La colonizzazione sionista della Palestina

Chris Hedges
truthdig.com

Il con­flit­to israe­lo-palesti­nese non è il prodot­to di antichi odi etni­ci. È il tragi­co scon­tro tra due popoli che riven­di­cano la stes­sa ter­ra. È un con­flit­to fab­bri­ca­to ad arte, il risul­ta­to di un’occupazione colo­niale cen­te­nar­ia da parte dei Sion­isti e, in segui­to, di Israele, sostenu­ta dall’Inghilterra, dagli Sta­ti Uni­ti e da altre gran­di poten­ze impe­ri­ali. Questo prog­et­to com­por­ta l’occupazione, attual­mente in cor­so, del­la Palesti­na da parte dei col­o­niz­za­tori. Si trat­ta di ren­dere i Palesti­ne­si delle non-per­sone, can­cel­lar­li dal­la nar­ra­ti­va stor­i­ca come se non fos­sero mai esis­ti­ti e negare loro i dirit­ti umani fon­da­men­tali. Tut­tavia, ren­dere pub­bli­ci questi fat­ti incon­tro­vert­ibili del­la col­o­niz­zazione ebraica, sup­por­t­ati da innu­merevoli rap­por­ti uffi­ciali, da dichiarazioni e comu­ni­cati pub­bli­ci e pri­vati, insieme a doc­u­men­ti ed even­ti stori­ci, serve solo a scatenare accuse di anti­semitismo e di razz­is­mo da parte dei difen­sori di Israele.

Rashid Kha­li­di, tito­lare del­la Cat­te­dra Edward Said di stu­di ara­bi mod­erni alla Colum­bia Uni­ver­si­ty, nel suo libro “The Hun­dred Years’ War on Pales­tine: A His­to­ry of Set­tler Col­o­niza­tion and Resis­tance, 1917–2017” [La guer­ra dei cent’anni alla Palesti­na: una sto­ria di col­o­niz­zazione e resisten­za, 1917–2017] ha meti­colosa­mente doc­u­men­ta­to questo lun­go prog­et­to di col­o­niz­zazione del­la Palesti­na. Ques­ta sua esaus­ti­va ricer­ca, che include comu­ni­cazioni interne e pri­vate tra i pri­mi Sion­isti e la lead­er­ship israeliana, non las­cia dub­bi sul fat­to che i col­o­niz­za­tori ebrei fos­sero con­sapevoli sin dall’inizio che il popo­lo palesti­nese, affinchè fos­se pos­si­bile la creazione di uno sta­to ebraico, dove­va essere sog­gioga­to e rimosso. La lead­er­ship ebraica era anche pro­fon­da­mente con­sapev­ole del fat­to che le pro­prie inten­zioni dovessero essere nascoste dietro la maschera dell’eufemismo, con il pretesto del­la legit­tim­ità bib­li­ca degli Ebrei per una ter­ra che era sem­pre sta­ta musul­mana fin dal set­ti­mo sec­o­lo, con le banal­ità sui dirit­ti umani e demo­c­ra­ti­ci, con i sup­posti ben­efi­ci che la col­o­niz­zazione avrebbe por­ta­to ai col­o­niz­za­ti e con un men­dace appel­lo alla democrazia e alla coesisten­za paci­fi­ca nei con­fron­ti di col­oro che era­no des­ti­nati ad essere dis­trut­ti.

Quel­lo a cui siamo sta­ti sot­to­posti è un colo­nial­is­mo uni­co nel suo genere, quel­lo dove loro non san­no cosa farsene di noi,” affer­ma Kha­li­di citan­do Said. “Per loro il Palesti­nese migliore,” ave­va scrit­to Said, “è mor­to o se n’è già anda­to. Non vogliono affat­to sfruttar­ci o ten­er­ci lì come una sot­to­classe, come in Alge­ria o in Sudafrica.”

Il Sion­is­mo era nato dai mali dell’antisemitismo. Era sta­ta la rispos­ta alle dis­crim­i­nazioni e alle vio­len­ze inflitte agli Ebrei, spe­cial­mente durante i sel­vag­gi pogrom in Rus­sia e nell’Europa Ori­en­tale tra la fine del XIX e l’inizio del XX sec­o­lo che ave­vano causato la morte di migli­a­ia di per­sone. Il leader sion­ista Theodor Her­zl ave­va pub­bli­ca­to nel 1896 “Der Juden­staat” “Lo sta­to ebraico,” in cui met­te­va in guardia sul fat­to che gli Ebrei non era­no al sicuro in Europa, un avver­ti­men­to che nel giro di pochi decen­ni si sarebbe dimostra­to asso­lu­ta­mente pre­veg­gente, con la sali­ta al potere del fas­cis­mo tedesco.

Il sosteg­no del­la Gran Bre­tagna ad una patria ebraica era sem­pre sta­to vizia­to dall’antisemitismo. La deci­sione del gov­er­no bri­tan­ni­co del 1917, come affer­ma­to nel­la Dichiarazione Bal­four, di sostenere “l’istituzione in Palesti­na di una casa nazionale per il popo­lo ebraico” era il cor­po prin­ci­pale di una impre­sa dis­tor­ta basa­ta su una retor­i­ca anti­semi­ta. Era sta­ta volu­ta dalle élite bri­tan­niche al potere per indurre gli “Ebrei inter­nazion­ali,” com­pre­si i fun­zionari di orig­ine ebraica in posizioni di potere nel nuo­vo sta­to bolsce­vi­co in Rus­sia, a sostenere la stag­nante cam­pagna mil­itare bri­tan­ni­ca durante la Pri­ma Guer­ra Mon­di­ale. I leader bri­tan­ni­ci era­no con­vin­ti che gli Ebrei con­trol­lassero seg­re­ta­mente il sis­tema finanziario statu­nitense. Pen­sa­vano inoltre che gli Ebrei amer­i­cani, una vol­ta che fos­se sta­ta promes­sa loro una patria in Palesti­na, avreb­bero con­vin­to gli Sta­ti Uni­ti ad entrare in guer­ra e a con­tribuire al finanzi­a­men­to del­lo sfor­zo bel­li­co. In aggiun­ta a queste cre­den­ze anti­semite, gli Ingle­si pen­sa­vano che Ebrei e i Dun­meh, o “crip­to-Ebrei” i cui ante­nati si era­no con­ver­ti­ti al cris­tianes­i­mo ma che con­tin­u­a­vano a prati­care in seg­re­to i rit­u­ali dell’ebraismo, con­trol­lassero il gov­er­no tur­co. Gli Ingle­si  era­no con­vin­ti che, se ai Sion­isti fos­se sta­ta data una patria in Palesti­na, gli Ebrei e i Dun­meh si sareb­bero ribel­lati al regime tur­co, che era alleato del­la Ger­ma­nia durante la guer­ra, e il gov­er­no tur­co sarebbe crol­la­to. Gli Ebrei del mon­do, sec­on­do gli Ingle­si, era­no la chi­ave per vin­cere la guer­ra.

Con ‘l’Ebraismo che con­ta’ con­tro di noi,” ave­va mes­so in guardia il bri­tan­ni­co Sir Mark Sykes, che, con il diplo­mati­co francese François Georges-Picot ave­va sti­la­to il trat­ta­to seg­re­to che sparti­va l’Impero Ottomano tra Gran Bre­tagna e Fran­cia, non ci sarebbe sta­ta alcu­na pos­si­bil­ità di vit­to­ria. Il Sion­is­mo, sec­on­do Sykes, era una potente forza sot­ter­ranea glob­ale, “atmos­fer­i­ca, inter­nazionale, cos­mopoli­ta, sub­con­scia e non scrit­ta, anzi, spes­so neanche pro­nun­ci­a­ta.”

Le élite bri­tan­niche, inclu­so il Min­istro degli Esteri Arthur Bal­four, cre­de­vano anche che gli Ebrei non potessero essere assim­i­lati nel­la soci­età bri­tan­ni­ca e che per loro fos­se meglio emi­grare. E’ sig­ni­fica­ti­vo che l’unico mem­bro ebreo del gov­er­no del Pri­mo Min­istro David Lloyd George, Edwin Mon­tagu, si fos­se oppos­to con veemen­za alla Dichiarazione Bal­four. Ave­va sostenu­to che [la Dichiarazione] avrebbe incor­ag­gia­to i vari sta­ti ad espellere i pro­pri Ebrei. “La Palesti­na diven­terà il ghet­to del mon­do,” ave­va mes­so in guardia.

Cosa che si era pun­tual­mente ver­i­fi­ca­ta dopo la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale, quan­do centi­na­ia di migli­a­ia di rifu­giati ebrei, molti dei quali apo­li­di, non ave­vano avu­to altro pos­to in cui andare se non in Palesti­na. In molti casi le loro comu­nità era­no state dis­trutte durante la guer­ra o le loro case e le loro terre era­no state con­fis­cate. Quegli Ebrei che era­no ritor­nati in pae­si come la Polo­nia ave­vano scop­er­to di non avere più un pos­to dove vivere e spes­so era­no sta­ti vit­time di dis­crim­i­nazioni e, nel dopoguer­ra, di attac­chi anti­semi­ti e persi­no di mas­sac­ri.

Le poten­ze europee ave­vano affronta­to la crisi dei rifu­giati ebrei invian­do le vit­time dell’Olocausto in Medio Ori­ente. Quin­di, se da una parte i leader sion­isti si ren­de­vano con­to che, se vol­e­vano costru­ir­si una patria, dove­vano sradi­care e allon­tanare gli Ara­bi, dall’altra era­no anche pro­fon­da­mente con­sapevoli di non essere volu­ti nei pae­si da cui era­no fug­gi­ti o da cui era­no sta­ti espul­si. I Sion­isti e i loro sosten­i­tori pote­vano anche pro­nun­cia­re slo­gan come “una ter­ra sen­za popo­lo per un popo­lo sen­za ter­ra” rifer­en­dosi alla Palesti­na, ma, come ha osser­va­to la filoso­fa polit­i­ca Han­nah Arendt, le poten­ze europee sta­vano ten­tan­do di porre rime­dio ad crim­ine com­pi­u­to con­tro Ebrei in Europa com­met­ten­do un altro crim­ine, con­tro i Palesti­ne­si. Era la ricetta per un con­flit­to sen­za fine, soprat­tut­to per­ché, se gli Ebrei avessero dato ai Palesti­ne­si sot­to occu­pazione i pieni dirit­ti demo­c­ra­ti­ci, avreb­bero rischi­a­to di perdere il con­trol­lo di Israele.

Ze’ev Jabotin­sky, il padri­no dell’ideologia di destra che dom­i­na Israele fin dal 1977, un’ideologia aper­ta­mente abbrac­cia­ta dai Pri­mi Min­istri Men­achem Begin, Yitzhak Shamir, Ariel Sharon, Ehud Olmert e Ben­jamin Netanyahu, ave­va scrit­to, sen­za mezzi ter­mi­ni, nel 1923: “Nel mon­do, tutte le popo­lazioni autoc­tone resistono ai coloni, purché abbiano anche una min­i­ma sper­an­za di essere in gra­do di lib­er­ar­si del peri­co­lo di essere col­o­niz­zate. Questo è ciò che stan­no facen­do gli Ara­bi in Palesti­na ed è ciò che con­tin­uer­an­no a fare fin­tan­to che rimar­rà loro una soli­taria scin­til­la di sper­an­za di essere in gra­do di impedire la trasfor­mazione del­la ‘Palesti­na’ nel­la ‘Ter­ra di Israele’.”

Questo tipo di ‘onestà’ pub­bli­ca, osser­va Kha­li­di, era raro tra i leader sion­isti. La mag­gior parte di loro “van­ta­va la purez­za inno­cente dei loro obi­et­tivi e ingan­na­va gli ascolta­tori occi­den­tali, e forse anche loro stes­si, con fiabe sulle loro inten­zioni benigne ver­so gli abi­tan­ti ara­bi del­la Palesti­na.” I Sion­isti, in una situ­azione sim­i­le a quel­la dei sosten­i­tori odierni di Israele, era­no con­sapevoli che sarebbe sta­to fatale riconoscere che la creazione di una patria ebraica avrebbe richiesto l’espulsione del­la mag­gio­ran­za ara­ba. Un’ammissione del genere avrebbe fat­to perdere ai coloni la sim­pa­tia del mon­do. Ma, tra di loro, i Sion­isti ave­vano chiara­mente capi­to che l’uso del­la forza arma­ta con­tro la mag­gio­ran­za ara­ba era essen­ziale per il suc­ces­so del prog­et­to colo­niale. “La col­o­niz­zazione sion­ista … potrà pro­cedere e svilup­par­si solo sot­to la pro­tezione di un potere indipen­dente dal­la popo­lazione nati­va, dietro un muro di fer­ro, che la popo­lazione nati­va non pos­sa vio­lare,” ave­va scrit­to Jabotin­sky.

I col­o­niz­za­tori ebrei sape­vano di aver bisog­no di un pro­tet­tore impe­ri­ale per avere suc­ces­so e soprav­vi­vere. Il loro pri­mo mece­nate era sta­ta la Gran Bre­tagna, che ave­va invi­a­to 100.000 uomi­ni per reprimere la riv­ol­ta palesti­nese degli anni ’30 e che ave­va arma­to e adde­stra­to le milizie ebraiche conosciute come l’Haganah. La sel­vaggia repres­sione di quel­la riv­ol­ta ave­va com­por­ta­to ese­cuzioni di mas­sa e bom­bar­da­men­ti aerei, con il 10% dei maschi adul­ti ara­bi uccisi, fer­i­ti, imp­ri­gionati o esil­iati. Il sec­on­do patron dei Sion­isti era­no diven­tati gli Sta­ti Uni­ti, che attual­mente, alcune gen­er­azioni dopo, sovven­zio­nano Israele con oltre 3 mil­iar­di di dol­lari all’anno. Israele, nonos­tante mil­lan­ti la pro­pria auto­suf­fi­cien­za, non sarebbe in gra­do di man­tenere le pro­prie colonie palesti­ne­si, se non fos­se per i suoi bene­fat­tori impe­ri­ali. Questo è il moti­vo per cui il movi­men­to per il boicot­tag­gio, il dis­in­ves­ti­men­to e le sanzioni spaven­ta Israele. È anche il moti­vo per cui sosten­go il movi­men­to BDS.

I pri­mi Sion­isti ave­vano acquis­ta­to enor­mi esten­sioni di fer­tile ter­ra palesti­nese e ne ave­vano scac­cia­to gli abi­tan­ti autoc­toni. Ave­vano sovven­zion­a­to i coloni ebrei europei man­dati in Palesti­na, dove il 94% degli abi­tan­ti era­no ara­bi. Ave­vano cre­ato orga­niz­zazioni come la Jew­ish Col­o­niza­tion Asso­ci­a­tion, in segui­to chia­ma­ta Pales­tine Jew­ish Col­o­niza­tion Asso­ci­a­tion, per ammin­is­trare il prog­et­to sion­ista.

Ma, come scrive Kha­li­di, “una vol­ta che il colo­nial­is­mo ave­va ini­a­to a puz­zare, nell’era del­la decol­o­niz­zazione post-Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale, le orig­i­ni e la prat­i­ca colo­niale del Sion­is­mo e di Israele era­no state occul­tate e con­ve­nien­te­mente dimen­ti­cate, sia in Israele che in Occi­dente. Infat­ti, il Sion­is­mo, per vent’anni il figlias­tro coc­co­la­to del colo­nial­is­mo bri­tan­ni­co, si è auto-rilan­ci­a­to come movi­men­to anti­colo­nial­ista.

Oggi, il con­flit­to che era nato da ques­ta clas­si­ca avven­tu­ra colo­niale euro­pea del dician­noves­i­mo sec­o­lo in una ter­ra non euro­pea, sup­por­t­a­to dal 1917 in poi dal più grande potere impe­ri­ale occi­den­tale dell’epoca, è rara­mente descrit­to in ter­mi­ni così cru­di,” scrive Kha­li­di. “In effet­ti, col­oro che anal­iz­zano non solo la creazione degli inse­di­a­men­ti israeliani a Gerusalemme, in Cis­gior­da­nia e nelle alture siri­ane occu­pate del Golan, ma l’intera impre­sa sion­ista sec­on­do il pun­to di vista dei coloni orig­i­nari ven­gono spes­so diffamati. Molti non riescono ad accettare la con­trad­dizione insi­ta nell’idea che, sebbene il Sion­is­mo sia sen­za dub­bio rius­ci­to a creare una fiorente entità nazionale in Israele, le sue radi­ci sono quelle di un prog­et­to di inse­di­a­men­to colo­niale (come lo era­no sta­ti quel­li di altri pae­si mod­erni: gli Sta­ti Uni­ti, il Cana­da, l’Australia e la Nuo­vo Zelan­da). Né pos­sono accettare il fat­to che [questo prog­et­to] non avrebbe avu­to suc­ces­so se non fos­se sta­to per il sosteg­no delle gran­di poten­ze impe­ri­ali, del­la Gran Bre­tagna e, in segui­to, degli Sta­ti Uni­ti. Il Sion­is­mo, quin­di, potrebbe essere ed era sta­to, con­tem­po­ranea­mente, un movi­men­to nazionale e di inse­di­a­men­to colo­niale.”

Uno dei prin­cipi cen­trali del Sion­is­mo e del­la col­o­niz­zazione israeliana è la negazione di un’identità palesti­nese aut­en­ti­ca e indipen­dente. Durante il manda­to bri­tan­ni­co del­la Palesti­na, la popo­lazione era uffi­cial­mente sta­ta divisa tra Ebrei e “non Ebrei.” “Non esiste­vano i Palesti­ne­si … non esiste­vano pro­prio,” ave­va scherza­to il Pri­mo Min­istro israeliano Gol­da Meir. Ques­ta can­cel­lazione, che richiede un notev­ole sfor­zo di amne­sia stor­i­ca, è ciò che il soci­ol­o­go israeliano Baruch Kim­mer­ling ave­va defini­to il “politi­cidio” del popo­lo palesti­nese. Kha­li­di scrive: “Il modo più sicuro per sradi­care il dirit­to di un popo­lo alla pro­pria ter­ra è negare la sua con­nes­sione stor­i­ca con essa.”

La creazione del­lo Sta­to di Israele, il 15 mag­gio 1948, era sta­ta ottenu­ta dall’Haganah e da altri grup­pi ebraici attra­ver­so la pulizia etni­ca dei Palesti­ne­si e con i mas­sac­ri che ave­vano spar­so il ter­rore tra la popo­lazione palesti­nese. L’Haganah, adde­stra­ta e arma­ta dagli Ingle­si, ave­va rap­i­da­mente assun­to il con­trol­lo del­la mag­gior parte del­la Palesti­na. Ave­va svuo­ta­to del­la popo­lazione ara­ba res­i­dente Gerusalemme Ovest e cit­tà come Haifa e Jaf­fa, insieme a numerosi altri cen­tri urbani e vil­lag­gi. I Palesti­ne­si chia­mano questo momen­to del­la loro sto­ria Nak­ba o Cat­a­strofe.

Nell’estate del 1949, l’ordinamento politi­co palesti­nese era sta­to dev­as­ta­to e la mag­gior parte del­la sua soci­età srad­i­ca­ta,” scrive Kha­li­di. “Cir­ca l’80% del­la popo­lazione ara­ba del ter­ri­to­rio che, alla fine del­la guer­ra, era diven­ta­to il nuo­vo Sta­to di Israele era sta­ta costret­ta a las­cia­re le pro­prie case e ave­va per­so terre e pro­pri­età. Almeno 720.000 su 1,3 mil­ioni di Palesti­ne­si era­no sta­ti trasfor­mati in rifu­giati. Gra­zie a ques­ta vio­len­ta trasfor­mazione, Israele si era trova­ta a con­trol­lare il 78% del ter­ri­to­rio dell’ex Manda­to Bri­tan­ni­co del­la Palesti­na, ed ora gov­er­na i 160.000 Ara­bi palesti­ne­si che era­no sta­ti in gra­do di rimanere, a mala­pe­na un quin­to del­la popo­lazione ara­ba pre­bel­li­ca.”

Fin dal 1948, i Palesti­ne­si han­no eroica­mente dato vita ad atti di resisten­za, uno dopo l’altro, sca­te­nan­do rap­pre­saglie israeliane spro­porzion­ate e la demo­niz­zazione dei Palesti­ne­si come ter­ror­isti. Ma ques­ta resisten­za ha anche costret­to il mon­do a riconoscere la pre­sen­za dei Palesti­ne­si, nonos­tante i feb­brili sforzi di Israele, degli Sta­ti Uni­ti e di molti regi­mi ara­bi per rimuover­li dal­la coscien­za stor­i­ca. Le ripetute riv­olte, come ave­va fat­to notare Said, han­no dato ai Palesti­ne­si il dirit­to di rac­con­tare la pro­pria sto­ria, il “per­me­s­so di nar­rare.”

Questo prog­et­to colo­niale ha avve­le­na­to Israele, come ave­vano temu­to i suoi leader più pre­sci­en­ti, tra cui Moshe Dayan e il Pri­mo Min­istro Yitzhak Rabin, assas­si­na­to da un estrem­ista ebreo di destra nel 1995. Israele è uno sta­to di apartheid, che riva­leg­gia e spes­so supera la fero­cia e il razz­is­mo dell’apartheid sudafricana di qualche tem­po fa. La sua democrazia, da sem­pre esclu­si­va­mente ris­er­va­ta agli Ebrei, è sta­ta seques­tra­ta dagli estrem­isti, tra cui l’attuale Pri­mo Min­istro Ben­jamin Netanyahu, che han­no fat­to approvare leg­gi razz­iali, che in pas­sato era­no sostenute esclu­si­va­mente da fanati­ci emar­ginati, come Meir Kahane. Il pub­bli­co israeliano è infet­to dal razz­is­mo. “Morte agli Ara­bi” è uno slo­gan popo­lare nelle par­tite di cal­cio israeliane. Gli Ebrei mafiosi e i vig­i­lantes, com­pre­si i delin­quen­ti dei grup­pi gio­vanili di destra, come Im Tirtzu, com­pi­ono atti indis­crim­i­nati di van­dal­is­mo e di vio­len­za con­tro dis­si­den­ti, Palesti­ne­si, Ara­bi israeliani e gli sfor­tu­nati immi­grati africani che vivono sti­pati nei bassi­fon­di di Tel Aviv. Israele ha pro­mul­ga­to una serie di leg­gi dis­crim­i­na­to­rie con­tro i non Ebrei che assomigliano in modo sin­istro alle leg­gi razz­iali di Norim­ber­ga che nel­la Ger­ma­nia nazista ave­vano pri­va­to gli Ebrei del dirit­to di voto. La Legge sull’Accettazione delle Comu­nità con­sente, esclu­si­va­mente alle cit­tà ebraiche nel­la regione israeliana del­la Galilea, di bloc­care le richi­este di res­i­den­za sul­la base dell’“idoneità alle prospet­tive fon­da­men­tali del­la comu­nità.” Il com­pianto Uri Avn­ery, politi­co e gior­nal­ista di sin­is­tra, ave­va scrit­to che “l’esistenza stes­sa di Israele è minac­cia­ta dal fas­cis­mo.”

Negli ulti­mi anni, qua­si 1 mil­ione di Israeliani, molti dei quali tra i cit­ta­di­ni più illu­mi­nati ed istru­iti di Israele, sono andati a vivere negli Sta­ti Uni­ti.  All’interno di Israele, gli attivisti per i dirit­ti umani, gli intel­let­tuali e i gior­nal­isti (israeliani e palesti­ne­si) si sono ritrovati bol­lati come tra­di­tori in cam­pagne diffam­a­to­rie spon­soriz­zate dal gov­er­no, posti sot­to sorveg­lian­za statale e sot­to­posti ad arresti arbi­trari. Il sis­tema educa­ti­vo israeliano, a par­tire dal­la scuo­la ele­mentare, è una macchi­na di indot­tri­na­men­to per l’arruolamento. L’esercito israeliano scate­na peri­odica­mente mas­s­ic­ci attac­chi con le sue forze aeree, l’artiglieria e le unità mec­ca­n­iz­zate con­tro 1,85 mil­ioni di Palesti­ne­si in gran parte indife­si, cau­san­do tra di loro migli­a­ia di mor­ti e di fer­i­ti. Israele gestisce il cam­po di deten­zione di Saha­ron­im, nel deser­to del Negev, uno dei più gran­di cen­tri di deten­zione al mon­do, dove gli immi­grati africani pos­sono essere trat­tenu­ti per un mas­si­mo di tre anni sen­za proces­so.

Il grande stu­dioso ebreo Yeshayahu Lei­bowitz, che Isa­iah Berlin ave­va chiam­a­to “la coscien­za di Israele,” ave­va pre­vis­to il peri­co­lo mor­tale che questo prog­et­to colo­niale avrebbe rap­p­re­sen­ta­to per Israele. Ave­va mes­so in guardia sul fat­to che, se Israele non avesse sep­a­ra­to chiesa e sta­to e pos­to fine al suo dominio colo­niale sui Palesti­ne­si, avrebbe dato orig­ine ad un rab­bina­to cor­rot­to che avrebbe trasfor­ma­to l’ebraismo in un cul­to fascista. “Il nazion­al­is­mo reli­gioso è per la reli­gione ciò che il nazion­al­so­cial­is­mo era per il social­is­mo,” ave­va affer­ma­to Lei­bowitz, mor­to nel 1994. Ave­va anche pre­vis­to che la cieca ven­er­azione per l’esercito, spe­cial­mente dopo la guer­ra del 1967 in cui Israele ave­va occu­pa­to la Cis­gior­da­nia e Gerusalemme Est, si sarebbe tradot­ta nel­la degen­er­azione del­la soci­età ebraica e nel­la morte del­la democrazia.

La nos­tra situ­azione si dete­ri­or­erà, come un sec­on­do Viet­nam, si trasformerà una guer­ra in costante esca­la­tion sen­za prospet­ti­va di risoluzione defin­i­ti­va,” ave­va scrit­to Lei­bowitz. Ave­va pre­vis­to che “gli Ara­bi saran­no i lavo­ra­tori e gli Ebrei gli ammin­is­tra­tori, gli ispet­tori, i fun­zionari e gli agen­ti di polizia, sopratut­to del­la polizia seg­re­ta. Uno sta­to che gov­er­na una popo­lazione ostile di 1,5- 2 mil­ioni di stranieri deve nec­es­sari­a­mente diventare uno sta­to di polizia seg­re­ta, con tut­to ciò che una cosa del genere com­por­ta per l’istruzione, la lib­ertà di paro­la e le isti­tuzioni demo­c­ra­tiche. La cor­ruzione carat­ter­is­ti­ca di ogni regime colo­niale pre­var­rà anche nel­lo Sta­to di Israele. L’amministrazione, da un lato dovrà sop­primere l’insurrezione ara­ba e, dall’altro, acquisire Quis­ling ara­bi. C’è anche una buona ragione per temere che la Forza di Dife­sa Israeliana, che è sta­ta fino­ra un eserci­to popo­lare, a segui­to del­la sua trasfor­mazione in eserci­to di occu­pazione degeneri e i suoi coman­dan­ti, che saran­no diven­tati gov­er­na­tori mil­i­tari, arriv­i­no ad assomigliare ai loro col­leghi di altre nazioni.”

I Sion­isti non avreb­bero mai potu­to col­o­niz­zare i Palesti­ne­si sen­za il sosteg­no delle poten­ze impe­ri­ali occi­den­tali, le cui moti­vazioni era­no con­t­a­m­i­nate dall’antisemitismo. Molti Ebrei fug­gi­ti in Israele non lo avreb­bero fat­to se non fos­se sta­to per il vir­u­len­to anti­semitismo europeo che, nel cor­so del­la Sec­on­da Guer­ra Mon­di­ale ave­va con­tribuito all’uccisione di 6 mil­ioni di Ebrei. Israele era tut­to ciò che rimane­va a molti poveri ed apo­li­di sopravvis­su­ti, deru­bati dei loro dirit­ti nazion­ali, delle loro comu­nità, delle loro case e spes­so del­la mag­gior parte dei loro famil­iari. E’ sta­to il tragi­co des­ti­no dei Palesti­ne­si, che non ave­vano avu­to alcun ruo­lo nei pogrom europei o nell’Olocausto, quel­lo di essere sac­ri­fi­cati sull’altare dell’odio.

Chris Hedges

Fonte: truthdig.com
Link: https://www.truthdig.com/articles/the-zionist-colonization-of-palestine/

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