Il passato turbolento del rom amico del Papa: arrestato per cocaina

Non solo 27 auto fan­tas­ma, nel cur­ricu­lum di Omerovic pure i figli non man­dati a scuo­la

«Non abbi­amo prece­den­ti penali». Nei giorni tur­bo­len­ti dell’assegnazione del­la casa popo­lare a Casal Bru­ci­a­to, Imer Omerovic ci tene­va a pre­cis­ar­lo per zit­tire chi adom­bra­va sospet­ti sul suo con­to e lo accusa­va di essere priv­i­le­gia­to per­ché rom.

Pre­sa per buona la sua ver­sione e squal­ifi­cate le pre­oc­cu­pazioni dei res­i­den­ti, Omerovic è diven­ta­to una specie di totem del­la legal­ità. In tan­ti ci han­no mes­so la fac­cia per difend­er­lo. Eppure, sem­bra pro­prio che il nomade non abbia un pas­sato così limpi­do. E che nep­pure sua moglie, Sena­da, sia al di sopra d’ogni sospet­to. Da quan­to risul­ta al Gior­nale, infat­ti, entram­bi i gen­i­tori sono sta­ti seg­nalati per inosser­van­za degli obb­lighi sco­las­ti­ci. In prat­i­ca non man­da­vano alcu­ni dei 12 figli a scuo­la. Il «cur­ricu­lum» di Omerovic però non finisce qui. A suo cari­co risul­tano anche denunce per abban­dono di minori e per inosser­van­za dell’obbligo di assis­ten­za famil­iare. Dal can­to suo, il capo famiglia, sen­ti­to anco­ra una vol­ta dal Gior­nale, ripete sem­pre la stes­sa ver­sione: «Da quan­do sono Italia non ho mai avu­to guai con la legge». E i bim­bi? «Li man­do tut­ti a scuo­la». In realtà non sem­bra pro­prio uno stin­co di padre né di san­to, nonos­tante il Papa lo abbia rice­vu­to insieme a parte del­la sua famiglia nel­la Basil­i­ca di San Gio­van­ni in Lat­er­a­no per schier­ar­si dal­la sua parte davan­ti agli attac­chi xeno­fo­bi e razz­isti del­la bor­ga­ta che vol­e­va cac­cia­r­lo. Ma le ombre sul pas­sato di Omerovic sono anco­ra più cupe.

Risul­ta infat­ti anche un arresto in fla­gran­za di reato per­ché trova­to in pos­ses­so di cocaina. Insom­ma, è abbas­tan­za evi­dente che il bosni­a­co non sia una per­sona che è sta­ta lon­tana da con­testi di ille­gal­ità. Sen­za con­sid­er­are, come già scrit­to su queste pagine, che Imer Omerovic risul­ta intes­tatario di 27 vet­ture, alcune di lus­so, e che l’ipotesi che svol­ga l’attività di prestanome è tra le più accred­i­tate. Due di queste sono arrivate dopo l’assegnazione del­la casa popo­lare: una Fiat Sty­lo 1.9 Jtd e una Bmw serie 5 530 d.

Inoltre, lui sostiene di svol­gere l’attività di com­praven­di­ta di auto su inter­net, pec­ca­to che lo fac­cia con una dit­ta indi­vid­uale fan­tas­ma con sede sociale in via Pon­ti­na 601 a Roma, lì dove sorge­va il cam­po noma­di di Tor de’ Cen­ci, sgomber­a­to nel 2012, e che non abbia mai pre­sen­ta­to un bilan­cio in cam­era di com­mer­cio. Seg­no evi­dente di prob­a­bili attiv­ità in nero. Eppure, nonos­tante tut­to questo, anche il sin­da­co di Roma Vir­ginia Rag­gi si è pre­cip­i­ta­ta a dar­gli man­forte e a spie­gare che quel­la casa spet­ta­va loro di dirit­to e che i sospet­ti adom­brati dai res­i­den­ti era­no solo calun­nie. Nes­suno qui mette in dub­bio la neces­sità e l’urgenza di dare un tet­to a una famiglia con un così alto numero di minori affinché questi non cres­cano nel degra­do e pos­sano sper­are in una vita migliore di quel­la dei pro­pri gen­i­tori, ma ora qualche chiari­men­to andrà pur dato. E non solo a chi protes­ta­va.

Come ha ammes­so la pres­i­dente del munici­pio IV di Roma, la gril­li­na Rober­ta Del­la Casa, le norme sono poco strin­gen­ti e per avere un allog­gio popo­lare ser­vono solo l’Isee e la cer­ti­fi­cazione del­lo sta­to di famiglia. Ma oltre alle regole, il pun­to è un altro: è davvero pos­si­bile che nes­suna isti­tuzione a nes­sun liv­el­lo si sia accor­ta delle anom­alie sul­la vita lavo­ra­ti­va e famil­iare di Imer Omerovic? Quan­ta fret­ta dei politi­ci di scen­dere in cam­po quan­do scegliere i casi da far diventare un esem­pio è un atto che richiede cautela e atten­zione ai det­tagli per non scivolare su facili buc­ce di banana.   (FATELO SAPERE AL PAPA)

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Da dove arrivano i migranti e perché

MIGRAZIONI /

L’inizio del fenomeno migratorio dalla Libia

La rot­ta libi­ca inizia ad essere molto fre­quen­ta­ta dai migranti intorno alla metà degli anni Novan­ta. Pri­ma di allo­ra, il numero di per­sone sbar­cate in Italia dal­la Lib­ia appare molto ridot­to. In realtà, sul fronte dell’immigrazione, a destare mag­giore pre­oc­cu­pazione all’epoca è la trat­ta albanese: nel 1997 in par­ti­co­lare, il caos in Alba­nia por­ta centi­na­ia di cit­ta­di­ni di quel paese bal­cani­co in Italia.

I pri­mi viag­gi del­la sper­an­za che sol­cano dal­la Lib­ia vedono l’utilizzo di bar­chi­ni di leg­no di for­tu­na e, il più delle volte, cul­mi­nano in sbarchi a Lampe­dusa.

L’immigrazione durante la Libia di Gheddafi

Il fenom­e­no migra­to­rio dal­la Lib­ia inizia ad avere dimen­sioni impor­tan­ti nel 2002: quell’anno, com­plice la desta­bi­liz­zazione del corno d’Africa e l’apertura di cor­ri­doi attra­ver­so il Sahara nel sud del­la Lib­ia, sono centi­na­ia col­oro che rag­giun­gono il paese ret­to in quel peri­o­do stori­co dal rais Muham­mar Gheddafi.

Ma occor­rono fare dei dis­tin­guo: se da un lato aumen­ta il numero di migranti pre­sen­ti in Lib­ia, dall’altro non si assiste ad una decisa impen­na­ta di sbarchi ver­so l’Italia. Pur tut­tavia, da questo pun­to di vista la stra­da sem­bra aper­ta. Se pri­ma infat­ti si con­tano poche decine di sbarchi all’anno, dal 2002 in poi il numero è di decine al mese soprat­tut­to durante la sta­gione esti­va.

Un altro fat­tore che por­ta numerosi migranti in Lib­ia, è l’uscita del paese di Gheddafi dal lim­bo delle sanzioni inter­nazion­ali. Questo fat­to avviene, in una pri­ma tranche, nel 1999 e viene poi cer­ti­fi­ca­to con l’abbandono del pro­gram­ma nucleare da parte del rais nel 2004. Sono cir­costanze politiche sbloc­cano inves­ti­men­ti in Lib­ia per mil­iar­di di Dol­lari, dove Gheddafi riesce ad inve­stire gli ingen­ti proven­ti del petro­lio.

La Lib­ia diven­ta un cantiere a cielo aper­to e ad ali­menta­re l’economia è la man­od­opera prove­niente dai pae­si africani lim­itrofi. In questi anni, Tripoli è una sor­ta di hub africano a cui migli­a­ia di cit­ta­di­ni del con­ti­nente nero guardano come sper­an­za per un futuro lon­tano dai pro­pri pae­si poveri o in guer­ra.

Ma tra le migli­a­ia che arrivano in Lib­ia, ci sono anche grup­pi che spin­gono per andare in Europa ed in Italia in par­ti­co­lar modo. Alcune orga­niz­zazioni crim­i­nali, fiu­tan­do l’affare dell’immigrazione ille­gale, iniziano ad orga­niz­zare sem­pre più tra­ver­sate del Mediter­ra­neo cen­trale. Il boom in questo decen­nio si reg­is­tra nel 2008, quan­do in Italia arrivano dal­la Lib­ia cir­ca 38mila migranti africani. Una situ­azione che inizia a gener­are nel nos­tro Paese un cer­to allarme di natu­ra sociale.

Map­pa di Alber­to Bel­lot­to

Il ruolo del trattato di amicizia italo – libico

Ma il 2008 è anche l’anno del cosid­det­to “Trat­ta­to di ami­cizia ita­lo-libi­co”: si trat­ta di un grande accor­do su diver­si strate­gi­ci set­tori che seg­na il supera­men­to delle ten­sioni dovute al peri­o­do colo­niale. Siglato a Ben­gasi con le firme del pres­i­dente del con­siglio Sil­vio Berlus­coni per l’Italia e di Muham­mar Gheddafi per la Lib­ia, il doc­u­men­to toc­ca anche la spin­osa ques­tione dell’immigrazione.

Roma, in par­ti­co­lare, si impeg­na a ver­sare cinque mil­iar­di di euro all’anno per vent’anni alla Lib­ia come ris­arci­men­to del peri­o­do colo­niale. In cam­bio, tra le promesse che Tripoli si impeg­na a man­tenere, vi è anche quel­la riguardante il con­trasto alle orga­niz­zazioni crim­i­nali che gestis­cono la rot­ta libi­ca dell’immigrazione.

Ed in effet­ti già nel 2009 gli sbarchi in Italia appaiono calati del 90% rispet­to al 2008: questo per­ché le autorità libiche arrestano scafisti e boss dei grup­pi crim­i­nali, così come sman­tel­lano le fab­briche dei bar­chi­ni di leg­no dis­sem­i­nate lun­go la cos­ta ed iniziano una sorveg­lian­za costante dei por­ti da cui partono la gran parte dei viag­gi del­la sper­an­za. La guardia costiera libi­ca viene inoltre arma­ta ed equipag­gia­ta gra­zie a numerosi inves­ti­men­ti da parte ital­iana, anch’essi pre­visti dal trat­ta­to di ami­cizia. Il pat­tuglia­men­to del mare in ques­ta porzione del Mediter­ra­neo cen­trale appare costante.

La fine dell’era di Gheddafi e le conseguenze sull’immigrazione

Una situ­azione che però dura il breve vol­gere di due anni. All’inizio del 2011 infat­ti, il mon­do arabo viene scon­volto da un’ondata di proteste in molti pae­si che ben presto coin­volge anche la stes­sa Lib­ia specie dopo la cadu­ta dei gov­erni di Ben Ali in Tunisia e Hos­ni Mubarack in Egit­to.

Le isti­tuzioni libiche appaiono quin­di frag­ili ed in dif­fi­coltà ed iniziano a non pot­er più far fronte agli impeg­ni pre­si con l’Italia. Per di più, quan­do soprat­tut­to da Fran­cia e Gran Bre­tagna si pro­fi­la la spin­ta ver­so un inter­ven­to arma­to con­tro Gheddafi, il rais pro­va a sfruttare l’immigrazione come arma di pres­sione polit­i­ca ver­so l’Europa. Una tat­ti­ca che si accen­tua quan­do l’Italia si acco­da alle velleità bel­liche di Pari­gi e Lon­dra.

In Tripoli­ta­nia le autorità libiche lib­er­a­no molti degli arresta­ti negli anni prece­den­ti, promet­ten­do loro un lavoro ed in tal modo assol­dan­do ex boss del­la trat­ta libi­ca che tor­nano ad immet­tere bar­chi­ni nel Mediter­ra­neo. La situ­azione pre­cipi­ta con la scon­fit­ta mil­itare di Gheddafi ad opera dei cosid­det­ti “ribel­li” e la morte del rais, avvenu­ta nell’ottobre del 2011. Da quel momen­to in poi, a Tripoli non siederà più alcu­na autorità in gra­do di affrontare in modo strut­turale il prob­le­ma dell’immigrazione.

Le tratte che portano i migranti in Libia

Fin qui dunque la sto­ria del­la trat­ta libi­ca, dalle sue prime man­i­fes­tazioni per via dei pri­mi sbarchi negli anni Novan­ta fino all’impennata di appro­di dovu­ta alla cadu­ta di Gheddafi. Ma quali sono le rotte che con­trad­dis­tin­guono la trat­ta che por­ta centi­na­ia di migranti dal­la Lib­ia all’Italia?

La pri­ma e più impor­tante, riguar­da l’Africa occi­den­tale sub sahar­i­ana. Da qui ver­so la Lib­ia arrivano i migranti prove­ni­en­ti dai pae­si dell’Ecowas, ossia l’unione eco­nom­i­co – doganale tra Sta­ti sia fran­co­foni che anglo­foni che com­pon­gono gran parte di ques­ta regione del con­ti­nente nero. Nige­ria in prim­is, ma anche Mali, Burk­i­na Faso, Sene­gal, Cos­ta d’Avorio, Liberia ed altri pae­si del­la regione che fan­no parte di ques­ta orga­niz­zazione vedono, anno dopo anno, accrescere il numero dei pro­pri cit­ta­di­ni che si dirigono ver­so la Lib­ia per provare a par­tire in direzione Europa.

Map­pa di Alber­to Bel­lot­to

Facen­do parte dell’Ecowas, da questi pae­si rag­giun­gere il Niger è molto sem­plice: non esisten­do grossi con­trol­li doganali, si può giun­gere a Niamey, la cap­i­tale del Niger, sen­za molte dif­fi­coltà. Da qui poi, si risale ver­so il nord di questo paese per rag­giun­gere il con­fine con la Lib­ia. Da qui in poi entra­no in gio­co le orga­niz­zazioni crim­i­nali oper­an­ti nel paese nordafricano.

Un’altra trat­ta molto atti­va riguar­da il corno d’Africa. Si parte da Eritrea, paese con molte dif­fi­coltà eco­nomiche, e dal­la Soma­lia che, a par­tire dal 1993, risul­ta come un vero e pro­prio “Sta­to fal­li­to”. Dal corno d’Africa si giunge quin­di in Sudan, Paese che con­fi­na con la parte più merid­ionale del­la Cire­naica. Ed è lun­go questi con­fi­ni deser­ti­ci con la Lib­ia che avviene il pas­sag­gio dei migranti nel paese nordafricano.

Infine, pur se meno fre­quen­ta­ta, un’altra rot­ta impor­tante che riguar­da la Lib­ia è quel­la ori­en­tale: numerosi migranti partono dal medio ori­ente per giun­gere in Egit­to e, da qui, per­cor­rere tut­ta la cos­ta del­la Cire­naica per giun­gere poi nei por­ti di parten­za delle cit­tà del­la Tripoli­ta­nia.

Le città protagoniste della rotta libica

Gran parte delle parten­ze dal­la Lib­ia avven­gono dal­la Tripoli­ta­nia e, in par­ti­co­lare, lun­go un fas­cia che va dal con­fine tunisi­no fino alla cit­tad­i­na di Al Khums, a 50 km ad est di Tripoli. Dal­la Cire­naica invece le parten­ze appaiono stori­ca­mente molto più ridotte e questo per un fat­tore pret­ta­mente geografi­co. Le local­ità sopra citate infat­ti, si trovano a cir­ca 300 km da Lampe­dusa ed in una posizione che per­me­tte a molti bar­coni di imboc­care la via ver­so il canale di Sicil­ia.

Ma la rot­ta libi­ca non ha nel­la Tripoli­ta­nia l’unica regione dove si svilup­pano gli affari delle asso­ci­azioni crim­i­nali. Tut­to parte, in prim­is, dal con­fine con il Niger: qui, come det­to in prece­den­za, entra­no in azione i grup­pi che pren­dono in con­seg­na i migranti che risal­go­no dall’Africa sub sahar­i­ana. In ques­ta fase i grup­pi sfrut­tano le espe­rien­ze dei carovanieri del deser­to per risalire lun­go la regione imper­via del Fez­zan. La pri­ma tap­pa riguar­da la cit­tà di Seb­ha. Si trat­ta del capolu­o­go del­la regione più a sud del­la Lib­ia: qui con­ver­gono tut­ti i vari grup­pi che arrivano dal Niger.

Diverse asso­ci­azioni crim­i­nali han­no in ques­ta cit­tà campi e strut­ture dove, avval­en­dosi anche di grup­pi locali, avviene una sor­ta di pri­mo smis­ta­men­to dei migranti diret­ti ver­so la cos­ta. Suc­ces­si­va­mente, la mar­cia pros­egue sem­pre nel deser­to fino a giun­gere nell’entroterra del­la Tripoli­ta­nia. Qui han­no sede diver­si campi gesti­ti dalle stesse asso­ci­azioni crim­i­nali ed è pro­prio all’interno di questi spazi che avven­gono gli orrori doc­u­men­tati nel cor­so degli ulti­mi anni. A gestire ques­ta fase del­la rot­ta libi­ca, sono il più delle volte grup­pi non libi­ci: bande col­le­gate alla mafia nige­ri­ana, inter­es­sate soprat­tut­to alla trat­ta del­la pros­ti­tuzione, mer­ce­nari prove­ni­en­ti da altri pae­si africani sono i prin­ci­pali pro­tag­o­nisti del­la risali­ta ver­so la cos­ta.

Dopo aver aspet­ta­to anche per mesi, i migranti rag­giun­gono quin­di le local­ità por­tu­ali da cui mate­rial­mente partono i bar­coni. Zuwara fino al 2015 risul­ta essere la cit­tad­i­na in cui i grup­pi crim­i­nali che gestis­cono l’immigrazione appaiono più rad­i­cati. Suc­ces­si­va­mente gran parte delle parten­ze avviene da Sabratha, cit­tad­i­na stor­i­ca ad ovest di Tripoli e non lon­tana dal con­fine tunisi­no. Ad est del­la cap­i­tale libi­ca invece, ven­gono uti­liz­za­ti soprat­tut­to i por­ti di Garab­ul­li ed Al Khums. Si cal­co­la che, in queste ultime local­ità, l’indotto dell’immigrazione clan­des­ti­na coin­volge la metà del­la popo­lazione e rap­p­re­sen­ta la più impor­tante attiv­ità eco­nom­i­ca.

In Cire­naica invece, le rotte che arrivano dal corno d’Africa sfrut­tano soprat­tut­to la provin­cia merid­ionale di Al Kufra e la cit­tà costiera di Adgabiya.

Il naufragio del 3 ottobre 2013

L’impennata degli sbarchi, dal 2011 in poi, non si atten­ua. La cadu­ta di Gheddafi las­cia mano lib­era a molti grup­pi crim­i­nali che vedono nell’immigrazione l’unica grande fonte di red­di­to. A gestire le parten­ze dalle coste sono scafisti spes­so del luo­go, col­le­gati a grup­pi o tribù che sfrut­tano i proven­ti del­la trat­ta libi­ca per imporre il pro­prio dominio in un deter­mi­na­to ter­ri­to­rio.

In questo con­testo, a riportare sot­to la luce dei riflet­tori il fenom­e­no migra­to­rio è sen­za dub­bio la strage del 3 otto­bre 2013 avvenu­ta din­nanzi le coste di Lampe­dusa. Un bar­cone, con più di 400 migranti a bor­do, si rib­al­ta a poche miglia dall’isola più grande delle Pelagie a causa di un incen­dio scop­pi­a­to a bor­do che scate­na il pan­i­co tra i migranti. Le vit­time sono 366, una trage­dia con­sid­er­a­ta tra le più gravi dell’immigrazione. I mor­ti risul­tano in gran parte di orig­ine eritrea.

L’episodio viene con­sid­er­a­to spar­ti­acque in quan­to, come descrit­to in un arti­co­lo di Limes, l’Italia inizia a muover­si da sola sul fronte libi­co e nel con­trasto all’immigrazione, dato soprat­tut­to l’immobilismo dell’Unione euro­pea.

L’emergenza del 2017

Ma negli anni il prob­le­ma non lo si riesce ad affrontare: la Lib­ia rimane sen­za Sta­to ed in balia delle milizie, l’Italia con­tin­ua a vedere crescere il numero degli sbarchi lun­go le pro­prie coste. Ven­gono avvi­ate le mis­sioni Fron­tex e Sophia in sin­er­gia con l’Ue, ma il fenom­e­no migra­to­rio non si atten­ua. Si assiste a nuovi record di appro­di anche con i gov­erni di Let­ta (il cui esec­u­ti­vo è in car­i­ca durante la strage di Lampe­dusa) e di Mat­teo Ren­zi. Anche per­ché nel frat­tem­po in Lib­ia si assiste all’emersione dell’Isis, il quale per alcu­ni mesi con­trol­la nel 2015 la local­ità di Sabratha e pro­va ad avere sem­pre più introiti dall’immigrazione.

L’apice però lo si toc­ca nel 2017: la con­tin­ua desta­bi­liz­zazione del­la Lib­ia fa sì che i grup­pi crim­i­nali e le milizie impeg­nate nel­la trat­ta dei migranti pren­dano sem­pre più potere lun­go la cos­ta traghet­tan­do migli­a­ia di per­sone ver­so la Sicil­ia. Si assiste anche all’ingresso nel Mediter­ra­neo di numerose navi di orga­niz­zazioni non gov­er­na­tive, le quali van­no a pren­dere i migranti in prossim­ità del­la cos­ta libi­ca per far­li poi sbar­care in Italia.

Per met­tere un freno a ques­ta situ­azione, il min­istro dell’interno del gov­er­no Gen­tiloni, Mar­co Min­ni­ti, si muove sul fronte libi­co in chi­ave anche diplo­mat­i­ca: dopo aver medi­a­to un accor­do con le tribù libiche del sud del­la Lib­ia volto a miglio­rare il con­trol­lo dei con­fi­ni con il Niger, nel mese di agos­to del 2017 sigla un accor­do con il gov­er­no di Al Sar­raj in cui in cam­bio di sol­di e poten­zi­a­men­to del­la guardia costiera Tripoli si impeg­na al con­trol­lo delle coste. Un accor­do non molto diver­so rispet­to a quan­to pre­vis­to, su questo fronte, dal trat­ta­to di ami­cizia del 2008.

Il trat­ta­to con Al Sar­raj riceve alcune critiche a segui­to di reportage del­la Reuters sec­on­do cui, di fat­to, in realtà i sol­di ital­iani finireb­bero den­tro le tasche delle milizie che con­trol­lano il traf­fi­co di migranti. Appare cer­to comunque che, anche all’interno del con­testo libi­co, la “tor­ta” rel­a­ti­va ai proven­ti dell’immigrazione ver­so l’Italia fa gola a molti grup­pi e causa frizioni tra le milizie che con­trol­lano la cos­ta.

La situazione attuale

Dopo i pic­chi del 2017, tra il 2018 e l’inizio del 2019 si assiste ad un calo com­p­lessi­vo intorno al 90% degli sbarchi lun­go la trat­ta libi­ca. Ad influire sono i mag­giori con­trol­li attuati dal­la Guardia Costiera libi­ca, che riesce in diverse occa­sione a bloc­care i bar­coni quan­do si trovano anco­ra all’interno delle pro­prie acque inter­nazion­ali.

Risul­ta vari­a­to anche il con­testo politi­co ital­iano, con l’insediamento del gov­er­no “gialloverde” di Giuseppe Con­te ed in cui al min­is­tero dell’interno siede il leader del­la Lega Mat­teo Salvi­ni. Il nuo­vo esec­u­ti­vo ingag­gia in più occa­sioni un brac­cio di fer­ro con le navi delle ong che vogliono sbar­care in Italia.

A giug­no del 2019, a pre­oc­cu­pare mag­gior­mente è la guer­ra in cor­so a Tripoli tra le milizie di Al Sar­raj e l’esercito del gen­erale Khal­i­fa Haf­tar. Il bel tem­po una vol­ta entra­ta la bel­la sta­gione inoltre, sta favoren­do la parten­za di diver­si migranti dai por­ti del­la Tripoli­ta­nia.

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Salvini adesso avverte Macron: “Manderemo le navi ong in Francia”

Salvi­ni ha le idee chiare: “Macron ha dichiara­to i por­ti aper­ti? Man­der­e­mo le navi delle Ong a Mar­siglia e in Cor­si­ca”

Mat­teo Salvi­ni ha le idee chiare. Dopo l’arresto del­la cap­i­tana di Sea Watch e soprat­tut­to dopo il seque­stro del­la nave, il tito­lare del Vim­i­nale man­da un mes­sag­gio chiaro a tut­ta l’Europa che per ben due set­ti­mane ha volta­to le spalle all’Italia las­cian­do che i migranti a bor­do del­la nave uman­i­taria restassero a largo di Lampe­dusa sal­vo poi accusare il gov­er­no ital­iano di essere “dis­umano”.

Ora dal Vim­i­nale arri­va la repli­ca che coin­volge le prin­ci­pali can­cel­lerie europee, inclusa quel­la francese di Macron che ha fat­to il moral­ista giu­di­can­do le mosse del nos­tro gov­er­no: “La tat­ti­ca è ques­ta per creare l’incidente politi­co. Ma la lin­ea del­la fer­mez­za paga. Da oggi una des­ti­nazione diver­sa c’è: il gov­er­no francese si è espres­so per l’apertura di tut­ti i por­ti, quin­di dare­mo indi­cazioni per man­dare quelle navi in Cor­si­ca o a Mar­siglia”, ha affer­ma­to il vicepremier a La Ver­ità. Poi il tito­lare del min­is­tero degli Interni par­la di quel­la sin­is­tra che ha scel­to di salire a bor­do del­la Sea Watch e di difend­ere in modo chiaro e net­to una ragaz­za tedesca che ha ten­ta­to di sper­onare una motovedet­ta del­la Gur­dia di Finan­za nel por­to di Lampe­dusa: “Mi fa specie il com­por­ta­men­to di Graziano Del­rio, già min­istro dei Trasporti: dovrebbe sapere che uno dei tre “no” è sta­to dell’attuale min­istro, Dani­lo Toninel­li. Il com­por­ta­men­to dei par­la­men­tari del Pd è inqual­i­fi­ca­bile, per­for­tu­na lo è anche per i loro elet­tori che non li han­no mai visti andare fuori dalle fab­briche a protestare a favore degli operai ital­iani licen­zi­ati”.

In ques­ta vicen­da poi c’è anche un altro aspet­to e riguar­da la memo­ria. Buona parte del­la sin­is­tra ha crit­i­ca­to forte­mente il Vim­i­nale e il gov­er­no per aver tenu­to a largo di Lampe­dusa la nave uman­i­taria. Il min­istro del­la Lega è sta­to accusato di essere insen­si­bile da più fron­ti. ma evi­den­te­mente a sin­is­tra han­no la memo­ria cor­ta, come ricor­da lo stes­so Salvi­ni. Nel 1997 il gov­er­no Pro­di ordinò lo sper­on­a­men­to di una imbar­cazione albanese: 81 mor­ti. “Allo­ra tut­ti zit­ti per­ché era dirit­to di un Paese sovra­no sal­va­guardare il pro­prio ter­ri­to­rio”, affer­ma Salvi­ni pun­gen­do chi lo crit­i­ca. Infine tor­na anco­ra sull’Europa. La par­ti­ta dell’immigrazione si intrec­cia con quel­la eco­nom­i­ca e con i nuovi asset­ti di Brux­elles. La nuo­va Com­mis­sione potrebbe essere gui­da­ta dal social­ista olan­dese Tim­mer­mans. Per Salvi­ni si trat­ta di uno schi­af­fo al voto popo­lare del 26 mag­gio. Un altro fronte cal­do sta per aprir­si…

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L’inferno sta arrivando sull’Europa occidentale!!!

L’Europa occi­den­tale sta aspet­tan­do la più grande onda­ta di cal­do dal 2003.In quell’anno persero la vita in Fran­cia cir­ca 15.000 per­sone.

Fran­cia, Ger­ma­nia, Spagna, Svizzera e Por­to­gal­lo stan­no per essere inves­tite da un’ondata di calore a par­tire da mer­coledì, con l’aria bol­lente in arri­vo dal Sahara.
Si prevede che le tem­per­a­ture rag­giunger­an­no fino ai 40 gra­di Cel­sius.
La pre­vi­sione è così eccezionale che una mete­o­rolo­ga spag­no­la ha twit­ta­to: “L’inferno sta arrivan­do”.
Le autori­ta’ parig­ine han­no mes­so in aller­ta la cit­tà, met­ten­do gli ospedali e le case di cura in sta­to di aller­ta men­tre le scuole sposter­an­no gli esami.L’ondata di calore toc­chera’ di striscio l’Italia ed in par­ti­co­lare le regioni del cen­tro e del nord occi­dente.   https://terrarealtime3.blogspot.com/2019/06/linferno-sta-arrivando-sulleuropa.html#more
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Questo pianeta è già morto!

Gian­car­lo Cutrona
L’uomo è sem­pre meno umano, la natu­ra sem­pre meno nat­u­rale e tut­to ciò che oggi salver­e­mo sarà des­ti­na­to alla vita arti­fi­ciale, ad un futuro ari­do e ster­ile. Per questo il nos­tro piane­ta è già mor­to, per­ché ha per­so la sua essen­za, la sua purez­za e nat­u­ral­ità.
Ces­ti­nate pan­tomime come Gre­ta Thun­berg nell’indifferenziata; ces­ti­nate queste inutili liturgie eco-sosteni­bili e i loro sac­er­doti, per­ché il loro “fate presto” si tradur­rà, sem­pre e comunque, nell’imprigionamento del­la natu­ra; nel­la del­e­ga a manomet­ter­la per “sal­va­guardar­la”, per “sal­vare il mon­do”, per “sal­vare l’uomo”!
Difend­ere la vita è, e sarà senz’altro la sfi­da più ard­ua di questo sec­o­lo. Sti­amo attra­ver­san­do tem­pi sem­pre più oscuri e cupi, con­fusi da un caos mate­ri­ale e imma­te­ri­ale, che silen­zia, quo­tid­i­ana­mente, il vero svol­ger­si del­la vita: una vita frag­ile, svesti­ta ogni giorno del­la sua integrità per col­pa del­la nos­tra trascu­ratez­za nei con­fron­ti di una realtà sot­tomes­sa, vilipesa e a trat­ti sop­pres­sa; una realtà che è il mon­do nat­u­rale, quel mon­do che ci cir­con­da in tutte le sue infi­nite sfu­ma­ture.
C’è ques­ta guer­ra, ques­ta coer­cizione con­tro l’autentico. Con­tro l’uomo, la natu­ra e la vita. C’è, ma non rius­ci­amo anco­ra – per man­can­za di cor­ag­gio – a chia­mar­la col suo vero nome. C’è per­ché questo è il cor­so (in)naturale delle forze in cam­po, giunte fin qui. Fino a noi. Nel­la loro attuale apo­teosi, sen­za la quale ques­ta cul­tura del mer­ci­mo­nio, il cap­i­tal­is­mo, l’inquinamento del piane­ta, l’estinzione delle specie e la dis­soluzione dell’essere umano, non avreb­bero mai potu­to avere modo e luo­go. O almeno non in questi ter­mi­ni. Non con ques­ta veemen­za. Non con ques­ta crudeltà. Con questo livore.
E invece oggi l’uomo è sem­pre meno umano. La natu­ra sem­pre meno nat­u­rale. La don­na sem­pre meno madre e la madre sem­pre meno fer­tile. Nes­suna vera tat­ti­ca escat­o­log­i­ca viene prat­i­ca­ta per con­trastare le dinamiche di imp­ri­gion­a­men­to del mon­do nat­u­rale den­tro quel­lo arti­fi­ciale. Nes­suna lot­ta. Nes­suna vera battaglia. E tut­to scorre, così, nell’indifferenza, nel lun­go fiume gri­gio che travolge la natu­ra, l’umanità, la sto­ria, la vita. E il mon­do di pri­ma soc­combe al mon­do di poi: cioè al mon­do dove il futuro sarà futuro, solo se sarà un futuro di sola vita arti­fi­ciale.
Da tem­po l’essenza del mon­do e del­la vita non c’è più. E ora la natu­ra sta per essere rinchiusa defin­i­ti­va­mente den­tro un involu­cro polig­o­nale, algo­rit­mi­co. E tut­to ciò che oggi salver­e­mo sarà des­ti­na­to a vita arti­fi­ciale. Alla sin­te­si. Ogni seme, ogni pianta, ogni fiore, ogni frut­to e persi­no le api, oggi, sono già arti­fi­cio che vince sul reale. Sul­la vita nat­u­rale. Arti­fi­cio imp­ie­ga­to a impol­linare un futuro già ster­ile.
E il mon­do sel­vag­gio, che esiste e resiste, ci osser­va inerme da lon­tano. Sen­tine­le­si, Ruc, Akulio e altre centi­na­ia di tribù mai con­tat­tate, sparse sul­la Ter­ra, tra Asia, Ocea­nia, Amer­i­ca set­ten­tri­onale e Amer­i­ca merid­ionale – che cer­to sono un fram­men­to d’uomo, cer­to sono resid­uo, ma resid­uo inamovi­bile e puro – sono lì, a umane dis­tanze sider­ali, che ci osser­vano anco­ra, nel­la nos­tra aber­rante pas­sione ver­so la dis­truzione del­la vita in ogni suo aspet­to: ed essa oggi vive brac­ca­ta nel­la sua già frag­ile integrità.
Integrità che viene vio­la­ta ogni giorno. Integrità che è dif­fi­cile difend­ere sen­za fare espe­rien­za diret­ta con le ire dei sol­dati del potere aris­to­crati­co, che met­tono al pub­bli­co ludib­rio chi­unque osi tentare o osi per­cor­rere strade in sen­so con­trario. Chi­unque lan­ci seg­ni di vita vera. Vita pro­pria. Chi­unque provi ad essere altro dall’altro già pre­dis­pos­to. E per tale ragione qual­si­asi ostruzione al futuro pre­cos­ti­tu­ito e pre­con­fezion­a­to e qual­si­asi digres­sione e otturazione del flus­so arti­fi­ciale neg­a­ti­vo, viene etichet­ta­to come un atto “fascista”, big­ot­to, medievale, prim­i­ti­vo. Cioè prim­i­ti­vo esat­ta­mente come uno di una di quelle tribù che loro dicono di amare. Vol­er preser­vare. Rispettare.
Siamo tut­ti ecol­o­gisti dunque, ma poi incar­ni­amo l’anti-naturale, l’anti-reale. Per­ciò di noi e del mon­do rimar­rà solo una sin­te­si. Una sin­te­si che in un futuro prossi­mo finirà per evap­o­rare nel­lo spazio. E se abbi­amo deciso di viag­gia­re alla veloc­ità del­la luce, è bene ricor­dare che la luce non è nient’altro che sin­te­si. Sin­te­si del fuo­co dei fuochi. Del sole: e forse per questo alla fine brucer­e­mo. Ma allo­ra rius­ci­amo a vedere ques­ta guer­ra? Questo odio ver­so la vita?
Esso abi­ta in tut­to l’universo trans­geni­co. Abi­ta nel­la dis­tor­sione e nell’annullamento dei ses­si. Abi­ta nell’ingegneria genet­i­ca, nel­la manipo­lazione cel­lu­lare e neu­rale, nel­la clon­azione, nel­la fecon­dazione assis­ti­ta, nei sur­ro­gati. E abi­ta nei microchip sot­to­cu­tanei. Nel cyborg. Abi­ta nell’ethos del­la soci­età cap­i­tal­is­ti­ca, lib­erale e pro­gres­sista. Abi­ta nelle polemiche con­tro la famiglia. E abi­ta nell’illusione indot­ta, nel­la voglia e nel­la creazione del­la pos­si­bil­ità di pot­er­si “cam­biare”. Mutare. Ele­vare. Abi­ta cioè nel­la pre­sun­zione dell’aristocrazia a vol­er­si procla­mare Dio.
Ora nelle piazze del mon­do si par­la del Piane­ta. Ma va det­ta una cosa chiara a questi gio­vani: il Piane­ta è già mor­to. Per­ché sta tran­suman­do ver­so altra entità. Per­ché ha per­so la sua essen­za, la sua purez­za, insieme alla vita. Ces­ti­nate pan­tomime come Gre­ta Thun­berg nell’indifferenziata. Ces­ti­nate queste inutili liturgie eco-sosteni­bili e i loro sac­er­doti. Per­ché la loro soluzione, il loro “fate presto“, si tra­duce, in ogni caso, sem­pre e comunque, nell’ulteriore lib­er­azione delle forze arti­fi­ciali neg­a­tive. Nell’imprigionamento del­la natu­ra. Nel­la del­e­ga a manomet­ter­la per “sal­va­guardar­la”. Per “sal­vare il mon­do”, per “sal­vare l’uomo”. Ma sal­vare tut­to questo come? Per­ché gli stolti dimen­ti­cano, gli stolti abboc­cano: è il cap­i­tal­is­mo che inquina il mon­do, non è quin­di cam­bian­do i suoi “fer­ri” che lo si sal­va! Occorre altro mod­el­lo cul­tur­ale-antropo­logi­co, altro ethos ora impens­abile, ora inesistente. Non il Cyborg. Non le mac­chine.
In questo sen­so, la quar­ta riv­o­luzione indus­tri­ale farà più dan­ni delle prece­den­ti. Ingan­nerà il mon­do, manipol­erà la vita e il suo frag­ile reg­no mol­e­co­lare. Sradicherà ogni radice. Ogni tem­po. Ogni sto­ria. Si guar­di bene il cal­en­dario del­la scien­za: lì è già seg­na­ta l’epifania dell’uomo e del­la vita.
Arti­co­lo di Gian­car­lo Cutrona
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IL NEOLIBERISMO CI HA INGANNATO CREANDO UNA FIABA SU DOVE VIENE IL DENARO

Mary Mel­lor

Non c’è niente di nat­u­rale nel denaro. Non c’è alcun legame con una for­ma essen­ziale di denaro scar­so che pone un lim­ite alla sua creazione. Può essere com­pos­to da met­al­li di base, car­ta o dati elet­tron­i­ci, nes­suno dei quali è scar­so. Allo stes­so modo, nonos­tante ciò che avete sen­ti­to sul­la neces­sità di aus­ter­ità e sul­la man­can­za di alberi che gener­i­no dnaro, non esiste un liv­el­lo “nat­u­rale” di spe­sa pub­bli­ca. La dimen­sione e la por­ta­ta del set­tore pub­bli­co sono una ques­tione di scelta polit­i­ca di ogni sta­to.

Cosa pone l’austerità, il sac­ri­fi­cio del­la spe­sa nell’economia pub­bli­ca, sot­to qualche doman­da. Per alcu­ni pae­si, come la Gre­cia, l’impatto dell’austerità è sta­to dev­as­tante. politiche di aus­ter­ità anco­ra per­sistono nonos­tante i numerosi stu­di che sono sta­ti fat­ti sul­la base di una visione erra­ta sul­la base di una scelta polit­i­ca piut­tosto che una log­i­ca eco­nom­i­ca. Ma l’argomento eco­nom­i­co dell’austerità è ugual­mente sbaglia­to: si basa su quel­lache può essere meglio descrit­to come un’economia da favola.

Quin­di, quali era­no le gius­ti­fi­cazioni? La Gran Bre­tagna, per esem­pio, ha vis­su­to sot­to un regime di aus­ter­ità dal 2010, quan­do il gov­er­no entrante dei lib­er­alde­mo­c­ra­ti­ci ha inver­ti­to la polit­i­ca del lavoro per aumentare il liv­el­lo del­la spe­sa pub­bli­ca in rispos­ta alla crisi finanziaria del 2007–8. La crisi ave­va cre­ato una tem­pes­ta per­fet­ta: il sal­vatag­gio in ban­ca richiede­va alti liv­el­li di spe­sa pub­bli­ca, men­tre la con­trazione eco­nom­i­ca riduce­va le entrate fis­cali. Il caso dell’austerità era che il con­tribuente non pote­va pagare un liv­el­lo più alto di spe­sa pub­bli­ca. Questo è sta­to sup­por­t­a­to da “econo­mia delle borse”, che adot­ta l’analogia degli sta­ti come famiglie, dipen­dente da un sosten­i­tore del set­tore pri­va­to.

Sot­to l’economia delle borse, gli sta­ti devono lim­itare le loro spese a ciò che è con­sid­er­a­to che il con­tribuente può pagare. Gli Sta­ti non dovreb­bero cer­care di aumentare le pro­prie spese pren­den­do a presti­to dal set­tore finanziario (pri­va­to) o “stam­pan­do mon­e­ta” (sebbene le banche siano state sal­vate in questo modo con un altro nome: “quan­ti­ta­tive eas­ing”, creazione di mon­e­ta elet­tron­i­ca).

L’ideologia dell’economia delle borse affer­ma che il denaro deve essere gen­er­a­to solo attra­ver­so l’attività del mer­ca­to e che è sem­pre scar­so. La richi­es­ta di un aumen­to del­la spe­sa pub­bli­ca incon­tra qua­si invari­abil­mente la rispos­ta “da dove ver­ran­no i sol­di?” Di fronte ai bassi salari del SSN, il pri­mo min­istro bri­tan­ni­co There­sa May affer­mò che “non c’è alcun albero magia del denaro ».

Quin­di, da dove ven­gono i sol­di? E quali sono i sol­di comunque?
Cosa sono i sol­di?

Fino agli ulti­mi 50 anni, più o meno, la rispos­ta sem­bra­va ovvia: il denaro era rap­p­re­sen­ta­to in denaro (ban­conote e mon­ete). Quan­do il denaro era tan­gi­bile, sem­bra­va che non ci fos­sero dub­bi sul­la sua orig­ine o sul suo val­ore. Le mon­ete furono coni­ate, le ban­conote furono stam­pate. Entram­bi sono sta­ti autor­iz­za­ti dai gov­erni o dalle banche cen­trali. Ma cosa sono i sol­di oggi? Nelle economie più ric­che, l’uso del con­tante sta rap­i­da­mente dimin­u­en­do. La mag­gior parte delle transazioni mon­e­tarie si basa su trasfer­i­men­ti tra con­ti: non vi è denaro fisi­co coin­volto.

Nel­la cor­sa ver­so la crisi finanziaria, il ruo­lo del­lo sta­to in relazione al denaro nei con­ti ban­cari era ambiguo. L’attività ban­car­ia era un’attività con­trol­la­ta e autor­iz­za­ta con un cer­to liv­el­lo di garanzia statale sui deposi­ti ban­cari, ma l’atto effet­ti­vo di creazione di con­ti ban­cari era, ed è con­sid­er­a­to, una ques­tione pri­va­ta. Ci pos­sono essere norme e lim­i­tazioni, ma non esiste un con­trol­lo det­taglia­to dei con­ti ban­cari e dei presti­ti ban­cari.

Tut­tavia, come dimostra­to dal­la crisi finanziaria del 2007–8, quan­do i con­ti ban­cari era­no minac­ciati quan­do le banche era­no in bil­i­co sull’orlo del­la ban­car­ot­ta, gli sta­ti e le banche cen­trali dove­vano inter­venire e garan­tire la sicurez­za di tut­ti i con­ti. depos­i­to. È sta­to dimostra­to che la red­di­tiv­ità del denaro nei con­ti ban­cari sen­za inves­ti­men­ti è una respon­s­abil­ità pub­bli­ca tan­to quan­to i con­tan­ti.

Ciò soll­e­va domande fon­da­men­tali sul denaro come isti­tuzione sociale. È cor­ret­to che il denaro pos­sa essere gen­er­a­to da un’opzione pri­va­ta per assumere un deb­ito, che diven­ta quin­di una respon­s­abil­ità del­lo sta­to per garan­tire una crisi?

Ma lun­gi dal vedere il denaro come una risor­sa pub­bli­ca, nell’economia neoliberista, la creazione e la cir­co­lazione di denaro è sta­ta sem­pre più vista come una fun­zione del mer­ca­to. Il denaro è “fat­to” solo nel set­tore pri­va­to. La spe­sa pub­bli­ca è vista come una spe­sa di quel denaro, che gius­ti­fi­ca l’austerità per ren­dere il set­tore pub­bli­co il più lim­i­ta­to pos­si­bile.

Ques­ta posizione, tut­tavia, si basa su un com­ple­to frain­tendi­men­to del­la natu­ra del denaro, sup­por­t­a­to da una serie di miti pro­fon­da­mente rad­i­cati.

Miti sui sol­di

L’economia del­la bor­sa neoliberista deri­va da due miti chi­ave sull’origine e la natu­ra del denaro. Il pri­mo è che i sol­di sono nati da una prece­dente econo­mia di mer­ca­to basa­ta sul barat­to. Il sec­on­do è che i sol­di era­no orig­i­nar­i­a­mente fat­ti di met­al­li preziosi.

Si affer­ma che il barat­to si riv­elò molto inef­fi­ciente, poiché ogni acquirente-ven­di­tore ave­va bisog­no di trovare un’altra per­sona che sod­dis­facesse esat­ta­mente le sue esi­gen­ze. Un pro­dut­tore di cap­pel­li può cam­biare un cap­pel­lo per alcune scarpe di cui ha bisog­no, ma cosa suc­cede se il pro­dut­tore di scarpe non ha bisog­no di un cap­pel­lo? La soluzione a questo prob­le­ma, sec­on­do la sto­ria, era scegliere un prodot­to che tut­ti vol­e­vano, agire come mez­zo di scam­bio. Il met­al­lo prezioso (oro e argen­to) era la scelta più ovvia per­ché ave­va un suo val­ore e pote­va essere facil­mente divi­so e trasporta­to. Ques­ta visione dell’origine del denaro risale almeno al diciottes­i­mo sec­o­lo: l’era dell’economista Adam Smith.

Questi miti han­no por­ta­to a due ipote­si sul denaro che sono anco­ra in vig­ore oggi. In pri­mo luo­go, quel denaro è essen­zial­mente con­nes­so e gen­er­a­to dal mer­ca­to. In sec­on­do luo­go, il denaro mod­er­no, come la sua for­ma orig­i­nale e ide­ale, è sem­pre scar­so. Per­tan­to, l’asserzione neolib­erale sec­on­do cui la spe­sa pub­bli­ca è un drenag­gio per la capac­ità di creare ric­chez­za nel mer­ca­to e che la spe­sa pub­bli­ca dovrebbe essere sem­pre il più lim­i­ta­ta pos­si­bile. Il denaro è vis­to come uno stru­men­to com­mer­ciale, che assolve una fun­zione di base, di mer­ca­to, tec­ni­ca, transazionale, sen­za alcu­na forza sociale o polit­i­ca. (…..)

Sol­di come potere

Per la mag­gior parte delle soci­età tradizion­ali, l’origine del­la par­ti­co­lare for­ma di denaro è sta­ta per­sa nel divario tem­po­rale. Ma l’origine e l’adozione del denaro come isti­tuzione divenne molto più evi­dente con l’emergere degli Sta­ti. Il denaro non è nato come una val­u­ta in met­al­li preziosi con lo svilup­po dei mer­cati. In effet­ti, la nuo­va inven­zione del­la mon­e­tazione dei met­al­li preziosi in cir­ca 600 a. C. fu adot­ta­to e con­trol­la­to dai gov­er­nan­ti impe­ri­ali per costru­ire i loro imperi attra­ver­so la guer­ra.

Il più notev­ole era Alessan­dro Mag­no, che reg­nò dal 336 al 323 aC. Si dice che abbia usato mez­za ton­nel­la­ta di argen­to al giorno per finanziare il suo eserci­to in gran parte mer­ce­nario invece di parte del bot­ti­no (il paga­men­to tradizionale). Ave­va più di 20 zec­che che pro­duce­vano mon­ete, con immag­i­ni di dei e eroi e la paro­la Alexan­drou (di Alexan­der). Da quel momen­to, i nuovi regi­mi di gov­er­no han­no avu­to la ten­den­za ad annun­cia­re il loro arri­vo con una nuo­va mon­e­ta.

Più di mille anni dopo l’invenzione del­la mon­e­ta, il san­to imper­a­tore romano Car­lo Mag­no (742–814), che gov­ernò la mag­gior parte dell’Europa occi­den­tale e cen­trale, svilup­pò quel­la che divenne la base del sis­tema mon­e­tario bri­tan­ni­co pri­ma dec­i­male: ster­line, scelli­ni e pen­ny. . Car­lo Mag­no sta­bilì un sis­tema mon­e­tario basato su 240 cen­tes­i­mi di lib­bra d’argento. I cen­tes­i­mi furono cos­ti­tu­iti come il negazion­ista in Fran­cia, il pfen­nig in Ger­ma­nia, i sol­di in Spagna, il denaro in Italia e il cen­tes­i­mo in Gran Bre­tagna.

Quin­di la vera sto­ria del denaro come val­u­ta non era pro­prio dei traf­fi­can­ti e degli affaristi: è emer­sa da una lun­ga sto­ria di polit­i­ca, guer­ra e con­flit­to. Il denaro era un agente atti­vo nel­la costruzione del­lo sta­to e dell’impero, non una rap­p­re­sen­tazione pas­si­va del prez­zo nel mer­ca­to. Il con­trol­lo dell’offerta di mon­e­ta era un potere impor­tante dei sovrani: un potere sovra­no. Il denaro è sta­to cre­ato e spe­so in cir­co­lazione diret­ta­mente dai gov­er­nan­ti, come Alexan­der, o attra­ver­so le tasse o il seque­stro di pro­pri­età pri­vate di met­al­li preziosi.

Né il denaro iniziale era nec­es­sari­a­mente basato su met­al­li preziosi. In effet­ti, il met­al­lo prezioso era rel­a­ti­va­mente inutile per costru­ire imperi, per­ché era scar­so. Anche in epoca romana fu usato il met­al­lo di base e il nuo­vo denaro di Car­lo Mag­no fu infine degrada­to. In Cina, l’oro e l’argento non appari­vano e il denaro car­taceo era già usato nel nono sec­o­lo.

Ciò che l’economia di mer­ca­to intro­dusse fu una nuo­va for­ma di denaro: il denaro come deb­ito.

Denaro come deb­ito

Se guar­di una ban­cono­ta da 20 ster­line, vedrai che dice: “Promet­to di pagare al por­ta­tore su richi­es­ta la som­ma di ven­ti ster­line”. Ques­ta è una promes­sa orig­i­nar­i­a­mente fat­ta dal­la Ban­ca d’Inghilterra per lo scam­bio di ban­conote per la mon­e­ta sovrana. Il bigli­et­to era una nuo­va for­ma di denaro. A dif­feren­za dei sol­di sovrani, non era una dichiarazione di val­ore, ma una promes­sa di val­ore. Una mon­e­ta, anche se fat­ta di met­al­lo base, era inter­cam­bi­a­bile a sé stante: non rap­p­re­sen­ta­va un’altra for­ma di denaro supe­ri­ore. Ma quan­do sono state inven­tate le ban­conote, l’hanno fat­to.

La nuo­va inven­zione delle promis­so­ry notes nacque attra­ver­so i bisog­ni del com­mer­cio nei sec­oli XVI e XVII. Le note era­no uti­liz­zate per riconoscere la ricezione di presti­ti o inves­ti­men­ti e l’obbligo di pagar­li attra­ver­so i frut­ti delle transazioni future. Uno dei com­pi­ti prin­ci­pali del­la pro­fes­sione ban­car­ia emer­gente era di sta­bilire peri­odica­mente tutte queste promesse e vedere chi dove­va chi. Questo proces­so di “com­pen­sazione” sig­nifi­ca­va che un gran numero di impeg­ni su car­ta veni­vano ridot­ti a un trasfer­i­men­to di denaro rel­a­ti­va­mente meno reale. L’accordo finale è sta­to effet­tua­to medi­ante paga­men­to con denaro sovra­no (mon­ete) o un’altra cam­biale (bigli­et­to).

Alla fine, le fat­ture diven­nero così fiduciose da essere trat­tate come denaro a sé stante. In Gran Bre­tagna diven­nero equiv­alen­ti al conio, in par­ti­co­lare quan­do furono uni­ti sot­to la bandiera del­la Ban­ca d’Inghilterra. Oggi, se pren­di un bigli­et­to per la Bank of Eng­land, devi sem­plice­mente scam­biare la tua nota con una che è esat­ta­mente la stes­sa. Le ban­conote non sono più promesse, sono la val­u­ta. Non ci sono altri sol­di “reali” dietro di loro.

Ciò che il denaro mod­er­no con­ser­va è la sua asso­ci­azione con il deb­ito. A dif­feren­za del denaro sovra­no, che è sta­to cre­ato e spe­so diret­ta­mente in cir­co­lazione, il denaro mod­er­no viene in gran parte ripreso attra­ver­so il sis­tema ban­car­io. Questo proces­so si nasconde dietro un altro mito, che le banche agis­cono sem­plice­mente come un col­lega­men­to tra risparmi­a­tori e mutu­atari. In effet­ti, le banche cre­ano denaro. Ed è solo nell’ultimo decen­nio che questo potente mito è sta­to final­mente elim­i­na­to dalle autorità ban­car­ie e mon­e­tarie.

Ora, le autorità mon­e­tarie come il FMI, la Fed­er­al Reserve degli Sta­ti Uni­ti e la Bank of Eng­land riconoscono che le banche stan­no cre­an­do nuovi fon­di quan­do fan­no presti­ti. Non prestano il denaro di altri tito­lari di con­ti a col­oro che desider­a­no pren­dere in presti­to.

I presti­ti ban­cari con­sistono in denaro estrat­to dal nul­la, per il quale il nuo­vo denaro è accred­i­ta­to sul con­to dei deb­itori con l’accordo che l’importo sarà paga­to con gli inter­es­si.

Le impli­cazioni politiche del­la val­u­ta pub­bli­ca cre­ate dal nul­la e prestate ai mutu­atari su base pura­mente com­mer­ciale non sono state anco­ra prese in con­sid­er­azione. Né deve basare una val­u­ta pub­bli­ca sul deb­ito in oppo­sizione al potere sovra­no per creare e dis­tribuire denaro sen­za deb­iti diret­ta­mente.

Il risul­ta­to è che, invece di usare il pro­prio potere sovra­no sul­la creazione di denaro, come ha fat­to Alessan­dro Mag­no, gli sta­ti sono diven­tati mutu­atari nel set­tore pri­va­to. Dove ci sono deficit nel­la spe­sa pub­bli­ca o la neces­sità di spese future su larga scala, vi è l’aspettativa che lo sta­to prende in presti­to denaro o aumen­ta le tasse, piut­tosto che creare il denaro stes­so.

Dilem­mi del deb­ito

Ma basare una mas­sa mon­e­taria sul deb­ito è prob­lem­ati­co dal pun­to di vista eco­logi­co, sociale ed eco­nom­i­co.

Eco­logi­ca­mente, c’è un prob­le­ma per­ché la neces­sità di estinguere il deb­ito potrebbe gener­are una cresci­ta poten­zial­mente dan­nosa: la creazione di mon­e­ta basa­ta sul paga­men­to del deb­ito con inter­es­si dovrebbe com­portare una cresci­ta costante dell’offerta di mon­e­ta. Se questo risul­ta­to sarà rag­giun­to attra­ver­so l’aumento del­la capac­ità pro­dut­ti­va, inevitabil­mente vi sarà una pres­sione sulle risorse nat­u­rali.

Basare la mas­sa mon­e­taria sul deb­ito è anche social­mente dis­crim­i­na­to­rio per­ché non tut­ti i cit­ta­di­ni sono in gra­do di pren­dere a presti­to. Lo schema dell’offerta di mon­e­ta ten­derà a favorire quel­li che sono già ric­chi o quel­li che assumono rischi più spec­u­la­tivi. Gli ulti­mi decen­ni, ad esem­pio, han­no vis­to un gran numero di presti­ti da parte del set­tore finanziario per miglio­rare i loro inves­ti­men­ti.

Il prob­le­ma eco­nom­i­co è che l’offerta di mon­e­ta dipende dal­la capac­ità dei vari ele­men­ti dell’economia (pub­bli­ca e pri­va­ta) di con­trarre più deb­iti. E così, poiché i pae­si sono diven­tati più dipen­den­ti dal denaro cre­ato dal­la ban­ca, le bolle del deb­ito e le crisi cred­i­tizie sono diven­tate più fre­quen­ti.

Questo per­ché l’economia del­la bor­sa crea un com­pi­to impos­si­bile per il set­tore pri­va­to. Devi creare tut­ti i nuovi sol­di attra­ver­so il deb­ito emes­so dal­la ban­ca e pagare tut­to con inter­es­si. Deve finanziare com­ple­ta­mente il set­tore pub­bli­co e gener­are un van­tag­gio per gli investi­tori.

Ma quan­do l’offerta di denaro gesti­ta da una ban­ca pri­va­tiz­za­ta vac­il­la, i poteri statali per il denaro han­no di nuo­vo una chiara focal­iz­zazione. Ciò è sta­to par­ti­co­lar­mente evi­dente nel­la crisi del 2007–8, quan­do le banche cen­trali han­no cre­ato nuovi cap­i­tali nel proces­so noto come allen­ta­men­to quan­ti­ta­ti­vo. Le banche cen­trali han­no uti­liz­za­to il potere sovra­no per creare denaro sen­za deb­iti da spendere diret­ta­mente sull’economia (ad esem­pio, acqui­s­tan­do deb­ito pub­bli­co esistente e altre attiv­ità finanziarie).

Fed­er­al Reserve USA

Quin­di, la doman­da è: se lo sta­to rap­p­re­sen­ta­to dal­la ban­ca cen­trale può creare denaro dal nul­la per sal­vare le banche, per­ché non può creare denaro per sal­vare le per­sone?

Sol­di per le per­sone

I miti sul denaro ci han­no por­ta­to a con­sid­er­are la spe­sa pub­bli­ca e le tasse sot­toso­pra. Le tasse e le spese, come i presti­ti ban­cari e il rim­bor­so, sono in un flus­so costante. L’economia delle borse pre­sup­pone che sia la tas­sazione (del set­tore pri­va­to) a rac­cogliere fon­di per finanziare il set­tore pub­bli­co. Quel­la tas­sa prel­e­va denaro dal­la tas­ca del con­tribuente.

Ma la lun­ga sto­ria polit­i­ca del potere sovra­no sul denaro indicherebbe che il flus­so di denaro potrebbe essere nel­la direzione oppos­ta. Allo stes­so modo in cui le banche pos­sono evo­care denaro dal nul­la per con­cedere presti­ti, gli sta­ti pos­sono evo­care denaro dal nul­la per finanziare la spe­sa pub­bli­ca. Le banche cre­ano denaro cre­an­do con­ti ban­cari, gli sta­ti cre­ano denaro allo­can­do bud­get.

Quan­do i gov­erni sta­bilis­cono i bud­get, non vedono quan­ti sol­di han­no in una ban­ca delle imposte preesistente. Il bud­get asseg­na gli impeg­ni di spe­sa che pos­sono, o meno, uguagliare l’ammontare di denaro che inserisci attra­ver­so le tasse. Attra­ver­so i suoi con­ti nel tesoro e nel­la ban­ca cen­trale, lo sta­to spende e riceve costan­te­mente denaro. Se spen­di più denaro di quel­lo che rice­vi, las­cia più denaro nelle tasche del­la gente. Ciò crea un deficit di bilan­cio e ciò che è effet­ti­va­mente uno scop­er­to pres­so la ban­ca cen­trale.

È un prob­le­ma? Sì, se lo sta­to è trat­ta­to come se fos­se un qual­si­asi altro tito­lare di con­to ban­car­io, la famiglia dipende dall’economia del portafoglio. No, se è vis­to come una fonte di denaro indipen­dente. Gli sta­ti non devono aspettare gli opus­coli dal set­tore com­mer­ciale. Gli sta­ti sono l’autorità dietro il sis­tema mon­e­tario. Il potere eserci­ta­to dalle banche per creare la mon­e­ta pub­bli­ca dal nul­la è un potere sovra­no.

Non è più nec­es­sario coniare mon­ete come Alexan­der, il denaro può essere cre­ato con le sequen­ze di tasti. Non c’è moti­vo per il set­tore ban­car­io di monop­o­liz­zare questo per creare nuovi sol­di pub­bli­ci come deb­ito. Con­sid­er­are che la spe­sa pub­bli­ca equiv­ale al deb­ito ban­car­io nega al pub­bli­co, al popo­lo sovra­no di una democrazia, il dirit­to di accedere al pro­prio denaro pri­vo di deb­ito.

Fonte: Strate­gic Cul­ture

Traduzione : Ale­jan­dro Sanchez

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MILIONI DI EURO PER SRADICARE I POPOLI DAI LORO PAESI

Fran­co Nerozzi

Mil­ioni di Euro per sradi­care i popoli dai loro Pae­si. Coc­co­la­ta dai soli­ti servi del sis­tema entra in sce­na una “Cap­i­tana” da luri­do cen­tro sociale: una nuo­va, scon­ta­ta mar­i­onet­ta del potere apolide. Agli antipo­di, medici e infer­mieri che pagano di tas­ca pro­pria le spese delle mis­sioni, che han­no lo scopo di aiutare la gente a vivere sul­la pro­pria ter­ra. Qualche deci­na di migli­a­ia di euro rac­colti fati­cosa­mente per acquistare far­ma­ci des­ti­nati a uomi­ni e donne che non han­no la pos­si­bil­ità di com­prare nem­meno un’aspirina.

Qui non ci sono due modi di inten­dere la sol­i­da­ri­età: per­ché quel­la delle ONG mil­ionar­ie è ben altro. Solo chi è sta­to in quelle terre può com­pren­dere quan­ti mira­coli si potreb­bero real­iz­zare con le risorse uti­liz­zate invece per met­tere in mare le navi degli ami­ci di Fratoian­ni e Orfi­ni, di questi gigan­ti del­la polit­i­ca che sbandier­a­no la loro “impre­sa” (una notte a bor­do del­la Sea Watch) come fos­se la bef­fa di Buc­cari. Da queste arro­gan­ti nul­lità d’altra parte non ci aspet­ti­amo molto di più.

Però anche l’azione del Gov­er­no non ci piace. La man­can­za evi­dente di una preparazione geopo­lit­i­ca e l’assenza totale di una visione inter­nazionale, pri­va l’esecutivo di una val­i­da azione che pos­sa cos­ti­tuire una reale alter­na­ti­va al traf­fi­co di migranti. Sveg­li­at­e­vi! Inves­tite in oper­azioni sol­i­dali nelle terre di orig­ine dei nuovi schi­avi.

Affi­datele a gente che crede che aiu­tar­li a casa loro sia un gri­do di battaglia, e non una nuo­va occa­sione per sis­temare la famiglia ed acquistare la vil­let­ta al mare. Solo Iden­tità, Tradizione e Sol­i­da­ri­età reale potran­no far­ci uscire da questo vico­lo cieco.

Il mare delle ONG è inquina­to dal denaro e da un’ideologia folle che tra qualche anno farà scop­pi­are nelle nos­tre strade una spi­eta­ta guer­ra. Nel­la quale i nos­tri figli, intossi­cati da dro­ga, caz­zate e pro­gram­mi educa­tivi inca­pac­i­tan­ti, faran­no soltan­to la parte delle prede.

Fonte: Fran­co Nerozzi

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EUROLAGER: DOV’È L’USCITA?

Mar­co Del­la Luna

Il Gov­er­no Con­te fa bene a pie­gar­si alle richi­este di Brux­elles e ad evitare la pro­ce­du­ra di infrazione (che com­porterebbe un espro­prio delle fun­zioni politi­co-eco­nomiche in favore degli euro­crati). E’ il male minore. Oggi.
L’Euro ha un effet­to tec­ni­co inevitabile: dein­dus­tri­al­iz­zare l’Italia trasfer­en­done le risorse e gli assets migliori a pae­si più effi­ci­en­ti e dom­i­nan­ti entro la UE; lo scopo fonda­ti­vo dell’UE è esat­ta­mente questo (non solo nei con­fron­ti dell’Italia).

Se l’Italia res­ta nell’Euro e nell’UE è des­ti­na­ta a una fine cer­ta e miseran­da, ma non a un tra­col­lo imme­di­a­to, per­ché, men­tre è in cor­so il suo svuo­ta­men­to, viene man­tenu­ta in vita finanziari­a­mente. La gente non si ribel­la per­ché la gente ha pau­ra dei tra­col­li e dei sac­ri­fi­ci imme­diati e non pen­sa al lun­go ter­mine (ed è per questo che la si può portare dove si vuole, quin­di le si con­cede la “democrazia”).
Rompere la gab­bia dell’Euro e dell’UE sarebbe per­tan­to un obi­et­ti­vo da perseguire anche a cos­to di sac­ri­fi­ci, ma può far­lo soltan­to un gov­er­no uni­to, guida­to da gran­di econ­o­misti, sostenu­to dal con­sen­so popo­lare. Un gov­er­no capace di resistere alle pres­sioni, ai ricat­ti e alle ritor­sioni dell’UE e al con­tem­po di rimpiaz­zare l’Euro e di ricol­le­gare l’economia nazionale ai for­n­i­tori e cli­en­ti esteri di cui neces­si­ta, essendo la nos­tra un’economia di trasfor­mazione molto dipen­dente dagli scam­bi inter­nazion­ali.

Oggi abbi­amo, al con­trario, un gov­er­no dis­uni­to, balor­do e dem­a­gogi­co in econo­mia, pri­vo di veri sta­tisti soprat­tut­to eco­nomi­ci, sostenu­to dal­la mag­gio­ran­za di un popo­lo che però non vuole uscire dall’Euro; e soprat­tut­to è tenu­to sot­to la spa­da di Damo­cle da un Quiri­nale che è garante del­la UE, che vieta di nom­inare min­istri dell’economia eur­o­crit­i­ci impo­nen­do invece l’europeista Tria, e che -a det­ta delle male lingue- avrebbe prece­den­ti di golpe su ordine ger­man­i­co.

Ovvi­a­mente, con sif­fat­te pre­messe, non si può andare allo scon­tro con gli inter­es­si europeisti, per quan­to siano rovi­nosi per l’Italia. Quin­di cer­chi­amo di archiviare il red­di­to di cit­tad­i­nan­za, la quo­ta 100, il salario min­i­mo, le chiusure domeni­cali, lo shock fis­cale. Ricor­diamo anzi che lo shock fis­cale, cioè il taglio delle tasse, fa ripar­tire la doman­da e gli inves­ti­men­ti solo in un quadro di sta­bil­ità, di sicurez­za, di futuro ragionevol­mente buono, di umore dif­fusa­mente pos­i­ti­vo, men­tre oggi il quadro è di insta­bil­ità, di debolez­za e divi­sione del gov­er­no, di futuro pre­oc­cu­pante e l’umore gen­erale è neg­a­ti­vo. Quin­di lo shock fis­cale non fun­zionerebbe come non fun­zionerebbe una dis­tribuzione di denaro alla popo­lazione, la quale, per tornare a con­sumare anziché con­tin­uare a risparmi­are per tem­pi peg­giori, ha bisog­no di un out­look favorev­ole. Infat­ti oggi sta aumen­tan­do la propen­sione al risparmio per­ché le aspet­ta­tive sono gius­ta­mente fos­che. Lo stes­so vale per far tornare gli impren­di­tori ad inve­stire. Meglio quin­di usare le risorse disponi­bili per fare inves­ti­men­ti pub­bli­ci infra­strut­turali.

L’Eurogruppo

Questo per l’immediato. Ma nel medio-lun­go peri­o­do?
In ordine logi­co, la pri­ma ques­tione è come si proi­et­tano nel medio ter­mine i rap­por­ti tra Italia e UE. L’Italia attuale, a causa anche delle regole finanziarie europee e dell’Euro (oltre che dell’incompetenza eco­nom­i­ca dei suoi gov­erni), ha una cat­ti­va ten­den­za in quan­to a PIL, rap­por­to deficit/pil, rap­por­to debito/pil, anda­men­to del­la pro­dut­tiv­ità (com­pet­i­tiv­ità); l’UE reagisce e con­tin­uerà a rea­gire impo­nen­do mis­ure reces­sive e proiben­do il ricor­so a rime­di come i mini­bot; la com­bi­nazione di questi due fat­tori farà sì che il con­trasto tra Italia (ital­iani) e UE negli anni con­tin­uerà ad aggravar­si, a far­si sem­pre meno gestibile e ricom­poni­bile, fino ad arrivare a uno di diver­si pos­si­bili esi­ti:

a) colpo di sta­to europeista del Quiri­nale, sot­tomis­sione dell’Italia, sua gre­ciz­zazione, sua spo­li­azione totale (se si rius­cirà a inibire la protes­ta popo­lare e a reprimere le forze che la esprimer­an­no) e african­iz­zazione (colo­nia fran­co-tedesca);

b) usci­ta dall’Italia dall’Euro e dell’UE, ver­so un futuro incer­to ma con­dizion­a­to dall’essere un sis­tema-paese inef­fi­ciente, con una classe polit­i­ca sca­dente, e molto dipen­dente da for­n­i­tori e cli­en­ti – quin­di un futuro ten­dente al Ter­zo Mon­do;
c) una rifor­ma organ­i­ca del­la UE che sos­ti­tu­is­ca le regole finanziarie errate e infon­date con regole ader­en­ti alla realtà, lim­i­tan­do lo strapotere e l’approfittamento fran­co-tedesco, e con­sen­ten­do l’introduzione dei minibot/Scott e/o di altre mis­ure per rimon­e­tiz­zare l’economia reale ital­iana che oggi ristagna anche per caren­za di liq­uid­ità e la dif­fusa insol­ven­za;
d) l’uscita dall’Euro e dal­la UE del­la Ger­ma­nia e di altri pae­si, even­tual­mente in con­seguen­za del caso d);
e)lo sciogli­men­to dell’UE.
La sec­on­da ques­tione è a quale sboc­co, di quel­li sopra indi­cati, oggi con­ven­ga all’Italia puntare.

Per pre­venire lo sboc­co a), occorre cer­care un forte alleato ester­no: USA e/o Eura­sia, e cer­care di rifor­mare l’istituto del­la Pres­i­den­za del­la Repub­bli­ca per lim­itare i suoi poteri di ingeren­za; se pos­si­bile, eleg­gere al Colle un per­son­ag­gio non di parte euro-ban­car­ia non appe­na pos­si­bile (Mattarel­la potrebbe essere costret­to a dimet­ter­si dal­lo scan­da­lo del­la Mag­i­s­tratu­ra, dato che per ben cinque anni è sta­to pres­i­dente del CSM, quin­di conosce­va bene e non denun­ci­a­va ciò che ora, costret­to dalle riv­e­lazioni pub­bliche, denun­cia con enfat­i­ca prosopopea).
In quan­to allo sboc­co b), dato che la strut­tura e gli effet­ti tec­ni­ci piani­fi­cati di Euro ed UE sono di sot­tomet­tere e spogliare l’Italia, bisogna uscire. Sen­nonché per uscire bisogna avere, come già det­to, un gov­er­no coeso, con min­istri com­pe­ten­ti, indipen­dente dal Quiri­nale, in gra­do di sostenere lo scon­tro con­tem­po­ra­neo con questo, con la UE e con la BCE. E di gestire la fase di tran­sizione ver­so un nuo­vo asset­to, risol­ven­do prob­le­mi quali: con che val­u­ta pagare le materie prime, come con­ver­tire la pro­duzione indus­tri­ale oggi inte­gra­ta nel­la UE, come difend­er­si dalle ritor­sioni. Dato che queste con­dizioni allo sta­to man­cano, non bisogna cer­care di uscire ora, né andare ora allo scon­tro, che prob­a­bil­mente finirebbe con un nuo­vo golpe.

In quan­to allo sboc­co c), è il più desider­abile da ogni pun­to di vista, ma è anche assai dif­fi­cile, per­ché l’attuale asset­to euro-comu­ni­tario è con­forme ai piani e agli inter­es­si dei poten­tati ban­cari che con­trol­lano l’UE. Vale la pena, in ogni caso, di tentare, anche per­ché il ten­ta­ti­vo può portare allo sboc­co d) o e), preferi­bili a quel­li a) e b). Per tentare, bisogna guadagnare qualche mese, in cui 1) sos­ti­tuire Mattarel­la e dotar­si di un gov­er­no coeso e com­pe­tente con un ido­neo min­istro dell’economia; 2) revo­care i provved­i­men­ti cos­tosi e impro­dut­tivi in ter­mi­ni di PIL, emet­ten­do invece provved­i­men­ti sani e intel­li­gen­ti (in modo che Brux­elles non pos­sa imputare il malan­dare dell’economia ital­iana a mis­ure eco­nomiche sbagli­ate e dem­a­gogiche); 3)smascherare e criti­care a fon­do le fal­sità, le aber­razioni le iniq­ui­tà e i con­flit­ti di inter­esse nell’UE, nel­la BCE, nei rap­por­ti tra grande finan­za e gov­erni, insis­ten­do fino a ottenere la mes­sa in comune del deb­ito pub­bli­co, l’approvazione degli euro­bot e dei mini­bot, rec­tius Scott, il livel­la­men­to dell’extra-surplus com­mer­ciale tedesco, l’eguaglianza di tut­ti i pae­si comu­ni­tari rispet­to alle regole comu­ni.
Quelle fal­sità, iniq­ui­tà, aber­razioni, incom­pat­i­bil­ità di inter­es­si sono tan­to gravi e strut­turali e oscene, che una cam­pagna di infor­mazione e denun­cia ben fat­ta potrebbe avere effet­ti dele­git­ti­man­ti e dev­as­tan­ti per euro­crati ed eurobanchieri, per­ciò cos­ti­tuirebbe uno stru­men­to forte per negoziare l’uscita dall’Eurolager nel sen­so c), d) o e).
Fonte: Mar­co Del­la Luna

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C’è un settore produttivo che assume e cerca specialisti, quello della birra

Una ricer­ca dell’Osservatorio Bir­ra rac­con­ta di 4.400 posti di lavoro in più negli ulti­mi due anni. I pro­fili più richi­esti

birra lavoro assunzioni profili richiesti

Cir­ca 4.400 posti di lavoro in più negli ulti­mi due anni, più o meno 6 assun­zioni al giorno, e tut­to gra­zie alla bir­ra. No, non è un mon­do fan­tas­ti­co, non state sog­nan­do, è gius­to la realtà offer­ta dal­la fil­iera del­la bir­ra e ripor­ta­ta dal­la quin­ta ricer­ca dell’Osservatorio Bir­ra. In un Paese che sten­ta a guadagnare in econo­mia un’andatura sta­bile, rego­lare e tran­quil­liz­zante, la bir­ra risul­ta essere è un otti­mo affare.

I numeri par­lano chiaro: il 5% di cresci­ta occu­pazionale negli ulti­mi 24 mesi è più del doppio del­la media nazionale che si fer­ma, sec­on­do gli ulti­mi dati Istat, al 2%. Lo stu­dio di quest’anno si è sof­fer­ma­to su un tema speci­fi­co: “Le (insospet­ta­bili) pro­fes­sioni del­la bir­ra”, real­iz­za­to da Althesys per con­to del­la Fon­dazione Bir­ra Moret­ti, Fon­dazione di parte­ci­pazione cos­ti­tui­ta nel 2015 da Heineken Italia e Parte­sa al fine di con­tribuire alla cresci­ta del­la cul­tura del­la bir­ra in Italia.

Lo stu­dio prevede­va l’intervista a cir­ca set­temi­la lavo­ra­tori dell’industria, dipen­den­ti di aziende dis­tribuite lun­go tut­ta la cate­na: pro­dut­tori di bir­ra, for­n­i­tori di materie prime e di pack­ag­ing, del­la logis­ti­ca, del­la dis­tribuzione all’ingrosso e al det­taglio, del mer­ca­to del­la ris­torazione e bar, per offrire una prospet­ti­va uni­ca e dall’interno di questo set­tore.

L’immagine che ne esce fuori è quel­la di una strut­tura sol­i­da, infat­ti in un mon­do del lavoro fat­to di car­riere dis­con­tin­ue e di con­trat­ti a tem­po deter­mi­na­to, il 50% delle per­sone sono assunte da più di 10 anni, un altro 33% è in azien­da da almeno 5. Inoltre, dei 3,49 mil­iar­di di euro di val­ore aggiun­to cre­ato dal com­par­to, il 71% (2,47 mil­iar­di di euro) viene des­ti­na­to alla remu­ner­azione lor­da dei lavo­ra­tori.

Ciò che emerge dal­lo stu­dio è anche la com­p­lessità del lavoro sul­la bir­ra che, a tut­ti i liv­el­li, specie man­age­ri­ale, ha anco­ra tan­ti pas­si da fare anco­ra, tant’è che quan­do viene chiesto quali sono le fig­ure pro­fes­sion­ali delle quali la fil­iera del­la bir­ra ha più bisog­no le risposte sono svari­ate e curiose, una vera sor­pre­sa per chi non ha mai avu­to a che fare in ter­mi­ni pro­fes­sion­ali con un’azienda che fab­bri­ca bir­ra.

Mas­tro bir­raio, tec­nol­o­go ali­menta­re, ingeg­nere chim­i­co ali­menta­re, respon­s­abile lab­o­ra­to­rio e con­trol­lo qual­ità, respon­s­abile sicurez­za, coor­di­na­tore sosteni­bil­ità, automa­tion spe­cial­ist, dig­i­tal inno­va­tion man­ag­er, com­merce spe­cial­ist, tec­ni­co grafi­co, brand ambas­sador, beer spe­cial­ist, spilla­tore, bar­man e som­me­li­er del­la bir­ra; sono questi i ruoli più cer­cati nell’industria, dati i numeri ripor­tati, nel caso fos­te in gra­do di rico­prire una di queste cariche sarebbe il caso vi deste da fare.

Se invece lavo­rare con la bir­ra è il vostro sog­no ma non avete idea da dove com­in­cia­re, allo­ra sig­nifi­ca che ha ragione quell’85% degli inter­vis­ta­ti per lo stu­dio che sostiene che in Italia l’esigenza è quel­la di inve­stire nel­la for­mazione; e non potrebbe essere altri­men­ti in un com­par­to che vive d’innovazione e spe­cial­iz­zazione, e soprat­tut­to, che sta cam­bian­do molto velo­ce­mente. L’offerta uni­ver­si­taria ital­iana si limi­ta a pochi cor­si del­la Lau­rea in Scien­ze e Tec­nolo­gie Ali­men­ta­ri, men­tre all’estero ci sono invece molte Uni­ver­sità e isti­tu­ti tec­ni­ci che offrono per­cor­si di lau­rea, sia tri­en­nale che spe­cial­is­ti­ca, focal­iz­za­ti sul set­tore, oltre a numerosi cor­si pro­fes­sion­al­iz­zan­ti che toc­cano aspet­ti più man­age­ri­ali del busi­ness e quel­li legati alla val­oriz­zazione del prodot­to finale.

Per col­mare questo gap di spe­cial­iz­zazione, tra doman­da e offer­ta di lavoro, è nata l’Università del­la Bir­ra a Milano, volu­ta da Heineken Italia, che si pro­pone con lo slo­gan “impara­re sul cam­po” e si pre­sen­ta come un appro­fondi­men­to teori­co e prati­co sui fon­da­men­tali del mon­do del­la bir­ra, dalle materie prime alle dinamiche di mer­ca­to.

 

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