IN GLORIA DI UN GRANDISSIMO ARTISTASTEFANO CIAVATTA:

SONO 20 ANNI CHE È MORTO VICTOR CAVALLO E NESSUNO SI È FILATO QUESTO ANNIVERSARIO. FESTEGGIANO ANCHE I 63ESIMI DELLA NASCITA DI SCONOSCIUTI SCRITTORI DANESI MA IL VENTENNIO SECCO DI CAVALLO NO. POVERO VICTOR. IL SUO EPITAFFIO RECITA: “POETA, SCRITTORE, REGISTA, ATTORE DI CINEMA E TEATRO, ROMANISTA, CENTROCAMPISTA, ESTREMISTA, ANARCO-SORCO-SITUAZIONISTA”. PERÒ NON BASTA…”

cavallo castelporzianoCAVALLO CASTELPORZIANO

Ste­fano Cia­vat­ta https://stefanociavatta.wordpress.com

elisabetta tranchina e stefano ciavattaELISABETTA TRANCHINA E STEFANO CIAVATTA

Now I am qui­et­ly wait­ing for the cat­a­stro­phe of my per­son­al­i­ty to seem beau­ti­ful again, and inter­est­ing, and mod­ern”, è un ver­so famoso di Frank O’Hara trat­to da “Med­i­ta­tions In An Emer­gency” (scan­dalosa­mente mai pub­bli­ca­to in Italia, ma ques­ta è un’altra sto­ria), cita­to persi­no in Mad Men nel pieno del­la crisi di Don Drap­er. Un ver­so che avrebbe potu­to scri­vere benis­si­mo Vic­tor Cav­al­lo, nato a Roma nel 1947, mor­to esat­ta­mente 20 anni fa, “eroe minore degli anni 70” come si definì lui stes­so, ricorda­to en pas­sant per i pri­mi 40 anni del fes­ti­val dei poeti di Castel­porziano dove fu il doma­tore del pub­bli­co di fric­chet­toni cacia­roni e timi­di poeti. Si chia­ma­va in realtà Vit­to­rio Vito­lo, ma al risveg­lio in una mat­ti­na d’estate ses­san­tot­ti­na prese la paro­la dopo aver dor­mi­to su un paglier­ic­cio per man­can­za di let­ti, e fu bat­tez­za­to com­pag­no Cav­al­lo.

cavallo archivio UnitàCAVALLO ARCHIVIO UNITÀ

L’epitaffio di Vic­tor Cav­al­lo recita: “poeta, scrit­tore, reg­ista, attore di cin­e­ma e teatro, roman­ista, cen­tro­camp­ista, estrem­ista, anar­co-sor­co-situ­azion­ista”. Ed è subito tut­to trop­po. Nel­la Roma di questi tem­pi l’amarcord dell’ennesimo bohémien di spet­ta­co­lo può suonare un pas­satismo per riman­dare la moder­nità tan­to invo­ca­ta per la cit­tà.

leonardo crudi su CavalloLEONARDO CRUDI SU CAVALLO

Intan­to la Gar­batel­la fa 100 anni e non si può non cel­e­brare uno dei suoi aedi: “Mia cara fica / luc­ci­o­la lanter­na cicala stel­la nuvola sog­no papavero orza­ta fica / ti scri­vo dal­la Gar­batel­la dove passeg­gia­vo con una magli­et­ta gial­la e il cielo era pieno di ron­di­ni / ma era ver­so sera e all’epoca del­la prospet­ti­va Nevskji.”

Però non bas­ta. Vic­tor Cav­al­lo rap­p­re­sen­ta una coor­di­na­ta per capire Roma, quel­la Roma teatrale, irriducibil­mente capi­toli­na, che si è con­suma­ta per stra­da, quei glad­i­a­tori sboc­ciati nell’Estate Romana di Nicol­i­ni che poi — men­tre a casa i modem inizia­vano a girare a 56k — diven­tarono reduci affet­tu­osi, persi­no padri, e che l’arrivo del­la ban­da larga ha rimes­so in cir­co­lo solo a fram­men­ti.

Attore per auto­procla­mazione, come cer­ti imper­a­tori. La crit­i­ca teatrale più borgh­ese gli diede dell’improvvisato, let­teral­mente: un tizio che una sera in pizze­ria si era alza­to in pie­di con le tasche piene di sto­rie e qualche mez­za ver­ità, uno che ave­va com­in­ci­a­to a stra­parlare dei fat­ti del­la vita, e non era più ritor­na­to a tavola. “No, è pas­sato dalle can­tine, dal Beat72 di Simone Carel­la!” urlarono altri.

nepo collage su CavalloNEPO COLLAGE SU CAVALLO

Comunque sia a un cer­to pun­to la tes­ta di Cav­al­lo spun­tò fuori. Una tes­ta piena di ric­ci, lo sguar­do liq­ui­do, pro­fon­do, pro­le­tario, il suo passep­a­rtout. E sot­to invece un cor­po toz­zo, com­pres­so, mus­coloso, una fisiono­mia “aggres­si­va e can­di­da, prim­i­ti­va e ingen­ua”. Maschera di se stes­so, one man show con l’aria da “padrone del­la sce­na ma rilut­tante” (Mas­si­mo De Feo).

victor cavalloVICTOR CAVALLO 

Forse per questo non è rimas­to nel­la memo­ria un ruo­lo eter­no come per Mario Bre­ga, non è mai diven­ta­to Manuel Fan­toni, “la più grande maschera pro­le­taria del cin­e­ma di genere ital­iano è rimas­ta Thomas Mil­ian” (Ste­fano Cap­pelli­ni). Le apparizioni nei film — il soli­to elen­co trasver­sale di reg­isti noti e notis­si­mi che si sco­pre nei ritrat­ti degli under­dog — non era­no mai ruoli per este­so. Piut­tosto, a turno: lampi di genio, pre­sen­ze intense ma addo­mes­ti­cate (volto fet­ic­cio del­la Archibu­gi), pas­sag­gi inevitabili da carat­ter­ista, più in là con gli anni pretesti per cam­pare. Non c’è sta­to ver­so di finire ven­er­a­to mae­stro nei pas­toni sor­ren­tini­ani come per Flavio Buc­ci. Non c’è sta­to tem­po: Cav­al­lo, “il torel­lo timi­do di sfac­cia­ta tenerez­za”, è mor­to a 52 anni dopo un lun­go sab­o­tag­gio di se stes­so.

stencil cavallo prenestinaSTENCIL CAVALLO PRENESTINAvictor cavalloVICTOR CAVALLO

Nel frat­tem­po il mito è sta­to tenu­to in vita da un libret­to pos­tu­mo, il gioiel­lo di cul­to “Ecchime”, antolo­gia sin­fon­i­ca del­la sua voce pub­bli­ca e let­ter­aria edi­ta da Mar­cel­lo Baragh­i­ni con la sua Stam­pa Alter­na­ti­va. Tac­cuino cap­i­tale nel­la bib­li­ografia su Roma, un vol­ume smil­zo e introv­abile, come sa esser­lo la cit­tà di questi tem­pi in cui man­ca la sin­te­si. “Ecchime” è tut­to a fram­men­ti, appun­ti, monologhi, micro­cos­mi, scenette, poe­sie e dis­eg­ni­ni, soli­tu­di­ni, per­for­mance, piaz­zate di stra­da, dichiarazioni d’amore e sog­ni ovunque.

Una prosa poet­i­ca in pre­sa diret­ta. Qui Cav­al­lo è il croon­er potente di “un mon­do bel­lo e con­fu­so di propos­i­to, dai desideri aut­en­ti­ci pre­si dal fri­go e dal pet­to” (Mar­co Ciriel­lo). “Ecchime” è un mis­chione ispi­ra­to, lessi­co famil­iare di fol­go­razioni man­date a memo­ria dal let­tore, mas­si­mi sis­te­mi den­tro e fuori le Mura. In orig­ine un brogli­ac­cio di carte diverse, poi assem­bla­to con pazien­za e filolo­gia da Pao­la Feb­braro.

murales cavallo leonardo crudiMURALES CAVALLO LEONARDO CRUDI 

Un altro edi­tore, Domeni­co Cosenti­no, ha pub­bli­ca­to in questi giorni “Non è suc­ces­so niente” per Round Mid­night, altri inedi­ti di Cav­al­lo, anche qui rica­vati da fogli, scon­tri­ni, bigli­et­ti del tram. 40 anni fa su “Paese Sera” Cordel­li scrive­va che Cav­al­lo era un uomo “droga­to dal suc­co dei ped­ali­ni”, cioè entu­si­as­ta per magia di qual­si­asi cosa toc­casse, per questo scrive­va dap­per­tut­to.

victor cavalloVICTOR CAVALLO 

Anche in rete si fa fat­i­ca a ricostru­ire il mosaico Cav­al­lo: cam­bi­a­to dominio al sito archiv­io let­ter­ario activitaly.it che per un decen­nio ha cus­todi­to le poe­sie più fol­go­ran­ti di Cav­al­lo, riman­gono cen­ni indi­ciz­za­ti male e crona­chette sepolte negli archivi, spez­zoni di video, omag­gi spar­si, bril­la quel­lo del­la Stan­canel­li che gli dedicò il tito­lo di un lon­tano libro “A immag­inare una vita ce ne vuole un’altra” (min­i­mum­fax), i più recen­ti murales di Leonar­do Cru­di e poi rilet­ture milane­si e altre volen­terose tes­ti­mo­ni­anze che provano ogni vol­ta ad alle­stire il mito del “bufa­lo fanati­co”, in gen­erale un inven­tario magro e smozzi­ca­to, molto liris­mo e poca cic­cia, impi­etose poi le immag­i­ni del­la furia ammac­ca­ta degli ulti­mi tem­pi.

sentiero cavalloSENTIERO CAVALLO 

Ci vor­rebbe allo­ra un wik­ileaks Cav­al­lo: che fine ha fat­to il suo “Stalk­er” teatrale ispi­ra­to alla fan­ta­scien­za dei fratel­li Stru­gatz­ki? E il mini kolos­sal “L’in­cred­i­bile Hulk” in quat­tordi­ci pun­tate? E poi il leggen­dario “Scar­face”, e “Krim­i­nal Tan­go” e “Kabiria”? E il doc “Super Vik­tor” di Fran­co Rea pre­sen­ta­to alla Fes­ta del Cin­e­ma?

Non rimane che “Ecchime” e poche altre certezze. Ecco­lo allo­ra il Frank O’Hara de noantri: “La noche era trop­i­cana randa­gia e romana. Piaz­za Navona come una sor­ca d’argento, i boule­vard i sampi­etri­ni scon­quas­sati che seducono e le ragazze che si slogano cadono con i tac­chi nel cuore dell’amore. La piog­gia, la grande piog­gia di Bangkok del Bor­neo, e il silen­zio ogni tan­to come una fines­tra sul cor­tile”.

targa sentiero cavallo1TARGA SENTIERO CAVALLO1 

Bat­ti­tore libero di sampi­etri­ni, a piaz­za Far­nese oggi blin­da­ta ci gio­ca­va a pal­lone di notte, fece anche un provi­no per la Roma che durò per sem­pre, una fede inscal­fi­bile nonos­tante tut­to, “mia ado­ra­ta sono stan­co e ho bisog­no dei tuoi capel­li e delle can­zoni dell’estate 1979 e di una cam­pagna acquisti che mi ridia sper­anze di cop­pa Uefa”, ven­erò Di Bar­tolomei, si sen­ti­va  “vio­len­to timidis­si­mo dolce dis­per­a­to” come negli ulti­mi finali quat­tro minu­ti di Roma Fiorenti­na, quan­do la mete­o­ra Bartelt trascinò la Roma in 9 nel­la paz­za rimon­ta, resta­va per­p­lesso su Tot­ti solo mez­za­pun­ta, non fece in tem­po neanche per il ter­zo scud­et­to. Den­tro “Estate Romana” di un prim­is­si­mo Gar­rone offri­va saggez­za a un’amica in ansia: “l’attesa del cal­cio di rig­ore c’è solo quan­do stai male, quan­do stai bene non c’è un cavo­lo, non c’è portiere”.

victor cavallo Il MaleVICTOR CAVALLO IL MALE 

Tra i poeti col cul­to dell’urbe Cav­al­lo è sta­to un cen­tro­camp­ista, un ruo­lo esisten­ziale, di fat­i­ca. Un pol­mone (come si dice allo sta­dio), un por­ta­tore d’acqua, un medi­ano delle cose del­la cit­tà, non il soli­to fan­ta­sista (Proi­et­ti) non la pun­ta soli­taria (Cal­i­fano), non l’ala biz­zarra (Remot­ti) etc etc. Un cagnac­cio in cam­po, ma un cane pas­tore, evo­ca­tore di Roma per non perder­la mai di vista, come l’imperatore di Nico D’alessandria, “sog­nai Gand­hi che mi face­va una carez­za. Sog­nai i por­ti­ci squili­brati di Piaz­za Vit­to­rio. Sog­nai che mi chia­ma­vano, gri­da­vano il mio nome.  E dis­si alla ciur­ma, voi siete le mie molte ani­me”.

victor cavallo libro aVICTOR CAVALLO LIBRO

Un cus­tode dell’inventario di una metropoli già defla­gra­ta negli ‘80: “che cosa è Roma oggi, cit­tà o cam­pagna? Un dolce bor­go, una semi Milano, una mez­za Tori­no, una super Paler­mo, un mez­zo Cairo?”. Dal traf­fi­co dei cor­tili ai pan­ni ste­si sulle fac­ciate, dai sali­ci agli alberi di man­dari­ni Cav­al­lo reg­is­tra­va tut­to. Era sua la cit­tà sorveg­li­a­ta dalle mille medi­azioni, oggi rimpianta: “un cor­tile ovverosia, pro­prio una specie di asi­lo nido nat­u­rale, nor­male. un cor­tile con le lucer­tole, i sas­si, l’erba, sas­sate in fac­cia, par­tite di pal­lone, tut­to nor­male, tut­to come qua­si in un momen­to di pace, un cor­tile. un ragazz­i­no gio­ca qui, lo vede la madre, la madre di Fran­co vede Gigi,  Gigi vede la madre di Vit­to­rio, la madre di Vit­to­rio vede Libero, Otel­lo. Dice che fai? Cresco”. E’ sta­to l’ultimo lam­pi­onaio del cat­a­sto romano.

victor cavallo libro bVICTOR CAVALLO LIBRO

All’epoca in cui gli attori li vede­vi vivere per stra­da, non soltan­to sul­lo scher­mo, Cav­al­lo por­ta­va a spas­so la sua vita, “e tu mi riconoscerai per­ché indosserò pro­fonde occhi­aie e una col­lan­i­na azzur­ra. Fug­gire­mo lon­tano dal viet­nam, ver­so la div­ina Pietrala­ta. Ver­so la Tus­colana paz­za e dis­per­a­ta”. Rena­to Nicol­i­ni che si ritro­vò per caso a sposar­lo da asses­sore con­fessò: “la sen­sazione che qual­cuno è mor­to si ha solo quan­do ti aspet­ti di incon­trar­lo e non lo incon­tri, e capis­ci allo­ra che non lo vedrai mai più”. Alla Gar­batel­la gli han­no ded­i­ca­to un sen­tiero che parte da una trat­to­ria e sale ver­so gli alberi di mimose. Tra poco ci siamo. “Ecchime”.

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