Migranti, carovana dall’Honduras: ma la strategia di Trump funziona

Migranti Guatemala

MIGRAZIONI /

Centi­na­ia di migranti han­no for­ma­to nei giorni scor­si una nuo­va “carovana” dalle par­ti di San Pedro Sula, in Hon­duras, e si stan­no diri­gen­do ver­so il con­fine merid­ionale degli Sta­ti Uni­ti. Sec­on­do l’Asso­ci­at­ed Press, alcu­ni migranti avreb­bero già rag­giun­to il con­fine con il Guatemala. Il neo pres­i­dente del Guatemala Ale­jan­dro Giammat­tei ha dichiara­to che lascerà tran­sitare i migranti ma non i minoren­ni:  “Chieder­e­mo i doc­u­men­ti ai gen­i­tori o ai loro tutor nel­la carovana e, se non li han­no, ver­ran­no riman­dati in Hon­duras. Dob­bi­amo pro­teggere i dirit­ti dei bam­bi­ni”, ha det­to Giammat­tei.

Sec­on­do quan­to ricostru­ito dall’Asso­ci­at­ed Press, i migranti si sareb­bero già rap­i­da­mente divisi in grup­pi più pic­coli diret­ti ver­so due diver­si valichi di fron­tiera. Molti han­no dichiara­to di non essere a conoscen­za di alcun piano per riu­nir­si in un sec­on­do momen­to e che avreb­bero sem­plice­mente cer­ca­to di far­si stra­da da soli. Un por­tav­oce dell’ambasciata degli Sta­ti Uni­ti ha affer­ma­to che il per­son­ale del­la Sicurez­za nazionale – Ice, nonché pro­tezione delle dogane e delle fron­tiere – è in Guatemala per “fornire con­sulen­za e sosteg­no” alle forze dell’ordine locali per far fronte all’immigrazione irre­go­lare che proviene dall’Honduras. Zucell Manuel Espina di San­ta Bar­bara, 21enne prove­niente dall’Honduras, ha spie­ga­to di essere in atte­sa che le autorità del Guatemala resti­tuis­sero il suo doc­u­men­to di iden­tità per pot­er reg­is­trar­si e pros­eguire. “Il mio piano è di arrivare negli Sta­ti Uni­ti, ma mi accon­tenterei di arrivare in Mes­si­co e di trovare un lavoro”, ha rac­con­ta­to all’Asso­ci­at­ed Press. “Nel mio Paese non c’è lavoro e la povertà ti rende dis­per­a­to”, ha det­to.

Il Messico non lascerà transitare i migranti

Giammat­tei, pres­i­dente del Guatemala, ha dichiara­to di aver incon­tra­to mer­coledì scor­so il seg­re­tario agli Affari esteri mes­si­cano Marce­lo Ebrard. Il Mes­si­co non lascerà tran­sitare i migranti nel suo ter­ri­to­rio. “Il gov­er­no mes­si­cano ci ha avvisato che non li lascerà pas­sare” ha osser­va­to Giammat­tei. “Avver­tire­mo quel­li nel­la carovana che prob­a­bil­mente saran­no in gra­do di arrivare al con­fine (con il Mes­si­co), ma da lì in poi si scon­tr­eran­no con un muro che non saran­no in gra­do di pen­e­trare e cre­di­amo che molti di loro si arren­der­an­no”. Nelle scorse ore, il Seg­re­tario agli affari interni mes­si­cano, Olga Sánchez Cordero, ha dichiara­to che il Mes­si­co accoglierà col­oro che chiedono asi­lo o pro­tezione uman­i­taria e offrirà oppor­tu­nità a col­oro che vogliono entrare legal­mente nel Paese e chiedere il per­me­s­so di lavo­rare o stu­di­are.

Le prospet­tive che pos­sa ripeter­si una grande carovana di migranti come quel­la del 2018, che ha coin­volto migli­a­ia di per­sone, sem­bra­no essere remote. E molti migranti san­no benis­si­mo che entrare negli Sta­ti Uni­ti è prati­ca­mente impos­si­bile. “La ver­ità è che per loro sarà impos­si­bile rag­giun­gere gli Sta­ti Uni­ti”, ha sot­to­lin­eato l’attivista per i dirit­ti umani Its­ma­nia Platero. “La polizia mes­si­cana ha un grosso con­tin­gente e cat­tur­erà tut­ti i migranti sen­za doc­u­men­ti e saran­no detenu­ti e riman­dati nei loro Pae­si di orig­ine”.

La strategia di Trump funziona: accordi con Honduras e Guatemala

Le politiche migra­to­rie dell’amministrazione Trump sem­bra­no fun­zionare. Lo scor­so luglio, The Don­ald ave­va rag­giun­to un risul­ta­to fon­da­men­tale sul fronte del­la lot­ta all’immigrazione ille­gale. Si trat­ta dell’accordo con il Guatemala che obbli­ga la mag­gio­ran­za dei migranti che attra­ver­sano il Paese cen­troamer­i­cano, in arri­vo da Hon­duras ed El Sal­vador, a chiedere asi­lo lì invece che al con­fine mes­si­cano-statu­nitense.

Come ripor­ta l’Agi, Il gov­er­no guatemal­te­co ha spie­ga­to che l’accordo evi­ta le sanzioni eco­nomiche annun­ci­ate da Trump che avreb­bero mes­so in ginoc­chio, sul piano eco­nom­i­co e sociale, il Paese. L’inquilino del­la Casa Bian­ca ave­va minac­cia­to di tas­sare le esportazioni del paese cen­tro-amer­i­cano e di tas­sare le rimesse dei migranti. In cam­bio, gli Usa, con­ced­er­an­no al gov­er­no di Giammat­tei di espan­dere un pro­gram­ma che con­sente ai con­ta­di­ni guatemal­techi di lavo­rare legal­mente nelle aziende agri­cole statu­niten­si. E alla fine di set­tem­bre il Dipar­ti­men­to del­la sicurez­za nazionale ha annun­ci­a­to di aver rag­giun­to un accor­do anche con l’Hon­duras al fine di per frenare la migrazione ver­so gli Sta­ti Uni­ti.

Le responsabilità di Obama e Clinton

Se è ris­a­puto il sosteg­no dell’ex Seg­re­tario di sta­to Hillary Clin­ton al regime change in Lib­ia del 2011 con­tro Gheddafi, è forse meno noto il coin­vol­gi­men­to del­la Clin­ton e in gen­erale dell’amministrazione di Barack Oba­ma nel golpe in Hon­duras del 28 giug­no 2009, che portò all’arresto del pres­i­dente demo­c­ra­ti­ca­mente elet­to Manuel Zelaya per mano dei mil­i­tari. Il colpo di sta­to di quell’anno  e la suc­ces­si­va crisi in cui è spro­fonda­to il Paese, più di ogni altro even­to, spie­gano l’aumento del­la migrazione hon­dureg­na ver­so il con­fine sud degli Sta­ti Uni­ti.

Nel 2009, il Seg­re­tario di sta­to Hillary Clin­ton, in par­ti­co­lare, non con­dan­nò mai aper­ta­mente il golpe e lavorò nell’ombra per garan­tire che Zelaya non tor­nasse a rico­prire il ruo­lo per il quale era sta­to elet­to. Cosa ancor più grave, l’esponente demo­c­ra­ti­co riconobbe uffi­cial­mente le suc­ces­sive elezioni del gen­naio 2010 – mac­chi­ate da brogli e tenute sot­to scac­co dai mil­i­tari – che por­tarono al potere l’esponente del par­ti­to nazionale dell’Honduras Por­firio Lobo Sosa , legit­ti­man­do così una vol­ta per tutte il golpe mil­itare del 2009 (cosa che non fecero diver­si Pae­si sudamer­i­cani).

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