Tre piccole isole italiane pioniere dell’energia pulita

Salina, Favignana e Pantelleria avranno un sostegno

ROMA - Sali­na, Fav­i­g­nana e Pan­tel­le­ria pio­niere nel pas­sag­gio dai com­bustibili fos­sili all’energia puli­ta. Sono le sole isole ital­iane fra 26 europee selezion­ate per rice­vere il sup­por­to di Brux­elles — attra­ver­so lo sportel­lo uni­co Clean Ener­gy for Eu Islands Sec­re­tari­at — nel­la tran­sizione ener­get­i­ca. I van­tag­gi non sono da sot­to­va­l­utare: dall’autosufficienza nel­la pro­duzione di ener­gia alla riduzione dei costi anche dei con­su­mi, alla sal­va­guardia dell’ambiente. A mag­gior ragione con­sideran­do che Pan­tel­le­ria è Par­co Nat­u­rale e Sali­na con le isole Eolie è un gioiel­lo nel pat­ri­mo­nio Unesco I prog­et­ti per ridurre la dipen­den­za dalle fonti inquinan­ti come il gaso­lio e puntare sull’energia di sole, ven­to e mare sono allo stu­dio da tem­po. E ora, sti­lati gli sce­nari ener­geti­ci, le pic­cole isole selezion­ate pos­sono rice­vere sosteg­no tec­ni­co e con­sulen­za ed essere mon­i­torate per la redazione di un’Agenda per la tran­sizione ener­get­i­ca, in gra­do di pro­gram­mare il rag­giung­i­men­to degli obi­et­tivi e di accedere a sovven­zioni e prog­et­ti comu­ni­tari.

Sono più di 2.200 le isole abi­tate nell’Unione Euro­pea dove, nonos­tante l’abbondanza di fonti di ener­gia rin­nov­abile (eoli­ca, solare e dal moto ondoso), “l’approvvigionamento ener­geti­co per il loro fab­bisog­no dipende da cos­tose impor­tazioni di com­bustibili fos­sili”. Car­bu­ran­ti che per­al­tro pos­sono non arrivare a des­ti­nazione quan­do ad esem­pio c’è mare agi­ta­to, ril­e­va Giu­liana Mat­ti­az­zo, vice ret­tore al trasfer­i­men­to tec­no­logi­co del Politec­ni­co di Tori­no, da anni atti­vo nel­la sper­i­men­tazione di fonti ener­getiche alter­na­tive a Pan­tel­le­ria, dove “c’è una cen­trale a gaso­lio” aggiunge la pro­fes­sores­sa in una con­ver­sazione con l’ANSA.

Nell’isola sim­bo­lo del Pas­si­to, “le pale eoliche sono vietate — spie­ga Mat­ti­az­zo — e si sta sper­i­men­tan­do la pro­duzione di ener­gia dal moto ondoso e dall’eolico off shore su strut­ture gal­leg­gianti, per la sal­va­guardia del vin­co­lo pae­sag­gis­ti­co”. C’è quin­di “un grande sfor­zo ver­so tec­nolo­gie inno­v­a­tive e sper­i­men­tali” aggiunge la pro­fes­sores­sa. E dunque servi­ran­no inves­ti­men­ti con­sis­ten­ti ma mag­a­ri questi prog­et­ti pos­sono sus­citare l’interesse di grup­pi ener­geti­ci di liv­el­lo mon­di­ale.

Comunque, “non ci sarà l’annullamento del gaso­lio con un pas­sag­gio net­to alle energie ver­di ma quan­to meno sarà miglio­ra­to il mix”, spie­ga. Il Politec­ni­co di Tori­no affer­ma che Pan­tel­le­ria, che è la mag­giore delle isole minori ital­iane non inter­con­nesse, è ritenu­ta un “caso-stu­dio ide­ale” per una tran­sizione ener­get­i­ca “com­ple­ta e ambiziosa”. A sostenere Pan­tel­le­ria nel per­cor­so di tran­sizione ener­get­i­ca ci sono anche isti­tuzioni e asso­ci­azioni di pro­mozione locali (Comune di Pan­tel­le­ria, Par­co Nazionale Iso­la di Pan­tel­le­ria, Asso­ci­azione di Pro­mozione Sociale Resilea, Can­ti­na Basile).

 

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Eredità Sordi, imputati tutti assolti

In 9 erano accusati di circonvenzione di incapace e ricettazione(ANSA) — ROMA, 28 FEB — Tutti assolti i 9 imputati nel processo legato alla vicenda dell’eredità di Alberto Sordi. Lo ha deciso il giudice monocratico del Tribunale di Roma, dopo circa due ore di camera di Consiglio.
I 9, accusati a seconda delle posizioni, di circonvenzione di incapace e ricettazione, sono stati assolti con la formula “perchè il fatto non sussiste”.

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Manutenzione strade Roma, indaga C.Conti

Procuratore Lupi,fascicoli su gare e tangenti a direttori lavori(ANSA) — ROMA, 28 FEB — “Un procedimento, relativo ai ritardi e alle presunte omissioni nella gestione delle gare per la manutenzione del manto stradale del comune di Roma, è in istruttoria”. Lo afferma il procuratore della Corte dei Conti del Lazio, Andrea Lupi, nella relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Lupi inoltre ha fatto riferimento ad un altro procedimento su presunte tangenti “a ben 17 direttori dei lavori per la manutenzione delle strade per eludere i controlli”.

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IL NARCOSTATO CHIAMATO OLANDA (“Più Europa”)

VIAGGIO NEI LABORATORI CLANDESTINI D’OLANDA DOVE SI PRODUCONO TUTTE LE PASTICCHE SPACCIATE DALLADRIATICO ALLAUSTRALIAUNA SFIDA IMPOSSIBILE PER LA POLIZIA: “QUI CI SONO UN SACCO DI PIZZERIE CHE NON FANNO PIZZE” – AI VECCHI CRIMINALI OLANDESI HANNO COMINCIATO AD AFFIANCARSI MAFIOSI TURCHI, GANG MAROCCHINE, BANDE ALBANESI O RUSSE, OLTRE CHE ESPONENTI DINDRANGHETA E CAMORRA – I TRAFFICI CON LA CINA

ecstasy olandaECSTASY OLANDA

Alessan­dra Cop­po­la per il Cor­riere del­la Sera

Pas­coli, serre, canali e anco­ra pas­coli. Cav­al­li tarchiati, pecore dal muso nero, un via vai di camion e fur­goni. Se non lo scrivessero i rap­por­ti di polizia, sarebbe dif­fi­cile immag­inare in questo cuore verde, umi­do e lin­do d’ Europa il lab­o­ra­to­rio mon­di­ale di ecsta­sy e speed: «droghe pesan­ti» dunque ille­gali. Che cir­col­i­no in una dis­cote­ca sul­la Riv­iera adri­at­i­ca, in un par­ty a Ibiza, in un atti­co a New York, si può affer­mare con ogni prob­a­bil­ità che le pil­lole del­lo sbal­lo sono state sin­te­tiz­zate qui: tra il Bra­bante e il Lim­bur­go, nel Sud dell’ Olan­da, alla «trip­lice fron­tiera» con Bel­gio e Ger­ma­nia.

Un sen­tore aci­do, dice l’ agente Willem-Jan Uijt­de­hage, diver­so dai vapori dei fer­til­iz­zan­ti o dal puz­zo degli all­e­va­men­ti indus­tri­ali: è la pri­ma spia. Fre­net­i­ca attiv­ità not­tur­na, sec­on­do allarme, pas­sag­gio di veicoli costante; e poi finestre oscu­rate, addirit­tura con assi di leg­no, dov’ è invece tradizione ten­er­le traspar­en­ti. Scat­ta un blitz che può portare a questo anon­i­mo mag­a­zz­i­no dietro a una pom­pa di ben­z­i­na sul­la stra­da per il vil­lag­gio di Lage Zwaluwe, acquitri­ni, barche da pesca, casette con le tende rica­mate. Oppure a questo riven­di­tore d’ auto del paesino di Rijen, che espone vec­chi mod­el­li, car­ri da luna park con un cuo­co grottesco e un pen­tolone sul fuo­co, un rimor­chio per frig­gere pata­tine. Il lab­o­ra­to­rio, uno dei più gran­di mai sco­vati, era nel capan­none bian­co che ora espone il cartel­lo: «Chiu­so su ordine del sin­da­co per vio­lazione del­la legge olan­dese sulle droghe, vieta­to avvic­i­nar­si». Era sot­ter­ra­neo ed era appes­ta­to, rac­con­ta il poliziot­to, mostran­do un video gira­to dai col­leghi: «Ci sono volu­ti giorni per bonifi­car­lo». Enor­mi fusti di sostanze chimiche, tubi, ampolle, mias­mi e incrostazioni.

Si chia­ma­vano bokken­ri­jders , già nel XVIII sec­o­lo ban­di­ti con un’ aura dia­bol­i­ca che razz­i­a­vano le cam­pagne, nel fol­clore locale a dor­so di capre volan­ti, in una ter­ra di con­fi­ni labili e molte vie di fuga. Quan­do il Trat­ta­to di Maas­tricht del 1843 fis­sa la fron­tiera tra Bel­gio e Pae­si Bassi, diven­tano fig­ure più con­crete, dedite a un’ attiv­ità speci­fi­ca: il con­tra­b­ban­do. Bur­ro, sale, generi ali­men­ta­ri, per com­in­cia­re. Province povere ed emar­ginate d’ Olan­da; cat­toli­ci in un Paese protes­tante; allog­gi sociali negli anni tra le due guerre, poi dopo il sec­on­do con­flit­to mon­di­ale, un vig­oroso taglio ai sus­si­di: «Al prin­ci­pio era gente che sbar­ca­va il lunario come pote­va», spie­ga Hes­sel de Ree, il più sti­ma­to dei cro­nisti di nera del­la regione. Poveri diavoli, in gran parte accam­pati in roulotte, che però con il traf­fi­co di jen­ev­er , sor­ta di gin autoctono, fan­no un salto di qual­ità: com­in­ciano a dis­til­lare.

 «Cuo­cere» MDMA non è così diver­so, ma è via via molto più remu­ner­a­ti­vo. Siamo oltre gli anni Ottan­ta, quan­do le capac­ità si affi­nano e gli olan­desi diven­tano i più bravi di tut­ti. Fan­no girare le pas­tic­che per il mon­do con l’ aiu­to del­la mafia israeliana, accu­mu­lano pat­ri­moni e foder­a­no i car­a­van di ban­conote, regalano alla stam­pa per­son­ag­gi caris­mati­ci come John Hei­j­nen, gen­eroso bon vivant del­la York-bende, pro­tag­o­nista degli anni Novan­ta, ricat­tura­to a fine 2017.

(Il resto qui:

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/tormento-ecstasy-ndash-viaggio-laboratori-clandestini-39-olanda-196785.htm

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Il mondo accumula scorie nucleari, ma non sa come gestirle

Sec­on­do un nuo­vo rap­por­to di Green­peace, i siti di stoccag­gio dei rifiu­ti radioat­tivi stan­no arrivan­do alla mas­si­ma capien­za, men­tre man­ca una strate­gia

di lun­go ter­mine real­mente effi­cace.

Green­peace lan­cia quin­di l’allarme: le strut­ture di depos­i­to delle scorie nucleari sono ormai prossime alla sat­u­razione.
Per gli ambi­en­tal­isti non esiste anco­ra una soluzione defin­i­ti­va di stoccag­gio dei rifiu­ti radioat­tivi che pos­sa dirsi sicu­ra.
Dall’inizio dell’era nucleare, cir­ca 70 anni fa, a oggi il mon­do ha con­tin­u­a­to ad accu­mu­la­re gran­di quan­tità di peri­colosi rifiu­ti radioat­tivi. Non solo quel­li legati al proces­so di fis­sione ma anche tutte le scorie prove­ni­en­ti dalle fasi di estrazione mineraria e di gen­er­azione del com­bustibile. Ques­ta iper-pro­duzione ha por­ta­to ci ha con­dot­to velo­ce­mente a un pun­to di non ritorno: negli stori­ci Pae­si a vocazione “atom­i­ca”, le strut­ture di stoccag­gio tem­po­ra­neo dei rifiu­ti sono ora­mai colme. A lan­cia­re l’allarme è un report di Green­peace (pdf in inglese), dal tito­lo La crisi glob­ale delle scorie nucleari, che guar­da da vici­no alla situ­azione di Bel­gio, Fran­cia, Giap­pone, Svezia, Fin­lan­dia, Reg­no Uni­to e Sta­ti Unite. In queste nazioni i deposi­ti, non solo sono prossi­mi alla sat­u­razione, ma devono costan­te­mente tenere alta la guardia con­tro il ris­chio di incen­dio, lo sfi­a­to di gas radioat­tivi, la con­t­a­m­i­nazione ambi­en­tale, gli attac­chi ter­ror­is­ti­ci e costi in pro­gres­si­vo aumen­to.
“Trenta anni fa, – spie­ga Green­peace Bel­gio, coau­tore del doc­u­men­to – gli ingeg­neri ave­vano assi­cu­ra­to che scari­care le scorie nucleari in mare fos­se la migliore opzione pos­si­bile. Oggi sug­geriscono che il sot­ter­ra­men­to in strati geo­logi­ci pro­fon­di sia una buona soluzione defin­i­ti­va. Tut­tavia, l‘opzione del­lo smal­ti­men­to geo­logi­co non è anco­ra oper­a­ti­va e pre­sen­ta molte imper­fezioni e rischi che la ren­dono inac­cetta­bile, e meno che mai una soluzione”.
Le scorie nucleari si accu­mu­lano in tut­to il mon­do, men­tre i gov­erni cer­cano strate­gie defin­i­tive per smaltire un com­bustibile esauri­to che rimar­rà alta­mente radioat­ti­vo per migli­a­ia di anni. Ma dopo una ric­og­nizione dei prog­et­ti di stoccag­gio in 7 pae­si da parte di Green­peace, il bilan­cio è piut­tosto pre­oc­cu­pante. Sec­on­do l’organizzazione ambi­en­tal­ista, infat­ti, le strut­ture in USA, Giap­pone, Reg­no Uni­to, Fran­cia, Bel­gio, Svezia e Fin­lan­dia sono qua­si piene.
La sola Fran­cia, nos­tra vic­i­na di casa, ha oltre 1 mil­ione di metri cubi di scorie prodotte dalle cen­trali nucleari. Sec­on­do l’Agenzia nazionale per la ges­tione dei rifiu­ti radioat­tivi france­si (Andra) il 90% delle scorie nucleari prodotte in Fran­cia ha un liv­el­lo di radioat­tiv­ità medio-bas­so e non rap­p­re­sen­ta “un gran peri­co­lo”, ma pur volen­do­ci credere, c’è comunque poco da star tran­quil­li.
Le 100 pagine del rap­por­to anal­iz­zano tut­ta la cate­na del com­bustile nucleare, dalle miniere di uranio ai reat­tori, fino al riproces­sa­men­to del plu­to­nio. Attual­mente, stoc­cati in strut­ture tem­po­ra­nee di 14 Pae­si vi sono cir­ca 250.000 ton­nel­late di com­bustibile esauri­to alta­mente radioat­ti­vo. La mag­gior parte di queste scorie rimane nelle “piscine di raf­fred­da­men­to” delle cen­trali, quan­do non esiste nel sito una strut­tura di con­teni­men­to sec­on­dario. Al con­to bisogna aggiun­gere anche oltre 2 mil­iar­di di ton­nel­late di rifiu­ti di uranio.
“Quan­do i cosid­det­ti eco­re­al­isti par­lano di ‘ener­gia nucleare puli­ta’, nascon­dono la peri­colosa ered­ità dei mil­ioni di ton­nel­late di pol­vere radioat­ti­va prove­ni­en­ti dalle miniere di uranio. E non par­lano nep­pure del­la for­ma più ris­chiosa di rifiu­ti nucleari: il com­bustibile esauri­to delle cen­trali. Una per­sona che si tro­va a meno di un metro di dis­tan­za da com­bustibile non pro­tet­to, scar­i­ca­to da un reat­tore nucleare un anno pri­ma, riceve una dose di radi­azioni letali in meno di un min­u­to”, aggiunge Green­peace. “Oggi non esiste in nes­sun luo­go al mon­do una soluzione accetta­bile a lun­go ter­mine per la ges­tione sicu­ra di questi rifiu­ti radioat­tivi di alto liv­el­lo”.
https://zapping2017.myblog.it/2019/02/23/il-mondo-accumula-scorie-
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Israele e Iran si apprestano a unirsi entrambi alla zona di libero scambio guidata dalla Russia

DI RAPHAEL AHREN

timesofisrael.com

Dopo due round di negoziati, Gerusalemme è vic­i­na all’accordo con l’Unione Eco­nom­i­ca Eurasi­at­i­ca; in sep­a­ra­ta sede, anche Teheran si appres­ta a fir­mare un accor­do “nel prossi­mo futuro”

Sec­on­do i fun­zionari di Mosca e Gerusalemme, Israele si appres­ta a fir­mare un accor­do di libero scam­bio, nel prossi­mo futuro, con l’Unione Eco­nom­i­ca Eurasi­at­i­ca (UEE) gui­da­ta dal­la Rus­sia.

Per inciso, l’Iran è anche in trat­ta­tive avan­zate per la creazione di una zona di libero scam­bio con l’unione, nota come UEE. Tut­tavia, ogni Paese firmerebbe il pro­prio accor­do di libero scam­bio con l’unione, il che sig­ni­ficherebbe che Gerusalemme non sarebbe in gra­do di com­mer­cia­re lib­era­mente con Teheran, o con altri Sta­ti fir­matari di accor­di sim­ili.

I negoziati con l’UEE sono sta­ti avviati a Mosca nell’aprile 2018, in segui­to ai risul­tati pos­i­tivi di uno stu­dio con­giun­to di fat­tibil­ità con­dot­to dalle par­ti”, ha det­to lunedì un Por­tav­oce del Min­is­tero dell’Economia a The Times of Israel.

L’accordo com­pren­derà vari aspet­ti del­lo scam­bio di mer­ci, come le norme di orig­ine, la coop­er­azione doganale, gli osta­coli tec­ni­ci agli scam­bi, le mis­ure san­i­tarie e fitosan­i­tarie, il com­mer­cio elet­tron­i­co, la risoluzione delle con­tro­ver­sie e altri”.

L’ambasciatore di Teheran a Mosca, Meh­di Sanaei, ha det­to ven­erdì che si aspet­ta che il Par­la­men­to ira­ni­ano rat­i­fichi l’accordo di libero scam­bio con l’UEE “nel prossi­mo futuro”, sec­on­do l’agenzia di stam­pa ira­ni­ana Mehr.

L’accordo è molto impor­tante per l’Iran … per­ché apre le porte a un grande mer­ca­to per il nos­tro Paese, e anche il mer­ca­to ira­ni­ano a favore del­la Rus­sia e ai Pae­si del nord”, ha affer­ma­to.

Alla doman­da su quale sia il sig­ni­fi­ca­to, sem­mai ve ne fos­se uno, che l’adesione dell’Iran alla zona di libero scam­bio UEE avrebbe per Israele, il Por­tav­oce del Min­is­tero [dell’Economia] ha det­to a questo reporter di fare rifer­i­men­to all’ufficio del Pri­mo Min­istro. Quest’ultimo non ha rispos­to alla richi­es­ta entro la data di pub­bli­cazione dell’articolo.

Lo Sta­to di Israele sostiene di aumentare la pres­sione eco­nom­i­ca sull’Iran, in modo che cam­bierà il suo com­por­ta­men­to”, ha det­to un fun­zionario senior israeliano al Times of Israel, par­lan­do a con­dizione di rimanere anon­i­mo e rifi­u­tan­dosi di appro­fondire.

In ques­ta foto resa pub­bli­ca dall’ufficio dell’Ayatollah, Ali Khamenei (a destra) par­la con il Pres­i­dente rus­so Vladimir Putin, durante il loro incon­tro a Teheran il 1° novem­bre 2017. (Uffi­cio del Leader Supre­mo Ira­ni­ano, tramite AP)

 

L’Ayatollah Ali Khamenei par­la con il pres­i­dente rus­so Vladimir Putin durante il loro incon­tro a Teheran, 1° novem­bre 2017

 

Oltre a Israele e all’Iran, l’UEE dovrebbe fir­mare accor­di di libero scam­bio “nel prossi­mo futuro” con Sin­ga­pore, India ed Egit­to, ha dichiara­to il Pri­mo Vicem­i­nistro dell’Industria rus­so, Sergey Tsyb, sec­on­do Rus­sia Today.

Tsyb ha det­to che gli Sta­ti mem­bri dell’Organizzazione Mon­di­ale del Com­mer­cio attual­mente uti­liz­zano oltre 7.500 mis­ure non tar­if­farie quali quote, licen­ze, restrizioni ed embarghi, sec­on­do l’ente fonda­to dal Crem­li­no [Rus­sia Today].

Per­tan­to, a nos­tro avvi­so, sarebbe molto pro­dut­ti­vo se ci avvic­i­nas­si­mo atti­va­mente ver­so la con­clu­sione di accor­di sul­la zona di libero scam­bio”, ha affer­ma­to.

Durante il pri­mo round di negoziati tra Gerusalemme e l’UEE del­lo scor­so anno, le par­ti “han­no con­corda­to la strut­tura dell’accordo, dis­cus­so pro­poste di acces­so rec­i­pro­co ai mer­cati, facil­i­tazione degli scam­bi, appli­cazione di mis­ure pro­tet­tive san­i­tarie e fitosan­i­tarie, nonché mec­ca­n­is­mi di rego­la­men­tazione tec­ni­ca”, ha det­to l’Ambasciatore rus­so in Israele, Ana­toly Vik­torov, in un’intervista del­la scor­sa set­ti­mana [link rus­so].

A otto­bre, durante una sec­on­da tor­na­ta di negoziati svoltasi in Israele, le par­ti han­no “avu­to un’importante dis­cus­sione in mer­i­to alle prin­ci­pali sezioni del prog­et­to d’accordo”, ha pros­e­gui­to l’Inviato [Ana­toly Vik­torov], osser­van­do che il ter­zo ciclo di negoziati si svol­gerà a fine feb­braio o all’inizio di mar­zo in uno degli Sta­ti mem­bri dell’UEE.

Ambas­ci­a­tore rus­so in Israele Ana­toly Vik­torov pres­so l’ambasciata rus­sa a Tel Aviv, novem­bre 2018

 

L’Ambasciatore rus­so in Israele Ana­toly Vik­torov pres­so l’ambasciata rus­sa a Tel Aviv, novem­bre 2018 (Raphael Ahren / TOI)

È avven­ta­to par­lare di come un tale trat­ta­to pos­sa cam­biare la strut­tura del vol­ume d’affari del com­mer­cio estero rus­so-israeliano, e quan­to sig­ni­fica­tivi saran­no i cam­bi­a­men­ti, anche per­ché non è anco­ra chiaro quan­do il doc­u­men­to può essere fir­ma­to”, ha det­to Vik­torov.

Israele è attual­mente il 41° più grande part­ner com­mer­ciale estero del­la Rus­sia, con un com­mer­cio annuale in costante cresci­ta ed è attual­mente pari a 2,5 mil­iar­di di dol­lari.

Le aree promet­ten­ti del com­mer­cio e del­la coop­er­azione eco­nom­i­ca includono prog­et­ti per creare fil­iere agroal­i­men­ta­ri in Rus­sia usan­do tec­nolo­gie israeliane, così come il trasfer­i­men­to di impianti indus­tri­ali e veicoli in Israele, al com­bustibile per motori a gas usan­do le tec­nolo­gie russe”, ha det­to Vik­torov.

L’Ambasciatore ha anche elo­gia­to Israele per aver sfida­to “for­ti pres­sioni esterne” e aver rifi­u­ta­to di unir­si agli Sta­ti Uni­ti e ad altre nazioni occi­den­tali nell’imposizione di sanzioni eco­nomiche alla Rus­sia. “Spe­ri­amo che i nos­tri part­ner israeliani con­tin­uino ad aderire a ques­ta lin­ea”, ha aggiun­to.

Oltre alla Rus­sia, gli attuali mem­bri del UEE sono Arme­nia, Bielorus­sia, Kaza­k­istan e Kirghizis­tan. Gli Sta­ti mem­bri con­tano com­p­lessi­va­mente 183 mil­ioni di abi­tan­ti e coprono un’area di oltre 20 mil­ioni di chilometri qua­drati.

L’Unione è sta­ta cre­a­ta per poten­ziar­si in modo esaus­ti­vo, aumentare la com­pet­i­tiv­ità e la coop­er­azione tra le economie nazion­ali e pro­muo­vere uno svilup­po sta­bile, al fine di ele­vare gli stan­dard di vita delle nazioni degli Sta­ti mem­bri”, sec­on­do il suo sito web.

Esiste dal 2015, garan­tisce la “lib­era cir­co­lazione di beni, servizi, cap­i­tali e lavoro, persegue una polit­i­ca coor­di­na­ta, armo­niz­za­ta e uni­ca” nelle aree deter­mi­nate dal trat­ta­to isti­tu­ti­vo e dagli accor­di inter­nazion­ali.

Gli accor­di di libero scam­bio mira­no ad aumentare il com­mer­cio tra Pae­si, elim­i­nan­do o riducen­do gli osta­coli agli scam­bi, come i dazi all’importazione.

Gli esporta­tori israeliani ben­e­fi­ciano attual­mente di un acces­so pref­eren­ziale al mer­ca­to in 41 Pae­si, gra­zie agli accor­di di libero scam­bio fir­mati ed entrati in vig­ore negli ulti­mi quarant’anni”, ha affer­ma­to il Por­tav­oce del Min­is­tero dell’Economia israeliano.

Israele intrat­tiene accor­di di libero scam­bio con Sta­ti Uni­ti, Cana­da, Turchia, Mes­si­co, Brasile, Argenti­na, Uruguay, Paraguay e altri.

Il pres­i­dente dell’Ucraina Petro Poroshenko stringe la mano al pri­mo min­istro Ben­jamin Netanyahu dopo la fir­ma di un accor­do di libero scam­bio nell’ufficio del pri­mo min­istro a Gerusalemme, il 21 gen­naio 2019

 

Il Pres­i­dente dell’Ucraina Petro Poroshenko, a sin­is­tra, stringe la mano al Pri­mo Min­istro Ben­jamin Netanyahu, dopo la fir­ma di un accor­do di libero scam­bio nell’ufficio del Pri­mo Min­istro a Gerusalemme, il 21 gen­naio 2019. (Jim Hol­lan­der / Pool via AP)

Svariati accor­di di libero scam­bio sono sta­ti fir­mati di recente, tut­tavia ora sono in atte­sa di rat­i­fi­ca pri­ma dell’entrata in vig­ore, ad esem­pio [quel­li] con Colom­bia e Pana­ma.

Il mese scor­so, Israele ha fir­ma­to un altro accor­do di libero scam­bio con l’Ucraina, alla pre­sen­za del Pres­i­dente del Paese dell’Europa ori­en­tale, Petro Poroshenko.

Ci lavo­riamo da molti anni. Gli appa­rati buro­crati­ci han­no avu­to tutte le oppor­tu­nità per impedire che ciò acca­da. Siamo rius­ci­ti a super­are tut­to ciò”, ha det­to il Pri­mo Min­istro Ben­jamin Netanyahu alla cer­i­mo­nia del­la fir­ma a Gerusalemme, osser­van­do che il trat­ta­to con­sta­va di 1.500 pagine.

L’Amministrazione del Com­mer­cio Estero da parte del Min­is­tero dell’Economia, in col­lab­o­razione con fun­zionari di altri Min­is­teri, sta attual­mente negozian­do nuovi accor­di di libero scam­bio con Cina e Viet­nam.

 

RAPHAEL AHREN

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Mosca: Più di 370.000 rifugiati sono tornati in Siria dal 2015

Mosca: Più di 370.000 rifugiati sono tornati in Siria dal 2015

Continua il ritorno dei rifugiati siriani e altri hanno espresso la loro volontà di tornare nel loro paese. Più di 370.000 rifugiati sono tornati in Siria dal settembre 2015 e due milioni di siriani che attualmente vivono in altri paesi hanno dichiarato di voler tornare, secondo quanto riferito ieri dall’ambasciatore russo dell’ONU Vasily Nebenzya durante una sessione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla Siria.
“Complessivamente, più di 370.000 persone sono tornate in Siria da stati stranieri dal 30 settembre 2015.   

 Dod­i­ci posti di bloc­co oper­a­no con l’assistenza del Cen­tro rus­so per la ric­on­cil­i­azione delle
par­ti in guer­ra, tra cui un pos­to di con­trol­lo aereo e marit­ti­mo,” ha aggiun­to.

Vor­rei sot­to­lin­eare che nes­suno sta costrin­gen­do i rifu­giati a tornare: le stime mostra­no che poco meno di due mil­ioni di siri­ani han­no dichiara­to la pro­pria volon­tà di tornare a casa da dieci pae­si del mon­do”, ha pre­cisato Neben­zya.

Fonte: TASS
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Cuba, sana e robusta Costituzione

Cuba, sana e robusta Costituzione

Sessant’anni dopo il suo trionfo, le modifiche costituzionali approvate non indicano ripensamenti ma vanno nella direzione opposta: modificano il modello per non cambiare il sistema. La decisione è quella di adeguare per fortificare, di evolversi per competere, di migliorare per vincere e non solo per resistere.”

di Fab­rizio Casari — 

Cuba ha una nuo­va Car­ta Cos­ti­tuzionale. Si com­pone di 229 arti­coli ed è figlia di una dis­cus­sione che ha coin­volto l’intera soci­età cubana, che in migli­a­ia di assem­blee, con dis­cus­sioni aperte, a volte aspre, ha pro­pos­to e dis­pos­to, accolto ed emenda­to il testo che domeni­ca scor­sa è sta­to sot­to­pos­to a ref­er­en­dum popo­lare. Non si ram­men­ta di altri pae­si nel mon­do che han­no dis­cus­so pre­vi­a­mente ogni sin­go­lo arti­co­lo del­la Car­ta come ha fat­to l’isola caraibi­ca: qui la Cuba social­ista ha con­fer­ma­to orig­i­nal­ità e pecu­liar­ità del suo mod­el­lo.

 

La nuo­va Cos­ti­tuzione cubana rap­p­re­sen­ta il rin­no­va­to quadro di sis­tema. In un fase stor­i­ca di pro­fonde trasfor­mazioni inter­nazion­ali, alle prese con un bloc­co crim­i­nale che per­du­ra da qua­si 60 anni e di fronte a nuove minac­ce statu­niten­si, Cuba  mod­i­fi­ca alcu­ni aspet­ti del suo ordi­na­men­to politi­co, giuridi­co e dell’organizzazione dell’economia che ave­vano bisog­no di ver­i­fi­care il liv­el­lo del con­sen­so popo­lare.

 

La scom­parsa del suo lid­er max­i­mo ha pos­to la ques­tione del­la lead­er­ship polit­i­ca, che fino a quan­do Fidel dirige­va il paese non ave­va nem­meno sen­so por­si. Rifor­mare le isti­tuzioni serve anche a com­pen­sare in parte il vuo­to di lead­er­ship asso­lu­ta che il Coman­dante en Jefe garan­ti­va.

 

Come in ogni Cos­ti­tuzione, il testo si divide tra i prin­cipi gen­er­ali, quel­li rel­a­tivi ai dirit­ti e doveri dei cit­ta­di­ni e all’organizzazione del­lo Sta­to e del­la soci­età. Nei prin­cipi gen­er­ali, di nor­ma, viene enun­ci­a­to il carat­tere politi­co del rel­a­ti­vo sis­tema. Ebbene, Cuba non fa eccezione. Si rat­i­fi­ca il carat­tere social­ista di Cuba ed il ruo­lo “diri­gente ed uni­co del Par­ti­to Comu­nista, stru­men­to nec­es­sario per la costruzione del social­is­mo e nel­la via per rag­giun­gere il comu­nis­mo”, defini­to “meta del­la soci­età”. C’è anche una con­fer­ma del­la arti­co­lazione del­la rap­p­re­sen­tan­za che riconosce e val­oriz­za il ruo­lo degli organ­is­mi di mas­sa.

 

Nel­la parte rel­a­ti­va all’organizzazione del­lo Sta­to si sta­bilis­cono cam­bi­a­men­ti strate­gi­ci: si con­fer­ma il ruo­lo del Con­siglio di Sta­to ma ven­gono introdotte la figu­ra del Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca e del Pri­mo Min­istro (che saran­no elet­ti dal Par­la­men­to) e si affer­ma il con­cet­to del doppio manda­to come tem­po mas­si­mo per entram­bi. Per can­di­dar­si alla car­i­ca la pri­ma vol­ta dovran­no essere sta­ti elet­ti par­la­men­tari, avere almeno 35 anni e non più di 60.

 

L’architettura cos­ti­tuzionale è da Repub­bli­ca par­la­mentare, giac­ché le fun­zioni di Capo del­lo Sta­to e Capo del gov­er­no sono dis­tinte. Il Par­la­men­to è l’organo sovra­no, elegge Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca, Pri­mo Min­istro, Con­siglio di Sta­to e des­igna su pro­pos­ta del Pres­i­dente min­istri e vicem­i­nistri. Elegge il Pres­i­dente del Tri­bunale Supre­mo Popo­lare, i giu­di­ci com­po­nen­ti del­lo stes­so, il Procu­ra­tore Gen­erale del­la Repub­bli­ca, il Ragion­iere gen­erale del­lo Sta­to e il Pres­i­dente del Con­siglio Elet­torale Nazionale.

 

Il ruo­lo del Pres­i­dente del­la Repub­bli­ca non è tut­tavia pura­mente notar­ile: è incar­i­ca­to di garan­tire l’osservanza del­la Cos­ti­tuzione negli atti di gov­er­no, rap­p­re­sentare lo Sta­to e dirigere la sua polit­i­ca gen­erale, la polit­i­ca estera, le relazioni inter­nazion­ali, la Dife­sa e la sicurez­za nazionale. E’ Capo supre­mo delle Forze armate e deter­mi­na la loro orga­niz­zazione, dec­re­ta la mobil­i­tazione gen­erale se la dife­sa del Paese lo richiede, pre­siede il Con­siglio Nazionale di Dife­sa ed ha la facoltà di pro­porre al Par­la­men­to e al Con­siglio di Sta­to lo sta­to di guer­ra o la dichiarazione di guer­ra in caso di  aggres­sione.

 

Sul piano dei dirit­ti civili, Cuba, che pure nel­la lot­ta ad ogni dis­crim­i­nazione di genere e di classe era esem­pio inter­nazional­mente riconosci­u­to, inserisce in Cos­ti­tuzione il con­cet­to di unione tra per­sone indipen­den­te­mente dal genere di apparte­nen­za, pro­pone il con­cet­to di unione tra per­sone sen­za speci­fi­carne il ses­so dan­do ran­go cos­ti­tuzionale al prin­ci­pio di uguaglian­za e non dis­crim­i­nazione per motivi di ori­en­ta­men­to ses­suale ed iden­tità di genere.

 

Si affer­ma anche la cen­tral­ità del­la ques­tione ambi­en­tale e la laic­ità del­lo Sta­to; l’assenza di una reli­gione uffi­ciale, il riconosci­men­to giuridi­co delle cop­pie di fat­to, sono seg­nali for­ti del­la moder­nità di Cuba, che ipocrita­mente viene accusa­ta da pae­si big­ot­ti di non essere suf­fi­cien­te­mente aper­ta.

 

L’economia è cer­ta­mente uno dei ter­reni più sen­si­bili e la nuo­va Cos­ti­tuzione prende di pet­to la ques­tione sen­za ambi­gu­i­tà. Sen­za tim­o­re di sfi­dare il suo pas­sato e di minac­cia­re il suo futuro, Cuba apre al mer­ca­to, alla pro­pri­età pri­va­ta e agli inves­ti­men­ti stranieri come ele­men­ti nec­es­sari per dare impul­so alla cresci­ta eco­nom­i­ca e allo svilup­po dell’isola. Per­ché, come disse lo stes­so Raul Cas­tro “da essa dipen­dono sosteni­bil­ità e preser­vazione del nos­tro sis­tema sociale”.

 

La nuo­va orga­niz­zazione eco­nom­i­ca non riduce — sem­mai amplia — la sfera dei dirit­ti sociali. La piani­fi­cazione eco­nom­i­ca con­tin­uerà a cos­ti­tuire la com­po­nente fon­da­men­tale nel­la direzione del­lo svilup­po. Si rib­adisce la pro­pri­età statale del suo­lo e del sot­to­suo­lo, delle risorse strate­giche, la tito­lar­ità esclu­si­va in tema di orga­niz­zazione sociopo­lit­i­ca, dife­sa, mon­e­ta, gius­tizia, com­mer­cio inter­no ed estero, salute, istruzione, cul­tura e sis­tema ban­car­io.

 

Una scelta in decisa con­tro­ten­den­za rispet­to al mantra delle pri­va­tiz­zazioni dei servizi essen­ziali, sui quali il tur­bo cap­i­tal­is­mo eserci­ta il mas­si­mo del­la pres­sione, rite­nen­do­lo l’ultimo ter­reno di accu­mu­lazione pri­maria con­cepi­bile nell’Occidente post-indus­tri­ale. A Cuba l’economia assume pri­or­ità diverse: garan­tire san­ità, trasporti, istruzione, pen­sioni e case, riven­di­care l’uguaglianza asso­lu­ta nell’accesso ai dirit­ti, com­por­ta la prevalen­za del­la polit­i­ca sull’economia. A sostenere il wel­fare con­tribuiran­no anche le entrate derivan­ti dalle imposte sulle attiv­ità pri­va­ta.

 

La nuo­va Cos­ti­tuzione prevede sette tipi diver­si di pro­pri­età: statale, coop­er­a­ti­va, sociale, pri­va­ta, mista, di isti­tuzioni asso­cia­tive e per­son­ale. Lo Sta­to rego­la e con­trol­la il modo in cui esse con­tribuis­cono allo svilup­po eco­nom­i­co e sociale.

Il riconosci­men­to del­la pro­pri­età pri­va­ta come una delle pos­si­bili forme nell’economia pro­dur­rà inevitabil­mente un muta­men­to del mer­ca­to del lavoro; questo apre sce­nari dif­fi­cili da prevedere in tut­ta la loro por­ta­ta e rompe sche­mi con­sol­i­dati, cari all’ortodossia di nemi­ci e ami­ci. Ovvio che le riper­cus­sioni si faran­no sen­tire e le scelte future dovran­no essere mis­urate pro­prio sui muta­men­ti che inter­ver­ran­no.

 

Il fat­to è che Cuba avverte la neces­sità di ripro­gram­mare il cosa e il quan­to lo Sta­to deve pro­durre e, quin­di, la forza lavoro che ha bisog­no d’impiegare. Per­ché in nes­sun man­uale di social­is­mo é scrit­to che il lavoro arti­gianale non pos­sa essere pri­va­to. Che un bar­bi­ere sia un imp­ie­ga­to pub­bli­co, invece che un arti­giano pri­va­to, non asseg­na paten­ti di aut­en­tic­ità social­ista o, vicev­er­sa, ne riduce. Affi­dare ai pri­vati la pro­duzione di servizi des­ti­nati al con­sumo inter­no appare invece come un utile pas­so ver­so una mod­ern­iz­zazione del paese in un con­testo di rin­no­va­men­to sen­za abi­ure.

 

Con l’inserimento in Cos­ti­tuzione del lavoro autonomo, Cuba vol­ta pag­i­na anche rispet­to al recente pas­sato, dove sebbene il lavoro pri­va­to fos­se toller­a­to, l’interminabile sequen­za di aper­ture e chiusure esponevano all’incertezza più totale ogni inves­ti­men­to. I 580.000 cubani che lavo­ra­no pri­vata­mente, i cosid­det­ti cuen­tapropis­tas, ovvero il 13% del­la mano d’opera del Paese, han­no ora uno stru­men­to di riconosci­men­to che solo una deci­na di anni addi­etro sarebbe sem­bra­to impos­si­bile. Da ora si trasfor­ma in dirit­to ciò che è già pre­sente in fat­to, elim­i­nan­do sostanzial­mente il mer­ca­to nero dei prodot­ti e delle prestazioni, che tan­to dan­no reca alla già frag­ile econo­mia e che tan­ta dis­eguaglian­za intrin­se­ca pro­duce pro­prio nel­la patria dell’egualitarismo.

 

Sul piano del­la fis­cal­ità gen­erale si ritiene che la legal­iz­zazione di attiv­ità lavo­ra­tive eserci­tate da pri­vati rid­u­ca notevol­mente lo svol­gi­men­to delle stesse attiv­ità in nero. L’obiettivo finale è che tut­to questo con­tribuis­ca a ren­dere minore la dis­tan­za tra la doman­da di beni e servizi del­la popo­lazione e la pos­si­bil­ità del­lo Sta­to di sod­dis­far­la. Sprechi, inef­fi­cien­ze e abusi pos­sono essere forte­mente ridot­ti pro­prio da politiche eco­nomiche pre­mi­anti e cal­i­brate sulle neces­sità del con­sumo inter­no.

 

L’intenzione evi­dente è sem­plice: far fun­zionare quel­lo che non fun­ziona. Inef­fi­cien­ze e dis­or­ga­niz­zazione pesano trop­po su un’economia che già patisce un bloc­co eco­nom­i­co di qua­si sessant’anni, inu­mano ed anacro­nis­ti­co, che ha provo­ca­to oltre 800 mil­iar­di di dol­lari di dan­ni diret­ti e molti di più indi­ret­ti.

 

Per­ché quan­do si par­la di econo­mia cubana non bisogna mai dimen­ti­care il con­testo e le con­dizioni in cui l’isola opera. L’impossibilità per i pae­si terzi di real­iz­zare affari con Cuba, se si vuole far­lo anche con gli Sta­ti Uni­ti, pro­duce una con­tor­sione ulte­ri­ore del­la già dif­fi­cile par­ti­ta dell’import-export tra l’isola e i for­n­i­tori di prodot­ti. Le impor­tazioni di Cuba (che non gode di linee di cred­i­to garan­tite dagli organ­is­mi finanziari inter­nazion­ali) sono pagate antic­i­pata­mente e a caro prez­zo, men­tre le esportazioni dei suoi prodot­ti, sul­la base dei prezzi inter­nazional­mente imposti dal Wto, risentono del livel­la­men­to ver­so il bas­so.

 

La nuo­va Cos­ti­tuzione cubana, in sostan­za, appare il risul­ta­to di un ammod­er­na­men­to del­la teo­ria polit­i­ca e del prog­et­to sis­temi­co che si pro­pone di real­iz­zare. E se qual­cuno, pri­gion­iero dei mil­ioni di inter­rog­a­tivi fuori luo­go, ave­va immag­i­na­to o sog­na­to il “dopo Fidel” con l’abiura o la dis­in­te­grazione, ave­va pre­fig­u­ra­to l’ammodernamento del sis­tema con una revi­sione ide­o­log­i­ca che potesse aprire la stra­da ad un ripen­sa­men­to del­lo stes­so, se insom­ma avesse immag­i­na­to il post cas­tris­mo come post social­is­mo, resterà decisa­mente delu­so.

 

Sessant’anni dopo il suo tri­on­fo, le mod­i­fiche cos­ti­tuzion­ali approvate non indi­cano ripen­sa­men­ti ma van­no nel­la direzione oppos­ta: mod­i­f­i­cano il mod­el­lo per non cam­biare il sis­tema. La deci­sione è quel­la di adeguare per for­ti­fi­care, di evolver­si per com­petere, di miglio­rare per vin­cere e non solo per resistere.

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Tria ha detto la verità. E stampa e grandi partiti hanno subito voltato lo sguardo altrove

Tria ha detto la verità. E stampa e grandi partiti hanno subito voltato lo sguardo altroveGior­gio Cre­maschi

Il min­istro dell’economia Tria, uomo di fidu­cia di Mattarel­la nel gov­er­no gialloverde, ha denun­ci­a­to un ricat­to del min­istro delle finanze, ora pres­i­dente del par­la­men­to, del­la Ger­ma­nia, Schauble. Nel 2013 il min­istro dell’economia del gov­er­no Let­ta, Sac­co­man­ni, avrebbe deciso il cat­a­strofi­co “bail in” — scari­care su cor­ren­tisti e risparmi­a­tori i fal­li­men­ti ban­cari- in segui­to al ricat­to di quel min­istro tedesco sul sis­tema ban­car­io ital­iano. Schauble avrebbe minac­cia­to di dif­fondere la notizia che il sis­tema ban­car­io ital­iano non fos­se solvi­bile e di agire di con­seguen­za in sede UE. Non era una minac­cia vana. La UE sot­to il coman­do di Schauble sta­va dev­a­s­tan­do il sis­tema ban­car­io e pro­dut­ti­vo di Cipro e del­la Gre­cia, con gli esi­ti sociali cat­a­strofi­ci che conos­ci­amo..

Come oggi sap­pi­amo le banche tedesche han­no poi lucra­to qua­si 2 mil­iar­di di prof­itti dagli “aiu­ti” alla Gre­cia, a propos­i­to ques­ta paro­la, aiu­ti, non vi fa venire in mente la stes­sa gen­erosità che UE ed USA stan­no usan­do ver­so il Venezuela?
Dunque la minac­cia era vera e cred­i­bile, la Gre­cia era usa­ta come cavia ed esem­pio ter­ror­is­ti­co ver­so tut­ti i pae­si che non volessero accettare i dik­tat di Schauble, trav­es­ti­ti da Unione Euro­pea. Quin­di il gov­er­no ital­iano, nonos­tante il parere con­trario del­la Ban­ca d’Italia, decise di cedere e approvò il bail in, con tutte le con­seguen­ze che poi conos­ci­amo.

Il min­istro Tria ha det­to la sem­plice ver­ità e poi nat­u­ral­mente l’ha subito smen­ti­ta. La stam­pa ha mes­so a tacere la notizia, trat­tan­do il min­istro come una sor­ta di arbi­tro Alessi in crisi da VAR. E gran parte del palaz­zo politi­co, sia gli europeisti sia i sovranisti, non ha nep­pure ded­i­ca­to un com­men­to ad una denun­cia così grave. Che richiederebbe invece, in un paese libero e demo­c­ra­ti­co, l’accertamento del­la ver­ità con un dibat­ti­to pub­bli­co forte e cen­trale.

Invece Tria si é com­por­ta­to come un com­mer­ciante che denun­ci il piz­zo e poi, mes­so alle strette, affer­mi di aver esager­a­to. E stam­pa e gran­di par­ti­ti han­no subito volta­to lo sguar­do altrove.

Se ci fos­se bisog­no di prove che Tria ha det­to la ver­ità, esse stan­no pro­prio nei com­por­ta­men­ti omer­tosi del palaz­zo nei con­fron­ti delle sue affer­mazioni. Met­tere tut­to a tacere, non pos­si­amo mica per­me­t­ter­ci uni scon­tro col potere politi­co finanziario tedesco pro­prio ora che siamo in crisi, ques­ta è l’unità nazionale del­la pau­ra.

La UE opera come la mafia, e il potere finanziario del­la Ger­ma­nia e dei suoi part­ner ne è la cupo­la. Poi c’è l’europeismo per gonzi che serve a coprire la realtà. Quel­la di un sis­tema dove gli inter­es­si del sis­tema finanziario tedesco sono la sola rego­la da rispettare scrupolosa­mente e nel silen­zio, negan­done la stes­sa esisten­za.

Non è vero che la UE fac­cia solo gli inter­es­si di Schauble e com­pag­nia, la mafia non esiste.

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L’Inps ha messo online i moduli per la richiesta del reddito di cittadinanza

reddito cittadinanza moduli inps

L’Inps ha mes­so online i mod­uli per fare richi­es­ta del red­di­to e del­la pen­sione di cit­tad­i­nan­za, scar­i­ca­bili dal sito ma che si potran­no pre­sentare solo a par­tire dal 6 mar­zo. Si trat­ta di 9 pagine, 4 di spie­gazione e 5 da com­pi­lare con i pro­pri dati. Ven­gono richi­esti i dati ana­grafi­ci, i req­ui­si­ti (famil­iari ed eco­nomi­ci), le attiv­ità lavo­ra­tive in cor­so non ril­e­vate dall’Isee e le con­dizioni nec­es­sarie per godere del ben­efi­cio. Inoltre si ricor­da a chi fa la doman­da che incorre a sanzioni e che l’entita’ del ben­efi­cio è lega­ta alle risorse.

Con i Caf l’accordo con Inps per la con­ven­zione” sul red­di­to di cit­tad­i­nan­za “è prati­ca­mente chiu­so”: lo ha rifer­i­to il min­istro del Lavoro e del­lo Svilup­po eco­nom­i­co, Lui­gi Di Maio, in un’intervista al Sole 24 Ore. “Il min­is­tero aggiunge una parte di risorse di cir­ca 15 mil­ioni per la ges­tione delle pratiche del red­di­to”, ha spie­ga­to Di Maio. “Sti­amo lavo­ran­do in silen­zio ma siamo oper­a­tivi e pron­ti per par­tire. Rib­adis­co nuo­va­mente un con­cet­to, noi non sti­amo real­iz­zan­do una misura assis­ten­ziale, noi sti­amo costru­en­do un nuo­vo mer­ca­to del lavoro. Che prevede for­mazione final­iz­za­ta e in cui le imp­rese sono un inter­locu­tore importante”.www.agi.it/economia/reddito_cittadinanza_moduli_inps-5070072

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