Mondiali 25m, Detti bronzo nei 400 stile

Italnuoto subito sul podio: l’oro va al lituano Rapsys © ANSA(ANSA) — ROMA, 11 DIC — Italia subito sul podio ai mondiali di nuoto in vasca corta al via a Hangzhou, in Cina. Gabriele Detti conquista il bronzo nei 400 stile libero nella finale che apre la 14/a edizione del torneo iridato. Il 25enne livornese ha chiuso al terzo posto in 3’37“54 alle spalle del lituano Danas Rapsys, oro col record dei campionati in 3’34“01, e al norvegese Henrik Christiansen, argento in 3’36“64.

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Emmanuel Macron, parla lo psichiatra: “Il presidente è uno psicopatico con deliri di onnipotenza”

"La seduzione di Brigitte...". Macron, parla lo psichiatra: diagnosi devastante, di cosa soffre il presidente francese

Quan­do lo psichi­a­tra ital­iano Adri­ano Sega­tori, alla vig­ilia del sec­on­do turno delle elezioni pres­i­den­ziali france­si, disse che l’ allo­ra can­dida­to di En Marche!Emmanuel Macron era un «peri­coloso psi­co­pati­co con deliri di onnipoten­za», spie­gan­do in un video di otto minu­ti per­ché si spinge­va ad avan­zare quelle affer­mazioni, i gior­nali del­la gauche fecero a gara per demo­niz­zar­lo. Dal Monde a Libéra­tion scrissero che Sega­tori ave­va pub­bli­ca­to alcu­ni con­tribu­ti su Destra.it,dunque era uno che si situ­a­va «all’ estrema destra del­lo scac­chiere politi­co», un i  fre­quentabile che non mer­i­ta­va di essere ascolta­to: la tipi­ca reduc­tio ad hitlerum di una sin­is­tra dog­mat­i­ca che preferisce anatem­iz­zare invece che dibat­tere.     Ma in realtà l’ anal­isi di Sega­tori, mem­bro del­la sezione sci­en­tifi­ca “Psi­colo­gia Giuridi­ca e Psichi­a­tria Forense” dell’ Accad­e­mia Ital­iana di Scien­ze Foren­si, è sta­ta con­di­visa in Fran­cia da per­son­al­ità etero­ge­nee, e non solo dall’ uni­ver­so politi­co e intel­let­tuale vici­no a Marine Le Pen e al Rassem­ble­ment nation­al.

Pri­ma anco­ra che lo psichi­a­tra ital­iano anal­iz­zasse il pro­fi­lo dell’ allo­ra can­dida­to di En Marche, affer­man­do che la seduzione psi­co­log­i­ca e fisi­ca del­la sua pro­fes­sores­sa e futu­ra moglie Brigitte ave­va stop­pa­to vio­len­te­mente lo «svilup­po psichico» del ragazz­i­no che era quan­do si incon­trarono nell’ ate­lier di teatro del liceo La Prov­i­dence di Amiens, Rama Yade, ex min­is­tra di Nico­las Sarkozy, dichiarò su Europe1 che uno dei cri­teri per essere can­di­dati alle pres­i­den­ziali dove­va essere «l’ equi­lib­rio psi­co­logi­co. Come per i piloti d’ aereo, è impor­tante val­utare il loro sta­to psi­co­logi­co!», disse l’ ex seg­re­taria di Sta­to agli Affari esteri e ai Dirit­ti dell’ uomo, pri­ma di aggiun­gere: «Non si può dire la mat­ti­na che la col­o­niz­zazione è un crim­ine con­tro l’ uman­ità e scusar­si per aver­lo det­to la sera stes­sa» (il rifer­i­men­to era alle con­sid­er­azioni fat­te da Macron sul ruo­lo del­la Fran­cia nel­la Guer­ra d’ Alge­ria, un’ usci­ta che sus­citò polemiche aspre soprat­tut­to tra gli ex com­bat­ten­ti france­si).

Scat­ti di nervi —  La Yade, che invi­ta­va in maniera indi­ret­ta a man­dare Macron dal­lo psi­col­o­go, è sta­ta a sua vol­ta demo­niz­za­ta per aver las­ci­a­to inten­dere che il futuro pres­i­dente francese era poten­zial­mente uno squili­bra­to. Eppure si lim­itò a riportare pub­bli­ca­mente quel­lo che molti, nel mon­do politi­co e intel­let­tuale, pen­sa­vano a tele­camere spente. Una frase dell’ anal­isi del pro­fes­sor Sega­tori tor­na pun­tual­mente quan­do l’ inquili­no dell’ Eliseo si rende pro­tag­o­nista di scat­ti ner­vosi assai poco isti­tuzion­ali: «Vedi­amo le crisi isteriche di Macron nei momen­ti in cui l’ ammi­razione che ha di fronte viene meno, e quin­di mette in dif­fi­coltà il suo fal­so sé, la sua sca­dente iden­tità».

Si pen­si a quan­do il capo di Sta­to mag­giore gen­erale Philippe de Vil­liers man­i­festò il suo dis­senso ver­so i tagli alla spe­sa mil­itare da lui decisi, e Macron lo cac­ciò bru­tal­mente urlan­do «c’ est moi le chef!», sono io il capo. Ma anche alle accuse scom­poste al gov­er­no ital­iano e ai suoi alleati europei per­ché non con­di­vi­dono le sue idee, «la leb­bra pop­ulista che cresce un po’ ovunque in Europa», o alla repri­men­da esager­ata­mente aggres­si­va a uno stu­dente che gli ave­va lan­ci­a­to un dis­in­volto «come stai Manu?». Per lo psichi­a­tra ital­iano, è il pro­fi­lo tipi­co di «un nar­ci­sista psi­co­pati­co», o con me o con­tro di me, di un bam­bi­no che non vuole sen­tir­si dire no e non tollera che il suo gio­cat­to­lo ven­ga sfio­ra­to.

Reazioni scom­poste — Abit­u­a­to a per­sone che ali­men­tano il suo «delirio di onnipoten­za», a par­tire dai suoi fedelis­si­mi all’ Eliseo, il seg­re­tario gen­erale Alex­is Kohler e il con­sigliere spe­ciale Ismaël Emelien, Macron ha per­so facil­mente le staffe quan­do qual­cuno si è ribel­la­to ai suoi piani e ha mes­so in dub­bio la bon­tà delle sue mosse.

Il prob­le­ma è che non è più soltan­to ai ver­ti­ci di una ban­ca d’ affari o di un’ impre­sa pri­va­ta, ma di una nazione che è la sec­on­da econo­mia euro­pea e che deve esistere e dialog­a­re in un mon­do mul­ti­po­lare dove non tut­ti pen­sano che il lib­er­al­is­mo e il mul­ti­cul­tur­al­is­mo siano una “chance”, una for­tu­na, un’ oppor­tu­nità. Il set­ti­manale Obs, qualche set­ti­mana fa, ha dato la paro­la a sei psi­canal­isti che han­no anal­iz­za­to la figu­ra di Macron, uno che «ha sposato la sua pro­fes­sores­sa e ucciso François Hol­lande», il suo padre politi­co: un bel groviglio edipi­co da sciogliere.

Per alcu­ni è sen­za “super io”, per altri è il “nar­ci­sista” per eccel­len­za. Ma il con­trib­u­to più inter­es­sante, sul­la scia dell’ anal­isi di Sega­tori, è quel­lo del­la psi­canal­ista Sophie Cadalen: «Macron è un impren­di­tore di sé stes­so. Assomiglia al ritrat­to di Alcib­i­ade vis­to da Lacan. Ne Il banchet­to di Pla­tone, Alcib­i­ade è “il migliore”, l’”uomo del deside­rio”. Ma igno­ra ciò che cer­ca, ciò a cui mira attra­ver­so le sue con­quiste. Si mostra come “colui che ha desideri sen­za lim­i­ti, è l’ esem­pio lam­pante dell’ assen­za del­la pau­ra del­la cas­trazione”. È questo Macron. Cer­to, gra­zie al suo tal­en­to e alla sua for­tu­na è rius­ci­to a con­quistare l’ Eliseo. Ma per farne cosa?».

di Mau­ro Zanon

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MOBY DICK È ESISTITA DAVVERO.

con_h_24.339077O meglio, il roman­zo pub­bli­ca­to nel 1851 da Her­man Melville sem­br­erebbe esser­si ispi­ra­to ai rac­con­ti del­lo sfor­tu­na­to equipag­gio del­la bale­niera Essex che, nel 1820, fu scalza­to dal­la nave da un capodoglio in asset­to difen­si­vo, che rovesciò gli uomi­ni in mare in pieno Sud Paci­fi­co. Rimasti alla deri­va per 90 giorni, per soprav­vi­vere i mari­nai si diedero al can­ni­bal­is­mo.| COURTESY EVERETT COLLECTION/CONTRASTO

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Gli Stati Uniti tornano a cercare petrolio in mare con le bombe

L’Amministrazione Usa ha accordato alle società petrolifere il permesso di fare ricerche in Oceano utilizzando il metodo delle bombe d’aria.ricerche-petrolifere-in-oceanoL’esplosione di una bomba d’aria: questo metodo per la ricerca di giacimenti petroliferi, già abbandonato, è stato rispolverato e approvato dall’Amministrazione Usa.|Orientata dalle posizioni di Donald Trump, l’Amministrazione degli Stati Uniti ha dato il via libera al nuovo piano di ricerca di idrocarburi (gas e petrolio) nell’Oceano Atlantico così come proposto dalle compagnie petrolifere, ossia utilizzando metodi già fortemente contestati da molte istituzioni scientifiche e, in generale, dagli ambientalisti.Il servizio nazionale per la pesca marittima concederà dunque “particolari autorizzazioni” per attività di prospezione al largo delle coste dal New Jersey alla Florida, in pratica metà della costa atlantica degli Stati Uniti. Le società petrolifere saranno autorizzate a usare in modo sistematico la rilevazione delle onde sismiche prodotte da cariche esplosive: ecco come funziona.

SULLA TERRAFERMA. A tutt’oggi il sis­tema più uti­liz­za­to a ter­ra con­siste nel creare pic­coli ter­re­moti o for­ti vibrazioni in pro­fon­dità, con cariche esplo­sive: le onde sis­miche andan­do a riflet­ter­si e a rifranger­si negli strati del­la cros­ta ter­restre per­me­t­tono di local­iz­zare liq­ui­di e gas tra le roc­ce.

 

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Come fun­ziona il meto­do delle bombe d’aria: le onde prodotte dalle esplo­sioni pen­e­tra­no nel­la cros­ta ter­restre e si riflet­tono fino agli idro­foni. L’analisi delle onde rif­lesse per­me­tte di capire se tra le roc­ce vi sono liq­ui­di e gas.

IN ACQUA. Negli oceani il prin­ci­pio è lo stes­so, ma il meto­do è diver­so per­ché il fon­dale può trovar­si a centi­na­ia o migli­a­ia di metri dal­la super­fi­cie. In questo caso si fan­no esplodere sac­che d’aria in prossim­ità del fon­dale: le onde d’urto si pro­pagano nel­la cros­ta e resti­tu­is­cono, nell’analisi sis­mi­ca, le infor­mazioni sul­la natu­ra di ciò che si tro­va là sot­to.

 

Il prob­le­ma è che per avere infor­mazioni attendibili è nec­es­sario che le esplo­sioni siano molte, ravvi­c­i­nate ed effet­tuate per lunghi peri­o­di di tem­po — anche per set­ti­mane. Fat­ti che, come si può ben immag­inare, non sono sen­za con­seguen­ze per l’ambiente mari­no, per la sua fau­na e per le comu­nità che han­no sul mare e lun­go le coste le loro attiv­ità, come del resto è già sta­to ampia­mente dimostra­to, nel tem­po, da numerosi stu­di.

 

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Un’alternativa, non innocua, prob­a­bil­mente meno effi­cace, ma anche molto meno dis­trut­ti­va: ques­ta imbar­cazione pro­duce vibrazioni che pos­sono essere usate per local­iz­zare giaci­men­ti. | GEOKINETICS

Diane Hoskins, diret­trice di Oceana, stor­i­ca isti­tuzione per la dife­sa degli oceani, affer­ma sen­za mezzi ter­mi­ni: «L’attività pre­vista dalle soci­età petro­lif­ere si scon­tra forte­mente con gli ind­i­rizzi dati dalle comu­nità che vivono lun­go le coste inter­es­sate dalle prospezioni, sen­za con­tare che i per­me­s­si di ricer­ca petro­lif­era e di triv­el­lazione in quelle aree era­no già sta­ti negati in pas­sato dal Bureau of Ocean and Ener­gy Man­age­mentpro­prio a causa dei dan­ni che le esplo­sioni pos­sono pro­durre».

IL NUOVO VOLTO DEL NOAA. A dis­pet­to del mer­av­iglioso lavoro svolto in pas­sato dal Nation­al Ocean­ic and Atmos­pher­ic Admin­is­tra­tion, emanazione del Dipar­ti­men­to per il com­mer­cio degli Sta­ti Uni­ti, in ques­ta occa­sione il NOAA sem­bra aderire in pieno alle richi­este dell’Amministrazione Usa. Lo dimostra un rap­por­to nel quale i suoi esper­ti affer­mano che i lim­i­ti geografi­ci defin­i­ti per la ricer­ca petro­lif­era dovreb­bero offrire suf­fi­ciente pro­tezione alle balene e non dovreb­bero causare la morte di alcun mam­mif­ero mari­no.

 

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Un ric­cio mati­ta (fam. Cidari­dae), un echin­o­der­ma mem­bro delle comu­nità coralline dei fon­dali di Atlanti­co e Mediter­ra­neo. Vedi: Oceano blu, le più belle foto del NOAA. | NOAA

 

Dunque, stan­do al NOAA, non ci dovreb­bero essere par­ti­co­lari prob­le­mi. Per for­tu­na l’Ente ha anche approva­to la pre­sen­za di osser­va­tori indipen­den­ti — almeno quel­li — durante le oper­azioni di ricer­ca. Non è però chiaro quali pos­sano essere i loro priv­i­le­gi a bor­do delle navi di ricer­ca petro­lif­era, né cosa potreb­bero fare e in quali tem­pi nel caso dovessero riscon­trare con­seguen­ze nefaste per l’habitat ocean­i­co e la vita marina.www.focus.it/scienza/energia

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PALERMO, LA CONFISCA DA 200 MILIONI AL PATRIMONIO DI VINCENZO RAPPA. IL VIDEO DEI BENI NEL MIRINO

Nel miri­no il pat­ri­mo­nio di Vin­cen­zo Rap­pa. La Dia di Paler­mo ha dato ese­cuzione al decre­to di con­fis­ca da 200 mil­ioni. emes­so dal tri­bunale di Paler­mo – I sezione penale e mis­ure di pre­ven­zione lo scor­so novem­bre, nei con­fron­ti degli ere­di dell’imprenditore, mor­to il 28 mar­zo del 2009, all’età di 87 anni.

Nel­lo stes­so pro­ced­i­men­to, però, il tri­bunale ha dis­pos­to il dis­se­que­stro di altri beni e soci­età, intes­ta­ti agli ere­di dell’imprenditore e già ogget­to del­la pro­ce­du­ra nel mar­zo 2014. L’autorità giudiziaria evi­den­te­mente non li ha ritenu­ti col­le­ga­bili all’attività impren­di­to­ri­ale di Vin­cen­zo Rap­pa.

Il provved­i­men­to di con­fis­ca riguarderebbe l’intero cap­i­tale sociale e rel­a­ti­vo com­pen­dio azien­dale di tre soci­età di cap­i­tali attive nel com­par­to delle costruzioni edilizie e nel cam­po finanziario, una soci­età di per­sone, quote in parte­ci­pazioni soci­etarie di una soci­età di cap­i­tali, 183 immo­bili, un intero edi­fi­cio di otto piani, rap­por­ti ban­cari e disponi­bil­ità finanziarie.

Sono sta­ti con­fis­cati immo­bili di val­ore stori­co-artis­ti­co, come l’intero edi­fi­cio del Set­te­cen­to denom­i­na­to “Palaz­zo Ben­so”, oggi sede del Tar di Paler­mo, in via Butera, ango­lo piazzetta San­to Spir­i­to, con­fi­nante con la passeg­gia­ta delle Cat­tive e Palaz­zo Butera, com­pos­to di piano ter­ra, due piani ele­vati con ammez­za­ti e piano sot­totet­to, con ter­raz­za a mare, este­so per 1.200 metri quadri;  “Vil­la Tagli­avia”, al civi­co 123 di via Lib­ertà este­so per 2.300 metri quadri, oltre 15.000 metri quadri di gia­rdi­no; l’intero edi­fi­cio in via Ugo La Mal­fa 153, sede regionale del Con­siglio Nazionale delle Ricerche.

Le indagi­ni, coor­di­nate dal procu­ra­tore di Paler­mo Francesco Lo Voi, dal procu­ra­tore aggiun­to Marzia Sabel­la e dal sos­ti­tu­to procu­ra­tore Clau­dia Fer­rari, han­no con­sen­ti­to di ricostru­ire la biografia e la parabo­la eco­nom­i­ca dell’imprenditore edile Vin­cen­zo Rap­pa, che era sta­to già con­dan­na­to in via defin­i­ti­va nel 2004 dal­la Corte d’Appello di Paler­mo per con­cor­so ester­no in asso­ci­azione mafiosa e rici­clag­gio aggra­va­to.

Gli accer­ta­men­ti ese­gui­ti, anche con il sup­por­to delle dichiarazioni di col­lab­o­ra­tori di gius­tizia come Ange­lo Siino, Gio­van­ni Brus­ca, Vito Gala­to­lo, Sal­va­tore Can­ce­mi, Gio­van Bat­tista Fer­rante, Francesco Ono­ra­to, Sal­va­tore Cucuz­za, Antoni­no Avitabile, Calogero Gan­ci Francesco Pao­lo Anzel­mo, Tul­lio Can­nel­la, Antoni­no Gal­liano e Sal­va­tore Lan­za­la­co, han­no fat­to emerg­ere una grande sperequazione fra i red­di­ti dichiarati e gli inves­ti­men­ti effet­tuati da Rap­pa, anche gra­zie all’utilizzo di cap­i­tali illeciti.

Dagli accer­ta­men­ti degli inquiren­ti è emer­so che Vin­cen­zo Rap­pa avrebbe avu­to i suoi lega­mi con numerosi per­son­ag­gi di spic­co di cosa nos­tra come Raf­faele Gan­ci, del­la famiglia del­la Noce, gli espo­nen­ti del­la famiglia Mado­nia del­la famiglia di Resut­tana, i mem­bri del­la famiglia Gala­to­lo dell’Acquasanta, la famiglia di Bor­get­to.

Al riguar­do, il Tri­bunale affer­ma che “le con­dotte poste in essere da Vin­cen­zo Rap­pa di cer­to non si sono lim­i­tate alla mera con­ti­gu­i­tà o vic­i­nan­za a cosa nos­tra, ma si sono sostanzi­ate in azioni senz’altro fun­zion­ali agli scopi asso­cia­tivi”.

Rap­pa negli anni, sec­on­do le accuse, avrebbe finanzi­a­to espo­nen­ti di spic­co di cosa nos­tra, otte­nen­do, in cam­bio, la pos­si­bil­ità di real­iz­zare impor­tan­ti oper­azioni immo­bil­iari, traen­do van­tag­gi, sia nel set­tore dell’edilizia pri­va­ta, che in quel­lo dei pub­bli­ci appalti.Palermo, confiscati i beni di Vincenzo Rappa ma restituiti quelli di figli e nipoti

SILVIA JACONO

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Cagliari, maxi operazione antidroga: 32 arresti tra San Michele, Is Mirrionis e Sant’Elia

Blitz della polizia nei tre rioni popolari, smantellato un grosso traffico di droga. Alcune palazzine trasformate in bunker: “Abbiamo assestato un duro colpo al mondo cagliaritano dello spaccio”

di Pao­lo Rapeanu

Maxi oper­azione antidro­ga del­la polizia. Cocaina, eroina, meta­done e has­cisc ven­du­ti in tre rioni popo­lari: Is Mir­rio­n­is, San Michele e Sant’Elia. Le indagi­ni, con­dotte dal­la squadra mobile di Cagliari e dal servizio cen­trale oper­a­ti­vo, col sup­por­to del­la direzione cen­trale per servizi antidro­ga e coor­di­nate dal­la procu­ra, sono iniziate lo scor­so mese di luglio. Gra­zie ad agen­ti sot­to cop­er­tu­ra è sta­to pos­si­bile sco­prire che alcune abitazioni era­no state trasfor­mate in bunker, con por­tonci­ni blin­dati, spi­onci­ni elet­tron­i­ci, catene di sicurez­za cemen­tate al muro e, in alcu­ni casi, anche sofisti­cati sis­te­mi di microt­ele­camere nel pianerot­to­lo.

   

Gli acquisti effet­tuati dagli agen­ti sot­to cop­er­tu­ra, con i ritar­dati arresti dei respon­s­abili, han­no con­sen­ti­to di avere gli ele­men­ti per pro­cedere a 32 arresti: ven­ti­quat­tro per­sone sono finite in carcere, otto ai domi­cil­iari”, così si legge nel­la nota stam­pa uffi­ciale dira­ma­ta dal­la ques­tu­ra.

    

       

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Nell’Africa dimenticata. Ritorno al cuore dell’Eritrea. Così la speranza parla italiano

Viag­gio nel­la “pic­co­la Roma” d’Africa, fino al 1975 abi­ta­ta da migli­a­ia di nos­tri con­nazion­ali. Le ferite del­la guer­ra e del regime, la gen­er­azione “per­du­ta” di chi è anda­to viaRitorno al cuore dell'Eritrea. Così la speranza parla italiano

Dimen­ti­ca­ta e nel buio per oltre un decen­nio, Asmara sta tor­nan­do sot­to i riflet­tori. Sot­to quel­li mon­di­ali dopo la pace mira­colosa con l’Etiopia a luglio e dopo l’apertura dei con­fi­ni chiusi da 20 anni a set­tem­bre. Per gli ital­iani è invece tor­na­ta nei motori di ricer­ca per il dis­cus­so video ‘Chiaro di luna’ di Jovan­ot­ti, ambi­en­ta­to tra i deca­den­ti palazzi razion­al­isti del cen­tro costru­iti dal fas­cis­mo e tra la gente comune. Per il gov­er­no ital­iano il ritorno di inter­esse per i rapidis­si­mi muta­men­ti nel Corno d’Africa è sta­to cer­ti­fi­ca­to dal­la visi­ta lam­po del pre­mier Con­te ad Addis Abe­ba e all’Asmara a metà otto­bre e da lunedì 3 giovedì 6 dicem­bre da una mis­sione pio­niera cul­tur­ale ed eco­nom­i­ca del­la vicem­i­nis­tra degli Esteri Emanuela del Re per cogliere le oppor­tu­nità offerte dal­la riammis­sione del-l’Eritrea nel mon­do glob­ale a segui­to del­la cadu­ta delle sanzioni Onu per la ven­di­ta di armi alle milizie islamiste di Al Shabaab in Soma­lia. Roma è sta­ta assente trop­po a lun­go, ora entrambe le par­ti vogliono aprire una nuo­va fase.

È gra­zie alla mis­sione che Avvenire, pri­mo quo­tid­i­ano ital­iano, è rius­ci­to a entrare con rego­lare vis­to con­ces­so da un regime che dal 1998 ha mes­so nel cas­set­to cos­ti­tuzione e dirit­ti, chiu­so i gior­nali e fat­to sparire migli­a­ia di oppos­i­tori. Per super­are questo pas­sag­gio del­i­ca­to è insom­ma nec­es­sario risveg­liare lega­mi dimen­ti­cati in Italia, ma non qui. Per­ché sono a ogni ango­lo, insieme alle con­trad­dizioni, nell’eterna pri­mav­era che ha evi­ta­to la rov­ina dei malan­dati palazzi colo­niali ital­iani, pat­ri­mo­nio Unesco, che assi­cu­ra­no un’atmosfera da provin­cia degli anni 30 uni­ca in Africa.

Qui han­no vis­su­to fino a 50mila ital­iani che han­no arric­chi­to il Paese di fab­briche e lavoro fino al 1975, quan­do le nazion­al­iz­zazioni del filoso­vi­eti­co Menghis­tu in Etiopia han­no fat­to fug­gire i super­sti­ti. Dopo l’indipendenza del 1993 si era riacce­sa la luce, ma la guer­ra frat­ri­ci­da del ’98 ha spen­to tut­to. Oggi gli ital­iani d’Eritrea tra nazion­ali, ita­lo eritrei e met­ic­ci non riconosciu­ti – ques­tione irrisol­ta – non arrivano al migli­aio.

Il mercato a cielo aperto di Merhano, alle porte dell’Asmara, dove dalla fine dell’embargo arriva merce di ogni tipo dal vicino Tigray

Il mer­ca­to a cielo aper­to di Mer­hano, alle porte dell’Asmara, dove dal­la fine dell’embargo arri­va mer­ce di ogni tipo dal vici­no Tigray

Ma l’Italia è nei bar e nei ris­toran­ti del­la cen­tralis­si­ma Har­net street, ex cor­so Vit­to­rio Emanuele, che regalano un viag­gio nel tem­po. È nei diver­si veicoli che cir­colano nel traf­fi­co scar­so a semafori spen­ti e lam­pi­oni fiochi, vec­chi mod­el­li dei tem­pi del boom e dell’austerity cui mec­ca­ni­ci locali e italoer­itrei assi­cu­ra­no vita eter­na. E al Mede­bere, il car­a­vanser­raglio dove si rici­cla tut­to, c’è nell’arte dell’industriarsi italoafricana il seg­re­to del­la resilien­za di un popo­lo che ha sop­por­ta­to mis­e­ria e sten­ti per una econo­mia bloc­ca­ta 20 anni. La nos­tra lin­gua e la nos­tra cul­tura han­no resis­ti­to gra­zie alla più grande e anti­ca scuo­la ital­iana all’estero con 1.250 allievi – per l’80% eritrei – dalle ele­men­tari alle supe­ri­ori.

Un ragaz­zo delle medie ha accolto Emanuela Del Re in classe durante la sua visi­ta dicen­do che la sua espe­rien­za più bel­la era sta­ta andare in quel­la scuo­la. «Non è una for­tu­na che tut­ti han­no». «In effet­ti – com­men­ta la pre­side Vil­ma Can­doli­ni – abbi­amo numerose richi­este che non rius­ci­amo a sod­dis­fare e abbi­amo chiesto al gov­er­no di ampli­ar­la». Alle ele­men­tari ci sono sezioni con oltre 30 allievi e lacune nelle cat­te­dre con docen­ti che arrivano anche a metà anno. Restano al mas­si­mo due man­dati quin­quen­nali. «La qual­ità è buona – con­fer­ma la pre­side – e gra­zie all’integrazione dei pro­gram­mi sco­las­ti­ci oltre alla matu­rità sosten­gono l’esame eritreo con buoni esi­ti».

Dopo il diplo­ma scat­ta il pre­cet­to, un voto alto con­sente di andare nei col­lege uni­ver­si­tari in servizio civile. La cui dura­ta res­ta il grande prob­le­ma. La cap­i­tale è mez­za vuo­ta, abi­ta­ta per­lop­iù da ado­les­cen­ti e anziani. La gen­er­azione di mez­zo asma­ri­na, mi con­fer­mano eritrei e ital­iani, è in parte fug­gi­ta negli anni dell’embargo e del lun­go servizio mil­itare sulle tante rotte ver­so AfricaEuropa e Nord Amer­i­ca, con famiglie sep­a­rate, rapi­men­ti, mor­ti e dram­mi infini­ti. I traf­fi­can­ti van­no a colpo sicuro con gli eritrei, si dice nelle vie asma­rine, per­ché c’è sem­pre qual­cuno che pagherà per lib­er­ar­li.

Anche dopo la ria­per­tu­ra dei con­fi­ni ha pros­e­gui­to il flus­so libero in Etiopia per ricon­giunger­si a famigliari rifu­giati, chiedere asi­lo o lavo­rare aspet­tan­do cam­bi­a­men­ti politi­ci ed eco­nomi­ci. Dal Blokko, l’antico dazio colo­niale, parte un servizio quo­tid­i­ano e fre­quente di minibus etiopi­ci ver­so il con­fine. Anche se i salari del servizio civile restano bassi, l’apertura dei con­fi­ni ha riem­pi­to improvvisa­mente i negozi e fat­to crol­lare i prezzi degli ali­men­ta­ri pas­san­do dall’autarchia al libero mer­ca­to in poche ore. Alle porte di Asmara nel mer­ca­to a cielo aper­to di Mer­hano arri­va mer­ce di ogni tipo dal Tigray, la regione con­fi­nante tra le più svilup­pate d’Etiopia. Sono prodot­ti delle fab­briche dei cine­si che trovano nel vici­no povero lo sboc­co nat­u­rale. Res­ta il lim­ite del pre­lie­vo di 5.000 nakfa men­sili (300 dol­lari) e la man­can­za del cam­bio e di un sis­tema finanziario e cred­i­tizio. Altri ben­efi­ci del­la pace, i col­lega­men­ti aerei gior­nalieri con Addis, il miglio­ra­men­to del­la for­ni­tu­ra di elet­tric­ità e acqua nel­la cap­i­tale, dove l’approvvigionamento avvie- con bot­ti. Invece la rete obso­le­ta e l’assenza di roam­ing escludono anco­ra i cel­lu­lari non eritrei.

Sul­la inevitabil­ità dei cam­bi­a­men­ti è cer­to l’imprenditore berga­m­as­co 47enne Pietro Zam­baiti, ex coop­er­ante che con la famiglia nel 2008 ha acquis­ta­to il vec­chio opi­fi­cio Barat­to­lo cre­an­do la Zaer, azien­da mod­el­lo con un asi­lo inter­no e borse di stu­dio alla scuo­la ital­iana. «Abbi­amo 500 dipen­den­ti, per­lop­iù mamme, esen­tati dal servizio. Esporti­amo in Italia per alcu­ni marchi e sti­amo crescen­do. Cer­to con il servizio civile non pos­so assumere fig­ure spe­cial­iz­zate.

Ma il gov­er­no sta lavo­ran­do a un piano di smo­bil­i­tazione grad­uale. Il pres­i­dente Afew­er­ki non può lib­er­are subito dal­la leva 400mila per­sone sen­za dare loro lavoro». Ma sen­za man­od­opera è dif­fi­cile atti­rare impren­di­tori. «È come il nos­tro dopoguer­ra, bisogna riat­ti­vare la macchi­na. Serve tut­to, c’è la povertà da bat­tere e il sis­tema Italia può essere deter­mi­nante per accom­pa­gnare lo svilup­po che por­ta i cam­bi­a­men­ti volu­ti da tut­ti». È la lin­ea del gov­er­no ital­iano, inter­es­sato a stare accan­to al can­cel­lo del Corno d’Africa, area plan­e­taria con enor­mi prospet­tive. In questo pas­sag­gio stori­co attende novità la Chiesa cat­toli­ca, tenu­ta sot­to osser­vazione e osta­co­la­ta nelle attiv­ità tradizion­ali come edu­cazione, san­ità.

Quat­tro anni fa con una cor­ag­giosa let­tera pas­torale ave­va denun­ci­a­to l’esodo dei gio­vani per la mis­e­ria, l’oppressione e la man­can­za di prospet­tive. Dopo la pace dice che nul­la è cam­bi­a­to e chiede la fine del­la leva illim­i­ta­ta e il ripristi­no del­la Cos­ti­tuzione. O per­lomeno un pro­gram­ma di riforme che eli­m­i­ni le incertezze del­la gente . La cit­tà delle nos­tal­gie ital­iane d’Africa spera di tornare nel pre­sente, la luce deve tornare in fret­ta per il popo­lo dell’Asmara. PAOLO LAMBRUSCHI

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L’Europa è a pezzi e non si salverà più”

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L’Europa è a pezzi e dif­fi­cil­mente potrà uscire da una crisi strut­turale che sem­bra essere irre­versibile. Non è la tesi di un qualunque organo di stam­pa “sovranista” o euroscetti­co ma di For­eign Affairs, l’autorevole riv­ista statu­nitense ded­i­ca­ta alle relazioni inter­nazion­ali pub­bli­ca­ta dal Coun­cil on For­eign Rela­tions. È un’analisi a tinte fos­chissime per il futuro dell’eurozona quel­la descrit­ta da Helen Thomp­son, pro­fes­sores­sa di econo­mia polit­i­ca pres­so l’università di Cam­bridge.

Il prob­le­ma per l’eurozona nasce nel 1999 con la “creazione di un’unione mon­e­taria sen­za un’unione polit­i­ca e fis­cale di accom­pa­g­na­men­to”. Suc­ces­si­va­mente, osser­va Thomp­son, “a par­tire dal 2011, la crisi del deb­ito sovra­no del­la zona euro ha trasfor­ma­to quel­la che era una ques­tione reale ma gestibile in una situ­azione dal­la quale l’Ue non ha scam­po. Bloc­ca­ta in un un’unione mon­e­taria imprat­i­ca­bile, l’Ue non può accogliere la democrazia dei suoi sta­ti mem­bri né sop­primer­la” del tut­to. Il risul­ta­to, sec­on­do la riv­ista, sarà la pros­e­cuzione di ciò che è accadu­to nell’ultimo decen­nio: una crisi dopo l’altra sen­za arrivare a una soluzione duratu­ra.

Il grande malato d’Europa

Sec­on­do For­eign Affairs, lo scon­tro tra il gov­er­no ital­iano e la Com­mis­sione Euro­pea sul­la manovra eco­nom­i­ca è la dimostrazione dell’incapacità dell’Ue di rispettare la sovran­ità e il voto demo­c­ra­ti­co dei suoi sta­ti mem­bri. “Entram­bi i par­ti­ti del­la coal­izione al gov­er­no – osser­va Helen Thomp­son – han­no fat­to promesse fis­cali e di spe­sa durante le elezioni. Ma non pos­sono rispet­tar­le, dal momen­to che fare ciò sig­ni­ficherebbe un deficit mag­giore”. Ciò, pros­egue, “spezzerebbe gli impeg­ni pre­si dal prece­dente gov­er­no nei con­fron­ti del­la Com­mis­sione euro­pea e le regole fis­cali con­tenute nei trat­tati che han­no isti­tu­ito la zona euro. L’Italia dipende in gran parte dal­la Ban­ca Cen­trale Euro­pea (Bce) per finanziare il suo deb­ito, quin­di non può sem­plice­mente sfi­dare l’Ue”.

Gli elettori non accetteranno altri diktat europei”

Per la riv­ista amer­i­cana, tut­tavia, “la mag­gio­ran­za degli elet­tori non accetterà il con­trol­lo europeo sul­la polit­i­ca ital­iana”. Infat­ti, è pro­prio dal 2011, “quan­do la Bce e il can­cel­liere tedesco Angela Merkel spin­sero il pres­i­dente del­la Repub­bli­ca Gior­gio Napoli­tano a sil­u­rare il pres­i­dente del Con­siglio Sil­vio Berlus­coni e a nom­inare un gov­er­no tec­no­crati­co che è inizia­ta l’ascesa del Movi­men­to Cinque Stelle”. Il prob­le­ma dell’Europa, osser­va sem­pre Helen Thomp­son, è che nonos­tante gli evi­den­ti difet­ti strut­turali dell’euro, “i suoi sta­ti mem­bri non riescono a met­ter­si d’accordo su cosa vi sia di sbaglia­to, per non par­lare di come risol­vere i prob­le­mi. Al di là di alcune ques­tioni tec­niche sull’unione ban­car­ia, rimodel­lare l’euro, infat­ti, è una ques­tione polit­i­ca”.

Il prob­le­ma prin­ci­pale è che all’interno dell’eurozona ci sono Pae­si con visioni diver­gen­ti e con­trastan­ti, che dif­fi­cil­mente faran­no dei pas­si indi­etro al fine di trovare un com­pro­mes­so. Per esem­pio, all’inizio di quest’anno, è nata la New Hanseat­ic League, che com­prende Esto­nia, Fin­lan­dia, Irlan­da, Let­to­nia, Litu­a­nia e Pae­si Bassi (oltre a Dan­i­mar­ca e Svezia). Pae­si che pre­tendono con­trol­li più sev­eri sui bilan­ci nazion­ali, che lim­itereb­bero i pae­si dell’Europa merid­ionale a com­in­cia­re dall’Italia e dal­la Fran­cia. Pari­gi ha reag­i­to a ques­ta nuo­va allean­za cer­can­do di rin­sal­dare l’asse fran­co-tedesca.

Così l’Europa non funziona

For­eign Affairs prende di mira le politiche di aus­ter­ità adot­tate dall’Unione euro­pea per fron­teggia­re la crisi e la con­cen­trazione di potere che la Ger­ma­nia ha accu­mu­la­to nell’ultimo decen­nio. Una vol­ta che la crisi dell’eurozona è inizia­ta nel 2011, spie­ga, “il des­ti­no eco­nom­i­co di gran parte del­la zona euro si è dis­costa­to da quel­lo del Reg­no Uni­to gra­zie alle dif­feren­ze di polit­i­ca mon­e­taria tra la Bce e la Ban­ca d’Inghilterra”.

L’approccio con­ser­va­tore del­la Bce, infat­ti, “ha spin­to l’eurozona in reces­sione, men­tre la Ban­ca d’Inghilterra ha aiu­ta­to l’economia bri­tan­ni­ca a con­sol­i­dare la sua ripresa dal­la crisi finanziaria”. Questo ha prodot­to un aumen­to del­la dis­oc­cu­pazione sul con­ti­nente euro­pea e un’immigrazione ver­so il Reg­no Uni­to, che ha poi deter­mi­na­to il risul­ta­to del ref­er­en­dum sul­la Brex­it del 2016.

L’Unione euro­pea, dunque è in trap­po­la, sec­on­do For­eign Affairs. Non può rispon­dere alle esi­gen­ze demo­c­ra­tiche dei suoi sta­ti mem­bri per­ché le sue regole ven­gono appli­cate “indipen­den­te­mente dagli elet­tori”. E questi ulti­mi, d’altro can­to, si aspet­tano che i pro­pri rap­p­re­sen­tan­ti abbiano l’ultima paro­la sui buro­crati dell’unione Europa. Una con­trad­dizione dev­as­tante che, sec­on­do For­eign Affairs, potrebbe porterà alla fine dell’eurozona.http://www.occhidellaguerra.it

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Le fatture elettroniche: adesso scatta l’obbligo

La fat­turazione elet­tron­i­ca è pronta per il debut­to. La misura volu­ta dal gov­er­no potrebbe cam­biare rad­i­cal­mente il rap­por­to tra pri­vati e Fis­co

Una novità che potrebbe riv­o­luzionare com­ple­ta­mente la vita di chi fa impre­sa. Le asso­ci­azioni di cat­e­go­ria però si chiedono se le infra­strut­ture del web pre­sen­ti in Italia sul ter­ri­to­rio siano in gra­do di sup­port­are un così impo­nente scam­bio di dati. “Ci sono tan­ti ele­men­ti — affer­ma al cor­riere Mas­si­mo Miani, pres­i­dente dei com­mer­cial­isti ital­iani — che ci pre­oc­cu­pano e che ci inducono a rib­adire con forza la nos­tra richi­es­ta di grad­u­al­ità nell’introduzione dell’obbligatorietà. L’obbligatorietà, che non ha prece­den­ti in alcun altro Paese del mon­do, deve essere atten­ta­mente pon­der­a­ta”. per il momen­to si va ver­so un con­ge­la­men­to delle sanzioni in vista di un peri­o­do di pro­va per il 2019.

L’obbligo in questo momen­to riguar­da soprat­tut­to le ces­sioni di beni e le prestazioni dei servizi. Dall’obbligo sono esen­tati i sogget­ti che rien­tra­no nel regime di van­tag­gio, chi rien­tra nel regime for­fet­tario e i pic­coli pro­dut­tori agri­coli. Esonero anche per i medici e i far­ma­cisti che comu­ni­cano telem­ati­ca­mente col sis­tema del­la tessera san­i­taria. Ogni fat­tura dovrà essere trasmes­sa con il sis­tema SdI, trani­stan­do così per i canali dell’Agenzia delle Entrate. In questo momen­to, sec­on­do le prime stime le par­tite Iva con­in­volte sono cir­ca tre mil­ioni. Di fat­to l’operazione potrebbe portare sul cam­po un enorme impiego di risorse eco­nomiche e fisiche. Non è entra­to ne dibat­ti­to un tema fon­da­men­tale come il dig­i­tal divide che rischia di impan­tanare il sis­tema. Infine van­no sot­to­lin­eati i rilievvi del Garante del­la Piri­va­cy che ha par­la­to di una rac­col­ta ecces­si­va di dati che potrebbe finire anche in mano a terzi… LUCA ROMANO

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Moschee, c’è il piano leghista che mette nei guai i 5 Stelle

Giro di vite sui cen­tri islam­i­ci, pos­si­bile brac­cio di fer­ro con gli alleati-avver­sari. Tre i dis­eg­ni di legge in cam­poMoschee, imam, finanzi­a­men­ti ai cen­tri reli­giosi. Dopo il decre­to sicurez­za, la Lega mette in agen­da per gen­naio un altro cav­al­lo di battaglia: il giro di vite sui cen­tri islam­i­ci.

E facen­do­lo, mette in con­to un pos­si­bile brac­cio di fer­ro con gli alleati-avver­sari del Movi­men­to 5 Stelle. I grilli­ni sono in sin­to­nia con un pez­zo dell’islam orga­niz­za­to, anche per le loro uscite su Usa e Israele, men­tre Mat­teo Salvi­ni non perde occa­sione per dichiarar­si ami­co del­lo Sta­to ebraico, dove oggi e domani è in visi­ta uffi­ciale (in piaz­za Del Popo­lo saba­to sven­tola­va una bandiera israeliana, men­tre a Tori­no coi No-Tav e i grilli­ni molti han­no nota­to quelle palesti­ne­si).

Sulle moschee, il con­trat­to di gov­er­no con­trofir­ma­to dai due par­ti­ti prevede un inter­ven­to, ma la Lega va oltre: e a tut­ti gli effet­ti ha mes­so a pun­to un giro di vite che pun­ta a stron­care l’integralismo. Sono tre i dis­eg­ni di legge deposi­tati, solo dal Car­roc­cio: due al Sen­a­to con pri­mo fir­matario il capogrup­po Mas­si­m­il­iano Romeo e uno alla Cam­era pre­sen­ta­to — a fine mar­zo — da Gui­do Guidesi, oggi sot­toseg­re­tario. Romeo è bri­an­zo­lo, già capogrup­po regionale lom­bar­do, Guidesi lodi­giano e vici­no a Gian­car­lo Gior­get­ti. E lom­bar­do è anche il cuore di questo dis­eg­no. Guidei si occu­pa del fiume di denaro in arri­vo dai Pae­si islam­i­ci, e citan­do in pre­mes­sa le leg­gi region­ali di Lom­bar­dia e Vene­to, pun­ta a intro­durre palet­ti ai finanzi­a­men­ti, con due norme molto sem­pli­ci: i cen­tri devono pub­bli­care i bilan­ci alla Cam­era di com­mer­cio, e pos­sono rice­vere fon­di solo da per­sone o enti res­i­den­ti in Italia. Romeo affronta due ques­tioni: per gli imam prevede non solo l’uso del­la lin­gua ital­iana, ma una dichiarazione obbli­ga­to­ria in cui riget­ti­no ogni attiv­ità illecita, o incos­ti­tuzionale, o con­traria alla dig­nità del­la per­sona (in par­ti­co­lare l’infibulazione) ripu­dian­do ogni dis­crim­i­nazione fra uomo e don­na. Gli imam che non aderi­ran­no a ques­ta pro­fes­sione di lealtà cos­ti­tuzionale saran­no pas­si­bili di sanzione penale (un anno e sei mesi di reclu­sione o mul­ta fino a 6mila euro). L’altro dis­eg­no a pri­ma fir­ma Romeo affronta la ques­tione dal lato dell’urbanistica, pren­den­do ad esem­pio pro­prio la «via lom­bar­da», la cosid­det­ta legge anti-moschee, di cui il capogrup­po è sta­to uno dei mas­si­mi art­efi­ci. Per le con­fes­sioni che non abbiano intese con lo Sta­to, pro­prio come quel­la islam­i­ca, il dis­eg­no affi­da alle Regioni il potere di autor­iz­zare la real­iz­zazione di nuovi luoghi di cul­to, a con­dizione che sia indi­ca­to l’elenco dei finanzi­a­tori. Ma il testo prevede anche il ref­er­en­dum comu­nale, e questo sarà un pun­to criti­co, dal momen­to che la con­sul­tazione è sta­ta elim­i­na­ta dal con­trat­to di gov­er­no ulti­ma ver­sione dopo essere sta­ta pre­vista in una prece­dente stesura. Lega e Fratel­li d’Italia han­no sem­pre chiesto i ref­er­en­dum, ma i musul­mani l’hanno sem­pre con­sid­er­a­to incos­ti­tuzionale. Un’altra nor­ma prevede che cen­tri già esisten­ti si adeguino entro tre anni alle regole region­ali.

Il fat­to che il mod­el­lo sia quel­lo lom­bar­do, e che si deleghi tut­to alle Regioni, sarà moti­vo di grande imbaraz­zo per i 5 Stelle, che con­tro la legge «anti-moschee» han­no fat­to fuo­co e fiamme, dipin­gen­dola come un «cap­ola­voro di para­noia leg­isla­ti­va», pro­pa­gan­dis­ti­ca, dis­crim­i­na­to­ria, «di ret­ro­guardia», tan­to da pre­sentare pregiudiziali di incos­ti­tuzion­al­ità. Un con­sigliere grilli­no l’ha chia­ma­ta «un pas­troc­chio urban­is­ti­co che vio­la le com­pe­ten­ze statali, vio­la la Cos­ti­tuzione e crea enor­mi prob­le­mi». Addirit­tura, i grilli­ni ave­vano scel­to come alleati i cen­tri islam­i­ci di Milano (il Caim) da sem­pre bes­tia nera non solo del cen­trode­stra, ma di chi spera in un islam diver­so. ALBERTO GIANNONI

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