Forse stavolta il Piano nazionale sulle malattie parte davvero

ue mil­ioni le per­sone coin­volte per un’iniziativa che potrebbe cam­biare rad­i­cal­mente la loro vita

piano nazionale malattie rare

Sta­vol­ta ci sono tutte le pre­messe giuste per arrivare a dare con­cretez­za al Piano Nazionale Malat­tie Rare. Si trat­ta di una occa­sione uni­ca, impor­tante da cogliere, per cor­rispon­dere alle attese delle per­sone che vivono con una malat­tia rara e che aspet­tano risposte almeno ad una parte dei loro bisog­ni.

Gli esper­ti ci sono, e sono pron­ti. A fine feb­braio infat­ti, il Min­istro del­la Salute, Giu­lia Gril­lo ha nom­i­na­to un grup­po di esper­ti che dovrà lavo­rare alla stesura e alla elab­o­razione del nuo­vo Piano Nazionale Malat­tie Rare (PNMR).

Se si pro­cede velo­ce­mente si può ragionevol­mente pen­sare che di qui a qualche mese potrem­mo avere il nuo­vo piano.

Due milioni di persone coinvolte

Quel­lo vec­chio, il pri­mo ad essere sta­to approva­to in Italia dal Min­is­tero del­la Salute, era sta­to infat­ti arti­co­la­to per il peri­o­do 2013 -2016, ed era ormai scadu­to da qua­si tre anni e per di più era rimas­to larga­mente inat­tua­to.

Non c’è dunque bisog­no di inven­tar­si chissà cosa di nuo­vo, le linee d’azione era­no già state trac­ciate e vis­to che non sono state attuate che in min­i­ma parte bas­ta apportare qualche aggior­na­men­to e soprat­tut­to indi­care obi­et­tivi ed azioni con­crete da fare.

Oltre agli esper­ti però occorre trovare anche i sol­di nec­es­sari a sostenere questo set­tore che coin­volge diret­ta­mente, o indi­ret­ta­mente, qua­si 2 mil­ioni di per­sone.

Recen­te­mente, nel cor­so del con­veg­no orga­niz­za­to al Sen­a­todal Movi­men­to 5 Stelle “Malat­tie rare: con­fron­to, ascolto, azione”, ho lan­ci­a­to un appel­lo a pro­muo­vere un con­fron­to tra tutte le par­ti inter­es­sate e lavo­rare in direzione del finanzi­a­men­to del nuo­vo Piano Nazionale delle Malat­tie Rare.

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Il pri­mo Piano Nazionale Malat­tie Rare non ave­va finanzi­a­men­ti, e questo è prob­a­bil­mente uno dei motivi prin­ci­pali per cui è di fat­to rimas­to inat­tua­to.

Bisogna fare in modo che questo sec­on­do piano abbia un des­ti­no diver­so: bisogna dotar­lo di risorse eco­nomiche.

I sol­di, si sa, sono impor­tan­ti e il set­tore delle malat­tie rare ha già subito, per effet­to del­la mod­i­fi­ca delle tutele dei far­ma­ci orfani in Legge di Bilan­cio, un taglio di qua­si 100 mil­ioni di euro l’anno. Ques­ta riduzione delle risorse des­ti­nate a sostenere i far­ma­ci, non è com­pen­sa­ta dai 4 mil­ioni in più che sono sta­ti invece des­ti­nati per pro­muo­vere lo screen­ing neona­tale (emen­da­men­to Leda Volpi).

Si trat­ta cer­to di un inter­ven­to gra­di­tis­si­mo ma per un impor­to che non può, da solo, com­pen­sare l’altra perdi­ta di fon­di: ai malati rari man­cano anco­ra oltre 90 mil­ioni di euro l’anno solo per stare nelle con­dizioni del 2018.

Forse non cade nel vuoto

Per­ché dunque non approf­ittare del sec­on­do Piano Nazionale Malat­tie Rare, per ridare qual­cosa al set­tore? Il piano nazionale malat­tie rare ha bisog­no di finanzi­a­men­ti e il set­tore tut­to ha bisog­no di inves­ti­men­ti, sarebbe un’azione salu­ta­ta con grande favore, e nel cor­so del con­veg­no ques­ta opin­ione l’hanno già espres­sa tut­ti i rap­p­re­sen­tan­ti delle mag­giori fed­er­azioni di pazi­en­ti.

La stes­sa sen­a­trice Pao­la Binet­ti, pres­i­dente dell’Intergruppo Par­la­mentare Malat­tie Rare ha sot­to­lin­eato che “un piano sen­za fon­di finirebbe per essere nuo­va­mente e solo una bel­la dichiarazione di inten­ti”.

Sarebbe anche l’occasione per pro­muo­vere un tavo­lo di con­fron­to che veda pre­sen­ti le Isti­tuzioni, i pazi­en­ti, ma anche le aziende e tut­ti gli stake­hold­er che a vario tito­lo han­no a cuore i malati rari, anche per­ché poi per appli­care il Piano Nazionale Malat­tie Rare servirà la fat­ti­va col­lab­o­razione di tut­ti.

Questo mio appel­lo non sem­bra essere cadu­to nel vuo­to. Al con­veg­no era infat­ti pre­sente il Sen­a­tore Pier­pao­lo Sileri  che oltre ad essere medico e ricer­ca­tore, pre­siede la Com­mis­sione San­ità del Sen­a­to, e può far­si pro­mo­tore di un per­cor­so parte­ci­pa­to come quel­lo da noi pro­pos­to. Per ques­ta ragione, a lui abbi­amo chiesto pub­bli­ca­mente di far­si garante di questo per­cor­so. Ci ha fat­to molto piacere accogliere la sua disponi­bil­ità. Ora spe­ri­amo di pot­er presto com­in­cia­re a vedere i pri­mi risul­tati con­creti: i malati han­no bisog­no di risposte.

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Un po’ di chiarezza sul tumore al seno e la gravidanza

L’oncologo Mat­teo Lam­ber­ti­ni inter­viene sul­la polem­i­ca innesca­ta dalle affer­mazioni di una delle rela­tri­ci al Con­gres­so delle famiglie sec­on­do cui il tumore colpisce le donne che non fan­no figli   cancro seno gravidanza

Non c’è alcu­na relazione tra il fat­to di non avere figli e l’incidenza del can­cro al seno. E’ cat­e­gori­co Mat­teo Lam­ber­ti­ni, oncol­o­go pres­so l’Ospedale San Mar­ti­no Gen­o­va e pro­fes­sore aggiun­to all’Università di Gen­o­va, selezion­a­to a giug­no 2018 per la sec­on­da vol­ta tra i migliori gio­vani ricer­ca­tori onco­logi­ci del mon­do a Chica­go.

 “Sul­la cor­re­lazione tra fat­tori ripro­dut­tivi, come ad esem­pio avere figli o allattare, e tumore, esistono effet­ti­va­mente dei dati“dice, “Soprat­tut­to per quan­to riguar­da il tumore del­la mam­mel­la. Ma non esiste alcun rap­por­to causa-effet­to”. L’oncologo fa così chiarez­za sul­la polem­i­ca riguardante una delle rela­tri­ci del Con­gres­so delle famiglie di Verona. Babette Fran­cis, fon­da­trice dell’organizzazione Endeav­our Forum, avrebbe sostenu­to la tesi per cui “il can­cro colpisce le donne che non fan­no figli”, soste­nen­do che “se non avete figli avete un ris­chio parec­chio più alto di ammalarvi di can­cro al seno”.

Il pro­fes­sor Lam­ber­ti­ni, con­tat­ta­to da Tpi, fa una pre­mes­sa: “E’ impor­tante chiarire che il tumore non è una malat­tia che ha una causa pre­cisa. Ad esem­pio, il fumo è uno dei fat­tori di ris­chio per lo svilup­po del tumore al pol­mone. Ma non tutte le per­sone che fumano svilup­pano il tumore al pol­mone e, vicev­er­sa, ci sono per­sone che non fumano, ma svilup­pano ugual­mente ques­ta patolo­gia. In altre parole, non è vero che se fumo svilup­po il tumore al pol­mone. E questo è anco­ra meno vero per i fat­tori ripro­dut­tivi. Infat­ti, men­tre il fumo è un fat­tore di ris­chio impor­tante, nel sen­so che l’80 per cen­to dei tumori ai pol­moni sono col­le­gati al fumo di sigarette, per quan­to riguar­da i fat­tori ripro­dut­tivi, la loro cor­re­lazione col ris­chio di svilup­po del tumore è comunque min­i­ma”, sot­to­lin­ea il pro­fes­sore.

In par­ti­co­lare” spie­ga Mat­teo Lam­ber­ti­ni “quel­lo che sap­pi­amo sui fat­tori ripro­dut­tivi è che effet­ti­va­mente avere avu­to una gravi­dan­za, a lun­go ter­mine, diven­ta un fat­tore pro­tet­ti­vo ver­so il ris­chio di svilup­pare il tumore del­la mam­mel­la, quin­di le donne che han­no avu­to una gravi­dan­za han­no un ris­chio minore di svilup­par­lo, rispet­to a donne che non han­no mai avu­to figli. Lo stes­so è vero per l’allattamento: una don­na che allat­ta al seno ha un ris­chio infe­ri­ore di svilup­pare il tumore alla mam­mel­la. Ma sti­amo par­lan­do di un ris­chio, non è vero che una don­na che non ha figli svilup­pa un tumore del­la mam­mel­la. Asso­lu­ta­mente no”.

E’ vero quin­di che avere una gravi­dan­za pro­tegge dal tumore alla mam­mel­la? “In realtà il dis­cor­so è un po’ più com­p­lesso” chiarisce l’oncologo “Con gli ormoni del­la gravi­dan­za, per qualche anno, le donne han­no all’inizio un ris­chio più ele­va­to di svilup­pare un tumore del­la mam­mel­la e col tem­po invece, molti anni dopo aver avu­to un figlio, si crea questo effet­to pro­tet­ti­vo. Di recente è sta­to pub­bli­ca­to uno stu­dio su questo, ma sono notizie che conos­ci­amo già da 25 anni”.

Sec­on­do la scien­za, quin­di, dopo aver avu­to dei figli il ris­chio di tumore alla mam­mel­la sale per alcu­ni anni, ma a lun­go ter­mine aver avu­to una gravi­dan­za diven­ta un fat­tore pro­tet­ti­vo per questo tipo di tumore. Il pro­fes­sor Lam­ber­ti­ni spie­ga che bisogna comunque tenere in con­sid­er­azione la relazione con gli altri fat­tori di ris­chio. “Anche per il fumo, che come dice­vo è un fat­tore di ris­chio molto più impor­tante rispet­to ai fat­tori ripro­dut­tivi, non c’è un rap­por­to causa-effet­to con l’insorgenza del tumore, per­ché per ques­ta malat­tia non fun­ziona così. Ci sono una serie di fat­tori che, tut­ti insieme, deter­mi­nano il ris­chio di svilup­pare un tumore”.  ww.agi.it/salute/cancro_seno_gravidanza-5234416/new

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Spyware di Stato, migliaia di italiani intercettati

Spyware di Stato, migliaia di italiani intercettati

Uno spy­ware, cre­ato da un’azienda ital­iana che lavo­ra con le forze dell’ordine, avrebbe inter­cetta­to un migli­aio di per­sone per errore. Lo scrive, nel suo blog uffi­ciale, la soci­età Secu­ri­ty with­out bor­ders, che in col­lab­o­razione con Moth­er­board ha effet­tua­to la scop­er­ta. Sot­to accusa c’è un mal­ware, dal nome Exo­dus, che è sta­to pro­gram­ma­to dal­la soci­età cal­abrese eSurv che pro­duce soluzioni per la sorveg­lian­za e che, con tut­ta prob­a­bil­ità, è sta­to dif­fu­so per errore sul Play Store di Google.   Cir­ca un migli­aio di per­sone lo han­no scar­i­ca­to, per­ché con­tenu­to in appli­cazioni otteni­bili gra­tuita­mente. Exo­dus è in gra­do di effet­tuare numero­sis­sime oper­azioni sul tele­fono del­la vit­ti­ma, per­ché stu­di­a­to apposi­ta­mente per spi­are i crim­i­nali. Può reg­is­trare le tele­fonate, l’audio ambi­en­tale, così come copi­are gli sms e i numeri di tele­fono in rubri­ca e leg­gere la posizione attra­ver­so il gps.

Rite­ni­amo — spie­gano gli autori del­la ricer­ca- che ques­ta piattafor­ma spy­ware sia sta­ta svilup­pa­ta da una soci­età ital­iana chia­ma­ta eSurv, di Catan­zaro, che opera prin­ci­pal­mente nel set­tore del­la videosorveg­lian­za. Sec­on­do infor­mazioni disponi­bili pub­bli­ca­mente sem­bra che eSurv abbia inizia­to a svilup­pare spy­ware dal 2016”. Sec­on­do l’analisi effet­tua­ta sul mal­ware, ”Exo­dus è dota­to di ampie capac­ità di rac­col­ta e di inter­cettazione. È par­ti­co­lar­mente pre­oc­cu­pante che alcune delle mod­i­fiche effet­tuate dal­lo spy­ware potreb­bero esporre i dis­pos­i­tivi infet­ti a ulte­ri­ori com­pro­mis­sioni o a manomis­sioni dei dati”.

In segui­to alla scop­er­ta, Secu­ri­ty with­out bor­ders ha seg­nala­to a Google la pre­sen­za del­lo spy­ware, che è sta­to rimosso in tutte le sue vari­anti, cir­ca 25. Una vol­ta elim­i­nate dal­lo store le app, la soci­età amer­i­cana ha dichiara­to in una comu­ni­cazione via email che “gra­zie a mod­el­li di ril­e­va­men­to avan­za­ti, Google Play Pro­tect sarà ora in gra­do di ril­e­vare meglio le future vari­anti di queste appli­cazioni”.

Al con­trario, però, Google non ha con­di­vi­so con i ricer­ca­tori il numero totale di dis­pos­i­tivi infet­ti, ma ha con­fer­ma­to che una di queste appli­cazioni malev­ole ha rac­colto oltre 350 instal­lazioni attra­ver­so il Play Store, men­tre altre vari­anti han­no rac­colto poche decine cias­cu­na, e che tutte le infezioni sono state local­iz­zate in Italia. ”Abbi­amo diret­ta­mente osser­va­to moltepli­ci copie di Exo­dus con più di 50 instal­lazioni e pos­si­amo sti­mare approssi­ma­ti­va­mente che il numero totale di infezioni ammon­ti a diverse centi­na­ia, se non un migli­aio o più”, si legge nel­la ricer­ca. www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/03/30

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Rifiuti, otto big bags e 92 kg di plastica recuperati dal Po

Suc­ces­so per il Po d’AMare, prog­et­to fond. Svilup­po sosteni­bile, Core­pla e Castalia
Rifiuti, otto big bags e 92 kg di plastica recuperati dal Po

Roma,  (askanews) – Otto “big bags” pieni di rifiu­ti e cir­ca 92 kg di plas­ti­ca avvi­a­ta com­ple­ta­mente a rici­clo sono il risul­ta­to del­la “bat­tuta di pesca” con­tro il marine lit­ter real­iz­za­ta sul fiume Po per cir­ca 4 mesi, tra luglio e novem­bre 2018. I rifiu­ti por­tati dal più grande fiume ital­iano sono sta­ti, infat­ti, inter­cettati da bar­riere gal­leg­gianti pri­ma di arrivare al mare Adri­ati­co e avviati al rici­clo gra­zie al prog­et­to pilota di rac­col­ta e recu­pero dei rifiu­ti, “Il Po d’AMare”, uno dei pri­mi prog­et­ti al mon­do di pre­ven­zione dei rifiu­ti in mare, pre­dis­pos­to dal­la Fon­dazione per lo Svilup­po Sosteni­bile, dai Con­sorzi Core­pla e Castalia e real­iz­za­to gra­zie al coor­di­na­men­to isti­tuzionale svolto dall’Autorità di Baci­no dis­tret­tuale del fiume Po e con il patrocinio del Comune di Fer­rara e dell’AIPO (Agen­zia Inter­re­gionale per il fiume Po).

Un con­trib­u­to per raf­forzare e imple­mentare le mis­ure del piano di azione nazionale per la pre­ven­zione e la mit­igazione dei rifiu­ti mari­ni e antic­i­pare le nuove diret­tive sul­la cir­cu­lar econ­o­my che preve­dono impeg­ni pre­cisi anche per la riduzione dei rifiu­ti in mare.

Per arginare il marine lit­ter è impor­tante agire in pri­mo luo­go sui fiu­mi. Inter­cettare i rifiu­ti nei cor­si d’acqua infat­ti, è più facile ed eco­nom­i­co, facili­ta il rici­clo e pre­viene l’inquinamento mari­no e la pos­si­bile for­mazione di microplas­tiche. I rifiu­ti mari­ni proven­gono per cir­ca l’80% dal­la ter­rafer­ma e rag­giun­gono il mare preva­len­te­mente attra­ver­so i cor­si d’acqua e gli scarichi urbani, men­tre per il 20% derivano da attiv­ità di pesca e nav­igazione.

Tra le prin­ci­pali cause del marine lit­ter vi sono la non cor­ret­ta ges­tione di rifiu­ti urbani e indus­tri­ali, la scarsa pulizia delle strade, abban­doni e smal­ti­men­ti illeciti. Inoltre l’Italia, per la sua posizione al cen­tro del Mediter­ra­neo, un baci­no chiu­so, e l’estensione delle sue coste, è un Paese par­ti­co­lar­mente espos­to a questo prob­le­ma.

Il prog­et­to pilota, oper­a­ti­vo dal 18 luglio al 16 novem­bre 2018 ha lavo­ra­to “a regime” per qua­si cen­to giorni. Nel peri­o­do di oper­a­tiv­ità ha rac­colto cir­ca 3 quin­tali di rifiu­ti, sti­pati in 8 big bags, di cui 92,6 chilo­gram­mi (il 40%) di plas­ti­ca. La frazione non plas­ti­ca è cos­ti­tui­ta, per la mag­gior parte, da scar­ti veg­e­tali e sono sta­ti inter­cettati anche con­teni­tori in vetro. La quo­ta più ril­e­vante in ter­mi­ni di peso del rifi­u­to plas­ti­co cap­ta­to è rap­p­re­sen­ta­ta da PE prove­niente da fusti di capac­ità mag­giore a 25 litri, imbal­lag­gi uti­liz­za­ti in ambito agri­co­lo o indus­tri­ale.

Il prog­et­to “acchi­ap­pa rifiu­ti” ha real­iz­za­to la selezione e rac­col­ta dei rifiu­ti gal­leg­gianti attra­ver­so l’installazione di un dis­pos­i­ti­vo di rac­col­ta (Seasweep­er) con bar­riere in poli­eti­lene gal­leg­gianti che non inter­feriscono con la flo­ra e la fau­na del fiume, prog­et­ta­to da Castalia e posizion­a­to nel trat­to del fiume Po in local­ità Pon­te­lagoscuro (Comune di Fer­rara) a 40 km dal­la foce.

I rifiu­ti inter­cettati sono sta­ti avviati al rici­clo e con il sup­por­to di Core­pla, il rifi­u­to plas­ti­co è sta­to poi invi­a­to al cen­tro di selezione che ha sep­a­ra­to e avvi­a­to a rici­clo le diverse frazioni polimeriche. Il gran­u­lo di plas­ti­ca ottenu­to dalle oper­azioni di rici­clo è sta­to infine invi­a­to ad una azien­da inglese per la real­iz­zazione di una caset­ta rifu­gio.

Si trat­ta di una pri­ma sper­i­men­tazione di un prog­et­to che pros­eguirà con nuove inizia­tive anche nel cor­so del 2019, ma da cui si pos­sono trarre alcune impor­tan­ti con­clu­sioni. In pri­mo luo­go il sis­tema di cap­tazione fun­ziona, aven­do oper­a­to per l’83% del tem­po e inter­cetta­to tut­ti i rifiu­ti gal­leg­gianti che han­no attra­ver­sato la sezione delle bar­riere. In sec­on­do luo­go tut­ta la plas­ti­ca che è sta­ta inter­cetta­ta era in buone con­dizioni, non degra­da­ta, ed è sta­to pos­si­bile avviar­la a rici­clo e re-immet­ter­la così nel ciclo pro­dut­ti­vo, risparmian­do nuo­va mate­ria pri­ma. Ter­zo i quan­ti­ta­tivi rac­colti, anche se derivan­ti da un uni­co pun­to di inter­cettazione, sono lim­i­tati gra­zie anche a un buon sis­tema di rac­col­ta e ges­tione dei rifiu­ti in par­ti­co­lare plas­ti­ci, a ter­ra.

Com­men­ta Ser­gio Cos­ta, Min­istro dell’Ambiente: “Cre­do molto nell’importanza di sper­i­men­tazioni come ques­ta, alla luce soprat­tut­to del­la loro pos­si­bile replic­a­bil­ità. Com­pli­men­ti, avete affronta­to il prob­le­ma a monte, pri­ma che la plas­ti­ca rag­giun­ga il mare. Come sapete siamo ormai prossi­mi all’arrivo in Con­siglio dei Min­istri del­la legge Sal­va­mare, dove è pre­vista la col­lab­o­razione dei pesca­tori per il recu­pero del­la plas­ti­ca in mare, ma pos­so assi­cu­rarvi che sti­amo già lavo­ran­do affinché sia pos­si­bile rac­cogliere la plas­ti­ca anche nelle acque dol­ci. È un prob­le­ma che mi sta enorme­mente a cuore, tut­ti insieme rius­cire­mo a lib­er­are dal­la plas­ti­ca il mare”.

Dichiara il Seg­re­tario Gen­erale dell’Autorità Meuc­cio Bersel­li: “Sper­i­menta­re ed indi­vid­uare le pos­si­bili soluzioni in gra­do di mit­i­gare, in modo vir­tu­oso attra­ver­so la prat­i­ca del rici­clo, una crit­ic­ità così dif­fusa come il marine lit­ter sig­nifi­ca già pren­dere coscien­za del liv­el­lo del prob­le­ma e questo in numerose par­ti del mon­do non è fat­to scon­ta­to. L’impegno che l’Autorità Dis­tret­tuale del Fiume Po ded­i­ca e dedicherà alla lot­ta agli inquinan­ti è mas­si­mo – e in par­ti­co­lare favoren­do il prog­et­to Po d’AMare desidera sen­si­bi­liz­zare e coin­vol­gere le comu­nità e tut­ti i por­ta­tori di inter­esse sul val­ore stes­so dell’acqua e sul­la mag­giore atten­zione che andrebbe ded­i­ca­ta da tut­ti al fine di preser­varne l’utilità e la qual­ità. Pro­prio in ques­ta direzione, oltre alle sper­i­men­tazioni in cor­so al Delta, vor­rem­mo avviare altre sper­i­men­tazioni mirate in altret­tante sezioni del fiume Po “sen­si­bili” che ci potran­no fornire ulte­ri­ori e deci­sivi dati ed ele­men­ti per piani­fi­care un’azione fat­ti­va conc­re­ta”.

Per Antonel­lo Ciot­ti, Pres­i­dente Core­pla: “Il Po è il più impor­tante fiume ital­iano con 141 afflu­en­ti e 3.200 Comu­ni ital­iani coin­volti. I risul­tati del­la sper­i­men­tazione de “Il Po d’AMare” sot­to­lin­eano come una cor­ret­ta ges­tione dei rifiu­ti a ter­ra por­ti ad avere cor­si d’acqua con una sen­si­bile minor pre­sen­za di rifiu­ti, in plas­ti­ca in par­ti­co­lare. Ad oggi a liv­el­lo nazionale, 8 imbal­lag­gi in plas­ti­ca su 10 immes­si sul mer­ca­to ven­gono recu­perati dal sis­tema Core­pla. C’è anco­ra molto da fare ma un effi­ciente servizio di rac­col­ta dif­feren­zi­a­ta che facili­ta il rici­clo, atten­to alle esi­gen­ze dei cit­ta­di­ni sem­pre più con­sapevoli ed infor­mati, è un potente anti­do­to all’inquinamento di fiu­mi e mari.”

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Papa in Marocco: fratellanza, no supremazia etnica o economica

No a vio­len­za, odio, supre­mazia etni­ca, reli­giosa, eco­nom­i­ca
Papa in Marocco: fratellanza, no supremazia etnica o economica

Roma, 31 mar. (askanews) – Il dial­o­go si può “real­iz­zare conc­re­ta­mente tut­ti i giorni in nome ‘del­la fratel­lan­za umana che abbrac­cia tut­ti gli uomi­ni, li unisce e li rende uguali. In nome di ques­ta fratel­lan­za lac­er­a­ta dalle politiche di inte­gral­is­mo e divi­sione e dai sis­te­mi di guadag­no smoda­to e dalle ten­den­ze ide­o­logiche odiose, che manipolano le azioni e i des­ti­ni degli uomi­ni”. Lo ha det­to il Papa nel dis­cor­so ai sac­er­doti e i reli­giosi maroc­chi­ni nel­la cat­te­drale di Rabat in un incon­tro al quale ha parte­ci­pa­to anche il Con­siglio Ecu­meni­co delle Chiese. Il Pon­tefice ha cita­to un pas­sag­gio del­la dichiarazione con­giun­ta sul­la fratel­lan­za umana che ha fir­ma­to con il grande imam di al-Azhar ad Abu Dhabi lo scor­so feb­braio.

Una preghiera che non dis­tingue, non sep­a­ra e non emar­gina, ma che si fa eco del­la vita del prossi­mo; preghiera di inter­ces­sione che è capace di dire al Padre: ‘ven­ga il tuo reg­no’”, ha det­to il Papa. “Non con la vio­len­za, non con l’odio, né con la supre­mazia etni­ca, reli­giosa, eco­nom­i­ca, ma con la forza del­la com­pas­sione river­sa­ta sul­la Croce per tut­ti gli uomi­ni. Ques­ta è l’esperienza vis­su­ta dal­la mag­gior parte di voi”.

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Usa, Trump minaccia chiusura confine se Messico non ferma migranti

Deci­sione potrebbe arrivare “la prossi­ma set­ti­mana”
Usa, Trump minaccia chiusura confine se Messico non ferma migranti

Roma, 30 mar. (askanews) – Il pres­i­dente degli Sta­ti uni­ti Don­ald Trump ha minac­cia­to ieri di chi­ud­ere il con­fine tra il suo Paese e il Mes­si­co, se le autorità mesis­cane non faran­no nul­la per fer­mare il flus­so dei migranti diret­to negli Usa.

La chiusura inter­romperebbe tut­ti gli attra­ver­sa­men­ti del­la fron­tiera, costan­do mil­iar­di di dol­lari al com­mer­cio, riferisce la stam­pa statu­nitense.

La minac­cia di Trump segue una nuo­va onda­ta di migranti che, attra­ver­sato il con­fine, inten­dono chiedere asi­lo negli Sta­ti Uni­ti. Il pres­i­dente Usa ha spie­ga­to ai gior­nal­isti che “esiste una buona prob­a­bil­ità di chi­ud­ere il con­fine la prossi­ma set­ti­mana”. “Per me sarebbe una cosa buona”, ha aggiun­to, sot­to­lin­e­an­do che le autorità del Mes­si­co “potreb­bero molto facil­mente impedire alle per­sone di attra­ver­sare” il con­fine, “ma non scel­go­no di far­lo”.

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Milano, bosco della droga di Rogoredo comincia a rinascere

Sala: “Anco­ra molto da fare, ma c’è sta­to grande cam­bi­a­men­to”
Milano, bosco della droga di Rogoredo comincia a rinascere

Milano, 30 mar. (askanews) – Sono centi­na­ia i milane­si che sta­mani han­no ader­i­to all’invito dell’associazione ambi­en­tal­ista Italia Nos­tra a una “passeg­gia­ta di pri­mav­era” a Por­to di Mare, l’area di 65 ettari a Rogore­do nota soprat­tut­to per il famiger­a­to “bosco delal dro­ga”. Una cam­mi­na­ta attra­ver­so prati e laghet­ti che è servi­ta anche al sin­da­co, Giuseppe Sala, per vedere con i pro­pri occhi i pas­si avan­ti fat­ti ver­so la pro­gres­si­va rinasci­ta dell’area area verde, gra­zie soprat­tut­to al lavoro del­la stes­sa asso­ci­azione. Con il pri­mo cit­tadi­no, accom­pa­g­na­to dai volon­tari di Italia Nos­tra, c’erano anche il prefet­to Rena­to Sac­cone, il vicesin­da­co Anna Scav­uz­zo e l’assessore Pier­francesco Maran. Pre­sente anche un grup­po di Alpi­ni che han­no pianta­to nuovi filari di alberi.

C’è anco­ra molto da fare, ma un grande cam­bi­a­men­to c’è sta­to. Abbi­amo dato un seg­nale di forza, deter­mi­nazione e di col­lab­o­razione. Le Forze dell’Ordine, gli Alpi­ni e Italia Nos­tra han­no fat­to un lavoro incred­i­bile. L’unico modo per recu­per­are l’area sem­bra­va essere quel­lo di rip­ulire e tagliare tut­ta la veg­e­tazione, per con­trol­lare meglio. Sti­amo prob­a­bil­mente vin­cen­do la sfi­da di las­cia­re la veg­e­tazione e riap­pro­pri­ar­ci di questo spazio. Di lavoro ce n’è anco­ra da fare. Soprat­tut­to bisogn­erà tenere gli occhi aper­ti per­ché è chiaro che ci potreb­bero essere dei ritorni. Pren­do come buon aus­pi­cio quan­to det­to dal Min­istro Salvi­ni, se e quan­do arriver­an­no più risorse a Milano sarà pos­i­ti­vo” ha com­men­ta­to su Face­book Sala.

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Ecco la “fortezza” nucleare della Russia che affaccia sull’Artico

A Russian Tupolev TU-142 flies by the USS Mount Whitney of the US Navy during the NATO-led military exercise Trident Juncture on November 2, 2018 at the Norwegian sea outside Trondheim, Norway - Trident Juncture 2018, is a NATO-led military exercise held in Norway from 25 October to 7 November 2018. The exercise is the largest of its kind in Norway since the 1980s. Around 50,000 participants from NATO and partner countries, some 250 aircraft, 65 ships and up to 10,000 vehicles take part in the exercise. The main goal of Trident Juncture is allegedly to train the NATO Response Force and to test the alliance's defence capability. (Photo by Jonathan NACKSTRAND / AFP)

Si tro­va nel­la peniso­la di Kola la “fortez­za nucleare” del­la Rus­sia, una rete di dife­sa d’importanza strate­gi­ca sta­bili­ta nel fred­do impen­e­tra­bile dell’Artico dove il Crem­li­no ha scel­to di schier­are il grosso del suo deter­rente nucleare che accu­mu­la un poten­ziale dis­trut­ti­vo impos­si­bile da immag­inare: la sola metà forse basterebbe ad annichilire la vita sul piane­ta.

All’estremità nor­doc­ci­den­tale del­la Fed­er­azione, affac­cia­ta sul geli­do mare di Bar­ents e sul Mar Bian­co, una rete di basi che si svilup­pa su oltre 100mila chilometri qua­drati accoglie sot­tomari­ni e bom­bardieri strate­gi­ci– tut­ti capaci di trasportare mis­sili bal­is­ti­ci armati con tes­tate nucleari.  Nel­la base di Severo­morsk e altre satel­li­ti è alla fon­da la Flot­ta del Nord, la più arma­ta e letale unità navale del Crem­li­no. Dalle piste del­la base aerea di Olene­gorsk sono invece pron­ti al decol­lo i bom­bardieri strate­gi­ci con capac­ità transat­lantiche come i Tupolev Tu-160 “Black­jack” e i Tu-95 “Bear”.

È in questo bas­tione glaciale a poche centi­na­ia di chilometri dal con­fine con Fin­lan­dia e Norve­g­ia, che la Rus­sia ha attes­ta­to alcune del­la par­ti chi­ave del­la sua “tri­ade nucleare” , ed è pro­prio da qui che sal­pano in con­tin­u­azione i “buchi neri” del­la Mari­na rus­sa che attra­ver­san­do in asset­to silen­zioso il Giuk Gapriap­paiono a largo del con­ti­nente europeo da ver­sante occi­den­tale o diret­ta­mente nel Mediter­ra­neo, o i bom­bardieri strate­gi­ci che fan­no ordinare pun­tual­mente lo “scram­ble” agli inter­cet­tori del­la Nato. Per la sua posizione strate­gi­ca da qui inoltre viene pro­tet­to l’ingres­so al Mar Bian­co, che con­duce diret­ta­mente  all’heart­land rus­so e dove affac­ciano i prin­ci­pali cantieri navali che costru­is­cono e prog­et­tano i nuovi sot­tomari­ni des­ti­nati alla flot­ta. Nel­la fortez­za affac­cia­ta sull’Artico sareb­bero pre­sen­ti altre cinque istal­lazioni e deposi­ti di armi nucleari sit­uati a Zapad­na­ja Lica, Gadze­vo, nel­la baia di Kola, a Ščukoze­ro e Bolšoye Ramoze­ro.

È da qui dunque par­tirebbe ogni genere di offen­si­va che mirasse a man­tenere o ottenere la supre­mazia nell’Artico, o qual­si­asi mis­sione nel­lo sce­nario di un con­fron­to o even­to bel­li­co che vedesse la poten­za rus­sa scon­trar­si con la Nato nell’Europa set­ten­tri­onale.

L’Alleanza Atlanti­ca, pre­oc­cu­pa­ta per l’assembramento di forze schier­a­to dal­la Rus­sia così in prossim­ità dell’ex “bloc­co occi­den­tale”, e angos­ci­a­ta dalle rotte segui­te dai sot­tomari­ni d’attacco che scom­paiono sot­to la calot­ta arti­co e nelle faglie sot­toma­rine per ricom­par­ire altrove, ha infat­ti rin­forza­to le con­tro­misure per la lot­ta anti-som­mergi­bile e con­tin­ua annual­mente ad adde­strar­si per rispon­dere ad un’eventuale inva­sione da ori­ente. Le annu­ali eserci­tazioni “Tri­dent Junc­ture”“Allied Spir­it” non sono infat­ti altro se non una pro­va gen­erale di come potrebbe essere fre­na­ta un’offensiva su vas­ta scala che mobil­i­tasse il grosso delle forze occi­den­tali e che atten­desse il suo inter­ven­to.

La Peniso­la di Kola si con­fer­ma dunque il pri­mo bas­tione del­la dife­sa rus­sa riv­olto a Occi­dente, una proiezione di poten­za che tiene a por­ta­ta di tiro i pri­mi pae­si alleati del nemi­co di sem­pre – gli Sta­ti Uni­ti – e guar­da all’Artico, che sec­on­do gli anal­isti diver­rà il teatro delle ten­sioni inter­nazion­ali del futuro, a causa del­la con­te­sa per le rotte com­mer­ciali che qui tro­ver­an­no una “stra­da tra i ghi­ac­ci”. Il Crem­li­no infat­ti ha già annun­ci­a­to un pro­gram­ma di raf­forza­men­todel suo schiera­men­to mil­itare, avver­tendo che “la Rus­sia pro­teggerà gli inter­es­si nazion­ali nel­la regione”, con­sapev­ole che “l’Artico si è trasfor­ma­to in un luo­go in cui si scon­tra­no inter­es­si ter­ri­to­ri­ali, mil­i­tari e strate­gi­ci di un cer­to numero di Sta­ti che sco­prono del poten­ziale e delle risorse in ques­ta regione”.  ww.occhidellaguerra.it/

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Kiwi, un clamoroso scandalo nazionale: “Ecco cosa vi mangiate davvero”, il caso sconcertante

Kiwi, esplode un clamoroso scandalo nazionale:"Ecco cosa vi mangiate davvero", sconcertante

Fran­cia esplode il «kiwigate», con frut­ti ital­iani spac­ciati per france­si. In set­ti­mana, sui gior­nali d’Oltralpe, ha tenu­to ban­co una vas­ta indagine con­dot­ta dall’Antitrust locale sulle riven­dite di Pari­gi. I risul­tati han­no desta­to scal­pore: sette aziende, in tre anni, han­no ven­du­to 15mila ton­nel­late di kiwi impor­tati, pari al 12 per cen­to di tut­to il com­par­to, spac­cian­doli per made in France quan­do in realtà arriva­vano dal nos­tro Paese. A riferirne, con dovizia di par­ti­co­lari, è sta­to l’ otti­mo por­tale spe­cial­iz­za­to Italiafruit.net.

Nel miri­no delle autorità giudiziarie, nell’ ambito dell’ oper­azione rib­at­tez­za­ta «Kiwigate», un ben­efi­cio illecito sti­ma­to in 6 mil­ioni di euro. Stan­do ai dati dif­fusi dall’Ufficio inter­pro­fes­sion­ale del kiwi francese, ogni anno la fil­iera pro­duce in media 45mila ton­nel­late del frut­to men­tre quel­la ital­iana ne vende 400mila. I tito­lari delle aziende coin­volte nel­la truf­fa rischi­ano fino a due anni di carcere e 300mila euro di mul­ta. Le indagi­ni sono tut­to­ra in cor­so con perqui­sizioni e acqui­sizioni doc­u­men­tali effet­tuate dal­la Gen­darme­ria. I kiwi france­si, scrive la stam­pa d’ Oltralpe, sono più cari rispet­to a quel­li ital­iani, medi­a­mente 70 cen­tes­i­mi a pez­zo con­tro 50 dei nos­tri.

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Prof incinta, nelle chat l’insistenza di lei e la resistenza del 14enne: “Lasciami stare, devo studiare”, “Se non vieni mi uccido”

Su What­sapp e face­book le lunghe con­ver­sazioni tra il ragazz­i­no e l’infermiera che gli dava ripe­tizioni. Lei, ora ai domi­cil­iari, insis­te­va anche in forza di quel­lo che lei chia­ma­va “accor­do” ma che per il giu­dice era un ricat­to. “Non portare il bam­bi­no in palestra, sono incasi­na­to con la scuo­la, mi devo con­cen­trare. Mi chie­di cose a cui non san­no rispon­dere nem­meno gli adul­ti”

Tra loro era il “pat­to” o “l’accordo”. Ma sec­on­do il gip di Pra­to Francesca Scar­lat­ti era “un vero e pro­prio ricat­to”. Basato sul ses­so, su una gravi­dan­za inaspet­ta­ta per una cop­pia così lon­tana d’età e sulle minac­ce di sui­ci­dar­si se lui avesse inter­rot­to la relazione. Il cuore delle 33 pagine di ordi­nan­za di cus­to­dia caute­lare che han­no por­ta­to ai domi­cil­iari l’infer­miera di Pra­to di 31 anni, “inseg­nante” di ripe­tizioni di inglese, sta nelle chat con il 14enne che – come appu­ra­to dai test del dna – è il padre del bam­bi­no venu­to alla luca in estate. Lei ora è accusa­ta di vio­len­za ses­suale su minore e per induzione. Sec­on­do il giu­dice, infat­ti, la 31enne non solo ha fat­to ses­so per un anno e mez­zo con un minore ma – sem­pre sec­on­do il tri­bunale – ha anche mes­so in pie­di “una pen­e­trante attiv­ità di con­dizion­a­men­to” nei con­fron­ti del ragazz­i­no otte­nen­do da lui “oltre ad una, chiara­mente forza­ta, dichiarazione d’amore, la incon­dizion­a­ta disponi­bil­ità a pros­eguire la relazione ses­suale, che tro­verà inter­ruzione soltan­to quan­do la madre sco­prirà la chat”.

Un “con­dizion­a­men­to” che, sec­on­do il gip di Pra­to, tro­va riscon­tro nelle 175 pagine di chat che i con­sulen­ti del­la Procu­ra han­no acquisi­to dai tele­foni e dai pc dei due pro­tag­o­nisti del­la vicen­da. Scam­bi infini­ti di mes­sag­gi what­sapp e Face­book Mes­sen­gerad ogni ora del giorno, anche men­tre il ragaz­zo è a scuo­la, che rac­con­tano di una relazione ses­suale inizia­ta nel­la pri­mav­era del 2017 che ha por­ta­to a una gravi­dan­za e poi, fino a poche set­ti­mane fa, a un “ricat­to” morale. Questo “ricat­to” – che però i due chia­ma­vano “accor­do” – era basato su due minac­ce da parte del­la “prof”: quel­lo di portare il figlio nel­la stes­sa palestrafre­quen­ta­ta dal gio­vane e da sua madre e quel­la di toglier­si la vita. E’ per questo che il ragazz­i­no, impau­ri­to, ha deciso di portare avan­ti la relazione.

Non portare il bam­bi­no in palestra, ti prego”
L’idea di questo “accor­do” risale ad una con­ver­sazione del 13 gen­naio: dopo due set­ti­mane sen­za incon­tri, lei por­ta il bam­bi­no in palestra e lui se ne lamen­ta. “Te lo chiedo per l’ultima vol­ta – si legge nelle chat ripor­tate nell’ordinanza del giu­dice – NON LO DEVI PORTARE IN PALESTRA. Te lo dico per l’ultima vol­ta, già mi hai rov­ina­to la vita, puoi evitare di por­tar­lo in palestra”. Lei gli risponde che non può dar­gli una rispos­ta cer­ta, ma che lo potrà fare solo di per­sona e allo­ra il ragazz­i­no si mostra angos­ci­a­to: “Ti prego non lo portare sono incasi­na­to già con la scuo­la non mi creare altri prob­le­mi”. E anco­ra: “Ti dico che sono in una situ­azione che non so neanche a con­cen­trar­mi a scuo­la, ti prego davvero”. Le risposte di lei non lo ras­si­cu­ra­no e a quel pun­to il ragazz­i­no cede: “Ti prego voglio andare bene a scuo­la e fare feli­ci i miei, te lo scon­giuro fac­cio ciò che vuoi”. E’ allo­ra che viene sug­gel­la­to l’accordo: lei non avrebbe più por­ta­to il bam­bi­no in palestra e in cam­bio lui sarebbe anda­to a casa sua quan­do lei lo avrebbe chiam­a­to.

Vieni?”, “Sono a scuo­la e devo stu­di­are”
Da quel momen­to in avan­ti, in tutte le con­ver­sazioni tra i due, l’infermiera fa sem­pre rifer­i­men­to all’accordo. Lei gli chiede con­tin­u­a­mente di pot­er­si vedere ma lui spes­so non può per gli impeg­ni di un 14enne. Come, per esem­pio, la scuo­la. “Come fac­cio a fidar­mi? – gli dice lei dopo l’ennesimo rifi­u­to –. Pri­ma mi dici ven­go quan­do vuoi, poi dici se pos­so ven­go”. Lui gli risponde che in quel momen­to è a scuo­la (“devo stare atten­to”) assi­cu­ran­dole che l’avrebbe chia­ma­ta appe­na usci­to. La repli­ca del­la 31enne non las­cia spazio a inter­pre­tazioni: “Ci guadag­ni un culo da scop… e non ti vedi l’errore dei tuoi 14 anni”. Lui a quel pun­to si dice “obbli­ga­to” ad andare, lei gli risponde che lo ama e il dial­o­go si chi­ude con l’accordo che i due si sareb­bero visti il giorno dopo. L’incontro poi non si con­cretiz­za per­ché il ragazz­i­no ave­va già in pro­gram­ma una ripe­tizione aggiun­ti­va. Ma non da lei. L’infermiera reagisce stizzi­ta e richia­ma i ter­mi­ni dell’accordo: “Però facen­do così in qualche modo mi obb­lighi a venire – è la rispos­ta del ragaz­zo – Io ho voglia di stu­di­are, e anche tan­ta, ho poco tem­po anche per me stes­so”.

Io ti amo, ma tu?”
L’infermiera non man­ca mai di esprimere il suo amore. Ma cer­ca di capire anche cosa pro­va lui. In una chat dell’8 gen­naio lei con­tes­ta al gio­vane di aver tolto dal pro­fi­lo what­sapp l’indi­cazione sull’ultimo acces­so facen­dola ingelosire. Il 14enne si gius­ti­fi­ca dicen­do che lo ha fat­to “per far credere alla pro­pria istrut­trice che stesse dor­men­do”, sot­to­lin­ea la giu­dice, ma lei non sem­bra credere a ques­ta ver­sione: “Non incom­in­cia­re – è la rispos­ta del­lo stu­dente – ogni tan­to met­ti­ti nei miei pan­ni, sono un ragaz­zo di 15 anni, non puoi far­mi delle domande a cui non san­no rispon­dere nem­meno gli adul­ti tra poco”. In suc­ces­sive con­ver­sazioni, il ragaz­zo le dice chiara­mente che ci ha pre­so “gus­to” dal pun­to di vista ses­suale ma che “sen­ti­men­tal­mente” non la ama. Invece lei pare man­i­festare gelosia. Lui la bloc­ca su face­book e pub­bli­ca una sto­ria insieme a una sua coetanea. Ma la 31enne riesce a ved­er­la dal pro­fi­lo del figlio. E nasce una nuo­va lite: “Uno non può nem­meno met­tere una sto­ria, stai diven­tan­do pos­ses­si­va” gli dice lui. “Ora so per cer­to che ami una per­sona quin­di (…) cioè non capis­co se ami ques­ta, cosa tu ci fac­cia da me, vera­mente”. La repli­ca del gio­vane dice tut­to: “mi stai por­tan­do all’esasperazione”. E subito dopo: “Non hai il con­trol­lo su di me, sono libero di fare le mie scelte”.

Vieni o mi ammaz­zo”
Uno dei due ele­men­ti del “ricat­to” è la minac­cia di sui­ci­dar­si se la sto­ria fos­se fini­ta. “Devo solo trovare un modo qua­si indo­lore” dice l’infermiera al 14enne. Oppure: “Lo farò ben bene, pri­ma pren­derò i far­ma­ci poi mi ini­et­terò aria nelle vene”. Il ragazz­i­no si sente respon­s­abile di ques­ta situ­azione, è pre­oc­cu­patis­si­mo: “No dim­mi che dovrei dirti per far­ti cam­biare idea (…) Ho 15 anni, non mi sono mai trova­to davan­ti a queste situ­azioni”. E lei repli­ca che l’unico modo per aiu­tar­la è incon­trar­la: “Per me sei la malat­tia, ma anche la cura, vieni se ti va, questo devi fare”. Due giorni dopo, men­tre il ragaz­zo è a scuo­la, l’infermiera gli man­da una foto con gambe gron­dan­ti di sangue. La didas­calia è fin trop­po esplici­ta: “Mi taglio”. Il 22 feb­braio la situ­azione sem­bra rasser­e­nar­si. I due si incon­tra­no, scrive il gip, par­lano e bas­ta e “il ragaz­zo si dice con­tento di aver­la fat­ta ragionare”. La don­na in chat però tor­na sul­la prospet­ti­va che i due pos­sano amar­si e vivere insieme in futuro: “Nel tuo ide­ale quan­ti figli pen­si di vol­ere?” chiede lei. “Ora io ho 15 anni non ne ho pro­prio idea” rib­adisce lui.

Le minac­ce di sui­cidio sono un ele­men­to essen­ziale che por­ta gli inves­ti­ga­tori ad ipo­tiz­zare il reato di induzione alla vio­len­za ses­suale: “Deve riten­er­si che tali prospet­tazioni di inten­ti sui­cidiari – scrive il gip nell’ordinanza – siano espres­sione di una pre­cisa strate­gia vol­ta a sus­citare il coin­vol­gi­men­to emo­ti­vodel minore e a far­lo sen­tire in col­pa indi­can­do­lo come ragione di tale dis­per­a­to pro­pos­to e dunque indur­lo a pros­eguire la relazione ses­suale”. Pochi giorni dopo, il 27 feb­braio, la madre sco­pre le chat tra la don­na e il figlio e si fa rac­con­tare tut­to: pre­sen­ta querela in Procu­ra e parte l’inchiesta che por­ta agli arresti. Per­ché? Avrebbe ten­ta­to nuovi approc­ci con il ragaz­zo.

Giacomo Salvini

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