Lavoro in nero, stangata imprenditrice cinese

erazione dei cara­binieri a Terzig­no, in provin­cia di Napoli. Scop­er­ti cinque operai in nero costret­ti a turni da 15 ore. La don­na è sta­ta denun­ci­a­ta, ele­vate sanzioni per oltre 100mila euro

Lavoro in nero e capo­rala­to, finisce nei guai un’imprenditrice di nazion­al­ità cinese a Terzig­no, in provin­cia di Napoli.

A incas­trar­la i con­trol­li dei cara­binieri del grup­po per la tutela del lavoro di Napoli che, insieme ai col­leghi del­la stazione del cen­tro dell’hinterland partenopeo, han­no pro­ce­du­to a denun­cia­re la don­na, una 36enne asi­at­i­ca.

È accusa­ta di aver imp­ie­ga­to nel suo lab­o­ra­to­rio tes­sile cinque con­nazion­ali, tut­ti in nero. Sareb­bero sta­ti costret­ti a svol­gere turni mas­sacran­ti, da quindi­ci ore al giorno. Gli operai, che non avreb­bero mai rice­vu­to for­mazione sui rischi del lavoro né tan­tomeno sareb­bero mai sta­ti sot­to­posti a vis­ite mediche, man­gia­vano e dormi­vano in strut­ture attigue all’opificio. La ret­ribuzione era a dir poco scarsa: stan­do a quan­to han­no appu­ra­to i cara­binieri napo­le­tani, infat­ti, i dipen­den­ti per­cepi­vano appe­na 2,50 euro per ogni ora di lavoro presta­to.

Al ter­mine dell’operazione, i mil­i­tari han­no appos­to i sig­illi all’intera strut­tura. Il seque­stro è scat­ta­to per­ché il lab­o­ra­to­rio è risul­ta­to sprovvis­to delle pre­scritte autor­iz­zazioni. Salatis­si­mo il con­to: oltre alla denun­cia, sono state com­mi­nate sanzioni ammin­is­tra­tive che super­a­no i 100mila euro, atte­s­tandosi sul­la cifra di 108.300 euro.

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