Tim: Vivendi chiede al cda l’assemblea

Per nomina revisori e revoca cinque consiglieri Elliott © ANSAVivendi “ha deciso di scrivere al Consiglio” di Tim “prima della fine della settimana, per spingerlo a convocare un’Assemblea il più presto possibile per nominare i nuovi revisori, revocare cinque dei dieci membri del Consiglio riconducibili alla lista Elliott, in particolar modo coloro che sono stati coinvolti nei problemi di governance, e proporre la nomina di cinque nuovi amministratori”. Così, in una nota, il gruppo francese, primo azionista di Tim.
Vivendi ha diritto di chiedere al cda di Tim la convocazione di un’assemblea in quanto titolare di una quota di capitale superiore al 5%. “Nonostante la recente e forte raccomandazione del Collegio Sindacale, il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia, composto in maggioranza da membri sostenuti da Elliott, ha deciso il 6 dicembre di non convocare un’Assemblea per votare per la nomina di nuovi revisori”, ricorda Vivendi.
Una decisione che “va contro tutte le regole di governance ed è fonte di disorganizzazione”. (ANSA)

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Rivolta contro Fabio Fazio: Tg1 e Rai pubblicità non ne possono più. L’indiscrezione

C’è un’indiscrezione che gira da tem­po sull’insofferenza ver­so Fabio Fazio che in Rai sta mon­tan­do insis­ten­te­mente. Ci sarebbe una riv­ol­ta inter­na con­tro il con­dut­tore di “Che tem­po che fa?” , sec­on­do  un’indiscrezione del sito spe­cial­iz­za­to TvBlog. Ad avercela con Fazio sareb­bero il  Tg1 per via dei con­tinui sfora­men­ti di orario e Rai Pub­blic­ità. Tan­to che la nuo­va diret­trice di Raiuno Tere­sa De San­tis, starebbe mon­i­toran­do la situ­azione.

Il ret­rosce­na par­la di proteste del comi­ta­to di redazione del Tg1, per­ché Fazio ogni san­ta domeni­ca sera darebbe la lin­ea al Tg in ritar­do, provo­can­do uuna serie di reazioni a cate­na, come lo slit­ta­men­to anche del­lo Spe­ciale Tg1. Non solo ma Rai Pub­blic­ità lamenterebbe il fat­to che i due break pub­blic­i­tari delle 22.35 e delle 23.05,  vengano man­dati in onda a loro vol­ta sem­pre con un ritar­do dai 15 ai 30 minu­ti. Il che, quan­do è in bal­lo la pub­blic­ità, non è cosa di poco con­to. La direzione di Rai1 – a quan­to si apprende dal ret­rosce­na- sem­br­erebbe inten­zion­a­ta a chiedere a Fazio e agli autori mag­giore atten­zione.

Share deludente

Fazio, insom­ma, sarebbe guarda­to a vista, osser­va­to spe­ciale. Che non stia pas­san­do un buon momen­to lo si evince anche dal fat­to che tra qualche mese – come seg­nala Dagospia – si vaglierà  l’ipotesi di far tornare Fazio su Raitre vis­to che «sull’Ammiraglia non ha por­ta­to mez­zo ascolta­tore in più ed è rimas­to ampia­mente sot­to le stime promesse». Tan­to per dire: domeni­ca su Canale 5 Paperis­si­ma Sprint ha reg­is­tra­to 4.219.000 tele­spet­ta­tori, share 16,94%. Davide Mag­gio nel suo blog sot­to­lin­ea che «le papere bat­tono FABIO FAZIO». Infat­ti, “Che tem­po che fa”, che parte in access prime time (la stes­sa fas­cia di Paperis­si­ma sprint), fa 3.883.000 tele­spet­ta­tori, share 15,82% e nel Tavo­lo, in sec­on­da ser­a­ta, 2.361.000, 14,78%.  ALBERTO CONSOLI

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Gli gli USA ci ripensano: andare in Russia non è più pericoloso

Dipartimento Stato degli USA

Il dipar­ti­men­to di sta­to amer­i­cano ha rimosso la Rus­sia dall’elenco dei pae­si scon­sigliati per il tur­is­mo. Lo riferisce oggi il sito inter­net del dicas­t­ero.

La Rus­sia è sta­ta sposta­ta dal­la cat­e­go­ria “ricon­sid­er­are il viag­gio” a “prestare atten­zione”, insieme con Gran Bre­tagna, Ger­ma­nia, Fran­cia e Danimarca.Ci sono quat­tro cat­e­gorie in totale. Nei pae­si del pri­mo, si rac­co­man­da di esercitare cautela “ordi­nar­ia”, i pae­si e le regioni del quar­to sono vietati a vis­itare.

Rimane invece vali­do il con­siglio per gli amer­i­cani di asten­er­si dal recar­si in Crimea e nel Cau­ca­so set­ten­tri­onale, dove il peri­co­lo per la sicurez­za per­son­ale rimane alto.

Accogliamo con letizia la deci­sione del dipar­ti­men­to di sta­to di annullare le rac­co­man­dazioni irra­gionevoli ai cit­ta­di­ni amer­i­cani di ripen­sare il viag­gio in Rus­sia”, ha scrit­to l’ambasciata rus­sa su Face­book.

L’ambasciata lo con­sid­era come “un riconosci­men­to di una realtà ovvia”, ricor­dan­do che 167.000 amer­i­cani han­no vis­i­ta­to Mosca durante i Mon­di­ali di cal­cio.

Nel­la nos­tra cap­i­tale e in altre cit­tà han­no vis­to una Rus­sia piut­tosto diver­sa, da quel­la dip­in­ta dal main­stream locale su sug­ger­i­men­to dei rus­so­fo­bi al potere: le vec­chie sto­rie dell’orrore han­no smes­so di fun­zionare”, ha aggiun­to.

L’ambasciata sostiene che una delle ragioni di ques­ta deci­sione è sta­ta “la pres­sione delle uni­ver­sità amer­i­cane e degli ambi­en­ti di esper­ti”, i cui con­tat­ti con i col­leghi rus­si “trop­po spes­so sono state vit­ti­ma delle bar­riere buro­cratiche arti­fi­ciali”.

Inoltre, l’ambasciata intende pro­muo­vere il tur­is­mo amer­i­cano sull’Elbrus, in Cece­nia e in Crimea.    ttps://it.sputniknews.com/mondo/201812116934846-

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Usa restituiscono 3 campane a Filippine

Confiscate da soldati americani come trofei di guerra nel 1901 © APANSA) — MANILA, 11 DIC — Gli Stati Uniti hanno restituito oggi alle Filippine tre campane che le truppe americane confiscarono come trofei di guerra oltre 100 anni fa: la decisione segue una lunga serie di richieste a Washington da parte di leader politici filippini, incluso l’attuale presidente Rodrigo Duterte.
Un rappresentante del ministero della Difesa americano ha consegnato le campane al ministro della Difesa filippino nel corso di una cerimonia tenuta in una base aerea di Manila.
I soldati Usa si impossessarono delle campane dopo che gli abitanti di un villaggio uccisero 48 loro commilitoni sull’isola di Samar nel 1901.
Duterte aveva chiesto a Washington di riavere le campane l’anno scorso definendo la situazione “dolorosa”.

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Blitz carabinieri in boschetto Rogoredo

Cameraman, Corona attirato in una trappola e aggredito(ANSA) — MILANO, 11 DIC — È in corso al “boschetto della droga” di Rogoredo, a Milano, un controllo dei carabinieri organizzato per abbattere le baracche dei pusher che vivono all’interno. Sono state trovate tende e ripari di fortuna allestiti con lamine e coperture in plastica. Diversi i fuochi ancora accesi al momento dell’ingresso dei militari.
Il blitz era già in programma da giorni ma arriva a poche ore dall’aggressione denunciata da Fabrizio Corona, che ieri notte ha tentato di realizzare un servizio video con una troupe televisiva proprio per raccontare la piazza di spaccio. In questo momento gli operatori del programma che erano con lui sono in cerca dei propri cellulari persi durante la fuga.
“Lo hanno riconosciuto quasi subito e gli hanno detto ‘ah tu puoi entrare’ — ha raccontato uno dei cameraman — In realtà era un modo per attirarlo in trappola, gli hanno messo le mani in tasca e hanno trovato il ricevitore della telecamera nascosta. A quel punto ci hanno aggredito e siamo scappati”.

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Migranti: gestione centri, 16 arresti

Sequestrate otto tra coop e associazioni © APANSA) — PALERMO, 11 DIC — Sedici persone sono state arrestate (alcune finite in carcere, altre ai domiciliari) per associazione a delinquere, frode nelle pubbliche forniture e caporalato, reati commessi nella gestione di centri per richiedenti asilo. Sequestrate anche otto tra società cooperative e associazioni. Le ordinanze sono state emesse dai Gip di Gela e Catania — su richiesta delle due procure, nell’ambito di indagini collegate — ed eseguita dalla polizia della città nissena e dai carabinieri della sezione pg del capoluogo etneo.

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Qualcomm contro Apple: non potrà più vendere iPhone in Cina?

Apple non potrà più vendere iPhone in Cina? L’ultimo infuocato capitolo della guerra contro QualcommQualcomm contro Apple: non potrà più vendere iPhone in Cina?

Apple non potrà più vendere i suoi iPhone in Cina sec­on­do quan­to annun­ci­a­to da Qual­comm, soci­età leader del set­tore micro­proces­sori da tem­po in lot­ta con­tro Cuper­ti­no.

I giu­di­ci, accoglien­do la tesi dell’accusa, avreb­bero vieta­to la dis­tribuzione dei noti smart­phone sul mer­ca­to asi­ati­co, un ban­do dal quale sareb­bero sta­ti però esclusi gli ulti­mi mod­el­li (iPhone XS, XS Max e XR).

L’annuncio del­la soci­età di San Diego, al quale ha imme­di­ata­mente rispos­to Cuper­ti­no, ha aper­to un nuo­vo capi­to­lo del­la guer­ra Qual­comm-Apple inizia­ta nel gen­naio del 2017. La reazione in Bor­sa dei due titoli è sta­ta sig­ni­fica­ti­va: il pri­mo è arriva­to a guadagnare più del 3%, men­tre la sec­on­da ha per­du­to più del sin­go­lo pun­to per­centuale.

Qualcomm-Apple: niente più iPhone in Cina?

Sec­on­do l’annuncio, i giu­di­ci avreb­bero accolto ben due ingiun­zioni pre­lim­i­nari con­tro Apple, riconoscen­do la vio­lazione di brevet­ti Qual­comm e ordi­nan­do alla stes­sa soci­età del­la mela mor­si­ca­ta di inter­rompere imme­di­ata­mente le ven­dite di alcu­ni mod­el­li, nel­lo speci­fi­co: iPhone 6S, iPhone 6S Plus, iPhone 7, iPhone 7 Plus, iPhone 8, iPhone 8 Plus e iPhone X.

Diamo un grande val­ore ai rap­por­ti con i nos­tri cli­en­ti e rara­mente ricor­ri­amo ai tri­bunali, ma siamo anche costan­te­mente con­vin­ti del­la neces­sità di pro­teggere i dirit­ti sul­la pro­pri­età intel­let­tuale”,

ha tuona­to Don Rosen­berg di Qual­comm, aggiun­gen­do:

Apple con­tin­ua a ben­e­fi­cia­re del­la nos­tra pro­pri­età intel­let­tuale rifi­u­tan­dosi di com­pen­sar­ci. Queste dis­po­sizioni giudiziarie sono un’ulteriore con­fer­ma del­la forza del vas­to portafoglio di brevet­ti di Qual­comm”.

Pres­soché imme­di­a­ta la reazione di Cuper­ti­no, sec­on­do cui le azioni legali del­la rivale non le impedi­ran­no di con­tin­uare a vendere iPhone in Cina. Per dirla con le stesse parole di Apple, tut­ti i mod­el­li rester­an­no disponi­bili alla ven­di­ta, nonos­tante le mosse dis­per­ate di una soci­età già fini­ta nel miri­no delle autorità per pratiche ille­gali.

Si noti, comunque, come il ban­do andrebbe a colpire le meno recen­ti gen­er­azioni di iPhone che ad oggi val­go­no «soltan­to» il 10%-15% del fat­tura­to totale. Tra le altre cose, l’ultima ver­sione di iOS dovrebbe risol­vere defin­i­ti­va­mente il caso, ma nonos­tante questo è chiaro che la guer­ra tra Apple e Qual­comm con­tin­uerà a dare spet­ta­co­lo.  CRISTIANA GAGLIARDUCCI

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Macron cede ai gilet gialli ma il deficit vola: cosa farà ora l’Europa dopo lo stop all’Italia?

Macron ha annunciato una serie di misure per venire incontro alle richieste dei gilet gialli: ecco l’impatto che avrà questa proposta di tregua sui conti pubblici.Macron cede ai gilet gialli ma il deficit vola: cosa farà ora l'Europa dopo lo stop all'Italia?

La collera è gius­ta, in un cer­to sen­so, ma la vio­len­za è inac­cetta­bile, sare­mo intran­si­gen­ti con i vio­len­ti”. Decide per una vol­ta di sve­stire i pan­ni del fal­co Emmanuel Macron, recitan­do la parte del­la colom­ba in diret­ta TV per cer­care di venire incon­tro ulte­ri­or­mente alle richi­este dei gilet gial­li.

Con la Fran­cia da set­ti­mane nel pieno caos per le proteste e gli scon­tri, l’inquilino dell’Eliseo dopo la can­cel­lazione del­la tas­sa sul car­bu­rante ha annun­ci­a­to anche altre mis­ure per cer­care di riportare la cal­ma nel paese.

Via lib­era dunque a una serie di provved­i­men­ti come l’aumento del salario min­i­mo e la detas­sazione degli stra­or­di­nari. Per le casse transalpine però sarà un aut­en­ti­co salas­so, che andrà ad appe­san­tire una manovra eco­nom­i­ca volu­ta da Macron già seg­na­ta dall’aumento del deficit che così schizzerebbe al 3,5%.

Macron apre ancora ai gilet gialli

Recita il mea cul­pa Emmanuel Macron nel suo dis­cor­so alla nazione. Di fronte a chi lo accusa di spoc­chia e di essere a servizio soltan­to dell’élite, il pres­i­dente francese in diret­ta TV ammette i suoi sbagli dicen­dosi pron­to a rime­di­are.

Nei giorni scor­si, a segui­to delle ener­giche e pro­l­un­gate proteste dei gilet gial­li, l’Eliseo ave­va pri­ma annun­ci­a­to una mora­to­ria sul pac­chet­to di aumenti riguardan­ti gli auto­mo­bilisti — la mic­cia che ha scate­na­to ques­ta sor­ta di “riv­ol­ta” — per poi annun­cia­re anche il pas­so indi­etro sull’aumento delle accise per le bol­lette elet­triche.

Per i gilet gial­li — che nel frat­tem­po han­no pre­sen­ta­to un cor­poso elen­co di riven­di­cazioni molto sim­ili a un man­i­festo politi­co — tut­to questo non era però suf­fi­ciente con le proteste che quin­di sono pros­e­gui­te.

Con la Fran­cia scos­sa emo­ti­va­mente e fer­ma eco­nomi­ca­mente — nell’ultimo peri­o­do ci sarebbe sta­to un sen­si­bile ral­len­ta­men­to del­la cresci­ta del Pil — Emmanuel Macron ha deciso così di cedere ulte­ri­or­mente ai gilet gial­li.

Par­lan­do alla nazione, il pres­i­dente ha annun­ci­a­to l’aumento di 100 euro del salario min­i­mo (che arriverà qua­si a 1.300 euro), lo stop ai nuovi pre­lievi pre­visti per le pen­sioni sot­to i 2.000 euro e la detas­sazione degli stra­or­di­nari.

Impeg­ni con­creti e impor­tan­ti quel­li pre­si dal gov­er­no ma che non sem­br­ereb­bero essere suf­fi­ci­en­ti per placare le proteste: per saba­to infat­ti i gilet gial­li han­no annun­ci­a­to una nuo­va man­i­fes­tazione a Pari­gi.

Vola il deficit

Già nei mesi scor­si da ambi­en­ti fil­o­gov­er­na­tivi nos­trani si era lev­a­to un coro: per­ché la Fran­cia — al con­trario dell’Italia — può alzare il deficit sen­za incor­rere nelle ire del­la Com­mis­sione Euro­pea?

Nel­la manovra eco­nom­i­ca d’Oltralpe infat­ti Macron ha scel­to di aumentare il deficit dal 2,6% al 2,8%, met­ten­do sul piat­to un piano da 25 mil­iar­di per tagliare dras­ti­ca­mente le tasse ai cit­ta­di­ni e alle aziende.

La Fran­cia quin­di si pote­va per­me­t­tere ques­ta legge di Bilan­cio molto espan­si­va vista la natu­ra delle mis­ure decise — che dovreb­bero far aumentare il Pil — ma anche per avere deb­ito pub­bli­co e spread molto più con­tenu­to rispet­to all’Italia.

Lo scor­so 21 novem­bre, il giorno del­la boc­ciatu­ra del­la nos­tra manovra, la Com­mis­sione Euro­pea si è espres­sa anche sul­la finanziaria francese evi­den­zian­do più di una per­p­lessità a riguar­do — specie per il pos­si­bile aumen­to del deb­ito pub­bli­co — anche se la situ­azione gen­erale è sta­ta defini­ta “non par­ti­co­lar­mente seria” a dif­feren­za dell’Italia.

Le nuove mis­ure annun­ci­ate da Emmanuel Macron avran­no però adesso un impat­to sulle casse statali di almeno 10 mil­iar­di, con il deficitche quin­di dal 2,8% dovrebbe schiz­zare anche al 3,5%.

Res­ta da capire adesso dove il gov­er­no francese andrà a reperire le risorse eco­nomiche nec­es­sarie per coprire questo buco: oltre alle dif­fi­coltà interne, per Macron adesso potreb­bero arrivare anche quelle con l’Europa, anche se Brux­elles dopo il “caso Italia” potrebbe non avere mol­ta voglia di aprire un fronte anche con Pari­gi.

Per Lega e Movi­men­to 5 Stelle alla fine ques­ta potrebbe essere una buona notizia: se l’Unione chi­ud­erà un occhio con la Fran­cia, potrebbe essere più mor­bi­da anche con noi.

Pri­ma però si dovrà vedere se Macron met­terà sul tavo­lo anche un aumen­to delle tasse per le clas­si più abbi­en­ti — come chiesto dai gilet gial­li — trovan­do così la quadra per la sua manovra con­te­nen­do l’aumento del deficit. ALESSANDRO CIPOLLA

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Paura a Verona: quattro immigrati ubriachi si massacrano di botte in pieno centro

Pau­ra tra i pas­san­ti, scom­piglio tra i tur­isti che affolla­vano i mer­ca­ti­ni di Natale e botte da orbi. Brut­ti momen­ti al cen­tro di Verona, dove una vio­len­ta ris­sa ha vis­to pro­tag­o­nisti 4 extra­co­mu­ni­tari, che han­no inizia­to a darse­le di san­ta ragione intorno alle 20,30, cre­an­do scom­piglio e pau­ra nei pas­san­ti che increduli han­no assis­ti­to a vio­len­za e dis­or­di­ni nel cen­tro del­la cit­tà gremi­ta di tur­isti. Tut­to è par­ti­to da un pomerig­gio di alcol.

Immigrati ubriachi e violenti

Un rumeno, un marocchi­no, un indi­ano ed un pak­istano, sedu­ti sulle pan­chine del­la piaz­za cita­ta, han­no infat­ti inizia­to a fare qualche brin­disi pre natal­izio di trop­po, con­suman­do in realtà una smo­da­ta quan­tità di alcol­i­ci. Dal nul­la sono nate così le prime dis­cus­sioni, i toni tra i 4 immi­grati si sono alza­ti ed anche le mani, tan­to che lo scom­piglio ha pre­so la for­ma di una vera e pro­pria col­lut­tazione. I quat­tro, ormai ubri­achi, han­no uti­liz­za­to per far­si del male tut­to quan­to trovassero a por­ta­ta di mano: bot­tiglie di vetro rotte, un cartel­lone pub­blic­i­tario di un negozio lì vici­no, addirit­tura han­no prova­to a rompere il parabrez­za di uno scoot­er per lan­cia­r­lo gli uni con­tro gli altri. Scoot­er che, ovvi­a­mente, è cadu­to a ter­ra, rima­nen­do inevitabil­mente dan­neg­gia­to dal­la furia dei quat­tro ubri­achi. Imme­di­a­ta la chia­ma­ta al 112, altret­tan­to imme­di­a­to l’intervento: gli uomi­ni dell’Arma sono infat­ti rius­ci­ti a riconoscere, nel tram­bus­to gen­erale, i quat­tro autori del­la ris­sa, con­ducen­doli in caser­ma in sta­to di arresto per lesione per­son­ale, ris­sa in con­cor­so e dan­neg­gia­men­to. In cor­so l’udienza per diret­tis­si­ma. Sto­rie di ordi­nar­ia quo­tid­i­an­ità… ADRIANA DE CONTO

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Riforma pensioni, la Legge Fornero sarà “smantellata”: tempi e modalità

Riforma delle pensioni confermata dalla Lega dopo un incontro con il premier Conte: “La Legge Fornero verrà smantellata pezzo per pezzo”. Si comincia con Quota 100 e con il blocco delle aspettative di vita per la pensione anticipata.Riforma pensioni, la Legge Fornero sarà “smantellata”: tempi e modalità

Dopo set­ti­mane di indis­crezioni e smen­tite dal­la Lega è arriva­ta la con­fer­ma che Quo­ta 100 si farà. Una con­fer­ma impor­tante per­ché è arriva­ta dopo un ver­tice al quale han­no pre­so parte diver­si espo­nen­ti del­la Lega — quali Gian­car­lo Gior­get­tiClau­dio Durigon e Mas­si­mo Gar­avaglia — oltre al Pres­i­dente del Con­siglio Giuseppe Con­te, il Vicem­i­nistro dell’Economia Lau­ra Castel­li e i rap­p­re­sen­tan­ti del­la Ragione­r­ia di Sta­to e dell’Inps.

Dopo l’incontro è sta­ta la Lega stes­sa a con­fer­mare l’avvio di Quo­ta 100 nel 2019, indipen­den­te­mente dall’esito delle trat­ta­tive tra l’Italia e l’Unione Euro­pea. Nel det­taglio, tramite una nota pub­bli­ca­ta subito dopo il ver­tice, il Car­roc­cio ha rib­a­di­to che “alla luce delle tabelle for­nite” sono con­fer­mati gli obi­et­tivi politi­ci del­la manovra finanziaria in mer­i­to allo sman­tel­la­men­to del­la Legge Forneroche par­tirà già nel 2019 con l’introduzione del­la Quo­ta 100 che però sarà una misura lim­i­ta­ta per tre anni. La Lega stes­sa, infat­ti, nel comu­ni­ca­to ha spec­i­fi­ca­to che per Quo­ta 100 sono con­fer­mati i finanzi­a­men­ti per il tri­en­nio 2019–2021.

La Lega quin­di non arretra sul­la rifor­ma delle pen­sioni e nel 2019 farà il pri­mo pas­so ver­so il rag­giung­i­men­to di un obi­et­ti­vo ambizioso: il supera­men­to del­la Legge Fornero, vero e pro­prio cav­al­lo di battaglia di Mat­teo Salvi­ni alle scorse elezioni.

L’incontro quin­di dovrebbe essere sta­to riso­lu­tore; il prossi­mo step ci sarà con il pas­sag­gio al Sen­a­to del testo del­la manovra finanziaria, quan­do ver­rà pre­sen­ta­to il mega-emen­da­men­to, già rib­at­tez­za­to come “pac­chet­to pen­sioni”, nel quale saran­no spec­i­fi­cati i det­tagli in mer­i­to a Quo­ta 100Opzione Don­na e bloc­co dell’adeguamento delle pen­sioni con le aspet­ta­tive di vita.

Così il Governo vuole smantellare la Legge Fornero

Il Min­istro dell’Interno, nonché leader del­la Lega, Mat­teo Salvi­ninon ha mai nascos­to la pro­pria inten­zione di super­are la Legge Fornero, pur essendo con­sapev­ole di non pot­er fare “tut­to e subito”.

Per questo moti­vo lo sman­tel­la­men­to sarà grad­uale: si par­tirà con Quo­ta 100 per­me­t­ten­do ai lavo­ra­tori di andare in pen­sione una vol­ta mat­u­rati 38 anni di con­tribu­ti a fronte di un’età ana­grafi­ca di min­i­mo 62 anni.

Quo­ta 100 però non sarà, almeno per il momen­to, una misura strut­turale: ques­ta, infat­ti, sarà in vig­ore sola­mente per tre anni, dal 2019 al 2021 (tant’è che c’è già chi l’ha rib­at­tez­za­ta come il “dero­gone”).

Per tre anni si potrà antic­i­pare l’uscita dal lavoro ricor­ren­do a Quo­ta 100, dopodiché non c’è nul­la di scrit­to. L’intenzione del Gov­er­no è quel­la di arrivare all’esten­sione di Quo­ta 41 per tut­ti, con­sen­ten­do ad ogni cat­e­go­ria di lavo­ra­tori (e non solo ad alcu­ni pre­co­ci) di andare in pen­sione una vol­ta mat­u­rati 41 anni di con­tribu­ti.

Dal 2021 esten­dere ques­ta misura potrebbe essere meno cos­toso rispet­to ad oggi: sec­on­do le stime in mano all’Esecutivo, infat­ti, a par­tire da ques­ta data per la mag­gior parte dei lavo­ra­tori la parte di pen­sione cal­co­la­ta con il sis­tema con­tribu­ti­vo sarà mag­giore rispet­to a quel­la con il sis­tema ret­ribu­ti­vo. Ciò rap­p­re­sen­terà un dis­in­cen­ti­vo ad andare in pen­sione pri­ma del rag­giung­i­men­to dell’età pen­sion­abile, vis­to che antic­i­pan­do il col­lo­ca­men­to in qui­escen­za si rischia di per­cepire un asseg­no molto bas­so.

Un altro pun­to cen­trale del­la Legge Fornero è l’adegua­men­to dei req­ui­si­ti per la pen­sione con le sper­anze di vita ril­e­vate dall’Istat che la rifor­ma del 2011 ha sta­bil­i­to deb­ba avere caden­za bien­nale.

Anche in questo caso il Gov­er­no con­ta di pro­cedere per gra­di: si com­in­cerà con il bloc­care l’adeguamento con le aspet­ta­tive di vita per le pen­sioni antic­i­pate (com­pre­sa Quo­ta 41) dopodiché in futuro questo stru­men­to potrebbe essere defin­i­ti­va­mente can­cel­la­to. Sec­on­do le pre­vi­sioni dell’Istat non sarà nec­es­sario far­lo nel 2021, vis­to che per quel­la data non ci dovrebbe essere alcun incre­men­to delle sper­anze di vita; una deci­sione in tal sen­so, quin­di, dovrebbe essere pre­sa entro il 2023.

Quota 100 al Senato (o con un decreto legge successivo)

Nei prossi­mi giorni il Gov­er­no con­tin­uerà a riflet­tere su come con­tenere il più pos­si­bile i costi di Quo­ta 100 e red­di­to di cit­tad­i­nan­za; non ci saran­no né rin­vii però né tan­tomeno palet­ti rispet­to a quel­li di cui si era già par­la­to nei giorni scor­si.

Con­fer­mate quin­di le finestre di acces­so, con un preavvi­so di sei mesi per i dipen­den­ti statali per i quali però si sta cer­can­do di trovare una soluzione per fis­sare la pri­ma fines­tra di acces­so a giug­no e non ad otto­bre come invece si pen­sa­va nei giorni scor­si.

L’obiettivo comunque è di avere tut­to pron­to per pre­sentare il pac­chet­to pen­sioni una vol­ta che la Legge di Bilan­cio sarà al Sen­a­to; per quan­to riguar­da le regole di Quo­ta 100, così come quelle del red­di­to di cit­tad­i­nan­za, invece, l’ipotesi più plau­si­bile è quel­la di un decre­to legge suc­ces­si­vo alla manovra finanziaria. SIMONE MICOCCI

 

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