Politica, industria e finanza Gli alleati di Macron in Italia

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Fra Italia e Fran­cia non corre cer­to buon sangue. E lo scon­tro fra gov­er­no ital­iano ed Emmanuel Macron si fa ogni giorno più acce­so. Lega e Movi­men­to 5 Stelle, dall’inizio del loro manda­to per gov­er­no il Paese, han­no irrigid­i­to le relazioni con Pari­gi. Migranti, Unione euro­pea, Lib­ia, Dife­sa, com­mer­cio, polit­i­ca inter­na, adesso anche Fin­cantieri per Saint-Nazaire: non esiste un dossier, fra quel­li più impor­tan­ti, in cui Italia e Fran­cia han­no inter­esse con­ver­gen­ti.

Lo scontro fra Macron e il governo italiano

Le diver­gen­ze fra Pari­gi e Roma, strate­gi­ca­mente divise dal fat­to che com­petono in mer­cati e set­tori del mon­do iden­ti­ci, si sono acuite nel cor­so degli ulti­mi mesi anche per motivi ide­o­logi­ci. Macron fa parte di quel mon­do che la mag­gio­ran­za di gov­er­no in Italia con­trasta. Ed è lui l’obiettivo non solo del­la polit­i­ca dell’esecutivo, ma anche del­la cam­pagna degli stes­si par­ti­ti che lo com­pon­gono.  Mat­teo Salvi­ni ha ingag­gia­to con il pres­i­dente francese una sfi­da con­tin­ua su diver­si fron­ti, e lo dimostra­no anche le recen­ti parole di Vik­tor Orban sul­la for­mazione di un asse anti Macron che coin­vol­ga tut­to il fronte sovranista dal Ppe alla destra. Lui­gi Di Maio, dal can­to suo, ha prova­to a colpire l’Eliseo paven­tan­do una pos­si­bile allean­za con i gilet gial­li. Ma l’assist al movi­men­to di protes­ta francese sem­bra per ora non avere avu­to buon esi­to. Almeno stan­do alle dichiarazioni di Eric Drou­et, uno dei leader del movi­men­to.

Ed è pro­prio da ques­ta inizia­ti­va pen­tastel­la­ta ver­so Pari­gi che si può par­tire per anal­iz­zare l’altra metà del mon­do ital­iano: chi è con Emmanuel Macron. Per­ché se è vero che la mag­gio­ran­za di gov­er­no ha una posizione net­ta­mente con­traria all’attuale pres­i­dente francese, fra chi sostiene aper­ta­mente i gilet gial­li e chi Marine Le Pen, dall’altro lato il capo dell’Eliseo non è solo in Italia: qui ha i suoi alleati e lo dimostra­no anche le proteste con­tro l’apertura del gov­er­no alle man­i­fes­tazioni francese di questi mesi.      Non appe­na da Pari­gi, attra­ver­so Mar­lene Schi­ap­pa, sono arrivati sospet­ti su un pre­sun­to finanzi­a­men­to e sosten­go di poten­ze straniere (fra cui l’Italia) ai gilet gial­li, il Par­ti­to demo­c­ra­ti­co ha pre­sen­ta­to un’interrogazione par­la­mentare, per chiedere se dietro vi fos­sero pro­prio Lega e Movi­men­to 5 Stelle. Come ripor­ta Lettera43, la richi­es­ta demo­c­ra­t­i­ca è sta­ta ques­ta: “Dopo la denun­cia del­la min­is­tra Mar­lène Schi­ap­pa urge una imme­di­a­ta ver­i­fi­ca. Sostenere anche eco­nomi­ca­mente un movi­men­to che si con­trad­dis­tingue in ques­ta fase anche per la vio­len­za che usa e che opera in un Paese vici­no e ami­co sarebbe di una grav­ità inau­di­ta”.

Industria, finanza e politica: gli amici di Macron

Un sosteg­no a Macron dalle oppo­sizioni in un momen­to in cui l’Italia appare net­ta­mente uno degli obi­et­tivi del­la polit­i­ca estera francese. Ma che non deve sor­pren­dere, dal momen­to che al net­to del­lo scon­tro politi­co fra Roma e Pari­gi, i rap­por­ti tra Fran­cia e Italia sono molto pro­fon­di, spe­cial­mente in ambito eco­nom­i­co e finanziario. Ma questo tipo di rap­por­ti non può ovvi­a­mente non diventare politi­co.          Bas­ta par­tire da una pre­mes­sa fon­da­men­tale per com­pren­dere il ruo­lo del­la Fran­cia in Italia: le decine di acqui­sizioni di gran­di aziende ital­iane da parte dei france­si. Un numero molto alto, che tro­va il suo pic­co pro­prio nel­la grande crisi eco­nom­i­ca e finanziaria che ha col­pi­to l’Unione euro­pea, e in par­ti­co­lare i Pae­si del Mediter­ra­neo. È in questo peri­o­do che i colos­si france­si com­in­ciano a pren­dere pos­ses­so di molti com­peti­tor ital­iani. È quel­la fase che Rober­to Napo­le­tano descrive nel suo “Il Cig­no Nero e il Cav­a­liere Bian­co” come “un pro­gram­ma eco­nom­i­co-mil­itare di sud­di­tan­za, esat­ta­mente come avvenne ai tem­pi di Napoleone I che si fece eleg­gere pres­i­dente del­la Repub­bli­ca Ital­iana da lui inven­ta­ta. Potrem­mo definir­la la nuo­va cam­pagna di annes­sione eco­nom­i­ca dell’Italia”.         In questo vor­tice di acqui­sizioni e ingres­so dei france­si nelle gran­di aziende ital­iane, di fat­to si crea il tes­su­to sociale, indus­tri­ale, e quin­di politi­co, per costru­ire lega­mi sem­pre più stret­ti fra l’establishment ital­iano e quel­lo d’Oltralpe. Gran­di marchi, banche, indus­trie, tele­co­mu­ni­cazioni: le mani di Pari­gi si intro­ducono in tut­ta Italia. E così, pro­prio men­tre la Fran­cia si pren­de­va l’Italia, Macron diven­ta­va min­istro dell’Economia, trasfor­man­do i suoi lega­mi con l’Italia da pri­vati a pub­bli­ci. E anche in polit­i­ca. In questo modo, i lega­mi fra Macron, gran­di indus­tri­ali ital­iani e man­ag­er france­si iniziano a far­si sem­pre più for­ti. E questo sis­tema è lo stes­so che ha for­ti con­nes­sioni nel­la polit­i­ca ital­iana a quel tem­po al gov­er­no. Come scrive­va Milano Finan­za, uno dei lega­mi più for­ti è quel­lo fra Macron e Enri­co Let­ta. “Il rap­por­to tra Macron e l’ex pre­mier ital­iano è soli­do e fa per­no sul ruo­lo che lo stes­so Let­ta (insigni­to nel mar­zo 2006 dell’onorificenza di Com­menda­tore di Fran­cia da Hol­lande), ha nel mon­do acca­d­e­mi­co (è pro­fes­sore a Pari­gi a Sci­ences-Po, Insti­tut d’Etudes poli­tiques de Paris) e cul­tur­ale francese (pre­siede il think tank Jacques Delors Insti­tut). Sem­pre in ambito politi­co-acca­d­e­mi­co, un’altra figu­ra ascolta­ta da Macron è Mario Mon­ti, conosci­u­to in Bruegel, il comi­ta­to di anal­isi delle politiche eco­nomiche, nato a Brux­elles nel 2005 e che ha avu­to nell’ex pre­mier e com­mis­sario europeo il pri­mo pres­i­dente”. E pro­prio tramite Bruegel, si avvia il con­tat­to con George Soros.

Il legame si raf­forza con il manda­to da min­istro. In quel peri­o­do, Macron con­sol­i­da l’asse con Pier Car­lo Padoan e Mat­teo Ren­zi, ma non va dimen­ti­ca­to anche il rap­por­ti con Pao­lo Gen­tiloni. Tut­ti uni­ti da ami­ci comu­ni, inter­es­si comu­ni e par­ti­ti comu­ni. Sono loro a for­mare la pri­ma lin­ea degli alleati di Macron nel Bel­paese.

Il legame con Sant’Egidio

Ma la Fran­cia può con­tare anche su altri alleati. E lo han­no dimostra­to anche le notizie, pro­prio pri­ma del­la Con­feren­za di Paler­mo sul­la Lib­ia, dell’incontro orga­niz­za­to dal­la Comu­nità di Sant’Egidio nel Fez­zan, a Ghat, pro­prio sul futuro del Paese nordafricano. Una deci­sione che provocò l’irritazione del gov­er­no di Tripoli ma che è sem­bra­ta come un vero e pro­prio “fuo­co ami­co” con­tro la strate­gia ital­iana in Lib­ia.                        E anche in quell’occasione, pro­prio per­ché nel Fez­zan c’è uno scon­tro tra Fran­cia e Italia, il miri­no venne pun­ta­to su Pari­gi, dove la Comu­nità di Sant’Egidio ha parec­chi ami­ci. Non a caso, il 26 giug­no 2018, durante il suo viag­gio a Roma Macron ha incon­tra­to una del­egazione del­la comu­nità nell’ambasciata di Fran­cia. Altro seg­nale del legame fra una parte (molto ril­e­vante) del mon­do cat­toli­co e l’Eliseo.

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