Grecia: 600 “migranti” sbarcati a Lesbo in 30 minuti

I media main­stream non lo dicono, ma in Gre­cia stan­no arrivan­do centi­na­ia di clan­des­ti­ni. Ieri 13 imbar­cazioni, par­tite dal­la Turchia con 600 migranti a bor­do, sono arrivate in un arco di soli 30 minu­ti sull’isola gre­ca di Les­bo. Proven­gono qua­si tut­ti dall’Afghanistan.

Based­Poland@BasedPoland

Main­stream media isn’t cov­er­ing it but the has start­ed in again.

Yes­ter­day, 13 boats with 600 migrants arrived in a span of just 30 min­utes to the Greek island from

They are almost all from Afghanistan

Turk­ish coast­guard let’s them pass

Video incorporato

/www.imolaoggi.it/2019/08/30/grecia-600-migranti-sbarcati-a-lesbo-in-30-minuti/
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Migranti, massiccio ingresso di clandestini a Ceuta

Spagna – Ingres­so mas­s­ic­cio di immi­granti clan­des­ti­ni a Ceu­ta dal frangi­flut­ti di Ben­zú. Cir­ca 100 migranti sub-sahar­i­ani sono rius­ci­ti a scav­al­care la bar­ri­era alta sei metri che sep­a­ra l’enclave spag­no­la di Ceu­ta dal Maroc­co. Lo riferisce la polizia.

L’episodio ha coin­volto diverse centi­na­ia di migranti, che han­no ten­ta­to di super­are la bar­ri­era nell’area in cui è più vic­i­na al mare quan­do sono arrivate le forze dell’ordine. Ne sono nati taffer­ugli, e cinque uffi­ciali del­la Guardia Civile sono rimasti fer­i­ti.

Rubén Puli­do@rubnpulido

Entra­da masi­va de inmi­grantes ile­gales a Ceu­ta por el espigón de Ben­zú. Entre 5 y 6 agentes de la Guardia Civ­il son traslada­dos para aten­ción médi­ca por heri­das leves. Algunos de los sub­sa­har­i­anos se han queda­do encar­a­ma­dos, pero el resto, entre 150 y 200, han con­segui­do entrar.

Video incorporato

http://www.imolaoggi.it/2019/08/30/migranti-massiccio-ingresso-di-clandestini-a-ceuta/

 

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Molestie sessuali su tre ragazze, fermato ”migrante” già espulso

ugo – Pan­i­co in stazione: moles­ta ses­sual­mente due ragazze e ne aggre­disce una terza. La Polizia di Sta­to ha denun­ci­a­to un 28enne cit­tadi­no orig­i­nario dell’Africa occi­den­tale, sen­za fis­sa dimo­ra e irre­go­lare sul ter­ri­to­rio ital­iano, per i reati di vio­len­za ses­suale, lesioni per­son­ali, false attes­tazioni a pub­bli­co uffi­ciale.

Mer­coledì mat­ti­na, all’interno del­lo sca­lo fer­roviario di Lugo, lo straniero è entra­to nel­la sala d’aspetto del­la stazione e si è mes­so a sedere vici­no a due ragazze e, sen­za dire una paro­la, ha appog­gia­to la tes­ta sul seno di una delle due ragazze men­tre accav­alla­va una gam­ba sull’altra. Le due gio­vani lugh­e­si, impau­rite, sono uscite dal­la sala d’aspetto e han­no rag­giun­to alcu­ni passeg­geri pre­sen­ti al sec­on­do bina­rio: ma il 28enne, per nul­la inti­mori­to, le ha segui­te seden­dosi poi su una panchi­na vic­i­na alle ragazze, che han­no così deciso di rifu­gia­r­si all’interno di un super­me­r­ca­to.

Le due ragazze rius­cite a salire sul treno per Solaro­lo, ma giunte a des­ti­nazione si sono ritrovate l’uomo a pochi pas­si da loro; nel­la cir­costan­za si sono accorte che ques­ta vol­ta il ragaz­zo sta­va tal­lo­nan­do una terza gio­vane che, accor­tasi di essere segui­ta, ave­va chiesto aiu­to a una pas­sante, che non si era però cura­ta del­la cosa. Lo straniero sarebbe arriva­to persi­no a colpire con alcu­ni pug­ni alla schiena ques­ta gio­vane che, per atti­rare l’attenzione di qual­cuno che potesse aiu­tar­la, ave­va inizia­to a suonare vari cam­pan­el­li delle abitazioni.

Le due ragazze che era­no state approc­ciate in stazione a Lugo han­no fat­to grup­po con la terza ragaz­za, rius­cen­do a rifu­gia­r­si in un bar da dove una delle tre ha con­tat­ta­to al tele­fono un’amica che ha fat­to inter­venire i poliziot­ti del Com­mis­sari­a­to di Lugo. Gli agen­ti han­no rag­giun­to Solaro­lo e, ver­so le 14.00, sono rius­ci­ti a rin­trac­cia­re lo straniero nei pres­si del­la stazione di Lugo. Il gio­vane, che inizial­mente ha dichiara­to ai poliziot­ti di essere un 17enne nato in Guinea e pri­vo di doc­u­men­ti, è sta­to con­dot­to negli uffi­ci del Com­mis­sari­a­to di Lugo dove, attra­ver­so il foto­seg­nala­men­to dat­tilo­scop­i­co e il con­fron­to delle impronte dig­i­tali nel sis­tema Afis, è risul­ta­to invece essere il 28enne nato nel­lo sta­to di Guinea Bis­sau.

Nei suoi con­fron­ti i poliziot­ti del Com­mis­sari­a­to di via Emal­di han­no ese­gui­to il fer­mo di indizia­to di delit­to a opera del­la Polizia Giudiziaria per i reati di vio­len­za ses­suale, lesioni per­son­ali, false attes­tazioni a pub­bli­co uffi­ciale e con­dot­to al carcere di Raven­na a dis­po­sizione del­la Pub­bli­co Min­is­tero di Turno pres­so la Procu­ra del­la Repub­bli­ca di Raven­na, Lucrezia Ciriel­lo, che coor­di­na le indagi­ni sul caso. Il 28enne è sta­to inoltre denun­ci­a­to in sta­to di lib­ertà per le vio­lazioni alle dis­po­sizioni del testo Uni­co dell’Immigrazione con­sid­er­a­to che è risul­ta­to inot­tem­per­ante a un provved­i­men­to di espul­sione del Que­store di Paler­mo e

mes­so nei suoi con­fron­ti del feb­braio del 2015.

www.ravennatoday.it

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Il Fentanyl non rappresenta un pericolo in Italia. Per ora

i trat­ta di un oppi­aceo sin­teti­co, l’antidolorifico più peri­coloso che crea dipen­den­za e può uccidere in quan­tità anche basse. L’allarme per il pos­si­bile arri­vo in Italia lan­ci­a­to dal fonda­tore di Vil­la Marai­ni

fentanyl droga italia
CHANG ZHONGZHENG / IMAGINECHINA
Fen­tanyl

A Roma il Fen­tanyl non è arriva­to, ma c’è poco da fes­teggia­re. Il ris­chio che la poten­tis­si­ma dro­ga, che in Usa ha fino­ra ucciso più del­la guer­ra in Viet­nam, pren­da piede anche in Italia è ele­va­to. A lan­cia­re l’allarme è Mas­si­mo Bar­ra, fonda­tore di Vil­la Marai­ni, Agen­zia Nazionale di Croce Rossa Ital­iana per le tossi­codipen­den­ze. E lo fa in occa­sione del­la gior­na­ta mon­di­ale sull’overdose che si cel­e­bra il 31 agos­to.

In genere tut­to quel­lo che prende piede negli Sta­ti Uni­ti, tutte le mode, dal­la minigonna in poi, dopo poco tem­po arrivano anche in Italia. Ma l’arrivo di ques­ta dro­ga è qual­cosa di dram­mati­co”, spie­ga Bar­ra all’Agi. L’ultima vit­ti­ma cele­bre è lo chef ital­iano trapi­anta­to a New York Andrea Zam­per­oni, ma in totale il Fen­tanyl ha ucciso in Usa 200 mila per­sone dal 2014.

Vista l’emergenza Fen­tanyl, che negli Sta­ti Uni­ti ha fat­to impennare i mor­ti per over­dose, a Vil­la Marai­ni ci siamo orga­niz­za­ti pri­ma degli altri, e da gen­naio scor­so attra­ver­so l’Unità di Stra­da che opera a Roma (Tor Bel­la Monaca e Stazione Ter­mi­ni), dopo ogni inter­ven­to in over­dose, effet­tuiamo un test per ver­i­fi­care se il paziente si è ini­et­ta­to l’eroina sin­tet­i­ca, riscon­tran­do fino ad oggi zero casi, ma il mon­i­tor­ag­gio pros­eguirà per­ché ci aspet­ti­amo che arrivi anche qui”, com­men­ta Bar­ra.

Che cos’è e quali sono i suoi effetti

È un oppi­aceo sin­teti­co ma non nasce come dro­ga a scopo ricre­ati­vo. Sin­te­tiz­za­to per la pri­ma vol­ta nel 1960 da Paul Janssen, il Fen­tanyl — ripor­ta Wired — è un anti­do­lori­fi­co molto potente che viene usato per la ges­tione del dolore, spe­cial­mente quel­lo onco­logi­co, men­tre in com­bi­nazione con altre sostanze viene imp­ie­ga­to per l’anestesia.

Cen­ters for dis­ease con­trol and pre­ven­tion (Cdc) amer­i­cani lo definis­cono da 50 a 100 volte più potente del­la mor­fi­na, men­tre l’Euro­pean mon­i­tor­ing cen­tre for drugs and drug addic­tion gli attribuisce una poten­za almeno 80 volte supe­ri­ore alla mor­fi­na. Il far­ma­co magi­co, però, è fini­to presto nel com­mer­cio ille­gale, ven­du­to come sos­ti­tu­to eco­nom­i­co dell’eroina.

Chi lo assume non cer­ca lo sbal­lo”, spie­ga Bar­ra. “I prin­ci­pali acquiren­ti amer­i­cani sono per­sone che lo han­no assun­to per un peri­o­do dietro pre­scrizione med­ica per alle­viare il dolore e ne è diven­ta­to dipen­dente. Poi ci sono i mem­bri del­la mid­dle class che preferiscono acquis­tar­lo ille­gal­mente per­ché è più eco­nom­i­co”. C’è poi chi non sa nem­meno di assumer­lo per­ché è sta­to uti­liz­za­to per poten­ziare altre droghe, tra cui l’eroina.

Quan­do par­liamo di Fen­tanyl non ci rife­ri­amo a una realtà uni­vo­ca. Si pos­sono ottenere mol­e­cole diverse apparte­nen­ti tut­ti alla famiglia dei fen­tanili. Par­liamo però sem­pre di un anti­do­lori­fi­co poten­tis­si­mo, al pun­to che chia­mar­lo “anti­do­lori­fi­co è ridut­ti­vo. Non si può pre­scri­vere il Fen­tanyl per un male al ginoc­chio per­ché c’è il ris­chio che le per­sone più disponi­bili ne diventi­no dipen­den­ti. Che è quel­lo che è accadu­to”.

Come uccide il Fentanyl

Non è l’unico anti­do­lori­fi­co a creare dipen­den­za, è ‘solo’ il più peri­coloso. Uccide con solo 1 mil­ligram­mo per inalazione o anche per con­tat­to. In Usa la dipen­den­za da oppi­a­cei è sta­ta dichiara­ta emer­gen­za nazionale dal pres­i­dente Don­ald Trump. Sec­on­do le autorità Usa i far­ma­ci oppi­a­cei han­no provo­ca­to 400.000 mor­ti per over­dose dal 1999 al 2017.

La situazione in italia

Nell’ultima relazione del Dipar­ti­men­to antidro­ga ital­iano non c’è qua­si trac­cia del Fen­tanyl. I sequestri si con­tano sulle dita, ma non per questo pos­si­amo sen­tir­ci tran­quil­li. “Arriverà” com­men­ta Bar­ra “ma abbi­amo un anti­do­to — il nalox­one — che è capace di resus­citare le per­sone come Laz­zaro. È così che dob­bi­amo preparar­ci”.

E poi cam­bian­do strate­gia. “Le mor­ti per over­dose han­no reg­is­tra­to un trend ascen­sion­ale, soprat­tut­to per il ritorno dell’eroina. C’è una nuo­va gio­vanis­si­ma gen­er­azione che ne fa uso come face­vano i gen­i­tori 30–40 anni fa. Bisogna essere aggres­sivi per­ché non si può aspettare che il tossi­co­mane vada a curar­si per­ché chi lo fa è  già a buon pun­to”.

Una cosa però Bar­ra vuole impor­tar­la dagli Sta­ti Uni­ti: la nuo­va polit­i­ca “diver­sion and deflec­tion”, in  base alla quale “le forze dell’ordine invece di trasfor­mare il tossi­co in un carcer­a­to lo avviano in un proces­so ter­apeu­ti­co pres­so cen­tri apposi­ti. Noi vogliamo importare ques­ta strate­gia in tut­to il mon­do e in Italia”.

È una mate­ria che va maneg­gia­ta con cura”, con­clude Bar­ra. “I politi­ci dovreb­bero pren­dere questi fenomeni molto sul serio. Fino­ra se ne sono fre­gati per­ché la dro­ga non por­ta voti. Por­ta dis­per­azione e morte. Basti pen­sare che a Vil­la Marai­ni gli osta­coli sono rap­p­re­sen­tati pro­prio dal­la Regione Lazio e dal­la Asl, che ci proibis­cono di usare altri far­ma­ci, men­tre il meta­done, che è autor­iz­za­to, non lo rim­bor­sano o lo fan­no con gran­di ritar­di. Aspet­ti­amo anco­ra quel­lo di mag­gio”.

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The Intercept: Uno dei principali donatori di Trump sarebbe dietro la deforestazione dell’Amazzonia

The Intercept: Uno dei principali donatori di Trump sarebbe dietro la deforestazione dell'Amazzonia

Si tratta del miliardario americano Stephen Schwarzman, che ha anche stanziato milioni di dollari per il leader di maggioranza del Senato, Mitch McConnell.

Due soci­età brasil­iane che sono parzial­mente di pro­pri­età di un impor­tante dona­tore del pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti, Don­ald Trump, e il leader del­la mag­gio­ran­za repub­bli­cana del Sen­a­to, Mitch McConnell, han­no una grande parte di respon­s­abil­ità per la con­tin­ua dis­truzione del­la fores­ta plu­viale amaz­zon­i­ca “una macel­le­ria che è diven­ta­ta un incen­dio furioso che ha cat­tura­to l’attenzione di tut­to il mon­do”, si legge in un recente arti­co­lo di The Inter­c­cept.

Sec­on­do la pub­bli­cazione, queste due soci­età sono Hidrovias do Brasil e Pátria Inves­ti­men­tos (che possiede oltre il 50% di Hidrovias), entram­bi di pro­pri­età dell’importante soci­età di inves­ti­men­to amer­i­cana Black­stone, il cui co-fonda­tore e CEO è Stephen Schwarz­man, uno stret­to alleato di Trump che ha dona­to mil­ioni di dol­lari alla sua causa negli ulti­mi anni.

Queste com­pag­nie “han­no pre­so il con­trol­lo” di diver­si appez­za­men­ti di ter­reno nel­la fores­ta plu­viale amaz­zon­i­ca, le han­no dis­boscate e han­no con­tribuito a costru­ire una con­tro­ver­sa stra­da per il loro nuo­vo ter­mi­nal marit­ti­mo a Mir­i­ti­tu­ba, nel­lo sta­to brasil­iano del Pará, al fine di facil­itare la colti­vazione e l’esportazione di cere­ali e soia, si legge anco­ra nell’articolo.

Il ter­mi­nal è gesti­to da Hidrovias do Brasil e con­sente ai pro­dut­tori di cari­care soia su chi­at­te, che lo trasportano in un por­to più grande per, da lì, inviar­lo in tutte le par­ti del mon­do.

Una stra­da con­tro­ver­sa

Hidrovias do Brasil ha annun­ci­a­to all’inizio del 2016 che avrebbe presto inizia­to a esportare soia in camion dal­lo sta­to del Mato Grosso sul­la stra­da B.R.-163, che a quel tem­po era in gran parte non asfal­ta­ta. Tut­tavia, la soci­età ha dichiara­to di vol­er miglio­rar­le e svilup­par­la.

Nel­la pri­mav­era del 2019, il gov­er­no di Jair Bol­sonaro ha annun­ci­a­to che Hidrovias do Brasil sarebbe sta­ta asso­ci­a­ta alla pri­va­tiz­zazione e allo svilup­po di centi­na­ia di chilometri del­la rot­ta B.R.-163. “Lo svilup­po del­la stes­sa stra­da provo­ca la defor­estazione, ma la cosa più impor­tante è che aiu­ta a ren­dere pos­si­bile una più ampia trasfor­mazione dell’Amazzonia con­ver­tendo la fores­ta plu­viale in ter­reno agri­co­lo”, si spie­ga nell’articolo.

L’autostrada B.R.-163 ha avu­to un mar­ca­to effet­to sul­la defor­estazione, han­no nota­to diver­si media. “Ogni anno tra il 2004 e il 2013, ad eccezione del 2005, la defor­estazione in Amaz­zo­nia nel suo com­p­lesso è dimi­nui­ta, ma è aumen­ta­ta nel­la regione intorno a BR-163”, riferì il Finan­cial Times nel set­tem­bre 2017. Ciò ha por­ta­to al rifi­u­to del difen­sori indi­geni dell’Amazzonia.

A mar­zo, Hidrovias ha ammes­so che i suoi affari ave­vano ral­len­ta­to a causa dell’aumento dei bloc­chi orga­niz­za­ti dai difen­sori del­la fores­ta sul­la stra­da B.R.-163. Tut­tavia, recen­te­mente la soci­età ha annun­ci­a­to che, gra­zie a un forte inves­ti­men­to, ha piani­fi­ca­to di rad­doppi­are la capac­ità di con­seg­na del gra­no a 13 mil­ioni di ton­nel­late.

Agroal­i­menta­re e incen­di boschivi

Lo sfor­zo di trasfor­mare l’Amazzonia da una fores­ta plu­viale in una fonte di red­di­to per l’agroalimentare è fon­da­men­tale per il con­flit­to ed è col­le­ga­to agli incen­di che ora sono fuori con­trol­lo”, si insiste nel reportage.

In pri­ma lin­ea nell’invasione del­la fores­ta a ci sono i cosid­det­ti “acca­parra­tori di ter­ra” o “grileiros”, che abbat­tono ille­gal­mente alberi con moto­seghe.

Quin­di le terre appe­na sgomber­ate ven­gono ven­dute alle aziende agroal­i­men­ta­ri, che por­tano il loro rac­colto al ter­mi­nal Mir­i­ti­tu­ba sul­la stra­da B.R.-163 per l’esportazione.

Sec­on­do i media, molti foco­lai di fero­ci incen­di che han­no dis­trut­to l’Amazzonia per più di due set­ti­mane, cau­san­do dev­as­tazioni sen­za prece­den­ti, sono sta­ti causati “da agri­coltori e altre per­sone che cer­cano di pulire la ter­ra per la colti­vazione o il pas­co­lo”. .

I media indi­cano che il pres­i­dente brasil­iano, Jair Bol­sonaro, è un forte sosten­i­tore del sosteg­no allo svilup­po dell’agroalimentare nel ter­ri­to­rio del­la giungla e “inizial­mente ha esclu­so che gli incen­di mer­i­tassero mol­ta atten­zione”. Inoltre, Bol­sonaro set­ti­mane fa ha licen­zi­a­to il diret­tore del Nation­al Space Research Insti­tute, Ricar­do Galvão, per un rap­por­to sul­la rap­i­da esca­la­tion del­la defor­estazione sot­to la sua ammin­is­trazione, soste­nen­do che i numeri nel rap­por­to era­no sta­ti inven­tati.

Da parte sua, la com­pag­nia di Schwarz­man, Black­stone, insiste sul fat­to che le sue attiv­ità nel ter­ri­to­rio del­la fores­ta plu­viale amaz­zon­i­ca sono svolte sot­to il mot­to del­la “ges­tione ambi­en­tale respon­s­abile” e garan­tisce che gra­zie alle mis­ure adot­tate dal­la soci­età sia sta­ta reg­is­tra­ta “una sig­ni­fica­ti­va riduzione delle emis­sioni gen­er­ali di car­bo­nio attra­ver­so una ridot­ta con­ges­tione”, che “ha per­me­s­so un flus­so più effi­ciente di prodot­ti agri­coli da parte degli agri­coltori brasil­iani”.

Chi è Schwarz­man?

Stephen Schwarz­man è il co-fonda­tore di Black­stone e attual­mente possiede cir­ca un quin­to di ques­ta soci­età, che lo rende uno degli uomi­ni più ric­chi del mon­do, sec­on­do l’articolo. “Nel 2018, gli sono sta­ti pagati almeno 568 mil­ioni di dol­lari, il che è sta­to in effet­ti un calo rispet­to ai 786 mil­ioni guadag­nati l’anno prece­dente”, affer­ma la nota, che sot­to­lin­ea che questo mil­iar­dario “è sta­to gen­eroso con McConnell e Trump “.

In par­ti­co­lare, nel 2016 Schwarz­man ha dona­to $ 2,5 mil­ioni al Sen­a­to Lead­er­ship Fund e al McConnell Polit­i­cal Action Com­mit­tee e ha inser­i­to Jim Brey­er, cog­na­to mil­iar­dario di McConnell, nel con­siglio di ammin­is­trazione di Black­stone. Due anni dopo, Schwarz­man ha stanzi­a­to altri 8 mil­ioni di dol­lari per il Comi­ta­to di azione polit­i­ca.

Inoltre, nel cor­so degli anni i dipen­den­ti di Black­stone han­no dona­to oltre 10 mil­ioni di dol­lari a McConnell e al suo comi­ta­to di azione polit­i­ca, “il che li rende la più grande fonte di finanzi­a­men­to diret­to per la car­ri­era di McConnell”, sot­to­lin­ea l’articolo, che men­ziona come la cam­pagna del Sen­a­to McConnell ha rifi­u­ta­to di com­mentare.

Inoltre, Schwarz­man è un caro ami­co e con­sigliere dell’attuale pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti, Don­ald Trump, e ha servi­to come pres­i­dente del suo Forum strate­gi­co e politi­co fino al 2017. Nel dicem­bre del­lo stes­so anno, Schwarz­man ha orga­niz­za­to una rac­col­ta fon­di per Trump a una cena di benef­i­cen­za da $ 100.000 a cop­er­to.

Fonte: The Inter­cept — Finan­cial Times
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PATRIA E SOCIALISMO

Luciano Fus­chi­ni

Nel polverone acce­cante del­la polit­i­ca è utile fis­sare alcu­ni palet­ti a delim­itare il cam­po e ad aiutare l’orientamento.
Pri­mo palet­to: la glob­al­iz­zazione, di cui l’UE è parte inte­grante, è il male. È male per­ché tende a omolog­a­re le cul­ture, è male per­ché è il con­testo del dominio del­la finan­za spec­u­la­trice e del cap­i­tale transnazionale prote­so uni­ca­mente al prof­it­to, è male per­ché la log­i­ca del­la finan­za e del mer­ca­to sen­za regole per sua natu­ra tende all’illimitato, all’eccesso, all’abbattimento di ogni bar­ri­era e con­fine, la hybris che è causa del sovver­ti­men­to dei fon­da­men­ti del vivere civile e del dram­ma esisten­ziale che l’umanità sta viven­do.
Sec­on­do palet­to: gli USA, nonos­tante qualche sin­to­mo di crisi, restano la forza ege­mone nel mon­do. Lo sono non soltan­to per le centi­na­ia di basi mil­i­tari sparse per il globo, non soltan­to per il ricat­to delle sanzioni che impon­gono a chi non si allinea, non soltan­to per la cen­tral­ità del dol­laro nelle transazioni com­mer­ciali, non soltan­to per­ché atti­ra­no cervel­li da ogni parte del piane­ta per far­li lavo­rare nei loro cen­tri di ricer­ca. Lo sono soprat­tut­to per­ché dom­i­nano l’immaginario col­let­ti­vo dei gio­vani di tut­to il mon­do, con la cap­il­lar­ità di una pro­pa­gan­da veico­la­ta da Hol­ly­wood, dal­la musi­ca di con­sumo, dal­la dif­fu­sione uni­ver­sale del­la loro lin­gua, che è anche la lin­gua dell’informatica, perfi­no dai mes­sag­gi in inglese stam­pati sulle magli­ette. I gio­vani rus­si, cine­si, indi­ani, turchi, ira­ni­ani, cubani, venezue­lani, sono imbe­vu­ti di miti amer­i­cani, sog­nano l’America.
Ter­zo palet­to: l’unico ide­ale forte, emo­ti­va­mente coin­vol­gente, capace di oppor­si all’americanismo e alla soggezione all’impero yan­kee, è il patri­ot­tismo. I gov­erni rus­so, cinese, indi­ano, tur­co, ira­ni­ano, cubano, venezue­lano, san­no di pot­er resistere alle pres­sioni dell’impero solo per­ché in nome del patri­ot­tismo la loro gioven­tù sarebbe pronta a mobil­i­tar­si. Sen­za il sen­ti­men­to patri­ot­ti­co dei venezue­lani Maduro sarebbe sta­to tra­volto in poche ore.
Quar­to palet­to: il patri­ot­tismo non bas­ta, deve essere riem­pi­to di con­tenu­to se non vuole restare pura retor­i­ca sfo­ciante nel nazion­al­is­mo. Questo con­tenu­to deve essere il social­is­mo, inte­so come il sis­tema che per­me­tte ai poteri pub­bli­ci di rego­lare econo­mia e finan­za, ai fini di una più gius­ta dis­tribuzione dei red­di­ti e ai fini del­la fis­sazione di lim­i­ti alla cresci­ta e ai prof­itti. Il nuo­vo social­is­mo non potrà essere né il super­a­to col­let­tivis­mo sovi­eti­co né il mod­el­lo key­ne­siano, che colse stra­or­di­nari suc­ces­si quan­do esiste­vano con­dizioni oggi tutte assen­ti: materie prime a bas­so cos­to, deb­iti pub­bli­ci sosteni­bilis­si­mi, assen­za di sen­si­bil­ità ambi­en­tal­ista, fidu­cia nel futuro durante la ricostruzione suc­ces­si­va al dis­as­tro del­la guer­ra, atti­tu­dine al sac­ri­fi­cio e al risparmio, disponi­bil­ità di gov­erni e impren­di­tori ad accogliere riven­di­cazioni sin­da­cali per scon­fig­gere anche ide­o­logi­ca­mente la pro­pa­gan­da sovi­et­i­ca, essendo l’URSS una minac­cia da scon­giu­rare anche a prez­zo di ced­i­men­ti alle richi­este dei salariati. Tut­to ciò non esiste più. Il nuo­vo social­is­mo dovrà essere atten­to all’ambiente e dovrà gestire l’inevitabile decresci­ta.

Gio­vani a dife­sa del­la Patria in Siria

Con­clu­sione: la paro­la d’ordine del par­ti­to capace di guidare una vera svol­ta dovrà essere quel­la anti­ca ma sem­pre val­i­da: patria e social­is­mo.
Occor­rono con­sid­er­azioni a parte per quan­to riguar­da l’Italia. Gli ital­iani stori­ca­mente han­no dato il meglio di sé nel local­is­mo. La grande civiltà ital­i­ca, che tan­to ha dato alla sto­ria del mon­do, è quel­la delle Repub­bliche marinare, dei Comu­ni, delle Sig­norie, degli Sta­ti region­ali. È vero che quel­la fram­men­tazione per­mise a Sta­ti nazion­ali stranieri di assoggettar­ci, ma è pur vero che anco­ra nel Set­te­cen­to la peniso­la resta­va faro di civiltà e monar­chie e gran­d­u­cati di orig­ine straniera, come i Bor­bone di Napoli o i Lore­na di Firen­ze, si era­no del tut­to ital­ian­iz­za­ti. Vicev­er­sa, la sto­ria dell’Italia uni­ta è il rac­con­to di un fal­li­men­to. L’Italia lib­erale avviò sì l’industrializzazione, ma impo­nen­do un accen­tra­men­to ammin­is­tra­ti­vo dele­te­rio e in un quadro tal­mente squili­bra­to che pro­prio nel­la cresci­ta indus­tri­ale si ver­i­ficò l’apparente para­dos­so di un’emigrazione mas­s­ic­cia dalle regioni merid­ion­ali, ma anche da Vene­to e Friuli. Quell’Italia lib­erale si avven­turò in imp­rese colo­niali insen­sate e trascinò il Paese nell’ “inutile strage” del­la Grande Guer­ra. L’Italia fascista negli anni Trenta ha pro­mosso una buona ristrut­turazione finanziaria ed eco­nom­i­ca sot­to l’egida del­lo Sta­to, ered­i­ta­ta dopo la sec­on­da guer­ra mon­di­ale da chi ha potu­to vantare il “mira­co­lo eco­nom­i­co”, ma ha riem­pi­to il vuo­to ide­ale con una ridi­co­la retor­i­ca impe­ri­ale sfo­ci­a­ta in una serie di con­flit­ti, fino alla cat­a­strofe finale. L’Italia repub­bli­cana per un trenten­nio ha fat­to reg­is­trare una cresci­ta eco­nom­i­ca spet­ta­co­lare, ma nel quadro di una sot­tomis­sione a poten­ze straniere che han­no ridot­to l’indipendenza nazionale a pura apparen­za. E l’ultimo quar­an­ten­nio ha vis­to una pro­gres­si­va putri­da deca­den­za che fa pre­sa­gire la pos­si­bile estinzione del­la nazione. Le energie degli ital­iani stori­ca­mente trag­gono la loro lin­fa dal local­is­mo.

Eppure una ribel­lione al glob­al­is­mo del­la finan­za, che dovrà avere una dimen­sione inter­nazionale, non potrà che cav­al­care l’onda del patri­ot­tismo. La ristrut­turazione del nos­tro Sta­to ver­so una fed­er­azione di regioni potrà essere soltan­to un pas­so suc­ces­si­vo.
Il par­ti­to patri­ot­ti­co e social­ista è tut­to da costru­ire. Affi­dar­si a una delle forze politiche esisten­ti nel nos­tro par­la­men­to sarebbe far­si com­pli­ci di un grande delit­to: la dis­truzione del nos­tro Paese.

Fonte: Il gior­nale del Ribelle

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LE ORGANIZZAZIONI CHE PROMUOVONO L’IDEOLOGIA DEL SIONISTA SOROS SONO CREATE PER ESERCITARE PRESSIONI SUI PAESI

Il con­cet­to stes­so di soci­età aper­ta, l’idea prin­ci­pale del­la Fon­dazione Soros, è sta­ta cre­a­ta da glob­al­isti, sosten­i­tori di un mon­do uni­to sot­to il loro con­trol­lo, con alcune strut­ture sovranazion­ali che ten­tano di assumere il ruo­lo di gov­er­no mon­di­ale.

Lo ha affer­ma­to il vice­capo del Rap­por­to del Movi­men­to inter­nazionale euroasi­ati­co (MED), il poli­tol­o­go rus­so Valery Korovin.

«Ques­ta idea esiste da molto tem­po, è mat­u­ra­ta in Occi­dente già nel 20 ° sec­o­lo e il com­pi­to dei glob­al­isti è quel­lo di aprire gli sta­ti nazion­ali all’intervento ester­no e glob­al­ista, per la loro espro­pri­azione a favore del prog­et­to Open Soci­ety, per la loro inte­grazione nel prog­et­to glob­al­ista “, ha affer­ma­to V. Korovin

Sec­on­do lui, il prin­ci­pale osta­co­lo alla glob­al­iz­zazione sono i gov­erni nazion­ali, le ammin­is­trazioni e gli inter­es­si nazion­ali di questi stes­si sta­ti, che rara­mente coin­ci­dono con gli inter­es­si dei glob­al­isti.

Tali proteste sono di natu­ra stru­men­tale, cioè non sor­gono spon­tanea­mente, non nat­u­ral­mente, ma sobil­late per ordine delle strut­ture glob­al­iste con la loro atti­va influen­za finanziaria, ammin­is­tra­ti­va e polit­i­ca, con la parte­ci­pazione di strateghi politi­ci glob­al­isti”.

Per elim­inare questi osta­coli, gli attuali regi­mi ven­gono desta­bi­liz­za­ti, in par­ti­co­lare quel­li che si sosten­gono a vicen­da e non vogliono aprir­si ai cen­tri glob­al­isti. Tali proteste sono di natu­ra stru­men­tale, vale a dire che non sor­gono spon­tanea­mente, non nat­u­ral­mente, ma per ordine di strut­ture glob­al­iste con la loro influen­za finanziaria, ammin­is­tra­ti­va, polit­i­ca atti­va, con la parte­ci­pazione di tec­nolo­gi politi­ci glob­al­isti … In tut­ti i casi quan­do par­liamo di questo tipo delle riv­olte, con­dotte sot­to il mot­to del rag­giung­i­men­to di “lib­ertà”, “dirit­ti umani”, dirit­ti delle mino­ranze, lib­ertà delle per­sone LGBT, democrazia e altre scioc­chezze glob­al­iste: ovunque in questi casi c’è un agente delle cen­trali glob­al­iste. Questo è un ecces­so di azione esclu­si­va­mente politi­co e tec­no­logi­co, nul­la a che fare con la lib­ertà, la democrazia o prete­si dirit­ti umani.

Par­lan­do del­la per­son­al­ità e del ruo­lo del famoso finanziere e spec­u­la­tore amer­i­cano George Soros nei pro­ces­si glob­al­isti, V. Korovin ha indi­ca­to di essere questi un ide­ol­o­go del­la glob­al­iz­zazione e un apolo­ge­ta delle idee di Karl Pop­per, il cre­atore del con­cet­to di “soci­età aper­ta” , autore di una specie di Bib­bia glob­al­ista: «Open Soci­ety and Its Ene­mies». »

«Soros ha assun­to la mis­sione di tradurre questo con­cet­to in realtà. È una specie di apos­to­lo Karl Pop­per, che ha ded­i­ca­to la sua vita e il suo pat­ri­mo­nio per attuare questi con­cetti ”, ha sot­to­lin­eato lo scien­zi­a­to politi­co rus­so.

Korovin ha osser­va­to che G. Soros lavo­ra con alcune strut­ture transnazion­ali, sono una sor­ta di mod­uli tec­ni­ci per pro­muo­vere il prog­et­to del­la “soci­età aper­ta”.

Sen­za Soros, ques­ta idea non era così elab­o­ra­ta, né effi­cace, né dif­fusa”, ha aggiun­to V. Korovin.

EU com­mis­sion Pres­i­dent Jean-Claude Junck­er (L) wel­comes George Soros, Founder and Chair­man of the Open Soci­ety Foun­da­tions pri­or to a meet­ing in Brus­sels,

Sec­on­do lui, oggi la gio­vane gen­er­azione parte­ci­pa atti­va­mente all’ideologia glob­al­ista, che com­pie la sua ricer­ca, dà risposte com­plete a tutte le domande che sor­gono nel­la sua for­mazione. Ha sot­to­lin­eato che le orga­niz­zazioni gio­vanili che pro­muovono gli inter­es­si e l’ideologia di G. Soros sono cre­ate come mez­zo di pres­sione sull’élite polit­i­ca di diver­si sta­ti per rag­giun­gere deter­mi­nati obi­et­tivi.

«Il glob­al­is­mo è la pro­pria, spe­ciale, alter­na­ti­va all’immagine tradizionale del mon­do. È una sor­ta di nuo­va realtà che cat­tura la coscien­za dei gio­vani che sono avi­di di sig­ni­fi­ca­to. Dal momen­to che i gio­vani sono la parte più atti­va e appas­sion­a­ta di qual­si­asi soci­età, si trat­ta anche del suo mas­si­mal­is­mo per dare vita a ques­ta idea ”, ha affer­ma­to V. Korovin.

I glob­al­isti, cer­can­do di instil­lare le loro idee, le con­trastano con tut­to il resto, con col­oro che si oppon­gono sul­la base del­la dife­sa del­la iden­tità e del­la sovran­ità, dan­do a quest’ultima una con­no­tazione ed un val­ore neg­a­ti­vo.”

Sec­on­do loro, i glob­al­isti, el cer­care di instil­lare le loro idee, dis­prez­zano come ret­ro­ga­di col­oro che rifi­u­tano i loro con­cetti, affer­man­do che “Tut­to ciò che non è glob­al­ista è cat­ti­vo. Tut­to ciò che non è aper­to è chiu­so. Non dirit­ti umani, ma tiran­nia e dit­tatu­ra. Tut­to ciò che non è svilup­po è stag­nazione, tut­to a liv­el­lo di sig­ni­fi­cati è dip­in­to in toni pos­i­tivi quan­do si trat­ta di glob­al­is­mo, in toni neg­a­tivi quan­do è un’alternativa al glob­al­is­mo. Le gio­vani men­ti imma­ture, che trovano la loro ricer­ca esisten­ziale in queste idee, sono uti­liz­za­ti e manipo­lati , questo è per le sue (di Soros)esigenze di visione del mon­do “, ha dichiara­to il vicedi­ret­tore di MED.

Sec­on­do il poli­tol­o­go, la macchi­na glob­al­ista può anche essere gesti­ta e mes­sa in azione nell’esecuzione di qual­si­asi com­pi­to speci­fi­co.

Oltre all’obiettivo finale: creare un mon­do glob­ale uni­co sot­to il con­trol­lo di cen­tri glob­al­isti transnazion­ali, ci sono com­pi­ti locali, inclusi com­pi­ti finanziari, materie prime, politiche e di sicurez­za. È pos­si­bile atti­vare una pic­co­la rete glob­al­ista, esercitare pres­sione locale, con­cen­trar­si, rag­giun­gere il risul­ta­to reale e quin­di speg­n­er­lo fino al momen­to del­la demolizione com­ple­ta di un’amministrazione o del regime attuale “, ha affer­ma­to V. Korovin.

Par­lan­do del­la prospet­ti­va di un prog­et­to glob­al­ista glob­ale, il poli­tol­o­go ha affer­ma­to che la lot­ta nei prossi­mi decen­ni deter­min­erà se il prog­et­to glob­al­ista sarà in gra­do di ottenere una “quo­ta di con­trol­lo nel mon­do e iniziare a imporre com­ple­ta­mente il glob­al­is­mo”, o se gli oppos­i­tori alla glob­al­iz­zazione pos­sono difend­ere il dirit­to a una vari­età di forme di esisten­za: polit­i­ca, civiltà, cul­tur­ale, reli­giosa.

«Un’alternativa alla glob­al­iz­zazione è un mon­do mul­ti­po­lare, un mon­do di varie civiltà, un mon­do di diver­sità cul­tur­ale, un mon­do com­p­lesso pieno di sig­ni­fi­cati, un mon­do che non mesco­la, non è sem­pli­fi­ca­to, non è prim­i­ti­vo, come cre­ato da Glob­al­isti, un mon­do che non con­siste di bio-ame­canoi­di, ma di popoli, grup­pi etni­ci, cul­ture, tradizioni, cioè questo è il mon­do orig­i­nale. 
Per­tan­to, l’alternativa alla glob­al­iz­zazione è la tradizione, la mul­ti­po­lar­ità, la diver­sità delle forme, il ripristi­no del ruo­lo delle reli­gioni, che è un’alternativa, una per­sona nel­la sua interez­za in sen­so onto­logi­co e non in for­ma non mesco­la­ta, mec­ca­ni­coa«, ha sot­to­lin­eato il vicedi­ret­tore di MED.

Il poli­tol­o­go rus­so ha espres­so la sper­an­za che le prospet­tive di una “ripresa” delle iden­tità sia pos­si­bile e che ci si pos­sa presto sbaraz­zare del prog­et­to glob­al­ista evi­tan­do di far­lo prevalere.

Fonte: Report.az

Traduzione: Sergei Leonov

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AL NUYABA: CI SONO SPIE ISRAELIANE NELLE BASI USA E NELLAMBASCIATA AMERICANA IN IRAQ

Il seg­re­tario gen­erale di Hezbol­lah al Nuya­ba in Iraq, ha rifer­i­to del­la pre­sen­za di ele­men­ti israeliani pres­so l’ambasciata amer­i­cana a Bagh­dad.

Akram al Kaabi ha affer­ma­to che i recen­ti attac­chi alle posizioni di Hashid al Shaabi (milizie sci­ite) in Iraq sono sta­ti effet­tuati da droni e non da aerei da com­bat­ti­men­to F-35.

Il drone che è sta­to abbat­tuto nel­la cit­tà del­la Bagh­dad Belt era amer­i­cano”, ha det­to.

Akram al Kaabi ha aggiun­to che gli israeliani sta­vano arrivan­do in Iraq usan­do fal­si pas­s­apor­ti amer­i­cani.

Al Nuya­ba sa esat­ta­mente dove si trovano gli israeliani pres­so l’ambasciata amer­i­cana e la base aerea di Al Asad. Un israeliano che occu­pa il gra­do mil­itare gen­erale è arriva­to in Iraq e risiede in un cam­po a Erbil ”, ha riv­e­la­to.

In un’altra parte dei suoi com­men­ti, Akram al Kaabi ha affer­ma­to che la pre­sen­za delle forze di Al Nuya­ba nel ter­ri­to­rio siri­ano dan­neg­gerebbe gli spon­sor del ter­ror­is­mo e non gli inter­es­si dell’Iraq.

In un recente incon­tro tra i capi delle tre autorità irach­ene e i prin­ci­pali coman­dan­ti di Hashid al Shaabi, sono sta­ti esam­i­nati gli attac­chi alle posizioni di Hashid e i parte­ci­pan­ti alla riu­nione han­no con­clu­so che questi attac­chi era­no sta­ti gui­dati da una poten­za straniera a detri­men­to dell’Iraq “, come ha dichiara­to il seg­re­tario gen­erale di Al Nuya­ba.

Inoltre al Kaabi ha det­to che il pri­mo min­istro iracheno era a conoscen­za dei ten­ta­tivi di alcune par­ti di rilan­cia­re la pre­sen­za nel paese del grup­po ter­ror­is­ti­co di Daesh. “Il recente incon­tro ha avu­to lo scopo di coor­dinare gli sforzi politi­ci e mil­i­tari per con­trastare le offen­sive straniere”, ha det­to.

Il seg­re­tario gen­erale di Al Nuya­ba ha fat­to rifer­i­men­to alla recente fat­wa dell’Ayatollah Kazem al Haeri che proibisce la pre­sen­za dell’esercito amer­i­cano in Iraq.

Dob­bi­amo rispettare ques­ta fat­wa anche se i par­ti­ti politi­ci non la rispet­tano, Al Nuya­ba e le sue forze agi­ran­no per fare sì che questo acca­da”, ha det­to.

Milizie sci­ite di Al Nuya­ba

Nota: La grande mag­gio­ran­za degli iracheni si è pro­nun­ci­a­ta nel non vol­er più la pre­sen­za di truppe amer­i­cane nel paese. L’Iraq ha inoltre rap­por­ti di lun­ga data di coop­er­azione e di fratel­lan­za con l’Iran, entram­bi i pae­si sono a mag­gio­ran­za sci­ita e han­no di comune accor­do deciso di incre­mentare i loro vin­coli con la real­iz­zazione di infra­strut­ture comu­ni nel set­tore ener­geti­co e dei trasporti. Questo infas­tidisce molto gli USA che han­no dec­re­ta­to sanzioni con­tro tutte le soci­età che real­iz­zano inter­scam­bio con l’Iran.

Fonte: Al Man­ar

Traduzione: Luciano Lago

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Lavoro in nero, stangata imprenditrice cinese

erazione dei cara­binieri a Terzig­no, in provin­cia di Napoli. Scop­er­ti cinque operai in nero costret­ti a turni da 15 ore. La don­na è sta­ta denun­ci­a­ta, ele­vate sanzioni per oltre 100mila euro

Lavoro in nero e capo­rala­to, finisce nei guai un’imprenditrice di nazion­al­ità cinese a Terzig­no, in provin­cia di Napoli.

A incas­trar­la i con­trol­li dei cara­binieri del grup­po per la tutela del lavoro di Napoli che, insieme ai col­leghi del­la stazione del cen­tro dell’hinterland partenopeo, han­no pro­ce­du­to a denun­cia­re la don­na, una 36enne asi­at­i­ca.

È accusa­ta di aver imp­ie­ga­to nel suo lab­o­ra­to­rio tes­sile cinque con­nazion­ali, tut­ti in nero. Sareb­bero sta­ti costret­ti a svol­gere turni mas­sacran­ti, da quindi­ci ore al giorno. Gli operai, che non avreb­bero mai rice­vu­to for­mazione sui rischi del lavoro né tan­tomeno sareb­bero mai sta­ti sot­to­posti a vis­ite mediche, man­gia­vano e dormi­vano in strut­ture attigue all’opificio. La ret­ribuzione era a dir poco scarsa: stan­do a quan­to han­no appu­ra­to i cara­binieri napo­le­tani, infat­ti, i dipen­den­ti per­cepi­vano appe­na 2,50 euro per ogni ora di lavoro presta­to.

Al ter­mine dell’operazione, i mil­i­tari han­no appos­to i sig­illi all’intera strut­tura. Il seque­stro è scat­ta­to per­ché il lab­o­ra­to­rio è risul­ta­to sprovvis­to delle pre­scritte autor­iz­zazioni. Salatis­si­mo il con­to: oltre alla denun­cia, sono state com­mi­nate sanzioni ammin­is­tra­tive che super­a­no i 100mila euro, atte­s­tandosi sul­la cifra di 108.300 euro.

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