Cuba, sana e robusta Costituzione

Cuba, sana e robusta Costituzione

Sessant’anni dopo il suo trionfo, le modifiche costituzionali approvate non indicano ripensamenti ma vanno nella direzione opposta: modificano il modello per non cambiare il sistema. La decisione è quella di adeguare per fortificare, di evolversi per competere, di migliorare per vincere e non solo per resistere.”

di Fab­rizio Casari — 

Cuba ha una nuo­va Car­ta Cos­ti­tuzionale. Si com­pone di 229 arti­coli ed è figlia di una dis­cus­sione che ha coin­volto l’intera soci­età cubana, che in migli­a­ia di assem­blee, con dis­cus­sioni aperte, a volte aspre, ha pro­pos­to e dis­pos­to, accolto ed emenda­to il testo che domeni­ca scor­sa è sta­to sot­to­pos­to a ref­er­en­dum popo­lare. Non si ram­men­ta di altri pae­si nel mon­do che han­no dis­cus­so pre­vi­a­mente ogni sin­go­lo arti­co­lo del­la Car­ta come ha fat­to l’isola caraibi­ca: qui la Cuba social­ista ha con­fer­ma­to orig­i­nal­ità e pecu­liar­ità del suo mod­el­lo.

 

La nuo­va Cos­ti­tuzione cubana rap­p­re­sen­ta il rin­no­va­to quadro di sis­tema. In un fase stor­i­ca di pro­fonde trasfor­mazioni inter­nazion­ali, alle prese con un bloc­co crim­i­nale che per­du­ra da qua­si 60 anni e di fronte a nuove minac­ce statu­niten­si, Cuba  mod­i­fi­ca alcu­ni aspet­ti del suo ordi­na­men­to politi­co, giuridi­co e dell’organizzazione dell’economia che ave­vano bisog­no di ver­i­fi­care il liv­el­lo del con­sen­so popo­lare.

 

La scom­parsa del suo lid­er max­i­mo ha pos­to la ques­tione del­la lead­er­ship polit­i­ca, che fino a quan­do Fidel dirige­va il paese non ave­va nem­meno sen­so por­si. Rifor­mare le isti­tuzioni serve anche a com­pen­sare in parte il vuo­to di lead­er­ship asso­lu­ta che il Coman­dante en Jefe garan­ti­va.

 

Come in ogni Cos­ti­tuzione, il testo si divide tra i prin­cipi gen­er­ali, quel­li rel­a­tivi ai dirit­ti e doveri dei cit­ta­di­ni e all’organizzazione del­lo Sta­to e del­la soci­età. Nei prin­cipi gen­er­ali, di nor­ma, viene enun­ci­a­to il carat­tere politi­co del rel­a­ti­vo sis­tema. Ebbene, Cuba non fa eccezione. Si rat­i­fi­ca il carat­tere social­ista di Cuba ed il ruo­lo “diri­gente ed uni­co del Par­ti­to Comu­nista, stru­men­to nec­es­sario per la costruzione del social­is­mo e nel­la via per rag­giun­gere il comu­nis­mo”, defini­to “meta del­la soci­età”. C’è anche una con­fer­ma del­la arti­co­lazione del­la rap­p­re­sen­tan­za che riconosce e val­oriz­za il ruo­lo degli organ­is­mi di mas­sa.

 

Nel­la parte rel­a­ti­va all’organizzazione del­lo Sta­to si sta­bilis­cono cam­bi­a­men­ti strate­gi­ci: si con­fer­ma il ruo­lo del Con­siglio di Sta­to ma ven­gono introdotte la figu­ra del Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca e del Pri­mo Min­istro (che saran­no elet­ti dal Par­la­men­to) e si affer­ma il con­cet­to del doppio manda­to come tem­po mas­si­mo per entram­bi. Per can­di­dar­si alla car­i­ca la pri­ma vol­ta dovran­no essere sta­ti elet­ti par­la­men­tari, avere almeno 35 anni e non più di 60.

 

L’architettura cos­ti­tuzionale è da Repub­bli­ca par­la­mentare, giac­ché le fun­zioni di Capo del­lo Sta­to e Capo del gov­er­no sono dis­tinte. Il Par­la­men­to è l’organo sovra­no, elegge Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca, Pri­mo Min­istro, Con­siglio di Sta­to e des­igna su pro­pos­ta del Pres­i­dente min­istri e vicem­i­nistri. Elegge il Pres­i­dente del Tri­bunale Supre­mo Popo­lare, i giu­di­ci com­po­nen­ti del­lo stes­so, il Procu­ra­tore Gen­erale del­la Repub­bli­ca, il Ragion­iere gen­erale del­lo Sta­to e il Pres­i­dente del Con­siglio Elet­torale Nazionale.

 

Il ruo­lo del Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca non è tut­tavia pura­mente notar­ile: è incar­i­ca­to di garan­tire l’osservanza del­la Cos­ti­tuzione negli atti di gov­er­no, rap­p­re­sentare lo Sta­to e dirigere la sua polit­i­ca gen­erale, la polit­i­ca estera, le relazioni inter­nazion­ali, la Dife­sa e la sicurez­za nazionale. E’ Capo supre­mo delle Forze armate e deter­mi­na la loro orga­niz­zazione, dec­re­ta la mobil­i­tazione gen­erale se la dife­sa del Paese lo richiede, pre­siede il Con­siglio Nazionale di Dife­sa ed ha la facoltà di pro­porre al Par­la­men­to e al Con­siglio di Sta­to lo sta­to di guer­ra o la dichiarazione di guer­ra in caso di  aggres­sione.

 

Sul piano dei dirit­ti civili, Cuba, che pure nel­la lot­ta ad ogni dis­crim­i­nazione di genere e di classe era esem­pio inter­nazional­mente riconosci­u­to, inserisce in Cos­ti­tuzione il con­cet­to di unione tra per­sone indipen­den­te­mente dal genere di apparte­nen­za, pro­pone il con­cet­to di unione tra per­sone sen­za speci­fi­carne il ses­so dan­do ran­go cos­ti­tuzionale al prin­ci­pio di uguaglian­za e non dis­crim­i­nazione per motivi di ori­en­ta­men­to ses­suale ed iden­tità di genere.

 

Si affer­ma anche la cen­tral­ità del­la ques­tione ambi­en­tale e la laic­ità del­lo Sta­to; l’assenza di una reli­gione uffi­ciale, il riconosci­men­to giuridi­co delle cop­pie di fat­to, sono seg­nali for­ti del­la moder­nità di Cuba, che ipocrita­mente viene accusa­ta da pae­si big­ot­ti di non essere suf­fi­cien­te­mente aper­ta.

 

L’economia è cer­ta­mente uno dei ter­reni più sen­si­bili e la nuo­va Cos­ti­tuzione prende di pet­to la ques­tione sen­za ambi­gu­i­tà. Sen­za tim­o­re di sfi­dare il suo pas­sato e di minac­cia­re il suo futuro, Cuba apre al mer­ca­to, alla pro­pri­età pri­va­ta e agli inves­ti­men­ti stranieri come ele­men­ti nec­es­sari per dare impul­so alla cresci­ta eco­nom­i­ca e allo svilup­po dell’isola. Per­ché, come disse lo stes­so Raul Cas­tro “da essa dipen­dono sosteni­bil­ità e preser­vazione del nos­tro sis­tema sociale”.

 

La nuo­va orga­niz­zazione eco­nom­i­ca non riduce — sem­mai amplia — la sfera dei dirit­ti sociali. La piani­fi­cazione eco­nom­i­ca con­tin­uerà a cos­ti­tuire la com­po­nente fon­da­men­tale nel­la direzione del­lo svilup­po. Si rib­adisce la pro­pri­età statale del suo­lo e del sot­to­suo­lo, delle risorse strate­giche, la tito­lar­ità esclu­si­va in tema di orga­niz­zazione sociopo­lit­i­ca, dife­sa, mon­e­ta, gius­tizia, com­mer­cio inter­no ed estero, salute, istruzione, cul­tura e sis­tema ban­car­io.

 

Una scelta in decisa con­tro­ten­den­za rispet­to al mantra delle pri­va­tiz­zazioni dei servizi essen­ziali, sui quali il tur­bo cap­i­tal­is­mo eserci­ta il mas­si­mo del­la pres­sione, rite­nen­do­lo l’ultimo ter­reno di accu­mu­lazione pri­maria con­cepi­bile nell’Occidente post-indus­tri­ale. A Cuba l’economia assume pri­or­ità diverse: garan­tire san­ità, trasporti, istruzione, pen­sioni e case, riven­di­care l’uguaglianza asso­lu­ta nell’accesso ai dirit­ti, com­por­ta la prevalen­za del­la polit­i­ca sull’economia. A sostenere il wel­fare con­tribuiran­no anche le entrate derivan­ti dalle imposte sulle attiv­ità pri­va­ta.

 

La nuo­va Cos­ti­tuzione prevede sette tipi diver­si di pro­pri­età: statale, coop­er­a­ti­va, sociale, pri­va­ta, mista, di isti­tuzioni asso­cia­tive e per­son­ale. Lo Sta­to rego­la e con­trol­la il modo in cui esse con­tribuis­cono allo svilup­po eco­nom­i­co e sociale.

Il riconosci­men­to del­la pro­pri­età pri­va­ta come una delle pos­si­bili forme nell’economia pro­dur­rà inevitabil­mente un muta­men­to del mer­ca­to del lavoro; questo apre sce­nari dif­fi­cili da prevedere in tut­ta la loro por­ta­ta e rompe sche­mi con­sol­i­dati, cari all’ortodossia di nemi­ci e ami­ci. Ovvio che le riper­cus­sioni si faran­no sen­tire e le scelte future dovran­no essere mis­urate pro­prio sui muta­men­ti che inter­ver­ran­no.

 

Il fat­to è che Cuba avverte la neces­sità di ripro­gram­mare il cosa e il quan­to lo Sta­to deve pro­durre e, quin­di, la forza lavoro che ha bisog­no d’impiegare. Per­ché in nes­sun man­uale di social­is­mo é scrit­to che il lavoro arti­gianale non pos­sa essere pri­va­to. Che un bar­bi­ere sia un imp­ie­ga­to pub­bli­co, invece che un arti­giano pri­va­to, non asseg­na paten­ti di aut­en­tic­ità social­ista o, vicev­er­sa, ne riduce. Affi­dare ai pri­vati la pro­duzione di servizi des­ti­nati al con­sumo inter­no appare invece come un utile pas­so ver­so una mod­ern­iz­zazione del paese in un con­testo di rin­no­va­men­to sen­za abi­ure.

 

Con l’inserimento in Cos­ti­tuzione del lavoro autonomo, Cuba vol­ta pag­i­na anche rispet­to al recente pas­sato, dove sebbene il lavoro pri­va­to fos­se toller­a­to, l’interminabile sequen­za di aper­ture e chiusure esponevano all’incertezza più totale ogni inves­ti­men­to. I 580.000 cubani che lavo­ra­no pri­vata­mente, i cosid­det­ti cuen­tapropis­tas, ovvero il 13% del­la mano d’opera del Paese, han­no ora uno stru­men­to di riconosci­men­to che solo una deci­na di anni addi­etro sarebbe sem­bra­to impos­si­bile. Da ora si trasfor­ma in dirit­to ciò che è già pre­sente in fat­to, elim­i­nan­do sostanzial­mente il mer­ca­to nero dei prodot­ti e delle prestazioni, che tan­to dan­no reca alla già frag­ile econo­mia e che tan­ta dis­eguaglian­za intrin­se­ca pro­duce pro­prio nel­la patria dell’egualitarismo.

 

Sul piano del­la fis­cal­ità gen­erale si ritiene che la legal­iz­zazione di attiv­ità lavo­ra­tive eserci­tate da pri­vati rid­u­ca notevol­mente lo svol­gi­men­to delle stesse attiv­ità in nero. L’obiettivo finale è che tut­to questo con­tribuis­ca a ren­dere minore la dis­tan­za tra la doman­da di beni e servizi del­la popo­lazione e la pos­si­bil­ità del­lo Sta­to di sod­dis­far­la. Sprechi, inef­fi­cien­ze e abusi pos­sono essere forte­mente ridot­ti pro­prio da politiche eco­nomiche pre­mi­anti e cal­i­brate sulle neces­sità del con­sumo inter­no.

 

L’intenzione evi­dente è sem­plice: far fun­zionare quel­lo che non fun­ziona. Inef­fi­cien­ze e dis­or­ga­niz­zazione pesano trop­po su un’economia che già patisce un bloc­co eco­nom­i­co di qua­si sessant’anni, inu­mano ed anacro­nis­ti­co, che ha provo­ca­to oltre 800 mil­iar­di di dol­lari di dan­ni diret­ti e molti di più indi­ret­ti.

 

Per­ché quan­do si par­la di econo­mia cubana non bisogna mai dimen­ti­care il con­testo e le con­dizioni in cui l’isola opera. L’impossibilità per i pae­si terzi di real­iz­zare affari con Cuba, se si vuole far­lo anche con gli Sta­ti Uni­ti, pro­duce una con­tor­sione ulte­ri­ore del­la già dif­fi­cile par­ti­ta dell’import-export tra l’isola e i for­n­i­tori di prodot­ti. Le impor­tazioni di Cuba (che non gode di linee di cred­i­to garan­tite dagli organ­is­mi finanziari inter­nazion­ali) sono pagate antic­i­pata­mente e a caro prez­zo, men­tre le esportazioni dei suoi prodot­ti, sul­la base dei prezzi inter­nazional­mente imposti dal Wto, risentono del livel­la­men­to ver­so il bas­so.

 

La nuo­va Cos­ti­tuzione cubana, in sostan­za, appare il risul­ta­to di un ammod­er­na­men­to del­la teo­ria polit­i­ca e del prog­et­to sis­temi­co che si pro­pone di real­iz­zare. E se qual­cuno, pri­gion­iero dei mil­ioni di inter­rog­a­tivi fuori luo­go, ave­va immag­i­na­to o sog­na­to il “dopo Fidel” con l’abiura o la dis­in­te­grazione, ave­va pre­fig­u­ra­to l’ammodernamento del sis­tema con una revi­sione ide­o­log­i­ca che potesse aprire la stra­da ad un ripen­sa­men­to del­lo stes­so, se insom­ma avesse immag­i­na­to il post cas­tris­mo come post social­is­mo, resterà decisa­mente delu­so.

 

Sessant’anni dopo il suo tri­on­fo, le mod­i­fiche cos­ti­tuzion­ali approvate non indi­cano ripen­sa­men­ti ma van­no nel­la direzione oppos­ta: mod­i­f­i­cano il mod­el­lo per non cam­biare il sis­tema. La deci­sione è quel­la di adeguare per for­ti­fi­care, di evolver­si per com­petere, di miglio­rare per vin­cere e non solo per resistere.

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