Elezioni europee 2019, come si vota il 26 maggio: le linee guida

Elezioni europee 2019, come si vota il 26 maggio: le linee guida

io: le linee guida

Elezioni europee 2019, le linee gui­da in vista dell’elec­tion day di domeni­ca 26 mag­gio 2019. Si vota dalle 7 alle 23, lo spoglio inizierà dalle 23 del­lo stes­so giorno. Chi può votare, gli ital­iani all’estero, come si vota e i doc­u­men­ti che ser­vono per votare. I cit­ta­di­ni sono chia­mati alle urne per rin­no­vare i rap­p­re­sen­tan­ti del Par­la­men­to europeo. Ogni 5 anni, i cit­ta­di­ni dei 28 sta­ti mem­bri dell’Unione euro­pea  (più di 503 mil­ioni di abi­tan­ti) sono chia­mati a rin­no­vare i 751 dep­u­tati dell’Europarlamento. L’Italia eleg­gerà 73 + 3 mem­bri. I tre dep­u­tati in più saran­no asseg­nati all’Italia in caso di Brex­it: quan­do, e se, il Reg­no Uni­to uscirà dall’Unione. Il Par­la­men­to europeo elegge il Pres­i­dente del­la Com­mis­sione euro­pea, nom­i­na i com­mis­sari e si occu­pa dell’approvazione delle leg­gi insieme al Con­siglio dell’Unione Euro­pea.

Elezioni ammin­is­tra­tive 2019, come e quan­do si vota

Elezioni europee 2019, quan­do si vota

Elezioni ammin­is­tra­tive 2019, come e quan­do si vota                  

Pub­bli­cate le liste dei alle .
Con­sul­ta su “Spe­ciale elezioni 2019” tutte le infor­mazioni per il del : i sim­boli, il cor­po elet­torale, gli enti alle .@Europarl_IT @comuni_anci

📰➡️http://www.interno.gov.it/it/node/16177 

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ELEZIONI EUROPEE 2019 CHI PUÒ VOTARE
Pos­sono votare i cit­ta­di­ni ital­iani che han­no già com­pi­u­to 18 anni di età. Non c’è bisog­no di reg­is­trar­si da nes­suna parte per potere votare: l’iscrizione nelle liste elet­torali, infat­ti, viene fat­ta d’ufficio dalle autorità com­pe­ten­ti del comune di res­i­den­za. In Italia ci sono cinque cir­co­scrizioni elet­torali europee che possiedono una dimen­sione sovra-regionale. Gli elet­tori dovran­no scegliere tra i can­di­dati pre­sen­ti nelle liste del­la pro­pria cir­co­scrizione di res­i­den­za: nord occi­den­tale (Piemonte, Valle d’Aosta, Lig­uria, Lom­bar­dia), nord orientale(Veneto, Trenti­no Alto Adi­ge, Friuli Venezia Giu­lia, Emil­ia Romagna), centrale(Toscana, Umbria, Marche, Lazio), merid­ionale (Abruz­zo, Molise, Cam­pa­nia, Puglia, Basil­i­ca­ta, Cal­abria) e insu­lare (Sicil­ia e Sardeg­na).

Par­la­men­to europeo

@Europarl_IT

A pochissi­mi giorni dalle , fioc­cano le domande pratiche sul come si vota. La pri­ma rispos­ta è aver l’età gius­ta! In Italia l’età min­i­ma per pot­er votare alle elezioni del Par­la­men­to europeo è 18 anni. http://stavoltavoto.eu 

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ELEZIONI EUROPEE 2019 GLI ITALIANI ALLESTERO
Gli ital­iani che risiedono in altri sta­ti mem­bri dell’Unione pos­sono votare per le liste ital­iane nelle sezioni elet­torali apposi­ta­mente isti­tu­ite nei con­so­lati d’Italia o in altre isti­tuzioni pre­dis­poste. Chi si tro­va tem­po­ranea­mente in un altro paese mem­bro, avrebbe dovu­to pre­sentare la doman­da al con­so­la­to entro lo scor­so 7 mar­zo. In ulti­mo, chi vive fuori dall’Unione Euro­pea, dovrà nec­es­sari­a­mente rien­trare in Italia per pot­er votare. Il voto per cor­rispon­den­za o procu­ra non è con­sen­ti­to.

PE Italia

@PE_Italia

🇪🇺🗳️ 🇮🇹 In Italia si vota domeni­ca dalle 7 alle 23.

Come si vota? La legge elet­torale UE dà le dis­po­sizioni gen­er­ali, (si usa il sis­tema pro­porzionale), gli Sta­ti deci­dono le modal­ità pratiche.
Più info @Vim­i­nale : https://dait.interno.gov.it/elezioni 

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ELEZIONI EUROPEE 2019 COME SI VOTA
La pref­eren­za si esprime trac­cian­do una X sul sim­bo­lo del par­ti­to o del­la coal­izione. Accan­to al sim­bo­lo ci sono tre spazi bianchi per indi­care i nomi di mas­si­mo tre can­di­dati. Atten­zione a due cose. In pri­mo luo­go, non è ammes­so il voto dis­giun­to, vale a dire trac­cia­re la X sul sim­bo­lo di un par­ti­to e scri­vere il nome di un can­dida­to che appar­tiene ad un altro par­ti­to. In sec­on­do luo­go, se si esprime più di una pref­eren­za (due o tre) bisogna che ci sia un’alternanza di genere: né tut­ti maschi né tutte donne. Non è obbli­ga­to­rio indi­care una o più pref­eren­ze: il voto è vali­do anche solo bar­ran­do il sim­bo­lo.

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Par­la­men­to europeo

@Europarl_IT

Man­cano pochi giorni alle . Ecco come alcune delle deci­sioni prese dal Par­la­men­to negli ulti­mi cinque anni han­no cam­bi­a­to la nos­tra vita

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ELEZIONI EUROPEE 2019 QUALI DOCUMENTI SERVONO PER VOTARE
Per pot­er votare, oltre al doc­u­men­to d’identità, servirà pro­prio la tessera elet­torale. Ques­ta viene con­seg­na­ta diret­ta­mente a casa, dopo che si viene iscrit­ti nelle liste elet­torali (cosa che avviene in auto­mati­co al com­pi­men­to del­la mag­giore età). Se si vota per la pri­ma vol­ta ma la tessera elet­torale non è sta­ta anco­ra recap­i­ta­ta a casa, bisogn­erà riv­ol­ger­si all’Ufficio elet­torale del comune di res­i­den­za (o, nelle cit­tà più gran­di, nei vari municipi o cir­co­scrizioni) per farsela rilas­cia­re in pochi minu­ti. Se, invece, è già sta­ta con­seg­na­ta ma è sta­ta smar­ri­ta, niente pau­ra: si può richiedere un dupli­ca­to, sem­pre pres­so l’Ufficio elet­torale. L’importante è non aspettare l’ultimo momen­to.

Par­la­men­to europeo

@Europarl_IT

🚅✈️⛴️🚗 devi met­ter­ti in viag­gio per votare nel tuo Comune? Per te ci sono agevolazioni tar­if­farie per treni, voli, traghet­ti, autostrade anche in base a con­ven­zioni con @Vim­i­nale Guar­da qui: https://www.europarl.europa.eu/italy/it/elezioni-europee-2019/ee2019-come-si-vota-in-italia 

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Roma, vecchietto terrorizzato dal traffico: il vigile urbano blocca le auto e lo aiuta ad attraversare

La Roma che ci piace: il vecchietto è terrorizzato dal traffico, il vigile blocca le auto e lo aiuta ad attraversareIn un mon­do fre­neti­co c’è anco­ra chi tro­va il tem­po di fare del bene. Suc­cede a Roma, a Viale Aventi­no, durante l’ora di pun­ta, quan­do il traf­fi­co del­la Cap­i­tale si fa par­ti­co­lar­mente inten­so. Tra le mac­chine che sfrec­ciano spun­ta un sig­nore anziano, vis­i­bil­mente in dif­fi­coltà, spaven­ta­to dalle auto e inca­pace di “cogliere l’attimo” per attra­ver­sare la stra­da.  Una sce­na purtrop­po ricor­rente, non solo a Roma, ma in molte altre gran­di cit­tà. Una sce­na che spes­so si con­clude nell’indifferenza dei pas­san­ti e si risolve con timi­di approc­ci da parte di chi è in dif­fi­coltà per attra­ver­sare la stra­da, spes­so segui­ti da un chi­as­soso suonare di clac­son. Per­ché non si ha tem­po. Nel tram tram quo­tid­i­ano non si ha più tem­po nem­meno di aspettare chi gio­vane non lo è più e non può scattare tra le auto. Non si ha tem­po di com­pren­dere le dif­fi­coltà dei più deboli. Non si ha tem­po di capire che aspettare pochi minu­ti per far attra­ver­sare una per­sona in dif­fi­coltà non rovin­er­an­no la gior­na­ta, ma pos­sono solo miglio­rar­la.

In una soci­età che ci ha abit­u­a­to, purtrop­po, all’indifferenza e alla fre­n­e­sia, però c’è anco­ra chi è in gra­do di pre­mere il tas­to “pausa”, di porre un freno e ten­dere la mano. Un vig­ile urbano in servizio pro­prio per gestire il traf­fi­co di Viale Aventi­no, infat­ti, ha nota­to l’anziano sig­nore ter­ror­iz­za­to dal traf­fi­co e ha scel­to di non restare indif­fer­ente: si è avvi­c­i­na­to a lui, gli ha por­to la mano e lo ha aiu­ta­to ad attra­ver­sare la stra­da.  Uno scat­to immor­ta­la la sce­na che scioglie il cuore, per­ché non si è più abit­uati a gra­tu­iti gesti di gen­tilez­za. Il poliziot­to prende sot­to brac­cio il vec­chi­et­to e, ras­si­cu­ran­do­lo, lo gui­da dall’altra parte del­la car­reg­gia­ta.

Viene da pen­sare che forse non tut­to è per­du­to. Che Roma, spes­so asso­ci­a­ta al traf­fi­co chi­as­soso e alla caotic­ità delle gran­di cit­tà, è anche questo. Roma è anche pic­coli gesti di gen­tilez­za gra­tui­ta, è anche un uffi­ciale in servizio che aiu­ta un vec­chi­et­to in dif­fi­coltà, è un cuore grande che pul­sa e ricor­da a tut­ti la sua mer­av­igliosa natu­ra di cit­tà enorme e dis­per­si­va, ma che sa accogliere e strin­gere in un abbrac­cio.   https://www.leggo.it/italia/roma/roma_vigile_aiuta_vecchietto_attraversare-4510483.html

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Auto, il carburante del futuro: idrogeno al posto della benzina/ Autonomia e costi minori: 22 euro per 1000 km

Auto, il carburante del futuro: idrogeno liquido al posto della benzina. Brevettato da una startup israelo-australiana, garantirebbe più autonomia e costi minori: solo 22 euro per 1000 km    Il carburante del futuro

Auto, arri­va il car­bu­rante del futuro: cre­ato da una start­up israe­lo-aus­traliana e basato sull’idrogeno liq­ui­do garan­tirà mag­giore autono­mia ai veicoli ma a dei costi dimez­za­ti. Ad annun­cia­r­lo è sta­ta la Elec­triq Glob­al, soci­età che ha brevet­ta­to un car­bu­rante nuo­vo di zec­ca che com­binerebbe i van­tag­gi dell’idrogeno a quel­li del­la clas­si­ca ben­z­i­na e delle bat­teriedelle auto elet­triche, tan­to che sec­on­do gli svilup­pa­tori con­sen­tirebbe di rag­giun­gere liv­el­li di autono­mia tipi­ci delle vet­ture endoter­miche per­cor­ren­do di fat­to cir­ca 1000 km con appe­na 25 dol­lari (dunque cir­ca 22 euro). Insom­ma, una vera e pro­pria riv­o­luzione nel mon­do delle quat­tro ruote che la start­up ha annun­ci­a­to dopo aver trova­to un sis­tema per sta­bi­liz­zare l’idrogeno, ren­den­do­lo liq­ui­do al 60%: questo car­bu­rante nuo­vo di zec­ca, infat­ti, potrebbe fra qualche anno portare a dire addio ai vec­chi motori a ben­z­i­na o diesel, aven­do come ulte­ri­ore van­tag­gio non sola­mente quel­lo di essere molto più eco­nom­i­co ma pure rici­cla­bile e quin­di in lin­ea con una filosofia “green”.

COME FUNZIONA IL NUOVO CARBURANTE

Andan­do a vedere nel det­taglio in cosa con­siste il car­bu­rante brevet­ta­to dal­la Elec­triq Glo­bal, si vede come si trat­ti di un ibri­do, dato che com­bi­na i van­tag­gi non solo dell’idrogeno ma pure delle bat­terie: in sostan­za si trat­ta di un liq­ui­do che si ottiene dal­la sta­bi­liz­zazione del­lo stes­so idrogeno liq­ui­do, in modo che lo stes­so mate­ri­ale pos­sa venire non solo trasporta­to ma pure stoc­ca­to in tut­ta sicurez­za. Nel­la mente degli svilup­pa­tori, dovrebbe infat­ti affi­an­car­si al ser­ba­toio prin­ci­pale una sor­ta di “mod­u­lo” che avrebbe il com­pi­to di rilas­cia­re quel­lo che viene defini­to un catal­iz­za­tore che estrae l’idrogeno con­tenu­to nel­la mis­cela; in segui­to viene invi­a­to in una cel­la in cui avviene la trasfor­mazione in ener­gia elet­tri­ca. Una vera e pro­pria riv­o­luzione dato che unirebbe la comod­ità di fare un riforn­i­men­to veloce come accade oggi con diesel e ben­z­i­na alla filosofia “zero emis­sioni”introdot­ta dalle auto elet­triche. Ad ogni modo, per ver­i­fi­care l’impatto di quel­la che è sta­ta annun­ci­a­ta come una svol­ta bisogn­erà atten­dere anco­ra tre anni: infat­ti la com­mer­cial­iz­zazione del nuo­vo car­bu­rante dovrebbe par­tire solo dal 2022 per tut­ti i veicoli, men­tre dal 2020 pren­derà il via la sper­i­men­tazione su mezzi quali bus cit­ta­di­ni e camion a idrogeno.

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ATTENTATO A MOGADISCIO/ La strategia dei terroristi islamici per isolare la Somalia

Il terrorismo islamista ha colpito di nuovo Mogadiscio, uccidendo dieci funzionari parlamentari. Il gruppo terrorista ha però cambiato la sua strategia, con l’obiettivo di isolare lo Stato     somalia attentato alshabaab 2 lapresse1280

Ennes­i­mo atten­ta­to a Mogadis­cio, già riven­di­ca­to dall’organizzazione islamista al Shabaab. Gli islamisti da anni con­ducono una guer­ra totale con­tro lo Sta­to, che sta provan­do a rimet­ter­si in pie­di dopo anni di guer­ra civile. Obbi­et­ti­vo un bus che trasporta­va par­la­men­tari e mem­bri del­lo staff gov­er­na­ti­vo pro­prio nelle vic­i­nanze dell’ex palaz­zo del par­la­men­to. Le vit­time sareb­bero almeno una deci­na. Come ci ha spie­ga­to Mar­co Di Lid­do, anal­ista respon­s­abile del Desk Africa e del Desk ex-Urss pres­so il Cesi, il fat­to che l’obiettivo sia sta­to pro­prio un grup­po di mem­bri del gov­er­no fa pen­sare a un cam­bio di strate­gia, pur non anco­ra dichiara­ta uffi­cial­mente, del grup­po ter­ror­ista, cioè l’attacco diret­to alle strut­ture del potere invece di quel­li indis­crim­i­nati ver­so la popo­lazione civile.

Un atten­ta­to par­ti­co­lare quel­lo di ieri. Può essere una coin­ci­den­za che siano sta­ti col­pi­ti mem­bri dell’amministrazione o si trat­ta di un seg­nale da non igno­rare?

In tut­ti i grup­pi di tipo rad­i­cale jihadista nel con­ti­nente africano c’è sem­pre sta­ta una dico­to­mia, due diver­si approc­ci di pen­siero su chi colpire durante gli atten­tati. Dif­feren­ze solo oper­a­tive che non han­no gius­ti­fi­cazioni ide­o­logiche.

Quali sono?

Sec­on­do una delle due scuole di pen­siero dovreb­bero essere col­pi­ti esclu­si­va­mente gli espo­nen­ti del gov­er­no, quin­di l’apparato ammin­is­tra­ti­vo, quel­lo mil­itare, chi rico­pre insom­ma una car­i­ca e svolge una fun­zione nel­lo Sta­to, met­ten­do da parte la popo­lazione civile.

L’altra?

L’altra invece non fa alcu­na dis­tinzione tra gov­er­nan­ti e gov­er­nati e con­duce le sue azioni ter­ror­is­tiche in modo indis­crim­i­na­to, colpen­do la popo­lazione per­ché con­sid­er­a­ta respon­s­abile quan­to i gov­er­nan­ti di una data situ­azione che gli estrem­isti vogliono cam­biare. Anche per­ché colpire i civili fa aumentare dras­ti­ca­mente il gra­do di ter­rore e l’impatto psi­co­logi­co, e quin­di mette in dif­fi­coltà le isti­tuzioni che ven­gono accusate di non fare abbas­tan­za per difend­ere la popo­lazione.

Al Shabaab da che parte si col­lo­ca?

Fino a oggi al Shabaab ave­va adot­ta­to la sec­on­da opzione, colpire cioè in modo indis­crim­i­na­to popo­lazione e gov­er­nan­ti. Quest’ultimo atten­ta­to potrebbe teori­ca­mente essere un seg­nale di cam­bi­a­men­to, ma oggi non abbi­amo ele­men­ti suf­fi­ci­en­ti per dir­lo, per­ché è solo un atten­ta­to, e poi non c’è sta­ta alcu­na dichiarazione pub­bli­ca dell’emiro su un cam­bi­a­men­to di direzione. Però c’è un trend nell’ultimo peri­o­do che potrebbe far­ci pen­sare a questo cam­bi­a­men­to.

Quale?

Questo trend in realtà non viene dal­la Soma­lia ma dal Kenya, dove al Shabaab quan­do dove­va colpire col­oro che era­no in una scuo­la o in un auto­bus chiede­va alle per­sone una dimostrazione del loro essere musul­mani o meno. Se questi sape­vano recitare i ver­set­ti del Cora­no veni­vano risparmiati o uccisi.

Per­ché ci sarebbe questo cam­bi­a­men­to?

Pro­prio questo atteggia­men­to dis­crim­i­na­to­rio tra le vit­time potrebbe aver causato la perdi­ta sul­la posizione civile del reclu­ta­men­to. Facen­do venir meno ques­ta dis­tinzione si cer­ca di recu­per­are del ter­reno nel cam­po del con­sen­so.

Pro­prio in questi giorni il min­istro degli Esteri soma­lo si tro­va in visi­ta in Turchia, paese che sap­pi­amo avere for­ti inter­es­si in Soma­lia. Cosa è anda­to a chiedere sec­on­do lei?

Questo viag­gio va com­pre­so nel quadro del raf­forza­men­to dei rap­por­ti fra i due pae­si, che avviene a 360 gra­di. La Turchia è uno degli attori più dinam­i­ci dopo le monar­chie del Gol­fo negli affari soma­li ma la com­pe­tizione è ser­ra­ta. È uno dei mag­giori dona­tori nel­la ricostruzione del­la Soma­lia. Questo viag­gio toc­cherà non solo aiu­ti mil­i­tari, ma anche una mag­giore elargizione di fon­di in attiv­ità per sta­bi­liz­zare il paese, come le infra­strut­ture e le scuole. Ulti­ma­mente poi ci sono state frizioni fra la Soma­lia e alcune monar­chie del Gol­fo che stan­no sop­por­tan­do prog­et­ti in regioni seces­sion­iste come il Soma­liland.

La Soma­lia insom­ma fa gola a molti a liv­el­lo inter­nazionale e questo non facili­ta la fine dell’attività ter­ror­is­ti­ca.

La  Soma­lia, non aven­do nul­la e doven­do chiedere tut­to a tut­ti, è costret­ta a chiedere aiu­to a chi­unque, ovvi­a­mente nel mon­do islam­i­co. Inter­feren­ze che al Shabaab com­bat­te in tut­ti i modi.

(Pao­lo Vites)

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Trenta migranti trovati in un sottoscala a Torino. Avevano la scabbia

Trenta migranti vive­vano accal­cati e alati, in con­dizioni igien­iche inesisten­ti in un sot­toscala, a Tori­no. La polizia li ha trovati accal­cati nel­la per­ife­ria nord di Tori­no, dopo la seg­nalazione di alcu­ni con­do­mi­ni. Lo leg­giamo su La Stam­pa.

Sette migranti avevano la scabbia

Gli immi­grati di orig­ine pak­istana, tra loro anche cui due bam­bi­ni,  vive­vano sti­pati in uno spazio di poco più di 50 metri qua­drati di un ex bar di via Por­tu­la, nel quartiere Madon­na di Cam­pagna. Un dor­mi­to­rio sen­za le più ele­men­tari norme igien­iche. Durante lo sgombero sette di loro sono sta­ti por­tati dal per­son­ale del 118 all’ospedale Maria Vit­to­ria per­ché pre­sen­ta­vano lesioni da scab­bia. Altre otto per­sone sono state con­dotte in ques­tu­ra per effet­tuare accer­ta­men­ti. “Erava­mo qui per il ramadam con alcu­ni ami­ci. Ed è arriva­ta la polizia a con­trol­lare”, ha spie­ga­to, uno di loro, come ripor­ta La Stam­pa.  Abd­ual Raf­fi, 24 anni, uno dei pre­sen­ti, arriva­to da Bres­cia, ha spie­ga­to. “In questo sta­bile vivono sei per­sone – ha aggiun­to – gli altri era­no in visi­ta. Alcu­ni di loro, però, non ave­vano i doc­u­men­ti”„ ammette. Insom­ma, clan­des­ti­ni. Per di più affet­ti da lesioni da scab­bia che pote­vano rischiare di innescare un’epidemia. Con i più pic­coli in quelle con­dizioni ver­gog­nose. Ques­ta è l’accoglieza che piace ai buon­isti?   Angel­i­ca Orlan­di

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Dopo la martellata di Google una “paralizzata” Huawei accelera lo sviluppo di un proprio sistema operativo

TYLER DURDEN
zerohedge.com

Lunedì, Pechi­no si è trova­ta di fronte ad una nuo­va, e molto più ter­ri­bile, realtà nel­la guer­ra com­mer­ciale nei con­fron­ti del­la sua mag­giore azien­da di tele­co­mu­ni­cazioni: Google, che nel 2005 ave­va acquis­ta­to Android,  il soft­ware più popo­lare al mon­do per la tele­fo­nia mobile, ha annun­ci­a­to che avrebbe ces­sato di fornire a Huawei il sis­tema oper­a­ti­vo Android, in rispet­to ad un divi­eto prove­niente del gov­er­no degli Sta­ti Uni­ti.

Par­lan­do al Finan­cial Times, Tim Watkins, capo di Huawei per l’Europa occi­den­tale, ha det­to che la soci­età è rimas­ta “sbalordi­ta” dal divi­eto, ma ha affer­ma­to che Huawei si era “prepara­ta come meglio non avrebbe potu­to.”

Forse … eppure anche gli anal­isti dicono che essere tagliati fuori da Android è sta­ta quel­la che il FT ha defini­to “una martel­la­ta” infer­ta ad una soci­età il cui busi­ness degli smart­phone negli ulti­mi anni è sal­i­to alle stelle, e che è cresci­u­to del 50% anno su anno, arrivan­do a 59 mil­ioni di dol­lari nel pri­mo trimestre [di quest’anno], men­tre i rivali Sam­sung e Apple han­no per­so rispet­ti­va­mente il 10% e il 23%. Nel 2018, l’azienda ha esporta­to cir­ca 200 mil­ioni di smart­phone, molti dei quali pre­car­i­cati con il sis­tema oper­a­ti­vo Android.

Huawei sem­bra­va avere uno slan­cio inar­resta­bile, ma, in un sol colpo, una cosa del genere potrebbe minare la sua ambizione di diventare il più grande pro­dut­tore di smart­phone al mon­do,” ha affer­ma­to Ben Wood, prin­ci­pale anal­ista di CCS Insight. Un altro con­sulente di tele­co­mu­ni­cazioni cita­to dal FT, ha det­to che la mossa di Google è  il seg­nale più chiaro che i part­ner di Huawei stan­no “abban­do­nan­do la nave.” Ha pre­det­to che Wash­ing­ton ora avrebbe inizia­to a “striz­zare sul serio i canali di riforn­i­men­to.”

Anche sen­za ulte­ri­ori stran­go­la­men­ti, Huawei è in grosse dif­fi­coltà: il sec­on­do pro­dut­tore mon­di­ale di smart­phone sta già affrontan­do la prospet­ti­va di trovar­si esclu­so dal sis­tema oper­a­ti­vo per smart­phone più famoso nel mon­do, dopo essere sta­to inser­i­to dal­la Casa Bian­ca in un elen­co di “entità proib­ite,” a cui è vieta­to alle com­pag­nie statu­niten­si fornire tec­nolo­gia.

Ma, vis­to che dovrebbe essere sta­ta la Cina la con­troparte respon­s­abile per il col­las­so dei negoziati com­mer­ciali in fase avan­za­ta, sicu­ra­mente Pechi­no e Huawei si era­no preparate per ques­ta even­tu­al­ità.

Non pro­prio.

In un altro arti­co­lo del FT, Huawei ave­va affer­ma­to che “sarebbe in gra­do met­tere a pun­to un pro­prio sis­tema oper­a­ti­vo mobile ‘molto rap­i­da­mente,’ se i suoi smart­phone fos­sero esclusi dal soft­ware Android di Google.”

Ed ora lo sono sta­ti. E, men­tre Huawei è fiduciosa che avrà presto un pro­prio sis­tema oper­a­ti­vo (una copia ri-prog­et­ta­ta), la realtà delle cose è che il gigante cinese delle tele­co­mu­ni­cazioni non ha, al momen­to, un piano B disponi­bile.

Questo è un grosso prob­le­ma per l’azienda, che mart­edì pre­sen­terà a Lon­dra il suo nuo­vo tele­fono di pun­ta, ‘Hon­or’. Ma, come ripor­ta il FT, “reti come Voda­fone ed EE stan­no riesam­i­nan­do se è il caso di con­tin­uare a man­tenere i cel­lu­lari Huawei al cen­tro del­la loro strate­gia di lan­cio per il 5G, la prossi­ma gen­er­azione di Inter­net mobile.”

In una fre­net­i­ca ricer­ca di alter­na­tive pos­si­bili, Huawei ha promes­so ai pro­pri cli­en­ti che i loro attuali tele­foni con­tin­uer­an­no a fun­zionare e avran­no acces­so al Play Store di Google e alle rel­a­tive appli­cazioni, anche se non è chiaro su che base si pos­sa fare una sim­i­le dichiarazione. Infat­ti, come ha avver­ti­to Tim Watkins: “Il futuro non è così cer­to.”

Huawei ha assun­to il ruo­lo del­la vit­ti­ma nel­la guer­ra com­mer­ciale in cor­so tra Sta­ti Uni­ti e Cina, e Watkins ha affer­ma­to che la com­pag­nia è “pre­sa in mez­zo.”

Watkins ha anche det­to che il grup­po si sta­va preparan­do al peg­gio, dopo essere sta­to pre­so di mira dagli Sta­ti Uni­ti l’anno scor­so, e che ave­va lavo­ra­to ad un pro­prio sis­tema oper­a­ti­vo, che “potrebbe par­tire molto velo­ce­mente.” Ha fat­to notare che questo sis­tema oper­a­ti­vo è già sta­to sper­i­men­ta­to in alcune regioni del­la Cina.

Non è chiaro se il nome del nuo­vo sis­tema oper­a­ti­vo sarà iSpy 1.0.

A parte gli scherzi, creare un nuo­vo sis­tema oper­a­ti­vo non è cosa da poco: il gigante cinese del­la ven­di­ta al det­taglio, Aliba­ba, ave­va cer­ca­to di costru­ire un “Android cinese“, ma ave­va poi fini­to per scon­trar­si con Google, per quan­to il suo sis­tema oper­a­ti­vo Aliyun fos­se diver­so da Android. Il suo suc­ces­sore, ALIOS, è basato su Android. Allo stes­so modo, Sam­sung non è rius­ci­ta ad ottenere un grosso suc­ces­so per il suo sis­tema oper­a­ti­vo Tizen, basato su Lin­ux.

Il Piano B

Huawei, che oltre ad Android sui tele­foni cel­lu­lari uti­liz­za Microsoft Win­dows sui suoi com­put­er por­tatili e tablet (che ver­ran­no prob­a­bil­mente pre­si di mira in segui­to), ha a lun­go cer­ca­to di svilup­pare pro­pri sis­te­mi oper­a­tivi. In un’intervista con il quo­tid­i­ano tedesco Die Welt, suc­ces­si­va­mente con­fer­ma­ta da Huawei, Richard Yu, ammin­is­tra­tore del­e­ga­to del­la divi­sione con­suma­tori, ha affer­ma­to che la soci­età si sarebbe “trova­ta prepara­ta” in caso di sanzioni.

Questo è il nos­tro piano B. Ma, ovvi­a­mente, prefe­ri­amo lavo­rare con gli eco­sis­te­mi di Google e Microsoft,” ave­va dichiara­to al quo­tid­i­ano tedesco nel mar­zo scor­so. Microsoft ave­va rifi­u­ta­to di com­mentare.

Oltre ai suoi grat­ta­capi, la Huawei uti­liz­za i chip prodot­ti da Qual­comm e Intel e, facen­do segui­to alle notizie di qualche giorno fa, sec­on­do cui questi gigan­ti del­la tec­nolo­gia amer­i­cana potreb­bero chi­ud­ere le for­ni­ture a Huawei, Watkins ha det­to che la soci­età ha accu­mu­la­to una scor­ta di cinque anni di ricam­bi per i suoi tele­foni e di un anno per la com­po­nen­tis­ti­ca.

È fan­tas­ti­co, l’unico prob­le­ma è che una sim­i­le strate­gia par­al­iz­za vir­tual­mente lo svilup­po futuro di Huawei. Anco­ra peg­gio, gli anal­isti di Citi han­no pub­bli­ca­to un rap­por­to di ricer­ca sec­on­do cui il poten­ziale bloc­co del soft­ware potrebbe par­al­iz­zare il busi­ness degli smart­phone e delle apparec­chia­ture di Huawei.

In realtà, lo sce­nario peg­giore potrebbe portare ad un risul­ta­to molto più grave: se Google estromette Huawei da Android, che viene uti­liz­za­to da qua­si tre quar­ti dei tele­foni cel­lu­lari del mon­do ed offre più di 2,5 mil­ioni di appli­cazioni, con­tin­uerà l’azienda cinese ad essere in gra­do di uti­liz­zare la ver­sione di base open source del soft­ware?

I suoi futuri smart­phone potreb­bero perdere l’accesso ad appli­cazioni come YouTube, Gmail e Maps, al Google Play Store e agli aggior­na­men­ti di sicurez­za. Una cosa del genere potrebbe avere un grave impat­to sul­la loro attrat­ti­va per i con­suma­tori al di fuori del­la Cina, dove molte appli­cazioni di Google sono già vietate.

Le riper­cus­sioni sui ricavi e sui guadag­ni del­la soci­età sareb­bero gravi: anche se Huawei non ha subito un tra­col­lo nel busi­ness degli smart­phone, ha affer­ma­to che l’anno scor­so le ven­dite legate al con­sumo ave­vano con­tribuito al 48% delle entrate del­la soci­età. Richard Wind­sor, un anal­ista indipen­dente, ha det­to che la perdi­ta dell’ecosistema di Google è molto prob­a­bile  pos­sa costare a Huawei tutte le sue esportazioni di smart­phone al di fuori del­la Cina,” che, sec­on­do le varie soci­età di con­sulen­za dati, tra cui Coun­ter­point Research, equiv­al­go­no a cir­ca la metà del suo [fat­tura­to] totale.

Non stupisce quin­di che le azioni di Huawei stiano crol­lan­do al rit­mo più veloce mai reg­is­tra­to …

… dal momen­to che i cred­i­tori esteri dell’azienda fug­gono per motivi di fon­do, sia per­chè si prevede che il flus­so di cas­sa del­la soci­età pos­sa subire un tra­col­lo, sia per il tim­o­re che potreb­bero essere costret­ti a liq­uidare tut­ti i titoli del­la soci­età di tele­co­mu­ni­cazioni cinese.

Il capo del­la strate­gia azionar­ia di Saxo Bank, Peter Gar­nry, ha det­to che la mossa di Google è sta­ta “il seg­nale di parten­za di una guer­ra fred­da tec­no­log­i­ca,” aggiun­gen­do: “Ciò a cui sti­amo assis­ten­do è una poten­ziale ricon­fig­u­razione del com­mer­cio glob­ale.” Anche se, in modo iron­i­co, lo strate­ga crede che “le soci­età statu­niten­si con una sig­ni­fica­ti­va espo­sizione delle entrate che dipen­dono dal­la Grande Cina (la parte con­ti­nen­tale più Hong Kong) sono quelle che si trovano ad affrontare il mag­gior ris­chio di ogni ulte­ri­ore esca­la­tion del­la guer­ra com­mer­ciale.”

Se Gar­nry ha ragione, aspet­tat­e­vi che la Cina fac­cia tut­to quan­to in suo potere per rispon­dere, colpen­do gli Sta­ti Uni­ti dove fa più male: la ven­di­ta e la pro­duzione di iPhone. Pos­si­amo solo chieder­ci se Tim Cook si farà trovare imprepara­to come Huawei, quan­do la Cina bloc­cherà non solo la ven­di­ta degli iPhone e delle rel­a­tive appli­cazioni sul pro­prio con­ti­nente, ma impedirà anche l’assemblaggio degli iPhone per il prossi­mo futuro …

Tyler Dur­den

Fonte: zerohedge.com
Link: https://www.zerohedge.com/news/2019–05-20/after-hammer-blow-google-paralyzed-huawei-scrambles-develop-its-own-os
20.05.2019

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Nasconde crimini violenti dei migranti, ministro olandese si dimette

BRUXELLES – Nuo­va scos­sa per il Gov­er­no olan­dese: il min­istro dell’immigrazione Mark Har­bers è sta­to costret­to a dimet­ter­si durante un dibat­ti­to in Par­la­men­to, per­ché accusato dai dep­u­tati di aver nascos­to alcu­ni dati sui cri­m­i­ni vio­len­ti commes­si dai rifu­giati. Sec­on­do quan­to ripor­ta la stam­pa olan­dese, il min­istro sta­va pre­sen­tan­do in Par­la­men­to un rap­por­to su immi­grazione e crim­i­nal­ità, dove il numero esat­to dei cri­m­i­ni vio­len­ti era nascos­to, sec­on­do le accuse, per­ché aggre­ga­to a quel­lo di ‘altri’ cri­m­i­ni e quin­di non esplic­i­ta­to.

Sono respon­s­abile non solo per la legge, ma mi sen­to respon­s­abile”, ha det­to Har­bers. I dati include­vano sospet­ti omi­ci­di e vio­len­ze ses­su­ali sot­to la voce ‘altri’ cri­m­i­ni.  Il min­istro ha spie­ga­to che i fun­zionari del suo min­is­tero era­no sta­ti avver­ti­ti che, inclu­den­do i sospet­ti cri­m­i­ni nelle sta­tis­tiche, quel­li vio­len­ti sareb­bero sta­ti aggre­gati ad altri. Ma han­no deciso comunque di inserir­li. Errore di cui Har­bers si è assun­to la respon­s­abil­ità, dimet­ten­dosi. La mossa è anche un seg­nale che il gov­er­no del pre­mier Mark Rutte, in dif­fi­coltà nei sondag­gi per il voto di domeni­ca, ha volu­to dare a chi lo accusa di essere trop­po mor­bido sul tema immi­grazione.  ANSA EUROPA

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Firenze, nuova accusa di bancarotta per i genitori di Renzi

I gen­i­tori di Mat­teo Ren­zi, Tiziano e Lau­ra Bovoli, sareb­bero inda­gati da parte del­la procu­ra di Firen­ze per un’altra accusa di ban­car­ot­ta rel­a­ti­va al fal­li­men­to, già dichiara­to dal tri­bunale, del­la coop­er­a­ti­va Mar­modiv del­la quale sec­on­do gli inquiren­ti sareb­bero sta­ti ammin­is­tra­tori di fat­to. Lo ripor­ta il quo­tid­i­ano La Ver­ità ricor­dan­do che la coop­er­a­ti­va di servizi Mar­modiv è sta­ta dichiara­ta fal­li­ta il 20 mar­zo scor­so e aggiun­gen­do che, oltre ai coni­u­gi Ren­zi, sarebbe sta­to iscrit­to nel reg­istro degli inda­gati per lo stes­so ‘crac’ anche l’imprenditore Mar­i­ano Mas­sone. I tre sono già coin­volti nell’inchiesta per ban­car­ot­ta frau­do­len­ta e false fat­ture rel­a­tive alle coop­er­a­tive Deliv­ery ser­vice Italia ed Europe Ser­vice.

La nuo­va accusa di ban­car­ot­ta con­seguente al fal­li­men­to del­la Mar­modiv si aggiunge alle altre già emerse nel­la stes­sa inchi­es­ta, che è qua­si com­ple­ta­ta, e che ha por­ta­to per un peri­o­do anche agli arresti domi­cil­iari dei coni­u­gi Ren­zi e di Mas­sone.

La nuo­va accusa di ban­car­ot­ta per la Mar­modiv era però atte­sa dopo il fal­li­men­to del­la soci­età. Nell’inchiesta che li ave­va por­tati ai domi­cil­iari i Ren­zi era­no accusati, per il capi­to­lo Mar­modiv, di aver emes­so false fat­ture. Per il Riesame che loro siano sta­ti ammin­is­tra­tori di fat­to del­la coop lo dimostra­no anche alcu­ni dei mes­sag­gi “il cui tenore appare arduo ritenere com­pat­i­bile” con la tesi del­la dife­sa. Come un’email invi­a­ta da Tiziano Ren­zi nel mag­gio 2015 in cui si legge del­la volon­tà di trasferire la coop­er­a­ti­va ad altri sogget­ti: “con­tem­po­ranea­mente creiamo una nuo­va coop­er­a­ti­va e la met­ti­amo pronta….quando abbi­amo pre­so in mano i lavo­ra­tori e abbi­amo capi­to fac­ciamo il blitz cam­bi­amo il pres­i­dente e chi­u­di­amo Mar­modiv per man­can­za di lavoro che nel frat­tem­po dall’oggi al domani lo dirot­ti­amo alla nuo­va. Dite­mi se come strate­gia può andare”. Il pm tito­lare dell’indagine, Luca Tur­co, aspet­ta la relazione del cura­tore fal­li­menta­re.    https://www.imolaoggi.it/2019/05/23/firenze-nuova-accusa-bancarotta-genitori-renzi/

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Paghiamo 25 milioni di euro all’anno per i ricorsi dei “migranti”

I ricor­si dei clan­des­ti­ni ci costano 25 mil­ioni all’anno. I sol­di, nat­u­ral­mente, arrivano dalle tasche dei con­tribuen­ti. E come suc­cede? Sem­plice: agli immi­grati irre­go­lari che arrivano in Italia e che non fug­gono da nes­suna guer­ra viene nega­to, dopo l’esame da parte dell’autorità com­pe­tente, lo sta­tus di rifi­u­gia­to. Dovreb­bero tornare quin­di nel loro Paese d’origine, eppure non lo accettano e fan­no ricor­so riv­ol­gen­dosi ai giu­di­ci.

Come ripor­ta la Ver­ità, quel­li che han­no fat­to ricor­so nel 2018 sono più di 60mila. Di questi, un ter­zo di loro ha ottenu­to il patrocinio gra­tu­ito. E che sig­nifi­ca? Sem­plice, che l’avvocato glielo paghi­amo noi. Si trat­ta infat­ti di cir­ca 1200 euro per causa che arrivano dalle tasche dei con­tribuen­ti ital­iani. Il patrocinio gra­tu­ito viene con­ces­so a chi dimostra di avere un red­di­to infe­ri­ore a 12mila euro cir­ca. In totale, all’anno si arri­va a niente meno che 25milioni di euro.

decidere la sorte degli immi­grati è la Com­mis­sione ter­ri­to­ri­ale per il riconosci­men­to del­la pro­tezione inter­nazionale. L’anno scor­so l’autorità ha esam­i­na­to 95mila domande di pro­tezione e 60mila di queste sono state respinte. Ma con­tro questi dinieghi il profu­go può pre­sentare ricor­so. Dopo aver ottenu­to il per­me­s­so di sog­giorno tem­po­ra­neo, quin­di, in attes­ta del­la deci­sione dei giu­di­ci l’immigrato avrà anco­ra dirit­to ai sus­si­di e a tutte le forme di wel­fare.

Inoltre, c’è poi da con­sid­er­are la deci­sione, spes­so “buon­ista, dei giu­di­ci. Sem­pre come ripor­ta il quo­tid­i­ano, qualche giorno fa il tri­bunale di Venezia ha accetta­to il ricor­so di un gio­vane del Mali che non fug­gi­va né da per­se­cuzioni, né da guerre. Gli è sta­to però con­ces­so il per­me­s­so di sog­giorno “per il liv­el­lo molto avan­za­to di inegrazione sociale rag­giun­to in Italia”.

www.ilgiornale.it

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