L’ipotesi del giornalista ebreo americano Richard Silverstein: Israele ha bombardato Beirut

L'ipotesi del giornalista ebreo americano Richard Silverstein: Israele ha bombardato Beirut

di Richard Sil­ver­stein  


Israele ha fat­to esplodere un depos­i­to di munizioni di Hezbol­lah nel por­to di Beirut, ma non sapen­do che un depos­i­to vici­no con­tene­va un’enorme quan­tità di nitra­to di ammo­nio,  sopraf­fat­to dalle dimen­sioni del­la carn­efic­i­na e del­la dis­truzione, il gov­er­no ha imme­di­ata­mente nega­to il pro­prio coin­vol­gi­men­to — ancor pri­ma che qual­cuno in Libano incol­passe Israele. Una fonte israeliana alta­mente infor­ma­ta mi ha det­to, in via con­fi­den­ziale, che Israele ha causato la mas­s­ic­cia esplo­sione nel por­to di Beirut oggi [n.d.r. ieri] che ha ucciso oltre 100 per­sone e ne ha fer­i­to migli­a­ia. Il bom­bar­da­men­to ha anche prati­ca­mente livel­la­to il por­to stes­so e causato dan­ni ingen­ti in tut­ta la cit­tà.

Israele ha pre­so di mira un depos­i­to di armi di Hezbol­lah nel por­to e ha piani­fi­ca­to di dis­trug­ger­lo con un dis­pos­i­ti­vo esplo­si­vo. Tragi­ca­mente, l’in­tel­li­gence israeliana è sta­to suf­fi­cien­te­mente  dili­gente per­ché non sape­vano (o se lo sape­vano, non gliene  impor­ta­va) che c’er­a­no 2.700 ton­nel­late di nitra­to di ammo­nio  in un mag­a­zz­i­no pro­prio lì accan­to. L’e­s­plo­sione del depos­i­to di armi ha incen­di­a­to il mag­a­zz­i­no accan­to, provo­can­do la cat­a­strofe che ne è deriva­ta.

Ovvi­a­mente è incon­cepi­bile che gli agen­ti israeliani non si siano curati di appu­rare tut­to ciò che riguar­da­va il loro obi­et­ti­vo, inclu­so ciò che si trova­va nelle imme­di­ate vic­i­nanze. La trage­dia che Israele ha provo­ca­to è un crim­ine di guer­ra di immen­sa grandez­za.

La Corte Penale Inter­nazionale  ha già sta­bil­i­to di inda­gare su Israele per i cri­m­i­ni di guer­ra commes­si a Gaza nel 2014 durante Pro­tec­tive Edge. Ora, immag­i­no che ampli­erà la por­ta­ta delle indagi­ni, inclu­den­do il crim­i­nale mas­sacro, causato da neg­li­gen­za, di oggi [n.d.r.ieri].

Sebbene Israele abbia rego­lar­mente attac­ca­to Hezbol­lah e deposi­ti e con­vogli di armi ira­ni­ani in Siria, rara­mente ha intrapre­so attac­chi così sfac­ciati all’in­ter­no del Libano. Questo attac­co nel­la cap­i­tale del paese seg­na un’esca­la­tion mag­giore. La pura inco­scien­za di ques­ta oper­azione è sor­pren­dente.

Non sor­prende però. Un’­op­er­azione di questo tipo può avvenire solo in mez­zo a dis­fun­zioni politiche interne. Bibi è alle corde e cer­ca dis­per­ata­mente di cam­biare argo­men­to. Quan­do i suoi uffi­ciali del­l’in­tel­li­gence gli han­no por­ta­to il piano, prob­a­bil­mente si è fre­ga­to le mani con gioia e ha det­to: “Vai!” L’in­tel­li­gence israeliana era nat­u­ral­mente pronta a sod­dis­fare il capo e prob­a­bil­mente ha “smus­sato” gli angoli per portare a ter­mine l’at­tac­co. Quan­do nes­suno al volante e dice “Stop!” la bar­ca colpisce un ice­berg e affon­da. Questo è prob­a­bil­mente quel­lo che è suc­ces­so in questo caso.

L’at­ten­ta­to israeliano ne richia­ma alla memo­ria altri sim­ili,  orches­trati dai suoi agen­ti a Beirut nel peri­o­do prece­dente e suc­ces­si­vo all’ inva­sione del 1982. Il libro di Ronen Bergman sug­li omi­ci­di del Mossad e Remy Brulin han­no doc­u­men­ta­to moltepli­ci atten­tati israeliani, durante questo peri­o­do, che han­no provo­ca­to molte mor­ti e dis­truzioni ai dan­ni del­la popo­lazione civile del­la cit­tà.

In questo caso, il dan­no è sta­to acci­den­tale, ma questo non sarà di con­for­to per le migli­a­ia di abi­tan­ti di Beirut  le cui vite sono diven­tate un infer­no vivente a causa di questo crim­ine israeliano.

Per inciso, l’ex mem­bro del­la Knes­set per il Likud, Moshe Fei­glin, ha twit­ta­to una citazione del­la Bib­bia sul dis­as­tro: “Non ci sono mai sta­ti giorni così gran­di in Israele come il 15 di Av [il giorno del­l’at­ten­ta­to] e lo Yom Kip­pur”.

Cer­to, mi duole ammet­tere che il Pres. Trump ave­va ragione nel­la sua affer­mazione che l’e­s­plo­sione era un “attac­co ter­ri­bile” e che l’in­for­mazione gli era sta­ta trasmes­sa dai “suoi gen­er­ali”. In questo caso, ave­vano ragione loro.

Potreb­bero (e dovreb­bero) esser­ci riper­cus­sioni politiche interne per questo dis­as­tro. Quan­do Netanyahu ha approva­to l’at­tac­co, è divenu­to respon­s­abile delle con­seguen­ze. Nel 1982, una com­mis­sione d’inchi­es­ta tro­vò Ariel Sharon colpev­ole del­l’in­va­sione del Libano e del mas­sacro di Sabra e Shatil­la. Fu manda­to in esilio politi­co per un decen­nio. Per lo meno, questo dovrebbe esclud­ere Bibi dal guidare il Paese. Questo sarebbe il risul­ta­to in qual­si­asi nazione demo­c­ra­t­i­ca in cui il leader fos­se ritenu­to respon­s­abile dei suoi fal­li­men­ti.

Ma ahimè, Israele non è un paese del genere, e Bibi sem­bra sem­pre rius­cire a sot­trar­si alla respon­s­abil­ità per i suoi errori. La dif­feren­za adesso è che il leader israeliano è già sot­to pres­sione a causa del­la dis­as­trosa rispos­ta del suo gov­er­no al Covid19 e del­l’in­combente proces­so di cor­ruzione con tre capi d’ac­cusa. Questo potrebbe essere il pun­to di svol­ta.
Nor­mal­mente, gli israeliani non bat­tereb­bero occhio di fronte ad un sim­i­le mas­sacro. Sono affas­ci­nati dal­la sof­feren­za che inflig­gono ai loro vici­ni ara­bi. Ma data la decres­cente popo­lar­ità di Netanyahu, questo accadi­men­to potrebbe accel­er­arne la fine.

Israele non avrebbe potu­to scegliere un momen­to peg­giore per inflig­gere tale sof­feren­za al Libano. Il paese è in pro­fon­da crisi eco­nom­i­ca. Le aziende fal­lis­cono, le per­sone non han­no nul­la da man­gia­re, i politi­ci lit­igano e si incol­pano a vicen­da, men­tre non fan­no nul­la. Il Libano come un ces­ti­no da bas­ket. La sof­feren­za è ovunque. C’è poco inter­esse da parte dei suoi fratel­li ara­bi, come l’Ara­bia Sau­di­ta, ad andare in suo aiu­to. Se un paese non ave­va bisog­no di ques­ta trage­dia aggiun­ti­va, questo è il Libano. Ma ecco qui: Israele non sem­bra avere alcun sen­so di ver­gogna o mod­er­azione quan­do si trat­ta di inflig­gere dolore ai suoi vici­ni.

Nat­u­ral­mente ci saran­no dei dub­biosi, delle per­sone che non cred­er­an­no alla mia fonte. Ma a loro fac­cio notare due evi­den­ze. Nor­mal­mente, se Israele ha intrapre­so con suc­ces­so un attac­co ter­ror­is­ti­co (come quel­li con­tro l’I­ran), o rifi­uterà di com­mentare o una figu­ra mil­itare o polit­i­ca di alto liv­el­lo dirà qual­cosa del genere: “Men­tre noi rifiu­ti­amo di com­mentare, qual­cuno ha fat­to un favore al mon­do.“

In questo caso, Israele ha imme­di­ata­mente nega­to ogni respon­s­abil­ità. Perfi­no Hezbol­lah avrebbe det­to che Israele non ave­va causato il dan­no (prob­a­bil­mente per pro­tegger­si dal­l’inevitabile col­pa di aver con­ser­va­to le sue armi accan­to a un edi­fi­cio pieno di mate­ri­ale esplo­si­vo).

Il sec­on­do seg­nale riv­e­la­tore è che Israele non offre mai aiu­ti uman­i­tari ai suoi vici­ni ara­bi. Durante la guer­ra civile siri­ana l’u­ni­co grup­po a cui Israele offrì assis­ten­za uman­i­taria furono i suoi alleati islamisti anti-Assad. Israele non ha mai offer­to aiu­ti del genere in Libano, fino ad oggi. Ha invece causato decen­ni di morte e dis­truzione.
Far­lo ora è deg­no del­la sua fac­cia tos­ta.

Fin qui la traduzione di quan­to scrit­to da Richard Sil­ver­stein sul suo blog, Tikum Olam, aper­to nel 2003.  Sil­ver­stein è un blog­ger a tem­po pieno, è un ebreo amer­i­cano e  si definisce un “sion­ista pro­gres­sista (criti­co)” che sostiene un “ritiro israeliano ai con­fi­ni pre-67 e un accor­do di pace inter­nazional­mente garan­ti­to con i palesti­ne­si”. Nato a New York nel 1952, figlio di un inseg­nante, aspi­ra­va ad essere un pro­fes­sore ebraico. Ha  dunque fre­quen­ta­to il Sem­i­nario teo­logi­co ebraico, con­seguen­do una lau­rea in let­ter­atu­ra ebraica. Ha stu­di­a­to let­ter­atu­ra ebraica pres­so l’ Uni­ver­sità del­la Cal­i­for­nia ed ha trascor­so due anni in Israele, quel­lo prece­dente alla sua lau­rea e quel­lo del­la lau­rea stes­sa, stu­dian­do let­ter­atu­ra ebraica pres­so l’U­ni­ver­sità Ebraica di Gerusalemme.

Oltre a ciò che scrive Sil­ver­stein, ci sono altri due ele­men­ti di rif­les­sione. Un video posta­to da Repub­bli­ca https://youtu.be/yUctlqoSFJc, in cui si può chiara­mente vedere un non meglio iden­ti­fi­ca­to ogget­to nero volare, las­cian­do la zona. A pri­ma s‑vista, si potrebbe pen­sare ad un uccel­lo, ma facen­do le deb­ite pro­porzioni e con­sideran­do la veloc­ità con cui sfrec­cia via, qualche dub­bio si insin­ua.

Infine, le dichiarazioni del mas­si­mo esper­to ital­iano di esplo­sivi, Dani­lo Coppe, al Cor­riere:https://www.corriere.it/esteri/20_agosto_05/beirut-esperto-esplosivi-la-nuvola-arancione-scoppi-ecco-perche-credo-ci-fossero-anche-armi-6da4a01e-d71b-11ea-93a6-dcb5dd8eef08.shtml, ed in audio a Fan­page: https://www.youtube.com/watch?v=4WvfCBnLgtA&feature=youtu.be&fbclid=IwAR3W4eqmomXHfz32z5ikFMF23O2-_QY3MNtGZIfZ-ha3nbuu3s52d7Atkb0.
 
Ai let­tori le con­clu­sioni.

(Traduzione e com­men­to per l’An­tiDiplo­mati­co di Pao­la Di Lul­lo)
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