Esercito indiano lancia granate contro infiltrati dei reparti speciali pakistani -

Esercito Indiano

L’esercito indi­ano ha rilas­ci­a­to dei video che mostra­no dei sol­dati di Nuo­va Del­hi inten­ti a resp­in­gere un ten­ta­ti­vo dei repar­ti spe­ciali pak­istani di infil­trar­si oltre la Lin­ea di Con­trol­lo.

La ten­sione con­tin­ua a rimanere alta tra India e Pak­istan per la ques­tione del­lo statu­to del Kash­mir-Jam­mu e in questi giorni si sarebbe addirit­tura arrivati a delle nuove, peri­colo­sis­sime scher­maglie sul con­fine tra i due Pae­si, dove i rispet­tivi eserci­ti sono schierati da set­ti­mane.

A con­fer­mar­lo è un video dif­fu­so sul canale uffi­ciale Twit­ter dell’esercito di Nuo­va Del­hi ANI, che mostra una briga­ta indi­ana inten­ta a resp­in­gere il ten­ta­ti­vo di infil­trazione da parte di uno dei repar­ti spe­ciali pak­istani, il BAT (Bor­der Action Team), spe­cial­iz­za­to pro­prio nell’eseguire azioni del genere.

Durante lo scon­tro, i mil­i­tari indi­ani han­no imp­ie­ga­to anche dei lan­ci­a­granate per colpire le unità pak­istane appostate oltre il con­fine del­la Lin­ea di Con­trol­lo (LoC).

Sec­on­do quan­to affer­ma­to dal por­tale dell’esercito indi­ano le oper­azioni, avvenute il 12 e il 13 set­tem­bre, non sareb­bero le prime di questo genere.

Tale cir­costan­za è sta­to con­fer­ma­ta dal min­istro degi Esteri di Nuo­va Del­hi, Sub­rah­manyam Jais­hankar, che in un’intervista domeni­ca scor­sa ha denun­ci­a­to 2050 attac­chi non provo­cati da parte delle forze pak­istane con­tro le posizioni dell’India, in cui avreb­bero per­so la vita 21 sol­dati dell’esercito indi­ano.

La contrapposizione tra India e Pakistan

Le ten­sioni tra i due pae­si asi­ati­ci, entram­bi dotati di un potente arse­nale nucleare, sono aumen­tate da quan­do Nuo­va Del­hi ha abroga­to l’articolo 370 del­la cos­ti­tuzione che con­cede­va uno sta­tus spe­ciale autonomo allo sta­to di Jam­mu e Kash­mir.

Il Kash­mir è un ter­ri­to­rio di con­te­sa tra i due pae­si da quan­do han­no ottenu­to la lib­ertà dal dominio colo­niale bri­tan­ni­co nel 1947. Entram­bi lo gov­er­nano in parte ma lo riven­di­cano per intero.

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Militari inseguono rom: aggrediti con sassaiola dentro campo nomadi

Il fat­to a Roma, dove i cara­binieri han­no inse­gui­to per diver­si chilometri due uomi­ni con prece­den­ti penali

Una fuga di undi­ci chilometri lun­go il Rac­cor­do Anu­lare e una sas­saio­la con­tro i cara­binieri.

Due rom di orig­ine bosni­a­ca non si sono fer­mati all’alt dei mil­i­tari al pos­to di bloc­co, dan­do il “la” all’inseguimento per le strade di Roma.

I due noma­di viag­gia­vano a bor­do di una vet­tura sen­za assi­cu­razione (ora pos­ta sot­to seque­stro) e una vol­ta brac­cati dalle forze dell’ordine si sono lan­ciati a tut­ta veloc­ità ver­so il cam­po di via Can­doni. Una fuga speri­co­la­ta durante la quale l’automobile dei due fug­gi­tivi ha sper­ona­to il vei­co­lo di una don­na di 59 anni, for­tu­nata­mente sen­za con­seguen­ze.

Una vol­ta arrivati nel pres­so del cam­po, i due sono sce­si dal mez­zo e han­no con­tin­u­a­to a scap­pare a pie­di: è a questo pun­to che i cara­binieri in azione sono sta­ti col­pi­ti da un lan­cio di sas­si, che non li ha comunque fer­mati.

Quin­di, sono rius­ci­ti a indi­vid­uare e a brac­care i due, che ave­vano prova­to a nascon­der­si in un’ala del cam­po: si trat­ta di un 25enne e di un 26enne, por­tati in caser­ma e proces­sati per diret­tis­si­ma. La sas­saio­la è sta­ta invece respon­s­abil­ità di una ragaz­za di 22 anni, che è sta­ta denun­ci­a­ta per resisten­za a pub­bli­co uffi­ciale.

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Il Conte bis spaventa le partite iva: “Viviamo in un inferno fiscale”. Nasce “Liberisti Italiani”

Da Sos Par­tite Iva nasce il nuo­vo movi­men­to politi­co “Liberisti ital­iani” per pic­cole e medie imp­rese. Bernau­do: “La Flat tax ver­rà elim­i­na­ta? Ho i bri­v­i­di”

Men­tre il Con­te Bis inizia a gov­ernare, le par­tite iva si orga­niz­zano.

Con l’addio (ormai annun­ci­a­to dal gov­er­no) alla flat tax, le pic­cole e medie imp­rese temono l’ennesimo “infer­no fis­cale” e si prepara­no a lan­cia­re un nuo­vo sogget­to politi­co riv­olto a chi pro­duce. Andrea Bernau­do, pres­i­dente e fonda­tore dell’associazione Sos Par­tite Iva, rag­giun­to tele­foni­ca­mente dal Giornale.it spie­ga in che cosa si arti­co­la il futuro prog­et­to politi­co e per quale moti­vo, sec­on­do lui, è nec­es­sario che Liberisti Ital­iani si affac­ci sul panora­ma politi­co con­tem­po­ra­neo.

Dot­tor Bernau­do, per­ché è nata l’esigenza del­la nasci­ta di un nuo­vo par­ti­to? 

Per­ché in Italia, da moltissi­mi anni, si sono avvi­cen­dati par­ti­ti politi­ci che han­no promes­so di tagliare le tasse, di avere in con­sid­er­azione le attiv­ità pro­dut­tive, di diminuire il cari­co buro­crati­co, la spe­sa pub­bli­ca e il deb­ito. Noi, però, abbi­amo vis­to che, nel cor­so degli anni, è accadu­to esat­ta­mente il con­trario.

Cioè?

Ormai le attiv­ità pro­dut­tive, in Italia, vivono all’interno di un infer­no fis­cale. Noi abbi­amo lan­ci­a­to, con SOS Par­ti­ta Iva, un gri­do d’allarme: abbi­amo fat­to pro­poste speci­fiche, sia in ambito europeo sia sul ter­reno inter­no, però abbi­amo vis­to che molte di queste non sono state rac­colte. Da qui l’idea dell’associazone di impeg­nar­si per la costruzione di un sogget­to politi­co che pos­sa con­frontar­si con gli altri, per cer­care di portare avan­ti le nos­tre idee e le nos­tre pro­poste. E il ter­reno sul quale dob­bi­amo muover­ci si ispi­ra al liberis­mo eco­nom­i­co.

A chi è riv­olto il mes­sag­gio di questo par­ti­to?

A tut­ti, per­ché ten­ga con­to che, come dice­va Mar­garet Thatch­er, non esistono i sol­di pub­bli­ci, esistono i sol­di dei con­tribuen­ti. Nel momen­to in cui le attiv­ità pro­dut­tive, le Par­tite Iva e le imp­rese non pro­ducono, chi­udono, delo­cal­iz­zano, vivono male, viene annien­ta­to l’entusiasmo e annichili­ta la cre­ativ­ità impren­di­to­ri­ale degli ital­iani, lo Sta­to si fer­ma. Così si fer­mano tut­ti, non solo le attiv­ità pro­dut­tive. Si fer­mano anche i figli dei dipen­den­ti pub­bli­ci, per esem­pio, che vogliono aprire un’attività o una par­ti­ta iva. Per noi questo è un tema che riguar­da chi­unque, indis­tin­ta­mente, non è un prob­le­ma di cat­e­go­ria.

Quale spazio vor­rà occu­pare ques­ta nuo­va for­mazione nel­la polit­i­ca ital­iana?

La pri­ma cosa che dob­bi­amo fare è esistere. Noi abbi­amo lan­ci­a­to un appel­lo e devo dire che, da ieri, sti­amo facen­do fat­i­ca a rispon­dere a tutte le ade­sioni che stan­no arrivan­do. Abbi­amo l’obiettivo di arrivare a mille ade­sioni vere, cioè di per­sone che inten­dono occu­par­si di polit­i­ca e sac­ri­fi­care il pro­prio tem­po per la costruzione di un par­ti­to. Con­vocher­e­mo la pri­ma assem­blea di liberisti ital­iani, che sarà fonda­ti­va, recu­peran­do l’esperienza e le pro­poste di Sos Par­ti­ta Iva, che rimane in cam­po, e di tutte le pro­poste por­tate dagli ader­en­ti. Da qui par­tire­mo con tut­to ciò che serve per andare avan­ti come par­ti­to politi­co.

Avete pen­sato a una col­lo­cazione polit­i­ca?

Sicu­ra­mente noi non stare­mo mai con gli statal­isti, per­ché questo è il vero prob­le­ma che c’è in Italia. Gli statal­isti sono in tut­ti gli attuali par­ti­ti politi­ci: di destra, di cen­tro e di sin­is­tra. Non stare­mo cer­to con quel­li che han­no sem­pre com­bat­tuto il liberis­mo eco­nom­i­co: in Italia non c’è mai sta­to nem­meno un aneli­to di liberis­mo eco­nom­i­co, tant’è vero che noi siamo qua­si ulti­mi nel­la clas­si­fi­ca dei Pae­si per quan­to riguar­da le lib­ertà eco­nomiche, siamo uno dei Pae­si più tas­satori del mon­do.

I con­tribuen­ti ital­iani, dal pun­to di vista del­la gius­tizia trib­u­taria, sono con­siderati dei pre­sun­ti eva­sori. In Italia il liberis­mo non c’è. È sta­ta per­pet­u­a­ta, negli anni, una mist­i­fi­cazione ed è sta­ta con­dan­na­ta una dot­t­ri­na eco­nom­i­ca sen­za aver­la mai attua­ta. Tut­to questo a ben­efi­cio di un cap­i­tal­is­mo di relazione, imper­ante in questo Paese, che è il frut­to mar­cio del­lo statal­is­mo, che qui è ceto dom­i­nante.

Che cosa pen­sa del Con­te-bis?

Dovrem­mo vedere quel­lo che accade nel provved­i­men­to eco­nom­i­co, val­uter­e­mo la legge di bilan­cio mes­sa in cam­po. Dagli annun­ci e dalle prime dichiarazioni, mi pare, però, che sia sta­to fat­to un pas­so indi­etro rispet­to al gov­er­no prece­dente per quan­to riguar­da par­tite iva, attiv­ità pro­dut­tive e imp­rese. Non mi pare che questo gov­er­no voglia met­tere al pri­mo pun­to del pro­prio pro­gram­ma la lib­er­azione delle attiv­ità pro­dut­tive dal cap­pio del­lo Sta­to, che è un cap­pio fis­cale, buro­crati­co, con­tribu­ti­vo. Però noi ci mis­uri­amo sui provved­i­men­ti veri e pro­pri. E devo dire che anche il prece­dente gov­er­no, sul­la ques­tione dell’allargamento del regime for­fet­tario, non ci ave­va com­ple­ta­mente sod­dis­fat­to: è vero che ave­va avvan­tag­gia­to una pic­co­la platea di par­tite iva (e quin­di il fat­to di diminuire il cari­co fis­cale, anche se per una pic­co­la platea di per­sone, è una cosa che va sem­pre vista con un occhio benevo­lo), però c’era un errore prospet­ti­co.

Per­ché?

Per­ché nel momen­to in cui tu met­ti dei tet­ti, in realtà, è come se dices­si a chi pro­duce e a chi lavo­ra che se si pro­duce fino a un cer­to pun­to lo Sta­to sarà ‘clemente’, men­tre se si va oltre c’è il ‘mas­sacro’. Questo non mi sem­bra l’incipit di uno sta­to lib­erale e di un’economia che vuole andare avan­ti. Ma mi sem­bra un modo di tar­pare le ali ai più bravi e questo non va bene.

Qual è la soluzione, sec­on­do lei?

Noi dob­bi­amo andare ver­so una tas­sazione uni­forme e pro­porzionale di tutte le attiv­ità pro­dut­tive. La nos­tra pro­pos­ta è che chi­unque abbia una par­ti­ta iva (free­lance, una dit­ta indi­vid­uale, una soci­età anche media e grande) deb­ba avere una stes­sa tas­sa pro­porzionale sul fat­tura­to, per noi del 15%: non ci devono essere dis­tinzioni nell’ambito del­la stes­sa cat­e­go­ria di con­tribuen­ti.

E per i dipen­den­ti pub­bli­ci e pri­vati?

Anche nel caso dei dipen­den­ti pub­bli­ci e pri­vati va dimi­nu­ito il cari­co fis­cale, ma si può man­tenere la pro­gres­siv­ità, per­ché, chiara­mente, non è gius­to che un dipen­dente con un red­di­to altissi­mo, sen­za assumer­si rischi, deb­ba avere una tas­sazione eguale a un col­lab­o­ra­tore o una seg­re­taria che lavo­ra in ammin­is­trazione, per esem­pio, che ha un red­di­to bas­so. Nell’ambito del lavoro dipen­dente si può man­tenere la pro­gres­siv­ità, ma dimin­u­en­do gli attuali scaglioni, men­tre per quan­to riguar­da l’attività di impre­sa e le par­tite iva dev’esserci un’unica tas­sa sulle attiv­ità pro­dut­tive pro­porzionale, per­ché il mer­i­to deve emerg­ere: non è pos­si­bile che se fat­turi, se sei bra­vo e crei lavoro devi essere penal­iz­za­to rispet­to a chi rimane all’interno di un fat­tura­to, quel­lo di 65mila euro, pre­vis­to dal prece­dente gov­er­no, che è cir­ca il sos­ten­ta­men­to min­i­mo di un sin­gle, tasse pagate.

Che bilan­cio fa dell’esperienza di gov­er­no gial­lo-verde?

Dici­amo che per come è fini­ta, prob­a­bil­mente, non dove­va pro­prio iniziare, che non c’erano del­la basi politiche, strate­giche che pote­vano gius­ti­fi­care un’alleanza di gov­er­no. Cre­do che nelle inten­zioni dei due par­ti­ti, inizial­mente, ci fos­se del­la buona fede, per­ché han­no inizia­to per fare un per­cor­so. In polit­i­ca, però, non esistono con­trat­ti ma alleanze che pun­tano a fare delle deter­mi­nate cose, che pos­sono essere di inter­esse per i con­tribuen­ti e i cit­ta­di­ni. Mis­chiare le mele con le pere non fuziona: una forza polit­i­ca che dice di vol­ere aiutare le imp­rese, attra­ver­so la riduzione delle tasse, insieme a una forza polit­i­ca che vuole sta­bilire il red­di­to di cit­tad­i­nan­za, è evi­dente che avrà dif­fi­cile coabitazione. È sta­ta un’esperienza forza­ta dal­la legge elet­torale, che anda­va evi­ta­ta. Sarebbe sta­to preferi­bile, non essendo­ci un quadro politi­co serio, tornare subito a elezioni e avere un gov­er­no più omo­ge­neo che durasse per tut­ta la leg­is­latu­ra, sul­la base non di un con­trat­to ma di una comu­nan­za di idee e di prog­et­ti utili per il Paese.

Che cosa pen­sa del nuo­vo pro­gram­ma eco­nom­i­co di questo esec­u­ti­vo?

Più che un pro­gram­ma è un man­i­festo: sono molti annun­ci, tante buone inten­zioni. Non ho vis­to un inter­esse par­ti­co­lare per le attiv­ità pro­dut­tive. Ripeto: un Paese non è libero se non ha lib­ertà eco­nom­i­ca e l’Italia non ha una piena lib­ertà eco­nom­i­ca, è com­pres­sa. Oggi, ciò che serve, è lib­er­are le imp­rese e svilup­pare negli ital­iani la voglia di cred­er­ci. Quan­do la sin­is­tra par­la di lavoro a noi sem­bra che lo fac­cia in modo astrat­to.

In che sen­so?

L’unico lavoro che esiste è quel­lo che viene da un’attività di impre­sa, per­ché se ques­ta non c’è, non c’è occu­pazione, gli Sta­ti non van­no avan­ti, non pos­sono offrire posti di lavoro pub­bli­ci, non pos­sono garan­tire servizi. Lo Sta­to sen­za un Pil non cam­mi­na e il Pil è fer­mo. Se non si inizia da qui, l’Italia non riparte. Ecco per­ché c’è l’esigenza di andare a coprire un vuo­to politi­co, con l’affermazione di un par­ti­to che si ispiri fiera­mente al liberis­mo. In Italia c’è bisog­no di una ven­ta­ta di Mar­gareth Thatch­er, di 20 anni di sano liberis­mo, di con­cor­ren­za, di mer­ca­to, di mer­i­to, di oppor­tu­nità.

Che cosa intende?

Questo non vuol dire dimen­ti­care gli ulti­mi, il con­trario. Sig­nifi­ca che lo Sta­to si deve occu­pare di poche cose e lo deve fare bene. Le imp­rese van­no las­ci­ate pro­durre, ser­e­na­mente. In Italia, invece, le imp­rese sono con­sid­er­ate dei pre­sun­ti eva­sori, peren­nemente sul ban­co degli impu­tati. Serve un cam­bio di prospet­ti­va, anche cul­tur­ale, oltrechè politi­co.

La flat tax sem­bra in bil­i­co. Come pen­sa che finirà?

Quan­do il min­istro Rober­to Gualtieri dice che la flat tax ver­rà elim­i­na­ta per­ché dava qual­cosa a chi ave­va di più, io ho i bri­v­i­di.

Come mai?

Per­ché le tasse non dan­no nul­la, ma sem­mai tol­go­no. È una visione che noi dob­bi­amo asso­lu­ta­mente com­bat­tere. Di flat tax si par­la da anni, dal 1993. Dob­bi­amo pren­dere atto che questo con­cet­to è sta­to con­suma­to e dob­bi­amo andare ver­so un’altra impostazione: chi eserci­ta un’attività pro­dut­ti­va e chi­unque è tito­lare di una par­ti­ta Iva ha dirit­to a ciò che in Amer­i­ca, in Inghilter­ra, in Irlan­da si chia­ma “cor­po­rate tax”, una tas­sa sulle attiv­ità pro­dut­tive uguale per tut­ti, dove vince il mer­i­to.

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Bellanova cuore ingrato: Zingaretti la difese sulla terza media, lei lo molla per Renzi

 Mon­i­ca Puc­ci

«Ho sem­pre det­to in questi giorni che al momen­to oppor­tuno avrei det­to da che parte sto con la franchez­za che mi carat­ter­iz­za. Sto con Mat­teo Ren­zi», scrive su Face­book il min­istro alle Politiche agri­cole Tere­sa Bel­lano­va, dicen­dosi cer­ta che il nuo­vo prog­et­to politi­co cap­i­tana­to dall’ex pre­mier e già seg­re­tario dem “non mette in crisi il Gov­er­no ma lo raf­forza”.

Pec­ca­to che solo qualche giorno fa il seg­re­tario del Pd, Nico­la Zin­garet­ti, lo difend­e­va dalle accuse di scarsa sobri­età del­la Bel­lano­va nel­la cer­i­mo­nia di inse­di­a­men­to al Quiri­nale (l’abito blu elet­tri­co) ma soprat­tut­to dal­la scarsa preparazione sco­las­ti­ca (la terza media) del­la sin­da­cal­ista assur­ta a glo­ria nel gov­er­no Con­te. «Con Tere­sa Bel­lano­va. Sen­za se e sen­za ma. Io e tut­to il Pd».
Ma la Bel­lano­va, nel suo post, speci­fi­ca che non ha occhi che per Ren­zi e il il suo “prog­et­to politi­co ambizioso”. «Guar­da al futuro del Paese e dell’Europa, nel ten­ta­ti­vo di inter­pretare e catal­iz­zare quel­lo che nel­la soci­età ital­iana nasce e si muove e non tro­va più inter­locu­tori com­pe­ten­ti, affasci­nan­ti e cred­i­bili tra le forze politiche. Per questo la paro­la scis­sione è fuori luo­go e peri­colosa per inter­pretare quel­lo che sta avve­nen­do. Non è scis­sione ma sin­cera pre­sa d’atto di una dif­fi­coltà di coesisten­za tra ani­me diverse che in questi anni si è fat­ta sem­pre più evi­dente».

Ah, quin­di ave­va­mo capi­to male: non è una scis­sione ma “sin­cera pre­sa d’atto di una dif­fi­coltà di coesisten­za tra ani­me diverse…”.

 

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Germania, bimbi con malformazioni alle mani: «Tre casi in due mesi, è allarme choc». Cosa sta succedendo

Bimbi nati con malformazioni alle mani: «Tre casi in due mesi, è allarme choc». Cosa sta succedendoNeonati con mal­for­mazioni alle mani, scat­ta l’allarme: accade in Ger­ma­nia, come tito­la oggi il quo­tid­i­ano Bild, che par­la di «sem­pre più casi» di mal­for­mazioni alle mani nei neonati, con ben tre casi nel giro di pochi mesi. «Sem­pre più casi, sem­pre più pau­ra» tito­la la Bild che doc­u­men­ta un nuo­vo caso a Bre­ma di un bam­bi­no nato con solo tre dita nel­la mano destra. Un caso lega­to all’inquinamento, sec­on­do la mam­ma che si dice pre­oc­cu­pa­ta del fat­to «che forse i veleni ambi­en­tali han­no gio­ca­to un ruo­lo impor­tante se aumen­tano i casi di mal­for­mazione»: la don­na ha dato alla luce il figli­o­let­to tre mesi fa, insieme ad un altro gemel­lo sano. Nei giorni scor­si il tabloid ave­va doc­u­men­ta­to il caso di tre bam­bi­ni nati tra giug­no e set­tem­bre nel­lo stes­so ospedale di Gelsenkirchen, nel­la zona del­la Ruhr, con una mal­for­mazione alla mano.   Ciò che colpisce è la poco ordi­nar­ia inci­den­za nel­la zona in un peri­o­do lim­i­tatis­si­mo di tem­po: un inter­val­lo eccezional­mente breve per il ver­i­fi­car­si di episo­di che «sta­tis­ti­ca­mente si ver­i­f­i­cano nel 1–2 per cen­to dei nuovi nati», riferisce l’ospedale Sankt Marien in una nota pub­bli­ca­ta sul suo sito web. «Mal­for­mazioni di questo tipo non si vedono da molti anni. L’evento mul­ti­p­lo può anche essere un accu­mu­lo casuale, tut­tavia tro­vi­amo sor­pren­dente il breve peri­o­do in cui si sono ver­i­fi­cati questi tre casi» han­no fat­to sapere dall’ospedale.                                    eggo.it/sanita/malformazione_mani_neonati_ultime_notizie-4740230.html

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Matteo Renzi, “Italia Viva” fa già discutere: il dominio del sito registrato ad agosto

Mat­teo Ren­zi ha deciso di las­cia­re il Par­ti­to Demo­c­ra­ti­co e, a poche ore dal lan­cio del nuo­vo par­ti­to Italia Viva, arrivano già le prime polemiche. Diver­si sospet­ti sui tem­pi del­la mossa dell’ex pre­mier derivereb­bero dal fat­to che la reg­is­trazione dei domi­ni di “Italiaviva.org” e “Italiaviva.eu” sul web siano avvenu­ti il 9 agos­to 2019, il giorno dopo l’apertura del­la crisi di gov­er­no da parte del leader del­la Lega Mat­teo Salvi­ni.

Leg­gi anche > Ren­zi: «Il nome del nuo­vo par­ti­to sarà Italia Viva. Con me 25 dep­u­tati e 15 sen­a­tori»

Uno spun­to che, sec­on­do i più crit­i­ci, non lascerebbe dub­bi: l’ex seg­re­tario dem ha sfrut­ta­to la crisi per acquisire nuo­va ril­e­van­za all’interno nuo­vo esec­u­ti­vo gial­lorosso. Una mossa, quel­la di Ren­zi, che ha cre­ato for­ti pre­oc­cu­pazioni nel­la mag­gio­ran­za gui­da­ta da Giuseppe Con­te, a questo pun­to sem­pre più appe­sa a un filo.

Polemiche che tra l’altro sono state sus­ci­tate anche dal­la scelta del nome, chiara­mente copi­a­to dal­lo slo­gan usato da Wal­ter Vel­troni per la cam­pagna elet­torale del 2008, anno in cui girò l’Italia a bor­do di un pull­man verde pro­prio con la scrit­ta “Italia Viva”.  Loris Alba

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Russia, esplosione nel centro virus segreto. È allarme per la dispersione di Vaiolo, Ebola e Antrace

Un incen­dio in un lab­o­ra­to­rio in Rus­sia sta destando molta pre­oc­cu­pazione in tut­to il mon­do. L’esplosione è defla­gra­ta durante i lavori di ristrut­turazione di una sala di ispezione san­i­taria al quin­to piano del ‘Cen­tro di ricer­ca statale di virolo­gia e biotec­nolo­gia’, noto come Vec­tor, a Koltso­vo, nel­la regione di Novosi­birsk in Siberia.
Ad allar­mare gli scien­ziati, la pre­sen­za nel­lo sta­bile di cam­pi­oni di virus letali come Antrace, Ebo­la e Vaio­lo. che ven­gono uti­liz­za­ti a scopo di ricer­ca.

A causare l’esplosione sarebbe sta­ta una fuga di gas, ma tutt’ora c’è un indagine aper­ta.  Un uomo è rimas­to fer­i­to ed è sta­to ricov­er­a­to in ospedale con ustioni di ter­zo gra­do. Il cen­tro Vec­tor, isti­tu­ito nel 1974, era in epoca sovi­et­i­ca un isti­tu­to ‘off-lim­its’ e gui­da­va lo svilup­po di vac­ci­ni nonché la ricer­ca per la pro­tezione con­tro le armi bat­te­ri­o­logiche e bio­logiche.

Le autorità han­no tenu­to a pre­cis­are che nel­la stan­za dove è divam­pa­to l’incendio non era­no pre­sen­ti sostanze a ris­chio bio­logi­co e che non è sta­to causato alcun dan­no strut­turale. Ma res­ta comunque alta l’allerta e la pau­ra. Il cen­tro Vec­tor e l’unico al mon­do, insieme all’US Cen­ter for Dis­ease Con­trol di Atlanta, a con­tenere questo tipo di virus. Pro­prio in Rus­sia nel 2004 un ricer­ca­tore morì per esser­si pun­to con una siringa con­t­a­m­i­na­ta da virus Ebo­la.     https://www.leggo.it/sanita/russia_esplosione_centro_virus_ebola_vaiolo_antrace_news-4740269.html

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Roma, terrazza del Giardino degli Aranci a rischio crollo, tutto transennato: verifiche sulla stabilità

Roma, Giardino degli Aranci a rischio crollo: tutto transennato. La protesta dei turisti

È una delle terrazze più belle e suggestive di Roma. Un affaccio tra i più visitati della Capitale. In uno dei giardini più amati dai romani. E da qualche giorno la vista dall’alto dell’Aventino sulla Città Eterna è vietata.  Al posto del panorama le transenne, il nastro giallo dei vigili e un cartello in tre lingue: “Area interdetta in via precauzionale”. Il dipartimento ambiente del Comune ha deciso di bloccare gli accessi alla terrazza del Giardino degli Aranci.

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Roma, vandalizzata in metro una macchinetta per il riciclo della plastica. Ira della Raggi: «Incivili, spero vengano individuati»  Il motivo? E’ a rischio crollo, e i tecnici stanno verificando la stabilità della piattaforma. Verifiche geognostiche arrivate dopo che, durante i controlli periodici, gli operai hanno notato crepe alle fondamenta della terrazza e un abbassamento di centimetri della stessa..Ecco allora che, fino alla verifica di stabilità, è stato vietato l’affaccio su quella suggestiva parte della città: dall’Isola Tiberina al Ghetto, passando per l’Altare della Patria, il Tevere eil Campidoglio. Sbigottiti i turisti che speravano di ammirare la Grande Bellezza e invece si trovano davanti barriere e scritte di divieto. Ecco allora che scatta la corsa all’ingegno per fare le foto. C’è chi usa i tronchi di albero. Chi si arrampica sulle panchine. Chi punta tutto sui muretti laterali (che sono assolutamente meno stabili della terrazza, almeno guardando il loro stato…).

«È incred­i­bile come Roma abbia tante poten­zial­ità e allo stes­so tem­po tan­ta incu­ria — dice Vale­ria, una gui­da tur­is­ti­ca — qui da qualche giorno è vieta­to affac­cia­r­si, il Gian­i­co­lo sem­bra una sel­va, il Pin­cio è in mano al degra­do. In questo modo i tur­isti scap­pano e la Cap­i­tale all’estero non fa una bel­la figu­ra». E come dar­le tor­to? La situ­azione di las­sis­mo è palese dal cen­tro alle per­iferie. Se però inizia a inter­es­sare anche pezzi stori­ci, da sem­pre tenu­ti medi­a­mente bene come il Gia­rdi­no degli Aran­ci, sig­nifi­ca che si sta pren­den­do una peri­colosa deri­va. Che di sicuro fa male a Roma».    Fran­co Pasqualet­ti e Giuseppe Lobe­faro

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L’esercito più vegano del mondo”: come Israele coopta il veganismo per giustificare l’oppressione palestinese

SARAH DOYEL

mondoweiss.net

Lun­gi dall’essere uno “stile di vita politi­ca­mente neu­tro”, il vero veg­an­is­mo è una rad­i­cale filosofia anti-oppres­sione, eppure uno dei gov­erni più oppres­sivi al mon­do sta coop­tan­do il veg­an­is­mo per i pro­pri fini.

Immag­ine di cop­er­ti­na:  foto pub­bli­ca­ta dall’aeronautica israeliana su Twit­ter il 1 ° novem­bre 2016 con il tweet: “#World­ve­gan­day fact: Nell’IDF, i sol­dati #veg­an ricevono sti­vali e berret­ti veg­ani. Nel­la foto: una sol­dates­sa veg­ana #smi­ley, con il suo berret­to veg­ano”

Dai ces­ti del mer­ca­to fuori­escono frut­ti luci­di e col­orati. Mazzetti di erbe fres­che sono posizionati su di una foglia di pal­ma, una fat­to­ria bio­log­i­ca sul­lo sfon­do. Un tavo­lo tra­boc­cante di piat­ti mul­ti­col­ori ha in pri­mo piano un boc­cone di pane cal­do che si tuffa in una cioto­la di tahin e olio d’oliva. Volti gio­vani e attraen­ti sor­ri­dono alla tele­cam­era, men­tre cuc­ci­oli di ani­mali saltel­lano sul­lo sfon­do. Se sei veg­ano, Israele sem­bra il par­adiso. Almeno, questo è quel­lo che Vibe Israel e i suoi part­ner del­la Israel Brand Alliance vogliono che tu pen­si. Il loro tour Vibe Veg­an per food blog­ger è solo un pic­co­lo ele­men­to del­la cam­pagna di veg­an­wash­ing spon­soriz­za­ta dal gov­er­no israeliano che mira a sos­ti­tuire le notizie sulle sue ricor­ren­ti vio­lazioni dei dirit­ti umani con la com­pas­sione e l’amore  per la pace soli­ta­mente asso­ci­a­ta al veg­an­is­mo e quin­di a  riva­l­utare la sua immag­ine sul­la sce­na glob­ale . Non las­ci­at­e­vi ingannare: Israele sta usan­do il veg­an­is­mo come una cal­co­la­ta fac­cia­ta per gius­ti­fi­care il suo pro­gram­ma mil­itare di terrore,sorvolare sull’occupazione del­la Palesti­na e appro­pri­ar­si di una cul­tura e di tradizioni region­ali che pre­ce­dono Israele di centi­na­ia se non migli­a­ia di anni.

Lun­gi dall’essere uno “stile di vita politi­ca­mente neu­tro”, il vero veg­an­is­mo è una rad­i­cale filosofia anti-oppres­sione, eppure uno dei gov­erni più oppres­sivi al mon­do sta coop­tan­do il veg­an­is­mo per i pro­pri fini.

Il veg­an­is­mo è essen­zial­mente una posizione polit­i­ca, nonos­tante il fat­to che molte per­sone che si iden­ti­f­i­cano come veg­ane lo vedano solo come un insieme di scelte di con­sumo . La mia definizione preferi­ta di veg­an­is­mo è “un quadro ide­o­logi­co che cer­ca di abolire lo sta­tus di mer­ce degli ani­mali e che sostiene la lib­er­azione degli ani­mali”. Indipen­den­te­mente dalle moti­vazioni indi­vid­u­ali che por­tano all’adozione del veg­an­is­mo, la scelta è inestri­ca­bile dall’impegno di can­cel­lare  i dan­ni agli esseri viven­ti. Sareste quin­di per­do­nati per aver pen­sato che tutte le per­sone che dichiara­no di essere veg­ane siano con­vinte sosten­i­tri­ci dei dirit­ti umani. Dopo­tut­to, una per­sona impeg­na­ta nel­la lib­er­azione ani­male è impeg­na­ta anche nel­la lib­er­azione umana. Gius­to?

Sbaglia­to.

In parole povere, il  veg­an­wash­ing è l’atto di usare il veg­an­is­mo per creare asso­ci­azioni di immag­i­ni pos­i­tive o apparire più com­pas­sionevoli di quan­to qual­cuno non lo sia real­mente. Un esem­pio clas­si­co è la lin­ea di gelati non caseari di Ben & Jer­ry, che usano etichettare l’azienda come veg­an-friend­ly sen­za mai ridurre il loro con­trib­u­to allo sfrut­ta­men­to degli ani­mali. Il Veg­an­wash­ing fa appel­lo a un ethos di non­vi­o­len­za e quin­di è una strate­gia par­ti­co­lar­mente utile per  col­oro che han­no un inter­esse acquisi­to nel nascon­dere gli atti di vio­len­za in cor­so, come, per esem­pio, un gov­er­no colo­niale.

Non è un seg­re­to che da decen­ni lo Sta­to di Israele sta sot­to­po­nen­do la Palesti­na a una bru­tale occu­pazione, impeg­nan­dosi in una serie ben doc­u­men­ta­ta di omi­ci­di e dis­truzioni. Nel ten­ta­ti­vo di nascon­dere queste vio­lazioni dei dirit­ti umani e definir­si “l’unica democrazia in Medio Ori­ente”, Israele ha usato una serie di tat­tiche per fare appel­lo ai val­ori pro­gres­sivi, pas­san­do dal green­wash­ing al pinkwash­ing.

Il veg­an­wash­ing di Israele, tut­tavia, è par­ti­co­lar­mente insidioso. Questo per­ché il veg­an­wash­ing pro­muove l’idea che Israele, in quan­to paese che sostiene di avere il 5% di popo­lazione veg­ana, sia una soci­età nec­es­sari­a­mente meno vio­len­ta e più com­pas­sionev­ole di altre. Israele è l’unico sta­to che ho vis­to inve­stire così tante risorse nel pro­muo­vere su scala glob­ale l’immagine di Paese “veg­an friend­ly”. Gli israeliani chia­mano orgogliosa­mente Tel Aviv la cap­i­tale veg­ana del mon­do.

La cam­pagna israeliana di veg­an­wash­ing si com­pone di molti ele­men­ti, di cui par­lerò più in det­taglio di segui­to. Non c’è niente di più scan­daloso, tut­tavia, dei suoi ten­ta­tivi di ritrarre le forze armate israeliane, chia­mate forze di dife­sa israeliane o IDF, come un’istituzione com­pas­sionev­ole”.

L’esercito più veg­ano del mon­do”

Ahmad Safi, diret­tore esec­u­ti­vo di Pales­tin­ian Ani­mal League, riesce ad evi­den­ziare l’incredibile ipocrisia dell’IDF sul veg­an­is­mo nel suo pez­zo “Sui guer­ri­eri veg­ani dell’IDF : una prospet­ti­va veg­ana palesti­nese “. Nel descri­vere uno spe­ciale del­la BBC sui “guer­ri­eri veg­ani” dell’IDF, Safi affer­ma:  “Sono  rimas­to scon­cer­ta­to da un par­ti­co­lare pas­sag­gio del servizio, trat­to da un’intervista radio­fon­i­ca che dice­va, rifer­en­dosi a una sol­dates­sa veg­ana : “La sua dieta è per lei così impor­tante che se l’esercito non fos­se sta­to in gra­do di fornir­le  prodot­ti che non ave­vano dan­neg­gia­to nes­suna crea­tu­ra vivente,  si sarebbe rifi­u­ta­ta di arruo­lar­si in un’unità di com­bat­ti­men­to” “L’unico modo in cui pos­so inter­pretare questo pas­sag­gio, è che la  sol­dates­sa in ques­tione non con­sid­era i palesti­ne­si come ” crea­ture viven­ti “. L’IDF non dis­uman­iz­za solo i palesti­ne­si, fa un pas­so ulte­ri­ore per ogget­ti­var­li e posizionarli al di fuori del­la sfera degli esseri viven­ti, ani­mali umani e ani­mali non umani, che mer­i­tano con­sid­er­azione morale. Un sim­i­le atto è ter­ri­bile, ma non dovrebbe sor­pren­dere che proven­ga da un’istituzione il cui capo di sta­to mag­giore è un “filoso­fo veg­ano” noto soprat­tut­to per aver per­sonal­mente dis­trut­to le case dei campi profughi con un martel­lo.

Safi pros­egue , arrivan­do al cuore del prob­le­ma di un eserci­to che si definisce com­pas­sionev­ole, morale o, nel caso dell’IDF, “l’esercito più veg­ano del mon­do”. L’esercito israeliano non fa solo del male e uccide i palesti­ne­si in modi speci­fi­ci e mirati, l’idea di un “eserci­to veg­ano” è di per sé assur­da e smen­tisce un fon­da­men­tale frain­tendi­men­to (o erra­ta e inten­zionale carat­ter­iz­zazione) di cosa sig­ni­fichi veg­an­is­mo. Cer­cate di ricor­date la definizione di veg­an­is­mo  data all’inizio dell’articolo  e tenetela  a mente men­tre leggete le parole di Safi: “Se il veg­an­is­mo riguar­da davvero il non dan­neg­gia­re un altro essere  vivente al meglio delle nos­tre capac­ità, e con­cor­diamo sul fat­to che le per­sone sono ani­mali, è logi­co che un solda­to “veg­ano” impeg­na­to in com­bat­ti­men­ti armati con­tro una popo­lazione civile non sia solo pri­vo di sen­so, ma sem­plice­mente non può essere defini­to veg­ano “. Il gov­er­no e le forze armate israeliane o non capis­cono la filosofia alla base del veg­an­is­mo o han­no inte­ri­or­iz­za­to così tan­to il loro  veg­an­wash­ing che non riescono a riconoscere la per­ver­sione dietro l’affermazione che, poiché i loro sti­vali non sono fat­ti di pelle, in qualche modo non stan­no cau­san­do dan­ni quan­do con quegli sti­vali pren­dono qual­cuno a cal­ci in fac­cia.

La col­pa non è esclu­si­va­mente dell’IDF; anche le prin­ci­pali orga­niz­zazioni del movi­men­to veg­ano al di fuori di Israele han­no abboc­ca­to. PETA ha  espres­so l’incredibile aus­pi­cio che forze mil­i­tari di altri Pae­si cerchi­no di essere  mag­gior­mente sim­ili all’IDF, e l’importante sito web veg­ano Veg­News ha recen­te­mente pub­bli­ca­to un arti­co­lo che elo­gia un mem­bro del­la Knes­set per aver richiesto che il suo scran­no in pelle ven­ga sos­ti­tu­ito con mate­ri­ale veg­ano  in quan­to la pelle sim­bo­leg­gia un’inutile sof­feren­za. Il pez­zo cita anche il Pri­mo Min­istro israeliano e crim­i­nale di guer­ra Ben­jamin Netanyahu il quale procla­ma che i dirit­ti degli ani­mali sono un prob­le­ma “che è diven­ta­to grad­ual­mente più vici­no al mio cuore”. Se solo i politi­ci israeliani si pre­oc­cu­passero così tan­to delle inutili sof­feren­ze dei loro vici­ni palesti­ne­si!

Ren­dere fan­tas­ti­ca l’occupazione

Man mano che il veg­an­is­mo è diven­ta­to sem­pre più main­stream, la percezione gen­erale del­lo stile di vita veg­ano si è dras­ti­ca­mente allon­tana­ta dai tran­cianti stereotipi che era­no soli­ti dom­inare il veg­an­is­mo nell’immaginario popo­lare. Ora, il veg­an­is­mo è fan­tas­ti­co. Lo stan­no  sposan­do tut­ti, da Ari­ana Grande a Zac Efron, e gli influ­encer dei social media con un vas­to segui­to fan­no sem­brare l’essere veg­an  sfol­go­rante e chic come qual­si­asi altra ten­den­za di Insta­gram. YouTube in par­ti­co­lare è la piattafor­ma preferi­ta degli influ­encer veg­ani. In effet­ti, una delle blog­ger più segui­te  quan­do nel 2016 diven­tai veg­ana, era una don­na israeliana che posta­va video su “cosa man­gio  oggi”  nei numerosi ris­toran­ti veg­ani di Tel Aviv.

Restando al pas­so con i tem­pi, la cam­pagna di veg­an­wash­ing di Israele si è forte­mente con­cen­tra­ta ver­so i mil­len­ni­al che  nav­igano sulle  pagine e sui siti di questi influ­encer. L’organizzazione no prof­it Vibe Israel ha invi­ta­to emi­nen­ti blog­ger e YouTu­ber veg­ani a ciò che equiv­al­e­va a una vacan­za di veg­an­wash­ing, intera­mente paga­ta, per conoscere la cul­tura veg­ana israeliana. La mis­sione dichiara­ta di Vibe Israel è quel­la di miglio­rare la rep­utazione glob­ale di Israele, e sul­la home page del  suo sito Web l’organizzazione affer­ma in modo  chiaro che sta “sfrut­tan­do il potere dei social media e delle strate­gie di brand­ing del Paese” per con­vin­cere il mon­do che Israele è un luo­go alla moda e di suc­ces­so. Birthright Israel, un pro­gram­ma gov­er­na­ti­vo che offre viag­gi gra­tu­iti in Israele per ebrei dai 18 ai 26 anni prove­ni­en­ti da tut­to il mon­do, (igno­ran­do com­ple­ta­mente il fat­to che la mag­gior parte dei palesti­ne­si non può tornare a casa), ora ha un’opzione veg­ana per ado­les­cen­ti e ven­ten­ni che vogliono “un’ espe­rien­za sen­za crudeltà ”nei Ter­ri­tori Occu­pati.

Guardan­do il video del tour di Vibe Veg­an, non si ha la min­i­ma idea che a pochi chilometri dagli scat­ti gioiosi delle lezioni di cuci­na e dei prodot­ti fres­chi si pos­sano ver­i­fi­care bru­tali vio­lazioni dei dirit­ti umani. E questo è, ovvi­a­mente, il pun­to. Alcu­ni degli influ­encer dei social media che han­no parte­ci­pa­to al viag­gio han­no rice­vu­to critiche nel­la loro sezione com­men­ti per aver pro­mosso il  Brand veg­ano israeliano, ma non è sta­to suf­fi­ciente per indurli a uscire dal­la bol­la del Brand Israel.  Pales­tin­ian Ani­mal League ha anche invi­ta­to uno dei You Tuber coin­volti, The Bud­dhist Chef, a vis­itare i Ter­ri­tori Palesti­ne­si durante il viag­gio, ma questi ha rifi­u­ta­to a causa di un “pro­gram­ma ser­ra­to”. Dato che era ospite di Israele, prob­a­bil­mente non gli sarebbe sta­to comunque per­me­s­so di attra­ver­sare il check­point in Palesti­na.

Appro­pri­azione cul­tur­ale e islam­o­fo­bia

L’ultimo aspet­to del­la cam­pagna di veg­an­wash­ing di Israele si basa sull’appropriazione del­la cuci­na palesti­nese e sul­la con­tem­po­ranea can­cel­lazione del­la tradizione veg­e­tale nel­la sto­ria culi­nar­ia palesti­nese. Sia il gov­er­no israeliano che gli stes­si veg­ani israeliani recla­mano spes­so cibi palesti­ne­si che esistono da centi­na­ia di anni e li ricon­fezio­nano come “cuci­na israeliana”, indipen­den­te­mente dal fat­to che  lo Sta­to Israele esista solo dal 1948. Gli chef israeliani pub­bli­ciz­zano piat­ti a base veg­e­tale come falafel, hum­mus, tab­bouleh e baba ghanoush come pro­va che il cibo israeliano è par­ti­co­lar­mente adat­to ai veg­ani. Quel­lo che non men­zio­nano è che cias­cuno di questi piat­ti è in realtà un piat­to palesti­nese e lev­an­ti­no che da sec­oli pre­cede la pre­sen­za di Israele nel­la regione.

I ris­toran­ti  accan­to alla mia attuale casa di Wash­ing­ton, DC si impeg­nano sem­pre in questo tipo di appro­pri­azione cul­tur­ale, che potrebbe essere leg­ger­mente meno inqui­etante per me, se non riscuotesse così tan­to suc­ces­so. Quan­do i res­i­den­ti del dis­tret­to sco­prono che sono veg­ana, mi chiedono sem­pre se sono sta­ta ai ris­toran­ti di pro­pri­età israeliana Shouk e Lit­tle Sesame. Questi  ris­toran­ti sono rap­i­da­mente diven­tati i prefer­i­ti di veg­ani e non veg­ani che non si ren­dono con­to di quan­to sia prob­lem­ati­co man­gia­re in un pos­to che  definisce la sua cuci­na “mod­er­no cibo di stra­da israeliano” (Shouk). Ho anche appe­na saputo che la cate­na di falafel “Tel Aviv style ” Taïm, con sede a New York, aprirà la sua pri­ma sede a Wash­ing­ton il prossi­mo autun­no. Nel caso in cui i poten­ziali com­men­sali siano pre­oc­cu­pati per il fur­to delle tradizioni culi­nar­ie, sul sito web di Taïm una pag­i­na sopran­nom­i­na­ta “Lezione di sto­ria” recita: “Ricor­da che sti­amo par­lan­do di cibo, non di reli­gione o di polit­i­ca”.

Il prob­le­ma, tut­tavia, è che non pos­si­amo sep­a­rare il cibo dal­la polit­i­ca così facil­mente, e soprat­tut­to non nel caso di Israele e Palesti­na. Questi ris­toran­ti han­no approf­itta­to del­la loro appro­pri­azione dei piat­ti palesti­ne­si per diventare pun­ti di rifer­i­men­to popo­lari nel­la sce­na veg­ana, fre­quen­tati da veg­ani ignari (e soprat­tut­to bianchi) che non sono a conoscen­za o non si pre­oc­cu­pano di quan­to sia ingius­to rubare in questo modo  un  pat­ri­mo­nio cul­tur­ale. Gius­ta­mente critichi­amo molti altri ris­tora­tori  coin­volti in pale­si appro­pri­azioni cul­tur­ali, ma questi ris­toran­ti israeliani sono rimasti in qualche modo esen­ti dai giudizi. La ver­ità è che la mag­gior parte dei deliziosi piat­ti a base veg­e­tale che atti­ra­no i veg­ani in questi  luoghi sono  di orig­ine palesti­ne­si.

Un altro aspet­to del­la can­cel­lazione degli ele­men­ti veg­e­tali del­la cuci­na palesti­nese è la pro­mozione dell’idea che le cul­ture musul­mane nel loro insieme non siano favorevoli ai veg­ani, un con­cet­to che nel­la migliore delle ipote­si non è cor­ret­to e nel­la peg­giore è razz­ista e islam­o­fobo. Numerosi blog­ger e gior­nal­isti israeliani han­no affer­ma­to che la fes­ta musul­mana di Eid al-Adha, che tradizional­mente com­por­ta il sac­ri­fi­cio di un agnel­lo, sig­nifi­ca che le cul­ture musul­mane sono meno com­pas­sionevoli  ver­so gli ani­mali. Gli israeliani dif­fon­dono anche stereotipi orri­bil­mente dis­trut­tivi, in par­ti­co­lare sui palesti­ne­si, soste­nen­do che la cul­tura palesti­nese abbrac­cia la vio­len­za e usano questi tropi per gius­ti­fi­care la pro­pria vio­len­za con­tro i civili palesti­ne­si.

La sfor­tu­na­ta realtà è che la mag­gior parte, se non tutte le cul­ture umane, han­no tradizioni che impli­cano il con­sumo di ani­mali. Anche se vor­rei che non fos­se così, cre­do che nul­la dica di più di una cul­tura quan­to il tipo di relazioni tra umani e ani­mali non umani in gen­erale. Inoltre, Israele è tra i pri­mi tre pae­si che con­sumano carne al mon­do, un fat­to che i suoi sosten­i­tori veg­ani oppor­tu­na­mente omet­tono.

Veg­an­is­mo inter­sezionale

Non pos­si­amo pre­tendere che le nos­tre scelte, come fare un viag­gio spon­soriz­za­to in Israele o patrocinare un deter­mi­na­to ris­torante, siano prive di con­seguen­ze. Per essere chiari: come veg­ana, sono felice di vedere le per­sone diventare più sen­si­bili sul come trat­ti­amo gli ani­mali. Sono anche sicu­ra che ci sono molti israeliani veg­ani che si impeg­nano a porre fine all’occupazione del­la Palesti­na, moti­vo per cui mi sono con­cen­tra­ta delib­er­ata­mente sul veg­an­wash­ing pro­pa­ganda­to dal gov­er­no israeliano, dalle cor­po­razioni e da per­son­ag­gi pub­bli­ci come blog­ger e impren­di­tori, piut­tosto che su pri­vati cit­ta­di­ni di Israele. Det­to questo, non accol­go con favore la pro­mozione del veg­an­is­mo ad ogni cos­to, per­ché un veg­an­is­mo che non si occu­pa di ques­tioni inter­sezion­ali di oppres­sione umana è logi­ca­mente inco­er­ente e non mi inter­es­sa.

Una crit­i­ca sul­la com­plic­ità del­la comu­nità veg­ana nel­la cam­pagna di veg­an­wash­ing di Israele è sta­ta fat­ta in uno dei miei episo­di prefer­i­ti del pod­cast di Veg­an Van­guard: se i veg­ani non fos­sero sta­ti così rapi­di nel com­mer­cial­iz­zare il veg­an­is­mo come una sem­plice scelta di stile di con­sumo, il veg­an­is­mo non sarebbe sta­to così facil­mente co-opta­to per scopi ingan­nevoli. Un movi­men­to veg­ano ant­i­cap­i­tal­ista esplici­ta­mente inter­sezionale non potrebbe mai fornire una gius­ti­fi­cazione coer­ente per le vio­lazioni dei dirit­ti umani, anche a liv­el­lo super­fi­ciale. Nel nos­tro deside­rio di ren­dere il veg­an­is­mo più attraente per le masse, noi veg­ani abbi­amo  sven­du­to la nos­tra polit­i­ca. E le per­sone sbagli­ate l’hanno acquis­ta­ta, insieme all’hummus prefer­i­to dell’IDF.

Sebbene ci tro­vi­amo di fronte a poten­ti sis­te­mi indus­tri­ali e mil­i­tari, pos­si­amo anco­ra pro­cedere ver­so la gius­tizia. Rifi­utare una visione con­sum­isti­ca del veg­an­is­mo, conoscere la cuci­na e la cul­tura palesti­nese e unir­si al movi­men­to palesti­nese del­la soci­età civile del BDS (Boicot­tag­gio, Dis­in­ves­ti­men­to, Sanzioni) sono solo alcune delle azioni che pos­si­amo intrapren­dere. Non solo pos­si­amo impeg­nar­ci simul­tane­a­mente nel­la lib­er­azione umana e ani­male, ma dovrem­mo far­lo, per­ché le due si raf­forzano rec­i­p­ro­ca­mente. I leg­is­la­tori che chiedono seg­gi in ecopelle da cui approvare  leg­gi sull’apartheid o i sol­dati che richiedono berret­ti sen­za lana da indos­sare men­tre ter­ror­iz­zano le per­sone non sono veg­ane e non rap­p­re­sen­tano il veg­an­is­mo. Il veg­an­is­mo è lib­ertà, benessere e lib­er­azione per tut­ti. O almeno dovrebbe esser­lo. Ma solo se c’è gius­tizia per la Palesti­na.

 

Sarah Doyel è una scrit­trice e blog­ger, sosten­i­trice dei dirit­ti del­la salute,  con sede a Wash­ing­ton, DC.

Fonte: www.invictapalestina.org

Link: https://www.invictapalestina.org/archives/37063

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L’impero degli astuti imbecilli

NDREA ZHOK

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La manovra scis­sion­ista di Ren­zi è a modo suo bril­lante.
Se avesse oper­a­to la sua scis­sione (matu­ra da tem­po) in un par­ti­to in cam­pagna elet­torale gli avreb­bero impu­ta­to la scon­fit­ta. Invece pre­men­do per la for­mazione di un gov­er­no è ora nelle con­dizioni di: 1) far valere all’interno dell’attuale gov­er­no il piaz­za­men­to sovradi­men­sion­a­to del pro­prio entourage (frut­to delle liste elet­torali da lui com­poste a suo tem­po); 2) far muo­vere i pri­mi pas­si al nuo­vo sogget­to politi­co nell’atmosfera pro­tet­ta di una posizione di gov­er­no.

Questo per dire che non è che nel­la polit­i­ca ital­iana manchi­no i tal­en­ti.

Il prob­le­ma è però che l’ambiente in cui avviene la selezione nat­u­rale di questi tal­en­ti è una sor­ta di distopia machi­avel­li­ca, in cui l’unica cosa che con­ta (e che sem­bra con­tare all’esterno) è la con­quista di una fet­ta di potere a scapi­to di un avver­sario ad hoc. Ed è per­ciò che i tal­en­ti che si impon­gono per selezione nat­u­rale sono inevitabil­mente, nel migliore dei casi, non degli sta­tisti ma degli astu­ti imbe­cil­li.

Le ragioni del dominio incon­trasta­to degli astu­ti imbe­cil­li sono sem­pli­ci.

Da tem­po il col­lante pos­i­ti­vo, l’idea comune, la for­ma di soci­età desider­a­ta sono rel­e­gate all’archeologia polit­i­ca.

Invece di un col­lante pos­i­ti­vo ce n’è solo uno neg­a­ti­vo, ovvero la scelta di un nemi­co pref­eren­ziale. L’elemento essen­ziale non è trovare quali linee politiche comu­ni abbi­amo con X o Y, ma cosa dob­bi­amo fare per por­ci in antite­si a Y o X. La polit­i­ca si fa sem­pre essen­zial­mente ‘con­tro’. Si sceglie di vol­ta in vol­ta un bersaglio e ci si ded­i­ca a fare tut­to ciò che è nec­es­sario in ter­mi­ni di alleanze, norme, decreti per colpire il pro­prio bersaglio. Ciò vale sia quan­to alle forze politiche che quan­to ai temi da trattare. Non c’è l’idea pos­i­ti­va di qual­cosa di desider­abile da pro­durre, ma quel­la del­lo ‘scan­da­lo da sradi­care’, del ‘reo da imp­ri­gionare’, del ‘peri­co­lo da sventare’, dell’ ‘abu­so da sanare’, insom­ma di un nemi­co da abbat­tere.

Ma fare polit­i­ca a colpi di negazione non è un’alternativa equiv­a­lente a far­la in vista di opzioni pos­i­tive. Una polit­i­ca ‘con­tro’ è una polit­i­ca che richiede fur­bizie, vit­to­rie tat­tiche e tri­on­fi sim­bol­i­ci, ma che non mette le pro­prie energie nel­la costruzione di qual­cosa di duraturo, anche per­ché qualunque cosa pos­i­ti­va ven­ga costru­i­ta finirà inevitabil­mente per benefi­care in qualche misura anche i ‘nemi­ci’, che si ritro­ver­an­no a gestire una situ­azione miglio­ra­ta.

Per­ciò il meglio di sé la polit­i­ca odier­na lo dà in manovre di ripo­sizion­a­men­to, truc­chi elet­torali, espe­di­en­ti legali, tutte cose dove si assiste a veri e pro­pri vir­tu­o­sis­mi – per chi ama il genere.

Cer­to, poi a nes­suno inter­es­sa seguire la tediosa imple­men­tazione di prog­et­ti di legge riv­olti al paese di domani, tut­ta roba che deve essere segui­ta nel tem­po, che richiede decreti applica­tivi ben stu­diati, che esige messe a pun­to ricor­ren­ti, ecc. Per una polit­i­ca mossa dall’individuazione di nemi­ci pro­tem­pore tut­to ciò è super­fluo e noioso.

Così la polit­i­ca odier­na (ital­iana, ma non solo) non crea più uomi­ni di sta­to, ma gui­t­ti, per­former, pic­coli machi­avel­li da avanspet­ta­co­lo, astutis­si­mi imbe­cil­li impeg­nati a toglier­si vicen­de­vol­mente la sdraio da sot­to il culo men­tre la nave affon­da.

E si aspet­tano il vostro applau­so.

 

Andrea Zhok

Fonte: www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/andrea.zhok.5/posts/1314929395355123

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