Massoneria, ‘ndrangheta e servizi segreti. Ecco il terzo memoriale del pentito Lo Giudice

giovedì 13 giug­no 2019

VIDEO | Proces­so “Gotha”, il col­lab­o­ra­tore fa i nomi di col­oro che, a suo avvi­so, sareb­bero asso­ciati alla mas­sone­r­ia o in odore di servizi seg­reti deviati. Doc­u­men­to non anco­ra disponi­bile per le par­ti, ma let­to in aula. Spic­cano mag­is­trati, avvo­cati, pro­fes­sion­isti. E svela l’esistenza di un grup­po ristret­to che prende deci­sioni

di Con­so­la­to Min­ni­ti

 

Un memo­ri­ale pieno zep­po di nomi e cog­no­mi di col­oro che, a giudizio del pen­ti­to Nino Lo Giu­dice, sono all’interno di un cir­cuito che si muove nell’ambito di mas­sone­r­ia, ‘ndrangheta e servizi seg­reti deviati. Una lun­ga lista, per buona parte cor­rispon­dente a quel­la già ver­ga­ta nel sec­on­do memo­ri­ale dif­fu­so durante la sua lati­tan­za, ma che adesso viene riv­isi­ta e cor­ret­ta. Con diver­si nomi aggiun­ti.

È così che il pen­ti­to Lo Giu­dice si pre­sen­ta oggi alla terza udien­za del proces­so “Gotha” che lo vede in qual­ità di teste dell’accusa. Così, men­tre nelle due udien­ze prece­den­ti, il pen­ti­to si è pre­oc­cu­pa­to di trat­teggia­re le linee essen­ziali delle sue conoscen­ze, sof­fer­man­dosi più volte sulle fig­ure di Pao­lo Romeo e Gior­gio De Ste­fano, ques­ta vol­ta è tem­po di com­pletare e met­tere a dis­po­sizione del Tri­bunale pre­siedu­to da Sil­via Capone, il ter­zo memo­ri­ale. Quel­lo, per inten­der­ci, che il “nano” non riesce a finire per­ché arresta­to dal­la Squadra mobile di Reg­gio Cal­abria nel novem­bre del 2013.

I nomi più importanti

Ci sono tan­tis­sime per­sone in quell’elenco che Lo Giu­dice legge anche in maniera piut­tosto veloce ed a trat­ti poco com­pren­si­bile. Fra gli altri, spic­ca il nome di don Sti­lo, il prete “aggius­ta tut­to”, spie­ga Lo Giu­dice. «Se c’era un prob­le­ma, lui arriva­va e risolve­va la fac­cen­da. Io però non l’ho mai conosci­u­to diret­ta­mente». È un refrain che si ripete più volte quel­lo del­la conoscen­za indi­ret­ta. Lo Giu­dice, infat­ti, affer­ma di aver appre­so molti dei nomi ripor­tati sia da Gio­van­ni Chilà, boss mor­to da tem­po, che da altri per­son­ag­gi del­la ‘ndrangheta. Finis­cono nel calderone pro­fes­sion­isti come gli avvo­cati Loren­zo Gat­to, Cor­ra­do Poli­ti, Zum­bo, Abate, Chiz­zoni­ti, gli stes­si impu­tati Anto­nio Mar­ra e Pao­lo Romeo, e così pure Mario Giglio. Vi sono anche mag­is­trati di peso come col­oro i quali furono citati nel prece­dente memo­ri­ale, Francesco Mol­lace, Alber­to Cis­ter­na, Francesco Neri, Giuseppe Tuc­cio, Vin­cen­zo Giglio e Gian­car­lo Giusti. Spic­ca un nome nuo­vo, anche questo tut­to com­ple­ta­mente da ver­i­fi­care, anche in virtù di una sto­ria per­son­ale ben lon­tana da qual­si­asi coin­vol­gi­men­to stra­no. Si trat­ta di Sal­vo Boe­mi, inser­i­to da Lo Giu­dice in elen­co, Ci sono anche Gia­co­mo Foti, i fratel­li Cedro, Dominique Suraci, l’ex diri­gente ai LL. PP. del comune di Reg­gio Cal­abria, Mar­cel­lo Cam­mera. C’è anche il nome di Gio­van­ni Aiel­lo che Lo Giu­dice inserisce nel novero dei mem­bri dei servizi seg­reti insieme a Celona, Canale e Patané. Ed anco­ra i notai Pog­gio e Mar­rapo­di. Ogni cosca, a giudizio del “nano” avrebbe avu­to sogget­ti di rifer­i­men­to legati ai servizi.

Il secondo memoriale, la paura e i Villani

Incalza­to dalle domande del procu­ra­tore aggiun­to Giuseppe Lom­bar­do, Lo Giu­dice spie­ga che, con il sec­on­do memo­ri­ale, l’obiettivo era non far com­pren­dere cosa stesse facen­do. «Da qui la mia esi­gen­za di scriverne un ter­zo, bisog­na­va che vi faces­si sapere cosa c’era sot­to. Ave­vo la neces­sità di far sapere all’autorità giudiziaria quegli argo­men­ti che ave­vo taci­u­to per pau­ra». Il pm allo­ra chiede per­ché si sia sof­fer­ma­to molto sull’omi­cidio del gio­vane Francesco Cal­abrò, il fratel­lo di Giuseppe, killer dei cara­binieri Fava e Garo­fa­lo. Francesco fu trova­to, a dis­tan­za di anni, nei fon­dali del por­to di Reg­gio Cal­abria a bor­do del­la sua Smart rossa, dopo che i famil­iari ne denun­cia­rono la scom­parsa anni pri­ma. A giudizio di Lo Giu­dice, «Con­so­la­to Vil­lani non ave­va con­fes­sato che la morte di Cal­abrò era sta­ta a causa sua». È con il padre di Con­so­la­to, Giuseppe, che Lo Giu­dice par­la di mas­sone­r­ia. Non sono affil­iati, ma conoscono mol­ta gente che lo è. In realtà par­lano più di mas­sone­r­ia, servizi e ‘ndrangheta mes­si insieme.

Le nuove doti e la “cosa di seta”

Nel suo memo­ri­ale Lo Giu­dice par­la anche delle nuove doti di ‘ndrangheta, conosciute sino al 2010, anno del suo pen­ti­men­to. Si anda­va oltre il padri­no, per rag­giun­gere l’apice più alto con la coro­na e poi con la stel­la. Ma è soprat­tut­to di una «soci­età seg­re­ta» che Lo Giu­dice par­la, rifer­en­dosi ad un grup­po ristret­to di 7–8 per­sone, denom­i­na­to  “cosa di seta”. Di questo grup­po super ris­er­va­to gli par­lò Pasquale Con­del­lo, dicen­dogli che, oltre lui, ne face­va parte pure Gio­van­ni Tegano. «È un grup­po che gestisce tut­ta la crim­i­nal­ità, è la cupo­la del­la ‘ndrangheta, così come mi ave­va det­to anche Gio­van­ni Chilà». Dichiarazioni ovvi­a­mente tutte da appro­fondire e riscon­trare, ma che for­niscono ulte­ri­ori ele­men­ti al procu­ra­tore Lom­bar­do per pot­er riscon­trare la sua tesi sull’esistenza di una com­po­nente invis­i­bile del­la ‘ndrangheta e, per tornare al proces­so “Meta” che sicu­ra­mente dovrà cel­e­brar­si nuo­va­mente, l’esistenza di un diret­to­rio, diret­ta­mente col­le­ga­to con le mag­giori cosche reg­gine, non autonomo, ma in gra­do di assumere quelle deci­sioni che più con­tano nel­la strate­gia crim­i­nale. 

https://m.lacnews24.it/89949/cronaca/massoneria-ndrangheta-servizi-segreti-memoriale-pentito-lo-giudice.html?fbclid=IwAR2OSCtdBn0cL2I92EHSoPzqB77K9kD4frmvIwiE7KPfiV4TTe4kkX7qlec
Mladic71
Share / Con­di­vi­di:
Questo articolo è stato pubblicato in Senza categoria da grognards . Aggiungi il permalink ai segnalibri.