Via libera al taglio dei vitalizi agli ex al Senato: 16 milioni di risparmi

stop ai vital­izi degli ex sen­a­tori anche al Sen­a­to. «Det­to, fat­to. Promes­sa man­tenu­ta. Bye bye vital­izi anche per gli ex sen­a­tori. Questo priv­i­le­gio non esisterà più per nes­suno. Evvi­va!». Esul­ta il vicepremier Lui­gi Di Maio su Insta­gram per il via lib­era del Con­siglio di pres­i­den­za di Palaz­zo Madama sul taglio dei vital­izi per gli ex sen­a­tori. Poi con un doppio striscione con la scrit­ta “56 mil­ioni di euro risparmiati” e “#bye bye vital­izi”, i sen­a­tori del Movi­men­to 5 Stelle han­no fes­teggian­do l’approvazione del­la delib­era davan­ti all’ingresso prin­ci­pale di Palaz­zo Madama. Esul­ta anche Ric­car­do Frac­caro, che pri­ma di essere nom­i­na­to min­istro ave­va imbasti­to la prat­i­ca vital­izi alla Cam­era: «Con la can­cel­lazione dei vital­izi anche al Sen­a­to si può archiviare la Sec­on­da Repub­bli­ca: è la fine di un sis­tema politi­co fonda­to sui priv­i­le­gi e l’inizio di una nuo­va sta­gione all’insegna dell’etica isti­tuzionale».

Con­te: misura di equi­tà
Twit­ta con l’hashtag #Bye­Bye­Vi­tal­izi anche il pre­mier Con­te: «Il Sen­a­to ha appe­na dato il via lib­era al taglio dei vital­izi. La riduzione di sprechi e costi del­la polit­i­ca è anch’essa una misura di equi­tà sociale, un seg­no di atten­zione che la ‘buona’ polit­i­ca deve offrire per pot­er par­lare con cred­i­bil­ità ai cittadini!».blob:https://stream24.ilsole24ore.com/c2b2df1a-d04a-4618–9712-3fe1cf68cf16  NICOLETTA COTTONE

 

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Rai, via libera (a maggioranza) del Cda alle nomine dei direttori dei Tg

come pre­vis­to, è arriva­to il via lib­era del Con­siglio d’amministrazione del­la Rai alle nomine pro­poste dall’amministratore del­e­ga­to, Fab­rizio Sali­ni, per i diret­tori di Tg1, Tg2, Tg3, Tgr e Radio1-Gior­nale Radio. Il sì, stan­do alle prime indi­cazioni che trapelano, sarebbe arriva­to a mag­gio­ran­za, con un voto con­trario che dovrebbe essere quel­lo del­la con­sigliera Rita Bori­oni, espres­sa dal Pd, la quale ave­va pre­an­nun­ci­a­to che al di là delle per­sone indi­cate avrebbe espres­so il suo dis­senso per il meto­do attra­ver­so cui si sarebbe arrivati alla scelta dei nuovi diret­tori.Accol­ta la pro­pos­ta di Sali­ni
È sta­ta dunque accol­ta quin­di la pro­pos­ta di Fab­rizio Sali­ni che ha indi­ca­to Giuseppe Car­boni per il Tg1 al pos­to di Andrea Mon­ta­nari; Gen­naro Sangiu­liano per il Tg2 al pos­to di Ida Coluc­ci; Giusep­pina Pater­ni­ti per il Tg3 al pos­to di Luca Maz­zà, il quale pas­sa alla direzione di Radio1 e Gior­nale Radio dove c’era un inter­im. E infine è arriva­to il sì alla nom­i­na di Alessan­dro Casarin alla direzione del­la Tgr.

L’esame del­la semes­trale
Il con­siglio d’amministrazione, si legge nel comu­ni­ca­to dell’azienda, ha poi «esam­i­na­to l’avanzamento dei risul­tati eco­nomi­ci azien­dali con i dati del­la semes­trale aggior­nati al 30 giug­no 2018 e del Con­sol­ida­to del Grup­po Rai alla stes­sa data. Gli esi­ti eco­nomi­ci del grup­po Rai nel pri­mo semes­tre 2018 sono sostanzial­mente in lin­ea con quel­li reg­is­trati nel cor­rispon­dente peri­o­do dell’esercizio prece­dente, evi­den­zian­do una perdi­ta di mod­es­ta entità, pari a 4.9 mil­ioni di euro (2.2 mil­ioni di Euro in meno dell’analogo peri­o­do del 2017).
Per quan­to riguar­da l’esercizio 2018 viene con­fer­ma­to un risul­ta­to in sostanziale pareg­gio».

Mar­cel­lo Foa: «Pro­poste con cri­teri pura­mente pro­fes­sion­ali»
Sod­dis­fazione per l’esito del Cda di oggi, con il vi lib­era alle nomine è sta­to epsres­so dal pres­i­dente Rai, Mar­cel­lo Foa, sec­on­do cui «l’aspetto ril­e­vante di queste nomine è che sono tutte interne alla Rai. Si con­fer­ma il deside­rio sia dell’ad Fab­rizio Sali­ni che mio di val­oriz­zare le risorse interne e dare una impor­tante chance pro­fes­sion­ale a chi lavo­ra da tan­ti anni in azien­da». In questo quadro, ha sot­to­lin­eato all’Ansa, «sti­amo lavo­ran­do ser­e­na­mente al di là delle polemiche politiche. L’ad ha pre­sen­ta­to le sue pro­poste, com­piute uti­liz­zan­do cri­teri rig­orosa­mente pro­fes­sion­ali e val­u­tan­do la com­pat­i­bil­ità delle per­sone con le sin­gole cariche».

Ric­car­do Laganà: «Pro­fili vali­di, ma serve più trasparen­za»
Auguri di buon lavoro ai nuovi diret­tori sono arrivati dal con­sigliere d’amministrazione Ric­car­do Laganà, espres­sione dei dipen­den­ti Rai in Con­siglio. «L’amministratore del­e­ga­to Fab­rizio Sali­ni ha indi­vid­u­a­to, tra i col­leghi interni, pro­fili vali­di». Laganà lamen­ta però il non accogli­men­to del «mio invi­to a una mag­giore trasparen­za nei pro­ces­si di nom­i­na, che ave­vo sin­te­tiz­za­to in una let­tera al con­siglio. Spe­ri­amo sia tenu­to in con­sid­er­azione per le prossime nomine».Rita Bori­oni: «Pri­ma i prog­et­ti, poi i nomi»
«Sono con­vin­ta che pri­ma vengano i piani, le prog­et­tazioni e poi si pos­sa decidere quali sono le per­sone giuste per quei piani. Ecco per­ché oggi ho vota­to no». La con­sigliera Rai, Rita Bori­oni, ha spie­ga­to così la ragione del suo niet alle pro­poste di nom­i­na avan­zate dall’ad Sali­ni per le direzioni di Tg1, Tg2, Tg3, Tgr e Gr Radio. «Non mi sono sen­ti­ta di dare un voto pos­i­ti­vo – ha det­to all’Adnkronos la con­sigliera espres­sa dal Pd – per­ché non conosco il prog­et­to sotte­so a queste nomine. Non so dove sti­amo andan­do e quali sono le prospet­tive, sen­za con­tare che ave­va­mo dei diret­tori che por­ta­vano a casa risul­tati, in molti casi, anche molto pos­i­tivi. Non sono nelle con­dizioni di val­utare pos­i­ti­va­mente un cam­bi­a­men­to non conoscen­do le ragioni di tale cam­bi­a­men­to».

Andrea Biondiblob:https://stream24.ilsole24ore.com/4e90462e-d041-453d-9b2a-46833f721e30

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Ho mia figlia alle Canarie e i nipoti a Londra. Ecco la globalizzazione, né bene né male”

Par­ti­ti in cer­ca di un lavoro. Gli emi­granti esistono anche in Italia. Van­no ver­so il nord del Paese, ver­so l’Europa, ver­so l’America. Las­ciano la famiglia come a inizio Nove­cen­to, con una ide­ale “vali­gia di car­tone”. Ecco alcune delle loro sto­rie rac­con­tate a valigiadicartone.ilfatto@gmail.com

Mia figlia con il suo com­pag­no – e ora han­no anche un bam­bi­no – vive alle Canarie già da dieci anni. A Gran Canaria, Tener­ife e Lan­zarote ci sono centi­na­ia di ragazzi ital­iani con res­i­den­za sta­bile. Nes­suno di loro è un “cervel­lo in fuga”, cioè un tal­en­to scientifico/tecnologico/letterario sot­trat­to alla patria. Fan­no lavori pre­cari – spes­so poco pagati come prob­a­bil­mente sarebbe anche qui – e dif­fi­cil­mente han­no mire di car­ri­era. Il cli­ma è favorev­ole – come lo sarebbe nel Sud Italia -, il cos­to del­la vita abbor­d­abile – come in Italia, escluse le gran­di cit­tà del nord. In molti casi i gen­i­tori dall’Italia li aiu­tano eco­nomi­ca­mente, come fareb­bero se fos­sero rimasti.Perché se ne sono andati? Torner­an­no indi­etro? Sec­on­do me non sono domande dram­matiche e non riguardano argo­men­ti deg­ni di trat­tazioni socio-eco­nomiche che abbrac­ci­no dibat­ti­ti sul futuro del nos­tro Paese. Sem­plice­mente, io cre­do, han­no fat­to una scelta di lib­ertà, sen­za trop­pi prog­et­ti per il dopo. San­no che mam­ma e papà li aspet­tano, molto prob­a­bil­mente pri­ma o poi ered­it­er­an­no almeno una casa, non han­no il mito del pos­to fis­so e non sono par­ti­ti per fug­gire da un pre­sente di mis­e­ria e dis­per­azione. Ho anche due nipoti che stan­no a Lon­dra: una stu­dia e lavo­ra, l’altra lavo­ra. A una inter­es­sa diventare anche cit­tad­i­na bri­tan­ni­ca, all’altra no. Molti altri gio­vani han­no opta­to per pae­si extra-europei.Ma non chi­ami­amoli tut­ti “cervel­li in fuga”, se l’accezione coin­volge l’incapacità ital­iana di offrire oppor­tu­nità a pro­fes­sion­al­ità che all’estero trovano sod­dis­fazione, il che riguar­da un numero lim­i­ta­to di tal­en­ti del­la cui pro­dut­tiv­ità all’estero godrà l’intera uman­ità. Se res­ti­amo nel­la moder­nità degli sposta­men­ti liberi, non tro­vo nul­la di rac­capric­ciante nei molti gio­vani ital­iani globe trot­ter, né pos­so clas­si­fi­care le sin­gole scelte di uscire dall’Italia come “emi­grazione di mas­sa”. Tutt’al più bilan­cian­dole con i moltepli­ci arrivi di stranieri – che si ripro­ducono più degli ital­iani, facen­do crol­lare anche il mito del dram­mati­co calo delle nascite.

Se apri­amo la mente a un pen­siero obi­et­ti­vo, capi­amo che gli sposta­men­ti di per­sone da un capo all’altro del mon­do ci sono sem­pre sta­ti e sono il fon­da­men­to del melt­ing-pot che garan­tisce la soprav­viven­za del­la specie. Che vogliamo o no (e non vol­er­lo è anacro­nis­ti­co e inutile), l’unico pen­siero base di fronte all’argomento è la capac­ità di inte­grar­si al minor cos­to sociale. Svilup­po sociale glob­al­iz­za­to è solo questo. È un bene o un male? Èe bas­ta, la morale non c’entra.

Rita Tagliati

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Migranti: in Spagna il doppio dei rimpatri rispetto al 2017

16.708 nei primi 5 mesi a fronte dei 8.364 di un anno fa(ANSAmed) — MADRID, 30 OTT — Il governo socialista di Pedro Sanchez ha ordinato nel 2018 il doppio dei rimpatri di migranti irregolari rispetto al precedente esecutivo conservatore di Mariano Rajoy: da gennaio a maggio sono stati 16.708 i provvedimenti di rimpatrio, a fronte dei 8.364 nello stesso periodo del 2017, secondo i dati indicati dallo stesso esecutivo in risposta a un’interrogazione parlamentare del deputato del Pp, Carlos Rojas, citata dal quotidiano El Mundo. Da gennaio sono complessivamente 25.072 i migranti irregolari destinatari dei provvedimenti di rimpatrio, che includono i respingimenti rapidi degli autori degli assalti in massa alle frontiere di Ceuta e Melilla, per i quali è stato applicato un accordo bilaterale vigente con il Marocco. (ANSAmed)

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La rete che aiuta a salvarsi dai debiti

Per le famiglie e gli impren­di­tori che non riescono più a pagare le rate oggi c’è una via d’uscita. Si anal­iz­za la situ­azione con un team di esper­ti. E poi si chiede al giu­dice uno scon­to sul­la cifra da resti­tuire

Non suc­cede solo agli inco­sci­en­ti di finire indeb­i­tati fino al col­lo. A volte bas­tano un impre­vis­to, una malat­tia o la perdi­ta del lavoro per ritrovar­si som­mer­si dalle rate arretrate. In Italia sono in ques­ta situ­azione più di 1,5 mil­ioni di famiglie, il 53,5% in più rispet­to al 2007. Tec­ni­ca­mente si chia­ma sovrain­deb­ita­men­to: è la con­dizione di chi non ha abbas­tan­za denaro per resti­tuire quan­to pre­so in presti­to e rischia di essere inse­gui­to dai cred­i­tori a vita. «La legge 3/2012 dà una via d’uscita» spie­ga Leonar­do Bassilichi, pres­i­dente del­la Cam­era di Com­mer­cio di Firen­ze. «La nor­ma ha isti­tu­ito gli Organ­is­mi di com­po­sizione del­la crisi da sovrain­deb­ita­men­to (Occ), nati pres­so Camere di Com­mer­cio e ordi­ni pro­fes­sion­ali: aiu­tano chi è in dif­fi­coltà a pre­sentare un piano restituen­do solo la quo­ta che riescono a sostenere».

Il servizio è a paga­men­to e prevede l’assistenza di un pro­fes­sion­ista spe­cial­iz­za­to, il cosid­det­to “gestore del­la crisi”. «Il piano viene val­u­ta­to da un giu­dice: se lo appro­va la par­ti­ta è chiusa» spie­ga Bassilichi. «Gli organ­is­mi assistono con­suma­tori e pro­fes­sion­isti, ma anche pic­coli impren­di­tori che per giro d’affari non rien­tra­no nel­la legge sui fal­li­men­ti. Le prob­a­bil­ità di ottenere un ok dal tri­bunale sono buone, ma il prog­et­to di rien­tro dovrà essere real­is­ti­co e tenere con­to di tut­ti i guadag­ni e del pat­ri­mo­nio. Per rispet­tar­lo bisogn­erà comunque fare dei sac­ri­fi­ci» chiarisce Car­lo Gior­dano, del­la seg­rete­ria dell’Occ delle Camere di com­mer­cio lom­barde. Ecco tre sto­rie di chi ce l’ha fat­ta.

Enrico, 58 anni Aveva chiesto prestiti per 100.000 euro, ne restituirà 30.000 in 5 anni

I pri­mi due finanzi­a­men­ti del­la sua vita Enri­co li ha chi­esti per aiutare le sue due figlie, entrambe sep­a­rate e sen­za lavoro. Ma le esi­gen­ze era­no tante e i sol­di non bas­ta­vano mai, così ha com­in­ci­a­to a tentare la for­tu­na con slot e Grat­ta e vin­ci, fino a che il gio­co d’azzardo è diven­ta­to una dipen­den­za, risuc­chi­an­do quel poco che resta­va del­la sua bus­ta paga da operaio. Così i presti­ti sono diven­tati tre e tra bol­lette, affit­ti arretrati e altre pen­den­ze il suo deb­ito ha rag­giun­to 100.000 euro. Con uno stipen­dio da 1.200 euro e le rate che se ne por­ta­vano via 900, recu­per­are era impos­si­bile. Un ami­co com­mer­cial­ista lo ha por­ta­to all’Occ di Firen­ze.

La soluzione «Abbi­amo spie­ga­to a Enri­co che dove­va fare una map­patu­ra di tut­ti i suoi deb­iti, sen­za tralas­cia­re nul­la. In questi casi anche le multe non pagate van­no con­teggiate. Una vol­ta cal­co­la­to il deb­ito totale gli abbi­amo det­to di ipo­tiz­zare un pro­gram­ma di resti­tuzione che prevedesse rate che riesce a pagare. Per far­lo, gli abbi­amo sug­ger­i­to di chiedere un anticipo del Tfr» spie­ga Duc­cio Mon­sac­chi, respon­s­abile dell’Occ. Enri­co ha pre­sen­ta­to un piano in 5 anni, che prevede una rata di 400 euro al mese più un anticipo di 6mila euro: in tut­to ne ridarà 30mila. Il giu­dice lo ha approva­to, a pat­to che iniziasse un per­cor­so di recu­pero al servizio tossi­codipen­den­ze del­la sua Asl.

Mario e Chiara, 48 e 45 anni Stavano per perdere la loro casa e la banca ha concesso di allungare il mutuo

Quan­do Mario ha bus­sato allo sportel­lo del­la Cam­era di com­mer­cio di Milano la sua casa sta­va per finire all’asta. Come tan­ti in questi anni ave­va per­so il lavoro e con due figli da man­tenere lo stipen­dio di sua moglie Chiara bas­ta­va appe­na per le spese prin­ci­pali. Col pas­sare dei mesi saltare la rata del mutuo è diven­ta­ta un’abitudine. Iro­nia del­la sorte, pro­prio ora che un nuo­vo con­trat­to a tem­po inde­ter­mi­na­to gli avrebbe con­sen­ti­to di ricom­in­cia­re a pagare, la ban­ca non ne vol­e­va sapere di rivedere la sua posizione.

La soluzione «Mario ha pro­pos­to di ripren­dere il mutuo da dove lo ave­va las­ci­a­to, ma sen­za pagare inter­es­si per le rate saltate. Resti­tuirà 150.00 euro in 20 anni, anziché in 15, in rate da cir­ca 620 euro al mese. Il giu­dice ha autor­iz­za­to il suo piano, anche per­ché lui ora ha un nuo­vo lavoro» spie­ga Car­lo Gior­dano. E aggiunge: «Specie in casi com­p­lessi come questo è fon­da­men­tale che il deb­itore si fac­cia assis­tere da un avvo­ca­to o un com­mer­cial­ista esper­to in mate­ria. Le banche potreb­bero recla­mare con­tro la deci­sione del giu­dice e se ciò accade è bene pre­sentare a pro­prio sosteg­no una nuo­va doc­u­men­tazione che la sosten­ga».

Vera, 48 anni dopo aver chiuso il negozio aveva debiti con il Fisco

Vera ave­va investi­to tut­ti i suoi rispar­mi per aprire un negozio di scarpe in Bri­an­za. Le cose, però, non sono andate per il ver­so gius­to e pagare tasse, con­tribu­ti e for­n­i­tori diven­ta­va per lei sem­pre più dif­fi­cile. In pochi anni ha accu­mu­la­to 300.000 euro di pas­si­vo. Non resta­va che chi­ud­ere bot­te­ga e cer­car­si un impiego, ed è quel­lo che Vera ha fat­to. Rimane­va però una grande incog­ni­ta: come sal­dare il deb­ito enorme, parte del quale con il Fis­co, con un stipen­dio di 1.500 euro? L’attività com­mer­ciale che ave­va gesti­to ave­va un fat­tura­to trop­po bas­so per accedere alle pro­ce­dure di fal­li­men­to che le avreb­bero con­sen­ti­to di azzer­are i deb­iti.

La soluzione «Quan­do le risorse sono appe­na suf­fi­ci­en­ti a man­ten­er­si, è deter­mi­nante l’intervento di qual­cuno che aiu­ti il deb­itore. Nel caso di Vera abbi­amo ragion­a­to su chi era in gra­do di dar­gli una mano: i gen­i­tori era­no disponi­bili a ver­sare per lei 30.000 euro, il mas­si­mo che pote­vano per­me­t­ter­si in un’unica soluzione» dice Gior­dano. Poiché il suo era un deb­ito da impre­sa, per avere l’ok alla pro­pos­ta ser­vi­va il con­sen­so dei cred­i­tori. «Han­no det­to sì per­ché, di fronte al ris­chio con­cre­to di non ottenere neanche un euro, han­no prefer­i­to accettare la resti­tuzione di una parte del cred­i­to».

Pro e contro: i costi sono alti ma realizzabili

Ristrut­turare il pro­prio deb­ito può costare alcune migli­a­ia di euro: il servizio degli Occ ha tar­iffe fisse, che ven­gono cal­co­late sul­la base del tuo pas­si­vo e delle somme che saran­no resti­tu­ite. Per un deb­ito di 100.000 euro puoi pagar­ne 2 o 3.000, e c’è un pri­mo accon­to di cir­ca 250 euro da ver­sare già all’avvio del­la prat­i­ca. Però cir­ca il 70% dell’importo va salda­to solo a chiusura del pro­ced­i­men­to e può essere rateiz­za­to insieme alla cifra che bisogna ren­dere.

Pro e contro: l’iter è veloce

Pri­ma di decidere se avviare l’iter a paga­men­to sono pre­visti col­lo­qui in cui gli esper­ti val­u­tano se nel­la tua situ­azione è pos­si­bile pro­porre un piano che ha buone prob­a­bil­ità di ottenere l’ok del giu­dice. L’iter ha rit­mi abbas­tan­za ser­rati: nei casi più lin­eari può bastare un solo mese. L’elenco degli Organ­is­mi è sul sito del Min­is­tero del­la Gius­tizia. DI GIORGIA NARDELLI

 

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Quota 100: quando e come andremo in pensione

Sta per essere vara­ta l’ennesima rifor­ma del sis­tema prev­i­den­ziale. Dal 2019 potremo smet­tere di lavo­rare pri­ma, a pat­to di pren­dere meno sol­di. Saran­no tagliati gli asseg­ni d’oro e alza­ti quel­li min­i­mi. Ma le incog­nite non man­cano. Fac­ciamo chiarez­za

Pen­sioni, si cam­bia. Con l’ultima manovra di bilan­cio il gov­er­no è pron­to a intro­durre 2 dei cav­al­li di battaglia dei par­ti­ti di mag­gio­ran­za: la “quo­ta 100” volu­ta dal­la Legail taglio degli asseg­ni d’oro caro ai Cinquestelle. «Si trat­ta di un dis­eg­no gen­erale» avverte Car­lo Maz­za­fer­ro, esper­to di prev­i­den­za e pro­fes­sore di Econo­mia all’università di Bologna «Man­cano i det­tagli attua­tivi e le cifre defin­i­tive». Soprat­tut­to alla luce dei rilievi del pres­i­dente dell’Inps, Tito Boeri, sec­on­do il quale si rischia uno squilib­rio dei con­ti per 100–140 mil­iar­di annui. E la manovra deve anco­ra ottenere il sì del Par­la­men­to, men­tre ha già incas­sato il no dell’Unione Euro­pea. È la pri­ma vol­ta che la Com­mis­sione decide la boc­ciatu­ra imme­di­a­ta: ora il Gov­er­no ha tre set­ti­mane per pre­sentare le sue mod­i­fiche. Tenen­do con­to di queste ultime, questo, sec­on­do gli esper­ti, sarebbe il quadro gen­erale a par­tire dal 2019.

Cosa significa “quota 100”?

È la pos­si­bil­ità di andare in pen­sione con 38 anni di con­tribu­ti e almeno 62 di età(62+38=100). L’opzione dovrebbe scattare per chi avrà mat­u­ra­to i 2 req­ui­si­ti a feb­braio. Sot­to ques­ta soglia con­tribu­ti­va non si scen­derà, quin­di non val­go­no altre somme, per esem­pio 63+37. «Nei fat­ti è una nuo­va for­ma di pen­sione di anzian­ità» spie­ga il pro­fes­sor Maz­za­fer­ro.

Le altre combinazioni esistenti resteranno?

Sì. Fino­ra il gov­er­no non ha mod­i­fi­ca­to il ritiro antic­i­pa­to per chi ha svolto lavori usuran­ti (35 anni di con­tribu­ti e almeno 61 anni e 7 mesi di età) né l’Ape social (30 di con­tribu­ti e 63 di età, per dis­oc­cu­pati e altre cat­e­gorie par­ti­co­lari). E restano in vig­ore le altre 2 ipote­si di pen­sion­a­men­to: almeno 67 anni di età e 20 di con­tribu­ti oppure 41 anni di con­tribu­ti a qualunque età ana­grafi­ca.

Quante persone saranno toccate dalla riforma?

Cir­ca 400.000 gli ital­iani rien­tra­no nei req­ui­si­ti di “quo­ta 100”, fra chi già ha smes­so di lavo­rare ma si è vis­to allun­gare i tem­pi di riscos­sione dal­la rifor­ma Fornero del 2012 e chi è anco­ra in attiv­ità. «Si trat­ta per lo più lavo­ra­tori pub­bli­ci o diri­gen­ti che andreb­bero in pen­sione con impor­ti fra 1.500 e 2.500 euro men­sili» dice Maz­za­fer­ro.

Il pensionamento anticipato comporterà assegni più bassi?

Sì. Sec­on­do l’Inps, l’anticipo rispet­to ai 67 anni pre­visti dal­la legge Fornero fa perdere cir­ca il 4% l’anno di erogazione (quin­di il 20% nell’ipotesi di usci­ta a 62 anni). Se tut­ti gli inter­es­sati aderis­sero, la misura costerebbe alle casse pub­bliche 7 mil­iar­di il pri­mo anno, e altri 17 mil­iar­di fino al 2021.

Le nuove norme valgono per tutti i lavoratori?

No. «La novità» risponde Maz­za­fer­ro «riguar­da gli iscrit­ti all’Inps, men­tre le casse prev­i­den­ziali pri­vate, che con­tano 1,5 mil­ioni di pro­fes­sion­isti iscrit­ti, seguono cias­cu­na regole diverse». Nul­la esclude tut­tavia che pos­sano adeguar­si all’Inps.

Come avverrà il taglio alle “pensioni d’oro”?

«Di ques­ta mis­uras­ap­pi­amo poco» ammette il pro­fes­sore. Il gov­er­no vuole ridurre le pen­sioni sopra i 4.500 euro net­ti al mese, che sono cir­ca 44.000. Ci sono 2 ipote­si per ottenere la riduzione: la pri­ma è lega­ta all’età con­tribu­ti­va, con un taglio del 2% dell’assegno per ogni anno di anticipo rispet­to a 67; la sec­on­da è il bloc­co del­la riva­l­u­tazione delle pen­sioni in base al tas­so di inflazione.

Che fine fa “Opzione donna”?

Il gov­er­no man­ter­rà in vig­ore per tut­to il 2019 la misura che per­me­tte alle donne di andare in pen­sione a 58 anni, se dipen­den­ti, e 59 se autonome, a pat­to di avere 35 anni di con­tribu­ti. «Occor­rerà però chiarire se i req­ui­si­ti deb­bano essere mat­u­rati entro il 2018 o se il 2019 val­ga anche come peri­o­do utile al con­teg­gio» dice l’esperto. La soluzione, inoltre, com­por­ta un taglio del 20% cir­ca sull’assegno pieno.

Arriva anche la pensione di cittadinanza

Novità anche per chi pen­sion­a­to lo è già. L’esecutivo vuole portare a 780 euro tut­ti gli asseg­ni che oggi sono infe­ri­ori. Si cal­co­la siano 4,4 mil­ioni. Ma solo 780.000 ital­iani godran­no appieno del­la misura per­ché si ter­rà con­to dell’intero nucleo famil­iare, del­la soglia Isee e degli scaglioni già ipo­tiz­za­ti dalle mis­ure di sosteg­no sim­ili. Per esem­pio 2 coni­u­gi con la “min­i­ma” non avreb­bero dirit­to a 1.560 euro (780 per 2) ma a 1.170 euro, lo stes­so impor­to con­ces­so dal red­di­to di cit­tad­i­nan­za alle cop­pie sen­za figli. E per chi ha la casa di pro­pri­età scat­tereb­bero riduzioni al bonus.

I numeri

217,9 La spe­sa annua dell’Inps, in mil­iar­di di euro, per l’erogazione delle pen­sioni in Italia (dato 2017). 33 Il sal­do neg­a­ti­vo, sem­pre in mil­iar­di, fra con­tribu­ti e uscite. Nel 2019, con le nuove mis­ure, potrebbe super­are i 40 mil­iar­di totali. DI ADRIANO LOVERA

 

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Tutte le novità per curare il glaucoma

 GRAZIE ai pro­gres­si del­la ricer­ca, ques­ta grave malat­tia agli occhi ora si può curare meglio. Con med­i­c­i­nali meglio tollerati e ter­apie all’avanguardia

Nel­la cura del glau­co­ma ci sono gran­di novi­tà. È noto che ques­ta grave patolo­gia com­por­ta l’aumento del­la pres­sione all’interno dell’occhio, con il ris­chio di dan­neg­gia­re man mano il ner­vo otti­co e, se non si inter­viene tem­pes­ti­va­mente, di perdere grad­ual­mente la vista. La causa prin­ci­pale che provo­ca la malat­tia è l’accumulo nell’occhio dell’umor acqueo, il liq­ui­do che mantiene rego­lare la pres­sione ocu­lare e appor­ta sostanze nutri­tive. Ma nuovi stu­di han­no indi­vid­u­a­to altri mec­ca­n­is­mi alla base del glau­co­ma e por­ta­to alla for­mu­lazione di rime­di inno­v­a­tivi. «Ulti­ma­mente la ricer­ca si è con­cen­tra­ta sulle alter­azioni dei mito­con­dri» spie­ga Car­lo Nuc­ci, diret­tore dell’unità oper­a­ti­va com­p­lessa di oculis­ti­ca del Poli­clin­i­co Tor Ver­ga­ta di Roma. «Queste strut­ture sono le “cen­trali ener­getiche” delle cel­lule e si pos­sono alter­are per varie ragioni, tra cui l’aumento di rad­i­cali liberi e uno sta­to di infi­ammazione. L’ipotesi è che il calo di ener­gia da parte di queste cen­tra­line abbia un ruo­lo chi­ave nell’insorgenza del glau­co­ma». Vedi­amo allo­ra le novi­tà ter­apeu­tiche.

Come scoprirlo presto

Nelle fasi iniziali il glau­co­ma non dà sin­to­mi. Per for­tu­na, però, c’è modo di sco­prir­lo pre­co­ce­mente e com­in­cia­re subito le cure. Bas­ta un con­trol­lo annuale del­la pres­sione ocu­lare a par­tire dai 40 anni, perché con l’avanzare dell’età aumen­ta il ris­chio di ammalar­si. Atten­zione però: l’esame va ese­gui­to in un ambu­la­to­rio oculis­ti­co e non dall’ottico, come pen­sano anco­ra molti.

Per rallentare il decorso ci sono gli integratori

I ricer­ca­tori han­no scop­er­to che un potente antios­si­danteil coen­z­i­ma Q10, è in gra­do di fornire ben­z­i­na ai mito­con­dri per far­li fun­zionare bene. Da qui è nata l’idea di uti­liz­zar­lo per difend­ere gli occhi dal glau­co­ma. «Uno stu­dio ha dimostra­to che ques­ta so- stan­za rende più resisten­ti le cel­lule del­la reti­na e miglio­ra la con­duzione ner­vosa del ner­vo otti­co» chiarisce il pro­fes­sor Quar­an­ta. «Per con­fer­mare il risul­ta­to sta per pren­dere il via una nos­tra ricer­ca che coin­volge 15 cen­tri ital­iani. Il coen­z­i­ma Q10 è sot­to for­ma di col­lirio, perché in questo modo l’azione è con­cen­tra­ta local­mente». Il prodot­to è già disponi­bile, non ha effet­ti col­lat­er­ali, ma chie­di comunque il parere al tuo medico.

Ha invece già avu­to il via lib­era un col­lirio a base di citi­col­i­na: per la sua effi­ca­cia, il min­is­tero del­la Salute ne ha autor­iz­za­to la ven­di­ta ai pazi­en­ti con glau­co­ma. «Uno stu­dio ital­iano ha dimostra­to che ques­ta mol­e­co­la ha la capaci­tà di ral­lentare i dan­ni del­la malat­tia» aggiunge l’esperto. «È sta­ta uti­liz­za­ta una for­mu­lazione per via orale, con una con­cen­trazione di citi­col­i­na al 98%. Alla fine del­lo stu­dio, è sta­to reg­is­tra­to un ele­va­to ral­len­ta­men­to nel­la pro­gres­sione del­la malat­tia nei pazi­en­ti a ris­chio nonos­tante la pres­sione sot­to con­trol­lo». Atten­zione, però. Entram­bi questi due (il prodot­to con la citi­col­i­na e quel­lo a base di coen­z­i­ma Q10) non sos­ti­tu­is­cono ma affi­an­cano i col­liri tradizion­ali usati per tenere sot­to con­trol­lo la pres­sione. E van­no sem­pre affi­an­cati a questi.

Per evitare l’intervento ci sono le tecniche soft

Fino a oggi chi ave­va prob­le­mi a tenere sot­to con­trol­lo la pres­sione ocu­lare con i col­liri dove­va ricor­rere alla chirur­gia. Ora non più. Pri­ma di arrivare alla tra­beculec­to­mia, così si chia­ma l’operazione, ci sono due soluzioni che agis­cono mec­ca­ni­ca­mente sul deflus­so dell’umor acqueo. «La pri­ma si chia­ma tra­becu­lopas­ti­ca laser selet­ti­va» dice il dot­tor Quar­an­ta. «A dif­feren­za del trat­ta­men­to con i laser di pri­ma gen­er­azione, non è inva­si­vo e si può ripetere negli anni fino a due, tre volte. Per queste carat­ter­is­tiche oggi è in cor­so uno stu­dio che ne val­u­ta l’uso come pri­mo trat­ta­men­to per il glau­co­ma, in alter­na­ti­va ai far­ma­ci». L’altra soluzione sono i micros­tent di ulti­ma gen­er­azione. «In prat­i­ca, si trat­ta di un micro tubi­ci­no che viene impianta­to nel­la zona ango­lare dell’occhio e fuori­esce negli spazi sot­to­con­giun­ti­vali» con­clude l’esperto. «Così aiu­ta il liq­ui­do a defluire ester­na­mente» pre­cisa il dot­tor Quar­an­ta. «Cer­to, bisogn­erà atten­dere gli stu­di a lun­go ter­mine per val­u­tarne l’efficacia nel tem­po. Ma i dati pub­bli­cati sono molto incor­ag­gianti».

Per evitare allergie ci sono i colliri naturali

A causare l’aumento del­la pres­sione ocu­lare è l’umor acqueo, cioè il liq­ui­do secre­to dall’occhio che, invece di essere rias­sor­bito, rimane all’interno. Per tenere sot­to con­trol­lo ques­ta situ­azione si uti­liz­zano speci­fi­ci col­liri. Ma oltre la metà dei pazi­en­ti, con il pas­sare del tem­po, svilup­pa un’intolleranza al ben­zal­co­nio cloruro, uno dei prin­ci­pali con­ser­van­ti del far­ma­co. Con i nuovi col­liri questo non suc­cede più. Le ricerche han­no infat­ti dimostra­to che si può fare a meno di ques­ta sostan­za, perché non cam­bia l’efficacia del med­i­c­i­nale. «Oggi sono già disponi­bili prin­cipi attivi chia­mati analoghi delle prostaglan­dine e betabloc­can­ti, che sono i più uti­liz­za­ti» spie­ga Luciano Quar­an­ta, diret­tore del Cen­tro per lo stu­dio del glau­co­ma dell’università di Bres­cia. «E sta per arrivare un nuo­vo far­ma­co che alla prostaglan­d­i­na asso­cia anche l’ossido nitri­co. Rispet­to al soli­to col­lirio, che con­tiene solo la pri­ma sostan­za, questo riduce mag­gior­mente la pres­sione ocu­lare». I col­liri sen­za con­ser­van­ti li riconosci sen­za bisog­no di con­trol­lare gli ingre­di­en­ti: sono sem­pre mon­o­dose e, come tut­ti gli altri, sono a cari­co del Servizio san­i­tario nazionale. Se poi hai chiesto l’esenzione per la patolo­gia, hai anche dirit­to a esa­mi e vis­ite cor­re­late sen­za pagare il tick­et.

Novità anche per la cheratite

Lo han­no sopran­nom­i­na­to il col­lirio Mon­tal­ci­ni, in onore del­la scien­zi­a­ta. Lo svilup­po del prin­ci­pio atti­vo, infat­ti, è sta­to pos­si­bile gra­zie alla scop­er­ta di una pic­co­la pro­teina chia­ma­ta con la sigla Ngf, coin­vol­ta nel­lo svilup­po delle cel­lule del sis­tema ner­voso. Un lavoro sci­en­tifi­co, questo, che è val­so a Rita Levi Mon­tal­ci­ni il pre­mio Nobel. Oggi ques­ta pro­teina è sta­ta prodot­ta con una tec­nolo­gia sofisti­ca­ta ed è disponi­bile da poco per i pazi­en­ti con cher­atite neu­rotrofi­ca, una malat­tia degli occhi che por­ta a cecità e che fino a oggi non ave­va cure. Nelle forme mod­er­ate o gravi, questo col­lirio può aiutare a ripristinare i nor­mali pro­ces­si di gua­ri­gione dell’occhio e a riparare il dan­no del­la cornea. Ma la ricer­ca non si fer­ma. È in cor­so uno stu­dio ital­iano su pazi­en­ti con glau­co­ma, per ver­i­fi­care se il col­lirio con l’Ngf pos­sa svol­gere un’azione pro­tet­ti­va sul ner­vo otti­co e sul­la zona del sis­tema ner­voso cen­trale respon­s­abile del­la capaci­tà visi­va. di CINZIA TESTA

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Quando ti serve la vitamina C?

https://www.riza.it/benessere/integratori/2364/quando-ti-serve-la-vitamina-c.htmlQuando ti serve la vitamina C?i par­la tan­to di vit­a­m­i­na C, ma non tut­ti conosco bene cos’è e a cosa serve: sco­pri dove si tro­va, a cosa serve, come assumer­la come inte­gra­tore se ti accor­gi che sei car­ente

La vitamina C: cos’è

La vit­a­m­i­na C (aci­do ascor­bico) è prob­a­bil­mente la vit­a­m­i­napiù stu­di­a­ta e conosci­u­ta. È un antios­si­dante idrosol­u­bile, che pro­tegge dall’attacco dei rad­i­cali liberi negli ambi­en­ti acqu­osi (liq­ui­do intra­cel­lu­lare, plas­ma). Inoltre è nec­es­saria per la for­mazione, la pro­tezione e la sta­bi­liz­zazione del col­la­gene, che è la prin­ci­pale pro­teina dell’organismo, indis­pens­abile per la pro­duzione del tes­su­to con­net­ti­vo (pelle, vasi, ossa), per la riparazione dei tes­su­ti e per man­tenere sani i cap­il­lari, le gen­give, i den­ti. Anco­ra, la vit­a­m­i­na C è essen­ziale per l’assorbimento di altre sostanze nutri­tive (fer­ro, aci­do foli­co, vit­a­m­i­na E) e per il metab­o­lis­mo di alcu­ni aminoaci­di (feni­lalan­i­na, tirosi­na). Infine, essa coopera all’utilizzazione dei car­boidrati, nonché alla sin­te­si dei gras­si e delle pro­teine. Il fab­bisog­no gior­naliero rac­co­manda­to di vit­a­m­i­na C per l’adulto sano è di 60 mg.

Vitamina C: le funzioni principali

Vitamina C: le funzioni principali

  • Pre­viene e cura lo scor­b­u­to (la malat­tia dovu­ta a caren­za ali­menta­re di vit­a­m­i­na C).
  • Ritar­da l’invecchiamento cel­lu­lare man­te­nen­do gio­vani i tes­su­ti.
  • Facili­ta la gua­ri­gione delle ossa frat­turate e delle ferite
  • È utile nel­la cura dell’ane­mia (soprat­tut­to di quel­la dovu­ta a caren­za di fer­ro) e delle infezioni delle vie uri­nar­ie.
  • Con­tribuisce alla pro­duzione dell’emoglobina e dei glob­u­li rossi nel midol­lo osseo.
  • Pre­viene e cura il raf­fred­dore comune e altre affezioni influenzali.Tra le altre fun­zioni, sem­bra che la vit­a­m­i­na C sia in gra­do di ridurre il coles­tero­lo, man­te­nen­do l’integrità delle arterie e pre­ve­nen­do le malat­tie car­diache e i dis­tur­bi derivati dall’esposizione a tos­sine (fumo, inquina­men­to, alcol, droghe).

    Vitamina C: dove si trova?

    La vit­a­m­i­na C è di orig­ine veg­e­tale e si tro­va in taras­saco, orti­ca, ravanel­li, broc­coli, spinaci, bietole, cavoli­ni di Brux­elles, aspara­gi e fave; ne sono ric­chi inoltre tut­ti gliagru­mi, ilpomodoro, le fragole, i peper­oni ver­di, il ribes nero e lapapa­ia.

    Vitamina C: come assumerla

    Fai scor­ta di vit­a­m­i­na C con­suman­do veg­e­tali fres­chi e i rel­a­tivi suc­chi. Ide­ale anche la papa­ia fer­men­ta­ta in pol­vere, una busti­na la mat­ti­na dopo colazione per un mese.

    Scopri se sei carente di vitamina C

    Rispon­di a questo breve test tenen­do pre­sente che anche un solo sin­to­mo può riv­e­lare la neces­sità di una pic­co­la inte­grazione vit­a­mini­ca.

    • Le gen­give san­guinano spes­so, i cap­il­lari sono frag­ili e le ferite tar­dano a guarire?
    • Hai giun­ture spes­so gon­fie o doloran­ti?
    • Banali raf­fred­dori e influen­ze fan­no fat­i­ca a risolver­si?
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Le 400 aziende dove i dipendenti italiani lavorano meglio

Guido Fontanelli

Gli ital­iani sog­nano di lavo­rare in Ban­ca. Ma non in una ban­ca comune, che inizia con una minus­co­la. No, pro­prio in Ban­ca d’Italia, un’istituzione che eserci­ta anco­ra un’attrazione for­tis­si­ma tra i lavo­ra­tori. Banki­talia ha con­quis­ta­to infat­ti il pri­mo pos­to in un’indagine esclu­si­va con­dot­ta dal­la soci­età indipen­dente di ricerche Sta­tista per indi­vid­uare quali sono le aziende dove si lavo­ra meglio: il sondag­gio online ha inter­es­sato più di 15 mila ital­iani. Dopo la Ban­ca d’Italia, al sec­on­do pos­to si è clas­si­fi­ca­ta la multi­nazionale ali­menta­re Fer­rero (al pri­mo pos­to nell’edizione del­lo scor­so anno), segui­ta dal­la Microsoft. La Ban­ca d’Italia imp­ie­ga 6.692 per­sone con un’età media di 48 anni. Il 70 per cen­to lavo­ra a Roma e il resto nelle 39 sedi sparse nel­la peniso­la. Lo stipen­dio di ingres­so per un vice assis­tente è di qua­si 30 mila ero lor­di men­tre per un con­sigliere sale fino a 55 mila euro.
Il risul­ta­to dell’indagine Sta­tista-Panora­ma è una lista di 400 aziende che han­no ottenu­to un pun­teg­gio supe­ri­ore alla media e che potete con­sultare (e scari­care) in fon­do all’articolo.

Ecco la lista delle dieci aziende che han­no ottenu­to il pun­teg­gio più alto:

1 Ban­ca d´Italia
2 Fer­rero
3 Microsoft Italia
4 Bar­il­la
5 Auto­mo­bili Lam­borgh­i­ni
6 Decathlon Italia
7 Brunel­lo Cucinel­li
8 Fer­rari
9 Cis­co Sys­tems
10 Hilton

Oltre a pub­bli­care la lista delle 400 aziende ed enti che han­no ottenu­to i pun­teg­gi più alti, Sta­tista ha real­iz­za­to anche una venti­na di grad­u­a­to­rie di set­tore. In queste clas­si­fiche si posizio­nano ai pri­mi posti, tra gli altri, Lam­borgh­i­ni, Piz­zarot­ti, Bay­er, Bti­ci­no, Enel, Apple Italia, Reale Mutua. Ve le pro­poni­amo qui nel det­taglio.

Auto­mo­bili e costruzione di veicoli
Edilizia
Chim­i­ca e far­ma­ceu­ti­ca
Mec­ca­ni­ca e impian­tis­ti­ca
Elet­tron­i­ca ed elet­trotec­ni­ca, attrez­za­ture mediche
Materie prime ed ener­gia
Pro­duzione e trasfor­mazione di mate­ri­ali di fab­bri­cazione e da costruzione
Prodot­ti fini­ti e beni durevoli di con­sumo
Prodot­ti ali­men­ta­ri e bevande, altri beni non durevoli di con­sumo
Banche e servizi finanziari
Assi­cu­razioni
Inter­net, tele­com e It
Trasporti e logis­ti­ca
Con­sulen­za, agen­zie, stu­di legali e di revi­sione con­tabile 
Servizi (risorse umane, immo­bil­iari, call cen­ter)
Assi­cu­razione san­i­taria, san­ità ed ambito sociale 
Ven­di­ta e servizi alla ven­di­ta
Abbiglia­men­to, calza­ture, equipag­gia­men­to sporti­vo
Gas­trono­mia, tur­is­mo, intrat­ten­i­men­to
Edu­cazione e ricer­ca

La metodologia dell’indagine

Per sco­prire quan­to sono sod­dis­fat­ti gli ital­iani delle aziende dove lavo­ra­no, l’istituto indipen­dente di ricer­ca tedesco Sta­tista ha real­iz­za­to un grande sondag­gio, inter­vi­s­tan­do online più di 15 mila dipen­den­ti di imp­rese che dan­no lavoro in Italia ad almeno 250 per­sone. È sta­to con­sid­er­a­to l’intero uni­ver­so di aziende che super­a­no ques­ta soglia di dipen­den­ti, una platea di oltre 2.000 soci­età. I dipen­den­ti sono sta­ti con­sul­tati in maniera anon­i­ma in modo da pot­er esprimere aper­ta­mente il pro­prio parere, sen­za alcu­na influen­za dal pro­prio datore di lavoro. Si trat­ta infat­ti di un’indagine che non prevede alcun paga­men­to da parte delle imp­rese per parte­ci­pare al sondag­gio. La doman­da-chi­ave del sondag­gio era ques­ta: «Su una scala da 0 a 10, con quan­ta prob­a­bil­ità rac­co­man­derebbe la sua azien­da ad un conoscente o famil­iare?»
Si è anche domanda­to ai parte­ci­pan­ti se fos­sero a conoscen­za di imp­rese che avreb­bero rac­co­manda­to a conoscen­ti o famil­iari come datore di lavoro, o, al con­trario, se ci sono aziende che avreb­bero addirit­tura scon­siglia­to. I risul­tati di questi due ele­men­ti sono sta­ti com­bi­nati per cal­co­lare un pun­teg­gio finale per i datori di lavoro in Italia emer­si nell’indagine, attribuen­do un peso mag­giore alla disponi­bil­ità dei parte­ci­pan­ti a rac­co­man­dare la pro­pria azien­da.
Agli inter­vis­ta­ti sono state poste altre 12 domande su argo­men­ti rel­a­tivi al lavoro e in totale ogni inter­vista ave­va una dura­ta medie di 5–10 minu­ti.

Chi è Statista

Fon­da­ta nel 2007 ad Ambur­go, Sta­tista con­ta più di 550 dipen­den­ti con uffi­ci ad Ambur­go, Pari­gi, Lon­dra e New York. È tra i leader mon­di­ale dei dati di mer­ca­to online con 8 mil­ioni di vis­ite men­sili sul sito inter­net. Nei suoi data­base sono rac­colti più di un mil­ione di infor­mazioni su 80 mila argo­men­ti diver­si che con­sentono di real­iz­zare ricerche, anal­isi e pre­vi­sioni rel­a­tive a 170 set­tori indus­tri­ali e 150 Pae­si. Oltre a offrire servizi alle aziende, Sta­tista col­lab­o­ra con alcu­ni dei più pres­ti­giosi media mon­di­ali per i quali crea clas­si­fiche e top list: dall’americano Forbes al bri­tan­ni­co Finan­cial Times, dal francese Les Echos ai tedeschi Auto Bild e Focus, solo per citarne alcu­ni. In Italia Sta­tista ha scel­to come part­ner il set­ti­manale Panora­ma, edi­to dal­la Mon­dadori.
Le aziende incluse nel­la lista inter­es­sate a uti­liz­zare il mar­chio «Top 400» pos­sono col­le­gar­si a questo link per ottenere le infor­mazioni nec­es­sarie.

LA CLASSIFICA DELLE 400 AZIENDE

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Che cos’è la pace fiscale e cosa prevede la manovra di governo

Immagine di copertina

l con­dono fis­cale è un dis­pos­i­ti­vo di legge che ha l’obiettivo di sanare com­por­ta­men­ti illeciti o irre­go­lari da parte dei con­tribuen­ti e riguar­da in par­ti­co­lare errori nelle dichiarazioni dei red­di­ti.

La pace fis­cale è sta­ta inseri­ta nel decre­to fis­cale col­le­ga­to alla Legge di Bilan­cio 2019, e l’obiettivo del Gov­er­no è di incas­sare cir­ca 3,5 mil­iar­di di euro. Qui tut­to quel­lo che c’è da sapere sul­la manovra da 37 mil­iar­di approva­ta, dopo giorni di ten­sioni, dal Con­siglio dei min­istri la sera di lunedì 15 otto­bre e invi­a­ta alla Com­mis­sione euro­pea.

Cosa prevede la pace fiscale contenuta nella manovra di governo 2019

In Con­siglio dei min­istri è sta­to rag­giun­to un accor­do sul­la pace fis­cale: sarà pre­vista un’aliquota al 20 per cen­to per sanare il pre­gres­so di chi ha già pre­sen­ta­to la dichiarazione dei red­di­ti. E si potrà optare per la dichiarazione inte­gra­ti­va per far emerg­ere fino a un mas­si­mo del 30 per cen­to in più rispet­to alle somme già dichiarate e comunque entro un tet­to di 100mila euro.

Per ridurre il con­tenzioso, si potran­no inoltre sanare le liti con il fis­co pagan­do sen­za sanzioni o inter­es­si il 20 per cen­to del non dichiara­to in 5 anni in caso di vit­to­ria del con­tribuente in sec­on­do gra­do o il 50 per cen­to in caso di vit­to­ria in pri­mo gra­do. In arri­vo anche il con­dono delle mini cartelle sot­to i mille euro dal 2000 al 2010.

essun con­dono, ha sostenu­to il pre­mier, Con­te. “Noi le chi­ami­amo definizioni agevolate. Siamo rius­ci­ti a tenere i con­ti in ordine man­te­nen­do le promesse annun­ci­ate” e “il fat­to di aver rispet­ta­to i tem­pi dimostra che abbi­amo le idee chiare”.

La pace fis­cale prevede una rot­ta­mazione ter, la chiusura agevola­ta delle liti pen­den­ti, e una vera e pro­pria sana­to­ria per i red­di­ti non dichiarati negli ulti­mi 5 anni.

La rot­ta­mazione delle cartelle, che sec­on­do le ultime notizie dovrebbe riguardare i deb­iti fino a 500mila euro, preved­erebbe di pagare i pro­pri deb­iti in 10 rate da pot­er dilazionare in 5 anni.

Per quan­to riguar­da le con­tro­ver­sie pen­den­ti con l’Agenzia delle Entrate, il decre­to preved­erebbe la pos­si­bil­ità di chi­ud­ere i con­tenziosi pen­den­ti pagan­do un val­ore pari al val­ore del­la con­tro­ver­sia, ridot­to in caso di soc­comben­za in giudizio del Fis­co. con­tribuen­ti che han­no deb­iti con l’Agenzia delle entrate pos­sono ben­e­fi­cia­re del­la pace fis­cale pagan­do solo una pic­co­la per­centuale del­la cartel­la. L’importo speci­fi­co da pagare viene cal­co­la­to sin­go­lar­mente su cias­cun sogget­to che aderisce alla pro­ce­du­ra.

Potreb­bero essere pre­viste tre diverse aliquote di paga­men­to: 25%, 10% e 6%, in base al reddito.La pace fis­cale è con­tem­pla­ta all’interno del con­trat­to di gov­er­no: “È oppor­tuno instau­rare una “pace fis­cale” con i con­tribuen­ti per rimuo­vere lo squilib­rio eco­nom­i­co delle obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del deb­ito medi­ante un sal­do e stral­cio dell’importo dovu­to, in tutte quelle situ­azioni eccezion­ali e involon­tarie di dimostra­ta dif­fi­coltà eco­nom­i­ca. Esclusa ogni final­ità con­don­is­ti­ca, la misura può diventare un effi­cace aiu­to ai cit­ta­di­ni in dif­fi­coltà ed il pri­mo pas­so ver­so una “riscos­sione ami­ca” dei con­tribuen­ti”, si legge.

Le cartelle ammesse alla nuo­va rot­ta­mazione sono quelle riferite al peri­o­do che va dal 2000 fino al 31 dicem­bre 2017 men­tre per quan­to riguar­da la definizione agevola­ta delle con­tro­ver­sie trib­u­tarie saran­no ammesse le liti fis­cali in cui il ricor­so di pri­mo gra­do è sta­to noti­fi­ca­to alla con­troparte entro il 30 set­tem­bre 2018.

In sostan­za, ciò che prevede questo decre­to fis­cale, è la pos­si­bil­ità di pagare l’importo dovu­to a con­dizioni più van­tag­giose, sen­za sanzioni o inter­es­si.

La pace fis­cale, nelle inten­zioni di Mat­teo Salvi­ni, coin­ciderà anche in una riduzione delle imposte.

La misura non avrà final­ità di con­dono, come si legge nel con­trat­to di gov­er­no, ma ha lo scopo di andare incon­tro ai con­tribuen­ti che, pur volen­do, non potreb­bero pagare i pro­prio deb­iti a causa di prob­le­mi eco­nomi­ci e fal­li­men­ti.

La pace fis­cale par­tirà dal 2019, sec­on­do le tem­p­is­tiche che ver­ran­no spec­ifi­cate nel decre­to fis­cale col­le­ga­to alla Legge di Bilan­cio 2019.

Le entrate pre­viste, cir­ca 3,5 mil­iar­di di euro sec­on­do le pre­vi­sioni del gov­er­no, servi­ran­no per l’avvio del­la flat tax, che nel 2019 riguarderà par­tite IVA e imp­rese dal 2019 e dal 2020 sarà este­sa alle famiglie.

Entro il 30 aprile 2019 bisogn­erà fare doman­da di rot­ta­mazione delle cartelle e entro il 16 mag­gio bisogn­erà richiedere l’adesione alla definizione agevola­ta delle liti fis­cali.

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