Svelato il profilo genetico degli antichi romani

Il cor­so del tem­po ha mod­i­fi­ca­to il DNA degli abi­tan­ti di un impero che uni­va tre con­ti­nen­ti. Lo riv­ela uno stu­dio, uni­co nel suo genere, che sarà pub­bli­ca­to su Sci­ence

dna antichi romani
Colosseo

Il DNA dei romani si è mod­i­fi­ca­to nel tem­po seguen­do l’evoluzione delle fasi storiche che han­no seg­na­to la vita e la cresci­ta del­la cit­tà che al suo cul­mine ha rag­giun­to per pri­ma al mon­do la popo­lazione di un mil­ione di abi­tan­ti come cap­i­tale di un Impero che uni­va tra loro tre con­ti­nen­ti. Lo riv­ela uno stu­dio geneti­co, uni­co nel suo genere, che sarà pub­bli­ca­to oggi sul­la pres­ti­giosa riv­ista Sci­ence che ha gli ha anche ded­i­ca­to la cop­er­ti­na.

Allo stu­dio han­no parte­ci­pa­to un grup­po mis­to di ricer­ca­tori di diverse uni­ver­sità tra le quali Har­vardLa Sapien­za e l’Uni­ver­sità di Vien­na. La ricer­ca ha anal­iz­za­to cam­pi­oni di DNA umano prove­ni­en­ti da 29 siti arche­o­logi­ci pre­sen­ti nell’area intorno a Roma (Lazio e, in un caso anche Abruz­zo) e che coprono un arco tem­po­rale che va dal Pale­oliti­co all’Era Mod­er­na (in tut­to un arco tem­po­rale di cir­ca 12 mila anni) apparte­nen­ti a 129 indi­vidui.

Si è trat­ta­to — ha det­to all’Agi Alfre­do Cop­pa, docente di Antropolo­gia fisi­ca alla Sapien­za che ha parte­ci­pa­to allo stu­dio — di un lavoro uni­co nel suo genere per­ché ha focal­iz­za­to l’evoluzione nel tem­po del DNA di una cit­tà che ha avu­to un ruo­lo molto impor­tante nel­la sto­ria glob­ale”. I risul­tati rac­colti han­no così per­me­s­so di intrec­cia­re il vari­are del mix geneti­co pre­sente negli indi­vidui che han­no vis­su­to a Roma e nei suoi imme­diati din­torni con l’evoluzione dell’organizzazione urbana del ter­ri­to­rio e, dopo la fon­dazione di Roma, anche con il vari­are del­la sua fun­zione, pri­ma a carat­tere squisi­ta­mente regionale, poi ital­i­ca, impe­ri­ale e glob­ale e fino alla crisi dell’Impero e al suc­ces­si­vo medio­e­vo.

Ad ogni mutazione di questi asset­ti, cor­rispon­dono mutazioni nel mix di dis­cen­den­ti che carat­ter­iz­zano il pro­fi­lo geneti­co degli antichi romani. Così accade che il pro­fi­lo geneti­co dei più antichi abi­tan­ti del ter­ri­to­rio che diven­terà poi Roma, intorno a 6 mila anni pri­ma di Cristo, evi­den­zia la pre­sen­za di ante­nati di orig­ine ana­toli­ca, e sor­pren­den­te­mente anche ira­ni­ani. Suc­ces­si­va­mente, tra 5 mila e 3 mila anni fa, i DNA anal­iz­za­ti resti­tu­is­cono l’arrivo di popo­lazioni dal­la step­pa ucraina.

Con la nasci­ta di Roma e il cos­ti­tuir­si dell’Impero Romano, la vari­abil­ità genet­i­ca cam­bia e incre­men­ta ulte­ri­or­mente. Per questo momen­to, il DNA “legge” arrivi dai diver­si ter­ri­tori dell’impero, con una pre­dom­i­nan­za dalle aree mediter­ra­nee ori­en­tali e soprat­tut­to dal Vici­no Ori­ente. Gli even­ti stori­ci seg­nati dal­la scis­sione dell’Impero pri­ma e dal­la nasci­ta del Sacro Romano Impero com­por­tano un afflus­so di ascen­den­za dall’Europa cen­trale e set­ten­tri­onale.

Non ci aspet­tava­mo di trovare una così ampia diver­sità genet­i­ca già al tem­po delle orig­i­ni di Roma, con indi­vidui aven­ti ante­nati prove­ni­en­ti dal Nord Africa, dal Vici­no Ori­ente e dalle regioni del Mediter­ra­neo europeo”, sot­to­lin­ea Ron Pin­hasi, che inseg­na Antropolo­gia evo­lu­ti­va all’Università di Vien­na nonché uno dei senior authors del­lo stu­dio, insieme a Jonathan Pritchard, docente di Genet­i­ca e Biolo­gia all’Università di Stan­ford e ad Alfre­do Cop­pa, docente di Antropolo­gia fisi­ca alla Sapien­za.

Per gli autori la parte più inter­es­sante dove­va anco­ra venire. Sebbene Roma fos­se inizia­ta come una sem­plice cit­tà-sta­to, in una man­ci­a­ta di sec­oli con­quistò il con­trol­lo di un impero che si esten­de­va fino al nord con la Gran Bre­tagna, a sud nel Nord Africa e ad est in Siria, Gior­da­nia e Iraq. L’espansione dell’impero facil­itò il movi­men­to e l’interazione delle per­sone attra­ver­so reti com­mer­ciali, nuove infra­strut­ture stradali, cam­pagne mil­i­tari e schi­av­itù. Le fonti e le tes­ti­mo­ni­anze arche­o­logiche indi­cano la pre­sen­za di stret­ti col­lega­men­ti tra Roma e tutte le altre par­ti dell’impero.

Roma, infat­ti, basa­va la sua pros­per­ità su beni com­mer­ciali prove­ni­en­ti da ogni ango­lo del mon­do allo­ra conosci­u­to. I ricer­ca­tori han­no scop­er­to che la genet­i­ca non solo con­fer­ma il quadro stori­co-arche­o­logi­co, ma lo rende più com­p­lesso e arti­co­la­to. Nel peri­o­do impe­ri­ale, si assiste ad un enorme cam­bi­a­men­to nell’ascendenza dei Romani: prevale l’incidenza di ante­nati che proveni­vano dal Vici­no Ori­ente, prob­a­bil­mente a causa del­la pre­sen­za in quei luoghi di popo­lazioni più numerose, rispet­to a quelle dei con­fi­ni occi­den­tali dell’Impero romano.

L’analisi del DNA ha riv­e­la­to che, men­tre l’Impero Romano si espan­de­va nel Mar Mediter­ra­neo, immi­granti dal Vici­no Ori­ente, Europa e Nord Africa si sono sta­bil­i­ti a Roma, cam­bian­do sen­si­bil­mente il volto di una delle prime gran­di cit­tà del mon­do anti­co”, ripor­ta Pritchard, mem­bro di Stan­ford Bio-X. I sec­oli suc­ces­sivi sono carat­ter­iz­za­ti da even­ti tumul­tu­osi come il trasfer­i­men­to del­la cap­i­tale a Costan­ti­nop­o­li, la scis­sione dell’Impero, le malat­tie che dec­i­marono la popo­lazione di Roma e infine la serie di inva­sioni, tra cui il sac­cheg­gio di Roma da parte dei Visig­oti nel 410 d.C.

Tut­ti questi even­ti han­no las­ci­a­to il seg­no sull’ascendenza del­la cit­tà, che si è sposta­ta dal Mediter­ra­neo ori­en­tale ver­so l’Europa occi­den­tale. Allo stes­so modo, l’ascesa del Sacro Romano Impero com­por­ta un afflus­so di ascen­den­za dall’Europa cen­trale e set­ten­tri­onale. “Per la pri­ma vol­ta uno stu­dio di così grande por­ta­ta è appli­ca­to alla cap­i­tale di uno dei i più gran­di imperi dell’antichità, Roma, sve­lando aspet­ti sconosciu­ti di una grande civiltà clas­si­ca”, dichiara Alfre­do Cop­pa. “Assis­ti­amo al coro­n­a­men­to di 30 anni di ricerche del Museo delle Civiltà sull’antropologia dei Romani e un nuo­vo tas­sel­lo si è aggiun­to alla com­pren­sione di quel­la soci­età così com­p­lessa ma per molti ver­si anco­ra così mis­te­riosa” aggiun­gono Alessan­dra Sper­du­ti Luca Bon­di­oli del Museo delle Civiltà di Roma.

Lo stu­dio su Roma è sta­to affronta­to con le più mod­erne tec­nolo­gie per il DNA anti­co che questo grup­po di ricer­ca uti­liz­za da oltre un decen­nio, allo scopo di chiarire det­tagli non leg­gi­bili nel record stori­co, ha affer­ma­to Pritchard. “I doc­u­men­ti stori­ci e arche­o­logi­ci ci rac­con­tano molto sul­la sto­ria polit­i­ca e sui con­tat­ti di vario genere con luoghi diver­si – ad esem­pio com­mer­cio e schi­av­itù – ma quei doc­u­men­ti for­niscono infor­mazioni lim­i­tate sul­la com­po­sizione genet­i­ca del­la popo­lazione”.

I dati sul DNA anti­co cos­ti­tu­is­cono una nuo­va fonte di infor­mazioni che rispec­chia molto bene la sto­ria sociale di indi­vidui di Roma nel tem­po”, affer­ma Ron Pin­hasi. “Nel nos­tro stu­dio ci siamo avval­si del­la col­lab­o­razione e del sup­por­to di un gran numero di arche­olo­gi e antropolo­gi che, apren­do per noi i loro archivi, ci han­no per­me­s­so di inquadrare e inter­pretare meglio i risul­tati “, con­clude Alfre­do Cop­pa.       https://www.agi.it/scienza/dna_antichi_romani-6509086/news/2019–11-07/

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