Così Erdogan vuole sottrarre all’Italia il gas e il petrolio

Giuseppe Conte e Recep Tayyip Erdogan (LaPresse)

ECONOMIA /

Recep Tayyip Erdo­gan è sicu­ra­mente un leader politi­co dif­fi­cile da prevedere e, in certe occa­sioni, spregiu­di­ca­to, ma non si può negare gli manchi­no tena­cia, inven­ti­va e fiu­to tat­ti­co. La manovra di capo­vol­gi­men­to di fronte con cui il Sul­tano di Ankara è rius­ci­to a trasfor­mare l’accerchiamento politi­co, diplo­mati­co e medi­ati­co subito in occa­sione delle sue ultime azioni in Siria in un raf­forza­men­to del­la posizione tur­ca nel Mediter­ra­neo con il rilan­cio del­la pre­sen­za in Lib­ia è sicu­ra­mente da ascri­vere tra i frut­ti di queste sue carat­ter­is­tiche.

La Turchia, tra le altre cose, guar­da alla Lib­ia per­ché inter­es­sa­ta alla par­ti­ta ener­get­i­ca del Mediter­ra­neo. Diven­ta­ta sem­pre più com­p­lessa dopo il par­al­le­lo varo del gas­dot­to israeliano-gre­co-cipri­o­ta EastMed e l’inaugurazione di Turk­Stream ad opera di Vladimir Putin e del­lo stes­so Erdo­gan nei pri­mi giorni di gen­naio. E che ha nel mar­to­ri­a­to Paese nordafricano una chi­ave di vol­ta.

Sul gas nat­u­rale e sul petro­lio libi­co e mediter­ra­neo gli inter­es­si di Ankara si scon­tra­no aper­ta­mente con quel­li dell’Italia. Minac­cia­ta in due occa­sioni nell’off­shore cipri­o­ta tra 2018 e 2019. Pri­va di una strate­gia a tut­to cam­po per cogliere l’occasione di sfruttare l’aumento dell’offerta e del poten­ziale geopoliti­co dei mer­cati ener­geti­ci, trasfor­man­dosi in hub. Scot­ta­ta dal­la scon­fit­ta geopo­lit­i­ca del­la can­cel­lazione di South Streamche ha por­ta­to il gas­dot­to tur­co-rus­so a diventare la por­ta delle esportazioni di Gazprom ver­so il cuore d’Europa.

Come fa notare Milano Finan­za, ora­mai tra il gov­er­no libi­co di Fayez al Ser­raj e la Turchia di Erdo­gan la sin­to­nia sulle tem­atiche ener­getiche è asso­lu­ta: negli scor­si mesi Ser­raj “si è affret­ta­to a raf­forzare gli accor­di con Ankara attra­ver­so un mem­o­ran­dum d’intesa che definisce i con­fi­ni marit­ti­mi tra i due Pae­si, e potrebbe dare il via a pos­si­bili oper­azioni con­giunte alla ricer­ca di idro­car­buri” nell’offshore che lam­bisce le acque ter­ri­to­ri­ali libiche e cipri­ote, fat­tispecie ques­ta che colpirebbe diret­ta­mente l’interesse dell’italiana Eni nel­la regione.

I con­trat­ti ener­geti­ci turchi in Lib­ia val­go­no ora­mai 25 mil­iar­di di dol­lari, e non è implau­si­bile pen­sare che nell’ampia polit­i­ca di cristal­liz­zazione del con­flit­to libi­co patro­ci­na­ta da Erdo­gan e Putin non rien­tri anche una strate­gia vol­ta alla nor­mal­iz­zazione del mer­ca­to ener­geti­co inter­no al Paese, il cui poten­ziale di esportazione nel cam­po del petro­lio e del gas è sta­to qua­si com­ple­ta­mente azzer­a­to in un decen­nio di insta­bil­ità.

La Turchia rimette uffi­cial­mente piede in una Lib­ia enorme­mente diver­sa e ben più strate­gi­ca di quel­la las­ci­a­ta dopo la guer­ra ita­lo-ottomana del 1911–1912: uno Sta­to divi­so tra fazioni che solo un inter­ven­to ester­no coor­di­na­to e rad­i­ca­to sul­la spar­tizione delle deci­sive risorse ener­getiche con­tese può ricom­pattare. Ankara fa con spregiu­di­catez­za il suo inter­esse nazionale, ed è notev­ole pen­sare all’incertezza del gov­er­no Con­te sul dossier libi­co in una fase tan­to impor­tante. Con­ces­sioni, con­trat­ti e inves­ti­men­ti ital­iani, assieme alla sicurez­za delle impor­tazioni dal­la Tripoli­ta­nia, sono a ris­chio e potreb­bero essere com­pro­messe se la Turchia mettesse di fat­to le mani sul gov­er­no di al Ser­raj. Le pho­to oppor­tu­ni­ty di Giuseppe Con­te con Erdo­gan ottenute men­tre quest’ultimo sfila­va all’Italia, uffi­cial­mente, il ruo­lo di patrono del gov­er­no Ser­raj non aiu­tano a capire quali Pae­si siano, fon­da­men­tal­mente, i veri rivali di Roma nel Mediter­ra­neo.

Dell’irriducibile spin­ta alla com­pe­tizione tra Ankara e Roma ha par­la­to in un recente sag­gio ded­i­ca­to alla geopo­lit­i­ca del quad­rante cen­tra­to sul Mar Nero, Axeinos!, l’analista di Limes Mirko Mus­set­ti. Dal Mediter­ra­neo ori­en­tale ora la sfi­da si è este­sa alla Lib­ia. E come in altri dossier strate­gi­ci del Mediter­ra­neo, l’Italia sceglie di non gio­care con con­vinzione e tena­cia. La sicurez­za ener­get­i­ca del Paese richiedono ben altra deter­mi­nazione: e presto anche la sicurez­za del pre-car­rè libi­co, in cui Eni trop­po spes­so ha fini­to per sup­plire all’ambivalente polit­i­ca dei nos­tri gov­erni, potrebbe essere com­pro­mes­sa.

Share / Con­di­vi­di:
Questo articolo è stato pubblicato in Senza categoria da grognards . Aggiungi il permalink ai segnalibri.