CHE CUCCAGNA CHE FA!

LA RAI VERSA 11 MILIONI DI EURO L’ANNO ALLA SOCIETÀ DI FABIO FAZIO, CHE ORA E’ SU RAI2 E FA L’8% DI SHARE. MA NON FINISCE QUI: ALTRI 2,24 MILIONI ANNUI VANNO DIRETTAMENTE AL GENEROSO FABIO COME COMPENSO PERSONALEMENTRE AI 104 ADDETTI CHE LAVORANO PER LA SUAOFFICINA SRLSONO DESTINATI 1,3 MILIONI L’ANNO IN TUTTO, IN MEDIA 12MILA EURO A TESTA. ADESSO ABBIAMO CAPITO DA DOVE VIENE IL NOMEIL COSTO TOTALE PER LA RAI ARRIVA A OLTRE 18,3 MILIONI

FABIO FAZIOFABIO FAZIO

Gian­ni Drag­o­ni per ”Il Sole 24 Ore” 

Ricavi qua­si trip­li­cati da 3,83 mil­ioni a 11,05 mil­ioni di euro nel 2018 per L’ Offic­i­na Srl, la soci­età cos­ti­tui­ta da Fabio Fazio (socio al 50%) insieme a Mag­no­lia Spa (deten­trice dell’ altro 50%) per real­iz­zare il pro­gram­ma tv «Che tem­po che fa». I ricavi derivano solo dall’ appal­to con la Rai per real­iz­zare 64 pun­tate all’ anno.

Oltre ai sol­di ver­sa­ti alla Offic­i­na, la Rai riconosce diret­ta­mente a Fazio un com­pen­so di 2,24 mil­ioni lor­di l’ anno. Nel bilan­cio 2018, approva­to dai soci il 28 set­tem­bre, l’ utile net­to è quin­tu­pli­ca­to da 112.424 a 572.725 euro, accan­to­na­to a ris­er­va.

FABIO FAZIO LUCIANA LITTIZZETTOFABIO FAZIO LUCIANA LITTIZZETTO

L’ Offic­i­na è sta­ta cos­ti­tui­ta con un cap­i­tale di 100mila euro il 12 luglio 2017, quan­do Fazio e la Rai sta­vano per­fezio­nan­do l’ accor­do per spostare il pro­gram­ma del con­dut­tore savonese da Raitre a Raiuno. Un con­trat­to di quat­tro anni. Da set­tem­bre scor­so il pro­gram­ma è sta­to dirot­ta­to su Raidue, sop­pres­sa la sec­on­da ser­a­ta del lunedì («Che fuori tem­po che fa»), nel­la fas­cia pre­serale c’ è «Che tem­po che farà».

Da quan­to ha reso noto la Rai o è trapela­to sul­la stam­pa, oltre al cita­to com­pen­so di 2,24 mil­ioni annui paga­to a Fazio, la Rai ver­sa a L’ Offic­i­na per l’ appal­to di pro­duzione altri 10,64 mil­ioni all’ anno. Ques­ta è la cifra del­la pri­ma sta­gione 2017–2018, per il 2018–2019 si è par­la­to di 9,6 mil­ioni. Ques­ta som­ma include 704.000 euro annui per i dirit­ti del «for­mat» che spet­tano a Fazio.

fabio fazio roberto savianoFABIO FAZIO ROBERTO SAVIANO

Il cos­to totale per la Rai però è anco­ra più alto, arri­va a oltre 18,3 mil­ioni l’ anno (dunque 73 mil­ioni per quat­tro anni). Per­ché com­prende anco­ra i costi di rete a cari­co del­la Rai per 5,4 mil­ioni all’ anno: 2,8 mil­ioni per scenografia, regia, redazione, acquis­to dirit­ti di fil­mati e foto; più 2,6 mil­ioni per cos­tu­mi, truc­co, riprese, servizi in ester­na e sim­ili.

Nel com­p­lesso è sta­to cal­co­la­to che, fino alla sta­gione 2018–2019, il pro­gram­ma di Fazio è costa­to alla Rai cir­ca 410mila euro per cias­cu­na delle 32 pun­tate in pri­ma ser­a­ta e poco più di 160mila per cias­cu­na delle 32 in sec­on­da ser­a­ta.

FABIO FAZIOFABIO FAZIO

Tor­ni­amo ai con­ti dell’ Offic­i­na. Il bal­zo dei val­ori dal 2017 al 2018 si spie­ga con il fat­to che il pri­mo bilan­cio è sta­to di sei mesi, il pro­gram­ma è com­in­ci­a­to su Raiuno il 24 set­tem­bre 2017. La Rai è l’ uni­co cliente. Nel 2018 i deb­iti sono aumen­tati da 4,66 a 5,98 mil­ioni (di cui 1,68 mil­ioni ver­so banche e 3,15 mil­ioni ver­so for­n­i­tori). I cred­i­ti sono aumen­tati da 4,54 a 6,05 mil­ioni, tut­ti ver­so la Rai.

A fine 2018 la liq­uid­ità ammon­ta­va a 717.512 euro, più del doppio rispet­to al 2017. Nel con­to eco­nom­i­co la voce di cos­to mag­giore è per l’ acquis­to di servizi, aumen­ta­ta da 3,05 a 8,39 mil­ioni. Il bilan­cio, in for­ma abbre­vi­a­ta, non dà spie­gazioni su cosa siano i «servizi», né da chi vengano acquis­ta­ti.

Il cos­to del per­son­ale è pari a 1,3 mil­ioni nel 2018. Il bilan­cio non dice quan­ti sono i dipen­den­ti. Nel­la visura nel­la ban­ca dati Cerved si legge che al 31 mar­zo 2019 la soci­età ave­va 112 «addet­ti» e che nel 2018 il numero medio ann­uo è sta­to di 104 «addet­ti» (132 nel 2017).

Div­i­den­do il cos­to del per­son­ale per i 104 addet­ti medi del 2018 risul­terebbe un cos­to medio di ogni addet­to pari a 12.514 euro nel 2018.

fabio fazio orfeoFABIO FAZIO ORFEO

Fazio è nel cda del­la soci­età. Il pres­i­dente è Pao­lo Bas­set­ti, fratel­lo di Mar­co Bas­set­ti che gui­da il grup­po Ban­i­jay, azion­ista uni­co di Mag­no­lia, l’ altro socio con il 50% che dichiara di esercitare il con­trol­lo su L’ Offic­i­na.

 

 

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Il ladrocinio del Mes spiegato bene

Gian Mar­co Lan­di

Il MES, mec­ca­n­is­mo europeo sta­bil­ità, è un assalto finanziario con­tro l’Italia ma bisogna dom­inare alcune materie, Con­tabil­ità Nazionale e Tec­ni­ca Ban­car­ia, per capire per­ché e in quale modo raf­fi­na­to lo sia.
Non bas­ta leg­gere il testo del trat­ta­to, come ha fat­to l’on. De Luca del PD o l’eurodeputato Cal­en­da, per evitare di dire por­ten­tose fes­serie. Bisogna avere una pro­fon­da con­tez­za di quel­lo che certe parole sig­nif­i­cano, nonché una conoscen­za del­la reale situ­azione con­tabile dei com­par­ti pub­bli­ci e pri­vati in giro per l’Europa, e alle volte anche le traduzioni dall’inglese con ter­mi­ni ital­iani, a cui la nos­tra mente fa cor­rispon­dere con­cetti ital­iani, trag­gono in ingan­no.

Io stes­so con­fes­so di esserne rimas­to vit­ti­ma rap­por­tan­do­mi con certe Banche d’affari che oper­a­no e ragio­nano in un modo tut­to loro che è dif­fi­cile da capire e anco­ra più dif­fi­cile da spie­gare, per­ché può sem­brare folle.
Quan­do non si conosce l’esatta accezione inglese in uso nelle con­sue­tu­di­ni di Tec­ni­ca Ban­car­ia inter­nazionale, si rischia di far­si molto male venen­do let­teral­mente pre­si in giro e forse anche depre­dati inavver­ti­ta­mente, ed è questo il caso del­la dic­i­tu­ra ‘a pri­ma richi­es­ta’. Essa sig­nifi­ca che la Ban­ca per il cui con­to di un suo cliente richiede l’invio via swift dell’asset, ha un dirit­to finanziario dota­to del­la legit­tim­ità di pre­tender­lo con la forza di una situ­azione impos­i­ti­va esercitabile di fat­to, cioè quel­lo che nel­la vul­ga­ta popo­lare di Napoli è noto come arti­co­lo quin­to: chi riesce a pren­dere in mano quel­lo che riesce ha vin­to. In ter­mi­ni giuridi­ci com­pren­si­bili al fan­tas­ti­co Mon­do dei per­benisti ital­iani, sig­nifi­ca che il dirit­to di pro­pri­età può cedere ad un eser­cizio di spos­ses­sa­men­to oper­a­to da un pri­va­to che rius­cisse di fat­to a far valere la sua prete­sa finanziaria attra­ver­so uffi­ciali ban­cari in spre­gio a qual­si­asi sofis­ma giuridi­co o filosofi­co.

La ques­tione del­la fir­ma del MES è per­ciò di estrema del­i­catez­za e impor­tan­za, per­ché se il nos­tro Sta­to si impeg­na a ver­sare 110 mil­iar­di di euro entro sette giorni al polit­buro del MES, con for­mu­la ‘ a pri­ma richi­es­ta’, questo ente ben­e­fi­cia­rio sovranazionale i cui mem­bri (tut­ti stranieri) sono dotati di guar­antigie immense, può esercitare uno spos­ses­sa­men­to di 110 mil­iar­di nel caso in cui fos­se nel­la situ­azione mate­ri­ale di poter­lo fare, così come in effet­ti è, sen­za nes­suna pro­ce­du­ra giudiziaria o trat­ta­ti­va.

Osser­vo, infat­ti, che lo Sta­to Ital­iano non ha 110 mil­iar­di di euro da ricavare facil­mente sui con­ti annu­ali (ha già regala­to qua­si tut­to negli ulti­mi 27 anni), però è il sovra­no di una Repub­bli­ca ric­chissi­ma, che negli screen del Sis­tema Finanziario Europeo noti a tut­ti i banchieri d’affari, evi­den­zia stock finanziari enor­mi, di cir­ca 4.400 mil­iar­di di euro com­p­lessivi, tra con­ti cor­ren­ti, deposi­ti, obbligazioni, titoli azionari, ris­erve assi­cu­ra­tive, etc… in capo a sogget­ti ital­iani.

Sot­to il pro­fi­lo con­cettuale, esporsi in ambito inter­nazionale per il paga­men­to di una som­ma nel sis­tema con impeg­no a pri­ma richi­es­ta, impone in chi lo fa il dovere di accan­tonare e bloc­care asset in tal speci­fi­co sen­so. Una ban­ca inter­nazionale che emettesse una garanzia inter­nazionale a pri­ma richi­es­ta, infat­ti, ha l’obbligo di accan­tonare e bloc­care in favore del ben­e­fi­cia­rio del­la Garanzia uno stock di ric­chez­za per far fronte al paga­men­to del­la garanzia, dato che è ovvio come un banchiere non pos­sa met­ter­si a garan­tire paga­men­ti a pri­ma richi­es­ta sbi­lan­cian­do le altre attiv­ità del­la Ban­ca. E’ implic­i­to ma asso­lu­ta­mente evi­dente, che un con­fer­i­men­to di una som­ma in un fon­do di garanzia sia equipol­lente ad un impeg­no di garanzia finanziaria inter­nazionale, con tut­to ciò essa com­por­ti e implichi, per­ciò fir­mare per il MES sig­nifi­ca dover trovare e met­tere a dis­po­sizione varia ed even­tuale altrui, la con­sid­erev­ole som­ma di 110 mil­iar­di di euro.

Corre l’obbligo quin­di, in capo a col­ori i quali sostengano la neces­sità di fir­mare il Trat­ta­to MES ed esporre i con­ti nazion­ali ad un paga­men­to di 110 mil­iar­di a pri­ma richi­es­ta in favore di terzi, di spie­gare quali mezzi finanziari saran­no imp­ie­gati a cop­er­tu­ra.
Per indi­vid­uare una ris­er­va di val­ori liq­ui­di, tre sono le alter­na­tive pos­si­bili agen­do sug­li stock finanziari e non cer­to pos­si­bili sui flus­si annu­ali inges­sati dai dec­i­mali dei vin­coli europei:
1) una tas­sa pat­ri­mo­ni­ale che colpis­ca gli ital­iani con un peso medio di cir­ca 2.000 euro a cit­tadi­no, cioè 8.000 euro a nucleo famil­iare di 4 per­sone;
2) un’emissione di titoli di sta­to a deb­ito a sca­den­za per val­ore fac­ciale com­p­lessi­vo supe­ri­ore a 110 mil­iar­di, con accresci­men­to del deb­ito pub­bli­co e del­la spe­sa inter­esse per tut­ti gli anni a venire;
3) né l’una, né l’altra, ma far fare il lavoro sporco ai nota­bili del MES, i quali il giorno dopo i 7 trascor­si dal­la ‘pri­ma richi­es­ta’ del paga­men­to, potran­no esercitare uno spos­ses­sa­men­to di somme sui con­ti ital­iani attra­ver­so un’azione infor­mat­i­ca vio­len­ta sulle pro­pri­età finanziarie degli ital­iani, in modo da pot­er con­sen­tire ai politi­ci filo europeisti i mar­gi­ni di manovra polit­i­cante per suc­ces­sive azioni com­pen­sative di ris­arci­men­to nei con­fron­ti di col­oro i quali fos­sero sta­ti mag­gior­mente penal­iz­za­ti dall’azione di spos­ses­sa­men­to delle somme. Una cosa molto sim­i­le con­cettual­mente fu fat­ta da Ama­to nel 1992 (poco dopo fir­ma dei Trat­tati di Maas­tricht) a segui­to del­la spec­u­lazione di Soros e come ouver­ture ai 27 anni suc­ces­sivi dell’opera di europeiz­zazione delle ric­chezze ital­iane.

Oggi le pos­si­bil­ità tec­niche di espro­prio diret­to sui con­ti nonché di ammantare il sostanziale ladrocinio con una ves­ta di legal­ità e accetta­bil­ità, sono molto più agevoli.

Ma vedi­amo meglio per­ché il MES sia final­iz­za­to ad un mero ladrocinio, una par­a­dig­mat­i­ca riedi­zione stor­i­ca delle razz­ie bar­bariche ger­maniche o degli scon­tri guer­reschi nei due sec­oli dopo l’anno 1.000 tra l’imperatore del Sacro Romano impero e i cit­ta­di­ni ital­iani riot­tosi a sot­tomet­ter­si ai nobili capeg­giati da Bar­barossa o Fed­eri­co II di casa Hohen­staufen, le cui citazioni tan­to esaltano e man­dano in sol­luchero il nos­tro Pres­i­dente del Con­siglio.

Il MES è con­cepi­to in teo­ria per pot­er aiutare gli sta­ti a ris­chio default, ma ques­ta cosa appare una grossa bal­la! Se l’accesso ai fon­di fos­se pos­si­bile solo agli Sta­ti rispet­tosi dei vin­coli con­tabili europei, e per­ciò teori­ca­mente non bisog­nosi, che sen­so avrebbe cos­ti­tuire questo mec­ca­n­is­mo? Se gli sta­ti che pos­sono essere aiu­tati devono essere in rego­la con i rigi­di para­metri europei, come pos­sono essere a ris­chio default e bisog­nosi dei fon­di stanziati dagli sta­ti che invece non sono rispet­tosi, e sec­on­do la teo­ria del MES dovreb­bero essere a ris­chio default?
Il sen­so comune ci por­ta a ritenere che chi non rispet­ta i para­metri sia a ris­chio default, quin­di bisog­noso dei fon­di MES, ma questo assun­to è la madre di tutte le bugie del­la UE.

Dovete avere ben chiaro in mente un con­cet­to basi­co:
tutte le situ­azioni con­tabili, su cui l’esercizio di mis­urazione dei para­metri viene appli­ca­to, sono con­get­ture vir­tu­ali e pos­sono essere non rispon­den­ti alla realtà con scosta­men­ti che alle volte trat­teggiano situ­azioni opposte a quelle che le ver­ità uffi­ciali procla­mano.
Il prob­le­ma del­la sta­bil­ità finanziaria degli Sta­ti non è mai esis­ti­to nel­la realtà, Gre­cia e Italia com­p­rese, ma è esis­ti­to solo per­ché il cena­co­lo dei banchieri più poten­ti in Europa, che poi sono quel­li che scrivono mate­rial­mente i Trat­tati come il MES, stan­no attuan­do da anni una social­iz­zazione delle perdite di alcu­ni set­tori pri­vati mit­teleu­ropei usan­do gli Sta­ti.

L’UE è servi­ta ad imporre politiche di bilan­cio nazionale che come pri­ma neces­sità han­no avu­to quel­la di spostare ric­chez­za dai ceti popo­lari medio bassi a poche centi­na­ia di pri­vati, priv­i­le­giati in tal speci­fi­co sen­so per­ché i banchieri han­no espos­to le loro Banche nei loro con­fron­ti a segui­to di uso ecces­si­vo e squili­bra­to dei derivati.

L’Ex numero due di Draghi alla BCE, econ­o­mista por­togh­ese Vitor Costan­cio, ha mes­so insieme un pool di econ­o­misti e con un report del­la BCE mai eccepi­to da qual­cuno ha ril­e­va­to come il prob­le­ma del deb­ito e del­la insta­bil­ità dal 2007 fino al 2015 ( lo stu­dio è del 2015) sia tut­to orig­i­na­to nel com­par­to pri­va­to e nelle gran­di banche tedesche, france­si, olan­desi e spag­nole (che in gran parte sono con­trol­late dalle tedesche), e non dai bilan­ci degli sta­ti.
Sapen­do questo si capisce per­chè il MES è dan­noso per gli inter­es­si ital­iani.

Se gli sta­ti europei che rispet­tano i para­metri pos­sono essere a ris­chio default, in teo­ria solo la Ger­ma­nia e l’Olanda, sig­nifi­ca che chi ha scrit­to il Trat­ta­to sa bene come le annesse fotografie con­tabili siano incon­sis­ten­ti, doven­do la con­tabil­ità nazionale del­lo Sta­to tedesco far fronte in una dimen­sione inter­nazionale ai buchi che emergessero nel suo set­tore pri­va­to. Per questo moti­vo i trat­tati di Maas­tricht e i vin­coli non han­no alcun sen­so, poiché uno sta­to si indeb­i­ta e crea squilib­rio sis­temi­co anche quan­do l’indebitamento avviene nel suo com­par­to pri­va­to. Ques­ta con­sapev­olez­za per­me­tte di com­pren­dere le ragioni di un’ira di Dio apoc­alit­ti­ca con­tro Fran­cia e Ger­ma­nia, i cui banchieri han­no scrit­to il testo del MES per­ché san­no come la bol­la enorme dei derivati per val­ori di tril­lioni di euro con­get­turati nelle loro banche, pri­ma o poi scop­pierà come una bom­ba. Mi chiedo allo­ra per­ché obbli­gare gli ital­iani ad altri sac­ri­fi­ci che sareb­bero depres­sivi del PIL, per sal­vare le banche mit­teleu­ropee da un default da cui, sec­on­do me, i nos­tri cug­i­ni non sfug­gireb­bero nem­meno spoglian­do­ci di tut­ti i 4.400 mil­iar­di di ric­chez­za pri­va­ta?

Vicev­er­sa, se per mera ipote­si la Ger­ma­nia, la Fran­cia o l’Olanda non fos­sero a ris­chio default e per­ciò bisog­nose, come io invece pen­so, i banchieri potreb­bero con­tin­uare a tam­ponare le falle nel com­par­to pri­va­to mit­teleu­ropeo in maniera lenta­mente preda­to­ria degli altri Sta­ti più deboli, bloc­can­do l’acquisto di titoli ital­iani del­la BCE e facen­do agire sui mer­cati dei titoli di sta­to un cartel­lo ban­car­io offen­si­vo atto ad incagliare finanziari­a­mente il nos­tro Sta­to, per costringer­lo a ricor­rere ai fon­di del MES e ad una polit­i­ca eco­nom­i­ca di forza­ta aus­ter­i­ty. La ristrut­turazione del deb­ito e delle politiche di fis­co e spe­sa, come sap­pi­amo già facilit­er­an­no lo sver­sa­men­to del sangue finanziario mediter­ra­neo a favore delle gran­di banche, così come accadu­to nel­la crisi gre­ca, dove il 94% dei mil­iar­di in aiu­to arrivati alla povera Gre­cia sono fini­ti un sec­on­do dopo sui con­ti delle banche olan­desi, lussem­burgh­e­si, bel­ghe, france­si e in forte mag­gio­ran­za tedesche.

Fac­cio osser­vare che leggen­do il testo del Trat­ta­to, la ristrut­turazione del deb­ito dovrebbe prevedere un taglio del val­ore nom­i­nale dei titoli ed un allunga­men­to delle sca­den­ze, cioè met­tere l’Italia come il por­co sul tavo­lo dei nobili del Sacro Romano Impero, con Deustche Bank dal­la Bar­barossa sedu­ta a capotavola con forchet­tone e coltel­lac­cio.

Per capir­ci anco­ra meglio:
se io com­pro un BTP a 10 anni del val­ore nom­i­nale di 100 e mi viene resti­tu­ito fra 15 anni un val­ore di 80, si colpis­cono i risparmi­a­tori e si fa calare la fidu­cia sui mer­cati in maniera sci­en­tifi­ca, e a pren­dere le deci­sioni sug­li “aiu­ti” non sarà più un organ­is­mo politi­co, con cui si può dis­cutere e trattare, ma una com­mis­sione di ‘illu­mi­nati’ , di cui non fa parte nes­sun ital­iano, che agirà in piena autono­mia.

Chi, se non uno stu­pido totale o un ven­du­to in malafede, può met­tere una spa­da di Damo­cle in tes­ta ad ogni ital­iano (pochi ben­e­fi­ciati del Sis­tema esclusi) sapen­do ciò che la fir­ma del Trat­ta­to può impli­care?

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L’emergenza profughi dilaga in Bosnia

MIGRAZIONI /

La situ­azione per quan­to riguar­da la pre­sen­za di immi­grati tran­si­tan­ti tramite la rot­ta bal­cani­ca con l’obiettivo di rag­giun­gere l’Unione euro­pea e bloc­cati in Bosnia è sem­pre più prob­lem­at­i­ca. Una vera e pro­pria emer­gen­za uman­i­taria e san­i­taria ma anche una “bom­ba” che rischia di esplodere a causa delle ingen­ti dif­fi­coltà delle isti­tuzioni bosni­ache nel fornire un’adeguata rispos­ta alla crisi.

Da quan­do Croazia, Unghe­ria e Slove­nia han­no chiu­so le fron­tiere, il numero dei migranti bloc­cati in Bosnia si è alza­to ver­tig­i­nosa­mente. Del resto non ci si può nem­meno aspettare che sia la Bosnia a pren­der­si cari­co di migli­a­ia di immi­grati prove­ni­en­ti da Afghanistan, Pak­istan, Siria, Turchia e Nord Africa, a pre­scindere dai 34 mil­ioni di euro stanzi­a­to dall’Unione euro­pea a par­tire dal 2018.

I finanzi­a­men­ti sono impor­tan­ti per­ché, in loro assen­za, non si pos­sono isti­tuire le nec­es­sarie strut­ture per pot­er affrontare il prob­le­ma. E’ però altret­tan­to vero che river­sare la respon­s­abil­ità di gestire il fenom­e­no sul­la Bosnia, lim­i­tan­dosi a fornire fon­di, non è cer­to il modo migliore per risol­vere il prob­le­ma.

La Bosnia-Erze­gov­ina è un Paese che anco­ra oggi deve far fronte a ten­sioni etni­co-reli­giose che da sem­pre la carat­ter­iz­zano e che tra il 1992 e il 1995 sfo­cia­rono in una san­guinosa guer­ra civile tra musul­mani bosniaci, ser­bo-bosniaci e croa­to-bosniaci, sup­por­t­ati dai rispet­tivi attori esterni.

A ciò van­no ad aggiunger­si la pesante crisi eco­nom­i­ca, l’instabilità polit­i­ca, l’elevato tas­so di dis­oc­cu­pazione gio­vanile, il prob­le­ma lega­to alla rad­i­cal­iz­zazione di stam­po islamista (dal­la Bosnia sono par­ti­ti cir­ca 350 for­eign fight­ers per unir­si ai grup­pi jihadisti in Siria) ed anche dis­crepanze giuridiche che han­no recen­te­mente por­ta­to all’impos­si­bil­ità, da parte di un tri­bunale di Veli­ka Kladusa, di con­dannare un cit­tadi­no algeri­no di omi­cidio in quan­to, sec­on­do il parere del­la corte, non vi era modo di sta­bilire con certez­za l’identità dell’imputato. Una dinam­i­ca dal­la quale si sono però dis­costate altre cor­ti come quel­la di Tuzla e di Una-Sana.

Vi è in aggiun­ta un’ulteriore prob­lem­at­i­ca, di non poco con­to, che riguar­da la strut­tura decen­tra­ta del gov­er­no bosni­a­co. Una deci­sione pre­sa “a monte” potrebbe dunque non essere nec­es­sari­a­mente imple­men­ta­ta “a valle”, come già illus­tra­to a Euronews dal coor­di­na­tore dei Bal­cani occi­den­tali per l’Organizzazione Inter­nazionale per le Migrazioni (Oim), Peter Van der Auw­er­aert: “Abbi­amo dovu­to far­ci stra­da attra­ver­so il gov­er­no fed­erale, il gov­er­no statale, le autorità comu­nali e quelle munic­i­pali”.

Van der Auw­er­aert ha poi illus­tra­to come la deci­sione sull’assegnazione di allog­gi ven­ga pre­sa a liv­el­lo statale, men­tre quel­la di chi­ud­er­li può essere pre­sa anche da isti­tuzioni locali, come nel caso del­la chiusura del cam­po di Bira, vici­no Bihac. Del resto a liv­el­lo locale sono ben pochi i politi­ci dis­posti a schier­ar­si a favore dell’apertura di campi profughi sul pro­prio ter­ri­to­rio.

Un caso esem­plare di cam­po profughi total­mente allo sban­do è quel­lo di Vuc­jak, allesti­to in maniera improvvisa­ta dal con­siglio comu­nale di Bihac nel momen­to in cui la popo­lazione locale ha inizia­to a riv­oltar­si con­tro la cres­cente pre­sen­za di immi­grati. Il sito, prece­den­te­mente uti­liz­za­to come dis­car­i­ca, è a pochi chilometri da quel con­fine croa­to tan­to ambito dagli immi­grati. Pri­vo di acqua ed elet­tric­ità, il cam­po può con­tenere all’incirca duemi­la per­sone, ma ve ne sono altret­tante che dor­mono all’esterno e che cer­cano quo­tid­i­ana­mente di fare ingres­so al suo inter­no.

Sec­on­do i dati for­ni­ti dall’Orga­niz­zazione inter­nazionale per le migrazioni (Oim), dal 2018 sareb­bero più di 40mila gli immi­grati reg­is­trati in Bosnia men­tre attual­mente sareb­bero cir­ca 7mila quel­li in tran­si­to. MSF ha invece reso noto che soltan­to nel 2019 sareb­bero arrivati in Bosnia cir­ca 20mila profughi. Chiara­mente, l’obiettivo di tut­ti è quel­lo di rius­cire a rag­giun­gere l’Unione euro­pea.

La Bosnia si fa oggi cari­co di più del­la metà degli immi­grati pre­sen­ti nell’area bal­cani­ca, trovan­dosi del resto al cen­tro del­la cosid­det­ta “rot­ta bal­cani­ca”. È impos­si­bile anche solo lon­tana­mente pen­sare che il paese bal­cani­co pos­sa far­si cari­co da solo di un fenom­e­no così com­p­lesso e sarebbe forse il caso di affrontare il prob­le­ma a monte, nei luoghi di parten­za di tali flus­si. Non va inoltre dimen­ti­ca­to che il ris­chio d’infiltrazione di jihadisti di ritorno all’interno di tali flus­si è par­ti­co­lar­mente ele­va­to, con tutte le rel­a­tive e pos­si­bili con­seguen­ze per i Pae­si del­la peniso­la bal­cani­ca e per l’Unione euro­pea.

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Francia, niente più “liberté”

POLITICA /

La Fran­cia è tenu­ta sot­to scac­co dai col­let­tivi del­la sin­is­tra rad­i­cale e, in gen­erale, dalle orga­niz­zazioni pro­gres­siste: le quali, in nome del politi­ca­mente cor­ret­to, deci­dono a loro piaci­men­to chi può o meno par­lare nelle aule uni­ver­si­tarie. Episo­di di intoller­an­za lib­er­ti­ci­da che si stan­no molti­pli­can­do in maniera pre­oc­cu­pante nel Paese di Voltaire. Nelle scorse set­ti­mane, a Pari­gi, l’ex pres­i­dente social­ista del­la Repub­bli­ca francese, François Hol­lande, era sta­to invi­ta­to per pre­sentare il suo ulti­mo libro, Repon­dre à la crise démoc­ra­tique, ma i col­let­tivi di sin­is­tra gli han­no imped­i­to di par­lare e han­no pre­so di mira gli stu­den­ti che vol­e­vano parte­ci­pare alla con­feren­za, che avrebbe dovu­to ten­er­si pres­so la Facoltà di Giurispru­den­za.

Il bavaglio rosso con­tro il social­ista Hol­lande con­tin­ua. Come ripor­ta Il Foglio, dopo l’Università di Lille, dove gli stu­den­ti del­la sin­is­tra rad­i­cale si sono pre­cip­i­tati nell’anfiteatro in cui François Hol­lande dove­va tenere una con­feren­za impe­den­dogli di aprire boc­ca, l’ex pres­i­dente francese ha dovu­to annullare l’ennesimo incon­tro, ques­ta vol­ta in pro­gram­ma alla Sci­ences Po di Tolosa. I col­let­tivi ave­va annun­ci­a­to una grande man­i­fes­tazioni e gli orga­niz­za­tori han­no prefer­i­to tirar­si indi­etro. Come sot­to­lin­ea su Le Monde Belin­da Can­none, le minac­ce alla lib­ertà di paro­la non arrivano cer­to dai grup­pi con­ser­va­tori e reazionari: “Buona parte delle richi­este di cen­sura – osser­va – non proven­gono più dai reazionari tradizion­ali, ma da attiviste fem­min­iste e anti­razz­iste. Gli ere­di dei can­tori del­la lib­ertà stan­no diven­tan­do i peg­giori nemi­ci del­la lib­ertà”. E l’ex pres­i­dente francese non è cer­to l’unica vit­ti­ma dei col­let­tivi, cro­ciati vio­len­ti del politi­ca­mente cor­ret­to. Le Uni­ver­sità france­si stan­no facen­do i con­ti con la polit­i­ca delle iden­tità e le osses­sioni lib­er­al delle uni­ver­sità amer­i­cane.

La lettera dei docenti francesi

Il prob­le­ma è tal­mente serio e rad­i­ca­to che non più tar­di di una quindic­i­na di giorni fa cir­ca un centi­naio fra docen­ti uni­ver­si­tari e intel­let­tuali han­no invi­a­to una let­tera a Le Figaro a favore del­la lib­ertà d’espressione e di paro­la, mes­sa in seris­si­ma dis­cus­sione dai col­let­tivi e sedi­cen­ti “antifascisti” e “anti­razz­isti”.

Come spie­gano nel­la let­tera i docen­ti france­si, negli ulti­mi mesi, “non meno di cinque even­ti sono sta­ti annul­lati dalle uni­ver­sità a causa di minac­ce da parte di diver­si grup­pi di pres­sione e di orga­niz­zazioni di estrema sin­is­tra. In tutte le occa­sioni, gli orga­niz­za­tori han­no rin­un­ci­a­to con la moti­vazione che non sareb­bero sta­ti in gra­do di assi­cu­rare la sicurez­za dei parte­ci­pan­ti e del pub­bli­co”. Nell’ultimo peri­o­do sono state annul­late le con­feren­ze di Alain Finkielkraut, un con­veg­no di un dep­u­ta­to defini­to “ses­sista” dalle fem­min­iste, un even­to ded­i­ca­to all’islamismo con Mohamed Sifaoui e un altro anco­ra con la gior­nal­ista Syl­viane Agacin­s­ki che ha il “difet­to” di oppor­si all’utero in affit­to. Oltre a quel­la di un ex Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca, per­al­tro nem­meno di destra, Come Hol­lande. Seg­no che in Fran­cia si è ampia­mente super­a­to il lim­ite.

E l’Italia non è da meno

Anche in Italia abbi­amo assis­ti­to, nelle scorse set­ti­mane, alle azioni intoller­an­ti e squadriste dei col­let­tivi nei con­fron­ti del gior­nal­ista del Gior­nale Faus­to Bilosla­vo. È suc­ces­so all’Università di Tren­to, pres­so la Facoltà di Soci­olo­gia, dove Bilosla­vo era sta­to invi­ta­to per un dibat­ti­to iner­ente la Lib­ia con il diret­tore dell’Adige Alber­to Faus­ti­ni e il gior­nal­ista Raf­faele Croc­co. La pri­ma vol­ta i col­let­tivi di estrema sin­is­tra han­no impos­to il bavaglio rosso e costret­to Bilosla­vo ad annullare l’evento: la sec­on­da – 30 otto­bre – il gior­nal­ista è rius­ci­to a par­lare, ma non sen­za dif­fi­coltà, con i col­let­tivi che han­no prova­to in tut­ti i modi a sab­otare la con­feren­za con schia­mazzi, urla e insul­ti di ogni genere e rischi­an­do di colpire anche il ret­tore dell’Università di Tren­to che ten­ta­va di medi­are. La “col­pa” di Bilosla­vo? Aver crit­i­ca­to le Ong ed essere sta­to, da ragaz­zo, nel Fronte del­la gioven­tù.

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Il governo regala 20 milioni alle Ong

La «desalviniz­zazione» avan­za: pub­bli­ca­to un ban­do per la coop­er­azione in Africa

È cam­bi­a­ta alla svelta l’aria nel Vim­i­nale de-salviniz­za­to. Altro che decreti sicurez­za da rivedere o avvio di nuovi cri­teri e modal­ità di con­fron­to con le Orga­niz­zazioni non gov­er­na­tive: il min­is­tero dell’Interno, ha mes­so in pie­di un’iniziativa sen­za prece­den­ti per finanziare le Ong, improvvisan­dosi dona­tore del­la coop­er­azione inter­nazionale per ben 20 mil­ioni di euro.

Delle pro­poste prog­et­tuali da finanziare non si occu­perà più il min­is­tero degli Esteri, tan­to meno la direzione gen­erale per la coop­er­azione allo svilup­po o l’Agenzia pre­pos­ta, ben­sì l’ufficio per le relazioni inter­nazion­ali del dipar­ti­men­to per le Lib­ertà civili e immi­grazione del Vim­i­nale.

Già nelle set­ti­mane suc­ces­sive al pas­sag­gio di con­seg­ne da Mat­teo Salvi­ni a Luciana Lam­orgese si è palese­mente affer­ma­to un cam­bio di pas­so: l’apertura dei nuovi ban­di di gara per la ges­tione dei cen­tri d’accoglienza stra­or­di­nar­ia da qui al prossi­mo bien­nio, l’avvio delle nuove pro­ce­dure per l’ospitalità dif­fusa in provin­cia, la riparten­za di nuove cam­pagne per la pro­mozione dei rim­pa­tri volon­tari e non ulti­mo, appun­to, l’accettazione dei con­sigli elar­gi­ti dall’Ocse di finanziare le Ong «attra­ver­so un sosteg­no flessibile e diret­to». E il sosteg­no non si è fat­to atten­dere. Tra qualche giorno il min­is­tero dell’Interno pub­blicherà un avvi­so pub­bli­co per la pre­sen­tazione di pro­poste prog­et­tuali di coop­er­azione ed assis­ten­za ai Pae­si terzi in mate­ria di immi­grazione e asi­lo, con una dotazione finanziaria di 20 mil­ioni di euro da asseg­nare a orga­niz­zazione non gov­er­na­ti­va ed enti locali. I Pae­si des­ti­natari saran­no Chad, Cos­ta d’Avorio, Etiopia, Ghana, Lib­ia, Mali, Niger, Nige­ria e Tunisia dove tut­ti i prog­et­ti dovran­no affrontare le cause pro­fonde delle migrazioni attra­ver­so lo svilup­po socio-eco­nom­i­co, la creazione di oppor­tu­nità di lavoro, ma anche il miglio­ra­men­to dei servizi di pro­tezione dell’infanzia. E anco­ra modal­ità di sosteg­no dei sis­te­mi ana­grafi­ci e pro­tezione dei rifu­giati. Temi senz’altro di grande impat­to sociale purtrop­po però appan­nag­gio, almeno fino­ra, del­la coop­er­azione inter­nazionale con­tan­do che è sta­ta mes­sa in pie­di e nell’ultimo anno addirit­tura incre­men­ta­ta con nuove assun­zioni l’Aics, realtà alle dipen­den­ze dirette del min­istro degli Esteri.

Già. Se ne sarebbe dovu­to occu­pare Lui­gi Di Maio, ma il leader di M5s, 4 mesi fa, ave­va accusato le Ong di favorire gli scafisti. Una delle sue con­suete capri­ole. Piut­tosto, alla Far­nesina si ammette che la coop­er­azione è com­ple­ta­mente par­al­iz­za­ta dal­la man­ca­ta uffi­cial­iz­zazione delle deleghe, dai tagli e dall’assenza di volon­tà polit­i­ca di con­vo­care gli organi decisori. Ringrazia la fit­ta rete di Ong, che già a metà gen­naio otter­ran­no un sosteg­no diret­to e tan­gi­bile.

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Il ruolo dell’Italia tra jihadismo internazionale e islamismo radicale

TERRORISMO /

L’Italia è da tem­po diven­ta­ta un cen­tro logis­ti­co e di sup­por­to al jihadis­mo. Ma non c’è soltan­to questo. Vi è infat­ti tut­to quel filone lega­to all’islamis­mo politi­co, di stam­po rad­i­cale e ide­o­logi­ca­mente vici­no alla Fratel­lan­za Musul­mana, che risul­ta più atten­to nel muover­si con l’obiettivo di acquisire legit­tim­ità sia sul piano medi­ati­co che politi­co; un fenom­e­no non vio­len­to, ma che non può non destare pre­oc­cu­pazione per le sue espres­sioni rad­i­cali e i rel­a­tivi col­lega­men­ti con Pae­si che han­no sostenu­to e che sosten­gono grup­pi armati che agis­cono in nome del jihad. Bisogna però affrontare il dis­cor­so con la dovu­ta atten­zione, evi­tan­do di sovrap­porre con­testi che mag­a­ri si muovono su ter­reno comune ma che si dif­feren­ziano per natu­ra, dinamiche e modus operan­di. Acco­munare in maniera inap­pro­pri­a­ta le diverse espres­sioni di un fenom­e­no com­p­lesso e poliedri­co come quel­lo islamista rischia infat­ti non solo di creare con­fu­sione e dunque di non per­me­t­terne un’adeguata com­pren­sione, ma anche di com­pli­care l’implementazione delle nec­es­sarie mis­ure per con­trastarne l’operato.

Un comun denominatore ideologico

Pri­ma di pas­sare al fenom­e­no jihadista in con­testo ital­iano è bene aprire una breve par­ente­si sul­la dif­feren­za tra islamis­mo politi­co (rad­i­cale) e jihadis­mo. Trop­po spes­so la ques­tione viene infat­ti affronta­ta in modo ridut­ti­vo, iden­ti­f­i­can­do i Fratel­li Musul­mani (attual­mente la mas­si­ma espres­sione dell’islamismo politi­co) come filone “mod­er­a­to” che negli anni ’80 in Egit­to ha deciso di dis­so­cia­r­si dal­la lot­ta arma­ta (jihad) per cer­care di inserir­si all’interno di mec­ca­n­is­mi isti­tuzion­ali dopo aver bril­lante­mente infil­tra­to la soci­età egiziana su più liv­el­li.

Tale let­tura sem­pli­fi­ca­ta por­ta infat­ti a pen­sare che i Fratel­li Musul­mani abbiano improvvisa­mente accetta­to i mec­ca­n­is­mi isti­tuzion­ali (e in alcu­ni casi demo­c­ra­ti­ci) rin­un­cian­do dunque al “jihad” (inte­so come lot­ta arma­ta) come mez­zo per rag­giun­gere il potere. Da qui al cer­care di sdo­ganare il movi­men­to indi­can­do­lo come “forza islam­i­ca demo­c­ra­t­i­ca” è un atti­mo ed è anche un grosso errore di val­u­tazione, come han­no del resto dimostra­to gli esec­u­tivi “demo­c­ra­ti­ca­mente elet­ti” in Egit­to con Mohamed Mor­si e in Turchia con Recep Tayyip Erdo­gan, che di demo­c­ra­ti­co han­no man­i­fes­ta­to ben poco a parte le modal­ità con le quali sono andati al potere (ed anche su questo si potrebbe aprire una lun­ga dis­cus­sione). Sic­come per com­pren­dere la reale natu­ra di un par­ti­to, grup­po o orga­niz­zazione non ci si può fon­dare soltan­to su ciò che dice ma piut­tosto sul­la com­para­zione tra il dichiara­to e quan­to mes­so poi effet­ti­va­mente in atto, è sem­pre bene anal­iz­zare i fat­ti.

In aggiun­ta, è bene ten­er pre­sente come la scelta o meno di abbrac­cia­re la lot­ta arma­ta riguar­di esclu­si­va­mente il modus operan­di dell’organizzazione in ques­tione. I prin­cipi ide­o­logi­ci e gli obi­et­tivi a lun­go ter­mine non sono però di sec­on­daria impor­tan­za. Il cosid­det­to islamis­mo politi­co è pron­to a rin­un­cia­re alle idee di Has­san al-Ban­na? Sayyid Qutb? Come pen­sa di por­si questo filone ide­o­logi­co nei con­fron­ti del­la sep­a­razione tra reli­gione-polit­i­ca e soci­età? E per quan­to riguar­da lo Sta­to fonda­to sul­la Sharia come uni­ca fonte legit­ti­ma? Come inten­dono por­si gli islamisti nei con­fron­ti degli omoses­su­ali? Nei con­fron­ti dei musul­mani che deci­dono di abban­donare la pro­pria fede? Che dire poi di quegli spazi social­mente sep­a­rati e sul­la sep­a­razione tra uomi­ni e donne, anco­ra mes­si in atto da grup­pi islam­i­ci ital­iani che si definis­cono “moderati”? Queste sono alcune delle tem­atiche su cui far leva, per­chè non è suf­fi­ciente dire di aver abban­do­na­to la lot­ta arma­ta se poi i prin­cipi ide­o­logi­ci che si por­tano avan­ti sono agli antipo­di del­la democrazia e del­la lib­ertà di pen­siero e di attuazione.

E’ bene ricor­dare che fu pro­prio la gui­da spir­i­tuale dei Fratel­li Musul­mani, Yusuf Qaradawi (lo stes­so che ha invo­ca­to il jihad con­tro Assad in Siria e la resisten­za con­tro al-Sisi in Egit­to) nel suo doc­u­men­to “Towards a World­wide Strat­e­gy for Islam­ic Pol­i­cy” a par­lare di “flessibil­ità” inte­sa come strate­gia che incor­ag­gia gli islamisti ad adottare tem­po­ranea­mente val­ori occi­den­tali, sen­za deviare dai prin­cipi basi dell’Islam. L’obbiettivo è chiaro: infil­trare i vari sis­te­mi politi­ci, sfrut­tan­done i mec­ca­n­is­mi a sec­on­da del con­testo di rifer­i­men­to. Una strate­gia forse più peri­colosa del­la lot­ta arma­ta.

Sec­on­do quan­to riv­e­la­to dal libro “Qatar Papers” l’Italia risul­ta oggi essere il prin­ci­pale paese europeo dove i Fratel­li Musul­mani spin­gono per ottenere spazio. Le attiv­ità dei prin­ci­pali due Pae­si spon­sor del­la Fratel­lan­za (Turchia e Qatar), anche in relazione alla polit­i­ca estera ital­iana in Lib­ia, era­no tra l’altro già state esposte qualche giorno fa.  Del resto il Vim­i­nale ha recen­te­mente dato il via lib­era alla sana­to­ria su Milano per la moschea tur­ca di Mili Gorus, con­sid­er­a­ta la “lun­ga mano” di Erdo­gan in Europa; ennes­i­ma mossa azzar­da­ta.

Il jihadismo e l’Italia

Se da una parte c’è tut­ta la ques­tione lega­ta all’islamismo politi­co rad­i­cale, dall’altra c’è quel fenom­e­no jihadista che in Italia ha mostra­to trat­ti dis­tin­tivi rispet­to agli altri Pae­si europei, sia sul numero di for­eign fight­ers par­ti­ti per i ter­ri­tori di guer­ra siri­ani-iracheni che per la qua­si assen­za di atten­tati in ter­ri­to­rio ital­iano (a parte alcu­ni casi ricol­le­ga­bili a sogget­ti che si sareb­bero mossi di pro­pria inizia­ti­va, sen­za il sosteg­no di un’organizzazione vera e pro­pria alle spalle; aspet­to che non esclude però even­tu­ali con­tat­ti non-strut­turati).

Sulle cifre dei for­eign fight­ers par­ti­ti dall’Italia si è tan­to par­la­to, con una cifra totale che si aggi­ra intorno ai 125 di cui meno di una venti­na con effet­ti­va cit­tad­i­nan­za ital­iana, men­tre negli altri casi si trat­ta di extra­co­mu­ni­tari res­i­den­ti o tran­si­tan­ti in ter­ri­to­rio nazionale.

C’è però un pun­to fon­da­men­tale che riguar­da la tipolo­gia di for­eign fight­ers. Sot­to cer­ti aspet­ti infat­ti, sem­bra qua­si che vi sia una pseu­do-clas­si­fi­cazione uffi­ciosa e non total­mente sdo­gana­ta, sec­on­do cui chi si è arruo­la­to nell’Isis è ritenu­to a tut­ti gli effet­ti for­eign fight­er jihadista e sogget­to peri­coloso; chi si è uni­to ai qaedisti come l’ex Jab­hat al-Nus­ra, oggi Hayy­at Tahrir al-Sham è in una zona gri­gia (mag­a­ri in base anche alle rel­a­tive esi­gen­ze politiche inter­nazion­ali) e i cosid­det­ti “ribel­li moderati”, sep­pur mag­a­ri fero­ce­mente islamisti, sono invece toller­a­bili in quan­to appun­to “moderati”, oppure “siri­ani che deci­dono di rien­trare nel pro­prio Paese per com­bat­tere per­ché dopo­tut­to c’è una guer­ra e comunque Assad ha mes­so in atto un geno­cidio”, con­sid­er­azioni palese­mente sogget­tive che non pos­sono avere alcu­na valen­za ana­lit­i­ca, ovvi­a­mente.

Un caso ecla­tante è quel­lo di Haisam Sakhanh, elet­tricista res­i­dente per lun­go tem­po nel milanese e con­dan­na­to all’ergastolo da un tri­bunale svedese per aver parte­ci­pa­to al mas­sacro di mil­i­tari siri­ani dis­ar­mati, tut­to ripreso in video. Oltre a Sakhanh vi sono poi diver­si suoi “con­fratel­li” arruo­latisi nei grup­pi armati anti-Assad. Sorge lecito a questo pun­to chieder­si se deb­bano essere con­siderati “jihadisti” o “miliziani”. Del resto, come affer­ma­to dal diret­tore dell’Inter­na­tion­al Cen­ter fot Counter-Ter­ror­ism di Her­zliya, Boaz Ganor, il con­fine tra ter­ror­ista e “com­bat­tente per la lib­ertà” spes­so com­ba­cia con dif­fer­en­ti visioni e neces­sità politiche.

Due parole van­no inoltre ded­i­cate anche a col­oro che si sono arruo­lati nelle file di Jab­hat al-Nus­ra/Hayy­at Tahrir al-Sham, grup­po aper­ta­mente qaedista; per essere chiari, chi si è uni­to a questo grup­po si è di fat­to uni­to ad al-Qae­da, prin­ci­pale “nemi­co dell’Occidente” dopo l’11 Set­tem­bre 2001. Poi si può fare tut­to il vit­timis­mo che si vuole sulle ragioni per cui dei “poveri ragazzi” sono sta­ti atti­rati nelle grin­fie di questo o quel grup­po. Come già prece­den­te­mente det­to però, sono i fat­ti che seg­nano il des­ti­no, non le parole.

Italia come centro logistico e di supporto al jihad

L’Italia è fin’ora risul­ta­ta immune da atten­tati  di matrice jihadista del cal­i­bro di quel­li per­pe­trati in Fran­cia, Ger­ma­nia o Gran Bre­tagna, questo lo si è più volte fat­to notare e ci si è anche chi­esti il per­chè, arrivan­do addirit­tura a ipo­tiz­zare accor­di seg­reti in stile “Lodo Moro”.

In realtà è noto alla stam­pa come vi siano sta­ti alcu­ni ten­ta­tivi di colpire in ter­ri­to­rio ital­iano, come nel caso del­la ben nota cel­lu­la koso­vara fer­ma­ta a Venezia pri­ma che potessero met­tere in atto il piano. È bene poi ricor­dare gli arresti avvenu­ti a Napoli tra aprile e giug­no del 2018, dei gam­biani Sil­lah Ous­man e Alagie Touray. I due ave­vano parte­ci­pa­to a un adde­stra­men­to mil­itare in un cam­po mobile in Africa dove si adde­stra­no i futuri kamikaze dell’Isis ed era­no pron­ti a com­piere atten­tati in Europa.  Non va dimen­ti­ca­to che l’Italia ha una lun­ga espe­rien­za nel con­trasto al ter­ror­is­mo (sia rosso che nero) negli anni ’60 e ’70, fat­tore da non trascu­rare quan­do ci si chiede il per­chè sull’assenza di atten­tati.

Bisogna però tenere anche pre­sente che l’Italia, gra­zie alla sua par­ti­co­lare posizione geografi­ca, svolge un ruo­lo di pri­maria impor­tan­za per quan­to riguar­da il tran­si­to di jihadisti, sia tramite “rot­ta africana” che per quel­la “bal­cani­ca”. Sono infat­ti numerosi i jihadisti che han­no tran­si­ta­to o persi­no risiedu­to in Italia, tra cui il ben noto Anis Amri, che ha anche trova­to la morte in ter­ri­to­rio ital­iano. Sono risul­tate poi numerose le cel­lule di pro­pa­gan­da e reclu­ta­men­to su tut­to il ter­ri­to­rio nazionale, da Bari a Bel­luno, isole incluse. Numerosi sono inoltre risul­tati i predicatori/reclutatori itin­er­an­ti attivi in Italia, tra cui il bosni­a­co Bilal Bosnic, che ha gira­to in lun­go e in largo il nord Italia pri­ma di venire arresta­to dal­la Sipa. Se dunque l’Italia ha svolto un ruo­lo di “ponte” per i jihadisti, scioc­co sarebbe andare a colpir­lo.

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Chi è Joshua Wong, l’attivista che ha scatenato dissapori sull’asse Italia-Cina

Il giovane è intervenuto in Parlamento tramite videoconferenza, scatenando l’ira di Pechino che ha puntato il dito contro l’Italia. Ecco chi è Joshua Wong

Chi è Joshua Wong, l'attivista che ha scatenato dissapori sull'asse Italia-Cina

Chi è Joshua Wong? Chieder­lo è più che mai lecito in queste ore, dopo che il gio­vanis­si­mo attivista di Hong Kong si è mostra­to in gra­do di scatenare un aspro scon­tro sull’asse Italia-Cina, a segui­to del suo inter­ven­to in Par­la­men­to tramite video­con­feren­za.

Con­sid­er­a­to il leader dei cosid­det­ti ’ribel­li di Hong Kong’, Wong ha pre­so parte agli incon­tri pro­mossi dai par­la­men­tari ital­iani di Rad­i­cali e Fratel­li d’Italia, par­lan­do dell’attuale situ­azione di caos e scon­tri vio­len­tis­si­mi nel­la regione cinese.

La cir­costan­za ha imme­di­ata­mente scate­na­to l’ira del­la Cina: il por­tav­oce dell’ambasciata di Pechi­no a Roma ha par­la­to di com­por­ta­men­to irre­spon­s­abile da parte dei politi­ci ital­iani, che han­no accolto il gio­vane attivista e i suoi dis­cor­si, giu­di­cati fuor­vianti e non ver­i­tieri.

Pronta la repli­ca dal­la Far­nesina, che ha defini­to quel­la di Pechi­no un’invasione “irrispet­tosa” del­la dialet­ti­ca polit­i­ca ital­iana; solo poche ore dopo ha parzial­mente alleg­ger­i­to il cli­ma il min­istro degli Esteri, Lui­gi Di Maio, chiaren­do come i rap­por­ti con la Cina resti­no sem­pre otti­mi, ma è gius­to rispettare le tante attiv­ità par­la­men­tari del nos­tro Paese.

Chi è Joshua Wong?

Joshua Wong ha 23 anni ed è ora noto prin­ci­pal­mente come gui­da del grup­po stu­den­tesco Schol­ar­ism, con­sid­er­a­to il cuore delle attuali proteste di Hong Kong.

Sul fronte politi­co copre il ruo­lo di seg­re­tario gen­erale del par­ti­to demo­c­ra­ti­co Demo­sis­to. La sua figu­ra ha guadag­na­to sem­pre più popo­lar­ità vis­to l’aggravarsi del­la situ­azione di caos nelle regione cinese.

Il dis­senso ha por­ta­to a una repres­sione sem­pre più vio­len­ta da parte dell’esercito, e le man­i­fes­tazioni sono ormai divenute quo­tid­i­ane. Il tut­to è par­ti­to lo scor­so giug­no, sul­la scia del dis­ac­cor­do popo­lare sul­la pro­pos­ta di una legge sull’estradizione che con­sen­tirebbe alla Cina con­ti­nen­tale di proces­sare gli accusati per cri­m­i­ni gravi.

Ma si è trat­ta­to solo dell’ultimo con­trasto tra il gov­er­no cen­trale cinese e la regione ammin­is­tra­ti­va spe­ciale del­la Cina.

Joshua Wong ave­va già rag­giun­to un ele­va­to gra­do di popo­lar­ità nel 2014, ponen­dosi come una delle prin­ci­pali guide nel cosid­det­to Movi­men­to degli ombrel­li, che si bat­te­va per la democrazia ad Hong Kong, impeg­no che gli valse diver­si riconosci­men­ti, for­mali e infor­mali, a liv­el­lo mon­di­ale.

La riv­ista Time lo ha inclu­so nel­la lista dei cosid­det­ti Influ­en­tial Teens del 2014, ovvero i gio­vani più influ­en­ti per ragioni di impeg­no, attivis­mo, stu­dio o ricer­ca; sem­pre durante lo stes­so anno è sta­to can­dida­to ad aggiu­di­car­si l’etichetta gior­nal­is­ti­ca di Per­son of the Year, men­tre la riv­ista For­tune lo ha indi­ca­to tra i mag­giori leader mon­di­ali del 2015.

Tra il 2017 e il 2018 è sta­to incar­cer­a­to in almeno quat­tro diverse occa­sioni, sem­pre legate al suo attivis­mo sociale e politi­co.

Nel 2018 è com­par­so tra le per­son­al­ità nom­i­nate per il Pre­mio Nobel per la pace; allo­ra appe­na 22enne, è sta­ta una delle per­sone più gio­vani di sem­pre a essere pre­sa in con­sid­er­azione per un riconosci­men­to sim­i­le.

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Meteo – Le previsioni meteorologiche del weekend

Andi­amo a sco­prire le con­dizioni meteo che pre­sen­terà questo fine set­ti­mana. Come sem­pre anal­izzer­e­mo tut­ti i set­tori del­la peniso­la ital­iana

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Meteo, che tem­po farà nel week­end (via Pix­abay)

Nuo­vo week­end e nuo­va onda­ta di mal­tem­po per l’Italia. La tregua degli ulti­mi giorni è dura­ta davvero poco, e sul­la nos­tra peniso­la avan­za sem­pre di più l’inizio dell’inverno mete­o­ro­logi­co. Così peg­gior­erà ulte­ri­or­mente il mal­tem­po, con abbon­dan­ti pre­cip­i­tazioni, e tem­per­a­ture pronte a scen­dere dras­ti­ca­mente.

Nonos­tante l’avvicinamento dell’inverno mete­o­ro­logi­co, però, questo week­end dovrebbe pre­sentare comunque una situ­azione tran­quil­la, ovvi­a­mente, fat­ta eccezione di qualche piog­gia che bag­n­erà  alcune regioni ital­iane. Andi­amo quin­di a vedere, chi si potrà godere una fred­da gior­na­ta ma asciut­ta, e chi invece sarà costret­to a cam­minare con l’ombrello a por­ta­ta di mano.

Meteo, che tempo farà sabato 30 novembre

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Meteo, le con­dizioni mete­o­ro­logiche di saba­to 30 novem­bre (via Pix­abay)

Così dopo una set­ti­mana strana dal pun­to di vista del quadro mete­o­ro­logi­co, ci avvicini­amo ad un fine set­ti­mana abbas­tan­za var­ie­ga­to.

Tra le due gior­nate del week­end, ad avere la meglio dal pun­to di vista atmos­feri­co, sarà la gior­na­ta di saba­to. Infat­ti la mag­gior parte dei cieli ital­iani, pre­sen­terà una situ­azione ser­e­na, con alcune ore di vero e pro­prio sole. L’evolversi del­la gior­na­ta non pre­sen­terà sor­p­rese, tranne per qualche nuvola di trop­po che anticiperà quel­la che sarà la gior­na­ta di domeni­ca. Andi­amo quin­di a vedere che tem­po farà sui tre prin­ci­pali set­tori ital­iani.

Sulle regioni del Nord Italia, la gior­na­ta si aprirà con una fit­ta neb­bia, spe­cial­mente in Val Padana. Dal mat­ti­no, inoltre, alcu­ni adden­sa­men­ti occu­per­an­no le aree del Friuli Venezia Giu­lia e dei mon­ti alpi­ni. Ma con l’evolversi del­la gior­na­ta, la situ­azione miglior­erà. La sera, invece, arriver­an­no adden­sa­men­ti a par­tire da Nor­dOvest, che non las­ciano aus­pi­care a nul­la di buono. Le tem­per­a­ture sono in net­to calo, e le mas­sime si aggir­eran­no tra gli 8 ed i 13 gra­di.

Men­tre invece nelle regioni del Cen­tro Italia, ci aspet­terà un saba­to in prevalen­za sereno, con il sole che dovrebbe illu­minare gran parte delle regioni. Sola­mente sulle vette degli Appen­ni­ni, al mat­ti­no tro­ver­e­mo qualche adden­sa­men­to, che però non porterà nes­suna piog­gia. Anche su Umbria e Toscana, inoltre, al mat­ti­no è pre­vista neb­bia. Qui le tem­per­a­ture sono in calo, con val­ori mas­si­mi che andran­no dagli 11 ai 15 gra­di.

Infine nelle regioni del Sud Italia, sin dal mat­ti­no delle nubi irre­go­lari occu­per­an­no alcune regioni. Inoltre qui si potreb­bero gener­are alcune piogge, come ad esem­pio sul­la parte set­ten­tri­onale del­la Sicil­ia, ma anche su Cal­abria e Puglia. Altrove invece tro­ver­e­mo una situ­azione più soleg­gia­ta, con una tregua anche per la Cam­pa­nia. Sulle regioni merid­ion­ali, le tem­per­a­ture restano stazionar­ie, con mas­sime dai 13 ai 17 gra­di.

L.P.

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L’ELISIR DI LUNGA GIOVINEZZASE LA VECCHIAIA NON È EVITABILE

NON È VERO CHE NON POSSIAMO FARE NULLA PER PROTEGGERE I NOSTRI CROMOSOMI E RENDERLI PIÙ LONGEVILA BIOLOGA PREMIO NOBEL ELIZABETH BLACKBURN RIVELA CINQUE PRATICHE CHE CI AIUTANO A VIVERE UN MAGGIOR NUMERO DI ANNI FELICEMENTE E SENZA MALATTIE: IN PRIMIS BISOGNA EVITARE LO STRESS E DEDICARSI ALLA MEDITAZIONE – E SE IL MATRIMONIO E GLI AMICI SONO FONDAMENTALI PER LA SALUTE DEI NOSTRI CROMOSOMI, ANCHE I SOLDI

Hilary Brueck per “it.businessinsider.com” 

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Invec­chiare: fon­da­men­tal­mente la col­pa è dei nos­tri cro­mo­so­mi.

Ecco cosa ha scop­er­to la biolo­ga Eliz­a­beth Black­burn quan­do si è mes­sa a esplo­rare il mon­do invis­i­bile e fil­i­forme dei fil­a­men­ti cel­lu­lari che con­tengono il nos­tro codice geneti­co.

Ha riv­e­la­to il suo proces­so di scop­er­ta decen­nale durante un TED talk.

Leg­gi anche: Per la Sil­i­con Val­ley la morte è un prob­le­ma da risol­vere, la tec­nolo­gia è la cura

Nel­la con­feren­za Black­burn ha spie­ga­to nel det­taglio come le cel­lule che si divi­dono e molti­pli­cano all’interno del nos­tro cor­po con­tengano ognuna dei cro­mo­so­mi alle cui estrem­ità ci sono dei ter­mi­nali di impor­tan­za vitale chia­mati “telom­eri”.

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Si può parag­onare le estrem­ità dei fil­a­men­ti del Dna “al cap­puc­cio pro­tet­ti­vo alla fine delle stringhe delle scarpe”, ha det­to. Allo stes­so modo i telom­eri si con­sumano e si rov­inano col tem­po. Alla fine i telom­eri si accor­ciano a tal pun­to che si stac­cano.

È l’eccessivo accor­ci­a­men­to dei telom­eri che ci fa per­cepire e vedere i seg­ni dell’invecchiamento”, ha det­to Black­burn. “Ci man­da un seg­nale: ‘è il momen­to di morire’”.

Ma non deve per forza essere così.

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Black­burn ha con­di­vi­so il pre­mio Nobel per la Med­i­c­i­na del 2009 con Car­ol Grei­der e Jack Szostak gra­zie alla scop­er­ta del modo in cui i telom­eri, insieme a un enz­i­ma chiam­a­to telom­erasi, pos­sono pro­teggere i nos­tri cro­mo­so­mi e ren­der­li più longevi. E migli­a­ia di stu­di basati su ques­ta scop­er­ta han­no inizia­to a infor­mar­ci su sem­pli­ci com­por­ta­men­ti da adottare per con­trol­lare quan­to si stiano accor­cian­do i nos­tri telom­eri.

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Ecco i prin­ci­pali modi con cui pos­si­amo man­tenere lunghi i nos­tri telom­eri. Anche se questi con­sigli non ti faran­no vivere per sem­pre, pos­sono con­tribuire alla “mag­gior dura­ta del­la tua salute”, ovvero un mag­gior numero di anni vis­su­ti felice­mente e sen­za malat­tia.

Con­trol­la lo stress

Più siamo stres­sati, più si accor­ciano i nos­tri telom­eri. Le ricerche con­dotte da Black­burn che si sono con­cen­trate su mamme che si pren­dono cura di bam­bi­ni affet­ti da autismo o da patolo­gie croniche, han­no riv­e­la­to che le per­sone più resili­en­ti allo stress, che per­cepis­cono la pro­pria con­dizione come una sfi­da, piut­tosto che come una fat­tore di stress, man­ten­gono più lunghi i pro­pri telom­eri.

stressSTRESS 

Il carat­tere ha la sua impor­tan­za”, dice Black­burn. “Se sei abit­u­a­to a con­sid­er­are lo stress come una sfi­da da affrontare, allo­ra il sangue scorre ver­so il tuo cuore e il tuo cervel­lo e tu provi una breve ma ener­giz­zante impen­na­ta di cor­ti­so­lo”.

Medi­ta

meditazioneMEDITAZIONE

Se non hai anco­ra scop­er­to gli effet­ti ben­efi­ci del­la med­i­tazione, ecco un altro moti­vo per cui i ricer­ca­tori han­no scop­er­to che è utile: i mem­bri del­la famiglia che med­i­tano per almeno 12 minu­ti al giorno per due mesi men­tre si pren­dono cura di un par­ente affet­to da demen­za han­no miglio­ra­to il pro­prio gra­do di con­ser­vazione dei telom­eri.

Investi sui tuoi conoscen­ti

Trascu­ratez­za emo­ti­va, espo­sizione alla vio­len­za, bullis­mo e razz­is­mo han­no tut­ti un impat­to sui tuoi telom­eri e le ricadute sono di lun­go peri­o­do”, dice Black­burn. Invece le comu­nità affi­atate pos­sono far bene alla salute dei telom­eri.

matrimonioMATRIMONIO

Sposati e mantieni ami­cizie per tut­ta la vita

In uno stu­dio del 2013 con­dot­to su 298 adul­ti di età com­pre­sa tra i 65 e i 74 anni si è scop­er­to che i parte­ci­pan­ti sposati ave­vano dei telom­eri più lunghi. Sec­on­do Black­burn anche le ami­cizie di lun­ga data con­tribuis­cono alla salute del telom­ero.

Guadagna più che puoi

amiciziaAMICIZIA

I sol­di non pos­sono com­prare l’amore, ma sem­bra pos­sano procu­rar­ti cro­mo­so­mi più lunghi. Lo stes­so stu­dio che indi­ca­va i ben­efi­ci del mat­ri­mo­nio ha inoltre ripor­ta­to che red­di­ti mag­giori sono asso­ciati a telom­eri più lunghi.

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