Quell’aereo francese esploso che procurava le armi ai libici

French army soldiers fire live ammunitions as they participate on June 26, 2018, in military manoeuvres at the Combined Armed Forces Shooting Training Center (CETIA-S) in Suippes, eastern France.
The 17,000 hectares training centre, located in Suippes under the direction of the 51st Infantry Regiment, is the only one in France to give the opportunity to the different army corps to perform live manoeuvres. / AFP PHOTO / FRANCOIS NASCIMBENIUn inci­dente aereo accadu­to qua­si esat­ta­mente due anni fa nell’isola di Mal­ta, tor­na alla rib­al­ta nelle ore in cui in un’altra iso­la del Mediter­ra­neo, in Sicil­ia, Italia e comu­nità inter­nazionale dis­cu­tono sul­la Lib­ia. Può apparire un col­lega­men­to forza­to, ma in realtà un arti­co­lo di Mal­ta Today pub­bli­ca­to pro­prio lunedì riv­ela delle impor­tan­ti con­nes­sioni tra quell’incidente ed il dossier libi­co.strip_occhi_articolo_libia

l 24 otto­bre 2016 un pic­co­lo aereo da tur­is­mo si schi­anta al suo­lo poco dopo il decol­lo dall’aeroporto inter­nazionale di Luqa, l’unico pre­sente nel­la pic­co­la iso­la del Mediter­ra­neo. Tutte le per­sone a bor­do, cinque in tut­to, risul­tano dece­dute per via dell’impatto del veliv­o­lo con il suo­lo e del suc­ces­si­vo incen­dio. Poche ore dopo si sco­pre, tramite dichiarazioni rese dal gov­er­no di La Val­let­ta, che le vit­time sono tutte france­si.

L’aereo trasportava spie transalpine

Pochi giorni dopo la trage­dia emer­gono altri det­tagli e, in par­ti­co­lare, salta fuori che i cinque france­si dece­du­ti a segui­to dell’incidente era­no doganieri. Il loro com­pi­to quel­la gior­na­ta sarebbe sta­to quel­lo di pat­tugliare lo spec­chio d’acqua tra Mal­ta e Lib­ia per pre­venire ed even­tual­mente sco­vare imbar­cazioni sospet­tate di trasportare in Europa migranti e dro­ga. Una mis­sione dunque di con­trol­lo, nel pieno di una crisi migra­to­ria che in quel 2016 por­ta a numeri record di sbarchi soprat­tut­to lun­go le coste ital­iane. Ma sec­on­do David Hud­son, gior­nal­ista di Mal­ta­To­day, le cose non stan­no così. In realtà a bor­do sareb­bero sta­ti pre­sen­ti cinque 007 france­si. Le vit­time, sec­on­do il cro­nista mal­tese, face­vano parte di un nucleo di nove spie france­si che oper­a­vano nell’isola di Mal­ta. Non il con­trol­lo dell’immigrazione, nem­meno quel­lo dei traf­fi­ci di dro­ga: i transalpi­ni era­no nel cuore del Mediter­ra­neo per gestire il flus­so di armi garan­ti­to dal­la Fran­cia ver­so la Lib­ia. 

Hud­son, nel­la sua ricostruzione, parte dai det­tagli emer­si in una vil­la di Balzan, pic­co­lo comune al cen­tro di Mal­ta. È lì den­tro che ave­va base il grup­po di nove per­sone incar­i­cate del­la ges­tione del­la armi che, dopo essere arrivate sull’isola, dove­vano quin­di sbar­care in Lib­ia. Il grup­po in ques­tione, in par­ti­co­lare, dove­va garan­tire che gli arma­men­ti giun­ti dal­la Fran­cia non cadessero in mani sbagli­ate. Quan­do si sco­pre all’epoca l’identità delle vit­time, gli inquiren­ti mal­te­si si pre­cip­i­tano subito all’interno del­la vil­la dove i cinque allog­gia­vano assieme ad altri quat­tro france­si per l’appunto, pagan­do un affit­to di ven­tim­i­la Euro l’anno. Ma all’arrivo dei poliziot­ti, lo sce­nario appare quel­lo di una vil­la abban­do­na­ta in fret­ta e furia: nes­sun tele­fono, molti ogget­ti spar­i­ti, persi­no cavi elet­tri­ci las­ciati scop­er­ti. Un qual­cosa dunque che risalta subito all’occhio ed appare stra­no.

Sec­on­do Hud­son, citan­do dichiarazioni di una fonte che fa rifer­i­men­to alle tes­ti­mo­ni­anze rac­col­ta dal mag­is­tra­to mal­tese inquirente, Doreen Clarke, i cinque dece­du­ti sull’aereo era­no tre fun­zionari del Dgse, i servizi seg­reti france­si per l’estero, e due con­trac­tors del­la Cae, soci­età con sede in Lussem­bur­go. Dal loro aereo, le cinque vit­time dove­vano ripren­dere le coste libiche e man­dare in tem­po reale le immag­i­ni nel­la vil­la di Balzan dove gli altri quat­tro del nucleo di spie france­si ave­vano le stru­men­tazioni per anal­iz­zare i video. Qual­cosa è anda­to stor­to ed ovvi­a­mente la mis­sione, per via dell’incidente aereo, non è potu­ta pros­eguire. Uffi­cial­mente però La Val­let­ta, già pochi giorni dopo lo schi­anto, ha par­la­to di sem­plice mis­sione doganale. A smen­tire ques­ta tesi ci sareb­bero anche le sparizioni di alcu­ni ogget­ti, un pc su tut­ti, ritrovati durante la perqui­sizione del­la Polizia mal­tese. Dopo questo arti­co­lo, dall’isola non arrivano uffi­ciali con­ferme, ma nem­meno uffi­ciali smen­tite. Un silen­zio che al momen­to sem­br­erebbe dar quan­to meno cred­i­to alla ricostruzione di David Hud­son.

I francesi contrabbandavano armi anche con la Libia sotto embargo?

Al di là degli aspet­ti iner­en­ti le inchi­este che riguardano l’incidente e quel sin­go­lo episo­dio dell’ottobre di due anni fa, a risaltare è soprat­tut­to il dato politi­co. La Fran­cia evi­den­te­mente ha ven­du­to armi spe­cial­mente in Cire­naica e, soprat­tut­to, anche quan­do uffi­cial­mente nem­meno un proi­et­tile pote­va essere fat­to appro­dare in Lib­ia per via dell’embargo sulle armi. Non è una novità, per la ver­ità. Quan­do nel 2011 scop­pia il caso Wik­ileaks, una delle mail attribuite ad Hillary Clin­ton tes­ti­mo­nia come da Pari­gi il flus­so di armi ver­so la Lib­ia nel dopo Gheddafi è sem­pre sta­to costante. La mis­si­va dell’allora seg­re­tario di Sta­to Usa è del 2 aprile 2011, poche set­ti­mane dopo il via dei bom­bar­da­men­ti Nato volu­ti soprat­tut­to dal­la Fran­cia, ed è riv­ol­ta al con­sigliere Sid­ney Blu­men­thal: Pari­gi, si legge in quel­la mail, ha pre­mu­to per un inter­ven­to Nato con­tro Gheddafi e vende armi ai ribel­li. Quan­to accadu­to negli ulti­mi sette anni lun­go l’asse Fran­cia – Lib­ia assume quin­di dei con­torni sem­pre ben pre­cisi. L’Eliseo, dopo aver spodesta­to Gheddafi, ha sem­pre cer­ca­to di dare le spal­late defin­i­tive alla pre­sen­za ital­iana cer­can­do di infil­trar­si soprat­tut­to in Cire­naica. Un momen­to ben pre­ciso dunque del­la sto­ria del Mediter­ra­neo, che adesso forse è des­ti­na­to a tra­montare. In vista del ver­tice di Paler­mo france­si ed ital­iani han­no col­lab­o­ra­to, il dual­is­mo per la Lib­ia tra i due pae­si appare più politi­co che reale, starebbe emer­gen­do la con­sapev­olez­za da parte dei transalpi­ni che forse l’unilateralismo nell’ex colo­nia ital­iana non paga. Intan­to però le armi cir­colano e pas­sano, non a caso, da Mal­ta. L’isola è sem­pre più cen­trale nel dossier libi­co: qui vivono molti libi­ci in esilio, da qui pas­sano armi e petro­lio che violano gli embarghi inter­nazion­ali, qui han­no sede alcu­ni uffi­ci del­la ban­ca cen­trale libi­ca. Che l’incidente del 2016 sveli la pre­sen­za di spie france­si dunque, sor­prende ma soltan­to fino ad un cer­to pun­to. http://www.occhidellaguerra.it/libia-

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Garavaglia a Radio24: «La Chiesa pagherà l’Ici: è un atto dovuto»

l sot­toseg­re­tario all’Economia Mas­si­mo Gar­avaglia (Ansa)Il sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia (Ansa) La Chiesa pagherà l’Ici, è un atto dovu­to». Lo ha det­to il sot­toseg­re­tario all’Economia Mas­si­mo Gar­avaglia a 24Mattino, trasmis­sione di Radio 24 con­dot­ta da Maria Latel­la e Oscar Gian­ni­no. «A questo pun­to è un atto dovu­to, la ques­tione si trasci­na da anni — ha pre­cisato -. La sen­ten­za del­la Corte Ue ci impone di trovare un accor­do con il Vat­i­cano che anco­ra non sti­amo negozian­do. Ma va fat­to e ci sarà»Tav? L’asse Tori­no – Milano — Tri­este fa il 70% del Pil
Si è par­la­to anche di Tav. «Alta veloc­ità? Il con­trat­to di gov­er­no prevede l’analisi costi ben­efi­ci, ma sec­on­do me l’analisi è facilis­si­ma da fare. L’asse Tori­no – Milano — Tri­este fa il 70 per cen­to del Pil. Quin­di le mer­ci devono cir­co­lare alla veloc­ità gius­ta e nel modo migliore pos­si­bile», ha det­to il sot­toseg­re­tario all’Economia Gar­avaglia.Nes­sun ris­chio per la mag­gio­ran­za sul dl sicurez­za
Gar­avaglia si è det­to sereno sul voto al decre­to sicurez­za, dove è entra­ta la pre­scrizioone sus­ci­tan­do più di un malu­more. «Si, ci sono delle ten­sioni nei 5s, ma questo suc­cede per­ché è un movi­men­to com­pos­i­to. Non vedo prob­le­mi per il gov­er­no però: i numeri mi sem­bra­no suf­fi­ci­en­ti per far­ci stare sereni».ps://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018

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Chi è Urania Papatheu, la senatrice azzurra che ha battuto la maggioranza sul condono Ischia

La sen­a­trice di Forza Italia Ura­nia Pap­atheu (Ima­goe­co­nom­i­caLa senatrice di Forza Italia Urania Papatheu (Imagoeconomica) Euna stakanovista Ura­nia Giu­lia Rosi­na Pap­atheu, la sen­a­trice di Forza Italia che ha bat­tuto la mag­gio­ran­za sul decre­to Gen­o­va. Il suo emen­da­men­to che rende il con­dono di Ischia a maglie meno larghe è pas­sato per un sof­fio dinanzi alle com­mis­sioni Lavori pub­bli­ci e Ambi­ente del Sen­a­to con 23 voti (22 i no e una asten­sione). Han­no fat­to la dif­feren­za l’astensione del­la sen­a­trice pen­tastel­la­ta Pao­la Nugnes e il voto pos­i­ti­vo di Gre­go­rio De Fal­co, il coman­dante 5 stelle dis­si­dente che ordinò al coman­dante Schet­ti­no di risalire a bor­do del­la Cos­ta Con­cor­dia. L’emendamento del­la sen­a­trice Pap­atheu chiede­va che le istanze di con­dono pen­den­ti a Ischia sug­li immo­bili col­pi­ti dal sis­ma non fos­sero dis­ci­plinate in base alla legge sul con­dono del 1985.Una sola assen­za su 1.261 votazioni
Catanese, classe 1965, sec­on­do i dati di Open­Par­la­men­to su 1.261 votazioni elet­tron­iche la sen­a­trice è sta­ta pre­sente a 1.260 (99,92% delle pre­sen­ze). Ha pre­sen­ta­to 58 emen­da­men­ti come pri­ma fir­mataria e 114 come cofir­mataria. E 12 inter­rogazioni a rispos­ta scrit­ta, oltre a un ordine del giorno. È cofir­mataria di 19 dis­eg­ni di legge.La mag­gio­ran­za è sta­ta bat­tuta sul suo emen­da­men­to al con­tes­ta­to arti­co­lo sul con­dono a Ischia. Esat­ta­mente cosa impli­ca l’approvazione del suo emen­da­men­to?Nel testo dell’articolo sul­la sana­to­ria di Ischia del decre­to Gen­o­va c’era la volon­tà di aprire a un con­dono tombale. Rifacen­dosi alle pre­scrizioni del con­dono del 1985, pro­mul­ga­to in un quadro nor­ma­ti­vo non atten­to ai vin­coli pae­sag­gis­ti­ci e idro­ge­o­logi­ci, si azzer­a­no tutte le pre­scrizioni lim­i­ta­tive poste nei suc­ces­sivi due con­doni. Nelle due suc­ces­sive sana­to­rie, invece, sono sta­ti invece indi­vid­uati con mag­giore chiarez­za i vin­coli, in par­ti­co­lare idro­ge­o­logi­ci, pae­sag­gis­ti­ci, sis­mi­ci da con­sid­er­are per l’analisi del­la doman­da di sana­to­ria e per gli ambiti da esclud­ere in ogni caso. Can­cel­lan­do, come ha fat­to il mio emen­da­men­to, la nor­ma­ti­va di rifer­i­men­to del 1985 si pos­sono evitare tragedie come quel­la di Paler­mo».Alcu­ni sen­a­tori cam­pani di Forza Italia si sono autosospe­si dal grup­po per il suo emen­da­men­to. Come mai?
«Purtrop­po ci sono delle con­flit­tual­ità legate al ter­ri­to­rio. Ma in aula si tornerà al vec­chio testo per­ché non ci sono i numeri per far approvare l’emendamento. E dunque il mio emen­da­men­to sparirà».Quan­do ha inizia­to a far polit­i­ca e come?
«Sono al mio pri­mo incar­i­co come sen­a­trice in Par­la­men­to, ma da sem­pre mi inter­es­so di polit­i­ca. Sono sta­ta sec­on­da nel­la lista di Forza Italia nel pro­porzionale, nel­la cir­co­scrizione Sicil­ia 1, gra­zie al sosteg­no di Gian­fran­co Mic­ci­chè, pres­i­dente dell’Assemblea regionale sicil­iana. Nel­la mia car­ri­era sono sta­ta diri­gente alla Regione Sicil­ia, respon­s­abile del­lo sportel­lo inter­nazion­al­iz­zazione. E com­mis­sario stra­or­di­nario per l’Ente fiera di Messi­na». ei è una stakanovista al Sen­a­to: è sta­ta assente solo a una sedu­ta. Come ha rag­giun­to questo record?
«Sono sta­ta assente solo alla sedu­ta di fidu­cia al gov­er­no Con­te. Ed era un’assenza gius­ti­fi­ca­ta per­chè ho subito un inter­ven­to chirur­gi­co» Sen­a­trice lei ha un nome molto par­ti­co­lare — Ura­nia — come mai?
«È un nome gre­co del­la tradizione clas­si­ca (è il nome del­la musa dell’astronomia, dell’astrologia e del­la geome­tria, ndr). Mio padre è uno stu­dente gre­co arriva­to in Sicil­ia per stu­di­are quan­do non c’erano prob­le­mi a venire in Italia per igio­vani stranieri. Poi si è nat­u­ral­iz­za­to e ha sposato mia madre».https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018–11-1

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Nuove frontiere di trattamento per la malattia di Alzheimer

San­dro Ian­nac­cone (pri­mario di Riabil­i­tazione spe­cial­is­ti­ca – Dis­tur­bi neu­ro­logi­ci, cog­ni­tivi e motori dell’Irccs Ospedale San Raf­faele)

Le demen­ze, di cui l’Alzheimer rap­p­re­sen­ta la for­ma più fre­quente, sono in cres­cente aumen­to nel­la popo­lazione gen­erale – sem­pre più anziana – e rap­p­re­sen­tano per­tan­to un’emergenza san­i­taria e una delle prin­ci­pali sfide del­la med­i­c­i­na con­tem­po­ranea: sec­on­do l’Organizzazione mon­di­ale del­la san­ità, «nel 2010 35,6 mil­ioni di per­sone risul­ta­vano affette da demen­za con sti­ma di aumen­to del doppio nel 2030, del trip­lo nel 2050, con 7,7 mil­ioni di nuovi casi all’anno (1 ogni 4 sec­on­di) e con una soprav­viven­za media, dopo la diag­nosi, di 4–8-anni». A dis­po­sizione dei medici, oggi, ci sono ter­apie far­ma­co­logiche mirate e avan­zate che agis­cono sulle plac­che di beta-amiloide, una pro­teina che si accu­mu­la nel cervel­lo delle per­sone con demen­za ed è respon­s­abile dei sin­to­mi, quali perdi­ta di memo­ria e dis­ori­en­ta­men­to.

Ma non esistono solo i far­ma­ci: oggi la paro­la d’ordine delle nuove fron­tiere ter­apeu­tiche per la malat­tia di Alzheimer è riabil­i­tazione. A coa­d­i­u­vare l’azione dei far­ma­ci, infat­ti, ci sono ter­apie come la riabil­i­tazione neu­rop­si­co­log­i­ca, effi­cace nelle fasi iniziali e inter­me­die del­la malat­tia, che si basa su eser­cizi cog­ni­tivi mirati. Il van­tag­gio di questo approc­cio è duplice: da un lato agisce in chi­ave pre­ven­ti­va e dall’altro per­me­tte di svilup­pare la ris­er­va cog­ni­ti­va, una specie di “cervel­lo di scor­ta” che con­sente di ridurre i sin­to­mi cog­ni­tivi del­la malat­tia per­ché agisce sul­la neu­ro­plas­tic­ità e sui mec­ca­n­is­mi di recu­pero neu­ronale. Esistono poi altre ter­apie avan­zate che sfrut­tano la sti­mo­lazione mag­net­i­ca delle zone col­pite dal­la malat­tia e favoriscono il recu­pero delle fun­zioni com­pro­messe.

La tec­nolo­gia Neu­roAD (Neu­ronix) unisce queste due tec­niche – la riabil­i­tazione neu­rop­si­co­log­i­ca e la sti­mo­lazione mag­net­i­ca – e rap­p­re­sen­ta per­ciò una stra­da all’avanguardia per il trat­ta­men­to inte­gra­to, indo­lore e non inva­si­vo del­la malat­tia di Alzheimer. Neu­roAD è disponi­bile negli Sta­ti Uni­ti, in nove cen­tri, in Ger­ma­nia e a Lon­dra, in due cen­tri. In Italia è in dotazione all’IRCCS Ospedale San Raf­faele di Milano, pres­so l’Unità di Riabil­i­tazione spe­cial­is­ti­ca – Dis­tur­bi neu­ro­logi­ci, cog­ni­tivi e motori, diret­ta dal dot­tor San­dro Ian­nac­cone, al Poli­clin­i­co Gemel­li di Roma sot­to la super­vi­sione del pro­fes­sor Rossi­ni, diret­tore dell’area neu­ro­scien­ze e alla Casa di cura La Madon­ni­na.

«Si definisce ‘ter­apia mul­ti­modale’ per­ché con­siste nell’uso in con­tem­po­ranea del train­ing neu­rop­si­co­logi­co e del­la sti­mo­lazione mag­net­i­ca» esor­disce il dot­tor Ian­nac­cone. «Nel­la prat­i­ca, il paziente è sedu­to comoda­mente su una poltrona ed esegue eser­cizi speci­fi­ci per la memo­ria, l’attenzione e il lin­guag­gio (a sec­on­da delle fun­zioni com­pro­messe dal­la patolo­gia) uti­liz­zan­do un mon­i­tor touch­screen. Allo stes­so tem­po, un sofisti­ca­to sis­tema di neu­ron­av­igazione ori­en­ta la sti­mo­lazione mag­net­i­ca sulle aree speci­fiche col­pite dal­la malat­tia con altissi­ma pre­ci­sione», con­tin­ua l’esperto.

Per com­pren­dere quali zone speci­fiche sono state col­pite dal­la malat­tia il paziente viene sot­to­pos­to a una riso­nan­za mag­net­i­ca a tre tes­la e a val­u­tazione neu­rop­si­co­log­i­ca. «Uno dei van­tag­gi prin­ci­pali del­la ter­apia è il fat­to che è speci­fi­ca per cias­cun paziente ed è elab­o­ra­ta da un soft­ware che pre­dispone la direzione, l’intensità e la dura­ta delle sti­mo­lazioni» pre­cisa Ian­nac­cone. È pos­si­bile anche mod­i­fi­care gli eser­cizi cog­ni­tivi pro­posti, con gra­do di com­p­lessità pro­porzionale ai pro­gres­si fat­ti. Cias­cu­na sedu­ta con Neu­roAD dura un’ora e deve essere ripetu­ta per cinque giorni a set­ti­mana per un totale di cinque o sei set­ti­mane. La ter­apia, inoltre, non è esclu­si­va per il trat­ta­men­to dell’Alzheimer: può essere pro­pos­ta, infat­ti, anche per diverse altre patolo­gie, quali l’afasia (ovvero la perdi­ta del­la capac­ità di com­porre o com­pren­dere il lin­guag­gio) occor­sa a segui­to di un ictus.

I risul­tati ottenu­ti nei pazi­en­ti che si sono sot­to­posti al trat­ta­men­to con Neu­roAD sono diver­si e incor­ag­gianti: si va da un miglio­ra­men­to nel­la capac­ità di espres­sione e nel riconosci­men­to delle per­sone a un aumen­to del­la capac­ità di atten­zione e memo­ria, fino a un aumen­to dell’indipendenza nelle attiv­ità quo­tid­i­ane e nell’interazione sociale, con un con­seguente miglio­ra­men­to del tono dell’umore. Il grande van­tag­gio di ques­ta ter­apia inno­v­a­ti­va, oltre alla bassis­si­ma inva­siv­ità, è senz’altro la riduzione al min­i­mo degli effet­ti collaterali.http://www.sanita24.ilsole24ore.com/a

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Depressione post partum: un possibile legame con il sistema immunitario

Un’infiammazione nelle regioni cerebrali che regolano l’umore in seguito a gravidanze difficili sembrerebbe legata ai sintomi della condizione che interessa il 15% delle neomamme.depressione-postLa depressione post partum interessa circa il 15% delle nuove madri ed esordisce in genere nei primi tre mesi dalla nascita del bambino. Se ne parla ancora troppo poco, e troppo spesso come di un tabù

Il sis­tema immu­ni­tario potrebbe gio­care un ruo­lo impor­tante nel­la gen­e­si di una con­dizione che non di rado affligge le neo­mamme: la depres­sione post par­tum. Un’infiammazione nelle aree del cervel­lo dep­u­tate alla rego­lazione dell’umore in segui­to a una gravi­dan­za dif­fi­cile potrebbe essere alla base del dis­tur­bo dell’umore che, in ques­ta fase del­la vita di una don­na, dà sin­to­mi come una stanchez­za insor­montabile, scon­for­to pro­l­un­ga­to, dif­fi­coltà nel legare con il figlio.

SI CERCAVA NEL POSTO SBAGLIATO. Diverse spie­gazioni sono state avan­zate per ques­ta for­ma di depres­sione, non ulti­mi par­ti­co­lari mec­ca­n­is­mi ormon­ali. Ma fino­ra l’origine del­la con­dizione è rimas­ta poco chiara, e quel­lo pre­sen­ta­to il 6 novem­bre al meet­ing annuale del­la Soci­ety for Neu­ro­science di San Diego è il pri­mo stu­dio a con­cen­trar­si sul legame tra stress, sis­tema immu­ni­tario, cervel­lo e depres­sione.         Già qualche ricer­ca in pas­sato ave­va inda­ga­to le cause immu­ni­tarie di questo tipo di depres­sione, cer­can­do seg­ni di infi­ammazione nel sangue delle donne reduci da un par­to, ma dai dati emergevano risul­tati alterni. Benedet­ta Leuner, psi­colo­ga del­la Ohio State Uni­ver­si­ty, si è con­cen­tra­ta invece sul cervel­lo delle fem­mine di rat­to, in par­ti­co­lare su una regione impli­ca­ta nel con­trol­lo dell’umore, la cortec­cia pre­frontale medi­ale.  SEGNI MISURABILIDurante l’esperimento, le fem­mine di rat­to in gravi­dan­za sono state stres­sate per sim­u­la­re uno dei fat­tori di ris­chio noti per la depres­sione post par­tum (appun­to, lo stress in gravi­dan­za). In alcu­ni casi i rodi­tori han­no svilup­pa­to i sin­to­mi di una for­ma di depres­sione post par­tum: dif­fi­coltà a prestare atten­zione ai cuc­ci­oli, com­por­ta­men­to depres­si­vo-ansioso in diverse situ­azioni sper­i­men­tali.     Dopo il par­to, a dif­feren­za dei rat­ti non stres­sati, le fem­mine di rat­to che ave­vano com­pi­u­to l’esperimento pre­sen­ta­vano alti liv­el­li di mar­ca­tori infi­amma­tori nel tes­su­to cere­brale dell’area stu­di­a­ta, impli­ca­ta nel­la rego­lazione dell’umore (ma non nel sangue). I ricer­ca­tori han­no inoltre scop­er­to che lo stress può alter­are la fun­zion­al­ità di par­ti­co­lari cel­lule immu­ni­tarie cere­brali, quelle del­la microglia.  PROSPETTIVESec­on­do Leuner, l’infiammazione in ques­ta parte del cervel­lo potrebbe essere un fat­tore che con­tribuisce all’insorgere di depres­sione, e in futuro, se qual­cosa di sim­i­le fos­se dimostra­to sulle fem­mine di sapi­ens, si potrà forse con­sid­er­are ques­ta infi­ammazione un nuo­vo bersaglio ter­apeu­ti­co. Lo stu­dio si inserisce in un filone sem­pre più nutri­to di ricerche che indagano le relazioni tra sis­tema immu­ni­tario e dis­tur­bi dell’umore.ttps://www.focus.it/comportamento/psicologia/depressione-post-partum-sistema-immunitario-infiammazione

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La rincorsa ai farmaci “impossibili”: cosa si fa se la cura è lontana?

AIDS, Alzheimer, malattie rare… Non per tutte le patologie c’è una soluzione all’orizzonte, ma non per questo ci si arrende: alcune si possono tenere sotto controllo a vita; di altre si altera il decorso, mentre si esplorano nuove strade di ricerca.farmaciimpossibiliSono ancora molte le sfide aperte per la ricerca farmaceutica.

Si spera sem­pre di rius­cire a trovare una cura per le malat­tie anco­ra sen­za soluzione, ma non sem­pre la gua­ri­gione è l’unico oriz­zonte pos­si­bile: alcune con­dizioni non anco­ra risolvi­bili, come l’AIDS, si pos­sono tenere a bada per tut­ta la vita, come fos­sero malat­tie croniche; di altre siamo rius­ci­ti ad alter­are il decor­so nat­u­rale o la rapid­ità; per tutte, la via maes­tra da seguire è la ricer­ca, che in alcu­ni casi, dopo avere collezion­a­to anni di insuc­ces­si, deve saper riv­o­luzionare ipote­si e par­a­dig­mi.    Di far­ma­ci impos­si­bili e med­i­c­i­na del futuro si è par­la­to a Focus Live, insieme a Sil­vio Garat­ti­ni, far­ma­col­o­go, fonda­tore e pres­i­dente dell’Istituto di ricerche far­ma­co­logiche Mario Negri di Milano, Mario Cleri­ci, Ordi­nario di immunolo­gia e immunopa­tolo­gia all’Università degli Stu­di di Milano e Roset­ta Pedot­ti, neu­rolo­ga di Bio­gen.  SOTTO CONTROLLO, MA NON CURABILEUn far­ma­co impos­si­bile per eccel­len­za è quel­lo per la cura dell’AIDS. «La ricer­ca su ques­ta malat­tia è tra i più gran­di suc­ces­si delle scien­ze mediche degli ulti­mi tem­pi», spie­ga Cleri­ci: «dopo aver capi­to che si trat­ta di un’infezione ses­sual­mente trasmes­sa, in 10 anni abbi­amo cre­ato una bat­te­ria di far­ma­ci, non una cura ma una ter­apia per tenere la malat­tia sot­to con­trol­lo per tut­ta la vita. Tut­tavia il numero di nuovi casi non è in calo, ma sale, pro­prio per­ché lo si con­sid­era un prob­le­ma del pas­sato: il numero di nuovi casi è oggi pari a quel­lo degli anni ’80, e ogni anno si reg­is­tra­no nel mon­do 4,5 mil­ioni di diag­nosi. Il 50% del­la popo­lazione col­pi­ta non ha acces­so alle ter­apie, e sen­za una som­min­is­trazione con­tin­ua di queste si muore: è tutt’altro che un prob­le­ma del pas­sato.»  Focus, Focus Live, Milano 8-11 novembre 2018, Museo della scienza e della tecnologia

Ricostruzione dig­i­tale del virus dell’HIV nel sangue. Vedi anche: il video di come si dif­fonde il virus dell’HIV. | SHUTTERSTOCK   Poco dopo l’identificazione del virus, 30 anni fa, si iniz­iò a par­lare di un vac­ci­no, «ma il virus sfugge agli anti­cor­pi per­ché muta con­tin­u­a­mente: non sap­pi­amo come neu­tral­iz­zar­lo. La cura dell’HIV passerà attra­ver­so la pre­ven­zione, anche vac­ci­nale, ma un vac­ci­no non è nel futuro prossi­mo.»

MUOVERSI IN ANTICIPO. La pre­ven­zione, appun­to, è fon­da­men­tale lad­dove anco­ra non esiste una cura, ma va det­to che «la pre­ven­zione è una Cener­en­to­la nel­la men­tal­ità comune, per­ché si pen­sa che i far­ma­ci pos­sano risol­vere tut­to», aggiunge Garat­ti­ni: «il 50–60 per cen­to delle malat­tie è lega­ta allo stile di vita. Avrem­mo 70 mila mor­ti in meno se non fumas­si­mo, 30 mila in meno se non si bevesse trop­po. Mi piac­erebbe se in futuro i medici di famiglia venis­sero val­u­tati sul numero di pazi­en­ti che riescono a far smet­tere di fumare, o a dima­grire… Anche questo sarebbe un modo per evitare di sovrac­cari­care il sis­tema san­i­tario».  «Il rap­por­to con la pre­ven­zione è com­p­lesso», aggiunge Cleri­ci: «per esem­pio, oggi si sa che l’assunzione di una cospicua dose di anti­retro­vi­rali — i PrEP, che sta per Pre-Expo­sure Pro­phy­lax­is — pri­ma dei rap­por­ti a ris­chio pro­tegge dal­la trasmis­sione del virus (nel 78% dei casi, ndr). Il risul­ta­to è un’esplosione dei casi di gonor­rea, sifil­ide e altre malat­tie ses­sual­mente trasmesse, per­ché si evi­ta l’unico stru­men­to in gra­do di pro­teggere da tut­to, il con­dom.»

UN FRENO ALLA PROGRESSIONEDi altre malat­tie pos­si­amo oggi solo sper­are di alter­are il decor­so, e in qualche caso è già molto: «Fino a 20 anni fa per la scle­rosi mul­ti­pla non esiste­va nes­suna ter­apia se non il cor­ti­sone», affer­ma Pedot­ti, «men­tre oggi il paziente può scegliere tra una gam­ma di far­ma­ci che agis­cono sul sis­tema immu­ni­tario, alteran­do la sto­ria nat­u­rale del­la malat­tia». Focus, Focus Live, Milano 8-11 novembre 2018, Museo della scienza e della tecnologia

Scle­rosi mul­ti­pla: un enz­i­ma che abbon­da nel cervel­lo (vedi) sem­br­erebbe innescare la reazione del sis­tema immu­ni­tario, che nel­la malat­tia si riv­ol­ta con­tro il sis­tema ner­voso. Nell’illustrazione: l’assone delle cel­lule ner­vose (il pro­l­unga­men­to che con­duce il seg­nale) rivesti­to da strati di mieli­na. | SHUTTERSTOCK 

Su altre patolo­gie, come l’Alzheimer, si ha l’impressione di trovar­ci a un pun­to mor­to del­la ricer­ca, ma tra gli addet­ti ai lavori qual­cosa si muove: «Il par­a­dig­ma sta cam­bian­do — spie­ga Pedot­ti — oggi sap­pi­amo che i sin­to­mi com­paiono 20 o anche 30 anni dopo l’accumulo di pro­teine neu­ro­to­ssiche, quan­do il dan­no è fat­to. Ora si cer­ca di fare diag­nosi pre­coce per vedere se le poten­ziali nuove ter­apie inno­v­a­tive fun­zio­nano se som­min­is­trate pri­ma, nel tem­po».  «Su queste malat­tie legate all’invecchiamento occor­rerebbe con­cen­trare le risorse», con­clude Garat­ti­ni: «l’Italia è tra i Pae­si con mag­giore dura­ta del­la vita, ma rispet­to ad altri Pae­si europei siamo in deficit per dura­ta di vita sana. Per 15 anni abbi­amo segui­to oltre 2.000 per­sone con più di 80 anni e abbi­amo vis­to che le demen­ze si pos­sono per lo meno pos­tic­i­pare con alcune buone pratiche di pre­ven­zione: l’esercizio fisi­co, quel­lo intel­let­tuale, e il non iso­lar­si. In altre parole, colti­vare relazioni positive.»ttps://www.focus.it/scienza/salute/focus-live-garattini-e-i-farmaci-impossibili

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Ci sarà abbastanza acqua in futuro?

Il Water Scarcity Atlas è uno strumento facile da usare, per tutti: mostra quanta acqua abbiamo consumato in passato e quanta ne consumeremo a seconda delle scelte che faremo.atlante-mondiale-della-siccita

In Europa ognuno di noi uti­liz­za dai 3.000 ai 5.000 litri di acqua al giorno: una quan­tità impo­nente, sor­pren­dente, ben nascos­ta nei nos­tri ali­men­ti. La stra­grande parte di ques­ta cas­ca­ta d’acqua è infat­ti usa­ta per la pro­duzione di cibo, dall’agricoltura all’allevamento all’industria dell’alimentazione: un immen­so con­sumo d’acqua che avviene lon­tano dai nos­tri occhi. Nel con­tem­po, le risorse idriche lim­i­tate diven­tano sem­pre più un prob­le­ma pre­oc­cu­pante con­sideran­do anche la cresci­ta del­la popo­lazione mon­di­ale e i cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci — che cau­sano sic­c­ità dura­ture a nord e a sud del piane­ta. Come potran­no man­gia­re 10 mil­iar­di di per­sone?

UN ATLANTE PER TUTTI. Un grup­po di ricer­ca­tori del­la Aal­to Uni­ver­si­ty (Fin­lan­dia) ha forse trova­to un modo sem­plice per comu­ni­care al meglio le ques­tioni legate all’acqua: il Water Scarci­ty Atlas, un sito web inter­at­ti­vo che, meglio di altre inizia­tive, per­me­tte di capire l’entità del prob­le­ma pos­to dal­la scar­sità di acqua nelle varie regioni del mon­do e cosa si potrebbe fare.  Le ricerche e gli stu­di che sot­to­lin­eano la situ­azione e sug­geriscono come ridurre i con­su­mi di acqua sono numerosi, e trop­po spes­so inascoltati.acqua, Global Water Scarcity Atlas, Atlante mondiale della scarsità di acqua

Le aree sot­to stress per caren­za di acqua all’inizio del sec­o­lo scor­so. | GLOBAL WATER SCARCITY ATLAS 

Joseph Guil­laume, uno dei ricer­ca­tori, sot­to­lin­ea una ver­ità tan­to ovvia quan­to igno­ra­ta: «Le scelte che le popo­lazioni del nord del piane­ta fan­no quo­tid­i­ana­mente han­no riper­cus­sioni impor­tan­ti sull’altra parte del mon­do. Com­pren­dere come l’impatto delle azioni di cias­cuno ha sul­la scar­sità d’acqua è il pri­mo fon­da­men­tale pas­so per dare una for­ma al futuro. Vol­e­va­mo real­iz­zare uno stru­men­to che per­me­ttesse a tut­ti, e non solo agli scien­ziati, di capire se le scelte che di giorno in giorno si fan­no siano o meno “sosteni­bili”: cre­di­amo di esser­ci rius­ci­ti».HE FARE? L’atlante mostra come l’andamento del­la disponibilità/scarsità di acqua negli ulti­mi cen­to anni e i poten­ziali sce­nari per il resto di questo sec­o­lo. Gio­can­do con le varie scelte disponi­bili si pos­sono esplo­rare diver­si sce­nari e ver­i­fi­care come le diverse diete ali­men­ta­ri pos­sono incidere in modo sig­ni­fica­ti­vo sulle risorse idriche dell’intero piane­ta.Man­gia­re meno carne e ridurre a zero lo spre­co ali­menta­re può ridurre di molto il con­sumo di acqua pro capite gior­naliero», spie­ga il ricer­ca­tore facen­do rifer­i­men­to a quei 3.000–5.000 litri al giorno. «Se non si capisce questo è dif­fi­cile poi trovare un equi­lib­rio tra i bisog­ni ambi­en­tali e quel­li umani, soprat­tut­to nelle regioni del mon­do dove c’è mag­giore scar­sità d’acqua. Il com­pi­to di cias­cuno di noi è anche quel­lo di ind­i­riz­zare all­e­va­tori e agri­coltori ver­so scelte più sosteni­bili, anche attra­ver­so i nos­tri con­su­mi: il pri­mo pas­so può essere fat­to da ognuno di noi ed è forse il più importante».https://www.focus.it/ambiente/ecologia/ci

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Il tesoro di Saviano, Panorama svela gli incassi milionari dello scrittore: ecco le cifre

Il tesoro di Saviano, Panorama svela gli incassi milionari dello scrittore: ecco le cifre

Per molti Rober­to Saviano è un mis­tero: e tra chi si inter­ro­ga sul per­ché di una vita sot­to riflet­tori e tra chi pro­va ad anal­iz­zarne i risul­tati, c’è chi si inter­ro­ga su una quo­tid­i­an­ità blin­da­ta, e chi si chiede se, effet­ti­va­mente l’attribuzione di una scor­ta al suo segui­to abbia anco­ra la sua ragion d’essere, tra i con­do­mi­ni napo­le­tani che paven­tano un ris­chio nel con­di­videre con l’autore di Gomor­ra lo stes­so sta­bile, e i vici­ni newyorke­si con cui il gior­nal­ista e scrit­tore si ritro­va  quan­do abi­ta l’attico nel­la Grande Mela, c’è anche chi si pone il que­si­to sui proven­ti di un’esistenza (dora­ta) in pri­ma lin­ea, quan­to a favore di tele­cam­era. E così, sul “tesoro di Saviano” e su come lo scrit­tore e gior­nal­ista potrebbe rimpin­guar­lo anco­ra a breve, “Panora­ma” svela in un’inchiesta che svela incas­si mil­ionari lievi­tati negli anni e remu­ner­a­tive scrit­ture future dell’autore di Gomor­ra.

Saviano, incassi e scritture in un’inchiesta di Panorama

Ebbene oggi, molte delle domande che rim­balzano dai media al web, ali­men­tan­do curiosità e gos­sip, indig­nazione e con­sen­si dem di let­tori e fol­low­er, trovano rispos­ta nell’inchiesta fir­ma­ta a quat­tro mani da Gia­co­mo Amadori e Simone Di Meo su Panora­ma, ripresa da il Gior­nale, ded­i­ca­ta agli incas­si stel­lari, alle relazioni, ai pos­si­bili, remu­ner­a­tivis­si­mi nuovi prog­et­ti del fau­tore numero uno di accoglien­za indis­crim­i­na­ta e oper­a­to delle Ong, nemi­co giu­ra­to – e dichiara­to – del min­istro Salvi­ni. E così, dalle minac­ce dei Casale­si denun­ci­ate da Saviano, e che tan­ti riscon­tri edi­to­ri­ali (e proven­ti lievi­tati negli anni) han­no por­ta­to al suo Gomor­ra – «nel 2006 – si legge su Il Gior­nale che riprende Panor­ma – l’anticipo e le prime ingen­ti ven­dite di Gomor­ra, gli frut­tarono meno di 50.000 euro». «Poi una cresci­ta. “Nel 2009 – spie­gano sem­pre gli autori dell’inchiesta – il red­di­to imponi­bile era già sal­i­to a qua­si 2 mil­ioni, per sta­bi­liz­zarsi intorno al mil­ione negli anni suc­ces­sivi. Ma la sta­gione d’oro è sta­ta il 2017, quan­do ha addirit­tura total­iz­za­to un imponi­bile che si aggi­ra­va sui 2,3 mil­ioni» –, fino alle scrit­ture cin­e­matogra­fiche e tele­vi­sive – con trat­ta­tive in cor­so – «si va dal­la Cat­t­leya riprende il Gior­nale («qua­si mez­zo mil­ione per i vari con­trat­ti») a Tele­com-La7(«cir­ca 400.000 euro»), fino a Fas­ci­no («intorno ai 350.000»), pas­san­do anche per Rai ed Ende­mol», sec­on­do quan­to reg­is­tra­to da Panora­ma e rifer­i­to dal quo­tid­i­ano diret­to da Sal­lusti, «in cir­ca un decen­nio Saviano avrebbe por­ta­to a casa intorno ai 13 mil­ioni di euro». E la curiosità di esti­ma­tori e detrat­tori è sod­dis­fat­ta; l’ego – e i con­ti – del­lo scrit­tore, decisa­mente ancor di più…Prisca Righet­ti

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La Merkel ne accoglie sempre di meno: respinte 7 domande di asilo su 10

Sono pas­sati i tem­pi del self­ie col profu­goSono passati i tempi del selfie col profugoLa Ger­ma­nia nel 2018 ha respin­to sette richi­este di asi­lo su dieci. È quan­to emerge dai dati dif­fusi dal min­is­tero dell’Interno. Tra gen­naio e la fine di otto­bre sono state esam­i­nate 186.886 domande. Il 33,9% delle richi­este ha avu­to esi­to pos­i­ti­vo, con la con­ces­sione dell’asilo o del per­me­s­so di sog­giorno. Lo scor­so anno, la per­centuale nel­lo stes­so peri­o­do era del 43,3. Nel 2018, sino­ra, il 35% delle richi­este è sta­to respin­to. Il rima­nente 31,1% non è sta­to val­u­ta­to. Il richiedente ha riti­ra­to la doman­da oppure è sta­to trasfer­i­to in un altro paese dell’Unione Euro­pea, nel quale com­pletare l’iter. In gen­erale, la mag­gior parte delle richi­este è sta­ta pre­sen­ta­ta da cit­ta­di­ni siri­ani (39.324). Seguono iracheni (15.323) e afghani (10.486). Sec­on­do i dati del min­is­tero, aumen­tano le domande fir­mate da cit­ta­di­ni nige­ri­ani, turchi e ira­ni­ani.

Richieste di asilo e migranti: la Merkel ha cambiato registro

Dopo essere sta­ta osan­na­ta come “can­cel­liera dei profughi”, Merkel ha focal­iz­za­to la sua atten­zione negli ulti­mi due anni sul prob­le­ma dei resp­ing­i­men­ti, soprat­tut­to dopo il caso dell’attentatore di Berli­no che ave­va evi­den­zi­a­to l’incapacità di polizia e servizi tedeschi di ten­er­lo sot­to con­trol­lo e di espeller­lo dopo che era sta­to indi­vid­u­a­to come ter­ror­ista islam­i­co. A farne le spese, negli ulti­mi tem­pi, persi­no i cit­ta­di­ni comu­ni­tari (ital­iani inclusi). Diver­si nos­tri con­nazion­ali si sono visti recap­itare let­tere, da parte dei Job­cen­ter o degli Uffi­ci Stranieri dei comu­ni dove risiedono, nelle quali si prospet­ta un pos­si­bile allon­tana­men­to dal­la Ger­ma­nia.  Nelle let­tere uffi­ciali si ricor­da che i cit­ta­di­ni comu­ni­tari «han­no lib­ertà di sog­giorno nel ter­ri­to­rio fed­erale se dispon­gono di pro­tezione san­i­taria e di mezzi di sus­sis­ten­za suf­fi­ci­en­ti». I des­ti­natari delle let­tere han­no quindi­ci giorni di tem­po per chiarire la pro­pria posizione: il che sig­nifi­ca dover­si procu­rare in tem­pi bre­vi un lavoro part time o un Mini­job, oppure rius­cire a provare di stare atti­va­mente cer­can­do un’occupazione. Il prin­ci­pio che sta alla base dei provved­i­men­ti è quel­lo che per risiedere in Ger­ma­nia si deb­ba essere, almeno per alcu­ni anni, auto­suf­fi­ci­en­ti, in gra­do di ver­sare i con­tribu­ti obbli­ga­tori, come quel­lo, ad esem­pio, del­la cas­sa malat­tia. PENELOPE CORRADDO

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Staminali, il cordone ombelicale cura 80 malattie. Ma in Italia si butta via

Staminali, il cordone ombelicale cura 80 malattie. Ma in Italia si butta viaCon 150 banche in tut­to il mon­do, 600 mila don­azioni disponi­bili, 35 mila trapi­anti effet­tuati le cel­lule sta­mi­nali cor­don­ali si riv­e­lano sem­pre più un’arma preziosa. Tan­to vero che oggi sono uti­liz­zate per trattare oltre 80 diverse malat­tie come leucemieane­mietalassemia e lin­fo­mi. Non in Italia, però, dove oltre il 95 per cen­to dei cor­doni viene get­ta­to come un rifi­u­to spe­ciale, spre­can­do un prezioso mate­ri­ale bio­logi­co dalle enor­mi poten­zial­ità ter­apeu­tiche. Infor­mare sul­la natu­ra delle ter­apie con le cel­lule sta­mi­nali e sull’importanza del­la con­ser­vazione del sangue cor­donale è l’obiettivo del­la Gior­na­ta mon­di­ale del cor­done ombe­l­i­cale, che si cel­e­bra il 15 novem­bre con la mobil­i­tazione delle più impor­tan­ti soci­età ed enti pub­bli­ci e pri­vati che si con­fron­ter­an­no per pre­sentare i tra­guar­di rag­giun­ti in oltre 50 inizia­tive acca­d­e­miche

È utilizzato contro le patologie del sangue

 

«La divul­gazione sci­en­tifi­ca e cul­tur­ale – affer­ma Rena­ta Zbiec,…http://www.secoloditalia.it/2018/1

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