LINDSAY KEMP: IL CARISMA E LA GRAZIA DI UN MAESTRO

Inter­vista allo stra­or­di­nario artista che, nel­la sua lun­ga car­ri­era, ha cat­tura­to l’attenzione di miti come Fed­eri­co Felli­ni, Ken Rus­sell, Peter Gabriel, Mick Jag­ger e, soprat­tut­to, David Bowie

di Adri­ano Ercolani — 13 aprile 2015

Lins­day Kemp è un artista stra­or­di­nario, che ha attra­ver­sato ormai qua­si da 50 anni la cul­tura under­ground col caris­ma e la grazia di un mae­stro nat­u­rale.
Con­sid­er­a­to uno dei maestri del teatro di dan­za con­tem­po­ra­neo, nel­la sua lun­ga car­ri­era la sua arte ha attrat­to vere e pro­prie leggende artis­tiche come Nureyev e Felli­niMick Jag­ger e Ken Rus­sell. Soprat­tut­to, ha eserci­ta­to un’influenza deter­mi­nante sul­la sto­ria del rock. Basti pen­sare che tra i suoi allievi si pos­sono annover­are Kate Bush, Peter Gabriel e, soprat­tut­to, David Bowie che più di tut­ti ha dichiarata­mente sub­ì­to la sua influen­za.
Kemp final­mente tor­na in sce­na in giro per l’Italia. Col suo spet­ta­co­lo Kemp Dancesinizierà il suo tour il 24 e il 25 gen­naio a Par­ma al Teatro Due. Suc­ces­si­va­mente si esi­birà il 13 mar­zo a Roma al Teatro Bran­cac­cio (forse anche il 14 vis­to le notevoli richi­este) e il 25 mar­zo a Gen­o­va al Teatro Politea­ma.lindsaybowie
Questo arti­co­lo è in realtà un crim­ine con­tro l’umanità. Nes­suna traspo­sizione scrit­ta, infat­ti, può ren­dere la delizia di con­ver­sare con il più grande artista mim­ico vivente. Ogni bat­tuta, ricor­do, sfu­matu­ra, allu­sione di Kemp è infat­ti ampli­fi­ca­ta e resa mem­o­ra­bile dall’incanto con­tin­uo del­la sua mim­ica fac­ciale e dal gio­coso trasfor­mar­si del­la sua voce, ora bef­far­da, ora com­mossa, ora pro­fon­da, ora toc­cante. Lo abbi­amo incon­tra­to nel­la sua res­i­den­za livor­nese, il giorno dopo il con­cer­to a Luc­ca di Mar­i­anne Faith­full. Coin­ci­den­za che è sta­ta l’occasione per riavvol­gere il filo dei ricor­di che costel­lano una car­ri­era mer­av­igliosa­mente ric­ca d’incontri.

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Come hai conosci­u­to Mar­i­anne Faith­full?
“L’ho conosci­u­ta anni fa, e pos­so cer­ta­mente definir­mi un suo ammi­ra­tore. E’ una per­sona molto tal­en­tu­osa: è una can­tante, un’attrice, una per­former a 360° gra­di. L’ho incon­tra­ta molti anni fa, ver­so la fine degli anni ’60, cre­do gra­zie a Mick Jag­ger. Non mi ricor­do… forse Mar­i­anne la conosce­vo da pri­ma. Sì… ho conosci­u­to Mick attra­ver­so Bian­ca Jag­ger. Lei segui­va le lezioni di tip tap di una mia col­le­ga e durante un eser­cizio si ruppe una cav­iglia. Andammo, dunque, a trovar­la in ospedale, e mi ritrovai Mick Jag­ger sedu­to dall’altra parte del let­to. Fu amore a pri­ma vista! 

Jag­ger era già una rock­star inter­nazionale all’epoca.”

Puoi rac­con­tar­ci qual­cosa del­la vos­tra ami­cizia?


“Sì, cer­ta­mente, era già un grande ido­lo del rock. Mi ricor­do che venne a trovar­mi durante la pri­ma edi­zione di Flow­ers a Lon­dra, nel 1974. Divenne un mio grande ammi­ra­tore, e quan­do ci trasfer­im­mo a Broad­way mi mandò un bou­quet di 101 gigli bianchi. Almeno cre­do fos­sero 101, ogni vol­ta che rac­con­to ques­ta sto­ria aumen­to il numero (ride, ndr)! Alcu­ni giorni dopo fui inter­vis­ta­to da una riv­ista impor­tante, e mi feci fotogra­fare men­tre abbrac­cia­vo quel bou­quet ho tenu­to quei fiori finché non sono com­ple­ta­mente appas­si­ti!”

Una delle chi­avi del tuo nuo­vo show, Kemp Dances, è la costante rein­ven­zione di te stes­so. Puoi par­lar­ci un po’ del­lo spet­ta­co­lo?


“Abbi­amo pre­sen­ta­to l’anteprima l’estate scor­sa, ora inizier­e­mo di nuo­vo a Par­ma e poi a mar­zo torner­e­mo a Roma, al Bran­cac­cio, il 13 e 14 mar­zo. Vor­rei chiarire che è uno show in cui non sono solo a dan­zare: sarò accom­pa­g­na­to da David HaughtonDaniela Mac­cari, Ivan Ristal­lo e James Van­zo. Nel­la pri­ma parte del­lo spet­ta­co­lo pre­sen­terò un nuo­vo adat­ta­men­to libero del­la Sto­ria del Solda­to di Stravin­sky. La sec­on­da parte è com­pos­ta da alcu­ni delle mie pezzi clas­si­ci accan­to ad alcu­ni nuovi rac­con­ti. Dopo Roma abbi­amo una recita a Gen­o­va il 25 mar­zo e poi andremo in Spagna. 
Final­mente, sarò on the road again! Sono sta­to per anni costan­te­mente in tour, mi man­ca la stra­da. Pri­ma mi lamen­ta­vo che c’era trop­po da fare … ora c’è trop­po poco!”

Come dice un ver­so di Bob Dylan, non a caso costan­te­mente in tour da anni: “Yes­ter­day every­thing was going too fast. Today, it’s mov­ing too slow”…


“Esat­ta­mente!”

Con­tem­p­lan­do la tua grandiosa car­ri­era, ver­rebbe da pen­sare che Kemp Dances sia una sor­ta di antolo­gia delle tue opere, è cor­ret­to?
“Sin­ce­ra­mente, non l’ho pen­sato in questo modo. Sì, in alcune par­ti ripro­pon­go pezzi che ho già pro­pos­to molte volte, ma ogni vol­ta che vado sul pal­co è sem­pre una rein­ven­zione. Per questo il sot­toti­to­lo del­la pro­duzione è Inven­zioni e Rein­car­nazioni, per­ché sono lavori che io amo eseguire ma che ogni vol­ta le inter­pre­to in maniera dif­fer­ente: ricon­tano sem­pre un oggi, non un ieri.”

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Vaslav Nijin­skij, il leggen­dario bal­leri­no rus­so

Hai men­zion­a­to Stravin­skij, non pos­si­amo non pen­sare a Nijin­skij, il leggen­dario bal­leri­no che hai imper­son­ato molte volte sul pal­co.
Nijin­s­kij è una delle mie inter­pre­tazioni clas­siche che in Kemp Dances ripor­to in vita. Ne ho real­iz­za­to numerose ver­sioni nel cor­so degli anni: è un per­son­ag­gio incred­i­bile, ado­ra­to come il più grande bal­leri­no del mon­do, una leggen­da vivente che è impazz­i­ta, inva­so di un mist­i­cis­mo vision­ario e anche da para­noia. Scrisse un diario impres­sio­n­ante sull’orlo del bara­tro, già ricov­er­a­to in man­i­comio nelle mon­tagne svizzere… sospe­so fra estasi e trage­dia… poi si chiuse in silen­zio per più di 30 anni.”

Davvero, è un pec­ca­to che prati­ca­mente non abbi­amo alcun video delle sue per­for­mance. Come hai potu­to inter­pretare una leggen­da del­la dan­za con pochissi­ma doc­u­men­tazione, se non i suoi cele­bri diari?
“Ho suona­to la musi­ca sul­la quale Nijin­skij dan­za­va. E, in qualche modo, sono sta­to in gra­do di evo­care il suo spir­i­to. Pri­ma di entrare in sce­na, mi immer­go in una sor­ta di trance. Per me è molto impor­tante. “No trance, no dance!”. Quin­di, è come se si entrasse in un altro mon­do. Nel caso di Nijin­skij, nel mon­do del­la com­pag­nia Des Bal­lets Russ­esdi Diaghilev, e l’arte dell’avant-garde. Ho stu­di­a­to molto Nijin­skij, e l’ho conosci­u­to attra­ver­so le sue stesse parole, le foto, le biografie, i rac­con­ti di chi lo ha vis­to bal­lare. Ho sem­pre sen­ti­to che Nijin­skij fos­se pre­sente in spir­i­to quan­do lo inter­pre­to, come sen­to Gar­cìa Lor­ca o Isado­ra Dun­can quan­do li imper­sono. Ma nel­lo stes­so tem­po, non li sto imi­tan­do. Sono me stes­so, nelle veste di Elis­a­bet­ta I, di Lewis Car­rol, di Puck oppure di Salomè nel­la dan­za dei sette veli. Nelle mie inter­pre­tazioni c’è altret­tan­to di me quan­to c’è delle gran­di per­son­al­ità che incar­no sul­la sce­na.”

Quan­do par­li di trance, la definiresti una sor­ta di med­i­tazione?
“Dici­amo che è il mio tipo per­son­ale di med­i­tazione. Ho avu­to espe­rien­ze di med­i­tazione ma non ho mai segui­to in modo fis­so alcun par­ti­co­lare inseg­na­men­to. Ma ci sono pas­sato, come tan­ti, in quegli anni, Mick Jag­ger, Bowie, tut­ti era­no inter­es­sati, I Bea­t­les andarono in India etc. Ho stu­di­a­to in par­ti­co­lare il Tai Chi. Tutte le mie lezioni iniziano con un momen­to di pace e silen­zio, una qualche for­ma di med­i­tazione E poi la musi­ca. E poi ti abban­doni alla musi­ca, come un albero s’abbandona alla brez­za, con­sen­ten­do alla musi­ca di trasportar­ti in un altro mon­do. E così improvvisa­mente… siamo in Giap­pone! O Spagna. Spero sem­pre che in questo sta­to di trance si liberi quel­lo che Gar­cìa Lor­ca chia­ma­va il Duende,  l’altra fac­cia de la luna che è in noi. Io non recito, vivo effet­ti­va­mente l’esperienza. Come i bam­bi­ni quan­do gio­cano, per loro quel­la è la realtà. Non recitare, sii te stes­so. Se riesci a seguire questo prin­ci­pio, non sei mai ripet­i­ti­vo. Sei reale.”

Con questo approc­cio hai real­iz­za­to spet­ta­coli come Onna­ga­ta e Mr.Punch, che però sono inti­ma­mente col­le­gati al con­cet­to di maschera.
“Quei per­son­ag­gi era­no sim­ili a quel­li del­la com­me­dia dell’arte. I loro volti non era­no effet­ti­va­mente i “loro” volti. Mr.Punch l’ho inter­pre­ta­to con la maschera del mio volto. Ma, appun­to, invece di una maschera ho usato il truc­co. Ho dip­in­to con la mia immag­i­nazione cosa vede­vo nel­lo spec­chio. Quan­do mi truc­co dipin­go ciò che immag­i­no sul mio volto. Cre­do sia un po’ come portare all’esterno l’interiorità e portare all’interno ciò che è ester­no. Ren­dere vis­i­bile ciò che è invis­i­bile.”

Cosa ti ha attrat­to ad esem­pio in Mr.Punch? Sem­bra qua­si tu voglia rein­ventare la tradizione.
“I per­son­ag­gi che inter­pre­to sono i per­son­ag­gi che io sono, o potrei essere, o vor­rei essere. E con i quali mi iden­ti­fi­co. Non sono un attore, vedi: gli attori, si iden­ti­f­i­cano con quel­lo che non sono, ma io mi iden­ti­fi­co con ciò che sono. Sono tut­ti aspet­ti di me stes­so: amorev­ole e aggres­si­vo, sag­gio e folle, tut­ti gli aspet­ti di cui la nos­tra per­son­al­ità è com­pos­ta, come tas­sel­li di un puz­zle. Sono sem­pre sta­to attrat­to da Punch per­ché mi assomiglia molto! Punch è l’altro lato di Divine, il per­son­ag­gio di Jean Genet in Flow­ers. Punch è colui che aggre­disce ma è anche il ribelle. Questo mi fa iden­ti­fi­care con lui. Punch tende a dis­trug­gere tut­to ciò che non gli piace, soprat­tut­to l’autorità, com­bat­te sem­pre la legge, com­met­ten­do orri­bili cri­m­i­ni … per la delizia del pub­bli­co (ride, ndr)! Ma le men­zogne di Punch sono un gio­co, un gio­co por­ta­to trop­po in là. Mi ha sem­pre ecc­i­ta­to la sua pas­sione, la sua esuber­an­za, la sua anar­chia, l’assoluta lib­ertà del­la sua per­son­al­ità. E, ovvi­a­mente, il suo cos­tume: aran­cione e gial­lo, il suo truc­co inqui­etante, i den­ti grotteschi, l’eccesso che esprime e tut­ti i mer­av­igliosi ele­men­ti, tipi­ci dei per­son­ag­gi del­la com­me­dia dell’arte.”

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Una sce­na del film di Ken Rus­sell “Valenti­no” con Rudolph Nureyev

Artisti ado­rati uni­ver­salmente come David Bowie, Peter Gabriel e Kate Bush era­no tuoi allievi. Come ti sen­ti ad aver nutri­to l’ispirazione di per­sone diven­tate, in alcu­ni casi, leggende viven­ti?
“Ogni vol­ta la BBC mi chia­ma e dice: “Vol­e­va­mo con­tat­tar­la per un doc­u­men­tario” e io dico: “Final­mente”! … ma poi alla fine sco­pro sem­pre che è su Bowie o Kate Bush (ride, ndr)! La BBC attuale non si vuole occu­pare di me, sono trop­po scan­daloso, l’establishment cul­tur­ale in Inghilter­ra oggi è molto noioso, sem­pre sospet­tosi, con­ser­va­tori. Sono sem­pre sta­to con­sid­er­a­to, e mi sono sem­pre con­sid­er­a­to, uno straniero in patria, Ora che vivo in Italia, sono con­tento per­ché non mi sen­to più uno straniero.”

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Il poster del film “Sav­age Mes­si­ah” di Ken Rus­sell

Nel­la tua car­ri­era sei sta­to un mag­nete per artisti non­con­formisti, come Ken Rus­sell e Derek Jar­man. Hai lavo­ra­to con loro in Sav­age Mes­si­ah del 1972, l’anno dopo lo scan­daloso film I Diavoli. Che ricor­di hai di quel­la espe­rien­za?


“Quante cose sai, mi fa piacere! Sì, Derek Jar­man era l’art direc­tor, lo incon­trai per la pri­ma vol­ta in quell’occasione, in segui­to diven­im­mo buoni ami­ci. Lavo­rare con Ken Rus­sell non è sta­to facile, per­ché si com­por­ta­va un pò come una diva, pote­va essere molto gen­tile e poi all’improvviso molto duro. Io ero un po’ il ragaz­zo “nuo­vo” sul set, così non mi trat­tò con del­i­catez­za, anzi con mol­ta impazien­za. In realtà gli piace­vo, mi invitò pure a casa sua dopo il film a bere cham­pagne … ma non c’era nul­la! Ave­va spe­so tut­ti i suoi sol­di, ave­va ipote­ca­to la sua casa per real­iz­zare Sav­age Mes­si­ah. Pen­so fos­se un buon film. Ovvi­a­mente, c’era anche Dorothy Tutin, un’attrice stra­or­di­nar­ia, era mer­av­igliosa. Rus­sell mi chi­amò anche per il suo film Valenti­no del 1977, ma nel final cut le mie scene era­no sparite! Fan­tas­ti­co, eh!  Lui recita­va molto seri­amente la parte del reg­ista, col cap­pot­to e la scia­rpa, serissimo…ma era anche capace di pren­der­si in giro, sape­va di stare recitan­do una parte. Lo ave­vo invi­ta­to a recitare Erode nel­la mia Salomè, ma all’ultimo min­u­to declinò. In segui­to ebbi gran­di attori in quel­la parte, soprat­tut­to il grande Anton Dolin. Diven­im­mo ami­ci e la com­pag­nia del Bal­let­to Rus­soentrò in con­tat­to con me.”

Par­lan­do di bal­let­to rus­so, non pos­so non chieder­ti di Rudolf Nureyev, che del film Valenti­no fu il pro­tag­o­nista. Era­vate ami­ci, vero?


“Asso­lu­ta­mente. Venne a vedere Flow­ers quan­do ero a Lon­dra. Diven­tam­mo ami­ci e rec­i­pro­ci ammi­ra­tori. Venne a moltissi­mi miei spet­ta­coli. Ave­va­mo moltissi­mi prog­et­ti insieme, sarei dovu­to andare all’Operà di Pari­gi per dan­zare con lui in una ser­a­ta di gala! Stava­mo per met­tere in sce­na La Spec­tre de la Rose insieme, lui avrebbe inter­pre­ta­to Rose e io la gio­vane ragaz­za. Ave­va­mo tan­tis­si­mi prog­et­ti che purtrop­po non potem­mo real­iz­zare a causa del­la sua trag­i­ca malat­tia.”


La can­zone di Kate Bush ded­i­ca­ta a Kemp

Kate Bush ti ha ded­i­ca­to una can­zone. Ti ricor­di come vi siete incon­trati?
“Ne parla­vo l’altro giorno con Gui­do Harari, il grande fotografo, dell’ultima vol­ta che ho lavo­ra­to con Kate, per il suo cor­tome­trag­gio The Line, The Cross and The Curve. Kate mi veni­va a vedere in qual­si­asi spet­ta­co­lo, ovunque io mi esi­bis­si. Mi tro­vò al Dance Cen­terin Covent Gar­den, dove inseg­na­vo dan­za. Inseg­na­vo a chi­unque lo desiderasse, miei allievi era­no attori, can­tan­ti, dan­za­tori, pit­tori, musicisti, e per­sone nor­malis­si­mi. Quan­do Kate veni­va, c’erano spes­so anche Peter Gabriel e Miguel Bosé.”


Bowie e Kemp che recitano insieme in “Pier­rot in Turquoise”

Come tut­ti san­no, la tua mag­giore influen­za fu su David Bowie. Puoi con­di­videre con noi alcu­ni tuoi ricor­di?


Bowie venne a vedere un mio spet­ta­co­lo in un pic­co­lo teatro. Qual­cuno mi ave­va dato il suo LP, il giorno pri­ma, quel­lo chiam­a­to pro­prio David Bowie, dell’etichetta Der­am. Mi ricor­do la can­zone: When I live my dream. E m’innamorai subito del­la sua musi­ca, del­la sua voce. Suon­ai il dis­co pri­ma del­lo show e poi feci la mia entra­ta in sce­na. Lui era pre­sente e fu molto lusin­ga­to. Venne a trovar­mi in cameri­no, e fu davvero amore a pri­ma vista! Il giorno dopo venne a trovar­mi nel mio appar­ta­men­to in Soho e com­in­ci­ammo subito a piani­fi­care tut­to quel­lo che avrem­mo potu­to fare insieme. Sì innamorò del mio mon­do, rimase incan­ta­to soprat­tut­to dal mio Pier­rot. Com­in­ciò a venire alle mie lezioni al cen­tro di dan­za il giorno dopo, e preparammo insieme lo spet­ta­co­lo Pier­rot in Turquoise … la sto­ria con Bowie è lun­ga e dram­mat­i­ca, usual­mente non voglio par­larne … però pos­so rein­ven­tar­la ogni vol­ta che voglio!

”

Tu hai prog­et­ta­to e mes­so in sce­na lo show di Zig­gy Star­dust and the Spi­ders from Mars. Come ti sen­ti quan­do pen­si che la tua opera è sta­ta così poten­te­mente influ­ente sul­la sto­ria del rock?


“Sono com­piaci­u­to e lusin­ga­to che la mia influen­za sia così dif­fusa. Per me è molto impor­tante, mi fa sen­tire una per­sona utile. Nelle mie lezioni di dan­za c’erano rock­star come attori di Hol­ly­wood. Non c’erano solo Bowie o Peter Gabriel, c’era Mia Far­row, c’era Sandy Pow­ell, la famosa cos­tu­mista, che ha stu­di­a­to con pas­sione i miei inseg­na­men­ti. Veni­vano alle mie lezioni dopo aver assis­ti­to ai miei spet­ta­coli, per­ché vol­e­vano diventare parte del mio mon­do. Sandy pri­ma lavo­ra­va nel­la moda e poi ha deciso di lavo­rare per il teatro. La feci lavo­rare per pri­mo come assis­tente sul mio Nijin­skij. Anni dopo, ha vin­to tre Oscar! Ma anche dopo abbi­amo con­tin­u­a­to a lavo­rare insieme, ha dis­eg­na­to i cos­tu­mi di Eliz­a­beth, per esem­pio. Molte per­sone ven­nero alle mie lezioni e rimasero influen­zate. Sai, non ho mai volu­to pren­dere trop­po cred­i­to, non ho mai volu­to enfa­tiz­zare la mia influen­za, ma ora che mi dici così mi viene da pen­sare … Caz­zo (ride, ndr)! Bowie, per esem­pio, come bal­leri­no non è che si sapesse muo­vere egre­gia­mente all’inizio, cosa che non pos­si­amo dire di Mick Jag­ger o, per esem­pio, di Michael Jack­son. Ave­va, cer­to, una grazia nat­u­rale, ma non era per inten­der­ci un Mr. Bojan­gles! Cer­to, era favolosa­mente caris­mati­co e ave­va un tal­en­to ver­sa­tile. Andammo a vedere moltissi­mi spet­ta­coli assieme. Ricor­do spe­cial­mente uno spet­ta­co­lo fat­to con le can­zoni di Jacques Brel, che amava­mo tut­ti e due. Come si sa, nel­lo spet­ta­co­lo Ziggy Star­dust David fece la sua ver­sione di My Death di Brel. Era un’interpretazione bel­lis­si­ma, sem­plice, essen­ziale. L’ho sem­pre incor­ag­gia­to ad essere sem­plice e diret­to L’istrionismo non è sta­to tan­to sug­ger­i­to da me, per quan­to in quel peri­o­do fos­si all’apice del mio peri­o­do baroc­co. Ora i miei spet­ta­coli sono molto più sem­pli­ci, come vedrete in Kemp Dances.Sem­plice… insom­ma non “così” sem­plice, ma illu­mi­na­to e prog­et­ta­to in maniera più essen­ziale.
”


L’esibizione di Bowie alla Fac­to­ry in cui fa il mimo

In alcune par­ti del­lo show di Ziggy Star­dust la tua influen­za è aper­ta­mente riconosci­bile, ad esem­pio nel­la sezione mim­ica dell’esibizione di The Width of the Cir­cle, ma anche nell’uso di kimoni.
“Ho con­di­vi­so con lui la mia pas­sione per la cul­tura giap­ponese in par­ti­co­lare, soprat­tut­to per il teatro  Kabuki e  Bowie mi chiese di dirigere lo spet­ta­co­lo e di esi­bir­mi, soprat­tut­to, come dire di … assem­blar­lo. Quel­lo che ho fat­to è dare una for­ma al tut­to, costru­ire lo spet­ta­co­lo. Lui mi fece ascoltare le can­zoni e con quelle can­zoni ho costru­ito uno spet­ta­co­lo.  Abbi­amo col­lab­o­ra­to moltissi­mo insieme, ci siamo innamorati, poi ci siamo las­ciati … Odd­io, forse avrai let­to da qualche parte che mi sono taglia­to le vene …beh, dici­amo, quel­la era una leg­gera esager­azione! Comunque, poco pri­ma di Zig­gy Star­dust, io e sua moglie, Ang­ie, erava­mo già ami­ci. Lei venne al teatro dove sta­vo met­ten­do in sce­na Flow­ers, e mi chiese da parte di Bowie di dirigere Zig­gy. E mi portò il nas­tro con le can­zoni che Bowie avrebbe volu­to uti­liz­zare, inclu­den­do I’m Wait­ing for my Man di Lou Reed, le cov­er di Jacques BrelLady Star­dust, una can­zone vera­mente incan­tev­ole.”


David Bowie fa il mimo. “The Mask”, 1969

Si dice la scrisse per Marc Bolan…
“Sì, lui volle proi­ettare immag­i­ni di Marc Bolan durante l’esibizione …ma io non ero molto sicuro del­la scelta… vole­vo che Lady Star­dust fos­si io (ride, ndr)! Avrei potu­to inter­pre­tar­la sul pal­co, indos­san­do il mio cos­tume di Flow­ers, con le per­le  e il vesti­to d’argento! Ma lui con­tin­u­a­va a dire: “No, Marc, voglio Marc!”, e quin­di mise assieme questo video proiezione per l’esibizione. In quel peri­o­do ave­va incon­tra­to Ken­neth AngerMick Rock, l’autore del video di Life on Mars?, e sta­va svilup­pan­do una pas­sione per ques­ta nuo­va scop­er­ta dei video musi­cali. Era sem­pre pro­fon­da­mente inter­es­sato nell’esplorare nuove pos­si­bil­ità tec­no­logiche.”

Gra­zie alla tua grande influen­za sul­la sce­na glam rock, sei sta­to invi­ta­to a parte­ci­pare al film Vel­vet Gold­mine. Pen­si che il film sia rius­ci­to a resti­tuire l’atmosfera di quegli anni stra­or­di­nari?
“Oh, mi piac­erebbe pot­er dire di si, per­ché mi piace molto i film di Todd Haynes, ma non ho riconosci­u­to lo spir­i­to di quegli anni. E sono rimas­to anche abbas­tan­za con­fu­so dal­la sto­ria, era tut­to mesco­la­to.”

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Jonathan Rhys Mey­ers nel film “Vel­vet Gold­mine” inter­pre­ta la parte di Bri­an Slade (per­son­ag­gio ispi­ra­to a Bowie)

Sì, nel film le fig­ure di Iggy Pop, Mick Ron­son e Lou Reed sono fuse nel per­son­ag­gio di Curt Wild, inter­pre­ta­to da Ewan McGre­gor.
“Esat­to.”

Conosce­vi bene Iggy Pop?
Oh si, lo ado­ra­vo. Mi ricor­do, veni­va sem­pre durante le prove di Zig­gy Star­dust. Era sem­pre molto con­cen­tra­to su quel­lo che real­iz­za­vo con BowieLou Reed anche era sem­pre attorno allo spet­ta­co­lo, ma non ho mai avu­to occa­sione di conoscer­lo appro­fon­di­ta­mente. Ado­ra­vo Iggy e ne sono davvero un ammi­ra­tore. Iggy era davvero intel­li­gente, una sor­ta di genio.”

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Mar­cel Marceau

Ci puoi rac­con­tare il tuo incon­tro col leggen­dario mimo Mar­cel Marceau, all’inizio del­la tua car­ri­era?
“Come e quan­do Bowie incon­trò me. Quan­do vidi per la pri­ma vol­ta Mar­cel Marceaurimasi com­ple­ta­mente rapi­to. Il suo volto bian­co, il cos­tume così ele­gante, il tut­to che esprime­va appari­va pro­prio come il con­cet­to di “classe” francese. Ave­va una vera e pro­pria maes­tria e un mer­av­iglioso caris­ma. Era bel­lo ma anche cred­i­bile. Cre­de­va in tut­to quel­lo che face­va sul pal­co. Quan­do mima­va di incon­trare un leone e urla­va di spaven­to … vive­va quel­lo spaven­to! Come Anna Pavlo­va o Nijin­skij. Lo vidi e cam­biò la mia vita. Mi dip­in­si il volto di bian­co e feci la mia ver­sione dei suoi numeri mim­ici, come quel­lo sulle far­falle o con il leone, e misi in sce­na un pic­co­lo spet­ta­co­lo chiam­a­to Clown’s Hour. Lo pre­sen­tai all’ Edin­burgh Fringe Fes­ti­val. Ave­vo 21 anni, Poco pri­ma di andare in sce­na, but­tai un’occhiata al pub­bli­co: e lo vidi, Marceu! E pen­sai “Oh, mer­da! E adesso che fac­cio?” Il mio spet­ta­co­lo era qua­si com­ple­ta­mente “ruba­to” dal suo, e ora sta­vo per esi­bir­mi davan­ti all’originale! Così, dovet­ti com­ple­ta­mente rein­ventare lo show! L’intero spet­ta­co­lo, dall’inizio alla fine, fu improvvisato. Venne a trovar­mi dopo, e me la sta­vo facen­do nei pan­taloni, ma gen­tilis­si­mo mi disse: “Sto inizian­do a for­mare una nuo­va com­pag­nia e vor­rei che tu ti unis­si a noi”. Ci incon­tram­mo a Lon­dra dopo alcu­ni giorni e iniziammo a fare lezioni insieme ogni giorno. Devo a lui le mie mani, cam­biò com­ple­ta­mente il mio modo di muo­vere le mani sul­la sce­na. Diven­tam­mo ami­ci.”

Federico-Fellini-2

Fed­eri­co Felli­ni

Sape­vo che Felli­ni ti vol­e­va in un suo film, è vero?
Felli­ni mi vol­e­va, è vero. Lo incon­trai con Jack Bir­kett – l’Incredibile Orlan­do –  nel 1965, quan­do mi trova­vo per la pri­ma vol­ta a Roma. Ci esi­bi­va­mo per la stra­da, nelle piazze di Traste­vere, non ave­va­mo una lira nem­meno per una cros­ta di pane. Abbi­amo rischi­a­to tante volte di venire arresta­ti, l’atmosfera era molto con­ser­va­trice all’epoca. Felli­ni vol­e­va davvero che lavo­ras­si con lui. L’ho incon­tra­to molte volte: noi dan­zava­mo a Piaz­za Navona, io suon­a­vo il tam­bu­rel­lo, e lui ama­va passeg­gia­re di notte in quel­la piaz­za. In segui­to, venne con Giuli­et­ta Masi­na a vedere i miei spet­ta­coli. 
Felli­ni mi vol­e­va nel suo Casano­va, era un bel ruo­lo. Aspet­tai molto per l’inizio del film, passò qua­si un anno. Poi andai in Aus­tralia, e lì Felli­ni mi scrissi, ma ero impeg­na­to con la tournée aus­traliana e non potei accettare l’invito di Fed­eri­co.”

Se doves­si dare uno sguar­do sul­la dan­za con­tem­po­ranea?
“Vedo molti dan­za­tori al giorno d’oggi, che sono anche bravi, ma non mi fan­no tremare i pol­si quan­do li guar­do bal­lare. Si definis­cono tut­ti dan­za­tori con­tem­po­ranei, ma la dan­za è sem­pre “con­tem­po­ranea al suo istante”. Il mio lavoro ha basi così clas­siche da diventare avant-garde oggi. Nel­la dan­za di oggi mi man­ca trop­po spes­so il rac­con­to, le emozioni, la comu­ni­cazione del rap­por­to con il pub­bli­co. I veri, gran­di, dan­za­tori con­tem­po­ranei, come Mar­ta Gra­ham, sono in pri­mo luo­go gran­di can­tas­to­rie.”

Come definiresti l’arte?
“È dare for­ma all’emozione per comu­ni­car­la al pub­bli­co.”

Lind­say Kemp: il caris­ma e la grazia di un mae­stro

Placidi71

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Ragazzina stuprata a Jesolo, post choc del poliziotto su Facebook: se l’è cercata

JESOLO «Queste ragazz­ine pen­sano di rime­di­are una can­na facen­do serviziet­ti veloci agli spacciatori…poi trovano quel­lo che invece vuole il servizio com­ple­to e allo­ra piangono per­ché le stuprano…storia vec­chia come il mon­do». Su Face­book, un post del genere, con annes­so arti­co­lo sul­la vio­len­za ses­suale di Jeso­lo, sarebbe già abbas­tan­za aber­rante di suo. Più grave, però, se la spara­ta non arri­va da un utente comune, ma da un poliziot­to ed ex diri­gente di un sin­da­ca­to.

Questo post choc sull’episodio del­lo stupro in spi­ag­gia di una 15enne da parte di un sene­galese, insieme ad altri dal con­tenu­to dis­cutibile («Cuc­chi val­e­va poco da vivo e da mor­to è diven­ta­to un affarone»), han­no scate­na­to un ciclone di polemiche, agi­ta­to dal­la blog­ger e gior­nal­ista Sel­vaggia Lucarel­li. L’autore è Mau­ro Maistro, poliziot­to in servizio al com­mis­sari­a­to di Adria, fino a un mese fa seg­re­tario del Coisp di Rovi­go. 

https://www.leggo.it/italia/cronache/stupro_jesolo_mauro_maistro_poliziotto_rovigo-3944045.html

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Avvelenati dieci cuccioli di cane a Messina: gli animalisti: «Bocconi alla stricnina»

Avvelenati dieci cuccioli di cane, gli animalisti: «Bocconi alla stricnina»

Dieci cuc­ci­oli di cane avve­le­nati a Furnari, in provin­cia di Messi­na. I volon­tari di un’associazione ani­mal­ista han­no scop­er­to i dieci cagno­li­ni randa­gi avve­le­nati in una stra­da del­la con­tra­da San Fil­ip­po del cen­tro messi­nese. Potreb­bero essere sta­ti uccisi con boc­coni alla stric­n­i­na.

Quan­to accadu­to nel comune di Furnari ci las­cia sgo­men­ti. Dieci cani sono sta­ti avve­le­nati da un agente fos­fori­co, si sospet­ta che sia sta­ta uti­liz­za­ta anche la stric­n­i­na, ma sarà l’Istituto Zoopro­fi­lat­ti­co Sper­i­men­tale del­la Sicil­ia a con­fer­mare l’agente uti­liz­za­to per questo ter­ri­bile crim­ine. Queste povere ani­me ave­vano appe­na trova­to casa”. Così in una nota Emanuela Big­na­mi, respon­s­abile nazionale randag­is­mo di Ani­mal­isti Ital­iani onlus.

È l’ennesima sto­ria di crudeltà — pros­egue — con­tro i nos­tri ami­ci fratel­li sen­za voce, frut­to a volte di un’insofferenza, com­ple­ta­mente amorale, per la pre­sen­za sul ter­ri­to­rio di ani­mali vagan­ti o indife­si. Ques­ta trage­dia deve spin­gere il Gov­er­no a inasprire le pene per chi si mac­chia di questi atro­ci reati”.

Con­clude Big­na­mi: “Esprim­i­amo vic­i­nan­za e sol­i­da­ri­età all’associazione ‘Ani­mal­isti Sicil­iani Ambi­ente’, che quo­tid­i­ana­mente tutela e cura i randa­gi indife­si del ter­ri­to­rio comu­nale. Il fenom­e­no del randag­is­mo nel 2018 è aumen­ta­to del 9,26%. Diven­ta urgente che il min­istro del­la Salute, Giu­lia Gril­lo, avvii un Piano nazionale di pre­ven­zione con­tro ques­ta emer­gen­za. Troppe volte questo prob­le­ma viene risolto con un macabro e inac­cetta­bile fai-da-te. I cani vagan­ti van­no ster­il­iz­za­ti, microchip­pati e iscrit­ti all’anagrafe. Siamo stanchi di vedere canili pieni, serve una cam­pagna di sen­si­bi­liz­zazione per pro­muo­vere l’adozione”.

https://www.leggo.it/italia/cronache/avvelenati_cuccioli_cane_animalisti_bocconi_stricnina-3942658.html

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Uccide e fa a pezzi una razza gravida in spiaggia sotto gli occhi dei bagnanti: turista denunciato

Uccide e fa a pezzi una razza gravida in spiaggia sotto gli occhi dei bagnanti: turista denunciato

Ha ucciso e fat­to a pezzi sot­to gli occhi di centi­na­ia bag­nan­ti una raz­za che sta­va per dare alla luce tre cuc­ci­oli all’interno dell’area mari­na pro­tet­ta di Cala Cipol­la, una delle spi­agge più sug­ges­tive di Chia, sul­la cos­ta sud occi­den­tale del­la Sardeg­na. Un tur­ista romano di 45 anni è sta­to denun­ci­a­to dai cara­binieri del­la Stazione di Capoter­ra per ucci­sione di ani­mali in area mari­na pro­tet­ta e minac­cia aggra­va­ta.

Con estrema vio­len­za, l’uomo ha arpi­ona­to con una fioci­na la raz­za gravi­da e pronta per il par­to, l’ha trasci­na­ta sul­la spi­ag­gia e davan­ti a centi­na­ia di bag­nan­ti ha inizia­to a far­la a pezzi, taglian­dole pri­ma la coda, ripren­den­do e fotografan­do tutte le fasi con il suo smart­phone. Alcu­ni tur­isti sono subito inter­venu­ti per cer­care di fer­mar­lo, ma lui li minac­ciati con un coltel­lo ed è fug­gi­to. Sono così arrivati i cara­binieri e gra­zie alle tes­ti­mo­ni­anze rac­colte han­no rin­trac­cia­to il romano e lo han­no denun­ci­a­to.

https://www.leggo.it/italia/cronache/uccide_razza_gravida_sardegna-3942764.html

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PER USCIRE DAL TUNNEL DELLA COCAINA BASTA UNASCOSSA”: SI TRATTA DI UNA STIMOLAZIONE CON IMPULSI MAGNETICI CHE LIBERA IL CERVELLO DAL DESIDERIO DI DROGA

PER USCIRE DAL TUNNEL DELLA COCAINA BASTA UNASCOSSA”: SI TRATTA DI UNA STIMOLAZIONE CON IMPULSI MAGNETICI CHE LIBERA IL CERVELLO DAL DESIDERIO DI DROGAOGGI LA DIPENDENZA DALLA COCA VIENE TRATTATA PRIMA COME MALATTIA CEREBRALE E SECONDARIAMENTE, MA SOLO SE NECESSARIO, COME DISTURBO MENTALE

Maria Sor­bi per il Gior­nale

cocainaCOCAINA

Niente bom­bar­da­men­ti di far­ma­ci e nem­meno sedute di grup­po nelle comu­nità o lunghe ter­apie dal­lo psi­canal­ista. Per uscire dal tun­nel del­la cocaina bas­ta una mini «scos­sa». Si trat­ta di una sti­mo­lazione con impul­si mag­neti­ci che di fat­to lib­er­a­no il cervel­lo dal deside­rio di dro­ga e riat­ti­vano molti con­tat­ti sinap­ti­ci che la cocaina ave­va mes­so fuori uso.

A riv­o­luzionare i cri­teri del­la dis­in­tossi­cazione è il meto­do col­lauda­to dal­lo psichi­a­tra e tossi­col­o­go Lui­gi Gal­lim­ber­ti, par­ti­to dagli stu­di effet­tuati sui rat­ti del neu­rol­o­go Antonel­lo Bon­ci. Oggi la dipen­den­za da cocaina viene trat­ta­ta pri­ma come malat­tia cere­brale e sec­on­dari­a­mente, ma solo se nec­es­sario, come dis­tur­bo men­tale.

COCAINACOCAINA

Per ora si trat­ta anco­ra di una sper­i­men­tazione, anche se in fase molto avan­za­ta, ma i risul­tati ottenu­ti han­no desta­to l’ inter­esse di molti isti­tu­ti di ricer­ca che fan­no capo all’ Isti­tu­to supe­ri­ore di san­ità e alla Food and drug admin­is­tra­tion amer­i­cana. «Al momen­to — spie­ga Gal­lim­ber­ti — abbi­amo trat­ta­to oltre 500 pazi­en­ti con risul­tati incor­ag­gianti.

In uno stu­dio in cor­so di pub­bli­cazione effet­tua­to su 226 pazi­en­ti, osser­vati per un peri­o­do di due anni, abbi­amo ver­i­fi­ca­to che cir­ca un quin­to han­no smes­so di assumere la sostan­za dal pri­mo giorno di trat­ta­men­to e non sono più ricadu­ti nel­la dipen­den­za. Gli altri, nell’ arco di due anni, a parte un pic­co­lo grup­po, han­no ridot­to l’ uso in maniera sig­ni­fica­ti­va pas­san­do ad esem­pio da un’ assun­zione alla set­ti­mana a una ogni due mesi.

Il paziente viene sot­to­pos­to a due sedute al giorno per cinque giorni con­sec­u­tivi e a due sedute gior­naliere un giorno alla set­ti­mana per altre dieci set­ti­mane.

cocainaCOCAINA

Durante gli ulti­mi tre mesi di trat­ta­men­to le sedute ven­gono ridotte grad­ual­mente. Di fat­to al paziente viene appog­gia­ta sul lato sin­istro del­la tes­ta una son­da che emette impul­si mag­neti­ci di una deter­mi­na­ta fre­quen­za, con­cen­trati su un’ area del­la dimen­sione di una mon­e­ta da due euro. «Il fun­zion­a­men­to del cervel­lo di una per­sona dipen­dente da cocaina — spie­ga Gal­lim­ber­ti — si riduce anche dell’ 80%, inter­es­san­do soprat­tut­to la cortec­cia pos­ta dietro la fronte.

Poiché in tale zona del cervel­lo han­no sede la coscien­za, la capac­ità di pren­dere deci­sioni e la forza di volon­tà, tali fun­zioni risul­ter­an­no forte­mente com­pro­messe con con­seguen­ze anche gravi.

La sti­mo­lazione mag­net­i­ca, oltre ad allon­tanare il deside­rio di cocaina, ripor­ta il cervel­lo al suo fun­zion­a­men­to prece­dente, pri­ma del­la dipendenza».Il meto­do è par­ti­to dalle ricerche del neu­rol­o­go Antonel­lo Bon­ci che nel 2013 negli Sta­ti Uni­ti è rius­ci­to a inter­rompere la ricer­ca com­pul­si­va di cocaina nei rat­ti resi dipen­den­ti dal­la sostan­za, attra­ver­so la riat­ti­vazione delle aree cere­brali dan­neg­giate dall’ uso con­tin­u­a­to di cocaina, cioè quelle pre frontali.

OVULI COCAINAOVULI COCAINA

La metodolo­gia imp­ie­ga­ta negli stu­di sug­li ani­mali per ottenere questo risul­ta­to si chia­ma opto­ge­net­i­ca, ed essendo inva­si­va non era replic­a­bile nell’ essere umano. L’ èquipe del pro­fes­sor Gal­lim­ber­ti ha mes­so a pun­to un meto­do per ottenere gli stes­si risul­tati anche nell’ essere umano, uti­liz­zan­do una tec­nolo­gia sicu­ra e non inva­si­va di sti­mo­lazione delle aree cere­brali, la rTms (sti­mo­lazione mag­net­i­ca tran­scran­i­ca ripet­i­ti­va). In sostan­za si agisce sul­la memo­ria del piacere ipertrofi­ca che, nell’ uomo come nel topo, non cede né a trat­ta­men­ti psi­coter­api­ci né a far­ma­ci. La sti­mo­lazione mag­net­i­ca aiu­ta ad allon­tanare il ricor­do del piacere lega­to all’ assun­zione di stu­pe­facen­ti e al tem­po stes­so riac­cende la capac­ità di pren­dere deci­sioni e con­trol­lare gli impul­si.

COCAINACOCAINA

 Il meto­do di sti­mo­lazione mag­net­i­ca viene effet­tua­to in due cen­tri, a Milano e a Pado­va, e sem­bra dare buoni risul­tati anche per com­bat­tere altre dipen­den­ze, come ad esem­pio la ludopa­tia e l’ alcol­is­mo. I pazi­en­ti che si sono sot­to­posti al trat­ta­men­to che dis­in­tossi­ca han­no un’ età che varia dai 18 ai 70 anni.

Solo il 16% dei 226 pazi­en­ti del cam­pi­one stu­di­a­to ha pre­sen­ta­to lievi e tran­si­tori effet­ti col­lat­er­ali, rap­i­da­mente regred­i­ti. I pazi­en­ti affet­ti da epi­lessia non pos­sono essere sot­to­posti al trat­ta­men­to, pena il ris­chio del­la com­parsa di crisi epilet­to­gene.

Il ricovero in ospedale non è qua­si mai nec­es­sario, se non per i pazi­en­ti che già han­no un quadro clin­i­co molto com­pro­mes­so, prob­le­mi di epatite o pan­cre­ati­ti.

L’ uso di far­ma­ci è ridot­to a tre mesi e si limi­ta ai prin­cipi attivi che inibis­cono la spin­ta a bere poiché l’ alcol rende meno effi­cace l’ effet­to del­la scos­sa. Tut­tavia se un paziente sta già facen­do uso di anti­de­pres­sivi, può con­tin­uare la sua cura sen­za prob­le­mi. In una mino­ran­za di pazi­en­ti, la sospen­sione dell’ uso del­la cocaina fa affio­rare prob­lem­atiche psi­co­logiche che era­no pre­sen­ti già in prece­den­za e che richiedono un aiu­to psi­coter­apeu­ti­co speci­fi­co.

COCAINA ROMA 2COCAINA ROMA 2

Per cui dopo una pri­ma dis­in­tossi­cazione «tec­ni­ca» del cervel­lo, potrebbe essere nec­es­sario pros­eguire con una psi­coter­apia per affrontare le fragilità che han­no por­ta­to all’ uso di dro­ga. La platea di poten­ziali pazi­en­ti è molto ampia: si cal­co­la che al mon­do esis­tano oltre 22 mil­ioni di con­suma­tori abit­u­ali di cocaina.

Che, assieme a tutte le altre droghe di abu­so, provo­ca più mor­ti rispet­to a quel­li causati dal can­cro. Dati allar­man­ti, che ven­gono resi anco­ra più gravi se si con­sid­era l’ età, sem­pre più pre­coce, dei ragazzi che finis­cono nel­la trap­po­la del­la dipen­den­za.

cocainaCOCAINA

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/uscire-tunnel-cocaina-basta-quot-scossa-quot-si-tratta-181890.htm

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La Commissione europea proporrà la fine del cambio dell’ora

L’esito di una mega-con­sul­tazione che ha rice­vu­to 4,6 mil­ioni di voti dai cit­ta­di­ni

La Commissione europea proporrà la fine del cambio dell'ora

(reuters)

La Com­mis­sione euro­pea pro­por­rà di abolire l’ora legale in tut­ta l’Unione euro­pea. Lo ha annun­ci­a­to il pres­i­dente Jean-Claude Junck­er in un’intervista al canale tele­vi­si­vo tedesco Zdf. “La gente vuole far­lo, quin­di lo fare­mo”, ha det­to.

In un sondag­gio online con­dot­to fra luglio e agos­to, la mag­gior parte dei 4,6 mil­ioni di parte­ci­pan­ti si è det­ta favorev­ole ad elim­inare la con­ven­zione per cui durante l’estate l’orario di tut­ta l’Europa viene sposta­to un’ora avan­ti, per sfruttare al meglio le ore di luce nell’arco del­la gior­na­ta.

Nel­la pag­i­na pub­bli­ca del­la con­sul­tazione, la Brux­elles spie­ga­va di aver avvi­a­to la ver­i­fi­ca del “fun­zion­a­men­to delle attuali dis­po­sizioni rel­a­tive all’ora legale” e “di val­utare se sia oppor­tuno mod­i­fi­car­le” alla di “una serie di richi­este giunte da cit­ta­di­ni, dal Par­la­men­to europeo e da alcu­ni Sta­ti mem­bri”. I risul­tati uffi­ciali non sono anco­ra sta­ti resi noti, ma l’80 per cen­to dei con­tribu­ti dovrebbe esser­si espres­so a favore dell’ipotesi del­la fine del cam­bio d’ora.

http://www.repubblica.it/economia/2018/08/31/news/la_commissione_europea_propone_di_abolire_l_ora_legale-205302432/?ch_id=sfbk&src_id=8001&>_id=0&atier_id=00&ktgt=sfbk8001000&ref=fbbr

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Palermo. Morto Uccio, il cane che vegliava su Falcone e Borsellino

Si sede­va accan­to alle stat­ue di Gio­van­ni Fal­cone e Pao­lo Borselli­nonell’immenso cor­ri­doio al piano ter­ra del palaz­zo di Gius­tizia e vig­ila­va

. Chissà che pen­sa­va Uccio, il cane del tri­bunale, rib­at­tez­za­to “il guardiano” per quel suo essere vig­ile e man­sue­to allo stes­so tem­po, nel guardare l’esercizio del­la gius­tizia. Uccio ave­va scel­to di vivere fra le aule, in mez­zo a giu­di­ci, avvo­cati, impu­tati e cara­binieri. E lì ha scel­to di morire, accan­to ai suoi eroi.

Nes­suno ricor­da che abbia mai abba­ia­to e l’unica licen­za che qualche vol­ta si pren­de­va era salire ai piani supe­ri­ori.

Sem­pre in pun­ta di zampe, qua­si avver­tisse la sacral­ità del pos­to. Lo trovavi a fer­ragos­to quan­do oltre al pm di turno e ai cara­binieri di guardia a palaz­zo c’era solo lui. I mil­i­tari dell’Arma era­no i suoi predilet­ti, la notte si alza­va e anda­va con loro a con­trol­lare che tut­to fos­se a pos­to, la mat­ti­na appe­na vede­va la pri­ma visi­va scat­ta­va in pie­di e cor­re­va a salutare i cara­binieri.

I cara­binieri lo ave­vano adot­ta­to “uffi­ciosa­mente”, il pres­i­dente del tri­bunale chi­ude­va un occhio nel ved­er­lo scod­in­zo­lare in cor­ri­doio, per la procu­ra era qua­si una mas­cotte.

Così Uccio era diven­ta­to una specie di isti­tuzione: tan­to che oggi, dopo la morte, fra chi lo ricor­da su Face­book c’è Gio­van­ni Paparcuri, sopravvis­su­to alla strage Chin­ni­ci e fra i più stret­ti col­lab­o­ra­tori di Gio­van­ni Fal­cone.

Quan­do venne investi­to da un’auto delle scorte, cara­binieri e dipen­den­ti fecero una col­let­ta per sal­var­lo.

Venne oper­a­to e un mares­cial­lo se lo portò a casa per la con­va­lescen­za. Ci restò solo qualche set­ti­mana, per­chè  per Uccio la sua casa era un’altra, il palaz­zo di gius­tizia di Paler­mo.

Paler­mo. Mor­to Uccio, il cane che veg­li­a­va su Fal­cone e Borselli­no

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Roberto Cognetta: “Siamo ostaggi di Marquis e Chatrian e dei loro affari al Casinò”

Siamo ostag­gi di Mar­quis e Cha­tri­an e dei loro affari al Cas­inò?”.

Lo scrive su face­book il con­sigliere regionale Rober­to Cognetta (Mouv’), che a com­men­to di una foto dei due con­siglieri al tavo­lo con Giulio Di Mat­teo, ammin­is­tra­tore uni­co del­la casa da gio­co, aggiunge: “Bas­ta sol­di al Cas­inò“, “il gov­er­no regionale è ostag­gio di queste tre per­sone”.

Non gov­er­na più la giun­ta – sot­to­lin­ea Cognetta – ma due con­siglieri che non sono in giun­ta (chissà poi per­ché non lo sono, vista la voglia che han­no di gov­ernare!). Cre­do che politi­ca­mente non ci sia situ­azione peg­giore ovvero quan­do due con­siglieri det­tano la lin­ea al gov­er­no e il gov­er­no abbas­sa il capo”.

Così, spie­ga, “alla fine mi chiedo se abbia davvero sen­so sostenere una mag­gio­ran­za dove gli inter­es­si per­son­ali sovras­tano e annul­lano gli inter­es­si gen­er­ali. Io comunque sono pron­to a dis­cutere anco­ra una vol­ta su questi temi di per­sona ma sen­za ricat­ti di nes­sun genere. Purtrop­po per i Val­dostani cre­do che il vero cam­bi­a­men­to deb­ba atten­dere”.

Qualche asses­sore – aggiunge Rober­to Cognetta – con­tin­ua a con­sigliare a qualche altro asses­sore di non par­lare più con Cognetta per­ché non vuole sal­vare il Cas­inò. Niente di più fal­so. In realtà io non voglio buttare via altri sol­di pub­bli­ci, il Cas­inò ne ha bru­ciati abbas­tan­za e chi ne vuole buttare anco­ra non ha a cuore l’interesse del­la comu­nità ma solo quel­lo di bot­te­ga e/o per­son­ale”.

Inoltre, pros­egue, “man­dare via ora Di Mat­teo sarebbe un vero rega­lo per lui. Un ammin­is­tra­tore assen­na­to avrebbe da tem­po mes­so in atto tutte le pro­ce­dure per met­tere in sicurez­za i con­ti e non aspettare solo la man­na dal cielo. Pre­sen­ti il bilan­cio e si assuma la respon­s­abil­ità delle scelte,spes­so assurde, che ha fat­to e che han­no con­tribuito al dis­as­tro del Cas­inò con l’appoggio di Mar­quis e Cha­tri­an”.

Rober­to Cognetta: “Siamo ostag­gi di Mar­quis e Cha­tri­an e dei loro affari al Cas­inò”

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Morto soldato eroe del Pakistan, 40 prigioniero in India

Il sepoy Maqbool Hussain eroe nazionale, a lui dedicata fiction tv

Maq­bool Hus­sain

Un ex solda­to pachis­tano che ha trascor­so 40 anni di pri­gio­nia in India e la cui sto­ria ha ispi­ra­to anche una popo­lare fic­tion alla tele­vi­sione di Islam­abad, è mor­to in un ospedale mil­itare dove era ricov­er­a­to da diver­si mesi.
Il sepoy (fante) vet­er­a­no Maq­bool Hus­sain, fu fer­i­to e fat­to pri­gion­iero durante la sec­on­da guer­ra indo-pachis­tana, nel 1965.
Sec­on­do la stam­pa pachis­tana, il solda­to rifi­utò di rispon­dere ad ogni doman­da di chi lo inter­ro­ga­va e per vendet­ta gli indi­ani lo sot­to­posero alle più orri­bili tor­ture, com­pre­so il taglio del­la lin­gua. Maq­bool Hus­sain, reclu­so in India come detenu­to comune e non come pri­gion­iero di guer­ra, fu rilas­ci­a­to soltan­to nel 2005 e nel 2008 la tele­vi­sione pachis­tana gli dedicò un dram­ma ad episo­di. Insigni­to dell’onorificenza Sitara Jur­rat per il val­ore mil­itare, Maq­bool Hus­sain ha con­tin­u­a­to a portare su di sè i seg­ni fisi­ci e psi­co­logi­ci del­la pro­va subi­ta. Il deces­so è avvenu­to nell’ospedale mil­itare di Attock Pun­jab.

(ANSA)

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