L’Europa ci vuole come la Grecia. Conte sarà il nostro Tsipras?

POLITICA /

L’Unione euro­pea ha già scel­to: vuole un’Italia che sia gui­da­ta da Giuseppe Con­te, ma soprat­tut­to un’Italia che sia fedele alla lin­ea det­ta­ta da Brux­elles. Anche a cos­to di allentare i cor­doni del­la bor­sa (leg­gi del deficit) e sostenere il nos­tro Paese nelle politiche eco­nomiche. Un “voto di scam­bio” di cui l’Italia è vit­ti­ma. E a ren­der­lo chiaro sono sta­ti soprat­tut­to due per­son­ag­gi-chi­ave del­la Com­mis­sione euro­pea uscente: Jean-Claude Junck­er e Gun­ther Oet­tinger. Il pri­mo lo ha man­i­fes­ta­to in maniera sibil­li­na ma altret­tan­to chiara. Quel­la frase su “Con­te è come Tsipras” è un seg­nale chiaris­si­mo, si trat­ta di un evi­dente seg­nale che Brux­elles ha già scel­to quale sia la via che il futuro gov­er­no dovrebbe intrapren­dere. E per far­lo ha usato un esem­pio per­fet­to. La Gre­cia dell’incendiario Alex­is Tsipras che nel tem­po si è trasfor­ma­ta nel­la vit­ti­ma sac­ri­f­i­cale sull’altare dell’austerity e delle politiche tedesche.

Dila­ni­a­ta da una crisi sen­za fine, dal­la sven­di­ta degli asset pub­bli­ci e dalle politiche del­la Troi­ka, Atene, che ha prova­to a ribel­lar­si alle scelte del­la finan­za euro­pea, si è dovu­ta fer­mare. Niente riv­olte, niente “no” popo­lare, niente cam­bi di rot­ta. Per sal­var­si dal bara­tro la Gre­cia ha scel­to la via impos­ta dall’Europa e Tsipras, leader del­la sin­is­tra rad­i­cale elleni­ca, è anda­to pri­ma a Brux­elles a bat­tere i pug­ni sul tavo­lo, poi è tor­na­to nel­la sua cap­i­tale non solo con una lezione da parte dell’Europa ma anche con la diret­ti­va impos­ta dal con­ti­nente di fare ciò che gli veni­va pre­scrit­to da Berli­no e dalle can­cel­lerie Ue. E così Tsipras, che la Gre­cia ha “roves­ci­a­to” con l’elezione di Mit­so­takis, si è trasfor­ma­to da nemi­co pub­bli­co dell’Europa a suo più fiero pal­adi­no.

Un cam­bio di pas­so che non deve sor­pren­dere. Come spie­ga­to su ques­ta tes­ta­ta, l’Europa da tem­po effet­tua una moral sua­sion che trasfor­ma tut­ti i leader di rot­tura in tie­pi­di pal­a­di­ni dell’Unione euro­pea e dell’appartenenza dei Pae­si non all’Ue, ma a ques­ta Ue, quel­la del­lo stes­so estab­lish­ment che ave­vano crit­i­ca­to fino al giorno pri­ma. Una log­i­ca che si vede nel Mediter­ra­neo come nell’Europa ori­en­tale e che dimostra come Brux­elles abbia tutte le carte per “con­vin­cere” i leader dei suoi Sta­ti mem­bri a scegliere strade europeiste anche a dis­capi­to dei motivi per cui sono sta­ti elet­ti. E Con­te, che rap­p­re­sen­ta­va il gov­er­no più pop­ulista dell’attuale Unione euro­pea, si è trasfor­ma­to nel leader prescel­to dall’Unione euro­pea e dai gran­di del­la Ter­ra per gestire l’Italia, traghet­tar­la ver­so una lin­ea del tut­to affine ai vin­coli dell’Unione e che fos­se soprat­tut­to in gra­do di garan­tire il rispet­to di ogni para­metro deciso da altri. Lo ave­va dimostra­to il voto per Ursu­la von der Leyen del suo Movi­men­to 5 Stelle e lo ha pale­sato poi la benedi­zione di tut­ti i leader sul fat­to che fos­se lui a guidare il nuo­vo esec­u­ti­vo con una mag­gio­ran­za che, almeno in teo­ria, dovrebbe essere il con­trario di ciò che c’era pri­ma.

Una benedi­zione che è arriva­ta non solo dal­la pres­i­dente del­la nuo­va Com­mis­sione, appun­ta quel­la von der Leyen elet­ta dai Cinque Stelle e da Con­te, ma anche dal com­mis­sario uscente al Bilan­cio, Oet­tinger, che non las­cia scam­po ad alcu­na inter­pre­tazione. Il com­mis­sario ha det­to che Brux­elles si augu­ra che in Italia vi sia “un gov­er­no pro-europeo” che soprat­tut­to ave­va in Mat­teo Salvi­ni una minac­cia: “Si mostr­erebbe un lim­ite a un pop­ulista che fa polit­i­ca in cos­tume da bag­no”. Ma a parte le dichiarazioni con­tro il leader del­la Lega, quel­lo che deve far riflet­tere è un’altra frasi Oettinger, che si dice cer­to che da parte dell’Unione euro­pea vi sarebbe pieno sosten­go al nuo­vo esec­u­ti­vo, tan­to che sareb­bero pron­ti “a fare di tut­to per agevolare il lavoro del nuo­vo gov­er­no ital­iano e anche per pre­mi­ar­lo”. Insom­ma, se sei fedele alla lin­ea rice­vi anche un “pre­mio”. Una scelta di parole opin­abile e  che non las­cia dub­bi su cosa stia spin­gen­do Pd e Cinque Stelle a fare il nuo­vo pat­to di gov­er­no. Liti interne per­me­t­ten­do, è chiaro che dall’asse fran­co-tedesco sia arriva­to il via lib­era al rien­tro del Pd nelle stanze potere, all’estromissione delle derive sovraniste e al nuo­vo cor­so pen­tastel­la­to a gui­da Con­te. E non è un caso che in queste set­ti­mane si par­li di manovra.

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Yemen, ad Aden è scontro totale tra forze pro saudite e pro emiratine

GUERRA /

I separatisti del sud controllano Aden

Lo Yemen attuale nasce nel 1990, quan­do si ha la riu­nifi­cazione tra Yemen del Nord e Yemen del Sud. La cap­i­tale di quest’ultimo Sta­to è Aden che, al momen­to dell’unificazione del paese, diven­ta il prin­ci­pale cen­tro eco­nom­i­co e por­tuale del nuo­vo Yemen, men­tre a Sana’a viene sit­u­a­ta la cap­i­tale polit­i­ca. Ma ad Aden i sen­ti­men­ti sep­a­ratisti non sono mai del tut­to pas­sati, la cit­tà più volte nel cor­so di questi anni lan­cia ampi seg­nali di insof­feren­za ver­so le isti­tuzioni cen­trali. Quan­do scop­pia il con­flit­to civile del 2012 e quan­do gli Houticon­quis­tano Sana’a, Aden tor­na ad ospitare il gov­er­no yemeni­ta: è qui che il pres­i­dente Hadifis­sa la pro­pria res­i­den­za e piaz­za i pro­pri uffi­ci. Nel 2017 però, l’attuale capo di Sta­to riconosci­u­to dai sau­di­ti com­pie però una mossa che atti­va defin­i­ti­va­mente le velleità sep­a­ratiste di Aden. Viene infat­ti rimosso il gov­er­na­tore Aidroos al-Zubai­di, con quest’ultimo che fon­da un Con­siglio Tran­si­to­rio del Sud il quale ottiene l’appoggio da parte degli Emi­rati Ara­bi Uni­ti.

Dall’inizio del 2018 le forze di Hadi con quelle di Al Zubai­di ven­gono a con­tat­to, ma è negli ulti­mi giorni che si assiste a scon­tri veri e pro­pri. Si trat­ta di un con­fron­to diret­to tra forze sau­dite e forze emi­ra­tine: di fat­to la prin­ci­pale allean­za con­tro gli sci­iti Houti si spac­ca ed il Con­siglio Tran­si­to­rio del Sud inizia a mirare al con­trol­lo dell’intera area di Aden. Pro­prio gra­zie agli aiu­ti di Abu Dhabi, Al Zubai­di con i suoi grup­pi allon­tana i sol­dati fedeli ad Hadi: nelle ultime ore, in par­ti­co­lare, le stesse forze di sicurez­za gov­er­na­tive con­fer­mano che il con­trol­lo del­la cit­tà por­tuale yemeni­ta pas­sa adesso agli uomi­ni del Con­siglio Tran­si­to­rio del Sud. L’esercito invece, dal can­to suo, risul­ta costret­to a riparare nelle local­ità cir­costan­ti.

Hadi pun­ta il dito diret­ta­mente con­tro gli ora­mai ex alleati emi­ra­ti­ni: “Le forze di Abu Dhabi han­no con­dot­to un bom­bar­da­men­to aereo con­tro il nos­tro eserci­to nel sud del paese”. E dal­la cap­i­tale degli Emi­rati, arri­va a stret­to giro la rispos­ta: “Il nos­tro gov­er­no – si legge in una nota del min­is­tero degli esteri di Abu Dhabi – vuole man­tenere il dirit­to all’autodifesa e alla rispos­ta alle minac­ce con­tro le forze del­la Coal­izione ara­ba in con­sid­er­azione del fat­to che le orga­niz­zazioni ter­ror­is­tiche han­no com­in­ci­a­to ad aumentare la fre­quen­za dei loro attac­chi con­tro le forze del­la Coal­izione e dei civili, cosa che ha provo­ca­to una vera e pro­pria minac­cia il 28 agos­to scor­so”.

Il futuro dei rapporti tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti

Adesso la doman­da più ricor­rente riguar­da le evoluzioni nei prossi­mi mesi delle relazioni tra Riad ed Abu Dhabi: quan­to sta acca­den­do nel­lo Yemen influirà anche sulle strate­gie future dei due pae­si nel­la regione? Il con­flit­to in cor­so ad Aden, in poche parole, è un episo­dio iso­la­to oppure è des­ti­na­to a far cam­biare per sem­pre i rap­por­ti tra due nazioni da sem­pre politi­ca­mente affi­ni?

Fino a poche set­ti­mane fa l’alleanza tra sau­di­ti ed emi­ra­ti­ni appare con­cla­ma­ta: i due gov­erni gestis­cono assieme alcu­ni dei più impor­tan­ti dossier region­ali, a par­tire dall’embargo al Qatar e dal­la con­trap­po­sizione all’Iran, così come le due case reg­nan­ti mostra­no sem­pre una grande affinità. Anzi, più volte negli ulti­mi anni si par­la dell’amicizia per­son­ale tra i due rispet­tivi prin­cipi ered­i­tari: Moham­mad Bin Salman da un lato e Mohammed Bin Zayed dall’altro. Dif­fi­cile dunque dire in che modo la crisi yemeni­ta potrebbe influire sul pros­eguo delle relazioni tra questi due pae­si.

Una rot­tura anche parziale deter­minerebbe un ulte­ri­ore inde­boli­men­to del fronte sun­ni­ta capeg­gia­to dal­la monar­chia wahabi­ta dei Saud, con con­seguente stravol­gi­men­to di molti equi­lib­ri politi­ci del­la regione medior­i­en­tale. Per adesso la battaglia è nel­lo Yemen e, in par­ti­co­lare, all’interno del­la strate­gi­ca cit­tà di Aden. Ma in futuro all’interno del­la peniso­la ara­bi­ca l’asse tra Saud e sce­ic­chi di Abu Dhabi potrebbe seri­amente incrinar­si.

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Silvio Berlusconi vince battaglia legale con Veronica Lario

La Cas­sazione ha con­fer­ma­to la sen­ten­za del­la Corte d’Ap­pel­lo del 2017, che sta­bili­va come l’ex pres­i­dente del Con­siglio non dovesse nul­la eco­nomi­ca­mente all’ex moglie, che ora sarà costret­ta a resti­tuire l’asseg­no del divorzio sti­ma­to in cir­ca 45 mil­ioni €.

I giu­di­ci del­la Supre­ma Corte han­no con­fer­ma­to la sen­ten­za del­la Corte d’Ap­pel­lo di Milano, resp­in­gen­do total­mente il ricor­so pre­sen­ta­to dai legali di Veron­i­ca Lario, seg­nala La Repub­bli­ca.

I giu­di­ci del­la Cas­sazione han­no accetta­to pien­amente la tesi degli avvo­cati di Berlus­coni, sec­on­do cui il cav­a­liere ave­va già ampia­mente assolto ai pro­pri obb­lighi di assis­ten­za eco­nom­i­ca in favore del­l’ex moglie già durante la loro unione, cos­tituen­do in suo favore un pat­ri­mo­nio mobil­iare ed immo­bil­iare di eccezionale val­ore.

Allo stes­so modo questo dis­cor­so non è vali­do per Veron­i­ca Lario, che non ha con­tribuito in alcun misura alla for­tu­na del­l’ex mar­i­to, han­no osser­va­to i giu­di­ci.

Con queste moti­vazioni la Cas­sazione ha rib­a­di­to inoltre che quan­to rice­vu­to dal­la Lario a tito­lo di asseg­no di divorzio deve essere resti­tu­ito all’ex coni­uge. La cifra è sti­ma­ta in 45 mil­ioni di euro.   https://it.sputniknews.com/italia/201908308038618-silvio-berlusconi-vince-battaglia-legale-con-veronica-lario/

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USA: spari dopo partita di football in scuola superiore — Video

Ambulanza in Alabama

Almeno 10 per­sone sono rimaste ferite al Ladd Pee­bles Sta­di­um ven­erdì sera dopo una spara­to­ria subito dopo una par­ti­ta di foot­ball di una scuo­la supe­ri­ore.

Ven­erdì sera al Ladd Pee­bles Sta­di­um in Alaba­ma c’è sta­ta una spara­to­ria dopo una par­ti­ta­ta di foot­ball, ripor­ta FOX10 News.

Sec­on­do il capo del­la polizia mobile Law­er­ence Bat­tiste, durante la spara­to­ria sono rimasti fer­i­ti almeno 10 ado­les­cen­ti di età com­pre­sa tra 15 e 18 anni.

Per­ché i gio­vani stan­no por­tan­do questo tipo di vio­len­za agli even­ti pub­bli­ci?” Law­er­ence Bat­tiste ha det­to come cita­to dal Mir­ror.

​Le vit­time sono state trasportate negli ospedali locali, ha aggiun­to Law­er­ence Bat­tiste.

Tes­ti­moni ocu­lari han­no rifer­i­to che la spara­to­ria è avvenu­ta dopo la par­ti­ta e che sono sta­ti sparati più colpi.

È triste che sia suc­ces­so qual­cosa del genere durante una par­ti­ta di foot­ball di una scuo­la supe­ri­ore, in cui i nos­tri atleti sta­vano gio­can­do bene sul cam­po. Non conos­ci­amo tut­ti i det­tagli poiché si trat­ta di un’indagine del­la polizia di Mobile, quin­di dovre­mo riferire tutte le ulte­ri­ori domande al MPD”, ha dichiara­to in una nota il diret­tore del­la comu­ni­cazione del sis­tema sco­las­ti­co del­la con­tea di Mobile Coun­ty.

Sec­on­do i reso­con­ti dei media, due per­sone sono attual­mente sot­to cus­to­dia. https://it.sputniknews.com/mondo/201908318039949-usa-spari-dopo-partita-di-football-in-scuola-superiore—                               Video incorporato

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2019-08-31 (10:42:19)

Ai nostri amici italiani

DI PANAGIOTIS GRIGORIOU

greekcrisis.fr

Pana­gi­o­tis Grig­o­ri­ou ricor­da, riv­ol­gen­dosi in par­ti­co­lare a noi ital­iani, un episo­dio dell’ultimo con­flit­to mon­di­ale, di cui ricorre l’anniversario in questi giorni, ovvero il naufra­gio del­la nave ORIA, al coman­do dell’esercito tedesco e car­i­ca di pri­gion­ieri ital­iani, sol­dati che ave­vano rifi­u­ta­to di pas­sare dal­la loro parte dopo l’8 set­tem­bre. Era­no diret­ti ai campi di lavoro in Ger­ma­nia, era gente che sta­va pagan­do con la pri­gionìa la scelta di non servire il nemi­co, inva­sore. Quan­to ci sarebbe bisog­no di gente così, oggi, cir­con­dati come siamo di per­son­ag­gi che non vedono l’ora di pot­er­si vendere, sen­za neanche accorg­er­si che il com­pra­tore e sem­pre lo stes­so.

 

Mer­coledì, Agos­to 21, 2019

Mare e risate. Sol­dati ital­iani nel Dode­cane­so, estate 1943

Il tem­po appar­ente­mente fer­mo. Mare e relax. Parte dei gre­ci e i vis­i­ta­tori stranieri del paese se li stan­no goden­do, tranne i lavo­ra­tori sta­gion­ali, quel­li del cosid­det­to set­tore “tur­is­mo” in par­ti­co­lare. A Capo Sounion, il Tem­pio di Posei­done viene fotografa­to ogni sec­on­do che pas­sa, men­tre i con­du­cen­ti degli auto­bus si orga­niz­zano come pos­sono per infi­lare i loro veicoli sui due parcheg­gi dei locali, in gran parte insuf­fi­ci­en­ti. Il grande blu è impor­tante quan­to il tem­pio, la vista è notev­ole. Ombre delle prime Cicla­di e poi non lon­tano ad ovest, l’isola di Pertrok­los che nes­suno mai nota vera­mente. Tem­po stori­co fer­mo da qualche parte, in questi luoghi.

Fotografan­do. Cape Sounion, agos­to 2019

Data stor­i­ca, va det­to, e tragi­ca­mente nota. Risate e bag­ni di un altro tem­po, così brus­ca­mente inter­rot­ti in questi luoghi il 12 feb­braio 1944. Foto ingial­lite. Gio­vani ital­iani, sol­dati, sottuf­fi­ciali imbar­cati a Rodi e Leros. Pochi conoscono la sto­ria dell’affondamento del piroscafo norveg­ese “ORIA” vici­no all’isola di Pertrok­los, e dei 4.200 sol­dati ital­iani che vi persero la vita, la sper­an­za e la giovinez­za. Le loro risate nelle spi­agge di Rodi, l’estate prece­dente, si sono fer­mate per sem­pre.
La nave da 2.000 ton­nel­late, vara­ta nel 1920 e coman­da­ta dai tedeschi, partì l’11 feb­braio 1944 da Rodi diret­ta ver­so il Pireo. A bor­do, i 4200 pri­gion­ieri ital­iani che si rifi­u­tarono di unir­si ai tedeschi dopo l’armistizio, ed il Procla­ma Badoglio dell’8 set­tem­bre 1943, le 90 guardie tedesche e l’equipaggio norveg­ese del­la nave.
Il giorno suc­ces­si­vo, il 12 feb­braio, intrap­po­la­to in una ter­ri­bile tem­pes­ta, il vec­chio bat­tel­lo a vapore affondò vici­no a Capo Sounion, a 25 miglia dal­la sua des­ti­nazione finale, dopo essere rimas­to bloc­ca­to nelle acque poco pro­fonde vici­no all’isola di Pertrok­los. I soc­cor­ri­tori che vive­vano sul­la cos­ta di fronte all’Attica, osta­co­lati dal mal­tem­po, sono sta­ti in gra­do di sal­vare solo 37 ital­iani, 6 tedeschi, un gre­co e 5 mem­bri dell’equipaggio, tra cui il coman­dante Bearne Ras­mussen e il pri­mo uffi­ciale mec­ca­ni­co.

Il piroscafo ORIA-Greek Press Pho­to­graph
Il mon­u­men­to inau­gu­ra­to l’11 feb­braio 2014 in Atti­ca di fronte alla cit­tà di Perik­los
Il Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca Ser­gio Mattarel­la che gli rende omag­gio. Atti­ca, 6 set­tem­bre 2017-Greek Press Pho­to­graph

ORIA” era sovrac­cari­co, la nave trasporta­va anche un cari­co di lat­tine di olio min­erale e pneu­mati­ci per camion, insieme ai sol­dati ital­iani, che dove­vano essere trasfer­i­ti come forza lavoro… forza­to nel ter­zo Reich. C’era incertez­za, in quan­to al loro esat­to sta­tus, tenu­to con­to del­la Con­ven­zione di Ginevra e dell’assistenza del­la Croce Rossa, ma venne abil­mente man­tenu­to sot­to le autorità mil­i­tari tedesche, e ora il loro sac­ri­fi­cio è sta­to igno­ra­to per decen­ni, anche in Italia.
Nel 1955, i sub gre­ci smem­brarono il relit­to per recu­per­are il met­al­lo. I cor­pi di cir­ca 250 naufraghi, trasci­nati lun­go la cos­ta dal­la tem­pes­ta, furono sepolti nelle vic­i­nanze. Furono poi trasfer­i­ti nei pic­coli cimi­teri sul­la cos­ta e poi al Memo­ri­ale Mil­itare dei Mor­ti d’Oltremare a Bari. I… resti di tut­ti gli altri si trovano anco­ra lì, nel­la zona del naufra­gio. Qualche anno fa, ho incon­tra­to Nikos L. al Pireo, sub­ac­queo, figlio e nipote di un sub­ac­queo. “Era­no mio non­no e i suoi dipen­den­ti che ave­vano taglia­to e ricom­pos­to i resti del­la bar­ca affon­da­ta vici­no a The Patrok­los. Tra gli anni ’50 e ’60 i sub­ac­quei si mis­ero al lavoro e vendet­tero dozzine di barche affon­date durante la guer­ra per rot­ta­mare i met­al­li. Era l’unico sos­ten­ta­men­to del­la famiglia. Ma a propos­i­to di questo naufra­gio, mio non­no era meno loquace del soli­to. Tut­ti questi resti umani lo ave­vano pro­fon­da­mente col­pi­to.
Inoltre, gli archivisti del­la memo­ria si accon­tenter­an­no poi di foto, molto rare, va det­to. Sco­pri­amo, per esem­pio, questi uomi­ni sulle isole del Dode­canneso pochi mesi pri­ma, o altri­men­ti i loro ritrat­ti, al fine di riem­pire con cura il muro del­la memo­ria, loro. Ricor­diamo dunque Antoni­no Nol­fo, nato a Cin­isi, non lon­tano da Paler­mo in Sicil­ia il 26 aprile 1920, il cui nome è sta­to appe­na dato ad una stra­da del­la sua cit­tà nel 2019. O Giuseppe Martel­la anche lui … passeg­gero obbli­ga­to a bor­do del piroscafo ORIA per­ché non vol­e­va unir­si ai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 set­tem­bre 1943.

Passeg­geri … futuri e il loro cam­po in Gre­cia
‑Greek Press Pho­to­graph
Antoni­no Nol­fo… passeg­gero a bor­do del piroscafo ORIA
‑Greek Press Pho­to­graph
Giuseppe Martel­la… passeg­gero a bor­do del piroscafo ORIA-Greek Press Pho­to­graph

Sap­pi­amo che ques­ta trage­dia si è ver­i­fi­ca­ta in pochi minu­ti, e che è sta­ta igno­ra­ta per decen­ni. Eppure ci sono le tes­ti­mo­ni­anze dei pochi sopravvis­su­ti, come quel­la del ser­gente di artiglieria Giuseppe Guar­isco, che il 27 otto­bre 1946 scrisse un luci­do reso­con­to dell’affondamento.
“Dopo l’impatto del­la nave con­tro la roc­cia – scrive Guar­isco – sono sta­to but­ta­to giù e quan­do sono rius­ci­to ad alzar­mi, un’onda molto forte mi ha spin­to in un pic­co­lo pos­to nel­la parte ante­ri­ore del­la nave allo stes­so liv­el­lo del ponte, e la por­ta si è chiusa. La luce era anco­ra acce­sa in ques­ta stan­za e ho vis­to che c’erano altri sei sol­dati. Dopo un po’, la luce si spense e l’acqua com­in­ciò ad entrare con più vio­len­za. Siamo sal­i­ti in una sor­ta di arma­dio per rimanere asciut­ti, di tan­to in tan­to sono sta­to mis­ura­vo con il piede il liv­el­lo dell’acqua. Pas­sam­mo la notte a pre­gare aven­do il tim­o­re che tut­to finisse in fon­do al mare. Il giorno dopo, nel cupo silen­zio del­la trage­dia, i sette uomi­ni rius­cirono a smontare il vetro dal­la fines­tra, ma sen­za rius­cire a uscire da ques­ta crepa, per­ché il buco era trop­po stret­to.”
“Le ore pas­sa­vano, ma nes­suno venne in nos­tro soc­cor­so. Uno di noi, approf­ittan­do del momen­to in cui la por­ta era rimas­ta aper­ta, si get­tò su di essa per trovare una via d’uscita e, dopo un’attesa che ci sem­brò eter­na, lo vedem­mo chia­mar­ci sopra la fines­tra. Poi ci ha det­to che ave­va attra­ver­sato un abbev­er­a­toio appe­na sott’acqua. Un altro com­pag­no, anche se scon­siglia­to da me, ha volu­to provare a rag­giun­gere l’uscita, ma non lo abbi­amo più vis­to. I naufraghi sono sta­ti rinchiusi per due giorni e mez­zo pri­ma dell’arrivo degli aiu­ti dal Pireo.”
Poi molti inverni pas­sarono e le esta­ti tornarono, las­cian­do trac­ce a lun­go vis­i­bili, anche se solo attra­ver­so i nos­tri ricor­di approssi­ma­tivi. Peri­o­di di tem­peste, Posei­done che si arrab­bia, ma anco­ra tem­po di fichi e tuffi. Ricorder­e­mo questo caf­fè anco­ra in Dode­canneso, le cui pareti era­no anco­ra dec­o­rate nel 2010 con bran­del­li di sto­ria illus­tra­ta. Era l’epoca ital­iana delle isole, tra il 1912 e il 1943, abi­tan­ti dei luoghi di qua­si un sec­o­lo fa, poi Mus­soli­ni, Kara­man­lis o anche Che Gue­vara.

Tem­po di fichi e estate gre­ca, 2019
Caf­fè… stori­co. Dode­cane­so, 2000
Immer­sioni e bag­ni. Dode­cane­so, 2000
Posei­done in collera. Atene, agos­to 2019

Immag­i­ni poi furtive di una sto­ria appar­ente­mente con­ge­la­ta. Come durante il pas­sag­gio del solda­to ital­iano Oli­va Pasquale attra­ver­so il carcere di tran­si­to del­la Gestapo ad Atene, vale a dire gli scant­i­nati dell’edificio sit­u­a­to in via Korai. “Atene 19.6.44”, un muro inciso e luo­go di memo­ria che abbi­amo vis­i­ta­to dal­la sua… ria­per­tu­ra nel 1991.
Immag­i­ni sem­pre furtive, i nos­tri gat­ti delle mete­o­re, le navi ora che entra­no paci­fi­ca­mente al grande por­to del Pireo, o altri­men­ti le loro ancore, ogget­ti come sap­pi­amo a bor­do e pesan­ti, trasportati sec­on­do neces­sità da camion spe­ciali.
Il tem­po sem­bra fer­mo. Mare e relax, a volte da un altro tem­po. Ombra fuggente delle prime Cicla­di e poi non lon­tano a ovest, l’isola di Pertrok­los che i nos­tri tur­isti dif­fi­cil­mente noter­an­no, anco­ra una vol­ta. Bel­la estate gre­ca, posti in gran parte occu­pati, anche se sec­on­do le sta­tis­tiche e la sen­sazione dif­fusa, ci sarebbe un calo del tur­is­mo di cir­ca il 10% quest’anno.

Parete incisa. Korai, Atene, agos­to 2019
Entran­do nel por­to del Pireo. Agos­to 2019
Gat­to delle Mete­o­re. Agos­to 2019
Anco­ra trasporta­ta. Por­to di Lavri­on in Atti­ca, agos­to 2019

I futuri archivisti saran­no sen­za dub­bio viziati, data la scelta delle foto, quelle che il nos­tro sec­o­lo oggi pro­duce a mil­ioni, come a Capo Sounio, dove fotografano il Tem­pio di Posei­done qua­si ogni sec­on­do.
L’estate gre­ca non è fini­ta, quin­di salu­ti­amo gli ele­men­ti, quel­li del­la nos­tra memo­ria comune, così come i nos­tri ami­ci ital­iani, tan­to pre­oc­cu­pati da questi luoghi.
Tem­po stori­co anco­ra fer­mo, tranne forse per i nos­tri ani­mali sen­za un padrone, e così orgogliosi di esser­lo!

Ani­male sen­za padrone. Atene, agos­to 2019

Arti­co­lo orig­i­nale QUI

Don­azioni QUI

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANZ-CVM

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Silvia Romano forse trasferita in Somalia, i tabulati telefonici dati ai Ros portano lì

Silvia Romano rapita in KenyaPotrebbe trovar­si in Soma­lia la coop­er­ante ital­iana Sil­via Romano rapi­ta in Kenya il 20 novem­bre scor­so: i tabu­tati tele­foni­ci con­seg­nati dalle autorità keny­ote nei giorni scor­si agli inves­ti­ga­tori del Ros por­tano pro­prio in quel­la direzione.
E’ quan­to emerge dagli svilup­pi dell’inchiesta del­la Procu­ra di Roma, coor­di­na­ta dal sos­ti­tu­to procu­ra­tore Ser­gio Colaioc­co alla luce dell’ulti­mo incon­tro tra inves­ti­ga­tori che si è svolto in Kenya e al quale han­no parte­ci­pa­to i cara­binieri del Ros.
In par­ti­co­lare, nel cor­so dell’incontro, sono emer­si con­tat­ti tele­foni­ci, avvenu­ti pri­ma e dopo il seque­stro, tra chi ha rapi­to Sil­via Romano e alcune per­sone in Soma­lia.

Anche per questo gli inves­ti­ga­tori riten­gono che pos­sa esser­si trat­ta­to di un seque­stro su com­mis­sione alla luce, oltre­tut­to, delle armi e dei mezzi e del numero di uomi­ni – 8 per­sone – imp­ie­gati per il rapi­men­to e ritenu­ti “spro­porzionati” rispet­to ai grup­pi crim­i­nali che abit­ual­mente oper­a­no in Kenya.

A far propen­dere per ques­ta tesi c’è anche la direzione di fuga dei rapi­tori subito dopo il seque­stroSil­via Romano era sta­ta prel­e­va­ta in un cen­tro com­mer­ciale di Cha­ca­ma, poco fuori la cap­i­tale Nairo­bi, e la ban­da fug­gì pro­prio ver­so la Soma­lia.
Sec­on­do le ultime infor­mazioni sul­la coop­er­ante ital­iana, uscite poco più di un mese fa, Sil­via Romano era cer­ta­mente in vita fino al giorno di Natale, quan­do poi fu cedu­ta a un altro grup­po di seques­tra­tori.

Sono intan­to tor­nati in carcere per­ché accusati anche di ter­ror­is­mo le tre per­sone accusate del seque­stro del­la coop­er­ante ital­iana, Sil­via Romano.
Per i tre infat­ti la Procu­ra Gen­erale del Kenya ha con­tes­ta­to l’aggra­vante del ter­ror­is­mo dispo­nen­do la revo­ca del­la lib­ertà su cauzione per Abdul­la Gaba Wario, Moses Luwali Chem­be e Said Adhan Abdi, ritenu­ti com­po­nen­ti del­la ban­da di crim­i­nali che il 20 novem­bre scor­so rapì la gio­vane in un cen­tro com­mer­ciale nel­la cit­tà di Cha­ca­ma, a cir­ca ottan­ta chilometri dal­la cap­i­tale Nairo­bi.

Si sta riv­e­lando deci­si­va dunque la col­lab­o­razione tra inves­ti­ga­tori ital­iani e keny­oti così come il  sup­por­to offer­to dall’intel­li­gence ital­iana.
Nelle prossime set­ti­mane, intan­to, a quan­to si apprende da fonti giudiziarie ital­iane, è in pro­gram­ma un nuo­vo incon­tro tra inves­ti­ga­tori dopo quel­lo avvenu­to nei giorni scor­si durante il quale le autorità keny­ote han­no mes­so a dis­po­sizione del team di inquiren­ti ital­iani doc­u­men­ti, ver­bali e tab­u­lati tele­foni­ci.               https://www.secoloditalia.it/2019/08/silvia-romano-forse-trasferita-in-somalia-i-tabulati-telefonici-dati-ai-ros-portano-li/

 

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Tragedia a San Teodoro: muore Franco Columbu, il mitico trainer di Arnold Schwarzenegger

Fran­co Colum­bu, 78 anni, orig­i­nario di Ollo­lai, ma da anni negli Usa, stori­co allena­tore di star del cin­e­ma come Sylvester Stal­lone, Lou Fer­rig­no e ami­co frater­no di Arnold Schwarzeneg­ger, è mor­to dopo aver accusato un mal­ore men­tre face­va il bag­no in spi­ag­gia a San Teodoro. Inutile ogni ten­ta­ti­vo di sal­var­gli la vita. È dece­du­to in eli­cot­tero nel­la cor­sa con­tro il tem­po ver­so l’ospedale di Olbia.

Colum­bu era par­ti­to negli anni Ses­san­ta da Ollo­lai, paese di cir­ca duemi­la abi­tan­ti in provin­cia di Nuoro, per la Ger­ma­nia, per fare il manovale. Lì intrap­rese anche la car­ri­era di pugile e poi si trasferì a Mona­co dove nel 1965 incon­trò Arnold Schwarzeneg­ger, di cui divenne ami­co insep­a­ra­bile e com­pag­no d’allenamento.

Insieme decis­ero di trasferir­si a Los Ange­les, dove negli anni sareb­bero diven­tati una cop­pia insep­a­ra­bile, sia nel mon­do del cul­tur­is­mo (Colum­bu è sta­to Mis­ter Uni­ver­so, Mis­ter Mon­do e, negli anni 1976 e 1981, Mr. Olympia, uni­co ital­iano nel­la sto­ria), sia in quel­lo cin­e­matografi­co, con bre­vi apparizioni al fian­co di Schwarz in Pump­ing Iron (doc­u­men­tario sul cul­tur­is­mo), Conan il Bar­baroL’implacabile (The Run­ning Man) e nel cele­bre film Ter­mi­na­tor.
Colum­bu fu anche nom­i­na­to min­istro, negli anni in cui Schwarzeneg­ger era sta­to elet­to Gov­er­na­tore del­la Cal­i­for­nia.   https://www.secoloditalia.it/2019/08/tragedia-a-san-teodoro-muore-franco-columbu-il-mitico-trainer-di-arnold-schwarzenegger/

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Del Noce: “Quel nichilismo gaio che oggi ha il suo simbolo nella omosessualità”

Tra qualche mese si cele­br­erà il trenten­nale del­la scom­parsa del filoso­fo Augus­to Del Noce (11 agos­to 1910 – 30 dicem­bre 1989). Egli fu per molti ver­si pro­feti­co poiché delineò chiara­mente gli svilup­pi di una cer­ta cul­tura che oggi è asso­lu­ta­mente dom­i­nante, con l’appoggio di buona parte dei cat­toli­ci.

Di segui­to pub­blichi­amo una sua let­tera invi­a­ta a Rodol­fo Quadrel­li l’8 gen­naio 1984 e pub­bli­ca­ta sul­la riv­ista Trac­ce e Cor­riere del­la Sera. Ripren­do da Tem­pi. 

Caris­si­mo Quadrel­li,

quan­to mi dici sul nichilis­mo pre­sente mi tro­va per­fet­ta­mente con­sen­ziente. Non è più il nichilis­mo tragi­co di cui forse si pote­vano trovare le ultime trac­ce nel ter­ror­is­mo. Questo nichilis­mo dove­va portare a una soluzione riv­o­luzionar­ia più o meno con­fusa­mente intrav­ista o meglio con­fusa­mente ricor­da­ta; un qualche ele­men­to di rab­bia c’era anco­ra, e questo gli con­feri­va una sem­bian­za lon­tana­mente umana.

Ma il nichilis­mo oggi cor­rente è il nichilis­mo gaio, nei due sen­si, che è sen­za inqui­etu­dine (cioè cer­ca una sequen­za di godi­men­ti super­fi­ciali nell’intento di elim­inare il dram­ma dal cuore dell’uomo) – forse per la sop­pres­sione dell’inqui­etum cor meum agos­tini­ano – e che ha il suo sim­bo­lo nell’omosessualità (per il fat­to che intende sem­pre l’amore “omoses­sual­mente”, anche quan­do mantiene il rap­por­to uomo-don­na). Il giudizio che qui ci inter­es­sa è antropo­logi­co, non anz­i­tut­to eti­co: il nichilis­mo gaio “non veden­do” la dif­feren­za, anche ses­suale, come seg­no dell’altro, rischia di con­cepire l’amore come puro pro­l­unga­men­to dell’io (appun­to “omoses­sual­mente”). Non per nul­la tro­va i suoi rap­p­re­sen­tan­ti in ex cat­toli­ci, corteggiati anco­ra da cat­toli­ci che riconoscono in loro qual­cosa che trovano sul loro fon­do. Tale nichilis­mo è esat­ta­mente la riduzione di ogni val­ore a “val­ore di scam­bio”; l’esito borgh­ese mas­si­mo, nel peg­giore dei sen­si, del proces­so che com­in­cia con la pri­ma guer­ra mon­di­ale. Il peg­giore anneb­bi­a­men­to che il nichilis­mo gen­era è la perdi­ta del sen­so dell’interdipendenza dei fat­tori nel­la sto­ria pre­sente; infat­ti, a ben guardare non è che l’altra fac­cia del­lo sci­en­tismo e del­la sua nec­es­saria autodis­soluzione da ogni trac­cia di val­ori che non siano stru­men­tali; e in ciò, come dici gius­ta­mente, è l’esatto oppos­to dell’umanesimo (…).

Quan­to ai cat­toli­ci, quel che li carat­ter­iz­za è l’accettazione di un pen­siero del pro­prio tem­po di orig­ine marx­ista o neoborgh­ese. Il risul­ta­to è che non pos­sono più pen­sare la loro metafisi­ca e la loro reli­gione come ver­ità; ques­ta impoten­za si man­i­fes­ta nel loro pre­sen­tar­la in un lin­guag­gio allu­si­vo e metafori­co, con cui pre­tendono dis­tinguer­si dai cat­toli­ci comu­ni e tradizion­ali, e vera­mente ci riescono. La loro scuo­la di mis­cre­den­za, è sen­za pari.

Mi par­li di autori a cui sia pos­si­bile far rifer­i­men­to. Di quel­li che han­no pen­sato negli anni tra il ’30 e il ’40, per­ché dopo non si è più pen­sato, la sola a cui si pos­sa far rifer­i­men­to per­ché, anche se oscu­ra­mente, pre­v­ide il cor­so del quar­an­ten­nio pre­sente è Simone Weil; non tan­to però come gui­da, ma come autrice che può essere ritrova­ta con un proces­so per­son­ale (…). Pen­so che l’unica via per sfug­gire alla des­o­lazione pre­sente sia ripren­dere la famosa frase di Hegel (che però pen­so val­i­da indipen­den­te­mente dal­la sua filosofia) sec­on­do cui la filosofia “è il pro­prio tem­po appre­so col pen­siero”. Esistono due inter­pre­tazioni del nos­tro tem­po che con­dizio­nano tut­ti i giudizi par­ti­co­lari, l’illuministico mas­son­i­ca (nelle sue vari­età) e la marx­is­ti­ca, entrambe false. Si trat­ta di uscire da ques­ta “fal­sità con­dizio­nante” ma i pas­si in ques­ta direzione sono sta­ti per ora assai scar­si. Gravis­sime soprat­tut­to le colpe dei cat­toli­ci che dopo il ’60 han­no pen­sato di “aggiornar­si” facen­do pro­prie le tesi dell’una o dell’altra di queste linee. Col risul­ta­to di met­tere nel­la dif­fi­coltà di credere.

Con viva ami­cizia

tuo Augus­to Del Noce

 

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Governo: slitta alle 12 l’incontro Pd-M5s e il premier incaricato Conte

Di Maio forza la mano, vacilla l’intesa sul Conte bis ‘Voto degli iscritti su Rousseau conta’. Patuanelli getta acqua sul fuoco: ‘La trattativa continua’. Ma i Dem insorgono: ‘Eravamo d’accordo anche sul dl sicurezza’.

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Slit­ta alle 12 il nuo­vo ver­tice sul pro­gram­ma pre­vis­to alle 9.30 tra del­egazioni Pd-M5S e il pre­mier incar­i­ca­to Giuseppe Con­te a Palaz­zo Chi­gi.  Ieri è sem­bra­to vac­il­lare l’ac­cor­do per un gov­er­no 5S-Pd sulle dichiarazioni di Di Maio.  Ieri Di Maio, forzan­do la mano nel­l’in­con­tro, ave­va con­seg­na­to  una lista di 20 pun­ti al pre­mier incar­i­ca­to sot­to­lin­e­an­do che ‘o si appro­va il pro­gram­ma M5s oppure è meglio il voto’. Con­fer­ma­ta anche la con­sul­tazione su Rousseau men­tre tra le pri­or­ità dei grilli­ni non c’è la mod­i­fi­ca dei decreti sicurez­za. Un’al­tra ragione di scon­tro ieri con il Pd, insieme al nodo del vicepremier che sta a cuore a Di Maio.

Gov­er­no, i pun­ti del pro­gram­ma esposti da Di Maio a Con­te

Bas­ta minac­ce o salta tut­to’, la repli­ca di Zin­garet­ti.

Nico­la Zin­garet­ti

@nzingaretti

Pat­ti chiari, ami­cizia lun­ga. Sti­amo lavo­ran­do con seri­età per dare un nuo­vo Gov­er­no all’Italia, per una svol­ta europeista, sociale e verde.

Ma bas­ta con gli ulti­ma­tum inac­cetta­bili o non si va da nes­suna parte

Dis­cor­so duro? Non l’ho sen­ti­to pro­prio’, ha det­to poi Con­te che, al funerale del car­di­nale Sil­vestri­ni, ha avu­to un breve incon­tro con il Papa. Ieri sera, pon­tieri al lavoro con il pre­mier incar­i­ca­to che a Palaz­zo Chi­gi, ha vis­to Frances­chi­ni e Orlan­do, D’U­va e Pat­u­anel­li. ‘C’è un per­cor­so per un pro­gram­ma con­di­vi­so’, ha assi­cu­ra­to in una nota.

Dl sicurez­za: M5s, dici­amo tut­ti stes­sa cosa, anche Pd

A tut­ti Con­te avrebbe chiesto una rosa di nomi per cias­cun min­is­teri. Ma i Dem avvertono: Pre­con­dizione è un chiari­men­to sulle parole di Di Maio’.

D’U­va: “Alzare toni non e’ prob­le­ma quan­do si par­la di temi”

Lunedì il Pres­i­dente incar­i­ca­to con­tin­uerà con­sul­tazioni per la for­mazione del nuo­vo gov­er­no incon­tran­do una del­egazione di rap­p­re­sen­tan­ti delle popo­lazioni ter­re­mo­tate e una del­egazione di rap­p­re­sen­tan­ti delle asso­ci­azioni dei dis­abili.”

Con­te chiede “rosa cred­i­bile” di nomi, nodo vicepremier — Nel­la par­ti­ta tra Pd e M5S è il giorno del­l’uf­fi­ciale ingres­so in cam­po di Giuseppe Con­te. Il pre­mier incar­i­ca­to, sin dalle con­sul­tazioni, fa capire subito che nel gov­er­no gial­lo-rosso ha tut­ta l’in­ten­zione di gio­care da pro­tag­o­nista, pro­po­nen­do, sec­on­do fonti par­la­men­tari, a Pd e M5S di inoltrar­gli una rosa di nomi “cred­i­bili” per i min­istri chi­ave nei con­fron­ti del­la quale Con­te farà poi le sue scelte, con­frontan­dosi alla fine con il pres­i­dente Mattarel­la che su quei nomi deve met­ter­ci la fir­ma. Con un nodo che res­ta irrisolto e che sta con­dizio­nan­do anche la com­po­sizione del pro­gram­ma comune: quel­lo di Lui­gi Di Maio come vicepremier. Ruo­lo che, per il capo politi­co, è fun­zionale anche a raf­forzare la sua lead­er­ship. Da qui l’estremo tat­ti­cis­mo di una par­ti­ta che oscil­la tra semi-ulti­ma­tum, incon­tri annul­lati, e suc­ces­sive ricuci­ture.

L’in­con­tro del­la mat­ti­na del pre­mier con il Pd, in ter­mi­ni diplo­mati­ci, si definirebbe inter­locu­to­rio. Men­tre la nota di Palaz­zo Chi­gi, dopo il ver­tice tra le del­egazioni, serve a blindare un per­cor­so inde­boli­to dal­lo scon­tro tra Di Maio e il Pd. Il capo politi­co, infat­ti, sceglie di alzare la pos­ta. E c’è una frase che Di Maio sot­to­lin­ea subito: Con­te è un pre­mier “super partes”. E’ questo il con­cet­to che, nel­la strate­gia del M5S, fa da viati­co al man­ten­i­men­to di due vicepremier. “Mica Con­te è iscrit­to al Movi­men­to?”, è, non a caso, l’osser­vazione che rib­adis­cono, in queste ore, i pen­tastel­lati. Ma i Dem restano sul­la spon­da oppos­ta: Con­te, per il Nazareno, è espres­sione del Movi­men­to. Il pre­mier da parte sua sem­bra vol­er­si con­quistare spazi di autono­mia deci­sion­ale. Spet­terà comunque pro­prio a Con­te trovare una soluzione. Con una pos­si­bil­ità che si fa via via più conc­re­ta: che alla fine non ci siano vice e che il pre­mier scel­ga un suo uomo di fidu­cia — non del Pd — come sot­toseg­re­tario alla Pres­i­den­za del Con­siglio. Soluzione, quest’ul­ti­ma, che sec­on­do alcune fonti par­la­men­tari potrebbe non essere osteggia­ta dal Quiri­nale, rispet­to alla ripropo­sizione del­lo schema gial­lo-verde dei due vicepremier. (ANSA)

 

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GOVERNO CONTE/ Sapelli: in Italia comanda Macron, ecco il piano per ridurci a colonia

 – int. Giulio Sapel­li

Occorre andare in Africa per capire il governo M5s-Pd, che in realtà è un governo Macron. Ecco il suo vero programma.

 Un gov­er­no frag­ile des­ti­na­to a durare 6 mesi? Mac­ché. Il Con­te bis dur­erà fino all’elezione del prossi­mo pres­i­dente del­la Repub­bli­ca. “E Mattarel­la potrebbe fare il bis”, dice l’economista Giulio Sapel­li. Occorre andare in Africa per capire il gov­er­no M5s-Pd, che in realtà è un gov­er­no Macron. La Fran­cia vuole pren­der­si tut­to e può con­tare sull’aiuto (ret­ribuito) delle nos­tre “com­pag­nie di ven­tu­ra”, che sta­vol­ta per­me­t­ter­an­no a Pari­gi di finire il lavoro.

Con­te ha rice­vu­to l’incarico ed è al lavoro per for­mare il nuo­vo gov­er­no.

Com­in­cia, anzi riprende la sven­di­ta dell’Italia al cap­i­tal­is­mo fran­co-tedesco. 

Ci sono i ver­ti­ci delle parte­ci­pate da rin­no­vare: dall’Inps a Enel, da Leonar­do a Eni.

Il nuo­vo gov­er­no si va for­man­do a tem­po di record pro­prio per questo. Pochi giorni fa ho avu­to occa­sione di vedere il Pireo. È pieno di cine­si cop­er­ti d’oro. I gre­ci fan­no ormai solo i camerieri, gli autisti e i suona­tori. Huawei è dap­per­tut­to.

Un gov­er­no frag­ile des­ti­na­to a durare 6 mesi? Mac­ché. Il Con­te bis dur­erà fino all’elezione del prossi­mo pres­i­dente del­la Repub­bli­ca. “E Mattarel­la potrebbe fare il bis”, dice l’economista Giulio Sapel­li. Occorre andare in Africa per capire il gov­er­no M5s-Pd, che in realtà è un gov­er­no Macron. La Fran­cia vuole pren­der­si tut­to e può con­tare sull’aiuto (ret­ribuito) delle nos­tre “com­pag­nie di ven­tu­ra”, che sta­vol­ta per­me­t­ter­an­no a Pari­gi di finire il lavoro.

Con­te ha rice­vu­to l’incarico ed è al lavoro per for­mare il nuo­vo gov­er­no. 

Com­in­cia, anzi riprende la sven­di­ta dell’Italia al cap­i­tal­is­mo fran­co-tedesco.

Ci sono i ver­ti­ci delle parte­ci­pate da rin­no­vare: dall’Inps a Enel, da Leonar­do a Eni.

Il nuo­vo gov­er­no si va for­man­do a tem­po di record pro­prio per questo. Pochi giorni fa ho avu­to occa­sione di vedere il Pireo. È pieno di cine­si cop­er­ti d’oro. I gre­ci fan­no ormai solo i camerieri, gli autisti e i suona­tori. Huawei è dap­per­tut­to.

Il nos­tro des­ti­no è questo qui?

Sì, il nos­tro des­ti­no è quel­lo che Ein­au­di ave­va indi­ca­to all’inizio del 900: la divi­sione ricar­diana del lavoro affi­da all’Italia l’agricoltura il tur­is­mo. Oggi ci resterà solo quest’ultimo.

In Europa adesso coman­da la Fran­cia, che approf­itta dell’incipiente crisi tedesca. E in Italia?

In Italia si inse­dia il gov­er­no Macron. Del resto lo ha annun­ci­a­to tri­on­fal­mente Repub­bli­ca nel bel mez­zo del­la crisi di gov­er­no (21 agos­to, ndr) con una pri­ma pag­i­na mem­o­ra­bile per­ché scan­dalosa: “Con l’estrema destra non fun­ziona mai”. Chiedi­amo­ci se una cosa del genere può suc­cedere su Le Monde.

E il tweet di Trump che benedice Con­te?

Qual­cuno gli ha chiesto di far­lo, inten­do lo ha chiesto al dipar­ti­men­to di Sta­to. Alcu­ni ami­ci mi han­no det­to che la diplo­mazia amer­i­cana non ne sape­va nul­la.

Sarebbe gravis­si­mo.

Non è da meno il G7 di Biar­ritz. Si è mai vis­to un min­istro ira­ni­ano (Moham­mad Javad Zarif, ndr) che arri­va di sop­pi­at­to? La Fran­cia è sem­pre sta­ta una poten­za di medi­azione. Cer­to sono cam­bi­ate le modal­ità…

Ci aiu­ti a capire.

Quan­do la Fran­cia nel XVIII sec­o­lo se ne andò dall’America del Nord per­ché non pote­va frenare gli ingle­si, si ritirò in Africa. Ed è all’Africa che oggi bisogna guardare per capire cosa sta succe­den­do in Europa. Il 7 luglio a Niamey, in Niger, è sta­to fir­ma­to l’accordo di libero scam­bio (AfCF­TA, ndr) tra gli Sta­ti africani.

Che cosa com­por­ta?

È la creazione di un mer­ca­to comune africano. L’unica poten­za euro­pea ege­mone in gra­do di approf­ittarne è la Fran­cia. Pari­gi intende dom­inare il Mediter­ra­neo. Conc­re­ta­mente, vuol dire impos­ses­sar­si delle rotte ener­getiche e di quelle logis­tiche. Un con­trol­lo che la Fran­cia dividerà con la Cina. È il vec­chio dis­eg­no di Sun Yat-sen che si è real­iz­za­to.

Cosa c’entra il fonda­tore del Kuom­intang?

Sun Yat-sen era affil­ia­to alla mas­sone­r­ia francese. Sog­na­va una vocazione occi­den­tale del­la Cina, un dis­eg­no che Mao ha soltan­to inter­rot­to.

Tor­ni­amo a Con­te.

Il nuo­vo gov­er­no Con­te, a benedi­zione francese, si spie­ga con il fat­to che Pari­gi deve asso­lu­ta­mente gov­ernare l’Italia se vuole real­iz­zare il suo prog­et­to espan­sion­is­ti­co. Si trat­ta di un gov­er­no a vocazione geopo­lit­i­ca eterodi­ret­ta da parte francese.

Con San­dro Gozi con­sulente di Macron per gli Affari europei.

Un arruo­la­men­to volon­tario che risponde evi­den­te­mente a questo com­pi­to.

Chi coman­da adesso in Italia?

Le nuove com­pag­nie di ven­tu­ra, i par­en­ti odierni degli Sforza, che si vende­vano a tut­ti. M5s è la com­pag­nia di ven­tu­ra più organ­i­ca, più mal­leabile e per questo più fun­zionale agli obi­et­tivi altrui.

Ci sono due scuole di pen­siero. Una dice che questo gov­er­no non dur­erà; sec­on­do l’altra invece avrà vita lun­ga. Lei cosa pen­sa?

Sono due gli obi­et­tivi che deter­min­er­an­no la sua dura­ta. Il pri­mo è l’elezione del prossi­mo pres­i­dente del­la Repub­bli­ca. Per­ché non un Mattarel­la bis? L’altro obi­et­ti­vo è la trasfor­mazione dell’Italia in una piattafor­ma logis­ti­ca per l’entrata del­la Fran­cia in Africa e la sven­di­ta di ciò che res­ta del nos­tro appa­ra­to indus­tri­ale a Fran­cia, Ger­ma­nia e Cina.

Gli Sta­ti Uni­ti acconsentono?

Gli amer­i­cani un po’ non capis­cono, un po’ sono divisi. Trump è sot­to scac­co per lo stes­so moti­vo di Salvi­ni, per avere aper­to alla Rus­sia. In più sono divisi tra la com­po­nente Bush-clin­to­ni­ana, ispi­ra­ta dal glob­al­is­mo finanziario esasper­a­to, e quel­la del grup­po che sostiene Trump.

L’Italia ha chiu­so?

L’unica sper­an­za sono le pic­cole e medie imp­rese; però devono capire quel­lo che sta acca­den­do. Soprat­tut­to devono capire che non pos­sono esistere da sole, anche se da sole han­no fat­to mira­coli; bisogna che si impeg­ni­no per sal­vare un seg­men­to delle gran­di imp­rese e per cam­biare la polit­i­ca eco­nom­i­ca euro­pea. Una rap­p­re­sen­tan­za polit­i­ca ce l’hanno ed è la Lega. Non han­no anco­ra affer­ra­to, però, che in ques­ta guer­ra non si fan­no pri­gion­ieri.

Il Nord, il baci­no elet­torale di Salvi­ni, pro­duce l’80 per cen­to del Pil, ma l’Italia può avere una proiezione nazionale?

L’Italia avrebbe dovu­to fare come Polo­nia, Bul­gar­ia, Unghe­ria… Ognuno di questi pae­si ha super­a­to le divi­sioni politiche interne e ha trat­ta­to con l’Europa da paese uni­to. Noi invece abbi­amo man­ca­to tut­ti gli appun­ta­men­ti che pote­vano aiutar­ci in ques­ta direzione, dal con­trasto al ter­ror­is­mo alla stagflazione. E abbi­amo fal­li­to per­ché l’Italia con­tin­ua ad essere un paese di com­pag­nie di ven­tu­ra.

Di M5s abbi­amo det­to; non le ho chiesto che cos’è il Pd.

Un insieme di caci­c­chi l’un con­tro l’altro armati, con una com­pag­nia di ven­tu­ra ege­mone, quel­la di Ren­zi. M5s e Pd van­no assim­i­lan­dosi, per­ché anche nel Pd la base sociale e quel­la ter­ri­to­ri­ale si van­no estinguen­do. Zin­garet­ti invece di sostenere il nuo­vo gov­er­no avrebbe potu­to dedi­car­si ad una rifon­dazione ter­ri­to­ri­ale; non lo farà e questo sarà la fine del Pd e sua.

La Lega?

L’unica sper­an­za è che oltre alle pic­cole medie imp­rese inter­cetti e rap­p­re­sen­ti la borgh­e­sia nazionale. Il prob­le­ma del­la Lega è che non ha un pen­siero politi­co.

Abbi­amo let­to di tut­to su ques­ta crisi di gov­er­no che ha cam­bi­a­to seg­no politi­co all’Italia in agos­to. Lei cosa aggiun­gerebbe?

Il Vat­i­cano ha svolto un ruo­lo fon­da­men­tale, che andrà appro­fon­di­to. Abbi­amo assis­ti­to ad un ritorno del­la reli­gione in polit­i­ca, dis­sim­u­la­to da pre­oc­cu­pazioni sociali e teo­logiche. Il mio caro vec­chio Péguy si riv­ol­ta nel­la tom­ba.

Cosa intende dire?

La Chiesa deve stare atten­ta, per­ché l’adesione alla soci­età dei dirit­ti potrebbe esser­le fatale.

(Fed­eri­co Fer­raù)

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