Torna in carcere il boss Pasquale Zagaria

Era agli arresti domi­cil­iari da aprile, trasfer­i­to a Opera

ANSA) — ROMA, 22 SET — Tor­na in carcere Pasquale Zagaria, ergas­tolano e fratel­lo del capoc­lan dei Casale­si Michele. Il boss è sta­to trasfer­i­to ques­ta mat­ti­na nel carcere di Opera a Milano, la strut­tura indi­vid­u­a­ta dal Dap come luo­go ido­neo per la deten­zione. Zagaria era sta­to scarcer­a­to ad aprile dal giu­dice di sorveg­lian­za di Sas­sari, lo stes­so che ha poi soll­e­va­to ques­tione di legit­tim­ità cos­ti­tuzionale con­tro il decre­to Bonafede. Zagaria, che è mala­to da tem­po, era sta­to pos­to ai domi­cil­iari in casa di un famil­iare a Bres­cia per motivi legati all’e­mer­gen­za Coro­n­avirus: l’ospedale di Sas­sari dove segui­va le ter­apie per la malat­tia, non era più in gra­do di prestar­gli le cure nec­es­sarie. Il tri­bunale di sorveg­lian­za di Sas­sari ave­va però dis­pos­to un ter­mine di cinque mesi alla misura dei domi­cil­iari, che è scadu­to ieri. Il tri­bunale di Bres­cia, al quale i col­leghi sar­di ave­vano gira­to il fas­ci­co­lo per com­pe­ten­za, han­no dunque ritenu­to ces­sate le esi­gen­ze e ripor­ta­to il boss in carcere. (ANSA).

Share / Con­di­vi­di:

INTERVISTA AL SINDACO DI SAN GEMINI, LUCIANO CLEMENTELLA

Doman­da: Salve sin­da­co buon­giorno, ci può rac­con­tare cosa state facen­do?

Rispos­ta: Buon­giorno, abbi­amo uti­liz­za­to gli spazi del cam­po del­la gios­tra per instal­lare le aule provvi­so­ria le aule in quan­to l’at­tuale edi­fi­cio è in fase di ristrut­turazione. Tut­to questo per iniziare la didat­ti­ca il pri­ma pos­si­bile. L’ef­fet­to covid19 e una serie di crit­ic­ità (covi19 lavoro)comportano uno slit­ta­men­to dei lavori di 2 mesi cir­ca. Quin­di per sop­perire a ques­ta grave man­can­za abbi­amo mon­ta­to delle strut­ture pre­fab­bri­cate e trova­to una sis­temazione adegua­ta ai bambini.Le aule sono state noleg­giate e ospit­er­an­no una serie di servizi. Le strut­ture sono a nor­ma.

Doman­da: Quan­ti bam­bi­ni usufruiran­no delle strut­ture provvi­sorie?

Rispos­ta. Le aule ver­ran­no usufruite da 60 bam­bi­ni dai 3 ai 5 anni che inizier­an­no a fre­quentare le lezioni lunedì 21 come annun­ci­a­to e la ter­min­er­an­no nel­l’ar­co di 60 giorni.

Doman­da: Quin­di si potrebbe dire che i gio­vani che crescono andran­no a scuo­la? Sia i 60 bam­bi­ni sia quel­li del­l’asi­lo pri­va­to dei sac­er­doti? Abbi­amo più o meno un centi­naio di bam­bi­ni che crescono sot­to i 6 anni.

Rispos­ta: sì abbi­amo un vivaio di bam­bi­ni che crescono. Questo ci fa piacere e rel­a­ti­va­mente alle dimen­sione del comune è una gran ric­chez­za.

Doman­da: Un’al­tra doman­da sulle scuole, argo­men­to di gfrade attual­ità: le altre scuole a che pun­to sono? Le scuole ele­men­tari riapri­ran­no nor­mal­mente?
Rispos­ta: con grande seren­ità pos­so dire che oggi han­no inizia­to l’at­tiv­ità sco­las­ti­ca gli alun­ni del­la pri­maria e del­la sec­on­daria. Ho fat­to una visi­ta alle aule e mi sono com­pliem­n­ta­to con il cor­po docente e con il per­son­ale aula. Sono situ­azioni che non pre­sen­tano alcu­na crit­ic­ità.

Mar­co de Rosa: come si pre­sen­ta la situ­azionale trasporti rel­a­ti­va­mente alla scuo­la nel nos­tro bel comune?

Rispos­ta: Abbi­amo adot­ta­to tutte le mis­ure per far viag­gia­re i ragazzi in sicurez­za. Abbi­amo sim­u­la­to i per­cor­si e reso più effi­ci­en­ti gli orari. Abbi­amo aumen­ta­to le corse. Ren­der­e­mo pedonale i per­cor­si che si devono fare per rag­giun­gere le scuole.

Doman­da: Pos­si­amo dire che abbi­amo cir­ca un migli­aio di gio­vani sangem­i­ne­si che si apprestano a diventare cit­ta­di­ni e un migli­aio di anziani. Il nuo­vo dis­tret­to san­i­tario dove ver­rà allo­ca­to?

Clementel­la: sul­la san­ità per quan­to pos­si­bile abbi­amo avvi­a­to la costruzione di una nuo­va ASL. Sarà pronta in 12 mesi. Abbi­amo richiesto molti servizi a favore del­la cit­tad­i­nan­za. Per quan­to riguar­da la cul­tura ver­ran­no messe in cam­po una serie di attiv­ità mostre e altro.

Anche l’at­ten­zione all’e­colo­gia è alta e sti­amo sen­si­bi­liz­zan­do e cer­care chi pos­sa risoll­e­vare le sor­ti del­la San Gem­i­ni S.PA

Di Mar­co De Rosa & Alessan­dro Bonafede

www.isolacolombia.org
www.isolacolombia.info
www.bromtolio.info

Share / Con­di­vi­di:

Furbetti del cartellino, 12 indagati per assenteismo in provincia di Reggio Calabria

Auto dei Carabinieri

L’indagine ha por­ta­to a smascher­are un ingeg­noso sis­tema che per­me­t­te­va agli inda­gati di recar­si tran­quil­la­mente al super­me­r­ca­to o a bere al bar, risul­tan­do però tec­ni­ca­mente al lavoro.

Un totale di 12 per­sone sono inda­gate nel­l’am­bito del­l’­op­er­azione “Torno subito” con­dot­ta dal­l’Ar­ma dei Cara­binieri del comune di Rosarno, in provin­cia di Reg­gio Cal­abria.

Il blitz è scat­ta­to alle prime ore del­l’al­ba, con i mil­i­tari che han­no dato ese­cuzione ad un’or­di­nan­za di appli­cazione di mis­ure caute­lari nei con­fron­ti di 8 sogget­ti di nazion­al­ità ital­iana che si allon­tana­vano in maniera indeb­i­ta dal­l’uf­fi­cio durante il pro­prio turno.

Al momen­to sono quat­tro le per­sone per le quali sono sta­ti dis­posti gli arresti domi­cil­iari, men­tre altre quat­tro han­no obbli­go di fir­ma alla polizia giudiziaria. Per tut­ti loro le ipote­si di reato sono quelle, a vario tito­lo, di pec­u­la­to, truf­fa e false attes­tazioni o cer­ti­fi­cazioni

Stan­do a quan­to rifer­i­to dal Cor­riere del­la Cal­abria, gli inda­gati, tut­ti dipen­den­ti del comune, ave­vano escog­i­ta­to un meto­do ingeg­noso per tim­brare il pro­prio badge e poi uscire indis­tur­bati dal luo­go di lavoro.

Durante le loro lunghe ‘pause’, si reca­vano per andare a bere al bar e a fare la spe­sa, per giun­ta uti­liz­zan­do i mezzi di servizio in dotazione alComune.t.sputniknews.com/italia/202009229556884

Share / Con­di­vi­di:

Migranti in Italia Migranti, l’ennesima truffa di Bruxelles

Migranti in Italia

12:44 21.09.2020URL abbre­vi­a­toDi Gian Mica­lessin6118Seguici su

Nel Dis­cor­so all’Unione la Pres­i­dente del­la Com­mis­sione Ursu­la von der Leyen ha promes­so di abolire le regole del Trat­ta­to di Dubli­no che impedis­cono la redis­tribuzione in Europa dei clan­des­ti­ni sbar­cati in Italia. Ma sono bas­ta­ti pochi giorni per capire che si trat­ta­va di una fre­gatu­ra. Ecco per­chè tut­to resterà come pri­ma.

Abolire­mo il rego­la­men­to di Dubli­no. Lo rimpiazzer­e­mo con un nuo­vo sis­tema europeo di gov­er­nance delle migrazioni. Avrà strut­ture comu­ni per l’asilo e per i rim­pa­tri”. Così par­lò mer­coledì 16 set­tem­bre il pres­i­dente del­la Com­mis­sione Euro­pea Ursu­la Von Der Leyen. Chi, per un atti­mo, ci ha cre­du­to si è già pen­ti­to. Le promesse for­mu­late dal pres­i­dente del­la Com­mis­sione Euro­pea durante il Dis­cor­so all’Unione era­no solo un “fla­tus vocis”. O meglio un’autentica pre­sa per in giro per l’Italia.

© AP PHOTO / LUCA BRUNODi Maio: Rego­la­men­to di Dubli­no ‘il più grande muro che oggi esista’ in EuropaLa boz­za di mod­i­fi­ca del Trat­ta­to che ver­rà pre­sen­ta­ta alla Com­mis­sione Euro­pea mer­coledì 23 set­tem­bre non con­tiene, infat­ti, nes­suna mod­i­fi­ca ril­e­vante all’articolo 13 del Trat­ta­to di Dubli­no. L’articolo attribu­sice al paese di pri­mo arri­vo la respon­s­abil­ità delle pratiche di asi­lo di un migrante e rap­p­re­sen­ta da sem­pre una trap­po­la fatale per l’I­talia. Il moti­vo è sem­plice. La stra­grande mag­gio­ran­za dei dis­garziati diret­ti ver­so le nos­tre coste non fugge da guerre, dit­tature o cares­tia, ma insegue più banal­mente il sog­no di trovare un lavoro e rifar­si una vita in Europa. Un sog­no che gra­zie all’articolo 13 del Trat­ta­to si riv­ela un incubo sia per l’Italia, sia per quel­la mas­sa di migranti irre­go­lari.

Non poten­do né ottenere lo sta­tus di rifu­giati, né essere rim­pa­triati a causa del­la man­can­za di accor­di con le nazioni d’origine la mag­gior parte di quei dis­graziati si ritrovano con­dan­nati a bivac­care nei cen­tri d’accoglienza nel nos­tro paese sen­za pot­er essere inte­grati e sen­za pot­er rag­giun­gere altri pae­si europei. E chi non viene reclu­ta­to da grup­pi o orga­niz­zazioni crim­i­nale cade nelle mani dei capo­rali e immes­so nel cir­cuito sen­za usci­ta del lavoro nero. Ma l’articolo 13 oltre ad essere il par­a­dig­ma del­la fal­sa accoglien­za e del­lo sfrut­ta­men­to è anche lo scu­do dietro cui si nascon­dono i pae­si europei con­trari a qual­si­asi redis­tribuzione dei migranti sui loro ter­ri­tori. Pro­prio per questo solo l’eliminazione di quel­la rego­la pote­va met­tere fine alle stor­ture di Dubli­no. Anco­ra una vol­ta, invece, l’ipocrisia dei tan­ti pae­si mem­bri ha avu­to la meglio.

La svedese Ylva Johans­son Com­mis­saria agli Affari Interni dell’Unione antic­i­pan­do la boz­za di rifor­ma di cui è rela­trice ha esclu­so qual­si­asi ipote­si di ripar­tizione obbli­ga­to­ria. Nell’ambito delle nuove regole — stan­do a quan­to fat­to capire dal­la Com­mis­saria l’Unione — si pun­terà soltan­to a facil­itare i mec­ca­n­is­mi di rim­pa­trio. Ma poichè gli accor­di di qel tipo richiedono anni di negoziati con i pae­si d’origine dei migranti è facile intuire che per l’Italia nul­la cam­bierà.

© FOTOCC-BY-NC-SA 3.0 IT / ORESTE FIORENZADi Maio e Lam­orgese in Tunisia con Com­mis­sari Ue: dis­cus­si gli sbarchi di tunisi­ni a Lampe­dusaAnzi in teo­ria le cose peg­gior­era­no. La nuo­va boz­za can­cellerà anche le intese sul­la parziale redis­tribuzione dei migranti — rego­lari e irre­go­lari — rag­giunte un anno fa a Mal­ta dal min­istro degli interni Luciana Lam­orgese. Il min­istro, a quel tem­po, le definì la pri­ma vit­to­ria dell’Italia sul fronte delle politiche migra­to­rie. In ver­ità anche quel­la si riv­elò una pre­sa in giro. In un anno la Ger­ma­nia e gli altri part­ner europei si sono pre­si appe­na 426 migranti a fronte degli oltre 28mila appro­dati nel­lo stes­so peri­o­do sulle nos­tre coste. Ma il ripu­dio di quelle intese sep­pur min­i­mali e la loro sos­ti­tuzione con mec­ca­n­is­mi basati esclu­si­va­mente sui rim­pa­tri can­cellerà defin­i­ti­va­mente la pos­si­bil­ità di redis­tribuire i migranti su base euro­pea.

E questo sig­ni­ficherà con­dannare defin­i­ti­va­mente l’Italia al ruo­lo di cam­po profughi del Mediter­ra­neo. E a ren­dere ancor più gri­gio il panora­ma s’aggiunge la debolez­za di un gov­er­no gial­lo-rosso con­sapev­ole che qual­si­asi ten­ta­ti­vo di protes­ta allon­tan­erà il sog­no di accedere ai 200 e pas­sa mil­iar­di dal Recov­ery Found. Mil­iar­di che ver­ran­no dis­tribuiti soltan­to finchè l’Italia accetterà docil­mente i dik­tat di Brux­elles. https://it.sputniknews.com/opinioni/202009219555154-

Share / Con­di­vi­di:

Caso di contagio in Costa Azzurra, donna olandese contrae la febbre dengue

Una don­na olan­dese ha con­trat­to la feb­bre dengue dopo essere sta­ta pun­ta­ta da una zan­zara nel comune di La Croix-Valmer, in Proven­za-Alpi-Cos­ta Azzur­ra, riferisce il por­tale NL Times.

Una don­na olan­dese in sog­giorno in Fran­cia ha con­trat­to la feb­bre dengue. La don­na ha avu­to la malat­tia ad agos­to e la diag­nosi di con­ta­gio da feb­bre dengue le è sta­ta fat­ta nei Pae­si Bassi, ripor­tano i media olan­desi. Non si han­no infor­mazioni sul suo attuale sta­to di salute.

Come affer­ma­to da un por­tav­oce del­l’Is­ti­tu­to di San­ità olan­dese (RIVM) alla tele­vi­sione olan­dese NOS, stan­do alle infor­mazioni a dis­po­sizione, al momen­to si trat­ta del pri­mo caso di con­ta­gio da feb­bre dengue di un cit­tadi­no olan­dese in Europa merid­ionale.

Il por­tav­oce ha affer­ma­to che questo caso non è fuori dal comune in quan­to è noto che le zan­zare tigri Aedes albopic­tus sono pre­sen­ti in quell’area e sono solite trasmet­tere tale virus. A suo avvi­so, la don­na è sta­ta poco for­tu­na­ta, data la rar­ità di con­trarre il virus attra­ver­so la pun­tu­ra di zan­zara.

La feb­bre dengue è una peri­colosa malat­tia virale più dif­fusa nelle regioni con cli­mi sub­trop­i­cali e trop­i­cali. I prin­ci­pali vet­tori del­la feb­bre dengue sono le cosid­dette zan­zare del­la feb­bre gial­la Aedes aegyp­ti. In assen­za di un vet­tore una per­sona mala­ta non cos­ti­tu­isce peri­co­lo.

I sin­to­mi del­la malat­tia sono:

  • feb­bre alta
  • nau­sea
  • eruzioni cuta­nee
  • mal di tes­ta e mal di schiena.
  • La feb­bre emor­rag­i­ca asso­ci­a­ta alla dengue è accom­pa­g­na­ta da gravi emor­ragie interne causate dal col­las­so dei vasi san­guig­ni.

Nel mese di agos­to le autorità san­i­tarie degli Sta­ti Uni­ti han­no autor­iz­za­to un piano per la lib­er­azione di centi­na­ia di mil­ioni di zan­zare geneti­ca­mente mod­ifi­cate per lim­itare la dif­fu­sione delle popo­lazioni locali di specie che cau­sano malat­tie mor­tali, tra cui la feb­bre dengue.https://it.sputniknews.com/mondo/202009219555867-

Share / Con­di­vi­di:

Conte ora si blinda la poltrona. Ma rischia di venire giù tutto

Il Pd com­in­cia ad andare in press­ing sul pre­mier. Una parte dei 5S vor­rebbe un cam­bio del­la guardia. Tut­ti gli sce­nari Ange­lo Scara­no — Mar, 22/09/2020 — 08:00

Il pre­mier tira un sospiro di sol­lie­vo? Ni. Il risul­ta­to delle Region­ali e del ref­er­en­dum, va det­to, raf­forzano indub­bi­a­mente la tenu­ta del­l’esec­u­ti­vo che in modo insper­a­to allun­ga il suo oriz­zonte e pun­ta al 2023.

Ma bisogna fare mol­ta atten­zione a ques­ta tor­na­ta elet­torale. Da un lato c’è il ven­to del­la sta­bil­ità del­l’esec­u­ti­vo, dal­l’al­tro però ci sono gli alleati dei Cinque Stelle, Pd in tes­ta che adesso pas­sano all’in­cas­so e met­tono nel miri­no pro­prio il pre­mier. Le parole di Zin­garet­ti subito dopo la fine del­lo spoglio sono state fin trop­po chiare e han­no avu­to il sapore di una dichiarazione di guer­ra. Il Pd vuole esat­ta­mente due cose dai 5 Stelle e da Con­te: l’ok al Fon­do Sal­va Sta­ti e l’e­lim­i­nazione dei decreti Sicurez­za forte­mente volu­ti dal­l’ex min­istro degli Interni, Mat­teo Salvi­ni. Due richi­este che potreb­bero let­teral­mente portare ad una crisi di gov­er­no. I Cinque Stelle fino a ven­erdì scor­so, ora con Cri­mi, ora con Di Maio, han­no sot­to­lin­eato il loro no al Mes. Una posizione che si scon­tra con i pro­gram­mi del Pd che in questo sci­agu­ra­to pat­to con i grilli­ni ha mes­so sul piat­to il Sì al ref­er­en­dum per ottenere in cam­bio l’ok al Fon­do Sal­va Sta­ti. In questo quadro piut­tosto incer­to va con­sid­er­a­to un altro aspet­to.

Il Pd fin­ge di non vol­er chiedere un rim­pas­to di gov­er­no con l’in­gres­so nel­l’esec­u­ti­vo del­lo stes­so Zin­garet­ti alla gui­da del Vim­i­nale, ma è cosa nota che dalle par­ti dem si sogna una pro­fon­da revi­sione del­la squadra di gov­er­no. Con­te per il momen­to non vuol sen­tire par­lare di cam­bi ma è dif­fi­cile non immag­inare aggius­ta­men­ti in cor­sa fino alla sca­den­za del­la leg­is­latu­ra. Nel mez­zo c’è il pat­to sul­la legge elet­torale tra Di Maio e Zin­garet­ti. Tutte spine nel fian­co per un pre­mier che non ha nes­suna inten­zione di mol­lare la poltrona. Det­to questo, va anche rib­a­di­ta una cer­ta pre­oc­cu­pazione dalle par­ti di palaz­zo Chi­gi, come ripor­ta il Cor­riere, per i numeri davvero esigui del­la mag­gio­ran­za al Sen­a­to. Ieri, con le sup­ple­tive in Sardeg­na, la mag­gio­ran­za ha per­so un altro seg­gio. E con ques­ta mossa l’e­qui­lib­rio dei gial­lorossi a palaz­zo Madama è sem­pre più pre­cario. Con­te vuol capire fino a che pun­to pos­sano esser­ci altre defezioni al Sen­a­to, vero pun­to debole del­la mag­gio­ran­za. Il risul­ta­to delle region­ali e del Ref­er­en­dum dunque ampli­erà i rischi che corre il pre­mier. Con­te è sem­pre più stret­to tra le pres­sioni di agen­da polit­i­ca del Pd e una cer­ta insof­feren­za da parte del Movi­men­to Cinque Stelle. Fino al risul­ta­to di ieri, l’o­bi­et­ti­vo dei gial­lorossi era quel­lo di stare insieme per fer­mare Salvi­ni e il cen­trode­stra. Il risul­ta­to del ref­er­en­dum che por­ta il mar­chio 5S e le affer­mazioni di De Luca, Emil­iano e Giani con il bol­lo dem, pos­sono cam­biare (e non poco) gli obi­et­tivi del bloc­co gial­lorosso con una deri­va più ego­is­ti­ca per cer­care di portare acqua al pro­prio muli­no di par­ti­to. Ed è per questo moti­vo che c’è un ris­chio con­cre­to all’oriz­zonte: Con­te potrebbe affog­a­re in mez­zo a un Pd che è tor­na­to a far sen­tire la sua voce e a un M5s che adesso vuole sfruttare a pieno la vit­to­ria sul taglio dei par­la­men­tari.

Share / Con­di­vi­di:

Luca ZaiaFinisce in parità la partita per le regionali, plebiscito per Zaia e De Luca

Luca Zaia

Tri­on­fo asso­lu­to per Zaia in Vene­to, ma la Cec­ca­r­di non riesce a strap­pare la Toscana al Pd, dove vince Giani. Il cen­trode­stra con­quista le Marche e si ricon­fer­ma in Lig­uria con Toti. Emil­iano si con­fer­ma in Puglia e De Luca stravince in Cam­pa­nia.

Non las­cia molte sor­p­rese l’e­si­to delle region­ali, che finis­cono con un sostanziale pareg­gio che dif­fi­cil­mente met­terà in dis­cus­sione la tenu­ta del gov­er­no. Finisce in pareg­gio nelle sei regioni a statu­to ordi­nario, con un tes­ta a tes­ta fra cen­trode­stra e cen­trosin­is­tra in Toscana, Puglia e Marche, una net­ta vit­to­ria di Toti che si ricon­fer­ma in Lig­uria superan­do la soglia del 50% dei voti, e un tri­on­fale plebisc­i­to per De Luca e Zaia. 

Risul­tati mod­esti per il M5S, che non va oltre l’11,1% ottenu­to da Antonel­la Lar­ic­chia in Puglia. L’af­fluen­za al voto delle region­ali si è attes­ta­ta al 53,8%

Liguria

Il gov­er­na­tore uscente del cen­trode­stra Gio­van­ni Toti a scru­ti­nio ulti­ma­to si con­fer­ma con il 56,1% bat­ten­do il can­dida­to del PDM5S, Fer­ruc­cio Sansa, al 38,9%. L’af­fluen­za nel­la regione è del 53,4%.

Toscana

La Lega non riesce a strap­pare al PD la sua roc­caforte e Susan­na Cec­ca­r­di esce scon­fit­ta dal­la sfi­da con il can­dida­to del­la coal­izione di cen­trosin­is­tra. Con 3.921 seg­gi scruti­nati su 3.937, Euge­nio Giani  si con­fer­ma con il 48,2%, mar­can­do un dis­tac­co di più di 8 pun­ti dal­la can­di­da­ta del cen­trode­stra. L’af­fluen­za alle urne in Toscana è sta­ta del 62,6%, pari a 1.870.379 di votan­ti.

Veneto

Risul­tati sen­za prece­den­ti per Luca Zaia in Vene­to, dove più di tre elet­tori su quat­tro han­no vota­to per il gov­er­na­tore uscente che si ricon­fer­ma con il 76,8% delle pref­eren­ze. Con 4.713 su 4.751 sezioni scruti­nate, il can­dida­to del cen­trosin­is­tra, Arturo Loren­zoni, si fer­ma al 15,7%, men­tre Cap­pel­let­ti, il can­dida­to del M5S, ottiene un modesto al 3,2%. L’af­fluen­za al voto in Vene­to è sta­ta del 61,2%.

Marche

In base ai dati for­ni­ti dal­la Regione Marche, con lo scru­ti­nio ulti­ma­to 1.574 sezioni su 1,576 e un’af­fluen­za del 42,7%, il can­dida­to del cen­trode­stra Francesco Acquaroli ottiene il 49,13% men­tre il can­dida­to del cen­trosin­is­tra Mau­r­izio Man­gialar­di è al 37,28%. 

Campania

Vin­cen­zo De Luca, gov­er­na­tore uscente del cen­trode­stra, tri­on­fa con il 69,6%, las­cian­do l’avver­sario Ste­fano Cal­doro al 17,87%. Sono 5.539 sezioni su 5.827 scruti­nate, sec­on­do i dati del Vim­i­nale, e l’af­fluen­za è sta­ta del 55,5%.

Puglia

In Puglia, con 3.582 sezioni scruti­nate su 4.026 e un’ affluen­za 56,4%, il gov­er­na­tore uscente Michele Emil­iano si ricon­fer­ma con 46,86%, men­tre il can­dida­to del cen­trode­stra Raf­faele Fit­to è al 38,86%. La can­di­da­ta del M5S Antonel­la Lar­ic­chia, sec­on­do i dati del Vim­i­nale, è all’11,2%.

L’emozione di Zaia

Non nego che è un’e­mozione”, ha dichiara­to Luca Zaia sul pal­co del­la Lega di Tre­vi­so, alla notizia del plebisc­i­to che lo ha incoro­na­to per la sec­on­da vol­ta suc­ces­si­va alla pres­i­den­za del Vene­to. 

E’ un voto dei veneti per il Vene­to”, ha scan­di­to. Adesso “Il nos­tro obi­et­ti­vo è uno solo, portare a casa l’au­tono­mia — ha pros­e­gui­to — Abbi­amo avu­to un seg­nale impor­tante dai cit­ta­di­ni nel 2017, con il ref­er­en­dum. Non abbi­amo che da chi­ud­ere ques­ta par­ti­ta con la fir­ma del­l’in­te­sa con il gov­er­no nazionale”. 

De Luca: Un risultato di Popolo

Con­sidero questo un risul­ta­to di popo­lo che ha espres­so l’u­nità delle energie pos­i­tive e delle forze sane, si è espres­sa un’u­nità di popo­lo che mi per­me­t­to di indi­care come esem­pio pos­i­ti­vo per l’I­talia”, ha det­to il gov­er­na­tore del­la Cam­pa­nia, ringrazian­do i can­di­dati e le forze politiche che han­no sostenu­to la sua can­di­datu­ra.

Ci aspet­tano mesi dif­fi­cili e incombe il prob­le­ma di decine di migli­a­ia di lavo­ra­tori che perder­an­no la cas­sa inte­grazione: dob­bi­amo essere pron­ti con un pro­gram­ma di sosteg­no socio eco­nom­i­co per loro e per il sis­tema delle imp­rese. Non abbi­amo un min­u­to da perdere e già domani mat­ti­na siamo impeg­nati in due prime riu­nioni: una con i diret­tori gen­er­ali delle Asl e delle aziende ospedaliere, l’al­tra con le orga­niz­zazioni agri­cole per com­in­cia­re a lavo­rare all’im­postazione del nuo­vo pro­gram­ma di svilup­po rurale”, ha scrit­to in un post di Face­book.

Toti: il maggior risultato del centrodestra in Liguria

Quel­lo che si pro­fi­la stan­do alle proiezioni è sicu­ra­mente il più grande suc­ces­so che il cen­trode­stra abbia mai avu­to in ques­ta regione in tut­ta la sua sto­ria, sig­nifi­ca 20 pun­ti per­centu­ali in più di 5 anni fa, seg­no che questi 5 anni sono sta­ti apprez­za­ti dagli elet­tori” ha det­to il pres­i­dente del­la Regione Lig­uria Gio­van­ni Toti, com­men­tan­do le prime proiezioni dei voti, durante la con­feren­za stam­pa tenu­ta lunedì sera nel­la ten­sostrut­tura allesti­ta a Gen­o­va sot­to il palaz­zo del­la Regione, per com­mentare i pri­mi risul­tati delle elezioni region­ali lig­uri 2020.

Per la coal­izione PD-M5S, invece “si pro­fi­la una delle peg­giori scon­fitte in asso­lu­to del cen­trosin­is­tra”, ha aggiun­to. “Vuol dire che l’u­ni­ca espres­sione del­l’al­lean­za gial­lorossa di gov­er­no che in Lig­uria si è schier­a­ta uni­ta ha fat­to forse il peg­gior risul­ta­to del­la sto­ria di tut­ti i par­ti­ti che la com­pon­gono”, ha sot­to­lin­eato, com­men­tan­do il risul­ta­to elet­torale del­l’u­ni­ca coal­izione for­ma­ta da PD e M5S, pre­sen­ta­ta alle region­ali.

Share / Con­di­vi­di:

Un biochip impiantabile della DARPA per la diagnosi del COVID-19 potrebbe essere messo in commercio già nel 2021

Raul Diego
mintpressnews.com
La scop­er­ta sci­en­tifi­ca più sig­ni­fica­ti­va dopo quel­la del­la forza di grav­ità è rimas­ta nascos­ta in bel­la vista per qua­si un decen­nio e il suo poten­ziale dis­trut­ti­vo per l’umanità è tal­mente vas­to che la più grande macchi­na da guer­ra del piane­ta ha imme­di­ata­mente disp­ie­ga­to tutte le pro­prie risorse per impos­ses­sarsene e con­trol­lar­la, finanzian­done la ricer­ca e lo svilup­po attra­ver­so agen­zie come il Nation­al Insti­tutes of Health (NIH), la Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) e HHSBARDA.
La riv­o­luzionar­ia scop­er­ta era sta­ta real­iz­za­ta nel 2010, per puro caso, da uno scien­zi­a­to canadese di nome Derek Rossi. L’attualmente in pen­sione ex-pro­fes­sore di Har­vard ave­va affer­ma­to in un’intervista al Nation­al Post di aver scop­er­to un modo per “ripro­gram­mare” le mol­e­cole che trasportano le istruzioni genetiche per lo svilup­po delle cel­lule umane e delle altre forme di vita bio­log­i­ca.
Queste mol­e­cole sono denom­i­nate “aci­di ribonu­cle­ici mes­sag­geri” o mRNA e la pos­si­bil­ità di mod­i­fi­care le istruzioni da esse cod­ifi­cate, così da pot­er sin­te­tiz­zare qual­si­asi tipo di sostan­za all’interno di un organ­is­mo bio­logi­co, in Occi­dente ha cam­bi­a­to rad­i­cal­mente il cor­so del­la med­i­c­i­na e del­la scien­za, anche se nes­suno se ne è anco­ra accor­to. Come dice lo stes­so Rossi: “La vera e impor­tante scop­er­ta è che ora è pos­si­bile uti­liz­zare l’mRNA e, se lo si intro­duce all’interno del­la cel­lu­la, allo­ra è pos­si­bile far­gli sin­te­tiz­zare qual­si­asi tipo di pro­teina, ed è ques­ta la cosa impor­tante.”
Così impor­tante che, nel 2014, Rossi era sta­to in gra­do di andare in pen­sione dopo che Mod­er­na Inc., la soci­età da lui fon­da­ta insieme al fon­do pri­vate equi­ty Flag­ship Pio­neer­ing per sfruttare ques­ta scop­er­ta, ave­va rice­vu­to qua­si mez­zo mil­iar­do di dol­lari in sovven­zioni fed­er­ali per iniziare a svilup­pare vac­ci­ni uti­liz­zan­do pro­prio questo tipo di tec­nolo­gia. Non più affil­ia­to a Mod­er­na, parte­ci­pazioni azionar­ie a parte, Rossi sta solo “guardan­do gli even­ti a dis­tan­za” e,  se ras­somigliasse anche solo vaga­mente a quell’affettuoso “buon padre di famiglia” che vor­rebbe sem­brare, dovrebbe esserne inor­rid­i­to.
Biolo­gia a con­trol­lo remo­to
Già nel 2006, DARPA sta­va cer­can­do il modo per iden­ti­fi­care i pato­geni virali delle vie res­pi­ra­to­rie supe­ri­ori attra­ver­so il suo pro­gram­ma Pre­dict­ing Health and Dis­ease (PHD), che ave­va por­ta­to alla creazione da parte dell’agenzia del Bio­log­i­cal Tech­nolo­gies Office (BTO), com’era sta­to rifer­i­to da Whit­ney Webb in un arti­co­lo del­lo scor­so mag­gio appar­so su The Last Amer­i­can Vagabond. Nel 2014, il BTO di DARPA ave­va lan­ci­a­to il pro­gram­ma “In Vivo Nanoplat­forms” (IVN), che stu­di­a­va le nan­otec­nolo­gie impiantabili e ave­va con­tribuito allo svilup­po dell’”idro­gel.”
L’idrogel è una nan­otec­nolo­gia di cui l’inventore si era subito van­ta­to, affer­man­do che “se dovesse essere mes­sa in com­mer­cio con l’approvazione del­la FDA, i con­suma­tori potreb­bero richiedere l’inserimento sot­to cute di questi sen­sori, in modo che mis­uri­no i loro liv­el­li di glu­co­sio, ossigeno e lat­ta­to.” Questo mate­ri­ale, sim­i­le a quel­lo delle lenti a con­tat­to, viene introdot­to sot­to­cute per mez­zo di uno spe­ciale ini­et­tore e può inviare seg­nali dig­i­tali all’infrarosso attra­ver­so una rete wire­less, come il 5G.
Un pen­ny affi­an­ca­to ad un mod­el­lo in idro­gel a for­ma di alve­o­lo pol­monare stam­pa­to in 3D nel lab­o­ra­to­rio BRC di Hous­ton del­la Rice Uni­ver­si­ty. Melis­sa Phillip, Hous­ton Chron­i­cle tramite AP
 
Una vol­ta inser­i­to il chip  all’interno del cor­po, le cel­lule umane sono in balia di qual­si­asi pro­gram­ma ven­ga trasfer­i­to all’mRNA tramite questo sub­stra­to ed una cosa del genere apre infi­nite, spaven­tose pos­si­bil­ità. È forse il pri­mo vero pas­so ver­so il tran­sumanes­i­mo com­ple­to, una “filosofia” in voga pres­so molti per­son­ag­gi poten­ti e influ­en­ti, come Ray Kurzweil ed Eric Schmidt di Google e i cui fau­tori vedono la fusione tra tec­nolo­gia e biolo­gia come una con­seguen­za inevitabile del pro­gres­so umano.
L’azienda pri­va­ta apposi­ta­mente cre­a­ta per la com­mer­cial­iz­zazione di ques­ta tec­nolo­gia che per­me­tte di con­trol­lare i pro­ces­si bio­logi­ci a dis­tan­za e apre le porte alla poten­ziale manipo­lazione delle nos­tre risposte bio­logiche e, in defin­i­ti­va, del­la nos­tra intera esisten­za, si chia­ma Pro­fusa Inc. e le sue oper­azioni sono finanzi­ate con mil­ioni dol­lari dal NIH e dal­la DARPA. A mar­zo 2020, l’azienda si era silen­ziosa­mente introdot­ta nell’affollato mer­ca­to del COVID-19, quan­do ave­va annun­ci­a­to di aver mes­so a pun­to un biochip ini­et­ta­bile per la diag­nosi di alcune malat­tie res­pi­ra­to­rie virali, tra cui il COVID-19.
Una conso­ci­a­ta total­mente sot­to con­trol­lo
Nel luglio scor­so, era sta­to pub­bli­ca­to sul New Eng­land Jour­nal of Med­i­cine un rap­por­to pre­lim­inare finanzi­a­to dal NIAID di Fau­ci e dal NIH su un vac­ci­no mRNA per il SARS-CoV­‑2, rap­por­to in cui si affer­ma­va che il vac­ci­no mRNA-1273, for­ni­to da Mod­er­na per lo stu­dio, “ave­va indot­to immu­ni­tarie anti-SARS-CoV­‑2 in tut­ti i parte­ci­pan­ti e non era­no sta­ti iden­ti­fi­cati prob­le­mi di sicurez­za lim­i­tan­ti lo stu­dio,” aus­pi­can­do inoltre “un ulte­ri­ore svilup­po di questo vac­ci­no.”
Un mese pri­ma, il NIH ave­va riven­di­ca­to una parte­ci­pazione con­giun­ta nel­lo svilup­po del vac­ci­no mRNA per il COVID-19 di Mod­er­na, citan­do un con­trat­to fir­ma­to nel dicem­bre 2019, in base al quale i “futuri vac­ci­ni mRNA con­tro il coro­n­avirus saran­no svilup­pati da entrambe le par­ti e rimar­ran­no di pro­pri­età comune.” Mod­er­na con­tes­ta la posizione del gov­er­no fed­erale, affer­man­do che la soci­età “ha un ampio pat­ri­mo­nio di pro­pri­età intel­let­tuali, sia pro­prie che in licen­za” e che “non è a conoscen­za di alcu­na pro­pri­età intel­let­tuale che le impedi­rebbe di com­mer­cial­iz­zare i pro­pri futuri prodot­ti, inclu­so l’mRNA-1273.”
Un poster per l’arruolamento dei volon­tari che dovran­no pren­dere parte ad uno stu­dio sul vac­ci­no con­tro il COVID-19 con­dot­to da NIH e Mod­er­na Inc., 27 luglio 2020, Bing­ham­ton, N.Y. Hans Pen­nink, AP
 
L’unico osta­co­lo è il sis­tema di som­min­is­trazione (sec­on­do Mod­er­na attual­mente in fase di svilup­po) che prob­a­bil­mente non otter­rà l’approvazione del­la FDA pri­ma del’limmissione sul mer­ca­to del­la tec­nolo­gia idro­gel, svilup­pa­ta dal­la DARPA  fed­erale in tan­dem con la tec­nolo­gia a sen­sori di luce finanzi­a­ta da DARPA-Pro­fusa, che dovrebbe rice­vere un’autorizzazione rap­i­da da parte del­la Food and Drug Admin­is­tra­tion entro l’inizio del 2021 e che, molto prob­a­bil­mente, ver­rà uti­liz­za­ta per la som­min­is­trazione di un vac­ci­no con­tro il coro­n­avirus in gra­do di, let­teral­mente, mod­i­fi­care  il nos­tro DNA.
Inoltre, il Dipar­ti­men­to del­la salute e dei servizi umani (HHS), sta attual­mente inda­gan­do sulle domande di brevet­to deposi­tate da Mod­er­na, soste­nen­do che l’azienda avrebbe taci­u­to il “sosteg­no da parte del gov­er­no fed­erale” nelle sue domande di brevet­to per i vac­ci­ni con­tro il COVID, come invece richiesto dal­la legge. Questo cav­il­lo potrebbe portare il gov­er­no fed­erale a possedere una parte­ci­pazione del 100% nel vac­ci­no mRNA-1273.
Raul Diego
Fonte: mintpressnews.com
Link: https://www.mintpressnews.com/darpa-covid-19-vaccine-implant-mrna/271287/
17.09.2020
Share / Con­di­vi­di:

DIVENTANO UN BERSAGLIO”: PERCHÉ LE TRUPPE STATUNITENSI FUGGONO DAI PAESI OCCUPATI

MOSCA, 21 set­tem­bre – RIA Novosti, Niko­lay Pro­topopov. Centi­na­ia di migli­a­ia di vit­time, cit­tà dis­trutte e odio mal cela­to per i civili: il Pen­tagono sta riti­ran­do la mag­gior parte delle sue truppe dall’Afghanistan e dall’Iraq occu­pati. Negli anni delle ostil­ità, non han­no mai rag­giun­to gli obi­et­tivi fis­sati durante le inva­sioni, por­tan­do solo il caos in questi pae­si. Sul per­ché gli amer­i­cani rin­uncer­an­no a ciò che han­no inizia­to e scap­per­an­no – sec­on­do la vlu­tazione di RIA Novosti.
La deci­sione di riti­rare le truppe a Wash­ing­ton è sta­ta pre­sa in pri­mav­era. Fino­ra in Afghanistan sono rimasti otto mila e mez­zo sol­dati e uffi­ciali, e a metà otto­bre il con­tin­gente sarà ridot­to a quat­tro mila e mez­zo.
Questo è il risul­ta­to di un trat­ta­to di pace tra il gov­er­no degli Sta­ti Uni­ti e i tale­bani rad­i­cali *. Sec­on­do il doc­u­men­to, gli amer­i­cani sono obbli­gati a rimuo­vere le truppe da cinque basi mil­i­tari entro 14 mesi. I tale­bani, a loro vol­ta, han­no promes­so di lib­er­are l’Afghanistan dai ter­ror­isti.
Ques­ta guer­ra è la più lun­ga nel­la sto­ria degli Sta­ti Uni­ti. Le truppe amer­i­cane han­no inva­so il paese nel 2001, subito dopo gli attac­chi dell’11 set­tem­bre. L’obiettivo del­la cam­pagna è com­bat­tere il ter­ror­is­mo inter­nazionale e i tale­bani, che han­no pro­tet­to i leader di al-Qae­da *. Il con­tin­gente è in costante aumen­to, rag­giun­gen­do i 110mila. Per dician­nove anni di ostil­ità, gli amer­i­cani han­no per­so più di 2.300 sol­dati uccisi, cir­ca ven­tim­i­la sono rimasti fer­i­ti.
Anche la popo­lazione civile l’ha capi­to. Ogni anno centi­na­ia di afgani ven­gono uccisi in attac­chi aerei sbagliati. Quin­di, nel 2019, il Pen­tagono ha riconosci­u­to più di cen­to vit­time civili. Tut­tavia, sec­on­do gli anal­isti, i dati uffi­ciali sono lon­tani dal­la realtà: il numero di mor­ti è molto più alto.
È suc­ces­so che i droni d’urto han­no spaz­za­to via diver­si inse­di­a­men­ti dal­la fac­cia del­la ter­ra. Ad esem­pio, nel 2009, gli amer­i­cani han­no bom­barda­to due vil­lag­gi nel­la provin­cia di Farah. 150 per­sone sono morte. E con tut­to ciò, sec­on­do Sergei Sudakov, mem­bro cor­rispon­dente dell’Accademia mil­itare delle scien­ze, non è sta­to pos­si­bile ottenere un notev­ole suc­ces­so nel­la lot­ta con­tro i ter­ror­isti.

Truppe USA in Iraq


Numerosi istrut­tori degli Sta­ti Uni­ti non sono rius­ci­ti a for­mare adeguata­mente l’esercito afghano nel­la lot­ta al ter­ror­is­mo. Sebbene al Paese siano sta­ti for­ni­ti mil­iar­di di dol­lari in armi e attrez­za­ture, siano state costru­ite dozzine di basi di adde­stra­men­to, gli afgani non han­no mai impara­to a com­bat­tere. Le loro perdite sono colos­sali: negli ulti­mi cinque anni, più di diec­im­i­la sol­dati e uffi­ciali.
“Don­ald Trump ha rias­sun­to i risul­tati dell’operazione nel­la cam­pagna elet­torale del 2016”, ha det­to Sudakov in un’intervista a RIA Novosti. “Poi le ha def­i­nite” guerre sen­za val­ore “che richiedono colos­sali spese di bilan­cio. Il pres­i­dente ha par­la­to di sette tril­ioni e gli esper­ti han­no cal­co­la­to che qua­si cinque tril­ioni e mez­zo gli Sta­ti Uni­ti han­no sem­plice­mente sper­per­a­to sol­di in guerre che non han­no vin­to “.
La cosa prin­ci­pale, ritiene l’esperto, non è il numero di mil­i­tari disp­ie­gati nel Paese, ma i risul­tati dell’operazione. Gli amer­i­cani non sono rius­ci­ti a ren­dere sta­bile la regione e ad affrontare molti grup­pi ter­ror­is­ti­ci. Sì, durante gli anni del­la pres­i­den­za di Don­ald Trump, non si è ver­i­fi­ca­to un solo attac­co ter­ror­is­ti­co negli Sta­ti Uni­ti. Ma il prez­zo per ques­ta “sicurez­za” è costante e le gran­di perdite dell’esercito.
Gli amer­i­cani non lascer­an­no mai com­ple­ta­mente l’Afghanistan: le com­pag­nie mil­i­tari pri­vate rimar­ran­no nel paese.


Con­tin­uer­an­no a risol­vere prob­le­mi prati­ci”, spie­ga Sudakov. “Las­cia­re il paese sig­nifi­ca aprire le fron­tiere per i ter­ror­isti e perdere fonti di infor­mazioni di intel­li­gence, can­cel­lan­do tut­to ciò che è sta­to costru­ito per anni. Agli amer­i­cani non inter­es­sa come il ter­ror­is­mo si dif­fonde nel­lo spazio post-sovi­eti­co o in Europa e nel pro­prio ter­ri­to­rio. E le PMC con­tin­uer­an­no a difend­ere ques­ta “fron­tiera” sot­to for­ma di Afghanistan “.
La situ­azione non è migliore in Iraq, dove gli amer­i­cani invasero nel 2003 con il pretesto di dis­trug­gere armi chimiche.

Wash­ing­ton ha poi accusato il pres­i­dente Sad­dam Hus­sein di sostenere i ter­ror­isti di al-Qae­da *.
La coal­izione occi­den­tale ha elim­i­na­to l’esercito iracheno in appe­na un mese. Non sono state trovate armi chimiche, ma è sta­ta annun­ci­a­ta una cac­cia per Hus­sein. Si è nascos­to per cir­ca sei mesi e alla fine è sta­to cat­tura­to: il leader iracheno è sta­to proces­sato e impic­ca­to. Sem­br­erebbe che gli obi­et­tivi siano sta­ti rag­giun­ti. Tut­tavia, tut­to era appe­na inizia­to. Il paese è pre­cip­i­ta­to in una bru­tale guer­ra civile reli­giosa. A causa delle dif­feren­ze tra sci­iti e sun­ni­ti, iniz­iò lo sparg­i­men­to di sangue, morirono decine di migli­a­ia di civili.
Gli amer­i­cani, osser­van­do ciò che sta acca­den­do da dietro le alte recinzioni delle basi mil­i­tari, han­no cer­ca­to di risol­vere la situ­azione uti­liz­zan­do la strate­gia “Big Wave”.
Più di ven­tim­i­la sol­dati in più sono sta­ti schierati in Iraq per man­tenere l’ordine. Ma il mas­sacro set­tario è con­tin­u­a­to. Inoltre, in rispos­ta al raf­forza­men­to del­la pre­sen­za mil­itare, i ribel­li locali sono diven­tati più attivi: han­no spara­to con­tro obi­et­tivi amer­i­cani, abbat­tuto eli­cot­teri e orga­niz­za­to attac­chi ter­ror­is­ti­ci. E gli abi­tan­ti delle cit­tà irach­ene sono mor­ti a migli­a­ia. Anche le perdite nell’esercito amer­i­cano sono aumen­tate.
“Yan­kee vai a casa”
Ora ci sono cir­ca 5.000 mil­i­tari statu­niten­si in Iraq. Don­ald Trump ha promes­so di ridurre il con­tin­gente a trem­i­la. Andrei Chupry­gin, docente senior pres­so la HSE School of Ori­en­tal Stud­ies, lo ha spie­ga­to dal fat­to che i sol­dati e gli uffi­ciali amer­i­cani si sentono sem­pre meno a loro agio in questo paese.

Truppe USA nel nord del­la Siria


Di recente, soprat­tut­to dopo l’eliminazione del leader mil­itare ira­ni­ano Qassem Soleimani a Bagh­dad, la situ­azione degli Sta­ti Uni­ti in Iraq non è molto buona”, osser­va l’esperto. in tali aree siamo con un bersaglio sul­la schiena “.
Gli amer­i­cani non han­no por­ta­to a ter­mine i com­pi­ti fis­sati nel 2003. In par­ti­co­lare, non sono rius­ci­ti a dif­fondere in Iraq le idee di democrazia e lib­er­al­is­mo, che sono già “zoppe” negli stes­si Sta­ti Uni­ti.
In effet­ti, l’Iraq si è trasfor­ma­to in un altro pun­to cal­do. Sec­on­do varie stime, negli anni dell’occupazione amer­i­cana sono morte nel Paese da due­cen­to a tre­cen­tomi­la per­sone.
“La popo­lazione dell’Iraq oggi si pre­oc­cu­pa solo di una cosa: soprav­vi­vere, vestir­si e man­gia­re, avere un tet­to sopra la tes­ta nel folle ambi­ente eco­nom­i­co in cui vive da 17 anni”, dice Chupry­gin. “Che ci siano amer­i­cani o no, sono di scar­so inter­esse, smen­tite, come si suol dire, “Yan­kee, vai a casa. E questo è com­pren­si­bile: il con­tin­uo tremo­lio dei ragazzi impic­cati con le armi è fas­tidioso”.


Tut­tavia, la mag­gior parte degli esper­ti inter­vis­ta­ti con­cor­da sul fat­to che, nonos­tante la riduzione del­la sua pre­sen­za mil­itare, è improb­a­bile che Wash­ing­ton si ritiri com­ple­ta­mente dai pro­ces­si medior­i­en­tali. Cam­bia solo tat­ti­ca in una più paci­fi­ca.
Sec­on­do Chupry­gin, molto indi­ca che Trump sta seri­amente pen­san­do alla cor­ret­tez­za dell’intervento mil­itare negli affari dei pae­si terzi.

Fonte: Ria Novosti

Traduzione: Sergei Leonov

Share / Con­di­vi­di: