Le donne? Nate per fare le madri”, secondo la neo-ministra della Famiglia del governo Bolsonaro

Attivista e pas­tore evan­geli­co. La 54enne scelta da Bol­sonaro per le deleghe a Don­na, Famiglia e Dirit­ti pro­pone il carcere per chi ricorre all’interruzione di gravi­dan­za

Immagine di copertina

Sono solo due le donne che faran­no parte del gov­er­no Bol­sonaro in Brasile. L’esecutivo del leader di estrema destra Jair Bol­sonaro, che si è inse­di­a­to il 1 gen­naio 2019,  con­terà 22 min­istri, fra cui sette mil­i­tari, otto tec­nocrati e sette politi­ci.

Le due donne che occu­per­an­no le due cariche isti­tuzion­ali sono Damares Alvez per il min­is­tero del­la Famiglia, la Don­na e di Dirit­ti umani e Tereza Cristi­na per il min­is­tero dell’Agricoltura.

Damares Regi­na Alves è con­sid­er­a­ta una impor­tante espo­nente del­la lob­by evan­gel­i­ca che al Con­gres­so con­ta una ottan­ti­na di elet­ti. Antiabortista, sostiene un mod­el­lo di famiglia estrema­mente con­ser­va­tore in cui le donne sono “nate per essere madri”. Non l’ha ripetu­to nel giorno dell’insediamento del pres­i­dente Bol­sonaro, ma la neo min­is­tra ha uti­liz­za­to più volte ques­ta frase negli ulti­mi mesi per descri­vere la con­dizione delle donne sec­on­do la sua idea.

Nel­la sua con­cezione, le donne devono “rimanere preva­len­te­mente a casa”. Figlia di un pas­tore protes­tante e di una casalin­ga, nata nel Nordeste, la zona più povera del Brasile, Damares Regi­na Alves ha alle spalle una sto­ria di mal­trat­ta­men­ti e vio­len­ze.

Stupra­ta a sei anni da un mis­sion­ario ospite del­la sua famiglia con tan­ta vio­len­za da divenire ster­ile, è cresci­u­ta con un sen­so di col­pa da pec­ca­trice. Con­vin­ta che non avrebbe mai guadag­na­to il Par­adiso, è arriva­ta più volte molto vic­i­na a toglier­si la vita.

Per dare una svol­ta alla sua vita, ha stu­di­a­to da avvo­cates­sa, ed è diven­ta­ta un pas­tore del­la denom­i­nazione pen­te­costale Chiesa Inter­nazionale del Van­ge­lo Quad­ran­go­lare, fon­dan­do una orga­niz­zazione per la dife­sa dei bam­bi­ni abban­do­nati. A 54 anni è diven­ta­ta min­istro.

Nei 20 anni pas­sati come con­sulente politi­co ha via via lavo­ra­to per tre par­la­men­tari. Due sen­a­tori, pas­tori, e un dep­u­ta­to. Uno dei tre si era par­ti­co­lar­mente dis­tin­to per posizioni anti-aboriste, e l’altro era sta­to sopran­nom­i­na­to il “cura-gay” per la sua osses­sione che l’omosessualità fos­se una malat­tia da trattare.

Pri­ma anco­ra dell’insediamento for­male del pri­mo gen­naio, Damares Regi­na Alves ha già fat­to par­lare di sé: intende infat­ti pre­sentare una legge per con­dannare al carcere le donne che abor­tis­cono. In Brasile l’interruzione di gravi­dan­za è già ora per­me­s­sa solo in caso di ris­chio per la vita del­la madre, di gravi­dan­za da stupro o di ace­falia del feto. Sem­pre sec­on­do la pro­pos­ta di legge, in caso di stupro, in com­pen­so, ver­rebbe asseg­na­to un sus­sidio per man­tenere il figlio fino ai 18 anni.

Una som­ma equiv­a­lente a un salario min­i­mo, ed eroga­to dal­lo Sta­to in caso non si rius­cisse a indi­vid­uare il padre bio­logi­co. “La gravi­dan­za è un prob­le­ma che dura solo nove mesi, men­tre inter­rompere una ges­tazione accom­pa­gna la don­na per la vita intera”, ha spie­ga­to Alves. Aggiun­gen­do: “Nes­suna don­na vuole abor­tire. Arrivano fino a questo pun­to sem­plice­mente per­ché non è sta­ta data nes­suna altra opzione”.

L’unica altra don­na pre­sente nelle nomine del gov­er­no Bol­sonaro, è Tereza Cristi­na, min­istro dell’Agricoltura. Anche lei rispet­ta i canoni del pres­i­dente Jair Bol­sonaro: pro­dut­trice di soia nel Mato Grosso, è sta­ta la coor­di­na­trice del potente grup­po dei dep­u­tati legati agli inter­es­si dei lat­i­fondisti.

Il nuo­vo capo del­lo sta­to brasil­iano è sta­to defini­to mis­ogi­no, pro-armi, pop­ulista estrem­ista. Jair Bol­sonaro nel suo dis­cor­so di inse­di­a­men­to ha det­to di vol­er “cam­biare il des­ti­no” del Paese. Nel frat­tem­po, non si pos­sono dimen­ti­care le sue uscite ses­siste come “Non ti stupre­rei per­ché sei trop­po brut­ta per meritartelo”e “Ser­vono stipen­di diver­si per maschi e fem­mine”.

Le donne? Nate per fare le madri”, sec­on­do la neo-min­is­tra del­la Famiglia del gov­er­no Bol­sonaro

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