IN GLORIA DI UN GRANDISSIMO ARTISTASTEFANO CIAVATTA:

SONO 20 ANNI CHE È MORTO VICTOR CAVALLO E NESSUNO SI È FILATO QUESTO ANNIVERSARIO. FESTEGGIANO ANCHE I 63ESIMI DELLA NASCITA DI SCONOSCIUTI SCRITTORI DANESI MA IL VENTENNIO SECCO DI CAVALLO NO. POVERO VICTOR. IL SUO EPITAFFIO RECITA: “POETA, SCRITTORE, REGISTA, ATTORE DI CINEMA E TEATRO, ROMANISTA, CENTROCAMPISTA, ESTREMISTA, ANARCO-SORCO-SITUAZIONISTA”. PERÒ NON BASTA…”

cavallo castelporzianoCAVALLO CASTELPORZIANO

Ste­fano Cia­vat­ta https://stefanociavatta.wordpress.com

elisabetta tranchina e stefano ciavattaELISABETTA TRANCHINA E STEFANO CIAVATTA

Now I am qui­et­ly wait­ing for the cat­a­stro­phe of my per­son­al­i­ty to seem beau­ti­ful again, and inter­est­ing, and mod­ern”, è un ver­so famoso di Frank O’Hara trat­to da “Med­i­ta­tions In An Emer­gency” (scan­dalosa­mente mai pub­bli­ca­to in Italia, ma ques­ta è un’altra sto­ria), cita­to persi­no in Mad Men nel pieno del­la crisi di Don Drap­er. Un ver­so che avrebbe potu­to scri­vere benis­si­mo Vic­tor Cav­al­lo, nato a Roma nel 1947, mor­to esat­ta­mente 20 anni fa, “eroe minore degli anni 70” come si definì lui stes­so, ricorda­to en pas­sant per i pri­mi 40 anni del fes­ti­val dei poeti di Castel­porziano dove fu il doma­tore del pub­bli­co di fric­chet­toni cacia­roni e timi­di poeti. Si chia­ma­va in realtà Vit­to­rio Vito­lo, ma al risveg­lio in una mat­ti­na d’estate ses­san­tot­ti­na prese la paro­la dopo aver dor­mi­to su un paglier­ic­cio per man­can­za di let­ti, e fu bat­tez­za­to com­pag­no Cav­al­lo.

cavallo archivio UnitàCAVALLO ARCHIVIO UNITÀ

L’epitaffio di Vic­tor Cav­al­lo recita: “poeta, scrit­tore, reg­ista, attore di cin­e­ma e teatro, roman­ista, cen­tro­camp­ista, estrem­ista, anar­co-sor­co-situ­azion­ista”. Ed è subito tut­to trop­po. Nel­la Roma di questi tem­pi l’amarcord dell’ennesimo bohémien di spet­ta­co­lo può suonare un pas­satismo per riman­dare la moder­nità tan­to invo­ca­ta per la cit­tà.

leonardo crudi su CavalloLEONARDO CRUDI SU CAVALLO

Intan­to la Gar­batel­la fa 100 anni e non si può non cel­e­brare uno dei suoi aedi: “Mia cara fica / luc­ci­o­la lanter­na cicala stel­la nuvola sog­no papavero orza­ta fica / ti scri­vo dal­la Gar­batel­la dove passeg­gia­vo con una magli­et­ta gial­la e il cielo era pieno di ron­di­ni / ma era ver­so sera e all’epoca del­la prospet­ti­va Nevskji.”

Però non bas­ta. Vic­tor Cav­al­lo rap­p­re­sen­ta una coor­di­na­ta per capire Roma, quel­la Roma teatrale, irriducibil­mente capi­toli­na, che si è con­suma­ta per stra­da, quei glad­i­a­tori sboc­ciati nell’Estate Romana di Nicol­i­ni che poi — men­tre a casa i modem inizia­vano a girare a 56k — diven­tarono reduci affet­tu­osi, persi­no padri, e che l’arrivo del­la ban­da larga ha rimes­so in cir­co­lo solo a fram­men­ti.

Attore per auto­procla­mazione, come cer­ti imper­a­tori. La crit­i­ca teatrale più borgh­ese gli diede dell’improvvisato, let­teral­mente: un tizio che una sera in pizze­ria si era alza­to in pie­di con le tasche piene di sto­rie e qualche mez­za ver­ità, uno che ave­va com­in­ci­a­to a stra­parlare dei fat­ti del­la vita, e non era più ritor­na­to a tavola. “No, è pas­sato dalle can­tine, dal Beat72 di Simone Carel­la!” urlarono altri.

nepo collage su CavalloNEPO COLLAGE SU CAVALLO

Comunque sia a un cer­to pun­to la tes­ta di Cav­al­lo spun­tò fuori. Una tes­ta piena di ric­ci, lo sguar­do liq­ui­do, pro­fon­do, pro­le­tario, il suo passep­a­rtout. E sot­to invece un cor­po toz­zo, com­pres­so, mus­coloso, una fisiono­mia “aggres­si­va e can­di­da, prim­i­ti­va e ingen­ua”. Maschera di se stes­so, one man show con l’aria da “padrone del­la sce­na ma rilut­tante” (Mas­si­mo De Feo).

victor cavalloVICTOR CAVALLO 

Forse per questo non è rimas­to nel­la memo­ria un ruo­lo eter­no come per Mario Bre­ga, non è mai diven­ta­to Manuel Fan­toni, “la più grande maschera pro­le­taria del cin­e­ma di genere ital­iano è rimas­ta Thomas Mil­ian” (Ste­fano Cap­pelli­ni). Le apparizioni nei film — il soli­to elen­co trasver­sale di reg­isti noti e notis­si­mi che si sco­pre nei ritrat­ti degli under­dog — non era­no mai ruoli per este­so. Piut­tosto, a turno: lampi di genio, pre­sen­ze intense ma addo­mes­ti­cate (volto fet­ic­cio del­la Archibu­gi), pas­sag­gi inevitabili da carat­ter­ista, più in là con gli anni pretesti per cam­pare. Non c’è sta­to ver­so di finire ven­er­a­to mae­stro nei pas­toni sor­ren­tini­ani come per Flavio Buc­ci. Non c’è sta­to tem­po: Cav­al­lo, “il torel­lo timi­do di sfac­cia­ta tenerez­za”, è mor­to a 52 anni dopo un lun­go sab­o­tag­gio di se stes­so.

stencil cavallo prenestinaSTENCIL CAVALLO PRENESTINAvictor cavalloVICTOR CAVALLO

Nel frat­tem­po il mito è sta­to tenu­to in vita da un libret­to pos­tu­mo, il gioiel­lo di cul­to “Ecchime”, antolo­gia sin­fon­i­ca del­la sua voce pub­bli­ca e let­ter­aria edi­ta da Mar­cel­lo Baragh­i­ni con la sua Stam­pa Alter­na­ti­va. Tac­cuino cap­i­tale nel­la bib­li­ografia su Roma, un vol­ume smil­zo e introv­abile, come sa esser­lo la cit­tà di questi tem­pi in cui man­ca la sin­te­si. “Ecchime” è tut­to a fram­men­ti, appun­ti, monologhi, micro­cos­mi, scenette, poe­sie e dis­eg­ni­ni, soli­tu­di­ni, per­for­mance, piaz­zate di stra­da, dichiarazioni d’amore e sog­ni ovunque.

Una prosa poet­i­ca in pre­sa diret­ta. Qui Cav­al­lo è il croon­er potente di “un mon­do bel­lo e con­fu­so di propos­i­to, dai desideri aut­en­ti­ci pre­si dal fri­go e dal pet­to” (Mar­co Ciriel­lo). “Ecchime” è un mis­chione ispi­ra­to, lessi­co famil­iare di fol­go­razioni man­date a memo­ria dal let­tore, mas­si­mi sis­te­mi den­tro e fuori le Mura. In orig­ine un brogli­ac­cio di carte diverse, poi assem­bla­to con pazien­za e filolo­gia da Pao­la Feb­braro.

murales cavallo leonardo crudiMURALES CAVALLO LEONARDO CRUDI 

Un altro edi­tore, Domeni­co Cosenti­no, ha pub­bli­ca­to in questi giorni “Non è suc­ces­so niente” per Round Mid­night, altri inedi­ti di Cav­al­lo, anche qui rica­vati da fogli, scon­tri­ni, bigli­et­ti del tram. 40 anni fa su “Paese Sera” Cordel­li scrive­va che Cav­al­lo era un uomo “droga­to dal suc­co dei ped­ali­ni”, cioè entu­si­as­ta per magia di qual­si­asi cosa toc­casse, per questo scrive­va dap­per­tut­to.

victor cavalloVICTOR CAVALLO 

Anche in rete si fa fat­i­ca a ricostru­ire il mosaico Cav­al­lo: cam­bi­a­to dominio al sito archiv­io let­ter­ario activitaly.it che per un decen­nio ha cus­todi­to le poe­sie più fol­go­ran­ti di Cav­al­lo, riman­gono cen­ni indi­ciz­za­ti male e crona­chette sepolte negli archivi, spez­zoni di video, omag­gi spar­si, bril­la quel­lo del­la Stan­canel­li che gli dedicò il tito­lo di un lon­tano libro “A immag­inare una vita ce ne vuole un’altra” (min­i­mum­fax), i più recen­ti murales di Leonar­do Cru­di e poi rilet­ture milane­si e altre volen­terose tes­ti­mo­ni­anze che provano ogni vol­ta ad alle­stire il mito del “bufa­lo fanati­co”, in gen­erale un inven­tario magro e smozzi­ca­to, molto liris­mo e poca cic­cia, impi­etose poi le immag­i­ni del­la furia ammac­ca­ta degli ulti­mi tem­pi.

sentiero cavalloSENTIERO CAVALLO 

Ci vor­rebbe allo­ra un wik­ileaks Cav­al­lo: che fine ha fat­to il suo “Stalk­er” teatrale ispi­ra­to alla fan­ta­scien­za dei fratel­li Stru­gatz­ki? E il mini kolos­sal “L’incredibile Hulk” in quat­tordi­ci pun­tate? E poi il leggen­dario “Scar­face”, e “Krim­i­nal Tan­go” e “Kabiria”? E il doc “Super Vik­tor” di Fran­co Rea pre­sen­ta­to alla Fes­ta del Cin­e­ma?

Non rimane che “Ecchime” e poche altre certezze. Ecco­lo allo­ra il Frank O’Hara de noantri: “La noche era trop­i­cana randa­gia e romana. Piaz­za Navona come una sor­ca d’argento, i boule­vard i sampi­etri­ni scon­quas­sati che seducono e le ragazze che si slogano cadono con i tac­chi nel cuore dell’amore. La piog­gia, la grande piog­gia di Bangkok del Bor­neo, e il silen­zio ogni tan­to come una fines­tra sul cor­tile”.

targa sentiero cavallo1TARGA SENTIERO CAVALLO1 

Bat­ti­tore libero di sampi­etri­ni, a piaz­za Far­nese oggi blin­da­ta ci gio­ca­va a pal­lone di notte, fece anche un provi­no per la Roma che durò per sem­pre, una fede inscal­fi­bile nonos­tante tut­to, “mia ado­ra­ta sono stan­co e ho bisog­no dei tuoi capel­li e delle can­zoni dell’estate 1979 e di una cam­pagna acquisti che mi ridia sper­anze di cop­pa Uefa”, ven­erò Di Bar­tolomei, si sen­ti­va  “vio­len­to timidis­si­mo dolce dis­per­a­to” come negli ulti­mi finali quat­tro minu­ti di Roma Fiorenti­na, quan­do la mete­o­ra Bartelt trascinò la Roma in 9 nel­la paz­za rimon­ta, resta­va per­p­lesso su Tot­ti solo mez­za­pun­ta, non fece in tem­po neanche per il ter­zo scud­et­to. Den­tro “Estate Romana” di un prim­is­si­mo Gar­rone offri­va saggez­za a un’amica in ansia: “l’attesa del cal­cio di rig­ore c’è solo quan­do stai male, quan­do stai bene non c’è un cavo­lo, non c’è portiere”.

victor cavallo Il MaleVICTOR CAVALLO IL MALE 

Tra i poeti col cul­to dell’urbe Cav­al­lo è sta­to un cen­tro­camp­ista, un ruo­lo esisten­ziale, di fat­i­ca. Un pol­mone (come si dice allo sta­dio), un por­ta­tore d’acqua, un medi­ano delle cose del­la cit­tà, non il soli­to fan­ta­sista (Proi­et­ti) non la pun­ta soli­taria (Cal­i­fano), non l’ala biz­zarra (Remot­ti) etc etc. Un cagnac­cio in cam­po, ma un cane pas­tore, evo­ca­tore di Roma per non perder­la mai di vista, come l’imperatore di Nico D’alessandria, “sog­nai Gand­hi che mi face­va una carez­za. Sog­nai i por­ti­ci squili­brati di Piaz­za Vit­to­rio. Sog­nai che mi chia­ma­vano, gri­da­vano il mio nome.  E dis­si alla ciur­ma, voi siete le mie molte ani­me”.

victor cavallo libro aVICTOR CAVALLO LIBRO

Un cus­tode dell’inventario di una metropoli già defla­gra­ta negli ‘80: “che cosa è Roma oggi, cit­tà o cam­pagna? Un dolce bor­go, una semi Milano, una mez­za Tori­no, una super Paler­mo, un mez­zo Cairo?”. Dal traf­fi­co dei cor­tili ai pan­ni ste­si sulle fac­ciate, dai sali­ci agli alberi di man­dari­ni Cav­al­lo reg­is­tra­va tut­to. Era sua la cit­tà sorveg­li­a­ta dalle mille medi­azioni, oggi rimpianta: “un cor­tile ovverosia, pro­prio una specie di asi­lo nido nat­u­rale, nor­male. un cor­tile con le lucer­tole, i sas­si, l’erba, sas­sate in fac­cia, par­tite di pal­lone, tut­to nor­male, tut­to come qua­si in un momen­to di pace, un cor­tile. un ragazz­i­no gio­ca qui, lo vede la madre, la madre di Fran­co vede Gigi,  Gigi vede la madre di Vit­to­rio, la madre di Vit­to­rio vede Libero, Otel­lo. Dice che fai? Cresco”. E’ sta­to l’ultimo lam­pi­onaio del cat­a­sto romano.

victor cavallo libro bVICTOR CAVALLO LIBRO

All’epoca in cui gli attori li vede­vi vivere per stra­da, non soltan­to sul­lo scher­mo, Cav­al­lo por­ta­va a spas­so la sua vita, “e tu mi riconoscerai per­ché indosserò pro­fonde occhi­aie e una col­lan­i­na azzur­ra. Fug­gire­mo lon­tano dal viet­nam, ver­so la div­ina Pietrala­ta. Ver­so la Tus­colana paz­za e dis­per­a­ta”. Rena­to Nicol­i­ni che si ritro­vò per caso a sposar­lo da asses­sore con­fessò: “la sen­sazione che qual­cuno è mor­to si ha solo quan­do ti aspet­ti di incon­trar­lo e non lo incon­tri, e capis­ci allo­ra che non lo vedrai mai più”. Alla Gar­batel­la gli han­no ded­i­ca­to un sen­tiero che parte da una trat­to­ria e sale ver­so gli alberi di mimose. Tra poco ci siamo. “Ecchime”.

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TINTINNIO DI MANETTEARRESTATI A PALERMO DUE CONSIGLIERI COMUNALI:

SANDRO TERRANI DIITALIA VIVA” E GIOVANNI LO CASCIO DEL PD SONO AI DOMICILIARI, INSIEME A DUE FUNZIONARI DEL COMUNE, UN ARCHITETTO E DUE IMPRENDITORISONO ACCUSATI DI CORRUZIONE. GLI ILLECITI RUOTANO ATTORNO A PROGETTI EDILIZI E INCARICHIIL VIDEO DELLE INTERCETTAZIONI

 

PALERMO, DUE CONSIGLIERI COMUNALI ARRESTATI: LE INTERCETTAZIONI

arresti per corruzione a palermo le intercettazioni 1ARRESTI PER CORRUZIONE A PALERMO LE INTERCETTAZIONI 1

(ANSA) — I finanzieri del Nucleo di Polizia Eco­nom­i­co-Finanziaria e i cara­binieri del Repar­to Oper­a­ti­vo di Paler­mo han­no noti­fi­ca­to la misura caute­lare degli arresti domi­cil­iari a due con­siglieri comu­nali di Paler­mo, due fun­zionari del Comune, un architet­to e due impren­di­tori. Sono accusati, a vario tito­lo, di cor­ruzione per atti con­trari ai doveri di uffi­cio, cor­ruzione per l’esercizio del­la fun­zione e fal­so ide­o­logi­co in atto pub­bli­co.

sandro terrani 1SANDRO TERRANI 1

arresti per corruzione a palermo le intercettazioniARRESTI PER CORRUZIONE A PALERMO LE INTERCETTAZIONI

giovanni lo cascio 1GIOVANNI LO CASCIO 1

I con­siglieri comu­nali arresta­ti sono San­dro Ter­rani, 51 anni, di IV, mem­bro del­la Com­mis­sione Bilan­cio, e Gio­van­ni Lo Cas­cio, 50 anni, del Pd, pres­i­dente del­la Com­mis­sione Urban­is­ti­ca, lavori pub­bli­ci, edilizia pri­va­ta. Ai domi­cil­iari anche i fun­zionari comu­nali Mario Li Cas­tri, 56 anni, ex diri­gente dell’Area Tec­ni­ca del­la Riqual­i­fi­cazione Urbana e Giuseppe Mon­teleone, 59 anni, ex diri­gente del­lo Sportel­lo Uni­co Attiv­ità Pro­dut­tive, l’architetto Fabio Sem­i­ne­r­io, 57 anni, e gli impren­di­tori Gio­van­ni Lupo, 77 anni e Francesco La Corte, 47 anni.

sandro terraniSANDRO TERRANIgiovanni lo cascioGIOVANNI LO CASCIO

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LASCIATE PERDERE MASCHERINE E DISINFETTANTI,

ECCO I SEGRETI PER RAFFORZARE IL SISTEMA IMMUNITARIO E TENERE SOTTO CONTROLLO I LIVELLI DI VITAMINA D (UTILE NELLA DIFESA CONTRO LE MALATTIE INFETTIVE) – STILE DI VITA SREGOLATO E UNERRATA ALIMENTAZIONE CI RENDONO PIÙ DEBOLI E INCAPACI DI FAR FRONTE A BATTERI E VIRUS

Angela Cot­ti­cel­li per “www.iodonna.it”

vitamina d 9VITAMINA D 9

Scaf­fali dei super­me­r­cati sac­cheg­giati, affan­nosa ricer­ca di mascher­ine e dis­in­fet­tan­ti per le mani, locali e strade vuote, per­sone che guardano il prossi­mo con dif­fi­den­za. Sono questi gli effet­ti del­la dif­fu­sione del Coro­n­avirus in Italia, un’epidemia che ha causato enor­mi scon­vol­gi­men­ti per chi vive nelle zone del foco­laio e che con­tin­ua a scatenare attac­chi d’ansia e pan­i­co lun­go tut­to lo sti­vale.

Eppure «Il pan­i­co, la pau­ra e lo stress psichico sono poten­ti immunosop­pres­sori, com­pro­met­tono l’efficienza del sis­tema immu­ni­tario, la nos­tra prin­ci­pale e nat­u­rale dife­sa con­tro le aggres­sioni virali e bat­teriche», avverte il pro­fes­sor Pier Lui­gi Rossi, Spe­cial­ista in Scien­za del­la Ali­men­tazione e in Igiene e Med­i­c­i­na Pre­ven­ti­va e docente pres­so l’Università degli Stu­di di Bologna, Uni­ver­sità Cat­toli­ca di Roma, Uni­ver­sità di Sas­sari.

coronavirusCORONAVIRUS

«Piut­tosto che guardare al di fuori di noi e temere il Coro­n­avirus, dob­bi­amo con­cen­trate l’attenzione ver­so il nos­tro sis­tema immu­ni­tario e la vit­a­m­i­na D, che cos­ti­tu­is­cono la nos­tra vera e nat­u­rale dife­sa con­tro le malat­tie infet­tive», con­tin­ua l’esperto.

Per­ché ci si ammala

«Abbi­amo sot­to­va­l­u­ta­to la nos­tra reazione immu­ni­taria, tal­vol­ta com­pro­mes­sa da uno stile di vita sbaglia­to e da un’errata ali­men­tazione. Siamo per­ciò più deboli e inca­paci di far fronte a bat­teri e virus. Ci si ammala per­ché il sis­tema immu­ni­tario non è in gra­do di difend­er­ci.

vitamina d 10VITAMINA D 10

Aver ridot­to la Scien­za del­la Ali­men­tazione ad un gos­sip dieteti­co com­mer­ciale è sta­to ed è un grave errore sci­en­tifi­co e cul­tur­ale. Non si man­gia solo per dima­grire, ma per costru­ire ogni giorno il nos­tro organ­is­mo», mette in guardia Rossi.

Ma come raf­forzare il sis­tema immu­ni­tario e tenere sot­to con­trol­lo i liv­el­li di vit­a­m­i­na D per met­tere a riparo l’organismo dalle aggres­sioni virali?

VITAMINA DVITAMINA D

L’iter del­la vit­a­m­i­na D «La vit­a­m­i­na D è la regi­na del sis­tema immu­ni­tario. Per i suoi effet­ti riconosciu­ti è oggi defini­ta un ormone in gra­do di agire sulle cel­lule immuno­com­pe­ten­ti atti­van­do la loro attiv­ità. È mes­sa in depos­i­to all’interno degli adipoc­i­ti e da lì deve pas­sare nel sis­tema lin­fati­co per essere disponi­bile pri­ma di giun­gere nel sangue.

VITAMINA DVITAMINA D

Ma in pre­sen­za di un sis­tema lin­fati­co com­pro­mes­so, si ha un effet­to seques­trante: la vit­a­m­i­na D staziona nell’organo adi­poso. In con­dizioni nor­mali, invece, viene drena­ta nel sis­tema lin­fati­co e giunge nelle stazioni, i lin­fono­di, che pro­ducono gli anti­cor­pi e atti­vano il sis­tema immu­ni­tario», spie­ga il pro­fes­sor Rossi.

La gius­ta dose «Molte per­sone non han­no mai ese­gui­to la ricer­ca del­la vit­a­m­i­na D nel sangue. Conoscere il pro­prio val­ore è una scelta di med­i­c­i­na pre­ven­ti­va. Con­siglio ques­ta sem­plice anal­isi del sangue all’inizio dell’autunno per stare in salute durante l’inverno. Per­ché l’organismo pos­sa avere una nat­u­rale dife­sa, è fon­da­men­tale che la dose di vit­a­m­i­na D3 nel nos­tro organ­is­mo sia supe­ri­ore a 30nanogrammi, meglio anco­ra se il suo val­ore superi i 50 nanogram­mi», illus­tra l’esperto.

vitamina d 3VITAMINA D 3

Vit­a­m­i­na D per fasce d’età «Pro­prio in questi giorni di Coro­n­avirus ho ter­mi­na­to una ricer­ca sci­en­tifi­ca su oltre 12mila refer­ti di anal­isi del sangue per la vit­a­m­i­na D ese­gui­ti nel­la mia cit­tà, Arez­zo. È risul­ta­to che il 30% del­la popo­lazione ha un val­ore bas­so di vit­a­m­i­na D. Il para­metro più sig­ni­fica­ti­vo capace di incidere sul­la sua caren­za è l’età, non è il ses­so.

I bam­bi­ni e i gio­vani sot­to i 15 anni han­no una loro otti­ma dose di vit­a­m­i­na D, che col pas­sare degli anni si riduce in modo pro­gres­si­vo, espo­nen­do il cor­po umano a deca­den­za fun­zionale e strut­turale. Il numero mag­giore di refer­ti con caren­za di ques­ta vit­a­m­i­na apparten­gono alla classe di età supe­ri­ore a 80 anni», sot­to­lin­ea il pro­fes­sor Rossi.

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Quan­do il val­ore è bas­so «Le per­sone con ridot­ti val­ori di vit­a­m­i­na D pos­sono ten­dere ad ammalar­si con mag­giore fre­quen­za rispet­to alle per­sone con effi­ci­en­ti val­ori di vit­a­m­i­na D3. Il 90% del­la vit­a­m­i­na D del nos­tro organ­is­mo è ottenu­ta dall’azione dei rag­gi solari sul coles­tero­lo del­la cute, che si trasfor­ma in vit­a­m­i­na D. Il restante 10% deri­va invece dagli ali­men­ti», evi­den­zia l’esperto.

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Le cause del­la sua caren­za «Le cause di grave ipovi­t­a­minosi D pos­sono essere una pro­gres­si­va perdi­ta del­la cute a pro­durre vit­a­m­i­na D per azione dei rag­gi solari, una mag­giore mas­sa adi­posa accu­mu­la­ta con l’età, in gra­do di seques­trare la vit­a­m­i­na D all’interno degli adipoc­i­ti bianchi, una minore espo­sizione al sole del­la cute per uno stile di vita che prevede poco tem­po all’aria aper­ta e infine un’alimentazione car­ente di ali­men­ti ric­chi di vit­a­m­i­na D», sug­gerisce il pro­fes­sor Rossi.

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I cibi che la con­tengono «Si sente par­lare spes­so di vit­a­m­i­na D in cor­re­lazione alla menopausa. Ma la caren­za di vit­a­m­i­na D non è solo un prob­le­ma di osteo­porosi, anche di sis­tema immu­ni­tario. È con­sigli­a­bile per­ciò portare in tavola gli ali­men­ti che ne sono ric­chi. In prim­is: pesce, uova, bur­ro, alcu­ni for­mag­gi e avo­ca­do», sot­to­lin­ea l’esperto.

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Come inte­grare «Su con­siglio del medico, pos­si­amo real­iz­zare l’integrazione del­la vit­a­m­i­na D con pic­cole dosi gior­naliere, per garan­tirne il nat­u­rale assor­bi­men­to. Una vol­ta inizia­ta l’integrazione medi­ante far­ma­co, bisogna comunque pro­cedere alla ver­i­fi­ca del liv­el­lo di vit­a­m­i­na D con una nuo­va anal­isi del sangue per ver­i­fi­care che la cura stia garan­ten­do una dose idonea nell’organismo, assi­cu­ran­do quin­di una nat­u­rale sti­mo­lazione sul sis­tema immu­ni­tario», con­clude il pro­fes­sor Rossi.

vitamina d 7VITAMINA D 7vitamina d 8VITAMINA D 8

 

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LA CINA HA NASCOSTO IL VIRUS?

L’EPIDEMIA È INIZIATA TRA OTTOBRE E NOVEMBRE, PER POI ACCELERARE A DICEMBRE CON LE MUTAZIONI AVVENUTE DI PASSAGGIO IN PASSAGGIO, CHE HANNO RESO IL CONTAGIO PIÙ EFFICACE: L’ANALISI SCIENTIFICA DEL PATRIMONIO GENETICO DEL CORONAVIRUSLE CAUSE DELLA MUTAZIONE NON SONO ANCORA CHIARE, MA DI CERTO IL REGIME COMUNISTA NON HA GESTITO BENISSIMO LE PRIME FASI DELLA DIFFUSIONE

-IL MESSAGGERO

XI JINPING CON LA MASCHERINA 5

Il coro­n­avirus era pre­sente in Cina già da metà otto­bre. E la sua cir­co­lazione è sta­ta più veloce del pre­vis­to, con l’ inizio com­pre­so tra metà otto­bre e metà novem­bre — alcune set­ti­mane in anticipo rispet­to ai pri­mi casi di pol­monite iden­ti­fi­cati — e una vera e pro­pria accel­er­azione in dicem­bre, provo­ca­ta da una mod­i­fi­ca avvenu­ta di pas­sag­gio in pas­sag­gio, che ha reso il con­ta­gio più effi­cace. Emerge dall’ anal­isi del pat­ri­mo­nio geneti­co del virus in via di pub­bli­cazione sul Jour­nal of Med­ical Virol­o­gy e acces­si­bile sul sito MedRx­iv.

reparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhanREPARTO DI TERAPIA INTENSIVA ALLOSPEDALE DI WUHANli wenliangLI WENLIANG

 La ricer­ca è sta­ta con­dot­ta nel dipar­ti­men­to di Scien­ze Bio­mediche e Cliniche dell’ Ospedale Sac­co di Milano e nel Cen­tro di ricer­ca di Epi­demi­olo­gia e sorveg­lian­za mol­e­co­lare delle infezioni (Epi­so­mi), che fa capo alla stes­sa Uni­ver­sità Statale di Milano. È sta­to cura­to da Alessia Lai, Annal­isa Bergna, Car­la Accia­r­ri, Mas­si­mo Gal­li e Gian­gugliel­mo Zehen­der. La ricer­ca si è basa­ta sull’ anal­isi di 52 geno­mi com­pleti del coro­n­avirus SARS-Cov-2 deposi­tati nelle banche inter­nazion­ali di dati geneti­ci al 30 gen­naio 2020 e ha con­sen­ti­to di sta­bilire il peri­o­do in cui il virus ha com­in­ci­a­to a cir­co­lare e di ricostru­ire la dif­fu­sione dell’ infezione nei pri­mi mesi dell’ epi­demia in Cina.

reparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhan 1REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA ALLOSPEDALE DI WUHAN 1li wenliang 1LI WENLIANG 1

LA MODIFICA

Dal­lo stu­dio è emer­so che da un numero ripro­dut­ti­vo infe­ri­ore a 1, in dicem­bre il virus è pas­sato a 2.6: un dato che, sec­on­do i ricer­ca­tori, per­me­tte di ipo­tiz­zare l’ acqui­sizione — rap­i­da — di una mag­gior effi­cien­za di trasmis­sione. Le cause del­la trasfor­mazione non sono chiare: potrebbe essere dovu­ta a cam­bi­a­men­ti che han­no per­me­s­so al virus di trasmet­ter­si in modo più effi­cace da uomo a uomo, oppure alle carat­ter­is­tiche del­la popo­lazione col­pi­ta. Sec­on­do i ricer­ca­tori la trasmis­sione del virus dall’ ani­male che lo ospi­ta all’ uomo, e le prime trasmis­sioni da uomo a uomo, potreb­bero avere avu­to all’ inizio un’ effi­cien­za lim­i­ta­ta, per diventare più rapi­de in dicem­bre. «È verosim­i­le — ril­e­vano i ricer­ca­tori — che tale rapid­ità di cresci­ta dei casi si sia suc­ces­si­va­mente ridot­ta in segui­to alle mis­ure restrit­tive adot­tate in Cina». Ulte­ri­ori stu­di su geno­mi iso­lati in un peri­o­do più recente potran­no con­fer­mare l’ util­ità di queste tec­niche anche nel val­utare gli effet­ti delle mis­ure di pre­ven­zione adot­tate.

WUHAN MORTI PER STRADAWUHAN MORTI PER STRADAxi jinping con la mascherina 4XI JINPING CON LA MASCHERINA 4ospedale a wuhanOSPEDALE A WUHANxi jinping con la mascherina 3XI JINPING CON LA MASCHERINA 3MARCO POLO HOTEL A WUHANMARCO POLO HOTEL A WUHANwuhan disinfestazioneWUHAN DISINFESTAZIONEwuhan sospetti malati di coronavirus portati via a forza dalle loro caseWUHAN SOSPETTI MALATI DI CORONAVIRUS PORTATI VIA A FORZA DALLE LORO CASEle strade di wuhan deserteLE STRADE DI WUHAN DESERTEwuhan la polizia insegue un uomo sospettato di avere il coronavirus 2WUHAN LA POLIZIA INSEGUE UN UOMO SOSPETTATO DI AVERE IL CORONAVIRUS 2WUHAN E CORONAVIRUS NEI FUMETTI DI BADIUCAOWUHAN E CORONAVIRUS NEI FUMETTI DI BADIUCAOwuhan la polizia insegue un uomo sospettato di avere il coronavirusWUHAN LA POLIZIA INSEGUE UN UOMO SOSPETTATO DI AVERE IL CORONAVIRUSwuhan arrestata una donna che non indossava una mascherina in pubblicoWUHAN ARRESTATA UNA DONNA CHE NON INDOSSAVA UNA MASCHERINA IN PUBBLICOwuhan disinfestazioneWUHAN DISINFESTAZIONEwuhan la polizia insegue un uomo sospettato di avere il coronavirus 4WUHAN LA POLIZIA INSEGUE UN UOMO SOSPETTATO DI AVERE IL CORONAVIRUS 4wuhan la polizia insegue un uomo sospettato di avere il coronavirus 3WUHAN LA POLIZIA INSEGUE UN UOMO SOSPETTATO DI AVERE IL CORONAVIRUS 3wuhan sospetti malati di coronavirus portati via a forza dalle loro caseWUHAN SOSPETTI MALATI DI CORONAVIRUS PORTATI VIA A FORZA DALLE LORO CASEwuhan la polizia insegue un uomo sospettato di avere il coronavirus 5WUHAN LA POLIZIA INSEGUE UN UOMO SOSPETTATO DI AVERE IL CORONAVIRUS 5wuhan disinfestazioneWUHAN DISINFESTAZIONEreparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhan 3REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA ALLOSPEDALE DI WUHAN 3wuhan sospetti malati di coronavirus portati via a forza dalle loro case 5WUHAN SOSPETTI MALATI DI CORONAVIRUS PORTATI VIA A FORZA DALLE LORO CASE 5reparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhan 2REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA ALLOSPEDALE DI WUHAN 2xi jinping con la mascherina 5XI JINPING CON LA MASCHERINA 5

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Turchia, migliaia di rifugiati si stanno dirigendo verso i confini dell’Europa — Video

Rifugiati siriani al confine con la Turchia

Migli­a­ia di rifu­giati prove­ni­en­ti dal­la Siria, dal Pak­istan, dall’Iran e dall’Iraq con­tin­u­ano a diriger­si ver­so i con­fi­ni del­la Turchia con l’Europa dopo che è sta­to rifer­i­to che la Turchia non impedisce più il movi­men­to di rifu­giati ver­so l’Europa, sec­on­do il canale tele­vi­si­vo Haber­turk.

Sul­lo sfon­do delle notizie sec­on­do cui le guardie di fron­tiera turche non impedis­cono più l’attraversamento del­la fron­tiera, i rifu­giati di diverse nazion­al­ità sit­uati in Turchia si stan­no riunen­do in gran­di grup­pi e si stan­no spo­stan­do a pie­di o con i trasporti ver­so i valichi di fron­tiera ter­restri e marit­ti­mi che col­legano la Turchia con i pae­si europei, ha det­to il canale tele­vi­si­vo.

Segui in diret­ta la situ­azione alla fron­tiera tra Turchia e Gre­cia: 

Sec­on­do il canale, con­vogli di rifu­giati sono sta­ti visti a Istan­bul, Edirne, Izmir, Aydin.

© SPUTNIK .
Istan­bul: rifu­giati siri­ani pren­dono l’autobus ver­so i con­fi­ni europei

I rifu­giati siri­ani vivono attual­mente in vari pae­si, il mag­gior numero nei vici­ni Libano, Siria, Turchia, Gior­da­nia. Quin­di, nel­la sola Turchia ci sono cir­ca 3,6 mil­ioni di rifu­giati, ripor­ta Haber­turk.

© RUPTLY .
Turchia: rifu­giati siri­ani si dirigono ver­so la Gre­cia

Il min­is­tero degli Esteri del­la Turchia ha com­men­ta­to la situ­azione:

In caso di inaspri­men­to del­la situ­azione a Idlib il flus­so di profughi dal­la Turchia ver­so l’Occidente potrebbe con­tin­uare. Per quan­to riguar­da i migranti, la polit­i­ca del nos­tro Paese, che accoglie il numero più ele­va­to di profughi, è rimas­ta invari­a­ta”.

I capi di Sta­to e di gov­er­no degli Sta­ti mem­bri dell’UE a metà mar­zo 2016 han­no con­corda­to con la Turchia un piano comune per com­bat­tere la crisi migra­to­ria. L’UE in par­ti­co­lare for­nisce assis­ten­za finanziaria ad Ankara per rice­vere i rifu­giati. Il piano inoltre prevede il ritorno in Turchia di tut­ti gli immi­grati clan­des­ti­ni che sono arrivati ​​in Gre­cia dal ter­ri­to­rio tur­co e l’accoglienza da parte dell’UE di migranti siri­ani legali dal­la Turchia su una base di parità.In prece­den­za, il min­istro degli Esteri rus­so Sergey Lavrov ha dichiara­to che la Turchia non è sta­ta in gra­do di adem­piere a diver­si impeg­ni chi­ave per risol­vere i prob­le­mi rel­a­tivi a Idlib. In par­ti­co­lare, non ha dis­so­ci­a­to l’opposizione arma­ta, che è pronta per il dial­o­go con il gov­er­no nel quadro del proces­so politi­co, dai ter­ror­isti.

Quin­di, nel mem­o­ran­dum rus­so-tur­co del 18 set­tem­bre 2018, con­corda­to dall’incontro dei pres­i­den­ti Putin ed Erdo­gan, è sta­to affer­ma­to che lo sta­tus quo per la pre­sen­za delle forze armate turche viene man­tenu­to, ma a con­dizione del­la riti­ra­ta di tut­ti i grup­pi rad­i­cali ter­ror­is­ti­ci dal­la zona di Idlib entro il 15 otto­bre 2018. È sta­to inoltre sta­bil­i­to che “saran­no prese mis­ure effi­caci per garan­tire una ces­sazione delle ostil­ità sta­bile” all’interno dei con­fi­ni di ques­ta zona. La clau­so­la 7 del mem­o­ran­dum prevede­va pat­tuglie con­giunte rus­so-turche nell’area.

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Arrestato Cecchi Gori

Ex patron Fiorentina è a Rebibbia

ANSA) — ROMA, 29 FEB — I cara­binieri del Nucleo Inves­tiga­ti­vo han­no noti­fi­ca­to ieri pomerig­gio a Vit­to­rio Cec­chi Gori, ex patron del­la Fiorenti­na, un ordine di ese­cuzione per la carcer­azione emes­so dal­la Procu­ra Gen­erale del­la Corte d’Appello di Roma per un cumu­lo pena di 8 anni, 5 mesi e 26 giorni di reclu­sione. A Cec­chi Gori sono con­tes­ta­ti reati finanziari, tra cui una ban­car­ot­ta frau­do­len­ta. Sec­on­do quan­to si è appre­so, Cec­chi Gori si tro­va ora a Rebib­bia.

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TERZA GUERRA MONDIALE – “In Siria è crisi vera: Russia e Turchia ai ferri corti”

Pao­lo Vites – int. Mar­co Bertoli­ni – ilsussidiario.net
Trenta­tré sol­dati turchi uccisi nel­la provin­cia di Idlib, in Siria, a causa di un bom­bar­da­men­to aereo delle forze di Dam­as­co. La rispos­ta più esplici­ta l’ha data Mosca il giorno dopo: “Sta­vano in mez­zo ai ter­ror­isti”. E come spie­ga l’ex gen­erale Mar­co Bertoli­ni, già capo di sta­to mag­giore del Coman­do Isaf in Afghanistan, “la Turchia con­sid­era la provin­cia di Idlib suo possed­i­men­to, come ha fat­to con il ter­ri­to­rio cur­do-siri­ano ai suoi con­fi­ni. Ha manda­to truppe che di fat­to, nonos­tante le men­zogne di Erdo­gan, com­bat­tono a fian­co degli ulti­mi jihadisti e con­tro Siria e Rus­sia. Si fan­no bel­li sbandieran­do la situ­azione dram­mat­i­ca dei civili vit­time dei com­bat­ti­men­ti, in par­ti­co­lare i bam­bi­ni, ma sono la prin­ci­pale causa di questo dram­ma. E intan­to, come sem­pre, l’Occidente non inter­viene, accettan­do pas­si­va­mente anche ques­ta vol­ta le bugie che stan­no con­trasseg­nan­do la guer­ra in Siria”.

La pre­sen­za tur­ca non fa che peg­gio­rare la situ­azione, di per sé già grave, nel­la provin­cia di Idlib. Che ne pen­sa?

Erdo­gan pro­prio qualche giorno fa ha det­to che Idlib è un suo prob­le­ma, per­ché quel ter­ri­to­rio è casa sua. Lo con­sid­era già annes­so. Ques­ta è la realtà.

Una realtà che rischia di trasfor­mar­si in una esca­la­tion qua­si impos­si­bile da fer­mare?

È una situ­azione che riflette quel­lo che è suc­ces­so sin dall’inizio del­la guer­ra in Siria. I pae­si occi­den­tali e la Turchia han­no sem­pre effet­tua­to raid aerei e bom­bar­da­men­ti ogni qual vol­ta le forze di Dam­as­co cer­ca­vano di lib­er­are Idlib, un’area in cui si con­cen­tra­no i peg­giori tagliagole dell’Isis anco­ra liberi di com­bat­tere. Evi­den­te­mente man­tenere una provin­cia come ques­ta, vicinis­si­ma ad Alep­po, che è una cit­tà chi­ave, vicinis­si­ma ad Hama e vic­i­na alla cos­ta mediter­ranea per i turchi è fon­da­men­tale, così come è impor­tante man­tenere la regione cur­do-siri­ana. E si com­por­tano di con­seguen­za.

Fan­no anche la parte dei buoni denun­cian­do la morte dei civili. Sper­a­no che l’Occidente inter­ven­ga in qualche modo, obbli­gan­do Dam­as­co a riti­rar­si?

L’atteggiamento dell’Occidente è quan­to di più ipocri­ta esista. Si sono sem­pre dis­in­ter­es­sati del­la Siria e per pren­dere in giro l’Occidente sono state inven­tate scioc­chezze enor­mi. Non so se ci si ricor­da dei cosid­det­ti Caschi bianchi, che dove­vano essere una sor­ta di forza di pace e invece com­bat­te­vano con l’Isis. Adesso ci saran­no altre accuse di atroc­ità nei con­fron­ti di Dam­as­co. I turchi intan­to uti­liz­zano i civili come arma di pres­sione.

Dal pun­to di vista mil­itare come è la situ­azione? La battaglia va avan­ti ormai da mesi.

La pri­ma offen­si­va siri­ana e rus­sa ha por­ta­to a ricon­quistare l’autostrada che col­le­ga Hama ad Alep­po, una vit­to­ria impor­tan­tis­si­ma che ha per­me­s­so anche la ria­per­tu­ra, dopo anni, dell’aeroporto di Alep­po, con i pri­mi voli per Dam­as­co,. Un even­to fes­teggia­to gius­ta­mente come il ritorno alla vita nor­male e civile.

Dopo di che?

Ques­ta offen­si­va cer­ca­va di pen­e­trare nel­la provin­cia di Idlib, che è una sor­ta di cuneo con la pun­ta ver­so il bas­so. Sono entrati nel­la parte infe­ri­ore, da sud-est ver­so nord-ovest, e han­no sfonda­to arrivan­do a due pas­si da Idlib. A questo pun­to i turchi han­no com­in­ci­a­to a inviare truppe e ora stan­no rin­forzan­do la pre­sen­za in un aero­por­to siri­ano nel­la zona. In questi giorni c’è sta­ta una con­trof­fen­si­va che ha sposta­to leg­ger­mente ver­so est la lin­ea di con­tat­to, ricon­qui­s­tan­do l’area di Saraqib. Dam­as­co ha rispos­to con ques­ta con­tro-con­trof­fen­si­va.

Il ruo­lo dell’esercito rus­so è fon­da­men­tale?

Il prob­le­ma adesso è pro­prio il coin­vol­gi­men­to del­la Rus­sia. Sta parte­ci­pan­do alla cam­pagna aerea in modo deci­si­vo, e come rispos­ta la Turchia vuole chi­ud­ere il tran­si­to del Bosforo alle navi russe che arrivano dal­la Crimea. Se non pos­sono pas­sare, si aprirà un prob­le­ma enorme. I rus­si intan­to han­no con­ge­la­to la ven­di­ta dei mis­sili S400. Ci sono due del­egazioni che stan­no con­trat­tan­do, ma sem­bra che i turchi abbiano inti­ma­to ai rus­si di andarsene. Pare che il Par­la­men­to di Ankara stia per approvare una dichiarazione di guer­ra nei con­fron­ti di Mosca.

Situ­azione gravis­si­ma, dunque. A cui si aggiunge l’apertura del con­fine con la Gre­cia, da parte di Erdo­gan, per las­ciar andare in Europa i profughi siri­ani e iracheni.

Erdo­gan sa benis­si­mo che l’Europa è un gigante ipocri­ta con i pie­di di argilla, che si agi­ta solo quan­do ven­gono mes­si in crisi i pro­pri inter­es­si imme­diati. I profughi sono un’arma impor­tante: pri­ma ha pre­so i sol­di da Brux­elles, adesso usa i profughi per i suoi inter­es­si. Una for­ma di pres­sione non indif­fer­ente.

La Gre­cia ha rad­doppi­a­to le forze al con­fine. Ci saran­no riper­cus­sioni anche via mare?

I profughi pos­sono fug­gire dalle coste turche e rag­giun­gere le isole greche nell’Egeo, come suc­cede­va tem­po fa. Ci saran­no prese di posizione con­tro Dam­as­co, che fa scap­pare i civili, e si riaprirà una situ­azione dram­mat­i­ca, che purtrop­po abbi­amo già vis­to.

Fonte: https://www.ilsussidiario.net/news/terza-guerra-mondiale-in-siria-e-crisi-vera-russia-e-turchia-ai-ferri-corti/1991310/

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SIGNORE, LIBERACI DA QUESTI VESCOVI ATEI.

DI Sil­vana De Mari

Tito­lo orig­i­nale:

I BAR SONO APERTI E LE CHIESE CHIUSE.

Non ci indurre in ten­tazione” la bel­lis­si­ma frase del Padre Nos­tro, che non dev’essere mod­i­fi­ca­ta, vuol dire non met­ter­ci alla pro­va.  Dio sa che la nos­tra ani­ma è molto forte, molto più forte di quan­to noi pen­si­amo e sa che la nos­tra ani­ma diven­ta anco­ra più forte nel dolore, quin­di come ha fat­to con Giobbe, Dio ci man­da la pro­va e la pro­va può essere per noi una ter­ri­f­i­cante ten­tazione di perdere la sper­an­za. La sper­an­za è una virtù teolo­gale, non meno nobile di fede e car­ità, per­ché non è tec­ni­ca­mente pos­si­bile credere vera­mente in Dio e non fidar­si di lui, non essere cer­ti che Dio ha in mente per noi il meglio per noi. Il meglio per noi sec­on­do la Sua visione, non la nos­tra. Il meglio potrebbe essere morire in mez­zo all’arena sbrana­to dai leoni, oppure con­trarre una malat­tia per­ché Lui sa che la nos­tra ani­ma ha bisog­no di quel­la pro­va. Sic­come noi abbi­amo fede in Dio, ma abbi­amo anche pau­ra, gius­ta­mente, siamo umani, gli chiedi­amo di non indur­ci in ten­tazione. Lo stes­so Cristo chiede che il cal­ice pos­sa essere allon­tana­to, però con­clude Sia fat­ta la tua volon­tà.

Una Chiesa vera, che anco­ra crede in Dio con il Coro­n­avirus deve fare lo stes­so: “Sig­nore ti chiedi­amo di allon­tanare questo cal­ice, ma se ques­ta è la tua volon­tà sia fat­ta la Tua volon­tà”, vuol dire che siamo abbas­tan­za for­ti da affrontar­lo e che ques­ta pro­va ren­derà anco­ra più forte la nos­tra fede e la nos­tra ani­ma. Chi­ud­ere le Chiese durante un’epidemia è un gesto da atei, quin­di pren­di­amo atto che una buona parte del­la nuo­va Chiesa 3.0 è com­ple­ta­mente atea. Com­ple­ta­mente atea e com­ple­ta­mente allinea­ta con le élite che vogliono la dis­truzione del­la civiltà euro­pea cris­tiana, ma soprat­tut­to dell’Italia che ne è il cuore. La doverosa ele­mentare pru­den­za, il pri­mo gesto di ele­mentare buon sen­so in caso di epi­demia è chi­ud­ere le fron­tiere. La nuo­va Chiesa 3.0 le vuole spalan­cate, ma si pre­cipi­ta a chi­ud­ere le Chiese e rende obbli­ga­to­ria la sbagli­a­ta e anche blas­fe­ma Eucares­tia sul­la mano, che è ed è sem­pre sta­ta un arbi­trio, per­ché la nuo­va Chiesa 3.0 è atea e non crede in Dio. In caso di epi­demia, l’ultima idea che le viene in mente è pre­gare e far pre­gare.

Siamo soli.

Riapri­amo noi le nos­tre chiese; se i nos­tri preti sono trop­po ter­ror­iz­za­ti per ten­er­le aperte, le ter­re­mo aperte noi.  Andi­amo in Chiesa, ci inginoc­chi­amo chiedi­amo per­dono di tut­ti i nos­tri infini­ti pec­ca­ti, non so voi, ma io ne ho una fila da far spaven­to e chiedi­amo che la nos­tra fede aumen­ti. La cosa peg­giore che può suc­cedere col Coro­n­avirus è di morire. La cosa peg­giore che può suc­cedere con le chiese chiuse è di vivere sen­za la volon­tà di Dio. Cen­tomi­la volte meglio la morte.

E il momen­to è venu­to di cer­care le Chiese che non han­no mol­la­to. Spes­so non sono Chiese nel sen­so architet­ton­i­co, sono stan­zoni ricu­perati in qualche maniera, quel­li dove anco­ra si dice la Mes­sa in lati­no, com­ple­ta­mente diver­sa da quel­la attuale. L’Eucarestia è data a un cre­dente in ginoc­chio su un inginoc­chi­a­toio, ha la tes­ta all’altezza gius­ta, il sac­er­dote riesce a dare l’Eucarestia, che toc­ca solo lui con le mani che ha lava­to, sen­za sfio­rare la sua boc­ca. Il cre­dente non la toc­ca con la mano che ha toc­ca­to il ban­co e innu­merevoli altre cose dopo essere sta­ta lava­ta l’ultima vol­ta.

E soprat­tut­to dove si cel­e­bra la Mes­sa in lati­no,  ti par­lano di Dio, non dei migranti, e di quan­do sono cat­tivi i pop­ulisti e altre idiozie di questo cal­i­bro. La  Mes­sa in lati­no non pote­va essere mod­i­fi­ca­ta, col­oro che l’hanno mod­i­fi­ca­ta han­no con­trad­det­to un ordine papale e nem­meno un altro Papa ave­va l’autorità di far­lo,

Date a Cesare quel che è di Cesare. E date a Dio quel­lo che è di Dio, l’amore per Lui, la fede in lui, la Mes­sa che per noi è un obbli­go avere e per i sac­er­doti è un obbli­go dare.

Riaprite le Chiese e ridate­ci la Mes­sa, oppure lev­at­e­vi di dos­so le tonache di cui siete indeg­ni e lev­at­e­vi di torno.

Qual­cuno spieghi a vescovi e car­di­nali che il rosso e il por­po­ra di cui si vestono non sono col­ori per fare alle­gria, ma sim­bo­leg­giano il sangue del mar­tirio.

Il Cris­tianes­i­mo è una reli­gione di gente che non ha pau­ra del­la morte e del dolore. Mi scu­so per la frase un po’ forte. Il Cris­tianes­i­mo è una reli­gione di gente con gli attribu­ti, che non ha pau­ra di niente e meno che mai del mar­tirio. Il Cris­tianes­i­mo non è una reli­gione di mam­mo­lette. In Nige­ria i Cris­tiani muoiono bru­ciati vivi nelle loro chiese per­ché i vili vescovi dell’occidente chi­u­dano le chiese e vietino le eucarestie.

Il ris­chio di con­ta­gio a Mes­sa può essere ridot­to a zero molti­pli­can­do le Messe, cel­e­bran­done una ogni ora, così che a ogni cel­e­brazione non ci siano affol­la­men­ti, pas­san­do sui banchi dis­in­fet­tan­ti come si fa con i terni, e cel­e­bran­do le Messe nelle Chiese gran­di, non nelle cap­pelle dove ci cel­e­bra­no di inver­no per risparmi­are sul riscal­da­men­to. Qual­cuno di vera­mente cre­dente affiderebbe a Dio i cre­den­ti, ma alla nuo­va Chiesa 3.0 è chiedere trop­po. La nuo­va Chiesa 3.0 impone agli ital­iani un’immigrazione di per­sone spes­so pos­i­tive per scab­bia, tuber­colosi e Aids, e cava gli occhi a chi è per­p­lesso, ma è ter­ror­iz­za­ta dal Coro­n­avirus? Oppure non aspet­ta­va altro per chi­ud­ere le Chiese, un pas­so fon­da­men­tale per attuare il com­pi­to mas­son­i­co di un’unica reli­gione sin­cret­i­ca, com­ple­ta­mente con­traria a Cristo.  Pren­di­amo atto che la nuo­va Chiesa 3.0 gron­da mis­eri­cor­dia da tut­ti gli artigli. Per un cat­toli­co negare la Mes­sa è la più totale vio­len­za. Qual­cuno che si sarebbe forse con­ver­ti­to a quel­la mes­sa, che in quel­la Mes­sa si sarebbe ric­on­cil­ia­to son Dio, perde la stra­da. Questi preti ridi­coli han­no smes­so di essere preti per diventare par­o­dia di assis­ten­ti sociali, non han­no evi­den­te­mente nes­suna idea che Cristo è venu­to per sal­vare le ani­me e che  il loro com­pi­to è sal­vare le ani­me con i mezzi che Cristo ha dato Mes­sa Eucares­tia e con­fes­sione.

Sig­nore, non ci indurre in ten­tazione, non ci met­tere nel­la pro­va, ma se è Tua volon­tà, affron­ter­e­mo la pro­va.

Sig­nore leva dal­la nos­tra stra­da questi preti pavi­di e indeg­ni che chi­udono le Chiese nel momen­to in cui mag­gior­mente cer­chi­amo Te. Dai a noi lo stes­so cor­ag­gio dei nos­tri fratel­li che affrontano il mar­tirio in Nige­ria. Ci ave­vi giu­ra­to che le Porte degli Inferi non avreb­bero preval­so sul­la tua Chiesa. Sap­pi­amo che non pre­var­ran­no.

Chiedi­amo a San Michele che estrag­ga la spa­da.

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La storia dell’Eruv, il filo che circonda Manhattan

Gabriele Genah – Cor­riere del­la Sera

Nella città di New York, intorno al borough di Manhattan, corre un filo sottile: ecco che cos’è – e chi, ogni settimana, ha il compito di controllare che sia perfettamente integro, qualsiasi siano le condizioni meteo

NEW YORK — Nascos­to, eppure per­fet­ta­mente vis­i­bile. Non c’è altro modo per descri­vere il sot­tile filo che cir­con­da Man­hat­tan. Un cavo finis­si­mo, qua­si traspar­ente, che si sno­da sopra i pali dell’elettricità per oltre 33 km, attra­ver­san­do l’intera iso­la. Nonos­tante New York sia una cit­tà in cui spes­so si cam­mi­na guardan­do ver­so l’alto per cogliere la maestosità dei suoi gratta­cieli, il filo pas­sa inosser­va­to alla mag­gior parte degli abi­tan­ti e dei tur­isti, ma è impor­tan­tis­si­mo per la comu­nità ebraica. Una comu­nità anco­ra scos­sa per i recen­ti episo­di di anti­semitismo, ma decisa a con­ser­vare regole e abi­tu­di­ni con­sol­i­date.
Quel filo si chia­ma Eruv e rap­p­re­sen­ta una recinzione rit­uale che sem­pli­fi­ca non poco la vita di migli­a­ia di reli­giosi osser­van­ti. Durante lo Shab­bat — il saba­to — agli ebrei non è infat­ti con­ces­so alcun tipo di lavoro, doven­do rispettare il pre­cet­to del riposo: l’unica attiv­ità con­sen­ti­ta è la preghiera. Fra i tan­ti divi­eti pre­visti dalle regole ebraiche per ques­ta gior­na­ta — come quel­lo di accen­dere fuochi, cucinare o fare acquisti, per esem­pio — uno in par­ti­co­lare pone notevoli dif­fi­coltà ai reli­giosi: non si può trasportare alcun ogget­to al di fuori del­la pro­pria abitazione, com­pre­si i passeg­gi­ni.

L’Eruv nasce pro­prio per evitare quest’ultimo incon­ve­niente, per­ché estende di fat­to il pro­prio domi­cilio pri­va­to anche agli spazi pub­bli­ci. All’interno dell’area delim­i­ta­ta dal filo ci si tro­va quin­di a tut­ti gli effet­ti come den­tro casa, e sic­come l’Eruv cir­con­da tut­ta Man­hat­tan gli ebrei orto­dos­si pos­sono com­por­tar­si lib­era­mente in tut­ta l’isola.

Esistono regole pre­cise per­ché la recinzione sia «kosher», ossia rispet­ti tut­ti i det­ta­mi reli­giosi. Ad esem­pio il filo deve essere pos­to ad almeno 4 metri e mez­zo da ter­ra, deve essere alla som­mità del palo cui è aggan­ci­a­to, deve essere teso e cor­rere in lin­ea ret­ta da un pun­to all’altro, deve essere approva­to dalle autorità locali (è il moti­vo per cui una delle uniche zone escluse è quel­la dell’Onu, dove la cit­tà di New York non ha giuris­dizione) e il suo perimetro non deve essere inter­rot­to in nes­sun pun­to.

Pro­prio quest’ultimo aspet­to rap­p­re­sen­ta i rischi mag­giori, viste le dimen­sioni enor­mi dell’area in ques­tione e i fre­quen­ti prob­le­mi che sor­gono in una cit­tà come New York, dal mal­tem­po ai con­tinui lavori edilizi che pos­sono causare la rot­tura di una sezione.

Per con­trol­lare che tut­to sia «kosher» ogni giovedì (il giorno pri­ma dell’entrata del­lo Shab­bat, il ven­erdì sera) il rab­bi­no Moshe Tauber ha il com­pi­to di per­cor­rere l’intera lunghez­za del perimetro: «Si trat­ta di un giro molto lun­go che può durare anche tre o quat­tro ore. Per evitare il traf­fi­co mi sveg­lio all’alba e mi met­to in macchi­na il pri­ma pos­si­bile. Se vedo qualche inter­ruzione lun­go l’Eruv chi­amo una squadra di tec­ni­ci, che ven­gono imme­di­ata­mente ad aggiustare le sezioni in modo che sia tut­to in rego­la per il giorno dopo».

Il com­pi­to del rab­bi­no Tauber è par­ti­co­lar­mente impor­tante per la comu­nità ebraica newyorkese: sen­za il suo «via lib­era», la recinzione non è con­sid­er­a­ta «kosher» e gli ebrei orto­dos­si non pos­sono trasportare alcun ogget­to al di fuori del­la pro­pria abitazione. Per questo ogni set­ti­mana i reli­giosi con­trol­lano sull’apposito sito inter­net che l’Eruv sia sta­to accu­rata­mente ispezion­a­to e che tut­to sia in rego­la.

La recinzione di Man­hat­tan è nata nel 1999 e inizial­mente com­pren­de­va solo l’Upper West Side. Da allo­ra si è espan­so piano piano di zona in zona: «I fedeli degli altri quartieri ci con­tat­ta­vano — rac­con­ta Teu­ber — per­ché anche loro vol­e­vano essere com­pre­si all’interno dell’Eruv. Lenta­mente abbi­amo amplia­to le sezioni, arrivan­do infine a cir­con­dare qua­si tut­ta l’isola». In alcu­ni pun­ti non è nec­es­sario il filo: se gli altri para­metri sono rispet­tati, come per esem­pio l’altezza min­i­ma e lo svol­gi­men­to in lin­ea ret­ta, anche altre strut­ture pos­sono fun­gere allo scopo. Così in alcu­ni pun­ti si trat­ta per esem­pio del muret­to di recinzione del par­co o delle fac­ciate di edi­fi­ci; ma dopo qualche metro si ritor­na sem­pre al cavo, l’unico modo per assi­cu­rare con­ti­nu­ità negli innu­merevoli incro­ci.

Da quan­do è sta­to inau­gu­ra­to, l’Eruv ha resis­ti­to qua­si a tut­to: dagli ura­gani, come Sandy nel 2012, alle annu­ali parate del Ringrazi­a­men­to in cui gli enor­mi pupazzi aero­sta­ti­ci lo colpis­cono pun­tual­mente. «Ogni vol­ta siamo rius­ci­ti ad aggiustare le sezioni dan­neg­giate in tem­po — rac­con­ta Teu­ber —. Solo una vol­ta non ci siamo rius­ci­ti. Era una deci­na di anni fa, ci fu una vio­len­ta nevi­ca­ta, che appe­san­tì i cavi e li fece cedere in diver­si pun­ti. Non rius­cim­mo ad aggiustare tutte le falle in tem­po. Ma solo per­ché era ven­erdì pomerig­gio».

Fonte: https://www.corriere.it/cronache/20_gennaio_05/storia-dell-eruv-filo-che-circonda-manhattan-b0a9954c-2f0d-11ea-838c-ac55de770e3c.shtml

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IL CORONAVIRUS CONDIVIDE IL SITO CON CUI SI AGGRAPPA ALLE CELLULE UMANE CON HIV E EBOLA

Scien­ziati cine­si han­no rifer­i­to che il coro­n­avirus che dev­as­ta le popo­lazioni di tut­to il mon­do è molto  più facile ad attac­car­si alle cel­lule umane che  il suo cug­i­no stret­to Sars –   poiché con­tiene geni inat­te­si che lo col­legano all’HIV e all’Ebola.

La  ricer­ca proviene dall’Università di Nankai nel­la cit­tà cinese set­ten­tri­onale di Tian­jin. Pub­bli­ca­to il 14 feb­braio, è già diven­ta­to uno dei doc­u­men­ti più visti sul­la piattafor­ma.

È ormai noto che 2019-nCoV con­di­vide oltre l’80% del suo DNA con il virus Sars, che causò l’epidemia 2002/3 nel sud-est asi­ati­co;  è  il suo par­ente geneti­co più vici­no. Sars ha inva­so il cor­po umano legan­dosi a una pro­teina del recet­tore, chia­ma­ta ACE2, sulle mem­brane delle cel­lule. Ma alla fine ques­ta è sta­ta la  fine di quel virus: l’ACE2 è raro nelle cel­lule di per­sone sane, e ciò ha lim­i­ta­to in modo sig­ni­fica­ti­vo la dif­fu­sione di Sars, provo­can­do il suo esauri­men­to entro il 2004. Alla fine, solo cir­ca 8000 per­sone in tut­to il mon­do sono state infet­tate, il covid-19  ha già infet­ta­to oltre 80.000 per­sone.

A dif­feren­za di Sars,  il nuo­vo Coro­n­avirus ha una sezione di geni assen­ti dal geno­ma di Sars. Somigliano ai geni trovati nell’HIV e nell’Ebola. Questi geni pos­sono cod­i­fi­care per un diver­so per­cor­so miran­do alla furi­na pro­te­ica sulle cel­lule umane, che è come l’attacco dell’HIV e dell’Ebola. Se fun­ziona come fan­no gli altri virus, ques­ta mutazione potrebbe ren­der­la fino a 1.000 volte migliore nel legar­si alle cel­lule umane rispet­to a Sars.

[….]

Il sug­ger­i­men­to che il coro­n­avirus pos­sa pre­sentare alcune somiglianze con l’HIV ha sus­ci­ta­to polemiche. All’inizio di questo mese, un pre-stam­pa  di car­ta è sta­to pub­bli­ca­to il bioRx­iv dal tito­lo, “mis­te­riosa somiglian­za di inser­ti uni­ci al 2019-nCoV pic­co mon­o­clonale di HIV-1 gp120 e Gag” , ha sug­ger­i­to che alcu­ni geni di HIV sareb­bero “saltati  den­tro” il 2019-nCoV , ren­den­do­lo più con­ta­gioso e quin­di peri­coloso. Il doc­u­men­to è sta­to presto crit­i­ca­to vio­len­te­mente  e  gli autori han­no riconosci­u­to che non avrebbe super­a­to la revi­sione tra pari in quel­la ver­sione. Dopo­tut­to, questo è il pun­to del­la revi­sione tra pari: sfi­dare, chiarire e  sco­prire le falle  nel­la ricer­ca pri­ma del­la pub­bli­cazione uffi­ciale.

Nel caso dell’ultima ricer­ca, il team dietro di esso lo ha pub­bli­ca­to come pre­stam­pa su Chinaxiv.org, una ver­sione cinese di bioRx­iv uti­liz­za­ta dall’Accademia cinese delle scien­ze. In quan­to tale, non è sot­to­pos­to a revi­sione par­i­taria e i risul­tati devono essere con­siderati provvi­sori fino a quan­do non appare la ver­sione finale del doc­u­men­to.

Det­to questo, non è l’unica ricer­ca che ha trova­to il sito di scis­sione sim­i­le alla furi­na pre­sente nell’HIV e nell’Ebola, ma che è assente da altri coro­n­avirus –  un’altra pre-stam­pa su chinaxiv.org e uno  stu­dio francese pub­bli­ca­to nel peer-reviewed la riv­ista Antivi­ral Research è giun­ta alla stes­sa con­clu­sione. Esistono far­ma­ci che pren­dono di mira l’enzima furi­na – far­ma­ci prece­den­te­mente usati nei trat­ta­men­ti per l’HIV. Res­ta da vedere se potreb­bero essere coop­tati per covid-19, o se questo è in realtà un per­cor­so ragionev­ole ver­so un trat­ta­men­to.

RNA del COVID-19:   I VIRUS NON SI COMBINANO MAI TRA LORO :  LO FA “L’UOMO”  chinaxiv.org/abs/202002.000 

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