La Grecia tira un sospiro di sollievo: I’Fmi lascerà Atene

Grecia, proteste del partito Syriza contro le misure di austerità (LaPresse)

ECONOMIA /

La Grecia torna padrona delle proprie finanze

Il lun­go pro­gram­ma di rien­tro dal deb­ito che ha inter­es­sato la Gre­cia negli ulti­mi anni ha por­ta­to ad un dras­ti­co taglio del­la spe­sa pub­bli­ca e a un con­tes­tuale aumen­to del cuneo fis­cale. Con il ceto impren­di­to­ri­ale in ginoc­chio per le tasse trop­po ele­vate e i lavo­ra­tori spes­so in dif­fi­coltà a com­piere il giro del mese a causa dei bassi salari, il sis­tema ha ret­to soltan­to gra­zie alla forza di volon­tà del­la popo­lazione.

L’obiettivo dell’Fmi, in fon­do, non è mai sta­to quel­lo di garan­tire la ripresa del Paese nell’interesse del popo­lo gre­co, ma di tute­lare gli investi­tori che, negli anni, ave­vano presta­to fon­di alla Gre­cia. Questo risul­ta­to, infat­ti, è sta­to por­ta­to a casa, con il deb­ito pub­bli­co ridot­to entro lim­i­ti accetta­bili e con la sta­bil­ità polit­i­ca rag­giun­ta che garan­tisce bassi tas­si d’interesse per il denaro in presti­to che attual­mente Atene detiene anco­ra in mano. È però giun­to il momen­to che il gov­er­no elleni­co inizi a pen­sare anche ai cit­ta­di­ni, che mai come adesso neces­si­tano di una minore aus­ter­ità per favorire la ripresa delle pro­duzioni e dei con­su­mi.

I problemi del taglio alla spesa pubblica

I tagli alla spe­sa pub­bli­ca sono risul­tati nec­es­sari per rista­bilire il liv­el­lo di indeb­ita­men­to pub­bli­co del­la Gre­cia, tut­tavia la loro attuazione ha provo­ca­to non pochi prob­le­mi nel sis­tema eco­nom­i­co-sociale locale. In pri­mo luo­go, i fon­di des­ti­nati all’ammodernamento infra­strut­turale ed alla san­ità pub­bli­ca han­no causato un’arretratezza rispet­to al resto dell’Unione euro­pea, che in ogni caso devono essere recu­perati nei prossi­mi anni. I tagli al sis­tema prev­i­den­ziale han­no invece pesato diret­ta­mente su lavo­ra­tori e pen­sion­ati, cui capac­ità di spe­sa future rimar­ran­no sostanzial­mente sta­bili anche nei prossi­mi anni a causa del­la dimi­nui­ta propen­sione al risparmio causa­ta da stipen­di ed asseg­ni pen­sion­is­ti­ci trop­po vici­ni alla soglia di sus­sis­ten­za.

Infine, i tagli alle forze dell’ordine non potran­no essere man­tenu­ti in eter­no e non soltan­to per ques­tioni dovute alla sicurez­za ed al man­ten­i­men­to dell’ordine pub­bli­co. Anche le entrate fis­cali han­no subito una fre­na­ta a causa dei minori con­trol­li sul con­tra­b­ban­do nel Paese come nel caso del mer­ca­to del tabac­co dove, infat­ti, nel solo 2018 le casse di Atene han­no per­so oltre 600 mil­ioni di accise (fonte Ekathimeri­ni). La restau­razione dei sis­te­mi di con­trol­lo sono però sub­or­di­nati ad un aumen­to di spe­sa pub­bli­ca, che Atene si è già det­ta dis­pos­ta ad attuare nel prossi­mo futuro.

Dopo aver ottenu­to in parte il favore del popo­lo anche gra­zie al sui­cidio politi­co di Alex­is Tsipras, adesso il pri­mo min­istro Mit­so­takis dovrà dimostrare di essere in gra­do di gestire la situ­azione post-abban­dono dall’Fmi. Uno sce­nario sicu­ra­mente com­pli­ca­to, ma dal quale uscirà la Gre­cia dei prossi­mi anni; nel­la sper­an­za che il Paese non rica­da anco­ra una vol­ta nel­la spi­rale dell’ennesimo sovra-indeb­ita­men­to, che ques­ta vol­ta facil­mente con­dur­rebbe al default di Atene.

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