DISTRUGGONO LA SANITÀ PUBBLICA E FANNO AVANZARE QUELLA PRIVATA

Gabriele San­ni­no
Nel nos­tro paese, sono ormai mil­ioni i cit­ta­di­ni che non pos­sono più curar­si, dato che non han­no i sol­di per far­lo. Se ci riflet­ti­amo un atti­mo, questo è del tut­to incos­ti­tuzionale, vis­to che l’art 32 del­la nos­tra sotte­sa Car­ta dichiara espres­sa­mente che “La Repub­bli­ca tutela la salute come fon­da­men­tale dirit­to dell’individuo e inter­esse del­la col­let­tiv­ità, e garan­tisce cure gra­tu­ite agli indi­gen­ti”.
In realtà, quel­lo che si sta con­suman­do oggi, come spie­gano bene Francesco Car­raro e Mas­si­mo Quezel nel loro libro SALUTE S.P.A. con sot­toti­to­lo “La san­ità sven­du­ta alle assi­cu­razioni” è il delit­to per­fet­to, nel sen­so che, al gri­do di “Ce lo chiede l’Europa” e a colpi di spend­ing review, i politi­ci stan­no operan­do da anni tagli alla nos­tra eccel­lente san­ità pub­bli­ca, cosa che fa peg­gio­rare i servizi, le stru­men­tazioni, le con­dizioni in cui oper­a­no i san­i­tari, le unità di per­son­ale. I risul­tati sono tem­pi che si dila­tano a dis­misura per le vis­ite – cosa che costringe gli ital­iani a curar­si a paga­men­to – ma anche errori nel­la san­ità pub­bli­ca, che viene così vista e giu­di­ca­ta come “malasan­ità”.
In altre parole, la scar­sità fit­tizia provo­ca­ta dai banchieri e dalle loro crisi (dato che ci prestano “denaro dal nul­la”) sta let­teral­mente ucci­den­do la san­ità pub­bli­ca (anche) in questo paese, men­tre quel­la pri­va­ta si fa spazio sulle sue mac­erie.
Il mes­sag­gio dei media main­stream, del resto, è sem­pre lo stes­so: “guar­date quan­to fa schi­fo la san­ità pub­bli­ca, non è ora di fare qual­cosa?”
La polit­i­ca, in questi anni, ha favorito moltissi­mo ques­ta situ­azione. Anche l’ultimo gov­er­no tar­ga­to PD ha segui­to ques­ta stra­da. Gri­da let­teral­mente vendet­ta, invece, il sis­tema introdot­to nel 1999 dall’allora Min­istro del­la San­ità Rosy Bin­di – il cosid­det­to intramoe­nia che sig­nifi­ca let­teral­mente “den­tro le mura” – vale a dire il mec­ca­n­is­mo che con­sente ai medici pub­bli­ci oggi di svol­gere attiv­ità pri­vate anche all’interno di strut­ture pub­bliche, fuori dalle fasce lavo­ra­tive pre­viste con­trat­tual­mente. E’ questo mec­ca­n­is­mo che con­sente a un medico di ricev­er­ci tra sei mesi se vogliamo andare col tick­et pub­bli­co e domani mat­ti­na se invece vogliamo vis­itar­ci pri­vata­mente. Questo mec­ca­n­is­mo ha ridot­to anche di molto gli introiti delle strut­ture pub­bliche, cosa che fa affos­sare anco­ra di più la nos­tra san­ità. Oggi anche quan­do fac­ciamo una banale anal­isi del sangue ci dicono di scegliere tra il pub­bli­co e il pri­va­to: ebbene quei sol­di van­no tut­ti alla san­ità con­ven­zion­a­ta, peg­gio­ran­do anco­ra di più il quadro com­p­lessi­vo.
L’intramoenia va aboli­ta imme­di­ata­mente se vogliamo dare ossigeno alla nos­tra san­ità. Forse è pro­prio da qui che dob­bi­amo par­tire.
Si cal­co­la che nel 2017 più di 12 mil­ioni di cit­ta­di­ni han­no pro­cras­ti­na­to le cure, o addirit­tura vi han­no rin­un­ci­a­to, nat­u­ral­mente per dif­fi­coltà finanziarie. Ormai la per­centuale dei bisog­nosi varia dal 50,8% per il Nor­dovest fino al 72,9% per il sud e le isole.
In altre parole, anche se il denaro a monte nasce dal nul­la, non abbi­amo più i sol­di per curar­ci.
Il sis­tema in fon­do è sem­pre lo stes­so: banchieri che ci affamano, politi­ci che eseguono, pri­vati che ci mar­ciano.
A peg­gio­rare questo quadro di non garanzia del­la salute pub­bli­ca e indi­vid­uale ci pen­sano le assi­cu­razioni pri­vate, le quali non inten­dono assi­cu­rare gli ospedali pub­bli­ci pro­prio per via di quan­to det­to sopra, costrin­gen­do così i noso­co­mi alle autoas­si­cu­razioni. In prat­i­ca la sin­go­la azien­da ospedaliera o la regione si fa cari­co del paga­men­to, con tutte le con­seguen­ze che vedi­amo oggi, ovvero rim­bor­si non ero­gati, o peg­gio anco­ra non riconosciu­ti.
Le assi­cu­razioni pri­vate, in buona sostan­za, han­no sub­odor­a­to l’affare e il mod­el­lo san­i­tario cui sta ten­den­do il paese (quel­lo a stelle e strisce, tan­to per capir­ci), e con­cepis­cono sem­pre di più polizze san­ità per ridurre al min­i­mo i rischi, scritte in lin­guag­gio buro­cratese (o assi­cu­ratese) e ven­dute soprat­tut­to a chi è sano, e non a chi ha effet­ti­va­mente bisog­no. In queste polizze si inseriscono – spes­so capziosa­mente – mas­si­mali appar­ente­mente illim­i­tati, sal­vo poi imporre sot­tolim­i­ti per ogni tipo di oper­azione. Le polizze san­ità ven­gono ven­dute preva­len­te­mente a sogget­ti sani dato che bisogna dichiarare al momen­to del­la stip­u­la tutte le pro­prie patolo­gie, e spes­so non solo non si ha con­tez­za di ciò che si ha, ma se si dichiara una pic­co­la patolo­gia il prez­zo può salire anche di molto.
Un’altra dis­crim­i­nante è che si viene assi­cu­rati fino a ai 70 o 75 anni. In altre parole, la poliz­za all’improvviso smette di valere, pro­prio quan­do si ha più bisog­no. Ci sono per for­tu­na anche quelle a vita intera, anche se sono casi rari. L’assicuratese di queste polizze, inoltre, per­me­tte alle com­pag­nie di riti­rar­si in modo uni­lat­erale dopo un esbor­so su qualche patolo­gia, cosa che mette in seria dif­fi­coltà il paziente, che dif­fi­cil­mente tro­verà un’altra com­pag­nia per assi­cu­rar­si.
Anche se sono anco­ra pochi gli ital­iani tito­lari di queste polizze, queste sono des­ti­nate ad aumentare nel futuro, se non altro per la pub­blic­ità che avver­rà da qui ai prossi­mi anni quan­do uccider­an­no anco­ra di più la san­ità e la salute pub­bli­ca. Per for­tu­na, oggi esiste anco­ra il pron­to soc­cor­so per le esi­gen­ze più gravi, e queste polizze sono solo per inter­ven­ti leg­geri. Il pun­to è che la mer­ci­fi­cazione del mon­do che por­ta il nome di glob­al­iz­zazione sta dis­truggen­do dap­per­tut­to questo prezioso bene pub­bli­co, men­tre si fa di tut­to per far avan­zare quel­la pri­va­ta. Si spera che, almeno in questo paese, la musi­ca cam­bi una vol­ta e per tutte.
Il para­dos­so è che, anco­ra adesso, l’eccellenza la si tro­va anco­ra nel set­tore pub­bli­co: in altre parole, le cliniche pri­vate o con­ven­zion­ate spon­soriz­zate dalle assi­cu­razioni sono utili per le patolo­gie lievi, ma per quelle gravi c’è anco­ra la garanzia del pub­bli­co che, con i suoi macchi­nari, le sue stru­men­tazioni e via dis­cor­ren­do riesce anco­ra a inter­venire e a bastare in questo cam­po. Se per esem­pio una don­na inc­in­ta (e assi­cu­ra­ta) sceglie una clin­i­ca pri­va­ta per par­torire e ha delle com­pli­cazioni, ver­rà sicu­ra­mente por­ta­ta, anco­ra adesso, in una strut­tura pub­bli­ca.
Un altro bluff di queste polizze riguar­da i cosid­det­ti rischi nom­i­nati: in buona sostan­za, ven­gono elen­cati tut­ti i paga­men­ti per gli inter­ven­ti, e se ciò che ci accade non è com­pre­so in questo lunghissi­mo elen­co bisogna comunque pagarse­lo da soli. Bisognerebbe fare l’esatto con­trario, ovvero assi­cu­rare tut­to tranne pochi rischi men­zionati.
La san­ità, oggi, è già per i ric­chi e se non ci sveg­liamo e chiedi­amo anche la sovran­ità san­i­taria – impor­tante forse quan­to quel­la mon­e­taria – ne uscire­mo let­teral­mente mor­ti, pri­ma che il nos­tro tem­po si definis­ca.
Fonte: SALUTE S.P.A. di F. Car­raro e M. Quezel, ediz.chiarelettere.
Share / Con­di­vi­di:
Questo articolo è stato pubblicato in Senza categoria da grognards . Aggiungi il permalink ai segnalibri.