Muore storico commerciante del centro

28 luglio 2020

Rober­to Gargi­ni ave­va lavo­ra­to nel­lo stori­co negozio di Flo­ra Bar­toli­ni, poi lo ha ril­e­va­to. Grande tifoso del­la Pis­toiese, real­iz­zò una ’A’ gigante per gli aran­cioni

Una recente immagine di Roberto Gargini. Oggi l’addio in San Biagio
Una recente immag­ine di Rober­to Gargi­ni. Oggi l’addio in San Bia­gio

Pis­toia, 29 luglio 2020 — Se n’è anda­to in pochi mesi, scon­fit­to da una malat­tia breve e impla­ca­bile che si è por­ta­ta via, con lui, un pez­zo di sto­ria del­la nos­tra cit­tà, un’epoca che molti ricor­dano, e ricorder­an­no, come una delle più gioiose, lievi e indi­men­ti­ca­bili. Rober­to Gargi­ni ave­va 76 anni e abita­va nel quartiere di San Bia­gio. Era un volto molto conosci­u­to, soprat­tut­to nel cen­tro stori­co e in par­ti­co­lare nel mon­do aran­cione. Era un grande, gran­dis­si­mo tifoso del­la Pis­toiese che segui­va sem­pre, allo sta­dio e in trasfer­ta. Non si perde­va mai una par­ti­ta.
In cit­tà, in via Cur­ta­tone e Mon­ta­nara, fin da ragazz­i­no ave­va lavo­ra­to nel­lo stori­co negozio di fiori di Flo­ra Bar­toli­ni, che lei ave­va las­ci­a­to quan­do ave­va la bellez­za di cen­to anni e che Rober­to ave­va poi pre­so in ges­tione, agli inizi degli anni Novan­ta. Un negozio bel­lis­si­mo, grande ed ele­gante, che ave­va fat­to la sto­ria del com­mer­cio pis­toiese dei fiori. Rober­to poi si era spe­cial­iz­za­to negli alles­ti­men­ti, delle chiese e degli even­ti. E molti ricorder­an­no come ave­va fes­teggia­to la Pis­toiese in serie A: ave­va real­iz­za­to una “A” gigan­tesca, tut­ta cop­er­ta di fiori aran­cioni e poi, con il suo motori­no, sor­mon­ta­to da quel­la “A”, ave­va fat­to il giro del­la cit­tà, applau­di­to da tut­ti. Quan­do andò in pen­sione il fon­do ospitò pri­ma il Club Voltaire e poi un negozio di casal­inghi. Oggi è chiu­so.
Rober­to Gargi­ni las­cia l’amatissima moglie Pina, che era sem­pre al suo fian­co, tra i fiori, la figlia Francesca, che lavo­ra in Comune, il gen­ero Nico­la e l’adorata nipote Matilde. I funer­ali saran­no cel­e­brati questo pomerig­gio, alle 15, nel­la chiesa di San Bia­gio, per pros­eguire ver­so il tem­pio cre­ma­to­rio.

lucia agati


https://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/roberto-gargini-morto‑1.5363136?fbclid=IwAR03S_nZh_DM7_RJeDKM-WjHuaqfoZymL6s5Cc7mPUxYLX8IDoSOX5RsXDk

Bossi71
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Novara, accusa un malore mentre pedala: muore ciclista di 69 anni

Novara, accusa un malore mentre pedala: muore ciclista di 69 anni

ROBERTO LODIGIANI

NOVARA. Ped­ala­va in sel­la a una bici­clet­ta e sta­va per­cor­ren­do in disce­sa la ram­pa del cav­al­cavia di via Prelle, diret­to ver­so la cam­pagna colti­va­ta a riso. Alberi­co Fran­chi­ni, 69 anni, ha prob­a­bil­mente accusato un mal­ore e si è schi­anta­to con­tro il guard rail. Inutili i soc­cor­si con­dot­ti dal­l’e­quipe del 118. L’uo­mo era orig­i­nario del­la local­ità taran­ti­na di Pala­giano e domi­cil­ia­to a Novara.

https://www.lastampa.it/novara/2020/07/26/news/novara-accusa-un-malore-mentre-pedala-muore-ciclista-di-69-anni‑1.39126214

Berlusconi71
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BALVANO (POTENZA) 1944: IN 500 MORTI NEL SONNO.

UN DISASTRO RIMOSSO DALLA COSCIENZA COLLETTIVA


Alle tre del mat­ti­no del 3 mar­zo 1944 il telegrafista di turno a Poten­za trascrisse un mes­sag­gio: Treno 8017 fer­mo in lin­ea tra Bal­vano e Bel­la-Muro per insuf­fi­cien­za forza trazione, attende soc­cor­so.
Sono le prime scarne infor­mazioni di quel­lo che diven­terà il più grande dis­as­tro fer­roviario del­la sto­ria ital­iana. Una sci­agu­ra che pochi ricor­dano, accer­chi­a­ta e vin­ta dalle notizie riguardan­ti gli ulti­mi mesi del sec­on­do con­flit­to mon­di­ale.
Ricostru­iamo i fat­ti per com­pren­dere cosa sia accadu­to al treno 8017.
Il 2 mar­zo, nel pomerig­gio, il treno mer­ci 8017, cre­ato per cari­care leg­name da uti­liz­zare nel­la ricostruzione dei pon­ti dis­trut­ti dal sec­on­do con­flit­to mon­di­ale, partì da Napoli con des­ti­nazione Poten­za. Il treno era molto lun­go, moti­vo per cui fu dota­to di una loco­mo­ti­va elet­tri­ca del grup­po E.626 che fu sos­ti­tui­ta, a Saler­no, da due loco­mo­tive a vapore poste in tes­ta al treno. Le due loco­mo­tive a vapore furono nec­es­sarie per per­cor­rere il trat­to dopo Bat­ti­paglia, che all’e­poca dei fat­ti non era elet­tri­fi­ca­to. Il treno giunse a Bat­ti­paglia poco dopo le sei del pomerig­gio. La lin­ea che con­duce­va i treni da Napoli a Poten­za era uti­liz­za­ta dai cam­pani per giun­gere in Basil­i­ca­ta, in fuga dal­la fame. Era­no i mesi insan­guinati dal­la battaglia di Cassi­no, dal­la bor­sa nera e dal­la pau­ra. Il trat­to che dal­la Cam­pa­nia con­duce­va in Basil­i­ca­ta era per­cor­so sia dai treni passeg­geri che dal treno 8017, des­ti­na­to al trasporto di mate­ri­ali per la ricostruzione. Il treno 8017 non viag­gia­va in giorni sta­bil­i­ti, come i treni passeg­geri che parti­vano due volte la set­ti­mana da Napoli in direzione Poten­za. Il treno mer­ci viag­gia­va ad orario libero. Parti­va quan­do vi era occor­ren­za dei mate­ri­ali che trasporta­va.
Il treno 8017 partì vuo­to da Napoli per cari­care i mate­ri­ali des­ti­nati alla ricostruzione delle infra­strut­ture dis­trutte dai bom­bar­da­men­ti. Nes­suno sarebbe dovu­to salire su quel treno. Nelle stazioni inter­me­die, Saler­no ma soprat­tut­to Bat­ti­paglia, fu pre­so d’as­salto da per­sone che vol­e­vano trasportare beni da scam­biare al mer­ca­to nero. Il treno ripartì da Bat­ti­paglia con il suo cari­co umano e di mer­ci alle 19.00. Era com­pos­to da 47 car­ri mer­ce ed ave­va la rag­guarde­v­ole mas­sa di 520 ton­nel­late. La sec­on­da loco­mo­ti­va, non pre­vista in orig­ine, fu nec­es­saria per spostare il treno dal­la Cam­pa­nia a Poten­za, soprat­tut­to per ren­dere più facile il val­i­co tra Bara­giano e Tito. Come tutte le loco­mo­tive delle Fer­rovie del­lo Sta­to di quel­l’e­poca le mac­chine ave­vano una cab­i­na aper­ta ed un equipag­gio for­ma­to da due per­sone: il mac­chin­ista per la con­duzione ed un fuochista per spalare il car­bone. Ad Eboli salirono altre 100 per­sone, tra cui un pro­fes­sore del­l’U­ni­ver­sità di Bari che cer­ca­va di fare ritorno ver­so casa con una deci­na di stu­den­ti. Alla stazione di Romag­nano salirono molte altre per­sone, tan­to che il treno con­ta­va oltre 600 passeg­geri. Molti di questi era­no ragazzi prove­ni­en­ti dai gran­di cen­tri del napo­le­tano che trasporta­vano beni, dal caf­fè ai maglioni, per scam­biar­li con zuc­chero, fari­na e pane al mer­ca­to nero di Poten­za. Il treno giunse alla stazione di Bal­vano-Ricigliano ver­so la mez­zan­otte. La parten­za fu ritar­da­ta di oltre mez­zo­ra per manuten­zione alle loco­mo­tive. Il treno 8017 ripartì dieci minu­ti pri­ma del­la una del 3 mar­zo del 1944. Il trat­to dal­la stazione di Bal­vano-Ricigliano alla suc­ces­si­va di Bel­la-Muro prevede­va una notev­ole pen­den­za con gal­lerie molto strette e poco aer­ate. Il treno 8017 avrebbe dovu­to com­piere quel tragit­to in cir­ca 20 minu­ti. Alle due e trenta del mat­ti­no non era anco­ra seg­nala­to alla stazione di Bel­la-Muro.
Cos’era accadu­to tra le due stazioni?
Nel­la gal­le­ria chia­ma­ta delle Armi, a causa del­l’ec­ces­si­va umid­ità, le ruote iniziarono a slittare. Il treno perse aderen­za, ral­len­tan­do sino a rimanere bloc­ca­to. La gal­le­ria delle Armi è lun­ga poco meno di 2 km con un pen­den­za media di qua­si il 13%. Il treno si arrestò 800 metri dopo l’in­gres­so. Solo gli ulti­mi due vago­ni non era­no entrati in gal­le­ria. Dato che poco pri­ma un altro treno era tran­si­ta­to su quel per­cor­so, all’in­ter­no del­la gal­le­ria, dota­ta di scar­sis­si­ma aer­azione, vi era una sig­ni­fica­ti­va con­cen­trazione di monossi­do di car­bo­nio. Gli sforzi delle loco­mo­tive per ripren­dere la mar­cia svilup­parono gran­di quan­tità di monossi­do di car­bo­nio, facen­do perdere i sen­si al per­son­ale in cab­i­na. In bre­vis­si­mo tem­po anche la mag­gio­ran­za dei passeg­geri, che sta­va riposan­do, fu asfis­si­a­ta dai gas tossi­ci che non pote­vano uscire dal­la stret­ta gal­le­ria se non attra­ver­so un pic­co­lo con­dot­to di aer­azione. Il fuochista che sopravvisse alla dis­grazia, Lui­gi Ron­ga, dichiarò che il mac­chin­ista, pri­ma di svenire, ten­tò di dare poten­za per super­are lo stal­lo e trascinare il treno, con tut­to il suo cari­co umano, fuori dal­la gal­le­ria. Lui­gi Coz­zoli­no, che dormi­va accan­to al figli dodi­cenne, si sveg­liò per le urla e si accorse che il ragaz­zo era mor­to. Il dician­novenne Ciro Per­nace si addor­men­tò sot­to una man­tel­la mil­itare, sveg­lian­dosi all’ospedale di Poten­za.
Molti altri non furono così for­tu­nati. Alcu­ni passeg­geri morirono sen­za ren­der­sene con­to. Altri cer­can­do di scar­aven­tar­si fuori dalle car­rozze. Altri anco­ra schi­ac­ciati dal­la fol­la impazz­i­ta. Gli oper­a­tori del­la sec­on­da loco­mo­ti­va, Mat­teo Gigliano ed il fuochista Rosario Bar­baro, cer­carono di inver­tire la mar­cia per retro­cedere. Nel momen­to criti­co i due mac­chin­isti agirono in modo oppos­to: il pri­mo cer­cò di avan­zare e il sec­on­do di tornare indi­etro. Inoltre, a com­pli­care ulte­ri­or­mente la situ­azione, accadde che il fre­na­tore del car­ro di coda, Giuseppe De Venu­to, rimas­to fuori dal­la gal­le­ria, applicò alla let­tera il rego­la­men­to che gli impone­va di manovrare il freno man­uale per bloc­care la mar­cia. Il fre­na­tore, insieme al fuochista del­la loco­mo­ti­va di tes­ta, si salvò e cam­mi­nan­do lun­go i bina­ri riuscì ad avvis­are, alle 5.10 del mat­ti­no, il capos­tazione di Bal­vano che nel­la gal­le­ria delle Armi era pre­sente un treno con numerosi cadav­eri a bor­do. Il capos­tazione di Bal­vano, alle 5.25, fece sgan­cia­re la loco­mo­ti­va del treno 8025 e dis­pose una ric­og­nizione alla gal­le­ria indi­ca­ta. I soc­cor­si appe­na giun­ti sul pos­to si resero con­to del­la grav­ità del­la dis­grazia. Rius­cirono a soc­cor­rere 90 super­sti­ti delle vet­ture più arretrare, tut­ti recan­ti sin­to­mi di intossi­cazione da monossi­do di car­bo­nio. Alle 8.40, con l’ar­ri­vo di uno sec­on­da squadra di soc­cor­si, la lin­ea fu lib­er­a­ta e il treno recu­per­a­to.
Il bilan­cio del­la trage­dia fu impos­si­bile da accertare con chiarez­za, e fu ogget­to di con­tro­ver­sie: la sti­ma uffi­ciale parla­va di 501 passeg­geri, 8 mil­i­tari e 7 fer­rovieri mor­ti; alcune ipote­si con­sid­er­a­no oltre 600 le vit­time del dis­as­tro. Non tut­ti i passeg­geri furono riconosciu­ti. I cadav­eri furono allineati sul­la banchi­na del­la stazione di Bal­vano e sepolti, sen­za funer­ali, nel cimitero del paese, in quat­tro fos­se comu­ni. Gli agen­ti fer­roviari furono sepolti a Saler­no. Molti dei sopravvis­su­ti ripor­tano lesioni psichiche e neu­ro­logiche.
La dis­grazia del treno 8017 è la più grave sci­agu­ra fer­roviaria ital­iana ed una delle più gravi al mon­do.
Nel­l’im­me­di­atez­za degli even­ti, come fu rac­con­ta­ta la sci­agu­ra?
Il Cor­riere del­la Sera par­lò “500 ital­iani per­i­ti per asfis­sia e 49 super­sti­ti in ospedale”. Il con­siglio dei Min­istri, riu­ni­tosi a Saler­no, par­lò di 517 mor­ti. Aggiunse: “Tut­to il per­son­ale addet­to al treno è dece­du­to, all’in­fuori di un fuochista. Tut­ti gli altri era­no viag­gia­tori di fro­do”. Lo stes­so con­siglio dei Min­istri azzardò che la dis­grazia era da “attribuir­si alla pes­si­ma qual­ità del car­bone for­ni­to dagli alleati”. Anche gli anglo-amer­i­cani fecero un’inchi­es­ta con­clu­den­do che le per­sone era­no dece­dute a causa di un “avve­le­na­men­to da com­bus­tione di car­bone di pes­si­ma qual­ità”. La Stam­pa di Tori­no, pub­bli­ca­ta in quel­la che anco­ra era la Repub­bli­ca di Salò, scrisse: “le notizie, fino­ra trasmesse con il con­tagoc­ce dagli ingle­si, bas­tano ad inquadrare il tragi­co episo­dio nei sis­te­mi usati dai lib­er­a­tori nei riguar­di dei nos­tri dis­graziati con­nazion­ali cadu­ti sot­to il loro dominio”.
Molti dei par­en­ti delle vit­time inten­tarono causa alle Fer­rovie del­lo Sta­to, le quali dec­li­narono ogni respon­s­abil­ità, soste­nen­do che su quel treno non avreb­bero dovu­to trovar­si passeg­geri di alcun tipo. Le Fer­rovie del­lo Sta­to dis­sero inoltre che non era nem­meno pos­si­bile risalire a chi avesse respon­s­abil­ità del­la ges­tione del­la trat­ta nel­la quale si era con­suma­ta l’or­ren­da trage­dia.
Per speg­nere sul nascere le proteste dei famil­iari, che avreb­bero potu­to causare una verten­za che si sarebbe trasci­na­ta per anni, il Min­is­tero del Tesoro sancì l’e­mis­sione di un ris­arci­men­to come se si trat­tasse di vit­time di guer­ra.
Il ris­arci­men­to fu eroga­to dopo oltre 15 anni dal­la trage­dia.
Nel 1951 la riv­ista amer­i­cana Time scrisse: “il gov­er­no alleato si sforzò di occultare l’in­ci­dente per evitare l’ef­fet­to depri­mente sul morale degli ital­iani”.
Alla fine quel­lo che con­ta è quan­to ripor­ta­to nel­la lapi­de scol­pi­ta nel cimitero di Bal­vano, ovvero che la dis­grazia causò 509 mor­ti, 408 uomi­ni e 101 donne.
Forse 509 mor­ti.
Forse furono oltre 600, molti dei quali sen­za nome, sen­za pos­si­bil­ità che qual­cuno pos­sa un giorno ricor­dar­si di loro.

Fabio Casali­ni

Bib­li­ografia

Gian­lu­ca Bar­neschi, Bal­vano 1944. Indagine su un dis­as­tro rimosso, Gorizia, LEG Libre­ria Editrice Goriziana, 2014

Salvio Espos­i­to, Gal­le­ria delle Armi, Napoli, Marot­ta & Cafiero, 2012

Vin­cen­zo Espos­i­to, 3 marzo’44. Sto­ria orale e corale di una comu­nità affet­ti­va del ricor­do, Salerno/Milano, Oèdi­pus edi­zioni, 2014

Gigi Di Fiore, Il treno del­la morte, Focus sto­ria, Sto­rie d’I­talia

Gen­naro Fran­cione, Cal­abus­cia, Roma, Aetas Inter­nazionale, 1994

Gor­don Gaskill, La mis­te­riosa cat­a­strofe del treno 8017, in Le 33 sto­rie che han­no com­mosso il mon­do, XXIX, nº 166, Selezione dal Reader’s Digest, luglio 1962

Alessan­dro Perissinot­to, Treno 8017, Paler­mo, Sel­l­e­rio Edi­tore, 2003

Patrizia Reso, Sen­za ritorno. Bal­vano ’44, le vit­time del treno del­la sper­an­za, Maiori, Ter­ra del Sole, 2013

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AMIR PERSE DIVERSI ARTI A CAUSA DEL FREDDO, DORMENDO UNA NOTTE ALL’APERTO A 8100 METRI D’ALTEZZA A ‑50 GRADI: FU ANCHE GRAZIE AL SUO SACRIFICIO CHE COMPAGNONI E LACEDELLI RIUSCIRONO A RAGGIUNGERE LA CIMA DEL K2


Sono gente tos­ta, gli Hun­za. Vivono alle pen­di­ci del­l’Hi­malaya, nel Pak­istan, in un luo­go che è sem­pre sta­to cro­ce­via di civiltà, pos­to in uno sno­do fon­da­men­tale tra Cina, India ed Asia cen­trale. Vivono lì, al cospet­to del­la mon­tagna, che sti­mano e temono allo stes­so tem­po. Non sor­prende, quin­di, che siano sem­pre sta­ti tra gli accom­pa­g­na­tori prefer­i­ti degli europei che si avven­tu­ra­vano sul­l’Hi­malaya, la con­troparte pak­istana agli Sher­pa nepale­si.
Amir Mah­di era un Hun­za. Era nato nel 1914. Dopo alcune espe­rien­ze con vari alpin­isti europei venne scel­to, nel 1954, come accom­pa­g­na­tore del­la spedi­zione ital­iana orga­niz­za­ta da Ardi­to Desio con un obi­et­ti­vo tan­to ambizioso quan­to pre­ciso: scalare il K2, la sec­on­da mon­tagna più alta del mon­do. Cer­to, gli ital­iani ci avreb­bero mes­so i fon­di, la piani­fi­cazione, la scien­za. Ma Amir avrebbe con­tribuito con la sua forza fisi­ca e men­tale, l’osti­nazione, e lo spir­i­to di sac­ri­fi­cio: “Mio padre vol­e­va essere il pri­mo pak­istano a piantare una bandiera sul K2”, dirà il figlio molti anni dopo. Non ci riuscì a piantare quel­la bandiera.

Amir segui­va infat­ti Wal­ter Bon­at­ti, all’e­poca 24enne, il più gio­vane del­la spedi­zione. Rag­giun­gono il cam­po 9 il 30 luglio del 1954. La vet­ta è a un pas­so. L’im­pre­sa è vic­i­na. E’ vic­i­na per gli ital­iani, ma anche per Amir che spera di seg­nare un momen­to fon­da­men­tale per il suo popo­lo. C’è un impre­vis­to, appar­ente­mente poco grave: serve più ossigeno, ed è quin­di nec­es­sario tornare al cam­po 7 per recu­per­are delle bom­bole. Amir e Wal­ter scen­dono, le recu­per­a­no e ricom­in­ciano la sali­ta. Ma, arrivati al cam­po 9, non trovano nul­la. Com­pagnoni lo fece spostare 250 m più in alto per motivi di sicurez­za. In realtà, molti dicono che temesse che Bon­at­ti, più gio­vane, gli rubasse la sce­na. Si ritrovarono quin­di iso­lati a 8100 metri d’al­tez­za, al calar del sole. Ogni sposta­men­to era impos­si­bile. Non ave­vano né sac­co a pelo né altro. Dormirono per ter­ra con una tem­per­atu­ra di ‑50°.

Bon­at­ti sopravvisse e si riprese abbas­tan­za facil­mente. Ma l’e­quipag­gia­men­to di Amir non era del­la stes­sa qual­ità. Perse tutte le dita dei pie­di e non scalò più una mon­tagna. Non la piantò, quel­la bandiera, ma il suo con­trib­u­to fu comunque fon­da­men­tale. Lavorò come infer­miere ma visse la sua vita in ristret­tez­za eco­nom­i­ca. Amir morirà nel 1999. Otto anni più tar­di l’I­talia riconoscerà il suo ruo­lo fon­da­men­tale nel­la sca­la­ta del K2.

Can­ni­bali e Re
Cronache Ribel­li

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E’ morta a Firenze a soli 51 anni la montevarchina Sara Bencini, maestra dell’arte orafa


Si è spen­ta nei giorni scor­si a Firen­ze Sara Benci­ni, nata a Mon­te­varchi 51 anni fa, maes­tra fiorenti­na dell’arte orafa. A ricor­dar­la è sta­to il comune di Mon­te­varchi. Sara ave­va lavo­ra­to a lun­go a Bom­bay, in India, e lo scor­so anno era tor­na­ta a casa a Firen­ze, dopo la scop­er­ta di una ter­ri­bile malat­tia.
Nata da una famiglia di pit­tori e stori­ci dell’arte, si era spe­cial­iz­za­ta nel­la pro­duzione di gioiel­li di sce­na per il cin­e­ma e il teatro.
Nel­la sua car­ri­era ha col­lab­o­ra­to con Luis Vuit­ton, Guc­ci, LuisaviaRo­ma e infine Shazè. Sara Benci­ni vive­va e lavo­ra­va nell’Oltrarno, prat­i­ca­va le arti minori, dall’oreficeria alla lavo­razione delle pietre. Era un esper­ta ripro­dut­trice di gioiel­li di sce­na per il cin­e­ma e il teatro, la sua tec­ni­ca preferi­ta era la cera per­sa.
“Con lei viene a man­care una figu­ra di grande rilie­vo in una delle pro­fes­sioni arti­gianali che sono state il sim­bo­lo del­la sto­ria di Firen­ze e del­la Toscana. Mon­te­varchi perde una per­sona che attra­ver­so la sua cre­ativ­ità e man­u­al­ità era rius­ci­ta a costru­ire vere e pro­prie opere d’arte”, ha ricorda­to l’amministrazione comu­nale.

https://www.valdarno24.it/2020/07/28/e‑morta-a-firenze-a-soli-51-anni-la-montevarchina-sara-bencini-maestra-dellarte-orafa/

Bossi71
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Vicenza, morto a 106 anni Gianni Pettinà, l’alpino più vecchio d’Italia

L LUTTO

Avrebbe compiuto 107 anni il 5 agosto. È mancato nel sonno

di Benedetta Centin


MALO (Vicen­za) Avrebbe com­pi­u­to 107 anni il prossi­mo 5 agos­to e l’Ana di Malo ave­va già in pro­gram­ma per lui una grande fes­ta, restrizioni per il covid 19 per­me­t­ten­do. Ma non è arriva­to al tra­guar­do: è mor­to nel­la notte, nel son­no, Gio­van­ni Pet­tinà, l’alpino più vec­chio d’Italia. Classe 1913, figlio di un alpino, fu artigliere alpino del grup­po Conegliano a par­tire dal 1940. Scar­ta­to dal­la leva, fu richiam­a­to per parte­ci­pare alla cam­pagna di Gre­cia: lo aspet­ta­vano cinque anni di guer­ra, qua­si due in un cam­po di inter­na­men­to lavo­ran­do in uno zuc­cher­i­fi­cio, dopo che era sta­to cat­tura­to dai tedeschi. «Por­to il cap­pel­lo con orgoglio, feci qua­si cinque anni da mil­itare durante la guer­ra, di cui 22 mesi da inter­na­to in un cam­po in Ger­ma­nia. Solo chi ha pas­sato una sim­i­le espe­rien­za può capire» ave­va det­to l’anno scor­so al suo com­plean­no con due­cen­to per­sone e autorità.


12 mag­gio 2020 (mod­i­fi­ca il 12 mag­gio 2020 | 13:24)

https://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/cronaca/20_maggio_12/vicenza-morto-106-anni-gianni-pettena-l-alpino-piu-vecchio-d-italia-4209674a-9441–11ea-99bb-52457e92a1ec.shtml

Berlusconi71
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Il rapper Jhonny Cirillo si suicida in carcere. Era detenuto per rapina. Decine di commenti di odio su Facebook

Il rapper Jhonny Cirillo si suicida in carcere. Era detenuto per rapina. Decine di commenti di odio su Facebook

Ave­va rap­ina­to una far­ma­cia e pochi giorni fa era sta­to con­dan­na­to a 4 anni. Ave­va 23 anni

Ave­va 23 anni e face­va il rap­per, Gio­van­ni Cir­il­lo in arte Jhon­ny, un ragaz­zo di orig­i­ni soma­le detenu­to nel carcere di Fuorni, a Saler­no, per una rap­ina a una far­ma­cia. Era tor­na­to da pochi giorni dietro le sbarre in segui­to alla revo­ca dei domi­cil­iari. Gio­van­ni si è tolto la vita: quan­do i com­pag­ni di cel­la han­no chiam­a­to i soc­cor­si per lui non c’era più niente da fare. I fat­ti risal­go­no a domeni­ca 26 luglio intorno alle 11 del mat­ti­no. Cir­il­lo era sta­to arresta­to lo scor­so 9 gen­naio dopo una rap­ina in una far­ma­cia di Scafati (Saler­no): era sta­to bloc­ca­to dagli agen­ti con i 700 euro e una pis­to­la fin­ta. Ave­va vio­la­to più volte la misura dei domi­cil­iari e lo scor­so 4 luglio era sta­to con­dan­na­to a 4 anni. Jhon­ny era sta­to adot­ta­to da una famiglia del saler­ni­tano. Fini­to in un giro di dro­ga, ave­va prob­a­bil­mente per questo rap­ina­to la far­ma­cia. I com­men­ti di odio sul­la sua pag­i­na Face­book non si con­tano: “Non è una gran perdi­ta”, “se tut­ti i carcerati pren­dessero il suo esem­pio, non ci sarebbe il sovraf­fol­la­men­to nelle carceri”, sono solo due dei tan­tis­si­mi.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/28/il-rapper-jhonny-cirillo-si-suicida-in-carcere-era-detenuto-per-rapina-decine-di-commenti-di-odio-su-facebook/5882426/

Barrella71
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E’ morto a 32 anni il campione del mondo di snowboard Alex Pullin


Il cam­pi­one del mon­do di snow­board aus­traliano Alex Pullin







Alex Pullin, due volte cam­pi­one del mon­do di snow­board, è mor­to in Aus­tralia men­tre sta­va facen­do pesca sub­ac­quea in apnea. Pullin, che — come ricor­da il sito del­la Bbc — ave­va 32 anni ed era nato a Mans­field nel­lo sta­to aus­traliano di Vic­to­ria, è mor­to vici­no a una spi­ag­gia del­la Gold Coast del Queens­land, nel nord del paese.
Pullin era sopran­nom­i­na­to “Chumpy” ed era sta­to il porta­bandiera del­l’Aus­tralia alle Olimpia­di inver­nali di Sochi del 2014. Ave­va rap­p­re­sen­ta­to il suo paese nel­la dis­ci­plina del­lo snow­board cross anche alle Olimpia­di del 2010 e del 2018.
Pullin sarebbe sta­to trova­to pri­vo di sen­si sot­t’ac­qua da un sub­ac­queo che sta­va facen­do un’im­mer­sione e poi sarebbe sta­to por­ta­to a riva dai bagni­ni. I para­medici sono poi inter­venu­ti nel ten­ta­ti­vo di rian­i­mar­lo ma sen­za suc­ces­so.

(ANSA)

Previti71
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È MORTO DI COVID L’EX CANDIDATO ALLE PRIMARIE REPUBBLICANE HERMAN CAIN (74)

CAIN FA LA FINE DI ABELE — È MORTO DI COVID L’EX CANDIDATO ALLE PRIMARIE REPUBBLICANE HERMAN CAIN (74). MILIONARIO E NOTO COMERE DELLA PIZZA”, È STATO RICOVERATO IL 2 LUGLIO SCORSO E POTREBBE AVER CONTRATTO IL VIRUS AL CONTROVERSO COMIZIO DI TRUMP A TULSA, ALLA QUALE HA PARTECIPATO SENZA MASCHERINA E SENZA IL RISPETTO DEL DISTANZIAMENTO SOCIALE


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her­man cain
 (ANSA) — L’ex can­dida­to alle pri­marie repub­bli­cane Her­man Cain, e’ mor­to a causa del coro­n­avirus. L’im­pren­di­tore di 74 anni, noto come il “Re del­la piz­za”, era sta­to ricov­er­a­to il 2 luglio scor­so e — sec­on­do quan­to ripor­tano alcu­ni media — potrebbe aver con­trat­to il Covid-19 al con­tro­ver­so comizio di Don­ald Trump a Tul­sa, alla quale ha parte­ci­pa­to. Le immag­i­ni di quel giorno lo mostra­no tra i sosten­i­tori del tycoon sen­za masche­ri­na e sen­za il rispet­to del dis­tanzi­a­men­to sociale.
her­man cain a tul­sa her­man cain alla trump tow­er her­man cain tra rick per­ry mitt rom­ney e newt gin­grich

https://www.dagospia.com/rubrica‑3/politica/cain-fa-fine-abele-morto-covid-39-ex-candidato-243455.htm

Bush71
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Senigallia piange la scomparsa di Giorgio Maich

Il 73enne è sta­to affer­ma­to attore nonché ulti­mo diret­tore del­l’Azien­da di sog­giorno

lutto

Seni­gal­lia piange la scom­parsa di Gior­gio Maich spen­tosi improvvisa­mente nel­la mat­ti­na­ta del 21 luglio. Il 20 luglio era sta­to ricov­er­a­to per alcu­ni con­trol­li fino al triste ed inaspet­ta­to epi­l­o­go di ieri.

Una vita, quel­la del 73enne, inten­sa, costel­la­ta di sod­dis­fazioni e dolori.  Il padre, il gen­erale neoze­landese Alexan­der J. Maich figlio di dal­mati emi­grati, era sta­to un eroe del sec­on­do con­flit­to mon­di­ale ed era arriva­to in cit­tà con gli alleati. Si innamorò del­la madre e decise di rimanere. Gior­gio Maich  si diplomò all’Accademia di Arte Dram­mat­i­ca di Roma.ed intrap­rese una bril­lante car­ri­era di attore in cui spic­ca la parte­ci­pazione all’Orlando Furioso di Luca Ron­coni che lo portò a girare nei teatri di tut­to il mon­do recitan­do al fian­co di Ottavia Pic­co­lo, Michele Placido e Pao­la Gassman.

Di lui ricor­diamo anche la recitazione nel­la pel­li­co­la di Hel­mut Berg­er. Fu anche ulti­mo diret­tore dell’Azienda di sog­giorno di piaz­za­le Moran­di. Si sposò con Eleono­ra Car­bonari da cui ebbe due figli, Alexan­dra e Mat­teo. La pri­mo­geni­ta è man­ca­ta purtrop­po pre­mat­u­ra­mente qualche anno fa.Per sua scelta non si ter­ran­no funer­ali.

https://www.senigallianotizie.it/1327513142/senigallia-piange-la-scomparsa-di-giorgio-maich

Berlusconi71
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