Due euro l’ora per lavorare come schiavi. La ‘pacchia’ di Gioia Tauro

Chi sono i com­pag­ni e le com­pagne di Soumaila Sacko, ucciso men­tre pren­de­va dei pezzi di lamiera per riparare dal sole una comu­nità di invis­i­bili che sfrut­ti­amo. Chi sono i ladri? La denun­cia del Medu

Senza difese

Senza difese

 

Daniela Amen­ta 3 giug­no 2018

Quan­to cos­ta un kiwi, un man­dari­no, un’arancia? Quan­to cos­ta davvero in ter­mi­ni di fat­i­ca e dig­nità l’esistenza di chi lavo­ra quel­la ter­ra, la ter­ra del­la Piana di Gioia Tau­ro? La frut­ta, in questo pez­zo di Cal­abria mil­i­ta­riz­za­to dalle mafie, resterebbe sug­li alberi. I 3500–4000 migranti che arrivano da sta­gion­ali non por­tano via alcun lavoro ai cal­abre­si, agli ital­iani. Non c’è alcu­na pac­chia da fes­teggia­re. E’ man­od­opera flessibile e a bas­so cos­to. Sono uomi­ni sfrut­tati, “sot­to­posti a pratiche ille­cite e situ­azioni abi­ta­tive inde­cen­ti e degradan­ti per la dig­nità di ogni essere umano e in uno sta­to di irre­versibile mar­gin­al­iz­zazione”. Soumaila Sacko, ucciso a fucilate, era nato in Mali, era venu­to in Italia per cer­care un po’ di futuro, soprav­vi­vere a sten­to nel­la ten­dopoli di San Fer­di­nan­do, sul gol­fo bel­lo e dis­per­a­to di Gioia Tau­ro, Cal­abria, Italia. Lo han­no ammaz­za­to. Per una lamiera.

Il dossier del­la ver­gogna. I medici per i dirit­ti umani, Medu, da anni con­trol­lano la zona, la mon­i­tora­no, prestano soc­cor­so a molti­tu­di­ni di invis­i­bili. Han­no pre­sen­ta­to un dossier, si inti­to­la ‘I dan­nati del­la ter­ra’, fotografa sen­za scon­ti la situ­azione. Ve ne diamo con­to per­ché la realtà preval­ga su ogni dem­a­gogia.
Scrivono i medici sul cam­po: “Otto anni dopo la cosid­det­ta “riv­ol­ta di Rosarno”, i gran­di ghet­ti di lavo­ra­tori migranti nel­la Piana di Gioia Tau­ro rap­p­re­sen­tano anco­ra uno scan­da­lo ital­iano, rimosso, di fat­to, dal dibat­ti­to pub­bli­co e dalle isti­tuzioni politiche, le quali sem­bra­no inca­paci di qual­si­asi inizia­ti­va conc­re­ta e di largo respiro. Oggi più che mai, la Piana di Gioia Tau­ro è il luo­go dove l’incontro tra il sis­tema dell’economia glob­al­iz­za­ta, le con­trad­dizioni nel­la ges­tione del fenom­e­no migra­to­rio nel nos­tro paese e i nodi irrisolti del­la ques­tione merid­ionale pro­duce i suoi frut­ti più nefasti”.
Chi sono i ladri. La paga? Per 10, 12 ore al giorno sot­to il sole che bru­cia pren­dono al mas­si­mo 27 euro, nes­suno ha un con­trat­to. Meno di 2 euro all’ora, un mas­si­mo di 3, quan­do va bene. Scrivono nel dossier del Medu. “La gran parte dei brac­cianti con­tin­ua a con­cen­trar­si nel­la zona indus­tri­ale di San Fer­di­nan­do, a pochi pas­si da Rosarno, in par­ti­co­lare nel­la vec­chia ten­dopoli (che accoglie almeno il 60% dei lavo­ra­tori migranti sta­gion­ali del­la zona), in un capan­none adi­a­cente e nel­la vec­chia fab­bri­ca a poche centi­na­ia di metri di dis­tan­za. Sono cir­ca 3000 le per­sone che trovano allog­gio qui, tra cumuli di immon­dizia, bag­ni male­odor­an­ti e fatis­cen­ti, bom­bole a gas per riscal­dare cibo e acqua, pochi gen­er­a­tori a ben­z­i­na, mat­eras­si a ter­ra o posizionati su vec­chie reti e l’odore nau­se­abon­do di plas­ti­ca e rifiu­ti bru­ciati. Le pre­oc­cu­pan­ti con­dizioni igien­i­co-san­i­tarie, aggra­vate dal­la man­can­za di acqua pota­bile, ed i fre­quen­ti roghi che han­no in più occa­sioni ridot­to in cenere le barac­che ed i pochi averi e doc­u­men­ti degli abi­tan­ti (l’ultimo, il 27 gen­naio scor­so, ha reg­is­tra­to una vit­ti­ma, Becky Moses, ed ha las­ci­a­to sen­za casa cir­ca 600 per­sone nel­la vec­chia ten­dopoli) ren­dono la vita in questi luoghi quan­to mai pre­caria e a ris­chio”.
Età, pas­s­apor­ti. Con­tin­ua il dossier di Medu: “Si trat­ta per lo più di gio­vani lavo­ra­tori, con un’età media di 29 anni, prove­ni­en­ti dall’Africa sub-sahar­i­ana occi­den­tale (soprat­tut­to Mali, Sene­gal, Gam­bia, Guinea Conakry e Cos­ta d’Avorio). Non man­cano le donne, cir­ca 100 prove­ni­en­ti dal­la Nige­ria, qua­si cer­ta­mente vit­time di trat­ta a scopo di pros­ti­tuzione. Il 67% delle per­sone assis­tite è in Italia da meno di 3 anni, ma c’è anche chi vive nel paese da più di 10 anni (4,4%) ed è fini­to nel ghet­to di San Fer­di­nan­do-Rosarno dopo aver per­so il lavoro nelle fab­briche del nord Italia o dopo aver per­so il tito­lo di sog­giorno (soprat­tut­to di lavoro, per man­can­za di risorse eco­nomiche ritenute suf­fi­ci­en­ti al rin­no­vo)”

Non san­no l’italiano, non pos­sono difend­er­si. Più del­la metà dei pazi­en­ti — spie­gano i medici — ha una conoscen­za scarsa del­la lin­gua ital­iana, “a tes­ti­mo­ni­an­za delle gravi caren­ze del sis­tema di accoglien­za, di cui la mag­gior parte delle per­sone ha usufruito. Meno di 3 su 10 han­no un con­trat­to. Nel­la qua­si total­ità dei casi, tut­tavia, il pos­ses­so del­la let­tera di assun­zione o di un con­trat­to for­male non si accom­pa­gna al rilas­cio del­la bus­ta paga, alla denun­cia cor­ret­ta delle gior­nate lavo­rate ed al rispet­to delle con­dizioni di lavoro così come sta­bilite dal­la nor­ma­ti­va nazionale o provin­ciale di set­tore e l’accesso alla dis­oc­cu­pazione agri­co­la risul­ta preclu­so alla gran parte dei lavo­ra­tori. Si trat­ta di dati par­ti­co­lar­mente allar­man­ti, che deno­tano con­dizioni lavo­ra­tive di sfrut­ta­men­to o carat­ter­iz­zate dal man­ca­to rispet­to dei dirit­ti e delle tutele fon­da­men­tali dei lavo­ra­tori agri­coli, che pure rap­p­re­sen­tano tut­to­ra il car­bu­rante per l’economia locale”.
Situ­azioni al lim­ite. E infine, spie­gano dal Medu, “dal pun­to di vista san­i­tario, le pre­carie con­dizioni di vita e di lavoro pregiu­di­cano in maniera impor­tante la salute fisi­ca e men­tale dei lavo­ra­tori sta­gion­ali. Tra le patolo­gie più fre­quente­mente riscon­trate, le prin­ci­pali inter­es­sano infat­ti l’apparato res­pi­ra­to­rio (22,06% dei pazi­en­ti) e diger­ente (19,12%), ricon­ducibili allo sta­to d’indigenza e di pre­ca­ri­età sociale e abi­ta­ti­va, ed il sis­tema osteoar­ti­co­lare (21,43%), da ricol­le­gare par­ti­co­lar­mente ad un’intensa attiv­ità lavo­ra­ti­va. Alcune per­sone inoltre pre­sen­tano seg­ni ricon­ducibili a tor­ture e trat­ta­men­ti inu­mani e degradan­ti, per lo più con­nes­si alla per­ma­nen­za in Lib­ia, e dis­tur­bi di natu­ra psi­co­log­i­ca”-
Quan­to cos­ta la vita di un uomo, quan­to vale? Quan­to cos­ta un kiwi, un pomodoro, un man­dari­no? Quan­to cos­ta la vita di un uomo che anda­va a pren­dere delle lamiere per cer­care di riparare se stes­so e i suoi com­pag­ni dal sole?
Scrive­va Frantz Fan­non: “Per il popo­lo col­o­niz­za­to il val­ore pri­mor­diale, per­ché il più con­cre­to, è innanz­i­tut­to la ter­ra: la ter­ra che deve assi­cu­rare il pane e, sopra ogni cosa, la dig­nità”, E invece non c’è dig­nità tra i ‘dan­nati del­la ter­ra’.
Soumaila Sacko è mor­to ammaz­za­to in un Paese che lo ha sfrut­ta­to. Non era un ladro. Sem­mai in ques­ta cir­costan­za i ladri siamo noi.

https://www.globalist.it/news/articolo/2018/06/03/due-euro-l-ora-per-lavorare-come-schiavi-la-pacchia-di-gioia-tauro-2025486.html

Placidi71

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