L’avvertimento di Wallace: “Il Regno Unito deve poter fare a meno degli Usa”

Portaerei Regno Unito

POLITICA /

Il Reg­no Uni­to deve essere prepara­to a com­bat­tere una guer­ra sen­za gli Sta­ti Uni­ti”. Questo l’allarme lan­ci­a­to dal seg­re­tario alla Dife­sa bri­tan­ni­co Ben Wal­lace nel cor­so di una sua recente inter­vista con­ces­sa al Sun­day Times, nel­la quale ha sot­to­lin­eato la neces­sità di iniziare a ripen­sare il futuro delle forze armate e del­la polit­i­ca estera del gov­er­no di Sua maestà. Il moti­vo è lega­to ovvi­a­mente alle prese di posizione di Don­ald Trump che, a più riprese, ha minac­cia­to di far uscire gli Sta­ti Uni­ti dal­la Nato se gli alleati non dovessero aumentare le pro­prie spese e la parte­ci­pazione alle mis­sioni inter­nazion­ali. Spe­cial­mente quelle in Medio Ori­ente.

Una revisione totale

L’avvertimento di Wal­lace non sem­bra des­ti­na­to a rimanere iso­la­to, tant’è che tra le pri­or­ità del gov­er­no di Boris John­son c’è quel­la di sti­lare un nuo­vo doc­u­men­to strate­gi­co per la dife­sa e la sicurez­za (Strate­gic Defence and Secu­ri­ty Review), aggior­nan­do quel­lo del 2015 nel quale veni­va data per cer­ta l’esistenza futu­ra del­la Nato e la pre­sen­za degli Sta­ti Uni­ti in Europa e nel Medio Ori­ente.

I quat­tro anni di pres­i­den­za Trump han­no però reso tut­to meno sta­bile, nonos­tante il fat­to che il Con­gres­so abbia spin­to per far sì che l’inquilino del­la Casa Bian­ca non pos­sa decidere di abban­donare l’Alleanza atlanti­ca sen­za pri­ma l’approvazione da parte del Sen­a­to e del­la Cam­era dei Rap­p­re­sen­tan­ti. Mal­gra­do ciò il gov­er­no bri­tan­ni­co ha deciso di avviare un lun­go pro­gram­ma di revi­sione e di mod­ern­iz­zazione delle forze armate, così da incre­mentare le capac­ità nelle oper­azioni con­ven­zion­ali, in quelle di guer­ra ibri­da e Isr (Intel­li­gence, Sorveg­lian­za, Ric­og­nizione). Pro­prio in quest’ultimo cam­po il seg­re­tario alla Dife­sa del gov­er­no di Sua Maestà ha chiesto un aumen­to degli inves­ti­men­ti, anche in virtù del fat­to che gran parte delle capac­ità Isr dipen­dono prin­ci­pal­mente dai droni e dai satel­li­ti statu­niten­si. Ma le dichiarazioni di Wal­lace si inseriscono appieno nel dibat­ti­to politi­co in cor­so nel Reg­no Uni­to, dove l’obiettivo pos­to è sta­to quel­lo di rivedere in rial­zo le spese mil­i­tari in modo tale da sostenere gli ambiziosi pro­gram­mi di mod­ern­iz­zazione pre­sen­tati negli ulti­mi anni.

Quel­la che il pri­mo min­istro Boris John­son ha chiam­a­to la “revi­sione più rad­i­cale” del­la Dife­sa sarà prin­ci­pal­mente incen­tra­ta sul­lo svilup­po del cac­cia di ses­ta gen­er­azione Tem­pest, sul­la mod­ern­iz­zazione del­la flot­ta navale di super­fi­cie e sot­toma­ri­na e sul rag­giung­i­men­to di nuove capac­ità in quel che riguar­da all’intelligenza arti­fi­ciale e al cyber, oltre che sul­lo svilup­po di mis­sili iper­son­i­ci.

Una nuova politica estera?

La revi­sione, però, non riguarderà sola­mente le capac­ità mil­i­tari, per­ché nel piano del gov­er­no John­son c’è anche di gettare le basi per una polit­i­ca estera autono­ma e perseguibile sen­za “l’appoggio” statu­nitense. Una neces­sità, quel­la bri­tan­ni­ca, det­ta­ta anche dal fat­to che per la fine di gen­naio dovrebbe essere rat­i­fi­ca­to l’accordo per l’uscita dall’Unione euro­pea, assi­cu­ran­do la piena libertà a Lon­dra nel­la ges­tione del­la polit­i­ca estera, com­mer­ciale e di sicurez­za. Qua­si cer­ta­mente il prossi­mo doc­u­men­to strate­gi­co per la dife­sa e la sicurez­za ricalcherà le sfide esposte in quel­li del 2010 e del 2015, rib­aden­do la neces­sità di poten­ziare le tec­nolo­gie in dotazione alle diverse forze armate per far fronte alle diverse minac­ce por­tate in ogni cam­po.

Sul tavo­lo ci sarà anche lo svilup­po del­la rete 5G per la quale Lon­dra non ha, anco­ra, chiu­so alla pos­si­bil­ità di coop­er­are con la cinese Huawei, nonos­tante le dure prese di posizioni dell’amministrazione statu­nitense che vedono ciò come un ris­chio con­cre­to alla sicurez­za di tut­to l’Occidente. Una posizione net­ta­mente diver­sa da quel­la espres­sa al Finan­cial Times dal diret­tore del MI5 Andrew Park­er, che ha min­i­miz­za­to i rischi assi­cu­ran­do che i rap­por­ti con l’intelligence degli Sta­ti Uni­ti non sareb­bero minati. Questo per­ché nonos­tante le diver­gen­ze di vedute su alcune tem­atiche di polit­i­ca estera, spe­cial­mente per la volon­tà bri­tan­ni­ca di tornare ad avere “voce in capi­to­lo”, dif­fi­cil­mente i rap­por­ti tra i due stori­ci alleati ver­ran­no meno. Allo stes­so tem­po sem­bra impos­si­bile immag­inare un ritiro degli Sta­ti Uni­ti, ma nonos­tante ciò il gov­er­no di Lon­dra vuole assi­cu­rar­si le capac­ità nec­es­sarie per qual­si­asi eve­nien­za.

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