L’orso polare spunta in città: «Debole e malato, cercava cibo». Paura e curiosità tra i residenti

L'orso polare spunta in città: «Debole e malato, cercava cibo». Paura e curiosità tra i residentiNel­la serie tv Lost, i sopravvis­su­ti ad un dis­as­tro aereo si ritrova­vano su un’isola appar­ente­mente deser­ta nel bel mez­zo dell’Oceano Paci­fi­co: in uno dei pri­mi episo­di, i pro­tag­o­nisti inizia­vano a per­lus­trare l’isola trop­i­cale, e si imbat­te­vano in modo a dir poco inaspet­ta­to con un orso polare che li attac­ca­va. Uno dei sopravvis­su­ti, Sawyer, lo uccide­va a colpi di pis­to­la per sal­vare i suoi com­pag­ni: diver­sa invece, per for­tu­na, la sorte che è cap­i­ta­ta ad un altro orso polare, che è appar­so in un habi­tat altret­tan­to incon­sue­to, cioè tra le strade di una cit­tà del­la Rus­sia.

I cani da slit­ta cor­rono sull’acqua: la foto sim­bo­lo del­lo sciogli­men­to dei ghi­ac­ciai

L’orso, affam­a­to e strema­to, si è allon­tana­to centi­na­ia di chilometri dal suo habi­tat nat­u­rale arti­co e ha inizia­to a vagare a Noril­sk, una cit­tà indus­tri­ale nel nord del­la Siberia: esaus­to e in cer­ca di cibo, ha allar­ma­to i cit­ta­di­ni locali, men­tre cer­ca­va qual­cosa da man­gia­re nei pres­si di una dis­car­i­ca, dove è poi sta­to fil­ma­to e fotografa­to (con la polizia che cer­ca­va di impedire ai curiosi di avvic­i­nar­si trop­po). L’animale, con le zampe incrostate e davvero tan­ta debolez­za, face­va fat­i­ca ad alzarsi dall’asfalto per cer­car­si il cibo, e pas­sa­va il suo tem­po dis­te­so sull’asfalto.

Oleg Kra­shevsky, un esper­to di fau­na sel­vat­i­ca locale ha det­to che non è chiaro cosa abbia por­ta­to l’animale in cit­tà, anche se è pos­si­bile che si sia sem­plice­mente per­so. «Ave­va occhi lac­riman­ti e chiara­mente non pote­va vedere bene», ha affer­ma­to. Vis­i­bil­mente debil­i­ta­to e prob­a­bil­mente mala­to, per gli ambi­en­tal­isti locali si trat­ta del pri­mo avvis­ta­men­to di un orso polare nel­la zona in più di 40 anni. Una squadra di spe­cial­isti arriverà domani per vis­itare l’animale e decidere il suo des­ti­no.

La crisi cli­mat­i­ca ha dan­neg­gia­to gli habi­tat di ghi­ac­cio mari­no degli orsi polari e li ha costret­ti a spinger­si più spes­so sul­la ter­ra fer­ma in cer­ca di cibo, met­ten­doli in con­tat­to con le per­sone e le aree abi­tate. All’inizio di quest’anno uno sta­to di emer­gen­za è sta­to dichiara­to nel pic­co­lo arcipela­go arti­co rus­so Novaya Zemlya, una remo­ta area abi­ta­ta del nord del­la Rus­sia, quan­do decine di orsi polari affamati han­no inizia­to ad estrare nelle abitazioni e in altri edi­fi­ci pub­bli­ci in ceca di cibo, sem­i­nan­do il ter­rore tra la popo­lazione.    https://www.leggo.it/animali/orso_polare_spunta_citta_debole_malato-4567417.html

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Tattoo-mania Quanto male fa alla pelle e alla salute

Diana Alfieri

Fino a qualche anno fa la pre­oc­cu­pazione mag­giore era l’igiene, dal­la pulizia del­lo stu­dio a quel­la degli stru­men­ti. Oggi i tat­u­ag­gi, da questo pun­to di vista, gra­zie alla mag­giore pro­fes­sion­al­ità di chi li esegue e di alcune dis­po­sizioni di legge, in Italia sono più che sicuri. Il vero prob­le­ma san­i­tario, davvero poco conosci­u­to, è la tossic­ità dei pig­men­ti uti­liz­za­ti.

Per ottenere un buon risul­ta­to esteti­co occorre «cari­care» la pelle di una gran quan­tità di pig­men­to. Del pig­men­to ini­et­ta­to solo il 20/30 per cen­to rimane fis­sato den­tro le cel­lule del der­ma, i macrofa­gi, e va a for­mare il dis­eg­no. Il restante pig­men­to è rias­sor­bito soprat­tut­to dal­la cir­co­lazione lin­fat­i­ca e rimane imp­ri­gion­a­to nel nos­tro cor­po per tut­ta la vita. Infat­ti l’uomo non dispone di enz­i­mi in gra­do di metab­o­liz­zare i pig­men­ti dei tat­u­ag­gi che altri­men­ti svanireb­bero in breve tem­po.

COSA CONTENGONO

Ma cosa con­tengono i col­oran­ti mod­erni per pre­oc­cu­pare la med­i­c­i­na? Il prin­ci­pio di un pig­men­to è che sia com­pos­to da mate­ri­ale non metab­o­liz­z­abile quin­di per­ma­nente. Il resto sta nel­la fan­ta­sia dei tat­u­a­tori: bas­ta scor­rere inter­net per vedere for­mule di col­ori inven­tate come ricette di cuci­na tan­to che spes­so viene uti­liz­za­ta la vod­ka per diluire i pig­men­ti. Altri ele­men­ti di gran voga sono le fibre sin­tetiche come il Nilon e il Teflon, usati nelle ver­ni­ci mical­iz­zate delle auto­mo­bili e ben noti car­cino­geni umani. Il prob­le­ma medico deri­va dalle ditte che prepara­no i pig­men­ti che non sono obb­li­gate a dichiarare la com­po­sizione del col­ore da ini­ettare. Ven­gono cosi’ a man­care i pre­sup­posti per gli stu­di di tossi­colo­gia: com­po­sizione e trac­cia­bil­ità dei com­po­nen­ti.

Alcune indagi­ni con­dotte dai Nas han­no dimostra­to che cir­ca il 50% degli inchiostri sono sostanze gener­iche o di uso indus­tri­ale tal­vol­ta peri­colose. Di recente il min­is­tero del­la Salute ha ordi­na­to di riti­rare dal mer­ca­to nove pig­men­ti per­chè poten­zial­mente can­cero­geni.

Dal momen­to che sono dif­fi­cili e rari i con­trol­li a tap­peto, chi vuole un tat­u­ag­gio deve doc­u­men­tar­si ver­i­f­i­can­do, attra­ver­so l’etichetta del prodot­to, l’eventuale pre­sen­za di sostanze vietate e pre­stando atten­zione alle tonal­ità rosse, gialle e aran­cioni che sono con­sid­er­ate le più peri­colose. Infat­ti pos­sono causare più facil­mente allergie e pos­sono con­tenere poli­car­buri che, se assor­biti in gran­di quan­tità, pos­sono avere un poten­ziale effet­to can­cerogeno.

Un’altra cosa che bisogna sapere è che molti pig­men­ti ven­gono reclamiz­za­ti come veg­e­tali o atossi­ci. Ma la certez­za non esiste. Il tat­u­a­tore in buona fede può credere che sia così ma a garan­tir­lo è solo un’autocertificazione. Il prob­le­ma di fon­do è l’assenza di una rego­la­men­tazione a liv­el­lo europeo. Così, dal momen­to che molti prodot­ti arrivano dall’estero, non siamo in gra­do di sapere cosa con­tengano e quan­to siano peri­colosi.

LA SALUTE

I tat­too non restano iner­ti nel­la pelle per­chè gli ele­men­ti che com­pon­gono l’inchiostro si stac­cano e viag­giano all’interno del nos­tro cor­po in for­ma di micro e nanopar­ti­celle fino ai lin­fono­di. Un grup­po di scien­ziati tedeschi e dell’Esrf, il Sin­cro­trone europeo di Greno­ble, in Fran­cia, per la pri­ma vol­ta for­niscono prove del trasporto dei pig­men­ti organi­ci e inor­gani­ci e di ele­men­ti tossi­ci. Da tem­po gli scien­ziati san­no che i pig­men­ti viag­giano dai tat­u­ag­gi ai lin­fono­di gra­zie a prove visive: i lin­fono­di infat­ti assumono il col­ore dei pig­men­ti.

Quel­lo che han­no recen­te­mente scop­er­to è che migra­no in una for­ma nano, il che impli­ca che non pos­sano avere lo stes­so com­por­ta­men­to delle par­ti­celle micro. Ma il prob­le­ma è che non si sa come reagis­cono le nanopar­ti­celle. Dunque, se non è pos­si­bile affer­mare che ci sia un legame fra tat­u­ag­gi e tumori, è però dimostra­to che alcune nanopar­ti­celle tossiche e poten­zial­mente can­cero­gene, come il bios­si­do di titanio, ten­dono a viag­gia­re nel cor­po e ad accu­mu­la­rsi nei lin­fono­di. Un altro ris­chio è quel­lo del maschera­men­to dei tumori: le dec­o­razioni infat­ti pos­sono nascon­dere la com­parsa di melano­mi e ritar­darne la diag­nosi.

LA RIMOZIONE

Per for­tu­na oggi con il laser i tat­u­ag­gi pos­sono essere can­cel­lati. Questo è ciò che la gente crede ma è anche il pun­to più proc­cu­pante. Il lase infat­ti non can­cel­la niente ma fa sparire dal­la nos­tra vista il tat­u­ag­gio. Ecco come fun­ziona. Il rag­gio laser, pen­e­tran­do nel­la pelle, colpisce le par­ti­celle di pig­men­to rimaste intrap­po­late nelle cel­lule del der­ma e le fran­tu­ma in par­ti­celle molto più pic­cole. Il tat­u­ag­gio scom­pare dal­la vista per­chè le par­ti­celle così ottenute sono trop­po pic­cole per essere viste. A questo pun­to si sono for­mate all’interno del­la pelle par­ti­celle molto sim­ili ai nano­ma­te­ri­ali, oggi sot­to accusa, assieme alle polveri sot­tili, per essere dei car­cino­geni. Un recente stu­dio tedesco ha dimostra­to che, dopo la polver­iz­zazione del tat­u­ag­gio da parte del laser, i lin­fono­di vici­ni al tat­u­ag­gio si riem­pi­ono di ques­ta «pol­vere» di pig­men­to ed ingrossano. La pol­vere che va in pro­fon­dità viene rac­col­ta dalle cel­lule macrofa­gi ed elim­i­na­ta dal sis­tema lin­fati­co. In biop­sie ese­gui­te per altre cause su sogget­ti che ave­vano rimosso i tat­u­ag­gi con il laser sono sta­ti trovati i pig­men­ti dei col­ori

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Alessia Filippi: «Nuoto italiano mai così forte. E la Quadrella è un fenomeno»

Alessia Filippi: «Nuoto italiano mai così forte. E la Quadrella è un fenomeno»ROMA — Ha fat­to sognare la sua cit­tà ai Mon­di­ali del 2009, con l’oro nei 1500 e il bron­zo negli 800 sl (dopo l’argento olimpi­co a Pechi­no 2008). Ora Alessia Fil­ip­pi è pronta a tornare in quel­la mag­i­ca vas­ca del Foro Ital­i­co per rice­vere — domani al Set­tecol­li — un pre­mio 10 anni dopo Roma 2009.
Il nuo­to ital­iano non dimen­ti­ca Alessia Fil­ip­pi.
«Feli­cis­si­ma e sor­pre­sa. Tornare al Foro è un’emozione inde­scriv­i­bile, sono pas­sati 10 anni ma è come fos­se ieri. Sono nata e cresci­u­ta in quel­la pisci­na. Quan­do ave­vo 12 anni ho inizia­to ad allen­ar­mi lì e poi ho vin­to un Mon­di­ale. Sono sta­ta for­tu­na­ta». Ma anche molto bra­va.
«C’è sta­to un lavoro molto inten­so dietro. Ma un pizzi­co di for­tu­na ci vuole sem­pre. Tan­ti ragazzi lavo­ra­no sodo e non rag­giun­gono nul­la rispet­to a quel­lo che ho rag­giun­to io. Li abbrac­cerei tut­ti».
Cosa è per te il Set­tecol­li?
«Durante l’anno non vede­vo l’ora che arrivasse questo even­to, da romana non aspet­ta­vo altro. È una delle poche gare all’aperto, in uno sce­nario strepi­toso. E poi giunge sem­pre ad un mese da appun­ta­men­ti impor­tan­ti, che siano Europei, Mon­di­ali, Olimpia­di, quin­di un otti­mo test».
Quest’anno toc­ca ai Mon­di­ali, al via in luglio. L’Italia come ci arri­va?
«Gli ulti­mi anni abbi­amo con­quis­ta­to molte medaglie. Ci sono Pal­trinieri e Det­ti, oltre a volti nuovi come Simona Quadarel­la, Margheri­ta Panziera, Piero Codia, da cui ci aspet­ti­amo gran­di cose, soprat­tut­to in vista di Tokyo 2020».
Simona Quadarel­la è una delle stelle azzurre e romana come Alessia.
«Quan­do ha vin­to gli Europei mi sono fat­ta dare il suo numero per far­le i com­pli­men­ti: è una cosa che non ho mai fat­to con nes­suno, ma lei gareg­gia sulle mie dis­tanze e sen­ti­vo di far­lo. Non ho anco­ra avu­to l’onore di conoscer­la di per­sona, ma spero quest’anno sia l’occasione buona. Da romana tifo per lei».
Fed­er­i­ca Pel­le­gri­ni ha scel­to di andare avan­ti fino a Tokyo.
«Ha fat­to bene, è in formis­si­ma e sarebbe un pec­ca­to smet­tere. Deve con­tin­uare finché ne ha voglia. Io non ne ave­vo più e smisi».
Com’è la vita del­la Fil­ip­pi sen­za nuo­to?
«Sem­plice: Fac­cio la mam­ma di Giu­lia e Ric­car­do e mi piace moltissi­mo. E inseg­no nuo­to ai bam­bi­ni».
Le han­no ded­i­ca­to un bel­lis­si­mo murales nel­la sua Tor Bel­la Monaca.
«Han­no chiesto il per­me­s­so ai miei gen­i­tori che abi­tano anco­ra lì. Non me lo aspet­ta­vo, non mi han­no dimen­ti­ca­to. È sta­ta una bel­lis­si­ma emozione». Clau­dia Fag­gion

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Pensione minima 2019: a chi spetta?

Per il 2019 l’importo della pensione minima è pari a 513,01€; solo alcuni pensionati, però, ne hanno diritto.

Pensione minima 2019: a chi spetta?

Esiste una pen­sione min­i­ma in Italia, tut­tavia solo in pochi ne han­no dirit­to ossia col­oro che sod­dis­fano deter­mi­nati req­ui­si­ti legati al red­di­to.

In realtà più che di pen­sione min­i­ma è più cor­ret­to par­lare di inte­grazione fino al min­i­mo del­la pen­sione: è così, infat­ti, che fun­ziona lo stru­men­to con cui le pen­sioni molto basse ven­gono incre­men­tate a tal pun­to da arrivare alla soglia del­la pen­sione min­i­ma.

Quest’ultima varia ogni anno vis­to che viene riva­l­u­ta­ta tenen­do con­to del tas­so di inflazione ril­e­va­to dall’Istat; a tal propos­i­to, nel 2019 la soglia del­la pen­sione min­i­ma è di 513,01€, ma solo in alcu­ni casi si per­cepisce un’integrazione tale da rag­giun­gere questo impor­to.

Se pro­prio vogliamo essere pre­cisi, quin­di, non esiste una vera pen­sione min­i­ma in Italia vis­to che in tal caso vor­rebbe dire che tut­ti gli asseg­ni prev­i­den­ziali, indipen­den­te­mente dai req­ui­si­ti, avreb­bero un impor­to pari o supe­ri­ore alla soglia sta­bili­ta.

A tal propos­i­to di aumen­to del­la pen­sione min­i­ma se ne è par­la­to nei mesi scor­si quan­do si parla­va di incre­mentare tut­ti gli asseg­ni fino a 780,00€ tramite l’introduzione del­la pen­sione di cit­tad­i­nan­za; alla fine, però, le cose sono andate diver­sa­mente vis­to che con ques­ta misura viene riconosci­u­to un asseg­no men­sile per il sosteg­no del red­di­to che poco ha a che vedere con la pen­sione.

Fat­ti i dovu­ti chiari­men­ti vedi­amo in quali casi spet­ta un’integrazione tale far aumentare la pro­pria pen­sione fino al min­i­mo e quan­do invece, nonos­tante l’incremento dell’assegno, ques­ta res­ta al di sot­to del­la pen­sione min­i­ma.

Pensione minima: chi ne ha diritto?

Come antic­i­pa­to, in Italia la pen­sione min­i­ma ha un impor­to che per quest’anno è pari a 513,01€. Ciò non sig­nifi­ca, vis­to quan­to det­to in prece­den­za, che ogni pen­sione auto­mati­ca­mente viene adegua­ta a questo impor­to, poiché questo vale solo per col­oro che sod­dis­fano deter­mi­nati req­ui­si­ti.

Ma quali sono le con­dizioni nec­es­sarie per avere dirit­to alla pen­sione min­i­ma? La pri­ma, ovvi­a­mente, è quel­la per cui la pen­sione deve essere più bas­sa di 513,01€, vis­to che in caso con­trario non ci sarebbe bisog­no di alcu­na inte­grazione.

La sec­on­da con­dizione è quel­la per cui il trat­ta­men­to prev­i­den­ziale deve essere cor­rispos­to da una delle ges­tioni prev­i­den­ziali ammin­is­trate dall’Inps; nel caso di pen­sione ero­ga­ta dalle casse pro­fes­sion­ali, infat­ti, ci sono delle regole dif­fer­en­ti — def­i­nite dal­la cas­sa stes­sa — in tema di inte­grazione al min­i­mo del­la pen­sione.

Inoltre, altra con­dizione è quel­la per cui l’assegno non sia sta­to cal­co­la­to intera­mente con il sis­tema con­tribu­ti­vo. Ci sono poi, come già antic­i­pa­to, delle con­dizioni legate al red­di­to: non è suf­fi­ciente infat­ti che l’assegno sia infe­ri­ore alla soglia des­ig­na­ta, poiché è nec­es­sario anche che colui che lo per­cepisce abbia un red­di­to infe­ri­ore ad un cer­to lim­ite, vari­abile anche questo ogni anno.

Per il 2019 i lim­i­ti di red­di­to da tenere in con­sid­er­azione per sapere se si ha dirit­to alla pen­sione min­i­ma sono i seguen­ti:

  • red­di­to ann­uo infe­ri­ore a 6.669,13€: si ha dirit­to all’integrazione al red­di­to in misura piena. Quin­di, per col­oro che han­no un red­di­to infe­ri­ore a ques­ta soglia la pen­sione min­i­ma è pari a 513,01€;
  • red­di­to ann­uo com­pre­so tra 6.669,13€ e 13.338,26€: l’integrazione parziale, quin­di nonos­tante l’incremento l’assegno di pen­sione res­ta più bas­so dell’importo min­i­mo.

Questi lim­i­ti di red­di­to val­go­no per il pen­sion­a­to solo; per col­oro che sono sposati, infat­ti, le soglie red­di­tu­ali entro le quali si ha dirit­to alla pen­sione min­i­ma sono più alte. Nel det­taglio, per il 2019 sono pari a:

  • red­di­to del pen­sion­a­to infe­ri­ore a 6.669,13€ e som­ma con quel­la del coni­uge infe­ri­ore a 20.007,39€: pen­sione min­i­ma in misura piena;
  • red­di­to pen­sion­a­to com­pre­so tra 6.669,13€ e 13.338,26€ men­tre la som­ma con il red­di­to del coni­uge non supera i 26.676,52€: pen­sione min­i­ma in misura parziale. Quest’ultima soglia (quel­la del red­di­to coni­u­gale) però è incre­men­ta­ta a 33.345,65€ nel caso in cui la pen­sione ha avu­to decor­ren­za nel 1994.

Pri­ma di con­clud­ere è bene fare chiarez­za su quali sono i red­di­ti da ten­er con­to quan­do si cal­co­la la soglia di rifer­i­men­to: come pri­ma cosa si con­ta la pen­sione da inte­grare al min­i­mo, alla quale si aggiunge il red­di­to del­la casa di abitazione, i trat­ta­men­ti di fine rap­por­to (se sogget­ti a tas­sazione sep­a­ra­ta) gli arretrati da lavoro dipen­den­ti e tut­ti gli altri red­di­ti esen­ti da Irpef.

Pensione minima più alta di 513,01€

In alcu­ni casi la pen­sione min­i­ma può essere persi­no supe­ri­ore all’importo di 513,01€. Quan­do ven­gono sod­dis­fat­ti deter­mi­nati req­ui­si­ti, infat­ti, spet­tano delle ulte­ri­ori mag­gio­razioni oltre a quel­la già riconosci­u­ta con l’integrazione al min­i­mo.

Ad esem­pio, quan­do oltre ai lim­i­ti sud­det­ti si ha un’età com­pre­sa tra i 60 e i 64 anni scat­ta la mag­gio­razione sociale di 25,83€ men­sili. Ques­ta aumen­ta a 82,64€ per col­oro che han­no un’età com­pre­sa tra i 65 e i 69 anni.

Super­a­to il 70° anno di età, invece, si ha dirit­to al cosid­det­to incre­men­to al mil­ione con il quale la pen­sione è aumen­ta­ta men­sil­mente di 136,44€.     Simone Mic­oc­ci

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Non chiamateli clandestini”: ecco come vogliono che parliamo (in stile Boldrini)

Immi­gratisfol­latiprofughi. Ecco un pic­co­lo “glos­sario” in cui dal­la A alla Z viene defini­to lo sta­tus speci­fi­co. In per­fet­to stile Boldri­ni, per­ché la paro­la clan­des­ti­ni è sta­ta can­cel­la­ta dal polit­i­cal­ly cor­rect.

Apolide: per­sona che nes­suno Sta­to con­sid­era come cit­tadi­no. Clan­des­ti­no: ter­mine con il quale si indi­ca il migrante irre­go­lare, cioè chi, per qual­si­asi ragione entra irre­go­lar­mente in un altro Paese. Ma la sin­is­tra ha com­ple­ta­mente can­cel­la­to dal vocabo­lario ques­ta paro­la.

Eco-profu­go: colui che è costret­to a las­cia­re il pro­prio paese per cause ambi­en­tali che ren­dono impos­si­bile (tem­po­ranea­mente o defin­i­ti­va­mente) la per­ma­nen­za nel luo­go di abit­uale res­i­den­za. Extra­co­mu­ni­tario: per­sona non cit­tad­i­na di uno dei pae­si che attual­mente com­pon­gono l’Unione Euro­pea.  Migrante: ter­mine che indi­ca chi sceglie di las­cia­re il pro­prio paese per sta­bilir­si, tem­po­ranea­mente o defin­i­ti­va­mente, in un altro paese. Tale deci­sione, ha carat­tere volon­tario anche se spes­so è indot­ta da ragioni eco­nomiche. Avviene cioè quan­do una per­sona cer­ca in un altro paese un lavoro e migliori con­dizioni di vita.

Profu­go: ter­mine che indi­ca chi las­cia il pro­prio paese a causa di even­ti esterni (guerre, inva­sioni, cat­a­strofi nat­u­rali).

Regolari/Irregolari: gli immi­grati rego­lari sono col­oro che risiedono in uno Sta­to con un per­me­s­so di sog­giorno rilas­ci­a­to dall’autorità com­pe­tente. Gli irre­go­lari sono gli immi­grati con per­me­s­so di sog­giorno scadu­to e non rin­no­va­to.

Richiedente Asi­lo: colui che fugge dal pro­prio paese e inoltra, in un altro Sta­to, una doman­da di asi­lo per il riconosci­men­to del­lo sta­tus di rifu­gia­to. La sua doman­da viene poi esam­i­na­ta dalle autorità com­pe­ten­ti di quel paese (in Italia la Com­mis­sione Cen­trale per il riconosci­men­to del­lo sta­tus di rifu­gia­to). Fino al momen­to del­la deci­sione in mer­i­to alla doman­da egli è un richiedente asi­lo.

Rifu­gia­to: è colui che è costret­to a las­cia­re il pro­prio paese a causa di per­se­cuzioni per motivi di raz­za, reli­gione, nazion­al­ità, apparte­nen­za ad un deter­mi­na­to grup­po sociale o per le sue opin­ioni politiche (Con­ven­zione di Ginevra 1951). A dif­feren­za del migrante non ha scelta: non può tornare nel pro­prio paese di orig­ine se non a ris­chio del­la pro­pria sicurez­za e inco­lu­mità. Dal pun­to di vista giuridi­co-ammin­is­tra­ti­vo èuna per­sona cui è  sta­to riconosci­u­to lo sta­tus di rifu­gia­to.

Sfol­la­to:  spes­so usato come traduzione dell’espressione inglese “Inter­nal­ly dis­placed per­son” (Idp). Per sfol­la­to si intende colui che abban­dona la propia abitazione per gli stes­si motivi del rifu­gia­to ma non oltrepas­sa un con­fine inter­nazionale, restando dunque all’interno del pro­prio paese. In altri con­testi si par­la gener­i­ca­mente di sfol­la­to come di chi sfugge anche a causa di cat­a­strofi nat­u­rali.              Gior­gia Castel­li

 

 

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Marco Vannini, il maresciallo Izzo indagato per favoreggiamento. Lo sfogo a “Chi l’ha Visto”: «Non è vero niente, ho le prove»

A Chi l’ha Vis­to? gli ulti­mi svilup­pi sul caso di Mar­co Van­ni­ni, il ragaz­zo ucciso a Ladis­poli nel­la casa del­la famiglia Ciontoli. Il mares­cial­lo Rober­to Izzo, ex coman­dante dei cara­binieri, è inda­ga­to per favoreg­gia­men­to e fal­sa tes­ti­mo­ni­an­za, come ripor­ta “Ter­zo Binario.it”. La redazione ha prova­to a con­tat­tar­lo, ma è rius­ci­ta a rag­giunger­lo soltan­to tele­foni­ca­mente o al cito­fono del­la sua abitazione.

Sec­on­do la tes­ti­mo­ni­an­za dell’amico Davide Van­ni­co­la, inter­vis­ta­to a “Le Iene”, tra Anto­nio Ciontoli e Izzo ci sarebbe sta­ta una tele­fona­ta dal­la quale sarebbe emer­so che a uccidere Van­ni­ni sarebbe sta­to Fed­eri­co Ciontoli. Van­ni­co­la accusa l’ex coman­dante dei cara­binieri di aver sug­ger­i­to all’amico Ciontoli, men­tre era in servizio la sera stes­sa del­la morte, di pren­der­si la col­pa per sca­gionare il figlio.

«Non è vero niente. Sono accuse for­ti che sono un colpo al cuore dopo 37 anni di servizio. Dai tab­u­lati non c’è trac­cia di ques­ta famosa tele­fona­ta.  Per­ché le altre chia­mate risul­tano e ques­ta no». Fed­er­i­ca Scia­rel­li sot­to­lin­ea che non risul­tano anche altre tele­fonate sicu­ra­mente avvenute e le sue prove non pos­sono essere con­sid­er­ate com­ple­ta­mente attendibili.

Mar­co Van­ni­ni morì dopo essere sta­to rag­giun­to da un colpo di pis­to­la nel­la vil­la dei gen­i­tori del­la fidan­za­ta, a Ladis­poli, il 17 mag­gio 2015. Per la morte di Van­ni­ni è sta­ta con­dan­na­ta in sec­on­do gra­do l’intera famiglia del­la fidan­za­ta: il capo­famiglia Anto­nio Ciontoli — ex sottuf­fi­ciale del­la Mari­na e ex 007- a 5 anni, la moglie Maria Pezzil­lo e i figli, Mar­ti­na e Fed­eri­co a 3 anni. La famiglia Van­ni­ni ha fat­to ricor­so in Cas­sazione giu­di­can­do le pene trop­po leg­gere.   Sil­via Natel­la

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Tripoli, raid distrugge deposito dell’Eni: ecco perché è un segnale per l’Italia

GUERRA /

Non sono cer­to notizie pos­i­tive per l’Italia quelle che arrivano da Tripoli: nelle scorse ore infat­ti, un depos­i­to del­la Mel­li­tah Oil & Gas Com­pa­ny è sta­to col­pi­to da un raid dell’aviazione dell’Lna, l’esercito guida­to dal gen­erale Haf­tar. L’episodio è accadu­to nel quartiere di Tajoura e non deve far dormire son­ni tran­quil­li alla nos­tra diplo­mazia: la Mel­li­tah Oil & Gas Com­pa­ny è infat­ti una joint ven­ture cos­ti­tui­ta per metà dal­la libi­ca Noc e per metà dall’Eni, le quali assieme gestis­cono il grande giaci­men­to di Mel­li­tah, parte occi­den­tale del­la Tripo­lia­nia. L’edificio col­pi­to dunque, è anche di inter­esse ital­iano.

Lo scambio di accuse tra Gna ed Lna

L’Eni, già poche ore dopo l’avvio dell’offensiva di Haf­tar su Tripoli lo scor­so 4 aprile, fa evac­uare tut­to il suo per­son­ale dal­la Lib­ia. Nonos­tante ciò i suoi impianti nel paese con­tin­u­ano a fun­zionare anche gra­zie ai dipen­den­ti libi­ci: non ci sono quin­di nos­tri con­nazion­ali tra i fer­i­ti dell’attacco delle scorse ore sul mag­a­zz­i­no di Tajoura, i tre fer­i­ti di nazion­al­ità libi­ca sono per for­tu­na giu­di­cati guari­bili in pochi giorni. La grav­ità dell’attacco è dovu­ta più a ciò che esso rap­p­re­sen­ta che alle sue con­seguen­ze mate­ri­ali. In un comu­ni­ca­to l’Eni con­fer­ma che quan­to avvenu­to non sta pregiu­di­can­do l’attività dell’azienda e del­la stes­sa joint ven­ture. Del resto il giaci­men­to vero e pro­prio si tro­va ben dis­tante dal fronte di Tripoli.

Ma è chiaro che, sot­to il pro­fi­lo politi­co, colpire un edi­fi­cio di inter­esse dell’Eni e del­la Noc è alta­mente sig­ni­fica­ti­vo. Nelle ore imme­di­ata­mente suc­ces­sive all’attacco, quel che si cer­ca di capire mag­gior­mente è se il raid dell’Lna sia frut­to di un errore oppure un atto pre­med­i­ta­to. A far con­verg­ere ver­so ques­ta sec­on­da ipote­si, è una dichiarazione rac­col­ta da Agen­ziaNo­va da parte di Mustafa al Mujahie, por­tav­oce del Gna, ossia la coal­izione di milizie vicine al gov­er­no di Al Sar­raj: “Il depos­i­to col­pi­to era un sito pura­mente civile: non ci sono forze gov­er­na­tive nel­la regione, non ci sono caserme mil­i­tari o poten­ziali obi­et­tivi di sicurez­za nell’area”. Un modo per dire dunque che, quel­lo delle forze di Haf­tar, non è un errore in quan­to non c’è nul­la da colpire nel­la zona.

Non è del­lo stes­so avvi­so il por­tav­oce del­la sala oper­a­ti­va delll’Lna, Khaled al Mahjoub. Rag­giun­to anche in questo caso da Agen­ziaNo­va, l’esponente delle forze di Haf­tar affer­ma che all’interno del mag­a­zz­i­no era­no pre­sen­ti armi e munizioni e dunque quell’edificio non era da con­sid­er­ar­si civile: “Le munizioni sono state con­tra­b­ban­date in tre fasi e in tem­pi diver­si – si legge nelle dichiarazioni di Al Mahjoub – All’interno vi era­no colpi di mor­taio, lan­cia­razzi e sette scat­ole di artiglieria cal­i­bro 23 mil­limetri. Tut­to è sta­to por­ta­to all’insaputa del­la soci­età pro­pri­etaria del mag­a­zz­i­no”.

La dimostrazione della delicatezza della nostra posizione in Libia

Ma a pre­scindere dal­la ricostruzione dei fat­ti, sono due gli ele­men­ti che inter­es­sano l’Italia emer­gen­ti da questo episo­dio. In pri­mo luo­go, entrambe le prin­ci­pali par­ti in causa impeg­nate lun­go il fronte di Tripoli, Gna ed Lna, provano a tirar­ci per la giac­chet­ta. Affer­man­do che nel quartiere del mag­a­zz­i­no col­pi­to non vi era­no obi­et­tivi mil­i­tari, le forze di Al Sar­raj vor­reb­bero in qualche modo far notare all’Italia come l’esercito nemi­co sarebbe solo quel­lo di Haf­tar, che in maniera indis­crim­i­na­ta colpirebbe obi­et­tivi ital­iani. Dall’altro lato invece, con l’Lna che accusa i rivali di con­tra­b­ban­dare armi all’interno di un depos­i­to di una soci­età petro­lif­era per metà ital­iana, si vor­rebbe far puntare l’attenzione su quan­to di nascos­to ver­rebbe fat­to dagli uomi­ni di Al Sar­raj. In entram­bi i casi, si cer­ca comunque una reazione ital­iana.

Inoltre, anche pen­san­do alla sem­plice casu­al­ità, il bom­bar­da­men­to di un mag­a­zz­i­no di una joint ven­ture dell’Eni dimostra come l’Italia in Lib­ia ha inter­es­si in buona parte delle zone dove si com­bat­te ora­mai da più di due mesi. E quei razzi piovu­ti sul depos­i­to di Tajoura, ser­vono anche al nos­tro paese a ricor­dare che la guer­ra non è affat­to ter­mi­na­ta, a Tripoli il fronte è anco­ra cal­do e l’Italia è la nazione più espos­ta per motivi di inter­es­si eco­nomi­ci e di sicurez­za all’instabilità libi­ca. In poche parole, il bom­bar­da­men­to del mag­a­zz­i­no alla per­ife­ria di Tripoli deve suonare come sveg­lia per ridare impul­so alla nos­tra strate­gia in Lib­ia.

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BENITO MA NON BENISSIMOIN CALABRIA È TORNATO MUSSOLINI!

IL DUCE COMPARE SUI MANIFESTI DELLA CAMPAGNA DI TESSERAMENTO DI FORZA NUOVA SOPRA UNA CITAZIONE DI TOLKIEN: “LE RADICI PROFONDE NON GELANO MAI” – “ANPI” E “OSSERVATORIO SULLE NUOVE DESTREALLATTACCO: “SE NON È APOLOGIA DI FASCISMO QUESTA, CI DOMANDIAMO QUANDO MAI LO SIA…”           Pao­lo Berizzi per www.repubblica.it

BENITO MUSSOLINI SUL MANIFESTO PER LA CAMPAGNA DI TESSERAMENTO DI FORZA NUOVABENITO MUSSOLINI SUL MANIFESTO PER LA CAMPAGNA DI TESSERAMENTO DI FORZA NUOVA

Un man­i­festo con la foto di Ben­i­to Mus­soli­ni e la scrit­ta “Le radi­ci pro­fonde non gelano mai” (citazione del­lo scrit­tore inglese J. R.R. Tolkien). È la cam­pagna di Forza Nuo­va Cal­abria per il tessera­men­to regionale 2019. La pri­ma, nel­la sto­ria del par­ti­to neo­fascista guida­to dall’ex ter­ror­ista nero Rober­to Fiore, dove viene uti­liz­za­ta in modo esplic­i­to l’immagine del duce. L’effigie del dit­ta­tore è in bian­co e nero: vesti­to ele­gante, cap­pot­to, cra­vat­ta, bom­bet­ta in tes­ta, sigaret­ta tra le lab­bra. A dare un sen­so alla locan­d­i­na è una delle frasi cele­bri di Tolkien,  adot­ta­to da anni come rifer­i­men­to let­ter­ario dall’area “iden­ti­taria” e dell’estrema destra.

roberto fiore forza nuova san lorenzoROBERTO FIORE FORZA NUOVA SAN LORENZO

Le radi­ci pro­fonde, dunque. I diri­gen­ti di Forza Nuo­va le esi­bis­cono con orgoglio: e il volto di Mus­soli­ni diven­ta il vei­co­lo di mar­ket­ing scel­to per rac­cogliere iscrit­ti riven­di­can­do le orig­i­ni e l’appartenenza del par­ti­to fonda­to nel ’97 da Rober­to Fiore (rien­tra­to in  Italia dopo una lun­ga lati­tan­za all’estero). La scelta di usare l’immagine del dit­ta­tore fascista provo­ca polemiche: “Se non è ques­ta apolo­gia di fas­cis­mo ci doman­di­amo quan­do mai lo sia”, attac­cano Osser­va­to­rio sulle nuove destre e Anpi.

corteo di forza nuova contro mimmo lucano alla sapienza di roma 2CORTEO DI FORZA NUOVA CONTRO MIMMO LUCANO ALLA SAPIENZA DI ROMA 2

Su Forza Nuo­va si sono già espresse due sen­ten­ze del­la Cas­sazione: una del 2010 e una del 2011. I giu­di­ci han­no sot­to­lin­eato la natu­ra “fascista” del par­ti­to. Che in effet­ti, per boc­ca del suo leader, ha sem­pre riven­di­ca­to di portare avan­ti gli ide­ali e la cul­tura del fas­cis­mo. Tra 2011 e 2016, Forza Nuo­va ha collezion­a­to centi­na­ia di denun­ciati (per reati vari, a par­tire dal­la vio­lazione delle leg­gi Scel­ba e Man­ci­no) e decine di arresta­ti. Gli ulti­mi, Castelli­no e Nar­dul­li, per l’aggressione ai dan­ni di un cro­nista e di un fotografo dell’Espresso al cimitero del Ver­a­no a Roma.

forza nuova a san lorenzo1FORZA NUOVA A SAN LORENZO1

Numerose sono state le azioni vio­lente e intim­ida­to­rie por­tate avan­ti nei con­fron­ti del­la stam­pa, in par­ti­co­lare con­tro i cro­nisti di Repub­bli­ca. Lunedì sera, inter­vis­ta­to dal­la trasmis­sione Pri­ma dell’Alba (Rai3), Fiore ha rib­a­di­to che la guer­ra con­tro “Repub­bli­ca e il grup­po Espres­so (oggi Gedi, ndr) con­tin­uerà. Il pri­mo atto fu il blitz di una deci­na di mil­i­tan­ti incap­puc­ciati, armati di fumo­geni e striscioni, sot­to la redazione del gior­nale nel 2017. Negli ulti­mi mesi numerosi politi­ci e cos­ti­tuzion­al­isti si sono espres­si net­ta­mente chieden­do lo sciogli­men­to di Forza Nuo­va e di Cas­a­Pound, quest’ultima sot­to inchi­es­ta a Bari per ten­ta­ta ricos­ti­tuzione del par­ti­to fascista. Ora, a ripro­va dell’identità e dea matrice fascista del par­ti­to di Fiore, c’è anche il man­i­festo con la foto di Mus­soli­ni.

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Le bugie della Sea Watch. Tutte le bufale per favorire lo sbarco di immigrati in Europa

Francesca Toto­lo

 

Roma, 18 giu – In segui­to al dis­se­que­stro tem­pes­ti­vo deciso dal­la Procu­ra di Agri­gen­to, la nave bat­tente bandiera olan­dese Sea Watch 3 del­la Ong tedesca, Sea Watch, è ripar­ti­ta veloce da Lica­ta ver­so la zona “ricer­ca e sal­vatag­gio” del­la Lib­ia. Il 12 giug­no, appe­na giun­ta in acque di com­pe­ten­za del­la Guardia Costiera libi­ca, Sea Watch riceve una seg­nalazione dall’aereo da pat­tuglia­men­to Col­i­brì di Pilotes Volon­taires, in mer­i­to ad un gom­mone casual­mente prossi­mo alla sua posizione. Dis­at­ti­va­to il transpon­der (Sea Watch 3 è dota­ta di stazione AIS trasmet­tente), la nave dei “pirati uman­i­tari” fa rot­ta ver­so le coor­di­nate sug­gerite e, sen­za nem­meno infor­mare il Cen­tro di Coor­di­na­men­to di Tripoli (rego­lar­mente reg­is­tra­to pres­so l’Orga­niz­zazione Marit­ti­ma Inter­nazionale delle Nazioni Unite), tras­bor­da 53 migranti.

La Guardia Costiera libi­ca, che nel frat­tem­po ave­va assun­to il coor­di­na­men­to dell’operazione di sal­vatag­gio come da dirit­to inter­nazionale, arri­va sul pos­to, trovan­do il gom­mone già vuo­to, nonos­tante fos­se anco­ra per­fet­ta­mente in gal­leg­gia­men­to, con motore fun­zio­nante (Oper­azione Sophia ha impos­to a chi effet­tua i sal­vatag­gi di togliere il motore per evitare che ven­ga riu­ti­liz­za­to dai traf­fi­can­ti) e con diverse taniche di car­bu­rante a bor­do.

Pro­va prova­ta che quel­lo effet­tua­to da Sea Watch non è sta­to un sal­vatag­gioma un tras­bor­do di migranti che potrebbe con­fig­u­rar­si come favoreg­gia­men­to dell’immigrazione clan­des­ti­na.

Da questo momen­to, inizia il soli­to teatri­no, sup­por­t­a­to dalle ormai metodiche fake news, di Sea Watch e del­la stam­pa immi­grazion­ista, per favorire lo sbar­co in Italia dei 53 migranti.

Come evi­den­zi­a­to nel post, la Ong tedesca chiede un “por­to sicuro” di sbar­co anche al Cen­tro di Coor­di­na­men­to libi­co. Quan­do Tripoli risponde pos­i­ti­va­mente alla richi­es­ta, conce­den­do appun­to un por­to ai 53 migranti, viene sve­la­ta tut­ta l’ipocrisia di Sea Watch. E il suo castel­lo di fan­donie crol­la inesora­bil­mente.

La Ong tedesca nega la pos­si­bil­ità del­lo sbar­co del “prezioso cari­co di esseri umani” (cit. Rober­to Saviano), e fa rot­ta sen­za indu­gi ver­so Lampe­dusa, non pren­den­do nem­meno in con­sid­er­azione la Tunisia, nonos­tante sia già sta­ta defini­ta più volte “por­to sicuro” da Vin­cent Cochetel dell’Agen­zia delle Nazioni Unite per i rifu­giati (UNHCR). Ricor­diamo anche che Zarzis, a sole 67 miglia nau­tiche dal luo­go del tras­bor­do, è una nota local­ità bal­n­eare tunisi­na, vis­i­ta­ta ogni anno da migli­a­ia di tur­isti ital­iani ed europei.

Le moti­vazioni del rifi­u­to del­lo sbar­co a Tripoli sono sem­pre le stesse bufale, ovvero le “tor­ture” subite in Lib­ia dai migranti. Para­dos­sale che migli­a­ia di migranti abbiano con­tin­u­a­to a con­verg­ere volon­tari­a­mente in quel Paese, per di più pagan­do pro­fu­mata­mente i traf­fi­can­ti e di cer­to non scap­pan­do “da guerre e fame”, per poi essere sot­to­posti a “inim­mag­in­abili vio­len­ze”.

La fake news sulle sof­feren­ze subite dai migranti in Lib­ia è pro­prio immor­ta­la­ta dalle fotografie scat­tate a bor­do del­la Sea Watch 3: per­sone ben pas­ciute, tagli di capel­li che sem­bra­no fres­chi di par­ruc­chiere, bar­bette curate, gli imman­ca­bili smart­phone e cuffi­ette, e pure gli euro in tas­ca.

Dal momen­to del­la parten­za dal­la zona SAR del­la Lib­ia, pas­san­do per l’arrivo davan­ti a Lampe­dusa, fino al ricat­ta­to­rio per­manere davan­ti all’isola ital­iana nonos­tante la noti­fi­ca del­la Guardia di Finan­za a bor­do del­la Sea Watch del Decre­to Sicurez­za Bis (nel frat­tem­po diven­ta­to legge) e del divi­eto di ingres­so in acque ital­iane, la dis­in­for­mazione dei media main­stream ha cer­ca­to di incor­ag­gia­re lo sbar­co in Italia, con il soli­to stru­men­to del­la retor­i­ca sedi­cente uman­i­taria. E non è bas­ta­to nem­meno lo sbar­co di 10 immi­grati ritenu­ti in con­dizione di fragilità dai medici del­la Guardia Costiera ital­iana (nuclei famil­iari con neonati, casi medici e donne inc­inte).

La più ecla­tante fake news, rib­a­di­ta in ben due arti­coli, è quel­la pub­bli­ca­ta da Nel­lo Sca­vo, gior­nal­ista di Avvenire, tra un dovrebbe e un potrebbeAbdul Rah­man Milad, det­to Al-Bija, ingag­gia­to dal­la Guardia Costiera libi­ca e finanzi­a­to dall’Italia.

Al-Bija, invece, dopo essere sta­to inclu­so nel­la lista dei crim­i­nali dal Procu­ra­tore Gen­erale libi­co a Tripoli, per i reati di favoreg­gia­men­to dell’immigrazione clan­des­ti­na e traf­fi­co di petro­lio, è in fuga e si sarebbe uni­to al fronte LNA di Khal­i­fa Haf­tar, come ripor­ta­to da fonti gov­er­na­tive libiche. Ricor­diamo che, nel 2016–2017, Al-Bija era il coman­dante del­la Milizia di Zawiya che col­lab­o­ra­va con i traf­fi­can­ti, scor­tan­do i gom­moni fino al luo­go di ren­dez vous con le ONG e col­lab­o­ran­do con queste nei tras­bor­di dei migranti.

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A Nel­lo Sca­vo, già reporter “cro­cerista” a bor­do del­la Mare Jonio di Mediter­ranea e mem­bro di Reporters Sans Fron­tières (orga­niz­zazione finanzi­a­ta da George SorosGov­er­no francese e Unione Euro­pea), sono segui­ti arti­coli di tan­ti “cro­ceristi” accred­i­ti dalle Ong: Vale­rio Nicolosi di TPI, lo scor­so anno a bor­do di Open Arms, Fabio Tonac­cide La Repub­bli­caAngela Capon­net­to del­la Rai e Mon­i­ca Napoli di Sky TG 24, tut­ti e tre in pas­sato a bor­do di Sea Watch.

Ed è para­dos­sale che Sky Tg24 abbia scel­to come invi­a­ta pro­prio la Napoli per inter­vistare Mat­teo Salvi­ni sul­la ques­tione Sea Watch, per­al­tro con domande ten­den­ziose e pure menten­do sul fat­to che la Ong tedesca non avesse chiesto lo sbar­co anche alle autorità libiche.

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Non si com­prende come l’Italia sia anco­ra sot­to ricat­to costante per­pe­tra­to dalle Ong, che giu­di­cano i por­ti ital­iani come gli uni­ci “por­ti sicuri”, e dal­la dis­in­for­mazione del­la stam­pa politi­ciz­za­ta e immi­grazion­ista. E tut­to ciò, nonos­tante il nos­tro Paese sia sta­to più volte accusato di razz­is­mo e minac­cia­to dell’invio di ispet­tori Onu da Michelle Bachelet, Alto Com­mis­sario delle Nazioni Unite per i Dirit­ti Umani.

Pic­co­la nota con­clu­si­va per­son­ale: il mio impeg­no, riguar­do alla battaglia per con­trastare il busi­ness dei traf­fi­can­ti di esseri umani e le mor­ti in mare con­nesse, è giun­to forte e chiaro anche in Lib­ia, con un mes­sag­gio intim­ida­to­rio arrivato­mi diret­ta­mente in pos­ta pri­va­ta su Face­book. È bas­ta­ta una sem­plice occhi­a­ta agli “ami­ci” di Ahmed, per capire chi fos­se in realtà.

Ora capis­co come alcu­ni gior­nal­isti siano rius­ci­ti ad ottenere i video sulle pre­sunte e mai provate tor­ture subite dai migranti nei cen­tri di deten­zione gov­er­na­tivi libi­ci: i traf­fi­can­ti si met­tono diret­ta­mente in con­tat­to con loro per “sen­si­bi­liz­zare” l’opinione pub­bli­ca euro­pea e rimet­tere in moto la trat­ta di esseri umani.

Francesca Toto­lo

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