Il caso dei derivati del Tesoro, lo Stato contro Cannata, Siniscalco e Grilli

La Corte dei conti e il principio della «responsabilità illimitata» senza dolo. All’ex responsabile del debito pubblico chiesto un risarcimento di oltre un miliardo. Sotto accusa anche il direttore generale del Tesoro La Via

di Federico Rubini

Maria Cannata

Maria Can­na­ta

È fis­sa­ta per oggi alla Procu­ra regionale del Lazio del­la Corte dei con­ti la pri­ma udien­za di un tipo di pro­ced­i­men­to che non si era mai vis­to né in Italia né in altri Pae­si: due ex min­istri dell’Economia ed ex diret­tori gen­er­ali del Tesoro, Vit­to­rio Gril­li e Domeni­co Sinis­cal­co, l’attuale diret­tore gen­erale Vin­cen­zo La Via e l’ex diri­gente gen­erale che per 18 anni ha gesti­to sen­za il deb­ito pub­bli­co, Maria Can­na­ta, sono chia­mati in giudizio per dan­no erar­i­ale. L’accusa mossa loro dal­la mag­i­s­tratu­ra con­tabile non è di aver agi­to con dolo, ma di essere sta­ti «neg­li­gen­ti» nel caso dei costi sostenu­ti dal­lo Sta­to nel­la chiusura di alcu­ni con­trat­ti derivati con Mor­gan Stan­ley fra fine 2011 e inizio 2012.

Di uni­co in questo pro­ced­i­men­to ci sono vari aspet­ti. Il pri­mo è che mai nes­sun fun­zionario era sta­to por­ta­to alla sbar­ra in nes­sun altro Paese sen­za accuse di malver­sazione, benché prob­le­mi con i derivati si siano reg­is­trati anche in Por­to­gal­lo, Aus­tria, Fran­cia e Gre­cia. Un sec­on­do è che il prin­ci­pale sin­da­ca­to del Paese, la Cgil, si è cos­ti­tui­ta parte civile assieme a Fed­er­con­suma­tori con­tro la per­sona che per gli anni più duri ha garan­ti­to che non una sola asta di titoli di Sta­to andasse a vuo­to per un sin­go­lo tito­lo a fronte di un deb­ito da rifi­nanziare per almeno 400 mil­iar­di all’anno. Ma la terza par­ti­co­lar­ità, qualunque sia la sen­ten­za finale, è des­ti­na­ta a pro­durre effet­ti più ril­e­van­ti: la Corte dei con­ti sta appli­can­do ai quat­tro alti fun­zionari, pas­sati e pre­sen­ti, il prin­ci­pio del­la respon­s­abil­ità illim­i­ta­ta. Si chiede loro di rim­bor­sare fino all’ultimo cen­tes­i­mo del pre­sun­to dan­no erar­i­ale causato allo Sta­to.

A Maria Can­na­ta, un fun­zionario ormai in pen­sione che non ha mai cer­ca­to di mon­e­tiz­zare le pro­prie com­pe­ten­ze pas­san­do al set­tore pri­va­to, la Corte dei con­ti chiede un mil­iar­do e 7 mil­ioni. A La Via, 112,8 mil­ioni. A Domeni­co Sinis­cal­co 89,7 mil­ioni e a Vit­to­rio Gril­li 23,3. La deci­sione spet­ta ai giu­di­ci. Ma il cri­te­rio appli­ca­to – far ripa­gare tut­to in pro­porzione alla pre­sun­ta respon­s­abil­ità nel­la perdi­ta – non appare solo dis­cutibile per­ché gli accusati nat­u­ral­mente non dispon­gono di quelle risorse. È un salto indi­etro giuridi­co di due sec­oli.

A New York la respon­s­abil­ità lim­i­ta­ta nacque nel 1811, per per­me­t­tere agli azion­isti e ammin­is­tra­tori delle imp­rese di pren­dere deci­sioni: nes­suno si sarebbe azzarda­to a fare un solo inves­ti­men­to, se avesse rischi­a­to indi­vid­ual­mente di dover ripa­gare i deb­iti dell’impresa fino all’ultimo dol­laro. Appli­care il cri­te­rio pre­mod­er­no del­la respon­s­abil­ità illim­i­ta­ta ai fun­zionari del­lo Sta­to, punen­doli per un pre­sun­to errore commes­so sen­za dolo, equiv­ale a man­dare un mes­sag­gio a mil­ioni di statali che è meglio che non fac­ciano niente: né una fir­ma su appal­to per lavori urgen­ti, né una prat­i­ca risol­ta, né un euro di denaro pub­bli­co spe­so per com­prare far­ma­ci o lib­ri, se non pos­sono scari­care la respon­s­abil­ità su altri in caso di con­tes­tazioni. Così nasce la par­al­isi del­la buro­crazia. Poi con­terà cer­to il mer­i­to.

A Can­na­ta si con­tes­ta di non aver impug­na­to fra fine 2011 e inizio 2012 certe clau­sole di un deriva­to a favore di Mor­gan Stan­ley, che han­no per­me­s­so alla ban­ca di esigere dal­lo Sta­to un paga­men­to fino a 4,1 mil­iar­di. Suc­cesse al cul­mine del­la crisi di deb­ito. Come se il gov­er­no allo­ra si fos­se potu­to per­me­t­tere di rifi­utare un paga­men­to — di fat­to fare un default — sen­za con­seguen­ze peg­giori.

http://www.corriere.it/economia/18_aprile_18/caso-derivati-tesoro-stato-contro-cannata-siniscalco-grilli-39035772–4340-11e8-99f8-d9a2facd26f3.shtml?refresh_ce-cp

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