Diffamazione online: giudice competente

1 Giug­no 2018 | Autore:
Mariano Acquaviva

Diffamazione su face­book: quale giu­dice decide? Den­i­grare una per­sona su un grup­po what­sapp è diffamazione aggra­va­ta? Qual è la dif­feren­za con l’ingiuria?

Sono defin­i­ti “leoni da tastiera” gli uten­ti dei social net­work che, pro­tet­ti dal­lo scher­mo, sfogano rab­bia e frus­trazioni con­tro per­son­ag­gi pub­bli­ci, par­en­ti, com­pag­ni di scuo­la e perfi­no per­sone sconosciute. In inglese ven­gono chia­mati haters che, tradot­to, sig­nifi­ca più o meno “col­oro che odi­ano”.

L’incredibile suc­ces­so dei social ha avu­to un rif­lesso neg­a­ti­vo di non poco con­to: quel­lo di pot­er insultare con grande facil­ità chi­unque si voglia. Questi “odi­a­tori”, però, dimen­ti­cano che un reato è sem­pre un reato, anche se commes­so uti­liz­zan­do mouse e tastiera. Chi offende l’altrui rep­utazione attra­ver­so face­book o social net­work sim­ili rischia di incor­rere nel reato di diffamazione. Già: anche una sem­plice scrit­ta sul pro­prio sta­to può diventare una con­dot­ta penal­mente perseguibile. Il prob­le­ma, però, è che colpev­ole e per­sona offe­sa potreb­bero essere molto dis­tan­ti tra loro. Si pen­si ad un utente face­book res­i­dente in Sicil­ia che offen­da una per­sona che si tro­va in Toscana; oppure ad un milanese che insul­ti sul­la bacheca social un cal­abrese. In tutte queste ipote­si, dove si svol­gerà il proces­so penale? Con questo arti­co­lo spiegher­e­mo cos’è la diffamazione online e qual è il giu­dice com­pe­tente.

Diffamazione: cos’è?

La diffamazione con­siste nell’offendere la rep­utazione di un’altra per­sona quan­do ques­ta non sia pre­sente [1]. L’offesa, quin­di, deve essere comu­ni­ca­ta a terze per­sone, non al diret­to inter­es­sato, il quale nem­meno deve essere pre­sente: è ques­ta la grande dif­feren­za con l’ex reato di ingiuria [2].

Men­tre con l’ingiuria si lede la con­sid­er­azione che la per­sona offe­sa ha di se stes­sa, con la diffamazione si lede la rep­utazione che la vit­ti­ma ha all’interno del­la soci­età. Per questo moti­vo essa è ritenu­ta più grave del­la sem­plice ingiuria e, per­tan­to, a dif­feren­za di quest’ultima, la diffamazione è anco­ra puni­ta con la reclu­sione.

Il codice penale punisce il reato di diffamazione “sem­plice” con la reclu­sione fino a un anno oppure, in alter­na­ti­va, con la mul­ta fino a 1032 euro. Se, però, l’offesa con­siste nell’attribuzione di un fat­to deter­mi­na­to, la pena è del­la reclu­sione fino a due anni, ovvero del­la mul­ta fino a 2.065 euro.

Diffamazione aggravata: cos’è?

Sec­on­do la legge, se l’offesa è reca­ta col mez­zo del­la stam­pa o con qual­si­asi altro mez­zo di pub­blic­ità, ovvero in atto pub­bli­co, la pena è del­la reclu­sione da sei mesi a tre anni o del­la mul­ta non infe­ri­ore a 516 euro.

Se l’offesa è reca­ta a un Cor­po politi­co, ammin­is­tra­ti­vo o giudiziario, o ad una sua rap­p­re­sen­tan­za o ad una autorità cos­ti­tui­ta in col­le­gio, le pene sono aumen­tate.

Gli ulti­mi casi prospet­tati pos­sono essere defin­i­ti di diffamazione aggra­va­ta, in quan­to ritenu­ti mag­gior­mente dele­teri rispet­to alla diffamazione sem­plice, cioè quel­la puni­ta con la reclu­sione mas­si­ma di un anno.

Per quan­to riguar­da l’attribuzione di un fat­to deter­mi­na­to, deve trat­tar­si di un episo­dio suf­fi­cien­te­mente delin­eato, di modo che pos­sa essere più cred­i­bile e, per­tan­to, pos­sa arrecare un mag­gior dan­no al diffam­a­to rispet­to ad una diffamazione gener­i­ca.

Diffamazione su facebook: è reato?

Chi offende la rep­utazione, la dig­nità o l’onore di un’altra per­sona uti­liz­zan­do face­book non solo si mac­chia del reato di diffamazione, ma addirit­tura di diffamazione aggra­va­ta. Per­ché? Sem­plice: per­ché chi­unque può leg­gere l’offesa scrit­ta sul social. Insultare una per­sona su un social net­work equiv­ale a oltrag­gia­r­la pub­bli­ca­mente, come se si uti­liz­zasse la stam­pa oppure si trovasse in una piaz­za affol­la­ta.

Pro­prio la dimen­sione di inter­net fa sì che il reato sul web sia con­sid­er­a­to più grave di quel­lo real­iz­za­to in una realtà mate­ri­ale: più pre­cisa­mente, l’utilizzo di inter­net inte­gra l’ipotesi di diffamazione aggra­va­ta dall’uso di un mez­zo di pub­blic­ità, stante la par­ti­co­lare capac­ità divul­ga­ti­va del mez­zo telem­ati­co. Ciò ha rif­lessi anche sul­la com­pe­ten­za del giu­dice: giu­di­care del­la diffamazione aggra­va­ta spet­ta al tri­bunale in com­po­sizione mono­crat­i­ca, men­tre la diffamazione sem­plice è di com­pe­ten­za del giu­dice di pace.

Diffamazione online: qual è il giudice competente?

Appu­ra­to che la diffamazione online è un’ipotesi di diffamazione aggra­va­ta, res­ta da capire davan­ti a quale giu­dice l’imputato si tro­verà a difend­er­si. In par­ti­co­lare, due sono le ipote­si che si fron­teggiano:

  1. giu­dice ter­ri­to­rial­mente com­pe­tente è quel­lo del luo­go ove è avvenu­to il reato: in ques­ta cir­costan­za, il proces­so si cele­br­erebbe nel pos­to ove si trova­va il reo al momen­to del fat­to, cioè quan­do ha dig­i­ta­to l’offesa [3];
  2. giu­dice ter­ri­to­rial­mente com­pe­tente è quel­lo del luo­go ove si trova­va la vit­ti­ma nel momen­to in cui ha avu­to percezione dell’offesa, cioè quan­do ha let­to gli insul­ti a lui pub­bli­ca­mente diret­ti.

La giurispru­den­za oscil­la tra i due ori­en­ta­men­ti appe­na richia­mati. A rig­ore, la tesi da accogliere sarebbe la sec­on­da, in quan­to il reato di diffamazione si intende con­suma­to (cioè, per­fezion­a­to), sola­mente nel momen­to in cui la vit­ti­ma ne ha percezione. In realtà, però, poiché è dif­fi­cile capire quan­do conc­re­ta­mente si real­iz­za la lesione all’onore, la Corte di Cas­sazione preferisce adottare il cri­te­rio più sicuro del luo­go ove il con­tenu­to offen­si­vo è sta­to car­i­ca­to: prevale quin­di in giurispru­den­za la tesi che indi­vid­ua il giu­dice com­pe­tente del reato di diffamazione online in quel­lo del luo­go in cui la con­dot­ta lesi­va si è real­iz­za­ta, che è il pos­to dove si trova­va il colpev­ole al momen­to del fat­to [4].

Diffamazione online: è sempre reato?

La diffamazione online per­pe­tra­ta attra­ver­so i social net­work si può per­fezionare anche a mez­zo chat o sis­te­mi di mes­sag­gis­ti­ca istan­ta­nea, a meno che l’offesa non sia invi­a­ta attra­ver­so mail o mes­sag­gi diret­ti a un uni­co des­ti­natario: in questo caso, non si potrà avere diffamazione ma al mas­si­mo ingiuria. Se invece il mes­sag­gio viene inoltra­to a des­ti­natari diver­si e moltepli­ci, ad esem­pio attra­ver­so grup­pi what­sapp, le cose cam­biano: per la giurispru­den­za la con­dot­ta è più grave, si trat­ta di diffamazione aggra­va­ta dal mez­zo di pub­blic­ità e la com­pe­ten­za è del tri­bunale.

Per­ché scat­ti il reato di diffamazione non è nec­es­sario che la vit­ti­ma sia iden­ti­fi­ca­ta con il suo nome e cog­nome: bas­tano anche indi­cazioni uni­voche che tol­gano ogni dub­bio sul des­ti­natario del­la frase.

Diffamazione online: giu­dice com­pe­tente

Facchin71

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