Roma, l’ultima tentazione dei 5S una crisi pilotata per non andare a votare: “Raggi resti anche se condannata”

Roma, l'ultima tentazione dei 5S una crisi pilotata per non andare a votare: "Raggi resti anche se condannata"

Uffi­cial­mente, tra la mag­gio­ran­za pen­tastel­la­ta in Campi­doglio, l’ipotesi che saba­to ci pos­sa essere una sen­ten­za sfa­vorev­ole per la pri­ma cit­tad­i­na non è nem­meno ven­ti­la­ta: “Ver­rà assol­ta”. Ma dietro si molti­pli­cano gli sce­nari e, in caso di colpev­olez­za per il reato di fal­so, Rag­gi potrebbe dare le dimis­sioni e poi riti­rar­le dopo 20 giorni sospenden­dosi dal M5S insieme ai con­siglieri

di MAURO FAVALEDi una cosa sono tut­ti con­vin­ti, a Milano (negli uffi­ci del­la Casa­leg­gio Asso­ciati), al gov­er­no ( spon­da M5S) e nel­la mag­gio­ran­za M5S in Campi­doglio: non è pos­si­bile con­seg­nare la cap­i­tale nelle mani del­la Lega, prospet­ti­va conc­re­ta in caso di elezioni antic­i­pate, in un pos­si­bile elec­tion day con le Europee che potreb­bero fare da ulte­ri­ore traino al Car­roc­cio.

E così, sul­la base di questo ragion­a­men­to, i 5 Stelle si avvic­i­nano alla fatidi­ca data di saba­to 10 novem­bre quan­do il proces­so che vede impu­ta­ta per fal­so la sin­da­ca Vir­ginia Rag­gi arriverà a con­clu­sione. Uffi­cial­mente, almeno tra la mag­gio­ran­za pen­tastel­la­ta a Palaz­zo Sen­a­to­rio, l’ipotesi di una con­dan­na non è nem­meno ven­ti­la­ta: “La sin­da­ca ver­rà assol­ta “, spie­gano tut­ti a micro­foni acce­si.

Off the record, però, la pau­ra di un verdet­to sfa­vorev­ole esiste sia tra i 5 Stelle in Aula Giulio Cesare sia, soprat­tut­to, tra quel­li sedu­ti nell’esecutivo nazionale che già han­no vis­to i sondag­gi calare a favore dell’alleato di gov­er­no. Per questo, allo­ra, sta avan­zan­do, specie tra i ver­ti­ci del Movi­men­to, l’idea di pros­eguire la con­sil­iatu­ra Rag­gi a pre­scindere dagli esi­ti del proces­so, quin­di anche in caso di con­dan­na che, sec­on­do lo statu­to M5S, impor­rebbe invece le dimis­sioni imme­di­ate del­la sin­da­ca. L’ipotesi al momen­to più accred­i­ta­ta sarebbe quel­la di una “crisi pilota­ta”, con la Rag­gi che dovrebbe dimet­ter­si subito dopo l’eventuale con­dan­na. Per legge, pri­ma che le dimis­sioni divengano effet­tive, la pri­ma cit­tad­i­na ha 20 giorni di tem­po per ripen­sar­ci.

In quel las­so di tem­po pren­derebbe cor­po la soluzione: la mag­gio­ran­za e la pri­ma cit­tad­i­na potreb­bero decidere di sospender­si dal Movi­men­to (con l’avallo dei ver­ti­ci) e con­tin­uare a gov­ernare la cit­tà. Oppure l’M5S potrebbe dare voce agli iscrit­ti alla piattafor­ma Rousseau. Negli ulti­mi giorni ques­ta ipote­si ha per­so quo­ta per­ché cos­ti­tuirebbe un prece­dente scivoloso oltre a rap­p­re­sentare un’incognita sul risul­ta­to finale. Un pez­zo del­la base 5 Stelle ( a cui qualche giorno fa, su Repub­bli­ca, ha dato voce la capogrup­po in Regione Rober­ta Lom­bar­di) non intende derog­a­re alle regole del­lo statu­to e con­traria a qual­si­asi “piano B”.

Ma i rischi in caso di dimis­sioni sono mag­giori — si val­u­ta ai piani alti del Movi­men­to — rispet­to a un escamo­tage da trovare per non far dimet­tere la sin­da­ca. E così, con­sapevoli che saba­to si gio­ca solo il pri­mo tem­po di una par­ti­ta comunque più lun­ga, gli M5S incro­ciano le dita e tifano per un’assoluzione che Rag­gi vor­rebbe sfruttare per rilan­cia­re una “fase 2” del­la sua con­sil­iatu­ra.

Intan­to, però, i prob­le­mi non man­cano e riguardano soprat­tut­to le munic­i­pal­iz­zate. Il Pd, pro­prio ieri, ha chiesto un nuo­vo con­siglio stra­or­di­nario sulle aziende comu­nali alla luce anche di quan­to emer­so nelle carte dell’inchiesta sul­lo sta­dio di Tor di Valle che con­fer­mano il ruo­lo chi­ave dell’ex pres­i­dente Acea Luca Lan­za­lone. “Le scelte di Rag­gi sono mar­gin­ali rispet­to a quelle del duo Lan­za­lone- Giampao­let­ti “.

Quest’ultimo, diret­tore gen­erale del Campi­doglio, ieri ha prova­to a gettare acqua sul fuo­co delle polemiche su Ama, azien­da che sta attra­ver­san­do una fase del­i­catis­si­ma. “Non fal­lirà”, ha det­to al ter­mine del­la com­mis­sione Trasparen­za. Ma i sin­da­cati non si fidano: “L’amministrazione capi­toli­na deve risposte urgen­ti ai dipen­den­ti e cit­ta­di­ni”. Una grossa grana da affrontare in ogni caso dopo il 10 novem­bre.

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