Il Putin-Ferio: ma chi ha vinto la Seconda Guerra Mondiale?

ALESSANDRO GUARDAMAGNA

comedonchisciotte.org

Da quan­do il Par­la­men­to europeo il 19 set­tem­bre 2019 ha attribuito le respon­s­abil­ità di aver scate­na­to il sec­on­do con­flit­to mon­di­ale all’URSS di Stal­in e alla Ger­ma­nia nazista, Putin, che non ha apprez­za­to la risoluzione di Brux­elles per motivi fin trop­po ovvi, non si è risparmi­a­to per con­tro­bat­tere le accuse.

Non solo ha ripetu­ta­mente attac­ca­to la Polo­nia, ma nel cor­so di una set­ti­mana ha pun­ta­to il dito 5 volte con­tro il gov­er­no Polac­co per il ruo­lo avu­to nel causare l’inizio delle ostil­ità, ed è arriva­to al pun­to di definire l’allora ambas­ci­a­tore Polac­co pres­so la Ger­ma­nia hit­le­ri­ana con ter­mi­ni come “fec­cia” e “maiale anti­semi­ta”. Questo si è accom­pa­g­na­to all’esaltazione sis­tem­at­i­ca del sac­ri­fi­cio sostenu­to dai sovi­eti­ci nel­la lot­ta al Nazis­mo. La pro­va? Gli oltre 20 mil­ioni di mor­ti, di cui 10 mil­ioni di mil­i­tari, che l’URSS ha avu­to nel con­flit­to.

Pochi giorni fa, in occa­sione dell’anniversario del­la vit­to­ria del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale, Putin ha uffi­cial­mente dichiara­to che il 75% degli sforzi com­piu­ti per dis­trug­gere le truppe naz­i­fas­ciste è sta­to fat­to dai Rus­si, e quin­di il con­trib­u­to degli Alleati, chec­ché se ne dica, è mar­ginale. Putin nat­u­ral­mente ringrazia per gli aiu­ti di armi e munizioni rice­vu­ti, pari al 7% del totale imp­ie­ga­to dai sovi­eti­ci, ma finisce lì. Come dire, sic­come “i ¾ degli sforzi li abbi­amo fat­ti noi, e il 93% dei mate­ri­ali delle armi e munizioni imp­ie­gate le abbi­amo costru­ite noi, noi Rus­si siamo gli aut­en­ti­ci vinci­tori del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale, e gli altri non con­tano un acci­dente, indipen­den­te­mente da quan­to cerchi­no di dimostrare o dalle respon­s­abil­ità balorde che ci rifi­lano”.

Il che è vero, ma asso­lu­ta­mente incom­ple­to nel­la misura in cui Putin dice solo parte del­la ver­ità, forse per errore o forse per­ché è quel­la che più gli inter­es­sa, cosa che fal­sa inevitabil­mente il quadro del con­flit­to.

Momen­to del­la para­ta sul­la Piaz­za Rossa per il 75mo anniver­sario del­la Vit­to­ria del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale. Mosca, 24 Giug­no 2020.

Quin­di il pun­to, lega­to all’errore o all’inganno di Putin, rimane: chi è sta­to il vero vinci­tore del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale?

In prim­is va con­sid­er­a­to che le moti­vazioni che Putin da rel­a­ti­va­mente ai lega­mi tra URSS e Ger­ma­nia Nazista, e che con­trastano forte­mente con la dichiarazione di Brux­elles, sono sostanzial­mente cor­rette.

La Rus­sia stal­ini­ana fu effet­ti­va­mente iso­la­ta nel peri­o­do fra le due guerre, e il pat­to di non aggres­sione Molo­tov-Ribben­trop siglato nell’Agosto del 1939 fu per Mosca in parte una neces­sità. I reali motivi che por­tarono alla Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale affon­dano le radi­ci nelle deci­sioni prese al ter­mine del pri­mo con­flit­to del 1914–1918, con­clu­so con il Trat­ta­to di Ver­sailles che divenne un sim­bo­lo di pro­fon­da ingius­tizia per la Ger­ma­nia.

Che negli anni ’30 le poten­ze occi­den­tali vedessero una guer­ra futu­ra del­la Ger­ma­nia con­tro la Rus­sia di buon occhio è plau­si­bile, in quan­to de fac­to il regime sovi­eti­co era con­sid­er­a­to nemi­co degli imperi e delle nazioni ad econo­mia cap­i­tal­ista, e tale volon­tà fu alla base del­la polit­i­ca di iso­la­men­to por­ta­ta avan­ti con­tro l’Unione Sovi­et­i­ca.

Il Pat­to Molo­tov-Ribben­trop nasce­va quin­di anche da esi­gen­ze pratiche tese a definire pre­cise zone di influen­za e ad evitare uno scon­tro aper­to fra Ger­ma­nia ed Unione Sovi­et­i­ca, ed in tal sen­so Putin, va rib­a­di­to, ha ragione.

Non ha invece decisa­mente ragione quan­do affer­ma che furono esclu­si­va­mente le poten­ze occi­den­tali respon­s­abili del riar­mo tedesco, in quan­to igno­ra che la scuo­la per car­risti di Kama fu allesti­ta seg­re­ta­mente in Rus­sia dal 1929 al 1933 per per­me­t­tere agli uffi­ciali tedeschi di adde­strar­si rego­lar­mente, e lo stes­so dicasi del­la scuo­la di avi­azione di Lipet­sk atti­va nel peri­o­do 1926–1933. Non risul­ta che Stal­in, nel pren­dere inizia­tive in totale con­trasto ai vicoli posti da Ver­sailles sul riar­mo del­la Ger­ma­nia, fos­se obbli­ga­to ad adde­strare i futuri uffi­ciali del­la Wer­ma­cht e del­la Luft­waffe.

Inoltre va osser­va­to che Stal­in ave­va mire pre­cise che non si lim­i­ta­vano ad evitare uno scon­tro diret­to con la Ger­ma­nia. Infat­ti quan­do la Polo­nia fu attac­ca­ta dalle truppe naziste nel Set­tem­bre 1939, la Rus­sia prese pos­ses­so del­la parte ori­en­tale del paese. L’idea di rus­si­fi­care la Polo­nia e farne parte dei domi­ni sovi­eti­ci è con­fer­ma­ta dagli ecci­di di Katyn del Mar­zo 1940, volu­ti da Stal­in per elim­inare una com­po­nente con­sis­tente degli uffi­ciali dell’esercito, tut­ti lau­re­ati e quin­di parte del­la classe diri­gente nazionale del­la Polo­nia appe­na asservi­ta. Analoga­mente l’invasione del­la Fin­lan­dia nel Novem­bre 1939, azione per la quale l’URSS fu espul­sa dal­la Soci­età delle Nazioni, ubbidisce alla log­i­ca di esten­dere le pro­prie zone di influen­za a scapi­to delle popo­lazioni con­fi­nan­ti.

Katyn: il geno­cidio nega­to – i fas­ci­coli seg­reti che la Polo­nia vol­e­va a tut­ti i costi

Quin­di se il Pat­to Molo­tov-Ribben­trop non è sicu­ra­mente l’unico ele­men­to che sta alla base del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale, come osser­va cor­ret­ta­mente Putin, è tut­tavia uno dei fat­tori che in qualche misura favorirono l’escalation ver­so la guer­ra, cosa del resto tes­ti­mo­ni­a­ta dal­la sem­plice cronolo­gia. Il pat­to fu siglato il 25 Agos­to 1939, e una set­ti­mana dopo la Polo­nia veni­va invasa.

Pas­san­do ora alle oper­azioni bel­liche, vedi­amo in cosa con­sis­tette lo sfor­zo sostenu­to dalle forze sovi­etiche nel­la guer­ra defini­ta “Mon­di­ale” per­ché coin­volse tutte le mag­giori poten­ze e si com­bat­té in tut­to il globo. Fra i teatri prin­ci­pali in cui si svolse vi furono quel­lo europeo, che vide tre fron­ti, quel­lo occi­den­tale in Fran­cia, Bel­gio, Pae­si Bassi e Ger­ma­nia (1939–1940 e 1944–1945), quel­lo Ital­iano-Mediter­ra­neo (dal 1943 al 1945) e quel­lo Ori­en­tale in URSS, nei pae­si dell’est e in Ger­ma­nia (dal 1941 al 1945). Al teatro europeo van­no aggiun­ti quel­lo Nord-africano (dal 1940 al 1943) e quel­lo del Paci­fi­co (1941–1945). L’URSS, che fornì ingen­ti quan­tità di met­al­li e min­er­ali nec­es­sari allo sfor­zo bel­li­co alleato su scala mon­di­ale, si impeg­nò mil­i­tar­mente solo sul fronte Ori­en­tale in Europa dove com­bat­té i Tedeschi ed i loro alleati, e non diede alcun con­trib­u­to né di uomi­ni né di mezzi alle oper­azioni che si svolsero altrove. La sua dichiarazione di guer­ra al Giap­pone tre set­ti­mane pri­ma che questo capi­to­lasse portò ad un’offensiva di suc­ces­so in Man­ci­uria e Corea, ma arrivò trop­po tar­di per avere un impat­to deter­mi­nante nel­la con­clu­sione delle ostil­ità con l’Impero Giap­ponese, già col­pi­to dall’arma atom­i­ca ad Hiroshi­ma il 2 Agos­to. In com­pen­so servì a garan­tire alla Rus­sia un pos­to al tavo­lo dei vinci­tori.

Qual­cuno potrebbe obi­ettare che gli altri teatri fos­sero mar­gin­ali, rispet­to a quel­lo Europeo, ma si trat­ta di osser­vazioni non cor­rette. Infat­ti se i naz­i­fascisti non fos­sero sta­ti costret­ti ad abban­donare pri­ma il Nord Africa e poi ridot­ti sul­la difen­si­va in Europa occi­den­tale con lo sbar­co in Sicil­ia nel Luglio 1943, e suc­ces­si­va­mente in Nor­man­dia nel 1944, le cose per i Rus­si avreb­bero avu­to un esi­to non scon­ta­to, nonos­tante i gran­di numeri di uomi­ni e mezzi mes­si in cam­po dall’Armata Rossa. Infat­ti una Ger­ma­nia vincitrice in Africa avrebbe sig­ni­fi­ca­to la suc­ces­si­va con­quista dei campi petro­lif­eri in Egit­to e nel vici­no medio ori­ente, e questo, oltre a garan­tire oli com­bustibili prati­ca­mente inesauri­bili alle forze dell’Asse, avrebbe par­al­iz­za­to una delle vie di riforn­i­men­to che dal Gol­fo Per­si­co per­me­t­te­va di far giun­gere riforn­i­men­ti USA all’URSS; l’altra era attra­ver­so il nord paci­fi­co, il por­to di Vladi­vos­tok e la Siberia.

Com­p­lessi­va­mente il 7% dei riforn­i­men­ti alleati avreb­bero pre­so la via dell’URSS. La cifra è un po’ infe­ri­ore alle stime amer­i­cane, ma il pun­to non è questo. La ver­ità anco­ra una vol­ta sta in quel­lo che Putin non dice. Che il totale dei riforn­i­men­ti sia sta­to del 7, dell’8 o del 12% è comunque vero che la Rus­sia pro­dusse da sé la stra­grande mag­gio­ran­za delle dotazioni bel­liche imp­ie­gate nel peri­o­do 1941–1945. Ma, questo è il pun­to essen­ziale, se il totale è del 7% tale per­centuale deve essere mes­sa in relazione alle varie fasi del­la guer­ra QUANDO gli aiu­ti arrivarono alla Rus­sia, e allo­ra il quadro cam­bia total­mente. Ad esem­pio all’indomani dell’operazione Bar­barossa men­tre le armate naziste travolsero i sovi­eti­ci che non si aspet­ta­vano un attac­co nonos­tante gli avver­ti­men­ti rice­vu­ti, il fronte rus­so in più pun­ti cessò di esistere. Intere divi­sioni si arren­de­vano o veni­vano tagli­ate fuori per poi essere annien­tate e migli­a­ia di mezzi furono cat­turati. La sor­pre­sa fu tale che per giorni lo stes­so Stal­in non seppe come rea­gire e quali ordi­ni impar­tire ai suoi gen­er­ali. Oltre a mil­ioni di pri­gion­ieri i Tedeschi cat­turarono ingen­ti quan­tità di mezzi, mate­ri­ali e pri­varono i Rus­si di enor­mi cen­tri di pro­duzione. Pro­durre quan­to andò per­du­to non fu sem­plice, come non lo fu rior­ga­niz­zare gli sta­bil­i­men­ti lon­tano dal fronte, oltre gli Urali e al rag­gio di azione dei bom­bardieri tedeschi. In quel men­tre, la ridot­ta pro­duzione sovi­et­i­ca non rius­ci­va nep­pure a garan­tire di rip­i­anare le perdite subite, e fu in questo frangente che gli aiu­ti degli alleati si riv­e­larono essen­ziali. Essi infat­ti diedero a Mosca il tem­po nec­es­sario per rior­ga­niz­zarsi men­tre le truppe con­tin­u­a­vano a essere rifor­nite lad­dove la pro­duzione inter­na non sarebbe sta­ta in gra­do di provvedere autono­ma­mente. Quin­di è vero, come affer­ma Putin, che com­p­lessi­va­mente gli aiu­ti alleati furono infe­ri­ori alla pro­duzione sovi­et­i­ca, ma in cer­ti momen­ti fecero la dif­feren­za per­ché per­mis­ero comunque ai Rus­si di com­bat­tere, e sen­za il loro con­trib­u­to tem­pes­ti­vo non vi sarebbe sta­ta nep­pure la resisten­za dell’Armata Rossa.

Un esem­pio è dato dai pri­mi aiu­ti prove­ni­en­ti dal­la Gran Bre­tagna che ebbero un ruo­lo di non poco con­to nel­la dife­sa di Mosca, come dimostra­no alcu­ni doc­u­men­ti resi disponi­bili negli archivi sovi­eti­ci dopo la cadu­ta del Muro di Berli­no. Una gran parte delle prove doc­u­men­tali rimane clas­si­fi­ca­ta come “seg­re­ta” nell’Archivio cen­trale del Min­is­tero del­la Dife­sa e nell’Archivio di Sta­to dell’Economia, ma ricer­ca­tori sia occi­den­tali che rus­si sono sta­ti in gra­do di accedere a fonti di pri­ma mano, fra cui i diari di guer­ra di N. I. Bir­iukov, uffi­ciale dell’Armata Rossa respon­s­abile dall’Agosto 1941 in poi per la dis­tribuzione di car­ri armati recen­te­mente por­tati in pri­ma lin­ea. Le pagine di Bir­iukov (vedi Hill, The Great Patri­ot­ic War of the Sovi­et Union, 1941–45: A Doc­u­men­tary Read­er, p. 82–85) dan­no un quadro molto diver­so da quel­lo dip­in­to da Putin. In par­ti­co­lare, esse evi­den­ziano che gli aiu­ti bri­tan­ni­ci all’Unione Sovi­et­i­ca a cav­al­lo fra il 1941 e il 1942 ebbero un ruo­lo molto più sig­ni­fica­ti­vo nel­la dife­sa di Mosca e nel rilan­cio delle sor­ti del­la guer­ra di quan­to non sia sta­to riconosci­u­to.

Par­ti­co­lar­mente impor­tan­ti per i sovi­eti­ci alla fine del 1941 furono i car­ri armati e gli aerei for­ni­ti dagli ingle­si. Gli aiu­ti amer­i­cani in quei mesi era­no anco­ra lim­i­tati, poiché la Rus­sia era entra­ta a far parte del piano Lend-Lease di aiu­ti e presti­ti solo il 7 Novem­bre. Nel Dicem­bre di quell’anno la quan­tità degli aiu­ti bri­tan­ni­ci aumen­tò ben oltre i liv­el­li pre­visti dagli Alleati e ciò avvenne in un momen­to in cui l’industria sovi­et­i­ca era allo sban­do – molti impianti indus­tri­ali era­no sta­ti dis­trut­ti o cat­turati dalle truppe naziste in fase di avan­za­ta o durante la riti­ra­ta sovi­et­i­ca – e le perdite di attrez­za­ture speci­fiche si avvic­i­narono o addirit­tura super­arono il rit­mo con cui la pro­duzione inter­na pote­va sos­ti­tuir­le. Fu allo­ra evi­dente che anche gli aiu­ti che potreb­bero apparire min­i­mi nel con­testo più ampio del­la pro­duzione bel­li­ca sovi­et­i­ca, gio­carono un ruo­lo fon­da­men­tale nel col­mare le perdite in momen­ti cru­ciali del con­flit­to sul fronte ori­en­tale.

E’ sta­to cal­co­la­to che l’Unione Sovi­et­i­ca perse 20.500 car­ri armati dal 22 Giug­no al 31 Dicem­bre 1941. Alla fine di Novem­bre era­no disponi­bili solo 670 car­ri armati sovi­eti­ci per difend­ere Mosca, lun­go il fronte di Kalin­in. Solo 205 di questi car­ri armati era­no di tipo pesante o medio e la mag­gior parte era con­cen­tra­ta nel­la parte occi­den­tale del fronte. Nel­lo speci­fi­co il fronte di Kalin­in dispone­va di 67 car­ri armati in pri­ma lin­ea, e altri 30 tenevano la zona sud-occi­den­tale delle difese attorno a Mosca.

Date le neces­sità del­la pro­duzione sovi­et­i­ca e le perdite subite dell’Armata Rossa, i coman­di sovi­eti­ci vol­e­vano com­pren­si­bil­mente met­tere in azione i car­ri bri­tan­ni­ci al più presto. Sec­on­do il diario di servizio di Bir­iukov, i pri­mi 20 car­ri armati bri­tan­ni­ci arrivarono alla scuo­la di adde­stra­men­to a Kazan il 28 Otto­bre. men­tre altri 120 car­ri armati furono scar­i­cati nel por­to dell’Archangel nel­la Rus­sia set­ten­tri­onale. I car­risti furono adde­strati all’impiego dei nuovi car­ri a par­tire da Novem­bre, men­tre i pri­mi car­ri armati, con l’assistenza bri­tan­ni­ca, veni­vano sot­to­posti a test da spe­cial­isti dell’Armata Rossa.

I car­ri armati rag­giun­sero la pri­ma lin­ea ad una veloc­ità stra­or­di­nar­ia e gli addet­ti mil­i­tari dell’ambasciata bri­tan­ni­ca osser­varono che cir­ca 90 car­ri ave­vano già rice­vu­to il bat­tes­i­mo del fuo­co con l’Armata Rossa in data 9 Dicem­bre 1941. Estrap­olan­do dalle sta­tis­tiche disponi­bili, i ricer­ca­tori han­no sti­ma­to che i car­ri ingle­si Matil­da e Valen­tine rap­p­re­sen­tarono dal 30 al 40% dell’intera forza di car­ri armati pesan­ti e medi che l’Armata Rossa schierò per la dife­sa di Mosca all’inizio di Dicem­bre 1941, ed ebbero un ruo­lo sig­ni­fica­ti­vo nel fer­mare i Panz­er tedeschi.

Car­ro arma­to Matil­da di fab­bri­cazione bri­tan­ni­ca imp­ie­ga­to dall’Armata Rossa sul fronte di Kalin­in, Rus­sia, Dicem­bre 1941

Un flus­so costante di car­ri di fab­bri­cazione bri­tan­ni­ca con­tin­uò a arrivare all’Armata Rossa durante la pri­mav­era e l’estate del 1942. Il Cana­da alla fine avrebbe prodot­to 1.420 car­ri Valen­tines, qua­si esclu­si­va­mente per la guer­ra in Unione Sovi­et­i­ca. Nel luglio 1942 dei 13.500 car­ri armati in servizio nell’Armata Rossa, il 16% era­no sta­ti inviati dagli Alleati. Oltre la metà di questi era di fab­bri­cazione bri­tan­ni­ca.

I pri­mi invii di mate­ri­ali alle nazioni alleate impeg­nate nel con­flit­to con­sis­te­vano prin­ci­pal­mente in cibo e beni indus­tri­ali, e arrivarono dagli USA in Inghilter­ra nel momen­to in cui il bloc­co degli U‑Boot sta­va pro­gres­si­va­mente riducen­do le scorte ali­men­ta­ri del­la nazione. I pri­mi car­ri armati e aerei amer­i­cani rag­giun­sero l’Egitto in tem­po per essere imp­ie­gati nel­la sec­on­da offen­si­va in Lib­ia che iniz­iò nel Novem­bre 1941.

La Rus­sia fu inclusa uffi­cial­mente nel piano nel Novem­bre di quell’anno, ma già in prece­den­za Wash­ing­ton ave­va invi­a­to ingen­ti quan­tità di riforn­i­men­ti ai Rus­si insieme a con­ces­sioni cred­i­tizie per 50 mil­ioni di dol­lari.

Il pri­mo con­voglio Anglo-amer­i­cano attrac­cò nel por­to di Mur­man­sk pro­prio quan­do le unità del­la Wer­ma­cht era­no arrivate alle porte di Mosca.

Nei vari teatri di guer­ra del 1942, le forze alleate com­bat­terono gra­zie alle attrez­za­ture for­nite dal piano di aiu­ti e, in una cer­ta misura, questo inter­essò anche le forze sovi­etiche impeg­nate a Stal­in­gra­do nell’inverno 1942–1943. Beni e servizi veni­vano for­ni­ti dagli USA ai pro­pri Alleati al rit­mo di cir­ca 1 mil­iar­do di dol­lari al mese, che aumen­tò ad oltre 1,5 nei pri­mi sei mesi del 1944.

Gli eserci­ti bri­tan­ni­ci, che, insieme alle forze amer­i­cane e france­si, ricac­cia­rono l’Asse fuori dal Nord Africa, dal­la Sicil­ia, dall’Italia merid­ionale e dal­la Fran­cia, usarono enor­mi quan­tità di armi prodotte e dis­tribuite nel piano di aiu­ti di guer­ra. L’offensiva rus­sa che scac­ciò i tedeschi dal­la Rus­sia bian­ca e da gran parte dell’Ucraina fu sup­por­t­a­ta da migli­a­ia di armi leg­gere, aerei, car­ri armati, camion e altri beni for­ni­ti dagli USA.

Ciò non sig­nifi­ca che le prin­ci­pali forze Alleate – eccezion fat­ta per il nuo­vo eserci­to francese qua­si com­ple­ta­mente equipag­gia­to dagli USA – dipen­dessero esclu­si­va­mente dalle for­ni­ture amer­i­cane. È sta­to sti­ma­to che il presti­to fornì com­p­lessi­va­mente solo il 10% dell’equipaggiamento bel­li­co del­la Gran Bre­tagna, e una per­centuale analo­ga finì all’URSS. Ma i mezzi e mate­ri­ali che furono inviati insieme ai servizi di approvvi­gion­a­men­to furono fat­tori impor­tan­tis­si­mi per il suc­ces­so dell’Armata Rossa, come del resto fu riconosci­u­to dal­lo stes­so Stal­in durante un brin­disi che si tenne durante la con­feren­za di Teheran nell’Ottobre del 1943. In tale occa­sione egli dichiarò che sen­za gli equipag­gia­men­ti for­ni­ti dagli amer­i­cani l’URSS e “le nazioni alleate non avreb­bero mai potu­to vin­cere la guer­ra”.

Il val­ore di tali aiu­ti è con­sid­erev­ole e ammon­ta­va al 30 Giug­no 1944 a cir­ca 28 mil­iar­di e 270 mil­ioni di dol­lari a cui si aggiun­gono altri 680 mil­ioni di dol­lari in attrez­za­ture e mezzi trasfer­i­ti dai gen­er­ali amer­i­cani diret­ta­mente alle forze Alleate com­bat­ten­ti.

Cosa rap­p­re­sen­ta nel det­taglio il vol­ume espres­so in dol­lari del presti­to di guer­ra? Cir­ca il 54% di tut­ti gli aiu­ti mil­i­tari USA con­sis­tette in attrez­za­ture da com­bat­ti­men­to, com­p­rese navi mil­i­tari e mer­can­tili.

Cir­ca il 21% com­pren­de­va mate­ri­ali e prodot­ti indus­tri­ali, come ben­z­i­na per l’aviazione, met­al­li e mac­chine uten­sili per la fab­bri­cazione di munizioni, tes­su­ti e pel­li per pro­durre uni­for­mi e scarpe negli sta­bil­i­men­ti di Gran Bre­tagna e Rus­sia. A queste voci poi si aggiun­gono for­ni­ture chirur­giche e mediche per ospedali e basi mil­i­tari, mate­ri­ale rota­bile per fer­rovie e leg­name per ban­chine.

Un’autostrada fu costru­i­ta attra­ver­so l’Iran e la fer­rovia trans-ira­ni­ana venne trasfor­ma­ta in una grande arte­ria per lo sposta­men­to dei riforn­i­men­ti dal Gol­fo Per­si­co alla Rus­sia.

Se poi si anal­iz­zano le cifre in sin­gole voci è pos­si­bile vedere in cosa si com­pose speci­fi­ca­mente l’aiuto di mezzi mil­i­tari e mate­ri­ali all’Unione Sovi­et­i­ca.

Alla fine di Giug­no del 1944 gli Sta­ti Uni­ti ave­vano invi­a­to ai sovi­eti­ci più di 11.000 aerei; oltre 6.000 car­ri armati e cac­cia car­ri; 300.000 camion e altri veicoli mil­i­tari; 35.000 moto­ci­cli.
Molti degli aerei furono fat­ti volare diret­ta­mente dagli Sta­ti Uni­ti ver­so l’Unione Sovi­et­i­ca sul­la rot­ta set­ten­tri­onale attra­ver­so l’Alaska e la Siberia; altri furono car­i­cati e spedi­ti nel Gol­fo Per­si­co, dove ven­nero poi assem­blati e fat­ti volare in Rus­sia.

Gli USA inviarono in Rus­sia 350 loco­mo­tive, 1.640 auto­mo­bili e qua­si mez­zo mil­ione di ton­nel­late di bina­ri e acces­sori, il tut­to a sosteg­no dell’apparato logis­ti­co fer­roviario che ali­men­ta­va le divi­sioni russe sul fronte ori­en­tale. Per le unità com­bat­ten­ti furono invi­ate miglia di filo tele­fon­i­co da cam­po, migli­a­ia di tele­foni e migli­a­ia di ton­nel­late di esplo­si­vo. Insieme a questi furono man­dati in Rus­sia mac­chine uten­sili e attrez­za­ture per aiutare i rus­si a fab­bri­care i pro­pri aerei, pis­tole, proi­et­tili e bombe. Ingen­ti furono anche le quan­tità di cibo. La sola Unione Sovi­et­i­ca ne ricevette cir­ca 3 mil­ioni di ton­nel­late.

Il pro­gram­ma Lend-Lease è sicu­ra­mente un argo­men­to con­tro­ver­so nel­la sto­ria del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale. Le fonti sovi­etiche e amer­i­cane han­no for­ni­to infor­mazioni diver­gen­ti a riguar­do, e la divi­sione dovu­ta alla Guer­ra Fred­da non ha favorito una visione con­di­visa per lun­go tem­po. Per decen­ni dopo il 1945 le autorità di Mosca han­no sot­to­lin­eato come la vit­to­ria del popo­lo sovi­eti­co fu ottenu­ta con l’assistenza degli alleati ridot­ta al min­i­mo.

Tut­tavia, l’aiuto alleato, ed in par­ti­co­lare quel­lo amer­i­cano, si riv­elò sostanziale. Sec­on­do il min­istro delle for­ni­ture sovi­eti­co Anas­tas Mikoy­an, nel 1941 l’Armata Rossa perse enor­mi quan­tità di mate­ri­ali, e nes­suno si face­va illu­sioni su come sareb­bero andate le cose sen­za i riforn­i­men­ti garan­ti­ti dagli alleati, come abiti inver­nali per i sol­dati, armi e cibo, e la sua affer­mazione rispec­chia le parole pro­nun­ci­ate da Stal­in nel 1943.

Furono appun­to i riforn­i­men­ti alleati che per­mis­ero ai Rus­si di super­are la crisi dell’inverno del 1941 e di riar­mar­si poi adeguata­mente nel pri­mo anno, cru­ciale per la guer­ra, dopo che molti arma­men­ti e cen­tri di pro­duzione andarono dis­trut­ti o pas­sarono sot­to il con­trol­lo dei nazisti.

Un altro esem­pio indica­ti­vo dell’aiuto è dato dai camion Stude­bak­er usati come piattaforme per il sis­tema dei lan­cia­razzi Katyusha, una delle armi più micidi­ali imp­ie­gate dai Rus­si sul fronte ori­en­tale

A par­tire dal 1942 l’Unione Sovi­et­i­ca iniz­iò a rice­vere sis­tem­ati­ca­mente veicoli costru­iti dagli alleati, molti dei quali era­no sta­ti adat­tati per montare piattaforme di lan­cio per razzi. I BM-13, questo il nome dato ai sis­te­mi lan­cia­razzi, ven­nero mon­tati sui veicoli costru­iti da Inter­na­tion­al, Stude­bak­er, Gen­er­al Motors e Ford. Il fat­to che i lan­cia­razzi Katyusha fos­sero instal­lati su camion sig­nifi­ca­va che pote­vano essere riti­rati velo­ce­mente dopo l’impiego, ren­den­do dif­fi­cile per i tedeschi indi­vid­uar­li e dis­trug­ger­li durante il lun­go tem­po nec­es­sario alla ricar­i­ca.

Stude­bak­er pro­dusse nel­lo sta­bil­i­men­to di South Bend nell’Indiana più di una dozzi­na di ver­sioni del vei­co­lo denom­i­na­to US6 “Deuce and a Half”, da cui deriva­va la for­ma finale del BM-13. Nel peri­o­do 1941–1945 Stude­bak­er costruì 105.917 esem­plari a sei ruote motri­ci e 87.742 a quat­tro ruote motri­ci del­lo US6. Reo Motors ne real­iz­zò altre 22.204 del tipo 6 × 6. Di quel totale gli USA inviarono in Unione Sovi­et­i­ca 152.000 veicoli, prin­ci­pal­mente attra­ver­so il cor­ri­doio per­siano. I rus­si trovarono gli Stude­bak­er veicoli robusti e affid­abili e arrivarono a pro­porre ai prog­et­tisti amer­i­cani mod­i­fiche per ren­der­li per­fet­ta­mente com­pat­i­bili alle esi­gen­ze che si pre­sen­ta­vano sui campi di battaglia del fronte ori­en­tale, il che la dice lun­ga sul­la por­ta­ta e il liv­el­lo di inte­grazione esistente fra gli aiu­ti USA e gli uti­liz­za­tori finali nell’Armata Rossa.

Oltre all’apporto mate­ri­ale, gli aiu­ti era­no una conc­re­ta dimostrazione del­la sol­i­da­ri­età ver­so il popo­lo sovi­eti­co e ne raf­forza­vano la con­vinzione nel­la lot­ta con­tro l’invasone nazista.

Il quadro che emerge, che va a com­ple­ta­men­to e non a detri­men­to di quan­to sostenu­to recen­te­mente da Putin, per­me­tte quin­di di com­pren­dere come gli aiu­ti alleati gio­carono un ruo­lo impor­tas­si­mo nel per­me­t­tere alla macchi­na bel­li­ca Sovi­et­i­ca di oppor­si effi­cace­mente e poi con­trat­tac­care l’invasore nazista. Il con­trib­u­to del Lend-Lease, indipen­dente dagli inter­ven­ti di valen­za polit­i­ca che han­no spes­so por­tano a pre­sen­tar­lo in modo fuor­viante, fu quin­di fon­da­men­tale nel deter­minare la vit­to­ria sulle forze dell’Asse nel­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale.

Dopo il 1945 le autorità di Mosca pro­posero la ver­sione del­la Grande Guer­ra Patri­ot­ti­ca ottenu­ta con vit­to­rie del­la loro nazione con­se­gui­te gra­zie esclu­si­va­mente a forze e mezzi mes­si in cam­po dall’Armata Rossa.

Qual­si­asi men­zione del ruo­lo svolto dagli Alleati nel­lo sfor­zo bel­li­co sovi­eti­co era rig­orosa­mente vieta­ta. A cav­al­lo fra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60, all’epoca di Krus­ciov, vi fu una mag­giore onestà nell’ammettere l’entità degli aiu­ti for­ni­ti dagli Alleati, ma era anco­ra sev­era­mente proibito sug­gerire che tali aiu­ti avessero fat­to davvero la dif­feren­za sul cam­po di battaglia. I rifer­i­men­ti al Lend-Lease nelle rie­vo­cazioni era­no invari­abil­mente accom­pa­g­nati da una sva­l­u­tazione del­la qual­ità delle armi for­nite, con car­ri armati e aerei alleati rap­p­re­sen­tati invari­abil­mente come infe­ri­ori ai loro cor­rispet­tivi sovi­eti­ci.

Rias­sumen­do nes­suno nega il grande con­trib­u­to di sac­ri­fi­ci fat­to dai rus­si nel­lo scon­fig­gere il nazis­mo, e che ciò avvenne in gran parte gra­zie ad armi sovi­etiche. Ma questo fu reso pos­si­bile anche per­ché nei momen­ti crit­i­ci del­la guer­ra i mezzi per com­bat­tere i nazisti furono for­ni­ti dagli alleati pro­prio quan­do i rus­si si trovarono alle strette, sul­la difen­si­va e impos­si­bil­i­tati a rifornire le pro­prie truppe in modo adegua­to. E se car­ri, aerei e mezzi dell’Asse si ritrovarono dras­ti­ca­mente a cor­to di car­bu­rante non fu solo, e non prin­ci­pal­mente, per l’indubbia bravu­ra dei piloti rus­si nel dis­trug­gere i mezzi nemi­ci, come sostiene Eric Mar­go­lis, vis­to che la dis­truzione non esaurisce la fonte del car­bu­rante, MA per­ché la Ger­ma­nia nazista fu con­fi­na­ta ad una guer­ra euro­pea e le sue offen­sive strate­giche per rag­giun­gere le gran­di ris­erve petro­lif­ere furono stron­cate dagli Angloamer­i­cani e non dall’Armata Rossa.

Se il pres­i­dente Putin avesse let­to tut­ti i dati sen­za fare cher­ry pick­ing, ossia pren­den­do solo quel­li che più gli piac­ciono, il quadro che ne esce sarebbe assai diver­so da quel­lo che ha pre­sen­ta­to affer­man­do che il 75% del­lo sfor­zo bel­li­co per scon­fig­gere i Nazisti fu com­pi­u­to dall’Armata Rossa con aiu­ti alleati di poca o pun­ta impor­tan­za.

Per dirla con le parole di Paul Fussell, la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale fu vin­ta dagli Alleati e questo avvenne non per­ché i loro sol­dati fos­sero sup­por­t­ati da val­ori ide­ali migliori rispet­to ai tedeschi, pur essendo il nazis­mo un’ideologia aber­rante, e nep­pure per­ché avessero schier­a­to com­bat­ten­ti con un morale migliore rispet­to ai pro­pri avver­sari. Infat­ti stu­di con­dot­ti sui pri­gion­ieri e sui reduci dimostra­no che sul fronte Europeo i com­bat­ten­ti più moti­vati era­no pro­prio i sol­dati Tedeschi, ani­mati da un pro­fon­do sen­so di con­vinzione nel­la causa del­la vit­to­ria fino al 1944, poi trasfor­matosi nell’idea di dife­sa del­la patria. I sol­dati angloamer­i­cani invece, pur aven­do l’idea di com­bat­tere una cro­ci­a­ta per lib­er­are il mon­do dall’oppressione naz­i­fascista, ave­vano un back­ground ecces­si­va­mente anar­chico che non favori­va par­ti­co­lar­mente la coe­sione e lo spir­i­to com­bat­ti­vo.

Ma, fa osser­vare Fussell, i migliori com­bat­ten­ti furono scon­fit­ti per­ché alla lun­ga per ogni pal­lot­to­la che pro­duce­va Krupp e spara­ta dalle moti­vate truppe tedesche, la Gen­er­al Motors ne pro­duce­va 5 sparate dal­la meno moti­vate truppe alleate in tut­to il mon­do, Rus­sia com­pre­sa, e con effet­ti più letali.

Fu la Gen­er­al Motors a riem­pire i fucili ed i ser­ba­toi dei veicoli degli Alleati in tut­to il mon­do e non le Officine Kirov, e questo, anche se non da nes­sun pri­ma­to morale alla cor­po­ra­tion amer­i­cana, serve a met­tere tut­ti i fat­ti nel­la gius­ta posizione.

Gli aiu­ti alleati all’URSS, sebbene inizial­mente di por­ta­ta ridot­ta nel 1941, aumen­tarono costan­te­mente e furono una fonte di sper­an­za per il popo­lo rus­so, che fu aiu­ta­to conc­re­ta­mente nel­la lot­ta e che com­p­rese di non essere sta­to las­ci­a­to da solo in uno dei momen­ti più bui e ter­ri­bili del­la pro­pria sto­ria. Fra col­oro che non sem­bra­no dis­posti ad accettare questo fat­to vi è Putin, e lo fa ripren­den­do la lin­ea delle autorità comu­niste che, a con­flit­to fini­to, tace­vano o scred­i­ta­vano il ruo­lo degli aiu­ti alleati, mostran­dosi così più inter­es­sato ad uti­liz­zare la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale per gius­ti­fi­care la pro­pria agen­da polit­i­ca – che com­bi­na autori­taris­mo per­son­ale in patria e attac­chi al pas­sato del­la Polo­nia – che non al sig­ni­fi­ca­to del con­flit­to. Non solo la sua pre­sa di posizione è dovu­ta a motivi che non han­no a che fare con la sto­ria fino­ra conosci­u­ta, ma, para­dos­salmente, finisce col far nascere dub­bi sul­la rep­utazione di stori­co che gli viene attribui­ta.

Alessan­dro Guarda­m­agna

30/06/2020

Alessan­dro Guarda­m­agna lavo­ra come inseg­nante d’inglese e audi­tor qual­ità a Par­ma. In prece­den­za ha ottenu­to un PhD in Sto­ria e un Mas­ter in Amer­i­can Stud­ies pres­so Uni­ver­si­ty Col­lege Dublin, in Irlan­da, dove ha lavo­ra­to e vis­su­to per 10 anni. Da sem­pre sovranista, scrive arti­coli di polit­i­ca e sto­ria su Come­Don­Chis­ciotte dal 2017.

BIBLIOGRAFIA

Hill, Alexan­der. The Great Patri­ot­ic War of the Sovi­et Union, 1941–45: A Doc­u­men­tary Read­er. Lon­don and New York, 2009.

Fussell, Paul. Wartime: Under­stand­ing and Behav­ior in the Sec­ond World War. Oxford Uni­ver­si­ty Press, 1989.

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