Il lato oscuro degli amish

Amish (LaPresse)

RELIGIONI /

Si riconoscono facil­mente gra­zie al loro abbiglia­men­to: bar­ba lun­ga e sen­za baf­fi per gli uomi­ni, un abito gri­gio, lun­go appe­na sopra le cav­iglie e un cap­pel­lo per le donne. Si muovono su car­rozze trainate da cav­al­li e con­ducono una vita appar­ente­mente sem­plice. Rifi­u­tano, anche se in parte, la tec­nolo­gia e la con­tem­po­raneità e vivono come con­ta­di­ni e arti­giani, in cam­pagna. La loro comu­nità, soltan­to negli Sta­ti Uni­ti, con­ta cir­ca 342mila per­sone, tutte sparse nelle aree rurali del­la Penn­syl­va­nia, dell’Ohio, dell’Indiana, del Ken­tucky, del­lo Sta­to di New York, del Michi­gan e del Wis­con­sin. E se in tan­ti li conoscono per il loro iso­la­men­to e le loro abi­tu­di­ni, nelle ultime set­ti­mane, in Amer­i­ca, agli amish ven­gono ritenu­ti respon­s­abili di abusi ses­su­ali per­pe­trati (negli anni) sui bam­bi­ni all’interno del­la comu­nità e, soprat­tut­to, den­tro i nuclei famil­iari.

A rac­con­tare i diver­si casi di vio­len­za ses­suale, omis­sioni e stupri è un’inchiesta di Sarah McClure che, su Cos­mopoli­tanha ricostru­ito le vicende di alcune vit­time, le quali han­no rac­con­ta­to (nel det­taglio) le loro per­son­ali sto­rie di vio­len­za, vis­sute spes­so in silen­zio e taciute per anni. La mag­gior parte degli abusi si sono con­sumati all’interno delle mura domes­tiche o den­tro gli spazi del­la comu­nità: niente denunce alla polizia, né coin­vol­gi­men­to di per­sone esterne al grup­po reli­gioso. Il muro di omertà è cresci­u­to così, scon­vol­gen­do la vita di decine di bam­bine e bam­bi­ni che, nel tem­po, sono diven­tati spes­so adul­ti ter­ror­iz­za­ti dal­la sof­feren­za e dila­niati dal sen­so di col­pa.

I 52 casi accertati

Sec­on­do quan­to emer­so dal rap­por­to pub­bli­ca­to sul­la riv­ista amer­i­cana, negli ulti­mi dieci anni, i casi uffi­ciali di vio­len­ze ses­su­ali su minori amish sareb­bero 52, tut­ti avvenu­ti nei sette sta­ti in cui la comu­nità vive da sec­oli. Ma il numero ripor­ta­to dall’inchiesta non illus­tr­erebbe il quadro com­ple­to. Questo per­ché è nec­es­sario con­sid­er­are il som­mer­so, ovvero le sto­rie mai rac­con­tate e gli abusi tenu­ti nascosti per anni. In base a quan­to ripor­ta­to dall’inchiesta, infat­ti, prati­ca­mente ogni vit­ti­ma ascolta­ta (mas­chio o fem­mi­na) avrebbe dichiara­to di essere sta­ta dis­suasa dal­la famiglia o dai leader del­la comu­nità dal denun­cia­re le vio­len­ze e tut­ti han­no affer­ma­to di essere sta­ti con­dizionati a non chiedere aiu­to all’esterno. In molti han­no fat­to sapere di essere sta­ti intimidi­ti o, addirit­tura, minac­ciati di sco­mu­ni­ca e le sto­rie rac­colte mostra­no un’idea dif­fusa, soprat­tut­to in pas­sato, che le vio­len­ze ses­su­ali sui minori (anche da parte delle autorità reli­giose amish) dove­vano rimanere all’interno del­la comu­nità, o peg­gio, del­la famiglia. E per fare pre­sa sul­la coscien­za, a molti di loro, per esem­pio, veni­va det­to che non era “cris­tiano” denun­cia­re un par­ente e, più in gen­erale, una vio­len­za.

Chi sono gli amish

La comu­nità reli­giosa, nata in Svizzera nel Cinque­cen­to, si trasferì in Amer­i­ca nel Set­te­cen­to. Attual­mente, il grup­po più nutri­to si tro­va in Ohio ed è sta­to cal­co­la­to che, in media, per famiglia, ci siano sette figli. Anche per questo moti­vo, sono tra le popo­lazioni a mag­gior incre­men­to demografi­co al mon­do e pro­prio per­ché il nucleo famil­iare è così cen­trale nelle loro vita è molto più com­p­lesso affrontare episo­di di sfrut­ta­men­to o abu­so (quan­do ci sono). La stra­grande mag­gio­ran­za di loro par­la, tradizional­mente, un dialet­to tedesco chiam­a­to “tedesco del­la Penn­syl­va­nia”, ma una mino­ran­za comu­ni­ca con due diver­si dialet­ti ale­man­ni. Anche il fat­tore lin­guis­ti­co, in effet­ti, ha con­tribuito a sep­a­rar­li dal resto del­la soci­età e a ren­dere più dif­fi­cile la rot­tura del silen­zio, nei casi in cui gli ele­men­ti più deboli, come le donne e i bam­bi­ni, han­no avu­to bisog­no di denun­cia­re casi di abu­so o di vio­len­za. Man­can­do di un leader cen­tral­iz­za­to, vivono in con­gregazioni locali o dis­tret­ti eccle­siali, cias­cuno com­pos­to da 20 a 40 famiglie.

Come vivono gli amish

Gli amish vivono all’interno di una comu­nità dal tes­su­to sociale molto robus­to, basato pro­prio sui for­ti lega­mi famil­iari e su un’ancora più forte iden­tità reli­giosa. Per gli ele­men­ti del­la comu­nità, nel tem­po, è sta­to fon­da­men­tale sal­va­guardare questo tipo di soci­età e le azioni di ogni suo com­po­nente sono state votate a questo. Com­pre­si la cop­er­tu­ra e l’insabbiamento di vio­len­ze ses­su­ali (soprat­tut­to negli anni pas­sati). Così, a par­tire dall’infanzia, gli amish sono “pro­tet­ti” da ogni influen­za ester­na: nes­suna intru­sione deve arrivare dal mon­do e, fino a qualche anno fa, la mag­gior parte dei com­po­nen­ti di ques­ta comu­nità vieta­va l’utilizzo del­la tele­vi­sione o l’ascolto del­la musi­ca pop (e c’è chi lo fa anco­ra). Niente deve intac­care i prin­cipi di una comu­nità dalle carat­ter­is­tiche rigide: i bam­bi­ni amish, infat­ti, stu­di­ano fino a 13 anni sot­to la super­vi­sione di un loro inseg­nante, in una scuo­la di stan­za uni­ca. Le maestre sono, di fre­quente, donne nubili del­la comu­nità, che non possiedono un vero e pro­prio cur­ricu­lum pro­fes­sion­ale ma sono pro­mosse dagli anziani e dai reli­giosi per le loro virtù morali. Tut­to è prog­et­ta­to per uno stile di vita umile, ben dis­ci­plina­to e, soprat­tut­to, devo­to.

La storia di “Sadie”

Nell’inchiesta pub­bli­ca­ta dal sito amer­i­cano emerge, fra le altre, la sto­ria di Sadie, una ragaz­za amish stupra­ta da bam­bi­na, il cui nome è sta­to mod­i­fi­ca­to e che oggi ha 32 anni, un mar­i­to e cinque figli. Dal 2013, è usci­ta defin­i­ti­va­mente dal­la comu­nità. Un per­cor­so di ter­apia l’ha aiu­ta­ta a gestire la rab­bia, la pau­ra e la dif­fi­den­za, ma a chi la inter­vis­ta­va ha dichiara­to di avere anco­ra delle dif­fi­coltà nel vedere degli uomi­ni adul­ti vici­no ai suoi bam­bi­ni. Tra i pri­mi ad approf­ittar­si del­la sua infanzia, quan­do era pic­co­la, era sta­to uno dei suoi fratel­li che, in base ai suoi rac­con­ti, si intro­duce­va nel suo let­to, nel cuore del­la notte, per abusare di lei. Poi un altro che, la mat­ti­na, all’alba la affer­ra­va, dopo che ave­va fini­to di dare da man­gia­re ai maiali, e la vio­len­ta­va. E anche se lei, pic­co­la e min­u­ta, avesse volu­to lib­er­ar­si da quel­la mor­sa, far­lo era impos­si­bile vista la staz­za dei suoi famil­iari, tut­ti più gran­di e più for­ti di lei.

Abusata dai fratelli e dal padre

La 32enne ha rac­con­ta­to di aver subito il pri­mo stupro da uno dei suoi fratel­li a nove anni. Il padre, invece, abusò di lei tem­po dopo, quan­do di anni ne ave­va 12. Sec­on­do quan­to emer­so dall’inchiesta, l’uomo, un chi­ro­prati­co del­la comu­nità, l’avrebbe pen­e­tra­ta con le dita sul­lo stes­so tavo­lo in cui era soli­to vis­itare i pazi­en­ti. Davan­ti allo sguar­do per­p­lesso del­la figlia, forse alla ricer­ca di una moti­vazione che non pote­va esser­ci, le disse che la sta­va toc­can­do per “tastare il suo utero”, al fine di garan­tire la sua fer­til­ità. Appe­na diven­ta­ta ado­les­cente, a 14 anni, altri tre fratel­li l’avrebbero vio­len­ta­ta più volte alla set­ti­mana. Di quegli episo­di, in segui­to, sarebbe sta­ta lei a ver­gog­nar­si, sen­za un moti­vo reale ma tut­to cul­tur­ale. Sec­on­do quan­to ripor­ta­to da Sadie, le sue sorelle, che con lei con­di­vide­vano la cam­era e qualche vol­ta anche il let­to, non si sareb­bero mai opposte a quel tipo di vio­len­za e tem­po dopo la 32enne sarebbe venu­ta a sapere che anche loro veni­vano abusate con una cer­ta rego­lar­ità.

L’intervento delle autorità (e il silenzio)

Tra le virtù richi­este agli apparte­nen­ti a ques­ta comu­nità, in par­ti­co­lare in pas­sato, c’erano l’adesione alle regole e, in par­ti­co­lare, il silen­zio, per­ciò nes­suna di loro pen­sò mai di rac­con­tare ad altri quegli episo­di. E così, a lun­go, nes­suno disse nul­la. In base a quan­to ripor­ta­to dall’inchiesta, infat­ti, il giorno in cui le forze dell’ordine si pre­sen­tarono a casa di Sadie (allo­ra anco­ra 12enne) per inter­rog­a­re il padre a propos­i­to dei pre­sun­ti abusi sulle figlie, lei non disse nul­la. Così come il resto del­la famiglia. E la stes­sa cosa accadde tem­po dopo, quan­do il gen­i­tore venne con­dan­na­to da un giu­dice a soli cinque anni di lib­ertà vig­i­la­ta. Rimase zit­ta anche quan­do durante uno stupro da parte di uno dei suoi fratel­li, che la accan­tonò nel­la dis­pen­sa e la vio­len­tò sul lavandi­no, prob­a­bil­mente ebbe un abor­to spon­ta­neo, vis­to che il sangue, dopo quel rap­por­to forza­to, le scese lun­go la gam­ba.

La “punizione” per chi abusa

Dopo che gli abusi del padre di Sadie era­no diven­tati di dominio pub­bli­co, i diri­gen­ti del­la chiesa locale decis­ero di inflig­ger­gli una punizione. Così venne “evi­ta­to” per sei set­ti­mane, una for­ma comune di dis­ci­plina in cui l’accusato è social­mente ostra­ciz­za­to e gli è proibito man­gia­re allo stes­so tavo­lo dei mem­bri del­la chiesa, per esem­pio. Dopo ques­ta for­ma di allon­tana­men­to, è pre­vis­to che la per­sona con­fes­si in chiesa il suo pec­ca­to e che la comu­nità sia costret­ta a per­donarlo, “dimen­ti­can­do” così il pec­ca­to. Che, a quel pun­to, è come se non fos­se mai accadu­to. Nel­la vicen­da di Sadie rac­con­ta­ta nell’inchiesta, dopo quel pro­ced­i­men­to, a casa sua tut­to tornò alla “nor­mal­ità”, cioè pri­ma delle accuse. Quan­do la polizia tornò a casa di Sadie per fare altre domande a suo padre, lui rispose che il prob­le­ma era sta­to super­a­to, anche se ave­va con­fes­sato di avere fat­to ses­so con due dei suoi figli almeno tre volte cias­cuno, insis­ten­do però di non aver­li fer­i­ti e di non aver fat­to loro del male.

Il volere della famiglia

Nel caso del­la famiglia di Sadie, un par­ente ave­va ricorda­to che la madre, in segui­to a quan­to accadu­to, ave­va det­to agli assis­ten­ti sociali di met­tere in prat­i­ca ogni strate­gia pos­si­bile per impedire che il mar­i­to fos­se incar­cer­a­to. E la cosa fun­zionò, in effet­ti. Il padre di Sadie, nel 2001, si dichiarò colpev­ole di abu­so ses­suale ma non di inces­to, pro­prio per­ché la famiglia non vol­e­va fos­se mes­so in un pen­iten­ziario. Così, invece di scon­tare una pena che (all’epoca) pote­va durare almeno cinque anni, ottenne la lib­ertà vig­i­la­ta. La 32enne, oggi, sostiene che da quel momen­to il padre abusò di lei per altri cinque anni.

Un “segreto” condiviso da generazioni

In base ai dati for­ni­ti dal­la gior­nal­ista, dopo aver inter­pel­la­to qua­si cir­ca 36 per­sone amish, oltre a polizia, giu­di­ci, avvo­cati, oper­a­tori, spe­cial­isti e stu­diosi del­la ques­tione, sarebbe emer­so che l’abuso ses­suale all’interno di questo tipo di comu­nità rap­p­re­sen­ta una sor­ta di “seg­re­to con­di­vi­so“, che coin­volge intere gen­er­azioni. Così le vit­time, tem­po dopo, rac­con­tano sto­rie di avvic­i­na­men­ti inap­pro­priati, rap­por­ti ambigui, carezze, espo­sizione ai gen­i­tali degli adul­ti, pen­e­trazioni dig­i­tali, ses­so orale coat­to, ses­so anale e stupri di ogni genere da parte di famil­iari e leader reli­giosi con un min­i­mo comune denom­i­na­tore: l’occul­ta­men­to e il silen­zio asso­lu­to. Per­ché chi decide di par­lare, spes­so viene deriso o, addirit­tura, incol­pa­to. E per­ché l’idea di non dire nul­la è rad­i­ca­ta.

Cosa si sta muovendo oggi

Eppure, sic­come da qualche anno, di vio­len­za sulle donne si par­la con mag­giore fre­quen­za, anche la parte fem­minile del­la comu­nità ha impara­to a con­frontar­si con le denunce, anche se con lentez­za. Lin­da Crock­ett, fon­da­trice e diret­trice di Safe Com­mu­ni­ties, un’organizzazione che si adopera per pre­venire l’abuso ses­suale sui minori ha fat­to notare come questo movi­men­to di denun­cia da parte delle donne amish sia meno vis­i­bile ma che, comunque, negli ulti­mi dieci anni sia anche cresci­u­to. Sec­on­do la diret­trice, infat­ti, le vit­time (o ex vit­time) si sentono e si sosten­gono rec­i­p­ro­ca­mente, pro­prio all’interno delle comu­nità stes­sa. Sec­on­do quan­to tes­ti­mo­ni­a­to da Craig Sted­man, ex procu­ra­tore dis­tret­tuale del­la con­tea di Lan­cast­er, in Penn­syl­va­nia, che ospi­ta cir­ca 40mila amish, e che ha fat­to parte di un grup­po che col­le­ga la comu­nità alle forze dell’ordine e ai servizi sociali, di fre­quente, però, sono gli uomi­ni a chia­mare al pos­to delle loro mogli, per esem­pio.

Perché gli abusi nelle comunità amish

Tra gli ele­men­ti che favoriscono la dif­fu­sione degli abusi den­tro la comu­nità come quel­la degli amish esistono una serie di fat­tori ogget­tivi, come un’impostazione sociale pro­fon­da­mente patri­ar­cale, uno stile di vita iso­la­to in cui le vit­time han­no poche occa­sioni di esporsi al mon­do ester­no, un sis­tema educa­ti­vo che finisce all’inizio dell’adolescenza e non for­nisce alcun inseg­na­men­to lega­to alla ses­su­al­ità o al cor­po, una cul­tura lega­ta al sen­so di inadeguatez­za, ver­gogna e biasi­mo del­la vit­ti­ma, un lim­i­ta­to acces­so agli stru­men­ti tec­no­logi­ci che pos­sono con­sen­tire la comu­ni­cazione o, almeno, una cer­ta con­sapev­olez­za sociale e, soprat­tut­to, una reli­gione che priv­i­le­gia il per­dono rispet­to all’effettiva punizione. Inoltre, i leader amish ten­dono anche a dif­fi­dare dalle forze dell’ordine, pref­er­en­do gestire le pro­prie con­tro­ver­sie in autono­mia.

La storia di Lizzie Hershberger

Oltre alla sto­ria di Sadie, il cui nome è sta­to cam­bi­a­to per ragioni di ris­er­vatez­za, dall’inchiesta di Cos­mopoli­tan è emer­sa anche la vicen­da di Lizzie Her­sh­berg­er, che a a 14 anni venne assun­ta da una famiglia di amish per aiutare il nucleo con il loro quat­tro figli nei lavori con­ta­di­ni. La don­na ha rac­con­ta­to che a quell’età, una notte, dopo aver munto le muc­che, il capo­famiglia 27enne la baciò, la spinse con­tro ai sac­chet­ti di cibo e le tolse i vesti­ti che lei, fati­cosa­mente, cer­ca­va di ten­er­si addos­so. Le avrebbe det­to “rilas­sati”, pri­ma di vio­len­tar­la, e lei per molto tem­po non riuscì a capire la ragione per cui, durante quel­lo stupro, sen­tisse dolore e sangue tra le gambe. Nes­suno le ave­va mai par­la­to di come fun­zion­a­va un rap­por­to ses­suale, delle mestru­azioni, né del­la rot­tura dell’imene. Per molte ragazz­ine vio­len­tate, rac­con­tare un abu­so diven­ta anco­ra più dif­fi­cile pro­prio per la scarsa conoscen­za che le gio­vani han­no del loro cor­po e del­la loro ses­su­al­ità.

Il senso di colpa

Dopo quel­lo stupro, Her­sh­berg­er iniz­iò a provare un forte sen­so di col­pa, dovu­to prin­ci­pal­mente al fat­to di non esser­si allon­tana­ta pri­ma da quel­la stal­la. Sec­on­do quan­to ripor­ta­to dall’inchiesta, dai diari del­la don­na e dai doc­u­men­ti del tri­bunale, il 27enne la stuprò altre 25 volte, per cir­ca cinque mesi. Accade­va nel fie­nile, all’esterno e, persi­no, all’intero di casa sua. In base a quan­to tes­ti­mo­ni­a­to da Her­sh­berg­er qual­cuno vide quelle scene, ma nes­suno la aiutò o allon­tanò il suo per­se­cu­tore. Che, alla fine, con­fessò. Venne evi­ta­to, come il padre di Sadie, per sei set­ti­mane e la chiesa lo per­donò. Her­sh­berg­er, invece, a lun­go è sta­ta addi­ta­ta come una schlud o una hoodah, ter­mi­ni olan­desi uti­liz­za­ti in Penn­syl­va­nia che stan­no per troia o put­tana. Derisa, bul­liz­za­ta e incol­pa­ta, sec­on­do quan­to ripor­ta­to dal­la don­na, nes­suno le chiese come si sen­tisse. La comu­nità sostenne che fos­se affet­ta da dis­tur­bo men­tale ed è comune che le vit­time amish siano viste colpevoli almeno quan­to gli aggres­sori, per­ché ritenu­ti “part­ner con­sen­zi­en­ti” che com­met­tono adul­te­rio (anche se si trat­ta di bam­bi­ni). Ci si aspet­ta che le vit­time con­di­vi­dano certe respon­s­abil­ità e che, dopo il per­dono del­la chiesa, arrivi anche il loro.

Gli amish in tribunale

In base a quan­to ricostru­ito, quan­do un caso, rara­mente, è fini­to in tri­bunale, gli amish han­no parteggia­to (in maniera palese) per chi abusa. Sec­on­do quan­to tes­ti­mo­ni­a­to da vit­time e forze dell’ordine, i colpevoli, infat­ti, entra­no nelle aule di gius­tizia accom­pa­g­nati qua­si con le loro intere con­gregazioni dietro di loro. Così, qua­si nes­suno difende chi è abusato e la mag­gio­ran­za si schiera con gli stupra­tori. In alcu­ni casi le gio­vani vit­time sareb­bero state costrette a per­donare il padre e i fratel­li dopo la vio­len­za, addirit­tura con l’obbligo di scri­vere let­tere di sup­pli­ca al tri­bunale per impedire l’incarcerazione dei famil­iari. Accor­di come questi, prob­a­bil­mente, han­no con­tribuito a sal­vare gli impu­tati da quelle che avreb­bero potu­to essere con­danne da 25 a 30 anni di reclu­sione.

La “struttura” per problemi mentali

Sec­on­do quan­to rac­con­ta­to, poi, esistereb­bero delle strut­ture (gestite da amish o da men­non­i­ti) per la riabil­i­tazione delle vit­time di stupro. Luoghi in cui, sec­on­do le tes­ti­mo­ni­anze, non si appro­fondisce per davvero il trau­ma, ma si lavo­ra sug­li sta­ti emo­tivi delle vit­time e le con­sulen­ze sono basate sui testi bib­li­ci. Nes­suno possiede una licen­za per ciò che fa e le aggres­sioni ses­su­ali non sem­bra­no essere trat­tate nel modo più adegua­to. Sec­on­do quan­to ricostru­ito dall’inchiesta, le vit­time sareb­bero state costrette, in alcu­ni casi, all’assunzione di far­ma­ci e tran­quil­lan­ti, e sareb­bero tor­nate a casa come sot­to effet­to di sostanze stu­pe­facen­ti. In base a quan­to tes­ti­mo­ni­a­to dalle cartelle cliniche di una vit­ti­ma di vio­len­za ses­suale, in uno di quei cen­tri, le era sta­ta pre­scrit­ta l’olan­za­p­ina, un far­ma­co antip­si­coti­co che trat­ta soli­ta­mente malat­tie men­tali come la schizofre­nia. E rifi­u­tar­si di pren­dere quelle med­i­cine non è un’opzione con­tem­pla­ta, né con­sigli­a­bile. Soli­ta­mente, poi, i cer­ti­fi­cati di rilas­cio con­sigliano alle vit­time di stupro di “sfi­dare i pen­sieri mal­sani uti­liz­zan­do pen­sieri pos­i­tivi e buoni”. In base alla tes­ti­mo­ni­an­za di una delle vit­time (com­parsa sem­pre nell’inchiesta di Cos­mopoli­tan), i leader amish uti­lizzereb­bero questi sog­giorni coat­ti per met­tere a tacere le donne che, negli ulti­mi tem­pi, han­no deciso di par­lare e di non tenere nascosti abusi ed episo­di di vio­len­za.

Voci di speranza

Ma sic­come la sop­por­tazione di certe situ­azioni si è fat­ta più com­pli­ca­ta, anche gra­zie all’evolversi del­la soci­età, più sen­si­bile a certe tem­atiche, negli ulti­mi anni si sono for­mati grup­pi e strut­ture in gra­do di ascoltare e accogliere le vit­time di stupro. Cir­ca due anni fa, Lizzie Her­sh­berg­er e Dena Schrock (entrambe ex com­po­nen­ti del­la comu­nità amish) han­no lan­ci­a­to Voic­es of Hope, unìas­so­ci­azione per donne mal­trat­tate. Altre per­sone, invece, trovano uno spazio in “The Plain Peo­ple”, uno spet­ta­co­lo lan­ci­a­to nel 2018 che rac­con­ta episo­di accadu­ti nelle comu­nità di amish e men­non­i­ti di soprusi e vio­len­za. Intan­to, in Penn­syl­va­nia, in diver­si stan­no lavo­ran­do per rifor­mare la cul­tura amish. Nel­la con­tea di Lan­cast­er, infat­ti, esiste una task force, com­pos­ta da polizia, procu­ra­tori e agen­zie di servizi sociali che incon­tra, alcune volte l’anno, i leader reli­giosi. Anche se, come ripor­ta­to dall’inchiesta, nes­suna don­na è inclusa tra i rap­p­re­sen­tan­ti amish del grup­po.

La volontà di cambiare

Tut­tavia, la sen­si­bil­ità lega­ta a questo tema sem­bra stai trasfor­man­do le abi­tu­di­ni di queste comu­nità e alcu­ni amish han­no avvi­a­to inizia­tive per com­bat­tere questi fenomeni. In diver­si Sta­ti, infat­ti, i loro comi­tati si met­tono in con­tat­to con le autorità locali per riferire e perseguire i casi di stupro. Sec­on­do quan­to tes­ti­mo­ni­a­to da diver­si leader amish, l’urgenza è quel­la di infor­mare ed edu­care le famiglie e l’atteggiamento sem­bra essere cam­bi­a­to anche nei con­fron­ti del con­cet­to di per­dono. Proces­so molto com­p­lesso, quan­do non impos­si­bile

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Dopo i pri­mi due casi accer­tati di Coro­n­avirus in Italia Con­te chi­ude gli aero­por­ti per il traf­fi­co aereo “da e per la Cina”, ma 5 voli con oltre mille passeg­geri sono in arri­vo a Milano e Roma

In segui­to alla con­fer­ma dei pri­mi due casi accer­tati di con­ta­gio da Coro­n­avirus in Italia, Palaz­zo Chi­gi ha deciso di chi­ud­ere imme­di­ata­mente gli aero­por­ti a tut­ti i voli prove­ni­en­ti dal­la Cina, ma cinque aerei, che era­no già in rot­ta, sono atter­rati comunque in queste ore.

La dras­ti­ca pre­cauzione approva­ta dal pres­i­dente dal Con­siglio Giuseppe Con­te di chi­ud­ere gli aero­por­ti ital­iani ai voli prove­niente dal­la Cina non ter­rà con­to di cinque voli, decol­lati pri­ma del­la con­feren­za stam­pa che ha reso noto a tut­to il Paese che il Coro­n­avirus ha rag­giun­to il suo­lo ital­iano. Decol­lati da Hangzhou, Chongqing, Guanzhou, Pechi­no e Shangai, i cinque voli inter­con­ti­nen­tali che in queste ore stan­no sor­volan­do Asia occi­den­tale, atter­ran­no tra le 5:50 e le 7:00 del mat­ti­no a Roma Fiu­mi­ci­no e Milano Malpen­sa - prin­ci­pali scali inter­nazion­ali del nos­tro paese. Il bloc­co del traf­fi­co aereo da e per la Cina deciso da Palaz­zo Chi­gi è sta­to pro­mul­ga­to intorno alle 22.30 ora ital­iana, dunque non pote­va essere este­so, evi­den­te­mente, ai voli operati da tre com­pag­nia di bandiera cine­si: Air Chi­na, Chi­na South­ern Air­lines e Hainan Air­lines. Si trat­terebbe di 2 Air­bus A330, 2 Air­bus 350 e un Boe­ing 787, per un totale approssi­ma­ti­vo di oltre 1000 passeg­geri. Tut­ti i voli sono facil­mente trac­cia­bili sui siti di lib­era con­sul­tazione che seguono il traf­fi­co aereo civile come Flightradar24.

La misura annun­ci­a­ta dal pre­mier Con­te e fir­ma­ta dal min­istro del­la San­ità Rober­to Sper­an­za è attual­mente la più “restrit­ti­va” d’Eu­ropa, ma sono molte altre com­pag­nie straniere che han­no opta­to per la can­cel­lazione — a tem­po deter­mianto — di trat­te dirette e prove­ni­en­ti dal­la Cina. La lista è lun­ga, ma la pri­ma com­pag­nia aerea ad aver bloc­ca­to i voli prove­ni­en­ti dal­la Cina è sta­ta British Air­ways, segui­ta imme­di­ata­mente da Amer­i­can Air­lines, Air India e dal­la com­pag­nia sud­core­ana Seoul Air. Lufthansa Swiss Air e Aus­tri­an Air­lines han­no sospe­so tut­ti i voli per la Cina fino al 9 feb­braio, men­tre Air France ha sospe­so solo le trat­te su Wuhan: il foco­laio del­l’epi­demia del Coro­n­avirus.

Men­tre le autorità occi­den­tali invi­tano al man­tenere la cal­ma nei con­fron­ti di quel­la che nei giorni scor­si era già sta­ta dip­in­ta dai media come una pan­demia, gli aero­por­ti cine­si si stan­no let­teral­mente svuotan­do, men­tre si oper­a­no piani di evac­uazione per tut­ti i cit­ta­di­ni stranieri che restano “asser­ragliati” nelle loro abitazioni di Wuhan pri­ma di venire ricon­dot­ti in sicurez­za in patria. I dis­a­gi per i passeg­geri cine­si, che rimar­ran­no bloc­cati nel nos­tro paese, come nel resto d’Eu­ropa, sono inim­mag­in­abili; tan­to quan­to le riper­cus­sioni sul traf­fi­co aereo inter­nazionale che la deci­sione di chi­ud­ere i prin­ci­pali scali ai voli prove­ni­en­ti dal­la Cina — prob­a­bil­mente emu­la­ta da altri Sta­ti nelle prossime ore — promette di scatenare. Negli Sta­ti Uni­ti l’Al­lied Pilots Asso­ci­a­tion, un sin­da­ca­to che rap­p­re­sen­ta 15.000 piloti del­l’Amer­i­can Air­lines, ha già richiesto un’or­di­nan­za restrit­ti­va tem­po­ranea ma imme­di­a­ta con­tro la pro­pria com­pag­nia per fer­mare il servizio del vet­tore Usa-Cina, appel­lan­dosi al ris­chio di “entrare in con­tat­to con il Coro­n­avirus”. La sospen­sione dei col­lega­men­ti con la Cina per il ter­rore di dif­fondere una pan­demia — che ora con­ta 9. 692 con­ta­giati e 213 deces­si — sem­bra essere solo all’inizio: il pan­i­co potrebbe portare ad un vero e pro­prio iso­la­men­to del Paese in atte­sa di una soluzione per scon­giu­rare ques­ta temi­bile minac­cia.

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Allarme Tbc a scuola: “4 bimbi sono risultati positivi al test”

Angos­cia e pau­ra per i gen­i­tori degli alun­ni del­l’Is­ti­tu­to com­pren­si­vo San­ta Beat­rice, quat­tro sco­lari rom sono risul­tati pos­i­tivi al test di Man­toux. Il gen­i­tore: “Per garan­tire la loro inclu­sione met­tono a ris­chio la salute dei nos­tri figli”

Non c’è solo il coro­n­avirus a minac­cia­re i bam­bi­ni romani. Se, per ora, la mis­te­riosa infezione cinese non si è anco­ra pale­sa­ta nelle aule sco­las­tiche, diver­si alun­ni in questi giorni sono risul­tati pos­i­tivi al test di Man­toux.

In poche parole, i bim­bi, potreb­bero aver con­trat­to la tuber­colosi.

La notizia arri­va dal­l’Isti­tu­to com­pren­si­vo San­ta Beat­rice, in via del­l’O­ra­to­rio Damasiano, alla per­ife­ria est del­la Cap­i­tale. Una strut­tura che ospi­ta cir­ca mille sco­lari. “Ven­erdì scor­so — rac­con­ta un papà che vuole rimanere anon­i­mo — i ver­ti­ci del­la scuo­la ci han­no infor­mati del­l’e­sisten­za di un prob­le­ma di carat­tere san­i­tario nel plesso, sen­za ulte­ri­ori det­tagli”. Una comu­ni­cazione vaga, che ha inevitabil­mente fat­to scat­tatare la psi­cosi col­let­ti­va tra i gen­i­tori. “Abbi­amo temu­to potesse trat­tar­si di un caso di coro­n­avirus o di menin­gite”, ricor­da il papà. Poi, qualche giorno più tar­di, nel cor­so di una riu­nione stra­or­di­nar­ia, è arriva­ta la notizia: “Ci sono quat­tro casi di tuber­colosi asin­tomat­i­ca”.

Tut­ti e quat­tro i minori coin­volti proven­gono dal cam­po rom di via Can­doni, fini­to tris­te­mente alla rib­al­ta in segui­to alla morte di Alessia, la neona­ta ritrova­ta sen­za vita lo scor­so novem­bre in uno dei con­tain­er del­la favela. Un vero e pro­prio ghet­to, dove vivono cir­ca 400 per­sone in con­dizioni igien­i­co-san­i­tarie da incubo. L’at­ti­vazione del pro­to­col­lo san­i­tario è sta­ta imme­di­a­ta. Così sono iniziati gli screen­ing con test tuber­col­in­i­co per cer­chi con­cen­tri­ci su alun­ni e per­son­ale sco­las­ti­co che sono sta­ti a con­tat­to con i bim­bi risul­tati pos­i­tivi al Man­toux. “Lunedì arriver­an­no i pri­mi risul­tati, siamo in grande appren­sione”, rac­con­ta il gen­i­tore. “Anche se dal­la Asl ci han­no spie­ga­to che il ris­chio di con­ta­gio è min­i­mo, abbi­amo comunque pau­ra”. E non aiu­ta a dis­ten­dere gli ani­mi la cir­co­lare dira­ma­ta qualche ora fa dai ver­ti­ci del­l’Is­ti­tu­to di via Damasiano: è sta­to trova­to anche un caso di scar­lat­ti­na.

Sono quat­tro le sezioni atten­zion­ate dai medici del servizio san­i­tario locale: una del­l’asi­lo, una del­la terza e due quinte. Ma non dorme son­ni tran­quil­li nep­pure chi ha i figli in clas­si “non a ris­chio”. “Il peri­co­lo c’è sem­pre per­chè i bam­bi­ni si incon­tra­no in gia­rdi­no e a men­sa, inoltre — aggiunge il papà — gli alun­ni che proven­gono dal cam­po di via Can­doni, prob­a­bile epi­cen­tro del foco­laio, sono una deci­na. Dovreb­bero con­trol­lar­li tut­ti”. Sarebbe bas­ta­ta qualche accortez­za in più per evitare alle famiglie coin­volte questo strazio. “Le con­dizioni in cui vivono i bam­bi­ni di via Can­doni sono al lim­ite del­la soprav­viven­za, sen­za acqua cor­rente, cir­con­dati da immon­dizia e topi, allo­ra ci doman­di­amo per­ché non vengano sot­to­posti a dei con­trol­li peri­od­i­ci”. La richi­es­ta dei gen­i­tori, adesso, è di effet­tuare gli screen­ing anti­tu­ber­co­lari anche sug­li altri alun­ni del­l’inse­di­a­men­to. E non solo: “In via pre­cauzionale, dovreb­bero evitare di stare a con­tat­to con gli altri stu­den­ti”, insiste l’uo­mo. Un’ipote­si che è sta­ta subito scar­ta­ta, per­ché la scuo­la è un dirit­to che non può essere nega­to.

Così, a mamme e papà più appren­sivi non res­ta che tenere i pro­pri figli a casa. “Sono bim­bi come i nos­tri — ci tiene a chiarire il gen­i­tore — ma non è gius­to che per garan­tire la loro inclu­sione si deb­ba met­tere a ris­chio una scuo­la intera”. Le mis­ure adot­tate sin qui non con­vin­cono nep­pure Daniele Cata­lano, coor­di­na­tore del­la Lega Gio­vani di Roma. “Invier­e­mo una nota uffi­ciale al min­istro del­l’In­ter­no e a quel­lo del­la Salute per chiedere di adottare ulte­ri­ori provved­i­men­ti per ridurre il ris­chio di dif­fu­sione di sim­ili malat­tie nel­l’in­ter­esse di tut­ti i minori, in prim­is di quel­li che abi­tano nel cam­po di via Can­doni”, annun­cia Cata­lano. Al net­to del­la “mas­si­ma fidu­cia” ripos­ta negli oper­a­tori san­i­tari, per il leghista, “è tem­po di inter­ven­ti dras­ti­ci”. “E spero — con­clude — che i buon­isti del­la pri­ma ora non diano voce alla loro con­sue­ta ipocrisia”.

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Elly Schlein, nuova icona della sinistra, traccia la linea: subito porti aperti e ius soli

https://www.secoloditalia.it/2020/01  

Elly Schlein, la nuo­va reginet­ta del­la sin­is­tra, è sta­ta la can­di­da­ta più vota­ta in Emil­ia Romagna. Famosa per un video in cui se la prende con l’assenteismo in Europa di Mat­teo Salvi­ni, fa il giro delle tv ogni sera. In prat­i­ca ha sop­pi­anta­to la sar­di­na Mat­tia San­tori. Repub­bli­ca l’ha innalza­ta sug­li altari e così Lil­li Gru­ber nel suo salot­to su La7. Mario Lavia su Linki­es­ta chiede per lei un pos­to nel­la nuo­va seg­rete­ria del Pd. Insom­ma Elly Schlein ha un grande avvenire davan­ti a sé.

E così ha pen­sato bene di far capire subito qual è il prog­et­to politi­co da seguire. Lo ha fat­to in un comu­ni­ca­to con­giun­to con gli eurodep­u­tati Pd Pietro Bar­to­lo, il medico pro-migranti, e Pier­francesco Majori­no.

Elly Schlein, l’appello al governo

In Italia e in Europa c’è bisog­no di una svol­ta rad­i­cale in mate­ria di politiche di immi­grazione. Per questo riv­ol­giamo al gov­er­no un appel­lo pre­ciso: ci si fac­cia cari­co di scelte più nette rispet­to a quelle oper­ate fin qui. Serve una nuo­va legge quadro su di una mate­ria che fin qui è sta­ta affronta­ta attra­ver­so le lenti dell’insicurezza, del­la pau­ra, del­la fragilità dei prog­et­ti di inclu­sione e inte­grazione”. Questo l’appello al gov­er­no, riv­olto soprat­tut­to al Pd affinché una lin­ea di sin­is­tra rad­i­cale sia chiara­mente riconosci­bile.

E serve – con­tin­ua l’appello – una nuo­va legge sul­la cit­tad­i­nan­za che can­cel­li l’odiosa dif­feren­za tra bam­bi­ni che nascono e crescono in questo Paese e che devono essere sem­pre riconosciu­ti come ital­iani. La can­cel­lazione dei decreti Salvi­ni, il supera­men­to del­la Bossi-Fini, il poten­zi­a­men­to dell’accoglienza dif­fusa, il rilan­cio di SPRAR, un grande piano nazionale per la piena inte­grazione, il sosteg­no al soc­cor­so in mare, la nuo­va ges­tione dei flus­si con­tro qual­si­asi ille­gal­ità, l’annullamento del mem­o­ran­dum con la Lib­ia in cui la situ­azione non garan­tisce il rispet­to dirit­ti fon­da­men­tali e la can­cel­lazione di quel­la aut­en­ti­ca ver­gogna cos­ti­tui­ta dai campi di deten­zione: tut­to ciò deve e può essere il cuore di una nuo­va pag­i­na da scri­vere imme­di­ata­mente attra­ver­so il nos­tro Paese”.

Un Paese che, ovvi­a­mente, non va las­ci­a­to solo. Anche per questo è sem­pre più nec­es­sario che in sede euro­pea si approvi davvero la rifor­ma di Dubli­no – con­clude l’appello – e vin­ca la log­i­ca del­la comune respon­s­abil­ità nel­la ges­tione dei pro­ces­si di accoglien­za e non quel­la del­la con­tin­ua dere­spon­s­abi­liz­zazione che aiu­ta i traf­fi­can­ti e trat­ta i migranti come un nemi­co da resp­in­gere”.

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La politica americana in Medio Oriente: i preparativi per un disastro

The Sak­er
thesaker.is

Bugie, maledette bugie e sta­tis­tiche

Si è scop­er­to che Trump e il Pen­tagono sta­vano menten­do. Di nuo­vo. Ques­ta vol­ta sul­la reale entità del con­trat­tac­co ira­ni­ano alle forze statu­niten­si in Siria. In un pri­mo tem­po ave­vano affer­ma­to che nes­suno del per­son­ale amer­i­cano era sta­to fer­i­to, poi han­no con­fes­sato che 34 sol­dati ave­vano sof­fer­to di lesioni trau­matiche cere­brali (che Trump ha “ri-clas­si­fi­ca­to” come “mal di tes­ta“). Infine han­no dovu­to ammet­tere che non era­no pro­prio 34, ma addirit­tura 50!

Sec­on­do alcune fonti, non tut­to il per­son­ale degli Sta­ti Uni­ti si era ripara­to nei bunker e alcu­ni uomi­ni era­no sta­ti schierati a dife­sa del perimetro del­la base. In ogni caso, ques­ta è un’altra indi­cazione che il con­trat­tac­co ira­ni­ano è sta­to molto più robus­to di quan­to orig­i­nar­i­a­mente ripor­ta­to dall’Impero. In effet­ti, fonti ira­ni­ane ave­vano seg­nala­to che, in segui­to all’attacco, numerosi fer­i­ti era­no sta­ti trasportati in Israele, Kuwait e Ger­ma­nia. Anco­ra una vol­ta, prob­a­bil­mente non sco­prire­mo mai la ver­ità su ciò che è accadu­to quel­la notte, ma due cose sono attual­mente sicure:

1. L’attacco ira­ni­ano è sta­to estrema­mente effi­cace ed è innega­bile che tutte le forze USA/NATO/Israeliane nel­la regione siano un facile bersaglio in atte­sa del prossi­mo attac­co ira­ni­ano.

2. Zio Shmuel ha dovu­to sminuire in modo dram­mati­co la vera por­ta­ta e la natu­ra del con­trat­tac­co ira­ni­ano.

Ora, cer­chi­amo di chiarire la qual­ità dei preavvisi rice­vu­ti dal per­son­ale degli Sta­ti Uni­ti. Sap­pi­amo che, come min­i­mo, ave­vano rice­vu­ti i seguen­ti avver­ti­men­ti:

1. Un avver­ti­men­to attra­ver­so il gov­er­no iracheno (che gli Ira­ni­ani ave­vano infor­ma­to delle loro inten­zioni).

2. Un avver­ti­men­to attra­ver­so le autorità svizzere (che rap­p­re­sen­tano gli inter­es­si degli Sta­ti Uni­ti in Iran e che gli Ira­ni­ani ave­vano avver­ti­to delle loro inten­zioni).

3. Un avver­ti­men­to attra­ver­so le capac­ità di ric­og­nizione/intelligence ter­restri aeree e spaziali degli Sta­ti Uni­ti.

Eppure, nonos­tante queste con­dizioni qua­si ide­ali (da un pun­to di vista difen­si­vo), ora sap­pi­amo che non era sta­to inter­cetta­to nem­meno un mis­sile ira­ni­ano, che i mis­sili ave­vano col­pi­to con altissi­ma pre­ci­sione, che la base USA ave­va subito ingen­ti dan­ni (com­pre­sa la dis­truzione di eli­cot­teri e droni) e che c’erano sta­ti decine di fer­i­ti (leggete questo arti­co­lo per un’analisi det­tagli­a­ta delle immag­i­ni del dopo-attac­co).

Se con­sid­e­ri­amo questo attac­co sopratut­to come un’operazione di “ver­i­fi­ca di fun­zion­a­men­to,” allo­ra diven­ta abbas­tan­za chiaro che, da parte ira­ni­ana, c’è sta­ta la dimostrazione di un alto gra­do di pre­ci­sione e del­la notev­ole capac­ità bel­li­ca dei pro­pri mis­sili bal­is­ti­ci, men­tre, da parte degli Sta­ti Uni­ti, l’unico risul­ta­to di questo bom­bar­da­men­to è sta­ta la dimostrazione che le forze statu­niten­si nel­la regione sono estrema­mente vul­ner­a­bili agli attac­chi mis­silis­ti­ci ira­ni­ani. Immag­i­nate solo se gli Ira­ni­ani avessero volu­to mas­simiz­zare le perdite statu­niten­si e non avessero dato alcun tipo di preavvi­so: quale sarebbe sta­to allo­ra il numero delle perdite ?! E se gli Ira­ni­ani avessero pre­so di mira, ad esem­pio, i deposi­ti di car­bu­rante e di munizioni, gli edi­fi­ci in cui vive il per­son­ale degli Sta­ti Uni­ti, le strut­ture indus­tri­ali (com­pre­si i nodi logis­ti­ci chi­ave del CENTCOM), i por­ti o mag­a­ri gli aero­por­ti? Rius­cite ad immag­inare il tipo di infer­no che gli Ira­ni­ani avreb­bero potu­to scatenare con­tro delle strut­ture prati­ca­mente indifese?!

Avete anco­ra dei dub­bi?

Allo­ra doman­dat­e­vi per­ché Trump & Co. han­no dovu­to men­tire e min­i­miz­zare la por­ta­ta reale dell’attacco ira­ni­ano. È abbas­tan­za ovvio che la Casa Bian­ca ha deciso di men­tire e di par­lare di un attac­co qua­si sen­za dan­ni per­ché, se avesse ammes­so la sua reale entità, avrebbe dovu­to ammet­tere la pro­pria totale impoten­za nell’impedirlo o anche solo di degradar­lo in modo sig­ni­fica­ti­vo. Non solo, ma un pub­bli­co amer­i­cano indig­na­to (la mag­gior parte degli Amer­i­cani crede anco­ra alla tradizionale pro­pa­gan­da sul­la “più grande forza mil­itare nel­la sto­ria del­la galas­sia“!) avrebbe richiesto un con­trat­tac­co di rap­pre­saglia con­tro l’Iran, che avrebbe innesca­to un’immediata rispos­ta ira­ni­ana nei con­fron­ti Israele che, a sua vol­ta, avrebbe fat­to pre­cip­itare l’intera regione in una guer­ra totale, che gli Sta­ti Uni­ti non han­no nes­suna voglia di com­bat­tere.

Con­frontate­lo con le affer­mazioni ira­ni­ane che, sem­mai, ave­vano esager­a­to i risul­tati dell’attacco, affer­man­do che c’erano sta­ti 80 fer­i­ti (aggiun­gerei che, almeno fino­ra, il gov­er­no ira­ni­ano è sta­to molto più sin­cero e meno propen­so degli Sta­ti Uni­ti a ricor­rere a pale­si men­zogne). Chiara­mente, gli Ira­ni­ani era­no pron­ti pro­prio per quel genere di esca­la­tion che gli Sta­ti Uni­ti vol­e­vano evitare a (qua­si) tut­ti i costi.

Quin­di, che cosa è suc­ces­so vera­mente?

Esistono due modi fon­da­men­tali per difend­er­si da un attac­co: negazione e punizione. La negazione è ciò che i Siri­ani fan­no con­tro gli Sta­ti Uni­ti e Israele ogni vol­ta che abbat­tono dei mis­sili in arri­vo. La negazione è il modo ide­ale, per­ché riduce al min­i­mo le perdite sen­za cadere per forza nel­la “trap­po­la dell’escalation.” Al con­trario, con la punizione non si impedisce un attac­co, ma si opera un con­trat­tac­co di rap­pre­saglia nei con­fron­ti dell’attaccante, solo dopo essere sta­ti attac­cati. Questo è ciò che gli Sta­ti Uni­ti potreb­bero fare con­tro l’Iran, prati­ca­mente in qual­si­asi momen­to (sì, con­trari­a­mente ad alcune affer­mazioni del tut­to irre­al­is­tiche, le difese aeree ira­ni­ane non pos­sono impedire alle forze armate statu­niten­si di inflig­gere dan­ni enor­mi all’Iran, alla sua popo­lazione e alle sue infra­strut­ture).

Il prob­le­ma insi­to nel punire l’Iran è che si ha a che fare con un nemi­co che è effet­ti­va­mente dis­pos­to a subire perdite enor­mi per tut­to il tem­po nec­es­sario, fino alla vit­to­ria. Come si può scor­ag­gia­re chi è dis­pos­to a morire per il pro­prio paese, per la pro­pria gente o per la pro­pria fede?

Non ho dub­bi che gli Ira­ni­ani, che sono degli eccel­len­ti anal­isti, siano pien­amente con­sapevoli dei dan­ni che pos­sono essere inflit­ti dagli Sta­ti Uni­ti. Il fat­tore chi­ave qui è che si ren­dono anche con­to che, una vol­ta che gli Sta­ti Uni­ti avran­no scate­na­to i loro mis­sili e i loro bom­bardieri e una vol­ta che avran­no dis­trut­to molti (se non tut­ti) dei loro obi­et­tivi, non avran­no più nul­la con cui cer­care di con­tenere l’Iran.

Ecco come si può immag­inare la strate­gia ira­ni­ana:

• Se gli Sta­ti Uni­ti non facessero nul­la o si impeg­nassero solo in attac­chi sim­bol­i­ci (come gli attac­chi israeliani in Siria, ad esem­pio), gli Ira­ni­ani potreb­bero sem­plice­mente igno­rar­li per­ché, anche se [attac­chi del genere] sono molto effi­caci nel dare agli Amer­i­cani (o agli Israeliani) un’illusione di potere, non riescono real­mente ad assi­cu­rare nul­la di mil­i­tar­mente sig­ni­fica­ti­vo.

• Se gli Sta­ti Uni­ti, alla fine, decidessero di colpire seri­amente l’Iran con un con­trat­tac­co si giochereb­bero la loro “car­ta di punizione” e non avreb­bero ulte­ri­ori opzioni per scor­ag­gia­re l’Iran.

• Se gli Sta­ti Uni­ti (o Israele) decidessero di usare le armi nucleari, un attac­co del genere non farebbe altro che dare all’Iran la car­ta del “jol­ly politi­co,” dicen­do in sostan­za: “ora sei gius­ti­fi­ca­to per qualunque tipo di rap­pre­saglia ti ven­ga in mente.”

E state sicuri che l’Iran tro­verebbe sicu­ra­mente il modo per rispon­dere nei modi più dolorosi pos­si­bili!

Si potrebbe con­sid­er­are l’attuale posizione amer­i­cana come “bina­ria“: è “tut­to spen­to” o “tut­to acce­so.” Non per scelta, ovvi­a­mente, ma queste con­dizioni sono il risul­ta­to delle realtà geostrate­giche del Medio Ori­ente e delle molte asim­me­trie tra le due par­ti:

Nazione USA Iran
Supe­ri­or­ità aerea si no
Effi­ca­cia delle truppe sul ter­reno no si
Disponi­bil­ità a subire perdite sig­ni­fica­tive no si
Vul­ner­a­bil­ità delle linee logis­tiche si no
Preparazione per una dife­sa ad oltran­za no si

Quan­to sopra è, ovvi­a­mente, una sem­pli­fi­cazione, ma è anche fon­da­men­tal­mente vero. E la ragione di queste asim­me­trie sta in una dif­feren­za molto sem­plice ma cru­ciale: agli Amer­i­cani è sta­to fat­to il lavag­gio del cervel­lo, con l’illusione che si pos­sano vin­cere guerre impor­tan­ti spenden­do poco. Gli Ira­ni­ani non han­no illu­sioni del genere (sicu­ra­mente non dopo che l’Iraq, sostenu­to dagli Sta­ti Uni­ti, dall’URSS e dall’Europa, ave­va attac­ca­to e causato enor­mi dan­ni alla soci­età ira­ni­ana). Ma l’epoca delle “guerre a buon mer­ca­to” è ormai fini­ta.

Inoltre, gli Ira­ni­ani san­no anche che la supe­ri­or­ità aerea amer­i­cana, da sola, non porterà magi­ca­mente ad una loro vit­to­ria. Infine, gli Ira­ni­ani han­no avu­to 40 anni per preparar­si ad un attac­co degli Sta­ti Uni­ti. Gli Sta­ti Uni­ti sono real­mente in aller­ta solo dall’8 gen­naio di quest’anno.

Anco­ra una vol­ta, per gli Sta­ti Uni­ti, è “tut­to den­tro” o “tut­to fuori.” Abbi­amo vis­to il “tut­to fuori” nei giorni suc­ces­sivi al con­trat­tac­co ira­ni­ano e pos­si­amo avere un’idea di come sarebbe il “tut­to den­tro” ricor­dan­do le oper­azioni israeliane con­tro Hezbol­lah, nel 2006.

Gli Ira­ni­ani, in ogni caso, han­no una capac­ità di esca­la­tion molto più mod­u­la­bile, che han­no appe­na dimostra­to con il loro attac­co alle forze statu­niten­si in Iraq: pos­sono lan­cia­re solo pochi mis­sili o pos­sono lan­cia­rne centi­na­ia. Pos­sono provare a mas­simiz­zare le perdite degli Sta­ti Uni­ti o pos­sono decidere di colpire le infra­strut­ture del CENTCOM. Pos­sono scegliere di colpire diret­ta­mente Zio Shumel, oppure pos­sono decidere di colpire i suoi alleati (KSA) o il suo boss (Israele). Pos­sono scegliere di pren­der­si il mer­i­to di qual­si­asi azione, oppure pos­sono nascon­der­si dietro ciò che la CIA chia­ma plau­si­bile nega­bil­ità.

Quin­di, men­tre gli Sta­ti Uni­ti e l’Impero Anglo-Sion­ista nel loro insieme sono molto più poten­ti dell’Iran, l’Iran ha abil­mente svilup­pa­to meto­di e mezzi che gli con­sentono di avere il con­trol­lo di quel­lo che gli anal­isti mil­i­tari chia­mano il “dominio dell’escalation.”

L’Iran uti­liz­za con gli USA la tat­ti­ca di Michael Ledeen

Ricor­date Michael Ledeen? È il Neo­con­ser­va­tore che ave­va inven­ta­to questo stori­co aforis­ma: “Ogni dieci anni cir­ca, gli Sta­ti Uni­ti devono pren­der­sela con un paese pic­co­lo e schi­foso e sbat­ter­lo con­tro il muro, solo per mostrare al mon­do che fac­ciamo sul serio.

Non è iron­i­co che l’Iran abbia fat­to esat­ta­mente questo, che abbia pre­so gli Sta­ti Uni­ti e “li abbia sbat­tuti con­tro il muro, solo per dimostrare che intende fare sul serio,” non è vero?

E che cosa ci dice tut­to questo?

Che, per pri­ma cosa, l’esercito degli Sta­ti Uni­ti è davvero nei guai. È abbas­tan­za ovvio che le difese aeree statu­niten­si sono irri­me­di­a­bil­mente inef­fi­caci: abbi­amo vis­to la loro “per­for­mance” in Ara­bia Sau­di­ta con­tro gli attac­chi degli Houthi. La ver­ità è che i mis­sili Patri­ot non han­no mai fun­zion­a­to in modo adegua­to, né nel­la pri­ma Guer­ra del Gol­fo, né oggi. La grossa dif­feren­za è che l’Iraq di Sad­dam Hus­sein non ave­va mis­sili di alta pre­ci­sione e che i suoi ten­ta­tivi di colpire gli Sta­ti Uni­ti (o anche Israele) non era­no sta­ti molto effi­caci. Quin­di, era sta­to facile per il Pen­tagono mascher­are le reali prestazioni (o la loro man­can­za!) dei pro­pri sis­te­mi d’arma. Ora, il fat­to che l’Iran sia in gra­do di colpire con pre­ci­sione dei sin­goli edi­fi­ci, evi­tan­done accu­rata­mente altri, mostra che l’intero Medio Ori­ente è entra­to in un’era rad­i­cal­mente nuo­va.

In sec­on­do luo­go, è altret­tan­to ovvio che le basi statu­niten­si in Medio Ori­ente sono molto vul­ner­a­bili agli attac­chi con mis­sili bal­is­ti­ci e da crociera. La dife­sa aerea è un set­tore molto com­pli­ca­to e alta­mente tec­no­logi­co delle forze armate e spes­so ci vogliono anni, se non decen­ni, per svilup­pare un sis­tema di dife­sa aerea vera­mente effi­cace. In parte a causa del­la loro ten­den­za ad attac­care solo pae­si deboli e scarsa­mente dife­si ed anche a causa del reale deter­rente delle loro forze armate del pas­sato, gli Sta­ti Uni­ti non han­no mai dovu­to pre­oc­cu­par­si trop­po del­la dife­sa aerea. I “pic­coli” non ave­vano mis­sili, men­tre i “gran­di” non avreb­bero mai osato colpire aper­ta­mente le forze di Zio Shmuel.

Fino a poco tem­po fa.

Ora, è il già onnipo­tente Ege­mone mon­di­ale ad essere sta­to sbat­tuto con­tro il muro da un Iran molto più debole e che  si è trova­to ad essere trat­ta­to come un “pic­co­lo paese schi­foso.”

Dolce iro­nia!

Ma c’è molto di più in ques­ta sto­ria.

Il vero obi­et­ti­vo ira­ni­ano: scac­cia­re gli Sta­ti Uni­ti dal Medio Ori­ente

Gli Ira­ni­ani (e molti alleati ira­ni­ani nel­la regione) han­no chiar­i­to che la vera rap­pre­saglia per l’omicidio del gen­erale Soleimani sarebbe sta­ta, in pri­mo luo­go, quel­la di arrivare al totale ritiro delle forze statu­niten­si dall’Iraq e dal­la Siria, segui­ta da un com­ple­to dis­im­peg­no dall’intero Medio Ori­ente.

Quali sono le prob­a­bil­ità di un tale risul­ta­to?

In questo momen­to, direi che le pos­si­bil­ità che ciò acca­da vera­mente sono micro­scopiche. Dopo tut­to, chi potrebbe seri­amente immag­inare che gli Sta­ti Uni­ti las­ci­no l’Arabia Sau­di­ta o Israele? Non suc­ced­erà, a meno di un vero e pro­prio cat­a­clis­ma.

Che dire poi di pae­si come la Turchia o il Pak­istan, che sono for­mal­mente alleati degli Sta­ti Uni­ti, ma che mostra­no anche chiari seg­ni di non poterne più del tipo di “patrocinio” che gli Sta­ti Uni­ti amano inflig­gere ai loro “alleati“? Abbi­amo moti­vo di credere che questi pae­si richieder­an­no mai uffi­cial­mente che i mer­ce­nari di Zio Shmuel (per­ché è quel­lo che sono le forze statu­niten­si, degli inva­sori pagati) se ne vadano?

E poi ci sono pae­si come l’Iraq o l’Afghanistan, che han­no movi­men­ti insur­rezion­ali anti-amer­i­cani molto attivi ed effi­caci che costringono le forze statu­niten­si a rimanere in basi pesan­te­mente for­tifi­cate. Non cre­do che ci sia qual­cuno men­tal­mente sano là fuori che pos­sa offrire uno sce­nario anche semi-cred­i­bile di come potrebbe essere una “vit­to­ria” degli Sta­ti Uni­ti in questi pae­si. Il fat­to che gli Sta­ti Uni­ti siano rimasti in Afghanistan anche più a lun­go dei Sovi­eti­ci dimostra non solo che le forze sovi­etiche era­no molto più effi­caci (e popo­lari) delle loro con­tropar­ti statu­niten­si, ma anche che il Polit­buro di Gor­ba­ciov era più in con­tat­to con la realtà del Con­siglio per la Sicurez­za Nazionale di Trump.

In ogni caso, cre­do sia innega­bile il fat­to che le guerre in Iraq e in Afghanistan sono perse e che nes­sun genere di esi­bizion­is­mo potrà mai cam­biare questo risul­ta­to. Lo stes­so vale per la Siria, dove gli Sta­ti Uni­ti stan­no prati­ca­mente resisten­do per pura tes­tardag­gine e per l’incapacità totale di ammet­tere la scon­fit­ta.

La “visione per la pace” per il Medio Ori­ente di Zio Shmuel

Apartheid sion­ista com­bi­na­ta con un espro­prio tipi­ca­mente ille­gale in vio­lazione di centi­na­ia di risoluzioni del Con­siglio di Sicurez­za delle Nazioni Unite. E la chia­mano “Visione per la pace.”

Ho appe­na ascolta­to l’Idiota in Capo pre­sentare con orgoglio a Bibi Netanyahu e al mon­do il “suo” piano di “pace” per il Medio Ori­ente. Quest’ultima acrobazia dimostra due cose cru­ciali sul­la men­tal­ità che esiste a Wash­ing­ton, DC:

1. Non c’è nul­la che le clas­si diri­gen­ti statu­niten­si non faran­no per cer­care di ottenere il favore e il sosteg­no del­la lob­by israeliana.

2. Agli Sta­ti Uni­ti non impor­ta, nem­meno mar­ginal­mente, ciò che pen­sa la gente in Medio Ori­ente.

Ques­ta dinam­i­ca, che non è una novità, ma che ha rice­vu­to una buona “dose di steroi­di” sot­to Trump, con­tribuirà ulte­ri­or­mente all’inevitabile crol­lo dell’Impero in Medio Ori­ente. Per pri­ma cosa, tut­ti i cosid­det­ti “alleati degli Sta­ti Uni­ti” nel­la regione capi­ran­no che l’unico paese impor­tante per gli Sta­ti Uni­ti è Israele e che gli altri non con­tano qua­si nul­la. Inoltre, tut­ti i gov­er­nan­ti del Medio Ori­ente ora san­no che essere alleati degli Sta­ti Uni­ti sig­nifi­ca anche essere una pros­ti­tu­ta da poco prez­zo per Israele, cosa che, a sua vol­ta, garan­tisce il sui­cidio politi­co per qual­si­asi uomo politi­co non abbas­tan­za sag­gio da annusare la trap­po­la. Infine, le guerre in Afghanistan, Iraq, Yemen, Libano e Siria han­no dimostra­to che l ‘”Asse del­la gen­tilez­za” è molto bra­vo in iper­bole e arro­gan­za, ma molto scar­so in ter­mi­ni di reali capac­ità di com­bat­ti­men­to.

La sem­plice ver­ità è che il lec­ca­re il culo alla Lob­by israeliana, attiv­ità in cui Trump si è impeg­na­to fin dal pri­mo giorno del suo manda­to, serve solo ad iso­lare e ad inde­bolire ulte­ri­or­mente gli Sta­ti Uni­ti in Medio Ori­ente (ed anche altrove, in ver­ità!).

In questo con­testo, quan­to è real­is­ti­co l’obiettivo ira­ni­ano di scac­cia­re Zio Shmuel dal­la regione?

Come ho già det­to, non è affat­to real­is­ti­co, se vis­to solo a breve ter­mine. Ma mi affret­to ad aggiun­gere che è molto real­is­ti­co a medio ter­mine, se guardiamo ad alcu­ni (anche se non a tut­ti) pae­si del­la regione. Alla fine, a lun­go ter­mine, non solo è real­is­ti­co, ma addirit­tura inevitabile, anche se gli stes­si Ira­ni­ani non dovessero fare molto, o nul­la addirit­tura, per far­lo accadere.

Questi zoti­coni rid­an­ciani stan­no facen­do più di chi­unque altro per far crol­lare l’Impero, anche se non lo capis­cono!

 

Con­clu­sione: i giorni di “Israele” sono con­tati

Gli Israeliani han­no con­tin­u­a­to ad indot­tri­nar­ci sul fat­to che il tal paese o il tal politi­co è un “nuo­vo Hitler” in procin­to di gasare “nuo­va­mente6M di Ebrei o desideroso di can­cel­lare Israele “dalle mappe” o persi­no di impeg­nar­si in un nuo­vo Olo­caus­to. Gilad Atz­mon ha bril­lante­mente defini­to questo dis­tur­bo men­tale come “dis­tur­bo da stress pre-trau­mati­co,” ed ha colto nel seg­no. Gli Israeliani han­no usato questo “geschrei pre­ven­ti­vo“[*] sopratut­to come modo per spre­mere quante più con­ces­sioni (e denaro) pos­si­bili dai goy­im occi­den­tali. Ma, in un sen­so più pro­fon­do, è pos­si­bile che gli Israeliani siano almeno vaga­mente con­sapevoli del fat­to che il loro intero prog­et­to, sem­plice­mente, non è fat­tibile e che non è pos­si­bile garan­tire la soprav­viven­za di uno sta­to ter­ror­iz­zan­do tut­ti i suoi vici­ni. La vio­len­za, spe­cial­mente se feroce e rab­biosa, può davvero ter­ror­iz­zare la gente, ma solo per un cer­to tem­po. Pri­ma o poi, l’animo umano super­erà ogni pau­ra, non impor­ta quan­to vis­cerale essa sia, e la sos­ti­tuirà con un nuo­vo e potente sen­so di autode­ter­mi­nazione.

Ecco cosa dice­va Robert Fisk nel lon­tano 2006, 14 anni fa:

Avete sen­ti­to Sharon, pri­ma del suo grave ictus, era soli­to pro­nun­cia­re ques­ta frase alla Knes­set, sapete, “I Palesti­ne­si devono provare dolore.” Questo è sta­to durante una delle tante intifa­da. L’idea è che se con­tinui a pic­chiare e a pic­chiare e a pic­chiare gli Ara­bi, loro si sot­tomet­ter­an­no e che, alla fine, si met­ter­an­no in ginoc­chio e ti daran­no tut­to quel­lo che vuoi. E questo è total­mente, asso­lu­ta­mente auto-deli­rante, per­ché non si appli­ca più. Val­e­va 30 anni fa, quan­do sono arriva­to per la pri­ma vol­ta in Medio Ori­ente. Se gli Israeliani [allo­ra] attra­ver­sa­vano il con­fine libanese, i Palesti­ne­si sali­vano in macchi­na e anda­vano a Beirut, al cin­e­ma. Ora, quan­do gli Israeliani attra­ver­sano il con­fine libanese, gli Hezbol­lah saltano in macchi­na a Beirut e cor­rono ver­so sud per unir­si alla battaglia con­tro di loro. Ma la cosa più impor­tante ora è che gli Ara­bi non han­no più pau­ra. Sono i loro leader ad avere pau­ra, i Mubarak di questo mon­do, il pres­i­dente dell’Egitto, il re Abdul­lah II di Gior­da­nia. Han­no pau­ra. Si agi­tano e tre­mano nelle loro moschee dorate, per­ché sono sostenu­ti da noi. Ma la gente non ha più pau­ra.

Ciò che nel 2006 val­e­va solo per alcu­ni Ara­bi, ora, nel 2020, è diven­ta­to vero per la mag­gior parte (forse anche tut­ti?) di loro. Per quan­to riguar­da gli Ira­ni­ani, non han­no mai avu­to pau­ra di Zio Shmuel, sono loro che han­no “vac­ci­na­to” i nuovi Hezbol­lah con questo tipo qual­i­ta­ti­va­mente ined­i­to di “cor­ag­gio spe­ciale” (che è l’etica sci­ita, davvero!), quan­do era sta­to fonda­to questo movi­men­to.

Gli imperi pos­sono soprav­vi­vere a molte cose, ma, una vol­ta che non sono più temu­ti, la loro fine è prossi­ma. L’attacco ira­ni­ano ha riv­e­la­to al resto del mon­do una realtà nuo­va e fon­da­men­tale: gli Sta­ti Uni­ti han­no mol­ta più pau­ra dell’Iran di quan­ta l’Iran ne abbia degli Sta­ti Uni­ti. I gov­er­nan­ti e i politi­ci statu­niten­si diran­no ovvi­a­mente il con­trario, ma il loro futile sfor­zo per rimodel­lare la realtà è attual­mente des­ti­na­to al fal­li­men­to, se non altro per­ché anche gli Houthi pos­sono ora sfi­dare aper­ta­mente e con suc­ces­so la poten­za com­bi­na­ta dell’”Asse del­la gen­tilez­za.”

Potete pen­sare ai leader statu­niten­si e israeliani come all’orchestra del Titan­ic: suo­nano bene, ma andran­no a bag­no e poi mori­ran­no.

The Sak­er

[*] geschrei: ter­mine Yid­dish che sig­nifi­ca urlare, gri­dare, strillare.Fonte: thesaker.is
Link: https://thesaker.is/u‑s-posture-in-the-middle-east-preparing-for-disaster/
29.01.2020

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IL FALLIMENTO

Sono let­teral­mente sdeg­na­to, anzi arrab­bi­a­to e dis­gus­ta­to dal­la tremen­da notizia del giorno:

Negli ulti­mi 15 anni gli ital­iani che negano la Shoah sono pas­sati dal 2 al 15%”

Lo ha scop­er­to un’indagine Eurispes…   Ave­vo appe­na posta­to  qualche  giorno  fa, con sod­dis­fazione la notizia che ave­vo let­to su Moked, il por­tale  uffi­ciale dell’ebraismo, che citan­do un sondag­gio dell’Osservatorio Solomon,  titola­va  “l’1,3% degli ital­iani non crede  alla Shoah”; e il mio cuore si apri­va alla gioia: per quan­to voi vi lamen­ti­ate, o  vit­time, ciò sig­nifi­ca che il 98,7 % degli ital­iani, invece, ci crede.

E adesso arri­va ques­ta notizia. Ter­ri­bile. Di colpo, “gli ital­iani che negano la Shoah pas­sano da 2 al 15%”. In quan­do tem­po? In 15 anni, dice lo Eurispes; ma  l’Osservatorio Solomon  invece dice, con pre­ci­sione, che la  ril­e­vazione l’ha fat­ta nel novem­bre 2019.

Peri­o­do di ril­e­vazione: 28–30/11/2019
Cam­pi­one: 1.000 inter­viste

C’è un’Italia che nega la Shoah

Quin­di, sig­nori, non già “15 anni  fa”, ma solo pochi mesi  fa noi ital­iani cre­de­va­mo all’Olocausto al 98 per cen­to, e improvvisa­mente  siamo diven­tati negazion­isti, anti­semi­ti e filo-nazisti al 15%.

Tan­to che non è man­ca­to chi ha mostra­to un malig­no negazion­is­mo sul­la  ricer­ca Eurispes: “Quin­di 15 anni fa han­no ril­e­va­to quan­ti ital­iani nega­vano la Shoah? E sono sondag­gi quindic­i­nali o annu­ali? O semes­trali? E chi li fa? Dove sono i ques­tionari? Chi ha rispos­to? Quan­do esat­ta­mente?”  (l’identità del crim­i­nale mi ris­er­vo di riv­e­lar­la alla Kom­mis­saria San­teri­ni con apposi­ta delazione, se richiesto).

Ma il prob­le­ma reale, di cui dovete pren­dere atto, è che il fal­li­men­to è tut­to vostro. Come? Vent’anni di Gior­nate del­la Memo­ria inter­nazion­ali;  doc­u­men­tari  su Auschwitz e riv­is­i­tazione  i suoi forni cre­ma­tori; cel­e­brazione a reti uni­fi­cate del­la Rai, La Sette  e Sky; ennes­ime  repliche di Swindler List, Il Pianista e  La scelta di Sophie dall’alba alla notte; rie­vo­cazione di  Pri­mo Levi e di Anna Frank;  la (di nuo­vo) com­movente tes­ti­mo­ni­an­za del­la sen­a­trice Seg­re, sopravvis­su­ta; il moni­to vibrante di Mattarel­la: “Bas­ta colpi di spugna sul fas­cis­mo!”, di El Papa: “”Davan­ti a ques­ta immane e atroce trage­dia non è ammis­si­bile l’indifferenza ed è doverosa la memo­ria”, l’anniversario dell’Olocausto, l’indicibile crudeltà che l’umanità sco­prì 75 anni fa, sia un richi­amo a fer­mar­ci, a stare in silen­zio e fare memo­ria. Ci serve, per non diventare indif­fer­en­ti”.  Gli invi­ti a denun­cia­re, da parte di David Sas­soli, “ogni qual­vol­ta c’è un’azione anti­semi­ta e razz­ista” – aggiun­giamo­ci pure le: gite sco­las­tiche ad Auschwitz,  la nom­i­na nuo­vis­si­ma del­la Com­mis­saria all’Antisemitismo, e i diret­tori dei prin­ci­pali gior­nali  e tv  ebrei, sorveg­lianti del­la Memo­ria e  pron­tis­si­mi a denun­cia­rne ogni  affievolir­si nel­la stanchez­za e nel­la noia.-… ed è questo il risul­ta­to?  Invece di credere sem­pre più alla Shoah, noi ital­iani ci cre­di­amo  sem­pre di meno? La vos­tra inef­fi­ca­cia salta all’occhio. Che dico? Il vostro fal­li­men­to . Non ho parole abbas­tan­za dure per rim­prover­arvi. Cam­bi­ate lin­ea, per­ché anco­ra  un paio di Gior­nate del­la Memo­ria e fate rinascere il Nazis­mo.

DNA genet­ic cit­i­zen­ship israel

https://mobile.twitter.com/haaretzcom/status/1220519101925249024

 

https://www.ilfoglio.it/societa/2020/01/29/news/in-europa-non-puo-e-non-deve-esserci-spazio-per-l-antisemitismo-il-discorso-di-david-sassoli-299097/

(MB  – I comen­ti qui sono sospe­si, in base alle Nuove Dis­po­sizioni)

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TRASPARE IL PIANO AMERICANO PER LA DISTRUZIONE DELLIRAQ COLLEGATO ALLA STRATEGIA ANTI IRAN E CINA

Luciano Lago
Gli avven­i­men­ti real­iz­za­tisi nel cor­so di questo mese han­no rad­i­cal­iz­za­to il con­fron­to degli Sta­ti Uni­ti con l’Iran, che dura da 41 anni e che oggi si è focal­iz­za­to sull’Iraq. Ci rife­ri­amo all’omicidio mira­to del gen­erale ira­ni­ano Soleimani, fredda­to da un drone amer­i­cano men­tre si trova­va pres­so all’aeroporto di Bagh­dad in mis­sione diplo­mat­i­ca e con lui Abu Mah­di al-Muhan­dis, il vice­co­man­dante delle milizie sci­ite Hashd al-Shaabi, una for­mazione che ha com­bat­tuto e scon­fit­to l’ISIS in Iraq.
La sto­ria del­la guer­ra USA con­tro l’Iraq è piut­tosto lun­ga e dura da ben 17 anni, dal pri­mo inter­ven­to mil­itare con­tro il paese arabo fino agli attac­chi delle ultime set­ti­mane.

Non bisogna dimen­ti­care che gli Sta­ti Uni­ti isti­garono la guer­ra in Iraq – ai tem­pi del sun­ni­ta Sad­dam Hus­sein – con­tro l’Iran, dal 1980 al 1988, quan­do fornirono armi per entrambe le par­ti in modo cini­co, al fine di inde­bolire entram­bi i pae­si a ben­efi­cio dell’irredentismo israeliano.
Le guerre USA in Medio Ori­ente han­no sem­pre avu­to come loro prin­ci­pale obi­et­ti­vo il con­trol­lo e il sac­cheg­gio delle risorse petro­lif­ere dell’area, oltre che il posizion­a­men­to dom­i­nante di Wash­ing­ton sull’area strate­gi­ca del Medio Ori­ente.
La sec­on­da guer­ra del Gol­fo, avvenu­ta nel 2003 con­tro l’Iraq, attra­ver­so le note men­zogne delle armi di dis­truzione di mas­sa di G. W. Bush, ebbe l’effetto di roves­cia­re il sun­ni­ta Sad­dam Hus­sein ma anche quel­lo ( impre­vis­to) di con­sol­i­dare il col­lega­men­to dell’Iran con con i suoi cor­re­li­gionari sci­iti che cos­ti­tu­is­cono il 75% del paese arabo dell’Iraq, dove ci sono due siti sac­ri del­la rit­u­al­ità eso­ter­i­ca sci­ita: la sua cap­i­tale spir­i­tuale Najaf (dove è sepolto l’Imam Ali) e la cit­tà san­ta di Kar­bala.
Oggi il vec­chio piano di Wash­ing­ton e di Tel Aviv di bal­can­iz­zare l’area Medio Ori­en­tale non è cam­bi­a­to ma è sta­to mod­i­fi­ca­to e inte­gra­to con un piano B, per effet­to del­la scon­fit­ta subi­ta in Siria e per l’insuccesso del piano nel­lo stes­so Iraq con la man­ca­ta seces­sione del Kur­dis­tan.
Attual­mente la strate­gia degli USA/Israele (tramite il quar­tet­to Trump / Mike Pence / Jared Kush­n­er / Netanyahu) si è focal­iz­za­ta sull’Iraq e diven­ta più urgente che mai, per i piani di Wash­ing­ton, l’obiettivo di riportare i sun­ni­ti iracheni in posizione di potere e favorire a tut­ti i costi la seces­sione del Kur­dis­tan.

Non sarà però un lavoro facile e lo tes­ti­mo­nia la grande man­i­fes­tazione anti amer­i­cana avvenu­ta a Bagh­dad e in tut­to il paese che ha vis­to cir­ca 4 mil­ioni di per­sone nel­lo sfi­lare in una mar­cia, impeg­nati ad urlare slo­gan con­tro l’America, richieden­do con forza il ritiro delle truppe USA e dei con­trac­tor amer­i­cani dal paese. Man­i­fes­tazione cen­sura­ta dalle Tv occi­den­tali.
L’obiettivo degli USA è arrivare alla scom­parsa dell’Iraq come nazione uni­taria e ottenere al suo pos­to tre entità, una sun­ni­ta, un Kur­dis­tan autonomo, ed uno sta­to sci­ita. Per fare questo gli USA e i loro del­e­gati dovran­no con­trastare una forte resisten­za popo­lare delle forze sci­ite, armate ed adde­strate dall’Iran che già han­no dimostra­to il loro cor­ag­gio nelle battaglie con­tro l’ISIS.

Tut­tavia se esamini­amo a fon­do, la final­ità ulti­ma delle azioni statu­niten­si in Iraq dob­bi­amo ril­e­vare che queste non sono soltan­to dirette con­tro l’Iran ma piut­tosto queste azioni si snodano ver­so una serie di obi­et­tivi inter­me­di per arrivare a bloc­care l’espansione del­la Cina in Medio Ori­ente. Trump e Pom­peo vogliono con­trol­lare il petro­lio dell’Iraq e impedirne la ven­di­ta in Cina, oltre a far deragliare il grande prog­et­to del­la Via del­la Seta (la Bel­ton Road) osta­co­la­to da Wash­ing­ton.

In una strate­gia mul­ti­di­men­sion­ale, dove si deve tenere in con­to l’ipercomplessità del­la con­fig­u­razione del Grande Medio Ori­ente , in gen­erale, e dell’Iraq in par­ti­co­lare, l’assassinio del gen­erale ira­ni­ano Soleimani a Bagh­dad ha espos­to alla luce del sole il piano macabro del ‘ evan­ge­lista e sion­ista Mike Pom­peo ( e soci ) che ha volu­to decap­itare la forza di Al Quds dell’Iran del suo coman­dante, una figu­ra con­sid­er­a­ta dagli sci­iti un patri­o­ta ed un eroe del­la lot­ta al ter­ror­is­mo dell’ISIS.
Si è trat­ta­to di un errore strate­gi­co da parte di Wash­ing­ton che non ha con­sid­er­a­to quan­to le masse sci­ite irach­ene e ira­ni­ane del­la regione si siano gal­va­niz­zate nel cel­e­brare il mar­tire Soleimani e chiedere a gran voce, con una mar­cia di mil­ioni di per­sone, l’uscita delle truppe USA dall’Iraq.

Mar­cia con­tro gli USA a Bagh­dad con 1 mil­ione di per­sone

Inoltre il pre­sun­to piano amer­i­cano di dis­suadere qual­si­asi tipo di aggres­sione, dimostran­do la capac­ità delle forze USA di pro­cedere ad elim­inare i pro­pri nemi­ci, attra­ver­so l’assassinio di Qassem Soleimani, si riv­ela del tut­to con­tro­pro­du­cente.
Con le sue azioni scon­sid­er­ate, l’amministrazione Trump ha mes­so molto più in peri­co­lo qual­si­asi per­son­ale mil­itare e civile USA che si tro­va in Iraq e poten­zial­mente in Medio Ori­ente, rispet­to a pri­ma, tan­to che questo sta diven­tan­do un prob­le­ma sem­pre più evi­dente per la sicurez­za del per­son­ale amer­i­cano.

Come se non bas­tasse, dopo 17 anni di occu­pazione inin­ter­rot­ta sot­to tut­ti i pretesti del mon­do, oggi Trump riven­di­ca spu­do­rata­mente il 50 per­cento delle entrate petro­lif­ere dell’Iraq come com­pen­sazione per la sua occu­pazione mil­itare.
Quale sia il vero moti­vo del­la pre­sen­za delle truppe USA in Iraq lo han­no ormai capi­to tut­ti, ben diver­so che non il pretesto sbandier­a­to del­la “lot­ta al ter­ror­is­mo”.

Si cal­co­la che le entrate petro­lif­ere dell’Iraq, il sec­on­do mag­giore pro­dut­tore dell’OPEC, han­no prodot­to 112 mil­iar­di di dol­lari nel 2019.
Oggi l’Iraq è sull’orlo del col­las­so sot­to la minac­cia delle sanzioni di Trump e del bloc­co dei suoi con­ti aper­ti dal­la Ban­ca cen­trale irachena pres­so la Fed­er­al Reserve Bank di New York, dove Bagh­dad mantiene le sue entrate petro­lif­ere cus­todite che rap­p­re­sen­tano il 90%. cen­to del suo bilan­cio nazionale – come ritor­sione per l’obbligo del par­la­men­to iracheno di espellere 5.200 truppe statu­niten­si.
Le sanzioni finanziarie e il seque­stro dei deposi­ti stranieri si stan­no dimostran­do come l’arma di Trump micidi­ale quan­to le sue bombe nucleari.
D’altra parte le riv­e­lazioni fat­te dal pre­mier iracheno uscente, Adil Abdul-Mah­di, espon­gono quale sia il prog­et­to di Trump del Grande Medio Ori­ente e la sua doppia trap­po­la per assas­sinare Soleimani.

Medio Ori­ente map­pa

Gli espo­nen­ti neo­con di Wash­ing­ton, nel­la loro strate­gia di con­teni­men­to del­la Cina, non han­no per­do­na­to la visi­ta del pri­mo min­istro iracheno Adil Abdul-Mah­di a Pechi­no dal 19 al 23 set­tem­bre 2019, dove il pres­i­dente cinese Xi ha offer­to al pre­mier iracheno gran­di accor­di di coop­er­azione che han­no per ogget­to il petro­lio iracheno e le offerte di enor­mi inves­ti­men­ti di infra­strut­ture nel paese arabo nell’ambito del­la Bel­ton Road.
Nell’ambito del pro­gram­ma di svilup­po ” Oil for Recon­struc­tion” , l’Iraq avrebbe esporta­to 100 mila bar­ili al giorno in Cina, che a sua vol­ta avrebbe pre­so a suo cari­co la ricostruzione del paese, col­le­ga­to l’Iraq alla mit­i­ca Via del­la Seta ver­so l’Asia.
Non è un caso che, solo una set­ti­mana pri­ma dell’omicidio di Soleimani, si era­no sono svolte nel Gol­fo di Oman / Oceano Indi­ano le eserci­tazioni mil­i­tari navali inte­grate di Rus­sia, Cina e Iran .
Le azioni di Wash­ing­ton in Iraq, con l’omicidio del gen­erale Soleimani, piut­tosto che dan­neg­gia­re l’Iran, stan­no por­tan­do a un nuo­vo con­flit­to in Iraq con il ten­ta­ti­vo degli USA di met­tere sot­to con­trol­lo Cina e Rus­sia che non rimar­ran­no iner­ti a guardare.

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I PRIMI DUE CASI DI CORONAVIRUS IN ITALIA: “SONO DUE CINESI IN VACANZA A ROMA

ARRIVATI A MILANO IL 23 GENNAIO, HANNO ALLOGGIATO NELLA CAPITALE ALLHOTEL PALATINO. AL MOMENTO NON CI SONO RISCHI DI FOCOLAI – L’ANNUNCIO DEL PREMIER CONTE (VIDEO) — I DUE SONO ALLOSPEDALE SPALLANZANIIN BUONE CONDIZIONI DI SALUTE” — SOSPESI I VOLI DA E PER LA CINA 8 (MA 5 AEREI PROVENIENTI DAL PAESE ASIATICO SONO IN ARRIVO A FIUMICINO E MALPENSA) CESSATO ALLARME SULLA NAVE DI CIVITAVECCHIA. L’OMS: OLTRE LA CINA, 98 CASI IN 18 PAESI

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Pri­mi due casi accer­tati di coro­n­avirus anche in Italia. Lo ha annun­ci­a­to nel­la ser­a­ta di giovedì il pres­i­dente del con­siglio Giuseppe Con­te nel cor­so di una con­feren­za stam­pa. Sono due tur­isti cine­si a Roma attual­mente ricoverati in iso­la­men­to all’ospedale Spal­lan­zani del­la cap­i­tale: sono defin­i­ti «in buone con­dizioni di salute». Il gov­er­no ha deciso nel con­tem­po di sospendere i voli aerei da e per la Cina. Al momen­to ci sono cinque aerei par­ti­ti giovedì dal­la Cina che stan­no proce­den­do i loro voli per Roma e Milano per ora sen­za cam­biare rot­ta nonos­tante lo spazio aereo in Italia sia adesso chiu­so.

«In Italia da 10 giorni: arrivati a Milano il 23 gen­naio, poi a Roma»

La cop­pia di tur­isti soc­cor­sa nel Grand Hotel Palati­no di via Cavour a Roma era in Italia da otto giorni. La stan­za in cui allog­gia­vano mar­i­to e moglie è sta­ta sig­illa­ta per con­sen­tire alla Asl di effet­tuare la decon­t­a­m­i­nazione. Gli altri com­po­nen­ti del­la comi­ti­va sono sta­ti accom­pa­g­nati in ospedale con un auto­bus scor­ta­to dal­la polizia.

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La cop­pia di cine­si ricov­er­a­ta allo Spal­lan­zani è orig­i­nar­ia del­la provin­cia di Wuhan. Sec­on­do quan­to si è appre­so era­no arrivati dieci giorni fa, il 23 gen­naio a Milano Malpen­sa. Dopo alcune tappe per l’Italia sono arrivati a Roma. Giovedì sera si sono sen­ti­ti male e, visti i sin­to­mi che pre­sen­ta­vano, sono sta­ti pre­si in cari­co da per­son­ale del 118 e ricoverati allo Spal­lan­zani. Sec­on­do quan­to si è appre­so la cop­pia si trova­va a Roma da meno di una set­ti­mana.

Pri­ma di arrivare nel­la cap­i­tale, una vol­ta arrivati all’aeroporto di Milano Malpen­sa, ave­vano fat­to delle tappe inter­me­die. I due, mar­i­to e moglie, avreb­bero 67 e 66 anni. La cop­pia face­va parte di una comi­ti­va che era arriva­ta in Italia per un tour. Il resto del grup­po oggi era diret­to in pull­man a Cassi­no per una gita ma, scat­tate le pro­ce­dure di sorveg­lian­za san­i­taria, sono sta­ti recu­perati dalle forze dell’ordine e scor­tati fino allo Spal­lan­zani.

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«Atte­si casi in Italia»

«Ci aspet­tava­mo dei casi anche in Italia » ha aggiun­to in con­feren­za stam­pa il min­istro del­la salute Rober­to Sper­an­za, annun­cian­do altre mis­ure di pre­ven­zione, che ver­ran­no messe a pun­to in una apposi­ta sedu­ta del con­siglio dei min­istri ven­erdì mat­ti­na. «La situ­azione è seria ma non bisogna fare allarmis­mi, la situ­azione è total­mente sot­to con­trol­lo» ha aggiun­to Sper­an­za.

«Al momen­to no rischi di foco­lai»

I due tur­isti cine­si sono «ricoverati in iso­la­men­to, sono in buone con­dizioni, ci fa pen­sare che non ci siano per­sone esposte» ha det­to il diret­tore sci­en­tifi­co del­lo Spal­lan­zani di Roma Giuseppe Ippoli­to in con­feren­za stam­pa a Palaz­zo Chi­gi assi­cu­ran­do che «al momen­to sem­bra non ci siano rischi» di foco­lai.

Saloni vuoti al Grand Hotel Palati­no. Davan­ti all’albergo nel cen­tro di Roma, un quat­tro stelle con 200 stanze e tre sale da pran­zo, staziona un’auto del­la polizia.

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Sorveg­lian­za atti­va­ta

«È già sta­ta atti­va­ta la sorveg­lian­za san­i­taria sulle per­sone venute in con­tat­to con la cop­pia ricov­er­a­ta pres­so l’istituto nazionale malat­tie infet­tive Spal­lan­zani. Sono scat­tate tutte le mis­ure pre­viste dai pro­to­col­li sia per quan­to riguar­da alcune per­sone dell’albergo, sia riguar­do gli altri com­po­nen­ti del grup­po di tur­isti. Al momen­to sono tut­ti asin­tomati­ci e non destano pre­oc­cu­pazione». Lo comu­ni­ca in una nota l’assessorato alla San­ità del­la Regione Lazio.

Oms: emer­gen­za san­i­taria glob­ale

ricercatori al lavoro per il vaccino sul coronavirus 2RICERCATORI AL LAVORO PER IL VACCINO SUL CORONAVIRUS 2

L’Oms (orga­niz­zazione mon­di­ale del­la san­ità) ha dichiara­to l’emergenza san­i­taria «glob­ale» per il coro­n­avirus che, par­tendo dal­la Cina, si sta allargan­do ad altre nazioni del piane­ta. «La Cina — ha det­to il diret­tore gen­erale dell’Oms Tedros Adhanom Ghe­breye­sus — ha pre­so stra­or­di­nar­ie mis­ure per fare fronte all’emergenza del virus 2019-nCoV, ha iso­la­to il virus, lo ha sequen­zi­a­to e ha con­di­vi­so i dati con tut­ti. Dob­bi­amo ringraziare tut­ti col­oro che han­no lavo­ra­to inin­ter­rot­ta­mente per tut­to questo tem­po». Per l’Oms, però, non è pos­si­bile immag­inare quan­to grande sarà ques­ta emer­gen­za e quin­di bisogna essere preparati ad affrontar­la. Da qui la deci­sione di dichiarare l’emergenza inter­nazionale.

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Lo sta­to di emer­gen­za prevede che l’Oms for­muli «rac­co­man­dazioni tem­po­ra­nee. Si trat­ta di mis­ure non vin­colan­ti ma prati­ca­mente e politi­ca­mente sig­ni­fica­tive che pos­sono riguardare viag­gi, com­mer­cio, quar­an­te­na, screen­ing, cure. L’OMS può anche sta­bilire stan­dard di pratiche glob­ali», si legge sull’account Twit­ter dell’Organizzazione. «Non sap­pi­amo che tipo di dan­no questo virus pos­sa provo­care se si dif­fondesse in un paese con un sis­tema san­i­tario piu’ debole» rispet­to a quel­lo cinese.

«Dob­bi­amo agire ora per aiutare i Pae­si a preparar­si a tale pos­si­bil­ità», ha pros­e­gui­to il diret­tore dell’Oms invi­tan­do gli Sta­ti a «con­di­videre dati, le conoscen­ze e le espe­rien­ze con l’OMS e il mon­do. L’unico modo per scon­fig­gere ques­ta epi­demia è che tut­ti i pae­si lavorino insieme in uno spir­i­to di sol­i­da­ri­età e coop­er­azione. Siamo tut­ti insieme, e pos­si­amo solo fer­mar­lo insieme». L’Oms ha poi pre­cisato che ci sono 98 casi di con­ta­gio da coro­n­avirus in 18 Pae­si fuori dal­la Cina, tra cui 8 casi di trasmis­sione da uomo a uomo in quat­tro Pae­si: Ger­ma­nia, Giap­pone, Viet­nam e Sta­ti Uni­ti.

CIVITAVECCHIA ALLARME CORONAVIRUS SULLA NAVECIVITAVECCHIA ALLARME CORONAVIRUS SULLA NAVE 

Sem­bra intan­to vici­no alla fine l’incubo dei passeg­geri del­la Cos­ta Smer­al­da, la nave del­la Cos­ta Crociere fer­ma al por­to di Civ­i­tavec­chia con 7mila per­sone, tra passeg­geri ed equipag­gio, bloc­cate a bor­do, per un caso sospet­to di coro­n­avirus. Lo sbar­co era sta­to autor­iz­za­to dal­la San­ità Marit­ti­ma, dopo i pri­mi risul­tati dei test defin­i­ti «ras­si­cu­ran­ti», che sec­on­do l’Asl Roma 4 han­no esclu­so la pre­sen­za del­la malat­tia a bor­do.

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Anche esa­mi suc­ces­sivi han­no esclu­so che i casi «sospet­ti» siano iden­ti­fi­ca­bili con il temu­to virus cinese. I 1.143 passeg­geri che han­no con­clu­so la crociera sono sta­ti autor­iz­za­ti a sbar­care, ma il sin­da­co del­la cit­tà, Ernesto Tedesco, si è oppos­to. «Siamo pre­oc­cu­pati e anche i lavo­ra­tori che devono pro­cedere allo sbar­co lo sono» ha det­to. «Ovvi­a­mente — ha pre­cisato — se arriver­an­no risposte pos­i­tive dagli esa­mi in cor­so all’ospedale Spal­lan­zani non ci sarà nes­suna obiezione a far scen­dere i passeg­geri». La nave, tut­tavia, rimar­rà fer­ma in por­to fino a ven­erdì mat­ti­na.

Le due per­sone che sono state messe in iso­la­men­to nell’ospedale di bor­do del­la nave del­la Cos­ta Smer­al­da, fer­ma al por­to di Civ­i­tavec­chia sono una cop­pia prove­niente da Macao. La don­na, 54 anni, ieri sera si è pre­sen­ta­ta all’ospedale di bor­do con feb­bre e lievi sin­to­mi influen­za­li. Imme­di­ata­mente sia lei che il com­pag­no (che non pre­sen­ta­va sin­to­mi) sono sta­ti mes­si in iso­la­men­to. Sul­la nave sono arrivati i medici dell’Istituto nazionale per le malat­tie infet­tive «Spal­lan­zani» di Roma. I san­i­tari han­no sot­to­pos­to la cop­pia alle anal­isi, per capire se a far venire la feb­bre alla don­na sia sta­ta una nor­male influen­za o il coro­n­avirus. La cop­pia era sali­ta a bor­do da Savona, ed era arriva­ta da Hong Kong a Malpen­sa il 25 gen­naio. Sul­la Cos­ta Smer­al­da ci sono in totale 751 cit­ta­di­ni cine­si com­pre­si quel­li di Hong Kong.

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Sequestra e violenta donna,fermato 32enne

Carabinieri Cagliari, bloccato dopo 10 giorni di indagine

Manuel Scor­do

Si è fida­ta di lui per­ché lo conosce­va, lo ave­va già incon­tra­to altre volte sen­za prob­le­mi e il 20 gen­naio scor­so, quan­do l’ha con­tat­ta­ta per fis­sare un nuo­vo appun­ta­men­to, non si è pre­oc­cu­pa­ta. Ma quel cliente si è trasfor­ma­to in un mostro: l’ha pic­chi­a­ta sel­vaggia­mente, rap­ina­ta e vio­len­ta­ta. Una sto­ria avvenu­ta in pieno cen­tro a Cagliari. Vit­ti­ma una don­na colom­biana di 50 anni, anco­ra ricov­er­a­ta in ospedale dopo la ter­ri­bile espe­rien­za vis­su­ta nel suo appar­ta­men­to, dove è sta­ta seques­tra­ta per ore, mal­me­na­ta e infine stupra­ta. I cara­binieri del Radiomo­bile del­la Com­pag­nia del capolu­o­go sono rius­ci­ti a dare un nome e un volto al pre­sun­to vio­len­ta­tore. In manette è fini­to Abou Sow, 32 anni, cit­tadi­no del Sene­gal: è accusato di seque­stro di per­sona, vio­len­za ses­suale, rap­ina e lesioni. Ricer­ca­to un com­plice. Il fat­to è avvenu­to il 20 gen­naio scor­so in un appar­ta­men­to di piaz­za Yenne, dove la don­na — han­no accer­ta­to gli inves­ti­ga­tori — si pros­ti­tu­isce e riceve i suoi cli­en­ti.

Conosce­va l’ar­resta­to per­ché in prece­den­za lo ave­va incon­tra­to almeno tre volte. L’uo­mo l’ha chia­ma­ta, fis­san­do l’ap­pun­ta­men­to per le 2.30: quan­do è arriva­to si è pre­sen­ta­to con un ami­co. Appe­na aper­ta la por­ta ha pun­ta­to un coltel­lo alla gola del­la don­na, facen­do irruzione in casa. I due l’han­no pic­chi­a­ta bru­tal­mente e si sono fat­ti con­seg­nare cir­ca 300 euro. Poi lo stupro: l’ar­resta­to, sem­pre sot­to la minac­cia del coltel­lo, avrebbe costret­to la don­na ad avere con lui un rap­por­to ses­suale. E’ quin­di fug­gi­to insieme al com­plice, non pri­ma di aver lega­to la vit­ti­ma con del nas­tro ade­si­vo. La 50enne è rius­ci­ta a lib­er­ar­si ed è cor­sa in stra­da, semi­nu­da e piena di livi­di, chieden­do aiu­to ai pas­san­ti.

Sul pos­to sono subito arrivati i cara­binieri del Radiomo­bile. I mil­i­tari han­no rac­colto la tes­ti­mo­ni­an­za del­la don­na, nel frat­tem­po accom­pa­g­na­ta in ospedale, e recu­per­a­to i fil­mati delle tele­camere di videosorveg­lian­za del­la zona in cui si vedono chiara­mente i due arrivare in piaz­za Yenne e poi allon­ta­nar­si. Uno di loro è sta­to riconosci­u­to: era Abou Sow, rin­trac­cia­to e fer­ma­to in un appar­ta­men­to alla per­ife­ria di Cagliari. Con i cara­binieri ha ten­ta­to di gius­ti­fi­car­si dicen­do che era sot­to l’ef­fet­to di sostanze stu­pe­facen­ti. Nes­suna piena con­fes­sione, ma di fat­to ha ammes­so di essere entra­to in quel­la casa.

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