Muore a 2 anni schiacciato dalla cassettiera Ikea ritirata dal mercato, la famiglia: "Non sapevamo fosse pericolosa"

Muore a 2 anni schiacciato dalla cassettiera Ikea ritirata dal mercato, la famiglia: "Non sapevamo fosse pericolosa"

Morto schiacciato da una cassettiera dell'Ikea.

Il piccolo Jozef Dudek, 2 anni, è stato trovato da suo padre intrappolato sotto il mobile che l'azienda ha ormai ritirato da mesi dal mercato a seguito di simili incidenti.

La famiglia aveva acquistato il prodotto prima del ritiro, ma non conosceva i rischi che poteva rappresentare, così ha continuato a tenerlo in casa. Come riporta Metro, sono stati 8 i bambini morti schiacciati dal Malm, il piccolo Jozef è stata l'ultima di una serie di giovanissime vittime. Immediato è stato il trasporto in ospedale ma per il bimbo non c'è stato nulla da fare e ora sembra aprirsi una complicata battaglia giudiziaria.

L'avvocato della famiglia che abita Buena Park, in California, sostiene che la colpa sia di Ikea che, pur avendo ritirato il prodotto, non avrebbe fatto una campagna informativa efficace sui rischi del suo prodotto, tanto che la famiglia Dudek  ha detto di non esserne a conoscenza. L'azienda ha espresso le più sentite condoglianze alla famiglia per la perdita e probabilmente risarcirà, come avvenuto nel caso delle altre famiglie, la drammatica perdita.

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Prete 72enne adesca le bambine con le caramelle e poi si fa toccare i genitali

Prete 72enne adesca le bambine con le caramelle e poi si fa toccare i genitali

Adescava le bambine offrendo loro delle caramelle e poi le molestava sessualmente.

Garry Evans, pastore 72enne del Rushville Baptist Temple, nello Stato USA dell’Indiana, è stato arrestato dalla polizia dopo la denuncia delle sue piccole vittime.

Tutto sarebbe iniziato il mese scorso quando una bimba di 4 anni ha raccontato di essere stata avviciata dal sacerdote, così la madre si è rivolta alle autorità segnalando la testimonianza della figlia. A quel punto sono partite le indagini, come riporta anche la stampa locale: la piccola, interrogata dalla polizia, ha raccontato di essere stata attirata in una stanza con delle caramelle e una volta all'interno il pastore le avrebbe chiesto di toccarle il pene.

Gli agenti hanno raccolto altre testimonianze e pare che siano almeno altre 4 le minori, tutte di età inferiore ai 10 anni, ad aver subito molestie da parte del prete: «Mi toccava ogni volta che andavo in chiesa», ha raccontato una delle bimbe, aggiungendo che nonostante gli avesse chiesto di smetterla lui non avrebbe mai ascoltato le sue parole fino a spingerla, un giorno, a fuggire dalla stanza.

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L'ex calciatore Miccoli condannato per estorsione: "Si rivolse al figlio di un boss per avere 12mila euro"

L'ex calciatore Miccoli condannato per estorsione: "Si rivolse al figlio di un boss per avere 12mila euro"

Il gup Walter Turturici ha condannato a tre anni e mezzo Fabrizio Miccoli, ex capitano del Palermo accusato di estorsione aggravata. Secondo la Procura, l'ex bomber rosanero, tra il 2010 ed il 2011, avrebbe incaricato il suo amico Mauro Lauricella, il figlio del presunto mafioso della Kalsa, Antonino, detto «U Scintilluni», di recuperare 12 mila euro che sarebbero stati vantati da un suo amico per una vicenda legata alla gestione della discoteca «Paparazzi» di Isola delle Femmine.

Lauricella - sempre secondo l'accusa - si sarebbe dato da fare e avrebbe utilizzato metodi violenti per svolgere il suo compito, anche se poi sarebbero stati recuperati solo duemila euro. Una ricostruzione questa che, però, nel processo a Lauricella non ha retto davanti al tribunale. Lauricella e un altro indagato, Gioacchino Amato, erano accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso: a fronte di una richiesta di condanna rispettivamente a 10 e a 12 anni di carcere.

A metà luglio 2016, il collegio della seconda sezione aveva infatti assolto entrambi gli imputati dall'accusa e condannato a un anno (pena sospesa) solo Lauricella per violenza privata aggravata dal metodo mafioso. Il processo d'appello non è ancora iniziato. L'ex capitano del Palermo ha sempre respinto ogni accusa, sottolineando anche di non aver saputo all'epoca della parentela di Mauro Lauricella con «U Scintilluni».

LEGALE: SIAMO BASITI «Siamo basiti per una sentenza in totale disaccordo con quanto ha già stabilito il Tribunale di Palermo. Adesso siamo al paradosso che viene condannato il presunto mandante di un'estorsione, mentre il presunto esecutore è stato assolto da questa accusa. Quindi per il Tribunale non c'è stata estorsione e per il Gup sì». Lo ha detto Giovanni Castronovo, avvocato di Fabrizio Miccoli, condannato a tre anni e mezzo per estorsione aggravata dal metodo mafioso. «Faremo appello con tutte le nostre forze affinché venga ripristinato lo stato di diritto - ha proseguito - che riteniamo sia stato leso. Miccoli è molto nervoso e triste perché sa di essere innocente. Lui è completamente estraneo ad ogni accusa e cercheremo di dimostrarlo nel processo d'appello». Il giocatore, presente in tribunale, non ha voluto commentare la sentenza.

 

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Foggia, esplode fabbrica di fuochi d'artificio: muore un operaio, si scava tra le macerie

Foggia, esplode fabbrica di fuochi d'artificio: muore un operaio, si scava tra le macerie

SAN SEVERO - Una esplosione si è verificata in una fabbrica di fuochi d'artificio vicino San Severo, nel Foggiano. Un operaio, un italiano di 50 anni, è rimasto ucciso.

L'esplosione si è verificata nella fabbrica di fuochi d'artificio "Piro Daunia", tra i territori di San Severo e San Paolo di Civitate. Carabinieri e vigili del fuoco stanno cercando di fare luce sulle cause dell'esplosione. Sul posto ci sono due squadre dei vigili del fuoco con tre mezzi, carabinieri e personale del "118".

Intanto è anche scoppiato un vasto incendio tra i capannoni della fabbrica. Sul posto - la fabbrica si trova in territorio di San Severo, in contrada Gramigna - sono al lavoro squadre di vigili del fuoco arrivate anche da Comuni limitrofi. Le fiamme sono molto alte e pericolosamente vicine a depositi di polvere pirica. Per questo motivo le forze dell'ordine stanno inibendo di avvicinarsi anche al personale di soccorso, in attesa che si riesca a spegnere l'incendio.

Al momento non è ancora certo se si possa escludere la possibilità che vi siano altre persone coinvolte nell'esplosione.

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Suicida a 13 anni a scuola. Lo psichiatra: "Ha reso i compagni spettatori, gesto clamoroso"

Suicida a 13 anni a scuola. Lo psichiatra: "Ha reso i compagni spettatori, gesto clamoroso"

Ha voluto i compagni come spettatori di un gesto fatto in maniera «clamorosa e visibile» il ragazzo morto a scuola a Roma, che secondo le ricostruzioni si sarebbe gettato dalla tromba delle scale dopo aver salutato gli amici. Un gesto di una persona sensibile, iper-​​sensibile, alla cui sensibilità va aggiunta l'impulsività legata all'età adolescenziale.

A spiegarlo Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'Ospedale Fatebenefratelli-​​Sacco di Milano. «L'ipersensibilità - spiega Mencacci - è una qualità che purtroppo è poco riconosciuta, sia dall'interno che dall'esterno. Le persone iper-​​sensibili si considerano sbagliate, ma hanno una sensibilità che va riconosciuta e tutelata».

A questa si aggiunge l'impulsività, centrale nell'adolescenza. «È l'impulsività di un giovane che fa un gesto in maniera clamorosa e visibile, di fronte ai compagni-​​ prosegue Mencacci - è la drammatizzazione, spettacolarizzazione del gesto, non fatto in una stanza o un balcone la notte o al mattino presto. C'erano degli spettatori voluti, i compagni, gli amici, quelli che ogni giorno frequentava». L'esperto ricorda anche che «tra i giovani, il lanciarsi nel vuoto e l'impiccagione sono le modalità più frequenti nei maschi» che sono in generale molto più inclini al suicidio (77-​​78% dei suicidi è carico del genere maschile).

«La scuola - rileva ancora Mencacci-​​ non sappiamo se per lui era luogo accoglienza o di conflitto, ma aver fatto un gesto simile fa propendere per il conflitto. Il non essere abbastanza ascoltato, accettato o rispettato. Bisogna sempre pensare a fenomeni sottostanti come bullismo o cyber-​​ bullismo». Per i genitori il consiglio è tenere sempre aperto il «canale del dialogo» con i figli, osservando se hanno disturbi del sonno, calo del rendimento scolastico o altri cambiamenti. Per la scuola, invece, «fare iniziative che permettano ai ragazzi di poter parlare e affrontare l'impatto, per prevenire potenziali situazioni emulative».

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Roma, omicidio nelle case popolari alla Serpentara: uomo muore accoltellato durante una lite

Roma, omicidio nelle case popolari alla Serpentara: uomo muore accoltellato durante una lite

Omicidio a Roma. Un uomo è stato accoltellato e ucciso stamattina alla Serpentara, alla periferia della Capitale. La vittima è un 50enne che è stato raggiunto da più coltellate durante una lite.

Sul posto i carabinieri del Nucleo radiomobile di Roma che hanno bloccato il responsabile, un 32enne. L'uomo soffrirebbe di disturbi psichici. Ancora da chiarire i motivi della lite.

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Roma: ora e sempre palazzinari

I documenti riservati del Campidoglio mostrano come siano i costruttori a decidere il futuro della Capitale. Tra affari antichi e nuovi progetti, alleanze e liti,  ecco come continuano ad avere le mani sulla città

di Lirio Abbate e Gianfrancesco Turano

Roma: ora e sempre palazzinari La vera torta miliardaria di Roma, sfuggita finora alle indagini della procura, è l’urbanistica. È qui che i potenti allungano le mani. È qui che i palazzinari ingordi si lanciano per concludere affari di cemento grazie anche alla complicità di quei politici devoti e grati per il sostegno ricevuto durante le campagne elettorali.

Nella città che tutto concede ai costruttori, dove alcuni impiegati “fedeli” del Campidoglio segnalano - prima dell’arrivo del commissario Francesco Paolo Tronca - il «sistematico abuso» di varianti urbanistiche e gli affari conclusi dietro le quinte, è sempre il mattone a dettare i compiti all’amministrazione.

 

Oggi come ieri la Capitale ha solo due padroni. La politica e i palazzinari. Dalla loro alleanza Roma si è trasformata in ciò che ora è visibile: il grande spettacolo di un totale declino. L’asse fra i rappresentanti del popolo e i costruttori resiste a tutto. Si evolve. Trova strade nuove anche in tempi di casse pubbliche raschiate fino in fondo e di bilanci privati stracarichi di debiti. Lo scambio di favori continua anche se il linguaggio si è modernizzato con una dose di termini anglosassoni, dal project financing al real estate development. Gli eletti cambiano. Cambiano i partiti al potere. La nomenklatura imprenditoriale invece conserva gli stessi nomi del boom economico-​​cementizio degli anni Sessanta: Toti, Armellini, Parnasi, Mezzaroma, Cinque, Salini, Caporlingua, Bonifaci, Scarpellini, Navarra.

Fuori da questa lista soltanto Francesco Gaetano Caltagirone, l’uomo d’affari di gran lunga più influente di Roma, e Pietro Salini sono riusciti a superare i confini del Grande raccordo anulare. Per il proprietario del “Messaggero”, la Vianini è una componente in un pacchetto di partecipazioni che include Unicredit, Generali, Acea, Grandi stazioni, Cementir. Per Salini, la conquista di Impregilo significa appalti in tutta Italia e all’estero. Gli altri annaspano nella palude di un settore che vende un decimo delle stanze che piazzava prima della crisi.

Qualcuno ha scavalcato la barricata ed è passato dal mattone alla politica. La candidatura a sindaco di Alfio Marchini, nipote omonimo di “Calce e martello”, l’amico di Palmiro Togliatti che regalò Botteghe Oscure al Pci, è un unicum. Allo stesso tempo, dimostra il peso della razza palazzinara almeno quanto le dimissioni di Ignazio Marino, marziano a Roma che non ha saputo trovare il magico accordo con gli interessi dei costruttori.

VARIANTE A COMANDO

Una dirigente del segretariato generale del Campidoglio scriveva pochi mesi fa un appunto interno in cui denunciava l’abuso di varianti urbanistiche. Lo faceva dopo aver esaminato tantissime «proposte di deliberazione aventi ad oggetto le compensazioni urbanistiche e più in generale, a quelle che costituiscono atti procedimentali di un iter volto all’approvazione di programmi urbanistici non conformi al piano regolatore vigente». La dirigente sottolinea l’abuso «sistematico».

Troppe volte, su pressione dei costruttori, i progetti vengono modificati. Con più cubatura, una diversa destinazione d’uso, meno oneri concessori. Poi c’è il meccanismo delle compensazioni. La funzionaria, oggi trasferita per effetto della turnazione, mette nero su bianco l’allerta: «È stata più volte rilevata la tendenza ad elaborare varianti connotate da una disciplina urbanistica specifica e peculiare, tale da sfuggire ad ogni possibile inquadramento nei paradigmi normativi codificati». Il linguaggio è burocratico, ma il succo è chiaro: nessuna norma riesce a stare dietro alle modifiche richieste dai costruttori.

Nessuno stupore però. Roma è la città dove al dipartimento edilizia, in passato, hanno rotto l’allarme all’ingresso, e una volta riparato hanno messo lo scotch sulle telecamere per oscurarle. Si entrava ed usciva in libertà, così, per la gioia dei dipendenti che volevano andare a far la spesa in orario di servizio e di chi, soprattutto, aveva bisogno di mettere le mani sugli incartamenti e accedere all’archivio senza registrarsi.

Roma è la città dei palazzinari, con i quali si è trovato a fare i conti Ignazio Marino. Perché lo sviluppo urbano lo fanno da sempre gli imprenditori del mattone. Con i suoi 129 mila ettari di estensione, è il comune più grande d’Europa. A distanza di quarant’anni il Campidoglio ha adottato, nel 2003, un nuovo piano regolatore generale, poi approvato nel 2008. Sovrapponendo la cartina di oggi della metropoli a quella disegnata nel piano regolatore, si può constatare che la situazione non combacia. Varianti su varianti hanno portato a modificare tutto, in silenzio. E a guadagnarci sono stati sempre i soliti.

L’OCCASIONE PERDUTA

Giovanni Caudo, ultimo assessore all’Urbanistica prima del commissariamento, appena lasciato l’ufficio dopo la «repentina interruzione» della giunta Marino, ha scritto una lettera indirizzata al commissario Tronca che “l’Espresso” ha letto. La «repentina interruzione», appunto, ha lasciato aperti molti dossier. Alcuni milionari. Sono una decina di progetti che Caudo segnala al prefetto. Dagli alberi nella spoglia piazza San Silvestro all’eliminazione della previsione di “valorizzazione urbanistica in variante” - appunto - al piano regolatore delle aree di Monti Tiburtini, Santa Maria del Soccorso, Rebibbia e Torraccia.

Sospesa c’è pure una pratica per l’edilizia popolare: «Le segnalo gli atti che concernono le regole da applicare nell’edilizia agevolata (già approvati dalla giunta ma non dall’Assemblea Capitolina) e quelli che prevedono la realizzazione di alloggi sociali in attuazione del protocollo di intesa firmato con Cassa depositi e prestiti». Caudo segnala che a rischio ci sono 198milioni di euro di investimento il cui impegno «dovrà avvenire, pena la decadenza, entro il prossimo mese di dicembre».

Dicembre è passato, e nulla è stato fatto. I vertici di Cdp non hanno mai incontrato né Tronca né il subcommissario all’Urbanistica Ugo Taucer. È un peccato perché il fondo della Cassa aveva detto sì a due interventi, uno a Muratella per 78 milioni e uno a Santa Palomba per 110. Le case sarebbero state ad affitto calmierato, 5 euro a metro quadro. Per il mercato immobiliare un invito ad abbassare i prezzi. Che non si conciliava con gli affari di costruttori e immobiliaristi.

Eppure l’esperienza di Marino, più ancora di quella del predecessore Gianni Alemanno, ha rivelato i termini reali dei rapporti di forza. I costruttori intendono mantenere le mani sulla città. Non possono più contare su finanziamenti statali a fondo perso, come insegna la vicenda della metro C, un calvario di ritardi e interruzioni, o l’aborto della linea metropolitana D. I programmi di sviluppo residenziale e commerciale sono impiombati dalla crisi. Interi quartieri di recente inaugurazione sono in larga parte sfitti e producono solo costi. Che fare? I progetti sportivi possono essere la chiave per rianimare le acque stagnanti. I re del mattone puntano sul nuovo stadio della Roma, sul nuovo centro della Federcalcio e soprattutto sulle Olimpiadi 2024. Sono tutte operazioni che possono andare in porto grazie alla partecipazione finanziaria di partner privati, dal Cio (Comitato olimpico internazionale) alla squadra di business raccolta intorno all’As Roma. Ma il pubblico conserva un ruolo fondamentale, sia nella partita delle concessioni urbanistiche sia nel sostegno infrastrutturale dove la Capitale sconta ritardi storici.

L’obiettivo della giunta Marino era di rimettere in moto la macchina sfiancata dell’economia locale senza ignorare il dato di partenza, cioè che Roma è dominata dalle costruzioni. Però senza patti leonini. Così nel mese di agosto del 2014 è stato bocciato il piano dell’housing sociale, ereditato dal sindaco Alemanno e dal suo assessore all’Urbanistica Marco Corsini, che avrebbe piazzato 28 milioni di metri cubi di cemento nell’agro romano. Per i progetti nuovi l’indice di patrimonializzazione a favore del Comune è stato aumentato da pochi punti percentuali fino a un quarto del valore delle opere. In termini meno tecnici, si è tentato di rompere con la tradizione che trasforma i soldi pubblici in patrimoni privati di costruttori e immobiliaristi.

L’ORO OLIMPICO

Lo scorso 15 settembre Marino ha individuato in Tor Vergata, nel quadrante est-​​sudest dell’area metropolitana, l’area di riferimento per il villaggio olimpico del 2024. La scelta non è stata indolore né pacifica visto che parte della giunta preferiva la zona a nord tra la Flaminia, il vecchio villaggio dei Giochi 1960 e l’area demaniale dell’aeroporto dell’Urbe. Fino alla fine, gli amministratori pubblici hanno litigato con i due animatori del comitato Roma 2024, il presidente del Coni e Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Alitalia in ottimi rapporti con Matteo Renzi.

A Tor Vergata la Vianini di Caltagirone ha una concessione datata 1987 su terreni di proprietà dell’ateneo in parte espropriati al cassiere della banda della Magliana Enrico Nicoletti. La convenzione precede il codice degli appalti e per certi aspetti è una replica in piccolo della convenzione fra l’esecutivo e il Consorzio Venezia Nuova per la realizzazione del Mose. Tutto ciò che è stato costruito (le Vele di Santiago Calatrava, il policlinico universitario, lo studentato) e si costruirà a Tor Vergata lo realizzerà Vianini. Un’altra società del gruppo Caltagirone, Fabrica sgr, in joint venture con il Monte dei Paschi, si candida a gestire il post-​​Olimpiadi nell’area.

La giunta Marino non aveva voce in capitolo sui terreni di proprietà dell’ateneo. Una convenzione analoga del 1985 fra Comune e Acer, l’associazione dei costruttori romani è stata disattivata. L’accordo era stato firmato con il Consorzio Tor Bella Monaca, espressione dei costruttori, presieduto da Alessandro Cremonesi, nipote di Giancarlo, presidente della Camera di commercio e presidente di Acea estromesso da Marino.

Su Tor Vergata la giunta Marino è venuta a patti soprattutto sulla scelta della metropolitana che servirà l’area. In origine doveva essere un prolungamento della linea A. Poi si è puntato su una diramazione della Linea C, ancora in costruzione da parte del consorzio Vianini-​​Astaldi-​​Lega coop-​​Ansaldo sts e bloccata dal braccio di ferro sugli extracosti fra appaltatori privati e Roma metropolitane, la società pubblica concedente.

Gli uomini di Caltagirone minimizzano in 70-​​80 milioni di euro il possibile avanzo di cubature da realizzare a Tor Vergata, una cifra molto sottostimata se arriveranno i Giochi, da qui al momento decisivo (settembre 2017). Ma l’area di Tor Vergata potrebbe muoversi anche prima. La chiave è sempre lo sport. Già da mesi il presidente della Federtennis, l’avvocato cagliaritano Angelo Binaghi, si lamenta dell’inadeguatezza del Foro Italico rispetto al successo di pubblico degli Internazionali d’Italia. Tor Vergata è la nuova sede ideale per le prodezze di Novak Djokovic. Certo, i Giochi valgono ben altro: quasi 4 miliardi di indotto. Così, il 21 gennaio, Malagò si è portato anche Renzi per presentare il dossier sui Giochi a Roma al numero uno del Cio Thomas Bach. Che arrivino non è per niente scontato considerata la concorrenza di Los Angeles e Parigi, già bocciata due volte e ospite dei Giochi nella preistoria decoubertiniana (1900 e 1924).

È invece abbastanza scontato che arrivi una richiesta di risarcimento danni al Comune per il prolungamento della linea B1 a Casal Monastero. Sotto Alemanno, i dirigenti di Roma Metropolitane hanno firmato la concessione al raggruppamento Vianini-​​Salini senza che ci fossero le varianti urbanistiche.

NELLARENA DELLO STADIO

La vicenda del nuovo stadio dell’As Roma è lo specchio deformante dei rapporti di potere della capitale. Sull’operazione ci sono alcuni appunti riservati del Campidoglio, di cui è in possesso “l’Espresso”: «Il progetto è deficitario sotto molti aspetti», «il dipartimento ambiente e mobilità ha rilevato deficienze», soprattutto per la «relazione idrogeologica» e per il «codice appalti». Lo stesso documento riservato segnala poi che la proprietà dei terreni scelti è «in parte di Armellini». Armellini «quello di Ostia», si aggiunge, ricordando che la famiglia Armellini con il Comune ha molti affari, a Ostia nuova interi quartieri sono affittati per l’edilizia popolare. Persino il circolo del Pd - uno dei primi commissariati da Matteo Orfini - ha goduto per decenni di un locale affittato dal Campidoglio nei possedimenti Armellini. Il resto della proprietà è di Parnasi.

La scelta dell’area di Tor di Valle, passata appunto dal gruppo Papalia a Eurnova (gruppo Parsitalia) di Sandro e Luca Parnasi, è stata duramente osteggiata da Caltagirone, interessato allo sviluppo dell’area di Tor Vergata (Città dello sport) e, in generale, del quadrante est-​​sudest dell’area metropolitana.

Ai vertici di Trigoria sottolineano la regolarità, passo passo, di tutta l’operazione e ricordano, durante la gestione della famiglia Sensi, la scelta di realizzare l’impianto nell’area della Massimina, di proprietà di Sergio Scarpellini, per decenni locatore a prezzo impopolare di Camera, Senato e altri palazzi istituzionali.
Per dare un’idea della fame di progetti da parte di chi si è per anni accaparrato aree a Roma e dintorni nella speranza di una variazione di piano regolatore, la prima ondata di proposte affidate alla scrematura dell’advisor Cushman & Wakefield contava 124 terreni sparsi fino al lago di Bracciano, 40 chilometri a nord. La finale si è giocata a tre fra l’area della Bufalotta dei fratelli Toti, i terreni di Tor Vergata e il vincitore finale Parnasi.

La giunta Marino ha abbracciato il progetto Tor di Valle e lo ha difeso fino alle dimissioni, nonostante alcuni problemi di rilievo. Il primo per importanza era il passaggio di Tor di Valle dal gruppo Papalia sull’orlo del crac a Parnasi, con un rischio di revocatoria fallimentare. Il secondo riguardava le critiche dell’Atac, presentate alla luce del progetto preliminare del 15 giugno 2015, sul potenziamento della linea B della metropolitana e le contestazioni su altre criticità infrastrutturali e idrogeologiche. Infine, c’era la crisi finanziaria dello stesso promoter Parsitalia, carico di debiti verso Unicredit, l’istituto che ha ereditato montagne di mutui, garanzie e fideiussioni al momento di acquisire Capitalia, la banca patrona dei palazzinari romani.

Il primo problema è stato superato da una sentenza del giudice delegato al fallimento Papalia che ha riconosciuto la validità della transizione sull’ex ippodromo (42 milioni). In quanto alle criticità infrastrutturali, Parnasi conta di superarle con il progetto definitivo, che dovrebbe arrivare a giorni. Infine, Parnasi ha trovato nel gruppo Pizzarotti un partner che può garantirgli ossigeno finanziario grazie a uno spinoff della parte edilizia di Parsitalia (vedi box a pagina 33).

Nonostante il commissariamento del Campidoglio, a Trigoria restano convinti che il cantiere sarà aperto entro il 2016, dopo la presentazione del progetto definitivo e il via libera della conferenza dei servizi della Regione, che ha mandato a Parnasi la richiesta di completare la documentazione quasi sei mesi fa (5 agosto 2015). Ma resta significativo che l’unico salvataggio per Parnasi, sempre se l’operazione andrà in porto, arrivi da un’impresa emiliana, da un finanziamento ai soci americani messo a disposizione da Goldman Sachs con la partecipazione, per adesso molto dietro le quinte, di fondi israeliani.

La moral suasion di Caltagirone sui colleghi meno potenti e molto meno liquidi si sarà fatta sentire? O è vero che l’ingegnere, come sostiene chi gli è vicino, è disamorato della sua città, si disinteressa alla campagna elettorale per il Campidoglio e preferisce il palcoscenico della grande finanza? Resta il fatto che lo stadio giallorosso si sta giocando l’ultima chance. Se andrà bene, è già in lista d’attesa Claudio Lotito. Il patron della Lazio, e della Salernitana, non ha rinunciato al suo stadio di proprietà. In ballottaggio ci sono due aree: quella della moglie Cristina Mezzaroma in Val Tiberina e un’altra nella zona di Settebagni.

Poi nessuno può sapere se si farà davvero, se non si farà o se Parnasi dovrà accontentarsi, si fa per dire, dei permessi di edificabilità già approvati a Tor di Valle, anche senza stadio e opere pubbliche (112 mila metri quadrati). Il borsino dei pronostici è orientato su un moderato pessimismo, non solo per i ritardi, ma per un elemento di sistema. La Roma di oggi funziona secondo il teorema di Jep Gambardella, il protagonista della “Grande bellezza” di Paolo Sorrentino: «Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire».

LA CODA DEL CAAT

Altra partita che ha indispettito un po’ tutti, invece, è quella dei Caat, i Centri di Assistenza Abitativa Temporanei. Sono case - o meglio sono spesso uffici riconvertiti - per chi è in emergenza abitativa e non entra nelle graduatorie per le case popolari. Sono decine gli edifici affittati a caro prezzo dal Campidoglio con una spesa di 54 milioni all’anno. Il Comune - ed è uno dei suoi ultimi atti - ha sostituito il dispendioso sistema dei Caat con quello del contributo all’affitto. Scrive Luigi Ciminelli, direttore del dipartimento politiche abitative , in una relazione all’Autorità anticorruzione: «Tale sistema, che prevede la disponibilità di mille alloggi da destinare ad altrettanti nuclei familiari in assistenza alloggiativa temporanea, consente di ottenere un risparmio anno a regime di 13 milioni di euro».

Chi ci ha rimesso? Sicuramente la cooperativa Eriches 29 che con Salvatore Buzzi incassava, nel 2012, più di 5 milioni di euro per i servizi, dalle pulizie alla guardiania. Poi si va dalla Immobiliare San Giovanni 2005 del costruttore Antonio Pulcini, che con una palazzina da 84 alloggi incassava 2,7 milioni di euro, all’immobiliare Ten di Francesco Totti, il capitano, amministrata dal fratello, che incassava 908mila euro per 35 unità abitative. Perché il sistema dei Caat venisse archiviato bisognava prevedere una serie di strutture per l’accoglienza degli sfrattati. Cambia l’acronimo, sono i Saat, e anche le caratteristiche: niente più uffici riconvertiti, ad esempio. La gara europea lanciata dall’assessore Danese va però stranamente deserta. Non risponde nessuno, a nessuno dei lotti, anche al più piccolo: difficile senza mettersi d’accordo. La Giunta poco dopo va a casa, e il commissario Tronca deve prorogare i Caat, ogni mese in più costa ai cittadini più di tre milioni di euro.

http://​espresso​.repubblica​.it/​p​l​u​s​/​a​r​t​i​c​o​l​i​/​2​0​1​6​/​0​2​/​0​3​/​n​e​w​s​/​r​o​m​a​-​o​r​a​-​e​-​s​e​m​p​r​e​-​p​a​l​a​z​z​i​n​a​r​i​-​1​.​2​4​8​922

Riina71

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VERONA, UCCIDONO UN CIGNO A SASSATE. DENUNCIATI TRE 16ENNI DANESI

Tre 16enni danesi, in gita scolastica sul lago di Garda, sono stati denunciati dai Carabinieri al Tribunale dei minori di Venezia con l’accusa di aver ucciso un animale. I ragazzi hanno colpito a sassate e bastonate un cigno reale sul bagnasciuga del lungolago Cappuccini a Peschiera del Garda (Verona). L’animale si era ribellato ai giovani teppisti che lo infastidivano e li ha fronteggiati, cercando poi di rifugiarsi tra le canne lacustri nell’estremo tentativo di sfuggire alla loro violenza. Il fatto e’ stato segnalato ai Carabinieri che hanno fatto recuperare il cigno dal servizio veterinario dell’Ulss 9 di Bussolengo. I militari poi hanno raccolto alcune testimonianze, fra cui quella del professore danese che accompagnava la scolaresca, ospite di un villaggio turistico. L’insegnante ha subito individuato i suoi tre studenti responsabili dell’accaduto riferendone i nominativi ai militari dell’Arma, che li hanno denunciati: il codice penale punisce con la reclusione da 4 mesi a 2 anni chiunque, per crudelta’ o senza necessita’, cagiona la morte di un animale.

 

http://​www​.nelcuore​.org/​h​o​m​e​/​2​0​1​7​/​1​0​/​1​7​/​v​e​r​o​n​a​-​u​c​c​i​d​o​n​o​-​u​n​-​c​i​g​n​o​-​a​-​s​a​s​s​a​t​e​-​d​e​n​u​n​c​i​a​t​i​-​t​r​e​-​1​6​e​n​n​i​-​d​a​n​e​si/

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"Attico pagato coi soldi per i bimbi malati". Nuove accuse al vescovo degli scandali

"Attico pagato coi soldi per i bimbi malati". Nuove accuse al vescovo degli scandali

Il vescovo emerito di Trapani, Francesco Miccichè

Indagato monsignor Micciché, fino al 2012 alla guida della diocesi di Trapani. Lui contrattacca: "La mafia ecclesiastica peggio di quella vera"

di ALESSANDRA ZINITI

ROMA - I soldi destinati ai bambini autistici e ai piccoli malati oncologici sono finiti in un attico di 210 metri quadri con depandance al centro di Roma. Ottocentomila euro, sottratti ad un ente morale, la Fondazione Campanile, una delle più importanti realtà socio-​​assistenziali della Sicilia, e utilizzati a fini privati dall'ormai ex vescovo di Trapani monsignor Francesco Micciché, sollevato dal suo incarico nel 2012 da papa Benedetto XVI all'esplodere dello scandalo per un ammanco milionario dai conti della Diocesi. Cinque anni dopo, dall'inchiesta ancora aperta alla Procura di Trapani che vede l'alto prelato indagato per appropriazione indebita e malversazione per la distrazione dei fondi dell'8 per mille, continuano a venire fuori sorprese. Come questo attico al quarto piano di un antico palazzo nobiliare al numero 50 di via San Nicola di Tolentino alle spalle di piazza Barberini. Cinque finestre su un unico balcone in uno stabile di pregio che ospita anche un paio di residence di lusso e un'accademia di moda.

"Attico pagato coi soldi per i bimbi malati". Nuove accuse al vescovo degli scandali

L'attico dietro piazza Barberini a Roma

Acquistato nel 2008 dal vescovo di Trapani ad un prezzo decisamente sottostimato per i prezzi del centro di Roma: 760.000 euro più 30.000 di spese notarili, per di più dichiarandone l'utilizzo ai fini di culto (dunque equiparato ad una chiesa) per non pagare l'imposta di registro, l'appartamento è stato intestato alla Curia di Trapani. Come ha confermato ai pm monsignor Alessandro Plotti, inviato dal Vaticano come amministratore apostolico a Trapani dopo la rimozione di Micciché. Quello dell'alto prelato (scomparso qualche tempo fa) è un durissimo atto d'accusa: "Io ho rilevato l'anomalia dell'acquisto di una casa privata intestata alla diocesi con soldi che avrebbero dovuto essere destinati alla cura dei bambini e alle finalità della Fondazione Campanile. Non è accettabile che siano stati buttati via 500.000 euro per l'acquisto di una casa privata a Roma in pieno centro storico sottraendo quella somma alla possibilità di destinarli alla cura di bambini con problemi psichici".

Monsignor Plotti parla ai pm di 500.000 euro perché la casa risulta essere stata pagata con cinque assegni da 100.000 girati dal conto della fondazione Auxilium (che aveva incorporato la Campanile) e 300.000 euro in contanti. Quando Plotti aveva chiesto conto a Micciché di quale fosse la provenienza di quella somma così grossa in contanti, raccontano che il vescovo gli avrebbe risposto con un sorrisetto ironico: "Li ho trovati nel cassetto".

L'ipotesi dei pm è che l'acquisto dell'appartamento rientrasse tra quegli "investimenti" (altri appartamenti a Palermo, ma anche titoli su conti esteri e polizze assicurative) che Micciché avrebbe realizzato sottraendo quasi tre milioni di euro alla Diocesi, dai fondi dell'8 per mille a quelli della Fondazione Campanile. Con una astuta operazione tecnico-​​finanziaria: la fusione per incorporazione della Fondazione istituita nel 1968 da monsignor Antonio Campanile, che l'aveva destinata ai bambini con gravi patologie, nella Fondazione Auxiluim della quale il vescovo presidente aveva nominato amministratore il cognato Teodoro Canepa. A quel punto prelevare dal conto 500.000 euro per pagare parte della casa a Roma sarebbe stato un gioco da ragazzi. Ma non sarebbe stata l'unica operazione di quel genere. È ancora l'amministratore apostolico Plotti a dire ai pm: "Ho rilevato una serie di operazioni sfavorevoli alla Diocesi, di scarsa comprensibilità, quali le cessioni in comodato gratuito di immobili reimpiegati in strutture alberghiere. Devo dire che ho rilevato una gestione personalistica della Diocesi di Trapani che ho trovato in stato di grave dissesto economico con una totale spoliazione dei suoi beni".

Parole durissime in linea con le conclusioni dell'ispezione affidata dal Vaticano a monsignor Mogavero. Davanti alle quali Micciché ha reagito con un attacco senza precedenti. In una lettera inviata all'ex procuratore Marcello Viola, scrive: "Ho scoperto la pericolosità di una mafia ecclesiastica non meno potente, insidiosa e nefasta della mafia che il sistema giudiziario in Italia è impegnato a contrastare". In attesa della conclusione dell'inchiesta (finora priva della risposta dello Ior alle richieste dei pm), Micciché, mai sospeso a divinis, vive a Roma e dice messa alla Confraternita dei siciliani.

http://​palermo​.repubblica​.it/​c​r​o​n​a​c​a​/​2​0​1​7​/​1​0​/​1​9​/​n​e​w​s​/​_​a​t​t​i​c​o​_​p​a​g​a​t​o​_​c​o​i​_​s​o​l​d​i​_​p​e​r​_​i​_​b​i​m​b​i​_​m​a​l​a​t​i​_​n​u​o​v​e​_​a​c​c​u​s​e​_​a​l​_​v​e​s​c​o​v​o​_​d​e​g​l​i​_​s​c​a​n​d​a​l​i​-​1​7​8​6​8​7​6​19/

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Di Tuodì, fascisti e lotta di classe

Di Tuodì, fascisti e lotta di classe

Al capitalismo serve il fascismo.

I fascisti sono i servi dei padroni.

Ormai da decenni il movimento operaio ha (o avrebbe dovuto aver) elaborato e fatta sua questa posizione. Sicuramente qualcuno, a suo tempo, lo ha capito e la storia recente non pare aver smentito questo fatto. Basti pensare al lento e inesorabile slittamento a destra di tutto l’arco parlamentare anche europeo. I partiti borghesi si affidano sempre più a posizioni di destra che fino a qualche tempo fa avrebbero fatto gridare allo scandalo. Il razzismo della Lega, le posizioni xenofobe del populismo grillino il razzismo sempre più spinto delle stesse istituzioni democratiche borghesi da Minniti alle prefetture. Ma perché limitarci ai nostri confini, in tutto il mondo il populismo di matrice fascista prende piede, Le Pen, l’ultradestra in Germania e Austria, i rigurgiti monarchici e anti-​​democratici in Spagna e via degenerando.

Attraverso un percorso non sempre e non necessariamente lineare, insomma, i fascisti prendono potere dove e quando il sistema entra in crisi, prima per forzare la mano dei meccanismi democratico borghesi, poi per spezzarli, a prescindere da tutte le chiacchiere riguardo le repubbliche borghesi “antifasciste”. Anche nei luoghi di lavoro la situazione certo non cambia, anzi, probabilmente è ancor più accentuata, soprattutto dove la manodopera è per buona parte immigrata: i padroni devono estorcere valore alla classe operaia, e chi meglio di un razzista fascistoide può svolgere senza pesi sulla coscienza furti in buste paga, violenze psicologiche o fisiche, sfruttamento brutale nei confronti di lavoratori stranieri? Certamente un lavoro adatto a un fascista.

Un piccolo esempio pratico di questi mesi ce lo da un magazzino di Roma a Tor Cervara, che rifornisce i supermercati Tuodì di tutta Italia e che è salito all’onore della cronaca per le condizioni di sfruttamento disumane a cui erano sottoposti i facchini, in particolare quelli provenienti dal continente africano. Ora la proprietà è in concordato e i lavoratori che si sono visti sfruttare per centinaia di ore al mese, con irregolarità palesi praticamente in ogni ambito, dalle malattie non pagate, alle ferie negate, agli standard di sicurezza, ai veri e propri furti in busta paga, si vedono anche spiccare oltre novanta licenziamenti in seguito alla “crisi” del gruppo. Insomma i lavoratori prima sono stati spremuti come limoni e ora vengono gettati in mezzo ad una strada. Chi si occupava di gestire il magazzino a nome della proprietà era allora ed è tutt’oggi un individuo di nome David Zambrini, noto ai più come un dirigente di Casapound Italia, nota organizzazione neofascista, ed ora, probabilmente anche grazie all’ottimo lavoro da schiavista che ha portato avanti al soldo dei padroni di Tuodì si ritrova nella lista elettorale al Municipio di Ostia a sostegno del fascista Luca Marsella.

Insomma, il nostro si presenterà con un partito fascista, che dipinge gli stranieri come il male della nazione, e andrà a berciare le proprie stronzate razziste a (piccole) folle di disoccupati italiani che pensano davvero che non trovano lavoro perché “ci sono i neri che ce lo rubano”, però poi nel suo magazzino questi stranieri sono ben accetti, perché più ricattabili, perché non parlando o scrivendo bene la lingua italiana gli si può far passare di tutto sotto al naso, perché aizzare l’odio fra un lavoratore e un altro è necessario per tenere il magazzino tranquillo e spezzare la solidarietà ed è infinitamente più semplice se raggruppi i lavoratori in gruppi etnici, aizzando gli italiani contro gli africani, gli est europei contro tutti gli altri. Ovviamente tutto ciò solo in teoria visto che questi lavoratori si sono, infine, coraggiosamente ribellati a tale infame barbarie. Basterebbe anche solo questa storia per capire che tutta la campagna elettorale dei partiti fascisti non ha in se nulla di reale: solo ipocrisia e guerra tra poveri a buon mercato al servizio dei padroni.

Stessa cosa quando vengono sgomberate le case occupate dai rifugiati politici Etiopi, Somali o Eritrei. Il fascismo sventola di fronte alla folla abbrutita dalla crisi del capitalismo lo straccio della “casa agli italiani” ma senza di certo proporre soluzioni riguardo l’emergenza abitativa (e per essere chiari, l’unica soluzione nel paese dei palazzinari è l’esproprio dei grandi proprietari a vantaggio dei senzatetto), basta e avanza far inferocire la massa contro gli immigrati, in maniera che non si inferocisca verso i capitalisti che posseggono migliaia di appartamenti sfitti da anni e che non abbassano il prezzo dei fitti per evitare perdite.

Tutta la storia del fascismo è storia di servitù al servizio degli sfruttatori, nemico mortale della classe operaia, dei lavoratori, dei giovani nelle periferie metropolitane mangiate dalla speculazione. Dentro i luoghi di lavoro, come in Tuodì, l’unica arma vera per rispondere al fascismo è la solidarietà di classe, la lotta degli sfruttati contro gli sfruttatori, la difesa e l’attacco ad oltranza dei padroni e, così, anche dei loro lacché. Gli operai non hanno patrie da difendere, ma solo un sistema sociale violento ed ingiusto da rovesciare.

Di CM

 

https://​www​.lavocedellelotte​.it/​i​t​/​2​0​1​7​/​1​0​/​1​8​/​f​a​s​c​i​s​t​i​-​s​e​r​v​i​-​d​e​i​-​p​a​d​r​o​n​i​-​u​n​a​-​v​e​r​i​t​a​-​i​n​e​q​u​i​v​o​c​a​b​i​le/

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