Macron vuole la guerra

Per­ché Emmanuel Macron richia­ma l’ambasciatore francese a Roma, Chris­t­ian Mas­set, pro­prio ora? Nei mesi scor­si da entrambe le par­ti si sono alzate invet­tive vio­len­tis­sime. Ad attac­care, per la ver­ità, è sta­to sem­pre l’Eliseo che non ha mai man­ca­to di criti­care e insultare per il pro­prio tor­na­con­to politi­co. Ora, però, in piena crisi dei con­sen­si, ecco­lo usare una delle più pesan­ti leve diplo­matiche per attac­care Lui­gi Di Maio, riman­gia­r­si l’accordo stret­to con Mat­teo Salvi­ni per ripar­tire i 47 migranti che si trova­vano a bor­do del­la Sea Watch 3 e far saltare la trat­ta­ti­va sul sal­vatag­gio di Ali­talia.

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I due gov­erni – quel­lo di Con­te e quel­lo di Macron – non si sono mai piaciu­ti. E non lo han­no mai nascos­to. Trop­po diver­si tra loro. Salvi­ni non ave­va anco­ra chiu­so tut­ti i por­ti ital­iani alle navi delle Ong, che dall’entourage di En Marche era arriva­to il pri­mo anatema con­tro le “vom­itevoli politiche” del gov­er­no ital­iano. Oggi il por­tav­oce dell’esecutivo, Ben­jamin Griveaux, è sta­to (se pos­si­bile) anco­ra più chiaro: “Se si vuole indi­etreg­gia­re la leb­bra nazion­al­ista, se si vuole fare indi­etreg­gia­re i pop­ulisti, se si vuol far indi­etreg­gia­re la sfi­da all’Europa, il modo migliore è com­por­tar­si bene con i pro­pri part­ner”. Vom­itevoli, dunque, e per giun­ta leb­brosi.

Non accade­va dal 1940 che Pari­gi richia­masse il pro­prio ambas­ci­a­tore da Roma. Allo­ra l’Europa si prepar­a­va a una guer­ra che l’avrebbe las­ci­a­ta in mac­erie. Oggi si prepara a una tor­na­ta elet­torale che potrebbe essere il giro di boa per l’Unione euro­pea, almeno per come l’abbiamo con­cepi­ta sino a oggi. Solo se si tiene pre­sente questo, si pos­sono capire le con­tin­ue rap­pre­saglie di Macron sull’Italia. Per­ché, oltre alle invet­tive, non dob­bi­amo dimen­ti­care lo scon­tro sul­la nave Aquar­ius, i resp­ing­i­men­ti degli immi­grati irre­go­lari scar­i­cati nei boschi al con­fine, la battaglia nelle sedi europee sul­lo sfora­men­to del deficit, lo sgam­bet­to del­la con­vo­cazione dei libi­ci di Mis­ura­ta pochi giorni pri­ma del­la Con­feren­za di Paler­mo, la richi­es­ta di inter­ven­to del­la Com­mis­sione Ue per bloc­care l’affare Fin­cantieri-Stx e l’acquisizione dei cantieri di Saint-Nazaire e così via. Sono solo alcu­ni episo­di di un rap­por­to di vic­i­na­to impos­si­bile. Cer­to, se alle ultime pres­i­den­ziali avesse vin­to Marine Le Pen, prob­a­bil­mente i rap­por­ti tra i due Pae­si sareb­bero sta­ti molto meno fred­di.

È impor­tante tenere a mente che entrambe le par­ti stan­no gio­can­do una par­ti­ta cru­ciale, che poi è quel­la che si con­sumerà in occa­sione delle elezioni europee. Men­tre la Lega e i Cinque Stelle han­no fat­to del­la lot­ta all’élite euro­pea la pro­pria ragione di vita, Macron si con­trap­pone raf­forzan­do i lega­mi con l’estab­lish­ment di Brux­elles e, soprat­tut­to, con Angela Merkel. Non a caso, in vista del voto di mag­gio, Salvi­ni e Di Maio sono andati a cer­care alleati tra i più acer­ri­mi nemi­ci del pres­i­dente francese: la Le Pen e i gilet gial­li.

Le ritor­sioni di oggi, che han­no fat­to car­ta strac­cia dell’accordo sul­la Sea Watch e del­la trat­ta­ti­va per il sal­vatag­gio di Ali­talia, sono la dimostrazione che Macron non vuole neanche lon­tana­mente la pace. Lo sono anche i con­tinui scon­fi­na­men­ti nei boschi ital­iani per scari­car­ci gli immi­grati irre­go­lari e le provo­cazioni dei doganieri sui treni che trasportano i pen­dolari ital­iani. Per il futuro dob­bi­amo, dunque, aspettar­ci altre provo­cazioni che avran­no ricadute sia sul­la polit­i­ca sia sull’economia. Le due agende sono tal­mente con­trap­poste che solo un roves­ci­a­men­to o di Macron o dei giallover­di potrebbe portare a un cam­bio di lin­ea.  ANDREA INDINI

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