L’Italia al bivio tra Cina e Stati Uniti

Bandiere Cina USA

In un cli­ma per cer­ti ver­si sur­reale, l’Italia sem­bra sul pun­to di mod­i­fi­care sen­si­bil­mente la pro­pria pos­tu­ra inter­nazionale. Potrebbe suc­cedere, infat­ti, qualo­ra, con­tro l’avviso amer­i­cano, le autorità di Roma sot­to­scrivessero in occa­sione del­la prossi­ma visi­ta del pres­i­dente Xi Jin­ping il Mem­o­ran­dum d’Intesa con­cer­nente l’ingresso ital­iano nelle cosid­dette “vie del­la seta”.

Il grosso del dibat­ti­to in cor­so nel Bel Paese pare frain­ten­dere, e grossolana­mente, i veri ter­mi­ni del­la ques­tione. In gio­co, infat­ti, non ci sono inves­ti­men­ti impor­tan­ti – lo stes­so Sot­toseg­re­tario Michele Geraci che gestisce il dossier par­la di uno-due mil­iar­di di euro al mas­si­mo – né stra­or­di­nar­ie prospet­tive di svilup­po per l’export ital­iano ver­so la Repub­bli­ca Popo­lare. È in effet­ti improb­a­bile che dagli accor­di in via di per­fezion­a­men­to pos­sa dis­cen­dere un vero boom delle esportazioni ital­iane ver­so Pechi­no. E anche se si ver­i­fi­cas­se, è noto che gli amer­i­cani sono spes­so com­pren­sivi con chi fa affari alla loro maniera. Una con­tro­pro­va è la cir­costan­za che Ger­ma­nia e Fran­cia intrat­tengano inten­si rap­por­ti eco­nomi­ci con la Cina sen­za che questo, almeno per ora, cos­ti­tu­is­ca un grande prob­le­ma per Wash­ing­ton, ingres­so di Huawei nelle infra­strut­ture legate al 5G a parte.La vera ques­tione è invece il trat­ta­to infor­male di natu­ra polit­i­ca, che cos­ti­tu­isce la cor­nice entro la quale s’inseriranno tut­ti gli altri accor­di di det­taglio, pare siano una cinquan­ti­na, tra i quali ci sono anche quel­li che riguardano la col­lab­o­razione ita­lo-cinese nel­lo spazio, nel­la ricer­ca sci­en­tifi­ca e tec­no­log­i­ca e l’apertura dell’Italia all’e-commerce cinese.

Il Mem­o­ran­dum d’Intesa, sul quale per­al­tro la diplo­mazia ital­iana è al lavoro per cer­care di otten­erne l’annacquamento, con­ter­rebbe l’accettazione e con­di­vi­sione dei val­ori cui si uni­for­ma la con­cezione cinese del­la glob­al­iz­zazione. Pro­prio ciò con­tro cui si accan­isce attual­mente l’amministrazione statu­nitense in car­i­ca, che sta pun­tan­do diret­ta­mente al ral­len­ta­men­to del­lo svilup­po eco­nom­i­co e del pro­gres­so tec­no­logi­co del­la Repub­bli­ca Popo­lare. Quel­la di Roma sarebbe quin­di una scelta di cam­po, che matur­erebbe oltre­tut­to in un momen­to nel quale il con­teni­men­to del­la Cina è divenu­to per l’America una ques­tione di vita o di morte.

A ren­der­lo recen­te­mente tale è sta­to lo shock sub­ì­to dagli amer­i­cani in segui­to alla scop­er­ta del van­tag­gio inaspet­tata­mente con­quis­ta­to dai cine­si nel cam­po delle appli­cazioni civili col­le­gate alla ges­tione dell’Internet of Things e all’intelligenza arti­fi­ciale. Insieme al suc­ces­so ottenu­to da Pechi­no con l’atterraggio di una pro­pria nav­i­cel­la spaziale sul­la fac­cia nascos­ta del­la Luna, ques­ta sor­pre­sa ha infat­ti fat­to scattare a Wash­ing­ton l’allarme rosso, mit­i­gan­do persi­no le tradizion­ali pre­oc­cu­pazioni statu­niten­si per le aper­ture fre­quente­mente fat­te dall’Italia nei con­fron­ti del­la Rus­sia.

Gli Sta­ti Uni­ti han­no quin­di inizia­to ad esercitare pres­sioni sig­ni­fica­tive, pri­ma invian­do loro fun­zionari a Roma, poi incar­i­can­do l’ambasciatore Lewis Eisen­berg di spie­gare ai più autorevoli mem­bri del gov­er­no ital­iano cosa sia in gio­co. Da ulti­mo, dopo la visi­ta in Amer­i­ca fat­ta da Gian­car­lo Gior­get­ti (e la can­cel­lazione di quel­la da lun­go tem­po in ges­tazione di Mat­teo Salvi­ni), l’amministrazione amer­i­cana è pas­sa­ta aper­ta­mente alle minac­ce. In un tweet molto pesante, ad esem­pio, il Nation­al Secu­ri­ty Coun­cil ha par­la­to di inevitabile “dan­no rep­utazionale glob­ale” per l’Italia in caso di sua entra­ta nel­la Belt and Road Ini­tia­tive cinese.Non tut­ti han­no com­pre­so in Italia chi o cosa potrebbe com­pro­met­tere l’immagine del Bel Paese. Pro­prio per questo moti­vo, a stret­to giro di pos­ta, il Dipar­ti­men­to di Sta­to amer­i­cano ha con­tat­ta­to l’inviato negli States de La Stam­pa, forse il quo­tid­i­ano ital­iano stori­ca­mente più lega­to a Wash­ing­ton, per far­gli sapere che l’Italia non ave­va anco­ra paga­to alcu­ni degli F-35 acquis­ta­ti dal­la sua aero­nau­ti­ca mil­itare.

Si è par­la­to di un deb­ito di mez­zo mil­iar­do di dol­lari non anco­ra ono­ra­to, una som­ma in realtà supe­ri­ore a quel­la effet­ti­va­mente dovu­ta, pari a 390 mil­ioni cir­ca, già gia­cen­ti nel sis­tema ban­car­io amer­i­cano. Il gov­er­no di Roma li starebbe sbloc­can­do. Ma il mes­sag­gio e i suoi inten­ti sono chiari.

In caso si andasse avan­ti, la prossi­ma vol­ta a colpire la rep­utazione ital­iana potrebbe mag­a­ri essere un tweet del­lo stes­so Don­ald Trump. Non è dif­fi­cile immag­inare che ne con­seguirebbe una forte revi­sione al rib­as­so del mer­i­to di cred­i­to del­la Repub­bli­ca Ital­iana da parte delle mag­giori agen­zie inter­nazion­ali di rat­ing. Gli effet­ti sareb­bero dram­mati­ci, poten­zial­mente cat­a­strofi­ci, dal momen­to che Roma deve reperire pro­prio sui mer­cati finanziari inter­nazion­ali i cir­ca 400 mil­iar­di di euro che le occor­rono ogni anno per “servire” il pro­prio deb­ito sovra­no. Non ci potrebbe più rius­cire, se Moody’s o Stan­dard & Poor’s affib­bi­assero una tripla C ai titoli di Sta­to ital­iani, pre­clu­den­do legal­mente a molti investi­tori isti­tuzion­ali l’acquisto dei bond di Roma.

Sem­bra in effet­ti dif­fi­cile che questi mil­iar­di li for­nisca all’occorrenza la Cina, per la quale le vie del­la seta deb­bono essere un volano di influen­za polit­i­ca e proiezione eco­nom­i­ca, non cer­ta­mente un vet­tore del­la loro coop­er­azione allo svilup­po e sicu­ra­mente nep­pure la sor­gente di un impeg­no eco­nom­i­co assis­ten­ziale di ques­ta mag­ni­tu­dine.

L’Italia resterebbe quin­di sola, pri­va di alleati, attac­ca­to dal suo prin­ci­pale pun­to di rifer­i­men­to, in balìa anche di quelle forze europee che non vedono l’ora di dis­far­si dell’attuale gov­er­no gial­lo-verde sal­i­to al potere l’anno scor­so. A Roma, si vivono momen­ti dram­mati­ci. Anche se non sono moltissi­mi col­oro che se ne ren­dono con­to.   GIULIO VIRGI 

Share / Con­di­vi­di:
Questo articolo è stato pubblicato in Senza categoria da grognards . Aggiungi il permalink ai segnalibri.