Perché la guerra in Libia è un grosso problema per la Tunisia

A partire dall'inizio della guerra, nel 2011, sono molti i libici che hanno raggiunto la Tunisia (LaPresse)

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C’è un fronte del­la guer­ra in Lib­ia che in questi mesi viene costan­te­mente sot­to­va­l­u­ta­to: è quel­lo tunisi­no. Il con­flit­to che riguar­da Tripoli, anche se vede i com­bat­ti­men­ti svilup­par­si solo nell’area met­ro­pol­i­tana del­la cap­i­tale, ha una grande influen­za nel Paese con­fi­nante e che forse più degli altri in questo momen­to avverte le con­seguen­ze dei com­bat­ti­men­ti. Tra un afflus­so mas­s­ic­cio di migranti e ris­chio infil­trazioni ter­ror­is­tiche, la Tunisia inizia a temere gravi riper­cus­sioni derivan­ti dal­la guer­ra in Lib­ia.

La difficile convivenza quotidiana con la comunità libica

Quel­la dei libi­ci che si spostano ver­so la Tunisia non è però una cir­costan­za che si reg­is­tra soltan­to con l’offensiva di Haf­tar a Tripoli, inizia­ta lo scor­so 4 aprile. Al con­trario, è dal 2011 che la Tunisia vede un costante aumen­to di libi­ci res­i­den­ti nel pro­prio Paese, da quan­do cioè inizia la guer­ra civile e l’intervento Nato facili­ta la cadu­ta di Muam­mar Gheddafi. Una comu­nità, quel­la libi­ca, cos­ti­tui­ta soprat­tut­to da gente che arri­va dal­la Tripoli­ta­nia e che, nel­la stra­grande mag­gio­ran­za dei casi, aspet­ta il momen­to gius­to per tornare in patria. Ma già nel 2016 il min­is­tero degli affari esteri tunisi­no sti­ma la pre­sen­za di almeno 1.3 mil­ioni di libi­ci nel Paese, sot­to­lin­e­an­do il carat­tere sem­pre più “per­ma­nente” dell’insediamento del­la comu­nità in Tunisia. Sec­on­do altre stime, il numero di libi­ci pre­sen­ti in realtà è molto più bas­so, anche se in costante aumen­to.

E la con­viven­za non sem­pre appare delle migliori, in quan­to la pre­sen­za di libi­ci incide sem­pre più sig­ni­fica­ti­va­mente nell’economia tunisi­na. Da quan­do poi inizia la crisi a Tripoli, la situ­azione appare anco­ra più prob­lem­at­i­ca. Per com­pren­der­la, occorre par­tire da un esem­pio: quel­lo cioè rel­a­ti­vo agli affit­ti. Il prez­zo degli affit­ti è rad­doppi­a­to in pochi anni, l’afflusso di libi­ci fa schiz­zare il val­ore delle case e se pri­ma uno stu­dente fuori sede tunisi­no paga 500 Dinari per un appar­ta­men­to, oggi potrebbe anche pagar­ne 1500 per un modesto trilo­cale. Lo si legge in un arti­co­lo su Agen­ziaNo­va, in cui ven­gono ripor­tati esem­pi rel­a­tivi all’aumento degli affit­ti ed al con­seguente mal­con­tento dei tunisi­ni.

Nel 2011 l’arrivo di libi­ci sem­bra dare ossigeno ad un’economia tunisi­na in affan­no per via delle con­seguen­ze delle riv­olte che por­tano alla cadu­ta di Ben Alì: i libi­ci all’epoca han­no un red­di­to pro capite tra i più alti di tut­ta l’Africa, chi arri­va dal­la Lib­ia por­ta sol­di e gen­era molto indot­to in Tunisia. Ma adesso non è più così già da anni e la guer­ra a Tripoli, assieme alla per­sis­tente desta­bi­liz­zazione del­la Lib­ia, rischia di peg­gio­rare la situ­azione. Per un’economia che a sten­to para i colpi del­la crisi, come quel­la tunisi­na, l’afflusso costante di libi­ci adesso è sem­pre più un peso. E questo non può che gener­are dif­fi­den­za tra i cit­ta­di­ni tunisi­ni e la comu­nità libi­ca.

Oltre ai prob­le­mi di con­viven­za, si reg­is­tra il ris­chio desta­bi­liz­zazione del­la Tunisia: per un Paese che a breve andrà alle urne infat­ti, con una dis­oc­cu­pazione che oltrepas­sa il 25% e con alcune norme di aus­ter­ità non cer­to in gra­do di ridare fia­to all’economia, il dover fron­teggia­re nuovi arrivi dal­la Lib­ia potrebbe creare altre situ­azioni di ten­sione. Da qui il tim­o­re, per adesso forse sot­to­va­l­u­ta­to in seno alle can­cel­lerie sia europee che degli altri pae­si del­la regione, di una desta­bi­liz­zazione del­la Tunisia.

Il rischio legato alle infiltrazioni terroristiche

A tut­to questo, ovvi­a­mente occorre aggiun­gere il mai sopi­to peri­co­lo rel­a­ti­vo alla sicurez­za. Mag­giore insta­bil­ità in Lib­ia, vuol dire mag­giore porosità dei con­fi­ni con la Tunisia che, già di per sé, appaiono più volte vul­ner­a­bili. In un peri­o­do, come quel­lo attuale, in cui la Lib­ia si con­fer­ma nuo­vo fronte avan­za­to dell’Isis e del­la galas­sia del ter­ror­is­mo islamista, per la Tunisia ques­ta non è cer­to una bel­la notizia.

Il peri­co­lo di infil­trazioni jihadiste dal­la Lib­ia a Tunisi non sem­bra essere sot­to­va­l­u­ta­to: al con­trario, non solo si assiste ad un poten­zi­a­men­to dei con­trol­li lun­go il con­fine, ma anche ad una mag­giore atten­zione delle forze di sicurez­za all’interno del­la comu­nità libi­ca già pre­sente. Un’altra situ­azione dunque che con­fer­ma l’estrema del­i­catez­za del con­testo tunisi­no in relazione alla guer­ra che da anni divo­ra la Lib­ia.

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