Palermo, scoperto traffico internazionale di beni archeologici: 18 arresti in Italia e all’estero, 30mila euro sequestrati

Palermo, scoperto traffico internazionale di beni archeologici: 18 arresti in Italia e all’estero, 30mila euro sequestratiIl grup­po crim­i­nale da decen­ni sac­cheg­gia­va aree arche­o­logiche nis­sene e agri­gen­tine, venden­do poi i reper­ti a facoltosi collezion­isti nel Nord Italia, che sec­on­do le indagi­ni era­no con­sapevoli del­la prove­nien­za illecita dei beni. L’inchiesta ‘Deme­tra’ com­in­ci­a­ta nell’estate del 2014 ha per­me­s­so di recu­per­are in totale oltre 20mila reper­ti

I reper­ti veni­vano pre­si in con­seg­na dai ref­er­en­ti locali dell’organizzazione e affi­dati a cor­ri­eri che li esporta­vano clan­des­ti­na­mente in Ger­ma­nia. Giun­ti a des­ti­nazione veni­vano rip­uli­ti con false attes­tazioni di prove­nien­za e immes­si nel mer­ca­to legale dell’arte attra­ver­so case d’asta oper­an­ti a Mona­co di Baviera.

L’operazione è sta­ta por­ta­ta avan­ti dai coman­di provin­ciali dei cara­binieri e sono sta­ti oltre 250 i mil­i­tari impeg­nati sia in ter­ri­to­rio ital­iano che estero, in col­lab­o­razione con gli inves­ti­ga­tori del­la Met­ro­pol­i­tan Police di Lon­dra, del­la polizia crim­i­nale del Baden-Würt­tem­berg e del­la Guardia Civ­il spag­no­la.

I pri­mi accer­ta­men­ti dell’inchiesta Deme­tra ave­vano con­sen­ti­to di ricostru­ire il fenom­e­no del­la sis­tem­at­i­ca aggres­sione al pat­ri­mo­nio arche­o­logi­co sicil­iano. Dall’inizio delle indagi­ni i cara­binieri del Tpc han­no recu­per­a­to oltre 20mila beni arche­o­logi­ci, per un val­ore di mer­ca­to supe­ri­ore ai 20 mil­ioni euro. “Un’operazione che con­fer­ma anco­ra una vol­ta l’eccellenza riconosci­u­ta in tut­to il mon­do ai cara­binieri del repar­to Tpc, spe­cial­iz­za­to nel­la tutela del pat­ri­mo­nio cul­tur­ale e nel con­trasto al traf­fi­co illecito di opere d’arte”, com­men­ta il Min­istro dei beni e delle attiv­ità cul­tur­ali e del tur­is­mo Alber­to Bon­isoli.https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/04/palermo-scoperto-traffico-internazionale-di-beni-archeologici-18-arresti-in-italia-e-allestero-30mila-euro-sequestrati/44

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Le sfide per una sanità romana efficiente e di qualità. Ecco perché l’accorpamento delle Asl non basta

attenzione è tutta concentrata sull’annunciato accorpamento delle Asl dalle cinque attuali a 3. Ma è questa la soluzione? Certamente non lo è sul piano dei risparmi (al massimo si otterranno 500mila euro) né soprattutto sul piano dell’efficienza e dei risultati in termini di salute e organizzazione delle cure. Le cose da fare sono ben altre. E ci vuole coraggio a farle. La Regione ce l’ha?

29 OTT — La labo­riosa vicen­da del­la San­ità di Roma e del Lazio si avvia, con la fine del 2015, ver­so una ulte­ri­ore mod­i­fi­ca orga­niz­za­ti­va con la riduzione del numero delle ASL di Roma da 5 a 3. Lo scopo dichiara­to è quel­lo del risparmio: riducen­do il numero delle ASL in realtà si risparmiereb­bero gli stipen­di di tre Diret­tori: un Diret­tore Gen­erale, un Diret­tore Ammin­is­tra­ti­vo e un Diret­tore San­i­tario per ogni ASL sop­pres­sa. E’ invece molto improb­a­bile che si pos­sa ridurre altro per­son­ale ammin­is­tra­ti­vo o san­i­tario, giac­ché, se sono attendibili i dati sui carichi di lavoro, nes­sun imp­ie­ga­to o diri­gente potrebbe essere elim­i­na­to sen­za dan­no al già pre­cario fun­zion­a­men­to del sis­tema. Dunque, un risparmio di 500.000,00 euro su un totale  di cir­ca 10 mil­iar­di di euro del bilan­cio com­p­lessi­vo del­la San­ità laziale!

La manovra richiede un provved­i­men­to di legge regionale, un dibat­ti­to in Con­siglio ed in Com­mis­sione, l’attenzione dei mass media, la sod­dis­fazione epi­der­mi­ca e dem­a­gog­i­ca del­la poca parte del­la cit­tad­i­nan­za atten­ta o inter­es­sa­ta a even­ti di tal genere, comunque favorev­ole ai rispar­mi ed al taglio delle teste.

Ma come influirà tale iniziativa sui problemi che tutti i cittadini affrontano quotidianamente a tutela della propria salute? La risposta è certa: non influirà. Perché non diminuiranno le liste d’attesa per esami e ricoveri, perché non diminuiranno  gli affollamenti ai Pronto Soccorso, perché i ticket resteranno invariati, perché il personale sanitario quello era e quello resterà nei singoli presidi ospedalieri e del territorio, perché infine non si ridurrà l’influenza negativa della politica sulla gestione.

Vale allo­ra la pena di ricor­dare che ques­ta mod­i­fi­ca orga­niz­za­ti­va avvi­a­ta dal­la attuale Giun­ta Regionale è almeno la quin­ta da quan­do, nel 1979, la Rifor­ma San­i­taria trasferì la ges­tione del­la San­ità alle Regioni sec­on­do una log­i­ca di orga­niz­zazione ter­ri­to­ri­ale più vic­i­na ai cit­ta­di­ni e da essi parte­ci­pa­ta.

Nel 1974, vigente il regime mutu­al­is­ti­co, esponem­mo in un libro la neces­sità di sman­tel­lare il grande Ente Ospedaliero Romano Pio Isti­tu­to di San­to Spir­i­to e Ospedali Riu­ni­ti di Roma e di sud­di­videre il ter­ri­to­rio cit­tadi­no in 11  unità sociosan­i­tarie. La pro­pos­ta ebbe suc­ces­so e nel 1976 la Regione, o meglio la Giun­ta di cen­trosin­is­tra dell’epoca sci­olse il Pio Isti­tu­to cos­tituen­do sep­a­rati Enti Ospedalieri.

Ma la vera riv­o­luzione si attuò con la legge nazionale del ’78 n°833 che dette vita alle Unità San­i­tarie Locali. A Roma cit­tà ne furono isti­tu­ite 21, com­pren­den­ti Ospedali e Ter­ri­tori, dirette da Comi­tati di Ges­tione con molti mem­bri. Il numero di queste ASL risultò ecces­si­vo e così dopo meno di 10 anni, nel 1988, fu ridot­to a 12. Dopo 3 anni, siamo nel 1992, risul­tarono trop­pi anche i mem­bri dei Comi­tati di Ges­tione che furono sos­ti­tu­iti da un Ammin­is­tra­tore Stra­or­di­nario. Due anni dopo, in attuazione del­la legge 502 del 1992, si decise per una ulte­ri­ore riduzione delle USL a 5 per la cit­tà e 3 per le provin­cie che ven­nero trasfor­mate in ASL, non più  Unità San­i­tarie Locali ma Aziende San­i­tarie Locali, e con creazione di tre Aziende Ospedaliere: San Camil­lo, San Gio­van­ni e San Fil­ip­po ed una Azien­da Uni­ver­si­taria per il Poli­clin­i­co Umber­to I°.

Tale sud­di­vi­sione è dura­ta per ven­ti anni sino al 2014, sep­pure arric­chi­ta da altre due Aziende di cui una uni­ver­si­taria, quel­la di Tor Ver­ga­ta ed una mista,  quel­la di Sant’Andrea, più i due IRCSS, IFO e Spal­lan­zani trasfer­i­ti con legge del­lo Sta­to alla Regione nel 2004.

Come han­no influito tut­ti questi cam­bi­a­men­ti sul­la assis­ten­za san­i­taria con ben­efi­cio dei cit­ta­di­ni? Non han­no influito! Anzi con gli anni 2000 la situ­azione è peg­gio­ra­ta per due evi­den­ti motivi: pri­mo, la man­can­za di fon­di che ha por­ta­to ad una esasper­a­ta polit­i­ca dei rispar­mi con riduzioni di organi­ci e di prestazioni; sec­on­do la cen­tral­iz­zazione  dell’assistenza negli Ospedali per liq­ue­fazione dell’assistenza ter­ri­to­ri­ale, almeno a Roma.

Con il 2015 si è pro­ce­du­to ai nuovi atti Azien­dali ossia alle nuove dotazioni organiche per le ASL (Aziende ter­ri­to­ri­ali com­pren­den­ti anche gli ospedali) e per le A.O.  (aziende ospedaliere e uni­ver­si­tarie mono ospedale) ed anche per gli IRCSS .
Sono sta­ti tagliati repar­ti e servizi, decap­i­tati molti pri­mariati o per can­cel­lazione o per degradazione di Strut­ture Com­p­lesse a Strut­ture Sem­pli­ci dipar­ti­men­tali. È sta­ta can­cel­la­ta l’Azienda S. Fil­ip­po il cui Ospedale è rien­tra­to nel­la ASL ter­ri­to­ri­ale. È sta­to chiu­so defin­i­ti­va­mente il For­lani­ni, sen­za pro­gram­ma­to des­ti­no.
Si è ten­ta­ta sen­za suc­ces­so la unifi­cazione degli IRCCS IFO e Spal­lan­zani sen­za tenere con­to nè delle vocazioni spe­cial­is­tiche, né delle ubi­cazioni  e nep­pure del­la legge nazionale in mate­ria.
Si è di fat­to sman­tel­la­to il CTO nel­la ipote­si di resti­tuir­lo all’INAIL sal­va­guardan­done la sola vocazione orto­pe­di­ca. Si vor­reb­bero resti­tuire (al 31/12) alla pro­pri­età pri­va­ta Vil­la Betania,il Poli­clin­i­co Casili­no ed il Poli­clin­i­co Di Liegro prece­den­te­mente ospedal­iz­za­ti. Sta naufra­gan­do il ten­ta­ti­vo di razion­al­iz­zare l’Umberto I per la fer­rea oppo­sizione del­la Facoltà di Med­i­c­i­na alla quale è anche sta­to con­seg­na­to l’Eastman – Ospedale odon­toiatri­co regionale – E anni addi­etro era già sta­to chiu­so il San Gia­co­mo e sman­tel­la­to il Regi­na Margheri­ta. Questi provved­i­men­ti non han­no trova­to con­sen­so né negli oper­a­tori del Set­tore né nei sin­da­cati  e neanche nel­la popo­lazione che ha  vis­to ulte­ri­or­mente ridot­ta la pos­si­bil­ità di cura.

Forse mag­gior con­sen­so avrebbe invece trova­to, pres­so la cit­tad­i­nan­za, l’ipotesi, in via di con­sol­i­da­men­to leg­isla­ti­vo  regionale, di ridurre le ASL di Roma da cinque a tre con unifi­cazione del­la RM A ed E  e del­la RM B e C., con soprav­viven­za del­la ASL RM D del litorale. A cias­cu­na delle due nuove ASL uni­fi­cate fareb­bero rifer­i­men­to oltre un mil­ione di uten­ti men­tre alla ASL invari­a­ta del litorale restereb­bero meno di mez­zo mil­ione di uten­ti. Per­ché questo accor­pa­men­to e affol­la­men­to dovrebbe portare un ben­efi­cio assis­ten­ziale è incom­pren­si­bile ed è invece chiaro che il ben­efi­cio eco­nom­i­co è non sig­ni­fica­ti­vo.

Ma la crit­i­ca sen­za pro­pos­ta è velleitaria e per­ciò non vor­rem­mo cadere in questo errore: ecco allo­ra la nos­tra pro­pos­ta che preved­erebbe non più impro­dut­tive vari­azioni topogra­fiche, ma ripar­tizione per com­pe­ten­ze di Ospedali e Ter­ri­tori.

Se si parte dal­la con­sid­er­azione che il sis­tema attuale è poco effi­cace più che trop­po  cos­toso, si deve met­tere mano al suo pro­fi­lo assis­ten­ziale. Ci sono più ele­men­ti da esam­inare.  Il pri­mo che negli ulti­mi anni è cresci­u­ta la doman­da di pre­ven­zione ossia la “med­i­c­i­na dei sani“ che non trovan­do strut­ture adeguate sul ter­ri­to­rio si è river­sa­ta sug­li Ospedali sof­fo­can­do la med­i­c­i­na dei malati. Da qui le stra­or­di­nar­ie attese ai pron­to soc­cor­so dove il numero dei cod­i­ci bianchi e ver­di sopra­van­za enorme­mente quel­lo dei cod­i­ci gial­li e rossi dei veri malati. Al momen­to le soluzioni indi­vid­u­ate attra­ver­so la med­i­c­i­na di base non han­no por­ta­to sostanziali ben­efi­ci. E che dire del numero infini­to di richi­este di ecografie, mam­mo­grafie, paptest, esa­mi  ema­tochimi­ci, RMN, che afferiscono agli ospedali il cui risul­ta­to è in oltre il 90% dei casi neg­a­ti­vo, ossia sen­za evi­den­za di patolo­gia! Il Min­is­tero sta met­ten­do in moto un mec­ca­n­is­mo ris­chioso per lim­itare esa­mi inutili e cos­tosi, in parte det­tati dal­la cosid­det­ta med­i­c­i­na difen­si­va. Ma chi pro­teggerà i medici? E chi con­vin­cerà la popo­lazione dopo decen­ni di grancas­sa sul­la pre­ven­zione a lim­itare il pro­prio acces­so ai pre­si­di diag­nos­ti­ci?

La sec­on­da con­sid­er­azione riguar­da la ges­tione finanziaria delle ASL. Il mec­ca­n­is­mo di paga­men­to a ciclo di malat­tia, ossia a DRG avrebbe dovu­to fornire esat­ti cri­teri di val­u­tazione delle entrate e delle spese e costrin­gere gli Ammin­is­tra­tori Pub­bli­ci a pren­dere i con­seguen­ti provved­i­men­ti. In realtà ciò è val­so solo per le strut­ture pri­vate con­ven­zion­ate provo­can­do anche attra­ver­so l’introduzione dei tet­ti region­ali di bud­get, diss­es­ti e fal­li­men­ti per non poche di esse. Per le Aziende pub­bliche invece il DRG è risul­ta­to una finzione: per gli Ospedali dei ter­ri­tori, ossia delle ASL, i loro deficit sono sta­ti som­mer­si e sanati nel bilan­cio com­p­lessi­vo delle stesse ASL, per le Aziende Ospedaliere ha provve­du­to la Regione, in maniera sostanzial­mente acrit­i­ca, a coprire i buchi di bilan­cio. L’intervento del MEF (Min­is­tero dell’Economia e Finan­za) e la polit­i­ca dei tagli lin­eari ha cer­ta­mente miglio­ra­to l’assetto eco­nom­i­co del sis­tema, ma ha peg­gio­ra­to qual­ità e quan­tità dell’assistenza. È così ricom­in­ci­a­ta la migrazione inter­na da regione a regione (cir­ca quat­tro mil­ioni l’anno a liv­el­lo nazionale pari a 3,5% del fon­do san­i­tario nazionale) e quel­la ver­so l’estero, provo­can­do inat­te­si ed impreved­i­bili prob­le­mi eco­nomi­ci ai bilan­ci region­ali, specie del Lazio. Nel Lazio infat­ti il bilan­cio tra migrazione atti­va e pas­si­va (tra chi va e chi viene) è net­ta­mente in perdi­ta: la Cit­tà Cap­i­tale non è Cap­i­tale San­i­taria del Paese,malgrado cinque Poli­clin­i­ci Uni­ver­si­tari.

L’esame del­la migrazione pas­si­va dal Lazio riv­ela che degli oltre 70.000 ricov­eri l’anno fuori Regione, più del­la metà avven­gono nelle regioni lim­itrofe Toscana , Umbria e soprat­tut­to Abruz­zo: questo dato las­cia pen­sare che la fuga non è alla ricer­ca del­la qual­ità, ma del­la più rap­i­da e con­fortev­ole  accoglien­za. Questi numeri sono andati crescen­do negli anni recen­ti, come anche quel­li rel­a­tivi a prestazioni diag­nos­tiche quali la PET. Forse la richi­es­ta a Roma è ecces­si­va o forse gli Ospedali han­no per­du­to in recettiv­ità o infine il ter­ri­to­rio non ha capac­ità di fil­tro ?
Ci si lamen­ta  del­la inef­fi­cien­za del­la med­i­c­i­na ter­ri­to­ri­ale di base e spe­cial­is­ti­ca, non sen­za ragione. Il ricor­so all’Ospedale non solo è volu­to ma è anche provo­ca­to dall’inesistenza delle strut­ture ter­ri­to­ri­ali prive di suf­fi­ci­en­ti pro­fes­sion­al­ità e di adegua­ta stru­men­tazione e per con­tro  dal poderoso finanzi­a­men­to agli Ospedali rifor­ni­ti di stru­men­tazioni nuove e sem­pre più sofisti­cate, per­ciò molto attraen­ti per l’utenza.

La nos­tra pro­pos­ta, basa­ta su con­sid­er­azioni di tal genere, più che all’accorpamento di ASL prende in con­sid­er­azione l’ipotesi, sem­pre vagheg­gia­ta e mai adot­ta­ta a Roma, di sep­a­rare sul piano del­la ges­tione la med­i­c­i­na del ter­ri­to­rio da quel­la ospedaliera, met­ten­dole in con­cor­ren­za più che in con­trap­po­sizione, liberan­do la ges­tione del ter­ri­to­rio dal peso osses­si­vo di quel­la ospedaliera e vicev­er­sa.
In tal modo il ter­ri­to­rio come eroga­tore del­la spe­sa, per­cepen­do dal­la Regione la quo­ta cap­i­taria avrebbe anche fun­zione di con­trol­lo sull’attività ospedaliera e l’Ospedale, come presta­tore d’opera non esclu­si­vo, sarebbe sti­mo­la­to a prestazioni sem­pre più qual­ifi­cate e com­pet­i­tive.
Ciò è sta­to fat­to da decen­ni a Milano. Per­ché non imi­tar­lo a Roma? Del­la med­i­c­i­na lom­bar­da non tut­to è oro e di recente stan­no venen­do alla luce pre­oc­cu­pan­ti crepe, ma la ges­tione san­i­taria del­la cit­tà di Milano è sta­ta  pregev­ole al pun­to da far diventare le pro­prie strut­ture rifer­i­men­to nazionale del­la migrazione san­i­taria inter­na, anche dal Lazio

Nelle due mega ASL romane, frut­to del­la aggregazione A+E e B+C, esistono le due Aziende Ospedaliere Region­ali di S. Camil­lo e S. Gio­van­ni. Per­ché non trasfor­mare queste due aziende monoospedale in aziende mul­tiospedale, da AO a AMO, aggre­gan­do ad esse gli altri sette ospedali pub­bli­ci del­la cit­tà ed i due IRCCS?
Sen­za la ges­tione diret­ta degli Ospedali le Aziende del ter­ri­to­rio sareb­bero por­tate ad attrez­zarsi adeguata­mente per non vedere i loro bilan­ci sac­cheg­giati dal­la migrazione diag­nos­ti­ca e  per ricov­eri inutili e prestazioni di pron­to soc­cor­so ver­so le Aziende ospedaliere. Si creerebbe una sana com­pe­tizione di mer­ca­to, si liber­ereb­bero gli Ospedali dal peso del­la “med­i­c­i­na dei sani” e si pro­por­rebbe agli uten­ti sul ter­ri­to­rio una offer­ta più adegua­ta  ai loro bisog­ni con razion­al­iz­zazione del­la spe­sa ed riduzione delle inef­fi­cien­ze e degli sprechi.

Infine una nota sul­la ques­tione del­la ASL del litorale oggi com­pren­si­va soltan­to di Ostia e Fiu­mi­ci­no.
Per­ché non esten­der­la sino ad Anzio ed a Civ­i­tavec­chia cre­an­do la “ASL del mare” rag­grup­pan­do  il resto del­la provin­cia nel­la ASL dei Col­li (come a Napoli !), e affi­dan­do ad una Azien­da Provin­ciale Ospedaliera la ges­tione dei tan­ti pic­coli Ospedali dis­sem­i­nati nel ter­ri­to­rio del­la provin­cia di Roma, in atte­sa del sospi­ra­to Poli­clin­i­co dei Castel­li?

Ed in ulti­mo: quan­do si arriverà in por­to con la ques­tione del­la spe­sa cen­tral­iz­za­ta  per tutte le ASL per beni e servizi con la cos­ti­tuzione di una Agen­zia ad hoc?

In con­clu­sione l’attuale inizia­ti­va del­la Giun­ta Regionale e del Con­siglio di rivedere l’azzonamento delle ASL, di pro­muo­vere una migliore assis­ten­za sul ter­ri­to­rio, nonché di razion­al­iz­zare quel­la ospedaliera ai  mutati bisog­ni epi­demi­o­logi­ci e soci­o­logi­ci, va sostenu­ta nel suo sig­ni­fi­ca­to rifor­ma­tore, ma va dota­ta di cor­ag­gio per scelte  inno­v­a­tive e qual­i­f­i­can­ti pas­san­do dai pic­coli pas­si al salto di qual­ità, sceglien­do un diver­so rap­por­to ges­tionale tra ter­ri­to­rio e ospedale, in un regime di mer­ca­to e di rec­i­pro­co con­trol­lo, incor­ag­gian­do e sod­dis­facen­do conc­re­ta­mente la doman­da di pre­ven­zione, con­sen­ten­do all’assistenza ospedaliera del­la Cap­i­tale d’Italia di rag­giun­gere l’eccellenza in gra­do di com­petere con gli altri sis­te­mi san­i­tari region­ali, specie quel­li  del Nord Italia e con l’estero, in ques­ta Europa sen­za fron­tiere, uscen­do insom­ma da un dep­re­ca­bile ed inat­tuale provin­cial­is­mo.Prof. Euge­nio San­toro
Pres­i­dente emer­i­to del­la Soci­età Ital­iana di Chirur­gia,
già Vicepres­i­dente del Con­siglio Supe­ri­ore di San­ità

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Perché i prezzi delle case continueranno a scendere per i prossimi tre anni (minimo)!

Moltissime persone mi chiedono se e quando i prezzi delle case torneranno a salire.

Quan­do par­lo con le per­sone che stan­no “cer­can­do” di vendere casa per­cepis­co che sper­a­no in una ripresa dei prezzi a bre­vis­si­mo (“ho sen­ti­to dire che il prossi­mo anno ….”, “si vedono i seg­nali di una ripresa”: ma dove?!?), ma den­tro di loro san­no benis­si­mo che non ci sarà.

E quel­lo che mi stupisce di più è che anche la mag­gior parte degli “agen­ti immo­bil­iari” con cui par­lo spera in una ripresa del mer­ca­to, e nel frat­tem­po sta pas­si­va ad aspettare che le case si ven­dano da sole o con i soli­ti due annun­ci come si face­va 3/4 anni fa: ma come fan­no questi ad aiutare le per­sone a vendere casa se loro per pri­mi aspet­tano la “ripresa del mer­ca­to” per vendere?

Il prob­le­ma è che nel­la mag­gior parte dei casi ne i pro­pri­etari di casa né gli “agen­ti immo­bil­iari” san­no il per­ché non ci sarà una ripresa a breve, e non san­no nem­meno quan­to dur­erà ques­ta decresci­ta dei val­ori immo­bil­iari.

Se invece a te inter­es­sa sapere quale sarà il futuro prossi­mo nel mer­ca­to immo­bil­iare res­i­den­ziale, con­tin­ua a leg­gere questo arti­co­lo.

Non ho la sfera di cristal­lo e non uso for­mule magiche. Non preve­do il futuro e non ho la ver­ità in tas­ca.

Però me la cavo disc­re­ta­mente nell’analizzare i dati del mer­ca­to immo­bil­iare in cui opero da 25 anni, sicu­ra­mente molto meglio di chi fa pre­vi­sioni e non ha mai ven­du­to una casa in vita sua, e non sa nem­meno da lon­tano cosa è un’Analisi Speci­fi­ca di Mer­ca­to (ci met­to den­tro anche isti­tu­ti pres­ti­giosi, e grossi nomi politi­ci) 😉

Ecco perché i prezzi delle case scendono e continueranno a scendere per i prossimi tre anni (minino).

Come tut­ti san­no il mer­ca­to è fat­to da doman­da e offer­ta e quin­di ti chiedo: come stan­no andan­do doman­da e offer­ta?

La “doman­da” (cioè i poten­ziali acquiren­ti) è influen­za­ta dai seguen­ti indi­ca­tori:

–         disponi­bil­ità di acces­so al cred­i­to, cioè pos­si­bil­ità di accedere ad un mutuo/finanziamento per l’acquisto: come ti sem­bra stia andan­do questo indi­ca­tore? Pos­i­ti­vo o neg­a­ti­vo? …. Sicu­ra­mente saprai del­la dif­fi­coltà ad ottenere un mutuo, dei cri­teri sem­pre più rigi­di adot­tati dalle banche, del­la neces­sità di avere una impor­tante per­centuale del prez­zo in con­tan­ti, del­la scarsa liq­uid­ità e quin­di del­la indisponi­bil­ità ad erog­a­re del­la mag­gior parte degli isti­tu­ti di cred­i­to;

potere d’acquisto: anche qui è noto come il potere d’acquisto in base agli stipen­di medi stia dimin­u­en­do (“c’è chi fat­i­ca ad arrivare a fine mese”)

L’ “offer­ta” (e quin­di il prez­zo degli immo­bili) è influen­za­ta da diver­si fat­tori, ed il più impor­tante è il numero delle case in ven­di­ta: più aumen­ta l’offerta (il numero di case in ven­di­ta appun­to) più diminuis­cono i prezzi.

Ora ti chiedo: il numero delle case in ven­di­ta (e inven­dute) è des­ti­na­to a crescere o a diminuire?

La rispos­ta è: ad aumentare in maniera espo­nen­ziale!

Pri­mo: per­ché a tutte le case che ad oggi non si sono ven­dute si stan­no aggiun­gen­do tutte quelle che ven­gono messe in ven­di­ta da chi vuole cam­biar casa o sem­plice­mente vuole sbaraz­zarsene (vedi il caso di tutte le sec­onde case e degli immo­bili acquis­ta­ti anni addi­etro e mes­si a red­di­to, che ven­gono mes­si in ven­di­ta per­ché per i pro­pri­etari sono diven­tati un onere pas­si­vo).

Sec­on­do: ci sono tutte le case che andran­no all’asta nei prossi­mi mesi ed anni a segui­to di fal­li­men­ti ed ese­cuzioni (e queste andran­no a prezzi strac­ciati).

Ter­zo: ci sono tut­ti gli immo­bili che ver­ran­no ven­du­ti da Enti, Casse Prev­i­den­za dei Pro­fes­sion­isti, Aziende, ecc., che per creare liq­uid­ità dovran­no vendere velo­ce­mente il loro pat­ri­mo­nio immo­bil­iare.

Questi sopra sono tutti fattori che, assieme ad altri, influenzano in maniera pesante i prezzi delle case, e come vedi sono tutti indicatori negativi.

A questo pun­to la doman­da che ti pon­go è: chi par­la di riprcosa si basa? Su che seg­nali?!?

In realtà non c’è nes­sun seg­nale in questo sen­so: è solo una sper­an­za, non è una cosa razionale, è sem­plice emo­tiv­ità, e negli affari l’emotività ti fre­ga.

Ti aggiun­go il grafi­co qui sot­to per far­ti capire meglio per­ché i prezzi con­tin­uer­an­no a scen­dere per almeno 3 anni min­i­mo.

Prezzi e vendite 2000 - 2012

È molto sem­pli­fi­ca­to e riguar­da un peri­o­do lim­i­ta­to di tem­po, ma rende bene l’idea: osser­va la lin­ea del numero di Com­praven­dite (vio­let­ta) e nota che il numero mas­si­mo di ven­dite res­i­den­ziali in Italia c’è sta­to nel 2006; ora guar­da l’andamento dei Prezzi medi (blu scuro) e vedrai che sono con­tin­uati a crescere fino al 2008, cioè per 2 anni dopo che il numero di ven­dite ave­va già inizia­to a scen­dere.

Avrai quin­di nota­to che men­tre in un mer­ca­to molto veloce i prezzi rea­gireb­bero qua­si istan­ta­nea­mente ad una vari­azione impor­tante del numero delle ven­dite, in quel­lo immo­bil­iare la reazione avviene medi­a­mente con un paio di anni di ritar­do.

Di con­seguen­za, vis­to che nel 2013 il numero delle ven­dite res­i­den­ziali in Italia è anco­ra cala­to e anche per il 2014 è prob­a­bile che con­tinui il trend neg­a­ti­vo (o al mas­si­mo ci sara’ una sta­bi­liz­zazione), se in otti­ca pos­i­ti­va il 2015 fos­se l’anno del­la ripresa come numero di ven­dite, i prezzi smet­ter­an­no di scen­dere non pri­ma del 2017.

Come ho pre­cisato, questo in otti­ca pos­i­ti­va, cioè pre­sumen­do che questo ciclo ripeta quel­lo degli ulti­mi anni, e quin­di il ritar­do di reazione dei prezzi sia di un paio di anni, ma dob­bi­amo ten­er con­to anche di altri fat­tori che invece pos­sono portare all’allungamento di questo peri­o­do di reazione dei prezzi:

1)     è molto prob­a­bile che non torner­e­mo più ai mutui al 110%, che sono quel­li che han­no influen­za­to la cresci­ta del numero di ven­dite (e quin­di dei prezzi);

2)     quan­do il mer­ca­to ripren­derà i costrut­tori par­ti­ran­no con nuove oper­azioni immo­bil­iari e di con­seguen­za gli immo­bili usati che si tro­ver­an­no inven­du­ti in quel momen­to entr­eran­no in con­cor­ren­za con nuovi immo­bili costru­iti con tec­nolo­gie all’avanguardia, e quin­di: chi vor­rà com­per­are immo­bili usati e onerosi dal pun­to di vista del risparmio ener­geti­co se non glieli ven­di ad un prez­zo ultra scon­ta­to rispet­to ai nuovi?

3)     le per­sone sono rimaste scot­tate dal calo dei prezzi, cosa prati­ca­mente mai vista pri­ma in Italia, e di con­seguen­za saran­no molto pru­den­ti pri­ma di ribut­tar­si a capofit­to nell’investimento immo­bil­iare.

Vogliamo comunque essere pos­i­tivi e immag­inare che i prezzi con­tin­uer­an­no a scen­dere solo fino al 2016? E che ripren­der­an­no a salire dal 2017? Ti chiedo: se tu sei una di quelle per­sone che vuole vendere la pro­pria casa a 200.000 euro, men­tre da un’Anal­isi Speci­fi­ca di Mer­ca­to risul­ta che il prez­zo effet­ti­va­mente real­iz­z­abile per quel­la casa oggi sia 150.000, e vis­to che il prez­zo reale (ossia 150.000) scen­derà per i prossi­mi 3 anni (2014–2016), e da lì immag­ini­amo che risal­ga e quin­di ci vor­ran­no min­i­mo altri 3 anni per ritornare ai reali val­ori attuali (ossia sem­pre 150.000), quan­ti anni anco­ra dopo il 2016 ci vor­ran­no per arrivare ai 200.000 che tu chie­di?

E poi chi ci dice che la ripresa dei prezzi val­ga anche per gli immo­bili usati? Ha sen­so gio­care d’azzardo il val­ore di casa tua aspet­tan­do 6/7 anni per vender­la speran­do che tut­to migliori da solo visti tut­ti gli indi­ca­tori negativi?O ha più sen­so real­iz­zare il mas­si­mo prez­zo pos­si­bile in questo momen­to pri­ma che il mer­ca­to cali anco­ra, e tagli ulww.stefanoboscarato.com/perche-i-prezzi-delle-case-continueranno-a-scendere-per-i-prossimi-tre-anni-minimo/teriore val­ore alla tua casa?ww.stefanoboscarato.com/perche-i-prezzi-delle-case-continueranno-a-scendere-per-i-prossimi-tre-anni-minimo/

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Funziona la pillola “tre in uno” per combattere l’ipertensione

Tes­ta­ta in Sri Lan­ka, promette di aiutare la lot­ta alla pres­sione alta nei Pae­si poveri. Ma non solo…Funziona la pillola “tre in uno” per combattere l’ipertensioneLa “polip­il­lo­la” per riportare a val­ori accetta­bili la pres­sione arte­riosa, fun­ziona. E cos­ta poco. A dimostrar­lo c’è una ricer­ca, lo stu­dio Tri­umph, pre­sen­ta­ta al Con­gres­so dell’American Col­lege of Car­di­ol­o­gy tenu­tosi ad Orlan­do. L’indagine, con­dot­ta su 700 per­sone che han­no rice­vu­to un trat­ta­men­to stan­dard o appun­to una sor­ta di “super­pas­tic­ca” con­te­nente basse dosi di un antag­o­nista dei recet­tori dell’angiotensina, un cal­cio- antag­o­nista e un diureti­co, dimostra che dopo sei mesi di cure gli obi­et­tivi pres­sori sono sta­ti rag­giun­ti nel 69,5 per cen­to dei sogget­ti trat­tati con la polip­il­lo­la con­tro il 55,3 per cen­to osser­va­to nei sogget­ti trat­tati con la ter­apia stan­dard. Si trat­ta di un risul­ta­to impor­tante, anche alla luce delle dif­fi­coltà che oggi si incon­tra­no per portare le per­sone ai liv­el­li desiderati di pres­sione arte­riosa. Ruth Web­ster, del George Insti­tute for Glob­al Health di Syd­ney, pre­sen­tan­do i dati al con­gres­so ha forte­mente con­siglia­to l’impiego di una strate­gia pre­coce con ques­ta trip­lice ter­apia a bas­so dosag­gio, fin dall’inizio delle cure. Sec­on­do la scien­zi­a­ta con questo approc­cio si può puntare a una miglior cura dell’ipertensione nei Pae­si più poveri, ma anche tam­ponare i prob­le­mi legati a questo fat­tore di ris­chio nelle nazioni svilup­pate, cioè in Pae­si ad alto red­di­to dove si han­no anco­ra sac­che di povertà nelle quali gli obi­et­tivi non ven­gono rag­giun­ti”. “In com­mer­cio esiste già da anni una com­pres­sa con­te­nente una trip­lice asso­ci­azione di far­ma­ci antiperten­sivi: un ACEinibitore, un diureti­co e un cal­cioan­tag­o­nista. I medici dei Cen­tri Iperten­sione europei han­no impara­to ad uti­liz­zare ques­ta com­bi­nazione di far­ma­ci, con la pos­si­bil­ità di scegliere i dif­fer­en­ti dosag­gi delle sin­gole mol­e­cole, a sec­on­da dei val­ori pres­sori del sin­go­lo paziente — spie­ga Mari­na Ali­men­to, car­di­olo­ga dell’Unità Oper­a­ti­va Scom­pen­so, Car­di­olo­gia clin­i­ca e Riabil­i­ta­ti­va del Monzi­no. Si otten­gono in questo modo otti­mi risul­tati negli sta­ti iperten­sivi di gra­do medio o ele­va­to, par­ti­co­lar­mente nei sogget­ti ad alto ris­chio car­dio­vas­co­lare”.
La novità del­lo stu­dio Tri­umph con­siste nel fat­to che la nuo­va polip­il­lo­la con­tiene al suo inter­no tre prin­cipi attivi diver­si, a dosag­gio bas­so. Si potrebbe super­are quin­di il pun­to di parten­za attuale del trat­ta­men­to che, in caso di val­ori supe­ri­ori di 20 mil­limetri di mer­cu­rio rispet­to ai val­ori con­sigliati, pun­ta sull’associazione di due far­ma­ci. Come se non bas­tasse, con ques­ta com­bi­nazione far­ma­co­log­i­ca già in parten­za si potreb­bero ottenere risul­tati davvero sig­ni­fica­tivi e sen­za effet­ti indesiderati impor­tan­ti rispet­to alla cura con due soli far­ma­ci. Con la polip­il­lo­la il calo medio del­la pres­sione sis­toli­ca è sta­to di 29 mil­limetri di mer­cu­rio con­tro i 20 del­la com­bi­nazione a due far­ma­ci. Per la dias­toli­ca si è sce­si di 13,9 mil­limetri di mer­cu­rio con la polip­il­lo­la, con­tro i 9,3 del trat­ta­men­to con due far­ma­ci. Ovvi­a­mente gli obi­et­tivi del trat­ta­men­to sono diver­si in base alle carat­ter­is­tiche delle per­sone: nel­lo stu­dio sono sta­ti con­siderati come tar­get i val­ori di 140/90 mil­limetri di mer­cu­rio nei sogget­ti altri­men­ti sani e 130/80 nei dia­beti­ci o nei pazi­en­ti con patolo­gie renali croniche. (F.M.)

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Olsen: “Alla Roma serve equilibrio, non possiamo permetterci altri passi falsi”

Quan­do sono arriva­to c’era mol­ta pres­sione nei miei con­fron­ti. Non pos­si­amo per­me­t­ter­ci pas­si fal­si come con­tro la Spal in casa”Dieci par­tite gio­cate, 900 minu­ti in gial­lorosso. Olsen è arriva­to in pun­ta dei pie­di, dan­do per scon­ta­to che per molti sarebbe sta­to un “sorveg­lia­to spe­ciale”. Ha rispos­to con il lavoro, duro, min­u­to dopo min­u­to e “sta crescen­do par­ti­ta dopo par­ti­ta” paro­la di mis­ter di Francesco. Ecco la sua inter­vista rilas­ci­a­ta al Match Pro­gram del club.

La gara con­tro il Napoli era una par­ti­ta molto del­i­ca­ta, un match che sape­va­mo sarebbe sta­to dif­fi­cile, in par­ti­co­lare per­ché gio­cava­mo fuori casa con­tro una grande squadra. Il Napoli è un grup­po che sta facen­do molto bene sia in cam­pi­ona­to sia in Europa.

Abbi­amo inizia­to la gara molto bene, poi con il pas­sare dei minu­ti loro han­no un po’ pre­so il sopravven­to, ci han­no mes­so pres­sione. Siamo sta­ti bravi a seg­nare il pri­mo gol, poi abbi­amo lot­ta­to e cer­ca­to in tut­ti i modi di portare a casa i tre pun­ti. Purtrop­po abbi­amo incas­sato un gol all’ultimo min­u­to ed è sta­to un vero pec­ca­to aver las­ci­a­to due pun­ti”.

Quin­di il bic­chiere è mez­zo pieno o mez­zo vuo­to?

Al fis­chio finale ero davvero dispiaci­u­to e mi sem­bra­va aves­si­mo get­ta­to due pun­ti, insom­ma più due pun­ti per­si invece che uno guadag­na­to. Oggi, a mente fred­da, anal­iz­zan­do la par­ti­ta, per come è anda­ta la gara nel suo insieme, pos­si­amo essere sod­dis­fat­ti del pun­to con­quis­ta­to anche se ovvi­a­mente giochi­amo sem­pre per i tre pun­ti e per la vit­to­ria. Al fis­chio finale la delu­sione era tan­ta e bru­ciante”.

In questo avvio di sta­gione la Roma ha alter­na­to buone prestazioni ad altre meno con­vin­cen­ti. Per­ché ques­ta alter­nan­za di risul­tati?“Buona doman­da! A dire il vero non ho una rispos­ta, una spie­gazione del per­ché a volte il rendi­men­to è molto buono e altre volte non è all’altezza. È dif­fi­cile dare una rispos­ta, quel­lo che pos­so assi­cu­rare è che noi scen­di­amo sem­pre in cam­po per vin­cere le par­tite e lot­ti­amo per i tre pun­ti. A volte ci riesce a volte no. Dob­bi­amo miglio­rare e vin­cere soprat­tut­to in casa. Non pos­si­amo per­me­t­ter­ci pas­si fal­si come con­tro la Spal in casa, non siamo sta­ti all’altezza. Ma poi tre giorni dopo abbi­amo reag­i­to molto bene in casa con­tro il CSKA Mosca. Dob­bi­amo trovare mag­giore equi­lib­rio”.

Bisogna sot­to­lin­eare però che, gra­zie anche alle sue ottime prestazioni, nelle ultime gare, fat­ta eccezione per il match con­tro la SPAL, il rendi­men­to del repar­to difen­si­vo è decisa­mente miglio­ra­to.

Cres­ci­amo giorno dopo giorno, come squadra, sia in fase difen­si­va che in quel­la offen­si­va. Lavo­riamo duro in allena­men­to, pro­prio con l’obiettivo di miglio­rare sem­pre”.

A propos­i­to delle sue prestazioni in ques­ta pri­ma parte del­la sta­gione, qualche giorno fa ha dichiara­to che in questi pri­mi mesi romani ha dovu­to sop­portare una forte pres­sione nei suoi con­fron­ti, ma che ormai è mes­sa alle spalle.

È vero, quan­do sono arriva­to c’era mol­ta pres­sione nei miei con­fron­ti, ma è nor­male quan­do si arri­va in un grande club. La Roma ave­va appe­na cedu­to un portiere fan­tas­ti­co come Alis­son e io veni­vo per sos­ti­tuir­lo. Mi aspet­ta­vo mol­ta pres­sione e sape­vo che avrei dovu­to dimostrare sul cam­po il mio val­ore. Sto lavo­ran­do duro ogni giorno, ogni min­u­to, per dimostrare di essere all’altezza”.

Quali sono le dif­feren­ze che ha trova­to nel cal­cio ital­iano?

La dif­feren­za tra il cal­cio da cui proven­go e quel­lo ital­iano è enorme. È com­ple­ta­mente diver­so, sicu­ra­mente è un cam­pi­ona­to migliore quel­lo del­la Serie A, non c’è paragone. Adesso gio­co con cal­ci­a­tori più for­ti e con­tro cal­ci­a­tori più for­ti, davvero una dif­feren­za enorme”.

E come è cam­bi­a­to il meto­do di allena­men­to?

Quan­do sono arriva­to qui per me era tut­to nuo­vo, un nuo­vo meto­do di lavoro, tec­niche di lavoro dis­tinte. C’è volu­to un po’ di tem­po, ho dovu­to ambi­en­tar­mi. Ho trova­to un nuo­vo allena­tore con il quale lavo­riamo su tut­to, su ogni aspet­to nei min­i­mi det­tagli. Dal­la tec­ni­ca, al posizion­a­men­to tra i pali, il gio­co da dietro… cer­chi­amo di lavo­rare su tut­to, per cer­care mi miglio­rare”.

Conoscere la lin­gua è impor­tante per un portiere. Come va il suo ital­iano?

In cam­po sta andan­do sem­pre meglio, non ho prob­le­mi a comu­ni­care e far­mi capire dal resto dei com­pag­ni. Capis­co sem­pre un po’ di più; sono arriva­to da tre mesi e sicu­ra­mente pos­so miglio­rare anco­ra e cre­do che piano piano impar­erò anche l’italiano di tut­ti i giorni”.

Altra  par­ti­ta per la Roma, altra trasfer­ta insidiosa, ques­ta vol­ta con­tro la Fiorenti­na. Che par­ti­ta sarà?

Mi aspet­to una par­ti­ta dif­fi­cile, com­pli­ca­ta, in trasfer­ta con­tro una buona squadra. Per for­tu­na abbi­amo qua­si una intera set­ti­mana per poter­la preparare con cal­ma e al meglio. L’obiettivo è quel­lo di tornare con i tre pun­ti”.

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Presidente Rouhani sulle nuove sanzioni americane: “l’Iran non ha paura”

Presidente dell'Iran Hassan Rouhani

Alla vig­ilia delle nuove sanzioni statu­niten­si, il pres­i­dente ira­ni­ano Has­san Rouhani ha dichiara­to che Teheran non ha pau­ra delle minac­ce di Wash­ing­ton.

La gente dovrebbe sapere che il gov­er­no non ha pau­ra delle minac­ce amer­i­cane”, ha det­to Rouhani, le cui parole pro­nun­ci­ate durante una riu­nione di gov­er­no sono state pub­bli­cate sul sito uffi­ciale del pres­i­dente iraniano.Rouhani ha osser­va­to che il popo­lo ira­ni­ano mostr­erà fer­mez­za e unità di fronte alle sanzioni amer­i­cane, def­i­nite come una nuo­va fase di “oppres­sione degli amer­i­cani”. Tut­tavia non ha esclu­so che i suoi concit­ta­di­ni potreb­bero affrontare prob­le­mi nei prossi­mi mesi, con­tro cui il gov­er­no val­uterà tutte le oppor­tu­nità disponi­bili per attutire gli effet­ti dele­teri. spu­tinikmi­talia

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Serie B: il Pescara in testa da solo

Pareggia 1–1 Cosenza, perde il Verona scavalcato dal Palermo © ANSA(ANSA) — ROMA, 30 OTT — Risultati degli incontri della decima giornata del campionato di serie B: Ascoli-Verona 1–0; Carpi-Palermo 0–3; Cittadella-Foggia 1–1; Cosenza-Pescara 1–1; Cremonese-Venezia 0–1; Perugia-Padova 3–2; Spezia-Benevento rinviata; Salernitana-Livorno e Lecce-Crotone domani.
Classifica: Pescara 19 punti; Palermo 18; Verona 17; Benevento 16; Cittadella 15; Brescia e Salernitana 14; Lecce e Spezia 13; Ascoli 12; Cremonese, Crotone e Perugia 11; Venezia 9; Cosenza 8; Padova 7; Foggia 6; Livorno e Carpi 5.

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Droga: condannata famiglia trafficanti

Pene comprese tra i 21 anni e i 10 mesi di reclusione

e(ANSA) — BARI, 31 OTT — Il Tribunale di Bari ha condannato a pene comprese tra i 21 anni e i dieci mesi di reclusione i dieci presunti componenti di un’organizzazione criminale accusata di gestire il traffico e lo spaccio di droga a Conversano (Bari). A capo dell’organizzazione c’erano — secondo quanto accertato — il boss Nicola Antonio La Selva (condannato a 21 anni) e sua moglie Sandra Pagnini (condannata a 10 anni e 4 mesi), reggente del clan quando il marito era detenuto del quale riportava ai sodali gli ordini dal carcere. Il figlio della coppia, Gianluca La Selva (condannato a 8 anni e 6 mesi), era incaricato di gestire gli spacciatori e organizzare eventuali ritorsioni e minacce in caso di ordini non rispettati. Gli imputati sono stati ritenuti colpevoli di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, mentre sono stati assolti “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di aver tentato di influenzare competizioni elettorali e di aver minacciato forze dell’ordine e politici. Stando alle indagini dei Carabinieri, coordinate dal procuratore aggiunto di Bari Roberto Rossi, la famiglia La Selva aveva allestito in città una vera e propria centrale dello spaccio dotata di telefonini dedicati al commercio della droga, ciclomotori per il trasporto, basi logistiche, depositi e un laboratorio per il taglio della cocaina. Agli imputati, ritenuto vicini al clan Strisciuglio di Bari, si contestava anche il reato di associazione per delinquere armata che avrebbe compiuto attentati incendiari nei confronti dei componenti di forze dell’ordine al fine di assicurarsi l’impunità, avrebbe usato la violenza e la minaccia pubblicamente nella piazza principale del paese per creare un clima intimidatorio nei confronti di esponenti della politica locale, con l’obiettivo di acquisire il controllo di attività economiche, di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, nonché di ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri azioni di consultazioni elettorali. I giudici hanno ritenuto questa accusa insussistente, assolvendo tutti gli imputati che ne rispondevano.(ANSA).

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Violenza sessuale di gruppo nel Cara, arresti a Bari

Gang di nigeriani, la vittima è una connazionale

Agen­ti del­la Polizia han­no arresta­to quat­tro di cinque pre­sun­ti com­po­nen­ti di una gang nige­ri­ana per vio­len­za ses­suale di grup­po com­pi­u­ta nei con­fron­ti di una gio­vane con­nazionale all’interno del Cen­tro Accoglien­za Richieden­ti Asi­lo di Bari. L’ordinanza di cus­to­dia in carcere è sta­ta emes­sa dal gip del Tri­bunale su richi­es­ta del­la Procu­ra. I cinque nige­ri­ani sono ritenu­ti respon­s­abili, in con­cor­so, di vio­len­za pri­va­ta e vio­len­za ses­suale di grup­po. Gli arresta­ti han­no tra i 21 ed i 37 anni.

Quat­tro degli uomi­ni rag­giun­ti dal­la misura caute­lare sono sta­ti arresta­ti a Bari e nel­la provin­cia barese e por­tati in carcere di Bari, men­tre un quin­to è atti­va­mente ricer­ca­to. Alcu­ni degli arresta­ti han­no prece­den­ti di polizia e sono in posizione irre­go­lare nel ter­ri­to­rio del­lo Sta­to (uno di essi, in par­ti­co­lare, già detenu­to in carcere per omi­cidio di un cit­tadi­no nige­ri­ano avvenu­to l’8 mag­gio 2017). Nei pri­mi giorni del mag­gio 2017 i cinque avreb­bero fat­to irruzione all’interno di un mod­u­lo abi­ta­ti­vo del Cen­tro Accoglien­za di Bari-Palese e han­no dap­pri­ma bloc­ca­to una ragaz­za nige­ri­ana, di 24 anni, e poi l’hanno costret­ta, sot­to la minac­cia di un coltel­lo, a subire un rap­por­to ses­suale non con­sen­ziente.

Quan­do la vit­ti­ma ha avu­to il cor­ag­gio di denun­cia­re l’episodio, dopo diver­si mesi, era molto impau­ri­ta e ha det­to agli inves­ti­ga­tori di avere tim­o­re per even­tu­ali ulte­ri­ori riper­cus­sioni ai sui dan­ni. La ragaz­za è sta­ta sup­por­t­a­ta dagli agen­ti del­la Squadra Mobile e dai com­po­nen­ti dell’Associazione di pro­tezione che l’hanno pre­sa in cari­co.

La ragaz­za ha rac­con­ta­to di essere appro­da­ta sulle coste ital­iane agli inizi del 2017, seguen­do l’iter delle innu­merevoli carovane di migranti che, dopo aver rag­giun­to la Lib­ia ed avervi stanzi­a­to per set­ti­mane, pagan­do col­oro che orga­niz­zano i ‘viag­gi del­la sper­an­za’, ven­gono fat­ti imbar­care sui natan­ti e poi abban­do­nati in alto mare al loro des­ti­no. Una vol­ta giun­ta in Italia era poi sta­ta minac­cia­ta da alcu­ni con­nazion­ali, non anco­ra iden­ti­fi­cati, di dover­si pros­ti­tuire per ripa­gare intera­mente il deb­ito con­trat­to, una som­ma pari a cir­ca 20.000 euro. Trascor­so qualche giorno, era però rius­ci­ta a sfug­gire alle grin­fie dei suoi sfrut­ta­tori e a rag­giun­gere il Cara di Bari-Palese. Qui, sin da subito, è sta­ta ogget­to di atten­zioni ses­su­ali da parte di un suo con­nazionale, “Egbon”, che l’ha varie volte impor­tu­na­ta. La ragaz­za si è oppos­ta in più occa­sioni fino a quan­do, una sera, è sta­ta minac­cia­ta di morte dall’uomo, arma­to di coltel­lo “a scat­to”. E’ sta­ta poi attor­ni­a­ta dal bran­co, col­pi­ta da tut­ti ripetu­ta­mente con schi­af­fi e pug­ni al volto, e trasci­na­ta in una stan­za; a quel pun­to Egbon ha costret­to la don­na ad un rap­por­to ses­suale, men­tre gli altri impe­di­vano l’accesso alla cam­era ad estranei. Suc­ces­si­va­mente l’uomo ha con­tin­u­a­to a pic­chiare bru­tal­mente la sua vit­ti­ma. Vani sono sta­ti i ten­ta­tivi del­la don­na di chiedere aiu­to. (ANSA)

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Ndrangheta, l’ex Juve Iaquinta condannato a due anni ITALIA >

Vin­cen­zo Iaquin­ta, ex attac­cante del­la Juven­tus e del­la Nazionale, è sta­to con­dan­na­to a due anni nel proces­so di ‘Ndrangheta Aemil­ia. Per lui la Dda ave­va chiesto sei anni, per reati di armi. Il padre dell’ex cal­ci­a­tore, Giuseppe Iaquin­ta, accusato di asso­ci­azione mafiosa, è sta­to con­dan­na­to invece a 19 anni. Padre e figlio se ne sono andati dall’aula del tri­bunale di Reg­gio Emil­ia urlan­do «ver­gogna, ridi­coli» men­tre è anco­ra in cor­so la let­tura del dis­pos­i­ti­vo.  IL MESSAGGERO.IT

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