Tim, a Torino prima rete live 5G Edge con droni connessi

E lancia accordo con Google per datacenter

Tim e Comune di Tori­no lan­ciano inoltre la pri­ma rete live 5G Edge Cloud d’Europa con droni con­nes­si. È la chi­ave di svol­ta per lo svilup­po e la dif­fu­sione di servizi dig­i­tali del­la smart city: sicurez­za dei cit­ta­di­ni, auto­mo­bili a gui­da autono­ma, mon­i­tor­ag­gio ambi­en­tale e indus­tria 4.0. “La trasfor­mazione dig­i­tale del Paese è la mis­sione di Tim. La tec­nolo­gia deve miglio­rare la vita delle per­sone. Il 5G ci cam­bierà la vita”, ha spie­ga­to Gubitosi. “La piattafor­ma favorirà la creazione di un eco­sis­tema vir­tu­oso con la pub­bli­ca ammin­is­trazione per real­iz­zare servitù dig­i­tali di ulti­ma gen­er­azione”, ha sot­to­lin­eato Elis­a­bet­ta Romana, chief tech­nol­o­gy Inno­va­tion Offi­cer di Tim.

L’AD Lui­gi Gubitosi ha anche annun­ci­a­to un accor­do con Google su un data cen­ter. “La joint ven­ture di Tim con Google farà a Tori­no il pri­mo inves­ti­men­to su un data cen­ter”. “Ci piace pen­sare che sarà una cosa che fare­mo velo­ce­mente insieme”, ha aggiun­to Gubitosi.

Il nos­tro obi­et­ti­vo è avere un data cen­ter tra i più avan­za­ti d’Europa. È un set­tore che sta crescen­do molto velo­ce­mente, del 20% l’anno in Italia”, ha spie­ga­to Gubitosi. “Non pos­so anco­ra quan­tifi­care l’investimento, sarà un impeg­no molto impor­tante. Fare­mo molto velo­ce­mente”, ha det­to l’ad di Tim che non ha indi­ca­to il luo­go in cui sarà ma si è lim­i­ta­to a spie­gare che potrebbe essere un’area indus­tri­ale dismes­sa del­la cit­tà.

Quel­la tra Tim e Comune è una forte part­ner­ship che fa ogni vol­ta un pas­so avan­ti. Dimostr­ere­mo che si può stare nei tem­pi, ci impeg­ni­amo a lavo­rare per­ché l’investimento Tim ven­ga real­iz­za­to in fret­ta”, ha det­to la sin­da­ca di Tori­no, Chiara Appendi­no, che ha sot­to­lin­eato l’importanza del­la col­lab­o­razione tra pub­bli­co e pri­va­to. “È un mix molto pos­i­ti­vo per gov­ernare il cam­bi­a­men­to del­la cit­tà per­ché dimostra che la sfi­da è col­let­ti­va. Tori­no ha fat­to una scelta strate­gi­ca di puntare sull’innovazione”.

(ANSA)

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Affidi illeciti: ministero,ora inchiesta

Al tribunale minori di Bologna. Bonafede,tutela bimbi è priorità(ANSA) — ROMA, 11 NOV — In seguito all’ispezione eseguita immediatamente dopo l’emergere dell’inchiesta “Angeli e demoni” a Bibbiano, tenuto conto degli esiti dell’istruttoria degli uffici, il Guardasigilli Alfonso Bonafede, ha disposto un’indagine amministrativa da parte dell’ispettorato del Ministero della Giustizia al tribunale per i Minorenni di Bologna per accertare eventuali anomalie.
“La protezione dei bambini è una priorità”, ha detto il ministro Alfonso Bonafede.

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Diffamò Salvini, sacerdote condannato

A don Giorgio De Capitani inflitta una pena pecuniaria(ANSA)- LECCO, 11 NOV — Don Giorgio De Capitani, 81 anni, sacerdote delle Brianza Lecchese, è stato condannato dal giudice di Lecco, Nora Lisa Passoni, per aver diffamato il leader della Lega, Matteo Salvini. La vicenda risale al 2015, quando il sacerdote pubblicò sul suo blog e sui social post ritenuti diffamatori nei confronti di Matteo Salvini che lo querelò. Lo scorso 23 ottobre Salvini, assistito dall’avvocatessa Chiara Eccher, si era presentato in tribunale a Lecco e aveva risposto alle domande del Pm Paolo Del Grosso e degli avvocati Emiliano Tamburini e Marco Rigamonti, legali del sacerdote. Oggi nuova udienza in cui è stato sentito il teste chiave, Luca Morisi, responsabile della comunicazione del leader della Lega, e la deposizione di don De Capitani. Il pm ha chiesto la condanna a una pena pecuniaria di 10mila euro, mentre la difesa ha invocato l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”. Il giudice ha condannato il sacerdote al pagamento di 7.500 euro, oltre al risarcimento del danno per 7mila.

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Come sarà il mondo nel 2050?

  di                            

Come sarà il mon­do nel 2050? Quan­ti sare­mo? Dove vivre­mo? Quali pae­si avran­no il mag­gior numero di abi­tan­ti? Domande a cui ricer­ca­tori e scien­ziati cer­cano di dare risposte da anni, per­ché com­pren­dere come la popo­lazione mon­di­ale si dis­tribuirà nel futuro è impor­tante anche per ori­entare una serie di scelte politiche, sociali ed eco­nomiche da qui a 30 anni.

Il 19 giug­no 2019, a New York, le Nazioni Unite han­no pre­sen­ta­to il rap­por­to World Pop­u­la­tion Prospects 2019 che, sul­la base dei dati demografi­ci e sociali attuali, ha sti­ma­to la popo­lazione al 2018 in 7,7 mil­iar­di di per­sone: mai la Ter­ra è sta­ta così popo­la­ta, dato anco­ra più sig­ni­fica­ti­vo se si con­sid­era che ha rag­giun­to il pri­mo mil­iar­do di per­sone solo intorno al 1800.

In meno di due­cen­to anni, gra­zie ad una serie di ele­men­ti tra cui il miglio­ra­men­to gen­erale delle con­dizioni igien­i­co-san­i­tarie, nuove scop­erte mediche e sci­en­ti­fiche, la dif­fu­sione su vas­ta scala dei vac­ci­ni, lo svilup­po eco­nom­i­co e tec­no­logi­co, la popo­lazione è aumen­ta­ta in maniera espo­nen­ziale fino ad arrivare ai qua­si 8 mil­iar­di di oggi.

popolazione mondiale

Il mondo di oggi

Oggi, il con­ti­nente con il mag­gior numero di per­sone è oggi quel­lo asi­ati­co: il 60% del­la popo­lazione mon­di­ale vive in questo ter­ri­to­rio, con­seguen­za del fat­to che dal 1950 la popo­lazione asi­at­i­ca si è trip­li­ca­ta, e che sette dei tredi­ci pae­si con oltre 100 mil­ioni di abi­tan­ti sono pro­prio in Asia. Cina ed India da sole rap­p­re­sen­tano il 35% del­la popo­lazione mon­di­ale, ossia ogni dieci abi­tan­ti del piane­ta tre vivono in sole queste due nazioni.

paesi più popolosi al mondo
I 10 PAESI PIÙ POPOLOSI DEL MONDO. FONTEWORLDOMETERS, AGGIORNATO A OTTOBRE 2019

In questo sce­nario par­ti­co­lare atten­zione mer­i­tano le dinamiche demogra­fiche avvenute in Africa negli ulti­mi due sec­oli: se agli inizi del nove­cen­to gli africani era­no 130 mil­ioni e rap­p­re­sen­ta­vano solo l’8% del­la popo­lazione mon­di­ale oggi sono il 16% pari a un mil­iar­do e mez­zo di per­sone. Un ter­zo di tut­ti gli africani vive in soli quat­tro pae­si: Nige­ria, Etiopia, Egit­to e Repub­bli­ca Demo­c­ra­t­i­ca del Con­go.

L’Europa invece (che geografi­ca­mente include i pae­si dell’Unione Euro­pea, la Rus­sia e altri sta­ti minori) oggi è abi­ta­ta da cir­ca 750 mil­ioni di per­sone, meno del 10% del­la popo­lazione mon­di­ale, men­tre anco­ra due sec­oli fa gli europei era­no il 25% di tut­ti gli abi­tan­ti del­la ter­ra.

Da questi dati emerge uno dei più gran­di cam­bi­a­men­ti del­la sto­ria recente: se fino a metà dell’ottocento un indi­vid­uo su quat­tro vive­va nel vec­chio con­ti­nente, oggi sola­mente una per­sona su dieci risiede in Europa, che si tro­va ad affrontare con­tem­po­ranea­mente un calo delle nascite e un grad­uale invec­chi­a­men­to del­la popo­lazione.

La mag­gior parte del­la ric­chez­za mon­di­ale con­tin­ua tut­tavia ad essere anco­ra con­cen­tra­ta in pochi pae­si: la mag­gior parte degli sta­ti europei, Nord Amer­i­ca, Giap­pone e Aus­tralia, che pur se com­p­lessi­va­mente rap­p­re­sen­tano sola­mente il 12% degli abi­tan­ti del­la ter­ra sono anco­ra le nazioni con i red­di­ti medi più alti del­la popo­lazione mon­di­ale.

paesi più ricchi del mondo
PIÙ UN PAESE È VERDE PIÙ È RICCO, PIÙ È ROSSO PIÙ È POVERO. FONTESTATISTICSTIMES

Rispet­to a questo aspet­to, Liu Zhen­min, sot­toseg­re­tario gen­erale del DESA – Dipar­ti­men­to per gli affari eco­nomi­ci e sociali dell’Onu sem­pre nel rap­por­to cita­to ha sot­to­lin­eato che “Molte delle popo­lazioni con la cresci­ta più rap­i­da vivono nei pae­si più poveri e questo com­por­ta ulte­ri­ori sfide per elim­inare la povertà, rag­giun­gere una mag­giore uguaglian­za, com­bat­tere la fame e la mal­nu­trizione, raf­forzare la cop­er­tu­ra e la qual­ità dei sis­te­mi san­i­tari ed educa­tivi, per garan­tire che nes­suno sia las­ci­a­to indi­etro”.

Il mondo nel 2050

Par­tendo dagli attuali sce­nari, le Nazioni Unite han­no elab­o­ra­to varie proiezioni sulle dinamiche demogra­fiche future, e la più prob­a­bile è quel­la che vedrà nel 2050 il piane­ta abi­ta­to da 9,7 mil­iar­di di per­sone, di cui 5,2 mil­iar­di in Asia e 2,5 mil­iar­di in Africa, pari all’80% del­la popo­lazione.

L’Europa, invece, con­tin­uerà a perdere popo­lazione: da qui a 30 anni infat­ti si prevede un calo di 40 mil­ioni di per­sone. In par­ti­co­lare gli europei saran­no 710 mil­ioni, pari all’8% sul totale degli abi­tan­ti. La Rus­sia, sem­pre sec­on­do le stime Onu, con­tin­uerà ad essere la nazione euro­pea con più res­i­den­ti, 137 mil­ioni, segui­ta dal­la Ger­ma­nia con 80 mil­ioni, Reg­no Uni­to 74 e la Fran­cia con 67. L’Italia ne avrà 55 mil­ioni.

il mondo nel 2050

Tra i pae­si con la mag­giore popo­lazione al 2050 si sti­ma pri­ma l’India con 1 mil­iar­do e 639 mil­ioni di abi­tan­ti, segui­ta dal­la Cina, 1 mil­iar­do e 617 mil­ioni, Nige­ria 401 mil­ioni, Usa 379, Pak­istan 338, Indone­sia 330, Brasile 228, Etiopia 205 mil­ioni, pari al 52% del­la popo­lazione com­p­lessi­va; ossia la metà degli esseri umani tra 30 anni vivrà in soli otto pae­si.

Il 2050 tut­tavia è anche l’anno in cui inizierà un ral­len­ta­men­to del­la cresci­ta del­la popo­lazione; il rap­por­to Onu infat­ti predice che il tas­so di fer­til­ità glob­ale – sce­so da 3,2 nascite per don­na nel 1990 a 2,5 nel 2019 – è des­ti­na­to a diminuire ulte­ri­or­mente fino a 2,2 nascite per don­na nel 2050. Da ques­ta data in poi infat­ti è pre­vis­to l’inizio del­la decresci­ta: dal 2050 al 2100 vi sarà un aumen­to di “solo” un mil­iar­do di per­sone.

Le ten­den­ze del cam­bi­a­men­to demografi­co si stan­no quin­di polar­iz­zan­do in due direzioni: una parte del mon­do – specie in Europa, ma non solo – con un tas­so di cresci­ta neg­a­ti­vo e un forte invec­chi­a­men­to del­la popo­lazione (nel 2050 gli over 65 saran­no 1 mil­iar­do e mez­zo, pari al 16% com­p­lessi­vo); dall’altra, nei pae­si emer­gen­ti, il tas­so di cresci­ta è anco­ra molto ele­va­to e l’età media è piut­tosto bas­sa (per esem­pio in tut­ti i pae­si africani si aggi­ra tra i 16 e 20 anni).

Il mondo nel 2050: le megalopoli del futuro

Un’altra carat­ter­is­ti­ca del mon­do futuro sarà la forte con­cen­trazione del­la popo­lazione nelle cosid­dette mega­lopoli, ossia cit­tà con almeno 10 mil­ioni di abi­tan­ti. Se nel 1950 era­no solo due, New York e Tokyo, oggi sono 33 men­tre nel 2050 saran­no almeno 40 ed il 68% del­la popo­lazione mon­di­ale – con­tro il 55% attuale – vivrà in cit­tà.

il mondo nel 2050

Tra le prime dieci cit­tà con il mag­gior numero di popo­lazione ben cinque (Mum­bai, Del­hi, Dha­ka, Cal­cut­ta, Karachi) saran­no nel sub-con­ti­nente indi­ano e due in Africa (Kin­shasa e Lagos). La pri­ma cit­tà non asi­at­i­ca o africana sarà New York, con 25 mil­ioni di abi­tan­ti. Per trovare la pri­ma cit­tà euro­pea – Pari­gi, con 11 mil­ioni di abi­tan­ti – dob­bi­amo scen­dere al quar­an­tes­i­mo pos­to.

Ques­ta ulte­ri­ore spin­ta all’urbanizzazione, com­bi­na­ta con la cresci­ta com­p­lessi­va del­la popo­lazione mon­di­ale, porterà non solo altri 2,5 mil­iar­di di per­sone nelle aree urbane nei prossi­mi 30 anni, ma alla cresci­ta espo­nen­ziale di deter­mi­nate cit­tà, che in alcu­ni casi saran­no più gran­di di nazioni, e a tut­ta una serie di sfide e prob­le­mi rel­a­tivi agli impat­ti ambi­en­tali e allo smal­ti­men­to dei rifiu­ti, alla ges­tione dei trasporti pub­bli­ci nonché al serio ris­chio di las­cia­re ai mar­gi­ni del benessere una parte del­la stes­sa popo­lazione.

il mondo nel 2050
MUMBAI DALLALTO

L’Italia del 2050

Oggi l’Italia si tro­va ad affrontare una grave emer­gen­za, ed è quel­la del­la decresci­ta del­la popo­lazione: da cir­ca 20 anni infat­ti, ogni anno il numero dei nuovi nati è numeri­ca­mente infe­ri­ore a quel­lo delle mor­ti nat­u­rali.

Nel 2018, ad esem­pio, sono nati 439 mila bam­bi­ni a fronte di 633 mila deces­si, con un sal­do neg­a­ti­vo di 193 mila; ossia solo nel 2018 l’Italia di fat­to ha per­so una cit­tà pari alla popo­lazione di Pra­to.

Sebbene l’attuale numero di res­i­den­ti in Italia, cir­ca 61 mil­ioni, di cui 5,2 mil­ioni stranieri, è il mas­si­mo val­ore rag­giun­to dai tem­pi dell’Unità d’Italia (1861) è pur vero che sec­on­do le pre­vi­sioni Istat la sti­ma al 2050 dovrebbe vedere un popo­lazione nel nos­tro paese pari a 58 mil­ioni di abi­tan­ti (per le Nazioni Unite anco­ra meno, 55 mil­ioni).

Come det­to, pur pre­cisan­do che si trat­ta di stime e non di dati asso­lu­ti, queste anal­isi sta­tis­tiche ci for­niscono delle ten­den­ze prob­a­bili e tra queste c’è quel­la dell’invec­chi­a­men­to grad­ualeOggi infat­ti la popo­lazione ital­iana sopra i 65 anni è pari al 23%; al 2050 dovrebbe aumentare al 34%.

Il mondo nel 2050: conclusioni

In con­clu­sione, nel mon­do del futuro 8 per­sone su 10 vivran­no tra Asia e Africa ed il cen­tro eco­nom­i­co e politi­co si sposterà grad­ual­mente sem­pre di più dall’occidente ver­so questi con­ti­nen­ti e la sfi­da ambi­en­tale richiederà inter­ven­ti decisa­mente più dras­ti­ci ed effi­caci di quel­li che si iniziano a intravedere oggi.

In questo sce­nario, l’Europa e l’Italia sono des­ti­nate a diminuire di impor­tan­za. Sul­la base di questi dati, è lecito immag­inare che il futuro dell’Europa e dell’Italia richie­da politiche cor­ag­giose: sicu­ra­mente sosteg­no alla natal­ità, ma anche, per l’Italia, una revi­sione del­la legge di cit­tad­i­nan­za che per­me­t­ta a chi è nato e cresci­u­to e ha stu­di­a­to qui di pot­er diventare ital­iano sen­za dover aspettare le lunghezze infi­nite dei tem­pi buro­crati­ci, e un nuo­vo approc­cio all’immigrazione, non più basato sull’emergenza ma che sap­pia anal­iz­zare atten­ta­mente le dinamiche del lavoro inter­no, anche al fine di con­sen­tire ai migranti eco­nomi­ci di pot­er­si inserire in set­tori dove mag­giore è richi­es­ta la loro pre­sen­za, riapren­do quin­di il sis­tema dei per­me­s­si di lavoro sul lun­go peri­o­do.

Sono solo alcune delle strade per­cor­ri­bili per affrontare le gran­di sfide che le pre­vi­sioni sul mon­do nel 2050 ci pon­gono.

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Seitan, cos’è il sostituto della carne che viene dal frumento

Sarà per i tim­o­ri sul­la salubrità di un con­sumo ecces­si­vo di carne, sarà per­ché sem­pre più spes­so si par­la dell’insostenibilità del­la pro­duzione di questo ali­men­to ma le alter­na­tive con­tin­u­ano a guadagnare ter­reno e atten­zione. Anche ai “car­nivori” che le sper­i­men­tano, anche se non in via esclu­si­va. Tra queste c’è sicu­ra­mente il sei­tan.

Di cosa si trat­ta? Di un ali­men­to di orig­ine ori­en­tale (in giap­pone, dove la tradizione culi­nar­ia lo  esalta, si chia­ma kofu), fat­to di pro­teine veg­e­tali prove­ni­en­ti dal glu­tine di fru­men­to, spes­so cot­to e insapor­i­to con sal­sa di soia o alghe.
Il glu­tine viene estrat­to aggiun­gen­do acqua alla fari­na, e impa­s­tan­dola per poi sot­to­por­la a cicli di lavag­gio in acqua per elim­inare l’amido e las­cia­re la parte  pro­te­ica. Quel­lo che ne deri­va è un ali­men­to che assomiglia molto alla carne e può essere uti­liz­za­to pro­prio per sos­ti­tuir­la in molte preparazioni, dai ragù allo spez­zati­no veg­e­tali, perfi­no – provare per credere – per preparare orig­i­nali saltim­boc­ca alla romana.
Come è evi­dente, la carat­ter­is­ti­ca nutrizionale prin­ci­pale del sai­tan è la ric­chez­za di pro­teine. Atten­zione però al fat­to che si trat­ta di pro­teine di scar­so val­ore bio­logi­co. Per ques­ta ragione un piat­to di sei­tan andrebbe accom­pa­g­na­to da una porzione di legu­mi (uova o lat­tici­ni sareb­bero ancor meglio se non si è veg­e­tar­i­ani).  Per il resto, le carat­ter­is­tiche nutrizion­ali del con­cen­tra­to di pro­teine veg­e­tali ne fan­no, come già det­to, una buona alter­na­ti­va alla carne: pochi gras­si, niente coles­tero­lo, calo­rie lim­i­tate e un ridot­to tenore di sodio lo ren­dono un buon cibo da intro­durre con rego­lar­ità tra le nos­tre ricette. Anche se rispet­to alla carne il sei­tan ha un bas­so con­tenu­to di fer­ro e di vit­a­m­i­na B12.
In ven­di­ta se ne tro­va per tut­ti i gusti: al nat­u­rale, alla pias­tra, affu­mi­ca­to, aro­m­a­tiz­za­to. Il con­siglio è con­trol­lare che non vi siano aggiun­ti trop­pi ingre­di­en­ti estranei al fru­men­to per non trovar­si di fronte a un cibo che di nat­u­rale ha solo… il nome.

Fatto in casa

Fare in casa il sei­tan è abbas­tan­za facile ed estrema­mente eco­nom­i­co.
Si parte da un chi­lo di fari­na (man­i­to­ba, la più ric­ca di glu­tine) e 650 ml di acqua. Met­ti­amo la fari­na in una ter­ri­na, aggiun­giamo l’acqua a poco a poco e amal­gami­amo fino ad avere un impas­to sim­i­le a quel­lo di pane o piz­za. Las­ci­amo­lo riposare per almeno un’ora, e intan­to prepari­amo un bro­do veg­e­tale: caro­ta, sedano, cipol­la, sal­sa di soia (fino a 6 cuc­chi­ai), sale, pepe, gli aro­mi che più ci piac­ciono e, per chi le ama, 3–4 alghe kom­bu.
Disponi­amo  l’impasto in uno sco­la­pas­ta  e, alter­nan­do acqua fred­da e cal­da, lavi­amo­lo in acqua cor­rente. Il “lavag­gio” serve a con­sen­tire all’amido di sep­a­rar­si dal glu­tine.
L’operazione va ripetu­ta fino a quan­do l’acqua di lavag­gio non è più bian­ca. A questo pun­to met­ti­amo a bol­lire il sei­tan nel bro­do veg­e­tale per 40 minu­ti. Ter­mi­na­ta la cot­tura il sei­tan sarà pron­to per essere affet­ta­to.

Tabella nutrizionale

(per 100 gram­mi di sei­tan)
Calo­rie    110    kcal
Pro­teine     22     g
Lipi­di     1,2     g
Car­boidrati     3,50     g
Coles­tero­lo    0
Fer­ro     5,2    mg
Sodio    30    mg
Cal­cio     142    mg
Potas­sio     50    mg
Fos­foro    260    mg
Mag­ne­sio     25     mg
Sele­nio    40    mcg
Fonti Varie

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L’incubo dei gruppi Whatsapp, finalmente si potrà rifiutare di essere aggiunti

La notizia farà esultare tut­ti gli stres­sati da “grup­po gen­i­tori”, “com­pag­ni di classe 1994”, e varie ed even­tu­ali: Face­book ha annun­ci­a­to il rilas­cio di un aggior­na­men­to per What­sapp che per­me­t­terà di impostare l’app in maniera da impedire di essere aggiun­ti a un grup­po di dis­cus­sione con­tro la pro­pria volon­tà. Oggi infat­ti bas­ta avere il con­tat­to Whas­app di una per­sona per met­ter­la a parte di una dis­cus­sione, con la sgrade­v­ole con­seguen­za di essere som­mer­si di noti­fiche da logor­roici ami­ci, conoscen­ti, o persi­no estranei.

Come si imposta il blocco

Ma adesso tut­to cam­bia: per decidere l’opzione preferi­ta si dovrà andare su “Impostazioni” e selezionare nell’ordine le voci “Account > Pri­va­cy > Grup­pi”. All’amministratore di un grup­po a cui viene imped­i­to l’inserimento di un utente a causa delle sue impostazioni di pri­va­cy, e che non vuole dar­si per vin­to, resterà la pos­si­bil­ità di man­dare una noti­fi­ca in pri­va­to alla per­sona che avrà tre giorni di tem­po per decidere se vol­er pren­dere parte o meno alla chat di grup­po (pas­sati i quali la richi­es­ta decade). A dif­feren­za di quan­to pre-annun­ci­a­to dal­la stes­sa pro­pri­età alcu­ni mesi fa, non sarà disponi­bile l’opzione “nes­suno”, che avrebbe reso pos­si­bile il bloc­co auto­mati­co dell’aggiunta in qual­si­asi grup­po. What­sApp ha pre­cisato che l’impostazione è già da subito uti­liz­z­abile da un ristret­to numero di uten­ti, ma ver­rà resa disponi­bile a tut­ti nei prossi­mi giorni.

Il gruppo usa il pugno duro contro i gruppi sospetti

Intan­to, come trapela da alcu­ni uten­ti del social Red­dit, What­sapp sta usan­do il pug­no duro con­tro i grup­pi con nomi sospet­ti, come per esem­pio quel­li ricon­ducibili a per­ver­sioni ses­su­ali, razz­is­mo, o reati. Già alcu­ni uten­ti sono sta­ti ban­nati in maniera per­ma­nente. Alla richi­es­ta di spie­gazione, la com­pag­nia ha rispos­to che era­no sta­ti vio­lati i ter­mi­ni gen­er­ali del servizio.

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MASSAGGI HOT NEL PALAZZO DEI NAS: LA SCOPERTA A NAPOLI

Un cen­tro mas­sag­gi hot nel medes­i­mo palaz­zo del coman­do dei cara­binieri del Nas: è pos­si­bile? La rispos­ta è affer­ma­ti­va e la scop­er­ta è avvenu­ta a Napoli da parte di Alessan­dro Di Sarno, invi­a­to del­la trasmis­sione Le Iene che ha volu­to appu­rare in pri­ma per­sona. Il gior­nal­ista si è così pri­ma reca­to nel cen­tro mes­sag­gi che si tro­va esat­ta­mente nel­la stes­sa mod­er­na palazz­i­na a Napoli, dove si trovano anche i Nas. Due mon­di del tut­to dif­fer­en­ti e sep­a­rati da appe­na qualche piano. Al ter­zo piano si tro­va il cen­tro di “mas­sag­gi rilas­san­ti” con “final­iz­zazione man­uale”, un “luo­go di pros­ti­tuzione ed eva­sione fis­cale”, dice Di Sarno. Spes­so, cen­tri come questo sono nascosti in anon­i­mi appar­ta­men­ti di anon­ime palazz­ine, dif­fi­cili quin­di da indi­vid­uare. Ed è pro­prio il caso illus­tra­to da Di Sarno che ha spie­ga­to come a dis­tan­za di pochi piani lavo­ra­no i Cara­binieri dei Nas che, tra i loro com­pi­ti, han­no pro­prio quel­lo di indi­vid­uare e chi­ud­ere cen­tri dove avven­gono queste cose. Le stesse ragazze che lavo­ra­no nel cen­tro sono pien­amente a conoscen­za del­la pre­sen­za dei Cara­binieri a pochi piani di dis­tan­za.

MASSAGGI HOT NEL PALAZZO DEI NAS: LA SCOPERTA A NAPOLI

Ter­mi­na­to il mas­sag­gio hot, dopo aver fat­to la doc­cia e paga­to 100 euro, Alessan­dro Di Sarno, nudo e in accap­pa­toio si è reca­to dai Cara­binieri: “Ho sbaglia­to por­ta!”, spie­ga. L’accoglienza però non sarà delle migliori. E quan­do com­prende di aver sbaglia­to piano, sono gli stes­si Cara­binieri ad indi­car­gli il piano gius­to. Dunque, anche gli stes­si mil­itare san­no per­fet­ta­mente che al piano di sot­to c’è un cen­tro mas­sag­gi “che sostanzial­mente è un bor­del­lo”. Tut­tavia, nonos­tante questo i cara­binieri chiedono i doc­u­men­ti a Di Sarno, minac­cian­do­lo di arrestar­lo diret­ta­mente. E sul cen­tro mas­sag­gi? Nes­sun com­men­to. “Le farei subito il TSO!”, com­men­ta il coman­dante dei Nas. “Ero venu­to dall’ufficio gius­to per but­tar­la dalle scale e devo dire che sono anco­ra ten­ta­to”, pros­egue il Cara­biniere. Alla fine Di Sarno se la cava con una lava­ta di tes­ta e dopo aver las­ci­a­to le sue gen­er­al­ità tor­na al piano di sot­to, nel cen­tro mas­sag­gi. E qui, con sua grande sor­pre­sa, sco­pre che pro­prio dopo aver par­la­to con i Nas, gli stes­si sono giù per fare un’ispezione. Clic­ca qui per vedere il video inte­grale     ediasetplay.mediaset.it/video/leiene/di-sarno-napoli-massaggi-hot-nello-stesso-palazzo-dei-carabinieri_F309989201012C03

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In Francia la centrale nucleare del futuro a energia pulita e senza scorie

In Francia la centrale nucleare del futuro a energia pulita e senza scorie

Primi test della centrale alimentata a fusione nel 2025. Il 60% del valore dei bandi per componenti tecnologici fornito da imprese italiane

Sarà ali­men­ta­ta a fusione la cen­trale nucleare del futuro, la stes­sa reazione che ali­men­ta le stelle, a base del­la quale c’è pro­prio l’acqua. Si trat­ta di una sfi­da sci­en­tifi­ca e ingeg­ner­is­ti­ca, che vede la col­lab­o­razione di Pae­si di tut­to il mon­do, e per la quale le imp­rese ital­iane han­no dato un impor­tante con­trib­u­to nel­la for­ni­tu­ra del­la mag­gior parte delle com­po­nen­ti ad alto con­tenu­to tec­no­logi­co.

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Per l’esattezza ci sono ben 1,2 mil­iar­di di euro di tec­nolo­gia ital­iana in ques­ta cen­trale nucleare in gra­do di pro­durre ener­gia con un proces­so di fusione ter­monu­cleare, una reazione che non gen­era scorie radioat­tive, e che per­tan­to rap­p­re­sen­ta una scommes­sa impor­tante in un’ottica ambi­en­tal­ista.

Il prog­et­to, al quale ha parte­ci­pa­to anche l’Italia con Enea e i suoi part­ner, rac­chi­ude molte sper­anze per il futuro, ed è il frut­to di anni di stu­di e ricerche, con­cretiz­za­te­si nel 2007 in un prog­et­to inter­nazionale da 20 mil­iar­di di dol­lari, poi bat­tez­za­to Iter, acron­i­mo che sta per Inter­na­tion­al Ther­monu­clear Exper­i­men­tal Reac­tor.

Ed il prog­et­to con­tin­ua ad andare avan­ti, pas­so dopo pas­so, l’ultimo dei quali è sta­to com­pi­u­to pro­prio la set­ti­mana scor­sa, con l’inau­gu­razione in Fran­cia dell’edificio des­ti­na­to ad ospitare il reat­tore sper­i­men­tale. I Pae­si parte­ci­pan­ti, vale a dire Cina, Giap­pone, India, Corea del Sud, Rus­sia, Usa, Ue e Svizzera attiver­an­no la pri­ma cen­trale al mon­do ali­men­ta­ta tramite una reazione di fusione ter­monu­cleare, a Cadarache nel 2025.

Le dimen­sioni del­la cen­trale del futuro saran­no equipara­bili a quelle di una comune cen­trale elet­tri­ca, ma rap­p­re­sen­terà un enorme pas­so in avan­ti nel­la lot­ta con­tro i cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci. Cen­trali a fusione nucleare, in gra­do quin­di di pro­durre ener­gia sen­za gener­are scorie, affi­an­cate all’uti­liz­zo sem­pre più este­so di fonti di ener­gia rin­nov­abili, potran­no cos­ti­tuire un con­cre­to cam­bi­a­men­to in un’ottica green, ma solo a par­tire dal 2035, quan­do il prog­et­to di sper­i­men­tazione ver­rà chiu­so e si potrà iniziare a real­iz­zare le cen­trali com­mer­ciali.

Il contributo delle imprese italiane

Il proces­so di fusione nucleare ha come fonte di parten­za l’acqua e per­tan­to non gen­era scorie. Per questo moti­vo è con­sid­er­a­to alta­mente effi­ciente e ad ener­gia puli­ta, ma rap­p­re­sen­ta una vera sfi­da sci­en­tifi­ca e ingeg­ner­is­ti­ca dal momen­to che coin­volge campi come quel­lo del­la super­con­dut­tiv­ità. del­la crio­genia e del vuo­to spin­to.

Il con­trib­u­to delle imp­rese ital­iane alla real­iz­zazione di questo prog­et­to si sta riv­e­lando fon­da­men­tale. La riv­ista Enea Ener­gia Ambi­ente Inno­vazione ha reso noto che sono già sta­ti superati gli 1,2 mil­iar­di di euro di con­trat­ti acquisi­ti.

Infat­ti, con­sideran­do i soli com­po­nen­ti ad alto con­tenu­to tec­no­logi­co, le imp­rese ital­iane han­no for­ni­to mate­ri­ali per il 60% del val­ore dei ban­di dell’Agenzia dell’Unione Euro­pea che gestisce il con­trib­u­to Ue alla costruzione di Iter, Fusion for Ener­gy (F4E). Lo fa sapere il respon­s­abile del dipar­ti­men­to Fusione e Tec­nolo­gie per la sicurez­za nucleare di Enea e coor­di­na­tore del Prog­et­to DTT, Aldo Piz­zu­to.

Come funzionerà la centrale a fusione termonucleare

Iter è in prat­i­ca un reat­tore deu­terio-trizio dove la reazione nucleare avviene gra­zie a un plas­ma con­fi­na­to in una macchi­na chia­ma­ta Toka­mak dove si crea un poten­tis­si­mo cam­po mag­neti­co” si legge a propos­i­to del fun­zion­a­men­to del reat­tore su IlFat­to­Quo­tid­i­ano.

Lo scopo del prog­et­to Iter è quel­lo di dimostrare che uti­liz­zare la fusione come fonte di ener­gia è sci­en­tifi­ca­mente e tec­ni­ca­mente pos­si­bile. La pri­ma reazione, che sarà quel­la riguardante l’ignizione del pri­mo plas­ma, gas ion­iz­za­to che fa da com­bustibile appun­to, è pre­vista per il 2025, men­tre la dura­ta dell’intero prog­et­to, come accen­na­to, sarà di 10 anni.

Ricor­diamo che sono sta­ti gli scien­ziati di Enea a real­iz­zare i pri­mi impianti per lo stu­dio dei plas­mi a con­fi­na­men­to mag­neti­co e mac­chine per la fusione come il Fras­cati Toka­mak e il Fras­cati Toka­mak Upgrade. Ed è pro­prio al cen­tro di ricer­ca di Enea a Fras­cati che si tro­verà il Diver­tor Toka­mak Test facil­i­ty (DTT) finanzi­a­to con 500 mil­ioni di euro di fon­di pri­vati e pub­bli­ci, 250 mil­ioni dei quali prove­ni­en­ti dal­la Bei.

Su IlFat­to­Quo­tid­i­ano leg­giamo che si trat­terà di un “cilin­dro ipertec­no­logi­co alto 10 metri con rag­gio di 5 metri, basato su tec­nolo­gie made in Italy e ideato da Enea in col­lab­o­razione con Cnr, Isti­tu­to Nazionale di fisi­ca nucleare, Con­sorzio Rfx, Con­sorzio di Ricer­ca per l’Energia, l’Automazione e le Tec­nolo­gie dell’Elettromagnetismo e diverse uni­ver­sità”.

Il DTT avrà la fun­zione di testare il fun­zion­a­men­to di Iter, per questo vi sarà con­fi­na­to plas­ma por­ta­to a 100 mil­ioni di gra­di centi­gra­di con luti­liz­zo di una inten­sità di cor­rente di 6 mil­ioni di Ampere e cam­po mag­neti­co di 60mila Gauss, cir­conda­to da una rete di oltre 40 km di cavi super­con­dut­tori che si tro­verà a -269 gra­di centi­gra­di.

Come det­to, il proces­so di fusione ter­monu­cleare è quel­lo che ali­men­ta il sole, ma ottenere lo stes­so risul­ta­to sul piane­ta Ter­ra non è così sem­plice. Quel­lo che bisogna fare è portare gli ioni a tem­per­a­ture con molti zeri, e dopo di ciò fare in modo che preval­gano le forze di attrazione nucleare invece di quelle di repul­sione elet­tri­ca.

Un risul­ta­to tutt’altro che sem­plice da ottenere. Per provar­ci si usano dei gigan­teschi campi mag­neti­ci, oppure, spie­ga lo stes­so Piz­zu­to, la tec­ni­ca del “con­fi­na­men­to mag­neti­co” che con­siste in un con­teni­tore con mag­neti super­con­dut­tori più tem­per­a­ture altissime in gra­do di rompere la bar­ri­era elet­tri­ca, e quan­do ciò avviene le par­ti­celle iniziano ad attrar­si pro­ducen­do ener­gia.

Su questo sta lavo­ran­do DTT, sfrut­tan­do anche brevet­ti Enea, e nel frat­tem­po con­tin­ua a cer­care soluzioni otti­mali per altri prob­le­mi anco­ra irrisolti, come quel­lo di incanalare l’energia prodot­ta, proces­so che ora come ora neces­si­ta di spazi enor­mi, man­tenere la sta­bil­ità del sis­tema, e abbas­sare i costi dell’intero proces­so, il che è fon­da­men­tale per ren­dere il reat­tore di fusione nucleare com­pet­i­ti­vo con le altre fonti, e in più sarà nec­es­sario rius­cire ad ottenere lo stes­so risul­ta­to anche con cen­trali di dimen­sioni più pic­cole.

Ed è pro­prio per rag­giun­gere quest’ultimo obi­et­ti­vo che l’Italia sta con­tin­uan­do a lavo­rare sui super­con­dut­tori più per­for­man­ti, in gra­do di creare campi mag­neti­ci mag­giori in volu­mi ridot­ti.

I part­ner si dimostra­no però “molto fiduciosi” nel prog­et­to Iter, fa sapere Piz­zu­to “l’elettricità da fusione ter­monu­cleare si farà”. Avre­mo ener­gia puli­ta da questo proces­so per­ché non bru­cia com­bustibili fos­sili e in più è sicuro, non solo per­ché non gen­era alcu­na sco­ria, ma soprat­tut­to per­ché nel caso in cui i para­metri dovessero dis­allinear­si il proces­so non finisce fuori con­trol­lo ma sem­plice­mente si speg­ne.                                     https://www.borsainside.com/ambiente/71508-in-francia-la-centrale-nucleare-del-futuro-a-energia-pulita-e-senza-scorie/

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”Manovra di tasse? Ecco i numeri: colpite banche, assicurazioni, imprese della plastica e delle bibite dolci, concessionari e petrolieri

ECONOMIA - 8 NOVEMBRE 2019

Manovra di tasse? Ecco i numeri: colpite banche, assicurazioni, imprese della plastica e delle bibite dolci, concessionari e petrolieri

Ammon­ta a cir­ca 5,8 mil­iar­di il get­ti­to aggiun­ti­vo atte­so nel 2020 per effet­to degli aggravi pre­visti. I balzel­li che potreb­bero avere un impat­to diret­to sul bilan­cio di una famiglia tipo val­go­no però cir­ca 880 mil­ioni di euro, il 15% del totale. La fet­ta più grossa sarà a cari­co delle imp­rese. Poco più di 800 mil­ioni arriver­an­no da chi possiede azioni in soci­età non quo­tate o ter­reni. C’è poi un aumen­to dell’accisa su petro­lio e gas nat­u­rale usati per pro­durre ener­gia, sal­go­no le roy­al­ties ver­sate dai grup­pi petro­lif­eri e arri­va la web tax sui servizi dig­i­tali                  https://www.ilfattoquotidiano.it/economia-lobby/

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