Marco Vannini, il maresciallo Izzo indagato per favoreggiamento. Lo sfogo a “Chi l’ha Visto”: «Non è vero niente, ho le prove»

A Chi l’ha Vis­to? gli ulti­mi svilup­pi sul caso di Mar­co Van­ni­ni, il ragaz­zo ucciso a Ladis­poli nel­la casa del­la famiglia Ciontoli. Il mares­cial­lo Rober­to Izzo, ex coman­dante dei cara­binieri, è inda­ga­to per favoreg­gia­men­to e fal­sa tes­ti­mo­ni­an­za, come ripor­ta “Ter­zo Binario.it”. La redazione ha prova­to a con­tat­tar­lo, ma è rius­ci­ta a rag­giunger­lo soltan­to tele­foni­ca­mente o al cito­fono del­la sua abitazione.

Sec­on­do la tes­ti­mo­ni­an­za dell’amico Davide Van­ni­co­la, inter­vis­ta­to a “Le Iene”, tra Anto­nio Ciontoli e Izzo ci sarebbe sta­ta una tele­fona­ta dal­la quale sarebbe emer­so che a uccidere Van­ni­ni sarebbe sta­to Fed­eri­co Ciontoli. Van­ni­co­la accusa l’ex coman­dante dei cara­binieri di aver sug­ger­i­to all’amico Ciontoli, men­tre era in servizio la sera stes­sa del­la morte, di pren­der­si la col­pa per sca­gionare il figlio.

«Non è vero niente. Sono accuse for­ti che sono un colpo al cuore dopo 37 anni di servizio. Dai tab­u­lati non c’è trac­cia di ques­ta famosa tele­fona­ta.  Per­ché le altre chia­mate risul­tano e ques­ta no». Fed­er­i­ca Scia­rel­li sot­to­lin­ea che non risul­tano anche altre tele­fonate sicu­ra­mente avvenute e le sue prove non pos­sono essere con­sid­er­ate com­ple­ta­mente attendibili.

Mar­co Van­ni­ni morì dopo essere sta­to rag­giun­to da un colpo di pis­to­la nel­la vil­la dei gen­i­tori del­la fidan­za­ta, a Ladis­poli, il 17 mag­gio 2015. Per la morte di Van­ni­ni è sta­ta con­dan­na­ta in sec­on­do gra­do l’intera famiglia del­la fidan­za­ta: il capo­famiglia Anto­nio Ciontoli — ex sottuf­fi­ciale del­la Mari­na e ex 007- a 5 anni, la moglie Maria Pezzil­lo e i figli, Mar­ti­na e Fed­eri­co a 3 anni. La famiglia Van­ni­ni ha fat­to ricor­so in Cas­sazione giu­di­can­do le pene trop­po leg­gere.   Sil­via Natel­la

Share / Con­di­vi­di:

Tripoli, raid distrugge deposito dell’Eni: ecco perché è un segnale per l’Italia

GUERRA /

Non sono cer­to notizie pos­i­tive per l’Italia quelle che arrivano da Tripoli: nelle scorse ore infat­ti, un depos­i­to del­la Mel­li­tah Oil & Gas Com­pa­ny è sta­to col­pi­to da un raid dell’aviazione dell’Lna, l’esercito guida­to dal gen­erale Haf­tar. L’episodio è accadu­to nel quartiere di Tajoura e non deve far dormire son­ni tran­quil­li alla nos­tra diplo­mazia: la Mel­li­tah Oil & Gas Com­pa­ny è infat­ti una joint ven­ture cos­ti­tui­ta per metà dal­la libi­ca Noc e per metà dall’Eni, le quali assieme gestis­cono il grande giaci­men­to di Mel­li­tah, parte occi­den­tale del­la Tripo­lia­nia. L’edificio col­pi­to dunque, è anche di inter­esse ital­iano.

Lo scambio di accuse tra Gna ed Lna

L’Eni, già poche ore dopo l’avvio dell’offensiva di Haf­tar su Tripoli lo scor­so 4 aprile, fa evac­uare tut­to il suo per­son­ale dal­la Lib­ia. Nonos­tante ciò i suoi impianti nel paese con­tin­u­ano a fun­zionare anche gra­zie ai dipen­den­ti libi­ci: non ci sono quin­di nos­tri con­nazion­ali tra i fer­i­ti dell’attacco delle scorse ore sul mag­a­zz­i­no di Tajoura, i tre fer­i­ti di nazion­al­ità libi­ca sono per for­tu­na giu­di­cati guari­bili in pochi giorni. La grav­ità dell’attacco è dovu­ta più a ciò che esso rap­p­re­sen­ta che alle sue con­seguen­ze mate­ri­ali. In un comu­ni­ca­to l’Eni con­fer­ma che quan­to avvenu­to non sta pregiu­di­can­do l’attività dell’azienda e del­la stes­sa joint ven­ture. Del resto il giaci­men­to vero e pro­prio si tro­va ben dis­tante dal fronte di Tripoli.

Ma è chiaro che, sot­to il pro­fi­lo politi­co, colpire un edi­fi­cio di inter­esse dell’Eni e del­la Noc è alta­mente sig­ni­fica­ti­vo. Nelle ore imme­di­ata­mente suc­ces­sive all’attacco, quel che si cer­ca di capire mag­gior­mente è se il raid dell’Lna sia frut­to di un errore oppure un atto pre­med­i­ta­to. A far con­verg­ere ver­so ques­ta sec­on­da ipote­si, è una dichiarazione rac­col­ta da Agen­ziaNo­va da parte di Mustafa al Mujahie, por­tav­oce del Gna, ossia la coal­izione di milizie vicine al gov­er­no di Al Sar­raj: “Il depos­i­to col­pi­to era un sito pura­mente civile: non ci sono forze gov­er­na­tive nel­la regione, non ci sono caserme mil­i­tari o poten­ziali obi­et­tivi di sicurez­za nell’area”. Un modo per dire dunque che, quel­lo delle forze di Haf­tar, non è un errore in quan­to non c’è nul­la da colpire nel­la zona.

Non è del­lo stes­so avvi­so il por­tav­oce del­la sala oper­a­ti­va delll’Lna, Khaled al Mahjoub. Rag­giun­to anche in questo caso da Agen­ziaNo­va, l’esponente delle forze di Haf­tar affer­ma che all’interno del mag­a­zz­i­no era­no pre­sen­ti armi e munizioni e dunque quell’edificio non era da con­sid­er­ar­si civile: “Le munizioni sono state con­tra­b­ban­date in tre fasi e in tem­pi diver­si – si legge nelle dichiarazioni di Al Mahjoub – All’interno vi era­no colpi di mor­taio, lan­cia­razzi e sette scat­ole di artiglieria cal­i­bro 23 mil­limetri. Tut­to è sta­to por­ta­to all’insaputa del­la soci­età pro­pri­etaria del mag­a­zz­i­no”.

La dimostrazione della delicatezza della nostra posizione in Libia

Ma a pre­scindere dal­la ricostruzione dei fat­ti, sono due gli ele­men­ti che inter­es­sano l’Italia emer­gen­ti da questo episo­dio. In pri­mo luo­go, entrambe le prin­ci­pali par­ti in causa impeg­nate lun­go il fronte di Tripoli, Gna ed Lna, provano a tirar­ci per la giac­chet­ta. Affer­man­do che nel quartiere del mag­a­zz­i­no col­pi­to non vi era­no obi­et­tivi mil­i­tari, le forze di Al Sar­raj vor­reb­bero in qualche modo far notare all’Italia come l’esercito nemi­co sarebbe solo quel­lo di Haf­tar, che in maniera indis­crim­i­na­ta colpirebbe obi­et­tivi ital­iani. Dall’altro lato invece, con l’Lna che accusa i rivali di con­tra­b­ban­dare armi all’interno di un depos­i­to di una soci­età petro­lif­era per metà ital­iana, si vor­rebbe far puntare l’attenzione su quan­to di nascos­to ver­rebbe fat­to dagli uomi­ni di Al Sar­raj. In entram­bi i casi, si cer­ca comunque una reazione ital­iana.

Inoltre, anche pen­san­do alla sem­plice casu­al­ità, il bom­bar­da­men­to di un mag­a­zz­i­no di una joint ven­ture dell’Eni dimostra come l’Italia in Lib­ia ha inter­es­si in buona parte delle zone dove si com­bat­te ora­mai da più di due mesi. E quei razzi piovu­ti sul depos­i­to di Tajoura, ser­vono anche al nos­tro paese a ricor­dare che la guer­ra non è affat­to ter­mi­na­ta, a Tripoli il fronte è anco­ra cal­do e l’Italia è la nazione più espos­ta per motivi di inter­es­si eco­nomi­ci e di sicurez­za all’instabilità libi­ca. In poche parole, il bom­bar­da­men­to del mag­a­zz­i­no alla per­ife­ria di Tripoli deve suonare come sveg­lia per ridare impul­so alla nos­tra strate­gia in Lib­ia.

Share / Con­di­vi­di:

BENITO MA NON BENISSIMOIN CALABRIA È TORNATO MUSSOLINI!

IL DUCE COMPARE SUI MANIFESTI DELLA CAMPAGNA DI TESSERAMENTO DI FORZA NUOVA SOPRA UNA CITAZIONE DI TOLKIEN: “LE RADICI PROFONDE NON GELANO MAI” – “ANPI” E “OSSERVATORIO SULLE NUOVE DESTREALLATTACCO: “SE NON È APOLOGIA DI FASCISMO QUESTA, CI DOMANDIAMO QUANDO MAI LO SIA…”           Pao­lo Berizzi per www.repubblica.it

BENITO MUSSOLINI SUL MANIFESTO PER LA CAMPAGNA DI TESSERAMENTO DI FORZA NUOVABENITO MUSSOLINI SUL MANIFESTO PER LA CAMPAGNA DI TESSERAMENTO DI FORZA NUOVA

Un man­i­festo con la foto di Ben­i­to Mus­soli­ni e la scrit­ta “Le radi­ci pro­fonde non gelano mai” (citazione del­lo scrit­tore inglese J. R.R. Tolkien). È la cam­pagna di Forza Nuo­va Cal­abria per il tessera­men­to regionale 2019. La pri­ma, nel­la sto­ria del par­ti­to neo­fascista guida­to dall’ex ter­ror­ista nero Rober­to Fiore, dove viene uti­liz­za­ta in modo esplic­i­to l’immagine del duce. L’effigie del dit­ta­tore è in bian­co e nero: vesti­to ele­gante, cap­pot­to, cra­vat­ta, bom­bet­ta in tes­ta, sigaret­ta tra le lab­bra. A dare un sen­so alla locan­d­i­na è una delle frasi cele­bri di Tolkien,  adot­ta­to da anni come rifer­i­men­to let­ter­ario dall’area “iden­ti­taria” e dell’estrema destra.

roberto fiore forza nuova san lorenzoROBERTO FIORE FORZA NUOVA SAN LORENZO

Le radi­ci pro­fonde, dunque. I diri­gen­ti di Forza Nuo­va le esi­bis­cono con orgoglio: e il volto di Mus­soli­ni diven­ta il vei­co­lo di mar­ket­ing scel­to per rac­cogliere iscrit­ti riven­di­can­do le orig­i­ni e l’appartenenza del par­ti­to fonda­to nel ’97 da Rober­to Fiore (rien­tra­to in  Italia dopo una lun­ga lati­tan­za all’estero). La scelta di usare l’immagine del dit­ta­tore fascista provo­ca polemiche: “Se non è ques­ta apolo­gia di fas­cis­mo ci doman­di­amo quan­do mai lo sia”, attac­cano Osser­va­to­rio sulle nuove destre e Anpi.

corteo di forza nuova contro mimmo lucano alla sapienza di roma 2CORTEO DI FORZA NUOVA CONTRO MIMMO LUCANO ALLA SAPIENZA DI ROMA 2

Su Forza Nuo­va si sono già espresse due sen­ten­ze del­la Cas­sazione: una del 2010 e una del 2011. I giu­di­ci han­no sot­to­lin­eato la natu­ra “fascista” del par­ti­to. Che in effet­ti, per boc­ca del suo leader, ha sem­pre riven­di­ca­to di portare avan­ti gli ide­ali e la cul­tura del fas­cis­mo. Tra 2011 e 2016, Forza Nuo­va ha collezion­a­to centi­na­ia di denun­ciati (per reati vari, a par­tire dal­la vio­lazione delle leg­gi Scel­ba e Man­ci­no) e decine di arresta­ti. Gli ulti­mi, Castelli­no e Nar­dul­li, per l’aggressione ai dan­ni di un cro­nista e di un fotografo dell’Espresso al cimitero del Ver­a­no a Roma.

forza nuova a san lorenzo1FORZA NUOVA A SAN LORENZO1

Numerose sono state le azioni vio­lente e intim­ida­to­rie por­tate avan­ti nei con­fron­ti del­la stam­pa, in par­ti­co­lare con­tro i cro­nisti di Repub­bli­ca. Lunedì sera, inter­vis­ta­to dal­la trasmis­sione Pri­ma dell’Alba (Rai3), Fiore ha rib­a­di­to che la guer­ra con­tro “Repub­bli­ca e il grup­po Espres­so (oggi Gedi, ndr) con­tin­uerà. Il pri­mo atto fu il blitz di una deci­na di mil­i­tan­ti incap­puc­ciati, armati di fumo­geni e striscioni, sot­to la redazione del gior­nale nel 2017. Negli ulti­mi mesi numerosi politi­ci e cos­ti­tuzion­al­isti si sono espres­si net­ta­mente chieden­do lo sciogli­men­to di Forza Nuo­va e di Cas­a­Pound, quest’ultima sot­to inchi­es­ta a Bari per ten­ta­ta ricos­ti­tuzione del par­ti­to fascista. Ora, a ripro­va dell’identità e dea matrice fascista del par­ti­to di Fiore, c’è anche il man­i­festo con la foto di Mus­soli­ni.

corteo di forza nuova contro mimmo lucano alla sapienza di roma 15CORTEO DI FORZA NUOVA CONTRO MIMMO LUCANO ALLA SAPIENZA DI ROMA 15corteo di forza nuova contro mimmo lucano alla sapienza di roma 1CORTEO DI FORZA NUOVA CONTRO MIMMO LUCANO ALLA SAPIENZA DI ROMA 1corteo di forza nuova contro mimmo lucano alla sapienza di roma 11CORTEO DI FORZA NUOVA CONTRO MIMMO LUCANO ALLA SAPIENZA DI ROMA 11

 

 

Share / Con­di­vi­di:

Le bugie della Sea Watch. Tutte le bufale per favorire lo sbarco di immigrati in Europa

Francesca Toto­lo

 

Roma, 18 giu – In segui­to al dis­se­que­stro tem­pes­ti­vo deciso dal­la Procu­ra di Agri­gen­to, la nave bat­tente bandiera olan­dese Sea Watch 3 del­la Ong tedesca, Sea Watch, è ripar­ti­ta veloce da Lica­ta ver­so la zona “ricer­ca e sal­vatag­gio” del­la Lib­ia. Il 12 giug­no, appe­na giun­ta in acque di com­pe­ten­za del­la Guardia Costiera libi­ca, Sea Watch riceve una seg­nalazione dall’aereo da pat­tuglia­men­to Col­i­brì di Pilotes Volon­taires, in mer­i­to ad un gom­mone casual­mente prossi­mo alla sua posizione. Dis­at­ti­va­to il transpon­der (Sea Watch 3 è dota­ta di stazione AIS trasmet­tente), la nave dei “pirati uman­i­tari” fa rot­ta ver­so le coor­di­nate sug­gerite e, sen­za nem­meno infor­mare il Cen­tro di Coor­di­na­men­to di Tripoli (rego­lar­mente reg­is­tra­to pres­so l’Orga­niz­zazione Marit­ti­ma Inter­nazionale delle Nazioni Unite), tras­bor­da 53 migranti.

La Guardia Costiera libi­ca, che nel frat­tem­po ave­va assun­to il coor­di­na­men­to dell’operazione di sal­vatag­gio come da dirit­to inter­nazionale, arri­va sul pos­to, trovan­do il gom­mone già vuo­to, nonos­tante fos­se anco­ra per­fet­ta­mente in gal­leg­gia­men­to, con motore fun­zio­nante (Oper­azione Sophia ha impos­to a chi effet­tua i sal­vatag­gi di togliere il motore per evitare che ven­ga riu­ti­liz­za­to dai traf­fi­can­ti) e con diverse taniche di car­bu­rante a bor­do.

Pro­va prova­ta che quel­lo effet­tua­to da Sea Watch non è sta­to un sal­vatag­gioma un tras­bor­do di migranti che potrebbe con­fig­u­rar­si come favoreg­gia­men­to dell’immigrazione clan­des­ti­na.

Da questo momen­to, inizia il soli­to teatri­no, sup­por­t­a­to dalle ormai metodiche fake news, di Sea Watch e del­la stam­pa immi­grazion­ista, per favorire lo sbar­co in Italia dei 53 migranti.

Come evi­den­zi­a­to nel post, la Ong tedesca chiede un “por­to sicuro” di sbar­co anche al Cen­tro di Coor­di­na­men­to libi­co. Quan­do Tripoli risponde pos­i­ti­va­mente alla richi­es­ta, conce­den­do appun­to un por­to ai 53 migranti, viene sve­la­ta tut­ta l’ipocrisia di Sea Watch. E il suo castel­lo di fan­donie crol­la inesora­bil­mente.

La Ong tedesca nega la pos­si­bil­ità del­lo sbar­co del “prezioso cari­co di esseri umani” (cit. Rober­to Saviano), e fa rot­ta sen­za indu­gi ver­so Lampe­dusa, non pren­den­do nem­meno in con­sid­er­azione la Tunisia, nonos­tante sia già sta­ta defini­ta più volte “por­to sicuro” da Vin­cent Cochetel dell’Agen­zia delle Nazioni Unite per i rifu­giati (UNHCR). Ricor­diamo anche che Zarzis, a sole 67 miglia nau­tiche dal luo­go del tras­bor­do, è una nota local­ità bal­n­eare tunisi­na, vis­i­ta­ta ogni anno da migli­a­ia di tur­isti ital­iani ed europei.

Le moti­vazioni del rifi­u­to del­lo sbar­co a Tripoli sono sem­pre le stesse bufale, ovvero le “tor­ture” subite in Lib­ia dai migranti. Para­dos­sale che migli­a­ia di migranti abbiano con­tin­u­a­to a con­verg­ere volon­tari­a­mente in quel Paese, per di più pagan­do pro­fu­mata­mente i traf­fi­can­ti e di cer­to non scap­pan­do “da guerre e fame”, per poi essere sot­to­posti a “inim­mag­in­abili vio­len­ze”.

La fake news sulle sof­feren­ze subite dai migranti in Lib­ia è pro­prio immor­ta­la­ta dalle fotografie scat­tate a bor­do del­la Sea Watch 3: per­sone ben pas­ciute, tagli di capel­li che sem­bra­no fres­chi di par­ruc­chiere, bar­bette curate, gli imman­ca­bili smart­phone e cuffi­ette, e pure gli euro in tas­ca.

Dal momen­to del­la parten­za dal­la zona SAR del­la Lib­ia, pas­san­do per l’arrivo davan­ti a Lampe­dusa, fino al ricat­ta­to­rio per­manere davan­ti all’isola ital­iana nonos­tante la noti­fi­ca del­la Guardia di Finan­za a bor­do del­la Sea Watch del Decre­to Sicurez­za Bis (nel frat­tem­po diven­ta­to legge) e del divi­eto di ingres­so in acque ital­iane, la dis­in­for­mazione dei media main­stream ha cer­ca­to di incor­ag­gia­re lo sbar­co in Italia, con il soli­to stru­men­to del­la retor­i­ca sedi­cente uman­i­taria. E non è bas­ta­to nem­meno lo sbar­co di 10 immi­grati ritenu­ti in con­dizione di fragilità dai medici del­la Guardia Costiera ital­iana (nuclei famil­iari con neonati, casi medici e donne inc­inte).

La più ecla­tante fake news, rib­a­di­ta in ben due arti­coli, è quel­la pub­bli­ca­ta da Nel­lo Sca­vo, gior­nal­ista di Avvenire, tra un dovrebbe e un potrebbeAbdul Rah­man Milad, det­to Al-Bija, ingag­gia­to dal­la Guardia Costiera libi­ca e finanzi­a­to dall’Italia.

Al-Bija, invece, dopo essere sta­to inclu­so nel­la lista dei crim­i­nali dal Procu­ra­tore Gen­erale libi­co a Tripoli, per i reati di favoreg­gia­men­to dell’immigrazione clan­des­ti­na e traf­fi­co di petro­lio, è in fuga e si sarebbe uni­to al fronte LNA di Khal­i­fa Haf­tar, come ripor­ta­to da fonti gov­er­na­tive libiche. Ricor­diamo che, nel 2016–2017, Al-Bija era il coman­dante del­la Milizia di Zawiya che col­lab­o­ra­va con i traf­fi­can­ti, scor­tan­do i gom­moni fino al luo­go di ren­dez vous con le ONG e col­lab­o­ran­do con queste nei tras­bor­di dei migranti.

VIDEO

A Nel­lo Sca­vo, già reporter “cro­cerista” a bor­do del­la Mare Jonio di Mediter­ranea e mem­bro di Reporters Sans Fron­tières (orga­niz­zazione finanzi­a­ta da George SorosGov­er­no francese e Unione Euro­pea), sono segui­ti arti­coli di tan­ti “cro­ceristi” accred­i­ti dalle Ong: Vale­rio Nicolosi di TPI, lo scor­so anno a bor­do di Open Arms, Fabio Tonac­cide La Repub­bli­caAngela Capon­net­to del­la Rai e Mon­i­ca Napoli di Sky TG 24, tut­ti e tre in pas­sato a bor­do di Sea Watch.

Ed è para­dos­sale che Sky Tg24 abbia scel­to come invi­a­ta pro­prio la Napoli per inter­vistare Mat­teo Salvi­ni sul­la ques­tione Sea Watch, per­al­tro con domande ten­den­ziose e pure menten­do sul fat­to che la Ong tedesca non avesse chiesto lo sbar­co anche alle autorità libiche.

VIDEO

Non si com­prende come l’Italia sia anco­ra sot­to ricat­to costante per­pe­tra­to dalle Ong, che giu­di­cano i por­ti ital­iani come gli uni­ci “por­ti sicuri”, e dal­la dis­in­for­mazione del­la stam­pa politi­ciz­za­ta e immi­grazion­ista. E tut­to ciò, nonos­tante il nos­tro Paese sia sta­to più volte accusato di razz­is­mo e minac­cia­to dell’invio di ispet­tori Onu da Michelle Bachelet, Alto Com­mis­sario delle Nazioni Unite per i Dirit­ti Umani.

Pic­co­la nota con­clu­si­va per­son­ale: il mio impeg­no, riguar­do alla battaglia per con­trastare il busi­ness dei traf­fi­can­ti di esseri umani e le mor­ti in mare con­nesse, è giun­to forte e chiaro anche in Lib­ia, con un mes­sag­gio intim­ida­to­rio arrivato­mi diret­ta­mente in pos­ta pri­va­ta su Face­book. È bas­ta­ta una sem­plice occhi­a­ta agli “ami­ci” di Ahmed, per capire chi fos­se in realtà.

Ora capis­co come alcu­ni gior­nal­isti siano rius­ci­ti ad ottenere i video sulle pre­sunte e mai provate tor­ture subite dai migranti nei cen­tri di deten­zione gov­er­na­tivi libi­ci: i traf­fi­can­ti si met­tono diret­ta­mente in con­tat­to con loro per “sen­si­bi­liz­zare” l’opinione pub­bli­ca euro­pea e rimet­tere in moto la trat­ta di esseri umani.

Francesca Toto­lo

Share / Con­di­vi­di:

Quel patto tra Francia, Germania e Spagna che svela il futuro dell’Europa

POLITICA /

L’asse fran­co-tedesco ha una terza gam­ba: la Spagna di Pedro Sanchez. Sia chiaro, Madrid ha da sem­pre rap­p­re­sen­ta­to un Paese fon­da­men­tale lega­to sia a liv­el­lo politiche che a liv­el­lo eco­nom­i­co all’alleanza tra Fran­cia e Ger­ma­nia. Ma adesso, con Sanchez, Emmanuel Macron ed Angela Merkel tut­to appare più niti­do. Le elezioni europee han­no con­fer­ma­to che Berli­no, Pari­gi e Madrid han­no costru­ito un asse sem­pre più soli­do che serve non solo a Fran­cia e Ger­ma­nia per raf­forzarsi in Europa, ma anche alla stes­sa Spagna per scalzare l’Italia come terza poten­za dell’Unione euro­pea. Una con­ver­gen­za di inter­es­si che adesso si riper­cuote su uno dei fron­ti più impor­tan­ti dell’alleanza tra Berli­no e Pari­gi: la dife­sa euro­pea.

Dopo mesi di trat­ta­tive, infat­ti, il gov­er­no spag­no­lo  ha ader­i­to al prog­et­to del nuo­vo cac­cia europeo. Come scrive il quo­tid­i­ano spag­no­lo Abc, il min­istro del­la Dife­sa, Mar­gari­ta Rob­les, ha fir­ma­to l’accordo con il quale la Spagna aderisce for­mal­mente al Future Com­bat Air Sys­tem (Fcas) durante il Salone inter­nazionale dell’aeronautica e del­lo spazio a Le Bour­get, Pari­gi. Il mem­o­ran­dum d’intesa del Fcas è sta­to fir­ma­to, oltre che dal­la Rob­les, anche dal min­istro del­la Dife­sa francese, Flo­rence Par­ly, e dal min­istro del­la Dife­sa tedesco, Ursu­la von der Leyen. L’accordo servirà alle difese di Berli­no, Madrid e Pari­gi per sos­ti­tuire entro il 2040 gli attuali Rafale ed Eurofight­er e ha una dura­ta di almeno dieci anni. Uno stru­men­to che serve ai gov­erni dell’asse fran­co-tedesco di mostrare la pro­pria volon­tà di com­petere rispet­to ai gigan­ti dell’industria aero­nau­ti­ca mil­itare mon­di­ale, ma serve soprat­tut­to per dare un’accelerata a quel­la dife­sa di matrice euro­pea su cui Pari­gi sta pun­tan­do moltissi­mo e su cui sem­bra avere investi­to anche la Ger­ma­nia, pre­oc­cu­pa­ta dall’essere una poten­za indus­tri­ale ma esclusa dai gran­di giochi strate­gi­ci inter­nazion­ali.

Per quan­to riguar­da la Spagna, la mossa ha un chiaris­si­mo con­no­ta­to politi­co che dimostra la volon­tà di Sanchez di unire l pro­prio Paese a quell’asse fran­co-tedesco che rimane, sec­on­do i suoi alleati, il vero motore dell’unità euro­pea. Sgom­bri­amo il cam­po da equiv­o­ci: Sanchez al pari di Macron e Merkel non lo fa per benef­i­cen­za né per sane europeis­mo. Quel­lo che si nasconde dietro ques­ta deci­sione è un chiaro inten­to da parte del­la Spagna di incun­ear­si quale terza gam­ba dell’asse fran­co-tedesco, pur essendo per­fet­ta­mente con­sapev­ole che il gio­co lo con­ducono Macron e Merkel. Ma dal­la sua Sanchez può sfruttare una fon­da­men­tale mis­cela di di inter­es­si con­ver­gen­ti. Da una parte l’Italia ha mostra­to for­ti aper­ture di cred­i­to nei con­fron­ti degli Sta­ti Uni­ti di Don­ald Trump che tut­to vogliono me no che Fran­cia e Ger­ma­nia con­tin­uino nei loro prog­et­ti di Dife­sa euro­pea a gui­da fran­co-tedesca. Dall’altra parte, il gov­er­no ital­iano ha deciso di non puntare su prog­et­ti di dife­sa Ue che non siano inser­i­ti nell’ambito Pesco e nell’ambito Nato. Infine, non va dimen­ti­ca­to neanche un ulti­mo dato di natu­ra squisi­ta­mente polit­i­ca: Sanchez rap­p­re­sen­ta l’unico gov­er­no europeo pro-Ue, sostenu­to da Fran­cia e Ger­ma­nia e con la Com­mis­sione euro­pea uscente che ne ha cer­ti­fi­ca­to la bon­tà delle riforme. Di fat­to questo momen­to stori­co può rap­p­re­sentare per Madrid il pas­sag­gio di con­seg­ne da parte di Roma. E così, questo accor­do mil­itare può riv­e­lare molte cose sul futuro dell’Unione euro­pea, che da tem­po sem­bra aver deciso che il futuro di Brux­elles spasserà per Fran­cia e Ger­ma­nia con il sosteg­no del­la Spagna. Esclu­den­do, per il momen­to, l’Italia.

Share / Con­di­vi­di:

Le mani della Cina sull’energia solare: cosa c’è dietro la svolta “green”

AMBIENTE /

Sul­lo svilup­po del­la rete 5G la Cina ha accel­er­a­to così tan­to da las­cia­re indi­etro gli Sta­ti Uni­ti. In altri ambiti tec­no­logi­ci Pechi­no ha rag­giun­to liv­el­li pari se non supe­ri­ori a Wash­ing­ton; pren­di­amo ad esem­pio i temi dell’intelligenza arti­fi­ciale e del riconosci­men­to fac­ciale, in cui mastodon­tiche aziende di Sta­to han­no investi­to tan­tis­si­mo. Per arginare l’ascesa del Drag­one, che ha già dis­eg­na­to un piano a tappe per diventare una poten­za glob­ale a tut­ti gli effet­ti, Trump si è gio­ca­to la car­ta dei dazi, cer­can­do così di lim­itare la cresci­ta di set­tori chi­ave dell’economia cinese. Ma la guer­ra fra Sta­ti Uni­ti e Cina ormai non riguar­da più solo il com­mer­cio, e ci sono altre arene in cui le due super­poten­ze sono pronte a scon­trar­si.

La Solar Space Race fra Cina e Stati Uniti

Una delle ultime sfide a dis­tan­za è la cosid­det­ta Solar Space Race, cioè una sor­ta di cor­sa spaziale per accred­i­tar­si l’accesso alle risorse ener­getiche derivan­ti dal sole. Un Paese in gra­do di fare ciò, nel pre­sente ma soprat­tut­to in un futuro non trop­po lon­tano, sarebbe in gra­do di attin­gere a una fonte di ener­gia puli­ta, costante, prati­ca­mente illim­i­ta­ta e molto meno cara dei com­bustibili fos­sili. Ecco, in ques­ta futur­is­ti­ca cor­sa all’oro gli Sta­ti Uni­tianco­ra una vol­ta rischi­ano seri­amente di essere superati dal­la Cina. Sen­za usare giri di parole, come fa notare For­eign Pol­i­cy, “Chi­na is win­ning the solar space race”.

Sfruttare l’energia solare

Pechi­no ha inten­zione di costru­ire una cen­trale elet­tri­ca spaziale in orbi­ta per incanalare ener­gia puli­ta dal sole da reimp­ie­gare sul­la ter­ra in varie attiv­ità. Il prog­et­to è ambizioso ma neces­si­ta di tem­pi lunghi per essere attua­to, e dif­fi­cil­mente si con­cretizzerà pri­ma del 2050, quan­do la Cina sarà il pri­mo Paese a sfruttare l’energia del sole nel­lo spazio. Il prob­le­ma, per gli Sta­ti Uni­ti, è la forte par­entela che lega lo svilup­po sci­en­tifi­co cinese al suo appa­ra­to mil­itare; le inno­vazioni del­la scien­za pos­sono essere uti­liz­zate anche in guer­ra e vicev­er­sa. Sec­on­do alcu­ni report statu­niten­si, il pro­gram­ma spaziale del Drag­one è parte inte­grante di quel­lo mil­itare ed è super­vi­sion­a­to diret­ta­mente dall’esercito. Insom­ma, per la Casa Bian­ca dietro ad attiv­ità spaziali all’apparenza civili si nascon­dereb­bero in realtà inter­es­si mil­i­tari.

Il Dragone proiettato nel futuro

Ma l’incubo degli Sta­ti Uni­ti non finisce qui per­ché c’è un altro moti­vo che spinge Wash­ing­ton a temere la cor­sa del­la Cina all’energia solare. Quan­do il gigante asi­ati­co rius­cirà nell’impresa sopra cita­ta, la sua immag­ine ne uscirà tal­mente for­ti­fi­ca­ta che tan­tis­si­mi Pae­si saran­no attrat­ti dall’orbita cinese e saran­no lieti di entrare a far parte dei piani com­mer­ciali di Pechi­no, come l’ambigua One Belt One Road. Men­tre la Cina sper­i­men­ta nuove strate­gie per un futuro sosteni­bile da pro­tag­o­nista, gli Sta­ti Uni­ti sono fer­mi alle tec­nolo­gie che li resero cele­bri intorno agli anni ’70; la Nasa è rimas­ta indi­etro, sia per una visione miope sia per la man­can­za di denaro da inve­stire.

Vantaggi geopolitici

Chi sarà in gra­do di con­trol­lare le energie rin­nov­abili auto­mati­ca­mente avrà un ruo­lo cen­trale nel­la geopo­lit­i­ca glob­ale e nell’ordine inter­nazionale. Se la Cina rius­cirà davvero ad uti­liz­zare per pri­ma l’energia solare allo­ra vin­cerà a man bas­sa la sfi­da a dis­tan­za con gli Sta­ti Uni­ti. In tal caso non ci sarà guer­ra dei dazi che ten­ga. Anche per­ché l’energia derivante dal sole, almeno nel­la sua pri­ma fase, non sarà con­trol­la­ta da pri­vati ma da Sta­ti, e di con­seguen­za sarà un’importante leva geopo­lit­i­ca.

Share / Con­di­vi­di:

Abusivi e inagibili, abbattuti appartamenti nel Napoletano

Sgomber­a­ta l’unica famiglia che anco­ra occu­pa­va la strut­tura a Marigliano, nel Napo­le­tano. Ave­va la res­i­den­za, rilas­ci­a­ta dal Comune cir­ca 8 anni fa

Sette bilo­cali abu­sivi e inag­i­bili but­tati a ter­ra a Marigliano, nel Napo­le­tano. È questo l’epilogo di una vec­chia sto­ria, ric­ca di ombre e intrichi, su cui da qualche mese inda­ga anche la procu­ra di Nola.

Molte sono le cir­costanze da chiarire che si sareb­bero pre­sen­tate a par­tire dal 2007, anno in cui gli allog­gi furono acquisi­ti al pat­ri­mo­nio comu­nale in segui­to alla con­fis­ca a un impren­di­tore del pos­to. Da anni le abitazioni risul­ta­vano occu­pate abu­si­va­mente e, sec­on­do quan­to denun­ci­a­to da qual­cuno, per diver­so tem­po un pri­va­to avrebbe prete­so una quo­ta men­sile per viver­ci.

Una famiglia ave­va ottenu­to anche la res­i­den­za dal Comune in uno di quei mini appar­ta­men­ti in cui risul­ta­va sud­di­vi­so un uni­co bloc­co di fab­bri­ca­to. Ieri era l’unica che abita­va anco­ra in quel­lo sta­bile insi­curo da cui è sta­ta sgomber­a­ta. Vi abbi­amo rac­con­ta­to a mar­zo scor­so del­la loro sto­ria. Sper­an­za, 52 anni, sep­a­ra­ta e dis­oc­cu­pa­ta, vive­va con i tre figli in quel pos­to da 8 anni. Da 3 anni si era aggiun­to anche il nipoti­no. Ci era arriva­ta dopo uno sfrat­to che la las­ciò per stra­da con i suo ragazzi anco­ra minoren­ni. Dopo il dis­tac­co di allac­ci abu­sivi alla rete idri­ca e a quel­la elet­tri­ca avvenu­to a mar­zo scor­so, si arran­gia­vano con grosse taniche di acqua e lam­pade a ener­gia solare. Ave­vano chiesto al Comune una soluzione alter­na­ti­va, che nel frat­tem­po non gli è sta­ta pro­pos­ta. Il red­di­to da lavoro part-time delle due figlie di Sper­an­za supera il mas­si­mo richiesto per accedere ad agevolazioni o per chiedere un allog­gio popo­lare.

Lo Sta­to non ci ha aiu­ta­to in nes­sun modo, ha saputo solo far­ci spro­fon­dare anco­ra di più”, dice ram­mar­i­ca­ta la pri­mo­geni­ta di Sper­an­za, For­tu­na. Lei e la sua famiglia con­tin­u­ano a ripetere che con quel­lo che guadag­nano non riescono a tirare avan­ti. Per i prossi­mi giorni rester­an­no in un B&B a spese del Comune. “Mas­si­mo 10 giorni. Dopo una det­tagli­a­ta relazione ambi­en­tale dei servizi sociali è emer­so che ave­vano una situ­azione red­di­tuale media, per cui non ave­vano neces­sità di una con­tribuzione obbli­ga­to­ria per il sosteg­no. Tut­tavia si è deciso di adottare una pro­ce­du­ra di sosteg­no per le fragilità, per­ché c’era un minore all’interno, per chi tem­po­ranea­mente, per un peri­o­do di cir­ca 10 giorni ver­ran­no affi­dati ad un B&b per il tem­po nec­es­sario a trovare una sis­temazione che dovrà la parte sostenere”, ha affer­ma­to il coman­dante del­la polizia munic­i­pale, Emil­iano Nacar, che ieri mat­ti­na è inter­venu­to in via Stret­to­la per dare ese­cuzione all’ordinanza di sgombero e seguire l’abbattimento degli appar­ta­men­ti abu­sivi. Nel cor­so delle pre­lim­i­nari oper­azioni di ispezione, la polizia locale ha rin­venu­to e seques­tra­to un bosso­lo e un proi­et­tile in uno degli allog­gi trovati vuoti. Si inda­ga ora anche su questo ritrova­men­to.

Sgombero e demolizione ieri non han­no col­pi­to la vil­la abu­si­va adi­a­cente agli allog­gi but­tati a ter­ra, un immo­bile su due liv­el­li dove vive uno dei figli dell’imprenditore a cui è sta­to con­fis­ca­to il pat­ri­mo­nio ieri dis­in­te­gra­to. “L’opera risul­ta abu­si­va, ma non è inag­i­bile”, chiarisce Nacar, che par­la del­la val­u­tazione in cor­so da parte degli uffi­ci comu­nali di una pro­ce­du­ra di inden­niz­zazione richi­es­ta dagli occu­pan­ti.  

Share / Con­di­vi­di:

Catastrofe del metano minaccia l’umanità

I ricer­ca­tori del Nation­al Insti­tute of Water and Atmos­pher­ic Research di Welling­ton, in Nuo­va Zelan­da, han­no reg­is­tra­to un rapi­do aumen­to del­la quan­tità di metano nell’atmosfera ter­restre.

Sec­on­do l’Agenzia per la pro­tezione dell’ambiente USA nel giro di 100 anni una mol­e­co­la di metano causa un effet­to ser­ra di 28–36 volte supe­ri­ore a quel­lo di una mol­e­co­la di anidride car­bon­i­ca. Dal 2006 al 2017 la con­cen­trazione di metano nell’atmosfera è cresci­u­ta da 1775 a 1850 unità su un mil­iar­do nonos­tante questo gas si decom­pon­ga più velo­ce­mente dell’anidride car­bon­i­ca.

Gli stu­diosi riten­gono che anche se le emis­sioni di anidride car­bon­i­ca saran­no notevol­mente ridotte come sta­bil­i­to dall’Accor­do di Pari­gi, l’incremento del­la con­cen­trazione di metano com­penserà ques­ta riduzione.

Anco­ra i ricer­ca­tori non san­no pre­cisa­mente per­ché la quan­tità di metano stia aumen­tan­do. Alcu­ni riten­gono che il con­trib­u­to mag­giore sia dato dall’allevamento in quan­to il bes­ti­ame emette gas durante la diges­tione. Un’altra pos­si­bile causa è l’aumento dei volu­mi del­la com­bus­tione di com­bustibili fos­sili.

L’aumento del­la tem­per­atu­ra lega­to al riscal­da­men­to glob­ale prob­a­bil­mente provocherà emis­sioni di metano dalle zone umide e i cam­bi­a­men­ti dell’atmosfera ren­der­an­no più lento il proces­so di dis­truzione dei gas ser­ra.

Sec­on­do l’Accordo di Pari­gi del 2015 l’aumento del­la tem­per­atu­ra glob­ale deve essere ridot­to a 1,5 gra­di cel­sius per pre­venire con­seguen­ze cat­a­stro­fiche legate ai cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci. Ma diver­si grup­pi di stu­diosi stan­no arrivan­do alla con­clu­sione che il supera­men­to del liv­el­lo accetta­bile di emis­sioni dei gas ser­ra è inevitabile. Alcu­ni cli­ma­tolo­gi definis­cono l’Accordo di Pari­gi una “truf­fa” in quan­to non esige che i pae­si fir­matari osservi­no rig­orosa­mente le mis­ure per ridurre le emis­sioni.  https://it.sputniknews.com/mondo/201906207790348

Share / Con­di­vi­di:

Tweet su “Madame furto”. Salvini finisce nel mirino: “Non deve avere più figli”

Tweet su “Madame furto”. Salvini finisce nel mirino: “Non deve avere più figli”

Il tweet dal­la pag­i­na uffi­ciale di Mat­teo Salvi­ni parte nel cuore del­la notte, ed è di quel­li — e il min­istro degli Interni lo sa bene — des­ti­nati a spac­care.

Per­ché davan­ti alla sto­ria di Vasvi­ja Husi­ca, la nomade romana che la gius­tizia non riesce a met­tere in carcere per­ché sfor­na figli a ripe­tizione, Salvi­ni va giù pesante.

Gli han­no seg­nala­ta la notizia sul sito del Gior­nale, al min­istro la cosa non è anda­ta giù. E, sen­za neanche con­sul­tar­si con lo staff, poco pri­ma di mez­zan­otte digi­ta per­sonal­mente il mes­sag­gio. La soluzione, per il vicepremier, c’è: por­tar­le via i figli, e man­dar­la in galera. Dove non potrà più far­si met­tere inc­in­ta.

Inevitabil­mente, scop­pia un putife­rio. Anche per­ché il mes­sag­gio di Salvi­ni è — forse volu­ta­mente — ambiguo. Così molti ci leg­gono un invi­to alla ster­il­iz­zazione coat­ta. Ecco il testo: «Ques­ta maledet­ta ladra in carcere per trent’anni, mes­sa in con­dizione di non avere più figli, e i suoi poveri bim­bi dati in adozione a famiglie per­bene. Pun­to».

Cosa intende il min­istro? Per met­tere fine alle gravi­danze a ripe­tizione bas­ta la galera? O davvero Salvi­ni vuole legar­le le tube?

In ogni caso, l’effetto spac­catu­ra è garan­ti­to: da una parte fioc­cano migli­a­ia di «mi piace», dall’altra piovono i com­men­ti di chi invi­ta Salvi­ni a ridare invece i famosi 49 mil­ioni del­la Lega.

Nel­la sua polit­i­ca «mus­co­lare» del­la sicurez­za, il caso di Vasvi­ja Husic sem­bra­va d’altronde fat­to appos­ta per finire nel miri­no del leader leghista, per­ché toc­ca uno dei temi — l’impunità del­la crim­i­nal­ità preda­to­ria, da stra­da — che gli sono più cari.

La rom bosni­a­ca ha appe­na 32 anni di età e ha già accu­mu­la­to ven­ticinque anni di carcere da scon­tare per una serie di con­danne per fur­to. Alla rib­al­ta delle cronache c’è appro­da­ta alla fine di mag­gio, quan­do i cara­binieri l’avevano fer­ma­ta in fla­grante per la quar­an­tes­i­ma vol­ta, e l’avevano dovu­ta imme­di­ata­mente rilas­cia­re: per­ché era all’ottavo mese di gravi­dan­za. L’undicesima.

Gli altri dieci figli vivono con lei nel degra­do del cam­po del­la Ban­di­tac­cia, ad Ardea. Ed è ripro­ducen­dosi sen­za sos­ta che la Husic ottiene di rin­viare sine die il momen­to di scon­tare la pena. «In galera non ci vado — dice lei, vaga­mente bef­far­da, ai cro­nisti fuori dal tri­bunale — sono inc­in­ta…».

Tre giorni fa, fres­ca di scarcer­azione, è di nuo­vo al lavoro: la pizzi­cano sem­pre i cara­binieri, l’impresa sta­vol­ta è par­ti­co­lar­mente abi­et­ta per­ché insieme a tre com­pli­ci ha appe­na pre­so di mira una tur­ista dis­abile, cir­con­dan­do la sua car­rozzi­na nel­la met­ro­pol­i­tana e deruban­dola.

In carcere non è des­ti­na­ta a restar­ci a lun­go neanche sta­vol­ta, per­ché l’undicesimo par­to è immi­nente. Ed è il suo ritorno in servizio a scatenare l’ira di Mat­teo Salvi­ni.

Un caso iso­la­to, estremo? In realtà par­rebbe di no. Poche ore dopo il tweet del min­istro, un comu­ni­ca­to dei cara­binieri riv­ela che c’è qual­cuno più alacre e pro­lifi­co di Vasvi­ja. Si chia­ma Fadi­la Omerovic, vive anche lei ad Ardea, ha tren­tot­to anni, 43 con­danne alle spalle. E quindi­ci figli. E il sedices­i­mo in arri­vo.

La indi­vid­u­ano men­tre sale sul­la 87 in via del Teatro Mar­cel­lo, col suo pan­cione e in brac­cio un pic­co­lo di sei mesi, insieme alla figlia sedi­cenne. Nel miri­no ha una comi­ti­va di tur­isti cine­si, scher­man­dosi col mar­su­pio del bam­bi­no sfi­la il portafoglio a uno di loro. Adesso Fadi­la è in carcere, insieme al suo sven­tu­ra­to bam­bi­no.

Share / Con­di­vi­di:

La sinistra non riesce a immaginare un mondo senza capitalismo

CONOR LYNCH

newrepublic.com

Il dis­cor­so di Bernie Sanders sul­la socialdemocrazia mette a nudo i lim­i­ti dell’inventiva di un movi­men­to in cresci­ta.

Esiste un det­to comune a sin­is­tra gen­eral­mente attribuito a Fred­er­ic Jame­son, criti­co di Marx, sec­on­do cui “è più facile immag­inare la fine del mon­do che la fine del cap­i­tal­is­mo.” Il sag­gista Mark Fish­er poco pri­ma di morire descrisse tut­to questo come “real­is­mo cap­i­tal­ista”, ovvero il “dif­fu­so sen­so sec­on­do cui non solo il cap­i­tal­is­mo è l’unico sis­tema politi­co ed eco­nom­i­co prat­i­ca­bile, ma oggi è addirit­tura impos­si­bile immag­i­nar­gli un’alternativa sen­sa­ta.”

Ques­ta sen­sazione ha avu­to il sopravven­to dal crol­lo del comu­nis­mo tre decen­ni fa, ed ha riem­pi­to di tri­on­fal­is­mo il mon­do cap­i­tal­ista fino al 2008, quan­do la crisi finanziaria e la suc­ces­si­va reces­sione glob­ale han­no mes­so in moto svariati movi­men­ti ant­i­cap­i­tal­isti. Purtrop­po nel decen­nio suc­ces­si­vo non si è anco­ra mate­ri­al­iz­za­ta una vera alter­na­ti­va eco­nom­i­ca e polit­i­ca. Nonos­tante molti pensi­no oggi che il cap­i­tal­is­mo deb­ba finire, le prob­a­bil­ità che suc­ce­da non aumenter­an­no nem­meno se il sen­a­tore Bernie Sander dovesse diventare Pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti.

Il sen­a­tore del Ver­mont [Sanders, ndt] ha chiar­i­to la ques­tione in un suo dis­cor­so tenu­to pochi giorni fa ed il cui tito­lo da solo qual­i­fi­ca i lim­i­ti del­la sua riv­o­luzione: “Per­ché la socialdemocrazia rimane l’unico meto­do per scon­fig­gere l’oligarchia”. Non ha denun­ci­a­to le male­fat­te del cap­i­tal­is­mo in quan­to tale, ma del cap­i­tal­is­mo sen­za freni ed ha usato la paro­la “social­is­mo” come una sor­ta di epite­to.

Non dob­bi­amo dimen­ti­car­ci l’incredibile ipocrisia di Wall Street, i più autorevoli pred­i­ca­tori del cap­i­tal­is­mo sfre­na­to”, ha det­to. “Nel 2008, dopo che la loro avid­ità e scon­sid­er­atez­za uni­ta a com­por­ta­men­ti ille­gali creò il mag­giore dis­as­tro finanziario dal­la Grande Depres­sione con mil­ioni di amer­i­cani sen­za più lavoro, sen­za più casa e sen­za più rispar­mi, l’adesione di Wall Street alla reli­gione del cap­i­tal­is­mo sfre­na­to finì. Di pun­to in bian­co, Wall Street divenne social­ista e chiese i più gran­di finanzi­a­men­ti fed­er­ali del­la sto­ria amer­i­cana per effet­tuare i sal­vatag­gi.”

L’esitazione di Sanders ad anal­iz­zare più in pro­fon­dità potrebbe causare qualche fas­tidio a chi si riconosce nell’estrema sin­is­tra, ma non sor­prende più di tan­to vis­to come sono andate le cose recen­te­mente. Uno dei più impor­tan­ti seg­nali di rinasci­ta social­ista fu l’esplosione di Occu­py Wall Street nel lon­tano 2011. Pur sen­za appa­ra­to cen­trale e leader, è sta­to prob­a­bil­mente il mag­giore movi­men­to ant­i­cap­i­tal­ista da quan­do fu dichiara­ta “la fine del­la sto­ria” 20 anni fa [Fukuya­ma, ndt].

Men­tre il movi­men­to si dif­fonde­va glob­al­mente e la “occu­pazione” anda­va avan­ti per mesi, non venne prodot­ta alcu­na idea in gra­do di rimpiaz­zare il cap­i­tal­is­mo. In quei giorni il filoso­fo sloveno Slavoj Žižek com­men­ta­va la ques­tione Occu­py ricor­dan­do la famosa sto­ria di Melville sull’assistente legale Bartle­by: “il mes­sag­gio di Occu­py Wall Street è ‘preferirei non gio­care all’attuale gio­co cap­i­tal­ista’… oltre a questo non vedo risposte.”

Alcu­ni anni dopo Occu­py, Thomas Piket­ty pub­bli­ca­va il suo libro “Il cap­i­tale nel XXI sec­o­lo” des­ti­na­to a diventare uno dei lavori acca­d­e­mi­ci più ven­du­ti di tut­ti i tem­pi, e ad ali­menta­re un dibat­ti­to inter­nazionale sulle dis­ug­uaglianze. Nonos­tante i crit­i­ci di cen­tro e di destra l’avessero etichet­ta­to come “Marx mod­er­no”, l’economista francese non sta­va in realtà pro­po­nen­do né la fine del cap­i­tal­is­mo né una teo­ria com­p­lessi­va sul cap­i­tale. Attra­ver­so una impres­sio­n­ante sfilza di dati, Piket­ty non face­va che con­fer­mare ciò che la sin­is­tra ha sem­pre saputo: le estreme dis­ug­uaglianze e la con­cen­trazione delle ric­chezze nel­la mani di pochi non è che il risul­ta­to nat­u­rale del cap­i­tal­is­mo. Diver­sa­mente da Marx, comunque, Piket­ty non ha min­i­ma­mente cer­ca­to di immag­inare un’alternativa rad­i­cale al cap­i­tal­is­mo (le sue ricette si lim­i­tano a tas­sazioni glob­ali dei ric­chi, idea che risul­ta tan­to delu­dente quan­to irre­al­iz­z­abile).

Un anno dopo la pub­bli­cazione in inglese del libro di Piket­ty, Sanders lan­ci­a­va la sua cam­pagna pres­i­den­ziale del 2016 des­ti­na­ta a diventare un altro impor­tante indi­ca­tore degli umori del movi­men­to ant­i­cap­i­tal­ista in costante cresci­ta a par­tire dal­la crisi finanziaria. Sanders si qual­i­fi­ca­va aper­ta­mente come “socialde­mo­c­ra­ti­co” (definizione rad­i­cale) e pro­pone­va una alter­na­ti­va al “neoliberis­mo pro­gres­sista” che ave­va dom­i­na­to le politiche del Par­ti­to Demo­c­ra­ti­co a par­tire dagli anni ‘90. (Pren­do a presti­to ques­ta definizione da Nan­cy Fras­er [stor­i­ca attivista del fem­min­is­mo, ndt] per descri­vere un’alleanza tra i movi­men­ti di eman­ci­pazione quali il fem­min­is­mo e l’antirazzismo e “le forze neoliberiste impeg­nate nel finanziare l’economia cap­i­tal­ista” che, sec­on­do la Fras­er, usa “il caris­ma degli alleati pro­gres­sisti per dif­fondere uno stra­to di eman­ci­pazione sul prog­et­to ret­ro­gra­do di mas­s­ic­cia redis­tribuzione ver­so l’alto”).

Sebbene Sanders avesse rein­trodot­to il con­cet­to di politiche di classe nel dibat­ti­to e avesse ispi­ra­to una gen­er­azione di gio­vani ad abbrac­cia­re l’idea social­ista, alla fine dei con­ti sta­va soltan­to offren­do una ver­sione aggior­na­ta del lib­er­al­is­mo in stile New Deal, piut­tosto che una vera alter­na­ti­va social­ista al cap­i­tal­is­mo. Il fat­to che i suoi procla­mi più “rad­i­cali” (quali la san­ità pub­bli­ca gra­tui­ta) siano lo sta­tus quo in diverse nazioni europee come la Gran Bre­tagna a par­tire dal­la metà del sec­o­lo scor­so, la dice lun­ga. Come molti com­men­ta­tori notarono all’epoca, Sanders era meno social­ista di Eugene Debs [sin­da­cal­ista e politi­co, con­dan­na­to a 10 anni per i suoi dis­cor­si e can­dida­to al Nobel per la pace nel 1924, ndt] e più nel­lo spir­i­to di Franklin Roo­sevelt.  Sanders deve ved­er­sela oggi con quel paragone. Il suo dis­cor­so è sta­to una dichiarazione di amore per Roo­sevelt (nes­suna men­zione a Debs). Ha esor­ta­to il Par­ti­to Demo­c­ra­ti­co a finire “le ques­tioni irrisolte del New Deal”, pro­po­nen­do la ver­sione del ven­tunes­i­mo sec­o­lo del “bill of right” [i pri­mi dieci emen­da­men­ti del­la cos­ti­tuzione amer­i­cana, ndt] sec­on­do Roo­sevelt.

Sebbene il sen­a­tore con­tinui a pro­fes­sar­si social­ista, la sua vaga inter­pre­tazione rende tut­to più sim­i­le alla socialdemocrazia inau­gu­ra­ta da Roo­sevelt. Sec­on­do Sanders la socialdemocrazia è lega­ta all’idea sec­on­do cui “i dirit­ti eco­nomi­ci sono dirit­ti umani”, il che sig­nifi­ca dirit­to ad un salario decente, san­ità di qual­ità, istruzione, allog­gi a prezzi ragionevoli e sicurez­za pen­sion­is­ti­ca; sig­nifi­ca “pre­tendere e ottenere lib­ertà polit­i­ca ed eco­nom­i­ca per ogni comu­nità di ques­ta nazione”. Per car­ità, tutte cose impor­tan­tis­sime, ma solo chi è schier­a­to politi­ca­mente a destra lo chi­amerebbe social­is­mo.

Nei tre anni suc­ces­sivi alla scon­fit­ta pres­i­den­ziale di Sanders, sem­pre più amer­i­cani con­di­vi­dono le sue idee. Sec­on­do un’indagine del­la Axios di ques­ta set­ti­mana quat­tro inter­vis­ta­ti su dieci preferireb­bero vivere in un paese social­ista piut­tosto che in uno cap­i­tal­ista, ed il 55% di donne di età com­pre­sa tra i 18 ed i 54 anni detes­tano il cap­i­tal­is­mo. Sem­br­erebbe che tut­to questo giochi a favore di Sanders, ma non nel cam­po delle pri­marie. Non ha un sin­go­lo can­dida­to che lo sfi­di e, per giun­ta, molti suoi avver­sari stan­no por­tan­do avan­ti i suoi pun­ti, sebbene sen­za il con­fron­to politi­co che ave­va carat­ter­iz­za­to la sua pri­ma cam­pagna elet­torale.

Sanders rimane l’unico can­dida­to vaga­mente ant­i­cap­i­tal­ista, e l’unico che si definisce social­ista. Ma il suo pro­gram­ma non è uni­co come fu nel 2016. Per quan­to indub­bi­a­mente “rad­i­cal” sec­on­do gli stan­dard amer­i­cani, le pro­poste eco­nomiche di Sanders pos­sono essere con­sid­er­ate di cen­tro-sin­is­tra nel resto del mon­do, al pun­to da non ril­e­vare grosse dif­feren­ze tra le sue pro­poste e quelle del­la sen­a­trice Eliz­a­beth War­ren che insiste nel definir­si “cap­i­tal­ista fino all’osso”.

Esiste una cer­ta nos­tal­gia per la socialdemocrazia del­la metà del sec­o­lo scor­so tra i ver­ti­ci del­la sin­is­tra, che rimpiangono i giorni in cui le tasse era­no ele­vate, i sin­da­cati for­ti e le politiche riformiste era­no state in gra­do di trovare un accor­do tra social­is­mo e cap­i­tal­is­mo. Comune­mente con­sid­er­a­ta l’epoca d’oro del cap­i­tal­is­mo, gli anni del dopoguer­ra videro una riduzione delle dis­eguaglianze, una cresci­ta dei salari e negli stan­dard di vita, ed un aumen­to del­la mobil­ità sociale. Tut­to questo fu pos­si­bile -in parte- gra­zie alle politiche del New Deal negli USA e a quelle dei socialde­mo­c­ra­ti­ci in Europa occi­den­tale.

C’è un prob­le­ma serio nel cer­care di emu­la­re oggi le politiche socialde­mo­c­ra­tiche del ven­tes­i­mo sec­o­lo, dato che non è per nul­la chiaro se quel meto­do di medi­azione pos­sa essere usato nel nuo­vo mil­len­nio. Vivi­amo in un mon­do molto più glob­al­iz­za­to rispet­to a 75 anni fa. Il cap­i­tale è molto più flessibile e mobile che mai ed una rap­i­da cresci­ta eco­nom­i­ca come quel­la del dopoguer­ra è oggi molto improb­a­bile, cosa che rende il wel­fare dif­fi­cile da sostenere. Nel suo libro Piket­ty offre prove molto con­vin­cen­ti che quan­to suc­ces­so nel dopoguer­ra è un’anomalia stor­i­ca. L’estrema dis­ug­uaglian­za odier­na è il ritorno alla nor­mal­ità.

Una con­cen­trazione di cir­costanze (dis­truzione bel­li­ca, politiche di tas­sazioni pro­gres­sive rese pos­si­bili dal­lo shock del 1914–1945, unite ad una cresci­ta eccezionale per tre decen­ni dopo la fine del­la SGM)” si legge nel libro “han­no cre­ato una situ­azione sen­za prece­den­ti che è dura­ta per qua­si un sec­o­lo. Tut­ti gli indi­ca­tori mostra­no che stia per finire”, aggiun­gen­do che “per gran­di linee sono state le guerre del ven­tes­i­mo sec­o­lo a fare piaz­za puli­ta del pas­sato, cre­an­do così l’illusione che il cap­i­tal­is­mo fos­se cam­bi­a­to strut­tural­mente.”

Le politiche socialde­mo­c­ra­tiche furono orig­i­nar­i­a­mente con­cepite per “sal­vare il cap­i­tal­is­mo da se stes­so”. Come Marx, John May­nard Keynes riconosce­va l’inerente insta­bil­ità del cap­i­tal­is­mo ma, diver­sa­mente dai riv­o­luzionari tedeschi, cre­de­va che le con­trad­dizioni del sis­tema potessero essere lim­i­tate e le ten­sioni con­trol­late da inter­ven­ti statali – in altre parole cre­de­va che il sis­tema fos­se riforma­bile. Men­tre era anco­ra in vita Keynes, era pos­si­bile immag­inare la fine del cap­i­tal­is­mo (a dire il vero era impos­si­bile non immag­i­narlo) e l’economista inglese dedicò tut­ta la sua vita nel preser­vare il sis­tema. Oggi, anche se non siete “cap­i­tal­isti fino all’osso” e siete con­vin­ti che il cap­i­tal­is­mo sia sen­za pos­si­bil­ità di cam­bi­a­men­to (come il dep­u­ta­to Alexan­dria Oca­sio-Cortez) è prati­ca­mente impos­si­bile immag­inare la fine del cap­i­tal­is­mo (o almeno trovare una val­i­da soluzione alter­na­ti­va). E’ altret­tan­to dif­fi­cile immag­inare un ritorno al cap­i­tal­is­mo del­la metà del ven­tes­i­mo sec­o­lo.

Sanders è ant­i­cap­i­tal­ista nel cuore – altri­men­ti non si definirebbe social­ista – ma con­tinuiamo a vivere in un’era dove è più facile immag­inare la fine del mon­do piut­tosto che la fine del cap­i­tal­is­mo (e con i cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci e altri dis­as­tri eco­logi­ci che minac­ciano l’umanità non ci vuole H.G. Wells per immag­inare la fine del mon­do). La prob­lem­at­i­ca lega­ta alla sin­is­tra odier­na sem­bra essere decidere se lo scopo è rifor­mare oppure rimpiaz­zare il cap­i­tal­is­mo. E se quest’ultimo è davvero il fine, a cosa assomiglierebbe un mon­do post-cap­i­tal­ista? Se Sanders vuole davvero essere dis­tin­guibile da can­di­dati come War­ren, dovrebbe com­in­cia­re a pen­sare seri­amente a queste ques­tioni e las­cia­re stare le critiche a ciò che chia­ma “cap­i­tal­is­mo sfre­na­to”.

 

Conor Lynch è una gior­nal­ista a New York City. Il suo lavoro è appar­so in Salon, The Huff­in­g­ton Post e Alter­net.

Fontehttps://newrepublic.com/

Linkhttps://newrepublic.com/article/154186/bernie-sanders-democratic-socialist-failure-envision-world-without-capitalism

Share / Con­di­vi­di: