Condannato per pedofilia, esce dal carcere e viene ucciso

Era a casa per un permesso. Vittima stupro si suicidò

Una macchi­na dei cara­binieri

Da pochi giorni ave­va las­ci­a­to il carcere per un per­me­s­so, e giovedì sera è sta­to ucciso in con­tra­da Sel­va a Fras­so Telesino (Ben­even­to), nel­la casa dove abita­va. La vit­ti­ma è un ex pas­tore, Giuseppe Mataraz­zo, di 45 anni, arresta­to dai cara­binieri nel 2009 con l’accusa di vio­len­za ses­suale nei con­fron­ti di una quindi­cenne del pos­to che dopo qualche tem­po si tolse la vita impic­can­dosi. Mataraz­zo nel dicem­bre 2011 fu con­dan­na­to a 11 anni e 6 mesi dal­la Corte di Appel­lo di Napoli. Gli inves­ti­ga­tori indagano sen­za esclud­ere alcu­na pista.

Sec­on­do una pri­ma ricostruzione dei cara­binieri qual­cuno ha esploso alcu­ni colpi di pis­to­la con­tro Mataraz­zo, che non ha avu­to scam­po. Sono in cor­so i rilievi per cer­care even­tu­ali trac­ce las­ci­ate dall’assassino.

Il pas­tore era fini­to in carcere il 4 mar­zo del 2009: sec­on­do l’accusa Mataraz­zo ave­va approf­itta­to del­lo sta­to di vul­ner­a­bil­ità del­la minorenne che ave­va un’infatuazione per lui. Due anni dopo, la con­dan­na che l’uomo sta­va scon­tan­do. La notizia dell’assassinio si è dif­fusa rap­i­da­mente nel pic­co­lo comune san­ni­ta. Il luo­go del delit­to si tro­va a qualche chilometro dal cen­tro abi­ta­to.

(ANSA)

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GIULIANO AMATO GUIDA LA HITLERIZZAZIONE DEL GOVERNO

Il sovranis­mo ha sem­pre una matrice razz­ista. Rischia di dan­neg­gia­re l’idea di Europa e di com­pro­met­tere la dife­sa del fon­da­men­to delle isti­tuzioni”.  Di tut­ti i deliri anti-razion­ali che il set­taris­mo delle oli­garchie ci ha fat­to ascoltare la set­ti­mana scor­sa, questo espres­so da Giu­liano Ama­to  all’associazione avvo­cati e giuristi ebrei, è il più diret­ta­mente  minac­cioso con­tro il gov­er­no elet­to, e  il più peri­coloso.

Da parte di un giu­dice cos­ti­tuzionale,  l’equazione “Sovranis­mo = razz­is­mo”, è di una rozzez­za e sem­pli­cis­mo  di cui  il per­son­ag­gio, che si ritiene un giurista, deve ver­gog­nar­si. Indi­ca una cieca  malev­olen­za  del­la Corte, una dichiara­ta ostil­ità di parte:  il gov­er­no non potrà aspet­tar­si dal­la supre­ma istan­za giuridi­ca nes­suna terzi­età, nes­suna  ogget­tiv­ità di giudizio. Abbi­amo dunque una Corte aper­ta­mente  faziosa, che sen­za alcuno scrupo­lo, sen­za nem­meno fin­gere, si procla­ma set­taria; che quan­do sarà chia­ma­ta a giu­di­care, giu­dicherà per prin­ci­pio e pre-giudizio con­tro il gov­er­no: un  peri­co­lo estremo per la lib­ertà polit­i­ca, sen­za prece­den­ti nel­la sto­ria. Se  non forse nei tri­bunali sovi­eti­ci,   che  come teoriz­za­vano  essi  stes­si, non mira­vano a sta­bilire non so che ridi­co­la “gius­tizia”, ma alla “elim­i­nazione del nemi­co di classe”.

Ovvi­a­mente la  volon­tà di recu­per­are la sovran­ità, mon­e­taria, polit­i­ca, sui pro­pri  con­fi­ni  e  sulle pro­prie leg­gi, nul­la ha a che fare col “razz­is­mo”;   è una istan­za di lib­er­azione polit­i­ca  gius­ti­fi­ca­ta dall’oppressione di oli­garchie sovran­nazion­ali che, pro­prio per­ché non riconoscono i con­fi­ni, non riconoscono il dirit­to come  istan­za di rec­i­proc­ità e uman­ità – per­ché solo all’interno dei con­fi­ni si appli­ca un dirit­to non dis­umano (bas­ta vedere quel che han  fat­to alla Gre­cia, o anche ai nos­tri ital­iani: povertà trip­li­ca­ta, inva­li­di con sus­sidio di 280 euro al mese e spese per “migrante” estra­neo  e straniero da 1450…).  Ma quan­do Ama­to, non solo da giu­dice cos­ti­tuzionale, ma da ebreo fra gli ebrei, dichiara”razzista” il   “sovranis­mo” – con  ovvie e pesan­ti allu­sioni a Salvi­ni –  fa di più:  da Padrone del Dis­cor­so,  sta preparan­do la “nar­ra­ti­va”  per la sataniz­zazione del­la sua vit­ti­ma pre­des­ti­na­ta,  la sua trasfor­mazione in impu­ta­ta del Delit­to Supre­mo,  imper­don­abile –  ciò che pre­lude, e rende gius­ti­fi­ca­bile, la sua futu­ra elim­i­nazione sen­za nem­meno un proces­so.  Che bisog­no  c’è di  proces­so, una vol­ta sta­bil­i­to che chi vuole recu­per­are un poco di sovran­ità popo­lare è Razz­ista? E’ il nuo­vo Hitler, non occorre cer­care oltre.

Se  cre­dete che io esageri (ma è l’esperienza che  mi fa par­lare) , guar­date mezz’ora di tele­gior­nale  e con­sta­ta come qualunque per­son­ag­gio politi­co di sin­is­tra abbon­dan­te­mente inter­vis­ta­to,  evo­ca con­tro Salvi­ni l’accusa di razz­is­mo, di dis­uman­ità e spi­etatez­za.

 

Notate i sapi­en­ti scivola­men­ti del lin­guag­gio:  Tito Boeri, il capo­r­i­one dell’INPS inse­di­a­to dalle sin­istre, non si  limi­ta a sab­otare  il “decre­to Dig­nità”  dan­do cifre false; di fronte alle proteste di Di Maio, par­la di “negazion­is­mo eco­nom­i­co”.  Il ter­mine sem­bra assur­da­mente fuori luo­go,  ma serve a evo­care lo spet­to del “Negazion­is­mo” asso­lu­to, che s’identifica col Male Asso­lu­to: Negazion­is­mo dell’Olocausto.

Ripetete che i nuovi min­istri si mac­chi­ano di Negazion­is­mo, e  a poco a poco  ci si avvic­i­na all’esito pre­coniz­za­to  dall’anarchico Vale­rio Fer­ran­di,  figlio di un ex di Pri­ma Lin­ea che  assas­s­inò un cara­biniere nel 1977: “Salvi­ni, in nome del­la bellez­za e dell’intelligenza. Fai un gesto nobile. Sparati in boc­ca. Ps: pri­ma o poi ver­rai appe­so a un lam­pi­one”.  Cer­to il tizio si por­ta avan­ti – e adesso, denun­ci­a­to da Salvi­ni,  dice: “La mia non era una minac­cia ma un invi­to a stu­di­are la sto­ria per evitare che si ripeta”.

Lo stes­so invi­to espres­so da Giu­liano Ama­to, in fon­do.

E non c’è dub­bio che la mag­i­s­tratu­ra ordi­nar­ia assolverà tri­on­fal­mente il Fer­ran­do.  La mag­i­s­tratu­ra “ordi­nar­ia”  “da  la cac­cia”  sen­za quartiere   – è il ter­mine usato dai pm – ai 49 mil­ioni pre­sun­ti del­la Lega (che non esistono: tut­ta la malver­sazione prece­dente riguar­da 700 mila euro malver­sa­ti da Bel­si­to e Bossi), li cercherà “anche nei ter­ri­tori”, il Riesame di Gen­o­va aven­do dec­re­ta­to che “la Lega Nord finanz­iò le sue asso­ci­azioni locali: quin­di i sol­di van­no seques­trati anche lì”. I  mag­is­trati han­no infat­ti  sta­bil­i­to che “c’è con­ti­nu­ità” fra la vec­chia ges­tione e la nuo­va Lega.  Per esem­pio, scrive l’organo delle pro­cure Fat­to, “han­no pun­ta­to il dito sul trasfer­i­men­to gra­tu­ito di 26 mila euro dal­la vec­chia Lega Nord alla neona­ta Lega Toscana”:  se esistesse in Italia una  gius­tizia ogget­ti­va, sarebbe facile opporre che un trasfer­i­men­to  sim­i­le non ha nul­la di sospet­to come dotazione di una nuo­va sede locale  di un par­ti­to, e che 26 mila euro sono ben lon­tani dai 49 mil­ioni cui  i procu­ra­tori “dan­no la cac­cia” .  Ma qui abbi­amo appun­to a che fare con una mag­i­s­tratu­ra di parte, faziosa fino al delirio, che non riconosce alla Lega il dirit­to che  viene riconosci­u­to alle altre for­mazioni politiche, e dis­conosce a Salvi­ni il dirit­to di  agire, anzi di par­lare, anzi di esistere.

Las­ci­ate­ci proces­sare Salvi­ni!”, urla la Procu­ra di Toirno – per la terza vol­ta esige dal min­istro di grazia e “gius­tizia”  che dia  l’autorizzaione a pro­cedere con­tro il min­istro dell’Interno.  E’ il ter­zo sol­lecito che il procu­ra­tore capo Arman­do Sppadaro  fa giun­gere al min­istro. La col­pa di Salvi­ni per cui lo voglio trascinare  in giudizio: nel 2016, in un comizio, disse “Mag­i­s­tratu­ra Schifez­za”.   Lesione del­la  Div­ina Fazione , Vilipen­dio, bestem­mia: Salvi­ni non ha dirit­to all’opinione, gli sia strap­pa­ta l’immunità par­la­mentare, la lib­ertà di pen­siero, il drit­to di tri­buna. Salvi­ni è  un razz­ista,. Lo dice anche  Giu­liano Ama­to –  Corte Supre­ma. Presto, sarà appe­so a un lam­pi­one.  Non c’è bisog­no di proces­so.

Si trat­ta di elim­inare un nemi­co di classe, mica di far gius­tizia. Dopo adegua­to lin­ci­ag­gio radio-tele­vi­si­vo, in cor­so.

Infat­ti i tg par­lano solo di Salvi­ni razz­ista, di salvi­ni dis­umano, e tac­ciono notzie come:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/17/mestre-cosi-leroina-gialla-ha-ucciso-18-persone-il-gip-nigeriani-vendevano-droga-pura-per-creare-piu-dipendenza/4492691/

 

La mafia nige­ri­ana che si impianta sem­pre più sol­i­da­mente in Italia,  in palese com­but­ta con le ONG sal­va­tri­ci:

 

Nè  i giu­di­ci  aprono un dossier quan­do Gino Stra­da  ammette, in tv, che la sua Emer­gency  (tan­to car­i­tat­ev­ole ONG)  ha paga­to 230mila euro al mese alla ONG  mal­tese  MOAS per usare la loro nave,  scalza­to poi dal­la  CROCE ROSSA “gli ha offer­to 400mila euro AL MESE, la MOAS ci ha sfrat­tati”.  Scusate, nes­suna curiosità sul per­ché enti dedi­ti al bene dei poveri profughi trovano con­ve­niente pagare  tan­to per stare su una nave che  li rac­coglie? E’ un buonis­si­mo inves­ti­men­to,  evi­den­te­mente.  Quan­to rende? E per­ché  la “car­ità” ai migranti rende così tan­to da mer­itare tali “inves­ti­men­ti”?

Emer­gency face­va assis­ten­za migranti, Moas si occu­pa­va delle spese logis­tiche di trasfer­i­men­to. Con­tribuiv­a­mo con il nos­tro per­son­ale san­i­tario che pagava­mo noi. Abbi­amo dato 150mila euro al mese per le spese logis­tiche. Dopodiché ci han­no chiesto di dare di più, 180mila o 230mila, noi abbi­amo dis­cus­so tra di noi e abbi­amo accetta­to. Poi ci han­no tele­fona­to e ci han­no det­to: ‘Vogliamo che sbar­cate domani per­ché la Croce Rossa ci dà 400mila euro’”.

Qui c’è qual­cosa di più losco, di innom­inabil­mente crim­i­nale che   il “razz­is­mo”.

MA:

 

Non c’è dub­bio che Giu­liano Ama­to sia anco­ra una vol­ta al cen­tro del­la spo­li­azione delll’Italia, a cui ha dato la sua opera deci­si­va  e con­tin­ua e coer­ente. Col­lab­o­ra­tore di Craxi eppure  intoc­ca­to da Mani Pul­lite,  mes­so a capo del gov­er­no durante la tem­pes­ta giudiziaria  nel 1992, spi­ana la stra­da alle  pri­va­tiz­zazioni, ossia alle sven­dite a cap­i­tali stranieri delle migliori e più avan­zate aziende pub­bliche (a com­in­cia­re dal­la Nuo­vo Pignone).   Ama­to si dimette nell’aprile 1993  – atten­zione, sen­za voto di sfidu­cia del par­la­men­to – e las­cia il pos­to al gov­er­na­tore del­la Ban­ca d’Italia, che nes­suno ha elet­to a fare il capo del gov­er­no: Ciampi, il quale gestirà da par suo l’attacco alla lire di Georges Soros.  Ossia: chiesto alla Bun­des­bank se era dis­pos­ta a “difend­ere la lira” con le sue enor­mi pos­si­bil­ità, e  ottenu­tone un rifi­u­to ( con­trari­a­mente agli accor­di), Ciampi con Ama­to min­istro avreb­bero dovu­to rin­un­cia­re subito alla “dife­sa” che era già per­sa in anticipo; invece dilap­i­darono almeno 14 mila mil­iar­di in una dife­sa, che si con­cluse come dove­va: con la pre­vista scon­fit­ta. Scon­fit­ta che com­portò una sva­l­u­tazione del­la lira del 25% .  Pro­prio nel momen­to  guar­da caso, in cui il gov­er­no offri­va in ven­di­ta le imp­rese-gioiel­lo da ”pri­va­tiz­zare”: gli stranieri poterono quin­di com­prar­le con quel­lo scon­to ulte­ri­ore. Ciò men­tre il Pool giudiziario di Mani Puli­ta con­tribui­va val­i­da­mente ad abbas­sare il prez­zo, con le retate e gli arresti del pres­i­dente dell’ENI , Emanuele Cagliari, tenu­to in galera pre­ven­ti­va fino al sui­cidio;  il “sui­cidio” di Gar­di­ni e la reta­ta di tut­ti i diri­gen­ti del­la Fer­ruzzi, nos­tra effi­ciente multi­nazionale gra­naria;  in questo cli­ma di  ter­rore giudiziario  fat­to pesare sui man­ag­er pub­bli­ci,  Ciampi, con Pro­di, operò la  pri­va­tiz­zazione del­la Ban­ca Com­mer­ciale Ital­iana , del Cred­i­to Ital­iano, e la “ristrut­turazione”  dell’ILVA ossia la dis­truzione del­la grande siderur­gia nazionale,  Se l’Italia d’oggi è l’ombra “sudamer­i­cana” di quel­la che fu così dis­trut­ta, bisogna ringraziare Ciampi e Ama­to. E infat­ti sono sta­ti ingraziati:  uno con la pres­i­den­za del­la Repub­bli­ca, l’altro come giu­dice cos­ti­tuzionale, nom­i­na­to a quel­la eccel­sa poltrona da Napoli­tano.

Capite bene dunque per­ché ha ragione di con­sid­er­are il”sovranismo” un razz­is­mo, da elim­inare con lin­ci­ag­gio e sen­za proces­so.

GIULIANO AMATO GUIDA LA HITLERIZZAZIONE DEL GOVERNO

Placidi71

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Addio alla pensione di reversibilità: il Governo fa cassa sulle vedove

L’allarme del seg­re­tario gen­erale del­lo Spi-Cgil, Ivan Pedret­ti, sul nuo­vo dis­eg­no di legge del­e­ga
anziana donna vedova con bastone

di Mari­na Crisafi - Il Gov­er­no vuole far cas­sa sul­la pelle delle vedove, andan­do a toc­care anche la pen­sione di reversibil­ità. È questo l’allarme lan­ci­a­to dal seg­re­tario gen­erale del­lo Spi-Cgil, Ivan Pedret­ti che, sulle colonne dell’Huff­in­g­ton Post, denun­cia l’arrivo di un dis­eg­no di legge del­e­ga del Gov­er­no alla com­mis­sione lavoro del­la Cam­era, con­te­nente un pun­to molto con­tro­ver­so che andrebbe ad incidere appun­to sul dirit­to alla pen­sione di reversibil­ità.

Spie­ga­to con parole sem­pli­ci, sec­on­do il ddl le reversibil­ità saran­no con­sid­er­ate prestazioni assis­ten­ziali e non più prev­i­den­ziali.

Ciò sig­nifi­ca let­teral­mente che l’accesso alla pen­sione di reversibil­ità sarà lega­to all’Isee e quin­di al red­di­to famil­iare, andan­do a ridurre inevitabil­mente il numero delle per­sone che con­tin­uer­an­no a ved­er garan­ti­to questo dirit­to.

Com’è noto, infat­ti, l’asticella dell’Isee è molto bas­sa (fis­sa­ta spes­so a red­di­ti da fame) e per super­ar­la, facen­do saltare tut­ti i ben­efi­ci, bas­ta poco.

Per fare un esem­pio, è suf­fi­ciente che una don­na anziana viva anco­ra con suo figlio che per­cepisce anche un pic­co­lo red­di­to da lavoro per far saltare il dirit­to o che la stes­sa don­na deci­da di con­di­videre la casa con un’amica (mag­a­ri vedo­va tito­lare di pen­sione) per ren­dere meno gra­ma la vec­chi­a­ia per perdere la reversibil­ità. A con­tribuire all’Isee è anche la casa: la vedo­va che vive nel­la dimo­ra coni­u­gale rimar­rebbe così con la casa ma sen­za alcun red­di­to.

Ad essere col­pite, com’è evi­dente, saran­no soprat­tut­to le donne, prin­ci­pali ben­e­fi­cia­rie del­la prestazione in quan­to aven­ti un’età media più alta rispet­to agli uomi­ni. Donne che sareb­bero – affer­ma Pedret­ti “doppi­a­mente col­pite” per­ché oggi han­no una pen­sione media infe­ri­ore a quel­la degli uomi­ni e che “in futuro rischi­ano di impov­erir­si ulte­ri­or­mente”.

Sino­ra per loro la reversibil­ità cos­ti­tu­i­va una pic­co­la certez­za su cui con­tare.

Sino­ra appun­to. Per­ché se dovesse pas­sare così com’è il ddl andrebbe a demolire un dirit­to indi­vid­uale che diven­terebbe inac­ces­si­bile per centi­na­ia di migli­a­ia di sogget­ti.

Questo non è solo pro­fon­da­mente ingius­to – pros­egue Pedret­ti — ma è anche tec­ni­ca­mente impro­prio e rischia di aprire un con­tenzioso anche a liv­el­lo giuridi­co. La pen­sione di reversibil­ità infat­ti è una prestazione prev­i­den­ziale a tut­ti gli effet­ti, lega­ta a dei con­tribu­ti effet­ti­va­mente ver­sa­ti. Che in molti casi quin­di sparireb­bero nel nul­la, o meglio, restereb­bero nelle casse del­lo Sta­to”.

In parole povere, una sor­ta di “rap­ina legal­iz­za­ta” ai dan­ni degli ital­iani che si augu­ra pos­sa essere ogget­to di ripen­sa­men­to nel­la dis­cus­sione che si aprirà a breve in com­mis­sione lavoro.

Intan­to i seg­re­tari gen­er­ali di Cgil, Cisl e Uil han­no invi­a­to al Gov­er­no una let­tera per sol­lecitare un tavo­lo di con­fron­to.

Vedi anche:
https://www.studiocataldi.it/articoli/21040-addio-alla-pensione-di-reversibilita-il-governo-fa-cassa-sulle-vedove.asp
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Trattativa Stato-mafia, i giudici: “Da Berlusconi soldi a Cosa nostra tramite Dell’Utri anche da premier e dopo le stragi”

Trattativa Stato-mafia, i giudici: “Da Berlusconi soldi a Cosa nostra tramite Dell’Utri anche da premier e dopo le stragi”
Nelle moti­vazioni del­la sen­ten­za Trat­ta­ti­va ven­gono det­tagli­ate le elargizioni di Sil­vio Berlus­coni (già a Palaz­zo Chi­gi) ai mafiosi tramite il co-fonda­tore di Forza Italia: “È deter­mi­nante ril­e­vare che tali paga­men­ti sono pros­e­gui­ti almeno fino al dicem­bre 1994”. Non solo. Sec­on­do i giu­di­ci, lo stal­liere di Arcore — e rap­p­re­sen­tante dei clan — Vit­to­rio Mangano era infor­ma­to in antepri­ma di novità leg­isla­tive rel­a­tive alla cus­to­dia caute­lare diret­ta­mente dal fonda­tore di Pub­li­talia “per provare il rispet­to dell’impegno assun­to con i mafiosi”

L’Italia ha avu­to un pres­i­dente del con­siglio che paga­va Cosa nos­tra men­tre sede­va a Palaz­zo Chi­gi. E non negli anni Cinquan­ta, ma almeno fino alla fine del 1994 quan­do la mafia ave­va già mostra­to il suo volto più feroce: ave­va fat­to a pezzi Gio­van­ni Fal­cone, Francesca Morvil­lo, Pao­lo Borselli­no, otto agen­ti di scor­ta, dieci civili, com­p­rese due bam­bine. Quel pres­i­dente del con­siglio si chia­ma Sil­vio Berlus­coni ed elar­gi­va denaro ai mafiosi sem­pre nel­lo stes­so modo: tramite il fido Mar­cel­lo Dell’Utri. Ne sono sicuri i giu­di­ci del­la corte d’Assise di Paler­mo. E lo scrivono nelle moti­vazioni del­la sen­ten­za che ha con­dan­na­to l’ex sen­a­tore di Forza Italia a dod­i­ci anni di carcere alla fine del proces­so sul­la Trat­ta­ti­va tra pezzi del­lo Sta­to e Cosa nos­tra.

L’ex par­la­mentare – recen­te­mente scarcer­a­to per motivi di salute – è sta­to con­dan­na­to per vio­len­za o minac­cia a un cor­po politi­co, ammin­is­tra­ti­vo o giudiziario del­lo Sta­to. Ha cioè trasmes­so al pri­mo gov­er­no del­la Sec­on­da Repub­bli­ca la minac­cia di Cosa nos­tra: la promes­sa di altre bombe e altre stra­gi se non fos­se ces­sa­ta l’offen­si­va anti­mafia dell’esecutivo. Che in qualche modo cede. E inserisce una pic­co­la leg­gi­na pro mafia in un decre­to legge che non ave­va vis­to nes­suno. Ma del­la cui esisten­za Vit­to­rio Mangano fu infor­ma­to da Mar­cel­lo Dell’Utri. Che di quel gov­er­no non face­va parte.

Berlus­coni sape­va dei con­tat­ti tra Dell’Utri e Cosa nos­tra” – D’altra parte quell’esecutivo minac­cia­to dai boss era pre­siedu­to da un uomo che i boss li paga da anni. Almeno fino al 1992, dice­va la Corte di Cas­sazione che ha con­dan­na­to in via defin­i­ti­va Dell’Utri per con­cor­so ester­no. I giu­di­ci pre­siedu­ti da Alfre­do Mon­tal­to, però, la pen­sano diver­sa­mente. Ci sono “ragioni logi­co-fat­tuali che con­ducono a non dubitare che Dell’Utri abbia effet­ti­va­mente rifer­i­to a Berlus­coni quan­to di vol­ta in vol­ta emerge­va dai suoi rap­por­ti con l’associazione mafiosa Cosa nos­tra mediati da Vit­to­rio Mangano (ma, in altri casi, anche da Gae­tano Cinà). Il fat­to che Berlus­coni fos­se sta­to sem­pre mes­so a conoscen­za di tali rap­por­ti è, d’altra parte, incon­testa­bil­mente dimostra­to dal ricorda­to esbor­so, da parte delle soci­età facen­ti capo al Berlus­coni medes­i­mo, di ingen­ti somme di denaro, poi, effet­ti­va­mente ver­sate a  Cosa nos­tra. Dell’Utri, infat­ti, sen­za l’avallo e l’autorizzazione di Berlus­coni, non avrebbe potu­to, ovvi­a­mente, dis­porre di così ingen­ti somme recap­i­tate ai mafiosi”, scrivono nelle 5252 pagine delle moti­vazioni del­la sen­ten­za deposi­tate nel giorno dell’anniversario del­la strage di via d’Amelio.

Da Berlus­coni sol­di a Cosa nos­tra fino al dicem­bre del 1994” – Il fat­to che Berlus­coni pagasse Cosa nos­tra, come det­to, era noto ma fino ad oggi ritenu­to prova­to solo fino al 1992, cioè pri­ma dell’inizio delle stra­gi e a due anni dall’impegno politi­co dell’imprenditore. “È deter­mi­nante ril­e­vare che tali paga­men­ti sono pros­e­gui­ti almeno fino al dicem­bre 1994 quan­do a Di Natale fu fat­to anno­tare il rel­a­ti­vo ver­sa­men­to di L. 250.000.000 nel libro mas­tro che in quel momen­to egli ges­ti­va, per­ché ciò dimostra inconfutabil­mente che anco­ra sino alla pre­det­ta data (dicem­bre 1994) Dell ‘Utri, che face­va da inter­me­di­ario, riferi­va a Berlus­coni riguar­do ai rap­por­ti con i mafiosi, atte­nen­done le nec­es­sarie somme di denaro e l’autorizzazione a ver­sare e a Cosa nos­tra”.

Il pen­ti­to: “Sol­di dal ser­pente”. Cioè dal Bis­cione – I giu­di­ci si riferiscono a Gius­to Di Natale, pen­ti­to del­la famiglia di Resut­tana che ha rac­con­ta­to di come Cosa nos­tra etichet­tasse con la paro­la “sir­pi­ente” – cioè dal sicil­iano, ser­pente – il denaro rice­vu­to come “piz­zo” dalle aziende dal Bis­cione e cioè da Berlus­coni. “Una vol­ta venne il Guastel­la (il killer Pino Guastel­la ndr) , non mi portò il denaro, ma mi disse di anno­tare 250 mil­ioni di lire, dice: Scriv­i­ci u sir­pi­ente, che queste sono le antenne tele­vi­sive di Berlus­coni che si trovano a Monte Pel­le­gri­no. Il ser­pente sta­va per il Bis­cione, insom­ma, vol­gar­mente il Bis­cione che c’era nel­la pub­blic­ità di Medi­aset e invece di scri­vere Bis­cione mi ha det­to scrivi u sir­pi­ente, in sicil­iano, per capire che si trat­ta­va delle antenne tele­vi­sive”. A che peri­o­do si riferisce Di Natale? “Siamo a fine anno, le grosse cifre entra­vano ogni vol­ta a fine anno: ’94 siamo … nel fat­to delle antenne tele­vi­sive. Ogni grup­po di estor­sioni, ogni estor­sione ave­va il suo ref­er­ente dici­amo”. E il ref­er­ente di quell’estorsione è Vit­to­rio Mangano.

Dell’Utri parla­va con Mangano parla­va di legge” – Se Dell’Utri è la cinghia di trasmis­sione del­la minac­cia di Cosa nos­tra al gov­er­no Berlus­coni, nel 1994 Mangano – lo stal­liere di Arcore – rap­p­re­sen­ta diret­ta­mente la volon­tà del­la Piovra. “Dell’Utri inter­loqui­va con Berlus­coni anche riguar­do al denaro da ver­sare ai mafiosi anco­ra nel­lo stes­so peri­o­do tem­po­rale (1994) nel quale incon­tra­va Vit­to­rio Mangano per le prob­lem­atiche rel­a­tive alle inizia­tive leg­isla­tive ogget­to dei suoi col­lo­qui con il medes­i­mo Mangano, così che non sem­bra pos­si­bile dubitare che Dell’Utri abbia infor­ma­to Berlus­coni anche di tali col­lo­qui e, in con­seguen­za, del­la pres­sione o dei ten­ta­tivi di pres­sione che, come si det­to, anche sec­on­do la Corte di Cas­sazione, era­no inevitabil­mente insi­ti negli approc­ci di Vit­to­rio Mangano e che, altret­tan­to inevitabil­mente per la caratu­ra crim­i­nale dei richieden­ti, por­ta­vano seco l’implicita minac­cia di ritor­sioni, d’altra parte, già espres­sa­mente prospet­ta­ta, come si è vis­to sopra, durante la prece­dente cam­pagna elet­torale”. Per i giu­di­ci è il pas­sag­gio fon­da­men­tale, cioè la pro­va che effet­ti­va­mente il gov­er­no Berlus­coni per­cepì la minac­cia mafiosa.

Le leg­gi a favore dei boss rac­con­tate “in antepri­ma” ai boss – Tal­mente tan­to che – in almeno un’occasione – il pri­mo esec­u­ti­vo guida­to da Forza Italia portò avan­ti inizia­tive leg­isla­tive favorevoli a Cosa nos­tra. E Cosa nos­tra venne infor­ma­ta pri­ma degli stes­si min­istri del gov­er­no Berlus­coni. “Ci si intende riferire al fat­to che in quel­la occa­sione del giug­no – luglio 1994 Dell’Utri ebbe a riferire a Mangano ‘in antepri­ma’ di una immi­nente mod­i­fi­ca leg­isla­ti­va in mate­ria di arresti per gli inda­gati di mafia (lo rac­con­ta il pen­ti­to Sal­va­tore Cucuz­za: “Per quan­to riguar­da­va il 416 bis, per quan­to riguar­da l’arresto sul 416 bis c ‘era sta­ta una pic­co­la mod­i­fi­ca … “) sen­za clam­ore, o per meglio dire nascosta­mente tan­to che nep­pure suc­ces­si­va­mente fu ril­e­va­ta, inseri­ta nelle pieghe del testo di un decre­to legge che rimase pres­soché igno­to, nel suo testo defin­i­ti­vo, persi­no ai Min­istri sino alla vig­ilia, se non in qualche caso allo stes­so giorno, del­la sua approvazine da parte del Con­siglio dei Min­istri del Gov­er­no pre­siedu­to da Berlus­coni”. In prat­i­ca Mangano sape­va di mod­i­fiche di legge decise dal gov­er­no pri­ma che ne fos­sero infor­mati gli stes­si min­istri. Di che cosa si par­la? “È sta­to effet­ti­va­mente riscon­tra­to che tra le pieghe nascoste del decre­to 14 luglio 1994 n. 440, v’era anche una ‘pic­co­la mod­i­fi­ca‘ dell’art. 275 c.p.p. nel­la parte in cui sta­bili­va che per il reato di cui all’art. 416 bis c.p. dovesse essere sem­pre appli­ca­ta la misura del­la cus­to­dia caute­lare in carcere sal­vo che non fos­sero acquisi­ti ele­men­ti tali da esclud­ere la sus­sis­ten­za delle esi­gen­ze caute­lari. Si trat­ta­va, in sostan­za, di quel­la pre­sun­zione di legge che, di fat­to, impone­va sem­pre il carcere per gli inda­gati di mafia arresta­ti”. Tradot­to: Mangano sape­va pri­ma di molti min­istri che il gov­er­no vol­e­va alleg­gerire la norme anti­mafia e lo sape­va nonos­tante si trat­tasse di una nor­ma “mai pub­bli­ciz­za­ta e, anche per la sua tec­ni­cal­ità, non ricav­abile dal­la let­tura di gior­nali”.

Leg­gi antic­i­pate a Mangano per provare il rispet­to degli impeg­ni” – Cosa nos­tra sape­va di pro­poste di legge che non conosce­va nes­suno. E lo sape­va per­ché gliele rac­con­ta­va Dell’Utri. “A ciò si aggiun­ga che quel decre­to legge era sta­to deciso per inter­venire su reati del tut­to diver­si da quel­li di mafia (v. anche tes­ti­mo­ni­an­za Maroni, già riportata,a propos­i­to del­la sua sor­pre­sa quan­do gli fu fat­ta notare dal Procu­ra­tore Casel­li la mod­i­fi­ca con­cer­nente la comu­ni­ca­bil­ità delle iscrizioni nel reg­istro degli inda­gati: “E io gli chiesi: come è pos­si­bile, che cosa c’entra la cor­ruzione e la con­cus­sione, la cus­to­dia caute­lare?”) e che, per­tan­to, non vi era ragione per la quale un sogget­to estra­neo al Gov­er­no, qual era Dell ‘Utri, fos­se infor­ma­to sino ai più minu­ti – e, si ripete, nascosti – det­tagli di quel provved­i­men­to idonei ad incidere anche sui reati di mafia”, sot­to­lin­eano i giu­dic. E anco­ra: “Ora, il fat­to che, invece, Dell’Utri fos­se infor­ma­to di tale mod­i­fi­ca leg­isla­ti­va, tan­to da riferirne a Mangano per provare il rispet­to dell’impegno assun­to con i mafiosi, dimostra ulte­ri­or­mente che egli stes­so con­tin­u­a­va a infor­mare Berlus­coni di tut­ti i suoi con­tat­ti con i mafiosi medes­i­mi anche dopo l’insediamento del Gov­er­no da quest’ultimo pre­siedu­to, per­ché soltan­to Berlus­coni, quale pres­i­dente del Con­siglio, avrebbe potu­to autor­iz­zare un inter­ven­to leg­isla­ti­vo quale quel­lo che fu ten­ta­to con l’approvazione del decre­to legge del 14 luglio 1994 n. 440 e, quin­di, riferirne a Dell’Utri per “tran­quil­liz­zare” i suoi inter­locu­tori, così come il Dell’Utri effet­ti­va­mente fece”.

B. des­ti­natario finale” – Cosa vuol dire tut­to questo? “Si ha defin­i­ti­va con­fer­ma, per­tan­to, che anche il des­ti­natario finale del­la pres­sione o dei ten­ta­tivi di pres­sione, e cioè Berlus­coni, nel momen­to in cui rico­pri­va la car­i­ca di Pres­i­dente del Con­siglio dei Min­istri, venne a conoscen­za del­la minac­cia in essi insi­ta e del con­seguente peri­co­lo di reazioni strag­iste (d’altronde in prece­den­za espres­sa­mente già prospet­ta­to) che un’inattività nel sen­so delle richi­este dei mafiosi avrebbe potu­to fare insorg­ere”. Sil­vio Berlus­coni, pres­i­dente del con­siglio, già defini­to “uti­liz­za­tore finale” e da oggi anche des­ti­natario finale del­la pres­sione di Cosa nos­tra. Paga­ta anche dopo le stra­gi. Dall’uomo che sede­va a Palaz­zo Chi­gi. È nata così la Sec­on­da Repub­bli­ca ital­iana.

Twit­ter: @pipitone87

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/19/trattativa-stato-mafia-i-giudici-da-berlusconi-soldi-a-cosa-nostra-tramite-dellutri-anche-da-premier-e-dopo-le-stragi/4502945/

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Mestre, così l’eroina gialla ha ucciso 18 persone. Il gip: “Nigeriani vendevano droga pura per creare più dipendenza”

Mestre, così l’eroina gialla ha ucciso 18 persone. Il gip: “Nigeriani vendevano droga pura per creare più dipendenza”

È un atto d’accusa, con nomi e cog­no­mi, con­tro i traf­fi­can­ti che in pochi mesi, in Vene­to, han­no ucciso almeno 18 per­sone quel­lo con­tenu­to nelle carte dell’inchiesta del­la procu­ra di Venezia, che ha prodot­to 41 ordi­nanze di cus­to­dia caute­lare. “Tutte le over­dose mor­tali pre­sen­tano due dati cer­ti di ricon­ducibil­ità al grup­po nige­ri­ano che dall’inizio del 2017 si è inse­di­a­to sta­bil­mente a spac­cia­re nell’area lim­itro­fa alla Stazione fer­roviaria. Si trat­ta di eroina avente prin­ci­pio atti­vo ele­vatis­si­mo e con­te­nente l’adulterante metor­fano”, scrive il giu­dice
MESTRE – Così si muore di eroina nelle vie e nei gia­r­di­ni di Mestre. Così la ban­da dei nige­ri­ani, spregiu­di­ca­ta e spi­eta­ta, non ha esi­ta­to a met­tere in ven­di­ta dro­ga puris­si­ma, con­sapevol­mente, per con­quistare tut­to il mer­ca­to e costrin­gere i cli­en­ti a una sem­pre mag­giore dipen­den­za. È un tragi­co rac­con­to di ragazzi sen­za sper­an­za quel­lo che emerge dalle pagine dell’inchiesta del­la procu­ra, del­lo Sco e del­la Squadra Mobile di Venezia, che ha prodot­to 41 ordi­nanze di cus­to­dia caute­lare. Sono tante sto­rie di gio­vani in balia dei for­n­i­tori, che ogni giorno si gio­ca­vano la vita come alla roulette rus­sa, speran­do che la dose acquis­ta­ta non fos­se quel­la mor­tale. È un atto d’accusa, con nomi e cog­no­mi, con­tro i traf­fi­can­ti che in pochi mesi, in Vene­to, han­no ucciso almeno 18 per­sone.

Tutte le over­dose mor­tali che sono state qui rac­colte e anal­iz­zate pre­sen­tano due dati cer­ti di ricon­ducibil­ità al grup­po nige­ri­ano che dall’inizio del 2017 si è inse­di­a­to sta­bil­mente a spac­cia­re a Mestre, nell’area lim­itro­fa alla Stazione fer­roviaria. Si trat­ta di eroina avente prin­ci­pio atti­vo ele­vatis­si­mo e con­te­nente l’adulterante metor­fano”, scrive il gip Mar­ta Paccagnel­la. Il prin­ci­pio atti­vo oscilla­va dall’8,2 al 54 per­cento per l’eroina, dal 10,4 al 72 per cen­to per la cocaina. Una ban­da gen­erosa? Nient’affatto. I con­sulen­ti del pm Pao­la Toni­ni han­no spie­ga­to che la purez­za del­la sostan­za crea più dipen­den­za. I nige­ri­ani han­no inonda­to la piaz­za vene­ta di otti­ma eroina o cocaina, seguen­do fred­da­mente una log­i­ca di mer­ca­to: “Ave­vano una chiara strate­gia: atti­rare gli assun­tori con dro­ga a bas­so prez­zo ‘molto buona‘ che crea una totale dipen­den­za e quin­di induce alla ricer­ca del­la medes­i­ma tipolo­gia di sostan­za. In tal modo l’organizzazione crim­i­nale non solo con­trol­la il ter­ri­to­rio, ma anche com­p­lessi­va­mente il mer­ca­to cre­an­dosi una ‘esclu­si­va‘ nel­la riven­di­ta”. Han­no ven­du­to la dro­ga-killer sapen­do quel­lo che face­vano.

Sec­on­do il gip, per cinque deces­si la ricon­ducibil­ità ai ven­di­tori è “cer­ta”. Enri­co Fac­chi­ni è mor­to a Mestre il 24 agos­to 2017 per “arresto car­dio­cir­co­la­to­rio da ede­ma pol­monare acu­to emor­ragi­co da depres­sione dei cen­tri res­pi­ra­tori ence­fali­ci, con­seguente ad intossi­cazione acu­ta da oppi­a­cei”. Un ref­er­e­to tipi­co da over­dose. Ha com­pra­to la dro­ga dopo aver tele­fona­to alle 18.36 di quel giorno a Ifeanyi Ahama, uno dei capi del­lo spac­cio. Han­no trova­to il suo cor­po in garage. Da tre mesi era tor­na­to da una comu­nità di recu­pero e quel­la è la pri­ma tele­fona­ta fat­ta ad Ahana. Il peri­o­do di asti­nen­za ha prob­a­bil­mente ridot­to la sua toller­an­za alla dro­ga, che lo ha ucciso.

Avviene tut­to sot­to gli occhi delle tele­camere per Tobia Bul­lo, la vit­ti­ma più recente. Alle 12.39 del 4 giug­no scor­so anche lui riceve l’eroina da Ifeanyi Ahama. Alle 13.02 era già mor­to, vici­no alla stazione fer­roviaria di Mestre. Tobia ha imp­ie­ga­to tre minu­ti per com­prar­si la morte. Alle 12.36 par­la con Ahama, poi estrae i sol­di da una tas­ca. Con le dita del­la mano destra indi­ca il numero “due”, rifer­en­dosi alle dosi. Il nige­ri­ano ha un gesto di dis­ap­pun­to, prob­a­bil­mente i sol­di non bas­tano. Si allon­tana e si siede sul mar­ci­apiede. Bul­lo si avvic­i­na e si siede anche lui. Un altro min­u­to e la trat­ta­ti­va si con­clude. Alle 12.39 si allon­tana con la dro­ga. Altre tele­camere lo ripren­dono lun­go lo stra­da. Alle 13.02 viene ripreso men­tre si accas­cia in via Monte Nero. La dro­ga lo ha ucciso in un atti­mo.

Il cor­po sen­za vita di Ange­lo Scog­namiglio viene trova­to il mat­ti­no del 15 gen­naio 2018 in una cam­era di un hotel di Marghera. In tas­ca ha dell’eroina con prin­ci­pio atti­vo al 31 per cen­to e adul­ter­ante metor­fano. Un suo ami­co rac­con­ta dell’acquisto avvenu­to la sera pri­ma sot­to gli occhi di una tele­cam­era. Gli spac­cia­tori han­no un volto e un nome. Sono Frank Oboh e See­dorf Aig­bah, che fa da “palo”. Ange­lo ha con­suma­to in soli­tu­dine e così è mor­to.

Dell’eroina puris­si­ma si sape­va, nelle strade di Mestre. Del­la ces­sione a Loren­zo Locatel­li del­la dose fatale è accusato John Ire­ne­sale. Lo scam­bio è avvenu­to nel par­co pub­bli­co di Vil­la Queri­ni a Mestre. Loren­zo è mor­to il 10 set­tem­bre 2017 in casa. Nei residui del­la dro­ga viene trova­to l’adulterante metor­fano, un mar­chio dell’eroina gial­la dei nige­ri­ani. È mor­to per­chè vol­e­va provar­la. Quel giorno va a cer­carne con un’amica, che ha mes­so a ver­bale: “La dro­ga l’acquistavo dai magre­bi­ni, non dai nige­ri­ani. Abbi­amo dis­cus­so… avrem­mo volu­to provare quell’eroina di cui si parla­va in quel peri­o­do, per­chè era molto buona”. A dar­gliela è Ire­ne­sale, det­to “Thomp­son”. Il rac­con­to del­la ragaz­za è agghi­ac­ciante: “È arriva­to in bici­clet­ta un ragaz­zo nero africano. Ha estrat­to dal­la boc­ca una dose con­fezion­a­ta con del nylon a for­ma di pal­li­na. L’abbiamo aper­ta imme­di­ata­mente per ver­i­fi­carne il con­tenu­to. Il col­ore era gial­log­no­lo”. Van­no a far­si nel­la sede ex Inail, abban­do­na­ta. “Abbi­amo pre­so metà del­la sostan­za e ce la siamo ini­et­ta­ta. Era vera­mente forte (questo det­to anche da Loren­zo) tan­to che io sono sta­ta male ed ho vom­i­ta­to. Poi abbi­amo deciso di tornare a casa, anche per­chè ero anco­ra sot­to gli effet­ti neg­a­tivi di quel­la dro­ga for­tis­si­ma”. Loren­zo se ne va e tiene per sé la metà non con­suma­ta. Il giorno dopo lo trovano mor­to.

Nico­la Verzaro è sta­to schi­anta­to da un mix di eroina e cocaina il 31 agos­to 2017. La coca gli è sta­ta cedu­ta da Michael Ugheghele, det­to “John”, davan­ti alla stazione di Mestre, ma non è sta­to indi­vid­u­a­to il nige­ri­ano che gli ha dato l’eroina, vera causa del deces­so. Quel­lo di Nico­la fu un gio­co con il des­ti­no. Quel­la sera incon­tra due amiche tossi­co­mani. Lui ha già due dosi di eroina com­prate dai nige­ri­ani nel sot­topas­so del­la stazione. Una delle amiche, scrive il gip, “con­sapev­ole del­la peri­colosità dell’eroina che in quel peri­o­do sta­va cau­san­do numerosi deces­si ed over­dose, infor­ma­va l’amico che lei non avrebbe assun­to tale dro­ga, pref­er­en­do la cocaina”. E quin­di si riv­olge a “John”, da cui Verzaro acquista due palline di cocaina davan­ti all’Hotel Bologna. Van­no a far­si in un par­co. La sec­on­da ragaz­za sta male a causa dell’eroina. Così si rifu­giano nell’appartamento dell’altra don­na, dove Nico­la finisce la sua dose di eroina. Si sente male e muore.

Ci sono altri deces­si dove gli indizi non diven­tano prove inconfutabili. Irma Scat­tolin (1 set­tem­bre 2017) ave­va com­per­a­to da un nige­ri­ano riconosci­u­to con “qua­si certez­za” dal suo ex fidan­za­to. Gianan­drea Gar­bisa (5 agos­to 2017) ave­va un for­n­i­tore abit­uale, John Ire­ne­sale; sec­on­do un ami­co del­la vit­ti­ma “la sua eroina, rispet­to a quel­la che cir­cola­va, era molto buona, prati­ca­mente puris­si­ma”. Indizi cer­ti por­tano alla ban­da dei nige­ri­ani, non alle per­sone fisiche, per altri quat­tro mor­ti, Mihai Bal­i­ca, Edoar­do Mon­ti, Sami Shea­ta Shady Magdy e Pietro Pel­le­gri­no. E un tes­ti­mone ha dichiara­to: “Da Ire­ne­sale ‘Thomp­son’ com­prai 600 dosi in un anno, lo avver­tii che la sua dro­ga era peri­colosa in quan­to gen­er­a­trice di deces­si per over­dose. Ma lui si mise a rid­ere”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/17/mestre-cosi-leroina-gialla-ha-ucciso-18-persone-il-gip-nigeriani-vendevano-droga-pura-per-creare-piu-dipendenza/4492691/

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Preso Giuseppe Corona, il tesoriere della mafia. Su Fb mostrava Di Maio nel suo bar

Scac­co ai clan a Paler­mo: 28 per­sone arrestate. Tra queste il boss Giuseppe Coro­na. Di Maio era anda­to al suo bar durante le Region­ali

Nei nuovi asset­ti di Cosa Nos­tra c’è una figu­ra di rilie­vo che spic­ca e che è sta­ta arresta­ta dal­la Guardia di Finan­za nell’ambito di una inchi­es­ta sulle cosche mafiose paler­mi­tane coor­di­na­ta dal­la Dda del capolu­o­go.

Si chia­ma Giuseppe Coro­na e, uffi­cial­mente, era il cassiere del­la caf­fet­te­ria Auro­ra. Ma in realtà era il tesoriere del­la mafia. Tene­va tut­ti i con­ti e cura­va anche la comu­ni­cazione, anche sui social net­work, delle cosche. Sul­la pag­i­na Face­book del­la Caf­fet­te­ria Auro­ra, Coro­na mostra­va la foto di Lui­gi Di Maio durante la cam­pagna elet­torale per le region­ali del 2017. Insieme a lui, anche Gian­car­lo Can­cel­leri fotografa­to accan­to al cog­na­to di Coro­na, Fabio Bonac­cor­so.

L’inchiesta ha por­ta­to all’arresto di 28 per­sone e ha pre­so di mira mafiosi, prestanome ed estor­tori.

Ma chi è Giuseppe Coro­na? Il suo nome figu­ra negli atti di un’inchiesta che, l’anno scor­so, portò in carcere i ver­ti­ci del clan mafioso di Resut­tana. Con­dan­na­to a 17 anni per un omi­cidio commes­so dopo una banale lite per la resti­tuzione di un brac­cialet­to, figlio di un mafioso assas­si­na­to, di lui il capo­mafia Gre­go­rio Palaz­zot­to dice­va “é mio fratel­lo”. I Mado­nia gli avreb­bero affida­to il loro tesoro, tan­ti sol­di da rip­ulire, e le scommesse dell’ippodromo, poi seques­tra­to per mafia. Bar, tabac­chi, immo­bili, Coro­na negli anni ha fat­to molti inves­ti­men­ti. Col denaro delle cosche, sec­on­do i pm.

Il mafioso non c’è. La mafia non sta con noi, noi siamo inavvic­in­abili”. Lo dice, in un video posta­to su Face­book, Gian­car­lo Can­cel­leri del Movi­men­to 5 Stelle, vicepres­i­dente dell’assemblea regionale sicil­iana, in mer­i­to alla fotografia pub­bli­ca­ta dai media e pre­sa da Face­book in cui è immor­ta­la­to al bar Caf­fet­te­ria Auro­ra assieme al min­istro del Lavoro Lui­gi Di Maio e al cog­na­to del boss Giuseppe Coro­na. “Noi cam­mi­nava­mo per stra­da — rac­con­ta Can­cel­leri -. Fini­to un incon­tro in cui parlava­mo di imp­rese, il 26 otto­bre, era l’una un cal­do sof­fo­cante, la cra­vat­ta che mi stringe­va il col­lo. Arrivai lì e pas­san­do abbi­amo vis­to questo bar e ho det­to: ‘Lui­gi, pren­di­amo un caf­fè per­ché ne ho davvero bisog­no’. Siamo entrati, abbi­amo det­to ‘pren­di­amo questo caf­fè’ e il gestore mi fa: ‘Oh che sor­pre­sa, fac­ciamo una foto insieme. Abbi­amo fat­to una foto insieme, abbi­amo paga­to, salu­ta­to e ce ne siamo andati. Non sono anda­to ne pri­ma mai, ne ci sono più anda­to: io non conosco queste per­sone. Noi non per­me­t­ter­e­mo mai a nes­suna orga­niz­zazione crim­i­nale di infil­trare il M5s. Noi siamo per aumentare il 41 bis e 41 ter del codice anti­mafia”.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/preso-giuseppe-corona-tesoriere-mafia-su-fb-mostrava-maio-1554018.html

Battaglia71
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ADDIO E GRAZIE, DOTTOR MANDELLI

ADDIO E GRAZIE, DOTTOR MANDELLI” — VITTORIO FELTRI IN RICORDO DEL GRANDE EMATOLOGO, SCOMPARSO A 87 ANNI: “CI COMMUOVIAMO PER LA DIPARTITA DI ATTORI E CANTANTI AI QUALI DEDICHIAMO PAGINE E PAGINE MA QUANDO TRAPASSANO PERSONE DI ALTISSIMO LIVELLO, SPECIALMENTE MEDICI CHE CI HANNO ALLUNGATO LA VITA, FACCIAMO SPALLUCCE, MOLTE VOLTE NON NE CONOSCIAMO MANCO L’IDENTITÀ E LE OPERE. CIÒ È INGIUSTO

Vit­to­rio Fel­tri per “Libero Quo­tid­i­ano”

vittorio feltri vit­to­rio fel­tri

Muoiono tan­ti cre­ti­ni, ma crepano anche i geni, insom­ma andi­amo tut­ti, pri­ma o poi, all’ altro mon­do. È così da sem­pre, nor­male quin­di che se ne sia anda­to a 87 anni pure Fran­co Man­del­li, grande ema­tol­o­go, scien­zi­a­to capace di scon­fig­gere varie forme per­ni­ciose di leucemia. Ha guar­i­to donne, uomi­ni e bam­bi­ni da una malat­tia esiziale. Non sem­pre ce l’ha fat­ta, ma spes­so ha vin­to lui sul mor­bo, cosid­det­to tumore del sangue.

Franco Mandelli Fran­co Man­del­li

Egli ha stu­di­a­to e fat­i­ca­to come un negro (in questo caso spero che negro non sia inter­pre­ta­to quale offe­sa) in tut­ta la pro­pria esisten­za e mi auguro che l’umanità abbia per lui un pizzi­co di grat­i­tu­dine. Di soli­to ci com­muovi­amo per la dipar­ti­ta di attori e can­tan­ti ai quali dedichi­amo pagine e pagine onde com­mem­o­rar­li. Ma quan­do tra­pas­sano per­sone di altissi­mo liv­el­lo, spe­cial­mente medici che ci han­no allun­ga­to la vita, ren­den­do­cela meno dolorosa, fac­ciamo spal­luc­ce, molte volte non ne conos­ci­amo man­co l’ iden­tità e le opere. Ciò è ingius­to e addirit­tura crudele.

cristina zucchiatti e franco mandelli cristi­na zuc­chi­at­ti e fran­co man­del­li

Noi non vogliamo acco­dar­ci all’ inval­so con­formis­mo e deside­ri­amo ren­dere onore e ringraziare Man­del­li per i suoi stu­di e i risul­tati ottenu­ti fat­i­can­do sulle provette e nelle cor­sie ospedaliere. A questo sig­nore schi­vo, peren­nemente infi­la­to in un cam­ice bian­co, dob­bi­amo molto e deside­ri­amo riconoscer­gli ogni mer­i­to nel giorno in cui ci ha abban­do­nati, facen­do­ci spro­fon­dare nel­la più tetra mal­in­co­nia.

Franco Mandelli Francesco Rutelli Fran­co Man­del­li Francesco Rutel­li

È vero che le per­sone più che vec­chie non pos­sono diventare, per­tan­to è fatale che perfi­no all’ insigne ema­tol­o­go, qua­si novan­tenne, come accadde a Umber­to Verone­si, ami­co caris­si­mo, sia toc­ca­to andare nell’ aldilà. Mi sia tut­tavia con­sen­ti­to esprimer­gli la mia riconoscen­za per aver ded­i­ca­to decen­ni, e con suc­ces­so, alla ricer­ca.

Ram­men­to inoltre che Man­del­li, come me, era berga­m­as­co, e ha las­ci­a­to la sua cit­tà, imi­tan­do parec­chi col­leghi e concit­ta­di­ni, allo scopo nobile di con­tribuire a sco­prire nuovi oriz­zon­ti sci­en­tifi­ci. Un numero impor­tante di oro­bi­ci si è dis­tin­to nel ramo medico, e non so per­ché. Seg­na­lo alcu­ni nomi: Garat­ti­ni, Remuzzi, Locatel­li. E mi scu­so se ne ho taciu­ti altri. La mia sti­ma nei loro con­fron­ti è immen­sa. Caro Man­del­li, non sarai dimen­ti­ca­to.

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ldquo-addio-grazie-dottor-mandelli-rdquo-vittorio-feltri-ricordo-178652.htm

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Donna soffocata in casa Il marito si è impiccato

La don­na di 40 anni è sta­ta uccisa sof­fo­ca­ta con il cus­ci­no nel­la pro­pria casa. Dopo ore di ricerche il mar­i­to è sta­to trova­to impic­ca­to
femminicidio
Cred­its © Tgr web
Si e’ con­clusa con un sui­cidio la dram­mat­i­ca vicen­da delle don­na uccisa nel comune di Cet­ona. I cara­binieri dopo un lunghe ricerche han­no trova­to impic­ca­to ad un albero il mar­i­to in una zona vici­no ad una cava non lon­tano dal­la sua auto abban­do­na­ta sul Monte  Cet­ona. Anco­ra un fem­mini­cidio, sec­on­do le prime indagi­ni inizia­to con un liti­gio tra mar­i­to e moglie nell’azienda agri­co­la di cui l’uomo era tito­lare. Un liti­gio vio­len­to che si è con­clu­so con l’uomo, 41 anni,  che ha sof­fo­ca­to la moglie, 40 anni venezue­lana.  L’uomo e’ poi  scap­pa­to con la sua auto dopo aver  tele­fona­to al fratel­lo infor­man­do­lo di cio’ che ave­va fat­to. A dare l’allarme è poi sta­to il padre dell’uomo, che abi­ta nel­la casa accan­to a quel­la del­la cop­pia. La cop­pia las­cia un figlio di 9 anni
CetonaCet­ona
https://www.rainews.it/tgr/toscana/articoli/2018/07/tos-donna-uccisa-cetona-siena-ricercato-convivente-57a74fd2-cc77-40be-9c54-81cf47342523.html
Placidi71
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Don Antonio Zanotti accusato da un giovane della comunità: «Mi ha costretto diventare il suo amante»

Bufera su don Anto­nio Zan­ot­ti, fonda­tore del­la comu­nità di accoglien­za per profughi e minori in dif­fi­coltà “Oasi 7″. Uno dei ragazzi che ospi­ta­va, ormai da 4 anni, lo ha denun­ci­a­to per abusi ses­su­ali, con­fes­san­do di essere sta­to costret­to ad assumere il via­gra e ad avere rap­por­to con il sac­er­dote.

Come ripor­ta Il Cor­riere del­la Sera, il ragaz­zo ha det­to di essere sta­to costret­to a diventare amante del frate cap­puc­ci­no che lo avrebbe anche minac­cia­to e infine pic­chi­a­to quan­do ave­va deciso di scap­pare pro­prio per sot­trar­si a tali abusi. Il gio­vane ha ammes­so anche di aver ten­ta­to di toglier­si la vita, pro­prio per­ché ques­ta era diven­ta­ta insop­porta­bile ai suoi occhi, schi­a­vo ormai di tali abusi. Pare però che non sia l’unico, altri due gio­vani sono sta­ti ascoltati, sem­pre ospi­ti del­la comu­nità, che han­no rac­con­ta­to di sto­rie sim­ili.

Il gio­vane, la cui iden­tità res­ta nascos­ta, è arriva­to in Italia a 6 anni, fu adot­ta­to  a 10 ma manda­to in col­le­gio, poi nel 2014 arri­va nel­la comu­nità di don Zan­ot­ti. «Dopo cir­ca 3 mesi dal mio ingres­so all’“Oasi 7” il frate com­in­ciò ad approc­cia­r­mi ses­sual­mente, pri­ma con abbrac­ci, poi dopo aver­mi invi­ta­to a bere nel­la sua stan­za. Nonos­tante non fos­se mio deside­rio avere rap­por­ti ses­su­ali con il frate, non rius­ci­vo a oppor­mi. Padre Zan­ot­ti com­in­ciò a far­mi dei regali cos­tosi, qualunque cosa chiedessi me la acquis­ta­va. Se accondis­cen­de­vo alle sue richi­este, mi face­va trovare dei sol­di». Dopo un anno si allon­tanò dal­la comu­nità, ma fu costret­to a tornare pro­prio dal sac­er­dote che lo rag­girò e lo pic­chiò per quel­lo che ave­va fat­to.

«Due mesi fa, a causa degli ulti­mi gravi abusi subiti, sem­pre nelle stesse modal­ità delle minac­ce miste a lus­inghe e ricat­ti, trovai la forza di andarmene defin­i­ti­va­mente, pref­er­en­do vivere per stra­da piut­tosto che vivere l’annullamento del­la mia per­sona», ha rac­con­ta­to. Dopo la sec­on­da fuga è sta­to pic­chi­a­to da altri due ospi­ti del­la comu­nità, di orig­ine albanese, che gli han­no det­to di non tornare più. Oggi ha trova­to il cor­ag­gio di denun­cia­re ma ha mol­ta pau­ra.

https://www.leggo.it/italia/cronache/don_antonio_zanotti_accusato_amante_17_luglio_2018-3860995.html

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