Funziona la pillola “tre in uno” per combattere l’ipertensione

Tes­ta­ta in Sri Lan­ka, promette di aiutare la lot­ta alla pres­sione alta nei Pae­si poveri. Ma non solo…Funziona la pillola “tre in uno” per combattere l’ipertensioneLa “polip­il­lo­la” per riportare a val­ori accetta­bili la pres­sione arte­riosa, fun­ziona. E cos­ta poco. A dimostrar­lo c’è una ricer­ca, lo stu­dio Tri­umph, pre­sen­ta­ta al Con­gres­so dell’American Col­lege of Car­di­ol­o­gy tenu­tosi ad Orlan­do. L’indagine, con­dot­ta su 700 per­sone che han­no rice­vu­to un trat­ta­men­to stan­dard o appun­to una sor­ta di “super­pas­tic­ca” con­te­nente basse dosi di un antag­o­nista dei recet­tori dell’angiotensina, un cal­cio- antag­o­nista e un diureti­co, dimostra che dopo sei mesi di cure gli obi­et­tivi pres­sori sono sta­ti rag­giun­ti nel 69,5 per cen­to dei sogget­ti trat­tati con la polip­il­lo­la con­tro il 55,3 per cen­to osser­va­to nei sogget­ti trat­tati con la ter­apia stan­dard. Si trat­ta di un risul­ta­to impor­tante, anche alla luce delle dif­fi­coltà che oggi si incon­tra­no per portare le per­sone ai liv­el­li desiderati di pres­sione arte­riosa. Ruth Web­ster, del George Insti­tute for Glob­al Health di Syd­ney, pre­sen­tan­do i dati al con­gres­so ha forte­mente con­siglia­to l’impiego di una strate­gia pre­coce con ques­ta trip­lice ter­apia a bas­so dosag­gio, fin dall’inizio delle cure. Sec­on­do la scien­zi­a­ta con questo approc­cio si può puntare a una miglior cura dell’ipertensione nei Pae­si più poveri, ma anche tam­ponare i prob­le­mi legati a questo fat­tore di ris­chio nelle nazioni svilup­pate, cioè in Pae­si ad alto red­di­to dove si han­no anco­ra sac­che di povertà nelle quali gli obi­et­tivi non ven­gono rag­giun­ti”. “In com­mer­cio esiste già da anni una com­pres­sa con­te­nente una trip­lice asso­ci­azione di far­ma­ci antiperten­sivi: un ACEinibitore, un diureti­co e un cal­cioan­tag­o­nista. I medici dei Cen­tri Iperten­sione europei han­no impara­to ad uti­liz­zare ques­ta com­bi­nazione di far­ma­ci, con la pos­si­bil­ità di scegliere i dif­fer­en­ti dosag­gi delle sin­gole mol­e­cole, a sec­on­da dei val­ori pres­sori del sin­go­lo paziente — spie­ga Mari­na Ali­men­to, car­di­olo­ga dell’Unità Oper­a­ti­va Scom­pen­so, Car­di­olo­gia clin­i­ca e Riabil­i­ta­ti­va del Monzi­no. Si otten­gono in questo modo otti­mi risul­tati negli sta­ti iperten­sivi di gra­do medio o ele­va­to, par­ti­co­lar­mente nei sogget­ti ad alto ris­chio car­dio­vas­co­lare”.
La novità del­lo stu­dio Tri­umph con­siste nel fat­to che la nuo­va polip­il­lo­la con­tiene al suo inter­no tre prin­cipi attivi diver­si, a dosag­gio bas­so. Si potrebbe super­are quin­di il pun­to di parten­za attuale del trat­ta­men­to che, in caso di val­ori supe­ri­ori di 20 mil­limetri di mer­cu­rio rispet­to ai val­ori con­sigliati, pun­ta sull’associazione di due far­ma­ci. Come se non bas­tasse, con ques­ta com­bi­nazione far­ma­co­log­i­ca già in parten­za si potreb­bero ottenere risul­tati davvero sig­ni­fica­tivi e sen­za effet­ti indesiderati impor­tan­ti rispet­to alla cura con due soli far­ma­ci. Con la polip­il­lo­la il calo medio del­la pres­sione sis­toli­ca è sta­to di 29 mil­limetri di mer­cu­rio con­tro i 20 del­la com­bi­nazione a due far­ma­ci. Per la dias­toli­ca si è sce­si di 13,9 mil­limetri di mer­cu­rio con la polip­il­lo­la, con­tro i 9,3 del trat­ta­men­to con due far­ma­ci. Ovvi­a­mente gli obi­et­tivi del trat­ta­men­to sono diver­si in base alle carat­ter­is­tiche delle per­sone: nel­lo stu­dio sono sta­ti con­siderati come tar­get i val­ori di 140/90 mil­limetri di mer­cu­rio nei sogget­ti altri­men­ti sani e 130/80 nei dia­beti­ci o nei pazi­en­ti con patolo­gie renali croniche. (F.M.)

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