ATTOVAGLIATI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI! A ROMA PAGA PANTALONE

QUANDO GIANNI DE MICHELIS LASCIÒ ALLHOTEL PLAZA UN CONTO DA PAGARE DI 490 MILIONI DI LIRE PER I SOGGIORNI SUOI E DI AMICI. DI QUESTI, 90 DI EXTRADAI RISTORANTI DI CRAXI AL SALOTTO 42 DEI RENZIANI: DECENNI DI MAGNA MAGNA. PRIMA E SECONDA REPUBBLICA SONO NATE DAVANTI A UN PRIMO PIATTO OPPURE UNA GRIGLIATA. I CONTI ASTRONOMICI DI FIORITO. E DENIS VERDINI

Antonel­lo Capo­rale per il “Fat­to quo­tid­i­ano”

gianni de michelisGIANNI DE MICHELIS

Nos­tal­gia canaglia. Fran­co Fior­i­to, il Bat­man di Anag­ni, portò la polit­i­ca nell’ ama­tri­ciana, nel sen­so pro­prio del ter­mine: la sporcò di sugo e di pezzetti di guan­ciale. Più spaghet­ti, più condi­men­to, più accor­di al pecori­no romano. E così las­ciò al for­tu­na­to oste, Pasquali­no al Colosseo, 19.501 euro per via delle numerose per­for­mance gas­tro­nomiche des­ti­nate a risol­vere i con­flit­ti e dare al Lazio un equi­lib­rio di gov­er­no.

Lo stress, l’ ansia da prestazione, anche i con­trasti, con­dussero Fior­i­to a far ricor­so all’ Ango­lo del vino, dove si man­gia­va a mer­av­iglia. Ven­tunomi­la euro e gius­ta­mente mise in con­to alle finanze pub­bliche.

polverini bossiPOLVERINI BOSSI 

Ora ricor­diamo a fat­i­ca Fior­i­to, gon­fio come un pal­lone, con­sigliere regionale in forza al cen­trode­stra, un maci­na voti, un intavola­to cron­i­co dalle note spese facili, con­dan­na­to (due anni e undi­ci mesi) e scom­par­so dal­la sce­na.

Il magna magna, seg­na­pas­so dialet­tale romanesco col quale si accusa e un po’ s’ invidia il potere che se ne fotte (e magna) e spende in con­to terzi, è una prat­i­ca che negli anni si è un pochet­to alleg­geri­ta. Si spende di meno, con qualche cautela in più. Comunque se magna. Mon­do è sta­to e mon­do è, e lo stom­a­co del­la Repub­bli­ca, che è anche il tito­lo di un libro eccel­lente di Fil­ip­po Cec­ca­rel­li, ha sem­pre avu­to un riguar­do spe­ciale.

Sec­o­lo scor­so. Il cen­trosin­is­tra nasce da Gep­pet­to al pesca­tore. È il 1960 e l’ accor­do si tro­va anche gra­zie alle von­gole veraci, al branzi­no in guazzet­to, al risot­to che Fan­fani, Sara­gat e La Mal­fa ordi­nano men­tre prepara­no la svol­ta.

gianni de michelis craxiGIANNI DE MICHELIS CRAXI

Saltan­do gli anni e pure il sec­o­lo, la manovra eco­nom­i­ca dei Cinque Stelle, quan­do era­no com­pag­ni di gio­co dei leghisti, quel­la di Quo­ta 100 e Red­di­to di cit­tad­i­nan­za per inten­der­ci, fu siglata davan­ti a un filet­to di vitel­la con broc­co­let­ti ripas­sati. Di Maio è fis­sato con la carne, e la cer­ca sem­pre. Con­te e Salvi­ni, all’ epoca ami­cis­si­mi, invece si tuf­farono su una grigli­a­ta di cala­mari. Man­gia­rono da Sabati­no, ris­torante del cen­tro né caro né mod­i­co. Avran­no paga­to con la loro car­ta di cred­i­to, si spera.

Comunque l’ atmos­fera di ieri non è quel­la che vivi­amo adesso. Tut­ta un’ altra sto­ria, e un altro fat­tura­to. Quan­do più ritro­ver­e­mo un con­to da 26.582 euro che Pier­lui­gi Dac­cò, il fac­cendiere milanese che ave­va in cari­co Rober­to Formigo­ni, l’ ex gov­er­na­tore del­la Lom­bar­dia dal lifestyle ricer­catis­si­mo, dovette sgan­cia­re al Sadler, il restau­rant super chic milanese, per le pun­ta­tine a tavola in cui spes­so (trop­po spes­so sec­on­do i giu­di­ci) anche Rober­to il Celeste si tro­vò.

prodiPRODI

Atto­vagliati di tut­to il mon­do, unite­vi! Non per dire, ma Bet­ti­no Craxi era habitué dei Due Ladroni, forchet­ta romana di piaz­za Nicosia. Il suo sodale Gian­ni De Miche­lis las­ciò un con­to al Plaza da pagare di 490 mil­ioni di lire per i sog­giorni suoi e di ami­ci. Di questi, 90 di extra. Il pen­ta­parti­to a quei tem­pi anda­va da For­tu­na­to. Mez­za Dc e mez­zo Psi era­no lì sem­pre. Romano Pro­di da pre­mier ci portò Hel­mut Kohl, il can­cel­liere tedesco dal­la taglia extralarge. Il cer­i­mo­ni­ale di Palaz­zo Chi­gi rac­co­mandò una sedia robus­ta e porzioni gen­erose. Ma non bastò. Kohl chiese il bis di ogni piat­to e così il pran­zo dio lavoro divenne cer­i­mo­nia nuziale.

Bei tem­pi, altro che adesso!

Ricor­date Lui­gi Lusi, il tesoriere del­la Margheri­ta che imboscò ven­ti mil­ioni di euro?

Mag­na­va eccome. Per esem­pio alla Roset­ta al Pan­theon.

Spaghet­ti al caviale da 180 euro, paga il par­ti­to.

gianni de michelis a drive inGIANNI DE MICHELIS A DRIVE IN

Questi di oggi sono più fru­gali. I ren­ziani, in piaz­za di Pietra, van­no da Spir­i­ti o Salot­to 24. Mat­teo, il loro capo, gode se man­gia da Bac­cano, vici­no Fontana di Tre­vi. Salvi­ni più da Gus­to, a piaz­za Augus­to Imper­a­tore. I Cinque Stelle all’ Oste­ria del Sosteg­no, che nel nome un po’ inqui­eta. Sil­vio Berlus­coni invece a tavola è sta­to sem­pre rig­oroso, dieteti­co, mis­ura­to: le famose penne tri­col­ori, la spigo­la all’ acqua paz­za, il gela­to al limone. Questo chiede­va al suo cuo­co Michele. Con Sil­vio, Forza Italia dimen­ticò l’ aglio che al padre padrone non piace­va, ogni frit­tura fu ban­di­ta e gli ecces­si deviati ver­so altri piac­eri.

Sap­pi­amo che Fratel­li d’ Italia ha un dep­u­ta­to oste, Pao­lo Tra­cassi­ni. Suo La Cam­pana, in piaz­za Nicosia. Sap­pi­amo che Denis Ver­di­ni ha il figlio Tom­ma­so gestore di Pas­ta­tion in piaz­za di Cam­po Marzio. Piace man­gia­re e bere. Ma, dici­amo­ci la ver­ità, a chi piace pagare?

gianni de michelis 2GIANNI DE MICHELIS 2gianni de michelis ballaGIANNI DE MICHELIS BALLAgiulio andreotti gianni de michelisGIULIO ANDREOTTI GIANNI DE MICHELIS

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Vecchi e down mi fanno schifo”, spunta video Casalino

Vecchi e down mi fanno schifo, spunta video Casalino

I vec­chi mi fan­no schi­fo. E tut­ti i ragazzi down…mi dan­no fas­tidio”. Sono frasi, espresse dal por­tav­oce del pre­mier Con­te nonché capo del­la comu­ni­cazione del M5S Roc­co Casali­no, in un video risalente a qualche anno fa di ArcadeTv7 e ora rilan­ci­a­to da Dagospia. “Fin da bam­bi­no, da sem­pre, i vec­chi mi fan­no schi­fo. E tut­ti i ragazzi down…mi dan­no fas­tidio”, ha det­to Casali­no nel fil­ma­to. Ha aggiun­to, poi, di non avere “nes­suna voglia di relazion­ar­mi a loro, nes­suna voglia di aiu­tar­li, poveretti che gli è cap­i­ta­ta sta cosa ma non voglio occu­parmene”. E a chi gli con­tes­ta­va la paro­la “schi­fo”, lui spie­ga­va: “E’ come fa schi­fo a te il ragno…io pro­vo fas­tidio”. “E’ pro­prio imbaraz­zo — rib­adi­va — non so come spie­gar­lo, non voglio perder­ci tempo…non mi va di stare con i vec­chi­et­ti, non voglio stare dietro ai bam­bi­ni, non voglio fare bam­bi­ni, non mi va di stare dietro a uno che è down, che non capisce niente…”

 

IL RESPONSABILE DEL CORSO, GLI HO CHIESTO DI RECITARE — “Ho appre­so oggi nel pri­mo pomerig­gio che una porzione di un video da me pub­bli­ca­to, rel­a­ti­vo all’incontro tra Roc­co Casali­no e i miei stu­den­ti del cor­so di gior­nal­is­mo, è sta­ta in maniera molto scor­ret­ta pub­bli­ca­ta su Youtube da ArcadeTv7” denun­cia in un post Face­book il gior­nal­ista Enri­co Fedoc­ci, difend­en­do l’ospite di allo­ra Casali­no a un cor­so di gior­nal­is­mo del 2004. “Il tut­to è sta­to fat­to decon­tes­tu­al­iz­zan­do, mod­i­f­i­can­do le immag­i­ni allargan­dole, facen­do capire poco a chi vede­va. Cer­can­do, prob­a­bil­mente, uno scoop a tut­ti i costi. Il video inte­grale dura­va oltre un’ora e mez­za. Quel­lo ripreso da Arcade una man­ci­a­ta di sec­on­di”. Quel­la ‘per­for­mance’, rimar­ca Fedoc­ci, sarebbe sta­ta una sim­u­lazione. “Andai all’ingresso per accom­pa­g­narlo in aula — rac­con­ta il gior­nal­ista — e pri­ma di entrare mi rac­co­mandai: ‘Roc­co, è una sim­u­lazione di inter­vista, quin­di nul­la ver­rà pub­bli­ca­to, ma fam­mi la gen­tilez­za di sol­lecitar­mi i ragazzi, affinché abbiano una notizia. Provo­cali’. La sua rispos­ta fu: ‘Devo recitare un per­son­ag­gio?’. ‘Bra­vo’ repli­cai io”.

LA REPLICA DI CASALINO - A stret­to giro lo stes­so Casali­no ha com­men­ta­to il suo vec­chio fil­ma­to ora rilan­ci­a­to dai media, lamen­tan­do la man­ca­ta ver­i­fi­ca del con­tenu­to e del con­testo in cui è sta­to gira­to. “Oggi la stam­pa ital­iana pub­bli­ca vere e pro­prie bufale sul mio con­to, con il solo obi­et­ti­vo di colpir­mi, infan­gar­mi e met­tere in dub­bio la mia pro­fes­sion­al­ità”, scrive il por­tav­oce di Palaz­zo Chi­gi, spie­gan­do che “ques­ta vol­ta è sta­to pub­bli­ca­to un video che risale ad oltre 10 anni fa, quan­do fre­quen­ta­vo il ‘Cen­tro Teatro Atti­vo’ di Milano, come si vede benis­si­mo dal­la lavagna alle mie spalle. In quel cor­so si svilup­pa­va lo stu­dio dei per­son­ag­gi, li si inter­pre­ta­va, forzan­done i carat­teri in maniera anche para­dos­sale e provo­ca­to­ria”.

Le mie parole sono inserite in quel con­testo e non rap­p­re­sen­tano asso­lu­ta­mente il mio pen­siero, né oggi né allo­ra — sot­to­lin­ea Casali­no — Non capir­lo è un atto di asso­lu­ta malafede”. “Gli arti­coli pub­bli­cati dal Gior­nale, dal Mes­sag­gero, dal Cor­riere del­la Sera sono vere e pro­prie bufale — rib­adisce — Non han­no ver­i­fi­ca­to nul­la e han­no rac­con­ta­to ai loro let­tori assolute fal­sità lesive del­la mia per­sona. Già qualche anno fa è usci­to fuori un altro spez­zone di video in cui dice­vo cose volu­ta­mente para­dos­sali e già in quell’occasione ave­vo chiar­i­to e spie­ga­to. Nes­sun gior­nale si è pre­so la briga di riportare le mie spie­gazioni di allo­ra e di ver­i­fi­care il con­testo di quel video. Con­tin­uerò a lavo­rare con seren­ità e pro­ced­erò a quere­lare chi ha dif­fu­so men­zogne sul mio con­to. Spero che chi con­tin­ua a insul­tar­mi chie­da scusa”, con­clude Casali­no.

PD ALLATTACCO — Intan­to Casali­no è fini­to nel miri­no dei dem. “Mia nipote Maria ha la sin­drome di Down. Meri­ta il rispet­to delle Isti­tuzioni, rispet­to che Casali­no le ha nega­to — scrive Mat­teo Ren­zi su Twit­ter — E non ven­ga a dirci che sta­va scherzan­do”. “La mia battaglia non è per mia nipote — sot­to­lin­ea l’ex pre­mier — la mia battaglia è per la dig­nità delle Isti­tuzioni ital­iane. Casali­no VATTENE”. Il sen­a­tore dem annun­cia inoltre su Face­book l’inten­zione di pro­cedere con un atto for­male in Sen­a­to per chiederne le dimis­sioni: “Pre­sen­terò uffi­cial­mente un atto par­la­mentare per chiedere a Con­te di licen­ziare Casali­no”. Gli fa eco, sem­pre via social, Maria Ele­na Boschi: “Casali­no offende anziani e dis­abili. Poi offende l’intelligenza di tut­ti fin­gen­do che sia un fake, anziché chiedere scusa. Non è deg­no di restare a Chi­gi. Con­te man­di via subito #Casali­no”.

Sec­on­do il capogrup­po del Pd al Sen­a­to Andrea Mar­cuc­ci “uno che affer­ma ‘anziani, bam­bi­ni, e down mi fan­no schi­fo’ non può con­tin­uare ad essere il por­tav­oce del Pres­i­dente del con­siglio #casalin­odimet­ti­ti”. “Caro Casali­no, a te fan­no schi­fo i ragazzi down e le per­sone anziane, a noi fai schi­fo tu e un gov­er­no che ti tiene anco­ra a Palaz­zo Chi­gi e non ti cac­cia imme­di­ata­mente”, scrive invece su Face­book il sen­a­tore Pd Davide Faraone, definen­do Casali­no “deg­no allie­vo di Gril­lo”. Il rifer­i­men­to è alle bat­tute sull’autismo fat­te dal garante del M5S durante Italia 5 Stelle e costategli le pesan­ti critiche degli espo­nen­ti dem.

 https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/11/08/rocco-casalino-spunta-video-vecchi-down-fanno-schifo_bXUTjJlJxAGzjrbhfK8jcI.html?fbclid=IwAR0j-_1pJlIBkq

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Manovra, così saranno rivalutate le pensioni

Le riva­l­u­tazioni delle pen­sioni saran­no scaglion­ate su sei dif­fer­en­ti aliquote. Con­ti alla mano, l’incremento dovrebbe essere modesto: cir­ca 10–15 euro all’anno

La nuo­va boz­za del­la legge di bilan­cio 2020 prevede un’importante novità sul­la riva­l­u­tazione delle pen­sioni.

Sec­on­do quan­to ripor­ta­to da Pub­lic Pol­i­cy, le riva­l­u­tazioni saran­no scaglion­ate e si baser­an­no su sei dif­fer­en­ti aliquote. Si parte dal 100% per i red­di­ti che ammon­tano fino a quat­tro volte il trat­ta­men­to min­i­mo Inps (513 euro), cioè tut­ti quel­li che arrivano fino a 2.052 euro. La riva­l­u­tazione sarà poi del 77% per i trat­ta­men­ti fino a cinque volte il min­i­mo, quin­di si pas­sa al 52% fino a sei volte, 47% fino a otto, 45% fino a 9 e 40% per i trat­ta­men­ti supe­ri­ori a nove tolte la soglia min­i­ma.

In altre parole, la nuo­va nor­ma prevede il pas­sag­gio del­la riva­l­u­tazione dal 97% al 100% per le pen­sioni fino a 2.052 euro. Per le cifre supe­ri­ori si seguono i sei scaglioni sopra ripor­tati.

Aumenti modesti

Per il peri­o­do 2020–2021 – si legge in modo più appro­fon­di­to nel­la boz­za — la riva­l­u­tazione auto­mat­i­ca dei trat­ta­men­ti pen­sion­is­ti­ci, sec­on­do il mec­ca­n­is­mo sta­bil­i­to dall’articolo 34, com­ma 1, del­la legge 23 dicem­bre 1998, n. 448, è riconosci­u­ta: per i trat­ta­men­ti pen­sion­is­ti­ci com­p­lessi­va­mente pari o infe­ri­ori a quat­tro volte il trat­ta­men­to min­i­mo INPS, nel­la misura del 100 per cen­to; per i trat­ta­men­ti pen­sion­is­ti­ci com­p­lessi­va­mente supe­ri­ori a quat­tro volte il trat­ta­men­to min­i­mo INPS e con rifer­i­men­to all’importo com­p­lessi­vo dei trat­ta­men­ti medes­i­mi”.

Ricor­diamo che per riva­l­u­tazione si intende l’adegua­men­to annuale dell’importo delle pen­sioni all’inflazione, ovvero al cos­to del­la vita. Al salire del­la riva­l­u­tazione, sale l’assegno da cor­rispon­dere agli aven­ti dirit­to. In ogni caso, con­ti alla mano, l’incremento dovrebbe essere assai modesto: cir­ca 10–15 euro in più all’anno.

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Candidata Presidente del Partito democratico attacca Hillary con un Video. “La tua politica estera è stata un disastro per il nostro paese e per il mondo”

Candidata Presidente del Partito democratico attacca Hillary con un Video. La tua politica estera è stata un disastro per il nostro paese e per il mondo

 Hillary Clin­ton che l’aveva defini­to uno stru­men­to nelle mani di Putin per aver defini­to come crim­i­nali le guerre impe­ri­al­iste degli Sta­ti Uni­ti degli ulti­mi anni, la can­di­da­ta alle elezioni pres­i­den­ziali del Par­ti­to Demo­c­ra­ti­co Tuls Gab­bard risponde con un video che abbi­amo sot­toti­to­la­to:

Hillary Clin­ton, la tua polit­i­ca estera è sta­ta un dis­as­tro per il nos­tro paese e il mon­do. Ha prodot­to mor­ti e fer­i­ti in così tan­ti dei miei fratel­li e sorelle in uni­forme. Ha dev­as­ta­to interi pae­si ed è costa­ta la vita a mil­ioni di per­sone, crisi di rifu­giati, i nos­tri nemi­ci Al-Qae­da e Isis si sono raf­forza­ti.

 Abbi­amo vis­to un aumen­to dell’influenza rus­sa e ira­ni­ana nel­la regione La Turchia è più aggres­si­va e abbi­amo vis­to una recrude­scen­za del prob­le­ma del­la pro­lif­er­azione nucleare dopo la depo­sizione di Gheddafi in Lib­ia. Ma, nonos­tante questi dan­ni che hai prodot­to alla nos­tra nazione e al mon­do, vuoi con­tin­uare con queste politiche fal­li­men­ta­ri diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente attra­ver­so le nomine demo­c­ra­tiche. E’ tem­po per te di riconoscere il dan­no che hai prodot­to, ed è pas­sato da tem­po il momen­to di scen­dere dal tuo trono. così che il par­ti­to demo­c­ra­ti­co pos­sa pro­durre una nuo­va polit­i­ca estera. che vera­mente sia nell’interesse e a ben­efi­cio del popo­lo statu­nitense e del mon­do.”

  antidiplomatico.it/dettnews-
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Confessione di Prodi su privatizzazioni. Ma perché nessuno denuncia il ruolo di Ciampi?

Confessione di Prodi su privatizzazioni. Ma perché nessuno denuncia il ruolo di Ciampi?

di Mar­co Lang

Ha desta­to scal­pore, un rel­a­ti­vo scal­pore, l’intervista di Pro­di dal­la Annun­zi­a­ta, nel­la quale l’ex leader ulivista ha ammes­so can­di­da­mente di aver pri­va­tiz­za­to l’IRI per­ché quel­li era­no gli ordi­ni rice­vu­ti “dall’Europa”, per il tramite di Ciampi.
Tut­ti a criti­care, gius­ta­mente, Pro­di, il suo servil­is­mo nei con­fron­ti del­la grande finan­za ed il suo modo — sostanzial­mente mis­er­abile — di rin­negare le pro­prie respon­s­abil­ità.

Ma pochi han­no mes­so in evi­den­za le respon­s­abil­ità di Ciampi.

Ciampi, già autore — in accor­do con Andreat­ta — del divorzio tra Tesoro e Ban­ca d’Italia: un atto, un sem­plice scam­bio di let­tere, che ha avu­to effet­ti dis­as­trosi sul­la finan­za pub­bli­ca, sul nos­tro sis­tema eco­nom­i­co e sociale
Da lì, l’esplosione del deb­ito pub­bli­co e l’Italia costret­ta al gio­go degli inter­es­si dei mer­cati dei cap­i­tali. Da lì, il vin­co­lo ester­no, poi san­tifi­ca­to con Maas­tricht, Lis­bona, Six pack e Two pack, rifor­ma dell’art. 117 del­la Cos­ti­tuzione — per cui la potestà leg­isla­ti­va è eserci­ta­ta nel rispet­to dei vin­coli derivan­ti dall’ordinamento comu­ni­tario -, il pareg­gio di bilan­cio in Cos­ti­tuzione, le “riforme del mer­ca­to del lavoro” e quelle delle pen­sioni.

Su Ciampi, sul suo pro­tag­o­nis­mo nelle scelte più dis­as­trose per l’economia del nos­tro Paese, il silen­zio o qua­si.

Si è esalta­to l’eroe del­la Resisten­za, eroe che non sparò mai un colpo ed il cui antifas­cis­mo si con­cretiz­zò nel non aderire a Salò (per car­ità, un fat­to impor­tante) e nel rag­giun­gere gli alleati a Bari (incon­trò i par­ti­giani del­la Briga­ta Maiel­la ma, pur gio­vane e valente sot­tote­nente, evitò di unirvisi.

Forse per­ché com­bat­te­vano, chissà…).

Si è esalta­to il Pres­i­dente dell’inno da cantare in tutte le man­i­fes­tazioni sportive, per cui ci toc­ca ascoltare bande di sto­nati cantare Mameli (a propos­i­to: quan­do Gof­fre­do Mameli cadde difend­en­do la Repub­bli­ca Romana, era coeta­neo del fug­gi­ti­vo Car­lo Azeglio).

Car­lo Azeglio Ciampi è sta­to tra i mas­si­mi respon­s­abili del­la sven­di­ta dell’apparato pro­dut­ti­vo ital­iano, dell’industria, del sis­tema ban­car­io; dell’asservimento dell’Italia agli inter­es­si del cap­i­tal­is­mo finanziario, agli inter­es­si dell’Unione Euro­pea a trazione ordolib­erale e ger­manocen­tri­ca. È sta­to il per­fet­to erede di Gui­do Car­li, suo pre­de­ces­sore in Ban­ca d’Italia, il quale — luci­da­mente, come ha scrit­to nelle sue mem­o­rie — perseguì l’obiettivo di ren­dere l’Italia pri­gion­iera del vin­co­lo ester­no.

Non pren­di­amo­cela — trop­po — con Pro­di: l’uomo è quel­lo che è e le sue mis­erie sono note.

Ciampi ha avu­to ben altre respon­s­abil­ità.

Sarebbe ora di par­larne, sen­za timidezze e con chiarez­za.

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Non partecipa al blitz contro la polizia: migrante bastonato dai centri sociali

Eccoli qui, gli aspi­ran­ti riv­o­luzionari, i pal­a­di­ni (rig­orosa­mente a parole) degli oppres­si e dei loro dirit­ti. Che invece schi­av­iz­zano e pic­chi­ano a sangue. Dopo aver chiesto i sol­di. Son tut­ti pregiu­di­cati. Fan­no parte del Caab, il comi­ta­to autonomo abi­tan­ti Barona, sigla dell’area no-glob­al milanese che con­ta un venti­na di ele­men­ti e che quand’è nata, al mon­do s’è annun­ci­a­ta per appun­to quale polo di mutua sol­i­da­ri­età per chi non ha una casa. La vicen­da è rac­con­ta­ta dal Cor­riere del­la Sera.

Invece, come dimostra l’indagine del­la Digos gui­da­ta da Clau­dio Cic­ci­mar­ra, sot­to il coor­di­na­men­to dei mag­is­trati Alber­to Nobili e Leonar­do Lesti, i cinque occu­pa­vano appar­ta­men­ti popo­lari, s’intende dietro com­pen­so (nel caso speci­fi­co, 1.500 euro rice­vu­ti da un marocchi­no per abitare a un piano rialza­to al civi­co 4 di via Lago di Nemi), ordi­nan­do agli inquili­ni di parte­ci­pare tas­sati­va­mente alla «resisten­za» con­tro gli sgomberi e dunque con­tro gli «odiati sbir­ri», di sfi­lare nei cortei inneg­gianti all’uguaglianza dei popoli, … Insom­ma, una specie di lavoro.

Senonché, poiché uno dei maroc­chi­ni, di 43 anni, non ave­va rispet­ta­to uno degli obb­lighi, i cinque l’hanno con­vo­ca­to e l’hanno così accolto: cal­ci e pug­ni sfer­rati con caz­zuo­la da mura­tore e bas­tone.

Le «carte» dell’inchiesta dicono parec­chio altro. Suc­cede­va che per tenere pri­gion­ieri i migranti, quel­li del Comi­ta­to seques­trassero i doc­u­men­ti d’identità. Suc­cede­va che minac­ciassero di morte, suc­cede­va che si con­sid­erassero i padroni uni­ci e asso­lu­ti del quartiere, vis­to che ripete­vano che la «zona è nos­tra».

Adesso dovran­no star lon­tano non solo dal­la zona, il quartiere Barona, ma da Milano tut­ta, in relazione alla con­dan­na subi­ta, una con­dan­na che anziché la galera prevede, uni­ta­mente all’obbligo di pre­sen­tar­si quo­tid­i­ana­mente in un uffi­cio di polizia giudiziaria, il divi­eto di dimo­ra qui in cit­tà.

L’operazione del­la Digos ben illus­tra il modus operan­di delle sigle no-glob­al, che cam­pano sul­la pelle dei pover­ac­ci. Quel marocchi­no, per esem­pio, a causa di pesan­ti prob­le­mi eco­nomi­ci, ave­va chiesto aiu­to al comi­ta­to nel­la sper­an­za d’ottenere un allog­gio popo­lare, sen­za sapere dell’inderogabile onere, una vol­ta avu­to un appar­ta­men­to, di recu­per­are ovunque fos­se, con qualunque mez­zo legale o ille­gale, i 1.500 euro che gli garan­ti­vano il per­me­s­so di restare, non si sa per quan­to tem­po, nel­la nuo­va casa.

Pre­mes­so che il bilo­cale del 43enne era in penose con­dizioni, lui ha rac­con­ta­to agli inquiren­ti che non ave­va tem­po per star dietro alle pretese — la «resisten­za» con­tro gli sgomberi, i cortei, i volan­ti­nag­gi eccetera —, aven­do un mestiere che lo tiene occu­pa­to dalle tre di notte alle quat­tro del pomerig­gio. A dife­sa dell’uomo, era inter­venu­ta una con­nazionale 33enne, ugual­mente res­i­dente in un allog­gio abu­si­vo. L’avevano cer­ca­ta e «puni­ta». Botte davan­ti ai due figli­o­let­ti. Pug­ni al seno, cal­ci alle gambe. E una gravi­dan­za al ses­to mese diven­ta­ta a ris­chio.            https://www.imolaoggi.it/2019/10/31/non-partecipa-a-blitz-contro-polizia-migrante-bastonato-da-centri-sociali/

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Sull’Italia un fardello di €43 miliardi. Una bomba pronta a esplodere?

Sull'Italia un fardello di €43 miliardi. Una bomba pronta a esplodere?

Sul futuro dell’Italia, prossi­mo e remo­to, incombe un pesante fardel­lo che in molti, oggi, sem­bra­no aver dimen­ti­ca­to.

43 mil­iar­di di euro di clau­sole di sal­va­guardia sull’IVA, che rischi­ano di osta­co­lare ancor di più la ges­tione delle casse del­lo Sta­to nel 2021 e 2022. 43 mil­iar­di da trovare, a nec­es­sario dis­capi­to delle politiche di sosteg­no dell’occupazione e del­la cresci­ta econo­mia ital­iana.

Quali sce­nari si aprono? Le clau­sole di sal­va­guardia pur di non aumentare l’IVA, con il loro val­ore di 43 mil­iar­di, pon­gono una minac­cia conc­re­ta al nos­tro Paese?

43 miliardi o aumento dell’IVA: una bomba pronta a esplodere

Come sot­to­lin­eato recen­te­mente da Il Sole 24 Ore, in un’analisi a fir­ma di Dino Pesole, la recente manovra di bilan­cio ded­i­ca­ta al 2020 ha ridot­to le clau­sole di sal­va­guardia per il 2021 e 2022, rispet­ti­va­mente a 18,4 mil­iar­di (dai prece­den­ti 28,8 mil­iar­di) e a 25 mil­iar­di (dai prece­den­ti 29 mil­iar­di).

L’operazione è sta­ta pos­si­bile gra­zie a un aumen­to del deficit di 14,4 mil­iar­di di euro, a parziale cop­er­tu­ra delle clau­sole IVA da disin­nescare, del val­ore di 23,1 mil­iar­di, che ha por­ta­to a un oppor­tuno rical­co­lo del peso da dis­tribuire negli anni suc­ces­sivi, pur di evitare l’aumento di 3 pun­ti per­centu­ali sull’IVA che sarebbe scat­ta­to con l’arrivo del prossi­mo anno.

Con­tin­uare ad aggiustare un vaso che si è già rot­to più volte nel cor­so del tem­po è molto dif­fi­cile e get­ta un’ombra scu­ra sul futuro del­la polit­i­ca di bilan­cio ital­iana.

Quale futuro per le clausole di salvaguardia?

L’Europa ci chiede di trovare le cop­er­ture recu­peran­dole, man mano, sem­pre più sui con­su­mi piut­tosto che sul lavoro, un’indicazione decisa­mente dif­fi­cile da seguire se ci si tro­va in un con­testo in cui l’attività eco­nom­i­co-pro­dut­ti­va è in ral­len­ta­men­to.

Il tut­to pur di non aumentare l’IVA, un fardel­lo pesante non solo sul fronte eco­nom­i­co, ma soprat­tut­to su quel­lo politi­co. Chi mai vor­rà pren­der­si la respon­s­abil­ità di essere l’artefice del tan­to odi­a­to e temu­to aumen­to?

Una pos­si­bile soluzione utile a disin­nescare le clau­sole di sal­va­guardia risiede in un’opera di nuo­vo smis­ta­men­to dei beni ai quali ven­gono appli­cate le diverse aliquote dell’IVA, ad oggi 4%, 10% e 22%. Pro­pos­ta nel­la pri­ma boz­za dell’ultima manovra, l’idea è sta­ta boc­cia­ta con estrema sem­plic­ità.

Fino a dove si spingerà l’attuale gov­er­no e i suc­ces­sivi pur di non aumentare l’IVA? Fino a quan­do non si farà altro che ingi­gan­tire peri­colosa­mente l’ipoteca sul futuro eco­nom­i­co e finanziario dell’Italia?

Flavia Proven­zani

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Condannare Marco Carta a 8 mesi”, la richiesta del pm

Condannare Marco Carta a 8 mesi, la richiesta del pm

Con­dannare Mar­co Car­ta a 8 mesi e 400 euro di mul­ta. E’ la richi­es­ta for­mu­la­ta dal pm di Milano Nico­la Rossato nel proces­so che vede impu­ta­to il gio­vane can­tante, accusato del fur­to di magli­ette del val­ore di 1.200 euro alla Rinascente per il quale fu arresta­to il 31 mag­gio. La dife­sa rap­p­re­sen­ta­ta dagli avvo­cati Simone Ciro Gior­dano e Mas­si­m­il­iano Annet­ta ha chiesto invece l’assoluzione piena. Il giu­dice deciderà a breve. 

 

La dife­sa di Car­ta, il cui arresto non era sta­to con­va­l­ida­to nell’immediatezza, ave­va chiesto il proces­so abbre­vi­a­to con­dizion­a­to all’acquisizione dei fil­mati delle tele­camere, immag­i­ni che sono state mostrate nel cor­so dell’udienza che si è svol­ta a porte chiuse. “Siamo fiduciosi, non abbi­amo dub­bi sul­la dinam­i­ca di quan­to accadu­to nel cameri­no e nel bag­no. I video mostra­no quel­lo che è sem­pre sta­to det­to, ossia che non c’è la pro­va con­tro Car­ta”, spie­ga l’avvocato Simone Ciro Gior­dano.

Anche le tes­ti­mo­ni­anze rac­colte dal­la procu­ra per i difen­sori dimostra­no l’estraneità al fur­to del can­tante, tan­to che “non abbi­amo for­mu­la­to sub­or­di­nate, ma solo l’assoluzione piena per­ché non abbi­amo dub­bi”, pre­cisa il legale Annet­ta. “Mar­co ha dovu­to subire la gogna di un proces­so, ma è molto fiducioso non solo per­ché è sicuro del­la sua inno­cen­za, ma anche per­ché ha vis­to le immag­i­ni e ha let­to la nos­tra memo­ria difen­si­va”, con­cludono gli avvo­cati.

L’episodio di cui è accusato il can­tante vede pro­tag­o­nista anche un’amica, Fabi­ana Mus­cas, 53 anni, la cui posizione è sta­ta stral­ci­a­ta. La don­na, la vol­ta scor­sa, ha chiesto di essere ammes­sa all’istituto del­la mes­sa alla pro­va, ovvero di potere svol­gere lavori di pub­bli­ca util­ità in un’associazione che si occu­pa di donne vit­time del­la trat­ta del­la pros­ti­tuzione a Cagliari. Per lei l’udienza è in pro­gram­ma il 17 dicem­bre quan­do il giu­dice deciderà se ammet­tere la richi­es­ta di mes­sa alla pro­va del­la don­na, assis­ti­ta dal legale Giuseppe Castel­lano, al pro­gram­ma che dur­erà 52 set­ti­mane.

https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/10/31/condannare-marco-carta-mesi-richiesta-del_uTUkzUri28wfLzKgmW29jI.html

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