Italia, governo taglia stime PIL. Aumento IVA inevitabile?

L’aumento dell’IVA è la causa principale del taglio alla crescita del 2020. Ma M5S e PD non si erano uniti per evitarlo?

Italia, governo taglia stime PIL. Aumento IVA inevitabile?

Nuo­vo gov­er­no, nuove stime di cresci­ta per l’Italia. Indis­crezioni di stam­pa indi­cano che il Mef prevede per il 2020 una cresci­ta del PIL soltan­to a +0,4%, dopo lo scar­so +0,1% dell’anno cor­rente. Tale sti­ma includ­erebbe già l’impatto neg­a­ti­vo di un aumen­to dell’IVA. Ma Mat­teo Ren­zi — pri­ma di las­cia­re il PD — non ave­va det­to che la pri­or­ità era evitare la tas­sa su beni e servizi?

Governo dimezza crescita PIL 2020

L’Aprile scor­so il pri­mo gov­er­no Con­te ave­va pre­vis­to una cresci­ta del­lo 0,2% per quest’anno e del­lo 0,8% nel 2020. Il Con­te bis, basan­dosi su un iden­ti­co sce­nario eco­nom­i­co, ha quin­di dimez­za­to la cresci­ta pre­vista per l’anno prossi­mo. Il nuo­vo gov­er­no dovrebbe però ben­e­fi­cia­re di una Com­mis­sione più favorev­ole che le per­me­t­terebbe di portare il deficit/PIL al 2,3% l’anno prossi­mo rispet­to al 2,04% di quest’anno.  ×

Sul­la cresci­ta del­lo +0,4% si baserà la cor­nice del bud­get di spe­sa che sarà pre­sen­ta­to alla Com­mis­sione Euro­pea il mese prossi­mo, dopo la pre­sen­tazione uffi­ciale delle stime in Par­la­men­to che avver­rà il 27 Set­tem­bre. Il Tesoro non ha anco­ra final­iz­za­to le proiezioni. Quel­la sul 2020 potrebbe essere riv­ista, ma più ver­so lo 0,3% che ver­so lo 0,5%

La Com­mis­sione Euro­pea ave­va pre­vis­to a Luglio una cresci­ta per l’Italia del­lo 0,1% per quest’anno e del­lo 0,7% l’anno prossi­mo. Già in base a queste stime, l’Italia sarà il Paese europeo con la cresci­ta più lenta per due anni con­sec­u­tivi.

Conte bis verso aumento dell’IVA

A dif­fondere l’indiscrezione è sta­ta Reuters, che cita fonti a conoscen­za del dossier. L’agenzia aggiunge che l’unica dif­feren­za sig­ni­fica­ti­va fra la sti­ma del Con­te 1 e quel­la del Con­te 2 è l’impatto neg­a­ti­vo dell’aumento dell’IVA, che a questo pun­to sem­bra inevitabile. Il gov­er­no M5S-Lega ave­va deter­mi­na­to un aumen­to dal 22% al 25,2%.

Iro­nia del­la sorte, Movi­men­to 5 Stelle e Par­ti­to Demo­c­ra­ti­co ave­vano sep­pel­li­to l’ascia di guer­ra e for­ma­to il nuo­vo gov­er­no — così era sta­to det­to — pro­prio per scon­giu­rare l’aumento dell’Iva. Questo graverebbe soprat­tut­to sulle famiglie e sulle pic­cole e medie imp­rese.

Share / Con­di­vi­di:

Facebook disattiva account senza motivo? C’è l’obbligo di risarcimento

l tri­bunale di Por­de­none ha sta­bil­i­to con una sen­ten­za del 2018 che in caso di can­cel­lazione di un account sen­za moti­vo Face­book è obbli­ga­ta a riat­ti­var­lo e a ris­ar­cire il pro­pri­etario

Recen­te­mente la cen­sura di Face­book si è abbat­tuta su quell’area polit­i­ca che fa capo prin­ci­pal­mente a Cas­a­pound e Forza Nuo­va: centi­na­ia di pro­fili per­son­ali e decine di pagine uffi­ciali dei due movi­men­ti politi­ci e delle asso­ci­azioni a loro col­le­gate sono sta­ti can­cel­lati sen­za pos­si­bil­ità di recu­pero.

Addirit­tura se si cer­ca di pub­bli­care una fotografia ritraente il seg­re­tario di Cas­a­pound, Simone Di Ste­fano, l’algoritmo del social di Mark Zucker­berg la riconosce come con­traria alla pol­i­cy del sito e non ne per­me­tte la mes­sa online. Inoltre, in almeno un caso, quan­do una tes­ta­ta gior­nal­is­ti­ca locale ha cer­ca­to di pub­bli­care un arti­co­lo che parla­va del movi­men­to politi­co fonda­to da Gian­lu­ca Ian­none, ha rice­vu­to un avvi­so dagli ammin­is­tra­tori di Face­book che suon­a­va come un ulti­ma­tum: il post non è sta­to car­i­ca­to e se avessero prova­to nuo­va­mente a far­lo avreb­bero chiu­so la pag­i­na. Migli­a­ia di fol­low­er e con­tat­ti per­si per col­pa del­la cen­sura polit­i­ca.

Perfi­no il Garante del­la pri­va­cy, Antonel­lo Soro, è inter­venu­to sul­la vicen­da affer­man­do che “ogni lim­i­tazione nell’uso dei social net­work com­prime inevitabil­mente la lib­ertà di espres­sione, con rif­lessi ulte­ri­ori quan­do ogget­to di ‘cen­sura’ siano idee politiche; inci­den­do dunque su lib­ertà che cos­ti­tu­is­cono la pietra ango­lare del­la democrazia”. Questo però non è bas­ta­to per far tornare sui suoi pas­si il social più famoso (e usato) del mon­do e non ha anco­ra smosso il leg­is­la­tore per cer­care di col­mare quel­la che è un’evidenta lacu­na del dirit­to: la pos­si­bil­ità di una soci­età straniera di oper­are arbi­trari­a­mente in Italia con lo stru­men­to cen­so­rio, quin­di di fat­to lim­i­tan­do la lib­ertà di espres­sione.

I “pro­scrit­ti” da Face­book han­no però, forse, una frec­cia al loro arco. L’anno scor­so il Tri­bunale di Por­de­none, per un caso sim­i­le, ha sta­bil­i­to che il social non può dis­at­ti­vare pro­fili in base a vio­lazioni solo pre­sunte ed evi­den­zi­ate sen­za con­trad­dit­to­rio. Face­book dovrà per­tan­to pagare una penale per ogni giorno di ritar­do nel­la riat­ti­vazione dell’account immo­ti­vata­mente dis­at­ti­va­to.

La sen­ten­za, pro­nun­ci­a­ta a segui­to del­la causa civile 2139/2018, ha accolto il ricor­so ex art. 700 c.p.c. pro­mosso da un utente che si era vis­to dis­at­ti­vare e can­cel­lare il pro­fi­lo per­son­ale e, di con­seguen­za, era sta­to pri­va­to del­la pos­si­bil­ità di gestire la sua pag­i­na pre­sente sul social.

Il caso, sebbene diver­so per quan­to riguar­da la causa sca­tenante — l’utente ave­va pub­bli­ca­to un video dal pro­fi­lo pub­bli­co Insta­gram del tor­neo di Wim­ble­don ed era sta­to accusato di uso ille­git­ti­mo del­lo stes­so — ha però un fon­da­men­tale pun­to in comune con quan­to accadu­to recen­te­mente agli uten­ti “sovranisti” e “iden­ti­tari” che si sono visti can­cel­lare il pro­fi­lo: il Tri­bunale ha ritenu­to infat­ti che Face­book abbia sanzion­a­to l’utente “sen­za con­sen­tire allo stes­so di gius­ti­fi­car­si, adot­tan­do un rime­dio del tut­to spro­porzion­a­to rispet­to agli addeb­iti mossi, finen­do così non solo per vio­lare le norme con­trat­tuali, ma anche violan­do i dirit­ti cos­ti­tuzional­mente garan­ti­ti al ricor­rente”.

La piattafor­ma social, anche nel caso dei pro­fili degli uten­ti ricon­ducibili a Cas­a­pound o Forza Nuo­va, non ha dato modo a nes­sun utente di avere un con­trad­dit­to­rio, non ha for­ni­to spie­gazioni ad per­son­am citan­do con­tenu­ti di vario tipo che avreb­bero vio­la­to la pol­i­cy del sito, e soprat­tut­to non ha con­ces­so la “pos­si­bil­ità di reden­zione”. Gli ammin­is­tra­tori han­no affida­to alla stam­pa la loro moti­vazione par­lan­do gen­eral­mente ed in modo del tut­to aleato­rio di aver agi­to in tal sen­so per evitare la “dif­fu­sione dell’odio”, ma stante la sen­ten­za del Tri­bunale, non bas­ta.

Il giu­dice ha anche ritenu­to di dover appli­care l’art. 614-bis del codice che riguar­da le mis­ure di coer­cizione indi­ret­ta: quin­di ha con­sid­er­a­to anche l’obbligo di paga­men­to di somme di denaro per ogni vio­lazione o inosser­van­za suc­ces­si­va, ovvero per ogni ritar­do nell’esecuzione del provved­i­men­to di riat­ti­vazione del pro­fi­lo dell’utente.
Nel caso speci­fi­co, oltre a ordinare a Face­book l’immediato ripristi­no del pro­fi­lo e la riat­ti­vazione del rel­a­ti­vo acces­so alla ges­tione del­la pag­i­na, è sta­to sta­bil­i­to che il social net­work deve pagare una penale all’utente di 150 euro per ogni giorno di ritar­do nell’esecuzione del provved­i­men­to.

Il Tri­bunale di Por­de­none ha quin­di sen­ten­zi­a­to che il provved­i­men­to pre­so da Face­book vio­la le stesse norme con­trat­tuali accettate all’atto dell’iscrizione: cioè garan­tire all’utente di “esprimer­si e comu­ni­care in relazione agli argo­men­ti di inter­esse” così da aiu­tar­lo a “trovare e a con­net­ter­si con per­sone, grup­pi, aziende, orga­niz­zazioni e altri sogget­ti di inter­esse”. Nel rego­la­men­to del social net­work si legge anche che “l’utente è libero di con­di­videre i con­tenu­ti con chi­unque, in qual­si­asi momen­to” e si impeg­na ad assi­cu­rare “l’offerta di espe­rien­ze coer­en­ti e sen­za inter­ruzioni nei prodot­ti delle aziende di Face­book”. Clau­sole con­trat­tuali che sono state vio­late dagli ammin­is­tra­tori con la chiusura arbi­traria e sen­za con­trad­dit­to­rio del pro­fi­lo.

Il dirit­to, in Italia, non prevede che i prece­den­ti diventi­no nor­ma, però la sen­ten­za del Tri­bunale di Por­de­none apre sicu­ra­mente una nuo­va prospet­ti­va che, anche in base alle parole del garante del­la pri­va­cy, dovrà essere pre­sa in con­sid­er­azione sia del leg­is­la­tore sia dal­la gius­tizia.

Share / Con­di­vi­di:

Perché la “tassa” sui prelievi bancomat non serve a nulla

salvini tassa contanti prelievi bancomat confindustria - 5

Qualche giorno fa una nota del Cen­tro Stu­di di Con­find­us­tria dal tito­lo Incen­ti­vare uso mon­e­ta elet­tron­i­ca e dis­in­cen­ti­vare il con­tante: una pro­pos­ta pro­pone­va al Gov­er­no di intro­durre un pac­chet­to di incen­tivi sull’uso del­la mon­e­ta elet­tron­i­ca e di dis­in­cen­tivi sull’uso del con­tante. In par­ti­co­lare Con­find­us­tria sug­geri­va di «intro­durre una com­mis­sione in per­centuale dei pre­lievi da ATM o sportel­lo ecce­den­ti una cer­ta soglia men­sile». In poche parole una tas­sa sui pre­lievi di denaro (dal­lo sportel­lo ban­co­mat).

L’inutile ira di Salvini per la tassa sul contante

La soglia mas­si­ma viene cal­co­la­ta in 1.500 euro. Sec­on­do Con­fidus­tria così facen­do il 75% dei con­ti cor­ren­ti ital­iani (quel­li da cui viene prel­e­va­to men­sil­mente meno del­la cifra) sareb­bero esen­ti dal­la com­mis­sione men­tre appli­can­done una pari al 2% (da cal­co­lar­si in per­centuale sul pre­lie­vo effet­tua­to) «si avrebbe un get­ti­to annuale di cir­ca 3,4 mil­iar­di». Sec­on­do il Cen­tro Stu­di di Con­fidus­tria «la misura è da inten­der­si come inter­ven­to antieva­sione». Ma, come vedremo, non ha alcun sen­so. Vis­to che ver­rebbe tas­sato l’uso di denaro la cui prove­nien­za è gen­eral­mente già nota, dal momen­to che giace nei con­ti cor­ren­ti. Nel­la nota si legge che sareb­bero gli isti­tu­ti di cred­i­to a dover provvedere a prel­e­vare dal con­to che sfo­ra il lim­ite il 2%: «la ban­ca oper­erebbe come una sor­ta di sos­ti­tu­to d’imposta, ver­san­do all’erario con le modal­ità e le tem­p­is­tiche già in essere per gli altri casi».

salvini tassa contanti prelievi bancomat confindustria -1

C’è chi, come Mat­teo Salvi­ni e il quo­tid­i­ano diret­to da Mau­r­izio Belpi­etro La Ver­ità han­no par­la­to di “tas­sa sui pre­lievi in con­tante” rac­con­tan­do che qual­cuno (e sot­to al titolone ci sono le foto di Mon­ti e Con­te) sta pen­san­do di tas­sare i pre­lievi con­tan­ti. Nell’articolo poi viene spie­ga­ta la natu­ra del­la pro­pos­ta, ma il mes­sag­gio che fa pas­sare il leader del­la Lega è com­ple­ta­mente diver­so.

salvini tassa contanti prelievi bancomat confindustria - 4

Nat­u­ral­mente il leader del­la Lega omette che quel “qual­cuno” non fa parte del­la com­pagine di gov­er­no ma è una delle asso­ci­azioni di cat­e­go­ria. Una vol­ta chiar­i­to che nes­suno (a parte Con­find­us­tria, che però non ha il potere di far­lo) sta pen­san­do di tas­sare i pre­lievi al Ban­co­mat è il caso di spie­gare per­ché ques­ta pro­pos­ta non ha sen­so e soprat­tut­to non è asso­lu­ta­mente utile al fine di dis­in­cen­ti­vare i paga­men­ti in nero.

Perché la “tassa” sul prelievo al Bancomat non funziona ed è inapplicabile

Par­ti­amo dall’inizio: è abbas­tan­za paci­fi­co che chi evade il Fisi­co e chi effet­tua paga­men­ti in nero non uti­liz­za denaro deposi­ta­to o che tran­si­ta su con­ti cor­ren­ti. Per il sem­plice moti­vo che quei flus­si di denaro sono trac­cia­bili (come prevede la legge). Ad oggi del resto non c’è una legge che impedis­ca di svuotare – per le ragioni più diverse – un con­to cor­rente e tenere i sol­di sot­to il mat­eras­so (o in una cas­set­ta di sicurez­za o in cas­saforte). Anzi, di per sé il pre­lie­vo di con­tante non è un’attività illecita. Nel­la mag­gior parte dei casi il denaro che si tro­va nei con­ti cor­ren­ti è denaro legit­ti­ma­mente guadag­na­to. Un lavo­ra­tore che – poni­amo – riceve men­sil­mente un bonifi­co da duemi­la euro dal­la sua azien­da per quale moti­vo non potrebbe prel­e­var­li tut­ti di colpo? Ha sen­so con­sid­er­ar­lo un “pos­si­bile eva­sore”? Ovvi­a­mente la rispos­ta è no. Non si spie­ga in che modo tas­sare i pre­lievi oltre una cer­ta sogli sia un dis­in­cen­ti­vo all’evasione. Per­ché va da sé che quel­la diven­terebbe una tas­sa sul pos­ses­so di una deter­mi­na­ta quan­tità (ripeti­amo: non ci sono lim­i­ti riguar­do al pos­ses­so, ma solo allo scam­bio di con­tante tra sogget­ti non reg­is­trati).

salvini tassa contanti prelievi bancomat confindustria -2

Ci sono poi delle dif­fi­coltà tec­niche: volen­do aggi­rare la nor­ma pro­pos­ta da Con­find­us­tria si potreb­bero sem­plice­mente uti­liz­zare più con­ti cor­ren­ti, meglio se di diver­si isti­tu­ti di cred­i­to per aggi­rare even­tu­ali con­trol­li incro­ciati. E lì chi è che farebbe da “sos­ti­tu­to d’imposta”? Ma ammet­ti­amo che le banche accetti­no di buon gra­do, chi ver­rebbe tas­sato? I pen­sion­ati che riti­ra­no la pen­sione per intero, i super­me­r­cati che prel­e­vano con­tan­ti (ad esem­pio le mon­ete metal­liche) per dare i resti alla cas­sa. Oppure le aziende che prel­e­vano con­tan­ti per tut­ta una serie di paga­men­ti per i quali la trac­cia­bil­ità non è richi­es­ta (anticipi e rim­bor­si spese, incen­tivi all’esodo e così via). Non si trat­ta per la ver­ità di un’idea nuo­va. Nel 2012 Mile­na Gabanel­li sul Cor­riere del­la Sera di appli­care «a tut­ti i pre­lievi e deposi­ti di con­tante una tas­sa del 33%, che però viene con­tem­po­ranea­mente resti­tui­ta sot­to for­ma di sgravio fis­cale, per i pri­mi 150 euro al mese a tes­ta, quel­lo che serve cash per le pic­cole spese quo­tid­i­ane, come l’autobus, il gior­nale o il parcheg­gio» in base all’assunto che «solo tre cat­e­gorie umane non pos­sono fare a meno del con­tante: lo spac­cia­tore, il delin­quente, l’evasore».

salvini tassa contanti prelievi bancomat confindustria - 3

Dario Ste­vana­to, pro­fes­sore ordi­nario di dirit­to trib­u­tario all’Università di Tri­este, fa notare sul suo blog alcu­ni det­tagli che non tor­nano. Il pri­mo è che quel­la che Con­find­us­tria chia­ma “com­mis­sione” sarebbe in realtà una tas­sa vera e pro­pria (sep­pure pre­sen­ta­ta come sanzione) sul pat­ri­mo­nio. «Ma a quel pun­to – scrive Ste­vana­to – quel­la che Con­fidus­tria qual­i­fi­ca come “com­mis­sione”, aven­do in realtà natu­ra trib­u­taria, di vera e pro­pria “impos­ta”, dovrebbe rispettare l’art. 53 Cost., cioè riferir­si a una speci­fi­ca capac­ità con­tribu­ti­va dell’obbligato (il cor­ren­tista che effet­tua pre­lievi sopra soglia). Sot­to questo pro­fi­lo però, si finirebbe per tas­sare un fat­to “neu­tro” sul piano delle man­i­fes­tazioni di ric­chez­za usual­mente assogget­tate al trib­u­to». In parole povere, la pro­pos­ta di Con­find­us­tria, come già quel­la di Mile­na Gabanel­li: è inap­plic­a­bile e ingius­ta.

 

Share / Con­di­vi­di:

Droni, missili e bombardieri: le nuove armi della Cina

Droni china

GUERRA /

Nell’ultimo fine set­ti­mana a Pechi­no è anda­ta in sce­na una ses­sione di prove gen­er­ali in vista del­la para­ta mil­itare pre­vista per la Gior­na­ta Nazionale del prossi­mo 1 otto­bre. Ques­ta data è seg­na­ta con un cer­chi­et­to rosso su tut­ti i cal­en­dari cine­si. Da un lato si trat­ta pur sem­pre del­la fes­ta nazionale in cui si com­mem­o­ra la nasci­ta del­la Repub­bli­ca Popo­lare Cinese, ma dall’altro è un’esibizione che con­sente ai ver­ti­ci del par­ti­to comu­nista di lan­cia­re mes­sag­gi più o meno diret­ti al mon­do intero. Quest’anno i des­ti­natari predilet­ti dei seg­nali che prover­ran­no da piaz­za Tien­an­men sono gli Sta­ti Uni­ti, che dal can­to loro han­no già inizia­to a stu­di­are i pos­si­bili arma­men­ti che sfil­er­an­no durante la man­i­fes­tazione. Sui social net­work cine­si stan­no cir­colan­do alcune fotografie che ritrag­gono un drone spia super­son­i­co e altri mezzi da guer­ra avan­za­ti. Come ha ripor­ta­to il South Chi­na Morn­ing Post, gli aerei sen­za pilota fin qui iden­ti­fi­cati sono il Dr-8 o Wuzhen 8 e il drone di attac­co stealth Sharp Sword.

Le nuove armi di Pechino

Il pri­mo, cioè il Dr-8, è un drone strate­gi­co da ric­og­nizione nel caso in cui dovesse scop­pi­are un con­flit­to tra la Cina e le por­taerei statu­niten­si nel Mar Cinese Merid­ionale o nel Paci­fi­co occi­den­tale. Il suo aspet­to ricor­da vaga­mente il D-21 amer­i­cano riti­ra­to dagli Sta­ti Uni­ti una quar­an­ti­na di anni fa. In effet­ti, all’epoca, gli Usa usarono pro­prio i D-21 per effet­tuare alcune mis­sioni di spi­onag­gio in ter­ra cinese. Alcu­ni di questi si schi­antarono al suo­lo e i loro resti, rin­venu­ti dalle autorità, potreb­bero aver aiu­ta­to i mil­i­tari a ideare mod­el­li analoghi nei decen­ni a venire. In ogni caso, a det­ta degli esper­ti il Dr-8 ha la capac­ità di viag­gia­re a una veloc­ità così alta da pot­er pen­e­trare nelle difese aree nemiche e tornare indi­etro sen­za subire dan­ni. Può arrivare fino al Paci­fi­co occi­den­tale.

La Sharp Sword ha un altro ruo­lo ed è un drone d’attacco che può trasportare mis­sili o bombe di vario tipo. A propos­i­to di mis­sili, la Cina esi­birà il mod­el­lo Df-17, in gra­do di cam­biare obi­et­tivi in volo, e il Df-41, quest’ultimo un mis­sile bal­is­ti­co inter­con­ti­nen­tale che può trasportare fino a 10 tes­tate nucleari e colpire obi­et­tivi sul­la ter­rafer­ma amer­i­cana. Tra le novità spic­ca anche il nuo­vo bom­bardiere strate­gi­co sul quale potrà presto con­tare l’Air Force dell’esercito cinese. Si chia­ma H-6N ed è un mod­el­lo che riesce a effet­tuare il riforn­i­men­to men­tre è in volo; carat­ter­is­ti­ca, ques­ta, che rende il suo rag­gio oper­a­ti­vo assai più ampio.

Una festa importantissima

Le preparazioni per la fes­ta del 1 otto­bre sono iniziate da set­ti­mane. Tut­to deve essere per­fet­to, tut­to deve andare lis­cio. Le autorità han­no già pre­dis­pos­to fer­rei piani di sicurez­za, chiu­so strade e attrazioni tur­is­tiche. Sec­on­do Abc, oltre 100mila  per­sone riem­pi­ran­no la piaz­za prin­ci­pale di Pechi­no in occa­sione del­la man­i­fes­tazione men­tre altri 60mila parteciper­an­no a un gala serale che si ter­rà sem­pre a Tien­an­men. I numeri sono da pren­dere con le molle, come sem­pre accade in cir­costanze sim­ili, anche se pare che in occa­sione dell’ultima ses­sione di prove fos­sero state coin­volte 280mila per­sone. Gli hotel nei pres­si di piaz­za Tien­an­men han­no impos­to rigi­di copri­fuo­co durante le prove e vieta­to uscite e ingres­si ai cli­en­ti anche per peri­o­di supe­ri­ori alle 12 ore. Le autorità han­no anche vieta­to la pre­sen­za di aquiloni volan­ti, droni e pic­cioni in cat­tiv­ità. Nes­suno può volare nei cieli di Pechi­no, che in questi giorni risplen­dono di un azzur­ro lim­pidis­si­mo.

Share / Con­di­vi­di:

Macron sbarca in Italia

Cam­bia il gov­er­no e il pri­mo leader europeo che viene a vistare Giuseppe Con­te è Emmanuel Macron. Un seg­no dei tem­pi che cam­biano, indub­bi­a­mente. Ma è anche un chiaro seg­nale di come Fran­cia e Italia, mes­so da parte Mat­teo Salvi­ni, tor­nano di nuo­vo a dialog­a­re: con il pres­i­dente francese che, scommes­so sul nuo­vo gov­er­no Pd-Cinque Stelle, non può che fes­teggia­re per la nuo­va mag­gio­ran­za.

La mossa ha un val­ore polit­i­ca fon­da­men­tale, che aiu­ta a capire più di qual­si­asi altra cosa il nuo­vo cor­so instau­ra­to a Palaz­zo Chi­gi ma anche i fili dell’asse sot­ter­ra­neo che si è con­sol­ida­to in questi anni tra Pari­gi e Roma in assen­za di gov­erni alleati. Macron ha sem­pre avu­to l’Italia nel miri­no. Ma ha intes­su­to la sua strate­gia ital­iana basan­dosi su due diret­tri­ci: scon­tro con il gov­er­no gial­lo-verde e asse con Quiri­nale e Par­ti­to demo­c­ra­ti­co che anda­va a basar­si si una forte pen­e­trazione indus­tri­ale del­la Fran­cia nel nos­tro Paese. Una scelta chiaris­si­ma che si è man­i­fes­ta­ta nel­lo scon­tro costante tra il Con­te 1 e l’establishment francese. la Lega face­va quadra­to con i lep­enisti, i Cinque Stelle con i gilet gial­li. E nel frat­tem­po Macron colpi­va duro sui piani del gov­er­no ital­iano isolan­do­lo in Europa e nel Mediter­ra­neo allarga­to ed evi­tan­do accu­rata­mente qual­si­asi viag­gio in Italia. Non un caso.

Ora che il ven­to è cam­bi­a­to e che l’Italia è rien­tra­ta nel novero dei Pae­si filo-Ue, Macron arri­va in Italia. Da avver­sario ad alleato: un cam­bi­a­men­to repenti­no che dimostra quan­to sia sta­to impor­tante l’apporto francese nelle dinamiche che han­no con­dot­to alla deci­sione di roves­cia­re il gov­er­no gial­lo-verde. Il Con­te bis è nato con la benedi­zione di tutte le poten­ze europee e degli Sta­ti Uni­ti di Don­ald Trump: ma è ormai chiaro che la scelta di Trump di dare il semaforo verde al nuo­vo gov­er­no sia sta­to frut­to del­la tat­ti­ca francese che si è man­i­fes­ta­ta a Biar­ritz. Con Macron padrone di casa, l’Eliseo ha pro­pos­to al pres­i­dente Usa di con­fer­mare il suo ok a Con­te in cam­bio, evi­den­te­mente, di un aiu­to per l’Europa e per il Medio Ori­ente. E ora può sbar­care a Roma con tut­ta la seren­ità di chi ha “con­quis­ta­to” l’Italia dopo più di un anno di scon­tro.

Ora che l’Italia è sta­ta “nor­mal­iz­za­ta”, Fran­cia e Italia pos­sono tornare a rial­lac­cia­re i rap­por­ti bilat­er­ali. Con un prob­le­ma non di poco con­to: sarà Pari­gi, in qual­ità di poten­za garante in Europa, a fare la voce grossa. La visi­ta francese a Roma non sem­bra una visi­ta tra gov­erni che si rispet­tano, ma tra un esec­u­ti­vo che ha vin­to e uno che è nato anche per far vin­cere l’altro. Del resto lo ha det­to tra le righe anche lo stes­so min­istro degli Esteri, Jean-Yves Le Dri­an, sec­on­do cui il Con­te bis “appare più aper­to nel­la sua dimen­sione euro­pea, più deter­mi­na­to ad avere con la Fran­cia relazioni più pos­i­tive”. Tesi con­fer­ma­ta anche dal­la por­tav­oce del gov­er­no francese, Sibeth Ndi­aye, che ha addirit­tura affer­ma­to che “l’Italia è un alleato stori­co del­la Fran­cia. In nes­sun momen­to le scelte politiche che gli uni o gli altri han­no potu­to fare, han­no smen­ti­to questo dato di fat­to”.

Parole affasci­nan­ti che però andreb­bero riv­iste alla luce del­la realtà dei fat­ti.- Vero che Italia e Fran­cia han­no impor­tan­ti rap­por­ti eco­nomi­ci e strate­gi­ci. Ma non si può dimen­ti­care che fino a questo momen­to Macron abbia fat­to il pos­si­bile per colpire i pro­gram­mi ital­iani sia a liv­el­lo europeo – isolan­dola con la Ger­ma­nia e con la Spagna a fare da sos­ti­tu­to – sia nel con­testo che più ci inter­es­sa: la Lib­ia. E se a questo si aggiunge la nos­tra polit­i­ca indus­tri­ale, il quadro è molto diver­so rispet­to a quel­lo di “alleati”.

E infat­ti i dossier che si por­ta dietro Macron da Pari­gi non dimostra­no cer­to una sol­i­da allean­za strate­gi­ca tra i due Pae­si. Macron e Con­te, nel­la cena di lavoro a Palaz­zo Chi­gi, dovran­no par­lare di temi scot­tan­ti che han­no divisi i due Sta­ti non per­ché c’era Salvi­ni o per­ché Lui­gi Di Maio sta­va con i gilet gial­li e ora ha scop­er­to la vena europeista, ma per­ché l gov­er­no france­si ha tira­to bor­date enor­mi agli inter­es­si di Roma. Innanz­i­tut­to, sul piano indus­tri­ale, c’è da dis­cutere non solo l’enorme pen­e­trazione francese in Italia ma anche gli affari Stx-Fin­cantieri (dove Macron ha fat­to di tut­to per fer­mare l’Italia), la ques­tione Tav e il nodo Fca-Renault, mai risolto. Ques­tioni enor­mi, cui si aggiunge il prob­le­ma prin­ci­pale del­la nos­tra polit­i­ca estera: la Lib­ia. La Fran­cia ha una doppia fac­cia. col­lab­o­ra con l’Italia (per­ché è i pos­si­bile non far­lo), ma è cristalli­no che i suoi inter­es­si siano del tut­to diver­gen­ti dai nos­tri. E non è cer­to un caso che Nico­las Sarkozy scatenò i raid sul­la Lib­ia di Muham­mar Gheddafi men­tre l’Italia era il pri­mo part­ner com­mer­ciale ed ener­geti­co di Tripoli. Questi sono temi su cui Italia e Fran­cia sono agli antipo­di e, per trovare un quadra, è del tut­to evi­dente che non bas­ta un cam­bio di gov­er­no. Per­ché la Fran­cia farà il pos­si­bile per ottenere il mas­si­mo da ques­ta “allean­za”.

Un’alleanza che a Macron serve. Serve avere pon­ti in Italia per rius­cire a cam­biare anche la polit­i­ca euro­pea. Con una Ger­ma­nia più debole e con un’Angela Merkel che evi­den­te­mente sta finen­do la sua lead­er­ship, il pres­i­dente francese vuole pren­der­si la gui­da dell’Europa. Lo può fare pro­muoven­do, di fac­cia­ta, una nuo­va part­ner­ship con l’Italia. Ed è una part­ner­ship che chiara­mente può essere utile anche all’Italia se servirà ad allentare i vin­coli di bilan­cio europei o sostenere una soluzione con­ti­nen­tale per i migranti. Il prob­le­ma è che men­tre in Fran­cia han­no ben chiari quali siano gli inter­es­si nazion­ali, in Italia no.

Share / Con­di­vi­di:

SPERAVO DI MORIRE, VOLEVO RAGGIUNGERE IL PARADISO DI ALLAH,

ALLA STAZIONE DI MILANO UN 23ENNE YEMENITA CLANDESTINO COLPISCE AL COLLO E ALLA SCHIENA CON UNA FORBICE UN CAPORALE DELLESERCITO E POI GRIDAALLAH E’ GRANDE” — I PM INDAGANO PER TERRORISMOIL GOVERNATORE FONTANA: E’ IL SEGNALE CHE NON VA ABBASSATA LA GUARDIA

LORENZO GOTTARDO per Libero QUo­tid­i­ano

aggressione stazione milanoAGGRESSIONE STAZIONE MILANO

Lo ha aggred­i­to alle spalle approf­ittan­do del­la con­fu­sione all’ ester­no del­la stazione Cen­trale di Milano. Il mil­itare ha fat­to appe­na in tem­po a sen­tir­si bloc­care da dietro, poi in rap­i­da suc­ces­sione i due fend­en­ti sfer­rati con un paio di for­bici affi­late miran­do alla gola del­la vit­ti­ma. Uno ha effet­ti­va­mente rag­giun­to il bersaglio, for­tu­nata­mente non provo­can­do lesioni gravi, l’ altro si è fer­ma­to sul­la spal­la. Poi, quan­do cara­binieri e com­mili­toni del solda­to fer­i­to sono rius­ci­ti a bloc­care l’ aggres­sore, quel gri­do arriva­to a gelare il sangue.

«Allah akbar», ripetu­to pare più di una vol­ta. Una riven­di­cazione, come a tes­ti­mo­ni­are che dietro quell’ aggres­sione non c’ era l’ azione di un sin­go­lo squili­bra­to, ma un dis­eg­no più grande ispi­ra­to dall’ odio reli­gioso.

Questi i momen­ti salien­ti dell’ atten­ta­to ter­ror­is­ti­co com­pi­u­to ieri nel cuore di Milano, tra tur­isti e pas­san­ti, pun­tan­do un obi­et­ti­vo non casuale. Un solda­to dell’ Eserci­to ital­iano, ma anche un sim­bo­lo che in sé rap­p­re­sen­ta lo Sta­to ital­iano tut­to.

L’ aggres­sore, cat­tura­to dai mil­i­tari dei cara­binieri e subito con­dot­to in caser­ma per un lun­go inter­roga­to­rio, si è scop­er­to essere un 23enne yemeni­ta di nome Mahamad Fathe.

L’ uomo è in sta­to di arresto con l’ accusa di atten­ta­to per final­ità ter­ror­is­tiche o ever­sione, ten­ta­to omi­cidio e vio­len­za. «Sper­a­vo di morire dopo l’ aggres­sione, vole­vo rag­giun­gere il par­adiso di Allah», ha det­to l’ uomo agli inquiren­ti.

aggressione stazione milanoAGGRESSIONE STAZIONE MILANO

VITA DA SBANDATO L’ atten­ta­tore era giun­to in Italia dal­la Lib­ia nel 2017 come richiedente pro­tezione inter­nazionale. L’ iter, però, non era mai sta­to com­ple­ta­to per­ché l’ uomo si era allon­tana­to dal Paese ver­so la Ger­ma­nia. Sal­vo fare poi ritorno lo scor­so luglio dopo essere sta­to espul­so in base al trat­ta­to di Dubli­no. Il 23 agos­to la ques­tu­ra di Man­to­va gli ave­va anche riconosci­u­to un per­me­s­so di sog­giorno provvi­so­rio e l’ ospi­tal­ità pres­so l’ ex hotel Cal­i­for­nia di Ortiglia.

Ma da lì Fathe ave­va rag­giun­to Milano per vivere come uno sbanda­to sen­za­tet­to. Fino alla gior­na­ta di ieri.

Ieri, ver­so le 10,45 cir­ca, Mahamad Fathe si è incam­mi­na­to ver­so la stazione Cen­trale e, giun­to in piaz­za Duca d’ Aos­ta con in tas­ca un paio di for­bici, ha indi­vid­u­a­to la vit­ti­ma “per­fet­ta” per il suo folle gesto ter­ror­is­ti­co. Un capo­ral mag­giore 34enne dell’ Eserci­to ital­iano che sta­va risal­en­do a bor­do del mez­zo blinda­to in dotazione.

Fathe lo ha aggred­i­to alle spalle colpen­do­lo due volte alla gola e alla schiena. Per bloc­care l’ aggres­sore è sta­to nec­es­sario l’ inter­ven­to non solo dei com­mili­toni di pat­tuglia, ma anche dei cara­binieri in servizio pres­so la piaz­za. Nell’ azione le Forze dell’ ordine sono state assis­tite anche da un cit­tadi­no sene­galese di 52 anni inter­venu­to in loro aiu­to.

In quel momen­to, Mahamad Fathe, cir­conda­to e ormai immo­bi­liz­za­to, ha urla­to la riven­di­cazione «Allah akbar». Il 23enne è sta­to arresta­to con le accuse di lesioni e vio­len­za a pub­bli­co uffi­ciale, ma ulte­ri­ori indagi­ni sono in atto per ver­i­fi­care la “rad­i­cal­iz­zazione” dell’ atten­ta­tore ad opera del pool antiter­ror­is­mo di Milano guida­to dal pm Alber­to Nobili.

beppe sala luciana lamorgese matteo salvini attilio fontanaBEPPE SALA LUCIANA LAMORGESE MATTEO SALVINI ATTILIO FONTANA

Il capo­ral mag­giore è sta­to ricov­er­a­to all’ ospedale Fatenebe­fratel­li in codice verde e suc­ces­si­va­mente dimes­so con una prog­nosi di 12 giorni.

Ovvi­a­mente, nel cor­so del­la gior­na­ta, sono arrivate numerose le attes­tazioni di sol­i­da­ri­età nei con­fron­ti del mil­itare fer­i­to prove­ni­en­ti da espo­nen­ti di diver­si par­ti­ti politi­ci che si sono poi anche fer­mati ad anal­iz­zare la vicen­da.

«GUARDIA RESTI ALTA» «Pos­si­amo dire che ques­ta vol­ta è anda­ta bene!», ha spie­ga­to il pres­i­dente del­la Regione Lom­bar­dia Attilio Fontana.

«Si trat­ta dell’ ennes­i­mo episo­dio di vio­len­za che ci induce a non abbas­sare la guardia. Un seg­nale che deve giun­gere forte e chiaro, soprat­tut­to al nuo­vo gov­er­no». Su Face­book Gior­gia Mel­oni, pres­i­dente di Fratel­li d’ Italia, ha pun­ta­to il dito con­tro le pene trop­po «leg­gere» per chi com­mette sim­ili reati. «Con­tinuiamo a chiedere con­danne più severe per i farabut­ti che aggre­dis­cono i nos­tri uomi­ni e donne in divisa. Difendi­amo chi ci difende».

Il capogrup­po di Forza Italia alla Cam­era, Mari­astel­la Gelmi­ni, ha invece par­la­to di «mas­si­ma atten­zione per­ché il degra­do non diven­ti uno stru­men­to del peri­coloso rad­i­cal­is­mo reli­gioso».

Share / Con­di­vi­di:

VOSTRO MARITO RUSSA E STATE PENSANDO DI CHIEDERE IL DIVORZIO?

PRIMA DI RIVOLGERVI A UN AVVOCATO PROVATE QUESTI GADGET CHE PROMETTONO DI RISOLVERE IL PROBLEMA, TORNANDO A FARVI DORMIRE SONNI TRANQUILLI – C’È IL CUSCINO SMART CHE VIBRA O QUELLO CHE AZIONA I CUSCINETTI D’ARIA RIPOSIZIONANDO LA TESTAMA C’È ANCHE IL CEROTTO PER MANDIBOLA OPPURE

Maria Rosaria Pavia per “www.corriere.it”

Salute e riposo (anche altrui) a ris­chio

russare 6RUSSARE 6

Rus­sare è un prob­le­ma molto comune che può portare a prob­le­mi di salute e minac­cia il nec­es­sario riposo. Sen­za con­tare che dis­tur­ba il part­ner con cui si dorme. Per ovviare a questo fas­tidio ci sono diver­si gad­get, sco­pri i più nuovi scor­ren­do la gallery.

Snore Cir­cle

Attra­ver­so l’audio e la con­duzione ossea, Snore Cir­cle per­cepisce quan­do si sta rus­san­do e invia micro seg­nali al cervel­lo per ridurre il rus­sa­men­to fino a elim­i­narlo com­ple­ta­mente. Lo sti­mo­la­tore dei mus­coli del­la gola ha, inoltre, un’app com­pat­i­bile che mon­i­to­ra la qual­ità del son­no.

zeeqZEEQ 

Zeeq

Zeeq è un cus­ci­no smart mes­so a pun­to dal­la Rem-Fit. Fa ascoltare la musi­ca, trac­cia il son­no e vibra per evitare il rus­sa­men­to. È in ven­di­ta a 199 dol­lari.

Motion pil­low

Quan­do il Motion Pil­low per­cepisce che si sta rus­san­do, i suoi cus­cinet­ti d’aria interni si gon­fi­ano, ripo­sizio­nan­do in maniera del­i­ca­ta la tes­ta dell’utente.

russare 5RUSSARE

Snore­lax

Il cerot­to per mandi­bo­la Snore­lax è stu­di­a­to per elim­inare i movi­men­ti non cor­ret­ti delle vie res­pi­ra­to­rie durante il son­no. In par­ti­co­lare, evi­ta che i mus­coli del­la mas­cel­la si rilassi­no trop­po. I cerot­ti sono sta­ti finanziati con una rac­col­ta fon­di su Kick­starter.

philips snoring relief bandPHILIPS SNORING RELIEF BAND

Philips Snor­ing Relief Band

La Snor­ing Relief Band del­la sezione Smart­Sleep del­la Philips inter­viene quan­do il rus­sa­men­to è dovu­to a una cat­ti­va pos­tu­ra. La ban­da si avvolge intorno al tor­so durante la notte e, men­tre mon­i­to­ra le posizioni del son­no, invia delle vibrazioni per invitare a dormire sul fian­co anziché sul­la schiena.

russare 3RUSSARE 3russareRUSSARErussare 2RUSSARE 2snore circleSNORE CIRCLEmotion pillowMOTION PILLOWsnorelaxSNORELAXRUSSARERUSSARErussareRUSSARErussare 4RUSSARE 4

 

Share / Con­di­vi­di: