Addio a Leon Lederman, il fisico della “particella di Dio”

Nel 1988 vinse il premio Nobel per la fisica grazie alle sue scoperte sui neutrini. Fu anche l’autore del famoso libro che diede al bosone di Higgs il suo (scorretto) soprannome

Marta Musso

(Foto: Wikimedia commons)

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Alla veneran­da età di 96 anni è venu­to a man­care il fisi­co statu­nitense Leon Led­er­man, padre del­la “par­ti­cel­la maledet­ta” (God­damn par­ti­cle), diven­ta­ta poi famosa come la par­ti­cel­la di Dio. Ad annun­cia­r­lo è sta­to il Fer­mi Nation­al Accel­er­a­tor Lab­o­ra­to­ry (Fer­mi­lab) a Batavia, nel­lo sta­to dell’Illinois, di cui Led­er­man è sta­to diret­tore dal 1978 al 1989. Men­tre nel 1991 è sta­to pres­i­dente dell’American Asso­ci­a­tion for the Advance­ment of Sci­ence.

Nel 1988 Led­er­man ha vin­to insieme ad altri due ricer­ca­tori (Melvin Schwartz e Jack Stein­berg­er) il pre­mio Nobel per la fisi­ca per la loro scop­er­ta sui neu­tri­ni, par­ti­celle molto elu­sive di mas­sa pic­col­is­si­ma, car­i­ca elet­tri­ca nul­la, che inter­agis­cono debol­mente con la mate­ria: più pre­cisa­mente, sec­on­do Led­er­man, queste par­ti­celle sareb­bero potute essere clas­sifi­cate in più tipi (i fisi­ci oggi san­no che ci sono tre ver­sioni di neu­tri­ni). Suc­ces­si­va­mente, Led­er­man coordinò il team di ricer­ca­tori che sco­prì una par­ti­cel­la chia­ma­ta quark b e costruì il suo accel­er­a­tore di par­ti­celle, il Teva­tron, più potente del mon­do dal 1983 al 2010.

Led­er­man, inoltre, scrisse nel 1993 il famoso libro La par­ti­cel­la di Dio: se l’universo è la rispos­ta, qual è la doman­da?. Nel testo, oltre a rac­con­tare la sto­ria del­la fisi­ca delle par­ti­celle, inizian­do dal filoso­fo gre­co Dem­ocrito e pas­san­do per Archimede, Galileo Galilei, Isac­co New­ton, Enri­co Fer­mi, Led­er­man si con­cen­trò sul bosone di Hig­gs (ril­e­va­to per la pri­ma vol­ta nel 2012), a cui diede appun­to il sopran­nome di “par­ti­cel­la maledet­ta”. Più pre­cisa­mente, nel libro Led­er­man ave­va spie­ga­to di aver­lo scel­to per due moti­vazioni. Come si legge nel testo, infat­ti, la par­ti­cel­la è“così cen­trale nel­la fisi­ca di oggi, e cru­ciale per la com­pren­sione del­la strut­tura del­la mate­ria, anche se così elu­si­va”. Aggiun­gen­do poi la sec­on­da ragione, ovvero che “l’editore non mi per­me­t­terebbe di chia­mar­la par­ti­cel­la maledet­ta, anche se questo potrebbe essere un tito­lo più appro­pri­a­to, data la sua natu­ra mal­va­gia e i costi che sta cau­san­do”. Il nome del libro, infat­ti, derivò da un cam­bi­a­men­to da parte dell’editore del sopran­nome orig­i­nale “God­damn par­ti­cle”, ovvero par­ti­cel­la maledet­ta, scel­to dal­lo stes­so Led­er­man in rifer­i­men­to alla dif­fi­coltà del­la sua indi­vid­u­azione, in par­ti­cel­la di Dio.

Pre­cisi­amo, tut­tavia, che sebbene questo sopran­nome sia anda­to a genio al mon­do dei media e al grande pub­bli­co, i fisi­ci si sono dimostrati molto scetti­ci nei suoi con­fron­ti. Infat­ti, se par­liamo con un fisi­co del bosone di Hig­gs, qualunque cosa gli si dica, è sem­pre bene non chia­mar­lo come “la par­ti­cel­la di Dio”. La certez­za è quel­la di sus­ci­tar­gli un sus­sul­to, e nel migliore dei casi, una smor­fia sul suo viso. Scherzi a parte, la comu­nità sci­en­tifi­ca crede che oltre a non avere alcun legame con la reli­gione, il sopran­nome “par­ti­cel­la di Dio” non esplicherebbe affat­to alcun con­cet­to che pos­sa aiutar­ci a spie­gare cosa sia e cosa fac­cia effet­ti­va­mente il bosone di Hig­gs (in questo caso in onore di Peter Hig­gs, fisi­co bri­tan­ni­co che ne ha pre­det­to l’esistenza negli anni ’60).

Addio a Leon Led­er­man, il fisi­co del­la “par­ti­cel­la di Dio”

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