Torino, bimbo di 2 anni dimenticato sullo scuolabus dalle accompagnatrici

scuolabus

Si è ritrova­to da solo, dimen­ti­ca­to dalle accom­pa­g­na­tri­ci, intrap­po­la­to den­tro il pul­mi­no men­tre l’autista era anda­to a pran­zo. Sal­va­to da un inseg­nante che pas­sa­va da lì per caso.

Dimen­ti­ca­to sull’autobus durante uno sposta­men­to da un plesso all’altro per le attiv­ità didat­tiche. E’ accadu­to a un bam­bi­no di 2 anni che fre­quen­ta un nido pri­va­to del grup­po «I Migliori Asili», realtà tori­nese che con­ta una deci­na di strut­ture. La sco­laresca ave­va effet­tua­to uno sposta­men­to in un’altra strut­tura, per svol­gere attiv­ità didat­tiche psi­co­mo­to­rie. Il grup­po era accom­pa­g­na­to da tre edu­ca­tri­ci.

Al rien­tro in sede, subito dopo il pran­zo, le accom­pa­g­na­tri­ci han­no ripor­ta­to i bam­bi­ni all’asilo per un pisoli­no, ma han­no dimen­ti­ca­to  sul­lo scuo­labus il pic­co­lo che prob­a­bil­mente, da quan­to riferiscono le inseg­nan­ti, si era addor­men­ta­to. L’autista, con­geda­to, ave­va posteggia­to il mez­zo e si era allon­tana­to per il pran­zo.

Al risveg­lio il bam­bi­no si è trova­to da solo, intrap­po­la­to sul pul­mi­no. Un inseg­nante che pas­sa­va per stra­da rac­con­ta di aver­lo trova­to in lacrime dietro la por­ta del mez­zo.

Ero al tele­fono. Mi sono accor­ta per caso di quel bim­bo incol­la­to al finestri­no del­la por­ta. Piange­va. Così ho chiam­a­to la polizia. Nel frat­tem­po è arriva­to l’autista”, spie­ga la pro­fes­sores­sa, che ha imme­di­ata­mente aller­ta­to la polizia e poi è rimas­ta a fare com­pag­nia al pic­co­lo sino all’arrivo degli agen­ti.

Sec­on­do la ricostruzione delle forze dell’ordine, il bam­bi­no è rimas­to intrap­po­la­to nel vei­co­lo per qua­si 40 minu­ti. For­tu­nata­mente, a parte lo spaven­to, non ci sono state con­seguen­ze sul­la salute del pic­co­lo. Le maestre si gius­ti­f­i­cano dicen­do di esser­si accorte subito del­la sua assen­za e di aver ten­ta­to imme­di­ata­mente di allertare l’autista, pri­ma che inter­venisse la polizia.

Del­la sua assen­za ce ne siamo accorte subito, dopo pochissi­mi minu­ti. Infat­ti stava­mo già aller­tan­do l’autista quan­do è arriva­ta la polizia. Anche i gen­i­tori non han­no soll­e­va­to ques­tioni”, ha spie­ga­to la diret­trice, Ste­fa­nia Rosate.     https://it.sputniknews.com/italia/202001178530294-torino-bimbo-di-2-anni-dimenticato-sullo-scuolabus-dalle-accompagnatrici/

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Violenze contro le donne in Italia: perché tutti questi pregiudizi?

Violenza contro le donne

Di 

Negli ulti­mi anni il tema del­la vio­len­za sulle donne in Italia purtrop­po è diven­ta­to un argo­men­to di attual­ità. La cronaca è piena degli episo­di scon­vol­gen­ti e crudeli. Sec­on­do la Polizia di sta­to ogni giorno 88 donne sono vit­time di atti di vio­len­za, una ogni 15 minu­ti.

Get­ta olio sulle fiamme la sta­tis­ti­ca sull’atteggiamento degli ital­iani nei con­fron­ti di questo fenom­e­no peri­coloso. L’Istat ha pub­bli­ca­to i dati dram­mati­ci che indi­cano: nel­la soci­età ital­iana per­siste il pregiudizio che addeb­i­ta alla don­na la respon­s­abil­ità del­la vio­len­za ses­suale subi­ta. Il 39,3% del­la popo­lazione ritiene che una don­na è in gra­do di sot­trar­si a un rap­por­to ses­suale se davvero non lo vuole. Inoltre, il 23,9% pen­sa che le donne pos­sano provo­care la vio­len­za ses­suale con il loro modo di vestire.

Da dove proven­gono questi stereotipi? È pos­si­bile con­trastar­li? Per un appro­fondi­men­to in mer­i­to Sput­nik Italia ha rag­giun­to Bar­bara Bono­mi Romag­no­li, gior­nal­ista e attivista del Movi­men­to #NonUnadi­Meno — piattafor­ma fem­min­ista ital­iana che lot­ta per la par­ità di genere.

– Bar­bara, sec­on­do il report dell’Istat sui ruoli del genere, per un ital­iano su quat­tro (uomi­ni ma anche le donne), la vio­len­za ses­suale sulle donne è col­pa di come si vestono e qua­si il 40 per cen­to degli inter­vis­ta­ti ritiene che sia pos­si­bile sot­trar­si ad un rap­por­to ses­suale non volu­to. Come mai è usci­ta fuori ques­ta immag­ine imbaraz­zante? Da dove proven­gono tut­ti questi pregiudizi? È dovu­to in qualche modo alla soci­età patri­ar­cale ital­iana o mag­a­ri all’influenza degli immi­grati musul­mani?

– L’indagine resti­tu­isce la fotografia di una soci­età dove è anco­ra molto rad­i­ca­ta una cul­tura ses­sista e patri­ar­cale, in Italia e in tut­to il mon­do.

Non cre­do ci sia una par­ti­co­lare influen­za degli immi­grati di reli­gione musul­mana. La cul­tura ses­sista e patri­ar­cale è trasver­sale a tutte le reli­gioni, etnie, ceti sociali etc, e gli stereotipi e i mod­el­li con cui ven­gono cresciute le bam­bine e le ragazze sono sim­ili in tut­ti pae­si: ovunque si chiede alle fem­mine di essere in un cer­to modo, pri­ma di tut­to madri e mogli che dicano sem­pre sì ai desideri maschili, men­tre le nuove gen­er­azioni dovreb­bero crescere non solo aven­do chiaro che la vita di una don­na vale come quel­la di un uomo, ma, soprat­tut­to, che anche le donne devono essere libere di scegliere come e cosa fare nel­la loro vita.

– Gran parte delle vio­len­ze con­tro le donne avviene tra le mura domes­tiche e i dati a liv­el­lo nazionale dicono che una don­na su tre ha sub­ì­to nel cor­so del­la sua vita almeno un episo­dio di vio­len­za. Sec­on­do una ricer­ca Eures, una don­na è uccisa ogni tre giorni. Siamo di fronte una emer­gen­za?

– Sec­on­do me non si dovrebbe par­lare di emer­gen­za, pro­prio per­ché questi numeri ci dicono che la vio­len­za maschile sulle donne è strut­turale, è così da sem­pre e ha pro­fonde radi­ci cul­tur­ali, adesso c’è mag­giore infor­mazione e ne veni­amo mag­gior­mente a conoscen­za. Purtrop­po, anco­ra oggi spes­so i media rac­con­tano male i casi di vio­len­za, in maniera sen­sazion­al­is­ti­ca e mor­bosa, e han­no anche la respon­s­abil­ità di con­cor­rere a creare gli stereotipi di genere. Avrem­mo bisog­no di una diver­sa infor­mazione, che non scri­va, ad esem­pio nei casi di fem­mini­cidio, che si è trat­ta­to di “rap­tus di gelosia” o che l’uomo che ha ucciso una don­na ven­ga defini­to un “gigante buono”.

– Comunque, a leg­gere tut­ti questi numeri e le sta­tis­tiche sem­br­erebbe che quel­la con­tro la vio­len­za sulle donne sia una battaglia impos­si­bile da vin­cere. È così? Pen­si che la legge del Codice rosso che prevede per­cor­si più veloci per le denunce di vio­len­za non fun­ziona abbas­tan­za bene? 

– Non sono una esper­ta in nor­ma­ti­va, le avvo­cate dei cen­tri antiv­i­o­len­za sosten­gono che fra i prob­le­mi con­nes­si alla nuo­va legge c’è la man­can­za di risorse, questo impedisce di pot­er incre­mentare il per­son­ale o fare cor­si speci­fi­ci di for­mazione che sono fon­da­men­tali, altri­men­ti poi c’è il ris­chio che la don­na tro­vi dinanzi a sé un mag­is­tra­to o una mag­is­tra­ta che non sono preparati sul tema. Cre­do in gen­erale che il carcere non è riso­lu­ti­vo [soprat­tut­to se non è ried­uca­ti­vo], la ques­tione va affronta­ta sul piano cul­tur­ale, inizian­do dall’asilo ad edu­care diver­sa­mente le nuove gen­er­azioni, dan­do voce alla sto­ria delle donne nei lib­ri di scuo­la, cam­bian­do i mod­el­li ped­a­gogi­ci e inseg­nan­do la cura delle relazioni e dei sen­ti­men­ti.– Il movi­men­to #NonUnadi­Meno si ded­i­ca alla lot­ta con­tro la vio­len­za di genere in tutte le sue forme, si occu­pa del­la pre­ven­zione di questo fenom­e­no dev­as­tante e del­la sen­si­bi­liz­zazione del pub­bli­co. Una don­na che si sente in peri­co­lo, minac­cia­ta da un part­ner che cosa può o dovrebbe fare?

– Non avere pau­ra di par­larne con per­sone di fidu­cia e andare dove ce ne fos­sero gli estre­mi a denun­cia­re il part­ner. Riv­ol­ger­si appe­na pos­si­bile ad un cen­tro antiv­i­o­len­za, in Italia c’è la rete D.i.r.e. e ci sono diver­si sportel­li anche negli ospedali. Soprat­tut­to non sen­tir­si in col­pa, provare a non cadere nel ricat­to morale del “me la sono cer­ca­ta”. Non è facile, asso­lu­ta­mente, per questo le fem­min­iste ripetono sem­pre che nes­suna don­na deve sen­tir­si sola, siamo tutte in peri­co­lo ma insieme pos­si­amo fare la dif­feren­za.

– Quale è sta­to il caso più dif­fi­cile, dal pun­to di vista umano, che avete segui­to?

– Come gior­nal­ista non ho segui­to sin­goli casi, mi sono occu­pa­ta sem­pre del fenom­e­no in gen­erale. Come attivista ho segui­to un caso una deci­na di anni fa, una don­na veni­va pic­chi­a­ta dal mar­i­to con cui ave­va avu­to due bam­bi­ni e la cosa che mi colpì di più è che per­sone accan­to a lei le ripete­vano “è sem­pre il padre dei tuoi figli”: anche ques­ta è cul­tura e vio­len­za patri­ar­cale.

– A New-York è appe­na par­ti­to il sec­on­do proces­so nei con­fron­ti del pro­duc­er hol­ly­wood­i­ano Har­vey Wein­stein che rischia 28 anni di carcere. Tra le accusatri­ci è apparsa anche un’attrice ital­iana. Come com­menterebbe ques­ta notizia? E come, a Suo avvi­so, si con­clud­erà ques­ta lite giudiziaria?

– Cre­do che sia impor­tante a liv­el­lo sim­bol­i­co e tes­ti­mo­nia del­la forza del #metoo statu­nitense che è rius­ci­to, più che in Italia, a but­tar giù muri e a dare la forza alle sin­gole di par­lare e met­tere sot­to accusa un intero sis­tema di potere, non solo Wein­stein. Non sono in gra­do di prevedere come pos­sa con­clud­er­si, cer­ta­mente i tem­pi del­la gius­tizia statu­nitense sono snel­li, in sei set­ti­mane sapre­mo e qualunque sarà il verdet­to dif­fi­cil­mente si potrà tornare indi­etro: i movi­men­ti fem­min­isti in tut­to il mon­do sono atten­ti, vig­ili e con­tin­uer­an­no a ripetere, non una di meno. Per­ché vogliamo con­tar­ci da vive, non da morte.

I pun­ti di vista e le opin­ioni espres­si nell’articolo non nec­es­sari­a­mente coin­ci­dono con quel­li di Sput­nik.

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VI SIETE ROTTI LE PALLE DELLE TELEFONATE MOLESTE DEI CALL CENTER?

C’E’ UNA BUONA NOTIZIA: IL GOVERNO VUOLE RIFORMARE, AMPLIANDOLO, IL REGISTRO PUBBLICO DELLE OPPOSIZIONI IN CUI POSSONO ISCRIVERSI GLI UTENTI CHE NON INTENDONO RICEVERE ALCUN TIPO DI PROPOSTA COMMERCIALE E PUBBLICITARIA — A CIASCUN ITALIANO ARRIVA ALMENO UNA CHIAMATA INDESIDERATA OGNI TRE GIORNI

Francesco Malfe­tano per “il Mes­sag­gero” 

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Una chia­ma­ta indesider­a­ta ogni tre giorni. È quel­la rice­vu­ta da ogni ital­iano sul pro­prio smart­phone o sul tele­fono fis­so. In prat­i­ca nel­la Peniso­la le tele­fonate moleste — a volte anche truf­fal­dine — da parte dei call cen­ter sono diven­tate una vera e pro­pria pia­ga. Non a caso il Gov­er­no ha appe­na deciso di inter­venire di nuo­vo.

L’intenzione è quel­la di arginare il fenom­e­no del tele­mar­ket­ing e di far­lo — final­mente — anche sulle 83 mil­ioni di uten­ze mobili attive in Italia. Per questo nel Con­siglio dei Min­istri di oggi ver­rà esam­i­na­to un provved­i­men­to che mira a rifor­mare, amplian­do­lo, il Reg­istro pub­bli­co delle oppo­sizioni. Vale a dire il reg­istro in cui pos­sono iscriver­si gli uten­ti che non inten­dono rice­vere alcun tipo di pro­pos­ta com­mer­ciale e pub­blic­i­taria.

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LA LISTA

Una lista che al momen­to è aper­ta solo ai numeri tele­foni­ci fis­si e, da un anno, anche alla pos­ta car­tacea. Lo stop effet­ti­vo alle tele­fonate moleste sui cel­lu­lari però non arriverà da subito, anzi. L’iter rischia di essere tutt’altro che breve dato che, dopo il Con­siglio dei Min­istri, si prevede una con­sul­tazione tra il Gov­er­no, gli oper­a­tori tele­foni­ci e le asso­ci­azioni dei con­suma­tori.

L’ampliamento quin­di potrebbe arrivare entro dicem­bre del 2020. Solo da quel momen­to in poi, pri­ma di dis­tur­bare i cit­ta­di­ni, «le aziende di tele­mar­ket­ing dovran­no con­sultare il reg­istro delle oppo­sizioni per con­trol­lare che l’utente abbia effet­ti­va­mente dato il con­sen­so a rice­vere le loro chia­mate». A spie­gar­lo è Mar­co Mar­torana, avvo­ca­to che da anni come pres­i­dente di Asso­Da­ta si occu­pa di pri­va­cy e nuove tec­nolo­gie.

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]Chi vor­rà iscriver­si non dovrà far altro che vis­itare il sito web del gestore del reg­istro oppure chia­mare al numero ded­i­ca­to uti­liz­zan­do la lin­ea tele­fon­i­ca per la quale si intende negare il con­sen­so. In questo modo si for­merà un data­base il cui acces­so sarà rego­la­to da una tar­if­fa annuale che gli oper­a­tori inter­es­sati ai dati dovran­no pagare al min­is­tero del­lo Svilup­po Eco­nom­i­co o al sin­go­lo gestore a cui ver­rà affida­to il Reg­istro sot­to la vig­i­lan­za sia del MiSE sia del Garante del­la pri­va­cy. In prat­i­ca, solo da dicem­bre, le cose potreb­bero cam­biare.

Ma potreb­bero anche non far­lo del tut­to. «L’ampliamento del Reg­istro è un’ottima inizia­ti­va che per­me­t­terà a chi lavo­ra in modo serio di ottenere un van­tag­gio com­pet­i­ti­vo per­ché potrà uti­liz­zare meglio i dati in suo pos­ses­so — con­tin­ua Mar­torana — ma per gli uten­ti il prob­le­ma di base c’è e resterà».

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La vera pia­ga infat­ti sono «i call cen­ter che fan­no tele­fonate non con­sen­tite con infor­mazioni ottenute in maniera non cor­ret­ta». Ovvero quegli oper­a­tori che uti­liz­zano i numeri di tele­fono acquis­ta­ti da soci­età terze per fini diver­si da quel­li per cui era­no sta­ti for­ni­ti. Se un utente ha fir­ma­to un con­trat­to con una finanziaria ad esem­pio, ha autor­iz­za­to solo l’azienda stes­sa a uti­liz­zare i suoi dati.

Se però ques­ta li vende in maniera illecita a terzi, il numero rischia di essere asse­di­a­to con tele­fonate di ogni tipo: dai nuovi con­trat­ti tele­foni­ci ai servizi finanziari, fino alle più clas­siche truffe. Esat­ta­mente ciò che in Italia accade da sem­pre, anche per i numeri fis­si già iscrit­ti a Reg­istro. In tal sen­so «l’unico modo di inter­venire è quel­lo di vig­i­lare — spie­ga l’esperto — sanzio­nan­do ogni min­i­ma man­can­za nei con­fron­ti del Reg­istro e del rego­la­men­to sul­la pri­va­cy, pro­prio come fat­to in pas­sato dal Garante per la Pro­tezione dei Dati Per­son­ali».

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LE INDICAZIONI

Antonel­lo Soro, le cui indi­cazioni sul­la rifor­ma del Reg­istro sem­br­ereb­bero essere state qua­si intera­mente rispet­tate nel­la pro­pos­ta al vaglio, lo scor­so anno ad esem­pio ha sanzion­a­to con una mul­ta da 2 mil­ioni di euro per tele­mar­ket­ing indesider­a­to la soci­età Vin­call. Tut­tavia «il prob­le­ma che abbi­amo in questo momen­to — dice Mar­torana — è che il Garante dove­va essere rin­no­va­to la scor­sa estate, ma la nom­i­na anco­ra non è arriva­ta».

Intan­to però gli ital­iani, perse­gui­tati da cir­ca 11 tele­fonate ogni mese (il Bel paese è al sec­on­do pos­to in Europa in ques­ta par­ti­co­lare clas­si­fi­ca, dietro solo al Reg­no Uni­to), si armano come pos­sono. Bas­ta dare un’occhiata alle appli­cazioni più scar­i­cate sug­li smart­phone per notare come tra di loro fig­uri­no diverse di quelle che con­sentono di bloc­care le chia­mate indesider­ate. Uno stru­men­to indis­pens­abile per evitare di essere dis­tur­bati costan­te­mente. Almeno fino a dicem­bre.

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L’accusa che imbarazza il Pd: “Oliverio promise ai boss un centro migranti”

Un pen­ti­to di ‘ndrangheta pun­ta il dito con­tro il gov­er­na­tore del­la Cal­abria: “Ci garan­tì i per­me­s­si per una strut­tura per migranti”. La smen­ti­ta: “Una boutade, la Regione non ges­ti­va l’accoglienza”

Alla fine del 2014 “Oliv­e­rio si è pre­sen­ta­to can­dida­to regionale… dici­amo… per la pres­i­den­za regionale…

e De Luca sta­va rac­coglien­do i voti su richi­es­ta anche del­la famiglia Grande Aracri”. Una vera e pro­pria bom­ba a pochi giorni delle elezioni Region­ali in Cal­abria, in pro­gram­ma domeni­ca 26 gen­naio. A par­lare è Giuseppe Giglio, uno dei pen­ti­ti del­la cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri di Cutro, in provin­cia di Cro­tone. Nell’ambito dell’inchiesta del­la mag­i­s­tratu­ra cal­abrese emer­gono inter­es­si del­la mala per l’accoglien­za di migranti: “In cam­bio (Oliv­e­rio, ndr) pote­va dar­ci una mano su qual­cosa di cui ave­va­mo bisog­no… e abbi­amo par­la­to in quel momen­to… e so che lui gliel’aveva anche accen­na­to lì a Oliv­e­rio, per quan­to riguar­da­va una autor­iz­zazione per fare un cen­tro per i profughi, per dar­ci una mano, dici­amo”. Il gov­er­na­tore del­la Regione Cal­abria avrebbe anche promes­so che “come anda­va pres­i­dente gli avrebbe dato un pos­to […] avrebbe mes­so a dis­po­sizione a me, al figlio e a Gio­van­ni (De Luca, ndr) ques­ta strut­tura che era già real­iz­za­ta a San Gio­van­ni in Fiore”. Dunque il dem “era ben felice di pot­er dare una mano se fos­se anda­to, dici­amo, per­ché anco­ra non era sta­to elet­to”.

L’ex ‘ndranghetista ha riv­e­la­to al mag­is­tra­to che avrebbe dovu­to rac­cogliere voti per il politi­co, orga­niz­zan­do un’assemblea nel pro­prio agri­t­ur­is­mo: “Non le nascon­do che dove­va esser­ci una riu­nione nel mio ris­torante per rac­coglier­gli i voti, ma io dove­vo par­tire e non c’ero. Gli avrei mes­so a dis­po­sizione comunque il ris­torante”. Alla fine del ver­bale, il pen­ti­to ha comunque pre­cisato di non aver “mai vis­to Oliv­e­rio”.

La replica

Come ripor­ta­to dall’edizione odier­na de La Ver­ità, è arriva­ta la smen­ti­ta da parte del difen­sore di Oliv­e­rio: “Lui non ha mai vis­to Grande Aracri, tan­tomeno cug­i­ni o par­en­ti. Dis­conosce com­ple­ta­mente la vicen­da”. L’avvocato Vin­cen­zo Belvedere riduce dunque tut­to a “boutade del nar­ra­to de rela­to (per sen­ti­to dire, ndr) del col­lab­o­ra­tore”. Dunque Giglio avrebbe for­ni­to una ver­sione rac­con­tatagli da altri. Una tes­ti­mo­ni­an­za potrebbe essere rap­p­re­sen­tan­ta dal fat­to che “un cen­tro migranti, acen­na­ta con­tropar­ti­ta in favore dei voti, non sia mai gesti­to dalle Regioni, tan­tomeno la nos­tra, in quan­to la ges­tione è sta­ta sem­pre di esclu­si­va com­pe­ten­za del Min­is­tero degli Interni”.

Altri guai

Ma gli imbarazzi per il Par­ti­to demo­c­ra­ti­co potreb­bero non essere fini­ti: nel fas­ci­co­lo ci sono le accuse all’ex vicepres­i­dente del­la Regione Cal­abria Nico­la Adamo, mar­i­to del­la dep­u­ta­ta Pd Enza Bruno Bossio, che — sec­on­do gli inves­ti­ga­tori — sarebbe sta­to in con­tat­to con Ottavio Riz­zu­to, pres­i­dente del­la Bcc del Cro­tonese (una pic­co­la ban­ca di cred­i­to coop­er­a­ti­vo cal­abrese), defini­to “l’anello di con­giun­zione tra gli ambi­en­ti del­la polit­i­ca e quel­li del­la impren­di­to­ria mafiosa”. Sec­on­do gli inves­ti­ga­tori, Riz­zu­to chiede­va “garanzie e ras­si­cu­razioni”, definen­dosi un uomo di paro­la che avrebbe man­tenu­to gli impeg­ni pre­si se i suoi inter­locu­tori avessero fat­to lo stes­so: “Io l’ho fat­to sem­pre nel­la mia vita, ci ho det­to, guar­date che io, quan­do pren­di­amo impeg­ni, se si deve sot­to­scri­vere una cosa è poi cam­po mio a man­tenere la cosa”.

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Sbarcato con sigarette da contrabbando: denunciato un tunisino

Alla richi­es­ta del­la guardia di finan­za di dichiarare la pre­sen­za di mer­ce ril­e­vante ai fini dei con­trol­li doganali, l’uomo ha con­seg­na­to una stec­ca di sigarette, la perqui­sizione del­la sua macchi­na ha por­ta­to alla luce 1.550 chili di bionde da con­tra­b­ban­do

Ave­va con se più di 1500 chili di sigarette da con­tra­b­ban­do ed è rius­ci­to a sbar­care al por­to di Paler­mo ma, ai con­trol­li, la guardia di finan­za lo ha sor­pre­so, con­trol­la­to e denun­ci­a­to seques­tran­do l’intera mer­ce ille­gale nascos­ta den­tro l’autovettura.

Si trat­ta di B.M., cit­tadi­no tunisi­no defer­i­to all’autorità giudiziaria per il rel­a­ti­vo illecito com­pi­u­to.

L’uomo è sta­to indi­vid­u­a­to dai finanzieri del pri­mo nucleo oper­a­ti­vo met­ro­pol­i­tano del­la guardia di finan­za di Paler­mo uni­ta­mente ai fun­zionari dell’ufficio delle dogane nel cor­so delle attiv­ità ispet­tive doganali che ven­gono quo­tid­i­ana­mente svolte nel­la cosid­det­ta area Extra-Schen­gen del por­to. Si trat­ta del­la zona in cui ven­gono effet­tuate le oper­azioni di con­trol­lo nei con­fron­ti delle per­sone che arrivano con veicoli e mer­ci prove­ni­en­ti dall’estero. Nel caso in ques­tione, il tunisi­no era sbar­ca­to dal­la nave Cata­nia che proveni­va dal por­to di Tunisi.

L’uomo è sta­to fer­ma­to uni­ta­mente alla richi­es­ta di dichiarare o fornire prodot­ti ril­e­van­ti ai fini dei con­trol­li doganali. L’interessato, in tut­ta rispos­ta, ha con­seg­na­to una stec­ca di sigarette affer­man­do di non avere altro con se. I mil­i­tari, che nel set­tore sono esper­ti delle più svari­ate situ­azioni, han­no capi­to che la dichiarazione for­ni­ta era incom­ple­ta. Dunque han­no pro­ce­du­to con la ver­i­fi­ca più appro­fon­di­ta perquisendo il vei­co­lo guida­to dall’uomo.

L’ispezione del mez­zo ha con­sen­ti­to di rin­venire, nascoste nelle paratie lat­er­ali pos­te­ri­ori, 75 pac­chet­ti di sigarette apparte­nen­ti al mer­ca­to delle bionde ille­gali , ovvero le tipolo­gie cristal, edge ed oris. Trova­ta anche una con­fezione di tabac­co dal peso di 50 gram­mi di mar­ca al fakher. Tut­ta la mer­ce rin­venu­ta ave­va un peso totale 1,550 chilo­gram­mi. Il sogget­to, di fronte all’evidenza dei fat­ti, non ha potu­to far altro che ammet­tere le pro­prie respon­s­abil­ità. Per lui è scat­ta­ta la denun­cia all’autorità doganale per l’illecito commes­so.

Pros­eguono i con­trol­li dei mil­i­tari delle fiamme gialle diret­ti ad indi­vid­uare e ad assi­cu­rare alla gius­tizia, col­oro i quali non si atten­gono ai com­por­ta­men­ti con­for­mi a quel­li richi­esti dal­la nor­ma­ti­va vigente sul mer­ca­to eco­nom­i­co e finanziario. Nel caso speci­fi­co, la lot­ta al con­tra­b­ban­donelle aree di fron­tiera è uno degli obi­et­tivi ed una pre­rog­a­ti­va non solo da parte del Cor­po ma anche dell’agenzia delle dogane per difend­ere e tute­lare gli inter­es­si del Paese sia erar­i­ali che san­i­tari. La prove­nien­za del tabac­co da fil­iere non uffi­ciali e cer­tifi­cate, ha l’effetto di arrecare un dan­no non solo all’erario ma anche alla salute dei con­suma­tori veri des­ti­natari del­la mer­ce impor­ta­ta ille­gal­mente sul ter­ri­to­rio. Appun­to per questo moti­vo, i con­trol­li ese­gui­ti in tal sen­so da parte dei mil­i­tari pros­eguiran­no in maniera inces­sante.

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Autostrade, piano 2020–23 da 7,5 miliardi e 1.000 assunzioni

Il piano di Autostrade per l’Italia per il periodo 2020–23 annunciato al termine del Cda

Il piano di Autostrade per l’Italia per il peri­o­do 2020–23 vale 7,5 mil­iar­di di euro tra inves­ti­men­ti e manuten­zione. Lo annun­cia la soci­età in una nota al ter­mine del cda, che ha approva­to le linee gui­da del piano strate­gi­co.
Il piano strate­gi­co 2020–2023 di Autostrade per l’Italia prevede un pro­gram­ma di assun­zioni di 1000 per­sone tra ingeg­neri, tec­ni­ci, operai, addet­ti autostradali ed esat­tori. Lo annun­cia la soci­età nel­la nota, spie­gan­do che “la sicurez­za su stra­da, nei cantieri e nei luoghi di lavoro viene con­sid­er­a­ta una delle pri­or­ità fon­da­men­tali per lo svilup­po del piano strate­gi­co: per questo ver­ran­no svilup­pate speci­fiche inizia­tive anche in col­lab­o­razione con la Polizia Stradale”. (ansa)

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Coppa Italia: Pellegrini, una vittoria dedicata a Zaniolo

Per me è come un fratello più piccolo, lo aspetto in campo’

 © ANSA(ANSA) — ROMA, 16 GEN — “Sto bene, è solo una contusione, ho preso solo una botta che all’inizio fa malissimo. Dedica per i gol e la vittoria? Alla mia famiglia e voglio farla anche a Zaniolo, che per me è come un fratello più piccolo. Lo aspettiamo presto in campo”. E’ questo il commento ‘a caldo’, dai microfoni di RaiSport, di Lorenzo Pellegrini sulla vittoria della sua Roma a Parma.
“Oggi avevamo voglia di fare bene, abbiamo vinto e sono contento per me e per la squadra — dice ancora il n.7 -. Ora pensiamo alla prossima a Genova, dobbiamo andare lì con la testa giusta perché vogliamo vincere ancora. Se giochiamo così, l’uno per l’altro, possiamo fare bene. La Juventus? Giocheremo anche a Torino per vincere, abbiamo voglia di fare bene, siamo un gruppo di amici che si aiutano a vicenda”. (ANSA).

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ISRAELE RUBA PIÙ TERRA AI PALESTINESI CON IL PRETESTO DI CREARE RISERVE NATURALI

Il regime israeliano con­tin­ua la sua polit­i­ca di con­fis­ca delle terre palesti­ne­si con la scusa di isti­tuire ris­erve nat­u­rali nei ter­ri­tori occu­pati.

Mer­coledì scor­so, il min­istro israeliano per gli affari mil­i­tari Naf­tali Ben­nett ha approva­to la creazione di sette nuove ris­erve nat­u­rali nel­la Cis­gior­da­nia occu­pa­ta, provo­can­do una reazione dal­la Palesti­na, che ha promes­so di pre­sentare una causa alla Corte penale inter­nazionale (ICC) durante l’ultimo “Schema” per rubare più ter­ra palesti­nese.

Israele ha dis­trut­to o con­fis­ca­to 617 edi­fi­ci palesti­ne­si nel 2019 per dare spazio a nuove colonie israeliane con­sid­er­ate ille­gali dall’ONU.
Le autorità israeliane han­no anche annun­ci­a­to l’espansione di 12 ris­erve nat­u­rali esisten­ti in Cis­gior­da­nia, tra cui Qum­ran, dove decen­ni fa i mano­scrit­ti del Mar Mor­to furono trovati in alcune grotte.

La pace israeliana ora ha affer­ma­to che le ris­erve des­ig­nate ammon­tano a cir­ca 13.000 acri (5300 ettari), di cui cir­ca il 40% sono di pro­pri­età pri­va­ta palesti­nese.
La “Hag­it Ofran of Peace Now” ha affer­ma­to che le leg­gi israeliane che regolano le ris­erve nat­u­rali vietano ai palesti­ne­si di colti­vare la pro­pria ter­ra.

Demolizione case palesti­ne­si

Il min­is­tero degli Esteri palesti­nese ha con­sid­er­a­to ques­ta misura del regime israeliano come un ten­ta­ti­vo di svilup­pare ulte­ri­or­mente gli inse­di­a­men­ti israeliani e affer­ma che porterà la ques­tione alla corte di Gius­tizia Inter­nazionale (ICC) con sede a L’Aia (Pae­si Bassi).

L’ICC vede basi con­crete per stu­di­are i cri­m­i­ni commes­si da Israele con­tro i palesti­ne­si.
“Il Min­is­tero degli Affari Esteri (palesti­nese) con­dan­na nel modo più net­to le deci­sioni colo­nial­iste ed espan­sion­is­tiche di Ben­nett e affer­ma che le cosid­dette ris­erve nat­u­rali sono solo un altro schema per l’appropriazione e il seque­stro delle terre palesti­ne­si”, ha det­to in una nota, aggiun­gen­do che Il prog­et­to mira a “sostenere gli inse­di­a­men­ti israeliani nel­la Cis­gior­da­nia occu­pa­ta”.

Sec­on­do gli esper­ti, la misura sarebbe la pri­ma nel suo genere dopo la fir­ma degli accor­di di Oslo tra Israele e la Palesti­na Lib­er­a­tion Orga­ni­za­tion (PLO) nel 1993.I palesti­ne­si e la mag­gio­ran­za del­la comu­nità inter­nazionale con­sid­er­a­no gli inse­di­a­men­ti israeliani “ille­gali”.

Demolizione di case dei palesti­ne­si.

ONU: Israele ha svilup­pa­to 22.000 case ille­gali in tre anni sui ter­ri­tori palesti­ne­si del­la Cis­gior­da­nia da cui sono sta­ti cac­ciate migli­a­ia di famiglie palesti­ne­si che vive­vano da sem­pre in quelle terre.
La risoluzione 2334 del Con­siglio di sicurez­za delle Nazioni Unite (UNSC), che è sta­ta adot­ta­ta nel dicem­bre 2016 , ha dichiara­to che gli inse­di­a­men­ti nel­la West Bank e East El-Quds (Gerusalemme) “sono una fla­grante vio­lazione sec­on­do il dirit­to inter­nazionale”.
Nonos­tante le tante risoluzioni di con­dan­na dell’ONU per gli inse­di­a­men­ti ille­gali delle colonie, Israele ha con­tin­u­a­to nel­la sua attiv­ità di espro­pri­azione delle terre palesti­ne­si e ha dichiara­to la sua inten­zione di annet­ter­si la Cis­gior­da­nia, così come Gerusalemme ed inclu­so le alture del Golan siri­ano occu­pate dal 1967.
L’Amministrazione Trump ha appog­gia­to e sostenu­to queste posizioni di Israele.

Fonte: His­pan Tv

Traduzione: Luciano Lago

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ROMA SI DOVREBBE SALVARE CON QUESTE FORZE DELLORDINE?

QUATTRO EX POLIZIOTTI CONDANNATI A OTTO ANNI DI CARCERE PER RAPINA A UNA ESCORT: ENTRARONO NEL SUO APPARTAMENTO E LE PRESERO UN MIGLIAIO DI EURODUE VIGILI DEL GRUPPO DI SAN LORENZO A PROCESSO PER ABUSI E CONCUSSIONE — I DUE AVREBBERO CHIESTO A UN RISTORATORE DI METTERE I TAVOLINI FUORI SOLO PER LORO: “FAMO LA FESTA LI’…”   

1 — POLIZIOTTI RAPINATORI, OTTO ANNI DI CARCERE

Giuseppe Scarpa per “il Mes­sag­gero”

Una fin­ta perqui­sizione per rap­inare in casa una pros­ti­tu­ta. Era questo l’escamotage imp­ie­ga­to dal­la ban­da dei poliziot­ti rap­ina­tori. All’epoca, era il gen­naio del 2014, gli agen­ti infedeli ven­nero arresta­ti dai col­leghi ligi al dovere. Ieri, per gli ormai ex uomi­ni in divisa, è arriva­ta la sen­ten­za in pri­mo gra­do per rap­ina: otto anni di carcere cias­cuno per Cor­ra­do Martel­lo, Rober­to Cresci, Prisco Lau­ren­ti e Ser­gio Doria. Assieme a loro sono state con­dan­nate altre tre per­sone. I com­pli­ci che gli face­vano da palo durante il blitz ille­gale di cui fu vit­ti­ma una escort. Una don­na che nel suo appar­ta­men­to venne tra­vol­ta dal­la pre­poten­za del grup­po. Spin­to­na­ta, offe­sa e minac­cia­ta subì il fur­to di un migli­aio di euro.

LA VICENDA

polizia poliziotti agenti 2POLIZIA POLIZIOTTI AGENTI 2

L’atto di pre­poten­za va in sce­na a gen­naio del 2014. Martel­lo e Cresci sono poliziot­ti in servizio. Il pri­mo è assis­tente capo, il sec­on­do è sovrin­ten­dente. Gli altri due, Lau­ren­ti e Doria, era­no già all’epoca ex agen­ti.

Ad ogni modo la ban­da si pre­sen­ta a casa del­la don­na, in zona Tor Sapien­za. Il blitz, sec­on­do i quat­tro, è gius­ti­fi­ca­to dal fat­to che in quell’appartamento si spac­cia. Quin­di c’è dro­ga. Gli uomi­ni sfoder­a­no i tesseri­ni di servizio e li fan­no vedere alla vit­ti­ma. In bel­la mostra han­no le pis­tole d’ordinanza. Spin­to­nano la don­na. L’intimoriscono. «Fac­ciamo venire i cani antidro­ga». Met­tono sot­toso­pra tut­to ma degli stu­pe­facen­ti nem­meno l’ombra. La don­na, però, non ci sta. Li accusa di abusare del loro ruo­lo.

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Per tut­ta rispos­ta la vit­ti­ma viene chiusa in una stan­za assieme al nipote minorenne. Nel frat­tem­po, però, i poliziot­ti con­tin­u­ano a cer­care. Alla fine trovano solo dei sol­di. Un migli­aio di euro. A questo pun­to i due poliziot­ti e i due ex agen­ti deci­dono di intas­car­si tut­to. La vit­ti­ma, ovvi­a­mente, protes­ta.

Non vuole essere deru­ba­ta del denaro. I poliziot­ti fan­no fin­ta di niente e l’aggrediscono. La spin­gono tan­to da procu­rar­le cinque giorni di prog­nosi per «trau­ma, sta­to di agi­tazione e crisi iperten­si­va». Alla fine van­no via, chi­udono la por­ta dietro di loro. All’interno la vit­ti­ma incredu­la piange, il nipote cer­ca di cal­mar­la. Poco dopo inter­ven­gono i col­leghi onesti. Arrestano il grup­po dei sette, met­ten­do fine a un ter­ri­bile sto­ria di ille­gal­ità.

2 — DUE VIGILI DEL GRUPPO DI SAN LORENZO A PROCESSO PER ABUSI E CONCUSSIONE

Ade­laide Pieruc­ci per “il Mes­sag­gero”

VIGILI URBANIVIGILI URBANI

Berret­ti bianchi, dehors, e micro­mazzette. Un caso di tavoli­no sel­vag­gio al con­trario ha mes­so nei guai due vig­ili urbani del grup­po Sapien­za, fini­ti ai domi­cil­iari a novem­bre e ora a giudizio. I due, a dif­feren­za dei col­leghi, spes­so impeg­nati a sman­tel­lare i dehors abu­sivi, ave­vano chiesto apposi­ta­mente a un ris­tora­tore di San Loren­zo di tirare fuori tavoli e sedie e di apparec­chiare per loro.

«Met­ti i tavoli fori e famo la fes­ta lì, no?». I due sono sta­ti inter­cettati men­tre in divisa e in servizio, il 10 giug­no 2018, si prepar­a­vano a seder­si da “Pesce frit­to e bac­calà”. Un escamo­tage che avrebbe non solo assi­cu­ra­to un pran­zo all’aperto non dovu­to (una man­i­fes­tazione in cor­so vieta­va a tut­ti i negozianti sedie e banchet­ti) ma anche fat­to affluire altri cli­en­ti. Il com­por­ta­men­to dei due vig­ili è sta­to inquadra­to dal pm Clau­dia Ter­raci­na, che inda­ga­va su un giro di cor­ruzione tra i ris­tora­tori di San Loren­zo, come un abu­so d’ufficio. E per questo Mar­co D. e il col­le­ga Clau­dio F. si sono ritrovati con la misura caute­lare.

tavolino selvaggioTAVOLINO SELVAGGIO 

Per il sec­on­do vig­ile, già con­dan­na­to a 4 anni per aver prete­so una mazzetta da “Fran­co al vico­let­to”, un ris­tora­tore del­la zona, la procu­ra ha con­tes­ta­to di nuo­vo un caso di con­cus­sione. Avrebbe taglieg­gia­to un cin­galese gestore di un min­i­mar­ket in via Loren­zo il Mag­nifi­co. «Il vig­ile — ha det­to la vit­ti­ma — si è pre­sen­ta­to come un coman­dante di zona e mi ha det­to: “Dam­mi dei sol­di o comunque una con­tes­tazione per far­ti chi­ud­ere comunque la tro­vo», ha ammes­so il com­mer­ciante. «Io gli ho det­to che ave­vo pochi sol­di e una bim­ba di sette mesi». La som­ma sot­trat­ta in più riprese: 230 euro.

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IL VIDEO È FAKE MA I CALCI SONO VERI

MARA VENIER PRENDE A MAZZATE VALERIO STAFFELLI CHE LE CONSEGNA IL TAPIRO PER LE SUE INCANDESCENZE CONTRO IL KOALA. PECCATO CHE NEL FILMATO C’È UNA SUA IMITATRICE. ”MI SCRIVONO DALLAUSTRALIA CHE MI VOGLIONO FARE LA PELLE! QUANDO LA FINIRETE?”. E SE LA PRENDE CON L’INVIATO DISTRISCIA” (VIDEO)

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VIDEO: MARA VENIER PRENDE A CALCI STAFFELLI CHE LE CONSEGNA IL APIRO 

https://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/tapiro-d-oro-a-mara-venier_63859.shtml 

Novel­la Toloni per www.ilgiornale.it 

IMITATRICE DI MARA VENIER A STRISCIAIMITATRICE DI MARA VENIER A STRISCIA

Mara Venier è fini­ta anco­ra una vol­ta nel miri­no di Striscia La Notizia. Ques­ta vol­ta però la pro­tag­o­nista del­la gaffe che le è val­sa il Tapiro non era lei ma la sua sosia Francesca Manzi­ni. L’ultimo deep­fake real­iz­za­to da Striscia la Notizia su Mara Venier che prende a cal­ci un koala (di peluche) ha fat­to seri­amente arrab­biare il popo­lo aus­traliano.

Vale­rio Staffel­li ha così rag­giun­to la pre­sen­ta­trice — quel­la vera — per con­seg­narle di per­sona l’ennesimo tapiro.

MARA VENIER STAFFELLIMARA VENIER STAFFELLI

Negli scor­si giorni è anda­to in onda su Striscia lo sketch real­iz­za­to da Francesca Manzi­nil’imitatrice riv­e­lazione del tal­ent “Ami­ci Celebri­ties”, che fin­gen­do di essere la Venier prende a cal­ci un koala di peluche ed escla­ma: “Se ero un can­guro te pigli­a­vo a cal­ci nel c**o. Mi ha pre­so un capez­zo­lo, qual­cuno se lo pren­da”. L’incredibile somiglian­za fisi­ca e vocale del­la Manzi­ni con Mara Venier ha fat­to il resto. In molti han­no infat­ti cre­du­to che il deep­fake del tg satiri­co di Ric­ci fos­se la vera Mara Venier che “mal­trat­ta” un koala, sca­te­nan­do le polemiche.

MARA VENIER STAFFELLIMARA VENIER STAFFELLI

La pre­sen­ta­trice, alla vista di Vale­rio Staffel­li, ha subito pre­cisato le cose: “Ma per­ché lo date a me?? Ma io voglio tan­to bene a voi e voglio tan­to bene agli ani­mali, ma gli aus­traliani mi vogliono ammaz­zare per col­pa vos­tra, rice­vo un sac­co di mes­sag­gi. Dite­lo che non sono io, è un deep, come si dice? È un deep­fake!”. La tec­ni­ca riv­o­luzionar­ia del deep­fake (che mix sapi­en­te­mente realtà vir­tuale e machine learn­ing) pro­pos­ta da Anto­nio Ric­ci nel suo tg satiri­co è una delle novità del­la sta­gione di Striscia e sta con­qui­s­tan­do con­sen­si tra il pub­bli­co. Ques­ta vol­ta però ha mes­so nei guai la popo­lare con­dut­trice che, sep­pur in toni ironi­ci, ha con­fes­sato di aver rice­vu­to mes­sag­gi mina­tori sui social. Dopo la con­seg­na del Tapiro quan­do l’inviato ha fat­to credere di aver spen­to le tele­camere, Mara Venier si è volu­ta ven­di­care di Staffel­li. “Abbi­amo fini­to? Hai chiu­so? Mi tenete la bor­sa” ha det­to la con­dut­trice pri­ma di pren­dere a cal­ci Vale­rio Staffel­li e provan­do a colpir­lo con il pre­mio. Un fuori onda tra il comi­co e il serio che è sta­to trasmes­so intera­mente.

 

 

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