lo, andan­do a finire sul­la cor­sia oppos­ta. Speran­do di essere aiu­ta­ta si è incam­mi­na­ta a pie­di ver­so il cen­tro abi­ta­to e sul­la stra­da ha incro­ci­a­to un’ auto gui­da­ta da un uomo che si è offer­to di aiu­tar­la e l’ha fat­ta salire a bor­do.

Sec­on­do quan­to rifer­i­to dal­la vit­ti­ma agli agen­ti, la don­na avrebbe com­in­ci­a­to a insospet­tir­si quan­do si è accor­ta che l’uomo gui­da­va con una bot­tiglia di vino tra le gambe. Infat­ti poco dopo l’uomo ha inizia­to ad accarez­zare la 45enne che per fug­gire si è lan­ci­a­ta fuori dall’auto. L’uomo, però, l’ha rag­giun­ta e ha ten­ta­to di vio­len­tar­la ma la vit­ti­ma ha reag­i­to, rius­cen­do a far­lo desistere. L’aggressore, però, pri­ma di allon­ta­nar­si le ha ruba­to il borselli­no.

La don­na ha for­ni­to agli agen­ti una descrizione pre­cisa. Quan­do gli agen­ti sono andati ad arrestar­lo, il 24enne ha prova­to a nascon­der­si nel­lo scant­i­na­to del­la pro­pria abitazione dove la polizia lo ha trova­to, in sta­to di agi­tazioNE e ammanettatobari.repubblica.it/cronaca/2019/01/19/news

 

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A due mesi dal rapimento di Silvia Romano in Kenya cosa sappiamo delle ricerche

Nes­suna svol­ta, restano tut­ti gli inter­rog­a­tivi. Anche sul­la ban­da dei seques­tra­toriA due mesi dal rapimento di Silvia Romano in Kenya cosa sappiamo delle ricerche

Ses­san­ta giorni dal seque­stro. Quindi­ci giorni sen­za notizie. Di Sil­via Romano, rapi­ta il 20 novem­bre 2018 nel vil­lag­gio di Chaka­ma a cir­ca 80 chilometri da Malin­di in Kenya, non si sa nul­la da giorni. Quel­lo che sem­bra­va dover essere un rapi­men­to lam­po, con una soluzione pos­i­ti­va e rap­i­da, si sta pro­l­un­gan­do sen­za un’apparente ragione. Dalle notizie che rac­con­ta­vo un’immediata lib­er­azione, si è pas­sati al silen­zio, per poi arrivare a dire, da parte del­la polizia keni­ana, che si è in pos­ses­so di infor­mazioni “cru­ciali”, ma poi, pro­prio all’inizio di quest’anno, che sì, “sono sta­ti fat­ti arresti”, ma le per­sone impli­cate non han­no for­ni­to alcu­na infor­mazione chi­ave.

Un ginepraio dove è facile nascondersi

L’unica cosa cer­ta è che per­mane il copri­fuo­co nell’area del Tana Riv­er dove gli inves­ti­ga­tori riten­gono sia nascos­ta la coop­er­ante ital­iana. Ma anche su questo pun­to sono numerose le con­trad­dizioni. La pri­ma ipote­si è sta­ta che Sil­via fos­se nascos­ta a sud del fiume Tana, un’area anco­ra acces­si­bile alle forze di sicurez­za di Nairo­bi, poi l’area si è allarga­ta, com­pren­den­do anche la fores­ta di Boni, a nord del fiume ver­so il con­fine con la Soma­lia, un’area di 1350 chilometri qua­drati. Un ginepraio dove si nascon­dono tut­ti, grup­pi di ter­ror­isti soma­li legati ad al Shaabab, indipen­den­tisti del­la cos­ta e crim­i­nali comu­ni.

A tale propos­i­to le forze di sicurez­za han­no assi­cu­ra­to che tutte “le vie di fuga ver­so la Soma­lia” sono state sig­illate. Una buona notizia che ha fat­to dire alla polizia che “Sil­via è viva ed è in Kenya”. Ma, se davvero la gio­vane ital­iana si tro­va nel­la fores­ta di Boni, il pas­so ver­so la Soma­lia è breve. Ma dob­bi­amo stare a ciò che dice la polizia.

L’altro puzzle: che ne è della banda di sequestratori?

Cosa sig­nif­i­cano quindi­ci giorni di silen­zio? Tut­to e il con­trario di tut­to. Di sicuro pros­eguono le ricerche. Si seguono le trac­ce, la polizia non si dà per vin­ta, anzi, è sicu­ra di vin­cere la battaglia. Ma c’è anco­ra una notizia che fa pen­sare. Sil­via sarebbe nascos­ta da qualche parte nell’area del Tana Riv­er con quel che res­ta del­la ban­da di crim­i­nali comu­ni che l’ha rapi­ta il 20 novem­bre scor­so.

Con quel che res­ta, per­ché uno dei tre com­po­nen­ti il com­man­do, Ibrahim Adan Omar, è sta­to arresta­to nel vil­lag­gio di Ban­gale. In casa ave­va un fucile mitraglia­tore e 100 munizioni. Quin­di Sil­via sarebbe nelle mani di Yusuf Kuno Adan e Said Adan Abdi. Almeno sec­on­do gli iden­tik­it dif­fusi dal­la polizia. Questo cosa vuol dire: che la ban­da si è dis­gre­ga­ta? Per­ché? Oppure sig­nifi­ca che nel “gio­co” è entra­to qualche altro sogget­to? Domande a cui dovreb­bero rispon­dere gli inves­ti­ga­tori. Una richi­es­ta, inoltre, che arri­va anche da parte del­la soci­età civile keni­ana che, attra­ver­so i social, chiede al gov­er­no del loro paese con­to del fat­to che non vengano dif­fuse più sue notizie. Per­ché?

Una rete di sostegni criminali

La polizia rimane con­vin­ta che la ban­da di seques­tra­tori sia com­pos­ta da crim­i­nali comu­ni. E questo è un tema spin­oso in Kenya, come in altri pae­si africani. Crim­i­nal­ità ali­men­ta­ta pro­prio dai gio­vani che nel paese non vedono oppor­tu­nità per il futuro e le prospet­tive le cer­cano in guadag­ni facili, ali­men­tan­do il crim­ine. Sono gio­vani che si ven­dono per il cos­to di una moto­ci­clet­ta di bas­sa qual­ità, per 3–4mila dol­lari, e sono dis­posti a tut­to pur di guadagnare.

Di cer­to, anco­ra, c’è che i rapi­tori han­no rice­vu­to l’aiuto di uffi­ciali e sottuf­fi­ciali del Servizio Parchi del Kenya, cor­rot­ti. Lo dimostra l’arresto di un alto uffi­ciale. L’intento, evi­den­te­mente, era quel­lo di spar­tir­si il bot­ti­no.

Poi, i rapi­tori han­no rice­vu­to l’aiuto del­la popo­lazione che vive in quell’area. Ad ammet­ter­lo è sta­to lo stes­so coman­dante del­la polizia del­la Con­tea del Tana Riv­er, Patrick Okeri, che ha sot­to­lin­eato che “nes­suno cam­mi­na a lun­go nel­la boscaglia sen­za aiu­to per acqua e cibo”. Da qui anche la deci­sione di imporre il copri­fuo­co nell’area così da indurre la popo­lazione a col­lab­o­rare con la polizia.

A due mesi dal rapimento di Silvia Romano in Kenya cosa sappiamo delle ricerche
 Soma­lia al-Shabaab jihadisti ter­ror­isti islam­i­ci

Odi tribali

L’area del Tana Riv­er, dove si ritiene sia nascos­ta Sil­via, è abi­ta­ta da pas­tori Orma e Wardei oltre che dai con­ta­di­ni Poko­mo. Comu­nità spes­so in con­flit­to tra di loro. I Poko­mo, pesca­tori o agri­coltori che vivono lun­go il Tana Riv­er, il fiume più lun­go del Kenya, dipen­dono per la loro soprav­viven­za, dai cicli del cor­so d’acqua per l’irrigazione dei loro rac­colti. Gli Orma, invece, pas­tori semi-noma­di, han­no bisog­no dell’accesso al fiume per abbev­er­are le loro greg­gi. Orma e Poko­mo sono in con­flit­to da sem­pre, inoltre i pri­mi sono musul­mani e i sec­on­di cris­tiani. Con­flit­ti molto duri che han­no provo­ca­to decine di vit­time e repres­si dal­la polizia sen­za riguar­do, con azioni bru­tali. Stes­sa bru­tal­ità uti­liz­za­ta durante una reta­ta nei vil­lag­gi di Chi­ra e Nil­isa, che ha por­ta­to all’arresto di un centi­naio di per­sone. La polizia, han­no accusato gli abi­tan­ti dell’area, ha pic­chi­a­to e molesta­to sen­za alcu­na ragione. Tut­to ciò potrebbe spie­gare la ret­i­cen­za del­la gente ha col­lab­o­rare con le autorità di uno Sta­to che spes­so viene vis­su­to come assente o oppres­si­vo. Ma spie­ga anche la facil­ità con la quale si pos­sono reperire armi da fuo­co, che cir­colano in abbon­dan­za.

Il cooperante fermato

Che le ricerche di Sil­via Romano pros­eguono sen­za sos­ta è dimostra­to dal fat­to che ieri un gio­vane ital­iano, 24enne, è sta­to fer­ma­to dal­la polizia nel vil­lag­gio di Ngao pro­prio nell’area del Tana Riv­er, poi rilas­ci­a­to insieme a una sua ami­ca, per­ché in pos­ses­so di un vis­to tur­is­ti­co, men­tre svol­ge­va, a det­ta sua, attiv­ità di coop­er­azione (notizia ripor­ta­ta dal sito malindikenya.net). Il gio­vane, un “coop­er­ante fai da te”, è sta­to fer­ma­to in una zona ritenu­ta peri­colosa e sogget­ta a copri­fuo­co, pro­prio per­ché la polizia ritiene che Sil­via sia nascos­ta lì. Dif­fi­cile che il gio­vane non sapesse del­la peri­colosità del­la zona, vis­to che per 13 mesi ha col­lab­o­ra­to con l’organizzazione Africa Milele, la stes­sa di Sil­via, e pro­prio nel vil­lag­gio di Chaka­ma teatro del seque­stro.

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Arrestato in Bangladesh l’organizzatore dell’attentato che uccise 9 italiani

Arrestato in Bangladesh l'organizzatore dell'attentato che uccise 9 italianiÈ sta­to arresta­to a Dac­ca, in Bangladesh, l’uomo sospet­ta­to di aver for­ni­to le armi e l’esplosivo per l’attentato al ris­torante Holey Arti­san Bak­ery, in cui morirono 9 ital­iani. Ex stu­dente di una scuo­la coran­i­ca, Mamunur Rashid, 30 anni, è sta­to inter­cetta­to dalle ‘teste di cuoio’ del­la Rapid Action Bat­tal­ion (Rab) a bor­do di un auto­bus nel dis­tret­to di Gazipur, a nord del­la cap­i­tale. Sec­on­do Mufti Mah­mud Khan, por­tav­oce del Rab, l’uomo ave­va un ruo­lo fon­da­men­tale nel grup­po islamista Jamayetul Mujahideen Bangladesh, a cui gli inquiren­ti han­no attribuito l’attentato del luglio 2016 nel quartiere diplo­mati­co di Gulshan.www.agi.it/estero/bangladesh_attentato_contro_italiani_arresto-4871291/news/2019–01-20/

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Uno stato indiano vuole lanciare il reddito universale di base. Per 610.000 persone

Quel­la che sta per essere avvi­a­ta nel Sikkim è la più vas­ta sper­i­men­tazione di sem­preUno stato indiano vuole lanciare il reddito universale di base. Per 610.000 persone

Sit­u­a­to sulle mon­tagne dell’Himalaya, il Sikkim è uno degli Sta­ti più pic­coli dell’India ma anche uno dei più avan­za­ti. Il tas­so di anal­fa­betismo è di appe­na il 2%, ogni cit­tadi­no ha un’abitazione garan­ti­ta e a vivere sot­to la soglia di povertà è l’8% del­la popo­lazione con­tro una media nazionale del 30%. Anche sul fronte eco­logi­co è all’avanguardia: è sta­to tra i pri­mi sta­ti indi­ani, nel 1998, a vietare le buste di plas­ti­ca e ha di recente — caso uni­co nel sub­con­ti­nente — elim­i­na­to l’utilizzo di pes­ti­ci­di e fer­til­iz­zan­ti. Una sto­ria di inno­vazione che il Sikkim vuole ora con­sol­i­dare con quel­lo che sarà il più grande esper­i­men­to mon­di­ale di red­di­to uni­ver­sale di base.

Come farà il gov­er­no a trovare le risorse per­ché tut­ti i suoi 610.577 cit­ta­di­ni godano di ques­ta misura, che dovrebbe par­tire nel 2022? P.D. Rai, uni­co rap­p­re­sen­tante del­lo Sta­to nel par­la­men­to indi­ano, non ha volu­to fornire cifre, inter­pel­la­to dal Wash­ing­ton Post. Ma il Sikkim ha un’economia pros­pera, gra­zie al tur­is­mo (due mil­ioni e mez­zo di per­sone vis­i­tano ogni anno lo Sta­to) e un set­tore idroelet­tri­co che esporta il 90% dell’energia prodot­ta. Dif­fi­cile, d’altro can­to, non sot­to­lin­eare che l’annuncio è arriva­to dal gov­er­no uscente poco pri­ma delle elezioni.

L’automazione non c’entra

Negli Sta­ti Uni­ti (dove il tema è entra­to nelle pri­marie demo­c­ra­tiche) e in Europa, il red­di­to uni­ver­sale di base, ovvero il ver­sa­men­to di una som­ma fis­sa a tut­ti i cit­ta­di­ni a pre­scindere dalle con­dizioni eco­nomiche, è vis­to come una neces­sità da quei mem­bri del­la comu­nità tec­no­log­i­ca, come Elon Musk e Bill Gates, sec­on­do i quali l’automazione e l’intelligenza arti­fi­ciale sono des­ti­nate a dis­trug­gere molti più posti di lavoro di quan­ti ne creer­an­no ed è per­tan­to nec­es­sario fornire un sos­ten­ta­men­to al cres­cente numero di per­sone che non rius­cirà più a trovare un’occupazione. Gli esper­i­men­ti attuati fino­ra, come quel­li del­la Fin­lan­dia e dell’Ontario, non han­no però avu­to esi­to pos­i­ti­vo e sono sta­ti inter­rot­ti pri­ma del tem­po per­ché, come sosten­gono i detrat­tori, sono risul­tati trop­po cos­tosi e for­ni­vano dis­in­cen­tivi alla ricer­ca di un lavoro.

In un Paese come l’India la log­i­ca è diver­sa. “Nelle nazioni svilup­pate, l’obiettivo prin­ci­pale è ristrut­turare o ren­dere più eco­nomi­ci i sis­te­mi di wel­fare esisten­ti, come i sus­si­di di dis­oc­cu­pazione”, spie­ga Pranab Bard­han, econ­o­mista dell’università di Berke­ley, “in Pae­si a red­di­to medio o bas­so, come l’India, l’obiettivo è ridurre al min­i­mo l’insicurezza eco­nom­i­ca di una vas­ta porzione del­la popo­lazione, non solo i più poveri, sen­za intac­care le mis­ure già esisten­ti a sosteg­no del­la povertà”.

Nel caso speci­fi­co dell’India, sul­la pur vas­ta gam­ma di pro­gram­mi sociali pesano la cor­ruzione e l’inefficienza ammin­is­tra­ti­va, che fan­no let­teral­mente sparire parte delle somme stanzi­ate. Anche per questo il min­is­tero dell’Economia indi­ano due anni fa ha indi­ca­to nel red­di­to uni­ver­sale di base una pos­si­bile soluzione.

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False farmacie online vendono integratore ‘salva-sesso’

False farmacie online vendono integratore 'salva-sesso'

Su Face­book com­paiono in questi giorni dei post che fan­no rifer­i­men­to a far­ma­cie fit­tizie, con denom­i­nazioni dalle quali non è rin­trac­cia­bile la loro effet­ti­va esisten­za e ubi­cazione”. Questi post “sol­lecitano la ven­di­ta di un inte­gra­tore ali­menta­re des­ti­na­to alla sfera ses­suale maschile, attribuen­dogli risul­tati palese­mente enfa­tiz­za­ti”. A denun­cia­r­lo è l’Asso­ci­azione sci­en­tifi­ca far­ma­cisti ital­iani (Asfi), che ha seg­nala­to la vicen­da alla Fed­er­azione degli Ordi­ni dei far­ma­cisti ital­iani e al Nucleo Cara­binieri per la tutela del­la salute di Roma.

 

L’utilizzo del­la denom­i­nazione ‘far­ma­cia’, infat­ti — ricor­da il pres­i­dente Mau­r­izio Cini - è ris­er­va­to alle far­ma­cie aperte al pub­bli­co od ospedaliere ai sen­si dell’art. 5 del decre­to leg­isla­ti­vo 3 otto­bre 2009, n. 153, come pure l’utilizzo del sim­bo­lo del­la croce di col­ore verde. In queste inserzioni è ripor­ta­to anche il logo ris­er­va­to alle far­ma­cie che ven­dono med­i­c­i­nali online, annun­cian­done fal­sa­mente una prossi­ma atti­vazione, dato che il prodot­to pro­pos­to non è un med­i­c­i­nale e quin­di non neces­siterebbe dell’autorizzazione al com­mer­cio elet­tron­i­co”.

Ven­gono altresì uti­liz­zate immag­i­ni fuor­vianti di interni di vere far­ma­cie, di cartelli­ni ripor­tan­ti turni di servizio obso­leti e anche una fotografia di una ragaz­za uccisa e sezion­a­ta a Mac­er­a­ta cir­ca un anno fa. Si trat­ta chiara­mente — affer­ma l’Asfi — di un malde­stro ten­ta­ti­vo di fare leva sull’opinione di quan­ti nav­igano su Face­book, tramite sim­boli in gra­do di ingannare il poten­ziale con­suma­tore cir­ca la reale esisten­za del­la far­ma­cia. La medes­i­ma pro­pos­ta di ven­di­ta viene anche avan­za­ta uti­liz­zan­do nomi di medici prob­a­bil­mente anch’essi inesisten­ti o incon­sapevoli”.

Fino­ra le false far­ma­cie si pre­sen­tano con le seguen­ti denom­i­nazioni: Far­ma­cia Comu­nale Cen­trale, Far­ma­cia Provin­ciale di Turno, Far­ma­cia Beret­to, Far­ma­cie Asso­ciate. Alcune di queste denom­i­nazione pos­sono inoltre essere facil­mente scam­bi­ate per vere far­ma­cie aven­ti denom­i­nazioni molto sim­ili”, con­clude Cini.w.adnkronos.com/salute/farmaceutica/2019

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