Ecco come l’Algeria ha provato a soffiarci il mare


POLITICA
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Mau­ro Indel­i­ca­to , Sofia Dinol­fo
1 AGOSTO 2020

L’importanza del­la Zona eco­nom­i­ca esclu­si­va e il ruo­lo dell’Italia nel definire la pro­pria area di com­pe­ten­za. Sono questi due nodi cru­ciali che con­sen­ti­ran­no a breve alla nazione ital­iana di dotar­si, al pari di altri Sta­ti, di una pro­pria area marit­ti­ma dal­la quale potere trarre dei van­tag­gi eco­nomi­ci del tut­to esclu­sivi. Un per­cor­so, quel­lo che si sta per­cor­ren­do, che non da nul­la per scon­ta­to dal momen­to che sono state anche reg­is­trate anche delle “inva­sioni” nelle aree di apparte­nen­za all’Italia.

Che cos’è la Zee

Di Zona eco­nom­i­ca esclu­si­va si è inizia­to a par­lare soprat­tut­to sul finire degli anni ’70, per arrivare poi alla rego­la­men­tazione del­la mate­ria nel 1982 con la con­ven­zione di Mon­tego Bay, nota anche come Unc­los (Unit­ed Nations Con­ven­tion on the Law of the Sea). Un doc­u­men­to che oggi funge da base del dirit­to inter­nazionale del mare e che è giun­to al cul­mine di un inten­so dibat­ti­to sull’argomento inizia­to nel­la sec­on­da metà del XX sec­o­lo. Fino a quel momen­to infat­ti, sul­la nav­igazione val­e­va il prin­ci­pio del­la lib­ertà dei mari. I dirit­ti degli Sta­ti nazion­ali non anda­vano oltre le tre miglia nau­tiche di dis­tan­za dal­la cos­ta, al di là delle quali si parla­va uni­ca­mente di “acque inter­nazion­ali” e quin­di zone dove non era con­cepi­to l’accesso esclu­si­vo alle risorse ad un sin­go­lo attore inter­nazionale.

Un prin­ci­pio, quel­lo del­la lib­ertà dei mari, che mal si con­cil­i­a­va però con il con­testo eco­nom­i­co che si sta­va svilup­pan­do soprat­tut­to dopo la sec­on­da guer­ra mon­di­ale. Molti gov­erni han­no inizia­to ad avan­zare pretese di sfrut­ta­men­to e ges­tione esclu­si­va delle risorse del mare poste nelle vic­i­nanze delle pro­prie acque ter­ri­to­ri­ali. Per questo a Mon­tego Bay, local­ità tur­is­ti­ca gia­maicana, si è quin­di pro­ce­du­to alla stesura di un trat­ta­to in gra­do di fare ordine sul­la mate­ria. In par­ti­co­lare, sono state sta­bilite aree apparte­nen­ti a pieno tito­lo alla sovran­ità del­lo Sta­to costiero, ossia le cosid­dette “acque interne”, segui­te poi dalle “acque ter­ri­to­ri­ali” e cioè zone dove vigono sem­pre le leg­gi del­lo Sta­to di apparte­nen­za ma dove al con­tem­po è con­sen­ti­to il cosid­det­to “pas­sag­gio inof­fen­si­vo” dei mezzi bat­ten­ti bandiera di un’altra nazione.

Oltre le acque ter­ri­to­ri­ali, che han­no un’estensione di 12 miglia nau­tiche dal­la cos­ta, inizia la “zona con­tigua”, lì dove uno Sta­to può inter­venire per punire reati commes­si nel pro­prio ter­ri­to­rio o pre­venire le vio­lazioni alle pro­prie leg­gi. Così come sta­bil­i­to dall’articolo 33 dell’Unclos, la zona con­tigua non va oltre le 24 miglia nau­tiche di dis­tan­za dal­la cos­ta. Solo suc­ces­si­va­mente si entra a pieno tito­lo in quelle che un tem­po era­no iden­ti­fi­cate come mere “acque inter­nazion­ali”. Ed è qui che ad entrare in gio­co è la Zee, la Zona Eco­nom­i­ca Esclu­si­va. Sec­on­do quan­to sta­bil­i­to a Mon­tego Bay, la Zee si estende entro le 200 miglia nau­tiche dal­la lin­ea di base e lo Sta­to costiero qui eserci­ta il dirit­to di ges­tione delle risorse nat­u­rali ed ha giuris­dizione in mate­ria di instal­lazione e uso di strut­ture arti­fi­ciali o fisse ricer­ca sci­en­tifi­ca, pro­tezione e con­ser­vazione dell’ambiente mari­no.

A dif­feren­za delle acque ter­ri­to­ri­ali, la Zee deve essere procla­ma­ta dal­lo Sta­to inter­es­sato e resa nota a liv­el­lo inter­nazionale. Non tut­ti i gov­erni han­no provve­du­to a far­lo, anzi la ques­tione appare molto com­p­lessa nel Mediter­ra­neo, mare “pic­co­lo” dove è dif­fi­cile indi­vid­uare zone estese fino a 200 miglia tra una cos­ta e l’altra.

La posizione dell’Italia che non ha ancora proclamato la Zee

Il mare è una fonte di ric­chez­za per tut­to quel­lo che riesce ad offrire, un pat­ri­mo­nio ines­tima­bile che l’Italia non ha anco­ra sfrut­ta­to in pieno. Moti­vo? Fino ad ora non ha provve­du­to a delin­eare in modo fat­ti­vo la sua area di apparte­nen­za acquisendo uffi­cial­mente il dirit­to alla sua Zona Eco­nom­i­ca Esclu­si­va. Sia pri­ma che suc­ces­si­va­mente alla fir­ma del­la Con­ven­zione di Mon­tego Bay la via segui­ta da Roma è sta­ta quel­la di delim­itare la piattafor­ma con­ti­nen­tale attra­ver­so sin­goli accor­di con gli altri Sta­ti. Si ricor­dano in tal sen­so quel­li stip­u­lati con la Jugoslavia nel 1969, con la Tunisia nel 1971,con la Spagna nel 1974, con la Gre­cia nel 1977 e l’Alba­nia nel 1992. Questo modus operan­di ha fat­to si che l’Italia rimanesse indi­etro rispet­to ad altri Sta­ti che invece, nel frat­tem­po, han­no proclam­a­to la Zee. Il sis­tema pro­dut­ti­vo nazionale ital­iano si basa in buona parte sul­la cosid­det­ta econo­mia del mare: dal­la pesca al tur­is­mo mari­no, dai trasporti marit­ti­mi alla ricer­ca ambi­en­tale, per poi pas­sare alle attiv­ità cantieris­tiche. Una forza eco­nom­i­ca che va tute­la­ta ma anche poten­zi­a­ta alla luce di quel­lo che la natu­ra può offrire. Il fat­to che l’Italia fino ad ora non abbia proclam­a­to una Zee, ha dato la pos­si­bil­ità ad altri Sta­ti di porre in essere atti uni­lat­er­ali non cor­risposti che han­no gen­er­a­to un’invasione. Caso emblem­ati­co quel­lo accadu­to con l’Alge­ria.

Il caso Algeria

Era il 21 mar­zo del 2018 quan­do l’Algeria ha deciso di allargare i con­fi­ni del­la pro­pria Zee. Lo ha fat­to in modo uni­lat­erale esten­den­dosi fino alla Sardeg­naA soll­e­vare il caso in quel peri­o­do fu l’ex pres­i­dente del­la Regione Mau­ro Pili che ha fat­to emerg­ere come la nazione alge­ri­na avesse agi­to in silen­zio nel dis­eg­nare i con­fi­ni del­la pro­pria Zona eco­nom­i­ca esclu­si­va. Di fat­to l’Algeria ha este­so la pro­pria Zee fino a tut­ta la zona del Mediter­ra­neo che pas­sa per Sant’ Anti­o­co, Carloforte, Por­tovesme, Oris­tano, Bosa e Alghero.

Un’azione che ha di cer­to avu­to un peso politi­co ma, in questo caso, anche e soprat­tut­to eco­nom­i­co a dis­capi­to dell’Italia. Già per­ché la nazione ital­iana in questo con­testo ha cor­so il ris­chio di essere lim­i­ta­ta nel­lo sfrut­ta­men­to delle risorse marine delle acque inter­nazion­ali più vicine.

Ad inizio del 2020, l’ex pres­i­dente Pili è tor­na­to sul­la ques­tione che sem­bra­va cadu­ta nel dimen­ti­ca­toio. In questo con­testo è arriva­ta una rispos­ta da parte del min­is­tero degli Esteri algeri­no che ha ras­si­cu­ra­to l’esistenza di un dial­o­go in cor­so tra Algeri e Roma. A con­fer­mare le ras­si­cu­razioni avan­zate dal min­is­tero in ques­tione, anche fonti del­la Com­mis­sione Esteri e Comu­ni­tari del­la Cam­era: “Da metà feb­braio in poi- ci dicono- i rap­por­ti fra l’Italia e il Paese nordafricano sono andati avan­ti. C’è un buon dial­o­go fra le par­ti per risol­vere il prob­le­ma”.

Tra le due Nazioni ci sareb­bero delle con­trat­tazioni già da tem­po e, il silen­zio medi­ati­co che vi è sta­to da quan­do la ques­tione è sta­ta soll­e­va­ta la pri­ma vol­ta dall’ex gov­er­na­tore sar­do, a quan­to pare è sta­to dovu­to alla del­i­catez­za del­la ques­tione.

Il disegno di legge in parlamento

La querelle con l’Algeria ha riac­ce­so i riflet­tori sul dis­cor­so lega­to alla Zee: il nos­tro Paese non ha mai fis­sato i con­fi­ni del­la pro­pria zona eco­nom­i­ca esclu­si­va e le pretese avan­zate da Algeri negli anni pas­sati, uni­ti ai tim­o­ri di molti ammin­is­tra­tori sar­di diret­ta­mente esposti alle velleità alger­ine, han­no ben mes­so in evi­den­za la neces­sità di arrivare ad una rego­la­men­tazione in mate­ria. Da dicem­bre risul­ta deposi­ta­to alla Cam­era un dis­eg­no di legge che ha come obi­et­ti­vo quel­lo pro­prio di isti­tuire una Zee ital­iana: “C’è una con­di­vi­sione trasver­sale al testo – fan­no sapere dal­la Com­mis­sione Esteri – Gli obi­et­tivi almeno sono con­di­visi da tut­ti i par­ti­ti”.

Pri­ma fir­mataria del dis­eg­no di legge è la dep­u­ta­ta del M5S Iolan­da Di Sta­sio, la quale ad Insid­eOver ha con­fer­ma­to il coin­vol­gi­men­to trasver­sale da parte delle forze politiche: “La pro­pos­ta di legge sul­la Zee ha rice­vu­to la piena approvazione da parte del­la Com­mis­sione esteri del­la Cam­era, con un appog­gio trasver­sale che ne val­oriz­za ulte­ri­or­mente l’importanza strate­gi­ca per il Paese – ha dichiara­to la par­la­mentare – e atten­di­amo dunque la cal­en­dariz­zazione per il voto dell’Aula”.

Recen­te­mente – ha pros­e­gui­to Iolan­da Di Sta­sio – abbi­amo pro­mosso il provved­i­men­to con il coin­vol­gi­men­to di esper­ti di stu­di strate­gi­ci, sot­to­lin­e­an­do quin­di la neces­sità di isti­tuire una Zee ital­iana. Gli obi­et­tivi, come più volte ho volu­to rib­adire, sono moltepli­ci, pri­mo tra tut­ti la tutela e la ges­tione delle risorse del mare e la dife­sa del pat­ri­mo­nio ter­ri­to­ri­ale e del­la bio­di­ver­sità”.  Il testo è approda­to uffi­cial­mente in com­mis­sione lo scor­so 27 mag­gio. Nel miri­no non soltan­to la dis­pu­ta con l’Algeria, ma anche una rego­la­men­tazione in toto dei dirit­ti di sfrut­ta­men­to delle acque di nos­tra com­pe­ten­za da parte dell’Italia. Una mossa che non mancherà di avere ricadute geopolitiche impor­tan­ti in un momen­to in cui tut­ti gli altri Pae­si del Mediter­ra­neo stan­no chi­u­den­do le varie par­tite sulle rispet­tive Zee: una vera e pro­pria rin­cor­sa con­tro il tem­po, l’ennesima nel mare nos­trum, vis­to che l’Italia sta arrivan­do in ritar­do rispet­to ad altri attori inter­nazion­ali.

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