Verdini indagato: avrebbe preso 300mila euro per sostenere la nomina di un giudice nel Consiglio di Stato

In effetti Giuseppe Mineo venne indicato dal Consiglio dei Ministri del Governo Renzi tra i possibili neo magistrati del Cds, ma la nomina venne stoppata a causa del procedimento disciplinare a cui il giudice era sottoposto

Denis Verdini
Denis Ver­di­ni

Sec­on­do la Procu­ra di Messi­na, attra­ver­so una serie di pas­sag­gi soci­etari, Ver­di­ni avrebbe rice­vu­to, a tito­lo di finanzi­a­men­to del grup­po politi­co di cui era coor­di­na­tore, cir­ca 300mila euro dall’avvocato Piero Ama­ra, legale sir­a­cu­sano già coin­volto nell’inchiesta sul cosid­det­to “Sis­tema Sir­a­cusa”.

Il denaro sarebbe servi­to a indurre Ver­di­ni a sostenere la des­ig­nazione di Mineo al Con­siglio di Sta­to. In effet­ti Mineo venne indi­ca­to dal Con­siglio dei Min­istri del Gov­er­no Ren­zi tra i pos­si­bili neo mag­is­trati del Cds, ma la nom­i­na venne stop­pa­ta a causa del pro­ced­i­men­to dis­ci­pli­nare a cui il giu­dice era sot­to­pos­to. La vicen­da si inquadra nell’inchiesta per cor­ruzione giudiziaria che ha coin­volto Mineo, accusato di esser­si inter­es­sato per­ché fos­se sovras­ti­ma­to il dan­no chiesto, tramite ricor­so ammin­is­tra­ti­vo, da una dit­ta cliente di Ama­ra, l’impresa Fron­ti­no “Open Land” impeg­na­ta in un con­tenzioso col Comune e la Sovrin­ten­den­za di Sir­a­cusa. Il giu­dice era mag­is­tra­to rela­tore in una delle cause. In cam­bio Mineo avrebbe chiesto la nom­i­na al Cds, poi fal­li­ta, e 115mila euro, som­ma che Ama­ra girò a un ami­co dell’ex giu­dice, l’ex pres­i­dente del­la Regione Giuseppe Dra­go che ave­va bisog­no di sol­di per cure mediche.

L’avvocato Amara

A par­lare ai mag­is­trati messi­ne­si del finanzi­a­men­to illecito rice­vu­to dall’ex sen­a­tore di Ala, Denis Ver­di­ni è l’avvocato Piero Ama­ra, arresta­to a feb­braio dal­la Procu­ra di Messi­na nell’inchiesta “Sis­tema Sir­a­cusa” che ha sve­la­to una serie di cor­ruzioni commesse dal legale e dal suo socio, Giuseppe Calafiore, per con­dizionare pro­ces­si e sen­ten­ze in favore di loro cli­en­ti “illus­tri” come i costrut­tori Fron­ti­no. Dopo l’arresto Ama­ra ha com­in­ci­a­to a col­lab­o­rare con la Procu­ra gui­da­ta da Mau­r­izio de Lucia riem­pi­en­do pagine di ver­bali. E rac­con­tan­do come ten­tò di con­dizionare l’esito del­la causa ris­arci­to­ria inten­ta­ta dai Fron­ti­no con­tro il Comune di Sir­a­cusa. Dalle dichiarazioni di Ama­ra è nata l’indagine sull’ex giu­dice del Cga Giuseppe Mineo, che avrebbe accetta­to di pilotare il proces­so Fron­ti­no in cam­bio di sol­di e di un pos­to al Con­siglio di Sta­to. I ver­bali con le riv­e­lazioni del legale sono sta­ti deposi­tati dai pm al tri­bunale del Riesame che ha dis­pos­to nei giorni scor­si la revo­ca del­la misura del carcere per Mineo e gli ha con­ces­so i domi­cil­iari.

Non si è presentato all’interrogatorio

Denis Ver­di­ni , inda­ga­to dal­la Procu­ra di Messi­na per illecito finanzi­a­men­to ai par­ti­ti, non si è pre­sen­ta­to all’interrogatorio. I mag­is­trati gli han­no invi­a­to nei giorni scor­si un avvi­so di garanzia e con­tes­tual­mente un invi­to a com­par­ire. Sec­on­do l’accusa Ver­di­ni avrebbe per­ora­to, in cam­bio di denaro, la nom­i­na al Con­siglio di Sta­to dell’ex giu­dice del Cga Giuseppe Mineo, poi arresta­to per cor­ruzione in atti giudiziari. La des­ig­nazione di Mineo, pro­pos­to dal Con­siglio dei Min­istri del Gov­er­no Ren­zi al più alto organo di gius­tizia ammin­is­tra­ti­va, non è poi avvenu­ta per­ché il mag­is­tra­to era sot­to pro­ced­i­men­to dis­ci­pli­nare, con­dizione che lo ren­de­va incom­pat­i­bile con l’incarico.

Il Fatto: “Una grana in più”

La notizia viene ripor­ta­ta anche dal Fat­to Quo­tid­i­ano che ricor­da come “per il tes­si­tore del Pat­to del Nazareno, recen­te­mente con­dan­na­to in appel­lo a 6 anni e 10 mesi per il crac del Cred­i­to Fiorenti­no” ques­ta sia una ulte­ri­ore grana. Sem­pre per finanzi­a­men­to illecito, invece, la procu­ra di Roma ha chiesto una con­dan­na a 2 anni, per la vicen­da lega­ta alla com­praven­di­ta di un immo­bile in via del­la Stam­pe­ria, a Roma, che in poche ore frut­tò una plus­valen­za record di 18 mil­ioni di euro.

A mar­zo, invece, per lo stes­so moti­vo, Ver­di­ni è sta­to con­dan­na­to a 1 anno e 3 mesi nel proces­so P3 e a pagare una mul­ta di 600mila euro. Nell’ottobre 2016, l’ex coor­di­na­tore del Pdl era invece sta­to sal­va­to dal­la pre­scrizione durante il proces­so per cor­ruzione rel­a­ti­vo all’inchiesta sul­la ristrut­turazione del­la Scuo­la dei Mares­cial­li di Firen­ze, nel quale era sta­to con­dan­na­to in pri­mo gra­do a due anni di reclu­sione”.

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/verdini-indagato-illecito-finanziamento-partitti/

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CHE BATOSTA DI CARTA PER LA SANTADECHE’!

CHE BATOSTA DI CARTA PER LA SANTADECHE’! — IL GRUPPOVISIBILIADOVRÀREINTEGRARE IMMEDIATAMENTE” I GIORNALISTI LICENZIATI DIVISTO’ E ‘NOVELLA 2000’ — CONDANNATA A PAGARE GLI STIPENDI DAL MOMENTO DEL LICENZIAMENTO A QUELLO DELLA REINTEGRAZIONE E AL PAGAMENTO DELLE SPESE LEGALI

daniela santanche (4)DANIELA SANTANCHE (4)

(ANSA) - Il grup­po Vis­i­bil­ia, Vis­i­bil­ia Mag­a­zine srl in liq­uidazione e Vis­i­bil­ia Edi­tore Spa, dovrà “rein­te­grare imme­di­ata­mente” i gior­nal­isti dei set­ti­manali ‘Vis­to’ e ‘Novel­la 2000’ che han­no fat­to ricor­so con­tro il licen­zi­a­men­to col­let­ti­vo. Lo ha deciso il Tri­bunale del Lavoro di Milano che ha con­dan­na­to il grup­po edi­to­ri­ale dell’on. Daniela San­tanchè anche alla cor­re­spon­sione degli stipen­di dal momen­to del licen­zi­a­men­to a quel­lo del­la rein­te­grazione in servizio e al paga­men­to delle spese legali.

daniela santanche dimitri d asburgo (1)DANIELA SANTANCHE DIMITRI D ASBURGO (1)

Lo rende noto, in un comu­ni­ca­to, l’Associazione lom­bar­da dei gior­nal­isti (Alg) speci­f­i­can­do che il giudizio favorev­ole giunge a qua­si un anno dal licen­zi­a­men­to dei gior­nal­isti. Dim­itri d’Asburgo Lore­na, del cda di Vis­i­bil­ia Edi­tore, “con­tes­ta in fat­to e dirit­to la sen­ten­za. In una causa analo­ga — spie­ga — abbi­amo vin­to”.

Nell’estate del 2017 — scrive il sin­da­ca­to — Vis­i­bil­ia ave­va inter­rot­to l’applicazione del­la Cas­sa inte­grazione in essere dichiaran­do l’insostenibilità eco­nom­i­ca del­la pro­pria attiv­ità, avvian­do la mes­sa in liq­uidazione del­la Mag­a­zine e apren­do la pro­ce­du­ra di mobil­ità per tut­ti i dipen­den­ti. Un com­por­ta­men­to, questo, con­tes­ta­to dal sin­da­ca­to dei gior­nal­isti.

ROBERTO ALESSI - DANIELA SANTANCHE - BENEDETTO MOSCAROBERTO ALESSIDANIELA SANTANCHEBENEDETTO MOSCA

Alg e Fnsi nell’ambito del­la pro­ce­du­ra di licen­zi­a­men­to col­let­ti­vo han­no infat­ti sem­pre denun­ci­a­to l’utilizzo stru­men­tale del­la liq­uidazione del­la soci­età e del­la mes­sa in mobil­ità dei gior­nal­isti in quan­to la pub­bli­cazione delle tes­tate Vis­to e Novel­la 2000 è con­tin­u­a­ta fino ad ora: ma appal­tan­do all’esterno il lavoro gior­nal­is­ti­co”. “Viene così a cadere il ‘modus operan­di’ pro­mosso da Vis­i­bil­ia — sot­to­lin­eano Alg e Fnsi -. Licen­ziare per pro­durre i set­ti­manali sen­za gior­nal­isti assun­ti”.

IL POST DI PAOLA FERRARI CONTRO DANIELA SANTANCHE PER I LICENZIAMENTI A NOVELLAIL POST DI PAOLA FERRARI CONTRO DANIELA SANTANCHE PER I LICENZIAMENTI A NOVELLAIL POST DI VALERIO PALMIERI CONTRO DANIELA SANTANCHE PER I LICENZIAMENTI A NOVELLAIL POST DI VALERIO PALMIERI CONTRO DANIELA SANTANCHE PER I LICENZIAMENTI A NOVELLAdaniela santanche 4DANIELA SANTANCHE 4

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/che-batosta-carta-santadeche-rsquo-gruppo-179645.htm

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Saviano che ti serve?

Sbagliano i Saviano, i D’Alema, i cul­tori di una cer­ta sin­is­tra rad­i­cal chic, provin­ciale e salot­tiera, dis­tante anni luce dal­la gente comune, nel puntare il dito con­tro Mat­teo Salvi­ni come se fos­se un malav­i­toso del­la peg­gior specie (e lo è real­mente per Saviano, i cui modi sono divenu­ti intoller­a­bili), come se fos­se la quin­tes­sen­za di tut­ti i mali ital­iani, come se fos­se il mostro da com­bat­tere con tut­ta la deter­mi­nazione e la cat­tive­ria pos­si­bili. Per­ché se Salvi­ni fos­se tale, sen­ten­do pro­nun­cia­re di con­tin­uo dis­cor­si sim­ili ai suoi dalle tan­tis­sime per­sone che fre­quen­ti­amo, che conos­ci­amo, che incon­tri­amo ogni giorno uscen­do di casa, al bar o al mer­ca­to, in palestra o al ris­torante, dovrem­mo pen­sare che siamo davvero diven­tati un popo­lo inguari­bil­mente xeno­fobo, pro­prio noi che, pur aven­do i nos­tri scheletri (colo­niali, anz­i­tut­to) nell’armadio, abbi­amo comunque vis­to par­tire per le Americhe, poco più di un sec­o­lo fa, centi­na­ia di migli­a­ia di per­sone. Il prob­le­ma è un altro, e la sua natu­ra è doppia. La for­bice tra ric­chez­za e povertà si sta sem­pre più peri­colosa­mente allargan­do, e chi è o si sente povero, o sem­pre più povero, o non suf­fi­cien­te­mente tute­la­to, vede montare in sé la pau­ra dell’”altro” e non riesce a con­trol­lar­la e in molti casi, anzi, la colti­va, l’alimenta, la fomen­ta. La sec­on­da ques­tione ril­e­vante è che siamo anco­ra cul­tural­mente acer­bi, social­mente impreparati, politi­ca­mente inca­paci di con­frontar­ci seri­amente col tema dell’immigrazione e, altret­tan­to seri­amente, non siamo in gra­do di affrontar­lo. Con­tinuiamo a nav­i­gare a vista, pren­den­do­ci a ran­del­late gli uni con gli altri (da una parte i “cat­tivi”, fascisti, leghisti o reazionari, dall’altra i “buoni”, comu­nisti, cen­troso­cial­isti o pro­gres­sisti), e intan­to le altre nazioni avan­zano. Sono appe­na arriva­to in Spagna, dove pure non è tut­to oro quel che luc­ci­ca (gli insan­guinati balu­ar­di di Ceu­ta e Melil­la par­lano da soli), e vivo come ogni anno, da un bel po’ di tem­po, la stes­sa espe­rien­za. È mia, solo mia, e dunque arbltraria e sta­tis­ti­ca­mente irril­e­vante, ma ognuno di noi cresce e riflette sulle cose che vive e che vede. È l’esperienza dell’integrazione vera. Quel­la che ti mette dinanzi agli occhi uomi­ni, donne, bam­bi­ni dei più diver­si pae­si con le loro vite mira­colosa­mente intrec­ciate a quelle degli spag­no­li e delle spag­nole. Uomi­ni, donne, bam­bi­ni che sono tuoi vici­ni di tavo­lo al ris­torante, con il pic­co­lo che fa i capric­ci, la madre che pro­va a cal­mar­lo, il padre che assiste dis­tante o s’intenerisce. Ragazzi e ragazze dal diver­so col­ore del­la pelle che si ten­gono mano nel­la mano, si baciano, s’innamorano. Anziani che par­lano con accen­ti diver­si e dialogano, dis­cu­tono, si accen­dono par­lan­do del tem­po o di polit­i­ca. E quan­do ti dicono che nel­la regione andalusa di Mijas, dove ti tro­vi, il 43% del­la popo­lazione res­i­dente è di orig­ine straniera, non sten­ti a cred­er­lo. E ripen­si a Salvi­ni, e alla sin­is­tra snob, e all’inutile e con­tro­pro­du­cente astio di Saviano e un po’ ti desta­bi­lizzi. Per­ché di fronte a un’integrazione così ben rius­ci­ta, quan­do, al tuo rien­tro in Italia, ti accor­gi di quan­to siamo rimasti indi­etro anche rispet­to a un paese che anco­ra nel­la pri­ma metà degli anni Set­tan­ta, con gli ulti­mi rantoli del fran­chis­mo, il razz­is­mo e la xeno­fo­bia lì ave­va ben pre­sen­ti, ti sen­ti di rid­ere e pian­gere insieme. Un po’ com­pian­gi la sin­is­tra snob, che non si sa bene in che paese viva, un po’ sor­ri­di per quel­li che ven­gono inap­pella­bil­mente tac­ciati di essere razz­isti ma non lo san­no, e non sospet­tereb­bero min­i­ma­mente di esser­lo. E mag­a­ri han­no pure vota­to per Salvi­ni, e potreb­bero anche pen­tir­si di aver­lo fat­to se gli si con­sen­tisse di pen­sare, di riflet­tere a fon­do sulle mag­a­gne strut­turali del nos­tro sgangher­a­to paese, se si evi­tasse di aiz­zarli coi toni apoc­alit­ti­ci di un Savonaro­la dei nos­tri tem­pi che ha sem­pre più la bava alla boc­ca quan­do decide di attac­care a tes­ta bas­sa Tizio o Caio. Hai vis­to, Saviano? Ho rot­to anch’io il silen­zio. Sei rius­ci­to a com­piere un mira­co­lo. Mi hai sot­trat­to ai miei doveri di per­sona impeg­na­ta, di intel­let­tuale e stu­dioso alla costante ricer­ca di una rispos­ta conosc­i­ti­va, pic­co­la o infin­i­tes­i­male, ai tan­ti prob­le­mi e alle tante ques­tioni del mon­do, e sei rius­ci­to a costringer­mi a indos­sare i pan­ni dell’avvocato difen­sore di Salvi­ni per un sopras­salto di sen­so civi­co e un sed­i­men­ta­to sen­so di respon­s­abil­ità che da un po’ m’impongono di met­tere la sor­di­na, in tem­pi in cui si maci­na ormai odio su odio ogni stra­maledet­to giorno, a tutte le forme, da qualunque parte provengano, di una inau­di­ta vio­len­za ver­bale che incrudelisce e divide. Soprat­tut­to quan­do le ragioni per­son­ali paiono abbon­dan­te­mente travali­care le pub­bliche regioni del legit­ti­mo e demo­c­ra­ti­co eser­cizio di crit­i­ca. L’italia non ha bisog­no di urla­tori e pred­i­ca­tori, da aggiunger­si ai poeti, agli artisti, agli eroi, ai san­ti, ai pen­satori, agli scien­ziati, ai nav­i­ga­tori, ai trasmi­gra­tori del tem­po che fu. L’italia di oggi ha bisog­no di coscien­ze salde, di men­ti lucide, di pen­sieri tagli­en­ti e, al con­tem­po, del­i­cati come rasoi.

Mas­si­mo Arcan­geli

Sbagliano i Saviano, i D’Alema, i cul­tori di una cer­ta sin­is­tra rad­i­cal chic, provin­ciale e salot­tiera, dis­tante anni…

Slået op af Ma che Italia è mai ques­ta?Tirs­dag den 24. juli 2018

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Giappone: AAA ninja cercasi, ma è falso

Tra le richieste arrivate anche alcuni aspiranti italiani

TOKYO, 27 LUG — E’ bas­ta­ta l’erronea inter­pre­tazione di un’intervista per scatenare l’interesse di centi­na­ia di per­sone, da ogni parte del mon­do, per lavo­rare in Giap­pone nel ruo­lo di ‘Nin­ja’. Il sin­da­co del­la cit­tà di Iga, nel­la prefet­tura di Mie — famosa per essere il luo­go di orig­ine delle popo­lari fig­ure dei guer­ri­eri che oper­a­vano durante il Giap­pone feu­dale — ha dovu­to con­vo­care una con­feren­za stam­pa per smen­tire ogni voce a riguar­do, bol­lan­dole come ‘Fake news’. Lo scor­so 16 luglio un pro­gram­ma radio­fon­i­co statu­nitense ave­va dif­fu­so la notizia del­la caren­za di per­son­ale ‘Nin­ja’ dopo l’intervista con il pri­mo cit­tadi­no, aggiun­gen­do che lo stipen­dio arriva­va a super­are i 9 mil­ioni di yen, l’equivalente di 73.000 euro.
L’ufficio del­la prefet­tura e l’associazione del tur­is­mo di Mie han­no rice­vu­to 115 richi­este da 14 diverse nazioni, incluse l’Italia, rac­con­tano i media giap­pone­si.

(ANSA)

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Sequestrati cellulare e tablet, sotto inchiesta cronista di giudiziaria

Andrea Cittadini, giornalista del Giornale di Brescia e collaboratore dell’Ansa, perquisito dai Carabinieri e accusato di violazione di notizie secretate. L’Ordine nazionale protesta

Un cro­nista di giudiziaria del ‘Gior­nale di Bres­cia´ e col­lab­o­ra­tore dell’ANSA, Andrea Cit­ta­di­ni, 33 anni, ha subito oggi una perqui­sizione di casa, auto e sup­por­ti infor­mati­ci da parte dei cara­binieri con il seque­stro del cel­lu­lare e del tablet: è inda­ga­to per con­cor­so in vio­lazione di notizia cop­er­ta da seg­re­to di indagine in relazione a due dif­fer­en­ti inchi­este. La scom­parsa dell’ impren­di­tore Mario Boz­zoli, l’8 otto­bre 2015, e quel­la di una gio­vane bres­ciana avvenu­ta nel feb­braio 2017.

Fat­to che ha soll­e­va­to le vive proteste dell’Ordine nazionale e quel­lo lom­bar­do dei gior­nal­isti. «A Cit­ta­di­ni viene con­tes­ta­to il fat­to di essere in pos­ses­so di fonti d’informazione riguardan­ti il caso del­la scom­parsa di Sara Capo­fer­ri e di Mario Boz­zoli, rac­con­tan­done la cronaca dei fat­ti, e di aver “isti­ga­to ignoti pub­bli­ci uffi­ciali a vio­lare il seg­re­to d’ufficio”», viene sot­to­lin­eato in un comu­ni­ca­to. «La ricer­ca del­la notizia, e cioè il ruo­lo e la mis­sione del cro­nista, sono svil­i­ti a istigazione a delin­quere da reprimere per via giudiziaria — denun­ciano Alessan­dro Gal­im­ber­ti e Car­lo Ver­na, pres­i­dente dell’Odg del­la Lom­bar­dia e nazionale -. La Procu­ra di Bres­cia apre una nuo­va fron­tiera nel­la “edu­cazione” dei cro­nisti, ordi­nan­do il seque­stro di tele­fono e tablet per sco­prire l’intera rete delle relazioni pro­fes­sion­ali del col­le­ga all’interno e all’esterno del palaz­zo di gius­tizia. Il procu­ra­tore lom­bar­do (Tom­ma­so Buo­nan­no, ndr) crea così un prece­dente peri­colo­sis­si­mo nel­la dinam­i­ca dei rap­por­ti tra la mag­i­s­tratu­ra e le per­sone che più da vici­no ne devono rac­con­tare (e demo­c­ra­ti­ca­mente con­trol­lare per con­to dei cit­ta­di­ni) l’attività, ipo­tiz­zan­do che la sem­plice indagine gior­nal­is­ti­ca (cioè chiedere infor­mazioni alle fonti) cos­ti­tu­is­ca l’illecito penale di istigazione a delin­quere, cioè far riv­e­lare seg­reti d’ uffi­cio ai dipen­den­ti pub­bli­ci». «Ques­ta impostazione — con­cludono — non può essere accetta­ta in un sis­tema, nazionale ed europeo, che resp­inge ogni for­ma di coer­cizione, diret­ta o indi­ret­ta, sui por­ta­tori del dirit­to dovere cos­ti­tuzionale di infor­mare lib­era­mente i cittadini/elettori di una democrazia com­pi­u­ta». Cit­ta­di­ni ha rice­vu­to anche la piena sol­i­da­ri­età del comi­ta­to di redazione del Gior­nale di Bres­cia.

https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/18_luglio_24/sequestrati-cellulare-tablet-sotto-inchiesta-cronista-giudiziaria-997fe012-8f66-11e8-84b6-8543850c3d94.shtml

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P2, svelate le lettere di Licio Gelli: “Il generale Dalla Chiesa era un fratello massone”

Giu­liano Di Bernar­do, l’ex Gran Mae­stro del Grande Ori­ente d’Italia, mostra in esclu­si­va a Fanpage.it due let­tere invi­ategli da Licio Gel­li, numero uno del­la log­gia mas­son­i­ca P2, nel 1990. All’interno di una delle due mis­sive, si riferisce al Gen­erale, mor­to in un atten­ta­to a Paler­mo nel 1982 insieme alla moglie e all’autista, come “uno dei più fulgi­di esem­pi del­la mas­sone­r­ia ital­iana”.

Giu­liano Di Bernar­do, l’ex Gran Mae­stro del Grande Ori­ente d’Italia, mostra in esclu­si­va a San­dro Ruo­to­lo per Fanpage.it due let­tere orig­i­nali invi­ategli dal capo del­la P2, Licio Gel­li, nel 1990, quan­do era anco­ra il rap­p­re­sen­tante dell’organizzazione mas­son­i­ca più impor­tante del Paese. In una di queste, in par­ti­co­lare, mai ritrova­ta dalle forze dell’ordine, com­pare il nome del Gen­erale Car­lo Alber­to Dal­la Chiesa, cita­to dal­lo stes­so Gel­li, come “un mar­tire del­lo Sta­to ma anche del­la causa mas­son­i­ca […] emar­gina­to, perse­gui­tato e manda­to allo sbaraglio per­ché mas­sone”. In prece­den­za, si era sem­pre det­to che Dal­la Chiesa fos­se iscrit­to alla Mas­sone­r­ia per con­to del­lo Sta­to. Ma Di Bernar­do insiste nel sot­to­lin­eare che il Gen­erale, mor­to vit­ti­ma nel 1982 di un atten­ta­to mafioso, fos­se un mem­bro atti­vo del­la P2.

Gel­li lo pre­sen­ta come un fulgi­do esem­pio del­la mas­sone­r­ia – ha con­tin­u­a­to Di Bernar­do -. Quin­di non solo ne mette in evi­den­za il genio mil­itare, ma anche quel­lo isti­tuzionale”. Dal­la Chiesa, il prefet­to anti­mafia pro­tag­o­nista del­la lot­ta alle Brigate Rosse, ucciso a Paler­mo insieme alla moglie e al suo autista nel 1982, era un mas­sone del­la P2. Le let­tere in cui sono con­tenute queste dichiarazioni sono state recap­i­tate da Licio Gel­li diret­ta­mente a Di Bernar­do nell’anno del­la sua elezione a Gran Mae­stro d’Oriente.

Si tor­na così anco­ra una vol­ta a par­lare del­la P2, la famosa log­gia mas­son­i­ca seg­re­ta di carat­tere ever­si­vo, fini­ta al cen­tro dei prin­ci­pali scan­dali del­la sto­ria ital­iana degli ulti­mi anni, dal­la strage di Bologna alla vicen­da del Ban­co Ambrosiano, pas­san­do per il seque­stro Moro e Tan­gen­topoli. Felice Cas­son, mag­is­tra­to a Venezia impeg­na­to in una serie di inchi­este su ter­ror­is­mo e servizi deviati, ha defini­to a Fanpage.it la P2 come “un can­cro all’interno del tes­su­to isti­tuzionale ital­iano”. La log­gia viene scop­er­ta per caso dai giu­di­ci istrut­tori di Milano, Gher­ar­do Colom­bo e Giu­liano Tur­one,  men­tre sta­vano inda­gan­do sul pre­sun­to rapi­men­to di Michele Sin­dona. I mag­is­trati fan­no perquisire la casa di Arez­zo di Licio Gel­li. È il mar­zo del 1981 quan­do è scop­er­to l’elenco degli apparte­nen­ti alla P2: ci sono ben 962 nomi, tra cui quel­li di min­istri, mag­is­trati, servizi seg­reti, impren­di­tori come Sil­vio Berlus­coni e finanzieri come lo stes­so Michele Sin­dona. Poco dopo l’eclatante scop­er­ta la corte cen­trale del Grande ori­ente d’Italia espelle Licio Gel­li, sen­za sciogliere la P2, già sospe­sa nel 1976.

È qui che arriv­i­amo al con­tenu­to del­la sec­on­da let­tera mostra­ta in esclu­si­va a Fanpage.it. In questo testo Gel­li chiede all’allora Gran Mae­stro Di Bernar­do di essere riammes­so nel Grande Ori­ente d’Italia rite­nen­do di aver subito un “proces­so som­mario”. Non riceven­do rispos­ta alle sue let­tere Gel­li invia anco­ra a Di Bernar­do un emis­sario, “che si trova­va all’epoca ai ver­ti­ci del­la mas­sone­r­ia toscana” con il seguente mes­sag­gio: se Gel­li fos­se sta­to riammes­so avrebbe offer­to al Gran Mae­stro l’elenco com­ple­to, con i rel­a­tivi dossier, dei mem­bri del­la Log­gia P2. Ma così non è sta­to e dell’elenco non si ha trac­cia. La famosa lista res­ta così anco­ra uno dei più gran­di mis­teri del­la sto­ria ital­iana.

https://www.fanpage.it/p2-svelate-le-lettere-di-licio-gelli-il-generale-dalla-chiesa-era-un-fratello-massone/

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NON C’E’ PIULA CAMORRA DI UNA VOLTA

NON C’E’ PIULA CAMORRA DI UNA VOLTADOPO 8 ANNI DI CARCERE DURO, SI È PENTITO NICOLA SCHIAVONE, IL PRIMOGENITO DEL CAPOCLAN DEI CASALESISANDOKAN” – STA SCONTANDO L’ERGASTOLO PER TRIPLICE OMICIDIO MA LA SUA FAMIGLIA FA ANCORA AFFARI MILIONARI DA MODENA A MALTA – L’EX BRACCIO DESTRO VARGAS: “VOLEVA UCCIDERE IL GIUDICE CAFIERO DE RAHO

Mary Liguori per “il Mat­ti­no”

nicola schiavone 4NICOLA SCHIAVONE 4

Otto anni di carcere duro pos­sono pie­gare anche il più duro dei ram­pol­li di una dinas­tia di irriducibili camor­risti.

Se hai solo 39 anni, due figli ado­les­cen­ti e la prospet­ti­va di una vita dietro le sbarre, se ti impedis­cono anche il solo con­tat­to fisi­co con i tuoi bam­bi­ni, se reg­is­tra­no ogni tua paro­la det­ta a col­lo­quio con tua moglie e con tua madre, allo­ra puoi decidere di scri­vere una let­tera di resa.

È par­ti­ta via pos­ta ven­ti giorni fa la mis­si­va che sig­nifi­ca bandiera bian­ca, volon­tà di cam­biar vita. Fir­ma in calce, quel­la di Nico­la Schi­avone, figlio pri­mo­gen­i­to del capoc­lan Francesco «San­dokan».

nicola schiavone 2NICOLA SCHIAVONE 2

Due set­ti­mane fa, i mag­is­trati del­la Dda di Napoli — Vin­cen­zo Ranieri, Arlomede e Fab­rizio Vanorio del pool dell’ aggiun­to Lui­gi Frun­zio — han­no chiu­so la par­ti­ta del casalese con­tro lo Sta­to, con il pri­mo dei due ver­bali fino­ra redat­ti con le con­fes­sioni del gio­vane capoc­lan stron­ca­to dall’ arresto del 2010, pro­prio men­tre gli dava la cac­cia nien­te­meno che Michele Zagaria.

francesco 'sandokan' schiavone e il figlio nicola schiavoneFRANCESCOSANDOKANSCHIAVONE E IL FIGLIO NICOLA SCHIAVONE

Pen­ti­men­to di alto liv­el­lo sot­to il pro­fi­lo sim­bol­i­co, dall’ util­ità anco­ra tut­ta da ver­i­fi­care. È sta­to un feroce assas­si­no, Schi­avone jr, che in cel­la al 41bis sta scon­tan­do l’ ergas­to­lo per un trip­lice omi­cidio e che si è pre­so una con­dan­na in sec­on­do gra­do al fine pena mai anche per un quar­to delit­to di camor­ra.

nicola schiavone 3NICOLA SCHIAVONE 3

È sta­to per un breve tem­po a capo del­la fazione di famiglia del clan dei Casale­si, ma non ha mai assur­to il ruo­lo di ver­tice per­ché a osteggia­r­lo ci fu Zagaria in per­sona che, su impren­di­tori soci e appalti, pre­tende­va l’ esclu­si­va.

nicola schiavone 1NICOLA SCHIAVONE 1

Eppure l’ astro nascente del­la malavi­ta caser­tana potrebbe riferire di sto­rie inter­es­san­ti, di con­tat­ti eco­nomi­ci e inter­es­si in Emil­ia Romagna e all’ estero.

AFFARI DA MODENA A MALTA

Com­praven­di­ta di auto di grossa cilin­dra­ta, la sua pas­sione, e sol­di investi­ti in soci­età intes­tate a insospet­ta­bili. La leggen­da nar­ra che siano oltre tre­cen­to le ditte nelle quali gli Schi­avone han­no mani in pas­ta.

LA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESI

Da Mod­e­na, dove han­no investi­to nel cemen­to, fino a Mal­ta, dove gli inter­es­si riguardano il gio­co on line. L’ impero affida­to a terzi avrebbe frut­ta­to, nei due decen­ni di iso­la­men­to del boss San­dokan e negli otto anni di 41 bis del figlio, una mon­tagna di sol­di, tan­ti da garan­tire a chi è rimas­to a Casal di Principe, ovvero madre, sorelle e i due dei quat­tro fratel­li liberi del neo pen­ti­to, una vita più che dig­ni­tosa.

LA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESI

C’ è da scom­met­ter­ci che i pm gui­dati dal procu­ra­tore di Napoli, Gio­van­ni Melil­lo, chieder­an­no al nuo­vo col­lab­o­ra­tore di par­lare degli inves­ti­men­ti di famiglia, di fare i nomi dell’ eserci­to di impren­di­tori che per con­to Schi­avone, investe e fa lievitare iil denaro del­la camor­ra sia in Italia che all’ ester­no.

I TERRORISTI

NICOLA SCHIAVONENICOLA SCHIAVONE

Quan­do si pen­tì Rober­to Var­gas, ex brac­cio destro di Nico­la Schi­avone, tra le tante furono le dichiarazioni su un piano orga­niz­za­to dal gio­vane boss ai dan­ni dei mag­is­trati a far sob­balzare i pm dalle sedie.

Sec­on­do Var­gas — il ver­bale è del 2012 — Schi­avone ave­va in mente di uccidere l’ allo­ra procu­ra­tore aggiun­to di Napoli, Fed­eri­co Cafiero De Raho e di ster­minare il pool anti­camor­ra di Napoli che lavo­ra­va sui Casale­si.

CAFIERO DE RAHOCAFIERO DE RAHO

Ne par­lò il pen­ti­to suo ex fedelis­si­mo, ma tre anni pri­ma, il 2 aprile del 2009, per vie inci­den­tali quel piano fu sven­ta­to. Un volan­ti­no con gli orari delle preghiere nel­la moschea di San Mar­celli­no fu trova­to addos­so a un manovale algeri­no incap­pa­to in un’ inchi­es­ta del­la Procu­ra di Venezia su una cel­lu­la salafi­ta col­le­ga­ta ad Al Qae­da.

Quel fogli­et­to, prob­a­bil­mente, salvò la vita all’ attuale procu­ra­tore nazionale anti­mafia e ai pm che han­no infer­to duris­si­mi colpi ai Casale­si. Sec­on­do Var­gas: «Dove­vano arrivare dei bazooka da con­seg­nare ai ter­ror­isti incar­i­cati di fare atten­tati ai mag­is­trati anti-casale­si». Ora Schi­avone jr dovrà spie­gare anche questo, dovrà par­lare dei con­tat­ti tra la camor­ra e i ter­ror­isti, sto­rie fino­ra solo ipo­tiz­zate, ma forse molto più che leggende.

 

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L’addio a Marina Chini «Insegnante generosa»

PAVIA. Si ter­ran­no oggi alle 11, nel­la chiesa del San Lui­gi Ori­one, i funer­ali di Mari­na Chi­ni, docente di Soci­olin­guis­ti­ca all’ateneo pavese, mor­ta mart­edì all’età di 60 anni. «Una stu­diosa di…

di G.B.

PAVIA. Si ter­ran­no oggi alle 11, nel­la chiesa del San Lui­gi Ori­one, i funer­ali di Mari­na Chi­ni, docente di Soci­olin­guis­ti­ca all’ateneo pavese, mor­ta mart­edì all’età di 60 anni.

«Una stu­diosa di grande lev­atu­ra, conosci­u­ta a liv­el­lo inter­nazionale – ricor­da Maria Pavesi, respon­s­abile del­la sezione di Lin­guis­ti­ca –. Ha con­tribuito in modo sig­ni­fica­ti­vo allo stu­dio dell’italiano come lin­gua sec­on­da e allo stu­dio delle lingue par­late dai gio­vani immi­grati in Italia. Mari­na è sta­ta anche per anni coor­di­na­trice del­la Sil­sis di Pavia e del dot­tora­to di ricer­ca in lin­guis­ti­ca».

Forte la pas­sione per il lavoro, che la por­ta­va a fare ricer­ca e orga­niz­zare con­feren­ze anche durante i lunghi ricov­eri: «Conser­vo nel cuore la sua grande gen­erosità di sé – aggiunge

Pavesi –, gen­erosità nel donare il suo sapere e nell’accogliere la per­sona che si trova­va davan­ti. A tut­ti noi las­cia un’eredità: guardare l’oggetto di stu­dio nel­la sua dimen­sione umana, con la con­sapev­olez­za che il fine del­la ricer­ca deve essere il bene del­la per­sona». —

G.B..

http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/07/19/news/l-addio-a-marina-chini-insegnante-generosa-1.17075955
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Bambino di 19 giorni trovato morto in casa, sul corpo i segni degli abusi dei suoi genitori

Bambino di 19 giorni trovato morto in casa, sul corpo i segni degli abusi dei suoi genitori

di Alessia Stri­nati

Lo han­no pic­chi­a­to bru­tal­mente quan­do ave­va appe­na 19 giorni di vita. Mari­na Smyth, 21 anni, e Michael Osborne, 22, sono sta­ti accusati dell’omi­cidio del loro bam­bi­no, Bai­ley Smyth-Osborne, dopo che il pic­co­lo è sta­to trova­to pri­vo di vita in casa.

Dopo la cor­sa in ospedale i medici han­no nota­to che sul cor­pi­ci­no c’erano diverse lesioni: ave­va livi­di alla tes­ta, sul pene, una gam­ba grave­mente frat­tura­ta, una tib­ia lesion­a­ta e graf­fi su tut­to il cor­po. Ad uccidere il pic­co­lo sarebbe sta­ta una grave for­ma di pol­monite, ma l’autopsia ha mostra­to anche le vio­len­ze che ha dovu­to subire dai suoi gen­i­tori, moti­vo per cui è imme­di­ata­mente scat­ta­ta la denun­cia.

Gli esperi, come ripor­ta anche il Sun, han­no sta­bil­i­to che le ferite non pos­sono aver causato il deces­so, ma cer­to dimostra­no gli abusi subiti. I gen­i­tori si sono dichiarati inno­cen­ti, ma ora rischi­ano fino a 10 anni di carcere.

https://www.leggo.it/esteri/news/bambino_di_19_giorni_trovato_morto_casa_corpo_segni_degli_abusi_suoi_genitori-3879019.html

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Reazione allergica da Mc Donald’s, bambino di 10 anni morto per choc anafilattico

Reazione allergica da Mc Donald's, bambino di 10 anni morto per choc anafilattico

Ado­ra­va i piat­ti del Mc Donald’s e come spunti­no ave­va scel­to la tor­tilla al pol­lo, il cosid­det­to Chick­en wrap. Ma per un bam­bi­no di 10 anni quel pas­to sarebbe sta­to fatale a causa di un’allergia. La mam­ma non si sarebbe infor­ma­ta sug­li ingre­di­en­ti del pani­no, poi la trage­dia.

È accadu­to a Dubli­no, in Irlan­da. Come ripor­ta il sito Metro.co.uk, era sta­ta la mam­ma a com­prare a Maleek Law­al (questo il nome del pic­co­lo) e a suo fratel­lo l’involtino al pol­lo. La famiglia si era trasferi­ta da poco dal­la Nige­ria ed era sen­za casa. Per far trascor­rere qualche ora di seren­ità ai figli, la don­na li avrebbe por­tati dal bar­bi­ere e nel fast food. Poi il dram­ma. Al bam­bi­no avreb­bero inizia­to a gon­fi­ar­si le lab­bra e le gambe si sareb­bero fat­te pesan­ti.

Inutili i soc­cor­si. Maleek sarebbe mor­to poco dopo. L’esame post-mortem avrebbe mes­so in luce che il bim­bo è mor­to per uno choc anafi­lat­ti­co dovu­to a trac­ce di lat­te nel pol­lo. Maleek infat­ti sarebbe sta­to aller­gi­co a diver­si ali­men­ti, tra cui pro­prio il lat­te. E dall’inchiesta sarebbe emer­so che la sig­no­ra Law­al non si sarebbe infor­ma­ta sug­li aller­geni al momen­to di ordinare il pas­to al Mc Donald’s.

Sec­on­do il medico legale Myra Cul­li­nane il bim­bo sarebbe mor­to dunque per una dis­grazia. L’esperta avrebbe anche rac­co­manda­to ai gen­i­tori di bam­bi­ni con allergie di con­sultare le liste for­nite da ris­toran­ti che descrivono in det­taglio gli ingre­di­en­ti dei pasti for­ni­ti.

https://www.leggo.it/esteri/news/mc_donald_reazione_allergica_bambino_morto-3878874.html
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