TRE PANDORI AL BENTEGODI, IL MILAN SPROFONDA A VERONA

TRE PANDORI AL BENTEGODI, IL MILAN SPROFONDA A VERONACARACCIOLO, KEAN E BESSA CONDANNANO GATTUSO ALLA PRIMA SCONFITTA IN CAMPIONATO DELLA SUA GESTIONE, ESPULSO SUSO-​​ LA RABBIA DEI TIFOSI ROSSONERI SUI SOCIALCONCEDERE 3 GOL A UNA SQUADRA CHE NE AVEVA FATTI 14 NELLE PRIME 16 GIORNATE È UN SEGNALE INQUIETANTE

Da www​.corrieredellosport​.it

verona verona

«Quello del Verona è un campo maledetto». Rino Gattuso aveva avvertito i suoi che il Bentegodi nascondeva molte insidie ma forse non si immaginava neanche lui di vedere una recita così intensa dell’Hellas e così scialba dei suoi. Il Milan incassa la prima sconfitta della nuova gestione e il 3-​​0 sembra certificare l'impressione che la svolta sia stata solo una mano di vernice su congegno arrugginito.

BUON IMPATTOIl Milan approccia il match in maniera baldanzosa cercando continui cambi di fronte e dimostrando di voler dettare i ritmi. Il biglietto da visita dei rossoneri è un tiro in porta di Calabria dopo 51 secondi dal fischio di Orsato. Al 10’ il primo segnale di vita per i padroni di casa sboccia sul fronte sinistro: Caceresdialoga con Verde e poi prova vanamente a impensierire Donnarumma. Il Milan si affida principalmente alle idee di Suso che semina spesso il panico nella difesa avversaria: al 18’ un errore di Verde da il la alla ripartenza rossonera che culmina in un tiro dal limite di Kalinic, servito proprio dallo spagnolo.

bonucci bonucci

LA PRIMA DI CARACCIOLOA metà frazione il primo cambio per i padroni di casa: Bessa entra al posto dell’infortunato Valoti. Pochi secondi dopo l’Hellas sbriciola l’equilibrio con un imperioso colpo di testa di Caracciolo, al primo gol in Serie A: sul corner battuto da destra da Romulo, il difensore si staglia nella difesa rossonera e incastona il pallone sotto la traversa. La velocità della traiettoria lascia immobile Donnarumma che tocca con il braccio quasi senza ccorgersene prima di vederlo finire in fondo alla rete.

VERONA VERONA

SUSO VS NICOLAS - E’ istantanea la replica del Milan che ci prova subito con la botta di Kessie disinnescata da un Nicolas molto reattivo. Passano 12 minuti e, dopo l’ingresso di Kean al posto di Cerci, la squadra di Gattuso sfiora il pareggio con una doppia conclusione di Suso: lo spagnolo, liberissimo in area ma defilato sulla destra, prima si fa murare dal solito Nicolas e poi da un intervento disperato di Herteaux. La singolar tenzone tra Suso e Nicolas si ripete anche al 42’: il portiere brasiliano si allunga sulla sinistra e cancella la punizione del numero 8. Il primo tempo tramonta con una manata di Borini a Ferrari: l’arbitro si appella al Var e propende per il cartellino giallo.

LA RIPRESANell’intervallo Gattuso rompe gli indugi e mette Cutrone al posto di Rodriguez. Come già successo nella prima frazione, il Milan esce dai blocchi della ripresa a velocità folgorante: bastano 8 secondi a Kalinic per ipotizzare una stoccata che viene arginata da Herteaux. La partita è nervosa e il Milan rischia moltissimo al 48’ quando Romagnoli ferma fallosamente Kean, lanciato a rete. Per l’arbitro è solo giallo.

gattuso gattuso

SUPER KEAN - Il Milan spinge ma viene trafitto dal Verona al 55’. Sono i due sostituti a disegnare in maniera magistrale il 2-​​0: Bessa scatta sulla sinistra sul filo del fuorigioco e mette dentro in orizzontale per Kean che con calma olimpica incrocia il sinistro nell’angolino. Gattuso reagisce mettendo André Silva al posto di Kalinic e ordina un 4-​​4-​​2. La prima occasione si concretizza al 68’ e come al solito il protagonista è Suso che chiama Nicolas ad alzare la palla sopra la traversa. 5 minuti dopo ci prova anche Bonucci ma il suo colpo di testa termina fuori di poco.

pandori pandori

LA SENTENZA L’apatia ospite si specchia nel cinismo del Verona che al 77’ cala il tris completando la vendetta per il ko in Coppa Italia: il contropiede fulminante viene infiocchettato da Romulo che serve l’assist per la prima rete in Serie A di Bessa. Nel finale il Milan prova a dare una parvenza meno disastrosa al risultato ma Bonucci e Cutrone (palo esterno) sfiorano solo il bersaglio. Il nervosismo che ha scandito tutta la gara sfocia nel cartellino rosso che Orsato (con l'ausilio del Var) sventola davanti agli occhi di Suso per un intervento con il piede a martello al 90'. E' il punto esclamativo sul dramma rossonero: dopo 2 successi consecutivi, Gattuso deve ingoiare un tracollo che sfarina i piccoli miglioramenti dei suoi primi giorni al posto di Montella. Il problema del Milan non è solo offensivo: concedere 3 gol a una squadra che ne aveva fatti 14 nelle prime 16 giornate è un segnale inquietante di fragilità psicologica.

http://​www​.dagospia​.com/​r​u​b​r​i​c​a​-​3​0​/​s​p​o​r​t​/​t​r​e​-​p​a​n​d​o​r​i​-​b​e​n​t​e​g​o​d​i​-​m​i​l​a​n​-​s​p​r​o​f​o​n​d​a​-​v​e​r​o​n​a​-​n​d​a​s​h​-​c​a​r​a​c​c​i​o​l​o​-​1​6​3​0​6​6​.​htm

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Perché secondo Assange Bitcoin è la vera rivoluzione di Occupy Wall Street

Il fondatore di Wikileaks ricorda la natura 'rivoluzionaria' della criptovaluta, dopo aver ringraziato gli Usa di averlgi garantito ottimi guadagni con la moneta virtuale

Perché secondo Assange Bitcoin è la vera rivoluzione di Occupy Wall Street 

"Bitcoin è la vera Occupy Wall Street". Julian Assange su Twitter è tornato a parlare di Bitcoin ricordando la natura anti-​​sistema della criptovaluta che oggi ha registrato nuovi rialzi arrivando a sfiorare i 19mila dollari. Ma il fondatore di Wikileaks punta su quella che forse è la vera natura di Bitcoin, ovvero uno strumento nato come alternativa alla finanza tradizionale, anche se per molti oggi sembra essere soltanto uno strumento di speculazione finanziaria.

Occupy Wall Street è stato un movimento di contestazione pacifica, nato il 17 settembre 2011 per denunciare gli abusi del capitalismo finanziario, che si è poi concretizzato in una serie di dimostrazioni nella città di New York presso Zuccotti Park. Il nome del movimento assume Wall Street quale obiettivo simbolico, in quanto sede della Borsa di New York ed epicentro della finanza mondiale.

Bitcoin, e tutte le criptovalute che sono nate dopo di lui, non sono nate come strumenti di speculazione. Nasce di fatto come sistema alternativo al sistema finanziario basato sulla fiducia dei risparmiatori verso le terze parti, che siano banche o governi centrali. "Bitcoin è sostanzialmente la volontà di liberare le persone dalla tirannia della centralizzazione del sistema basato sulla fiducia verso i controllori" secondo la definizione di Paul Vigna nel suo fortunato libro The Age of Cryptocurrency: "Nasce dalla di creare un'alternativa a questo sistema con l'idea che la gente possa riprendere il possesso del potere finanziario dato alle banche, ai governi, al legislatore".

Di qui il paragone di Assange con Occupy Wall Street, che aveva come principale slogan "We are the 99%", noi siamo il 99%, contestando che solo l'1% della popolazione mondiale fosse in possesso della maggior parte della ricchezza. Assange con ogni probabilità immagina che il sistema decentralizzato di Bitcoin possa cambiare questa proporzione, rimettendo la ricchezza nelle mani della maggioranza della popolazione mondiale.

Il 14 ottobre scorso Assange sempre su Twitter sbeffeggiò il governo Usa dicendo che, costringendo Wikileaks a raccogliere fondi solo in Bitcoin, oggi ha reso l'organizzazione piuttosto ricca, garantendo guadagni sui Bitcoin raccolti del 5.000%.

My deepest thanks to the US government, Senator McCain and Senator Lieberman for pushing Visa, MasterCard, Payal, AmEx, Mooneybookers, et al, into erecting an illegal banking blockade against @WikiLeaks starting in 2010. It caused us to invest in Bitcoin -- with > 50000% return.

https://​www​.agi​.it/​e​c​o​n​o​m​i​a​/​b​i​t​c​o​i​n​_​a​s​s​a​n​g​e​_​o​c​c​u​p​y​_​w​a​l​l​_​s​t​r​e​e​t​-​3​2​8​1​9​0​7​/​n​e​w​s​/​2​0​1​7​-​1​2​-​16/

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Cancellarsi da Facebook in massa

Che aspettiamo a fare la più brutta e la meno romantica di tutte le rivoluzioni? Si fa da casa, sul divano. Basta un click. Adesso. Non dobbiamo spintonarci con la ressa dei manifestanti, non ci sono molotov da bruciare, Palazzi d'inverno da assediare. Tutto sarà così poco eroico! Niente epica, niente etica, niente estetica!
di Lorenzo Vitelli - 16 dicembre 2017

Se qualcuno bussa alla tua porta con l’idea di farti del bene, tu scappa a gambe levate. Così, più o meno, diceva Henry-​​David Thoreau, un uomo che si era fatto bastare le stelle e la compagnia di se stesso (la più atroce da sopportare). Ma così dovremmo fare noi tutti, darcela a gambe, di fronte alla megamacchina virtuale gestita dall’équipe di pantofolari della californiana Valle del Silicio. Cresciuti a forza di patatine, skateboard, video su Youtube e teste infilate nel gabinetto, questi disadattati si sono messi in testa di fare il nostro bene! Mai idea fu più pericolosa!

Se Rousseau, di cui odiamo l’ingenuità leziosa, sosteneva che l’uomo è naturalmente buono perché è mosso dall’istinto della pietà, noi diciamo che proprio questo istinto – a metà tra una non ben definita empatia universale e una narcisistica volontà di potenza individuale – è la causa di tutti mali. Tutti i filosofi, persino Hobbes, ma anche Kant, a dare addosso all’insocievolezza. Ma è la socievolezza il nostro vizio più grande! Voler entrare per forza nella vita degli altri, condividere le nostre esperienze, modificare la condizione altrui, cambiare le sorti dell’umanità tutta. Ma chi la conosce questa umanità? Fare del bene: a chi? Come? Con quale legittimità? Chi ve lo ha chiesto? Non era questo lo scopo dei dittatori più sanguinari? Cristo non era sceso sulla terra proprio per farsi carico del nostro dolore? E quanto dolore, quante guerre, quanto sangue ha portato a sua volta? Il rude pugno della morale non ha alcun rispetto della nobile essenza dell’egoismo diceva Max Stirner. E allora siano maledetti i benefattori e tutti coloro che si esprimono per bocca dell’umanità.

Max Stirner, anarco-individualista, in un ritratto realizzato da Friedrich Engels.

Max Stirner, anarco-​​individualista, in un ritratto realizzato da Friedrich Engels.

Così questi guru delle nuove piattaforme sociali si sono preposti questo obiettivo. Vogliono farci del bene. Vogliono suggerirci la felicità! E chi l’ha mai definita, la felicità? Non ci è riuscito Socrate, ma è convinto di esserci riuscito un nerd in pantofole! Mark Zuckerberg, questo moderno Prometeo, ha detto infatti durante il suo discorso ad Harvard che la felicità è un senso di appartenenza a qualcosa di più grande di noi, e che tutti vogliono essere connessi. Tutti quanti, gratuitamente, come una grande tribù universale!

Fatti lo smartphone, costa solo 15 euro al mese! Scaricati quest’App, è gratis! – così gli fa eco l’inebetito fruitore di telefoni intelligenti, ignaro del fatto che più il suo telefono s’ingegna, più lui si istupidisce. È proprio perché è gratis, proprio perché tutta questa truffa dell’iperconnessione sembra disinteressata, che non bisogna cascare nella trappola dei gobbuti e pallidi webmaster con aspirazioni imprenditoriali. Con il volto bonario e benevolo della filantropia ci regalano le piattaforme che poi ci ruberanno, giorno dopo giorno, localizzazione dopo localizzazione, click dopo click, ciò che abbiamo di più prezioso: il diritto, sacrosanto, di essere irreperibili, e soprattutto quello di non sapere che cosa vogliamo, di quale felicità vogliamo vivere.

Mark Zuckerberg, un dittatore in ciabatte

Mark Zuckerberg, un dittatore in ciabatte

Basta essere sempre raggiungibili, sempre connessi, sempre sul pezzo. Dio benedica i ritardatari, i fuggiaschi, i clandestini, i titubanti, i desaparecidos del mondo virtuale. Basta essere sempre consigliati, guidati, eterodiretti, influenzati da una carrellata di prodotti, immagini e informazioni che stimolano i nostri organi a una velocità che la nostra intelligenza non riesce a controllare, tanto che dobbiamo arrenderci all’emotività, dobbiamo appaltare la nostra morfologia sentimentale al più istintivo ed elementare dei giudizi: mi piace/​non mi piace.

Non ne possiamo più di sapere che gli orsi polari sono in via di estinzione, di vedere i seni turgidi dell’ultima supertopmodel. Noi li vogliamo anche palpare. Non ne possiamo più di credere che il segreto della felicità è in quel viaggio in Thailandia. Noi non vorremo neanche sapere dove sta la Thailandia. Non ne possiamo più di sapere che mentre ci sbattiamo le ore per portare a casa gli scampoli di uno stipendio vero che non arriverà mai, c’è un tipo barbuto che ha mollato tutto – che cosa poi? Che cosa hanno mollato davvero questi santoni vestiti Quechua? – per fare il giro del mondo in bicicletta. Che un altro ha svoltato vendendo succhi di papaya biologici online. Che una ex impiegata di banca ha trovato la felicità grazie alle prestazioni sessuali di un aitante sudafricano sulle sponde di città del Capo. Chissenefrega di questa umanità!

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E invece no! Perché fregarsene? È tutto gratis, tutto a portata di click. La felicità è a un passo! Ma la strada della felicità sui social network è lastricata di pop-​​up pubblicitari. E così se non possiamo permetterci le tette della topmodel o il giro del mondo in mountain bike (perché realisticamente abbiamo altro da fare) dopo averci stimolato, fatti sentire parte di questa brodaglia iperconnessa, per consolarci gli algoritmi funambolici di queste piattaforme ci incoraggiano a comprare qualche surrogato. Magari un due notti sull’appenino a fare un po’ di freeclimbing, magari una escort o un bel fuoristrada 4×4.

Che aspettiamo allora, a rivoltarci in massa, noi annoiati scalatori di pagine virtuali con la sola forza dei nostri pollici logori? Che aspettiamo a fare la più brutta e la meno romantica di tutte le rivoluzioni? Si fa da casa, sul divano. Basta un click. Adesso. Non dobbiamo spintonarci con la ressa dei manifestanti, non ci sono cori da intonare, sanpietrini da lanciare, molotov da bruciare. Non ci saranno celerini né Palazzi d’inverno. Su di noi non sarà fatta violenza. Tutto sarà così poco eroico! Così meschino. Niente epica, niente etica, niente estetica! La nostra presa della Bastiglia è impegnativa quanto una partita a Ruzzle. Cosa è rimasto, infatti, di epico, in questa società, se non gli spot pubblicitari? Intrepidi guidatori di auto sportive mandano a quel paese il proprio capo e sfrecciano sulla Route 666. Ecco l’ultima narrazione eroica. Ma la mitopoiesi degli spot è inversamente proporzionale all’eccezionalità delle nostre vite reali. Gli hashtag camuffano la banalità del quotidiano.

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Eppure questa rivoluzione così piccola, pascoliana, sembra impossibile. Sopraggiungono i pensieri, i cattivi pensieri, come puttane della nostra impotenza: – e poi come rimorchierò la tipa disinvolta che ha messo like alla mia foto? Come raggiungerò il ristorantino sull’ostiense? Come conterò i miei battiti cardiaci mentre faccio jogging? Le calorie del pasto? Come ordinerò il sushi a quel povero diavolo che si era comprato la bicicletta per mollare tutto e si ritrova invece con lo zaino di Deliveroo sulle spalle? Come farò a dire la mia sulla vittoria di Mario Mario a X Factor? Come troverò quel buono sconto? Come risponderò alle mail? Come come come…

Utopia delle utopie, è diventata per noi la più piccola, la più misera delle rivoluzioni che un popolo abbia mai dovuto fare. Cancellarsi tutti, adesso, da Facebook e simili. Senza neanche doversi riversare nelle strade. Cancellarsi da Facebook e poi aspettare. Guardare fuori dalla finestra, dove un uomo invasato correrà strepitando:

Facebook è morto e noi lo abbiamo ucciso. Non è per noi troppo grande, la grandezza di questa azione? Che altro sono ancora questi dannati telefoni, se non le fosse e i sepolcri di Facebook?

E così scaraventare contro il muro il nostro cellulare intelligente, e fregarcene beatamente della situazione demografica dei panda, delle malattie, delle epidemie, della fame nel mondo, dei danni del fumo. E poter non partecipare. Non dare informazioni. Svuotare i luoghi virtuali dove si esercita questa scansione illegittima dei nostri desideri, dove se ne innestano di nuovi. Liberarci da chi gratuitamente si prodiga per il nostro bene, facendo il suo di bene! Fermare questa macchina impazzita. A quel punto i più valorosi potranno andare anche loro per le strade. Magari parlare con qualcuno. Stargli sinceramente sulle palle. Senza sapere cosa succede agli orsi polari. Ai bambini africani. Senza che nessuna applicazioni si preoccupi per lui. Senza che nessuno gli indichi il sentiero della felicità. Solo con se stesso. Con la desolazione cosmica. Come il primo degli uomini. Senza sapere niente. Perché riposo non avremo se non nelle ombre dell’ignoto.

http://​www​.lintellettualedissidente​.it/​i​n​a​t​t​u​a​l​i​/​c​a​n​c​e​l​l​a​r​s​i​-​d​a​-​f​a​c​e​b​o​o​k​-​i​n​-​m​a​s​sa/
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Curia vende all'imam i terreni per la moschea a Sesto fiorentino

Accanto al luogo di culto per i musulmani costruiranno un edificio cattolico

La Chiesa e la comunità islamica hanno raggiunto un accordo: la moschea si farà, a Sesto Fiorentino.

E la si costruirà su terreni venduti dalla Curia locale, in un'operazione che coinvolge anche l'Università di Firenze, che invece cederà lo spazio necessario all'edificazione di un centro cattolica, che sarà proprio accanto al luogo di culto dei musulmani.

L'area su cui si costruiranno i due nuovi edifici è litrofa al Polo universitario scientifico di Sesto. Il 21 dicembre il consiglio d'amministrazione dell'ateneo sancirà formalmente il patto, ma i dettagli sono già chiari. E - scrive La Nazione - anche il valore dell'operazione: 260mila euro. Poi spetterà a Curia e musulmani trovare i finanziamenti per i due edifici.

"Tutti hanno diritto a un luogo degno per l’esercizio del proprio culto", aveva già detto il cardinale Giuseppe Betori, aggiungendo che la moschea in piazza dei Ciompi non era dignitosa. Nel messaggio di Natale aveva parlato chiaramente contro l'ipotesi di un referendum per chiedere ai cittadini se volessero una moschea.

http://​www​.ilgiornale​.it/​n​e​w​s​/​c​r​o​n​a​c​h​e​/​c​u​r​i​a​-​v​e​n​d​e​-​a​l​l​i​m​a​m​-​i​-​t​e​r​r​e​n​i​-​m​o​s​c​h​e​a​-​s​e​s​t​o​-​f​i​o​r​e​n​t​i​n​o​-​1​4​7​4​1​3​6​.​h​t​m​l​?​m​o​b​i​l​e​_​d​e​t​e​c​t​=​f​a​lse
Battaglia71
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Metro C a Roma, 221 milioni di danni. "Paghino gli amministratori"

Metro C a Roma, 221 milioni di danni. "Paghino gli amministratori"

A giudizio Alemanno, Guido Improta ex assessore di Marino, il superdirigente Incalza e altri 22 funzionari per sprechi e ritardi

di GIOVANNA VITALE

Duecentoventuno milioni di euro. È il maxi-​​ risarcimento chiesto dalla Corte dei Conti a 25 tra ex amministratori, dirigenti comunali e ministeriali, oltre ai vecchi responsabili di Roma Metropolitane, per l'aumento dei costi e dei tempi di costruzione della metro C.

Con un provvedimento monstre di 325 pagine il pm Paolo Crea contesta a tutti i rinviati a giudizio - fra cui l'ex sindaco Gianni Alemanno, l'ex potentissimo dirigente delle Infrastrutture Ercole Incalza e l'ex assessore Guido Improta, titolare dei Trasporti all'epoca di Marino, invece archiviato - "una serie di comportamenti illeciti mediante i quali soggetto aggiudicatore" , ovvero Roma Metropolitane, "e contraente generale" (il Consorzio Metro C formato da Vianini, Astaldi, CCC e Ansaldo), "di comune accordo tra loro, inscenando una res litigiosa priva di qualsiasi presupposto o i cui presupposti venivano fittiziamente creati, addivenivano nel corso dell'opera a più accordi finalizzati a modificare le condizioni che avevano determinato l'aggiudicazione dell'appalto".

Una sorta di complotto, secondo il pm, teso anche "a modificare gli accordi economici facendo lievitare il costo dell'opera mediante indebiti riconoscimenti al contraente generale, tramite il ricorso a riserve " fittizie", pretestuose, infondate e comunque utilizzate impropriamente " . Nonché a "concedergli maggiori tempi di ultimazione dei lavori nonostante, di volta in volta, l'esecutore dimostrasse di non essere in grado di rispettarli".

Una vicenda lunga e intricata che parte nel 2006, subito dopo l'assegnazione della gara da 2,5 miliardi (oggi lievitati a 3,6), allorché i costruttori cercano di recuperare i 363 milioni di ribasso d'asta col ricorso sistematico alle riserve: cioè con richieste economiche aggiuntive da mettere sul conto della stazione appaltante. Per di più addebitando al Comune i ritardi nell'esecuzione dei lavori. Tant'è che nel 2011 - poiché "le riserve iscritte in modo incessante avevano raggiunto l'esorbitante cifra di 1,4 miliardi, a fronte di una tratta di lavori che aveva un importo di poco più di 1 miliardo" - le parti decidono di avviare una transazione. A deciderla, un Comitato paritetico nel quale sederà anche "un magistrato della Corte dei Conti, in qualità di osservatore e garante della trasparenza dei lavori", precisa il pm.

Si tratta della giudice Maria Elena Raso, che però - stranamente - il collega Crea alla fine scagionerà, spedendo invece a processo tutti gli altri membri del Comitato per non aver accertato la fondatezza delle richieste economiche avanzate dai costruttori. L'accordo - secondo l'accusa pilotato da Alemanno - si chiude con un maggiore esborso per 115 milioni. Nel frattempo, siamo a giugno 2013, si insedia la giunta Marino e l'assessore Improta esprime forti dubbi su quell'intesa. Il Consorzio Metro C però non ci sta e comincia una vera e propria rappresaglia: minaccia di licenziare tutti gli operai e blocca i cantieri.

Il Campidoglio è sotto assedio e alla fine cede. Contro il parere dell'allora assessora al Bilancio e giudice contabile, Daniela Morgante, che mette per iscritto il suo dissenso: motivi poi sposati dal pm e collega Crea. Che nella citazione scrive: "

Con il contributo di altri dirigenti dell'amministrazione capitolina, pur in presenza di una serie di inequivocabili anomalie che avrebbe imposto di soprassedere (...) è stato dato corso all'illegittimo pagamento a favore di metro C di 250 milioni di euro". Era tutta una combine, insomma. Dalla quale tuttavia, per somma beffa, sono rimasti fuori i vertici del Consorzio Metro C, ipotetico " corruttore": per loro è stato dichiarato il non luogo a procedere.

http://​roma​.repubblica​.it/​c​r​o​n​a​c​a​/​2​0​1​7​/​1​2​/​1​5​/​n​e​w​s​/​m​e​t​r​o​_​c​_​a​_​r​o​m​a​_​2​2​1​_​m​i​l​i​o​n​i​_​d​i​_​d​a​n​n​i​_​p​a​g​h​i​n​o​_​g​l​i​_​a​m​m​i​n​i​s​t​r​a​t​o​r​i​_​-​1​8​4​1​9​2​2​78/

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Donna di 33 anni, madre di due bimbi di 5 e 17 mesi, uccisa a coltellate in casa. E' stato il convivente pakistano: arrestato

Donna di 33 anni, madre di due bimbi di 5 e 17 mesi, uccisa a coltellate in casa. E' stato il convivente pakistano: arrestato

MILANO - È stata trovata in bagno, a terra; l'addome squarciato da tre colpi d'arma da taglio nella sua casa in via Santini a Parabiago, nel Milanese. La donna, Simona Forelli, 33 anni, casalinga, madre di due figli di 5 e 17 mesi, è morta poco dopo essere stata trovata dalla madre che era andata a farle visita.

In casa mancava il convivente della vittima, Zhair Sadigue, un pakistano di 35 anni, che poi è tornato quando già in casa c'erano già i carabinieri e ha confessato di essere stato lui, al termine di una lite. La coppia viveva in Inghilterra ed era venuta in vacanza a Parabiago, paese di cui la vittima era originaria.

Nel pomeriggio hanno litigato e l'uomo ha impugnato il coltello con il quale ha colpito la convivente tre volte. Ancora non è chiaro se, oltre alla madre, sia intervenuta anche una vicina, spaventata per le urla che sentiva provenire dall'appartamento. I presenti hanno cercato di rianimare la donna accoltellata, che però, non ce l'ha fatta.

Troppo gravi le ferite subite sul corpo Il convivente, dopo l' omicidio, si è allontanato, ha vagato per un pò in paese poi è tornato all'abitazione è qui ha trovato ad attenderlo i carabinieri di Legnano. È stato subito portato nella caserma dei carabinieri di Legnano, dove al pm della Procura di Busto Arsizio Maria Cristina Ria, sia pure in modo confuso, ha ammesso come sua la responsabilità dell' omicidio, ed è stato quindi subito arrestato.

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Diplomatica britannica violentata e strangolata a Beirut: il corpo trovato in autostrada

LONDRA - Strangolata dopo essere stata probabilmente violentata, il suo corpo abbandonato lungo una delle autostrade di Beirut. È questa la tragica fine della trentenne Rebecca Dykes, una funzionaria britannica che lavorava nell'ambasciata del Regno Unito a Beirut, trovata assassinata in circostanze che restano al momento misteriose. La polizia libanese ha avviato una indagine, dalla quale è emerso che non ci sarebbe una matrice politica dietro il fatto, e tiene informato il Foreign Office di Londra sugli sviluppi.

La famiglia della giovane, che lavorava per Dipartimento per lo Sviluppo internazionale a Beirut dal gennaio 2017, ha pubblicato un comunicato stampa in cui afferma di essere «devastata dalla perdita della nostra Rebecca». «Stiamo facendo di tutto per capire cosa è successo. Chiediamo ai media il rispetto della nostra privacy», aggiungono i familiari. Mentre l'ambasciatore britannico in Libano, Hugo Shorter, ha affermato che il personale della sede diplomatica è «sotto shock e rattristato» per la morte di Rebecca.

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Morto il ragazzo 15enne investito dal treno: aveva attraversato i binari ascoltando musica con le cuffiette

Morto il ragazzo 15enne investito dal treno: aveva attraversato i binari ascoltando musica con le cuffiette

LECCO - È morto un ragazzo travolto da un treno nel pomeriggio di venerdì a Mandello Lario (Lecco). In serata i medici dell'ospedale Manzoni di Lecco hanno constatato il decesso. Il giovane, 15enne, originario dell' Ucraina e da anni residente con la famiglia nella zona, studente all'Enaip di Lecco, è stato investito da un convoglio che stava giungendo da Sondrio.

Non si era accorto dell'arrivo del treno, perché aveva le cuffiette, e stava ascoltando musica. Le sue condizioni erano apparse subito disperate: sottoposto a un delicato intervento chirurgico nella serata di venerdì, era stato poi ricoverato nel reparto di Neurorianimazione del Manzoni, dove in serata è deceduto.

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Cadavere recuperato nelle acque del Lago Maggiore: è giallo

Cadavere recuperato nelle acque del Lago Maggiore: è giallo

VARESE - I vigili del fuoco sono intervenuti sulle acque del lago Maggiore, antistanti il comune di Luino, nella frazione di Colmegna per recuperare un cadavere. Alcuni subacquei infatti, durante un' immersione hanno trovato un corpo adagiato sul fondale, a circa dodici metri di profondità. I sub, appena usciti dall'acqua hanno subito lanciato l'allarme. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco con un'autopompa, e gli specialisti sommozzatori da Milano. La salma è stata recuperata e messa a disposizione dell'autorità giudiziaria. Le indagini sono affidate ai carabinieri della compagnia di Luino. Alle operazioni hanno partecipato anche componenti del nucleo navale dell'Arma.

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Esplode un sexy shop: quattro persone muoiono tra le fiamme, ferite altre otto

Esplode un sexy shop: quattro persone muoiono tra le fiamme, ferite altre otto

L'esplosione avvenuta all'interno di un sex shop a nord di Tokyo ha provocato la morte di 4 persone e il ferimento di altre 8. Ci sono volute almeno cinque ore e 20 unità dei pompieri per estinguere le fiamme all'interno del negozio "Kawaii Omiya", situato nel quartiere a luci rosse della città a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Omiya. Secondo le prime ricostruzioni dei testimoni, nel pomeriggio di una domenica particolarmente ventosa l'incendio si è propagato rapidamente su un'area espositiva di quasi 200 metri quadrati in un palazzo di 3 piani, lasciando intrappolati diversi clienti che si trovavano nel negozio. In base ai registri dell'ultima ispezione di giugno, tuttavia, hanno reso noto i vigili del fuoco, l'attività commerciale non aveva presentato irregolarità nei controlli. La polizia sta indagando sulle cause dell'incidente.

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