Mentre il mondo guarda al Venezuela aumentano i desaparecidos in Colombia

Mentre il mondo guarda al Venezuela aumentano i desaparecidos in Colombia

Men­tre il mon­do guar­da al Venezuela con­tin­ua la mat­tan­za di leader sociali e attivisti nel­la vic­i­na Colom­bia. Nell’indifferenza gen­erale di chi invece strepi­ta nei con­fron­ti di Cara­cas. Nes­suno gri­da allo scan­da­lo per quel che avviene in Colom­bia. Evi­den­te­mente essere vas­sal­li degli Sta­ti Uni­ti com­por­ta dei ‘ben­efi­ci’.

 

I movi­men­ti sociali, le orga­niz­zazioni per i dirit­ti umani e i par­en­ti delle vit­time delle sparizioni forzate in Colom­bia han­no denun­ci­a­to che questo crim­ine è forte­mente aumen­ta­to, con cifre divenute ormai supe­ri­ori a quelle reg­is­trate nelle dit­tature in Argenti­na e Cile.

teleSUR Colom­bia@teleSURColombia

Video: Colom­bianos denun­cian 83 mil desapari­ciones forzadas ante la CIDH http://bit.ly/2BBKIeA 

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Le Nazioni Unite (ONU) avvertono che, al momen­to, le sparizioni forzate avven­gono come con­seguen­za del con­flit­to inter­no e come misura di “repres­sione” in ambito politi­co o sociale.

 

Quan­ti desa­pare­ci­dos ci sono in Colom­bia?

 

Il Cen­tro Nazionale per la Memo­ria Stor­i­ca (CNMH) ha rifer­i­to di aver reg­is­tra­to più di 83.000 vit­time di sparizioni forzate in Colom­bia, men­tre ci sono 26.000 cor­pi non iden­ti­fi­cati in diver­si cimi­teri.

 

Sec­on­do le indagi­ni svolte dall’organismo, gli autori di tali atti sono i grup­pi para­mil­i­tari nel 46,1 per cen­to, tra il 1970 e il 2015, che si tra­duce in 13.562 casi. Le altre cifre coin­vol­go­no grup­pi post-smo­bil­i­tazione e agen­ti del­lo Sta­to.

Nel 2018, sec­on­do le cifre for­nite dal­la Med­i­c­i­na Legale sono state seg­nalate 1.671 sparizioni forzate, di cui 1.010 uomi­ni e 661 donne.

 

Cosa richiedono i par­en­ti delle vit­time?

 

Famil­iari, movi­men­ti sociali e orga­niz­zazioni per i dirit­ti umani han­no chiesto al gov­er­no del­la Colom­bia di intrapren­dere azioni legali e pro­teggere i cimi­teri, così come altri luoghi in cui si trovano i cor­pi non iden­ti­fi­cati.

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Has­ta Encon­trar­los!@DesaparecidosHE

Una con­clusión de sobre Desapari­ción Forza­da en

👉🏾 Urge políti­ca públi­ca para garan­ti­zar la par­tic­i­pación de la sociedad civ­il en la búsque­da de las per­sonas desa­pare­ci­das, que garan­tice labor de @UBPDBusque­da
y artic­u­lación interin­sti­tu­cional

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Sec­on­do le infor­mazioni del Col­let­ti­vo degli Avvo­cati José Alvear Restre­po, lo Sta­to ha mostra­to apa­tia nel­la ricer­ca degli scom­par­si.

 

Il Movi­men­to Nazionale delle Vit­time dei Cri­m­i­ni di Sta­to ha affer­ma­to che “non c’è volon­tà polit­i­ca e questo si riflette nei bilan­ci per l’Istituto di Med­i­c­i­na Legale e l’Unità di Ricer­ca di Per­sone Scom­parse non suf­fi­ci­en­ti.

Fonte: teleSUR
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Cade l’ultima roccaforte Isis in Siria

Le forze curde sono entrate a Baghuz

BEIRUT, 16 FEB — Le forze cur­do-siri­ane sostenute dagli Usa han­no pre­so il con­trol­lo sta­mani dell’ultima roc­caforte dell’Isis, nel­la Siria sud-ori­en­tale. Lo riferisce l’Osservatorio siri­ano per i dirit­ti umani (Ondus), sec­on­do cui le forze curde sono entrate a Baghuz, cit­tad­i­na sul­la spon­da ori­en­tale dell’Eufrate e da set­ti­mane luo­go dove si sono asser­ragliati centi­na­ia di miliziani assieme a un numero impre­cisato di civili, molti dei quali mogli e figli dei jihadisti.

(ANSAmed)

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Uomo spara in azienda Illinois, 5 morti

Colpisce i col­leghi, fer­i­ti anche 5 agen­ti. Il killer è mor­to

Agen­ti sul­la sce­na del­la spara­to­ria

Dipen­dente fa strage in azien­da Illi­nois, 5 mor­ti

Agen­ti sul­la sce­na del­la spara­to­ria

NEW YORK, 16 FEB — Entra nel­la fab­bri­ca dove lavo­ra­va e fa una strage, ucci­den­do cinque dei suoi col­leghi e fer­en­do cinque agen­ti del­la polizia. I motivi che han­no spin­to Gary Mar­tin, 45 anni, al gesto folle non sono noti: forse la frus­trazione per il lavoro, forse sta­va per essere licen­zi­a­to.
Le indagi­ni sono in cor­so e ci vor­rà del tem­po pri­ma di capire il per­ché il killer abbia agi­to.
Era il pri­mo pomerig­gio quan­do Mar­tin è entra­to in azien­da, la Hern­ry Pratt Com­pa­ny, ad Auro­ra in Illi­nois. Ha estrat­to una pis­to­la e aper­to il fuo­co. L’allarme è scat­ta­to subito e la polizia, nell’arco di pochi minu­ti è giun­ta sul pos­to: Mar­tin ha spara­to anche agli agen­ti, fer­en­done cinque. Poi è sta­to cat­tura­to. Ora è mor­to, com­pli­can­do le indagi­ni sui motivi del suo gesto folle. A riconoscer­lo è sta­to John Prob­st, un altro dipen­dente di Herny Pratt, una delle mag­giori aziende amer­i­cane che pro­ducono valv­ole. “Spar­a­va a tut­ti” dice Prob­st. La spara­to­ria ha colto di sor­pre­sa Auro­ra, conosci­u­ta come la “cit­tà delle luci”, per essere sta­ta la pri­ma negli Sta­ti Uni­ti ad adottare un sis­tema elet­tri­co di illu­mi­nazione delle strade.
Auro­ra, con i suoi 200.000 abi­tan­ti, si tro­va a 70 chilometri da Chica­go. La spara­to­ria cade all’indomani dell’anniversario del­la strage di Park­land, dove nel 2018 han­no per­so la vita 17 per­sone, ed è des­ti­na­ta a riaprire il dibat­ti­to sulle armi.
“La vera emer­gen­za sono le armi” e Don­ald Trump “rifi­u­ta” di ammet­ter­lo, affer­ma l’ex par­la­mentare Gab­by Gif­ford, sopravvis­su­ta a strage. Trump, che ha segui­to gli svilup­pi a bor­do dell’Air Force One diret­to a Mar-a-Lago, ha ringrazi­a­to le forze dell’ordine e pre­sen­ta­to le con­doglianze alle vit­time e alle loro famiglie. Questo non basterà però a placare le polemiche di fronte a quel­la che è un’emergenza vera, sosten­gono i demo­c­ra­ti­ci crit­i­can­do neanche trop­po velata­mente quel­la al dichiara­ta da Trump per il muro con il Mes­si­co. (ANSA)

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Senigallia, giovane papà di 41 anni stroncato da un malore

Lascia due figlilutto Tragedia a Senigallia dove un giovane papà di 41 anni è morto improvvisamente stroncato da un malore. Se ne è andato così Maurizio Martarelli.

L’uomo si sarebbe sentito male nella serata del 22 dicembre e sarebbe stato ricoverato d’urgenza all’ospedale senigalliese dove sarebbe deceduto. I funerali si sono svolti nella mattinata del 24 dicembre presso la Chiesa della pace. Il 41enne lascia la moglie Giulia, i figli Leonardo e Laila, la mamma Caterina, ik babbo Giorgio ed il fratello Emanuele.

http://www.senigallianotizie.it/1327475754/senigallia-giovane-papa-di-41-anni-stroncato-da-un-malore

Bossi71

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Senigallia, 55enne trovata senza vita nel suo negozio

 

A dare l’allarme i familiari che non l’avevano vista rientrare in casa

Croce Rossa, ambulanza, 118 Nuo­va trage­dia a Seni­gal­lia: Car­la Zin­garet­ti, 55 anni, è sta­ta trova­ta sen­za vita nel suo negozio in via Pisacane, la mer­ce­ria “Cugi Cugi. E’ suc­ces­so nel­la ser­a­ta dell’11 feb­braio. A fare la dram­mat­i­ca scop­er­ta le forze dell’ordine ed i famil­iari: era­no sta­ti pro­prio questi ulti­mi a dare l’allarme per­ché la don­na non ave­va fat­to ritorno a casa nonos­tante l’ora tar­da.

L’esercizio com­mer­ciale era chiu­so dall’interno: per entrare è sta­to nec­es­sario l’intervento dei Vig­ili del Fuo­co. Sul pos­to, oltre agli agen­ti del Com­mis­sari­a­to di Seni­gal­lia, anche il medico legale che non ha potu­to fare altro che con­statare il deces­so avvenu­to qualche ora pri­ma. La salma è sta­ta mes­sa a dis­po­sizione del­la famiglia per cel­e­brare i funer­ali.

http://www.senigallianotizie.it/1327479099/senigallia-55enne-trovatasenza-vita-nel-suo-negozio

Giordani71

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Vietato dire “clandestino”. Lega condannata. Salvini: “Siamo alla follia”

Dit­tatu­ra del politi­ca­mente cor­ret­to

Il giudice: “Il termine ha una valenza denigratoria ed è emblema di negatività”. Il sindaco Fagioli: “Censura di stampo comunista. Se non la pensi come loro, vieni condannato”

Vietato dire "clandestino". Lega condannata. Salvini: "Siamo alla follia"

Foto ANSA

Nel­la neolin­gua politi­ca­mente cor­ret­ta, impos­ta anche a colpi di sen­ten­ze giudiziarie, è vieta­to uti­liz­zare la paro­la clan­des­ti­no. Per­ché “espres­sione dal carat­tere den­i­gra­to­rio e dis­crim­i­na­to­rio”. Con queste moti­vazioni un giu­dice del Tri­bunale di Milano ha con­dan­na­to la Lega a pagare 14mila euro per aver aff­is­so nell’aprile scor­so i man­i­festi “Saron­no non vuole clan­des­ti­ni”, in mer­i­to all’arrivo di 32 profughi in una strut­tura vici­no alle scuole. La con­dan­na dunque è per dis­crim­i­nazione, su ricor­so di Asgi e Naga, due asso­ci­azioni di volon­tari­a­to pro immi­grati.

Il ter­mine ‘clan­des­ti­no’ ha una valen­za den­i­gra­to­ria e viene uti­liz­za­to come emble­ma di neg­a­tiv­ità”. E anco­ra: “È ido­neo a creare un cli­ma intim­ida­to­rio (implici­ta­mente aval­lan­do l’idea che i ‘clan­des­ti­ni’, non rego­lar­mente sog­gior­nan­ti in Italia, devono allon­ta­nar­si)”, curioso in effet­ti che i clan­des­ti­ni, cioè gli immi­grati irre­go­lari, deb­bano essere allon­ta­nati, espul­si, come accade in tut­ti i pae­si civili del mon­do.

Definire clan­des­ti­ni col­oro che entra­no irre­go­lar­mente in Italia quin­di sarebbe non logi­co e lin­eare ben­sì “intim­ida­to­rio”. “Emerge con chiarez­za la valen­za grave­mente offen­si­va e umiliante di tale espres­sione, che ha l’effetto non solo di vio­lare la dig­nità degli stranieri, richieden­ti asi­lo, apparte­nen­ti ad etnie diverse da quelle dei cit­ta­di­ni ital­iani, ma altresì di favorire un cli­ma intim­ida­to­rio e ostile nei loro con­fron­ti”, scrive anco­ra il giu­dice.

Il leader del­la Lega, Mat­teo Salvi­ni,non si pie­ga ai dik­tat del­la neolin­gua: ”C’è qual­cuno che, oltre ad impor­ci un’immigrazione fuori con­trol­lo, vuole impor­ci anche una nuo­va lin­gua ital­iana. E dunque, io con­tin­uerò a pro­nun­cia­re la paro­la mes­sa al ban­do”. ”Siamo alla fol­lia”, aggiunge Salvi­ni; “si perseguono gli ital­iani e i vocaboli usati. Io sono anda­to a con­trol­lare sul­la Trec­ca­ni il ter­mine, onde evitare frain­tendi­men­ti… Bas­ta leg­gere un dizionario del­la lin­gua ital­iana”.

Il sin­da­co di Saron­no, Alessan­dro Fagi­oli, è basito: “Siamo alla cen­sura di stam­po comu­nista. Se non la pen­si come loro, vieni con­dan­na­to”, spie­ga al Pop­ulista. “Se la paro­la in ques­tione è proibi­ta, can­cel­latela dal vocabo­lario. Chi entra nel nos­tro Paese sen­za avere tito­lo per far­lo, sen­za doc­u­men­ti o visti, è un clan­des­ti­no”. Eppure la sen­ten­za pare negare anche ques­ta ovvi­età: “Gli stranieri che fan­no ingres­so nel ter­ri­to­rio del­lo Sta­to ital­iano, per­ché temono a ragione di essere perse­gui­tati o per­ché cor­rono il ris­chio effet­ti­vo in caso di rien­tro nel paese d’origine di subire un grave dan­no, non pos­sono con­sid­er­ar­si irre­go­lari e non sono, dunque, ‘clan­des­ti­ni’”. Quin­di non sareb­bero da con­sid­er­are clan­des­ti­ni nem­meno pri­ma di pre­sentare la doman­da d’asilo.

Questo è un proces­so politi­co nei con­fron­ti di chi, come la Lega, è con­trario a ques­ta immi­grazione – aggiunge Fagi­oli -. Se una per­sona scav­al­ca un muro di cin­ta ed entra in una pro­pri­età pri­va­ta pos­so, almeno dal pun­to di vista politi­co, definir­lo un ladro? Assur­do poi argo­mentare che la paro­la clan­des­ti­no avrebbe un’accezione neg­a­ti­va. Esiste anco­ra la lib­ertà di espres­sione?”.

http://www.ilpopulista.it/news/23-Febbraio-2017/11113/vietato-dire-clandestino-lega-condannata-salvini-siamo-alla-follia.html?fbclid=IwAR0s3Y9U3pK3z2oK67nmnu-_QC5qYs4dVJiRzOVwx5pb38gpMdWV9qO7I34

Bossi71

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Marattin (Pd) alza le mani sul collega M5s. Ecco il ritorno del fascismo

https://themeticulous.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2019/02/marattin.jpeg

Lampi del pensiero di Diego Fusaro/ Se, come taluni dicono, sta tornando il fascismo, ebbene esso si è reincarnato nell’atteggiamento di certi antifascisti

di Diego Fusaro

Ed ecco l’ultima. La appren­di­amo con un sen­ti­men­to anfibio tra diver­ti­men­to e rasseg­nazione. Riguar­da la denun­cia, avvenu­ta ieri, ad opera del Movi­men­to Cinque Stelle: “Marat­tin (Pd) ha alza­to le mani su un nos­tro dep­u­ta­to”. Sic. Il sign­or Marat­tin, colui che poche set­ti­mane addi­etro, tes­se­va le lodi dell’operato francese in Africa con il fran­co africano, ora si dis­tingue in ques­ta inedi­ta maniera. Che è, poi, doc­u­men­ta­ta da un video facil­mente rin­trac­cia­bile in rete.

Che dire? Se, come talu­ni dicono, sta tor­nan­do il fas­cis­mo, ebbene esso si è rein­car­na­to nell’atteggiamento di cer­ti antifascisti. Com­men­to l’operato di Marat­tin can­tic­chi­an­do anco­ra una vol­ta tra me e me: “O par­ti­giano, por­ta­lo via!”.

Marat­tin (Pd) alza le mani sul col­le­ga M5s. Ecco il ritorno del fas­cis­mo

Bossi71

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Malore nella metro B a Roma: muore pendolare, chiusa la stazione Marconi

Mer­coledì 6 Feb­braio 2019

È sta­to colto da un mal­ore in metro B a Roma, men­tre anda­va al lavoro con alcu­ni col­leghi, è sta­to fat­to scen­dere dal con­voglio ed è mor­to sul­la banchi­na del­la stazione Mar­coni. È accadu­to sta­mat­ti­na intorno alle 8. Sul pos­to la polizia. L’uomo, un operaio di 57 anni, si è sen­ti­to male e le per­sone che era­no con lui lo han­no aiu­ta­to a scen­dere dal con­voglio: nonos­tante gli sia sta­to prat­i­ca­to un mas­sag­gio car­dia­co, l’uomo non ce l’ha fat­ta ed è dece­du­to. Al momen­to i treni del­la metro B in direzione Lau­renti­na non effet­tuano la fer­ma­ta Mar­coni.
https://www.ilmessaggero.it/roma/news/morto_malore_metro_b-4281505.html
Giordani71
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Ama, l’inchiesta della procura partita da un esposto del presidente Bagnacani. I sospetti su un piano per farla fallire

Ama, l’inchiesta della procura partita da un esposto del presidente Bagnacani. I sospetti su un piano per farla fallire

Nell’esposto, sec­on­do quan­to appre­so dal Fatto.it, c’è un elen­co det­taglia­to di tutte le vicende che han­no riguarda­to i rap­por­ti fra Ama e Campi­doglio dal 31 mar­zo 2018, data dell’approvazione del bilan­cio 2017, fino ad oggi. La tesi viene fer­ma­mente respin­ta dal Campi­doglio. “Una pala­ta di letame sen­za prece­den­ti, noi vogliamo l’Ama pub­bli­ca”, com­men­tano stizzi­ti dal Colle capi­toli­no
Una soci­età pub­bli­ca “sana” – sep­pur forte­mente indeb­i­ta­ta – che improvvisa­mente si ritro­va con un seg­no neg­a­ti­vo in bilan­cio. Oper­azione “impos­ta” dal suo socio uni­co, il Comune di Roma, sul­la base di quan­to affer­ma­to da un col­le­gio sin­da­cale forse for­mal­mente già decadu­to. Per­ché? A quale scopo? A chi gio­va? Forse ci sono inter­es­si di pri­vati che vor­reb­bero entrare nel ciclo dei rifiu­ti? E se c’entrasse il vec­chio piano che prevede “l’aiuto” dei pri­vati nel­lo smal­ti­men­to dei rifiu­ti romani? È la teo­ria che ha ispi­ra­to il cor­poso espos­to fir­ma­to dal pres­i­dente Loren­zo Bagnacani e con­seg­na­to alla Procu­ra di Roma all’indomani dell’approvazione del­la delib­era di Giun­ta con la quale si boc­cia­va il bilan­cio 2017 di Ama Spa. Doc­u­men­tazione che ha por­ta­to i mag­is­trati ad aprire un’inchiesta – per il momen­to sen­za inda­gati e sen­za ipote­si di reato – e ad ascoltare giovedì pomerig­gio l’assessora dimis­sion­ar­ia all’Ambiente, Pin­uc­cia Mon­ta­nari, come per­sona infor­ma­ta sui fat­ti, essendo sta­ta l’unica a votare in maniera con­traria.

La tesi viene fer­ma­mente respin­ta dal Campi­doglio. “Una pala­ta di letame sen­za prece­den­ti, noi vogliamo l’Ama pub­bli­ca”, com­men­tano stizzi­ti dal Colle capi­toli­no. Vir­ginia Rag­gi stes­sa, ad ogni usci­ta, cer­ca di ras­si­cu­rare l’opinione pub­bli­ca e resp­in­gere le accuse sem­pre meno velate che partono costan­te­mente dal­la sede azien­dale di via Calderon de la Bar­ca. Ora toc­cherà ai mag­is­trati capire se c’e’ un “dolo”, un “grande dis­eg­no” dietro ques­ta impasse o se, in gen­erale, qual­cuno ha commes­so reati. Omis­sione d’atti d’ufficio? Abu­so d’ufficio? O, al con­trario, il com­por­ta­men­to sbaglia­to è sta­to por­ta­to avan­ti dai ver­ti­ci soci­etari? Si vedrà.

COSA C’E’ NELLESPOSTO
Nell’esposto, sec­on­do quan­to appre­so da IlFattoQuotidiano.it, non ci sono con­sid­er­azioni ma c’è un elen­co det­taglia­to di tutte le vicende che han­no riguarda­to i rap­por­ti fra Ama e Campi­doglio dal 31 mar­zo 2018, data dell’approvazione in cda del bilan­cio 2017, fino ad oggi. A com­in­cia­re da un parere pro-ver­i­tate del­lo stu­dio LC&P di Milano, fir­ma­to dagli avvo­cati Anto­nio Catri­calà, Dami­ano Lipani e Rober­to Nigro, che sostiene che il Col­le­gio sin­da­cale di Ama – lo stes­so che ha dato parere neg­a­ti­vo all’approvazione del bilan­cio – sia “defin­i­ti­va­mente scadu­to  dal pro­prio incar­i­co con la con­seguen­za che tut­ti gli atti com­piu­ti suc­ces­si­va­mente all’11 novem­bre 2018 siano da riten­er­si affet­ti da nul­lità” e che “la per­du­rante inerzia di Roma Cap­i­tale nel­la sos­ti­tuzione dei mem­bri” sia “fonte di respon­s­abil­ità per la medes­i­ma ammin­is­trazione capi­toli­na”. Il col­le­gio sin­da­cale è pre­siedu­to da Mar­co Lonar­do, sin­da­co anche di Eni e Medi­aset Spa, in car­i­ca dai tem­pi di Vel­troni. Altro doc­u­men­to ben in vista, il parere del 3 gen­naio 2019 fir­ma­to dal prof. Mat­teo Cara­toz­zo­lo, un “luminare del­la revi­sione con­tabile” sec­on­do Ama, che smen­tisce fer­ma­mente la tesi del Col­le­gio sin­da­cale (cui si rifà la Giun­ta), sec­on­do cui il fon­do rischi per il con­tenzioso da 18 mil­ioni fra Roma Cap­i­tale e Ama si sarebbe dovu­to iscri­vere nel con­to eco­nom­i­co e non nel­lo sta­to pat­ri­mo­ni­ale. È un tec­ni­cis­mo diri­mente in ques­ta vicen­da: un meno nel doc­u­men­to che clas­si­fi­ca “entrate e uscite” por­ta a una perdi­ta d’esercizio e a un “prece­dente peri­coloso”, tenen­do con­to che il con­tenzioso totale sui servizi cimi­te­ri­ali non è di 18 mil­ioni ma di ben 60 mil­ioni. Alle­ga­ta anche la relazione dei revi­sori dei con­ti Ernst&Young che “pur evi­den­zian­do gli ele­men­ti di atten­zione, ha rilas­ci­a­to parere pos­i­ti­vo sul Bilan­cio”.

IL CAOS DEI SERVIZI CIMITERIALI
Ma per­ché il Comune sta tenen­do il pun­to in ques­ta maniera sul con­tenzioso da 18 mil­ioni? Cosa porterà il Campi­doglio in con­trod­e­duzione? l’intera par­ti­ta ammon­ta a 60 mil­ioni e riguar­da i ricavi per le con­ces­sioni dei loculi cimi­te­ri­ali dal 2006 al 2014. In questo peri­o­do, Ama avrebbe real­iz­za­to ex novo cir­ca 30.000 tombe e “ven­dute” oltre 80.000, incas­san­do almeno 160 mil­ioni di euro, a fronte di un inves­ti­men­to di 30 mil­ioni l’anno (15 mil­ioni finanziati dal Comune). Un parere legale del 7 set­tem­bre, fir­ma­to dall’avvocato Mario Bus­so­let­ti – e inser­i­to da Bagnacani nel suo espos­to – spie­ga che Roma Cap­i­tale avrebbe “inte­gral­mente ven­du­to man­u­fat­ti cimi­te­ri­ali trat­te­nen­done il rel­a­ti­vo cor­rispet­ti­vo” per 42 mil­ioni di euro, men­tre altri 18 mil­ioni sareb­bero rel­a­tivi ai “mag­giori costi sostenu­ti da Ama rispet­to al val­ore base sta­tu­ito dall’articolo 10” del­la Con­ven­zione. Nonos­tante il parere indichi come “cer­ti, liq­ui­di ed esi­gi­bili” i cred­i­ti van­tati dal­la soci­età, restano alcu­ni dub­bi. Pro­prio all’articolo 10 del con­trat­to di servizio del 2007 si legge che Ama era “del­e­ga­ta ad introitare per intero” i proven­ti che “han­no evi­den­za nel bilan­cio”, cir­costan­za con­fer­ma­ta a IlFattoQuotidiano.it da diver­si ex diri­gen­ti del Servizio Cimi­te­ri­ale ed evi­den­zi­a­ta da una relazione capi­toli­na del 5 luglio 2012, con la quale il Comune chiede­va che gli venisse ver­sato il 40% degli introiti incas­sati dalle aste dei man­u­fat­ti. Un con­testo, quel­lo del­la ges­tione dei Servizi Cimi­te­ri­ali di quegli anni, per niente limpi­do, su cui la Procu­ra di Roma, insieme alla Guardia di Finan­za, stan­no inda­gan­do non da oggi. Ed è per questo che i rilievi operati dal Campi­doglio non van­no pre­si sot­to gam­ba.

UN NUOVO CONTENZIOSO DA OLTRE 200 MILIONI
Intan­to, ieri mat­ti­na i ver­ti­ci di Ama han­no invi­a­to una let­tera in Campi­doglio alzan­do il tiro e chieden­do il paga­men­to di cred­i­ti van­tati nei con­fron­ti di Roma Cap­i­tale per oltre 200 mil­ioni di euro. Una reazione, a quan­to pare, a un’altra pre­sa di posizione, sta­vol­ta del diret­tore gen­erale del Campi­doglio, Fran­co Giampao­let­ti, che ha nega­to ad Ama la pos­si­bil­ità di trat­tenere in azien­da cir­ca 250 mil­ioni di euro rel­a­tivi alle ultime men­sil­ità del­la Tari, la tar­if­fa sui rifiu­ti che la soci­età capi­toli­na incas­sa per Roma Cap­i­tale. “Ci giri­no il denaro, poi si farà una cab­i­na di regia per il con­trat­to di servizio”, scrive in sin­te­si Giampao­let­ti all’assessore al Bilan­cio, Gian­ni Lem­met­ti. Un bel prob­le­ma di liq­uid­ità che, sec­on­do Bagnacani, impedi­rebbe alle banche di sbloc­care le linee di cred­i­to il prossi­mo 28 feb­braio, quin­di di pagare gli stipen­di e di garan­tire “la con­ti­nu­ità azien­dale” garan­ti­ta da Vir­ginia Rag­gi nei giorni scor­si. Una situ­azione che pre­oc­cu­pa il Campi­doglio, che sta cer­can­do di accel­er­are i tem­pi per la sos­ti­tuzione del cda – o mag­a­ri anche un com­mis­sario – anche se pare non sia facile trovare man­ag­er dal cur­ricu­lum adegua­to disponi­bili a suben­trare in ques­ta par­ti­ta così com­pli­ca­ta. Bagnacani, d’altronde, nel mag­gio 2017 era sta­to forte­mente volu­to da ques­ta mag­gio­ran­za e addirit­tura “scip­pa­to” a Chiara Appendi­no per la sua ammin­is­trazione tori­nese.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/16/ama-linchiesta-della-procura-partita-da-un-esposto-del-presidente-bagnacani-i-sospetti-su-un-piano-per-farla-fallire/4975833/

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Il MedNet era in regola. Non andava demolito. La sentenza del Tribunale di Roma

Il Med­Net non era abu­si­vo e quin­di non anda­va demoli­to. La sen­ten­za che sta­bilisce la rego­lar­ità del­la strut­tura in con­ces­sione a Fab­rizio Fuma­gal­li arri­va dal Tri­bunale di Roma. Ieri infat­ti il giu­dice Alessan­dra Cup­pone ha mes­so un pun­to sul proces­so avvi­a­to da Roma Cap­i­tale che ave­va accusato Fuma­gal­li di aver costru­ito abu­si­va­mente la strut­tura gesti­ta da oltre 40 anni.

Un’assoluzione piena data per­chè “il fat­to non sus­siste” e quin­di la strut­tura in rego­la, lo scor­so 11 dicem­bre non dove­va essere demoli­ta. Un inter­ven­to – costa­to alle casse comu­nali cir­ca 30mila euro tra la demolizione del­la strut­tura e la rimozione del­la pedana, entrambe in leg­no – a cui ave­va pre­sen­zi­a­to anche il sin­da­co Vir­ginia Rag­gi che era sta­to pre­sen­ta­to come l’occasione per ripristinare la legal­ità sulle spi­agge del Litorale Romano. Se non fos­se che per il tri­bunale quel­la legal­ità Fuma­gal­li l’aveva sem­pre rispet­ta­ta.

Nel 1999 infat­ti Campi­doglio e enti coin­volti nel cor­so di una con­feren­za dei servizi ave­vano dato il via lib­era alla sos­ti­tuzione dei due vec­chi con­tain­er risalen­ti agli anni ’70, che ospi­ta­vano prece­den­te­mente il cir­co­lo veli­co, con la strut­tura del Med­Net. Era sta­to il Comune di Roma che se da una parte ave­va autor­iz­za­to l’intervento dall’altra non ave­va rilas­ci­a­to il tito­lo edilizio, nonos­tante le ripetute sol­lecitazioni. 
“Il Tri­bunale Penale di Roma – ha com­men­ta­to la sen­ten­za Fab­rizio Fuma­gal­li sul suo pro­fi­lo Face­book – mi ha resti­tu­ito la seren­ità riconoscen­do che le accuse di abu­sivis­mo edilizio rifer­i­to al Med sono inesisten­ti, sono sta­to “ASSOLTO PERCHEIL FATTO NON SUSSISTE”. Mi auguro che la Polit­i­ca e soprat­tut­to l’Amministrazione apra­no una rif­les­sione seria sul­la facil­ità con cui si sono acco­mu­nati fat­ti di Mafia e di Cor­ruzione nel­la Pub­bli­ca Ammin­is­trazione con una intera cat­e­go­ria di impren­di­tori bal­n­eari”.
https://ostia.newsgo.it/2019/02/il-mednet-era-in-regola-non-andava-demolito-la-sentenza-del-tribunale-di-roma/?fbclid=IwAR23gxm7oPOd6yNMHbvMdeahUHZcoW1gGYhK5VCe4K_uT9x-RE9IHr1o3EI
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