Il presidente francese Macron si sottomette al mondo arabo

Giulio Meot­ti

  • La trag­i­ca impasse del­la pseu­do “laic­ità” francese con­sente le espres­sioni pub­bliche del­la reli­gione islam­i­ca in Fran­cia, ma vieta quelle cris­tiane.
  • Il bilan­cio del fre­neti­co viag­gio di Macron nel mon­do arabo? Con­trat­ti son­tu­osi, parole di scuse agli islamisti, pen­ti­men­to del pas­sato colo­niale francese e silen­zio sull’antisemitismo e l’Islam rad­i­cale. E intan­to, in Fran­cia, le autorità era­no trop­po impeg­nate a sman­tel­lare il retag­gio giu­daico-cris­tiano.
  • L’inviato spe­ciale di Macron, Stéphane Bern – il quale ha il com­pi­to di stu­di­are i modi per sal­va­guardare il pat­ri­mo­nio francese – ha pro­pos­to di far pagare l’ingresso nelle cat­te­drali e nelle chiese france­si, come se fos­sero musei.

Di recente, ad Abu Dhabi, i mem­bri del­la vit­to­riosa squadra nazionale israeliana di judo sono sta­ti costret­ti a salire sul podio sen­za inno e bandiera. Pochi giorni dopo, il pres­i­dente francese Emmanuel Macron è arriva­to ad Abu Dhabi, dove ha denun­ci­a­to col­oro che dicono che “l’Islam costru­isce dis­truggen­do gli altri monoteis­mi”. Macron non ha alza­to un soprac­ciglio in mer­i­to all’antisemitismo e al razz­is­mo mostra­to dalle autorità degli Emi­rati Ara­bi. E ha sem­plice­mente elo­gia­to l’Islam in un paese che punisce con la morte quei musul­mani che si con­vertono al Cris­tianes­i­mo o che pro­fes­sano l’ateismo.

Alla base navale francese di Abu Dhabi, l’8 e il 9 novem­bre, riv­ol­gen­dosi ad alcu­ni uomi­ni d’affari, Macron ha insis­ti­to sull’importanza dell’alleanza con gli Emi­rati Ara­bi Uni­ti (EAU) come “part­ner essen­ziale con cui con­di­vidi­amo la stes­sa visione del­la regione e ovvi inter­es­si comu­ni”. Tale effu­sione sem­bra più del soli­to lin­guag­gio del­la diplo­mazia. Macron mostra ora una empa­tia e un impeg­no strate­gi­co per il mon­do arabo-islam­i­co. Quest’affermazione è un pre­lu­dio alla sot­tomis­sione?

Lun­gi dal difend­ere i val­ori giu­daico-cris­tiani sui quali è fon­da­ta la Fran­cia, l’Occidente e l’Europa stes­sa – come le lib­ertà indi­vid­u­ali, la lib­ertà di espres­sione, la sep­a­razione tra Chiesa e Sta­to, nonché l’uguaglianza davan­ti alla legge – il pres­i­dente Macron di recente si è lan­ci­a­to in un pane­giri­co sull’Islam davan­ti ai dig­ni­tari ara­bi-musul­mani.

Il 7 dicem­bre, Macron si è reca­to in Qatar; l’anno prossi­mo, vis­iterà l’Iran e si trat­terebbe del pri­mo viag­gio di un capo di Sta­to francese nel­la Repub­bli­ca islam­i­ca dal 1971. A Doha, Macron e il Qatar han­no fir­ma­to con­trat­ti per cir­ca 12 mil­iar­di di euro. E lì, in un paese che ha pro­mosso aper­ta­mente l’anti­semitismonel­la fiera inter­nazionale del libro di Doha, Macron ha ripetu­to di dis­ap­provare la deci­sione del pres­i­dente amer­i­cano Don­ald Trump di riconoscere Gerusalemme come cap­i­tale d’Israele.

Pochi giorni dopo, alle Nazioni Unite, l’ambasciatore del pres­i­dente francese ha vota­to con i regi­mi ara­bi e islam­i­ci e questo è sta­to un bru­tale tradi­men­to dell’unico alleato demo­c­ra­ti­co dell’Europa in Medio Ori­ente: Israele. In una sola set­ti­mana, la Fran­cia ha vota­to due volte a favore di risoluzioni pro­mosse dai pae­si ara­bi con­tro la deci­sione degli Sta­ti Uni­ti di riconoscere Gerusalemme come cap­i­tale di Israele, pri­ma al Con­siglio di Sicurez­za delle Nazioni Unite e poi alla sua Assem­blea Gen­erale. Come ha det­to il vicem­i­nistro israeliano per la Diplo­mazia Michael Oren: “Le Nazioni Unite negano i lega­mi di Israele con Gerusalemme”. Ma i lega­mi di Macron con il mon­do arabo islam­i­co sem­bra­no molto for­ti.

Solo in questo mese, la Fran­cia ha vota­to due volte a favore di risoluzioni pro­mosse dai pae­si ara­bi con­tro la deci­sione degli Sta­ti Uni­ti di riconoscere Gerusalemme come cap­i­tale di Israele. Nel­la foto: Il pres­i­dente francese Emmanuel Macron par­la all’Assemblea Gen­erale delle Nazioni Unite a New York, il 19 set­tem­bre 2017. (Foto di Spencer Platt/Getty Images)

Tor­na­to a Pari­gi, Macron ha accolto re Abdul­lah II di Gior­da­nia nel palaz­zo pres­i­den­ziale e ha elo­gia­to il ruo­lo di Amman di “guardiano” dei luoghi san­ti di Gerusalemme. Ma l’obiettivo del sovra­no gior­dano è un altro. Come affer­ma aper­ta­mente, Abdul­lah II vuole impedire la “giu­daiz­zazione di Gerusalemme” – il che sig­nifi­ca com­bat­tere la sovran­ità israeliana sul­la cit­tà san­ta.

Durante il suo recente viag­gio in Alge­ria, Macron, il pri­mo capo di Sta­to nato dopo la guer­ra di Alge­ria, ha defini­to i 132 anni di col­o­niz­zazione francese nel paese maghre­bi­no come un “crim­ine con­tro l’umanità”. Il pres­i­dente francese non ha avu­to parole di orgoglio per ciò che i france­si han­no fat­to o si sono las­ciati alle spalle in Alge­ria. In un appar­ente gesto di ric­on­cil­i­azione, Macron ha det­to di essere “pron­to” a rim­pa­tri­are in Alge­ria i teschi dei com­bat­ten­ti algeri­ni uccisi dall’esercito francese intorno al 1850, che sono esposti al Musée de l’Homme di Pari­gi.

È sta­to questo, dunque, il bilan­cio dei recen­ti viag­gi fre­neti­ci di Macron nel mon­do arabo: con­trat­ti son­tu­osi, parole di scuse agli islamisti, pen­ti­men­to del pas­sato colo­niale francese e silen­zio sull’antisemitismo e l’Islam rad­i­cale.

E intan­to, in Fran­cia, le autorità era­no trop­po impeg­nate a sman­tel­lare il retag­gio giu­daico-cris­tiano. Il Con­siglio di Sta­to francese ha ordi­na­to di recente la rimozione di una croce da una stat­ua che raf­figu­ra Papa Gio­van­ni Pao­lo II, in una cit­tad­i­na del­la Bre­tagna, per­ché la croce avrebbe vio­la­to il prin­ci­pio di laic­ità. Il Con­seil d’État, la più alta corte ammin­is­tra­ti­va francese, ha sta­bil­i­to che la croce viola­va una legge del 1905 che impone la sep­a­razione tra Chiesa e Sta­to. In segui­to, lo stes­so Con­siglio di Sta­to ha dec­re­ta­to la demolizione del pre­sepe allesti­to nel­la sala munic­i­pale del­la cit­tad­i­na di Béziers. Poi, l’inviato spe­ciale di Macron, Stéphane Bern – il quale ha il com­pi­to di stu­di­are i modi per sal­va­guardare il pat­ri­mo­nio francese – ha pro­pos­to di far pagare l’ingresso nelle cat­te­drali e nelle chiese france­si, come se fos­sero musei.

Qualche giorno dopo, però, il pres­i­dente francese Macron ha mostra­to la dis­par­ità di cri­teri e la vuo­ta retor­i­ca di ques­ta “laic­ità”. Le autorità france­si han­no con­sen­ti­to ai musul­mani del­la comu­nità locale di Clichy La Garenne, alla per­ife­ria di Pari­gi, di pre­gare in stra­da. Per questo moti­vo un centi­naio di politi­ci e ammin­is­tra­tori france­si han­no man­i­fes­ta­to le loro proteste con­tro ques­ta deci­sione. “Lo spazio pub­bli­co non può essere occu­pa­to in maniera irre­go­lare”, ha det­to Valérie Pécresse, pres­i­dente del con­siglio regionale dell’Ile-de-France.

È pro­prio ques­ta la trag­i­ca impasse del­la pseu­do “laic­ità” francese: con­sente le espres­sioni pub­bliche del­la reli­gione islam­i­ca in Fran­cia, ma vieta quelle cris­tiane.

A Pari­gi, l’Arabia Sau­di­ta, un pun­to focale del­la polit­i­ca estera di Macron, è impeg­na­ta in questi giorni a pro­muo­vere delle “inizia­tive cul­tur­ali”. L’Arabia Sau­di­ta è sta­ta coin­vol­ta nel­la ristrut­turazione dell’Insti­tut du Monde Arabe, di Pari­gi. Jack Lang, diret­tore dell’istituto, ha scop­er­to una tar­ga di ringrazi­a­men­to all’Arabia Sau­di­ta per la don­azione di cinque di mil­ioni di euro fat­ta dal reg­no sau­di­ta all’istituto.

Poi, nel­la cat­te­drale di Notre-Dame de Paris, il luo­go di cul­to più impor­tante per i cat­toli­ci france­si, si è svolto un even­to insoli­to. Sot­to le sue immense volte, un grup­pet­to di uomi­ni con i tradizion­ali abiti sau­di­ti ha ammi­ra­to le scul­ture lì pre­sen­ti. La del­egazione era gui­da­ta da Mohammed al-Issa, seg­re­tario gen­erale del­la Lega Musul­mana Mon­di­ale, nom­i­na­to cir­ca un anno fa a capo di ques­ta orga­niz­zazione, con sede alla Mec­ca e dedi­ta alla pro­mozione dell’Islam nel mon­do. Come ha osser­va­to il quo­tid­i­ano La Croix:

L’Arabia Sau­di­ta è uno dei pae­si musul­mani più con­ser­va­tori del mon­do. Nes­suna reli­gione all’infuori dell’Islam è riconosci­u­ta lì. Il clero, se non islam­i­co, non ha il dirit­to di esercitare pratiche reli­giose e la costruzione di luoghi di cul­to diver­si dalle moschee è proibi­ta”.

Quin­di, le autorità cris­tiane france­si stan­no apren­do i loro luoghi più sac­ri agli islamisti – come fan­no con tut­ti. Questi sau­di­ti, però, proibis­cono ad altri di prati­care la pro­pria fede in Ara­bia Sau­di­ta. Questo è il “sui­cidio francese”, come avverte Éric Zem­mour nel suo libro più famoso, Le sui­cide français.

Il principe ered­i­tario sau­di­ta ha acquis­ta­to il mese scor­so a un’asta [di Christie’s] il dip­in­to di Leonar­do da Vin­ci “Sal­va­tor Mun­di” per la cifra record di 450 mil­ioni di dol­lari. Poi, gli Emi­rati Ara­bi Uni­ti han­no twit­ta­to che l’opera “sta arrivan­do al Lou­vre di Abu Dhabi”, di recente inau­gu­ra­to da Macron. Cos’altro venderà del pro­prio pat­ri­mo­nio l’Europa?

Giulio Meot­ti, redat­tore cul­tur­ale del quo­tid­i­ano Il Foglio, è un gior­nal­ista e scrit­tore ital­iano.

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