Gabe Grunewald è morta a 32 anni ma resta una campionessa nella lotta contro il cancro

GABE, GRUNEWALD, RUNNER

Metti un piede davanti all’altro” era il suo motto per i giovani colpiti come lei da tumori rari e aggressivi. La mezzofondista americana è morta l‘11 giugno, ma la sua storia detta ancora il passo nella corsa della speranza di molti.

Il mez­zo­fon­do è veloc­ità e resisten­za, è un’alchimia par­ti­co­lare di grin­ta e caparbi­età: una gius­ta dose di rapid­ità, una gius­ta tena­cia nel saper pro­l­un­gare lo sfor­zo. Non è la cor­sa dei 100 metri che strap­pa gli applausi sot­to mille riflet­tori, non è la mara­tona che com­muove lo spet­ta­tore empati­co con la forza sfini­ta dell’atleta. Il mez­zo­fon­do ha qual­cosa a che fare pro­prio con l’essere in mez­zo alle cose, allo sfor­zo di star­ci den­tro tan­to con ener­gia quan­to con pazien­za. Il tra­guar­do è lon­tano, ma non trop­po lon­tano.Qual­cuno potrà dire di Gabe Grunewald che la sua è sta­ta una vita a metà, o che il tra­guar­do è arriva­to trop­po presto; direi che lei stes­sa ha pro­pos­to un’alternativa migliore:

Il suo tal­en­to nel­la cor­sa le ha dato gli stru­men­ti giusti per non soc­combere all’impietosa diag­nosi che l’ha rag­giun­ta quan­do era un’universitaria poco più che ven­tenne. È rimas­ta nel mez­zo del­la sua vita, per­me­t­ten­dosi gli scat­ti quan­do è sta­to pos­si­bile e pazien­tan­do quan­do non si pote­va fare altro.

4 ricadute, ma quanti traguardi

Era il 2009, fre­quen­ta­va l’Università del Min­neso­ta ed era un’atleta in cresci­ta quan­do venne col­pi­ta da un car­ci­no­ma ade­noideo-cis­ti­co. Più tar­di gliene diag­nos­ti­carono un altro alla tiroide. Inter­ruppe gli allena­men­ti per curar­si, le furono asportate la ghi­an­dola sali­vare e poi la tiroide. Mise a fuo­co, da capo, la pro­pria tabel­la di mar­cia umana:

In quel momen­to oscuro ho cer­ca­to di con­cen­trar­mi sulle benedi­zioni che ave­vo nel­la vita, cor­rere era una delle più gran­di.

 

Da quel momen­to la sua spe­cial­ità diven­ta – metafori­ca­mente – il mez­zo­fon­do a osta­coli: tante insi­die date dal­la malat­tia, altret­tante sfide pos­i­tive nel­la vita. Un pri­mo riconosci­men­to arri­va nel 2010: Gabriele “Gabe” arrivò sec­on­da nei 1500 metri ai cam­pi­ona­to uni­ver­si­tari. Nel 2012 parte­ci­pa ai Tri­als per le Olimpia­di, l’anno suc­ces­si­vo corre i 1500 otte­nen­do il record per­son­ale di 4′01″48 (questo risul­ta­to la piaz­za al dodices­i­mo pos­to nel­la clas­si­fi­ca amer­i­cana). Poi nel 2014 vince il tito­lo nazionale sui 3000 indoor.

Nel 2016 una nuo­va pro­va, anco­ra più grave delle prece­den­ti: le viene trova­to un tumore al fega­to e ha una recidi­va del car­ci­no­ma tiroideo. Subisce un inter­ven­to che le asporta un tumore di 12 cm dal fega­to. La sua ulti­ma gara la dis­pu­ta a Sacra­men­to nel 2017 con un cli­ma impi­etoso per il cal­do, il giorno pri­ma del­la com­pe­tizione era sta­ta ricov­er­a­ta al Pron­to Soc­cor­so: arri­va ulti­ma al tra­guar­do, le com­pagne di gara l’attendono e recitano abbrac­ciate una preghiera.

Una sconfitta eccellente

E’ un’immagine poten­tis­si­ma, arrivare ulti­mi. Se fos­se una sto­ria scrit­ta su un copi­one per la TV, il reg­ista avrebbe con­ces­so alla pro­tag­o­nista il pre­mio di una vit­to­ria pri­ma del­la morte. Ma le logiche umane han­no anco­ra molto da appren­dere sul val­ore potente del­la scon­fit­ta, nel­la sua nuda e povera fragilità. Vivere un lim­ite che non può essere tolto, dimen­ti­ca­to, sot­trat­to con una bac­chet­ta mag­i­ca è una pro­va che allena alla sper­an­za: in nes­sun caso Gabe pote­va pen­sare per sé un cor­po intera­mente guar­i­to dal­la malat­tia, ma con­tin­uare a cor­rere con cica­tri­ci fisiche ed emo­tive pro­fonde le ha por­ta­to in dote l’ipotesi che rias­sume così: “Met­ti un piede davan­ti all’altro”.

E’ diven­ta­to il mot­to del­la sua fon­dazione Brav­e­LikeGabe che si occu­pa di finanziare la ricer­ca su tumori rari e aggres­sivi e di sostenere le per­sone che com­bat­tono la stes­sa battaglia di Gabe. Met­tere un piede davan­ti all’altro è il pas­so umile del­la sper­an­za vera, di chi sa non pot­er essere onnipo­tente e invin­ci­bile ma può affer­mare anche con un sem­plice pas­so che la vita c’è, finché c’è.

Due giorni fa Gabe è mor­ta, ave­va a fian­co suo mar­i­to Justin che l’ha sem­pre ammi­ra­ta per la tena­cia e sostenu­ta (lei lo ave­va pure dis­sua­so dal­lo sposar­la, dicen­dogli “con me finisce male”; eppure lui s’è dimostra­to pron­to alla cor­sa insieme). Le scrisse una let­tera da vero amante cor­ag­gioso:

So che la vita è spaven­tosa e so che abbi­amo vin­to la lot­te­ria dell’incertezza e non è gius­to, ma scel­go comunque la nos­tra vita di incertez­za e a volte di pau­ra, rispet­to a qual­si­asi altra opzione che potrei pen­sare. Ho impara­to di più dall’averti come migliore ami­ca e come moglie di quan­to aves­si impara­to nel resto del­la mia vita insieme. So che ti è sta­to dato il com­pi­to più pesante del­la vita, il com­pi­to di essere cor­ag­giosa, nonos­tante la sen­sazione di enor­mi quan­tità di pau­ra. Il com­pi­to di sor­rid­ere quan­do la gola si riem­pie di dolore e gli occhi vogliono riem­pir­si di lacrime, ma io non pen­so di essere sta­to scel­to per caso, e anco­ra una vol­ta so che non è gius­to, ma sei così incred­i­bile nel sen­tir­ti ed è per questo che sen­to che Brav­e­likegabe è così spe­ciale. Per­ché non c’è una paro­la nel dizionario per descri­vere quel­lo che fai o per quel­lo che sei. Sei una coraz­za­ta cor­ag­giosa rispet­to a me me e a così tante per­sone là fuori che affrontano le più sem­pli­ci e più stu­pide lotte nel­la vita quo­tid­i­ana. (da La Stam­pa)

Incro­cian­do la notizia del­la scom­parsa di Gabe è facile imbat­ter­si in titoli che per i gior­nal­isti partono qua­si in auto­mati­co: “ha per­so la sua battaglia”. Ecco, è come pren­dere il tem­po di un atle­ta ad un cer­to pun­to del per­cor­so, è una fotografia vera ma parziale. Gabe ha taglia­to un tra­guar­do, ma la sua battaglia non è sta­ta per­sa, è sta­to il gradi­no che l’ha por­ta­ta a pro­ten­der­si a una meta in cui la vita vince sem­pre.  Chi più di lei può tes­ti­mo­ni­are con voce autorev­ole che il nos­tro pas­sag­gio sul­la ter­ra sia ciò che San Pao­lo scrisse ai Fil­ippe­si: “Non ho cer­to rag­giun­to la mèta, non sono arriva­to alla per­fezione; ma mi sfor­zo di cor­rere per con­quis­tar­la, per­ché anch’io sono sta­to con­quis­ta­to da Cristo Gesù”.

Gabe Grunewald è mor­ta a 32 anni ma res­ta una cam­pi­ones­sa nel­la lot­ta con­tro il can­cro

Bossi71

 

Share / Con­di­vi­di:
Questo articolo è stato pubblicato in Senza categoria da grognards . Aggiungi il permalink ai segnalibri.