Ponte Morandi, i familiari di alcune vittime: “Non vogliamo funerali di Stato, sono una farsa. Non servono passerelle”

Ponte Morandi, i familiari di alcune vittime: “Non vogliamo funerali di Stato, sono una farsa. Non servono passerelle”

Oggi le cer­i­monie per 5 vit­time del crol­lo: 17 le bare che non saran­no alle ese­quie con le isti­tuzioni. “Mio figlio non sarà un numero nell’elenco dei mor­ti causati dalle inadem­pien­ze ital­iane. Ora gius­tizia” dice il padre di uno dei quat­tro ragazzi di Torre del Gre­co mor­ti men­tre sta­vano andan­do in vacan­za

Mio figlio non diven­terà un numero nell’elenco dei mor­ti causati dalle inadem­pien­ze ital­iane, farò in modo che ci sia gius­tizia per lui e per gli altri: non dob­bi­amo dimen­ti­care. Non vogliamo un funerale farsa, ma una cer­i­mo­nia a casa, nel­la nos­tra chiesa a Torre del Gre­co. È un dolore pri­va­to, non ser­vono le passerelle“. Spie­ga così Rober­to Bat­tiloro, padre di Gio­van­ni, uno dei quat­tro ragazzi di Torre del Gre­co rimasti uccisi nel crol­lo del ponte Moran­di il 14 agos­to a Gen­o­va, la deci­sione di svol­gere il funerale del figlio nel­la sua cit­tà natale.  Poi cer­ca di medi­are: “Il nos­tro non è un no ai funer­ali di Sta­to” dice anco­ra Bat­tiloro, spie­gan­do che saba­to mat­ti­na saran­no comuque esposte le foto dei figli. “Vogliamo stringer­ci con il nos­tro ter­ri­to­rio che in queste ore ha fat­to sen­tire forte la pro­pria vic­i­nan­za. Da oggi inizia la nos­tra guer­ra per la gius­tizia, per la ver­ità: non deve accadere più” con­clude.

Così, i cor­pi di Mat­teo Berto­nati, Gio­van­ni Bat­tiloro, Ger­ar­do Espos­i­to e Anto­nio Stanzione torner­an­no a casa pri­ma di saba­to. Per i quat­tro gio­vani, mor­ti men­tre sta­vano andan­do in vacan­za, ci sarà una fun­zione pri­va­ta come volu­to dalle famiglie. Il loro funerale si ter­rà oggi alle 17.30 nel­la basil­i­ca di San­ta Croce. A darne l’ufficialità è il sin­da­co di Torre del Gre­co, Gio­van­ni Palom­ba, che da giovedì mat­ti­na è nel capolu­o­go lig­ure dove ha tra l’altro incon­tra­to il pri­mo cit­tadi­no di Gen­o­va, Mar­co Buc­ci.  “È lo Sta­to che ha causato questo, non si devono per­me­t­tere di far­si vedere: la passerel­la di politi­ci è sta­ta ver­gog­nosa”, si dis­pera Nun­zia, la madre di Ger­ar­do Espos­i­to, il 26enne in macchi­na con Gio­van­ni, Mat­teo e Anto­nio.

Lo stes­so han­no fat­to i famil­iari di altre vit­time. Non ci saran­no 17 bare saba­to a Gen­o­va per i funer­ali di Sta­to con il Capo del­lo Sta­to, offi­ciati dall’arcivescovo di Gen­o­va, Ange­lo Bag­nasco. Han­no prefer­i­to ese­quie pri­vate. Han­no det­to no i par­en­ti del­la famiglia Pos­set­ti di Pinero­lo e di Stel­la Boc­cia che sarà por­ta­ta a Foiano del­la Chi­ana (Arez­zo) dove oggi alle 15 si svol­ger­an­no le ese­quie con rito evan­geli­co. Funer­ali sep­a­rati invece per il suo fidan­za­to, il peru­viano Car­los Jesus Era­zo Tru­jil­lo, 27 anni: la sua sarà una delle bare schier­ate davan­ti al pres­i­dente del­la Repub­bli­ca.

Non ho più fidu­cia in questo Sta­to” dice a La Stam­pa Denise Vit­tone. Suo fratel­lo Andrea è mor­to assieme alla moglie Clau­dia Pos­set­ti: si era­no sposati il 23 luglio scor­so ed era­no in viag­gio con i due figli di lei, Camil­la (12 anni) e Manuele (16 anni): i loro funer­ali saran­no in for­ma pri­va­ta a Pinero­lo. Lo stes­so han­no deciso anche i famil­iari di Elisa Boz­zo, la trentaquat­trenne di Busal­la: “Quelle cose pub­bliche non mi piac­ciono” spie­ga la madre al quo­tid­i­ano piemon­tese. Anche per Francesco Bel­lo e i coni­u­gi Alessan­dro Robot­ti e Gio­van­na Bot­taro i par­en­ti han­no scel­to le ese­quie pri­vate.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/17/ponte-morandi-i-familiari-di-alcune-vittime-non-vogliamo-funerali-di-stato-sono-una-farsa-non-servono-passerelle/4563841/

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Autostrade, un contratto capestro e le oscene acrobazie dei media per nascondere il cognome Benetton

Autostrade, un contratto capestro e le oscene acrobazie dei media per nascondere il cognome Benetton

C’è qual­cosa di osceno nel­la pro­ter­via con cui Autostrade per l’Italia, davan­ti ai cadav­eri, cita con­trat­ti e penali. L’idea che una soci­età, mira­co­la­ta da una con­ces­sione statale pri­va di sen­so eco­nom­i­co e sociale, ricor­di che in base ai doc­u­men­ti fir­mati avrebbe dirit­to a 20 mil­iar­di di euro anche se venisse prova­ta la sua respon­s­abil­ità per i mor­ti di Gen­o­va è un fat­to che scuote le coscien­ze. Un accor­do del genere (oltre­tut­to in parte cop­er­to da seg­re­to di Sta­to) è un con­trat­to cape­stro. Chi­unque coltivi anco­ra in sé un min­i­mo sen­so di gius­tizia può facil­mente capire quale sia la truf­fa di quel­la con­ces­sione ultra decen­nale pro­l­un­ga­ta in tut­ta fret­ta.

Sec­on­do il con­trat­to anche in caso di accor­do rescis­so per col­pa grave alla soci­età con­trol­la­ta dal­la famiglia Benet­ton spet­tano per anni ver­sa­men­ti mil­iar­dari. Non abbi­amo idea del per­ché politi­ci di diver­so col­ore nel tem­po abbiano accetta­to tut­to questo. Sap­pi­amo però che un accor­do del genere autor­iz­za le ipote­si peg­giori. Che esu­lano dal­la sem­plice inca­pac­ità e inet­ti­tu­dine di tan­ti gov­er­nan­ti pro­tag­o­nisti dell’affare. Più volte in pas­sato noi e altri gior­nal­isti, a par­tire dai col­leghi di Report, abbi­amo denun­ci­a­to e rac­con­ta­to lo scan­da­lo di queste con­ces­sioni. Ma quelle sto­rie e notizie scom­par­i­vano presto dai media. Trop­po poten­ti e ric­chi i con­ces­sion­ari del­lo Sta­to, trop­po impor­tan­ti gli inves­ti­men­ti pub­blic­i­tari dei Benet­ton, per­ché edi­tori e diret­tori ricor­dassero quale era il loro dovere.

Ora, dopo ridi­coli ten­ta­tivi di occultare la ver­ità pren­den­dosela con i No gron­da (con­trari a un’opera che quan­do sarà ulti­ma­ta non porterà alla chiusura del ponte), la morte e la dis­truzione si occu­pano purtrop­po di rimet­tere a pos­to le cose. Dal 2015 chi lavo­ra­va sot­to il ponte era costret­to a riparar­si dal­la cadu­ta di pezzi di fer­ro con delle reti. Le seg­nalazioni ad Autostrade era­no rimaste sen­za segui­to. E solo pochi mesi fa, con pro­ce­du­ra d’urgenza, era sta­ta indet­ta una gara per le riparazioni di piloni e tiran­ti. Questo bas­ta per far com­pren­dere che a Gen­o­va chi pote­va e dove­va inter­venire non ha volu­to far­lo per tem­po.

Ma non è tut­to. Per­ché, men­tre si sca­va anco­ra tra le mac­erie, Autostrade e i suoi azion­isti comu­ni­cano che in 5 mesi sono in gra­do di rifare il ponte. Dimostran­do che dietro alle loro pas­sate scelte c’era solo la volon­tà di molti­pli­care utili già scan­dalosa­mente alti.

Noi non sap­pi­amo come finirà ques­ta sto­ria. Sap­pi­amo però che se vogliono avere anco­ra dirit­to di cit­tad­i­nan­za in questo Paese ex min­istri, ex pre­mier, ex sot­toseg­re­tari pro­tag­o­nisti dell’affare e la famiglia Benet­ton devono pre­sen­tar­si agli ital­iani per chiedere con umiltà per­dono. Spet­ta invece al Par­la­men­to il com­pi­to di trovare la stra­da leg­isla­ti­va e di dirit­to per annullare quel­la clau­so­la sui sol­di da ver­sare ad Autostrade, in tut­ta evi­den­za ves­sato­ria per i con­tribuen­ti. Speran­do che ques­ta vol­ta i servi dei con­ces­sion­ari di Sta­to pre­sen­ti in gran numero alla Cam­era e al Sen­a­to tro­vi­no la dig­nità di tacere. E che invece la stam­pa ital­iana anco­ra oggi impeg­na­ta in sur­re­ali acrobazie per non met­tere nei titoli il cog­nome Benet­ton, tro­vi final­mente il cor­ag­gio di par­lare.

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Direttore de ilfattoquotidiano.it e scrittore

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/17/autostrade-un-contratto-capestro-e-le-oscene-acrobazie-dei-media-per-nascondere-il-cognome-benetton/4563807/

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BUFALARI SENZA VERGOGNA

BUFALARI SENZA VERGOGNAGIRA SU FACEBOOK LA FOTO DI MARTA DANISI, MORTA NEL DISASTRO DI GENOVA, CON LA COMMOVENTE LETTERA DEL PADRE: ”SCRIVI QUANDO ARRIVI”. PECCATO SIA FALSA: MARTA NON ABITAVA A GENOVA, NON ANDAVA A PRENDERE IL TRAGHETTO, E SOPRATTUTTO SUO PADRE MORÌ A 41 ANNI. PERCHÉ CREARE UNA TALE MENZOGNA? FORSE PER.…

1. VIDEOIL SERVIZIO DA SANTAGATA MILITELLO, PAESE D’ORIGINE DI MARTA DANISI, IN CUI LO ZIO RACCONTA COME SONO ANDATE DAVVERO LE COSE: I DUE RAGAZZI AVEVANO ACCOMPAGNATO LA MADRE DI LEI ALLAEROPORTO DI GENOVA (ERA ANDATA A TROVARLA AD ALESSANDRIA, DOVE VIVEVA). COME SE NON BASTASSE, IL PADRE DI LEI MORÌ A 41 ANNI. PERCHECREARE UNA SIMILE MENZOGNA? PER VEDERE L’EFFETTO CHE FA O PER FAR PASSARE MESSAGGI POLITICI (CHE NELLA LETTERA NON MANCANO)

2. LA LETTERA CHE GIRA SU FACEBOOK SOPRA ALLA FOTO DI MARTA DANISI, GIÀ CONDIVISA DECINE DI MIGLIAIA DI VOLTE:

«Scrivi quan­do arrivi»

Mi ave­vi pre­ga­to tan­to per andare in Sardeg­na col tuo fidan­za­to. Ti ave­vo det­to che, fos­se sta­to per me, non ci saresti anda­ta. Però poi ho vis­to il tuo sor­riso men­tre pro­gram­mavi i tuoi itin­er­ari di viag­gio, le escur­sioni, le gior­nate al mare. Ti ho det­to di sí. Dove­vi tornare a casa e rac­con­tar­mi come fos­se sta­to. Dove­vi dir­mi che quel ragaz­zo ti ave­va chiesto di sposar­lo sulle note di quel­la can­zone che can­tavi sem­pre sot­to la doc­cia, quel­la che hai mes­so anche oggi, pri­ma di uscire.

marta danisi mar­ta danisi

Pri­ma di dir­mi che mi vole­vi bene, strin­gen­do­mi in un abbrac­cio. Tu con la tua tes­ta sul­la mia spal­la e io con le mie mani ad accarez­zarti quei capel­li che non pet­ti­navi mai. “Papà sono ric­ci.” E non era vero che “ogni ric­cio, un capric­cio”. Per ogni tuo ric­cio si scate­na­vano dieci tem­peste. Però eri buona. Eri tan­to buona. Eri tua madre, sen­za la sua pau­ra di vivere, con tan­ta voglia di guardare le cose belle del mon­do.

Ti ho dato un bacio sul­la fronte “scrivi quan­do arrivi, pri­ma di pren­dere il traghet­to”. “Scrivi quan­do arrivi”, era il mio dirti che ti vole­vo bene, che ero un papà pre­oc­cu­pa­to, ma felice di ved­er­ti felice a tua vol­ta.

Poi ho sen­ti­to un boa­to, forte. Ho pen­sato a cosa potesse essere sta­to, ho cer­ca­to risposte, poi la notizia. Il ponte crol­la­to, le vit­time, era un infer­no, dice­vano. Ho sper­a­to che mi chia­mas­si piangen­do, dicen­do­mi: “hai vis­to papà, c’è sta­to un crol­lo, ma io sono sta­ta for­tu­na­ta, ave­vo già attra­ver­sato il ponte” Avrei pun­ta­to il dito con­tro i politi­ci cor­rot­ti, la scarsa manuten­zione, la non­cu­ran­za di chi ave­va com­pi­u­to una tale mat­tan­za, ma avrei ringrazi­a­to di vedere di nuo­vo i tuoi occhi noc­ci­o­la.

Ho sper­a­to che tra quei mor­ti non ci fos­sero i vostri nomi. Ho sper­a­to di non ved­ervi ridot­ti ad una riga su un quo­tid­i­ano.

Vor­rei sapere di chi è la col­pa, chi si è por­ta­to via le tue mani affu­so­late o le tue magli­ette sem­pre a maniche corte. Chissà cosa hai prova­to. Chissà come ti sta­va il ter­rore addos­so.

Mai avrei pen­sato di pot­er avere cuci­ta su di me la con­sapev­olez­za che fos­se fini­ta e che non avresti avu­to più pos­si­bil­ità dal­la vita. Niente lau­rea. Niente nuovi posti del mon­do da fotogra­fare, niente più “ti scri­vo quan­do arri­vo, papà”.

alberto fanfani marta danisi alber­to fan­fani mar­ta danisi

E mi chiedo come staran­no gli altri gen­i­tori. Come starà chi ha per­so il figlio sen­za una paro­la di corte­sia. O un mar­i­to, una madre, un pez­zo di cuore.

Mi chiedo per­ché. Per­ché tu. E non otten­go risposte se non un dis­per­a­to silen­zio. Ho pianto. Ho fat­to scor­rere quelle lacrime che tu mi recrim­i­navi. Mi fac­cio per­vadere dal dolore con­sapev­ole che non ti vedrò più. Con­sapev­ole che non ti accom­pa­g­n­erò all’altare. Con­sapev­ole che qual­cuno, mag­a­ri un padre come me, ha igno­ra­to il prob­le­ma per anni e ora par­la di vin­coli europei, gov­erni prece­den­ti e altre idiozie, cer­can­do invano qual­cuno con­tro cui puntare il dito, men­tre ha addos­so l’odore di mor­ti che con­tin­u­ano ad aumentare. Con­sapev­ole che non ci sarai. Mai più.

Voglio che tu sap­pia che sono fiero di essere tuo padre. Fiero di aver­ti avu­ta accan­to. Fiero dei tuoi abbrac­ci che mi han­no fat­to diventare un uomo migliore. Fiero di aver­ti accom­pa­g­na­ta nelle tue pic­cole vit­to­rie e nelle tue gran­di scon­fitte. Sono fiero di aver­ti vista crescere. Con una mor­sa al cuore per non poter­lo fare più.

E men­tre c’è chi dal pos­to cal­do dietro la pro­pria scriva­nia dis­cute sui vac­ci­ni, gli immi­grati, le famiglie arcobaleno, men­tre l’Italia crol­la a pezzi, io piango chieden­do a Dio la forza per sveg­liar­mi domani e vivere con la tua stes­sa volon­tà. Riposa in pace figlia mia.

Scrivi quan­do arrivi, in par­adiso

Scrivi quan­do arrivi.

Per sem­pre tuo,

papà”

CROLLO DI GENOVA, UNA GIOVANE COPPIA TOSCANA TRA LE VITTIME

Pablo Calze­roni e Tom­ma­so Fre­gat­ti per http://iltirreno.gelocal.it/

L’hanno trova­to nel buio, fra le mac­erie e le lamiere, fra i bagagli ormai ridot­ti a strac­ci. Estrat­to gra­zie al fiu­to delle unità cinofile cani e alla resisten­za dei vig­ili del fuo­co. C’è un toscano fra le vit­time di Gen­o­va. Alber­to Fan­fani, un 32 enne il cui cor­po è sta­to trova­to ieri sera dopo ora di ricerche. «Tra le vit­time del Moran­di c’è un fiorenti­no», ha scrit­to su Twit­ter il sin­da­co Dario Nardel­la. Ma in ques­ta trage­dia ital­iana, il suo nome potrebbe non essere il solo che piange la Toscana.

alberto fanfani e marta danisi alber­to fan­fani e mar­ta danisi

Alber­to Fan­fani, 32 anni di Firen­ze, mor­to nel crol­lo del ponte di Gen­o­va

Il gio­vane lavo­ra­va come aneste­sista in un ospedale pisano, prob­a­bil­mente come spe­cial­iz­zan­do. E viag­gia­va in auto in com­pag­nia del­la fidan­za­ta, Mar­ta Danisi di 29 anni che ieri sera era anco­ra dis­per­sa. Una gio­vane di orig­ine sicil­iana ma conosci­u­ta pro­prio in cor­sia. Non si sa se i due stessero andan­do in vacan­za, molto più prob­a­bil­mente si sta­vano spo­stan­do da Pisa ver­so Alessan­dria. Uno dei pas­sag­gi pre­visti dal­la stra­da, infat­ti, sarebbe sta­to il Ponte Moran­di.

Bruno Man­cu­so, il sin­da­co di Sant’Agata di Militel­lo, paese di orig­ine del­la ragaz­za, con­fer­ma come, da fonti vicine alla famiglia del­la ragaz­za, la gio­vane sarebbe dece­du­ta nel ter­ri­bile volo dal ponte dell’autostrada. I due fidan­za­ti, che si sono conosciu­ti a Cisanel­lo dove, dal 2014 al 2017 ave­va lavo­ra­to Mar­ta pri­ma del trasfer­i­men­to ad Alessan­dria, si sareb­bero dovu­ti sposare nel 2019.

CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA

Arriva­to il mes­sag­gio di cor­doglio anche dell’azienda san­i­taria pisana. “L’Aoup e l’Università di Pisa si stringono con com­mozione alla famiglia del medico spe­cial­iz­zan­do in Med­i­c­i­na inter­na, Alber­to Fan­fani, mor­to nel crol­lo del viadot­to di Gen­o­va — si legge in una nota -. A loro si asso­cia nel cor­doglio il pro­fes­sor Ste­fano Tad­dei, diret­tore del­la Scuo­la di spe­cial­iz­zazione in Med­i­c­i­na inter­na, che il gio­vane medico fre­quen­ta­va con prof­it­to al quin­to anno, pre­stando servizio nelle varie Unità oper­a­tive di Med­i­c­i­na dell’ospedale. Cor­doglio anche per Mar­ta Danisi, in viag­gio con lui, gio­vane infer­miera che ha presta­to servizio in Aoup dal 2014 al 2017, pri­ma in radio­di­ag­nos­ti­ca e suc­ces­si­va­mente in Med­i­c­i­na gen­erale IV, pri­ma di trasferir­si in un altro ospedale. Anche in questo caso l’Aoup, con il dipar­ti­men­to delle pro­fes­sioni infer­mieris­tiche, esprime sin­cera vic­i­nan­za e parte­ci­pazione alla sof­feren­za del­la famiglia in queste ore di conci­tazione e di grande dolore”.

CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA Vigili del fuoco al lavoro sulle macerie del ponte Morandi crollato a Genova Vig­ili del fuo­co al lavoro sulle mac­erie del ponte Moran­di crol­la­to a Gen­o­va Crolla il ponte Morandi a Genova Crol­la il ponte Moran­di a Gen­o­va CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/bufalari-senza-vergogna-gira-facebook-foto-marta-danisi-morta-181007.htm

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Roma, sfregia la Fontana di Trevi con una chiave: denunciato un 21enne

Era inten­to ad incidere il suo nome sul mar­mo del­la Fontana di Tre­vi, quan­do è sta­to sor­pre­so da una pat­tuglia del­la Polizia Locale, I Grup­po Tre­vi, in servizio di mon­i­tor­ag­gio dell’area, il giorno del­la vig­ilia di fer­ragos­to.

Il detur­pa­tore del bene stori­co e artis­ti­co del­la Cap­i­tale sta­va cer­can­do di portare a ter­mine il gesto incivile occul­tan­dosi tra la fol­la di tur­isti, ma i caschi bianchi han­no pos­to fine al suo inten­to rius­cen­do a sot­trar­gli il cor­po del reato: un anel­lo di acciaio, pronta­mente pos­to sot­to seque­stro, con due chi­avi attac­cate che tene­va strette in pug­no.

Nel cor­so delle pro­ce­dure di iden­ti­fi­cazione, l’uomo, S.C.I, un cit­tadi­no romeno di 21 anni, ha ten­ta­to la fuga. Subito bloc­ca­to dagli agen­ti, ha cer­ca­to di divin­co­lar­si dagli oper­an­ti uti­liz­zan­do un ombrel­lo appun­ti­to, anche quel­lo seques­tra­to. Il ragaz­zo è sta­to por­ta­to in sta­to di fer­mo pres­so gli uffi­ci di via del­la Gre­ca. Defer­i­to all’Autorità Giudiziaria, dovrà rispon­dere dei reati di dan­neg­gia­men­to e imbrat­ta­men­to, oltreché di resisten­za a pub­bli­co uffi­ciale.

https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/fontana_di_trevi_sfregio_incide_monumento_fermato-3916228.html

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Paolo Barilla: Pasta senza glifosato? Il costo, da 20 centesimi, passerebbe a 2 euro a piatto

Paolo Barilla: Pasta senza glifosato? Il costo, da 20 centesimi, passerebbe a 2 euro a piatto

E’ vero. Ma la ques­tione va rib­al­ta­ta con la seguente doman­da: che cosa con­tiene la pas­ta che cos­ta 20 cen­tes­i­mi di euro a piat­to? Ci vogliono fare credere che i con­t­a­m­i­nan­ti – gli­fos­ato, ma non solo – non fan­no male alla nos­tra salute? Il ruo­lo del mer­ca­to di Chica­go e del­la UE: E l’assenza del Gov­er­no nazionale e delle Regioni    

E’ di qualche giorno fa la pri­ma, clam­orosa con­dan­na per la Mon­san­to, la multi­nazionale che ha riem­pi­to il mon­do di gli­fos­ato, un erbi­ci­da molto uti­liz­za­to in agri­coltura (e, purtrop­po, anche dalle pub­bliche ammin­is­trazioni che, per dis­er­bare le strade, risparmi­ano sul­la man­od­opera uti­liz­zan­do il gli­fos­ato!).

Come i nos­tri let­tori san­no, questo blog con­duce da tem­po una dif­fi­cilis­si­ma battaglia con­tro il gra­no duro estero piano di gli­fos­ato che arri­va in Italia. Ci siamo pure ‘bec­ca­ti’ due denunce e siano fini­ti in Tri­bunale a Roma. E’ anda­ta bene, ma questo dà la misura delle dif­fi­coltà che si incon­tra­no quan­do, con le inchi­este, si toc­cano cer­ti temi (e, soprat­tut­to, cer­ti inter­es­si).

Oggi tor­ni­amo sul­la vicen­da glo­fos­ato-gra­no duro par­tendo da una dichiarazione di Pao­lo Bar­il­la, pres­i­dente dell’Associazione delle indus­trie del dolce e del­la pas­ta ital­iane e vicepres­i­dente dell’omonimo grup­po:

Per l’industria tut­to dipende da che tipo di prodot­to pro­durre e a quali costi, per­ché se noi doves­si­mo fare un pro­totipo di pas­ta per­fet­ta, in una zona del mon­do non con­t­a­m­i­na­ta, sen­za bisog­no di chim­i­ca, prob­a­bil­mente quel piat­to di pas­ta invece di 20 cen­tes­i­mi costerebbe due euro. Una pas­ta a ‘gli­fos­ato zero’ – aggiunge il vicepres­i­dente dell’omonimo grup­po – è pos­si­bile, ma solo alzan­do i costi di pro­duzione. Si sta dan­do mol­ta enfasi a qual­cosa che non è un ris­chio – spie­ga Pao­lo Bar­il­la – noi rispet­ti­amo le norme, la nos­tra filosofia d’impresa ci impone anche un ulte­ri­ore prin­ci­pio del­la cautela che real­izzi­amo attra­ver­so i nos­tri con­trol­li. Det­to questo, per arrivare ai lim­i­ti pre­visti dal­la legge bisognerebbe man­gia­re due­cen­to piat­ti di pas­ta al giorno”. (QUI TROVATE L’INTERVISTA A PAOLO BARILLA PER ESTESO).

Non entri­amo nel mer­i­to dell’azione del gli­fos­ato sul­la nos­tra salute, tema che abbi­amo affronta­to più volte e che, pro­prio qualche giorno fa, è sta­to ricorda­to da Cosi­mo Gioia in una let­tera al Min­istro delle Politiche agri­cole, Gian Mar­co Centi­naio: let­tera nel­la quale Gioi arri­va a con­clu­sioni molto diverse da quelle espresse da Pao­lo Bar­il­la (QUI LA LETTERA DI COSIMO).

Noi, oggi, vogliamo rib­altare il ragion­a­men­to di Pao­lo Bar­il­la.

Il numero uno del grup­po Bar­il­la affer­ma:

… se noi doves­si­mo fare un pro­totipo di pas­ta per­fet­ta, in una zona del mon­do non con­t­a­m­i­na­ta, sen­za bisog­no di chim­i­ca, prob­a­bil­mente quel piat­to di pas­ta invece di 20 cen­tes­i­mi costerebbe due euro”.

Bene. Rib­al­ti­amo il ragion­a­men­to con una doman­da: che cosa con­tiene il piat­to di pas­ta che cos­ta 20 cen­tes­i­mi di euro? 

Il prob­le­ma è tut­to lì. Gli indus­tri­ali del­la pas­ta sosten­gono che il gra­no duro prodot­to in Italia non bas­ta alle stesse indus­trie. Ma allo­ra come mai buona parte del gra­no duro del Mez­zo­giorno d’Italia del­lo scor­so anno e buona parte del­la pro­duzione di quest’anno è inven­du­to?

Le indus­trie del­la pas­ta dovreb­bero acquistare il gra­no duro prodot­to in Italia e, poi, se non dovesse bastare,il gra­no duro estero.

Per­ché, invece, le indus­trie del­la pas­ta acquis­tano pri­ma il gra­no duro estero, con­tribuen­do a far pre­cip­itare il prez­zo del gra­no duro del Sud del nos­tro Paese a 18 euro cir­ca al quin­tale, ben al di sot­to del cos­to di pro­duzione del­lo stes­so gra­no duro del Mez­zo­giorno d’Italia, che oscil­la tra 23 e 24 euro al quin­tale?

La ver­ità è che, a monte di ques­ta sto­ria, c’è una spec­u­lazione inter­nazionale che parte da Chica­go, il più impor­tante mer­ca­to dei cere­ali del mon­do. Da Chica­go si arri­va a Brux­elles, con le politiche dell’Unione Euro­pea che pun­tano a scor­ag­gia­re la pro­duzione di gra­no duro, con il ricor­so al Set-Aside (COME POTETE LEGGERE QUI).

Il terza bat­tuta c’è il Gov­er­no nazionale, che fino ad oggi non solo non ha sostenu­to la cere­al­i­coltura del Sud Italia, ma ha del­e­ga­to all’industria le scelte in mate­ria agri­co­la!

In quar­ta bat­tuta ci sono le Regioni. I Pres­i­den­ti delle due Regioni del Sud Italia più impor­tan­ti per la pro­duzione di gra­no duro – Michele Emil­iano per la Puglia e Nel­lo Musume­ci per la Sicil­ia – rispet­to a questo tema sono prati­ca­mente ‘lati­tan­ti’.

Il risul­ta­to di tut­to questo è duplice:

da una parte, nel Sud Italia, negli ulti­mi anni, si reg­is­tra l’abbandono di cir­ca 600 mila ettari di sem­i­na­tivi;

dall’altra parte, il nos­tro Paese è let­teral­mente som­mer­so dal gra­no duro estero, con in tes­ta il gra­no duro canadese, che con­tin­ua ad arrivare in Italia.

A con­ti fat­ti, sono le scelte ‘esterne’ all’Italia (leg­gere scelte imposte dalle multi­nazion­ali), aval­late dal Gov­er­no nazionale e dalle Regioni (queste ultime potreb­bero pro­muo­vere i con­trol­li sul­la san­ità del gra­no estero: se lo facessero, gran parte di questo prodot­to ver­rebbe rimanda­to al mit­tente e le indus­trie del­la pas­ta ital­iana sareb­bero costrette ad acquistare gra­no duro del Sud Italia; aumen­tan­do la doman­da, il prez­zo del gra­no duro del Sud Italia salirebbe).

Invece avviene l’esatto con­trario: vin­cono le multi­nazion­ali, il gra­no duro del Sud Italia cos­ta 18 euro al quin­tale e rimane inven­du­to e tri­on­fa la pas­ta indus­tri­ale che cos­ta 20 cen­tes­i­mi di euro a piat­to.

Ma cosa c’è nel piat­to di pas­ta che cos­ta 20 cen­tes­i­mi di euro?

Provate a darvi la rispos­ta da voi…

Gra­no duro: le tesi di Pao­loBar­il­la e le gravi respon­s­abil­ità del­la Regione siciliana/ MATTINALE 132

Il gra­no canadese che arri­va in Europa è un rifi­u­to spe­ciale che finisce sulle nos­tre tav­ole”

Il gra­no duro canadese migliore di quel­lo sicil­iano? Fal­so: è solo un grande imbroglio al gli­fos­ato

Ecco a noi il gra­no canadese cop­er­to di neve pron­to per essere esporta­to in Sicil­ia!

Read more at http://www.inuovivespri.it/2018/08/13/paolo-barilla-pasta-senza-glifosato-il-costo-da-20-centesimi-passerebbe-a-2-euro-a-piatto/#0WEjoVA4odcz4ArU.99

http://www.inuovivespri.it/2018/08/13/paolo-barilla-pasta-senza-glifosato-il-costo-da-20-centesimi-passerebbe-a-2-euro-a-piatto/#_
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SAREBBE INTERESSANTE SAPERE CON QUANTA PUBBLICITÀ BENETTON HASEDOTTOSTAMPA E TV, VISTO CHE NON SI VEDE MAI UNA LORO FOTO IN PRIMA PAGINA

MALETTON! — DI MAIO ATTACCA IL PD E GLI RINFACCIA DI AVER PROROGATO LA CONCESSIONE AD AUTOSTRADE PER L’ITALIADI NOTTECON UNALEGGINAINSERITA NELLOSBLOCCA ITALIANEL 2015. E LASCIA INTENDERE CHE BENETTON AVREBBE FINANZIATO I PARTITI E LA CAMPAGNA ELETTORALE DEI DEMRENZI LO ACCUSA DI ESSERE UNBUGIARDO” E UNOSCIACALLO” – SAREBBE ANCHE INTERESSANTE SAPERE CON QUANTA PUBBLICITÀ BENETTON HASEDOTTOSTAMPA E TV, VISTO CHE NON SI VEDE MAI UNA LORO FOTO IN PRIMA PAGINA

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/16/ponte-morandi-di-maio-da-pd-rinnovo-concessioni-di-notte-benetton-non-ha-pagato-mia-campagna-renzi-sciacallo/4562428/

DI MAIO RENZI DI MAIO RENZI

Lo ave­va det­to nel day after del­la trage­dia e lo ripete anco­ra oggi. Lui­gi Di Maio attac­ca il Par­ti­to demo­c­ra­ti­co e gli rin­fac­cia di aver pro­roga­to la con­ces­sione ad Autostrade per l’Italia “di notte” con una “leg­gi­na” inseri­ta nel­lo “Sbloc­ca Italia” nel 2015. Di più: il vicepremier las­cia inten­dere che la famiglia Benet­ton – pro­pri­etaria del­la soci­età – avrebbe finanzi­a­to la cam­pagna elet­torale dei dem. Che gli repli­cano: pri­ma con una smen­ti­ta del tesoriere Francesco Boni­fazi. Poi con Mat­teo Ren­zi che accusa il leader del­lo Svilup­po Eco­nom­i­co di essere un “bugia­r­do” e uno “sci­a­cal­lo”.

spinoza le parole sul ponte spin­oza le parole sul ponte

A due giorni dal­la strage di Gen­o­va, le polemiche per il crol­lo del ponte Moran­di si trasfor­mano in un vio­len­to bot­ta e rispos­ta tra i 5 stelle e il Pd. Già ieri sera Di Maio, com­men­tan­do l’annuncio del­la revo­ca del­la con­ces­sione ad Autostrade per l’Italia, ave­va det­to:  “Se non sono in gra­do di gestire le autostrade, le gestirà lo Sta­to. Dite ai famil­iari dei mor­ti o dei fer­i­ti di aspettare 6 o 7 anni. I ver­ti­ci di Autostrade dovreb­bero pren­der­si la respon­s­abil­ità e dimet­ter­si. Ora por­ti­amo fuori colpe e respon­s­abil­ità. Questi sig­nori non avran­no vita facile: a me la cam­pagna elet­torale non l’ha paga­ta Benet­ton”.

Toninelli di maio Toninel­li di maio

Parole che ave­vano provo­ca­to la reazione di Boni­fazi: “Lui­gi Di Maio sta blateran­do ovunque parole con­fuse e offen­sive. Benet­ton o Autostrade per l’Italia non han­no paga­to la cam­pagna elet­torale al Pd o a Ren­zi. Schi­fo e ver­gogna #sci­a­cal­lo”, ha scrit­to su twit­ter il tesoriere del Pd.

CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA gilberto benetton gilber­to benet­ton

In mat­ti­na­ta, poi, ecco Ren­zi su face­book. “Chi come Lui­gi Di Maio dice che il mio Gov­er­no ha pre­so i sol­di da Benet­ton o Autostrade è tec­ni­ca­mente par­lan­do un bugia­r­do. Se lo dice per motivi politi­ci invece è uno sci­a­cal­lo. In entram­bi i casi la ver­ità è più forte delle chi­ac­chiere: il mio Gov­er­no non ha pre­so un cen­tes­i­mo da questi sig­nori, che non han­no paga­to la mia cam­pagna elet­torale, né quel­la del Pd, né la Leopol­da. Uti­liz­zare una trage­dia per attac­care gli avver­sari, menten­do, dà il sen­so del­la caratu­ra morale e polit­i­ca del Vicepres­i­dente del Con­siglio”, è un pas­sag­gio di un lun­go post dell’ex seg­re­tario del Pd.

francesco delzio urbano cairo francesco delzio urbano cairo

CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA

Il leader pen­tastel­la­to è tor­na­to sull’argomento subito dopo al ter­mine del ver­tice in Prefet­tura a Gen­o­va, per la ges­tione dell’emergenza. “Da oggi le lob­by di questo Paese san­no che se lavo­ra­no con lo Sta­to ital­iano e non rispet­tano le regole, noi gli revochi­amo le con­ces­sioni. Non gli fac­ciamo le pro­roghe e le norme di notte, come si face­va pri­ma. Ricor­diamo­ci che nel­lo Sbloc­ca Italia, nel 2015, fu inseri­ta una leg­gi­na nel­la notte che pro­ro­ga­va le con­ces­sioni ad Autostrade per l’Italia in bar­ba a qual­si­asi rego­la sul­la con­cor­ren­za. Non abbi­amo solo un prob­le­ma con quelle con­ven­zioni e quei con­trat­ti, ma anche rel­a­ti­vo al fat­to che quan­do sono scadu­ti i ter­mi­ni sono sta­ti pro­ro­gati, in pas­sato, per­ché si finanzi­a­vano legal­mente le cam­pagne elet­torali a destra e a man­ca. A me non l’ha paga­ta Benet­ton e quin­di abbi­amo la lib­ertà di pot­er recedere da questi con­trat­ti”, ha det­to il vicepremier. Che ha poi repli­ca­to diret­ta­mente all’ex pres­i­dente del con­siglio.

famiglia benetton al completo famiglia benet­ton al com­ple­to

CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA

Ren­zi dice che Benet­ton non ha finanzi­a­to il Pd né la Leopol­da. Non dice niente delle altre fon­dazioni legate a doppio filo col suo par­ti­to. La sua paro­la per gli ital­iani vale zero. Pub­blichi tut­ti i nomi dei finanzi­a­tori del Pd dal­la sua nasci­ta a oggi e di tutte fon­dazioni ad esso col­le­gate. Car­ta can­ta! Che han­no da nascon­dere anco­ra? Tan­to scop­er­chier­e­mo tut­to e il mar­cio ver­rà a gal­la”, ha scrit­to su face­book.

Inizino -aggiunge- spie­gan­do il per­ché dell’emendamento ver­gogna nel­la legge di Bilan­cio del 2017 che per­me­tte ai con­ces­sion­ari delle autostrade di molti­pli­care ulte­ri­or­mente gli strepi­tosi guadag­ni ottenu­ti al casel­lo facen­dosi in casa, con le pro­prie aziende, una bel­la quo­ta dei lavori di manuten­zione sen­za dover ricor­rere alle gare. O il per­ché del rega­lo mil­iar­dario dell’allungamento delle con­ces­sioni che inserirono in una notte nel­lo Sbloc­ca Italia del 2015. Tan­ti, trop­pi favori da gius­ti­fi­care. Se non ci diran­no per­ché, lo sco­prire­mo noi. Gli ital­iani devono sapere la ver­ità e in questo non li aiuter­an­no i gior­nali vis­to che tra gli azion­isti di quel­li prin­ci­pali tro­vi­amo pro­prio i Benet­ton”.

autostrade benetton autostrade benet­ton

Al quale si sono subito uni­ti altri com­po­nen­ti del gov­er­no. “Il grup­po Benet­ton ha finanzi­a­to par­ti­ti e cam­pagne elet­torali. Chi dice il con­trario ci fac­cia pri­ma vedere i con­ti del par­ti­to e delle tante fon­dazioni politiche. Il #M5S non ha mai pre­so un euro e per questo pos­si­amo agire con le mani libere e cam­biare questo sis­tema”, scrive su Twit­ter il min­istro delle Infra­strut­ture e dei Trasporti, Dani­lo Toninel­li. Ù

TOSCANI BENETTON TOSCANI BENETTON

Il prece­dente gov­er­no ha allun­ga­to le con­ces­sioni ai sig­nori delle autostrade e poi con un emen­da­men­to alla Legge di Bilan­cio ha con­sen­ti­to di aumentare i guadag­ni di queste aziende che si sono aggiu­di­cate i lavori di manuten­zione sen­za dover parte­ci­pare nem­meno a una gara di appal­to. Per­ché a questo pun­to il Pd non pub­bli­ca la lista dei finanzi­a­tori del par­ti­to e delle fon­dazioni col­le­gate per vedere se com­pare anche il nome di Benet­ton o degli altri azion­isti di Autostrade per l’Italia?”, dice il sot­toseg­re­tario agli Esteri, Man­lio Di Ste­fano.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/maletton-maio-attacca-pd-rinfaccia-aver-prorogato-181010.htm

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Caporalato, l’umiliazione nel racconto degli operai di Pavia

http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2018/08/129178-md.jpg

Diec­im­i­la lib­ri da spostare in un turno di lavoro, con­trat­ti ‘set­ti­manali’ rin­no­vati per anni, 200 ore di stra­or­di­nari men­sili, vio­lazioni sis­tem­atiche di ogni dirit­to. Queste era­no, stan­do ai rac­con­ti di 300 di loro, le con­dizioni degli operai emerse dagli atti di un’indagine sul capo­rala­to in uno dei più gran­di poli logis­ti­ci ded­i­cati all’editoria in Europa, vici­no a Pavia, una strut­tura al servizio delle prin­ci­pali case editri­ci ital­iane.

Dove­vo spostare 10mila lib­ri per turno, era un lavoro insosteni­bile.  Di notte, il mio com­pag­no mi vede­va pian­gere sem­pre per­ché ave­vo dolori ovunque, in par­ti­co­lare for­ti dolori alle brac­cia e alle gambe. Suc­ces­si­va­mente sono sta­ta in cura al San Mat­teo per varie patolo­gie”. E’ la tes­ti­mo­ni­an­za di una lavo­ra­trice resa alla Procu­ra e a Coman­do Provin­ciale del­la Guardia di Finan­za di Pavia nelle carte dell’inchiesta che ha por­ta­to il 27 luglio scor­so all’arresto di 12 per­sone accusate di sfrut­ta­men­to del­la man­od­opera, oltre che di frode all’erario. Le indagi­ni, incen­trate sull’ascolto di lavo­ra­tori ital­iani e non, all’inizio molto ret­i­cen­ti a par­lare per tim­o­re di ritor­sioni, han­no riguarda­to le 40 coop­er­a­tive pre­sen­ti nell’area logis­ti­ca del­la Ceva Logis­tics di Stradel­la (estranea all’indagine) rib­at­tez­za­ta ‘Cit­tà del Libro’ pro­prio per­ché è un cen­tro di stoccag­gio di lib­ri e gior­nali delle più impor­tan­ti case editri­ci. Coop­er­a­tive che in realtà sareb­bero state ricon­ducibili, attra­ver­so una serie di scher­mi soci­etari, a un uni­co grup­po di per­sone.

I rit­mi di lavoro sono insosteni­bili – è il rac­con­to di un’altra opera­ia – devo cor­rere sem­pre, ho per­so tut­ti miei chili. Cor­ro tal­mente tan­to che scen­dono giù i pan­taloni, ma devo accettare le con­dizioni per­ché ho due figlie da man­tenere. Ora voglio col­lab­o­rare, dico tut­to, ma ho pau­ra di essere las­ci­a­ta a casa, come è già suc­ces­so a un col­le­ga. In Ceva si appli­ca una for­ma di ricat­to non det­ta. For­mal­mente nes­suno ti impone di fare lo stra­or­di­nario, ma se non lo fai c’è un’elevata pos­si­bil­ità di essere las­ciati a casa. Ogni turno dura in media 12 ore”. Nel­lo sta­bil­i­men­to, spie­gano i lavo­ra­tori, la pro­dut­tiv­ità veni­va val­u­ta­ta in base alle “righe” ese­gui­te al giorno, dove per “righe” si intende “il pre­lie­vo di due lib­ri al min­u­to”. “Dove­vo eseguire almeno 130 ‘righe’ al giorno – dice un’altra lavo­ra­trice – chi ne fa meno viene las­ci­a­to a casa. Cias­cun turno prevede­va rego­lar­mente 12 ore di lavoro e quan­do non sono sta­ta più in gra­do di sostenere questi turni così pesan­ti, doven­do accud­ire mia madre dis­abile, sono sta­ta las­ci­a­ta a casa”.  ”Per sette anni ho lavo­ra­to con con­trat­ti a ter­mine del­la dura­ta sem­pre di di 3 mesi”, svela una don­na rume­na, men­tre altri par­lano addirit­tura di “rin­novi set­ti­manali” pres­so il cosid­det­to ‘repar­to pick­ing’ (ges­tione e logis­ti­ca del mag­a­zz­i­no). Le ore not­turne e quelle di stra­or­di­nario, stan­do agli operai, veni­vano pagate sem­pre la stes­sa som­ma, da alcu­ni indi­ca­ta in 7 euro all’ora. Gli stra­or­di­nari, pri­ma del 2016, quan­do sono ‘entrati’ i sin­da­cati nel­lo sta­bil­i­men­to e la situ­azione “è un po’ miglio­ra­ta”, con­sis­te­vano in “più 200 ore al mese”, spes­so non cal­co­lati in bus­ta paga. “Cer­ti giorni – affer­ma un lavo­ra­tore ucraino – veni­va appe­so un cartel­lo con la scrit­ta ‘Tas­sati­va­mente obbli­ga­to­rio saba­to e domeni­ca lavo­ra­tivi’. Nel­la bacheca dove veni­vano appe­si i turni veni­va indi­ca­to solo l’inizio del turno men­tre sul­la sull’orario di fine servizio veni­va indi­ca­ta la dic­i­tu­ra F.S. (fine servizio)”. Sin­te­tiz­za il gip che ha dis­pos­to le mis­ure caute­lari: “Sono emer­si chiari, pre­cisi e con­cor­dan­ti ele­men­ti rel­a­tivi all’intermediazione illecita e allo sfrut­ta­men­to dei lavo­ra­tori, al reclu­ta­men­to di man­od­opera des­ti­na­ta al lavoro pres­so la Ceva in con­dizioni di sfrut­ta­men­to, approf­ittan­do del­lo sta­to di bisog­no dei lavo­ra­tori e la cor­re­spon­sione di ret­ribuzioni in modo palese­mente dif­forme dai con­trat­ti nazion­ali o ter­ri­to­ri­ali stip­u­lati dalle orga­niz­zazioni sin­da­cali; violan­do reit­era­mente la nor­ma­ti­va rel­a­ti­va all’orario di lavoro, ai peri­o­di di riposo, alle ferie, in totale dis­pre­gio delle norme di igiene e del lavoro”.

(manuela d’alessandro)

http://www.giustiziami.it/gm/caporalato-lumiliazione-nel-racconto-degli-operai-di-pavia/

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La battuta choc di Berlusconi su Balotelli che non avete mai ascoltato

http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2018/07/silviuz.png

Ecco la frase choc di Sil­vio Berlus­coni che fino­ra nes­suno vi ha fat­to ascoltare con le vostre orec­chie. Quel­la bat­tuta razz­ista e fran­ca­mente inat­te­sa, riferi­ta a Mario Balotel­li, di cui vi abbi­amo par­la­to qua­si due anni fa, quan­do il video che tro­verete qui sot­to fu deposi­ta­to agli atti dell’inchiesta Ruby ter. Da allo­ra il cate­nac­cio anti-gior­nal­ista mes­so in atto dalle par­ti che ave­vano acces­so a questo doc­u­men­to è sta­to micidi­ale. Ora qual­cosa si è spez­za­to.

Rite­ni­amo sia doveroso darne con­to, con­sid­er­a­to il ruo­lo pub­bli­co che Berlus­coni anco­ra ha, in un momen­to in cui il tema del razz­is­mo è di lam­pante attual­ità. A Mario Balotel­li la mas­si­ma sol­i­da­ri­età per quel­lo che forse non avrebbe volu­to sen­tire e che invece fa anco­ra tris­te­mente parte dell’armamentario para-umoris­ti­co ital­iano. La scenet­ta si con­clude con Berlus­coni che dice a Marys­thelle Polan­co “tu sei abbron­za­ta, lui invece è pro­prio negro negro”. Parole che ci fa un cer­to effet­to anche solo trascri­vere. Il video lo trovate qui sot­to.

Ecco­lo: berlus­coni-balotel­li-gius­tizia­mi

http://www.giustiziami.it/gm/la-battuta-choc-di-berlusconi-su-balotelli-che-non-avete-mai-ascoltato/

 

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Scarcerato l’(ex)ergastolano ostativo Musumeci, voce degli ‘uomini ombra’

http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2018/08/musumeci.jpg

Per la pri­ma vol­ta in Italia un ergas­tolano osta­ti­vo ottiene la lib­er­azione con­dizionale. Ed è Carme­lo Musume­ci, un uomo spe­ciale che ha reso pub­bli­ci dolore e sper­an­za attra­ver­so il suo blog dal carcere a nome degli ‘uomi­ni ombra’, cioé dei reclusi la cui pena deten­ti­va coin­cide con la dura­ta del­la vita e una data immag­inifi­ca: 31/12/99999.   Col cos­ti­tuzion­al­ista Andrea Pugiot­to, ha pub­bli­ca­to il libro ‘Gli ergas­tolani sen­za scam­po’, diven­ta­to una sor­ta di man­i­festo giuridi­co e umano con­tro la gab­bia intan­gi­bile.  Un testo in cui Musume­ci ha ripor­ta­to i ‘dialoghi’ cru­di e poet­i­ci con la sua ombra. “Il mio cor­po è chiu­so in ques­ta tom­ba, ma il mio cuore scioc­co ha sem­pre sper­a­to nel­la lib­ertà”.  Oggi, dopo che già da qua­si due anni gode­va di un regime di semi­lib­ertà, con­di­vide dal suo pro­fi­lo Face­book il giorno più lumi­noso: “L’altro ieri ho rice­vu­to una di quelle tele­fonate che ti cam­biano la vita. Il numero era quel­lo del carcere di Peru­gia. Mi avvisano di rien­trare in carcere per­ché devo essere scarcer­a­to”.

Il Tri­bunale del­la Sorveg­lian­za umbro gli ha con­ces­so la lib­er­azione con­dizionale. “Quan­do esco dal carcere mi gira la tes­ta. Il mio cuore bat­te forte. In pochi istan­ti mi ritor­nano in mente tut­ti e 27 gli anni di carcere, coi peri­o­di di iso­la­men­to, gli scioperi del­la fame, le celle di punizione sen­za lib­ri, né car­ta né pen­na per scri­vere. Pas­sa­vo le gior­nate solo guardan­do il muro”. L’ex ‘boss del­la Ver­sil­ia’  era entra­to in cel­la il 25 otto­bre del 1991 e una serie di con­danne lo ave­va inser­i­to nel ristret­to club di chi ha come uni­ca prospet­ti­va il carcere. Ma è rius­ci­to rib­altare il suo des­ti­no, dis­toglien­do quel­lo sguar­do dal muro con la forza e la fan­ta­sia. Gra­zie anche al cor­ag­gio di alcu­ni giu­di­ci adesso Musume­ci, che ha 63 anni e tree lau­ree con­quis­tate in cel­la, è arriva­to alla soglia dell’inimmaginabile per gli ‘uomi­ni ombra’. Come è potu­to accadere ce lo spie­ga l’avvocato ed espo­nente rad­i­cale Maria Bru­cale, dell’associazione ‘Nes­suno toc­chi Caino’: “Musume­ci, come altri pochi detenu­ti osta­tivi, ave­va ottenu­to la semi­lib­ertà dopo che era sta­ta accol­ta la sua richi­es­ta di inesi­gi­bil­ità del­la col­lab­o­razione . Ma adesso i giu­di­ci si sono spin­ti oltre riconoscen­do la lib­er­azione con­dizionale dopo un per­cor­so lun­go e fati­coso. E’ una notizia mer­av­igliosa, un gri­do di sper­an­za nel buio”.

Nel­la loro ordi­nan­za, i giu­di­ci scrivono di “un grande per­cor­so di cresci­ta per­son­ale che ha por­ta­to Musume­ci a leg­gere e stu­di­are in carcere con granit­i­ca volon­tà” e del suo impeg­no come “scrit­tore e con­feren­ziere”, oltre che “del suo essere un uomo nuo­vo che si riscat­ta dal pas­sato impeg­nan­dosi quo­tid­i­ana­mente nell’assistere la dis­abili­ta”.  L’ergastolano osta­ti­vo, a dif­feren­za di quel­lo comune, non ha dirit­to ai ben­efi­ci pen­iten­ziari in assen­za di una “con­dot­ta col­lab­o­rante” con la gius­tizia. A meno che, come nel caso di Musume­ci, non ven­ga riconosci­u­ta “l’inesigibilità del­la col­lab­o­razione” gra­zie alla quale ave­va ottenu­to la semi­lib­ertà, godu­ta lavo­ran­do di giorno nel­la casa Famiglia di don Oreste Ben­zi, ma sem­pre con l’obbligo di rien­tro in carcere. Adesso  Carme­lo ha tra le mani una lib­ertà qua­si intera e not­ti per guardare le stelle.

Poi scrol­lo la tes­ta. Smet­to di pen­sare al pas­sato. Mi accen­do una sigaret­ta e, dopo la pri­ma tira­ta, smet­to di fumare, med­i­to che adesso dovrei smet­tere, per­ché ora la mia uni­ca via di fuga per essere libero non è solo la morte.  Alzo lo sguar­do al cielo. Per un quar­to di sec­o­lo ho sem­pre cre­du­to che sarei mor­to in carcere. Non è anco­ra la lib­ertà piena ma ci sono vici­no e sono tan­to, ma tan­to felice. Da solo non ce l’avrei mai fat­ta. Più che credere in me stes­so, pen­so di avere scel­to di credere negli altri”.  

(manuela d’alessandro)

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Donne sciacallo rubano con arnesi da scasso nelle aree del crollo. Arrestate dalla polizia

Tre donne sin­ti orig­i­nar­ie di Tori­no di 18,36 e 45 anni son­no state arrestate dal­la polizia in via San Donà del Piave, sul Pol­cev­era, sul­la spon­da oppos­ta di via Fil­lak dove ci sono le case che sono state sfol­late. Anche quell’area è inter­es­sa­ta al crol­lo del Ponte Moran­di e sgomber­a­ta per la peri­colosità. Le più vec­chie sono state con­dan­nate e sono state por­tate nel carcere di Pont­edec­i­mo, men­tre la la più gio­vane, ha rice­vu­to la misura deel il divi­eto di dimo­ra a Gen­o­va con obbli­go di fir­ma a Tori­no dove, appun­to, risiede.

Donne sci­a­cal­lo rubano con arne­si da scas­so nelle aree del crol­lo. Arrestate dal­la polizia

Placidi71

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