Pensione sociale 2018: nuovi importi, limiti di reddito e differenze con l’assegno sociale

Pensione sociale, importi e limiti di reddito aggiornati al 2018. Ecco perché non va confusa con l’assegno sociale.Pensione sociale 2018: nuovi importi, limiti di reddito e differenze con l'assegno sociale

È sta­to aggior­na­to l’impor­to del­la pen­sione sociale, la prestazione assis­ten­ziale introdot­ta dal­la legge 153/69 in favore dei cit­ta­di­ni con più di 65 anni. Infat­ti, anche se ques­ta prestazione non viene più con­ces­sa dal 1996 (quan­do è sta­ta sos­ti­tui­ta dall’assegno sociale) ci sono dei sogget­ti che con­tin­u­ano anco­ra a per­cepir­la. Si trat­ta di tut­ti col­oro che ne ave­vano dirit­to pri­ma dell’entrata in vig­ore dell’assegno sociale, quin­di anziani che oggi non han­no meno di 88 annie che sod­dis­fano deter­mi­nate condizioni.Ecco per­ché bisogna prestare la mas­si­ma atten­zione a non con­fondere queste due mis­ure assis­ten­ziali poiché — anche se sim­ili — sono due trat­ta­men­ti dif­fer­en­ti tra loro. Come antic­i­pa­to anche l’impor­to del­la pen­sione sociale è sta­to aggior­na­to nel 2018 e di segui­to ve ne dare­mo tutte le infor­mazioni com­p­rese quelle sui lim­i­ti di red­di­to da rispettare per ben­e­fi­cia­re di questo trat­ta­men­to prev­i­den­ziale. Dif­feren­ze con l’assegno sociale Pri­ma di vedere quali sono gli impor­ti del­la pen­sione sociale per il 2018 dob­bi­amo fare chiarez­za su quali sono le carat­ter­is­tiche che lo dif­feren­ziano dall’assegno sociale. La pri­ma dif­feren­za riguar­da pro­prio gli impor­ti dei due trat­ta­men­ti: la pen­sione sociale, infat­ti, è più bas­sa rispet­to all’assegno sociale. Un’altra dif­feren­za riguar­da il lim­ite di red­di­to per ben­e­fi­cia­re delle due prestazioni assis­ten­ziali. Entrambe ven­gono riconosciute per tredi­ci men­sil­ità ma sola­mente ai sogget­ti che si trovano sot­to una deter­mi­na­ta soglia di red­di­to (che per l’assegno sociale è più alta), ma per cal­co­lare quest’ultima ven­gono pre­si in con­sid­er­azione dei para­metri differenti.Infatti, men­tre per l’assegno sociale ven­gono val­u­tati tut­ti i red­di­ti per­cepi­ti sia dal tito­lare dell’assegno che del coni­uge (com­pre­si quel­li esen­ti da Irpef) per la pen­sione sociale si tiene con­to sola­mente di tut­ti quel­li sogget­ti ad Irpef con l’esclusione di: red­di­to del­la casa di abitazione; inden­nità sos­ti­tu­tive del­la ret­ribuzione; arretrati sogget­ti ad una tas­sazione  epara­ta, come ad esem­pio il TFR. Sono com­pre­si nel com­puto gen­erale, invece, sia un’eventuale pen­sione di guer­ra che la ren­di­ta per­cepi­ta dall’Inail in caso di infor­tu­nio, così come tutte quelle prestazioni eco­nomiche — sia prev­i­den­ziali che assis­ten­ziali — che pre­sen­tano il carat­tere di con­ti­nu­ità. mpor­ti e lim­i­ti di red­di­to A questo pun­to pos­si­amo appro­fondire i nuovi impor­ti del­la pen­sione sociale in vig­ore dal 1° gen­naio del 2018.

L’importo men­sile è pari a 373,33€ (per l’assegno sociale invece è di 453€ euro). Per rice­vere la prestazione nel­la misura piena, però, bisogna stare sot­to deter­mi­nati lim­i­ti di red­di­to: red­di­to per­son­ale pari a 0red­di­to coni­u­gale (per chi è sposato) infe­ri­ore agli 11.868,62€. La pen­sione sociale, invece, viene riconosci­u­ta in misura parziale a col­oro che non super­a­no le seguen­ti soglie di red­di­to, oltre le quali si perde il dirit­to alla pen­sione sociale: red­di­to per­son­ale infe­ri­ore a 4.853,29€red­di­to coni­u­gale (per chi è sposato) infe­ri­ore ai 16.721,91€. Ricor­diamo comunque che dopo il com­pi­men­to dei 70 anni (cosa ormai avvenu­ta per tut­ti) sull’importo del­la pen­sione sociale ven­gono appli­cate le mag­gio­razioni sociali pre­viste dal­la legge 448/2001. Nel det­taglio, pos­sono usufruire di una mag­gio­razione di 270,53€ men­sili col­oro che sod­dis­fano i seguen­ti lim­i­ti: red­di­to per­son­ale infe­ri­ore agli 8.370€red­di­to coni­u­gale (per chi è sposato) infe­ri­ore ai 14.259€. Per chi invece fos­se inter­es­sato all’asseg­no sociale, la prestazione assis­ten­ziale che ha sos­ti­tu­ito la pen­sione sociale dal 1° gen­naio 1996, con­sigliamo di clic­care qui per con­sultare la nos­tra gui­da approfondita.ttps://www.money.it/pensione-sociale-2018-importi-limiti-reddito-assegno

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Londra: viaggio nelle baby gang che uccidono

Dalle bande degli afro-caraibici a quelle degli asiatici. L’elenco dei quartieri più colpiti dalla criminalità giovanilepolizia-londra

Lon­dra, 24 novem­bre — Polizia in Oxf

C’è un’altra Lon­dra che, non lon­tana dalle strade più alla moda di Regent Street e Pic­cadil­ly Cir­cus, vic­i­na alle vie per­corse da mil­ioni di vis­i­ta­tori che tra Shored­itch e Hack­ney fan­no il pieno di gal­lerie d’arte, bou­tique indipen­den­ti e locali di ten­den­za, si fa conoscere per­ché dura, povera, squall­i­da. E, soprat­tut­to, peri­colosa. Come dal luo­go in cui nasce, la per­ife­ria in cui pro­lif­era e da cui poi si espande. I quartieri più vio­len­ti In diver­si pun­ti del­la cit­tà, a mac­chia di leop­ar­do dall’inizio del 2018 si è arrivati a con­tare 53 mor­ti vio­lente causate per la mag­gior parte da baby gang. Tra i quartieri più dif­fi­cili c’è Tot­ten­ham, noto per la riv­ol­ta razz­iale del 2011 e per aver man­tenu­to in qua­si sette anni il più alto tas­so di dis­oc­cu­pazione e povertà del Paese, oltre a quel­lo di ban­ditismo gio­vanile e di dif­fi­cile con­viven­za tra etnie. A ruo­ta lo segue la zona di West­min­ster e Brix­ton, defini­ta il Bronx londi­nese, stori­ca­mente popo­la­ta da bande di minoren­ni. Ma la map­pa del­la pau­ra si allarga ver­so Kens­ing­ton e Chelsea. Rag­giunge il ris­chio più alto a Newham e Harles­den come a Lam­beth e Isling­ton, striscian­do fino a SohoCam­den Town, Peck­ham, Sev­en Sis­ters e Lime­house.   I mem­bri delle baby gang Ragazzi che ucci­dono ragazzi, spes­so per motivi razz­iali (soprat­tut­to neri), che las­ciano sull’asfalto una lun­ga scia di sangue che in soli 4 anni si è allarga­ta dram­mati­ca­mente nell’area met­ro­pol­i­tana. Bam­bi­ni di 10 anni, ado­les­cen­ti, o comunque gio­vani che non arrivano mai oltre i 30 anni, apparte­nen­ti a mino­ranze etniche o prove­ni­en­ti da con­testi famil­iari e socio-cul­tur­ali dif­fi­cili, cos­ti­tu­is­cono bande che si com­bat­tono tra loro e van­no a cac­cia di vit­time inno­cen­ti da depredare e tal­vol­ta uccidere sen­za pietà. Un fenom­e­no che colpisce ovunque, a par­tire da dove la met­ro­pol­i­tana non arri­va. E pro­prio in per­ife­ria ci sono sta­ti 18 omi­ci­di di minoren­ni dall’inizio dell’anno. In un rap­por­to sti­la­to dal­la polizia ad agos­to 2018 si legge che a Lon­dra sono pre­sen­ti qua­si 170 gang gio­vanili. Cias­cu­na è rap­p­re­sen­ta­ta in media da ven­ti a trenta mem­bri, ma le più gran­di arrivano anche a cen­to. Ognuna è sud­di­visa etni­ca­mente: nell’ordine ci sono gli afro-caraibi­ci, gli asi­ati­ci e i bianchi. Tut­ti prediligono i coltel­li e le pis­tole di bas­so cal­i­bro (come il 9), vestono con col­ori che demar­cano l’appartenenza e il ter­ri­to­rio. Molti diven­tano a loro vol­ta vit­time, come il caso di Ben Hitch­cok, ucciso a coltel­late da assas­si­ni mai pre­si. Questi gio­vani con­trol­lano la zona in cui oper­a­no e han­no un’egemonia rad­i­ca­ta sui traf­fi­ci illeciti. Usano vio­len­za, bul­liz­zano anche per motivi razz­iali – come è suc­ces­so a Mari­am Moustafa, l’italiana di orig­ine egiziane mor­ta a segui­to dell’aggressione da parte di una ban­da di ragazze afro-bri­tan­niche a mar­zo. Lon­dra più vio­len­ta di New York Para­dos­salmente, se non  umeri­ca­mente, più vio­len­ta di New York, Lon­dra negli ulti­mi anni ha assis­ti­to a un aumen­to degli omi­ci­di: da 109 nel 2016 a 116 nel 2017, con una media di qua­si un assas­sinio ogni due giorni nei pri­mi mesi del 2018. Di chi è la col­pa   Sec­on­do quan­to ripor­ta­to dal Guardian, esiste un prob­le­ma inter­gen­er­azionale tra la Polizia met­ro­pol­i­tana (Met) e la comu­nità nera di Lon­dra, soprat­tut­to. Il 22 aprile la cit­tà ha ricorda­to l’assassinio di Stephen Lawrence, il 18enne pug­nala­to a morte a una fer­ma­ta del bus da una ban­da di gio­vani bianchi, con­dan­nati dopo qua­si 20 anni dal­la bru­tale aggres­sione. Un caso che ave­va fat­to scal­pore, a cui ne sono segui­ti a centi­na­ia, per il quale la polizia bri­tan­ni­ca e le isti­tuzioni per tan­ti, trop­pi anni, non sono sta­ti in gra­do di trovare un colpev­ole.  Il sin­da­co di Lon­dra, Sadiq Khan (defini­to uno dei nuovi volti del lib­er­al­is­mo europeo), e il capo del­la Met, Cres­si­da Dick, accu­sano infat­ti il gov­er­no dei tagli alla scuo­la e alla sicurez­za. Con qua­si 700 mil­ioni di ster­line stanzi­ate in meno dal 2011, aggiunte alla dimin­uzione di 30mila unità nel­la polizia e di oltre 200 tra com­mis­sariati e sportel­li chiusi, le clas­si sociali più basse si sono impov­erite al pari delle etnie più a ris­chio. Sem­pre più vic­i­na agli Sta­ti Uni­ti  Lon­dra e la Gran Bre­tagna, ovvero la cap­i­tale e la nazione più dinamiche d’Europa, si avvic­i­nano sem­pre di più agli Sta­ti Uni­ti in mate­ria di alien­azione gio­vanile, crim­i­nal­ità, vio­len­za per la man­can­za di una rete di aiu­ti famil­iari, di minori pro­tezioni da parte del wel­fare e di diver­sità socio-eco­nomiche. “Il moti­vo per cui questi gio­vani si las­ciano affascinare dalle gang è la man­can­za di mod­el­li pos­i­tivi”, osser­va Ray­mond Steven­son, respon­s­abile di Dont’ Trig­ger, la cam­pagna finanzi­a­ta dal gov­er­no che al Guardian ha riv­e­la­to inoltre: “Questi sono figli di ado­les­cen­ti che smet­tono di andare a scuo­la. Con­sid­er­a­no la soci­età come un nemi­co. Dal­la gang si sentono pro­tet­ti” per­ché alcune offrono loro anche sol­di e un impiego facen­doli diventare traf­fi­can­ti di dro­ga. Inoltre la ban­da dà loro un’identità, gente con cui stare, un pos­to dove andare trasfor­man­do­lo in casa. www.panorama.it/news/esteri/londra-viaggio-nelle-baby-gang-che-uccidono/

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La Corea del Nord sta davvero smantellando il suo arsenale?

Il leader nordcoreano Kim Jong-un ritratto durante l'incontro con Trump a Singapore

I seg­nali che arrivano dal­la Corea del Nord pos­sono sem­brare a pri­ma vista incor­ag­gianti per quan­to riguar­da la stra­da del­la sup­pos­ta denu­cleariz­zazione del­la Peniso­la divisa lun­go il 38esimo par­al­le­lo. Recen­te­mente, oltre ai ben noti accor­di di smil­i­ta­riz­zazione susseguen­ti ai col­lo­qui tra Seul e Pyongyang, le due par­ti in causa han­no effet­ti­va­mente com­in­ci­a­to a ridi­men­sion­are non solo il pro­prio liv­el­lo di aller­ta mil­itare ma han­no anche intrapre­so un’attiva polit­i­ca di sman­tel­la­men­to parziale delle for­ti­fi­cazioni che cor­rono lun­go la fron­tiera che divide da ormai dal 1953 come un muro impen­e­tra­bile la Corea. ome ripor­ta­to dal quo­tid­i­ano Korea Her­ald, Nord e Sud han­no com­in­ci­a­to a sman­tel­lare 20 posti di guardia lun­go la Zona Smil­i­ta­riz­za­ta (Dmz) in ottem­per­an­za dell’accordo rag­giun­to che prevede­va la smil­i­ta­riz­zazione di un totale di 22 avam­posti.  Un pri­mo seg­nale di reale dis­ten­sione tra Nord e Sud che, rispet­ti­va­mente, han­no in totale 160 e 60 posti di guardia lun­go tut­to il con­fine che li sep­a­ra.  Nel quadro gen­erale, dal­la fir­ma degli accor­di sul­la denu­cleariz­zazione tra Usa e Corea del Nord avvenu­ta durante il sum­mit del­lo scor­so giug­no a Sin­ga­porela ten­sione è sicu­ra­mente tor­na­ta al di sot­to dei liv­el­li di guardia, con Wash­ing­ton che ha deciso, col­le­gial­mente con Seul, di sospendere eserci­tazioni mil­i­tari impor­tan­ti nell’area come la Ulchi Free­dom Guardian che si sarebbe dovu­ta tenere ad agos­to come ogni anno.  La Corea del Nord ha poi cer­ca­to di dimostrare la pro­pria buona volon­tà sia chi­u­den­do il sito per i test atom­i­ci del poligono di Pung­gye-ri nel monte Man­tap, sia sman­tel­lan­do parzial­mente la base per test mis­silis­ti­ci di Sohae. bbi­amo già avu­to modo di dire come entrambe le mosse di Pyongyang siano state un po’ forzate sia da con­tin­gen­ze par­ti­co­lari, come nel caso dei crol­li avvenu­ti nel monte Man­tap, sia da pre­cisi cal­coli strate­gi­ci come per la base di Sohae.  La Corea del Nord sta davvero sman­tel­lan­do il suo arse­nale? Quel­lo che però pos­si­amo dire, for­ti delle immag­i­ni satel­li­tari che sono giunte sui tavoli degli anal­isti in questi mesi, è che la Corea del Nord non sem­bra aver fat­to molti pro­gres­si nel quadro del­lo sman­tel­la­men­to del pro­prio arse­nale mis­silis­ti­co e atom­i­co, anzi, diver­si seg­nali sem­bra che dicano il con­trario.  Oltre alla ques­tione del­la pos­si­bile ripresa del­la raf­fi­nazione del min­erale di uranio, che, ricor­diamo, è abbon­dante a nord del 38esimo par­al­le­lo, sem­bra che nem­meno le basi mis­silis­tiche abbiano subito qualche sor­ta di ridi­men­sion­a­men­to. Anzi. Sem­bra siano anco­ra pien­amente oper­a­tive. A dirce­lo sono anal­isi effet­tuate da Csis (Cen­ter for Strate­gic and Inter­na­tion­al Stud­ies) per quan­to riguar­da quel­li che sono a tut­ti gli effet­ti dei siti mis­silis­ti­ci sot­ter­ranei uti­liz­za­ti dall’Esercito Nord­core­ano come basi da cui i sis­te­mi mobili per il lan­cio di mis­sili bal­is­ti­ci partono in caso di neces­sità. econ­do il report del Csis questi sareb­bero cir­ca una venti­na di cui 13 indi­vid­uati dalle immag­i­ni satel­li­tari e tut­ti non uffi­cial­mente dichiarati dalle autorità di Pyongyang, e pien­amente oper­a­tivi. Come fun­zio­nano e per­ché sono impor­tan­ti le basi sot­ter­ra­nee  Bisogna pre­cis­are subito che le basi sot­ter­ra­nee non sono come i silo di lan­cio dei mis­sili bal­is­ti­ci inter­con­ti­nen­tali in forza alle poten­ze come la Rus­sia o gli Sta­ti Uni­ti, ma si trat­ta di strut­ture costru­ite all’interno di mon­tagne per fornire riparo ai veicoli Tel (Trans­porter Erec­tor Launch­er) che, una vol­ta rag­giun­ti gli appro­priati e pre­dis­posti siti, lan­ciano i mis­sili bal­is­ti­ci nord­core­ani in caso di bisog­no. Queste basi sono qua­si tutte costru­ite, infat­ti, in ter­ri­to­rio mon­tu­oso e occu­pano una super­fi­cie media di 7/8 km qua­drati com­pren­dente, oltre gli acquartiera­men­ti per il per­son­ale mil­itare, serre e campi per il sos­ten­ta­men­to delle truppe. Gen­eral­mente sono molto rudi­men­tali e, fat­to sal­vo per gli edi­fi­ci prin­ci­pali come il cen­tro cul­tur­ale, non possiedono strade pavi­men­tate. i può invece pen­sare che siano carat­ter­iz­zate da una fit­ta rete di gal­lerie e strut­ture sot­ter­ra­nee sia a causa delle diverse entrate nei fianchi delle mon­tagne sia per la quan­tità di mate­ri­ale di ripor­to uti­liz­za­ta per fare bar­riere anti­s­cop­pio e altre ostruzioni davan­ti a tali ingres­si o altrove. L’analisi satel­litare ha anche per­me­s­so di notare che alcune basi han­no delle piaz­zole sor­mon­tate da un telo mimeti­co suf­fi­cien­te­mente gra­di per ospitare un vei­co­lo Tel, molto prob­a­bil­mente per effet­tuare dei lan­ci di emer­gen­za in caso di neces­sità. L’intel­li­gence occi­den­tale è rius­ci­ta a indi­vid­uare tre tipolo­gie di basi sit­u­ate in altret­tante aree geogra­fiche diverse che ven­gono riferite a diver­si sis­te­mi mis­silis­ti­ci imp­ie­gati.  Queste tre “fasce” si divi­dono in tat­tiche, oper­a­tive e strate­giche: la fas­cia tat­ti­ca è quel­la più a ridos­so del­la Dmz e si estende dal­la provin­cia di Nord Hwang­hae e Kang­won, cir­ca 50/90 chilometri a nord del con­fine. Si ritiene per­tan­to che le basi in ques­ta fas­cia siano dotate dei sis­te­mi mis­silis­ti­ci a più breve rag­gio come gli Srbm anche se c’è chi sostiene che pos­sano anche essere dotate di qualche Mrbm come il No-dong. Ques­ta fas­cia è sta­ta pen­sa­ta per pot­er avere a tiro i due terzi delle instal­lazioni mil­i­tari del­la Corea del Sud e allo stes­so tem­po restare fuori del­la por­ta­ta dell’artiglieria amer­i­cana e di Seul, ma l’eventuale disp­ie­ga­men­to di mis­sili Srbm di più lun­ga git­ta­ta come lo Hwa­song-6 e 9 porterebbe tut­to il Sud sot­to tiro. La fas­cia oper­a­ti­va invece è tra i 90 e i 150 chilometri dal­la Dmz e attra­ver­sa le province di Sud Pyon­gan e la parte merid­ionale di quel­la di Sud Ham­gy­ong. In questo set­tore le basi sareb­bero dota­to di mis­sili tipo Mrbm come il No-dong 1 o il Kn-15 in gra­do di arrivare a colpire il Giap­pone. La fas­cia strate­gi­ca è anco­ra più a nord e si estende attra­ver­so le mon­tagne delle province di Nord Pyon­gan, Cha­gang, Ryang­gang, e la parte set­ten­tri­onale del­la provin­cia di Sud Ham­gy­ong. Qui sareb­bero stoc­cati i vet­tori a medio e lun­go rag­gio (Irbm e Icbm) come Hwa­song-10, 12, 14 e 15.  La dis­per­sione del­la forza mis­silis­ti­ca del­la Corea del Nord è un fat­tore vitale per Pyongyang che non potrebbe mai con­trastare un attac­co aereo / mis­silis­ti­co com­bi­na­to per­pe­tra­to dagli Sta­ti Uni­ti e dal Sud. Il fat­to che poi siano ben pochi i vet­tori di pron­to impiego – a com­bustibile soli­do – e dotati di veicoli in gra­do di essere uti­liz­za­ti stret­ta­mente come Tel (la mag­gior parte sono solo trasporta­tori / eret­tori ed il lan­cio avviene una vol­ta che il vei­co­lo si è sgan­ci­a­to quin­di non da can­is­ter) rende nec­es­saria una dif­fu­sione di basi coraz­zate lun­go tut­to il ter­ri­to­rio che fan­no capo a numerose piaz­zole di lan­cio pre­fis­sate in modo da met­tere in dif­fi­coltà il nemi­co nel­la selezione dei bersagli. Nonos­tante, infat­ti, si cal­coli che un mis­sile a rag­gio inter­me­dio o inter­con­ti­nen­tale abbia bisog­no dai 30 minu­ti ai 45 minu­ti per essere lan­ci­a­to dal momen­to dell’allarme, l’impossibilità di colpire tutte le piaz­zole di lan­cio e la basi di “depos­i­to” ne aumen­ta la sua capac­ità di soprav­viven­za e quin­di la capac­ità di reazione. Ques­ta basi quin­di fun­gono da strut­ture di depos­i­to, riforn­i­men­to e cari­ca­men­to per la com­po­nente mis­silis­ti­ca del­la Corea del Nord ed è plau­si­bile che, oltre a quelle conosciute, ve ne siano altre dis­perse lun­go il ter­ri­to­rio mon­tu­oso nord­core­ano.  Stime effet­tuate a cav­al­lo degli anni 2000 face­vano ammontare il numero di gal­lerie di questo tipo a cir­ca 10mila. Una pace solo di fac­cia­ta? Ci vor­rebbe un ori­en­tale per capire un altro ori­en­tale e forse nem­meno in quel caso si rius­cirebbe ad avere un quadro ver­i­tiero di una tale situ­azione, dove la diplo­mazia gio­ca a stret­to con­tat­to con la pro­pa­gan­da e la dis­in­for­mazione trat­tan­dosi di un del­i­ca­to con­testo di equi­lib­ri inter­nazion­ali che si riflet­tono su quel­li interni. Pos­si­amo però provare, in base a quel­lo che sap­pi­amo e a quel­lo che abbi­amo intu­ito dal­la ric­og­nizione satel­litare, a fare delle ipote­si e delle pre­vi­sioni. Sicu­ra­mente è nell’interesse di Kim Jong-un aderire alle clau­sole dell’accordo di denu­cleariz­zazione e smil­i­ta­riz­zazione del­la Corea: la situ­azione eco­nom­i­ca inter­na non è cer­to rosea fat­tore con­fer­ma­to dal­la paro­la d’ordine durante le ultime man­i­fes­tazioni del regime che è pas­sa­ta dal  reg­istro “mil­itare” a quel­lo “pro­dut­ti­vo”. Le sanzioni del resto han­no mes­so a dura pro­va una già tra­bal­lante econo­mia e nel­la sua sto­ria recente la Corea del Nord ha conosci­u­to pro­fonde e gravi crisi ali­men­ta­ri che Kim Jong-un si è ripromes­so di allon­tanare per sem­pre. La Corea del Nord ha comunque rag­giun­to una pic­co­la sicurez­za dal pun­to di vista diplo­mati­co che gli per­me­tte la de-esca­la­tion: sebbene ogget­ti­va­mente il numero di tes­tate atom­iche sia ris­i­bile in con­fron­to agli arse­nali amer­i­cani ed i vet­tori in gra­do di trasportar­le su suo­lo amer­i­cano siano pochi, il val­ore strate­gi­co di una man­ci­a­ta di tes­tate è pur sem­pre alto. Wash­ing­ton non può per­me­t­ter­si di rischiare una rap­pre­saglia atom­i­ca che colpis­ca, più che la stes­sa cap­i­tale o New York, l’Alaska, le Hawaii o Guam (queste ultime due non a por­ta­ta del sis­tema antimis­sile Gmd) e tan­to meno Tokyo o Mani­la se dovesse decidere di attac­care il regime. Il pic­co­lo arse­nale mis­silis­ti­co e atom­i­co nord­core­ano ha avu­to la sua effi­ca­cia da questo pun­to di vista. Kim Jong-un ne è ben con­scio e per­tan­to può con­cen­trar­si sul raf­forza­men­to del fronte inter­no. La cas­ta dei mil­i­tari, infat­ti, vedrebbe di mal occhio uno sman­tel­la­men­to delle forze mis­silis­tiche e atom­iche e potrebbe decidere di tentare un golpe qualo­ra Kim decidesse di intrapren­dere una sim­i­le stra­da per adeguar­si imme­di­ata­mente ai det­ta­mi di Wash­ing­ton. Pari­men­ti anche alla Casa Bian­ca sono a conoscen­za di ques­ta situ­azione e non vogono sof­fi­are sul fuo­co dal pun­to di vista mil­itare sebbene spingano anco­ra ver­so le sanzioni.Come sem­pre accade però in diplo­mazia le pre­vi­sioni sono meno accu­rate di quelle del tem­po ed è dif­fi­cile prevedere da qui a una set­ti­mana quel­lo che potrebbe accadere. Per il momen­to le eserci­tazioni mil­i­tari sono sospese come da richi­es­ta di Pyongyang e con­tin­uer­an­no ad esser­lo almeno sino a dicem­bre o sino ai prossi­mi col­lo­qui, che avreb­bero già dovu­to essere com­ple­tati se non fos­sero sta­ti riman­dati dal­la del­egazione nord­core­ana: la set­ti­mana scor­sa, infat­ti, il Seg­re­tario di Sta­to Mike Pom­peo avrebbe dovu­to incon­trare Kim Yong-chol, il brac­cio destro di Kim e vice seg­re­tario del Comi­ta­to Cen­trale del Par­ti­to dei Lavo­ra­tori ma il sum­mit è sta­to rin­vi­a­to a data da destinarsi.ww.occhidellaguerra.it/la-corea-del-nord-sta-davvero-smantellando-suo-arsenale/

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Quelle prostitute nigeriane “comprate” nei centri d’accoglienza

Da un’operazione dei Cara­binieri di Gen­o­va è sta­ta scop­er­ta un’altra tes­ti­mo­ni­an­za del­la bru­tal­ità pos­ta in essere dai traf­fi­can­ti di esseri umani, da chi tramite le rotte africane dell’immigrazione sfrut­ta e schi­av­iz­za centi­na­ia di per­sone che ven­gono spedite pres­so le coste libiche e, da lì, por­tate in Italia ed in Europa; anco­ra una vol­ta è la mafia nige­ri­ana a rap­p­re­sentare il peg­giore peri­co­lo, sono infat­ti del Paese africano i sette arresta­ti da parte degli uomi­ni dell’Arma del capolu­o­go lig­ure, tut­ti accusati di trat­ta di per­sone, riduzione in schi­av­itù e sfrut­ta­men­to del­la pros­ti­tuzione: sono, in par­ti­co­lare, quat­tro uomi­ni e tre donne le per­sone rag­giunte dal fer­mo e tutte risul­tano invis­chi­ate in un macabro giro volto a portare sulle strade ital­iane centi­na­ia di gio­vani nige­ri­ane, costrette a las­cia­re le pro­prie case per vendere il pro­prio cor­po nel nos­tro paese e dare tut­ti i prof­itti agli aguzzi­ni. L’indagine è par­ti­ta all’inizio del 2016 ed è sta­ta attua­ta anche dal­la Direzione Dis­tret­tuale Anti­mafia di Tori­no, a dimostrazione del­la del­i­catez­za delle sto­rie emerse in questi anni. Ragazze trasportate nel deser­to su car­ri bes­ti­ame La dinam­i­ca del­la trat­ta è dram­mati­ca­mente sim­i­le a quel­la già altre volte riscon­tra­ta in altre dif­fi­cili indagi­ni: con la promes­sa di un pos­to di lavoro, gio­vani nige­ri­ane ven­gono “reclu­tate” da orga­niz­zazioni crim­i­nali locali le quali sfrut­tano le con­dizioni di indi­gen­za in alcu­ni quartieri di Lagos o in alcu­ni vil­lag­gi del paese africano; una vol­ta attrat­te da una prospet­ti­va di vita appar­ente­mente più allet­tante, inizia la fase del viag­gio ver­so la Lib­ia. In Niger si arri­va sen­za par­ti­co­lari dif­fi­coltà, in quan­to non esistono dogane tra i due pae­si essendo entram­bi mem­bri dell’Ecowas; fino ad Agadez, cit­tà del nord del Niger a pochi chilometri dal con­fine libi­co, si può giun­gere anche con nor­mali mezzi di lin­ea, è invece da lì in poi che ha inizio un aut­en­ti­co infer­no per le ragazze, le quali pri­ma di appro­dare pres­so le coste del­la Lib­ia subis­cono ogni genere di angheria.’indagine con­dot­ta tra Gen­o­va e Tori­no, ha mostra­to pro­prio questo aspet­to: le gio­vani donne ven­gono car­i­cate su car­ri nor­mal­mente uti­liz­za­ti per il trasporto del bes­ti­ame e, men­tre ven­gono intrap­rese le insidiose vie del deser­to, a det­ta delle stesse vit­time molte di loro subis­cono abusi e ven­gono vio­len­tate, alcune volte sono anche costrette ad assis­tere alle ucci­sioni di chi pro­va a ribel­lar­si ed a fug­gire. Nel caso rel­a­ti­vo all’operazione sopra men­zion­a­ta, è sta­to accer­ta­to come le ragazze veni­vano let­teral­mente ‘acquis­tate’ da nige­ri­ani pre­sen­ti tra Tori­no e Gen­o­va, prel­e­vate nel paese d’origine e por­tate quin­di in Italia dopo la dram­mat­i­ca tra­ver­sa­ta; una vol­ta sbar­cate in Sicil­ia, le vit­time ven­gono poi accolte pres­so i Cara ed è pro­prio lì che gli aguzzi­ni anda­vano a prel­e­var­le per avviar­le alla pros­ti­tuzione. I sol­di guadag­nati venden­do il pro­prio cor­po nelle strade per­iferiche dell’hinterland tori­nese, veni­vano poi girati a chi coman­da­va questo macabro mer­ca­to; per costringer­le a dare tut­to il denaro, le ragazze veni­vano inib­ite dalle minac­ce dei riti voodoo.   La mafia nige­ri­ana sem­pre più peri­colosa Al grande pub­bli­co la crudeltà delle orga­niz­zazioni malav­i­tose nige­ri­ane sono diven­tate note poche set­ti­mane fa, quan­do si è avu­ta la notizia dell’efferato omi­cidio che ha coin­volto a Mac­er­a­ta Pamela Mas­tropi­etro, per il cui macabro omi­cidio sono accusati alcu­ni immi­grati di orig­ine del paese africano; ma in realtà la mafia prove­niente da una delle più popolose nazioni del con­ti­nente nero, oltre che in patria è molto ram­i­fi­ca­ta e peri­colosa da diver­so tem­po anche in Italia: la crim­i­nal­ità di queste orga­niz­zazioni trae orig­ine spes­so dai quartieri più dif­fi­cili di Lagos, la ‘grande mela’ africana e cap­i­tale eco­nom­i­ca del­la Nige­ria, ma essa è rad­i­ca­ta anche in altri ter­ri­tori del paese. La trat­ta di esseri umani e lo sfrut­ta­men­to del­la pros­ti­tuzione sono i due traf­fi­ci più red­di­tizi per la mafia nige­ri­ana in Italia; soprat­tut­to dal 2011, quan­do la cadu­ta di Gheddafi ha reso molto più sem­plice l’organizzazione ed il tran­si­to del flus­so migra­to­rio dal­la Lib­ia, la malavi­ta nige­ri­ana ha orga­niz­za­to centi­na­ia di viag­gi del­la sper­an­za, ges­ten­do a volte anche interi cen­tri di deten­zione nell’ex colo­nia ital­iana, gli stes­si dove ven­gono per­pet­uati alcu­ni dei più bru­tali cri­m­i­ni e dove i migranti ven­gono ven­du­ti come schiavi.Non solo a Tori­no e Gen­o­va, ma anche a Paler­mo, Roma, Milano e nelle altre gran­di cit­tà, il prob­le­ma rel­a­ti­vo al peso del­la mafia nige­ri­ana appare sem­pre più prob­lem­ati­co; a destare scal­pore, come nel caso sopra ripor­ta­to, è la tem­at­i­ca del­lo sfrut­ta­men­to del­la pros­ti­tuzione: sono centi­na­ia le ragazze nige­ri­ane che ogni notte cal­cano le strade per­iferiche di molte cit­tà, costrette ad essere schi­av­iz­zate ed a ritrovar­si vit­time dei pro­pri aguzzi­ni. Le sto­rie che emer­gono dai rac­con­ti di queste gio­vani donne sono spes­so rac­capric­cianti: nonos­tante diverse oper­azioni da parte delle forze dell’ordine, osta­co­lare la crim­i­nal­ità nige­ri­ana appare molto dif­fi­cile ed in diverse comu­nità si assiste impo­ten­ti al pro­lif­er­are di reati e cri­m­i­ni col­le­ga­bili alla pre­sen­za del­la malavi­ta prove­niente dal paese africano.1452005098-prostituzione-stradaww.occhidellaguerra.it/le

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Georgia, ballottaggio per elezione presidente si terrà il 28 novembre

La bandiera della Georgia

Il sec­on­do turno delle elezioni pres­i­den­ziali in Geor­gia si ter­rà il 28 novem­bre. Lo ha deciso la Com­mis­sione elet­torale cen­trale del paese (CEC). “Un prog­et­to di risoluzione è sta­to adot­ta­to per lo svol­gi­men­to del sec­on­do turno delle elezioni pres­i­den­ziali il 28 novem­bre”, ha dichiara­to Tama­ra Zhva­nia, capo del CEC. Ben 25 can­di­dati era­no in cor­sa per la pres­i­den­za in Geor­gia il 28 otto­bre. Il can­dida­to indipen­dente Salome Zoura­bichvili, sostenu­to dal par­ti­to geor­giano al potere Dream — Demo­c­ra­t­ic Geor­gia, ha rice­vu­to il 38,6% dei voti, men­tre il can­dida­to dell’opposizione Grigol Vashadze si è assi­cu­ra­to il 37,7%.ttps://it.sputniknews.com/politica/201811146791212-gira-e-gira/

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USA rischiano di perdere una guerra con la Russia” — rapporto per Congresso

Ufficiale americano

La supe­ri­or­ità mil­itare statu­nitense è sce­sa ad un liv­el­lo peri­coloso, l’America rischia di uscire scon­fit­ta in caso di un’eventuale guer­ra con la Rus­sia o la Cina, si affer­ma nel rap­por­to del­la com­mis­sione spe­ciale per la strate­gia di dife­sa nazionale isti­tui­ta su dis­po­sizione del Con­gres­so. In ques­ta guer­ra le forze armate potreb­bero subire perdite inac­cetta­bil­mente ele­vate, affer­mano gli autori del doc­u­men­to. Le perdite si riferiscono sia a vit­time umane che agli equipag­gia­men­ti mil­i­tari. “Il ris­chio di una scon­fit­ta sarà par­ti­co­lar­mente alto se le forze armate statu­niten­si sono costrette a com­bat­tere su due o più fron­ti allo stes­so tem­po”, si affer­ma nel rap­por­to cita­to da Defense News. I mem­bri del­la com­mis­sione han­no anche val­u­ta­to diver­si pos­si­bili sce­nari sfa­vorevoli di con­flit­ti armati per gli Sta­ti Uni­ti, ad esem­pio un bom­bar­da­men­to del­la Corea del Nord su Seul. Per con­trastare con suc­ces­so queste minac­ce serve aumentare i finanzi­a­men­ti, affer­mano gli autori del doc­u­men­to. In gen­erale la supe­ri­or­ità mil­itare statu­nitense non è più garan­ti­ta, con­dizione che impli­ca gravi con­seguen­ze per la sicurez­za nazionale, si legge nel rapporto.ttps://it.sputniknews.com/mondo/201811146790139

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Günther Rohregger, nel gelato l’eccellenza è bio

Günther Rohregger, nel gelato l’eccellenza è bio

Fac­cio subito una pre­mes­sa: sono ghiot­tis­si­ma di gela­to, l’unico dolce davan­ti a cui non ho riteg­no e che fa naufra­gare ogni mio impeg­no dieteti­co. Ma non mi accon­tento, ho impara­to a riconoscere un prodot­to di qual­ità. Dopo aver incon­tra­to Gün­ther Rohreg­ger ogni tan­to vado nel­la sua gela­te­ria a con­ce­d­er­mi un momen­to di piacere puro. Tan­to per dare un’idea, l’unico gus­to che ho sem­pre detes­ta­to è il cioc­co­la­to: Gün­ther mi ha con­vin­to ad assag­gia­r­lo, il suo gela­to al cioc­co­la­to Domori è stu­pe­facente, un super­fondente inten­so a cui non si può rin­un­cia­re. Ma mi sono avven­tu­ra­ta anche in gusti impreved­i­bili, come il pinz­i­mo­nio (fan­tas­ti­co, uno alla vol­ta si spri­gio­nano tut­ti i sapori), pepe rosa, pomodoro e basil­i­co. Ero res­tia davan­ti al pino mugo, pen­san­do di man­gia­re qual­cosa di sim­i­le alle caramelle per la gola: errore, ha un gus­to del­i­catis­si­mo, chi­u­di gli occhi e ti sen­ti in un bosco di mon­tagna. Il prez­zo di tan­ta squisitez­za è supe­ri­ore a quel­lo di altre gela­terie, ma resto sem­pre più con­vin­ta che è meglio un gela­to in meno, ma che sia indi­men­ti­ca­bile… Provare per credere!

 

Come risponde il pub­bli­co alle inno­vazioni di Gün­ther Rohreg­ger? Tra le sue pro­poste si va dal pino mugo al pepe rosa, per arrivare al pinz­i­mo­nio e al pomodoro e basil­i­co.

La clien­tela in gen­erale è affezion­a­ta ai gusti più “con­sueti”. I più get­to­nati sono frago­la, noc­ci­o­la e pis­tac­chio; di fronte alle novità qual­cuno osa, ma la mag­gio­ran­za rimane tradizionale. Quel­li che si inten­dono di cibo ven­gono da me per­ché san­no che trovano qual­cosa di par­ti­co­lare.

 

Come nascono i suoi gelati? Dal­la qual­ità del prodot­to fini­to pos­so intuire un’estrema atten­zione nel­la scelta del­la mate­ria pri­ma.

Come in tut­ti i cibi, la mate­ria pri­ma è fon­da­men­tale e fac­ciamo una selezione molto accu­ra­ta. Ad esem­pio usi­amo solo frut­ta fres­ca, lat­te bio micro­fil­tra­to (in Italia c’è una sola azien­da che lo pro­duce, èPiù. Questo lat­te di altissi­ma qual­ità proviene da all­e­va­men­ti bio­logi­ci ital­iani con­trol­lati e cer­ti­fi­cati, nel rispet­to del benessere ani­male e di un’alimentazione fon­da­ta sull’utilizzo di erba, fieno e cere­ali colti­vati sen­za l’utilizzo di organ­is­mi geneti­ca­mente mod­i­fi­cati e di prodot­ti chimi­ci); per i sor­bet­ti usi­amo solo l’Acqua Plose, una delle più pure e leg­gere al mon­do che proviene dalle Dolomi­ti. Per il gus­to al pino mugo uti­lizzi­amo solo olio essen­ziale di pino mugo del­la Dis­til­le­ria Bergi­la (che rac­coglie gli ingre­di­en­ti da col­ture bio­logiche ad alta quo­ta) dis­til­la­to con l’alambicco in cor­rente di vapore, sis­tema che ne garan­tisce la purez­za 100%. L’olio essen­ziale di men­ta è dell’azienda agri­co­la Essen­zial­men­ta di Pan­calieri (cap­i­tale mon­di­ale del­la colti­vazione del­la men­ta). Quel­la di Agri­mon­tana (azien­da leader di qual­ità nel­la trasfor­mazione del­la frut­ta che trasfor­ma solo frut­ta ital­iana, sen­za addi­tivi, col­oran­ti o aro­mi, val­oriz­zan­do così la mate­ria pri­ma al meglio) è l’unica frut­ta lavo­ra­ta che entra nei nos­tri gelati.

 

Quan­to è impor­tante la sta­gion­al­ità nei gelati o nei sor­bet­ti di frut­ta? D’estate niente man­dari­ni e d’inverno niente fragole-mostro?

Oltre a priv­i­le­gia­re per prin­ci­pio i prodot­ti di sta­gione, va det­to che fuori sta­gione i sapori sono un po’ annac­quati, quin­di il risul­ta­to non è sod­dis­facente. Le fragole, ad esem­pio, ormai si trovano tut­to l’anno: ma noi usi­amo solo quelle ital­iane. Il giorno dopo la rac­col­ta sono già al lim­ite, due giorni dopo non sono più buone. Le fragole-mostro, come le definisce lei, che sono sui banchi a dicem­bre arrivano dal Perù. Come fan­no a sop­portare un viag­gio così lun­go? Per far­le arrivare “in for­ma” da un altro con­ti­nente quali con­ser­van­ti con­tengono?

 

L’Italia è piut­tosto avan­ti sui con­trol­li ali­men­ta­ri rispet­to ad altri Pae­si.

Cer­to, ma altrove non è così. In alcu­ni Pae­si bas­ta dichiarare che un prodot­to non con­tiene con­ser­van­ti né pes­ti­ci­di e può essere esporta­to sen­za pas­sare alcun con­trol­lo. Il prob­le­ma purtrop­po può esistere anche in arri­vo, se alla dogana si chi­ude un occhio per non perdere tem­po. Per questo è indis­pens­abile instau­rare un rap­por­to di fidu­cia con i for­n­i­tori.

 

Lei non usa i gras­si idro­genati, che fan­no “lievitare” i gelati come mon­golfiere.

I gras­si che usi­amo sono solo quel­li con­tenu­ti nel lat­te e nel­la pan­na, al mas­si­mo nei gusti “da pas­tic­ce­ria” ci può essere del bur­ro, e in qualche gus­to un po’ di bur­ro di cacao, che è uno dei gras­si più cari che esistono. Oppure l’olio, in gusti par­ti­co­lari come il pinz­i­mo­nio. Non ci sono mono e digliceri­di degli aci­di gras­si (addi­tivi con fun­zione sta­bi­liz­zante ed emul­sio­n­ante, prin­ci­pal­mente di orig­ine veg­e­tale, ndr) né altri gras­si raf­fi­nati.

 

L’impiego di materie prime di alta qual­ità ha costi più ele­vati. In che per­centuale aumen­ta il prez­zo finale?

Il cos­to del­la mate­ria pri­ma aumen­ta di cir­ca il 20%. Dipende anche dal gus­to: ad esem­pio il gela­to al cioc­co­la­to Domori (il cui cos­to si aggi­ra intorno ai 180 euro al chi­lo) è un prodot­to stra­or­di­nario che non lavoro tut­to l’anno, ma solo in occa­sioni par­ti­co­lari. Se si prende un cioc­co­la­to comune – in alcune gela­terie usano anche il cacao in pol­vere indus­tri­ale – un gela­to fondente sem­plice può costare di mate­ria pri­ma cir­ca 1,50–2 euro. Il nos­tro cos­ta 11 euro solo di mate­ria pri­ma, è fat­to con pura mas­sa di cacao di Domori rin­forza­to con un blend di cacao Domori per dar­gli un toc­co in più: non è il cacao in pol­vere quel­lo che lo carat­ter­iz­za, è la mas­sa, che cos­ta tan­tis­si­mo. Sul fiordi­lattte non c’è una dif­feren­za così enorme, se non quel­la delle materie prime: conosco molti col­leghi che lavo­ra­no solo il lat­te in pol­vere. Un litro di lat­te in pol­vere cos­ta 20 cen­tes­i­mi al litro, il bio micro­fil­tra­to cos­ta 1,70 euro al litro.

 

Però la dif­feren­za si sente.

Indub­bi­a­mente. Pren­di­amo l’acqua: quel­la del rubi­net­to è qua­si gratis, un litro cos­ta pochi cen­tes­i­mi; l’Acqua Plose cos­ta 90 cen­tes­i­mi al litro, ma per noi la purez­za di ques­ta mate­ria pri­ma è molto impor­tante. È inutile usare la frut­ta fres­ca se poi la mesco­l­iamo con un’acqua piena di cal­care.

 

Ma la gente che viene da lei capisce e apprez­za i suoi gelati o li con­sid­era uguali agli altri?

Ci sono cli­en­ti che l’apprezzano tan­to, ma sono quel­li che comunque capis­cono il cibo. È un fat­to di edu­cazione: se i gen­i­tori crescono i figli con ham­burg­er e pata­tine, questi non saran­no in gra­do di riconoscere la dif­feren­za di sapore o addirit­tura preferi­ran­no il gela­to del fast food per­ché è il sapore che riconoscono, al quale sono abit­uati. Invece i gen­i­tori che san­no man­gia­re bene, che abit­u­ano i figli fin da pic­coli a un’alimentazione sana ed equi­li­bra­ta e ad assag­gia­re tut­to, li met­tono in con­dizione di capire che qui c’è un sapore, l’altro è solo cre­moso. L’industria ha stu­di­a­to come reagisce il pala­to ed elab­o­ra prodot­ti con la dol­cez­za gius­ta, l’amaro gius­to, l’acidità gius­ta: mag­a­ri il sapore finale è pure grade­v­ole, ma la salute è un’altra cosa. Il nos­tro for­n­i­tore fa una cre­ma di gian­duia che è ama­ra: puoi man­gia­rne anche cen­to gram­mi e dopo ti sen­ti per­fet­to. Anche qui tor­ni­amo alla ques­tione prez­zo: una cre­ma indus­tri­ale si può trovare a 7–8 euro al chi­lo, quel­la arti­gianale con cioc­co­la­to e noc­ci­o­la non può costare meno di 20–25 euro.

 

È sod­dis­fat­to delle scelte fat­te? La stra­da è più in sali­ta, ma fideliz­zare un cer­to tipo di clien­tela è una sod­dis­fazione non scon­ta­ta.

All’inizio c’era un’aspettativa più grande, poi abbi­amo vis­to che selezion­ava­mo bene i nos­tri cli­en­ti. Non è una stra­da così veloce, ma sicu­ra­mente ci por­ta molto lon­tano.

 

Se pos­so per­me­t­ter­mi un con­siglio da con­suma­tore le dico che, facen­do un prodot­to di eccel­len­za, deve saper­si fer­mare: quan­do il lavoro ingrana c’è la spin­ta ad aumentare la quan­tità, ma la qual­ità non sarà più la stes­sa. E poi, allargan­dosi tan­to, la mate­ria pri­ma non cam­bia?

Guar­di, si può fare tut­to. Ma sa qual è la grande dif­feren­za tra noi e altre realtà ital­iane che han­no scel­to di sbar­care perfi­no all’estero? Anco­ra una vol­ta il prez­zo. Altri ven­dono a 20 euro al chi­lo, noi a 27. In quei 7 euro c’è la mate­ria pri­ma di qual­ità: il guadag­no finale è lo stes­so, ma noi inves­ti­amo la dif­feren­za in materie prime di qual­ità. È un po’ il dis­cor­so dei gran­di chef, che fan­no cose spet­ta­co­lari con materie prime eccel­len­ti: per tut­to il resto c’è una cor­sa al rib­as­so del prez­zo. E se abbassi il prez­zo, dove puoi risparmi­are? Sul per­son­ale e sul­la mate­ria pri­ma.

 

Par­lan­do di ris­torazione di fas­cia alta con materie prime selezion­ate, nel prez­zo sono com­p­rese anche la cre­ativ­ità, l’idea, la tes­ta. Cose che non han­no prez­zo.

Il prob­le­ma è che ven­ti lo san­no fare e gli altri copi­ano: non sono capaci, ma vogliono fare la stes­sa cosa. Le rac­con­to una cosa: quan­do abbi­amo aper­to sei anni fa erava­mo l’unica gela­te­ria di qual­ità nel cen­tro e vende­va­mo il cono pic­co­lo a 2,50 euro. Dopo poco tut­ti vende­vano allo stes­so prez­zo, ma la qual­ità del gela­to era tut­ta un’altra cosa. Oggi abbi­amo aumen­ta­to a 3 euro e gli altri pure, ma non han­no miglio­ra­to la qual­ità. È quel­la la cosa sbagli­a­ta. Il suc­ces­so nel­la ris­torazione dipende molto anche da com’è il locale, da come si lavo­ra: allo­ra i cli­en­ti sono dis­posti a spendere anche cifre impor­tan­ti per piat­ti ricer­cati e per vini par­ti­co­lari. Nel­la gela­te­ria le cifre sono diverse, mag­a­ri si varia di 50 cen­tes­i­mi in più o in meno. Quan­do noi aumen­ti­amo fac­ciamo un piacere agli altri, che alzano il prez­zo con­tin­uan­do a usare materie prime sca­den­ti.

 

Ma voi siete sicu­ra­mente amati da chi apprez­za l’eccellenza. C’è sta­ta una buona rispos­ta di pub­bli­co a questo suo prog­et­to di val­ore?

A me piace sen­tire dai for­n­i­tori quali sono le ten­den­ze del mer­ca­to, anche per capire quan­to incide il nos­tro lavoro di qual­ità rispet­to ad altri che non lo fan­no. Tranne una gela­te­ria che sta man­te­nen­do costante il liv­el­lo di ven­dite, tut­ti gli altri si lamen­tano di una fles­sione. Noi quest’anno abbi­amo fat­to un 15% in più: quin­di i risul­tati ci sono. Bisogna essere pazi­en­ti: il risul­ta­to che mi aspet­ta­vo tre anni fa arri­va adesso, evi­den­te­mente la stra­da è più in sali­ta ma la qual­ità paga. ISABELLA CECCARINI

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Spagna e Francia: “Migliaia di finti profughi palestinesi nell’Ue”

clan­des­ti­ni palesti­ne­si sareb­bero arrivati in Europa a bor­do di aerei prove­ni­en­ti dal Sudamer­i­ca, prin­ci­pal­mente dal Brasile e dal­la BoliviaLe forze dell’ordine di Spagna e Fran­cia han­no in questi giorni lan­ci­a­to l’allarme cir­ca i “cres­cen­ti flus­si di fin­ti profughi palesti­ne­si” diret­ti ver­so l’Europa.

Sec­on­do le autorità dei due Pae­si, infat­ti, “migli­a­ia” di clan­des­ti­ni orig­i­nari del­la Palesti­na si sareb­bero fino­ra infil­trati in ter­ri­to­rio europeo e tali ingres­si irre­go­lari sareb­bero sta­ti piani­fi­cati da un’“effi­ciente” rete crim­i­nale. In base alle stime effet­tuate da Madrid e Pari­gi, i traf­fi­can­ti di uomi­ni, dal gen­naio di quest’anno, sareb­bero rius­ci­ti a fare entrare sen­za prob­le­mi negli Sta­ti Ue, soprat­tut­to in Ger­ma­nia e Bel­gio, “almeno 1200 irre­go­lari di orig­i­ni palesti­ne­si”. Gli stes­si traf­fi­can­ti avreb­bero anche for­ni­to a questi ulti­mi “istanze di asi­lo politi­co con­traf­fat­te”, al fine di trarre in ingan­no le agen­zie nazion­ali incar­i­cate di con­cedere agli immi­grati lo sta­tus di rifu­gia­to politi­co. L’ingresso in Europa dei 1200 clan­des­ti­ni non sarebbe avvenu­to attra­ver­so la tradizionale rot­ta mediter­ranea. Le forze dell’ordine di Spagna e Fran­cia sosten­gono infat­ti che i ver­ti­ci del­la rete crim­i­nale avreb­bero elab­o­ra­to una rot­ta migra­to­ria alter­na­ti­va da fare per­cor­rere ai Palesti­ne­si.  Tale tragit­to inizierebbe all’aeroporto di Beirut, vero e pro­prio “pun­to di rac­col­ta” dei fin­ti profughi orig­i­nari del­la Palesti­na. All’interno del­lo sca­lo libanese, i traf­fi­can­ti fornireb­bero agli irre­go­lari dei pas­s­apor­ti fal­si e li fareb­bero poi imbar­care su dei char­ter diret­ti in Etiopia. Una vol­ta giun­ti all’aeroporto di Addis Abe­ba, i Palesti­ne­si ver­reb­bero fat­ti salire su degli aerei diret­ti ver­so Pae­si sudamer­i­cani, prin­ci­pal­mente Brasile e Bolivia. Dopo essere arrivati in tali nazioni, i migranti ver­reb­bero quin­di muni­ti di istanze di asi­lo politi­co fal­sifi­cate. Il tas­sel­lo con­clu­si­vo del­la rot­ta migra­to­ria sarebbe il viag­gio dal Sudamer­i­ca ver­so diver­si Sta­ti Ue, effet­tua­to dai Palesti­ne­si sem­pre medi­ante voli char­ter. Giun­ti in ter­ri­to­rio europeo, i clan­des­ti­ni, gra­zie alla doc­u­men­tazione con­traf­fat­ta for­ni­ta loro in prece­den­za dai traf­fi­can­ti, rius­cireb­bero facil­mente a ingannare le autorità nazion­ali pre­poste alla con­ces­sione dell’asilo politi­co. Ogni clan­des­ti­no, per arrivare nel “Vec­chio con­ti­nente” attra­ver­so tale tragit­to, elargirebbe ai ver­ti­ci del­la rete crim­i­nale cir­ca 8mila euro. I servizi di sicurez­za di Madrid e Pari­gi sosten­gono che l’organizzazione respon­s­abile del­la piani­fi­cazione del­la rot­ta migra­to­ria alter­na­ti­va avrebbe sede pro­prio in Fran­cia, ad Amiens. Per il momen­to, le forze di polizia dei due Pae­si han­no arresta­to in tale cit­tà sei pre­sun­ti traf­fi­can­ti e han­no riv­olto un appel­lo all’agenzia Europol affinché le indagi­ni sui ver­ti­ci del­la rete crim­i­nale vengano estese a tut­to il “Vec­chio continente”.http://www.ilgiornale.it/news/mondo/spagna-e-francia-migliaia-finti-profughi-palestinesi-nellue-1601852.html

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Higuain si becca un Tapiro: “L’ultima volta mi ha portato bene”

ale­rio Staffel­li ha con­seg­na­to il Tapiro d’oro a Gon­za­lo Higuain in segui­to all’episodio ver­i­fi­catosi nel match tra Milan e Juven­tus

L’attaccante si è reso pro­tag­o­nista in questi giorni per la brut­ta reazione avu­ta nei con­fron­ti dell’arbitro Maz­zoleni nel match tra Milan e Juven­tus, che è costa­ta all’argentino uno stop di 2 gior­nate. Tapiro ad Higuain Inter­cetta­to a Milanel­lo, il Pipi­ta ha prova­to a spie­gare quan­to accadu­to: “È suc­ces­so così…sono una per­sona con questo carat­tere”. Il gior­nal­ista ha chiesto: “Cosa è suc­ces­so real­mente quan­do siete andati negli spoglia­toi? Cosa ha fat­to Gat­tuso? L’ha pre­sa a frus­tate?”. Rispos­ta sor­pren­dente del numero 9: “No, ma sono molto felice che ho rice­vu­to affet­to dai tifosi del Milan, soci­età e com­pag­ni. Questo ti rende orgoglioso”. Staffel­li ha inoltre ironiz­za­to sulle parole di Mat­teo Salvi­ni, chieden­do a Higuain se stesse a pos­to con il per­me­s­so di sog­giorno, a cui è segui­ta rispos­ta affer­ma­ti­va. Non è la pri­ma vol­ta che il cal­ci­a­tore riceve il Tapiro: “A Tori­no, è sta­to diver­tente e ho inizia­to a fare gol”. Infine Staffel­li ha chiu­so così il servizio, provo­can­do Higuain: “La prossi­ma vol­ta che fa gol fac­cia vedere gli addom­i­nali anche lei, che questo CR7 non può aver­li così solo lui”.ww.ilgiornale.it/news/spo

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