MES: cos’è il fondo salva-Stati e perché è così importante per l’Italia

MES: cos'è il fondo salva-Stati e perché è così importante per l'Italia Cos’è il MES, Mec­ca­n­is­mo Europeo di Sta­bil­ità altresì noto come fon­do sal­va-Sta­ti, come fun­ziona e per­ché l’Italia ne risul­terebbe una vit­ti­ma in vista del­la recente rifor­ma attual­mente in dis­cus­sione in Europa?

Domande più lecite che mai alla luce del dibat­ti­to attuale e delle odierne audizioni di Giuseppe Con­te alla Cam­era e al Sen­a­to (qui la diret­ta stream­ing).

Nato nel 2012, a sos­ti­tuzione del Fon­do europeo di sta­bil­ità finanziaria e del Mec­ca­n­is­mo europeo di sta­bi­liz­zazione finanziaria, il MES è di fat­to il fon­do mon­e­tario del Vec­chio Con­ti­nente, avente l’obiettivo di dare sosteg­no ai Pae­si com­po­nen­ti in caso di crisi e di prob­a­bile default.

Ad oggi il Mec­ca­n­is­mo Europeo di Sta­bil­ità ha “sal­va­to” Cipro, Spagna e Gre­cia. L’Italia, dal can­to suo, è una delle mag­giori sosten­i­tri­ci del fon­do sal­va-Sta­ti con 14 mil­iar­di di euro ver­sa­ti. Più di noi, in base ai risul­tati del PIL del 2010, han­no dato solo Ger­ma­nia e Fran­cia. Anche per questo è oggi più che mai utile capire cos’è il MEScome fun­ziona questo Mec­ca­n­is­mo Europeo di Sta­bil­ità e per­ché la sua rifor­ma potrebbe dan­neg­gia­re pro­prio il Bel­paese.

Cos’è il MES, il fondo salva-Stati? Le origini

Il Mec­ca­n­is­mo Europeo di Sta­bil­ità è sta­to isti­tu­ito gra­zie alle mod­i­fiche appor­tate al Trat­ta­to di Lis­bona, rat­ifi­cate dal Con­siglio UE nel mar­zo del 2011. L’entrata in vig­ore del fon­do sal­va-Sta­ti, pre­vista inizial­mente per il 2013 è sta­ta antic­i­pa­ta al luglio del 2012 a causa di una crisi del deb­ito sem­pre più pres­sante.

A chi si chiede cos’è il MES potrem­mo dunque rispon­dere definen­do­lo un mec­ca­n­is­mo volto a man­tenere la sta­bil­ità finanziaria del­la zona euro. Esso è rego­la­to dal­la leg­is­lazione inter­nazionale e, come orga­niz­zazione, ha una pro­pria sede a Lussem­bur­go.

Per garan­tire la tenu­ta del Vec­chio Con­ti­nente il fon­do sal­va-Sta­ti emette presti­ti sul­la base di con­dizioni piut­tosto rigide e, in alcu­ni casi che ver­ran­no spec­i­fi­cati nelle righe seguen­ti, può anche adottare atti sanzion­a­tori.

Come funziona il MES?

Una vol­ta capi­to, almeno in lin­ea di mas­si­ma, cos’è il MES occorre com­pren­dere al meglio come fun­ziona il fon­do sal­va-Sta­ti. Per dirla in altre parole: come agisce il Mec­ca­n­is­mo Europeo di Sta­bil­ità e in che modo riesce a man­tenere finanziari­a­mente salutare l’Eurozona? Le modal­ità d’azione del fon­do sono state def­i­nite dall’arti­co­lo 3 del suo trat­ta­to isti­tu­ti­vo.

L’organizzazione rac­coglie fon­di volti a sostenere i mem­bri che ne fan­no parte, ossia gli Sta­ti che pri­ma o dopo han­no adot­ta­to l’euro come mon­e­ta uni­ca e che in un deter­mi­na­to peri­o­do di tem­po si trovano in forte dif­fi­coltà. Per capire come fun­ziona il MES pos­si­amo sud­di­videre la sua azione in tre fasi dis­tinte:

  1. Lo Sta­to in dif­fi­coltà avan­za al Pres­i­dente del Con­siglio dei gov­er­na­tori del fon­do sal­va-Sta­ti richi­es­ta di assis­ten­za.
  2. Il MES chiede alla Com­mis­sione UE di val­utare lo sta­to di salute del Paese che ha chiesto aiu­to e di definire il suo fab­bisog­no finanziario. In ques­ta fase l’esecutivo comu­ni­tario e la BCE (e se nec­es­sario il FMI) anal­iz­zano se la crisi di quel­lo Sta­to può con­ta­gia­re il resto dell’Eurozona.
  3. Dopo la val­u­tazione, l’organo ple­nario del MES decide di agire e aiutare il Paese in dif­fi­coltà (il tut­to più o meno nell’arco di 7 giorni dal­la data di pre­sen­tazione del­la richi­es­ta for­male di assis­ten­za) con presti­ti.

    Le deci­sioni del Con­siglio ven­gono prese a mag­gio­ran­za sem­plice o qual­i­fi­ca­ta e godono di immu­nità giudiziaria. I dirit­ti di voto sono pro­porzion­ali rispet­to alla quo­ta ver­sa­ta da ogni Sta­to.

Chi gestisce il fondo salva-Stati?

Il Mec­ca­n­is­mo di Sta­bil­ità Euro­pea viene gesti­to da un Con­siglio dei Gov­er­na­tori cos­ti­tu­ito dai min­istri delle finanze dell’Eurozona oltre che da un Con­siglio di Ammin­is­trazione (nom­i­na­to pro­prio dai Gov­er­na­tori).

Fan­no parte del MES anche un Diret­tore Gen­erale (che ha dirit­ti di voto), il com­mis­sario europeo agli Affari eco­nom­i­co-mon­e­tari e il Pres­i­dente del­la BCE, questi ulti­mi due come osser­va­tori.

Perché si parla così tanto di MES

Il Mec­ca­n­is­mo Europeo di Sta­bil­ità è tor­na­to nel ciclone medi­ati­co dopo le dichiarazioni di Mat­teo Salvi­ni, che ha accusato Giuseppe Con­te di aver fir­ma­to di nascos­to un accor­do con l’Europa volto a rifor­mare il MES con novità che finireb­bero per svan­tag­gia­re l’Italia.

Una vol­ta mod­i­fi­ca­to, il fon­do sal­va-Sta­ti impor­rebbe dei req­ui­si­ti stret­tis­si­mi per pot­er rice­vere il suo aiu­to, ren­den­do di fat­to (qua­si) impos­si­bile al Bel­paese ben­e­fi­cia­rvi in caso di neces­sità, in parte recu­peran­do il con­trib­u­to di 14 mil­iar­di di euro ver­sa­ti in fase di cos­ti­tuzione del MES. Pre­visti, inoltre, dei piani di rifor­ma ben defin­i­ti in cam­bio dell’accesso ai fon­di.

Il tut­to “sen­za autor­iz­zazione del Par­la­men­to e del­la Lega”. Al tem­po del­la fir­ma sull’accordo per una mod­i­fi­ca del MES, infat­ti, al Gov­er­no vi era anco­ra il par­ti­to di Salvi­ni insieme al Movi­men­to 5 Stelle.

Stop MES sig­nifi­ca una enorme fre­gatu­ra per i risparmi­a­tori ital­iani, i titoli di Sta­to ital­iani rischi­ano di valere sem­pre meno, di valere zero, e gli Sta­ti potran­no essere obbli­gati a met­tere sul tavo­lo il risparmio di mil­ioni di cit­ta­di­ni sen­za che nes­suno li autor­izzi”.

Anche Lui­gi Di Maio si è scaglia­to con­tro la rifor­ma, cosa che ha las­ci­a­to ipo­tiz­zare una nuo­va crisi di Gov­er­no.

Cosa prevede la riforma del MES?

Dal 2017 l’Europa ha aper­to all’ipotesi di rivedere il trat­ta­to isti­tu­ti­vo ed è pro­prio ques­ta even­tu­al­ità che ha aper­to le porte ad un pro­fon­do dibat­ti­to in Italia. La rifor­ma del Mec­ca­n­is­mo Europeo di Sta­bil­ità dovrà rice­vere l’approvazione dei gov­erni oltre che la rat­i­fi­ca par­la­mentare di cias­cuno Sta­to.

Le nuove con­dizioni per accedere al fon­do sal­va-Sta­ti pre­viste dal­la rifor­ma, non anco­ra uffi­cial­iz­za­ta, non fareb­bero altro che inasprir­si ulte­ri­or­mente, ren­den­do assai dif­fi­cile pot­er accedere al pro­gram­ma di aiu­ti.

Ad essere riv­iste in maniera più strin­gente sareb­bero le con­dizioni per pot­er atti­vare la PCCL (Pre­cau­tion­ary Con­di­tioned Cred­it Line), un sis­tema di aiu­to finanziario in caso di tur­bolen­ze all’interno del mer­ca­to del deb­ito di un Paese apparte­nente all’Eurozona.

Le con­dizioni, se la rifor­ma del MES dovesse essere con­fer­ma­ta, sareb­bero le seguen­ti:

  • non essere in pro­ce­du­ra d’infrazione;
  • vantare un deficit infe­ri­ore al 3% da almeno due anni;
  • avere un rap­por­to debito/PIL sot­to il 60% (o, almeno, aver sper­i­men­ta­to una riduzione di quest’ultimo di almeno 1/20 negli ulti­mi due anni, insieme ad un’altra serie di palet­ti non facil­mente giu­di­ca­bili a liv­el­lo ogget­ti­vo.

Le critiche

Per com­pren­dere al meglio cos’è il MES non si può pre­scindere da una dis­am­i­na delle critiche che sono state riv­olte al fon­do sal­va-Sta­ti. Uno dei pun­ti più dibat­tuti riguar­da il rin­no­va­to potere del­la Ban­ca Cen­trale Euro­pea e, per con­seguen­za, le lim­i­tazioni imposte al set­tore ban­car­io e ai gov­erni nazion­ali.

Non sono man­cate inoltre critiche dal­la Gre­cia: Varo­ufakis, ex min­istro gre­co delle finanze, nel libro «Il Mino­tau­ro Glob­ale» ha crit­i­ca­to aspra­mente i mec­ca­n­is­mi che fan­no parte del Fon­do.

La som­ma a garanzia for­ni­ta agli Sta­ti in dif­fi­coltà viene sud­di­visa e com­pos­ta dalle parte­ci­pazioni di cias­cun sta­to mem­bro non in dif­fi­coltà. In poche parole, parte dei sol­di con­ces­si alla Gre­cia sono cor­risposti a cap­i­tali mes­si a dis­po­sizione in parte dal­la Ger­ma­nia, in parte dall’Italia, dal­la Fran­cia e così via. Ma, dato che ogni Paese riesce a garan­tire uno sta­tus di affid­abil­ità, alla quo­ta ver­sa­ta da cias­cuno viene riconosci­u­to un inter­esse diver­so.

Ed è qui il peri­co­lo: se uno degli Sta­ti più «affid­abili» dovesse trovar­si in dif­fi­coltà e aver bisog­no del Mec­ca­n­is­mo, la quan­tità dei fon­di che non può più garan­tire si riverserebbe nec­es­sari­a­mente sug­li Sta­ti più pic­coli.

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