Secondo Open di Mentana non si può dire che l’autista è senegalese

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Voglio tornare in Africa”: ma per Open dovrem­mo tacere le orig­i­ni dell’autista – di Euge­nio Plazz­i­ni

Roma, 21 mar – Ha la cit­tad­i­nan­za ital­iana ed è nato in Fran­cia, dunque sono irril­e­van­ti le sue orig­i­ni sene­gale­si. Anzi, dovrem­mo evitare pro­prio di citar­le, altri­men­ti rischi­amo che il pub­bli­co si indig­ni.

E’ ques­ta la tesi di David Puente, che su Open si affan­na a denun­cia­re il ter­mine uti­liz­za­to per “etichettare” l’autista che ha seques­tra­to e poi incen­di­a­to un auto­bus con 51 stu­den­ti a bor­do.

E’ più o meno la tesi che la sin­is­tra tut­ta pro­va a far pas­sare: la col­pa, qualunque cosa acca­da e chi­unque com­met­ta un reato, è del razz­is­mo strisciante.

L’autista Ousseynou Sy: “Voglio vendicare i morti in mare”

Un sene­galese che non pos­si­amo chia­mare sene­galese per­ché sec­on­do Puente è nato in Fran­cia. “Vole­vo pren­dere l’aereo per tornare in Africa e usare i bam­bi­ni come scu­do”, ha poi rac­con­ta­to l’africano, che non pos­si­amo chia­mare africano, nel carcere di San Vit­tore.

Insom­ma, un’autista che ha “soltan­to” sfio­ra­to una strage di ragazz­i­ni, riven­di­ca le sue orig­i­ni, man­da il video man­i­festo del suo gesto ver­gog­noso e dichiara di vol­er tornare in Africa.      

Etichette, quali etichette? Ma sec­on­do Puente non pos­si­amo dire che è sene­galese. Lo dice lui, ma noi no, dob­bi­amo tacere altri­men­ti veni­amo subito bol­lati come fomen­ta­tori di odio e come se oltre­tut­to questo non fos­se un modo per affib­biare “etichette”.

E dire che Puente ci tiene a sot­to­lin­eare, sul suo blog, di essere nato Meri­da, in Venezuela, ma di vivere in Italia. Non ci azzardiamo a dirgli che è venezue­lano, vis­to mai che pos­sa pen­sare a un’offesa e mag­a­ri ci tira fuori una cit­tad­i­nan­za francese.

La sindrome dello struzzo

Nell’attaccare in prim­is il min­istro dell’Interno, il blog­ger che pri­ma di scri­vere per il gior­nale online fonda­to da Enri­co Men­tana ha lavo­ra­to per la Casa­leg­gio Asso­ciati e si è occu­pa­to, tra le altre cose, di gestire la comu­ni­cazione e il sito di Anto­nio Di Pietro (chissà se pos­si­amo dire che Di Pietro è orig­i­nario del Molise), fa una car­rel­la­ta di tes­tate che han­no osato scri­vere “autista sene­galese”.

Tra cui ovvi­a­mente Il Pri­ma­to. “Salvi­ni non è da solo – scrive Puente – lo accom­pa­g­nano sui social diver­si uten­ti e tes­tate gior­nal­is­tiche che sot­to­lin­eano «sene­galese» come se fos­se la carat­ter­is­ti­ca prin­ci­pale da met­tere in risalto, un genere di comu­ni­cazione che for­nisce come chi­ave di let­tura l’individuazione di un delin­quente in quan­to straniero”.

No caro ex col­lab­o­ra­tore di ex mag­is­trati, sem­plice­mente se nasco in Cina ma i miei non­ni sono ital­iani non ho alcun tim­o­re a definir­mi ital­iano, e a ben vedere nep­pure un autista nato in Fran­cia ma di orig­i­ni sene­gale­si ha dub­bi sul definir­si sene­galese.

E nes­suno indi­vid­ua un delin­quente in quan­to straniero, tut­ti al con­trario indi­vid­u­ano un delin­quente in quan­to tale.

Ma vis­to che il reato è sta­to commes­so in Italia da chi ha orig­i­ni sene­gale­si (e le riven­di­ca), è ovvio che non dir­lo sarebbe al con­trario una grave omis­sione.

Non ce ne voglia il sign­or Puente, ma noi abbi­amo il brut­to vizio di rac­con­tare i fat­ti sen­za incap­pare nel­la sin­drome del­lo struz­zo.

Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE – Tito­lo orig­i­nale: “Voglio tornare in Africa”: ma per Open dovrem­mo tacere le orig­i­ni dell’autista 

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