Ucraina, Stalin fece 7 milioni di morti. Più di Hitler. Ma nessuno ne parla

Tut­ta l’Ucraina cel­e­bra in questi giorni uno dei più gran­di, forse il più grande, olo­caus­to del Nove­cen­to, l’Holodomor, che let­teral­mente sig­nifi­ca “morte per fame”. Di che si trat­ta? In Europa, e anco­ra meno in Italia, non si è mai par­la­to di quel­lo che è uno dei più gran­di cri­m­i­ni del comu­nis­mo, che al pari di altri, con­tin­ua a essere sis­tem­ati­ca­mente oscu­ra­to dal­la sto­ri­ografia e dai media. La strage avvenne dal 1929 al 1933, gov­er­nante Stal­in, e anco­ra oggi è incer­to il numero delle vit­time: le fonti più attendibili fan­no vari­are il numero dei mor­ti da 7 a 10 mil­ioni, anche se altre fonti riducono la cifra a 4/5. L’Unione Sovi­et­i­ca ha sem­pre mes­so la sor­di­na alla vicen­da, e anche dopo la guer­ra Onu, Ue, Nato e le altre orga­niz­zazioni sovranazion­ali non han­no mai ricorda­to la vicen­da. Solo in Ucraina la ricor­ren­za è annual­mente ricor­da­ta, pro­prio negli ulti­mi giorni di novem­bre. Purtrop­po, ad oggi, solo 23 Pae­si e il par­la­men­to europeo han­no riconosci­u­to l’Holodomor come geno­cidio. Molti Pae­si, tra cui l’Italia, non lo han­no anco­ra fat­to.

Così Stalin pianificò l’Holodomor

Tut­to iniz­iò quan­do Stal­in si mise in tes­ta di razion­al­iz­zare tut­to il Paese, sia dal pun­to di vista agri­co­lo sia da quel­lo indus­tri­ale. L’Ucraina, come è noto, for­ni­va all’Urss il 50 per cen­to del­la pro­duzione agri­co­la. Il comu­nis­mo, come si sa, portò sot­to il con­trol­lo del­lo Sta­to terre e pro­duzione. In Ucraina invece, tradizional­mente, le terre era­no fram­men­tate in pic­cole pro­pri­età agri­cole apparte­nen­ti ai Kula­ki. L’Urss non pote­va toller­are ques­ta sud­di­vi­sione e con la forza avviò il proces­so chiam­a­to di “deku­lak­iz­zazione”, per met­tere i Kol­choz (coop­er­a­tive agri­cole) al loro pos­to. Tut­ti i mil­ioni di kula­ki che rifi­u­ta­vano la col­let­tiviz­zazione comu­nista ven­nero uccisi o depor­tati in Siberia e nelle regioni artiche. I pochi sopravvis­su­ti ven­nero ves­sati in maniera tale da ren­dere loro impos­si­bile la soprav­viven­za: le quote da con­seg­nare allo Sta­to diven­nero altissime, e spes­so le guardie rosse seques­tra­vano tut­ti i generi ali­men­ta­ri posse­du­ti dai con­ta­di­ni. Tut­to veni­va req­ui­si­to, dal gra­no alla fari­na al pane alle ver­dure, le bestie veni­vano uccise per­ché i con­ta­di­ni non dove­vano possedere nul­la. Il risul­ta­to fu che mil­ioni di per­sone morirono, la pro­duzione agri­co­la crol­lò, ma Stal­in la ebbe vin­ta. Il suo inten­to infat­ti non era tan­to aumentare la pro­duzione agri­co­la, quan­to pie­gare i kula­ki e con loro tut­ti gli oppos­i­tori alla dit­tatu­ra comu­nista.

L’Holodomor fu un esempio per gli oppositori al comunismo

Stal­in, insom­ma, ci si mise d’impegno per dare un esem­pio: e lo diede. Fino al 1989 nes­suno osò più ribel­lar­si alla feroce dit­tatu­ra comu­nista, pena la morte o il gulag. I comu­nisti infat­ti non si lim­i­tarono – si fa per dire – a uccidere fisi­ca­mente gli oppos­i­tori, ma inte­sero pri­var­li di tutte le forme di sos­ten­ta­men­to, far­gli ter­ra bru­ci­a­ta. Per aiutare il proces­so di col­let­tiviz­zazione, il Pcus inviò in Ucraina decine di migli­a­ia di com­mis­sari gov­er­na­tivi e cir­ca 25mila operai delle imn­dus­trie per far fun­zionare i kol­choz. Vi furono ovvi­a­ment ein­ci­den­ti, che furono repres­so nel­la maniera più bru­tale pos­si­bile. Il ter­mine kula­ki servì presto a definire tut­ti quel­li che si opponevano al regime. Furono mes­si sot­to inchi­es­ta dieci mil­ioni di con­ta­di­ni, di cui la mag­gior parte – come disse Stal­in – furono annien­tati. Quan­do, nel 1932, Mosca ricevette solo il 39 per cen­to del­la pro­duzione richi­es­ta, Stal­in dette la col­pa ai kula­ki e al loro pre­sun­to sab­o­tag­gio, con le con­seguen­ze che si pos­sono immag­inare. Ese­cuzioni som­marie, fucilazioni, incar­cer­azioni, depor­tazioni, si susseguirono a mil­ioni, nell’ignoranza e nell’impotenza dei Pae­si occi­den­tali. La repres­sione si inten­si­ficò: tut­to veni­va con­fis­ca­to, e il Com­mis­sari­a­to del popo­lo per gli affari interni, il famiger­a­to Nkvd, proibì il com­mer­cio dell’Ucraina all’esterno e i viag­gi. Per fare questo l’esercito cir­condò i con­fi­ni isolan­do di fat­to l’Ucraina dal resto dell’Urss e cau­san­do appun­to la morte per fame. Un po’ come avvenne, in tem­pi più recen­ti, per il Biafra nige­ri­ano, iso­la­to e pie­ga­to con la cares­tia dal regime nige­ri­ano. Tut­ta l’Ucraina a quel pun­to divenne un enorme cam­po di ster­minio e il gov­er­no sovi­eti­co impedì i viag­gi in Ucraina, soprat­tut­to agli stranieri. Neglian­ni seguen­ti le cose peg­gio­rarono: il granaio dell’Urss divenne un’area depres­sa, e altre per­sone morirono negli anni seguen­ti a causi di quel delib­er­a­to atto geno­ci­da teso a pie­gare la resisten­za dei con­ta­di­ni ucrai­ni.

L’Urss nascose l’Holodomor per anni

L’Urss nascose la vicen­da per anni, e dell’Holodomor si iniz­iò a par­lare soltan­to durante la per­e­stroi­ka di gor­ba­cio­viana memo­ria, ma nelle scuole di tut­to il mon­do, ad eseezione di quelle ucraine. dell’Holodomor non si par­la, così come per decen­ni non si è par­la­to dei mas­sac­ri delle foibe, delle fos­se di Katyn, inizial­mente attribuite dai comu­nisti ai tedeschi, o di altre atroc­ità “sco­mode”. La cifra delle vit­time è anco­ra molto dibat­tuta, e ogget­ti­va­mente è dif­fi­cile quan­tifi­car­la, ma la cifra dei 7/10 mil­ioni di mor­ti fu fat­ta alla 61ma assem­blea delle Nazioni Unite. La vicen­da dell’Holodomor ucraino è par­a­dig­mat­i­ca di come siano trat­tati alcu­ni mas­sac­ri rispet­to ad altri. Così il geno­cidio armeno, anco­ra oggi nega­to per ragioni politiche e geopolitiche, le atroc­ità dei par­ti­giani ital­iani, nega­to per oppor­tu­nità polit­i­ca, il cita­to geno­cidio del Biafra, e soprat­tut­to l’Holodomor, il mas­sacro più grande, o tra i più gran­di, del Nove­cen­to, nega­to per non dispi­acere pri­ma all’Urss e poi a tut­ta la sin­is­tra inter­nazionale, per non dis­tur­bar­la nel­la sua cor­sa al potere in tut­to l’Occidente.

Ucraina, Stal­in fece 7 mil­ioni di mor­ti. Più di Hitler. Ma nes­suno ne par­la

Putin71

Share / Con­di­vi­di:

«Chi vuole guarire i gay non riconosce la scienza. Come i terrapiattisti»

Il professor Vittorio Lingiardi: «Qualunque intervento di conversione  dall’omosessualità non solo è inefficace, non essendo una patologia, ma è anche dannoso. E può indurre i giovani al suicidio»

di Simone Alli­va
«Chi vuole guarire i gay non riconosce la scienza. Come i terrapiattisti»
Chi par­la di omoses­su­al­ità come con­dizione mod­i­fi­ca­bile” non ha alcun riconosci­men­to nel­la comu­nità sci­en­tifi­ca». Non usa mezzi ter­mi­ni Vit­to­rio Lin­gia­r­di, psichi­a­tra e psi­coanal­ista, pro­fes­sore ordi­nario di Psi­colo­gia dinam­i­ca alla Sapien­za di Roma. Rag­giun­to da L’Espresso spie­ga il vuo­to di sen­so “acca­d­e­mi­co, clin­i­co e sci­en­tifi­co” di chi in Italia sot­to­pone una gen­er­azione Lgbt a teorie ripar­a­tive, come rac­con­ta­to ques­ta set­ti­mana. Men­tre nel mar­zo 2018 il Par­la­men­to europeo ha adot­ta­to a larga mag­gio­ran­za un testo non vin­colante che invi­ta­va gli Sta­ti mem­bri a vietare queste tec­niche. I dibat­ti­ti sul loro pos­si­bile divi­eto sono attual­mente in cor­so in Ger­ma­nia, Bel­gio, nei Pae­si Bassi e nel Reg­no Uni­to. In Italia solo nel 2016 si ten­tò pal­l­i­da­mente di affrontare il prob­le­ma tramite una pro­poste di legge pre­sen­ta­ta dal sen­a­tore Pd Ser­gio Lo Giu­dice che inten­de­va bloc­care una prat­i­ca che, come ricor­da Lin­gia­r­di: “può portare i gio­vani fino all’ideazione sui­ci­daria”
Come è pos­si­bile che in Italia nel 2019 si par­li anco­ra di omoses­su­al­ità come di una con­dizione “guari­bile” ?
Direi che a liv­el­lo sci­en­tifi­co non se ne par­la. L’Associazione Ital­iana di Psi­colo­gia (AIP) e il Con­siglio Nazionale dell’Ordine degli Psi­colo­gi (CNOP) si sono più volte espres­si sull’omosessualità come ori­en­ta­men­to ses­suale non pato­logi­co, rib­aden­do la pro­pria posizione con­tro ogni tipo di sedi­cente “ter­apia” ripar­a­ti­va. Chi par­la di omoses­su­al­ità come con­dizione “mod­i­fi­ca­bile” per mez­zo di un inter­ven­to “ter­apeu­ti­co” non ha alcun riconosci­men­to nel­la comu­nità acca­d­e­m­i­ca, clin­i­ca e sci­en­tifi­ca. Volen­do fare una bat­tuta, sono un po’ i “ter­rapi­at­tisti” del­la psi­colo­gia.
Quali sono i dan­ni che può subire un paziente costret­to a una sor­ta di cor­rezione del pro­prio ori­en­ta­men­to ses­suale (a un’età che va dai 14 ai 17 anni)?
Tut­ti gli inter­ven­ti mirati a “con­ver­tire” l’omosessualità in eteroses­su­al­ità sono non solo inef­fi­caci, ma anche dan­nosi (e questo lo dice­va già Freud nel 1920). Facen­do leva sul­la cosid­det­ta omo­fo­bia inte­ri­or­iz­za­ta, questi inter­ven­ti (una mis­cela clini­ca­mente improb­a­bile di pregiudizio ide­o­logi­co e con­dizion­a­men­to com­por­ta­men­tale) pos­sono pro­durre depres­sione, ansia, sen­ti­men­ti di col­pa e dis­is­ti­ma fino all’ideazione sui­ci­daria. Durante l’adolescenza gli effet­ti sono par­ti­co­lar­mente dele­teri per­ché osta­colano il del­i­ca­to proces­so del com­ing out che por­ta alla conoscen­za e alla con­di­vi­sione del­la pro­pria (omo)sessualità. Chi vuol far­si un’idea dei pre­sup­posti vio­len­ti e nor­ma­tivi  delle “ter­apie ripar­a­tive” può vedere due film recen­te­mente dis­tribuiti anche in Italia: “La dise­d­u­cazione di Cameron Post” e “Boy erased – Vite can­cel­late”. Non è un caso che in molti sta­ti queste “ter­apie” siano fuo­ri­legge.

Lei è tra i pro­mo­tori del sito “Nori­par­a­tive”. Ha nota­to negli ulti­mi anni dei pas­si indi­etro da questo pun­to di vista?
Quel sito risale a dieci anni fa e ospi­ta un comu­ni­ca­to redat­to e fir­ma­to dai più autorevoli espo­nen­ti del­la comu­nità sci­en­tifi­ca e acca­d­e­m­i­ca ital­iana nel cam­po del­la salute men­tale. Fu scrit­to in occa­sione del­la pre­sen­za in Italia di un noto espo­nente delle ter­apie ripar­a­tive, Joseph Nicolosi. Dal 2010 direi che ci sono solo sta­ti pas­si in avan­ti, nonos­tante qualche pit­toresca pre­sa di posizione di realtà mag­a­ri rumor­ose ma sci­en­tifi­ca­mente non sig­ni­fica­tive. Ricor­do che nel 2014 il Con­siglio Nazionale dell’Ordine degli Psi­colo­gi ha recepi­to e rac­co­manda­to la dif­fu­sione di “Linee gui­da per la con­sulen­za psi­co­log­i­ca e la psi­coter­apia con per­sone les­biche, gay e bises­su­ali”.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2019/06/11/news/chi-pensa-di-guarire-i-gay-non-riconosce-la-scienza-i-riparatori-sono-i-terrapiattisti-della-psicologia-1.335887?fbclid=IwAR0Dyk4qW5iDS7CYqK4-85Ymz2aWrNP6JlDWnoAkCjsPLz2S06L7oiCkru0&refresh_ce
Blaserna71
Share / Con­di­vi­di:

PARTY HARD E FINISCI ALLOBITORIO

PARTY HARD E FINISCI ALLOBITORIO – A SAN PIETROBURGO UNA COPPIA PRECIPITA DAL NONO PIANO MENTRE FA SESSO SUL DAVANZALE DURANTE UNA FESTA SFRENATA: LA DONNA È MORTA SUL COLPO MENTRE IL COMPAGNO SI È SALVATO PERCHEIL CORPO DI LEI HA ATTUTITO LA CADUTA – L’UOMO, MEZZO NUDO, SI E’ RIALZATO E SECONDO I VICINI È TORNATO A FOLLEGGIARE NELLAPPARTAMENTO. E QUANDO E’ ARRIVATA LA POLIZIA LA SCENA CHE SI E’ TROVATA DAVANTI

DAGONEWS

coppia precipita mentre fa sesso sul davanzale 1 cop­pia pre­cipi­ta men­tre fa ses­so sul davan­za­le 1

Una don­na è sta­ta mor­ta dopo essere cadu­ta dal nono piano di un con­do­minio a San Pietrobur­go in Rus­sia men­tre face­va ses­so con il suo com­pag­no 29enne: l’uomo è pre­cip­i­ta­to insieme a lei, ma è sopravvis­su­to dopo essere atter­ra­to sul­la vit­ti­ma.

I vici­ni rac­con­tano che la notte del 5 luglio in quell’appartamento era in cor­so una fes­ta sfre­na­ta: improvvisa­mente alcu­ni tes­ti­moni han­no vis­to un tele­vi­sore cadere di sot­to e poco dopo due per­sone. L’uomo semi­nudo, dopo la cadu­ta, si sarebbe rialza­to e ritor­na­to al par­ty. La don­na, invece, è mor­ta sul colpo fra­cas­san­dosi il cranio.

coppia precipita mentre fa sesso sul davanzale 2 cop­pia pre­cipi­ta men­tre fa ses­so sul davan­za­le 2

Quan­do la polizia è arriva­ta sul pos­to la fes­ta era anco­ra in cor­so e, in pre­sen­za degli agen­ti, alcu­ni ami­ci invasati del­la cop­pia han­no anche get­ta­to delle scope delle finestre. Dopo aver inter­vis­ta­to i tes­ti­moni, gli inves­ti­ga­tori sono cer­ti che la cop­pia stesse facen­do ses­so sul davan­za­le quan­do i due han­no per­so l’equilibrio e sono cadu­ti di sot­to. È sta­ta avvi­a­ta un’indagine per omi­cidio.

il cadavere della donna sul marciapiede il cada­v­ere del­la don­na sul mar­ci­apiede

 

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/party-hard-finisci-all-rsquo-obitorio-ndash-san-pietroburgo-coppia-208897.htm

Share / Con­di­vi­di:

Scompare Franco Bianchi, il partigiano Tigre

Il ricor­do del­la Cgil

 

La CGIL di Par­ma ricor­da il com­pag­no Fran­co Bianchi scom­par­so ieri, abbrac­cia la famiglia e sarà pre­sente alle ese­quie.

Fran­co, nato nel 1926 a Sal­so­mag­giore Terme, incon­trò il mon­do del lavoro molto gio­vane come accade­va allo­ra, lavoro pesante, nei campi e nei cantieri edili, che però con­sen­ti­va vita e dig­nità alla famiglia.

Appe­na diciot­tenne scelse la resisten­za col nome di Tigre, fu nelle SAP e poi con la 31a Briga­ta Garibal­di “Forni”, parte­cipò ad azioni nelle zone di Fiden­za, Tabi­ano, Pel­le­gri­no Par­mense, sino alla lib­er­azione del­la cit­tà.

Dopo la lot­ta di Lib­er­azione, tor­na­to al lavoro aderì al Par­ti­to Comu­nista Ital­iano, scelse suc­ces­si­va­mente l’impegno a tem­po pieno nel sin­da­ca­to, dal 1951 al 1953 nel­la Seg­rete­ria del­la Cam­era del Lavoro di Fiden­za.

Oltre alla mer­i­ta­ta autorev­olez­za del diri­gente di par­ti­to, fu Seg­re­tario del­la Fed­er­azione di Par­ma dal 1970 al 1976. La CGIL vuole  ricor­dar­lo come uomo del popo­lo e delle isti­tuzioni, con­sigliere comu­nale dal 1964 al 1990 ed Asses­sore del Comune di Par­ma dal 1976 al 1985.

Il suo modo di essere ammin­is­tra­tore del­la cit­tà è tutt’ora ricorda­to per la pre­sen­za e la disponi­bil­ità, la com­pe­ten­za, la sol­erzia.

La sua attiv­ità polit­i­ca, sin­da­cale ed ammin­is­tra­ti­va, la scelta di oper­are per gli altri, soprat­tut­to i più deboli, nel­la coeren­za dei pro­pri ide­ali è esem­pio di eti­ca, impeg­no e dis­in­ter­esse.

Anche nel­la parte finale del­la sua vita è sta­to mil­i­tante, soprat­tut­to dell’antifascismo e del­la memo­ria resistente del­la cit­tà, pro­tag­o­nista delle inizia­tive che dopo anni han­no per­me­s­so la real­iz­zazione del mon­u­men­to alle Bar­ri­cate e del mon­u­men­to a Gui­do Picel­li, pun­ti di rifer­i­men­to delle mobil­i­tazioni antifas­ciste e con­tro il razz­is­mo.

 

Ricor­diamo con orgoglio che la Cam­era del Lavoro di Par­ma ospitò la pre­sen­tazione del­la sua auto­bi­ografia nel set­tem­bre del 2013, in una Sala Trentin gremi­ta, un momen­to in tor­nam­mo ad ascoltare un com­pag­no, un nos­tro com­pag­no, Fran­co Bianchi, il par­ti­giano Tigre.

https://www.parmatoday.it/attualita/franco-bianchi-morto-partigiano-tigre.html?fbclid=IwAR3fBNMRnVkkfRj0DnwVgJ1sfQ3M2r8SrOe389OJY5DZEyz5-_FZrt5Q52s

Share / Con­di­vi­di:

QUANDO SCIASCIA TIROIN BALLO BORSELLINO SUIPROFESSIONISTI DELLANTIMAFIA

QUANDO SCIASCIA TIROIN BALLO BORSELLINO SUIPROFESSIONISTI DELLANTIMAFIA” — L’AUTORE DEIL GIORNO DELLA CIVETTALO CITOCOME ESEMPIO DI ABUSO DEL CSM CHE, CONTRO LE PROPRIE REGOLE, AVEVA PROMOSSO UN MAGISTRATO PER MERITI ANTIMAFIOSI. SCIASCIA VOLEVA AFFERMARE UN PRINCIPIO DI LEGALITÀ E DI GIUSTIZIA. QUALCHE TEMPO SI INCONTROCON PAOLO BORSELLINO CHE

Mat­teo Col­lu­ra per www.ilmessaggero.it

PAOLO BORSELLINO PAOLO BORSELLINO

Dopodomani, 19 luglio, sarà il ven­tisettes­i­mo anniver­sario dell’assassinio del giu­dice Pao­lo Borselli­no, elim­i­na­to con i suoi cinque agen­ti di scor­ta davan­ti alla casa di sua madre. Le riv­e­lazioni che riguardano la sua audizione davan­ti alla Com­mis­sione anti­mafia, risalente al 1984, ci dicono di quan­to fos­se con­sapev­ole del ris­chio che i mag­is­trati come lui cor­re­vano già da allo­ra a Paler­mo, a causa del­la loro espo­sizione come mag­is­trati, appun­to, ma anche per via delle dis­fun­zioni nell’apparato buro­crati­co che riguar­da­va le forze di polizia e col­oro i quali dai poliziot­ti dove­vano essere pro­tet­ti.

Quan­do Leonar­do Sci­as­cia fece il nome di quel giu­dice nel­lo scri­vere l’articolo inti­to­la­to I pro­fes­sion­isti dell’antimafia, di Pao­lo Borselli­no non si sape­va molto, e meno che meno negli ambi­en­ti lon­tani dal palaz­zo di gius­tizia. Dico questo per­ché fa impres­sione leg­gere oggi quel che Borselli­no dice­va di sé e dei suoi col­leghi del pool anti­mafia tre anni pri­ma che l’articolo dell’autore del Giorno del­la civet­ta lo tirasse in bal­lo come esem­pio di abu­so del Con­siglio supe­ri­ore del­la Mag­i­s­tratu­ra nell’avanzamento di car­ri­era di un giu­dice in Sicil­ia.

sciascia sci­as­cia

L’antimafia, sostene­va Sci­as­cia nel suo scrit­to appar­so sul Cor­riere del­la Sera il 10 gen­naio 1987, rischi­a­va di diventare uno stru­men­to di potere. Può benis­si­mo accadere, argo­men­ta­va lo scrit­tore, anche in un sis­tema demo­c­ra­ti­co, retor­i­ca aiu­tan­do e spir­i­to criti­co man­can­do.

GLI ESEMPI

giovanni falcone e paolo borsellino gio­van­ni fal­cone e pao­lo borselli­no

Gli esem­pi che in quel­la nota gior­nal­is­ti­ca Sci­as­cia pro­pone­va era­no due: il sin­da­co del­la cit­tà dove lui vive­va e il cri­te­rio adot­ta­to dal Con­siglio supe­ri­ore del­la Mag­i­s­tratu­ra nel pro­muo­vere un mag­is­tra­to.

Con quel­lo scrit­to, da una parte Sci­as­cia denun­ci­a­va quel­la che gli appari­va come una pro­pa­gan­dis­ti­ca, martel­lante cam­pagna anti­mafia orches­tra­ta da un sin­da­co di una cit­tà Paler­mo che lan­gui­va nei dis­servizi e nell’abbandono; dall’altra stig­ma­tiz­za­va la con­dot­ta del Csm che, con­tro le pro­prie regole, ave­va pro­mosso un mag­is­tra­to per mer­i­ti anti­mafiosi. Niente di per­son­ale con quel sin­da­co (Leolu­ca Orlan­do: oggi, dopo trent’anni, anco­ra pri­mo cit­tadi­no di Paler­mo!) e quel mag­is­tra­to, Pao­lo Borselli­no, cor­ag­gioso servi­tore del­lo Sta­to, questi, ucciso poi dal­la mafia. E che Leonar­do Sci­as­cia in quell’articolo ave­va in ani­mo soltan­to di affer­mare un prin­ci­pio di legal­ità e di gius­tizia, è prova­to dall’incontro che ebbe qualche tem­po dopo con Pao­lo Borselli­no; incon­tro amichev­ole, in cui risaltò la rec­i­p­ro­ca sti­ma e ammi­razione.

SCIASCIA SCIASCIA

È un fat­to, comunque, che con quell’articolo Sci­as­cia osò attac­care il fronte che in Sicil­ia cor­ag­giosa­mente com­bat­te­va la bar­barie dell’anti-Stato. Per­ché? Non trovan­dosi risposte a ques­ta doman­da, per una sor­ta di sup­pos­to regres­so psi­co­logi­co, dovu­to anche al suo essere sicil­iano (sicil­iano trop­po sicil­iano, parafrasan­do Niet­zsche) lo scrit­tore diven­tò un po’ mafioso anche lui.

PAOLO BORSELLINO - STRAGE DI VIA DAMELIO PAOLO BORSELLINOSTRAGE DI VIA DAMELIO

Non che non l’avesse pre­vis­to; e difat­ti così ne ave­va scrit­to rifer­en­dosi a uno dei suoi maestri let­ter­ari: Come ogni sicil­iano che vede gli stru­men­ti di giudizio, che egli stes­so ha offer­to, adoperati sen­za rispet­to e cautela, in accusa irre­versibile, Piran­del­lo è por­ta­to a difend­ere la Sicil­ia, i sicil­iani, ogni vol­ta che li sente offe­si anche se allu­si­va­mente o vaga­mente dal pregiudizio. Era inutile che Sci­as­cia ripetesse a quan­ti lo inter­vis­ta­vano: «Nel mio arti­co­lo di saba­to 10 gen­naio c’era soltan­to un richi­amo alle regole, alle leg­gi del­lo Sta­to, alla Cos­ti­tuzione del­la Repub­bli­ca».

Lo scrit­tore ave­va come bestem­mi­a­to una isti­tuzione sacra. L’incomprensione defini­amo­la pure così era sta­ta mes­sa nel con­to. Da sicil­iano, Sci­as­cia difend­e­va la Sicil­ia, i sicil­iani, dalle stru­men­tal­iz­zazioni politiche e pro­pri­a­mente di con­sor­te­ria che la lot­ta alla mafia, in alcune sue espres­sioni, met­te­va in atto. Non vi pote­va essere denun­cia più lac­er­ante, e per­ciò desta­bi­liz­zante, in Italia, in quel 1978. Leonar­do Sci­as­cia, ancorché iso­la­to e attac­ca­to dal vas­to fronte pro­gres­sista, come il suo com­pae­sano Fra Diego La Mati­na non cedette alla sua ere­sia, e i fat­ti oggi, pro­pri­a­mente oggi, gli dan­no ragione. Così come dan­no ragione a Pao­lo Borselli­no.

PIETRO GRASSO CON FALCONE E BORSELLINO PIETRO GRASSO CON FALCONE E BORSELLINO

FALCONE BORSELLINO FALCONE BORSELLINO PAOLO BORSELLINO PAOLO BORSELLINO

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/quando-sciascia-tiro-rsquo-ballo-borsellino-ldquo-professionisti-208902.htm

Share / Con­di­vi­di:

The Reigne of King Edward the Third: un’opera di Shakespeare dimenticata

Notizie in Con­troluce

The Reigne of King Edward the Third: un’opera di Shake­speare dimen­ti­ca­ta

by Luca Nico­traluglio 11https://www.controluce.it/notizie/the-reigne-of-king-edward-the-third-unopera-di- shake­speare-dimen­ti­cata/

 

Curiosan­do tra alcu­ni lib­ri usati di una ban­car­el­la a Roma, capi­ta fra le mani del reg­ista e dram­matur­go Alber­to Mac­chi un libret­to in inglese, dal tito­lo The Reigne[1] of King Edward the Third. L’autore si pre­sen­ta da solo: è William Shake­speare. L’opera è igno­ta ad Alber­to, che quin­di acquista subito il libret­to e inizia a tradur­lo in maniera grossolana, ma poi vi rin­un­cia.

Tut­tavia, la parte già tradot­ta è suf­fi­ciente a incu­riosir­lo a tal pun­to che, qualche tem­po dopo, decide di com­ple­tarne la traduzione e let­tura, sia pure per som­mi capi ma in maniera suf­fi­ciente per capire il sen­so dell’opera. Dell’intero testo lo colpisce la parte che riguar­da l’intrigo amoroso fra Edoar­do III e la Con­tes­sa di Sal­is­bury di cui il re d’Inghilterra si invaghisce per­du­ta­mente, ide­ale per una lib­era riduzione des­ti­na­ta a una rap­p­re­sen­tazione teatrale.

 

L’opera, orig­i­nar­i­a­mente sud­di­visa soltan­to in scene e soltan­to suc­ces­si­va­mente in atti, è rimas­ta a lun­go fuori dal canone delle opere shake­spear­i­ane. Soltan­to nell’ultimo ven­ten­nio è sta­ta clas­si­fi­ca­ta fra i dram­mi stori­ci di Shake­speare, anche se più pro­pri­a­mente risul­ta essere una “com­me­dia stor­i­ca”, per il suo lieto fine, non pri­vo di chiari mes­sag­gi morali: Edoar­do III e la moglie Fil­ip­pa, dal­la quale era sta­to allon­tana­to dal­la sua pas­sione amorosa per la Con­tes­sa di Sal­is­bury, alla fine si ric­on­cil­iano a Calais, in occa­sione del­la con­quista del­la cit­tà da parte di Edoar­do durante la Guer­ra dei Cent’anni (1337–1453). La vit­to­ria inglese viene vista – con­sid­er­a­ta

anche l’inferiorità numer­i­ca dell’esercito inglese rispet­to a quel­lo francese – come una riv­e­lazione del­la gius­tizia div­ina, che riconosce il dirit­to di Edoar­do III al trono francese in quan­to figlio di Isabel­la, figlia di Fil­ip­po IV il Bel­lo[2] come affer­ma­to all’inizio dal Con­te d’Artois (sc. 1 vv. 11–27):[3]

Share / Con­di­vi­di:

Novità case pignorate: sarà il debitore a vendere l’immobile

16 Luglio 2019
Novità case pignorate: sarà il debitore a vendere l’immobile

Gra­zie alla rifor­ma del proces­so civile, sarà il deb­itore e non più il cred­i­tore a vendere il pro­prio immo­bile ipote­ca­to. Col rica­va­to, però, dovran­no essere sod­dis­fat­ti i cred­i­tori.

È forse arriva­to il momen­to di dire addio alle temute aste giudiziarie? Sec­on­do la nuo­va rifor­ma del­la gius­tizia dis­eg­na­ta dal min­istro Buon­afede, e ora pre­sen­ta­ta in Con­siglio dei min­istri insieme a tutte le altre novità sul proces­so civile, è tem­po di cam­biare pro­fon­da­mente il pig­no­ra­men­to immo­bil­iare. In che modo? Con­sen­ten­do al deb­itore di vendere l’immobile ipote­ca­to e pig­no­ra­to. Egli si sos­ti­tuirà così al cred­i­tore con l’obbligo comunque di ver­sare a quest’ultimo il rica­va­to del­la ven­di­ta, sal­vo trat­tenere per sé l’eventuale ecce­den­za.

Si trat­ta di una novità che potrebbe cam­biare l’approccio alla pro­ce­du­ra di liq­uidazione dei beni delle per­sone (o delle aziende) insol­ven­ti.

A dec­retare un pri­mo pas­so “pro-deb­itore” ci ave­va già pen­sato lo stes­so Gov­er­no gial­lo-verde qualche mese fa quan­do, con una nor­ma di rifor­ma del Codice di pro­ce­du­ra civile, ha riconosci­u­to al deb­itore il dirit­to di con­tin­uare a vivere all’interno del pro­prio immo­bile pig­no­ra­to nonos­tante la pen­den­za del­la pro­ce­du­ra, almeno fino all’aggiudicazione del bene stes­so. In prat­i­ca il giu­dice dell’esecuzione non può più sfrattare il pro­pri­etario del­la casa, sal­vo even­tu­ali com­por­ta­men­ti che pos­sano osta­co­lare la ven­di­ta.

La rifor­ma ave­va già sus­ci­ta­to le polemiche di molti tec­ni­ci del dirit­to, con­sapevoli che una situ­azione del genere potrebbe seri­amente com­pro­met­tere la ven­di­ta dell’immobile: nes­sun offer­ente è dis­pos­to a ver­sare un anticipo sapen­do che il deb­itore è anco­ra den­tro l’appartamento.

Oggi, come dice­va­mo in aper­tu­ra, si aggiunge un’ulteriore novità sulle case pig­no­rate: il tem­po delle temute can­de­line – poi sos­ti­tu­ite dalle clessidre – nec­es­sarie a dettare i tem­pi delle offerte nel cor­so delle aste giudiziarie pig­no­ra­men­ti immo­bil­iari potrebbe tra­montare. Il giu­dice, infat­ti, può autor­iz­zare la ces­sione dell’immobile pig­no­ra­to diret­ta­mente ad opera del deb­itore purché a prez­zo di mer­ca­to e con l’autorizzazione del giu­dice dell’esecuzione.

Il tri­bunale ver­i­ficherà la seri­età dell’offerta nel con­trad­dit­to­rio delle par­ti.

Il deb­itore ha, quin­di, facoltà di pre­sentare l’istanza per pro­cedere in pri­ma per­sona alla ven­di­ta del­la pro­pria casa almeno dieci giorni pri­ma dell’udienza di com­par­izione delle par­ti [1]. Il che sig­nifi­ca che se una per­sona, che ha già subito ipote­ca, ha trova­to un offer­ente inter­es­sato ad acquistare l’appartamento, potrà ced­er­glielo pre­via autor­iz­zazione del giu­dice. Mag­a­ri, in questo modo, potrà strap­pare un prez­zo più con­ve­niente rispet­to a quel­lo di un’asta giudiziaria e non solo met­tere a tacere le ragioni dei cred­i­tori ma con­ser­vare qual­cosa per sé. Insom­ma, la rifor­ma con­sen­tirà la trat­ta­ti­va pri­va­ta.

Del resto, già oggi è pos­si­bile vendere una casa pig­no­ra­ta con il con­sen­so dei cred­i­tori: le par­ti si ritrovano davan­ti al notaio e il prez­zo che l’acquirente ver­sa al pro­pri­etario viene diret­ta­mente gira­to (in tut­to o in parte) al cred­i­tore che, nel con­tem­po, rin­un­cia alla pro­ce­du­ra. Dunque, la rifor­ma non fa che portare in tri­bunale ciò che pri­ma si face­va davan­ti al notaio.

Il giu­dice avrà il potere di autor­iz­zare il deb­itore nonos­tante l’opposizione di uno o più cred­i­tori se ritiene che la ven­di­ta all’asta non con­sen­tirebbe di ricavare un impor­to mag­giore.

Il provved­i­men­to che dà via lib­era alla trat­ta­ti­va pri­va­ta può essere impug­na­to dai cred­i­tori.

Alla doman­da del deb­itore, tut­tavia, deve essere alle­ga­ta l’offerta di acquis­to e a garanzia del­la pro­pos­ta va deposi­ta­ta una cauzione di almeno un dec­i­mo dell’importo indi­ca­to. Sta al giu­dice dell’esecuzione ver­i­fi­care se l’offerta è seria: lo farà sul­la base del­la sti­ma fat­ta dal per­i­to già nom­i­na­to dal tri­bunale stes­so. E sull’istanza viene instau­ra­to un con­trad­dit­to­rio fra tut­ti gli inter­es­sati: il deb­itore, gli even­tu­ali com­pro­pri­etari, il cred­i­tore proce­dente, i cred­i­tori inter­venu­ti e iscrit­ti oltre all’offerente.

A questo pun­to, il giu­dice emette il provved­i­men­to che legit­ti­ma il deb­itore a pro­cedere, fis­san­do prez­zo e modal­ità di ven­di­ta: entro novan­ta giorni l’atto di trasfer­i­men­to va stip­u­la­to e il cor­rispet­ti­vo ver­sato. A riscuotere il prez­zo e dis­tribuire il rica­va­to fra i cred­i­tori può ad esem­pio essere del­e­ga­to un avvo­ca­to o un com­mer­cial­ista.

Scat­ta, poi, la can­cel­lazione dell’ipote­ca e del pig­no­ra­men­to. La casa sarà lib­era da ogni onere. Sen­za il ricor­so all’asta giudiziaria che, spes­so, è con­sid­er­a­ta anche una “mac­chia” per il pro­pri­etario.

note

[1] Ex arti­co­lo 569, co. 1, cod. proc. civ.

Novità case pig­no­rate: sarà il deb­itore a vendere l’immobile

Share / Con­di­vi­di:

GASPMEJO DI RE MIDA! QUELLO CHE ALLENA GASPERINI DIVENTA ORO

GASPMEJO DI RE MIDA! QUELLO CHE ALLENA GASPERINI DIVENTA OROMANCINI ALLA ROMA PER 25 MILIONI: E’ SOLO L’ULTIMA PLUSVALENZA CHE IL TECNICO HA REGALATO AL CLUB BERGAMASCO DOPO GAGLIARDINI, CONTI, KESSIE’, CALDARA E CRISTANTE: IL TOTALE E’ DI 161 MILIONIMA C’E’ L’ALTRO LATO DELLA MEDAGLIA: LONTANO DA BERGAMO I RAGAZZI DI GASP NON RIESCONO A RIPETERSI SUGLI STESSI LIVELLI

MARIACHIARA ROSSI  per Libero Quo­tid­i­ano

gianluca mancini gian­lu­ca manci­ni

Altra ses­sione di mer­ca­to e altra plus­valen­za incas­sa­ta dall’ Ata­lan­ta, la set­ti­ma in tre anni da quan­do c’ è Gasperi­ni in panchi­na (dal 2016). Il nome scrit­to al bilan­cio ques­ta vol­ta è quel­lo di Gian­lu­ca Manci­ni, difen­sore classe 1996 che dopo due anni in maglia ner­az­zur­ra è par­ti­to per Roma spon­da gial­lorossa (oper­azione da 21 mil­ioni più 5 di bonus). Il gio­ca­tore ha fir­ma­to un con­trat­to quin­quen­nale da 2 mil­ioni a sta­gione, oggi svol­gerà le vis­ite mediche di rito a Vil­la Stu­art e si legherà uffi­cial­mente al club di pro­pri­età di Pal­lot­ta.

gian piero gasperini foto mezzelani gmt gian piero gasperi­ni foto mezze­lani gmt

Un corteggia­men­to che dura­va da mesi quel­lo tra Manci­ni e la Roma e che alla fine si è con­clu­so nel migliore dei modi per i due club. I gial­lorossi si sono assi­cu­rati uno dei gio­vani più tal­en­tu­osi del nos­tro cam­pi­ona­to — nel­la sta­gione pas­sa­ta è sta­to pro­tag­o­nista asso­lu­to del­la cav­al­ca­ta dell’ Ata­lan­ta al quar­to pos­to con 5 gol in 30 pre­sen­ze, tan­to da aver rice­vu­to la con­vo­cazione in Nazionale dall’ omon­i­mo ct Rober­to Manci­ni -, dall’ altra parte i ner­az­zur­ri che ave­vano acquis­ta­to Manci­ni per la mod­es­ta cifra di 300.000 euro dal Peru­gia, met­tono a seg­no una plus­valen­za da qua­si 21 mil­ioni.

inter genoa gagliardini inter genoa gagliar­di­ni

 Una ces­sione dif­fi­cile (soprat­tut­to per i tifosi) ma che rien­tra nel prog­et­to del­la soci­età oro­bi­ca di val­oriz­zare i gio­vani, creare val­ore, gener­are plus­valen­ze e man­ten­er­si com­pet­i­tivi sul mer­ca­to. Il club berga­m­as­co ha già sul tac­cuino il nome che pren­derà il pos­to di Manci­ni nel­la prossi­ma sta­gione (sen­za con­sid­er­are che in in dife­sa è ben assor­ti­ta con Toloi, Palomi­no, Djim­si­ti, Masiel­lo): si sta son­dan­do il pro­fi­lo di Kaan Ayhan, difen­sore classe 1994 del For­tu­na Dus­sel­dorf, anche se Gasperi­ni vor­rebbe qual­cuno più esper­to.

gasperini meme gasperi­ni meme

Insom­ma un modus operan­di che va avan­ti da anni (si ricor­dano fra i tan­ti, Mor­feo, Pazz­i­ni, Mon­to­li­vo) e che ha trova­to il suo cul­mine pro­prio con Gian Piero Gasperi­ni. I com­pli­men­ti per il il lavoro svolto dal tec­ni­co di Gruglias­co in questi tre anni si spre­cano.

A pre­scindere dai risul­tati, la sua mano si riconosce lad­dove è rius­ci­to “a tirare fuori” l’ inim­mag­in­abile da gio­ca­tori non cer­to eccezzion­ali, ma comunque dotati di buone e in alcu­ni casi ottime qual­ità. E lo dimostra­no i 161 mil­ioni di plus­valen­ze generati sot­to la sua ges­tione: Kessié (30 mil­ioni), Gagliar­di­ni (28 mil­ioni), Cristante (25 mil­ioni), Con­ti (24 mil­ioni), Manci­ni (21 mil­ioni), Cal­dara (20 mil­ioni), Petagna (13 mil­ioni).

GAGLIARDINI GAGLIARDINI

Dota­to del­lo stes­so potere di Re Mida Gasperi­ni trasfor­ma in oro tut­to ciò che toc­ca. Cifre a parte, in quan­ti avreb­bero pun­ta­to nel­la scor­sa sta­gione sui qua­si sconosciu­ti Castagne (terzi­no destro, 5 gol in 28 pre­sen­ze), Hate­boer (terzi­no destro, 5 gol in 35 pre­sen­ze), Gosens (terzi­no sin­istro, 3 gol in 28 pre­sen­ze) e Djim­si­ti (difen­sore cen­trale, 1 gol in 24 pre­sen­ze)? Eppure han­no tut­ti almeno trip­li­ca­to il pro­prio val­ore, rispet­ti­va­mente da 6 mil­ioni a 18, da 1 mil­ione a 15, da 2 mil­ioni a 8, e da 1 mil­ione a 7,50.

Qualu­cuno fa gius­ta­mente notare che quan­do se ne van­no da Berg­amo non riescono più a ripeter­si sug­li stes­si liv­el­li. La spie­gazione è che non è “col­pa” dei gio­ca­tori, ma solo mer­i­to di Gian Piero, “Re Mida”, Gasperi­ni.

atalanta fiorentina gasperini ata­lan­ta fiorenti­na gasperi­ni gian piero gasperini foto mezzelani gmt gian piero gasperi­ni foto mezze­lani gmt

 

https://www.dagospia.com/rubrica-30/sport/quot-gasp-quot-mejo-re-mida-quello-che-allena-gasperini-diventa-oro-208908.htm

Share / Con­di­vi­di:

Questo hotel di lusso dona tutti gli avanzi di cibo ai cani bisognosi, dando il buon esempio

Resti di cibo donati agli animali da un hotel di lusso

Quante volte gli avanzi di cibo dei ris­toran­ti ven­gono get­tati via sen­za tan­ti scrupoli, sen­za con­sid­er­are che ci sono moltissi­mi ani­mali randa­gi che potreb­bero cibarsene? Ebbene, un ris­torante di lus­so, Chef J Gourmet, ha ben pen­sato di met­tere stop agli sprechi, recu­peran­do il cibo rimas­to dal brunch del ven­erdì per donarlo agli ani­mali bisog­nosi.

Nell’iniziativa, che sta facen­do il giro del mon­do, sono coin­volti anche Spring­bok Butch­ery and Cater­ing UAE, in col­lab­o­razione con Fair­mont Hotel Abu Dhabi, UAE e Ani­mal Action UAE.

Gli avanzi, come ha dichiara­to il respon­s­abile dell’hotel su Face­book, sono sta­ti tri­tati e impac­chet­tati pri­ma di essere por­tati al Cloud9 Pet Hotel and Care. La cosa più entu­si­as­mante è sta­to con­statare che gli ani­mali ne sono andati let­teral­mente pazzi!

Il respon­s­abile dell’hotel su Face­book ha dichiara­to di essere inten­zion­a­to ad ampli­are l’iniziativa in modo da coin­vol­gere anche altri ris­toran­ti ed alberghi:

Vogliamo che tut­ti i vet­eri­nari che ospi­tano randa­gi siano in gra­do di rice­vere questo cibo! Vogliamo che tut­ti i mer­av­igliosi volon­tari di questo paese che dan­no il loro tem­po e denaro per chi ne ha bisog­no pos­sano avere questo cibo! Vogliamo che tut­ti gli alberghi e i ris­toran­ti aderiscano alla nos­tra inizia­ti­va per non spre­care i rifiu­ti ali­men­ta­ri in modo che pos­sano essere uti­liz­za­ti per nutrire gli ani­mali anziché essere get­tati via e spre­cati.”

Insom­ma, un’iniziativa davvero lode­v­ole che spe­ri­amo dia il buon esem­pio nel­la lot­ta con­tro gli sprechi, e che vogliamo sup­port­are seguen­do il sug­ger­i­men­to dei pro­mo­tori, che chiedono a tut­ti di con­di­vider­la il più pos­si­bile. 

Ti potrebbe inter­es­sare anche:

Lau­ra De Rosa

Pho­to Cred­it e Fonte: Face­book

Questo hotel di lus­so dona tut­ti gli avanzi di cibo ai cani bisog­nosi, dan­do il buon esem­pio

Share / Con­di­vi­di: