Sondaggi Politici Elettorali: le intenzioni di voto

 sondaggi su M5S, PD, Lega: ecco cosa e chi voterebbero gli italiani se si andasse oggi alle elezioni

Elezioni politiche 2018

Barbara Massaro

sondag­gi elet­to­ri­ali seg­nalano risul­tati diver­gen­ti a sec­on­da delle soci­età che li real­iz­zano

L’ultimo sondag­gio è di:

- SWG per il Tg de La7 di lunedì 28 gen­naio

Lega — 32,6% (+0,1% rispet­to al 21 gen­naio)

M5S — 24,9% (-0,8%)

Pd — 17,2% (-0,7%)

FI — 8,1% (-0,5%)

FdI — 4,5% (+0,1%)

- Tec­nè, per Rtl 102,5 del 9 gen­naio

Lega — 30,2% (-1,6% rispet­to a dicem­bre)

M5S — 25,8% (+0,9%)

Pd — 17,9% (=)

FI — 11,9% (+1%)

FdI — 4,3% (+0,1%)

- Pagnon­cel­li, Ipsos, per il Cor­riere del­la Sera del 19 gen­naio.

Lega — 35,8% (+2,9% rispet­to al 24 Novem­bre)

M5S — 25,4% (-1,6%)

Pd — 17,3% (-0,8%)

FI — 7,0% (-1%)

FdI — 3,4% (-0,1%)

- Index, per Piaz­za Puli­ta del 17 gen­naio:

Lega — 33% (-0,1% rispet­to al 10 gen­naio)

M5S — 23,9% (-0,2%)

Pd — 17,6% (+0,1%)

FI — 8% (+0,1%)

FdI — 4,1% (=)

- Isti­tu­to Noto per Quo­tid­i­ano Nazionale del 14 gen­naio 2019

Lega — 34%

M5S — 23%

Pd — 19%

FI — 9%

FdI — 4%

- EMG per Agorà del 20 dicem­bre

Lega — 31,4% (-0,7% rispet­to al 13 Dicem­bre)

M5S — 27,9% (+1,5%)

Pd — 13,5% (+0,2%)

FI — 8,5% (+0,1%)

FdI — 4,1% (+0,1%)

- Isti­tu­to Piepoli (Por­ta a Por­ta) del 11/12

Lega — 31%

M5S — 28,5%

Pd — 17,0%

FI — 10,5%

FdI — 4,0%

- Euro­me­dia Research, del 11 dicem­bre

Lega — 33,9% (+ 0,8% rispet­to al 3 Dicem­bre)

M5S — 24,6% (-0,4%)

Pd — 17,3% (-0,3%)

FI — 9,4% (+0,1%)

FdI — 4,2% (+0,4%)

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2019-01-31 (16:04:09)

Più di 110 mila soldati mobilitati con un costo di oltre 17 miliardi di euro, il tutto in 15 anni di missioni

missioni militari italia

Anna Maria Angelone

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Più di 17 mil­iar­di di euro e almeno 110 mila uomi­ni impeg­nati in varie aree del mon­do. È questo il bilan­cio delle mis­sioni ital­iane all’estero negli ulti­mi quindi­ci anni. Per parte­ci­pare a queste oper­azioni, dal 2004 a oggi l’Italia ha spe­so ogni anno più di un mil­iar­do di euro e ha mobil­i­ta­to almeno set­temi­la mil­i­tari fuori dai con­fi­ni nazion­ali.

Stan­do ai dati, l’impegno mas­si­mo in ter­mi­ni di costi è sta­to toc­ca­to fra il 2010 e il 2011, durante l’ultimo gov­er­no di Sil­vio Berlus­coni (quan­do la spe­sa superò 1,5 mil­iar­di di euro) men­tre, per quan­to riguar­da il dispiego di forze, la mobil­i­tazione più mas­s­ic­cia si è reg­is­tra­ta a cav­al­lo fra il 2004 e il 2005, in segui­to all’intervento mil­itare nel Gol­fo del pres­i­dente George W. Bush per far cadere il regime di Sad­dam Hus­sein. Un con­flit­to che, come noto, nel 2003 ave­va seg­na­to anche una pro­fon­da spac­catu­ra nell’Ue veden­do Fran­cia e Ger­ma­nia schier­ate con­tro l’azione amer­i­cana, Reg­no Uni­to e Italia impeg­nate in cam­po (il nos­tro paese dis­locò più di trem­i­la uomi­ni con base prin­ci­pale a Nas­siriya per l’operazione di peace­keep­ing Anti­ca Babilo­nia).

Ben 42 mis­sioni all’estero nel 2018: sei nuove mis­sioni.

Nel 2018 l’Italia ha con­fer­ma­to la sua parte­ci­pazione a 36 mis­sioni di carat­tere inter­nazionale, deci­den­do di avviarne altre sei autono­ma­mente. Si trat­ta di oper­azioni a gui­da Onu, Nato e Ue o legate ad accor­di fra pae­si (bilatarali, mul­ti­lat­er­ali o di coal­izione). Più di metà di queste ha come teatri mil­i­tari le zone del Mediter­ra­neo e dell’Asia cen­trale. E diverse mis­sioni han­no ormai come prin­ci­pale obi­et­ti­vo la lot­ta al ter­ror­is­mo e quel­la all’immigrazione clan­des­ti­na, con una con­sis­tente pre­sen­za delle forze tri­col­ore anche nel Mare Nos­trum: la mis­sione navale Eunav­for Med (meglio nota come oper­azione Sophia), avvi­a­ta nel 2015 in segui­to alla crisi libi­ca, vede impeg­nati fra i 500 e i 350 mil­i­tari nel baci­no (ai quali si aggiun­gono i 635 uomi­ni dell’operazione, nazionale, Mare sicuro).

Più atten­zione ver­so l’Africa: il ripo­sizion­a­men­to dell’Italia.

Le nuove mis­sioni avvi­ate l’anno scor­so, però, han­no con­cen­tra­to di più l’attenzione sull’Africa: oggi, la pre­sen­za ital­iana insiste in Lib­ia, Niger, Tunisia, Sahara occi­den­tale e Repub­bli­ca cen­trafricana. Pae­si cru­ciali per molti aspet­ti, tan­to più per­ché in più pun­ti vi si trovano gli sno­di del­la crim­i­nal­ità che gestisce e lucra sul traf­fi­co di esseri umani ver­so l’Europa. Soprat­tut­to, in Niger: la cit­tà di Agadez non solo è il cro­ce­via del­la trat­ta di esseri umani dai pae­si del­la fas­cia sub-sahar­i­ana ma anche la più impor­tante base amer­i­cana di droni da com­bat­ti­men­to. La deci­sione di ridi­men­sion­are il nos­tro con­tin­gente intorno alla diga di Mosul (in Iraq) e in Kuwait per ridis­tribuir­lo ver­so l’Africa, pre­sa dall’ex min­istro del­la Dife­sa Rober­ta Pinot­ti d’intesa con l’ex min­istro dell”Interno Mar­co Min­ni­ti, pun­ta a con­cen­trare gli sforzi sul con­trasto dell’immigrazione clan­des­ti­na nei pun­ti di parten­za. Un cam­bio di rot­ta rispet­to al pas­sato, dunque, che seg­na un deci­si­vo ripo­sizion­a­men­to strate­gi­co dell’Italia, oggi focal­iz­za­ta di più sul­la polit­i­ca euromediter­ranea e sul con­ti­nente nero.

Pros­egue l’impegno in Libano e con­tro il ter­ror­is­mo islam­i­co. Ritiro dall’Afghanistan?

Il mag­gior numero di sol­dati ital­iani, in ogni caso, è tut­to­ra dis­lo­ca­to fra Iraq e Kuwait all’interno del­la coal­izione multi­nazionale con­tro la minac­cia ter­ror­is­ti­ca dell’Isis (1.100), che è anche la più cos­tosa. Men­tre altret­tante forze (1.072) sono anco­ra impeg­nate in Libano nel­la “stor­i­ca” mis­sione Unifil, sot­to l’egida dell’Onu, che da agos­to l’Italia gui­da per la quar­ta vol­ta con il gen­erale Ste­fano Del Col. Seguono, terze per numeri, le truppe di stan­za in Afghanistan sot­to l’ombrello del­la Nato che il min­istro del­la Dife­sa, Elis­a­bet­ta Trenta, è inten­zion­a­ta a far rien­trare entro un anno. Un annun­cio dato a sor­pre­sa lunedì 28 gen­naio che, però, ha las­ci­a­to spi­az­za­ti il min­istro degli Esteri, Enzo Moavero Milane­si, e il Seg­re­tario gen­erale del­la Nato, Jens Stoltenberg. Il capo dell’Alleanza alt­lanti­ca ha Brux­elles ha giu­di­ca­to l’ipotesi di un even­tuale ritiro del con­tin­gente ital­iano come «pre­maturo», vis­to che lo scopo del­la mis­sione (creare le con­dizioni di una soluzione paci­fi­ca negozi­a­ta) è ben lun­gi dall’essere rag­giun­to e non ha prodot­to la sta­bil­ità che si sper­a­va. Res­ta, invece, l’impegno ital­iano a liv­el­lo Nato nelle oper­azioni di pat­tuglia­men­to aereo in Islan­da e nel­lo schiera­men­to di mil­i­tari in Esto­nia e Let­to­nia a pro­tezione dei pae­si balti­ci dall’ingerenza del­la Rus­sia (le tre mis­sioni imp­ie­gano più di 400 sol­dati ital­iani).

Da mis­sioni uman­i­tarie e oper­azioni di costruzione del­la pace.

La natu­ra di questi inter­ven­ti è cam­bi­a­ta negli anni: se un tem­po si trat­ta­va più sem­plice­mente di opreazioni uman­i­tarie, oggi le nos­tre forze agis­cono in con­testi “ibri­di”. Di fat­to, si trat­ta di oper­azioni di man­ten­i­men­to, costruzione e impo­sizione del­la pace o pre­ven­zione di con­flit­ti in zone dove le due cose spes­so si con­fon­dono. Bisogna oper­are spes­so a metà in ambito mil­itare e civile: una con­dizione che ben val­oriz­za l’Italia (ai mil­i­tari ital­iani viene riconosci­u­ta la grande capac­ità di costru­ire la pace) e pro­duce sig­ni­fica­tivi risul­tati nel tem­po.

L’Italia raf­forza la sua vis­i­bil­ità inter­nazionale.

La sem­pre mag­giore pre­sen­za dell’Italia nelle mis­sioni inter­nazion­ali si spie­ga anche con la neces­sità del nos­tro paese di con­sol­i­dare il pro­prio ruo­lo all’estero: l’Italia non ha un seg­gio alle Nazioni Unite, non possiede l’atomica e spende per la dife­sa meno di altri Sta­ti (appe­na l’1 per cen­to del Pil con­tro una media dei pae­si Nato pari almeno al 2 per cen­to del Pil). Ma soprat­tut­to scon­ta, spes­so, una dis­con­ti­nu­ità in polit­i­ca estera che a volte la penal­iz­za.

«Abbi­amo, per così dire, sur­roga­to alla nos­tra minore vis­i­bil­ità con una parte­ci­pazione molto atti­va alle mis­sioni soprat­tut­to a par­tire dagli anni ’80» sot­to­lin­ea Arturo Varvel­li ricer­ca­tore all’Ispi, l’Istituto per gli stu­di di polit­i­ca inter­nazionale. «L’Italia, infat­ti, rischi­a­va di perdere il peso con­quis­ta­to negli anni del­la Guer­ra fred­da, quan­do la sua posizione strate­gi­ca l’aveva resa insos­ti­tu­ibile». Insom­ma, l’Italia ha man­tenu­to un rilie­vo inter­nazionale anche gra­zie alle oper­azioni in giro per il mon­do, più spes­so restando nel sol­co dell’alleanza atlanti­ca. «La mag­giore o minore pre­sen­za ital­iana alle mis­sioni estere non è sta­ta data tan­to dall’orientamento di cen­trode­stra o cen­trosin­is­tra dei vari gov­erni quan­to dall’opportunità o meno di esser­ci» pros­egue lo stes­so Varvel­li. «L’Italia ha sem­pre pun­ta­to a man­tenere l’asse con Nato e Sta­ti Uni­ti, val­u­tan­do le con­tin­gen­ze del momen­to. In fon­do, si trat­ta di risorse ben uti­liz­zate per­ché, oltre agli aspet­ti di sicurez­za con la sta­bi­liz­zazione di aree insta­bili, ci aiu­tano a rimar­care il nos­tro rilie­vo inter­nazionale e a essere lad­dove i nos­tri inter­es­si mer­i­tano di essere sal­va­guar­dati».

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La dolce vita di Pietrostefani (e di altri latitanti)

Panorama ha scoperto che il condannato per l’omicidio Calabresi vive a Parigi con una pensione Inps da 1500 euroCopertina Panorama numero

L’arresto di Cesare Bat­tisti ha ripor­ta­to d’attualità il tema delle decine di ex ter­ror­isti lati­tan­ti all’estero, dove con­ducono vite asso­lu­ta­mente tran­quille, sen­za aver mai paga­to il loro deb­ito con la gius­tizia ital­iana. Su tut­ti Gior­gio Piet­roste­fani, con­dan­na­to a 14 anni e due mesi di carcere per l’omicidio del Com­mis­sario Cal­abre­si e fonda­tore con Adri­ano Sofri di Lot­ta Con­tin­ua. Panora­ma ha scop­er­to che Piet­roste­fani vive a Pari­gi dove riceve una pen­sione dall’Inps di oltre 1500 euro.

Oltre a lui Panora­ma ha scop­er­to chi sono e cosa fan­no i 30 ex ter­ror­isti che han­no una pena da scon­tare ma vivono ser­e­na­mente all’estero

Ecco un estrat­to dell’inchiesta che potete leg­gere sul numero in edi­co­la dal 30 gen­naio

Cinecit­tà han­no già pronta la «parte sec­on­da» del­la cat­tura di Cesare Bat­tisti, l’ergastolano con­seg­na­to dal gov­er­no boli­viano alle patrie galere con la regia del neo-pres­i­dente del Brasile Jair Bol­sonaro. Ovvi­a­mente non sti­amo par­lan­do degli stu­dios capi­toli­ni, ma degli uffi­ci del­la Direzione cen­trale del­la Polizia di pre­ven­zione, l’antiterrorismo ital­iano, che si tro­va pro­prio di fronte alla nos­tra pic­co­la Hol­ly­wood.

Ai piani alti di quel­la che si chia­ma­va Uci­gos il diret­tore Lam­ber­to Gian­ni­ni e il suo brac­cio destro Euge­nio Spina, capo dell’antiterrorismo inter­no, coor­di­nati dal capo del­la Polizia Fran­co Gabriel­li, stan­no stu­dian­do nei det­tagli l’elenco degli ulti­mi 30 «most want­ed» degli anni di piom­bo, tra i quali 12 ergas­tolani, quel­li che non sono sta­ti graziati dal­la pre­scrizione, una panacea che ha sal­va­to anche nomi eccel­len­ti del­la lot­ta arma­ta come le due ex primule rosse Simon­et­ta Giorgieri e Car­la Vendet­ti. Per qualche anno i nos­tri inves­ti­ga­tori han­no pen­sato che ci fos­sero loro dietro alle nuove Brigate rosse, quelle che han­no ucciso i pro­fes­sori Mas­si­mo D’Antona e Mar­co Bia­gi, ma quel­la pista è tra­mon­ta­ta e nes­suno cer­ca più le due signore…www.panorama.it/news/cronaca/pietrostefani-terroristi-latitanti-inchiesta-pensione/

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VITA DA CANILE AUTORITÀ DEL CAIRO SONO OSSESSIONATE DAI CANI RANDAGI PERCHÉ CONSIDERATIIMPURI

LA POLIZIA DI TEHERAN ANNUNCIA IL DIVIETO PER I PADRONI DI PORTARLI A SPASSO PER LA STRADA E IL GOVERNATORATO DEL MAR ROSSO OFFRE RICOMPENSE DI 6 DOLLARI PER CHI NE CATTURA ALMENO 5 –  NEL PAESE CHE FA FATICA A RISOLLEVARSI, RIEMERGONO ANTICHE LEGGENDE URBANE CHE LI IDENTIFICANO COMESALAAWACIOE’…

Francesca Paci per “la Stam­pa”

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Da alcu­ni mesi le autorità del Cairo sono osses­sion­ate dai cani randa­gi. Tes­tuale.

E non è una metafo­ra da riferire all’ ex dit­ta­tore libi­co Gheddafi, che con ques­ta espres­sione appella­va i suoi oppos­i­tori politi­ci in esilio.

I vagabon­di a quat­tro zampe sono un vec­chio prob­le­ma del­la cap­i­tale egiziana, in cui vivono oltre 20 mil­ioni di abi­tan­ti, ma sec­on­do il gior­nale gov­er­na­ti­vo «El-Bawa­ba» il loro numero è lievi­ta­to negli ulti­mi tem­pi fino a diventare un prob­le­ma per la sicurez­za cit­tad­i­na. I dati aggior­nati del min­is­tero dell’ Agri­coltura par­lano di cir­ca 400 mila aggres­sioni l’ anno e di 231 per­sone morte dal 2014 ad oggi per i mor­si e il con­ta­gio del­la rab­bia.

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«È la spaz­zatu­ra a moti­vare la pre­sen­za di tan­ti cani di stra­da, un guaio ampli­fi­catosi dopo il caos segui­to alle proteste del 2011» spie­ga She­hab Abdel-Hamid, capo del­la Spca, l’ asso­ci­azione statale a tutela degli ani­mali che solo al Cairo ne ha con­tati 15 mil­ioni.

Il tema è serio e sen­ti­to, anche per­ché, tradizional­mente, i musul­mani non amano granché i cani. Anzi. Pro­prio ieri, per dire, la polizia di Teheran ha annun­ci­a­to il divi­eto di por­tar­li a spas­so per la stra­da celando dietro vaghe moti­vazioni igien­iche il biasi­mo per quel­la che gli ultra­con­ser­va­tori con­sid­er­a­no una ese­cra­bile moda occi­den­tale.

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D’ altra parte in Egit­to la fobia del­la rab­bia, che in arabo si dice kal­ab da kalb (cane) e che nel sag­gio «The Ani­mal in Ottoman Egypt» lo stori­co di Yale Alan Mikhail fa risalire al propa­gar­si delle prime epi­demie, era dif­fusa già nel 1800, quan­do il viceré Mohamed ‘Ali usa­va cari­care i randa­gi trop­po pro­lifi­ci su delle spe­ciali navi per affog­a­r­li al largo di Alessan­dria.

Oggi, mutatis mutan­dis , il gov­er­na­tora­to del Mar Rosso offre ricom­pense da ben 6 dol­lari per chi cat­tura almeno 5 esem­plari men­tre la polizia del Cairo orga­niz­za ronde come quel­la che nel 2017, dopo moltepli­ci seg­nalazioni degli abi­tan­ti del quartiere Sud Beni Sueif, ter­minò con l’ elim­i­nazione di 17 mila randa­gi.

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«Ci sti­amo imbar­baren­do, la vio­len­za repres­sa che si sfo­ga sem­pre più spes­so su donne e bam­bi­ni colpisce con fero­cia i cani, da almeno dieci anni la gente è autor­iz­za­ta a sparare in stra­da ai randa­gi ma adesso è peg­gio, la cit­tà è sta­ta riem­pi­ta di polpette con un veleno che ammaz­za lenta­mente e las­cia gli ani­mali lì ago­niz­zan­ti per ore» ci dice al tele­fono dal Cairo Souaf, architet­to per pro­fes­sione e mem­bro dell’ asso­ci­azione non gov­er­na­ti­va per la dife­sa degli ani­mali «Efma», una delle tante che, catal­iz­za­tri­ci di un attivis­mo toller­a­to dal regime per­ché uffi­cial­mente non politi­co, si stan­no molti­pli­can­do in questi mesi nel­la cap­i­tale.

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Pos­sono fare poco in ter­mi­ni di ges­tione di strut­ture tipo canili, per­ché si finanziano con don­azioni pri­vate e non ne arrivano molte per ques­ta causa. A novem­bre però, con una cam­pagna tem­pes­ti­va su Face­book, «Efma» ed altre ong sim­ili sono rius­cite a bloc­care il prog­et­to di esportare 4100 cani randa­gi in Corea del Sud, dove sareb­bero fini­ti sulle tav­ole di gran­di hotel e ris­toran­ti. L’ alter­na­ti­va adesso è ster­il­iz­zarli.

In realtà, sebbene con­sid­er­a­to gener­i­ca­mente impuro dai musul­mani ma anche dai con­ver­ti­ti all’ islam che, come rac­con­ta Ste­fano Allievi nel sag­gio «Nuovi Musul­mani», per devozione rin­un­ciano a bar­bonci­ni e pas­tori tedeschi ado­rati mag­a­ri fino a poco pri­ma, il cane è sem­pre sta­to in qualche modo toller­a­to nel mon­do arabo per la sua devozione al padrone. Solo che, quan­do le con­dizioni soprat­tut­to eco­nomiche cam­biano in peg­gio, il randa­gio diven­ta il più acces­si­bile dei pun­giball .

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Così nell’ Egit­to che fat­i­ca a risoll­e­var­si dal­la spi­rale di riv­ol­gi­men­ti politi­ci mes­sa in moto dal­la riv­o­luzione del 2011 e com­prime la frus­trazione sociale per il carovi­ta nel­la rou­tine dif­fi­cile di una popo­lazione il cui 50% vive al di sot­to dei 2 dol­lari al giorno, i cani di stra­da sca­te­nano l’ irrazionale. C’ è anche una leggen­da urbana che li iden­ti­fi­ca come salaawa , una bes­tia maligna nata dall’ incro­cio con i lupi con­tro cui l’ accani­men­to sarebbe addirit­tura legit­ti­mo.

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Una buona notizia per i cani viene dai gio­vani, pare che tra i volon­tari di «Efma» ci siano diver­si stu­den­ti di vet­eri­nar­ia, una facoltà in espan­sione.

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Siria: Ong, Isis ha eseguito 6mila condanne a morte

Dall’annuncio del ‘califfato’ a oggi, uccisi anche bambiniSiria: Ong, in quattro anni e mezzo Isis ha eseguito 6mila condanne a morte

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Usa: gelo record, almeno dieci morti

A Chicago e Minneapolis temperatura percepita quasi -40 gradiANSA) — WASHINGTON, 31 GEN — Sono almeno dieci le vittime del maltempo negli Stati Uniti dove le regioni del Midwest e della costa orientale sono nella morsa del gelo con temperature che hanno raggiunto quasi i 40 gradi sotto lo zero in città come Chicago e Minneapolis dove l’ordine delle autorità è di restare a casa. A New York e Washington la colonnina del mercurio in mattinata segna i 14 gradi sotto lo zero. Ad aumentare la percezione del freddo i venti e le correnti del vortice polare.
Tantissimi i disagi per i trasporti e negli aerop

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La vergognosa campagna mediatica liberal contro Tulsi Gabbard

La vergognosa campagna mediatica liberal contro Tulsi Gabbard

Ciò che era ampia­mente preved­i­bile, sta succe­den­do in queste ore. Tul­si Gab­bard, can­di­da­ta alle pri­marie del Par­ti­to Demo­c­ra­ti­co Usa, è la vera spina del fian­co dell’élite del­la Polit­i­ca estera amer­i­cana. Favorev­ole al dis­im­peg­no amer­i­cano dai teatri di guer­ra e con­traria alla fal­li­menta­re strate­gia dell’egemonia lib­erale a gui­da amer­i­cana, Gab­bard è fini­ta nel tri­tacarne dei media lib­er­al che in queste ore l’hanno ver­gog­nosa­mente calun­ni­a­ta in tutte le maniere pos­si­bili. Il quo­tid­i­ano israeliano Haaretz dice di lei che «unisce i nazion­al­isti indù sporchi di sangue, il geno­ci­da Assad e l’estrema destra Usa» men­tre la CNN è anda­ta a ripescare vec­chie dichiarazioni, risalen­ti agli inizi degli anni 2000, nelle quali Gab­bard avrebbe crit­i­ca­to i mat­ri­moni omoses­su­ali.

 

La vergognosa campagna mediatica liberal contro Tulsi Gabbard

L’infame cam­pagna medi­at­i­ca con­tro la can­di­da­ta pros­egue inesora­bil­mente in queste ore. POLITICO scrive che la cam­pagna elet­torale di Tul­si Gab­bard non è anco­ra com­in­ci­a­ta «ma già si sta scioglien­do». Ma per­ché la sua can­di­datu­ra fa così pau­ra all’establishment dem? Come vi abbi­amo rac­con­ta­to in questo arti­co­lo, Gab­bard, par­la­mentare delle Hawaii dal 2013, è un can­dida­to pres­i­dente davvero uni­co. Se elet­ta, sarebbe la più gio­vane pres­i­dente degli Sta­ti Uni­ti, a soli 39 anni. Ma la Gab­bard non è nuo­va ai record gio­vaili: all’età di 29 anni è sta­ta elet­ta alla leg­is­latu­ra di sta­to delle Hawaii, la più gio­vane don­na mai elet­ta.

Tulsi Gabbard, la candidata che fa paura alle élite

Ha servi­to un manda­to pri­ma unir­si alla Hawaii Army Nation­al Guard. Ha servi­to due volte all’estero, una vol­ta in Iraq e un’altra in Kuwait, e attual­mente ha il gra­do di Mag­giore. Da quan­do è entra­ta al Con­gres­so, la Gab­bard si è costru­i­ta delle ottime cre­den­ziali da pro­gres­sista. É a favore del­lo stipen­dio min­i­mo di 15 dol­lari all’ora, del­la san­ità per tut­ti, del­la legal­iz­zazione del­la mar­i­jua­na, ed è da molto tem­po una fer­vente ambi­en­tal­ista. Nel 2016 si è dimes­sa da vicepres­i­dente del Demo­c­ra­t­ic Nation­al Com­mi­tee per appog­gia­re Bernie Sanders alla pres­i­den­za.

Ma il pun­to in cui Tul­si Gab­bard è più uni­ca è cer­ta­mente la polit­i­ca estera. La Gab­bard ha pas­sato buona parte del­la sua car­ri­era nazionale sot­to i riflet­tori a causa delle sue visioni etero­dosse, dis­tanzian­dosi dal con­sen­so inter­ven­tista che Don­ald Trump, in modo sim­i­le, ha sfida­to nel 2016.

Nel gen­naio 2017 ha viag­gia­to ver­so la Siria assieme all’ex par­la­mentare Den­nis Kucinich, dove assieme han­no dis­cus­so con il pres­i­dente Bashar al-Assad. Ciò ha causato enor­mi con­tro­ver­sie a suo tem­po, e le critiche sono aumen­tate dopo che è sta­ta annun­ci­a­ta la sua can­di­datu­ra alla pres­i­den­za.

La Gab­bard è uno dei più fero­ci crit­i­ci dei ribel­li siri­ani, e si è oppos­ta agli sforzi del­la CIA e dell’amministrazione Oba­ma di fornire mil­iar­di di dol­lari di aiu­ti e adde­stra­men­to ai grup­pi islamisti alleati di al-Qae­da. «In poche parole, quan­do si trat­ta di fare guer­ra ai ter­ror­isti, sono un fal­co», ha det­to in un inter­vista nel 2016, «quan­do si trat­ta di fare guerre di regime change con­tro­pro­du­cen­ti, sono una colom­ba».

Putin combatte il terrorismo, non noi”

E la par­la­mentare non ha pau­ra di ammet­tere di essere diame­tral­mente oppos­ta alla posizione amer­i­cana riguar­do la Siria. «Al-Qae­da ci ha attac­ca­to l’11 set­tem­bre e deve essere scon­fit­ta. Oba­ma non li ha bom­bar­dati in Siria. Lo ha fat­to Putin», ha twit­ta­to nel 2015. Ha cer­ca­to di fare pas­sare una legge chia­ma­ta Stop arm­ing ter­ror­ists act per crim­i­nal­iz­zare il sup­por­to statu­nitense ad al-Qae­da, ISIS e grup­pi asso­ciati. La legge non è mai sta­ta vota­ta, ma è sta­ta con­tenta di vedere il pres­i­dente Don­ald Trump inter­rompere il pro­gram­ma di Oba­ma nel­la pri­mav­era del 2017.

In lin­ea con il suo pen­siero sul­la Siria, lei si dis­tanzia dalle posizioni anti-russe degli altri politi­ci demo­c­ra­ti­ci. “Ques­ta guer­ra con la Rus­sia riguar­do la Siria quan­to fa gli inter­es­si del popo­lo amer­i­cano?”, ha twit­ta­to. La Gab­bard ha sostenu­to anche il sum­mit diplo­mati­co di Trump con il leader nord­core­ano Kim Jong-Un, e ha anche con­dan­na­to l’intervento sau­di­ta in Yemen, dicen­do che il prof­it­to del­la ven­di­ta di armi al reg­no era “denaro insan­guina­to”. La Gab­bard ha crit­i­ca­to il pres­i­dente Trump per il ritiro degli USA dal nuclear deal ira­ni­ano e ha chiesto di riti­rare le truppe dall’Afghanistan, anche se si è rifi­u­ta­ta di con­dannare la tor­tu­ra come meto­do di inter­roga­to­rio.

Abbiamo distrutto la Libia”

In una recente inter­vista, la dep­u­ta­ta dem ha det­to: «Guardiamo solo la situ­azione in Lib­ia. Per “sal­vare” il popo­lo libi­co, abbi­amo dis­trut­to com­ple­ta­mente il loro paese. E’ uno sta­to fal­li­to. Sono sot­to il dominio di ter­ror­isti e mer­can­ti di schi­avi, dove donne e bam­bi­ni ven­gono ven­du­ti sul­la piaz­za pub­bli­ca. E’ un infer­no in Ter­ra. E nonos­tante ciò, non abbi­amo sen­ti­to una sin­go­la scusa ver­so i libi­ci da parte dei leader europei o amer­i­cani respon­s­abili del regime-change. A questi leader non inter­es­sa il deser­to che si las­ciano alle spalle, sono trop­po impeg­nati a pro­muo­vere la prossi­ma guer­ra. I procla­mi fat­ti dal Pres­i­dente Trump, dall’ambasciatrice Nik­ki Haley, dal Seg­re­tario Mike Pom­peo e da John Bolton sul cer­care di pre­venire una cat­a­strofe uman­i­taria a Idlib, sono vani. Sem­bra che si siano total­mente dimen­ti­cati dei nos­tri attac­chi a Mosul e Raqqa, i quali sono risul­tati in migli­a­ia di vit­time civili».

Il pre­sun­to uman­i­taris­mo dell’amministrazione Trump, ha aggiun­to, «è solo il pretesto per pro­teggere al-Qae­da e altre orga­niz­zazioni che abbi­amo arruo­la­to nel­la nos­tra guer­ra per roves­cia­re il gov­er­no siri­ano. Quel­lo che vogliono dire è: non vogliamo uccider­li per­ché lavo­ra­no per noi. I loro inter­es­si sono i nos­tri, e vicev­er­sa».

Dichiarazioni che con­fer­mano che è lei, e non la pati­na­ta Alexan­dria Oca­sio-Cortez – fini­ta sulle cop­er­tine di Van­i­ty Fair – la vera spina del fian­co del par­ti­to demo­c­ra­ti­co amer­i­cano e dell’élite che gui­da la polit­i­ca estera Usa. Cor­rispet­ti­vo che pos­si­amo trovare, nelle fila del Par­ti­to repub­bli­cano, nel cor­ag­gio­sis­si­mo Sen­a­tore Rand Paul, figlio di Ron Paul. Entram­bi godono del nos­tro sosteg­no.

(di Rober­to Vivaldel­li)

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LA POLONIA FERMA SOROS MENTRE CERCA DI CONQUISTARE LA SECONDA PIÙ GRANDE STAZIONE RADIO

Lo spec­u­la­tore finanziario George Soros, men­tre cer­ca di espan­dere le sue attiv­ità in Polo­nia, sta aiu­tan­do la casa editrice Ago­ra SA nel­la loro offer­ta di acqui­sizione per Radio Zet, nel ten­ta­ti­vo di fer­mare Fra­tria , un edi­tore di un set­ti­manale fil­o­gov­er­na­ti­vo Sieci , sec­on­do il por­tale Wirtualnemedia.pl.

La Polo­nia segue l’esempio dell’Ungheria, dove una cam­pagna anti-Soros si è con­clusa con la fon­dazione mil­iar­daria nata in Unghe­ria che è sta­ta costret­ta a las­cia­re il paese.
Lunedì, la por­tav­oce del par­ti­to Law & Jus­tice, Bea­ta Mazurek, ha dichiara­to su Twit­ter: “Lo sta­to dovrebbe fare di tut­to per impedire agli spec­u­la­tori finanziari di aumentare la loro influen­za sul mer­ca­to dei media”.

Ma Bloomberg ha rifer­i­to che ore dopo, il Vice Min­istro del­la Cul­tura Pawel Lewandows­ki ha dichiara­to alla tele­vi­sione wPolsce.pl che il gov­er­no non ha mezzi legali diver­si dal­la soli­ta leg­is­lazione anti-monop­o­lio per fer­mare l’accordo.
“Il prob­le­ma è come mis­urare la con­cen­trazione sul mer­ca­to dei media con più piattaforme e come mis­urare la con­cen­trazione sul mer­ca­to delle idee, non abbi­amo stru­men­ti per questo”, ha det­to. “Mi piac­erebbe avere basi legali per far­lo.”

Il par­ti­to Law & Jus­tice ha ripetu­ta­mente chiesto una “ri-polori­iz­zazione” dei suoi media di pro­pri­età straniera, ma dopo una cam­pagna inter­nazionale, il gov­er­no ha accan­to­na­to piani che potreb­bero costrin­gere i pro­pri­etari di media stranieri a uscire dal paese.

Impo­nen­do regole per lim­itare la pro­pri­età di grup­pi i cui titoli e quote di mer­ca­to mul­ti­p­i­attafor­ma sono con­siderati “dom­i­nan­ti”, i let­tori dei media stranieri si tro­ver­an­no in una posizione di svan­tag­gio.

Lyud­my­la Kozlovs­ka, una gio­vane “attivista dei dirit­ti umani” ucraina che lavo­ra per la Open Dia­log Foun­da­tion di Soros , ha lavo­ra­to fian­co a fian­co con attivisti anti-polac­chi per far avan­zare in Polo­nia l’ideologia glob­al­ista che pro­muove migrazioni di mas­sa, edu­cazione LGBT, abor­to, omoses­su­al­ità e gen­der.

L’anno scor­so, il gov­er­no polac­co ha arrestatao la Kozlovs­ka sen­za alcu­na spie­gazione. La ragione prob­a­bile è che lei e il suo mar­i­to polac­co, Bar­tosz Kramek, ave­vano isti­ga­to riv­olte con­tro il par­ti­to al gov­er­no.
Kozlovs­ka ha ammes­so che suo mar­i­to ha pub­bli­ca­to una dichiarazione su Face­book che chiede la dis­obbe­dien­za civile.

Lyud­my­la Kozlovs­ka e George Soros

Quan­do la Kozlovs­ka – che ave­va incon­tra­to per­sonal­mente Soros – si è reca­ta a Brux­elles, è sta­ta allon­tana­ta al con­fine per­ché i fun­zionari polac­chi ave­vano mes­so in aller­ta il Sis­tema d’informazione di Schen­gen (SIS), un data­base europeo con­di­vi­so che seg­nala­va agli stranieri “sgra­di­ti” durante il con­trol­lo di fron­tiera.

Kozlovs­ka e Kramek han­no dichiara­to al Wash­ing­ton Post che han­no ragione di ritenere che l’Agenzia per la sicurez­za inter­na li con­sid­eri una minac­cia alla sicurez­za pub­bli­ca.

L’Office for For­eign­ers, l’agenzia gov­er­na­ti­va polac­ca respon­s­abile per gli stranieri che risiedono nel paese, ha rifi­u­ta­to di com­mentare questo caso speci­fi­co, ma i fun­zionari polac­chi ave­vano già con­fer­ma­to di aver dato l’allarme, etichet­tan­dola come agente di George Soros.

La Kozlovs­ka è sta­ta una esplic­i­to man­i­fes­tante con­tro l’integrazione con la Rus­sia del­la sua ex regione natale del­la Crimea. La “George Soros Open Dia­log Foun­da­tion” ha defini­to questo “un atto di natu­ra polit­i­ca por­ta­to avan­ti dalle autorità polac­che per fer­mare le attiv­ità dell’organizzazione nel paese e all’estero”.

I mem­bri polac­chi del Par­la­men­to europeo Kos­ma Zlo­tows­ki, Ryszard Antoni Legutko e Ryszard Czar­nec­ki, che rap­p­re­sen­tano il par­ti­to Law and Jus­tice (PiS), han­no pre­sen­ta­to domande scritte alla Com­mis­sione euro­pea che ten­ta­va di porre fine all’accreditamento del­la Fon­dazione al Reg­istro per la trasparen­za. Ma tutte queste sono state respinte dalle isti­tuzioni europee come pre­oc­cu­pazioni “infon­date”.

Orban resiste alle pres­sioni USA per aderire alla cam­pagna anti Rus­sia

Le pres­sioni di entità col­le­gate a Soros si sono real­iz­zate sui pae­si dell’Est europeo per adottare un atteggia­men­to anti-rus­so. Sec­on­do il Wall Street Jour­nal , in un incon­tro con l’ambasciatore statu­nitense David Corn­stein, il pri­mo min­istro ungherese Vik­tor Orban ha det­to ai diplo­mati­ci amer­i­cani che si rifi­u­ta di fare pres­sioni sul­la Cina e sul­la Rus­sia, e preferirebbe rimanere neu­trale come l’Austria.

Wash­ing­ton spinge per una lin­ea più dura su Rus­sia e Cina, appro­fonden­do i tim­o­ri che un alleato amer­i­cano da molto tem­po stia scivolan­do dal­la sua orbi­ta”, ha com­men­ta­to WSJ.

Un alto fun­zionario ungherese ha det­to a WSJ che il pri­mo min­istro ha forte­mente crit­i­ca­to la pres­sione degli Sta­ti Uni­ti per arginare l’influenza di Mosca e Pechi­no in Europa. “Il pun­to di Orban è, sì, noi vogliamo fare affari e coop­er­are con la Rus­sia”, ha det­to l’alto fun­zionario ungherese. Il pri­mo min­istro ha anche chiar­i­to che non vuole essere tenu­to a partc­ci­pare a con­feren­ze su come trattare con la Cina.

Nelle ultime set­ti­mane, gli Sta­ti Uni­ti han­no cer­ca­to di radunare gli altri mem­bri del­la NATO per mesi per raf­forzare il sosteg­no all’Ucraina nel con­fron­to in cor­so con la Rus­sia e per pren­dere mis­ure più salde per con­trastare il pre­sun­to cyber-spi­onag­gio cinese.

Orban ha resis­ti­to a entrambe le mosse e, come molti altri leader europei, ha invi­ta­to gli inves­ti­men­ti cine­si nell’infrastruttura inter­net del suo paese.

Inoltre, Orban ha imped­i­to alla NATO di tenere col­lo­qui min­is­te­ri­ali con l’Ucraina per­ché, sec­on­do il suo gov­er­no, “vuole che le scuole ucraine offra­no più clas­si in ungherese per la mino­ran­za di lin­gua ungherese del Paese”, ha osser­va­to il WSJ.

Sec­on­do fonti del gov­er­no degli Sta­ti Uni­ti, il seg­re­tario di Sta­to amer­i­cano Mike Pom­peo ha in pro­gram­ma di vis­itare Orban a feb­braio. Le fonti han­no anche sostenu­to che Orban è trop­po vici­no alla Rus­sia, e che a Wash­ing­ton il pre­mier non è più ritenu­to affid­abile.

Traduzione: Sergei Leonov

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LA SANTA DEMOCRAZIA

Il prin­ci­pale nemi­co dell’umanità negli ulti­mi decen­ni non è sta­to il ter­ror­is­mo ma la San­ta Democrazia. Così si potrebbe dire, se si cre­desse davvero nel­la San­ta Democrazia e non la si rite­nesse una maschera e un pretesto.
Ques­ta maschera e questo pretesto sono sta­ti uti­liz­za­ti per con­durre le guerre dell’Impero, quelle pale­si e quelle occulte. Sono sta­ti uti­liz­za­ti per gius­ti­fi­care embarghi e boicot­tag­gi e dis­trug­gere l’economia dei Pae­si refrat­tari all’Impero e il benessere dei loro popoli; per bom­bar­dar­li e invader­li; per con­durre in tut­to il mon­do cam­pagne di pro­pa­gan­da con­tro gli Sta­ti che cer­ca­vano di sot­trar­si alla col­o­niz­zazione occi­den­tale e alla rap­ina delle loro risorse.
Dall’Irak allo Zim­bab­we, dal Con­go al Sudan, dal­la Jugoslavia all’Iran, da Cuba alla Bir­ma­nia, dal­la Cina alla Rus­sia all’Afganistan, chi­unque rifi­u­tasse il dominio delle multi­nazion­ali occi­den­tali, e che fos­se dominio incon­dizion­a­to sen­za lim­i­ti né regole, diven­ta­va uno “Sta­to canaglia” e veni­va fat­to ogget­to, pri­ma di un vero e pro­prio lin­ci­ag­gio medi­ati­co, poi di guer­ra vera, dichiara­ta o non ma con mor­ti veri, stra­gi, dis­truzioni, assas­sinii, quan­do non ster­mi­ni sen­za lim­i­ti.
Non impor­ta­va e non impor­ta che tipo di Paese sia, come sia orga­niz­za­to, se sia o no demo­c­ra­ti­co nel sen­so cap­i­tal­ista del ter­mine, cioè se ci sia la pos­si­bil­ità di fon­dare par­ti­ti che fac­ciano l’interesse dei padroni e che si pre­senti­no alle elezioni e stampino gior­nali e abbiano tele­vi­sioni. Non impor­ta, a meno che quei par­ti­ti non vin­cano le elezioni e si insedi­no al gov­er­no e offra­no il paese alle orde multi­nazion­ali.
“Democrazia” è diven­ta­ta ormai una paro­la vuo­ta ma una minac­cia piena d’orrore. Come fu per “ere­sia” in sec­oli non così lon­tani.
La Rus­sia di Eltsin, che face­va bom­bar­dare il par­la­men­to ma las­ci­a­va rap­inare alle­gra­mente il pro­prio Paese da multi­nazion­ali e mafie, era un Paese demo­c­ra­ti­co. La Rus­sia di Putin e Medvedev, che man­ten­gono lo stes­so ordi­na­men­to politi­co ma che han­no ripor­ta­to nelle mani del­lo Sta­to l’economia del Paese, diven­ta auto­mati­ca­mente “un regime autori­tario”.
I pal­a­di­ni del­la San­ta Democrazia pas­sano il loro tem­po a ordire e orga­niz­zare colpi di Sta­to, assas­sinii politi­ci, atten­tati ter­ror­is­ti­ci, in tre quar­ti del mon­do. Orga­niz­zano eserci­ti di mer­ce­nari crim­i­nali, che una vol­ta chia­mava­mo “squadroni del­la morte” ma che oggi, a furia di pro­gredire, chi­ami­amo “con­trac­tors”, per tor­tu­rare, mas­sacrare, tru­ci­dare, ter­ror­iz­zare popo­lazioni iner­mi, al solo scopo di demor­al­iz­zare la resisten­za di quei popoli o di desta­bi­liz­zare gov­erni e Sta­ti che fan­no qualche pas­so ver­so l’indipendenza eco­nom­i­ca e polit­i­ca dall’Impero, ver­so un ordi­na­men­to sociale un po’ meno cap­i­tal­ista. In Nicaragua negli anni ottan­ta i con­tras, adde­strati, armati, coman­dati dagli USA, lot­ta­vano per la democrazia.
Ucci­den­do in tre anni ottomi­la civili e nove­cen­todieci fun­zionari statali. Gli ottomi­la civili era­no sin­da­cal­isti, attivisti politi­ci, famiglie di sin­da­cal­isti e attivisti politi­ci, con­ta­di­ni di tutte le età e i ses­si, vil­lag­gi interi di con­ta­di­ni com­pre­si i bam­bi­ni. I fun­zionari statali era­no maestri, medici, infer­mieri man­dati dal gov­er­no nei vil­lag­gi con­ta­di­ni, spes­so volon­tari che vol­e­vano dare il pro­prio con­trib­u­to alla cresci­ta umana e cul­tur­ale del Paese in cui vive­vano.
Lot­ta­vano, i con­tras, con­tro il gov­er­no san­din­ista, e uccide­vano nei modi più efferati per creare e dif­fondere pan­i­co e ter­rore, demor­al­iz­zazione, pau­ra. Quel­la pau­ra con­tin­ua e totale che fa preferire la schi­av­itù alla lib­ertà.

Ma non voglio e non pos­so fare un elen­co dei cri­m­i­ni del­la San­ta Democrazia. William Blum, ex fun­zionario del Dipar­ti­men­to di Sta­to USA, ci ha prova­to, lim­i­tan­dosi appun­to alla polit­i­ca USA e uti­liz­zan­do solo i doc­u­men­ti CIA dis­sec­re­tati, e gli è venu­to un libro di set­te­cen­to pagine.
Il prob­le­ma più grave oggi, però, per noi popoli dei Pae­si san­ta­mente demo­c­ra­ti­ci, è che il mito del­la San­ta Democrazia è ormai dif­fu­so tra tut­ti noi. Gra­zie all’informazione e ai suoi mezzi, siamo diven­tati tut­ti pal­a­di­ni del­la San­ta Democrazia. Un tem­po invece molti di noi avreb­bero lot­ta­to a fian­co dei Pae­si attac­cati dall’Impero.

Un tem­po molti di noi avreb­bero subito riz­za­to le orec­chie, sen­ten­do i gior­nali e le tele­vi­sioni dell’Impero iniziare a sbraitare monot­o­n­a­mente e sen­za tregua con­tro il gov­er­no di un Paese non in lin­ea con gli inter­es­si dell’imperialismo.
Come una volpe riz­za le orec­chie al latrare dei cani e al corno del cac­cia­tore, sapen­do che è l’inizio del­la cac­cia e che, se anche quel giorno non toc­cherà a lei, toc­cherà a una sua sim­i­le.
Forse è solo questo il prob­le­ma: non ci sen­ti­amo più sim­ili ai popoli sfrut­tati, né a quel­li che rifi­u­tano di essere sfrut­tati dai nos­tri Pae­si, o meglio dai nos­tri padroni.
Forse ci sen­ti­amo più sim­ili al cac­cia­tore. O almeno ai cani.”

Da Sce­mi di guer­ra, di Sonia Savi­o­li, Edi­zioni Pun­to Rosso, pp. 195–196. Trat­to da Bye Bye Uncle Sam

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Angelo e Valerio, i contadini che stanno creando un mercato di semi antichi per combattere Ogm e Multinazionali

Pomodori neri, 30 vari­età di patate e non solo. Ques­ta è la sto­ria di Ange­lo e Vale­rio che in Puglia, stan­no cre­an­do un mer­ca­to di semi antichi per com­bat­tere ogm e multi­nazion­ali.
Ange­lo Gior­dano è un agronomo men­tre Vale­rio Tan­zarel­la è un avvo­ca­to, che ha lavo­ra­to per anni a Rai Cin­e­ma nell’ufficio legale. Sono entram­bi di Ceglie Mes­s­api­ca e cinque anni e mez­zo fa han­no cre­ato Ex Ter­ra, una soci­età Srl che però è anche una SB, una soci­età ben­e­fit.
“Oltre a essere una soci­età con prof­it­to, come tutte le altre, la nos­tra persegue anche fini eti­ci. Insieme abbi­amo un azien­da che si occu­pa di semi di vari­età dimen­ti­cate, rare e preziose, antiche e par­ti­co­lari, di colti­var­le, di stu­di­ar­le e di dif­fonder­le”, dicono.
Un per­cor­so che va con­tro­cor­rente nell’epoca di Mon­san­to-Bay­er e Syn­gen­ta, i colos­si che pro­ducono pes­ti­ci­di e gli­fos­ato. Ange­lo e Vale­rio pun­tano, invece, alla val­oriz­zazione e alla tutela dell’agro- bio­di­ver­sità locale.
“La scelta di puntare sul­la bio­di­ver­sità ha diverse ragioni, in prim­is etiche e cul­tur­ali. Ogni ter­ri­to­rio ha la sua vocazione, è impens­abile con­tin­uare a colti­vare ortag­gi ibri­di che sono il risul­ta­to di ricerche fat­te in lab­o­ra­tori che nul­la han­no a che fare con la zona nel­la quale ver­ran­no poi colti­vati i medes­i­mi ibri­di. La prete­sa di imporre col­ture valide in tut­to il globo, a qual­si­asi lat­i­tu­dine, ci sta di fat­to impov­eren­do mas­sacran­do il lavoro fat­to da Madre natu­ra e dall’uomo nel cor­so di mil­len­ni”, dicono.
Pomodori, patate e non solo
Dal 2012, i due, han­no oltre 7mila vari­età diverse, tra cui 1200 tipolo­gie di pomodori.
“Abbi­amo in sac­coc­cia 20 vari­età di melan­zane, 200 di peper­onci­ni e peper­oni, 30 di patate, 15 di pisel­li, 15 di tac­cole, 30 di fave, 10 di ceci, 100 di mel­oni e poi zuc­che, un vit­ig­no com­pos­to da qua­si 20 vari­età di uva diverse”.
Tut­ti frut­ti di una natu­ra stra­or­di­nar­ia che non ha bisog­no di fer­til­iz­zan­ti e pes­ti­ci­di.
“Il con­tadi­no è invi­ta­to a usare queste semen­ti delle multi­nazion­ali, per­ché garan­tis­cono resa e anche finanzi­a­men­ti europei, a scapi­to del­la qual­ità” rac­con­ta Vale­rio.
“Un con­tadi­no non si mette in pro­prio per­ché è schi­a­vo di una fil­iera dal­la quale non riesce a svin­co­lar­si: se io pro­duco tan­ti pomodori, l’azienda trasfor­ma­trice ha un macchi­nario for­mat­ta­to solo per alcune mis­ure pre­cise di 5 vari­età di pomodori (le stesse semen­ti delle multi­nazion­ali). I conci­mi e le vaschette, le mac­chine per incap­su­lare il seme sono da sem­pre set­tati per quelle poche for­tu­nate vari­età d’elite in mano a Mon­san­to e Syn­gen­ta. Tut­to il mon­do agri­co­lo è costru­ito su quelle poche specie in mano alle multi­nazion­ali”, dice Ange­lo.
Attra­ver­so lo scam­bio di semi però ques­ta rou­tine può essere mes­sa in crisi, anche se il prob­le­ma è la leg­is­lazione:
“Se tu hai tan­ti sol­di iscrivi le vari­età, te ne inven­ti una in lab­o­ra­to­rio e la iscrivi nei reg­istri nazion­ali ed europei. Questo meto­do incas­tra però i pic­coli colti­va­tori che non pos­sono per­me­t­ter­si di spendere tan­ti sol­di per brevettare le pro­prie pic­cole vari­età e spre­care il tem­po ad aspettare questo cac­chio di brevet­to. Per non par­lare dei doc­u­men­ti, gli stu­di e le ricerche, i doc­u­men­ti legali da alle­gare per sol­lecitarne l’approvazione”.lsapereepotere2.blogspot.com/2019/01/angelo-e-valerio-i-contadini-che-stanno.html#more
trat­to da: https://munchies.vice.com/it/article/59yeek/archivio-semi-antichi-puglia
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